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Rovereto. RAM film festival 2023, ci sono le date e il tema del focus: dal 4 all’8 ottobre con “Sguardi sul clima”. Aperte le iscrizioni dei film

rovereto_rassegna-RAM-2023_le-date_locandinaPer avere un’idea del numero dei produttori e registi e della qualità dei film che animeranno l’edizione 2023 del RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie bisogna aspettare ancora qualche mese. C’è tempo infatti fino al 31 maggio 2023 per inviare la candidatura di un film attraverso la piattaforma Filmfreeway: ISCRIVI IL TUO FILM >. Ma qualche anticipazione già si può fare. Intanto ci sono le date, che si possono segnare sull’agenda. Il RAM film festival 2023 si terrà a Rovereto dal 4 all’8 ottobre 2023. Sullo schermo e sul palco del teatro Zandonai si racconteranno l’archeologia e il patrimonio culturale attraverso il cinema. Ma non solo: oltre al palinsesto di film e documentari ci saranno incontri con gli esperti, visite e tanto altro ancora. E poi si può già annunciare il focus dell’edizione 2023 che sarà #sguardisulClima. “La Fondazione Museo Civico – ricordano i promotori – organizza dal 1990 un Film Festival, dal 2021 denominato RAM – Rovereto Archeologia Memorie, dedicato all’archeologia e al patrimonio culturale materiale e immateriale. La formula del Festival roveretano prevede proiezioni, incontri, esposizioni, corsi di formazione, visite guidate alla scoperta del territorio e molto altro, in una contaminazione tra conoscenza, emozione e informazione. Il focus 2023 ha per titolo “Sguardi sul clima” ed è un riflettore puntato sull’emergenza climatica con una lente specifica sui rischi che corre il patrimonio culturale mondiale. Il focus vuole far crescere la consapevolezza sulle sfide che il cambiamento del clima comporta per la tutela di siti e monumenti nel futuro che cambia. Nella stessa settimana – concludono -, gli utenti del film festival potranno scoprire la città e i suoi musei, e fruire di visite guidate, escursioni sul territorio, il tutto firmato RAM”.

Roma. Per rispetto della tragedia che sta colpendo la Turchia sud-orientale e la Siria, rinviate le celebrazioni per i 62 anni di ricerca archeologica dell’università la Sapienza ad Arslantepe, sito Unesco dal 2021

roma_sapienza_arlsantepe-2023_conferenza-annullata_locandinaEra tutto pronto per celebrare i 62 anni di ricerca archeologica della Sapienza nella Türkiye sudorientale ad Arslantepe (dal 1961) e l’ingresso del sito nelle liste del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO (2021), il 9 febbraio 2023, nell’aula Odeion della Facoltà di Lettere e Filosofia, Sapienza Università di Roma. Ma la notizia del devastante sciame sismico che sta duramente colpendo la Türkyie meridionale dalla scorsa notte ha fatto venir meno la serenità d’animo per qualunque celebrazione e cerimonia. Il comitato scientifico e organizzativo ha così unanimemente disposto il rinvio della giornata prevista per il prossimo 9 febbraio 2023 a data da destinarsi.

Al via la VII edizione del Concorso Art Bonus: come funziona e come votare. Ecco quattro progetti da votare da Nord a Sud: Villa dei Mosaici a Negrar, epistolario di Paolo Orsi a Rovereto, stanza del custode degli Augustali al parco archeologico di Ercolano, rython assiro al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia

art-bonus_2023_manifestoHa preso il via il 1° febbraio 2023 la VII edizione del Concorso Art Bonus, l’iniziativa organizzata dal ministero della Cultura e ALES Spa, con la collaborazione di Promo PA Fondazione, finalizzata a rendere protagonisti i cittadini che potranno esprimere il loro gradimento su oltre 260 progetti beneficiari dei fondi Art Bonus nel 2022. Alla fine del 2022 risultano oltre 2434 gli enti registrati al portale Art Bonus, 31275 i mecenati, 5731 gli interventi pubblicati sulla piattaforma, più di 757 i milioni di euro raccolti su tutto il territorio nazionale. Quindici sono le regioni nelle quali si trovano i progetti in gara (Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Veneto). Per votare, basta un semplice clic o like. La novità di questa edizione è l’introduzione di due categorie di progetti. 1) categoria “Beni e luoghi della cultura”: concorrono progetti di restauro e manutenzione di beni culturali e progetti di sostegno a favore di musei, biblioteche, archivi, aree archeologiche, complessi monumentali; 2) categoria “Spettacolo dal vivo”: comprende tutti i progetti di sostegno agli enti e alle attività di spettacolo. I vincitori della 7° edizione saranno due, uno per ciascuna categoria.

art-bonus_2023_logoLe fasi di svolgimento del Concorso Art Bonus 2023: FASE 1 – Prima eliminatoria sul sito Art Bonus dal 1° febbraio 2023 fino alle ore 12 del 21 febbraio 2023 le votazioni si svolgeranno esclusivamente sulla piattaforma artbonus.gov.it/concorso2023. Sarà possibile esprimere una sola preferenza per ciascun progetto in gara ma ogni utente potrà votare più progetti. I voti ricevuti da ciascun progetto saranno visibili in tempo reale. FASE 2 – Seconda eliminatoria sul sito Art Bonus dalle ore 13 del 21 febbraio 2023 fino alle ore 12 del 14 marzo 2023 resteranno in gara sulla piattaforma del concorso i soli progetti che avranno ricevuto almeno 200 voti. I progetti con più di 200 voti rimasti in gara saranno divisi in due categorie: “Beni e luoghi della cultura” e “Spettacolo”. I sei progetti di ciascuna categoria che risulteranno più votati alla data del 14 marzo accederanno alla fase finale che si svolgerà solo sui canali FB e IG di Art Bonus. FASE 3 – Finale sui canali Facebook e Instagram di Art Bonus dalle ore 12 del 15 marzo fino alle 12 del 30 marzo 2023 i primi 12 progetti con il maggior numero di voti sulla piattaforma parteciperanno alle votazioni solo sui canali social, sfidandosi a suon di “Likes” sui profili Facebook e Instagram di Art Bonus. I 12 progetti finalisti saranno così suddivisi: 6 per la categoria “Beni e luoghi della cultura” + 6 per la categoria “Spettacolo”. FASE 4 – Proclamazione vincitori. i voti ottenuti da ciascun progetto sui social saranno sommati ai voti precedentemente ricevuti sulla piattaforma Art Bonus. La somma di questi voti determinerà l’ordine finale delle due classifiche e i due vincitori, uno per ogni categoria: 1° classificato categoria “Beni e luoghi della cultura”, 1° classificato categoria “Spettacolo”.

Ecco alcuni progetti da votare, da Nord a Sud.

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Veduta d’insieme dei mosaici policromi del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

NEGRAR (Vr). Villa Romana dei Mosaici: copertura protettiva mosaici (SABAP per le province di Verona, Rovigo e Vicenza). Il link per votare: Villa Romana dei Mosaici – Copertura protettiva mosaici – SABAP per le province di Verona, Rovigo e Vicenza – Art Bonus. Villa romana tardoantica (IV secolo d.C.) a carattere residenziale e produttivo, con mosaici di straordinario pregio ed eccezionale stato di conservazione.

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Veduta aerea dell’area occupata dalla Villa dei Mosaici di Negrar tra i vigneti della Valpolicella (foto sabap-vr)

Dopo il rinvenimento nel 1885 di alcuni mosaici in parte strappati e venduti al Comune di Verona, nel 1922 venne individuata ed esplorata una parte del settore residenziale (pars urbana) dall’archeologa Tina Campanile, prima donna ammessa alla Scuola Archeologica di Atene. Nel 1974 uno scavo distrusse alcuni ambienti della villa fino ad allora sconosciuti. Del sito non era più nota l’esatta localizzazione: nel 2018 la Soprintendenza riprese le ricerche con la finalità della tutela vincolistica e nel 2019 fu individuata l’area. Negli anni seguenti, grazie ai fondi ministeriali, è stato intrapreso lo scavo archeologico in estensione. Oltre alla riscoperta dei mosaici visti nel 1922, che tanta eco mediatica ha suscitato sulla stampa nazionale e internazionale e sul web (“I mosaici romani tra i filari dei vigneti della Valpolicella”) e di cui è stato finalmente possibile apprezzare la pregevole tecnica realizzativa e lo straordinario stato di conservazione, ne sono stati riportati in luce nuovi con disegni geometrici, raffigurazioni naturalistiche e ritrattistiche. La parte residenziale della villa, scenograficamente disposta su terrazzamenti che assecondavano il declivio naturale del terreno, collegati da scalinate e ordinata attorno a un cortile-giardino centrale cinto dal peristilio, comprendeva un ampio e articolato settore termale. È stata rinvenuta una quantità notevole di frammenti di intonaci a vivaci colori, capitelli, fusti e basi di colonna, oltre a reperti metallici e a numerose monete.

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Una delle coperture esistenti a protezione dei pavimenti musivi della Villa dei Mosaici a Negrar (foto sabap-vr)

Il settore produttivo è caratterizzato dalla presenza di estesi vani lastricati; recentissima e particolarmente rilevante è l’individuazione di strutture dedicate alla produzione vinicola. Si ipotizza che l’abbandono e la spoliazione della villa siano avvenuti nel VI secolo; la successiva frequentazione del sito in epoca altomedievale, nei tre secoli successivi (VII-IX), è caratterizzata da demolizioni, nuove parziali edificazioni e dal riadattamento e riuso di alcuni ambienti superstiti. Sono riferibili a quest’epoca anche alcune sepolture in nuda terra o in cassa litica. Tutti i beni archeologici messi in luce appartengono allo Stato. L’intervento: realizzazione di due coperture con struttura in alluminio e teli con pareti apribili per la protezione dalle intemperie delle aree scavate, analoghe a quelle già esistenti, al fine di consentire gli interventi conservativi più urgenti sulle pavimentazioni musive, con un clima controllato e di permettere agli archeologi di proseguire l’indagine al coperto.

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Il museo civico di Scienze e Archeologia a Palazzo Parolari a Rovereto (foto fmcr)

ROVERETO (Tn). Museo di Scienze e Archeologia | Fondazione Museo Civico di Rovereto: Paolo Orsi. Una storia trentina tra archivi e immagini. Il link per votare: Museo di Scienze e Archeologia | Fondazione Museo Civico di Rovereto – Paolo Orsi. Una storia trentina tra archivi e immagini – Art Bonus. Archeologia, zoologia, botanica, astronomia, scienze della terra, robotica: queste le discipline che animano il Museo di Scienze e Archeologia, dalle sale permanenti con le preziose collezioni fino alle importanti mostre temporanee che approfondiscono temi diversi ogni anno.

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Ritratto dell’archeologo Paolo Orsi, nato a Rovereto nel 1859 (foto fmcr)

Il museo, situato a Palazzo Parolari, è dal 1998 sede della Fondazione Museo Civico di Rovereto, uno dei più antichi musei italiani, fondato come società privata nel 1851. Le collezioni storiche del museo hanno dato vita all’esposizione permanente con sale dedicate ai minerali, ai fossili e agli uccelli, con alcune delle più importanti collezioni regionali. Le sale di archeologia raccontano il territorio ma non solo, grazie alla splendida collezione Paolo Orsi e alla sala Portinaro-Untersteiner con una preziosa raccolta di vasi antichi di produzione italica. Disponibili per le attività per il pubblico e le scuole il Planetario situato nel giardino del museo e il primo LEGO Education Innovation Studio aperto in Italia. L’intervento: riordino, pubblicazione e valorizzazione dell’epistolario inedito e dell’archivio lasciato dall’archeologo roveretano Paolo Orsi (1859-1935) alla Fondazione Museo Civico di Rovereto. Realizzazione di un documentario su Paolo Orsi e il suo rapporto con la terra d’origine.

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Il letto carbonizzato con il corpo del Custode scoperto da Maiuri ad Ercolano nel 1961 (foto Petrone)

PARCO ARCHEOLOGICO ERCOLANO (Na). Restauro stanza del custode, Collegio degli Augustali. Il link per votare: Parco Archeologico Ercolano – Restauro stanza del custode, Collegio degli Augustali – Art Bonus. Il parco archeologico di Ercolano, istituto della cultura di rilevante interesse nazionale dotato di autonomia speciale, è la struttura amministrativa che ha il compito di ricercare, conservare, tutelare, divulgare e valorizzare l’antica Herculaneum, luogo in cui a partire dal 1738 è cominciata l’archeologia delle città vesuviane distrutte dall’eruzione del 79 d.C. L’area archeologica di Ercolano è stata inserita, dal 1997, insieme agli Scavi di Pompei e alle ville di Oplontis, nella lista dei siti del Patrimonio Mondiale redatta dall’UNESCO.  Nel 1961 durante gli scavi a cielo aperto dell’antica Herculaneum, in un ambiente del Collegio degli Augustali, una vittima dell’eruzione del 79 d.C., un uomo di circa 20 anni, probabilmente il custode dell’edificio, fu trovato disteso su un letto di legno, sepolto dal fango vulcanico.

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I resti del corpo carbonizzato del custode degli Augustali a Ercolano con la posizione dei resti analizzati dal team di Petrone (foto Petrone / Plos One)

Lo scavo del letto rimase volontariamente incompiuto per consentire al pubblico una prospettiva di visita immersiva lasciando la porzione più superficiale del letto e i resti scheletrici a vista, protetti da una teca in vetro. Negli anni successivi alla musealizzazione della stanza, la protezione in vetro è andata perduta e i resti scheletrici sono stati soggetti a ripetuti furti e danneggiamenti da agenti esterni, mentre i margini del letto in legno carbonizzato hanno perso l’adesione originaria al blocco di materiale piroclastico sottostante, presentando segni di fratture e sgretolamento. Negli anni più recenti, è stata avvertita la necessità di recuperare questo straordinario contesto archeologico, sia per preservare i dati concernenti il ritrovamento di una vittima dell’eruzione in condizioni di seppellimento molto peculiari, sia per garantire la conservazione del letto, che rientra nel novero di una collezione di mobili, di oggetti di uso comune nonché di elementi strutturali in legno carbonizzato unica al mondo. Per quanto riguarda lo scheletro, in corrispondenza del cranio della vittima, è recentissima la scoperta di resti cerebrali vetrificati il cui risultato più significativo è stata l’identificazione di diverse proteine presenti nei tessuti cerebrali umani, attribuibili al cervello della vittima e ai suoi capelli, consentendo altresì l’individuazione di un intero sistema nervoso centrale. Nell’ambito del progetto è pertanto prioritario procedere ad un’accurata rimozione dei resti scheletrici per preservarne l’eccezionale valore scientifico e garantire la prosecuzione di indagini interdisciplinari; nel contempo, la rimozione del banco tufaceo dell’eruzione, non ancora scavato, consentirebbe di recuperare i nessi strutturali verticali e orizzontali del letto e la possibilità di completarne il consolidamento e il restauro. Il progetto prevede altresì la manutenzione straordinaria degli elementi strutturali e degli apparati decorativi della stanza, con particolare riguardo alla parete in opus craticium, che  ancora conserva tracce del graticcio in legno carbonizzato e la finestra originale, agli intonaci affrescati e al pavimento in cocciopesto. L’unicità dell’area archeologica è data dalla peculiarità del seppellimento che ha sigillato sotto una spessa coltre di materiale piroclastico l’intera città, restituendo l’unico fronte mare di una città romana ed edifici conservati sino al terzo piano di altezza, caratterizzati da apparati decorativi di grande pregio. Ercolano è il solo sito da cui sono stati portati alla luce reperti organici in grande quantità, tra i quali legno (utilizzato sia come elemento architettonico che per la costruzione di mobili e utensili), frammenti di tessuto ed alimenti di vario genere (cereali, legumi, frutta). L’unica biblioteca del mondo antico, la famosa collezione di papiri che dà il nome alla celebre Villa, è stata trovata qui. Le attività di studio e ricerca dello straordinario patrimonio culturale del Parco, mobile ed immobile, sono volte a migliorare la conoscenza della cultura materiale e della società romana del I sec. d.C., nonché a mettere in campo strategie di tutela e conservazione innovative ed efficaci per una fruizione sempre più ampliata, inclusiva e diversificata.

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Rython assiro in bronzo (730-715 a.C.) a testa di leone proveniente da Veio e conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

ROMA. Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia: restauro Rython assiro a testa di leone. Il link per votare: Restauro Rython assiro a testa di leone – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia – Art Bonus. Restauro del Rython assiro in bronzo (730-715 a.C.) conformato a testa di leone proveniente da Veio, il cui contesto è purtroppo sconosciuto, ma certamente riconducibile ad un corredo principesco. Utilizzato come contenitore per bere, era dotato probabilmente da un’ansa che permetteva una presa riconducibile a quella di un secchiello. Il reperto è stato realizzato in lamina di bronzo, a doppia parete, e decorato con la tecnica dello sbalzo con anima di materiale refrattario in corrispondenza dei volumi delle fauci. Il manufatto dovrà essere sottoposto a: esame e documentazione dello stato di conservazione iniziale del reperto mediante fotografie e schede descrittive; pulitura (meccanica e/o chimica) delle superfici da depositi incoerenti e coerenti; consolidamento dei materiali costitutivi; eventuale incollaggio con resine adeguate; integrazioni e/o lavorazioni di integrazioni esistenti; presentazione estetica delle integrazioni; applicazione di idoneo protettivo; progettazione ed esecuzione di un nuovo supporto. Il museo ETRU mira a costituire una rete integrata tra siti ed enti culturali volta a favorire la crescita culturale e sociale e lo sviluppo economico delle realtà territoriali che le sue raccolte rappresentano, incoraggiando la formazione di comunità patrimoniali nello spirito indicato dalla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (Faro 2005).

Modena. L’epopea di Gilgamesh, il poema più antico a noi noto, diventa spettacolo: debutta in scena “Gilgamesh. L’epopea di colui che tutto vide” per la regia di Giovanni Calcagno con la consulenza scientifica di Luca Peyronel (Unimi)

L’epopea di Gilgamesh si fa spettacolo. Il debutto giovedì 2 febbraio 2023 al teatro Storchi di Modena. Le repliche fino a domenica 5 febbraio 2023. In scena “Gilgamesh. L’epopea di colui che tutto vide”: in scena il poema più antico a noi conosciuto, che narra la storia di un giovane re che lascia il trono per andare alla ricerca del segreto della vita eterna. Prodotto da ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione per la regia di Giovanni Calcagno, è una narrazione su questo antichissimo poema scandita dalle musiche originali di Andrea Rocca e dalle composizioni video di Alessandra Pescetta ispirate ai grandi temi al centro del testo: la vita, la morte e la guerra. Lo spettacolo si rifà al libro dello stesso Calcagno “Gilgamesh. L’epopea di colui che tutto vide” (Mesogea) con prefazione di Luca Peyronel. E proprio Luca Peyronel, professore in Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico all’università di Milano, è il consulente scientifico dello spettacolo che propone al lettore contemporaneo una sua versione de L’Epopea di Gilgamesh, molto fedele a quella classica, nella quale però mette in particolare rilievo il travaglio di un uomo per cui la sconfitta si fa elemento vitale di comprensione dell’umano. “Questo spettacolo – spiegano alla ERT – è la prova che il palcoscenico può essere il luogo dove la storia, anche la più antica, può dialogare con il nostro presente. Sulla scena, che qui si fa sofisticata macchina del tempo, troviamo un trio di grandi nomi del teatro composto da Luigi Lo Cascio, Vincenzo Pirrotta e Giovanni Calcagno. Attraverso di loro rivive Gilgamesh, il più antico poema epico della storia”. Lo spettacolo si sposta poi al teatro Apollo di Lecce l’8 febbraio 2023, al teatro Comunale di Putignano (Ba) il 9 febbraio 2023, al teatro Curci a Barletta dal 10 al 12 febbraio 2023, all’ATER teatro Asioli di Correggio (Re) il 15 febbraio 2023, all’ATER teatro Mac Mazzieri di Pavullo (Mo) il 16 febbraio 2023, al teatro Comunale di Casalmaggiore (Cr) il 17 febbraio 2023, al teatro Comunale di Vicenza dal 18 al 19 febbraio 2023, al teatro Faraggiana di Novara il 21 febbraio 2023, al CBT Centro Teatro Bresciano di Brescia dal 22 al 24 febbraio 2023, al teatro Carcano di Milano dal 28 febbraio al 5 marzo 2023.

Firenze. Tra un mese al via la quinta edizione di Firenze Archeofilm: un’ottantina di film, moltissime anteprime. Ecco alcune anticipazioni

firenze_archeofilm_2023_locandinaEsattamente tra un mese, il 1° marzo 2023, nelle sale dello storico Cinema La Compagnia, a Firenze in via Cavour 50 rosso, con la proiezione del film vincitore nel 2022 “Il giuramento di Ciriaco / The oath of Cyriac” di Olivier Bourgeois aprirà la quinta edizione di Firenze Archeofilm, il grande cinema che racconta la vicenda dell’Uomo, promosso da Archeologia Viva (Giunti editore) con il patrocinio e la collaborazione dell’università di Firenze e la partecipazione del museo e istituto fiorentino di Preistoria “Paolo Graziosi”: direttore Giuditta Pruneti, responsabile della comunicazione Giulia Pruneti, collaborazione tecnica Luigi Forciniti, consulente cinematografico V edizione Dario Di Blasi. Per cinque giornate, dal 1° al 5 marzo 2023, mattino, pomeriggio e sera, il meglio della produzione mondiale sui temi di archeologia, arte e ambiente. In programma un’ottantina di film: 63 in concorso, tra cui moltissime anteprime, provenienti da 16 nazioni diverse, e 15 nella sezione “Original Sound” con film in lingua originale (greco, spagnolo, francese, portoghese, turco). Domenica 5 marzo, a conclusione della rassegna, saranno assegnati i seguenti premi: premio “Firenze Archeofilm” 2023 al film più votato dal pubblico; premio “Università di Firenze”: giuria composta da docenti dell’università di Firenze: Silvia Pezzoli (docente di Scienze della comunicazione), Domenico Lo Vetro (docente di Archeologia preistorica); premio “Studenti UniFi” per il miglior cortometraggio: giuria coordinata da Diego Brugnoni; premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi” al miglior film di archeologia preistorica: giuria composta da Massimo Tarassi (storico, dirigente Cultura della Provincia di Firenze, membro del CdA del museo e istituto fiorentino di Preistoria), Domenico Lo Vetro (docente di Archeologia preistorica), Fabio Martini (archeologo, docente all’università di Firenze e presidente del museo e istituto fiorentino di Preistoria); premio Archeologia Viva per la comunicazione del patrimonio.

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Il Cinema La Compagnia ospita il Firenze Archeofilm (foto AV / giunti)

“Potremmo presentare Firenze Archeofilm 2023 come il Giro del mondo in 80 film”, scrive Giuditta Pruneti, direttore della Rassegna. “Il mondo dell’archeologia, della storia, dell’arte, dell’ambiente, tra nuove scoperte e “vecchie” ma sempre affascinanti storie. È l’uomo che attraverso il cinema racconta se stesso, omaggia il proprio passato, un mare non sempre limpido in cui però è fondamentale imparare a specchiarsi. Un festival che ogni anno rinnova la ferma volontà di farsi promotore di film e documentari che in molti casi troverebbero, ingiustamente, scarsa visibilità. Sempre lontano da scontati sensazionalismi, nel pieno rispetto della linea dettata da Archeologia Viva, rivista organizzatrice dell’evento. Questa quinta edizione dà voce a una selezione di ben ottanta documentari arrivati da ogni angolo del pianeta: Francia, Stati Uniti, Spagna, Malesia, Regno Unito, Italia, Iran, Germania, Australia, Portogallo, Turchia, Cina, Indonesia, Grecia, Svizzera, Brasile… Una voce che parla molte lingue ma che ci comunica lo stesso amore e lo stesso rispetto per l’Uomo che è stato, e forse speranza per l’Uomo che sarà”.

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Frame del film iraniano “Radkan Tower / La Torre di Radkan”

È proprio Dario Di Blasi, consulente cinematografico di Firenze Archeofilm, a farci qualche anticipazione sul ricco programma. Cominciamo con un interessante film iraniano “Radkan Tower / La Torre Radkan “. “La cinematografia iraniana – scrive Di Biasi – si dimostra sempre vitale e professionalmente ottima a dimostrazione dell’amore di quel popolo per la cultura. Bisogna incentivarla e promuoverla anche a sostegno delle donne che lottano per la loro libertà ed emancipazione e che da sempre sono una grande forza culturale per l’Iran”. La Radkan Tower, questa torre conica in mattoni di 25 metri, attira da secoli l’attenzione dei visitatori. Era una tomba personale sopraelevata? O un capolavoro astronomico? Secondo recenti scoperte, la Torre Radkan è ora ritenuta uno strumento astronomico altamente avanzato, costruito quasi 800 anni fa sotto la supervisione di Khawaja Nasir al-Din al-Tusi. “La Torre Radkan” ha la capacità di determinare l’ora del cambio di ogni stagione e portare buone notizie dell’arrivo della primavera.

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Frame del film “Scoperta la città perduta di Tutankhamon / Tut’s Lost City Revealed”

Di Blasi segnala poi un’opera inedita inglese prodotta da Caterina Turoni per Discovery+ “Scoperta la città perduta di Tutankhamon / Tut’s Lost City Revealed”: un secolo fa, Howard Carter scoprì gli sbalorditivi tesori del re bambino, Tutankhamon. Ora, il leggendario archeologo Dr. Zahi Hawass ha scoperto una città d’oro perduta che custodisce i segreti degli ultimi giorni di Tut e dell’età dell’oro dell’Egitto.

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L’archeologa Sara Levi in un frame del film “Stromboli: a provocative island / Stromboli: un’isola provocatoria”

Alla quinta edizione di Firenze Archeofilm sarà proiettato il film “Stromboli: a provocative island / Stromboli: un’isola provocatoria” di Pascal Guerin che presenta la ricerca curata dall’archeologa Sara Levi. Lo scavo ripreso da telecamere documenta la presenza di attività umane in un’isola dove vivere è sempre stato difficile per le attività di un vulcano sempre attivo.

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Frame del film “La stele mancante” sul megalitismo a Carnac in Bretagna

Di megalitismo si parla nel film su Carnac, in Bretagna, “La Stele Mancante”. Immersi nella quieta campagna del Morbihan meridionale, i menhir di Carnac si distinguono per il loro incredibile allineamento. Carnac vanta più di 3000 menhir, risalenti a 7000 anni fa. All’interno del parco archeologico, si possono esplorare 3 siti distinti: Ménec, Kermario e Kerlescan. Questi allineamenti si estendono per quasi 4 chilometri: le pietre sono affilate in ordine decrescente e ogni allineamento termina con un recinto megalitico. Gli studiosi e gli archeologi hanno cercato di trovare una spiegazione per questa tipologia di costruzione. Le ipotesi sono diverse: monumenti religiosi, culto della luna o del sole, calendario per l’agricoltura o addirittura, secondo un’antica leggenda, un intero esercito romano trasformato in pietre. Sebbene certezze non ve ne siano, l’ipotesi più attendibile sarebbe quella di funzione sacra e funeraria.

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Frame del film “Mamody, the last baobab diggher / Mamody, l’ultimo scavatore di baobab”

Tra le ultime segnalazioni di Di Blasi un film francese di carattere etnografico pluripremiato “Mamody, the last baobab diggher / Mamody, l’ultimo scavatore di baobab”. L’approccio sviluppato viene utilizzato per localizzare e caratterizzare gli ecosistemi di baobab del Madagascar e delle Comore, per studiare l’impatto dei cambiamenti globali su questi ecosistemi e per valutare la rilevanza della rete di aree protette attuali e future per la conservazione del genere Adansonia. Viene testato per descrivere l’organizzazione spaziale dei chiodi di garofano e le loro dinamiche sulla costa orientale del Madagascar. Sarà presto applicato alla localizzazione del rimboschimento di eucalipto nella regione di Anjozorobe, all’identificazione di piantagioni di litchi lungo la costa orientale e alla caratterizzazione delle dinamiche di deforestazione (agricoltura su disboscamento/taglio e bruciatura) nell’ovest del Madagascar. Per mettere in prospettiva questa diversità di applicazioni, si sta studiando un metodo più generico e concettuale.

Roma. Per “Dialoghi in Curia” incontro, in presenza e on line, con l’archeologo subacqueo Roberto Petriaggi su “La nave degli eroi” omerici nell’ambito della mostra “Il viaggio di Enea. Da Troia a Roma” al Tempio di Romolo nel Foro Romano

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Rilievo di marmo raffigurante lo sbarco dei Troiani, proveniente da Gaeta e conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Per “Dialoghi in Curia” promossi dal parco archeologico del Colosseo, venerdì 20 gennaio 2023, alle 16.30, in Curia Iulia l’incontro pubblico “Le navi degli eroi” nell’ambito del programma legato alla mostra “Il viaggio di Enea. Da Troia a Roma” allestita nel Tempio di Romolo nel Foro Romano. La conferenza è tenuta da Roberto Petriaggi, archeologo e subacqueo italiano, che proporrà un approfondimento sulle navi degli eroi omerici. Introduce Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti su eventbrite: https://www.eventbrite.it/e/500814308077. Ingresso da largo della Salara Vecchia n.5. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del parco archeologico del Colosseo.

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La soprintendente Barbara Davidde con l’archeologo subacqueo Roberto Petriaggi sulla barca appoggio a Baia (foto Marcello Adamo)

Roberto Petriaggi ha lavorato dal 1978 al 2010 al ministero per i Beni e le Attività culturali. Ha svolto attività di tutela archeologica in varie soprintendenze italiane, al Servizio Tecnico per l’Archeologia Subacquea (STAS), è stato direttore del museo delle Navi Romane di Fiumicino e ha diretto ricerche e campagne di archeologia subacquea in Italia e all’estero, particolarmente in Yemen, Oman, Libia. Nel 1997 ha fondato il Nucleo per gli Interventi di Archeologia Subacquea (NIAS) dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (ISCR, già ICR), che ha diretto fino al termine della carriera nel ministero. Per l’ISCR ha svolto anche attività di professore alla Scuola di Alta Formazione per l’insegnamento del restauro e ha diretto importanti lavori di restauro, tra i quali si segnala quello del Satiro Danzante di Mazara del Vallo. Dal 2002 al 2009, inoltre, è stato docente a contratto di Archeologia Subacquea all’università di Roma Tre. Dal 2001 al 2010 è stato ideatore e direttore del progetto Restaurare Sott’acqua per interventi di restauro in situ in varie località italiane e, principalmente, presso il parco archeologico sommerso di Baia (Napoli). È autore di numerose pubblicazioni e monografie e, dal 2004, è direttore di “Archaeologia Maritima Mediterranea”, periodico internazionale di studi e ricerche di archeologia subacquea edito da Fabrizio Serra (libraweb.net). Attualmente collabora con la Missione in Libia dell’università di Roma Tre ed è anche consulente dell’ISCR per il progetto Restaurare Sott’acqua e dell’università della Calabria per il Progetto COMAS – Planned COnservation, “in situ”, of underwater archaeological artefacts.

Padova. Al DFA dell’università incontro “La lunga storia del vetro. Il punto di vista dell’archeologia” con Francesca Veronese: la storia millenaria del vetro, attraverso la lettura di alcuni reperti conservati al museo civico Archeologico

padova_unipd_incontro-la-lunga-storia-del-vetro_locandina“La lunga storia del vetro. Il punto di vista dell’archeologia”: è il titolo dell’incontro promosso dal dipartimento di Fisica e Astronomia “Galilei” – DFA dell’università di Padova focalizza la storia millenaria del vetro, attraverso la lettura di alcuni reperti conservati al museo Archeologico di Padova. Appuntamento mercoledì 18 gennaio 2023, dalle 17.30 alle 19, in aula Rostagni, via Paolotti 9, a Padova. Conferenza a cura dell’archeologa Francesca Veronese, direttrice Musei Civici di Padova. Ingresso libero. Prenotazioni qui. L’evento è inserito nel progetto “Scienza dal mondo islamico all’Europa di oggi. Arricchimenti incrociati tra passato e futuro”, proposto dal dipartimento di Fisica e Astronomia dell’università di Padova, che intende far conoscere al grande pubblico elementi di storia della scienza, focalizzando l’attenzione sugli scambi e gli arricchimenti incrociati fra il mondo islamico e l’Europa di ieri e di oggi. Materia dura e al contempo fragilissima, dai mille cromatismi ma anche incolore, il vetro ha una storia lunghissima, le cui origini affondano nelle terre della Mesopotamia e della Siria settentrionale del II millennio a.C. Qui vennero elaborati i primi manufatti vitrei – esito di sperimentazioni e di graduali raffinamenti nella lavorazione della faïance – caratterizzati da vivaci policromie ottenute con ossidi metallici. In vetro venivano realizzati coppe, bicchieri, bottiglie, ma anche piccoli oggetti decorativi i cui colori sgargianti lasciano pensare a intenzionali imitazioni delle pietre dure, ben più costose e pregiate. La duttilità nella lavorazione, la molteplicità di tecniche per ottenere gli oggetti più diversi, la possibilità di conferire ai manufatti una gamma cromatica dalle infinite combinazioni hanno fatto del vetro uno dei materiali più versatili e più diffusi dell’antichità, la cui storia sarà ripercorsa attraverso la lettura dei più rilevanti reperti oggi conservati al museo Archeologico cittadino.

Kurdistan iracheno. A Tell Zeyd scoperto un laboratorio per la produzione di pipe in terracotta (XVIII secolo) dalla missione archeologica dell’università Ca’ Foscari diretta da Cristina Tonghini

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Incontro a Ca’ Foscari: da sinistra, Bekas Hasan, direttore delle Antichità del governatorato di Dohuk; Cristina Tonghini, responsabile missione a Tell Zeyd; Tiziana Lippiello, rettrice Ca’ Foscari; Ali, direttore generale delle Antichità e del Patrimonio della Regione Autonoma del Kurdistan (foto unive)

A Tell Zeyd, nel Kurdistan iracheno, scoperto un laboratorio per la produzione di pipe in terracotta risalente al XVIII secolo dalla missione archeologica dell’università Ca’ Foscari, come informa il magazine on line dell’ateneo veneziano CFnews. Le indagini archeologiche sul sito di Tell Zeyd, nella regione del Kurdistan iracheno, si sono svolte tra settembre e ottobre 2022 sotto la direzione di Cristina Tonghini, specialista dell’archeologia del cosiddetto periodo islamico (VII-XIX secolo). Il progetto nasce grazie a un accordo con la Direzione generale delle Antichità e del Patrimonio del Kurdistan, è un programma di ricerca dell’università Ca’ Foscari Venezia, finanziato dalla stessa università col patrocinio del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale.

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Veduta da drone del sito di Tell Zeyd nel Kurdistan iracheno (foto unive)

Il sito si trova nella valle del Tigri, in Kurdistan (Iraq), a Nord della diga di Mosul, ed è lambito da uno dei suoi affluenti a regime torrentizio. Oggi è visibile un tell (collinetta), formatasi con il susseguirsi delle varie fasi di occupazione a partire dal periodo Calcolitico. L’insediamento di periodo islamico è sorto ai piedi del tell. L’analisi del materiale di superficie, studiato in collaborazione con il progetto dell’università di Udine Land of Nineveh Archaeological Project, suggerisce che il sito sia stato occupato per l’intero periodo islamico, e possa dunque costituire uno straordinario osservatorio per studiare i caratteri dell’insediamento, la gestione delle risorse, l’economia, la cultura e la società dell’area fra VII e XIX secolo. I resti di un mulino ad acqua sono ancora visibili sulla sponda del corso d’acqua e questo fa di Tell Zeyd un sito chiave per l’avanzamento delle nostre conoscenze. Si tratta infatti di uno di quei rari casi in cui sia il mulino che l’insediamento che esso serviva si sono conservati; permettendoci di recuperare dati che consentano di comprendere l’intero processo produttivo e chiarire il rapporto con l’insediamento. Nel 2022 lo scavo ha riguardato l’area dell’abitato, ai piedi del tell, ed ha consentito di documentare tre macro-fasi: una fase di insediamento domestico, databile ad un periodo precedente il 1910 (l’abbandono è testimoniato da un discendente degli abitanti del villaggio antico e da una moneta individuata negli strati di abbandono); una fase relativa all’impianto del laboratorio di produzione delle pipe; una più antica fase occupazionale sul cui abbandono va ad impiantarsi il laboratorio. Il proseguimento degli scavi nelle prossime stagioni consentirà di completare la sequenza con lo studio delle fasi più antiche, ancora interrate.

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Una pipa decorata scoperta nel sito di Tell Zeyd nel Kurdistan iracheno dalla missione archeologica di Ca’ Foscari, diretta da Cristina Tonghini (foto unive)

Le pipe e il tabacco. L’utilizzo di pipe in terracotta è ampiamente attestato nei territori dell’Impero Ottomano, compresa l’Europa orientale (area balcanica, Grecia), testimoniato da un consistente volume di frammenti arrivati fino a noi e illustrato in dipinti ed incisioni. Tuttavia, fino ad oggi, rimangono molto scarse le informazioni relative al ciclo di produzione di questi oggetti nell’Impero Ottomano. Gli studi condotti sulle fonti scritte riferiscono dell’arrivo del tabacco in Medio Oriente nella seconda metà del XVI secolo, e ci raccontano dei vari tentativi di proibirne l’uso messi in atto dalle autorità ottomane nella prima metà del XVII soprattutto. Questa nuova pratica, che accanto all’uso del caffè costituisce una vera e propria rivoluzione dei costumi e delle pratiche sociali, non sembra risentire più di tanto di queste proibizioni. Si diffonde rapidamente in tutto l’Impero Ottomano ma il suo consumo viene autorizzato solo nel 1646 e definitivamente legalizzato nel 1720. Sui siti archeologici del Medio Oriente vengono frequentemente ritrovati frammenti di queste pipe; tuttavia, ad oggi risulta assai difficile collocare questi ritrovamenti entro un preciso arco cronologico. Per quel che riguarda i siti di produzione, gli studiosi hanno ipotizzato che questi dovessero collocarsi nelle grandi città dell’impero grazie ai resoconti di cronisti e viaggiatori e allo studio di una serie di marchi di fabbrica rinvenuti sulle pipe stesse. Con gli scavi a Tell Zeyd è stato possibile identificare per la prima volta nell’ambito di uno scavo archeologico un laboratorio di produzione, collocato non in una grande città, ma in un insediamento rurale.

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Resti delle fornaci nel sito di Tell Zeyd nel Kurdistan iracheno (foto unive)

La produzione di pipe e la scoperta delle fornaci. Estremamente rilevante è senza dubbio l’individuazione del laboratorio per la produzione di pipe in terracotta. L’elemento in terracotta, di varia forma, colore e decorazione, si utilizzava insieme ad una lunga cannula in legno – di rosa, di ciliegio, di nocciola. Il tipo più ampiamente attestato a Tell Zeyd si articola in una piccola camera di combustione nella parte inferiore separata da quella superiore da un filtro, dove poggiava il tabacco. In via preliminare, ed in attesa del conforto di altri elementi di datazione, è possibile collocare la fase di produzione nell’ambito del XVIII secolo. La superficie delle pipe veniva decorata con incisioni e stampigliature, e la superficie ricoperta di uno strato nero, marrone, o rosso. A Tell Zeyd sono state ritrovate alcune fornaci preposte alla cottura delle pipe, numerosi frammenti di prodotti che recano vistosi difetti di fabbricazione, probabilmente scarti di produzione, residui della materia prima utilizzata (argilla purissima), strumenti litici e metallici utilizzati per la forgiatura delle pipe. Uno straordinario tesoro, miniera di informazioni circa il ciclo di produzione. La continuazione degli scavi consentirà di documentare in dettaglio l’intero laboratorio, così come permetterà di fare luce sulle pratiche di produzione delle pipe, e anche, auspicabilmente, sulle ragioni che hanno portato a installare un laboratorio in questo contesto. Studi specialistici correlati. Le ricerche a Tell Zeyd comprendono anche studi specialistici, come quelli di archeo-botanica, al fine di identificare le colture dell’area ed acquisire dati sulle pratiche alimentari. Con il ritrovamento del laboratorio saranno anche indispensabili per individuare il tipo di combustibile utilizzato nelle fornaci ed esplorare la presenza di coltivazioni di tabacco nel territorio circostante. Il progetto sul sito di Tell Zeyd si avvale della collaborazione del gruppo di Geomatica del dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente e del Territorio (DIATI) e di Architettura e Design (DAD) del Politecnico di Torino, che ha sperimentato metodi di documentazione 3D integrata a supporto delle indagini archeologiche (tecnologie topografiche e fotogrammetriche da drone). Attraverso l’utilizzo di droni equipaggiati di macchine fotografiche, è stato possibile acquisire blocchi di immagini fotogrammetriche sia nello spettro del visibile e non visibile che hanno permesso di realizzare modelli in 3D dell’intera area archeologica. Nel caso di strutture non certo monumentali come quelle che si prevede di intercettare a Tell Zeyd, la documentazione di dettaglio con restituzione in 3D dell’intero deposito scavato sono fondamentali per una efficace disseminazione dei risultati.

Udine. Al museo Archeologico al Castello apre la mostra “Dal centro dell’Impero. Nuove scoperte archeologiche dell’università di Udine nell’antica Assiria”

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Il ritratto di Sennacherib in un rilievo rupestre assiro di Khinis nel Kurdistan iracheno (foto LoNAP)

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Dal 17 dicembre 2022 al 30 aprile 2023, al Castello di Udine, la nuova mostra archeologica “Dal centro dell’Impero. Nuove scoperte archeologiche dell’università di Udine nell’antica Assiria” porterà i visitatori nel cuore dell’antica Assiria, il primo impero globale della storia. Le ricerche condotte dall’ateneo friulano nella Regione del Kurdistan in Iraq, nel cuore dell’Assiria (vedi Svelato giallo archeologico. In Kurdistan iracheno la missione dell’università di Udine ha scoperto il luogo della battaglia di Gaugamela (330 a.C.) dove Alessandro Magno sconfisse il re persiano Dario III. Evento cruciale che fece nascere l’Ellenismo. Col progetto “Terre di Ninive” in sette anni mappati 1100 siti archeologici | archeologiavocidalpassato), e le straordinarie scoperte effettuate nelle pianure dell’alta Mesopotamia (vedi Dieci imponenti rilievi rupestri raffiguranti il sovrano Sennacherib e i grandi dei d’Assiria: è l’ultima grande scoperta della missione archeologica dell’università di Udine e della direzione delle Antichità di Duhok nel Kurdistan iracheno con il progetto Terre di Ninive. La presentazione dei risultati a Roma | archeologiavocidalpassato; Grandi dei e sovrani scolpiti nella roccia lungo un imponente canale d’irrigazione: la grande scoperta dell’università di Udine nel Kurdistan iracheno illustrata a Roma. Il team di Daniele Morandi Bonacossi impegnato in una missione dove l’archeologia diventa strumento di cooperazione internazionale per la protezione del patrimonio culturale minacciato dell’Iraq | archeologiavocidalpassato) hanno contribuito a gettare luce su aspetti fino ad oggi poco o per nulla noti del processo formativo dell’impero assiro, consentendo di comprendere come l’élite imperiale abbia gestito l’organizzazione territoriale dell’Assiria attraverso la creazione di una vasta rete d’infrastrutture imperiali (vedi Svelato giallo archeologico. In Kurdistan iracheno la missione dell’università di Udine ha scoperto il luogo della battaglia di Gaugamela (330 a.C.) dove Alessandro Magno sconfisse il re persiano Dario III. Evento cruciale che fece nascere l’Ellenismo. Col progetto “Terre di Ninive” in sette anni mappati 1100 siti archeologici | archeologiavocidalpassato). La mostra presenterà al grande pubblico i risultati scientifici e le scoperte archeologiche più importanti effettuate dagli archeologi friulani durante questa ricerca attraverso un serrato e innovativo dialogo fra materiali documentari, reperti archeologici, immagini fotografiche e materiali multimediali che renderà concretamente comprensibili le scoperte presentate.

Venezia. Al Centro Congressi del Circolo Esercito proiezione del film di Alberto Castellani “Sulla via di Petra” con lectio di Dario Di Blasi su “Archeologia e Cinema, un rapporto difficile ma necessario”

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Madain Saleh, in Arabia Saudita, l’altra Petra realizzata dai Nabatei (foto castellani)

 

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Il regista Alberto Castellani durante le riprese a Basilea con Burckhardt (foto castellani)

 

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Dario Di Blasi, direttore artistico di rassegne del cinema archeologico

Petra come non l’avete mai vista, con gli occhi cioè del suo scopritore, lo svizzero Johann Ludwig Burckhardt, che proprio due secoli fa individuò le rovine della città nabatea. Non è un caso che muova proprio da Basilea il film del regista veneziano Alberto Castellani “Sulla via di Petra” (Italia, 2013; 50’) che venerdì 16 dicembre 2022, alle 17.30, viene presentato per la prima volta a Venezia nel Centro Congressi del Circolo Esercito (Palazzo Cornoldi – Riva degli Schiavoni, Castello 4142 – 30122 Venezia) nell’ambito delle iniziative culturali organizzate in Venezia dall’UCSI – Unione Cattolica Stampa Italiana ed in collaborazione con il Presidio Militare sito a Palazzo Cornoldi. Il film, della durata di 50 minuti, è stato realizzato in Giordania seguendo l’originario percorso compiuto due secoli fa dall’antropologo e archeologo svizzero Johann Ludwig Burckhardt, che riscoprì la favolosa Petra, patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1985, a lungo dimenticata o avvolta nella leggenda. Rappresenta un’occasione per visitare, sulla base del diario del suo scopritore, testimonianze archeologiche del territorio giordano note e inedite, contribuendo così a una migliore conoscenza del popolo Nabateo, a lungo protagonista del commercio carovaniero dall’Arabia al Mediterraneo. La proiezione, dopo i saluti del Col. Raffaele Barcone, sarà introdotta da Giannantonio Schiaffino, presidente UCAI Venezia; segue la relazione di Dario Di Blasi sul tema “Archeologia e Cinema: un rapporto difficile ma necessario” (“Un argomento – anticipa il direttore artistico di molti festival di cinema archeologico – che mi sta da sempre a cuore e che ho diffusamente trattato durante le mie lezioni in occasione di un master all’università di Macerata nell’autunno scorso”. Quindi il regista Castellani presenterà il suo film e l’esperienza vissuta cui seguirà la proiezione del film “Sulla via di Petra”. Considerato il contesto ove avverrà la proiezione, chi è interessato è pregato di contattare il dr. Schiaffino al seguente email: gianantonio.schiaffino@gmail.com, per il conseguente accesso in relazione alla disponibilità dei posti. Come di norma si potrà accedere al Circolo dell’Esercito solamente specificando i nominativi dei singoli partecipanti. Graditi giacca e cravatta.