Venezia. Con la conferenza “Stranieri e lupi nel santuario del dio Altino” con Chiara Squarcina e Margherita Tirelli a Palazzo Grimani inizia il ciclo di conferenze diffuso in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale. Margherita Tirelli presenta il progetto espositivo
Con la conferenza “Stranieri e lupi nel santuario del dio Altino” con Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, in programma martedì 17 marzo 2026, alle 17, a Palazzo Grimani (musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna) a Venezia inizia il ciclo di conferenze diffuso che da marzo a settembre 2026, in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale di Venezia fino al 29 settembre 2026, si terrà nei luoghi coinvolti dal progetto espositivo. Gli incontri accompagneranno il pubblico lungo una geografia ampia e connessa, toccando Venezia e Adria, fino a Marzabotto, Milano, Ferrara e San Casciano dei Bagni: un’occasione per approfondire temi e contesti della mostra direttamente nei territori, tra musei e siti che ne condividono la trama di ricerche, prestiti e relazioni.

Margherita Tirelli in mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale a Venezia (foto graziano tavan)
Con Margherita Tirelli, curatrice della mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” insieme a Chiara Squarcina, direttrice scientifica della Fondazione Musei Civici di Venezia, approfondiamo alcuni aspetti della mostra. Ecco l’intervento di Margherita Tirelli alla presentazione ufficiale dell’esposizione il 5 marzo 2026 a Palazzo Ducale alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli.
“Quando, insieme alla direttrice scientifica della Fondazione dei Musei civici di Venezia, Chiara Squarcina, abbiamo iniziato a progettare questa mostra”, spiega Tirelli, “fin da subito il nostro obiettivo è stato quello di porre sotto una lente di ingrandimento il rapporto tra l’uomo, le acque e il sacro all’interno di due delle principali civiltà dell’Italia protostorica, mettendo a confronto le molteplici declinazioni di una sacralità sicuramente condivisa da Etruschi e Veneti, anche se con rispettive specifiche peculiarità.

Allestimento della mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” nell’appartamento del Doge a Palazzo Ducale (foto graziano tavan)
“Il culto delle acque è stato oggetto di grande interesse da parte della comunità scientifica negli ultimi decenni, anche se generalmente rivolto a singoli orizzonti culturali e geografici, mentre nel contempo Etruschi e Veneti hanno recentemente goduto di una particolare visibilità mediatica a seguito di alcune grandi mostre che hanno avuto il merito non solo di focalizzare e approfondire, anche da inediti punti di vista, molteplici tematiche scientifiche, ma soprattutto di attrarre un pubblico sempre più vasto e interessato.

La locandina della mostra “Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna” al museo Archeologico di Bologna dal 7 dicembre 2019 al 24 maggio 2020
“Per la civiltà etrusca basti citare Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna (Bologna, 2019-2020), Spina etrusca. Un grande porto nel Mediterraneo (Ferrara, 2022-2023) e Gli dei ritornano. I Bronzi di San Casciano, esposizione che partita da Roma nel 2023 sta presentando non solo in Italia ma anche all’estero le straordinarie recentissime scoperte. Da ultima in ordine di tempo la mostra Etruschi del Novecento (Rovereto-Milano, 2024-2025), volta a mettere in luce quel fenomeno culturale che fu la riscoperta della civiltà etrusca nel corso del XX secolo.
“Per la civiltà veneta la mostra Venetkens. Viaggio nella terra dei Veneti antichi, allestita a Padova nel 2013, ne ha offerto per la prima volta un panorama esaustivo, articolato e aggiornato, recuperandone la dovuta visibilità nel quadro delle popolazioni dell’Italia preromana.
“Per quanto concerne però nello specifico l’attività culturale ed espositiva dell’universo museale veneziano, va osservato che mentre gli Etruschi vi facevano l’ultima comparsa ormai venticinque anni fa con la bellissima mostra Gli Etruschi, curata da Mario Torelli a Palazzo Grassi, tra il 2000 e il 2001, ai Veneti era stata dedicata unicamente la mostra Arte e civiltà dei Veneti antichi alla Bevilacqua La Masa nel lontano 1967, oltre a un modestissimo spazio a loro riservato nel 1970 nell’ambito della mostra storica della laguna veneta tenutasi anch’essa a Palazzo Grassi nel cui catalogo un capitolo, curato da Bianca Maria Scarfì e Attilia Dorigato, veniva dedicato all’archeologia altinate e agli allora primi, inaspettati rinvenimenti di materiali protostorici.

Acroterio frontale destro a figura femminile (metà II sec. a.C.) in terracotta dal santuario di Fucoli a Chianciano Terme (foto graziano tavan)
“Ora la mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari trae origine dalla volontà di affrontare un tema finora inedito, non tanto relativo al confronto tra la civiltà etrusca e quella veneta, già oggetto di riflessione scientifica e di aggiornamento delle conoscenze, bensì volto a indagare il rapporto con la sacralità delle acque nel mondo etrusco e nel mondo veneto. Il panorama che ne deriva risulta popolato da molteplici divinità, preposte chi alle acque salutifere, chi al guado di un grande fiume, chi ancora agli approdi marittimi, insediate ciascuna all’interno di scenari particolari, siano essi sorgenti sananti o porti ospitali, di cui l’elemento acqua costituiva il fulcro oltre che talora anche il potenziale oggetto di culto.

Parte inferiore di corpo femminile in bronzo (età cesariana, I sec. a.C.) dal santuario del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni, con dedica di Acilia Romana alle Nymphae (foto graziano tavan)
“Ma il filo conduttore della mostra è anche la trascendenza, insita tanto negli strumenti di culto, siano essi coppe, tazzine, e vasetti di diverse classi dimensionali, quanto nei doni votivi, siano essi modelli anatomici o autorappresentazioni dei devoti. Trascendenza che connota universalmente attraverso l’elemento acqua il rapporto tra l’uomo e il soprannaturale.

Antefissa di dea e di etiope in terracotta (510 a.C.) dal santiuario monumentale, Tempio B, di Pyrgi (foto graziano tavan)

Statuetta di giovane nudo (kouros) in bronzo (470 a.C.) dal santuario per il culto delle acque di Kainua (Marzabotto) (foto graziano tavan)
“Il viaggio che il visitatore è invitato a compiere nel I millennio a.C. ha come premessa il duplice aspetto del rapporto tra acque e sacro, acque del mare ricche di incognite e pericoli cui si legano le divinità preposte ai santuari dei porti, e acque minerali e termali, essenze divine dalle proprietà sananti. Il percorso espositivo, allestito nella splendida cornice dell’appartamento del Doge in Palazzo Ducale, prende avvio dai sacri approdi della costa tirrenica, Vulci e Pyrgi, si inoltra nell’Etruria interna tra le acque termali di Chiusi, Chianciano e San Casciano, raggiunge Marzabotto, Spina e Adria nell’Etruria padana, per entrare quindi nel territorio dei Veneti, dove incontra altre acque salutifere a Montegrotto e Lagole di Calalzo, ma anche la divinità fluviale di Este, per concludersi quindi ad Altino, sacro approdo veneto sulla costa nord-adriatica.

Disco in bronzo con scena di sortilegio (I sec. a.C. – I sec. d.C.) da monte Calvario di Auronzo (foto graziano tavan)

Testa di Minerva in terracotta (III-II sec. a.C.) dal santuario di Reitia a Este (foto graziano tavan)
“Oltre settecento reperti provenienti da numerosi musei del territorio nazionale consentiranno al pubblico dei visitatori di Palazzo Ducale, agli appassionati e agli addetti ai lavori di affrontare, approfondire e apprezzare questo particolare aspetto della sfera religiosa etrusca e veneta. Ciò è stato reso possibile in quanto queste sono entrambe due realtà archeologiche di cui ora possiamo dire di conoscere molto grazie alla capillarità delle ricerche sul campo e al proliferare deli studi. È stato quindi solo con il concorso appassionato dei protagonisti di tali ricerche e degli autori delle più recenti pubblicazioni, funzionari di soprintendenze e docenti di università, che è stato possibile realizzare, e a tempo di record, il progetto della mostra.

Paride che incorda l’arco (V sec. a.C.): dono votivo in bronzo con uno dei protagonisti del mito omerico, dal santuario di Altino (foto graziano tavan)
“Di questa sinergia di istituzioni e persone, coordinata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati, sono parte fondamentale i numerosi direttori dei musei coinvolti, nazionali e civici che non hanno esitato a privare i propri spazi museali dei reperti in certi casi più prestigiosi per consentirne l’esposizione nl percorso veneziano. Desidero quindi concludere con un grande sincero e affettuoso grazie a tutti i colleghi di soprintendenza e università, e direttori dei musei, che hanno condiviso con noi questa avventura con estrema competenza, generosità e spirito di corpo. Grazie”.
Molti questi “colleghi di soprintendenza e università, e direttori dei musei, che hanno condiviso con noi questa avventura” li ritroviamo nel ciclo di conferenze diffuso. Dopo Venezia il ciclo di conferenze continua a TREVISO, giovedì 26 marzo 2026, alle 17, al museo di Santa Caterina (Musei Civici di Treviso) con Anna Marinetti e Carla Pirazzini su “Culti, immagini e nomi di divinità nel Veneto preromano”; PADOVA, martedì 31 marzo 2026, alle 17, al museo degli Eremitani con Giovanna Gambacurta e Angela Ruta Serafini su “Il culto delle acque termali dall’Etruria ai Colli Euganei”; ESTE, giovedì 9 aprile 2026, alle 17, al museo nazionale Atestino di Este con Anna Marinetti, Benedetta Prosdocimi e Angela Ruta Serafini su “Culti e scrittura nel santuario di Reitia”.
Quindi si prosegue ad ADRIA, giovedì 23 aprile 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Adria con Alberta Facchi e Tiziano Trocchi su “Adria e Spina. Testimonianze del sacro”; PIEVE DI CADORE, mercoledì 29 aprile 2026, alle 17.30, nella Sede comunale, Sala Consiliare, con Matteo Da Deppo e Alessandro Asta su “Il santuario di Lagole di Calalzo – Culti antichi in Cadore fra terre e acque”; CHIUSI CHIANCIANO TERME, giovedì 14 maggio 2026, alle 17, al museo nazionale Etrusco di Chiusi con Fabrizio Vallelonga e Giulio Paolucci su “Santuari del territorio di Chiusi: culti, decorazioni e doni”.
Infine si va a MARZABOTTO, sabato 23 maggio 2026, alle 17, al museo nazionale di Marzabotto con Elisabetta Govi, Denise Tamborrino e Federica Timossi su “Acque sacre a Marzabotto (Kainua). Il santuario fontile”; MILANO (TBC) alla Fondazione Luigi Rovati con Giovanna Forlanelli Rovati; FERRARA, giovedì 18 giugno 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Ferrara con Alberta Facchi e Tiziano Trocchi su “Adria e Spina. Testimonianze del sacro”; SAN CASCIANO DEI BAGNI, venerdì 11 settembre 2026, alle 21, in piazza della Repubblica con Agnese Carletti, Jacopo Tabolli e Ada Salvi su “Dal Bagno Grande a Venezia: il viaggio dei bronzi”.
Firenze. Al cinema La Compagnia ultime due giornate di proiezioni del Firenze Archeofilm 2026 tra Etruschi inediti, le scoperte a Roma per la Metro C, la regina Nefertari e il battaglione sacro di Tebe. Si chiude con i premi e il film-evento “Nemos”
Arriva il week end di Firenze Archeofilm – Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte e Ambiente – organizzato dalla rivista Archeologia Viva (Giunti Editore) al cinema La Compagnia. Sabato 14 marzo 2026 tra le anteprime da non perdere: il film che attraverso la vita quotidiana degli archeologi racconta lo scavo di un sito etrusco rimasto nascosto per 2500 anni nel Valdarno Superiore e – cambiando scenario – l’indagine sul Castello di Azuchi, residenza medievale del temibile capo samurai Oda Nobunaga oggi riportato in vita dal videogioco “Assassin’s Creed Shadows”. E ancora – sempre sabato 14 – le storie riscoperte nel sottosuolo di Roma durante la costruzione della nuova linea metropolitana, la vicenda storica e umana della Regina Nefertari, l’epica saga del Battaglione Sacro di Tebe, composto da 150 coppie di amanti maschi, ora riscoperto attraverso prove archeologiche.
Domenica saranno assegnati i seguenti riconoscimenti: Premio “Firenze Archeofilm” al film più votato dal pubblico in qualità di giuria popolare; Premio “Università di Firenze”; Premio “Studenti UniFi” al miglior corto cinematografico; Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria” al miglior film di archeologia preistorica. Chiude il festival domenica 15 marzo 2026, alle 16.45, il film evento “Némos andando per mare. Odissea di un pastore di capre inabile al nuoto”. Recitato interamente in sardo (con sottotitoli in italiano) da attori non professionisti il film è una rilettura in chiave favolistica dell’Odissea, ambientata in Sardegna, un’isola dalle radici profonde, ben piantate al centro del Mediterraneo. Saranno presenti il regista Marco Antonio Pani e l’attore (Ulisse) Giovanni Masia.
PROGRAMMA SABATO 14 MARZO 2026 – MATTINA. Alle 10, in prima nazionale, il film “Pink pottery / Ceramica rosa” di Christine Banna (Stati Uniti 2023, 4’); seguono: il film “Grotta Chauvet: sulle orme degli artisti preistorici / Grotte Chauvet: dans les pas des artistes de la Prehistoire” di Alexis de Favitski (Francia 2024, 52’); il film “Vegetariani, la grande odissea / Vegetarians, the great odyssey” di Martin Blanchard (Francia 2025, 52’); in prima assoluta il film “Roma sotterranea, una metro nella storia” di Laurent Portes ( Italia, Francia, Canada 2025, 52’); in prima assoluta il film “Etruschi di Confine: un sito etrusco nel Valdarno Superiore” di Ermanno Betti (Italia 2025, 28’).
SABATO 14 MARZO 2026 – POMERIGGIO. Alle 15, in prima assoluta il film “Il castello perduto di Azuchi Un’indagine al tempo dei samurai / Le chateau perdu d’Azuchi Enquête au temps des samouraïs” di Marc Jampolsky (Francia 2026, 52’); seguono: in prima assoluta il film “Nefertari: la grande regina dell’antico Egitto /
Nefertari: the great queen of ancient Egypt” di Curtis Ryan Woodside (Italia/Egitto 2025, 52’); il film “Io non dimentico” di Antonello Murgia (Italia 2025, 13′); il film “Army of Lovers” di Lefteris Charitos (Grecia, Austria 2025, 53′); in prima cinematografica il film “Aphrodisia” di Michele Iodice (Italia 2023, 7’); il film “Il volto di Alessandro. Il restauro del Mosaico di Alessandro e Dario” di Vanni Gandolfo (Italia 2025, 52’).
PROGRAMMA DOMENICA 15 MARZO 2026 – MATTINA. Alle 10, in prima assoluta il film “Ngaben – il lungo sonno / Ngaben – the long sleep” di Massimo Brega (Indonesia 2025, 31’); in prima assoluta il film “Vulci. Cuore del mistero etrusco” di Mirko Melchiorre (Italia 2025, 46’); il film “Il toro e la Madonna” di Claudio Sagliocco, Gianni Nunno (Italia 2025, 30′); il film “Ernesto “Tito” Canal, l’uomo che ha riscritto le origini della Laguna di Venezia” di Pierandrea Gagliardi, Marino Rossi (Italia 2025, 60’).
DOMENICA 15 MARZO 2026 – POMERIGGIO. Alle 16, Cerimonia di Premiazione: Premio “Firenze Archeofilm”, Premio “Università di Firenze”, Premio “Studenti UniFi”, Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria”. Chiude il Firenze Archeofilm 2026 il FILM EVENTO “Némos andando per mare. Odissea di un pastore di capre inabile al nuoto” di Marco Antonio Pani (Italia 2025, 110’).
Firenze. Al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 il sito della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella, caso unico in Italia in cui due cantine hanno messo a disposizione i propri terreni vitati per lo scavo di una villa tardo romana che il MIC valorizzerà con un parco archeologico. Ne ha parlato Vincenzo Tinè (SABAP) e poi Simone Benedetti e Giulio Franchini (cantine)

Veduta generale dell’area archeologica della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (foto graziano tavan)
Tra i vigneti pregiati della Valpolicella (Vr) c’è un caso unico di mecenatismo imprenditoriale dove il vino sostiene l’archeologia e l’archeologia promuove il vino.

Schema dell’accordo pubblico-privato alla Villa dei Mosaici di Negrar: connubio di archeologia e vino (foto sabap-vr)
È la Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella individuata tra i vigneti pregiati dell’Amarone, una villa romana della tarda romanità il cui scavo curato dalla soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza con l’università di Verona è stato possibile grazie al mecenatismo e alla lungimiranza imprenditoriale di due aziende vitivinicole, La Villa dei fratelli Benedetti e Franchini Agricola, che hanno concesso romana la parte del proprio vigneto e di procedere a portare alla luce la villa, lanciando al contempo una linea dei propri vini con etichette particolari che riproducevano i preziosi mosaici emersi dallo scavo. Il ministero, dopo questo accordo pubblico-privato, ha deciso di valorizzare questo sito unico che dimostra, e non è un elemento secondario, che qui il vino pregiato era prodotto fin dall’antichità senza soluzione di continuità.

Coperture e allestimento dell’istituendo parco archeologico della Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicelal (foto sabap-vr)
Qui entro pochi anni (due nell’ipotesi migliore) nascerà il parco archeologico della Villa dei Mosaici con un finanziamento straordinario del Mic di 3 milioni di euro in un connubio perfetto di archeologia e vino. E a realizzarlo è l’architetto Ottavio Di Blasi che, prima del suo trasferimento a Milano dove ha aperto il suo studio con Paolo Simonetti e Daniela Tortello, è stato uno dei più stretti collaboratori di Renzo Piano.

Il soprintendente Vincenzo Tinè presenta la Villa dei Mosaici di Negrar al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 (foto graziano tavan)
Proprio “il caso Negrar” un anno fa aveva convinto il prof. Giuliano Volpe a mettere in rete siti archeologici e aziende vitivinicole collegate. Di qui il progetto archeoVINUM, presentato a tourismA 2026, il salone di archeologia e turismo culturale promosso da Archeologia Viva, nel convegno organizzato dall’università di Bari in una mattinata densa di interventi di cui archeologiavocidalpassato.com ne ha seguito alcuni. Ecco quindi che dopo la Vigna delle Thermae Felices Constantinianae ad Aquileia, e la Vigna Barberini sul Colle Palatino nel parco archeologico del Colosseo (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2026/03/07/firenze-al-convegno-archeovinum-di-tourisma-2026-il-vigneto-di-vigna-barberini-sul-colle-palatino-nel-cuore-antico-di-roma-ne-ha-parlato-simone-quilici-direttore-del-parco-archeologico-del-colosseo/) il viaggio eno-archeologico attraverso l’Italia ci porta proprio nel cuore della Valpolicella (Vr) alla Villa dei Mosaici di Negrar. E sabato 28 febbraio 2026 ne hanno parlato prima Vincenzo Tinè, già soprintendente ABAP di Verona e ancora direttore dello scavo di Negrar, per conto della Soprintendenza (Andrea Rosignoli) e dell’Università (Patrizia Basso), poi Simone Benedetti e Giulio Franchini in rappresentanza delle due cantine coinvolte nel progetto. archeologiavocidalpassato.com ha incontrato il soprintendente Vincenzo Tinè e i produttori Simone Benedetti e Giulio Franchini.
“Su invito del prof. Volpe che ha creato questa occasione di confronto a Firenze”, spiega Vincenzo Tinè, direttore dello scavo di Negrar, ad archeologiavocidalpassato.com, “non poteva mancare anche la corrispondenza da parte della soprintendenza di Verona, il soprintendente Andrea Rosignoli, e dell’università di Verona, la prof. Patrizia Basso, per comunicare questo importate progetto che riteniamo sia esemplare a livello nazionale per le connessioni veramente sinergiche tra ricerca, ministeriale e universitaria, e cantine. A Negrar, credo per la prima volta in Italia, le cantine proprietarie dei fondi – e stiamo parlando di fondi di uve di altissimo pregio con costi esorbitanti sul mercato – hanno spontaneamente, volontariamente, ceduto la disponibilità dei terreni per lo scavo archeologico, uno scavo archeologico esteso all’intera villa per oltre 4mila metri quadrati, che sta dando luogo a una valorizzazione nel senso di un parco archeologico e di un contributo importante del ministero della Cultura di 3 milioni di euro che dovrebbe condurre, nell’arco di un paio d’anni, a poter fruire di questo nuovo straordinario sito che ben illustra l’importanza alla fine dell’epoca romana della produzione enologica della Valpolicella con una produzione propriamente industriale, grandi strutture di torchiatura, di stoccaggio del vino, che prendeva le strade dell’impero: il vino Acinaticum che è il precursore del Recioto e dell’Amarone”.
“Grazie a tourismA”, spiega Giulio Franchini con Simone Benedetti ad archeologiavocidalpassato.com, “questo evento che oggi ci ha portato a Firenze, dalla Valpolicella siamo arrivati in Toscana con una realtà che connubia sia il privato che il pubblico in Valpolicella; terra ricca di vini, la terra dell’Amarone e del Recioto, due cantine che si sono messe a collaborare con lo scopo di aiutare la comunità in questo progetto archeologico non facile che ha coinvolto uno scavo estensivo, da cui sono nati alla fine anche vini – per la cantina Franchini e la cantina Benedetti – con delle immagini che riportano proprio i mosaici ritrovati all’interno del campo. Una realtà, come in varie altre parti d’Italia, che ha portato una notevole storicità alla Valpolicella che già ne vanta, ma con questo progetto viene rilanciata”.
Firenze. Al Palazzo dei Congressi al via la dodicesima edizione di tourismA, Salone dell’Archeologia e Turismo Culturale organizzato da Archeologia Viva. Tre giorni di incontri e confronti, stand, archeo-degustazioni, film, mostre, laboratori didattici, realtà virtuali, tavole rotonde, presentazioni libri: 50 convegni, 250 relatori
Ci siamo. Mancano poco più di 48 ore a tourismA 2026, dodicesima edizione del Salone dell’Archeologia e Turismo Culturale organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore) aperto a tutti: dal 27 febbraio al 1° marzo 2026, al Palazzo dei Congressi di Firenze, dalle 9 alle 18 con ingresso libero e gratuito, tre giorni di esposizione, divulgazione e confronto di tutte le iniziative legate alla comunicazione del mondo antico e alla valorizzazione delle sue testimonianze: 50 convegni, 250 relatori. Stand, archeo-degustazioni, film, mostre, laboratori didattici, realtà virtuali, tavole rotonde, presentazioni libri. E ancora lo stato dell’arte del turismo sostenibile, i dati sulle mete predilette dai “viaggiatori culturali”, la comunicazione archeologica, le scoperte che fanno la storia, gli ultimi scavi, il dialogo tra civiltà. Tra i big Luciano Canfora, Mario Tozzi, Cristoforo Gorno, Franco Cardini, Alberto Angela (padrino della manifestazione). Vediamo qualche appuntamento del ricco programma. Info: www.tourisma.it
“PROGETTO ETRUSCHI VERSO IL FUTURO” è il titolo del convegno che apre la XII edizione di tourismA curato da assessorato Cultura e Turismo culturale della Regione Toscana. Un grande momento di incontro – venerdì 27 mattina – per fare il punto sulla valorizzazione e promozione dell’enorme “lascito culturale” di questa mitica affascinante civiltà.
URNA… A COLORI. Quest’anno, in occasione del sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze, il museo Archeologico nazionale presenterà in anteprima assoluta a tourismA la bellissima Urna del Bottarone, uno dei capolavori etruschi rimasti nel fango del ’66, ora restaurata grazie al sostegno dell’Ufficio federale della cultura svizzero. A distanza di sessant’anni, i colori dell’urna di alabastro sono tornati a risplendere regalando nuova vita alla coppia di sposi etruschi che vi compaiono uniti in un abbraccio affettuoso da 2400 anni. La mostra resterà visitabile per tutti i giorni della manifestazione.
PATRIMONIO SOTTO LE BOMBE IN UCRAINA. Da Firenze a Kiev: domenica 1° marzo mattina l’archeologa fiorentina Chiara Dezzi Bardeschi responsabile Ufficio UNESCO in Ucraina presenterà le misure in atto per la difesa del patrimonio culturale ucraino mentre la guerra è ancora in corso. Nell’occasione verranno propositi al pubblico alcuni passaggi del film di Rai Cultura “Nella mente degli uomini. UNESCO 1945-2025” di Brigida Gullo ed Eugenio Farioli Vecchioli dove la Dezzi Bardeschi è una delle protagoniste.
ARCHEOVINO – LA STRANA COPPIA. Per la prima volta in assoluto sbarca a tourismA un incontro ad hoc fra archeologi e produttori del settore viti-vinicolo. Un momento di incontro per presentare il panorama delle aziende agricole e cantine che hanno sviluppato connessioni tra le loro produzioni e i siti archeologici. Fra i siti interessati saranno presenti Pompei, Isola d’Elba, San Gimignano, il colle del Palatino, la Valpolicella, Aquileia. Chiude la carrellata di interventi il professor Attilio Scienza, uno dei massimi esperti internazionale di viticultura che parlerà della vigna di Leonardo da Vinci a Milano.
ARCHEOLOG- IA. Come l’intelligenza artificiale può essere utile al mondo dell’archeologia e come sta trasformando metodi, strumenti e prospettive della ricerca sul passato? Il tema – attualissimo – sbarca a tourismA con un confronto tra i massimi esperti della materia.
SGUARDO SUL MONDO. Il patrimonio culturale dell’Iraq, quello dell’Azerbaigian, Turchia, Marocco, Oman, Siria… sotto la lente delle missioni di scavo italiane all’estero che attraverso le testimonianze dirette degli archeologi raccontano appunto la loro “missione”.
PREMIO GIORNALISTICO. Sarà ancora tourismA a ospitare la prossima edizione del premio GIST ACTA – Archeological & Cultural Tourism Award. Il prestigioso Premio ACTA, giunto alla terza edizione, viene attribuito dal Gruppo Italiano Stampa Turistica a chi, persona fisica o istituzione, favorisce il rispetto, la valorizzazione, la fruizione e la comunicazione dei beni culturali.
SPAZIO LIBRI. Nei tre giorni di “tourismA 26” (27 febbraio – 1° marzo) in Sala 6 presentazioni di libri del settore archeologico-storico-artistico a cura di Massimo Cultraro (Università di Palermo). Sono in programma 42 presentazioni con la partecipazione degli autori e curatori.
OPERATORI TURISTICI INTERNAZIONALI. Torna, venerdì 27 febbraio Buy Cultural Tourism, il 9° workshop B2B del turismo culturale organizzato da Mark PR che ospita un centinaio tra destinazioni, enti del turismo, tour operator, strutture ricettive e agenzie di viaggi specializzate in viaggi culturali. Per la prima volta presenti anche buyer internazionali grazie alla collaborazione con Toscana promozione Turistica e la Fondazione Destination Florence in qualità di Host Destination Partner.
REPORT SUL TURISMO CULTURALE. Vengono presentati in anteprima venerdì 27 febbraio a tourismA i dati del “Report Turismo culturale in Italia 2026 “di The Data Appeal Company, parte del Gruppo Almawave. L’analisi si basa sull’elaborazione di circa 8,6 milioni di contenuti digitali sul turismo culturale in Italia nel 2025 e, per la prima volta, con l’IA integrata nella piattaforma di Data Appeal, capace di leggere e interpretare in tempo reale le recensioni su destinazioni e punti di interesse culturali, individuando temi e sfumature con estrema precisione.
ARCHEO-DIVERTIMENTO. Simulare uno scavo armati di pennello e cazzuola, incidere un cartiglio egizio, realizzare un mosaico romano, scheggiare la pietra o accendere il fuoco come i primitivi, tessere come gli etruschi. È tutto possibile (e gratuito) a tourismA, all’interno dei laboratori pensati per famiglie e bambini.
ALBERTO ANGELA E IL “SUO” CESARE. Chiude la kermesse domenica 1° marzo, alle 16, il noto scrittore e divulgatore televisivo che – nel grande auditorium del Palacongressi – racconterà la sua ultima fatica editoriale: “Cesare. La conquista dell’eternità” (Mondadori). Ingresso libero fino a esaurimento posti.
Verona. Al Centro Polifunzionale di Quinzano al via ciclo di incontri su “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche”, quattro conferenze dedicate alle indagini archeologiche sul territorio di Quinzano. Ecco il programma
Dal 24 febbraio al 26 maggio 2026, alle 20, nella sala “Garonzi” del Centro Polifunzionale, in via Quinzano 24D a Verona, al via ciclo di incontri su “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche”, articolato in quattro conferenze dedicate alle indagini archeologiche sul territorio di Quinzano per offrire un quadro aggiornato e approfondito delle ricerche del passato, in corso e future sulla preistoria dell’area quinzanese, uno dei contesti più significativi per la ricostruzione delle prime fasi di antropizzazione del territorio comunale di Verona. Gli appuntamenti sono promossi dalla Circoscrizione 2ª, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura, i Musei Civici di Verona e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza. Il ciclo di conferenze rappresenta un’occasione di divulgazione scientifica e valorizzazione del patrimonio archeologico locale, favorendo il dialogo tra istituzioni, comunità scientifica e cittadinanza, e restituendo centralità a Quinzano come luogo chiave per la comprensione delle origini più antiche di Verona. Attraverso il contributo di studiosi e ricercatori che hanno dedicato parte significativa delle loro ricerche all’analisi del sito, verranno affrontati temi legati all’insediamento umano nel Neolitico, alle pratiche funerarie, alla cultura materiale e alle più recenti metodologie di analisi applicate ai reperti archeologici e antropologici.
Il programma è stato presentato dal consigliere comunale Pietro Trincanato, su delega dell’assessora alla Cultura Marta Ugolini, insieme ad Andrea Rosignoli soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza; e a Leonardo Latella e Massimo Saracino dei Musei Civici di Verona – museo di Storia Naturale. “Un calendario di appuntamenti di particolare interesse”, evidenzia il consigliere Pietro Trincanato, “che non solo arricchisce gli eventi in programmazione in Circoscrizione 2^ ma è anche la prova tangibile della forza delle collaborazioni, essendo il risultato di un fattivo lavoro di squadra fra istituzioni di ogni livello. Una proposta che mira a valorizzare la storia del nostro territorio da una prospettiva che è assolutamente originale. Siamo abituati a vedere Verona soltanto per la sua monumentalità. Nella realtà c’è tutto un mondo non solo da valorizzare ma anche da scoprire per la straordinaria e bellezza”. “È un’occasione estremamente importante”, sottolinea il soprintendente Andrea Rosignoli, “un momento di restituzione alla cittadinanza e, in particolare, alle comunità locali, perché Quinzano è una delle zone più interessanti dal punto di vista delle ricerche archeologiche paleontologiche. Le ex cave hanno restituito ormai decenni fa dei reperti di notevole interesse, ma anche in tempi molto più recenti, a partire dal 2023, attraverso uno scavo della soprintendenza, sono emersi nuovi resti ancora in fase di studio. Questo ciclo di quattro conferenze, quindi, presenterà le anteprime e i primi risultati. L’aspetto veramente suggestivo è che sembrano essere i resti del primo insediamento stabile del territorio veronese, quindi le origini della città risalenti a circa 7000 anni fa”.
Programma. Martedì 24 febbraio 2026, Nicoletta Martinelli & Massimo Saracino (Musei Civici di Verona – Museo di Storia Naturale), “Dalle cave di Quinzano al progetto VBQ: archeologia e innovazione nella preistoria di Verona”; martedì 3 marzo 2026, Emanuela Cristiani (università “La Sapienza” di Roma) & Irene Dori (soprintendenza ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza), “Vivere a Quinzano durante il Neolitico. Cosa raccontano le ossa”; martedì 31 marzo 2026, Paola Salzani (soprintendenza ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza), “Alle origini di Quinzano: nuovi dati dagli scavi della Soprintendenza Archeologica”; martedì 26 maggio 2026, Marika Ciela (università di Trento), “Tra forme e gesti. Le ceramiche di Quinzano e le comunità neolitiche del Veronese (VI–V millennio a.C.)”.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia “Un peso per Ercole. Nuova luce su un testo etrusco a trent’anni dalla prima edizione” con Valentina Belfiore e Enrico Benelli: secondo incontro della quarta edizione del ciclo “chi (ri)cerca trova. I professionisti si raccontano al museo”
Venerdì 20 febbraio 2026, alle 16, in sala della Fortuna al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, “Un peso per Ercole. Nuova luce su un testo etrusco a trent’anni dalla prima edizione” con Valentina Belfiore e Enrico Benelli, secondo appuntamento della quarta edizione di “CHI (RI)CERCA TROVA”, il ciclo di incontri a cura dei Servizi Educativi che apre il mondo della ricerca alla conoscenza e alla fruizione del grande pubblico. Da gennaio a dicembre 2026, 10 conferenze con esperti e studiosi di diverse discipline che presentano la loro ricerca scientifica e i progetti di studio che vedono il Museo e Villa Giulia grandi protagonisti. Esperienze, indagini, approfondimenti che rendono la ricerca condivisa, partecipata, quindi utile, a beneficio del pubblico di curiosi, studenti e specialisti. Venerdì 20 febbraio 2026 Valentina Belfiore e Enrico Benelli condurranno i partecipanti nel mondo dell’epigrafia etrusca, partendo da un oggetto molto particolare. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it

Peso da stadera con iscrizione estrusca da Cerveteri, conservato nel museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto da Valentina Belfiore, AEQUIPONDIUM ETRUSCUM:
ELEMENTI PER UNA RILETTURA 2., 2024, Giorgio Bretschneider editore)
Un peso per Ercole: il peso da stadera con un’iscrizione etrusca di eccezionale lunghezza (ben dieci linee), ritrovato nel 1996 a Cerveteri, ha posto fin da subito gravi problemi di lettura a causa della forte consunzione di uno dei lati, che ha danneggiato tutta la parte centrale del testo. Una nuova lettura, realizzata con l’uso di sistemi di forte ingrandimento, ha permesso di recuperare completamente le linee perdute, portando nuovi elementi sulle dinamiche che portarono al dono dell’oggetto nel santuario cerite di S. Antonio, dedicato a Hercle. Una volta chiariti i dubbi sulla lettura, il contenuto dell’iscrizione è di grande rilevanza per comprendere alcuni aspetti cultuali e della storia istituzionale di Cerveteri etrusca.






































Commenti recenti