Aquileia. Al museo Archeologico nazionale la presentazione del libro “Le storie delle pietre parlanti. Racconti all’ombra del lapidario” di Gabriella Brumat Dellasorte: quindici storie ispirate da altrettante iscrizioni di età romana esposte all’Archeologico di Aquileia

aquileia_archeologico_libro-le-storie-delle-pietre-parlanti_brumat-dellasorte_locandinaGiovedì 27 febbraio 2025, alle 17.15, il museo Archeologico nazionale di Aquileia ospita la presentazione del libro “Le storie delle pietre parlanti. Racconti all’ombra del lapidario” di Gabriella Brumat Dellasorte. La partecipazione è gratuita previa prenotazione a museoaquileiaeventi@cultura.gov.it  o al numero 0431 91016. Quindici storie ispirate da altrettante iscrizioni di età romana esposte al museo Archeologico nazionale di Aquileia e raccontate dall’esperta e inesauribile penna di Gabriella Brumat Dellasorte. Attraverso i racconti dell’autrice, le storie degli abitanti della città romana prendono vita: persone, uomini e donne con il loro carico di impegni e fatiche, gioie e dolori, sentimenti e affetti animano le pagine e avvicinano il lettore all’epigrafia, disciplina complessa che si occupa di decifrare e studiare l’antico attraverso le testimonianze iscritte. Il volume è edito dal Gruppo Costumi Tradizionali Bisiachi, di cui Gabriella Brumat Dellasorte, autrice di numerose pubblicazioni a carattere divulgativo su Aquileia e sul Friuli Venezia Giulia, è socia fondatrice. “I racconti scritti da Gabriella, seppur frutto di fantasia”, commenta la presidente del Gruppo Costumi Chittaro, “traggono sempre ispirazione dalla storia e da fatti veri, da ricordi tramandati, da ambienti, luoghi e tradizioni della nostra regione. Le illustrazioni sono di Marina Legovini. La pubblicazione è stata realizzata con il contributo del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia. Grazie alla collaborazione con il museo Storico e il parco del Castello di Miramare – Direzione regionale musei nazionali Friuli Venezia Giulia il volume sarà presentato nella sua cornice naturale, il museo Archeologico nazionale di Aquileia, che conserva ed espone una delle collezioni epigrafiche più importanti dell’Italia settentrionale.

Pompei. Nell’insula 10 della Regio IX scoperto, in una sala per banchetti, un eccezionale fregio a figure grandi con Baccanti satiri e il corteo di Dioniso per l’iniziazione di una donna: nuova luce sui misteri dionisiaci a 100 anni dalla scoperta della Villa dei Misteri. Gli interventi del direttore Zuchtriegel e del ministro Giuli

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Veduta generale della sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: aperta sul giardino con il corteo di Dioniso a megalografie che si sviluppa lungo tutti i tre lati (foto parco archeologico pompei)

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Sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: megalografia con baccante (foto parco archeologico pompei)

Scoperto a Pompei un fregio a figure grandi con Baccanti, satiri, Sileno e il corteo di Dioniso, il Tiaso, che ha dato il nome alla domus, la Casa del Tiaso, in corso di scavo nella Regio IX. A più di 100 anni dalla scoperta della villa dei Misteri, un nuovo grande affresco getta luce sui misteri di Dioniso nel mondo classico. In una grande sala per banchetti, scavata in queste settimane nell’area centrale di Pompei, nell’insula 10 della Regio IX, è emerso un fregio a dimensioni quasi reali, ovvero una “megalografia” (dal greco “dipinto grande”- ciclo di pitture a grandi figure), che gira intorno a tre lati dell’ambiente; il quarto era aperto sul giardino. La scoperta è stata presentata ufficialmente mercoledì 26 febbraio 2025, alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli. E sempre mercoledì 26 febbraio 2025 su Raiuno alle 21.30 Alberto Angela ha dedicato una striscia di approfondimento proprio a queste ultime scoperte del parco archeologico di Pompei.

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Scorcio della sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: il fregio col corteo di Dioniso a megalografie si sviluppa lungo le pareti (foto parco archeologico pompei)

L’ambiente del Tiaso dionisiaco sarà visibile per il pubblico fin da subito nell’ambito delle visite al cantiere, già avviate dall’inizio dello scavo per i vari ambienti via via indagati. Tutti i giorni dal lunedì al venerdì, alle 11 – previa prenotazione al numero 327 2716666 – sarà possibile accedere in due gruppi da 15 persone, accompagnati dal personale di cantiere che illustrerà i principali rinvenimenti e ambienti emersi e la metodologia di scavo. Per accedere alle visite sarà necessario munirsi del regolare biglietto di ingresso al parco archeologico.

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Il salone da banchetto (oecus tricliniare), dalle eleganti pareti nere, scoperto nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Le indagini nella cosiddetta Regio IX di Pompei – uno dei nove quartieri in cui è suddiviso il sito – sono partite a febbraio 2023, in un’area estesa per circa 3.200 mq, quasi un intero isolato della città antica sepolta nel 79 d.C. dal Vesuvio. Oggi il cantiere è nella sua fase di conclusione, che prevede gli ultimi interventi di messa in sicurezza, al termine dei quali un progetto di valorizzazione consentirà anche una futura fruizione permanente dell’area da parte di tutti i visitatori. Il progetto di “Scavo, messa in sicurezza e restauro dell’Insula 10 Regio IX” era stato intrapreso ai fini della riconnessione con il tessuto urbano di via di Nola e della riduzione dei rischi connessi ai cambiamenti climatici. 

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Il forno nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Dettaglio della decorazione superiore della nicchia centrale del sacrario scoperto nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Lo scavo, in cui sono stati individuati oltre 50 nuovi ambienti distribuiti su di una superficie di oltre 1500 m2, ha restituito due case ad atrio, già parzialmente indagate nell’800, costruite in età Sannitica e trasformate nel I secolo d.C. in officine produttive: una fullonica (lavanderia) e un panificio con il forno, con gli spazi per le macine e gli ambienti per la lavorazione dei prodotti alimentari da distribuire in città. A sud di queste due case officine sono emersi alcuni ambienti di soggiorno, pertinenti ad una grande domus.  Tra questi, oltre al grande ambiente con scene dionisiache, un salone nero con scene tratte dalla saga troiana; un sacrario a fondo azzurro con le quattro stagioni e allegorie dell’agricoltura e della pastorizia e un grande quartiere termale. Restano ancora inesplorati l’ingresso, il quartiere dell’atrio e gran parte del peristilio (giardino colonnato).

“Siamo di fronte a una portentosa scoperta di un ciclo di affreschi di iniziazione dionisiaca”, commenta il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. “E di fronte a noi c’è una matrona o chissà pronta per l’iniziazione. Credo che sia una delle più importanti scoperte degli ultimi decenni se non di più. Qui a Pompei c’è molto da studiare ma soprattutto adesso molto da ammirare. La ricerca è appena iniziata ma la scoperta è prodigiosa”.

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Sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: corteo di Dioniso, dettaglio della donna che si avvia all’iniziazione accompagnata da un Sileno (foto parco archeologico pompei)

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Sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: corteo di Dioniso, dettaglio della baccante con interiora e spada, e sopra il fregio con cacciagione e pescato (foto parco archeologico pompei)

“A più di 100 anni dalla scoperta della Villa dei Misteri fuori le porte di Pompei”, spiega Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, “ecco un altro grande affresco, una megalografia in greco, che parla dei rituali di Dioniso. Vediamo il suo corteo, i suoi seguaci; vediamo le Baccanti, le donne come danzatrici, come cacciatrici anche; vediamo anche i giovani satiri che suonano strumenti musicali, flauti doppio flauto; e vediamo al centro una donna che poteva forse essere una donna che girava anche per le strade dell’antica Pompei. Non è chiaro – nota Zuchtriegel – se è una donna mitica – Semele o Arianna – o appunto una donna che viveva in questi tempi, in questi spazi. Ed è accompagnata da un vecchio Sileno con una torcia. Lui la conduce verso i riti notturni di iniziazione: una scena di iniziazione nei misteri di Dioniso. Nell’antichità esistevano questi culti cosiddetti misterici anche in altri ambiti, Demetra Iside e appunto Dioniso. Culto misterico perché prevedeva che attraverso l’atto di adesione, di iniziazione, si aveva accesso a un sapere segreto, misterico appunto, che solo gli iniziati potevano conoscere. A questo tema profondamente religioso – continua – in questo caso ne viene aggiunto un altro che è assente nella Villa dei Misteri (il caso molto noto e dibattuto da più di un secolo), ed è quello della caccia. Vediamo al di sopra del grande fregio con le Baccanti un altro fregio con animali morti, vivi, pesci vari e frutti di mare, e vediamo anche che c’ì un legame tra i due fregi. Non solo perché sono vicini l’uno all’altro ma anche perché le Baccanti sono rappresentate una con un capretto appena sgozzato sulle spalle, un’altra con nelle mani una spada e le interiora di un animale appena sventrato. Dunque – concluse Zuchtriegel – qui si parla della caccia di Dioniso, della caccia frenetica di queste donne e del dio stesso che in questo periodo diventa una specie di metafora – potremmo dire – di filosofia di vita, dove alla fine la domanda è: tu che cosa vuoi essere nella vita? Cacciatrice/cacciatore o preda?”.

Il fregio mostra il corteo di Dioniso, dio del vino: Baccanti rappresentate come danzatrici, ma anche come cacciatrici feroci, con un capretto sgozzato sulle spalle o con una spada e le interiora di un animale nelle mani; giovani satiri con le orecchie appuntite che suonano il doppio flauto, mentre un altro compie un sacrificio di vino (libagione) in stile acrobatico, versando dietro le proprie spalle un getto di vino da un corno potorio (usato per bere) in una patera (coppa bassa). Al centro della composizione c’è una donna con un vecchio sileno che impugna una torcia: si tratta di una inizianda, vale a dire una donna mortale che, tramite un rituale notturno, sta per essere iniziata nei misteri di Dioniso, il dio che muore e rinasce, promettendo altrettanto ai suoi seguaci. Un dettaglio curioso consiste nel fatto che tutte le figure del fregio sono rappresentate su piedistalli, come se fossero delle statue, mentre al tempo stesso movimenti, carnagione e vestiti le fanno apparire molto vive.

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Scorcio della sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: il fregio col corteo di Dioniso a megalografie si sviluppa lungo le pareti (foto parco archeologico pompei)

Gli archeologi hanno battezzato la dimora con il fregio come “Casa del Tiaso”, con riferimento al corteo di Dioniso. Nell’antichità esistevano una serie di culti, tra cui quello di Dioniso, che erano accessibili solo a chi compiva un rituale di iniziazione, come suggerito nel fregio di Pompei. Tali culti si chiamavano “misterici”, perché solo gli iniziati potevano conoscerne i segreti. Spesso erano legati alla promessa di una nuova vita beata, sia in questo mondo sia in quello dell’oltretomba.

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Scorcio della sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: al centro del fregio col corteo di Dioniso c’è la donna inizianda (foto parco archeologico pompei)

Il fregio scoperto a Pompei è attribuibile al II Stile della pittura pompeiana, che risale al I sec. a.C. Più precisamente, il fregio può essere datato agli anni 40-30 a.C. Questo significa che nel momento dell’eruzione del Vesuvio, che seppellì Pompei nel 79 d.C. sotto lapilli e ceneri, il fregio dionisiaco era già vecchio di circa un secolo. L’unico altro esempio di una megalografia con rappresentazioni di simili rituali è il fregio detto “dei Misteri” nella omonima villa fuori le porte di Pompei, anche esso in II Stile pompeiano.

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Scorcio della sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: dettaglio del fregio superiore con cacciagione e pescato (foto parco archeologico pompei)

Il nuovo fregio trovato a Pompei, rispetto alla villa dei Misteri aggiunge un altro tema all’immaginario dei rituali iniziatici di Dioniso: la caccia, che viene evocata non solo dalle baccanti cacciatrici, ma anche da un secondo, più piccolo fregio che corre al di sopra di quello con baccanti e satiri: qui sono raffigurati animali vivi e morti, tra cui un cerbiatto e un cinghiale appena sventrato, galli, uccelli vari, ma anche pesci e molluschi.

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Sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: dettaglio delle piastrelle del pavimento. Quelle mancanti sono state asportate probabilmente durante gli scavi borbonici (foto parco archeologico pompei)

“Tra 100 anni la giornata di oggi verrà vissuta come storica”, dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “perché storica è la scoperta che mostriamo. La megalografia rinvenuta nell’insula 10 della Regio IX apre un altro squarcio sui rituali dei misteri di Dioniso. Si tratta di un documento storico eccezionale e, insieme a quella della Villa dei Misteri, costituiscono un unico nel loro genere, facendo di Pompei una straordinaria testimonianza di un aspetto della vita della classicità mediterranea in gran parte sconosciuto. Tutto questo rende importante e preziosa la ripresa delle attività di scavo a Pompei, che il Governo sostiene convintamente e per la quale, di recente, ha stanziato 33 milioni di euro per interventi di scavo, manutenzione programmata, restauro e valorizzazione in questo sito e nel territorio circostante. Viviamo un momento importante per l’archeologia italiana e mondiale che ha registrato anche un forte incremento dei visitatori, a partire da questo parco archeologico: oltre 4 milioni e 87mila presenze nel 2023 e 4 milioni e 177mila unità nel 2024”.

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Sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: corteo di Dioniso, dettaglio della baccante con un capretto appena sgozzato sulle spalle (foto parco archeologico pompei)

“La caccia delle baccanti di Dioniso”, spiega il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, co-autore di un primo studio del nuovo rinvenimento pubblicato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei, “a partire dalle Baccanti di Euripide del 405 a.C., una delle più amate tragedie dell’antichità, diventa una metafora per una vita sfrenata, estatica, che mira a qualcosa di diverso, di grande e di visibile, come dice il coro nel testo di Euripide. La baccante esprimeva per gli antichi il lato selvaggio e indomabile della donna; la donna che abbandona i figli, la casa e la città, che esce dall’ordine maschile, per danzare libera, andare a caccia e mangiare carne cruda nelle montagne e nei boschi; insomma, l’opposto della donna carina, che emula Venere, dea dell’amore e delle nozze, la donna che si guarda nello specchio, che si fa bella. Sia il fregio della Casa del Tiaso sia quello dei Misteri mostrano la donna come sospesa, come oscillante tra questi due estremi, due modalità dell’essere femminile a quei tempi. Sono affreschi con un significato profondamente religioso, che però qui avevano la funzione di adornare spazi per banchetti e feste… un po’ come quando troviamo una copia della Creazione di Adamo di Michelangelo su una parete di un ristorante italiano a New York, per creare un po’ di atmosfera. Dietro queste meravigliose pitture, con il loro gioco con illusione e realità, possiamo vedere i segni di una crisi religiosa che stava investendo il mondo antico, ma ci possiamo anche cogliere la grandezza di una ritualità che risale a un mondo arcaico, almeno fino al II millennio a.C., al Dioniso dei popoli micenei e cretesi, che era chiamato anche Zagreus, signore degli animali selvatici”.

 

Roma. In Curia Iulia, in presenza e on line, la conferenza “Cibele, la magia nera e le cistae mysticae” a cura del professor Attilio Mastrocinque (università di Verona) per “Dialoghi in Curia” promossi dal parco archeologico del Colosseo

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Per “Dialoghi in Curia” promossi dal parco archeologico del Colosseo giovedì 27 febbraio 2025, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la conferenza “Cibele, la magia nera e le cistae mysticae” a cura del professor Attilio Mastrocinque dell’università di Verona. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. ingresso da largo della Salara Vecchia. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento su https://mastrocinque2025.eventbrite.it. Diretta streaming su facebook.com/parcocolosseo. Alcune lamine in piombo trovate in Germania e in Spagna invocano Cibele e Attis per maledire delle persone. Questo ruolo delle due divinità è noto da poco e i testi menzionano dei particolari in modo inequivocabile e diretto che permettono qualche considerazione sul culto in generale. Sono nominate le cistae conservate nei penetrali del tempio, probabilmente connesse con il matrimonio e non con l’evirazione, come si è creduto. Le nuove scoperte suggeriscono interpretazioni nuove sull’evirazione stessa e il ruolo della dea nel controllo delle facoltà mentali e sui locali sotterranei dei templi della Magna Mater.

Verona. Al museo di Storia naturale presentazione del libro “Food and wine in ancient Verona / Cibo e vino nella Verona antica – Vol. II – Mangiare e bere nella Preistoria e Protostoria” secondo volume del progetto dell’università di Verona “In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona”

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Giovedì 27 febbraio 2025, alle 16.30, nella sala conferenze “Sandro Ruffo” del museo civico di Storia naturale di Verona è in programma la presentazione del libro “Food and wine in ancient Verona / Cibo e vino nella Verona antica – Vol. II – Mangiare e bere nella Preistoria e Protostoria” a cura di Mara Migliavacca, Nicoletta Martinelli, Paola Salzani, Massimo Saracino (Edizioni Quasar, Roma), secondo volume del progetto dell’università di Verona “In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona”, finanziato da Fondazione Cariverona. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Il programma prevede i saluti di benvenuto di Marta Ugolini, assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Verona; Paolo De Paolis, direttore dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona; Andrea Rosignoli, soprintendente ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza; e Francesca Rossi, direttrice dei musei civici di Verona. Sono previsti inoltre gli interventi di Flavia Guzzo, docente di Botanica dell’università di Verona, e Maurizio Cattani, docente di Preistoria e Protostoria dell’università di Bologna, che sono impegnati da anni nello studio delle tematiche delle fonti e delle diete alimentari del presente e del passato, il cui diverso approccio scientifico permetterà di avere una miglior comprensione delle tradizioni culinarie che ancora oggi caratterizzano Verona e non solo.

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“In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona”, progetto di ricerca dell’università di Verona

La presentazione segue a breve distanza quella del primo volume, svoltasi nel dicembre 2024 nella sede dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere. Questa seconda pubblicazione contiene una serie di contributi che, rispetto al primo volume, si concentra sulla preistoria e protostoria veronese, aggiungendo un importante tassello al progetto complessivo. In questa occasione alcuni risultati del progetto Food and wine in ancient Verona sono stati integrati con una ricca serie di importanti dati scaturiti da altre indagini in corso da parte di enti di ricerca da anni impegnati sul territorio, il cui tratto comune risiede nell’inter- e multidisciplinarietà e nell’impiego di metodologie scientifiche complesse e diversificate. Il dipartimento di Culture e Civiltà dell’università di Verona, coordinatore del progetto, il museo civico di Storia naturale di Verona e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio, in tale progetto si sono fatti promotori della convergenza di enti e competenze per una ricerca in grado di ricostruire, da più punti di vista, le modalità dell’alimentazione in un arco temporale molto vasto, che si allargherà più avanti con gli ulteriori sviluppi previsti dal progetto.

Venezia. A Palazzo Malcanton Marcorà presentazione del libro “Il corpo spezzato. Costruire e decostruire la figura umana nella tradizione funeraria egiziana” di Francesca Iannarilli (università Ca’ Foscari) con: Patrizia Piacentini (università di Milano) e Lucio Milano (università Ca’ Foscari)

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Francesca Iannarilli (Ca’ Foscari)

Mercoledì 26 febbraio 2025, alle 10, in aula Geymonat di Palazzo Malcanton Marcorà a Venezia, presentazione del libro “Il corpo spezzato. Costruire e decostruire la figura umana nella tradizione funeraria egiziana” di Francesca Iannarilli (università Ca’ Foscari Venezia), Edizioni Ca’ Foscari 2024. Discutono con l’autrice: Patrizia Piacentini, università di Milano La Statale; Lucio Milano, università Ca’ Foscari Venezia, direttore della collana Antichistica. Modera Emanuele M. Ciampini, università Ca’ Foscari Venezia.

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Copertina del libro “Il corpo spezzato. Costruire e decostruire la figura umana nella tradizione funeraria egiziana” di Francesca Iannarilli (università Ca’ Foscari)

Il corpo spezzato. Questo libro si concentra sul tema antropologicamente e storicamente complesso del corpo nell’antico Egitto, con particolare attenzione alla cosiddetta “letteratura funeraria” e, più specificatamente, al corpus dei Testi delle Piramidi e ai suoi determinativi antropomorfi “mutilati”. In questa prospettiva, era necessario stabilire un quadro per la percezione e l’elaborazione formale del corpo sociale, politico, vivo e morto nelle fonti iconografiche e testuali, al fine di fornire una base emica da cui partire. Particolare attenzione è stata riservata al “corpo spezzato”, inteso non solo come corpo fisico ma anche come sua rappresentazione iconografica o materiale, talvolta mutilato, decapitato, trattato e manipolato in modi e contesti diversi. Si è quindi svolto un processo deduttivo, partendo dal generale e arrivando al particolare, per proporre alcune suggestioni su un fenomeno a lungo dibattuto ma ancora irrisolto. Si arriva così alla pratica della mutilazione, o parzializzazione del corpo, ancora scarsa nei contesti archeologici, ma più abbondante nell’iconografia e nei geroglifici, come opera deliberata, ragionata e motivata di costruzione e decostruzione del corpo umano e della sua rappresentazione. L’opera avrà servito al suo scopo se riuscirà a stimolare nuove riflessioni e studi più approfonditi sull’argomento, o almeno a gettare uno spiraglio di luce sulle ombre che il pensiero egiziano ancora “getta sulle pareti della grotta”.

Padova. Al museo Eremitani apre il ciclo di incontri “Sì, viaggiare… Identità e mobilità culturale in Etruria padana e in Italia settentrionale”: presentazione del libro “Bologna etrusca. La città invisibile” di Giuseppe Sassatelli che dialoga con Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari)

 

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Giuseppe Sassatelli, presidente dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici (foto ravennantica)

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La prof.ssa Giovanna Gmbacurta (università Ca’ Foscari) (foto unive)

Al via a Padova “Sì, viaggiare… Identità e mobilità culturale in Etruria padana e in Italia settentrionale”, la rassegna organizzata da una collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici e i Musei Civici di Padova. Per ogni appuntamento il confronto tra due studiosi su argomenti riconducibili al tema dell’identità nell’Italia antica, in una sorta di “botta e risposta” tra Etruschi di area padana e popolazioni delle regioni settentrionali. Il primo incontro è mercoledì 26 febbraio 2025, alle 17, in sala Romanino del museo Eremitani a Padova, con la presentazione del libro di Giuseppe Sassatelli, presidente dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici, “Bologna etrusca. La città invisibile”. Introduce Francesca Veronese, musei civici di Padova; dialoga con l’autore Giovanna Gambacurta, università Ca’ Foscari, Venezia. Ingresso libero.

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Copertina del libro “Bologna etrusca. La città invisibile” di Giuseppe Sassatelli (Editore Bologna University Press)

Bologna etrusca. La città invisibile. Al contrario delle “città invisibili” di Italo Calvino che vivono solo nella fantasia di Marco Polo e nella credulità del Kublai Khan, la Bologna etrusca non si vede, ma è reale e concreta. Nel suo abitato di straordinaria estensione, nei suoi luoghi di sepoltura, specchio fedele della società e dei cittadini, nella sua economia agricola e nel controllo della fertile pianura padana, nella sua dimensione produttiva, nel suo ruolo di snodo commerciale tra il Mediterraneo e l’Europa. Per la prima e unica volta nella sua storia, con gli Etruschi, Bologna è stata una grande capitale. Il libro intende raccontare il lungo e complesso periodo storico che va dal X al IV secolo a.C., sulla base delle tracce archeologiche dell’abitato etrusco e delle necropoli recuperate dal sottosuolo della città, delle sue vie, delle sue piazze e delle sue case, tracce non più visibili, ma bene individuate dalla ricerca archeologica che dura da tanti anni. Manca comunque uno strumento conoscitivo che metta insieme tutti i dati disponibili fornendo un quadro complessivo dell’estensione della città, della sua struttura, della sua importanza territoriale e del suo ruolo economico. Questo si propone il libro “Bologna etrusca. La città invisibile”. L’esigenza di una sintesi su una lunga e importante fase della storia più antica è particolarmente sentita in ragione dei molti scavi, fatti in particole negli ultimi decenni in occasione di diversi interventi urbani, dai quali è emerso un quadro completamente nuovo della città etrusca e del suo ruolo storico. Un ricco apparato di figure e fotografie accompagna il lettore in questa narrazione. Il volume è completato dai testi delle principali fonti scritte greche e latine sulla città e da una bibliografia di approfondimento.

Webinar “Strategie GIS per le indagini archeologiche” con il prof. Emeri Farinetti (università Roma Tre – Scuola Archeologica Italiana ad Atene – CAA-GR) promosso da AeGIS Athena (The Archaeological GIS Laboratory)

webinar_gis-strategies-for-archaeological-surveys_farinetti_locandinaAeGIS Athena (The Archaeological GIS Laboratory) promuove il webinar “Strategie GIS per le indagini archeologiche” con la professoressa Emeri Farinetti (università Roma Tre – Scuola Archeologica Italiana ad Atene – CAA-GR). La lezione si svolgerà il 26 febbraio 2025 alle 18.30 (alle 17.30, ora italiana). Per partecipare è possibile registrarsi tramite il link presente nel sito web: https://aegis.athenarc.gr/?page_id=760.

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La prof.ssa Emeri Farinetti (uniRoma Tre)

I sistemi di informazione geografica (GIS) sono diventati strumenti essenziali nelle moderne indagini archeologiche, offrendo strategie innovative per indagare, modellare e analizzare la complessità dei paesaggi del passato. L’intervento esaminerà lo stato dell’arte delle applicazioni GIS per i rilievi archeologici delle superfici, sottolineando il loro impatto trasformativo sulle metodologie di rilievo nell’ambito della modellazione GIS del paesaggio regionale. Viene inoltre evidenziato il ruolo dei GIS nella visualizzazione dei dati e nelle analisi avanzate, in particolare se integrati con dati ambientali e paesaggistici. Particolare attenzione è data all’incorporazione dei dati legacy, consentendo la reinterpretazione dei set di dati più vecchi in un quadro digitale. L’avvento dei GIS mobili ha ulteriormente rivoluzionato le indagini sul campo, fornendo raccolta dati in tempo reale e analisi geospaziali, oltre a migliorare il lavoro di squadra e le pratiche riflessive. Infine, vengono discusse le sfide e le opportunità poste dai big data e dai grandi archivi nella ricerca archeologica, compreso il potenziale per studi di indagini comparative su scala globale. Sintetizzando questi progressi, il discorso sottolinea la versatilità e il potenziale futuro delle tecnologie GIS nel migliorare la comprensione archeologica.

Cassano all’Ionio (Cs). Il Comune conferisce la cittadinanza onoraria al cantautore Dario Brunori e al direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari Filippo Demma “ambasciatori della bellezza e della storia della Calabria e di Cassano Sibari”

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Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, con Giovanni Papasso sindaco di Cassano all’Ionio (Cs) (foto comune cassano)

L’amministrazione comunale della Città di Cassano All’Ionio, guidata dal sindaco Giovanni Papasso, conferirà la cittadinanza onoraria al cantautore Dario Brunori e al direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari Filippo Demma. Lo farà nel consiglio comunale del 25 febbraio 2025 alle 19, in prima convocazione, e per il giorno 26 febbraio 2025 alle 19, in seconda convocazione. “Assegnare il massimo riconoscimento simbolico che una città o una comunità possa conferire”, spiegato il primo cittadino, “a due persone del calibro di Brunori e del direttore Demma era ormai necessario e non più procrastinabile.  Parliamo di due persone hanno contribuito e stanno contribuendo in modo significativo al bene della Calabria e di Cassano Sibari in primis. Con Dario Brunori e la sua Brunori Sas condividiamo il fatto che, soprattutto a Sanremo, ha propagandato la Calabria bella, quella delle meraviglie che molti debbono assolutamente conoscere. Tutta la Calabria è orgogliosa di Brunori Sas, un cantautore straordinario che con la sua poesia L’albero delle noci ha incantato il Festival di Sanremo e l’Italia. La stessa operazione che noi stiamo portando avanti con Cassano Sibari per parlare delle nostre meraviglie e di quanto di bello c’è sul nostro territorio. Motivo per cui non potevamo non pensare anche al direttore dei parchi di Crotone e Sibari Filippo Demma per il grande impegno che ha mostrato in questi anni per il riuscito rilancio del Parco di Sibari e del museo Archeologico nazionale della Sibaritide oltre che per l’attività interistituzionale che si è venuta a creare tra l’amministrazione comunale e lo stesso istituto autonomo del ministero della Cultura. Brunori e Demma si sposano perfettamente con la nostra idea che abbiamo di valorizzazione del territorio. Entrambi, con il loro operato, sono diventati ambasciatori della bellezza e della storia della Calabria e di Cassano Sibari. È con immensa gratitudine che li accoglieremo come cittadini onorari, in segno di riconoscimento per il loro instancabile lavoro a favore della nostra meravigliosa terra”.

Firenze. A tourismA 2025 la cerimonia del premio “Fondazione Sebastiano Tusa” per le ricerche nel Mediterraneo, consegnato dalla presidente Valeria Li Vigni al prof. Giorgio Ieranò dell’università di Trento

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tourismA 2025, cerimonia di consegna del premio “Fondazione Sebastiano Tusa” per le ricerche nel Mediterraneo conferito al prof. Ieranò: da sinistra, Piero Pruneti, Valeria Li Vigni, Giorgio Ieranò (foto graziano tavan)

Il premio “Fondazione Sebastiano Tusa” 2025 per le ricerche nel Mediterraneo è stato conferito al prof. Giorgio Ieranò dell’università di Trento. La cerimonia di consegna sabato 22 febbraio 2025 a tourismA, nell’auditorium del Palazzo dei Congressi con Valeria Li Vigni, presidente Fondazione Sebastiano Tusa, che ha letto la motivazione.

Motivazione. “Prof. Giorgio Ieranò, esperto di letteratura greca, saggista, giornalista e comunicatore culturale per grandi case editrici, la sua ricerca spazia dal teatro alla mitologia. Con i suoi libri ha raccontato brillantemente il mondo antico con un linguaggio arguto ed efficace, permettendo al grande pubblico di avvicinarsi al mondo greco e magico del mito. In assonanza con le tematiche sviluppate dalla Fondazione Tusa ci accomuna l’amore e la ricerca nel Mediterraneo, tanto caro a Sebastiano, nel quale navigò come un novello Ulisse”.

“Sebastiano Tusa”, commenta il prof. Ieranò appena ricevuto il premio, “è stato promotore organizzatore di cultura, un amministratore che ha anche fatto tanto per diffondere l’idea della tutela e della promozione dei beni culturali e della loro fruizione per un pubblico il più possibile vasto. Amava il Mediterraneo e si rendeva conto della ricchezza dei tesori che c’erano in quel mare, e di come le storie passavano, venendo testimoniate dai reperti archeologici che si inabissavano e raccontavano di queste navigazioni ardite e perigliose attraverso il mare. Quindi per me è davvero un grande onore. Ringrazio moltissimo la Fondazione Sebastiano Tusa, ringrazio Valeria Li Vigni, e naturalmente Piero Pruneti per aver organizzato anche questo contesto meraviglioso”.

Roma. Al museo delle Civiltà la conferenza di Francesca Alhaique “Storie di persone, animali e ambienti nella Mesopotamia meridionale del terzo millennio a.C.”, parte del programma “Viaggi intorno al mondo e nel tempo”

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La ziqqurath di Ur in Iraq (foto muciv)

Domenica 23 febbraio 2025, alle 17, al museo delle Civiltà – Palazzo delle Scienze, a Roma-Eur, la conferenza “Storie di persone, animali e ambienti nella Mesopotamia meridionale del terzo millennio a.C.”: incontro a cura di Francesca Alhaique, parte del programma “Viaggi intorno al mondo e nel tempo: i giovedì e le domeniche al museo delle Civiltà”. Partecipazione gratuita. Ingresso al museo con Biglietto Amico 5 euro. Sulla base dei risultati degli scavi della missione italo-irachena a Sumer, coordinata dalla Sapienza Università di Roma, esploreremo un ambiente molto diverso da quello dell’attuale Iraq meridionale, in cui esseri umani e animali si trovavano ad interagire non solo nel quotidiano, ma anche in ambito rituale e religioso.