Torino. Al museo Egizio presentazione, in presenza e on line, del libro “NYMPHAEA: A visual survey on ancient Egyptian yellow coffins” di Rogério Sousa, egittologo dell’università di Lisbona
I sarcofagi gialli sono uno dei più vasti e affascinanti corpora di contenitori funerari dell’antico Egitto. Dal punto di vista della decorazione pittorica, si distinguono per qualità e complessità, configurandosi come un fenomeno unico nella storia dell’arte. Se ne parla nel libro “NYMPHAEA: A visual survey on ancient Egyptian yellow coffins” di Rogério Sousa che viene presentato al museo Egizio di Torino venerdì 9 gennaio 2026: appuntamento alle 18 in sala Conferenze (accesso da via Maria Vittoria 3M) con Rogério Sousa. Incontro in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala. Disponibile anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/nymphaea-a-visual-survey-on… Questo libro propone un approccio innovativo all’esame della cultura visiva mostrata in questi oggetti, con l’obiettivo non solo di realizzare una ‘mappatura iconografica’ del repertorio utilizzato nei vari componenti dei sarcofagi gialli, ma anche di comprendere come e perché si sono evoluti durante la XXI dinastia. In definitiva, questo esame ci aiuta a svelare i vari livelli di significato mostrati in questi oggetti e a prevedere il ruolo sociopolitico che essi svolgevano nella società tebana della XXI dinastia. Oltre alle intuizioni teoriche, questo libro offre metodi utili per stimolare i ricercatori a esplorare autonomamente i sarcofagi gialli, fornendo loro strumenti oggettivi per datare le composizioni e comprendere il significato di un sarcofago nel contesto più ampio del corpus giallo.
Rogério Sousa è professore di Egittologia e Storia antica nella Facoltà di Lettere dell’università di Lisbona e coordina diversi progetti legati agli Studi sul Patrimonio nell’ambito dell’Egittologia. Dal 2009 si dedica allo studio dei sarcofagi gialli, con particolare attenzione a quelli rinvenuti nella Tomba dei Sacerdoti di Amon (Bab el-Gasus) a Tebe. Coordina il Gate of the Priests Project, avviato nel 2013 con l’obiettivo di studiare e pubblicare le antichità provenienti da questo sito archeologico. È co-curatore della collana Gate of the Priests Series, pubblicata da Brill, ed è autore e curatore di numerosi lavori su questo tema.
Palermo. A Palazzo Montalbo proiezione pubblica, in prima assoluta, del docufilm “Il canto del mare e della terra” della regista Ludovica Fales sulle figure degli archeologi Vincenzo e Sebastiano Tusa
Venerdì 9 gennaio 2026, alle 11, a Palazzo Montalbo di Palermo, nei locali del Centro regionale per la Progettazione e per il Restauro e per le Scienze naturali ed Applicate ai Beni culturali, proiezione pubblica, in prima assoluta, del docufilm “Il canto del mare e della terra” della regista Ludovica Fales sulle figure degli archeologi Vincenzo e Sebastiano Tusa. La proiezione sarà preceduta dai saluti istituzionali delle autorità regionali e dalla presentazione a cura di Francesco C. Colanna, presidente GAL Nebrodi Plus; Ferdinando Maurici, soprintendente del Mare; Franco Blandi, direttore del festival Nebrodi Cinema Doc; Antonio Matasso, università di Palermo; Valeria Li Vigni Tusa, presidente della Fondazione Sebastiano Tusa; Ludivica Fales, regista.
Un libro al giorno. “Atene in scena. Mito e attualità nella tragedia greca” di Giorgio Ieranò che segue anno dopo anno la messinscena di dieci capolavori di Eschilo, Sofocle ed Euripide, sullo sfondo degli eventi storici dell’Atene del V secolo a.C.
È uscito per i tipi di Einaudi il libro “Atene in scena. Mito e attualità nella tragedia greca” di Giorgio Ieranò. Qual è il rapporto tra Atene e il suo teatro? E cosa comunica una tragedia greca alla collettività e agli individui? Sulla scena teatrale gli eroi parlano spesso con il linguaggio degli ateniesi contemporanei e si dividono su problemi che rispecchiano l’esperienza quotidiana dei cittadini. È quel meccanismo che già gli antichi definivano “anacronismo”: il cortocircuito tra mito e realtà, passato eroico e attualità politica, leggenda poetica e vita di ogni giorno. L’anacronismo è il nodo chiave dell’espressione tragica. Non può essere ridotto a un banale rispecchiamento della cronaca né inquadrato in una generica relazione con l’ideologia della “polis” democratica. È invece un gioco drammaturgico complesso che crea sulla scena un tempo sospeso e irrisolto; è una lente deformante che trasforma sia il mito sia la realtà in dimensioni inquietanti e inafferrabili. La tragedia del V secolo a.C. parla sempre di Atene. Ma ne parla in un modo paradossale che trascende la dimensione politica: il teatro diventa il luogo di una trasfigurazione del reale che apre squarci sulle dimensioni più oscure ed enigmatiche dell’esistenza. Il raffinato gioco di contrappunti tra mito e attualità richiede di essere decifrato mediante un’analisi ravvicinata dei testi. Questo libro segue anno dopo anno la messinscena di dieci capolavori di Eschilo, Sofocle ed Euripide, sullo sfondo degli eventi storici dell’Atene del V secolo a.C. Per decostruire gli ingranaggi della prodigiosa macchina della tragedia che da millenni affascina spettatori e lettori.
Pompei. Restituito dagli USA al parco archeologico di Pompei l’affresco con Ercole bambino sottratto illecitamente dal sacello della villa suburbana di Civita Giuliana. Un riscatto di legalità contro le attività clandestine, grazie alla collaborazione tra Parco e Procura. Da metà gennaio sarà esposto nell’Antiquarium di Boscoreale

L’affresco con Ercole bambino, Zeus e Anfitrione strappato illecitamente dal sacello di Civita Giuliana e restituito dagli USA al parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il sacello della villa suburbana di Civita Giuliana depredato dai tombaroli (foto parco archeologico pompei)
Il sacello scoperto tra il 2023 e il 2024 nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei era dedicato ad Ercole. È il risultato di un lavoro congiunto di ricerca e indagine tra il parco archeologico di Pompei, la Procura di Torre Annunziata e il Comando Tutela Patrimonio Culturale Carabinieri: Un riscatto di legalità contro le attività clandestine. Come in un romanzo giallo che vede ricomporsi nel tempo, tra indizi e ipotesi, una vicenda dai contorni criminosi, restituendo verità e dignità alla Storia, così la Villa suburbana di Civita Giuliana a nord di Pompei, si riappropria di un frammento di affresco trafugato anni addietro da uno dei suoi ambienti di culto. Si tratta del frammento di un affresco raffigurante Ercole bambino nell’atto di strozzare i serpenti, un tempo collocato nello spazio di una lunetta superiore della parete di fondo dell’ambiente – che risultava asportata da tombaroli – e le cui caratteristiche consentono di riconoscerne inequivocabilmente la provenienza da tale contesto. L’affresco sarà esposto da metà gennaio 2026 all’Antiquarium di Boscoreale, che già ospita una sala dedicata ai rinvenimenti di Civita Giuliana.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, e Nunzio Fragliasso, procuratore FF di Torre Annunziata, nel 2021 al rinnovo del protocollo di intesa per il contrasto al saccheggio e al traffico di reperti archeologici (foto parco archeologico di pompei)
Il reperto, illecitamente asportato, proveniva da una collezione privata negli Stati Uniti. Nel 2023, nell’ambito di un procedimento penale della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, a seguito della collaborazione tra il Comando Tutela Patrimonio Culturale Carabinieri di Roma e le Autorità degli Stati Uniti, è stata disposta l’assegnazione al parco archeologico di Pompei. La vicenda si inserisce nell’ambito di una serie di azioni che il parco archeologico di Pompei sta conducendo dal 2017 assieme alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, consistenti in campagne di scavo e indagini giudiziarie presso la Villa romana di Civita Giuliana. Una collaborazione strategica, formalizzata da un protocollo d’intesa rinnovato più volte dal 2019, che ha permesso non solo di riportare alla luce testimonianze storiche di eccezionale importanza, ma anche di contrastare il sistematico saccheggio condotto da anni di attività criminale nell’area e che nel tempo, oltre alla sottrazione di reperti e decorazioni, ha causato la distruzione irreversibile di preziosi dati scientifici.

Ultimi ritocchi alla sala dedicata ai ritrovamenti a Civita Giuliana nel “nuovo” Antiquarium di Boscoreale (foto parco archeologico pompei)

Dettaglio di Zeus (aquila) e Anfitrione dell’affresco con Ercole bambino strappato illecitamente dal sacello di Civita Giuliana e restituito dagli USA al parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)
“Un reperto archeologico possiede valore non soltanto per la sua materialità, ma soprattutto per ciò che può raccontare sul passato”, spiega il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel. “Ogni oggetto rinvenuto in uno scavo è una testimonianza storico-culturale preziosa, perché il suo significato dipende dal contesto in cui è stato trovato. Quando un reperto viene rubato, questo legame con il suo contesto originario si spezza irrimediabilmente. Anche se l’oggetto rimane integro dal punto di vista fisico, perde gran parte del suo valore scientifico. Senza conoscere dove, come e insieme a cosa è stato scoperto, il reperto non può più contribuire alla ricostruzione storica e diventa un semplice oggetto isolato, privato della sua funzione di testimonianza. Per questo rubare un reperto significa sottrarre a tutti noi una parte di conoscenza e cancellare un frammento della storia dell’umanità”. E il Procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso: “Questo ritrovamento è l’ennesimo frutto della collaborazione sinergica tra il Parco Archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, rivelatasi uno straordinario strumento non solo per riportare alla luce reperti archeologici di eccezionale importanza, ma anche per interrompere l’azione criminale di soggetti che per anni si sono resi protagonisti di un sistematico saccheggio dell’enorme patrimonio archeologico custodito nella vasta area, ancora in gran parte sepolta, della villa romana di Civita Giuliana, recuperando preziose testimonianze storiche e restituendole alla fruizione della collettività”.

Il sacello della villa suburbana di Civita Giuliana depredato dai tombaroli (foto parco archeologico pompei)

Planimetria con il settore Nord-est della villa suburbana di Civita Giuliana con il sacello dedicato a Ercole (foto parco archeologico pompei)
Nell’ambito di questa collaborazione, gli scavi archeologici condotti nel sito di Civita Giuliana tra il 2023 e il 2024 avevano portato all’individuazione di un ambiente a pianta rettangolare con funzioni rituali, identificato come un possibile sacello o sacrarium. Il sacello presentava un basamento quadrangolare, probabilmente destinato a sostenere una statua, ed era stato quasi completamente spogliato della sua decorazione dai tombaroli, inclusi 12 pannelli figurati e la lunetta affrescata superiore, di cui il frammento recuperato sarebbe pertinente.

Ricostruzione della decorazione del sacello della villa suburbana di Civita Giuliana by Inklink Musei (foto parco archeologico pompei)

Veduta zenitale del sacello della villa suburbana di Civita Giuliana depredato dai tombaroli (foto parco archeologico pompei)
La restituzione dell’opera si inserisce, a sua volta, in una più ampia operazione che ha permesso il rientro in Italia di 129 reperti, nell’ambito del Protocollo siglato tra il District Attorney della Contea di New York e il Governo della Repubblica Italiana. Accertata la provenienza pompeiana dell’affresco, la direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio ne ha quindi disposto l’assegnazione al parco archeologico di Pompei: al momento della restituzione non era però possibile fare alcuna ipotesi sulla sua collocazione originaria. Grazie a successive indagini approfondite, a cura dei funzionari del Parco in parallelo impegnati nello scavo extraurbano, e al confronto con informazioni acquisite, inclusi i dati emersi da intercettazioni ambientali, è stato possibile identificare con assoluta certezza l’affresco come proveniente dal sacello di Civita Giuliana.

Dettaglio di Ercole dell’affresco con Ercole bambino strappato illecitamente dal sacello di Civita Giuliana e restituito dagli USA al parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Dettaglio di Zeus (aquila) dell’affresco con Ercole bambino strappato illecitamente dal sacello di Civita Giuliana e restituito dagli USA al parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Dettaglio di Anfitrione dell’affresco con Ercole bambino strappato illecitamente dal sacello di Civita Giuliana e restituito dagli USA al parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)
Di fatto l’affresco raffigura Ercole in fasce mentre strozza i serpenti alla presenza di Zeus (simboleggiato dall’aquila sul globo) e Anfitrione: tale episodio non fa parte delle canoniche 12 fatiche, ma ne è un presagio. Poiché le pareti del sacello presentano traccia di altri 12 pannelli figurati, staccati clandestinamente, si può ragionevolmente ipotizzare che il tema dei pannelli staccati fosse costituito dalle dodici fatiche di Ercole: seguendo questa ipotesi, ben si inserisce l’affresco con Ercole bambino che lotta con i serpenti, poiché tale episodio non costituisce una delle fatiche che Ercole compirà in età adulta bensì è un evento che segna la sua nascita ed è la dimostrazione della sua forza prodigiosa. La sua collocazione in alto, all’interno della lunetta, sarebbe dunque prodromica e presagio delle future dodici fatiche. Sono in corso analisi e indagini sul pannello per chiarire nel dettaglio le geometrie e i punti di connessione con i lacerti di affresco ancora conservati in loco per una futura (auspicata) ricollocazione, all’interno di quel processo di valorizzazione e fruizione del sito archeologico di Civita Giuliana. Gli ulteriori approfondimenti investigativi proseguiranno per rintracciare gli altri affreschi sottratti dal sacello.
Un libro al giorno. “I Popoli del Mare: leggenda o realtà?” a cura di Elena Asero che tenta di dare alcune risposte su queste genti di cui si conoscono gli etnonimi solo dalle fonti egiziane
È uscito per i tipi di Edizioni Espera il libro “I Popoli del Mare: leggenda o realtà?” a cura di Elena Asero. Con la pubblicazione di questi atti si è cercato di contribuire e rispondere alle domande: chi erano i Popoli del Mare? Quale ruolo rivestono nella storia? Sono realmente esistiti o sono frutto di miti o leggende? La complessità dell’argomento ha prodotto negli ultimi anni una ricca e articolata letteratura con solo pochissimi punti fermi. Di queste genti, di cui si conoscono gli etnonimi solo dalle fonti egiziane, gli studiosi non sono unanimi nell’assegnare né una precisa collocazione geografica, né tanto meno riconoscere tra essi nomi di popolazioni conosciute. Sappiamo che emersero sul finire della tarda Età del Bronzo si spostarono verso il bacino del Mediterraneo orientale e l’Egitto, penetrarono e sostituirono alcune società oramai da tempo indebolite dalla crisi socio-economica, politica e istituzionale del sistema palaziale della Età del Bronzo, stremate anche dagli intensi e protratti eventi naturali catastrofici che si verificarono verso il 1200 a.C.
Pertosa-Auletta (Sa). Fermo biologico delle grotte per 40 giorni: svuotate dalle loro acque, inizierà la nuova campagna di scavi archeologici
Le Grotte di Pertosa-Auletta (Sa) entrano nella loro fase di riposo, lasciate al lento e continuo lavoro che da sempre crea forme, volumi e scorci di straordinaria bellezza. Dal 7 gennaio al 13 febbraio 2026 saranno chiuse per il consueto fermo biologico, una pausa necessaria per rispettare e proteggere questo ambiente unico. Torneranno ad accogliere il pubblico alla riapertura nel week end di San Valentino per viverlo insieme davanti al suggestivo “Bacio” delle grotte.
Intanto in questi giorni si inizia a svuotare lentamente le Grotte di Pertosa-Auletta dalle loro acque. Con il supporto di Iren viene aperta la diga all’ingresso per consentire all’acqua di defluire verso l’esterno e abbassarne gradualmente il livello. Un’operazione attenta e misurata che permetterà di avviare una nuova campagna di scavi, dalla quale ci si aspetta nuove e sensazionali scoperte. La natura, però, non si arresta mai. Dalla sorgente e dal sifone l’acqua continuerà a scorrere, come fa da millenni. E mentre il suo flusso prosegue, gli speleo-archeologi avranno comunque modo di lavorare per portare alla luce nuovi reperti, nuove tracce e nuovi racconti sul rapporto antico e continuo tra l’uomo e le grotte. Liberare le acque delle Grotte è sempre un momento carico di emozione. Vederle defluire, osservare come la loro forza rimanga costante, comprendere che il loro cammino continua anche quando proviamo a guidarlo, fa crescere il rispetto e la consapevolezza. È in questo dialogo silenzioso con la natura che si comprende quanto le dobbiamo: le forme, gli spazi e le storie che oggi possiamo ancora scoprire e raccontare
Firenze. Daniele Maras, direttore del museo Archeologico nazionale, illustra ad “archeologiavocidalpassato.com” le novità che interesseranno il MAF nel 2026, sessantesimo dell’alluvione del 1966: dal rifacimento delle sale delle sculture etrusche alla riapertura del museo Topografico dell’Etruria
Il 2026 per il museo Archeologico nazionale di Firenze è un anno particolare, l’anno della riapertura completa alla fine di un processo-progetto di rinnovamento delle sale e delle sezioni delle collezioni, ma è anche un anno speciale per tutta Firenze che il 4 novembre celebrerà il sessantesimo anniversario della catastrofica alluvione del 1966, che mise in ginocchio l’esposizione permanente del MAF. È proprio il direttore Daniele F. Maras, in occasione dell’inaugurazione della nuova sala della Chimera di Arezzo, il 19 dicembre 2025, a illustrare ad archeologiavocidalpassato.com le tappe salienti del programma di rinnovamento del museo Archeologico nazionale nel 2026: dal rifacimento delle sale delle sculture etrusche, dove troveranno la propria sede definitiva altri capolavori dell’arte etrusca come l’Arringatore e la Testa Lorenzini, alla riapertura del museo Topografico dell’Etruria.
“L’inaugurazione di oggi (19 novembre 2025, ndr)”, spiega Maras, “è il primo risultato di una grande fase di trasformazioni che sta attraversando questo museo che vedrà nel corso del 2026 una serie di riaperture: le vicine sale delle sculture etrusche sono in corso di sistemazione con lo stesso finanziamento internazionale e vedranno la presentazione come collezionismo di Stato all’indomani dell’Unità d’Italia nell’800 e collezionismo di Stato oggi con la presentazione di nuove vetrine, nuovi elementi tecnologici. Ma ancora più importante l’intero museo Topografico dell’Etruria voluto nell’800 dal direttore Luigi Adriano Milani per presentare in questa sede tutta l’Etruria e far sì che il visitatore di Firenze poi avesse un’idea di dove altro andare a vedere nel resto delle regioni italiane la civiltà degli Etruschi. È stato duramente colpito nel 1966 dall’alluvione di Firenze e quindi sessant’anni dopo, nel novembre 2026, abbiamo l’impegno di riaprirlo per il pubblico e presentarlo a tutti, per riportare il museo Topografico dell’Etruria in una nuova veste rinnovata a essere ancora una volta un viaggio nel tempo e nello spazio con cui i visitatori potranno avere la percezione della civiltà etrusca e sentirsi tutt’uno con la storia”.
Un libro al giorno. “La passione degli Etruschi per il vino. Archeologia del vino lungo la costa livornese e oltre” di Carolina Megale che racconta attraverso le tracce archeologiche quanto gli Etruschi legarono al vino molti aspetti sociali e della vita quotidiana

Copertina del libro “La passione degli Etruschi per il vino. Archeologia del vino lungo la costa livornese e oltre” di Carolina Megale
È uscito per i tipi di Effigi il libro “La passione degli Etruschi per il vino. Archeologia del vino lungo la costa livornese e oltre” di Carolina Megale. La storia del vino si intreccia indissolubilmente con la storia dell’umanità. È un racconto che narra l’evoluzione della civiltà, segnando le tappe e i progressi raggiunti attraverso la millenaria coltivazione e trasformazione dei prodotti della terra. Ma il vino è molto più di un prodotto agricolo: è un indicatore profondo della cultura, delle credenze, dell’economia e delle strutture sociali che hanno plasmato gli antichi popoli del Mediterraneo. Gli Etruschi legarono al vino molti aspetti sociali e della vita quotidiana: fu elemento di distinzione e ostentazione della ricchezza da parte dei membri eminenti della società, componente sacra nell’ideologia funeraria e nella ritualità, ingrediente centrale nel costume del convivio. Le tracce archeologiche raccontano molti aspetti di questa storia. I musei e i siti archeologici dell’Etruria marittima settentrionale custodiscono gli oggetti della vita quotidiana che gli Etruschi utilizzarono nelle pratiche sociali e individuali legate al vino, oggetti preziosi e di uso comune che guideranno il lettore alla scoperta del nostro passato, perché cultura è comprensione dell’umanità, di cui l’archeologia ci aiuta a cogliere le radici più profonde.















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