Licata (Ag). Scoperta la matrice di una maschera, probabilmente di Medusa, nella casa 18 dell’area archeologica di Finziade, colonia greca fondata nel 282 a.C., nell’ambito del programma “Finziade project” sostenuto dal parco della Valle dei Templi

La matrice raffigurante Medusa scoperta nella Casa 18 dell’area archeologica di Finziade (Licata) (foto regione siciliana)
Scoperta una matrice di una maschera che probabilmente raffigura Medusa e proviene dallo scavo della Casa 18 nell’area archeologica di Finziade a Licata (Ag). Le attività di scavo e ricerca sono sostenute dal parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento e dal direttore, Roberto Sciarratta, e svolte in convenzione con il Cnr di Catania nel contesto del programma “Finziade project”, di scavo della città ellenistico-romana di Finziade, sul Monte S. Angelo, fondata come colonia greca nel 282 a.C., diretto dagli archeologi Alessio Toscano Raffa per il Cnr-Ispc Catania, e Maria Concetta Parello, con il coordinamento logistico di Rosario Callea, del parco della Valle dei Templi.

L’area archeologica di Finziade su Monte Sant’Angelo a Licata (Ag) (foto regione siciliana)
La Casa 18, di età tardo repubblicana, probabilmente nell’ultima fase di frequentazione, intorno all’inizio del l secolo a.C., venne trasformata in un laboratorio dove si producono per l’appunto anche maschere, di cui sono state trovate diverse matrici.

I labotarori del Finziade project nel castello di Monte Sant’Angelo a Licata (Ag) (foto regione siciliana)
Medusa, sia temuta che venerata, era più di una semplice figura mitica – la sua immagine era profondamente intessuta nella vita quotidiana. Queste maschere sono state probabilmente prodotte in un laboratorio artigianale per vari scopi: come oggetti di scena teatrali nelle rappresentazioni, simboli protettivi nei rituali ed elementi decorativi nelle case e negli spazi pubblici. La scoperta di molteplici stampi conferma che Finziade era un centro di artigianato, dove gli artigiani producevano in serie questi oggetti per uso locale e regionale.
Pertosa (Sa). Iniziata la campagna 2025 di ricerche archeologiche nelle Grotte di Pertosa-Auletta, dove c’è l’unico insediamento palafitticolo sotterraneo d’Europa

Speleo-archeologi impegnati nello scavo all’interno delle Grotte di Pertosa-Auletta (Sa) (foto sabap-sa-av)

È iniziata la campagna 2025 di ricerche archeologiche nelle Grotte di Pertosa-Auletta, nota cavità turistica in provincia di Salerno, riaperta al pubblico – dopo la chiusura invernale – il 14 febbraio 2025. L’attuale cantiere di scavo è stato impiantato a circa 40 metri dall’ingresso in grotta, in un’area particolarmente ricca di reperti e di strutture antiche. Un’équipe specializzata in spelo-archeologia conduce l’esplorazione del deposito stratificato, situato nell’alveo del fiume sotterraneo. Le indagini sono svolte, in regime di concessione ministeriale, dalla Fondazione MIdA – Musei Integrati dell’Ambiente, in accordo con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino. Al progetto scientifico prendono parte anche l’Istituto Centrale per l’Archeologia e il Centro di ricerca speleo-archeologica “Enzo dei Medici”. Collaborano, inoltre, la Società Iren S.p.a., i comuni di Pertosa e Auletta.

Grotte di Pertosa-Auletta (Sa): giacimento archeologico sommerso (foto sabap-sa-av)

Grotte di Pertosa-Auletta (Sa): giacimento archeologico all’asciutto (foto sabap-sa-av)
Il giacimento archeologico presente nell’ampia antegrotta, noto sin dalla fine dell’Ottocento, ha la particolarità di essere generalmente sommerso a causa di una diga eretta a fini di sfruttamento idroelettrico. Per consentire le ricerche, infatti, l’invaso idrico artificiale deve essere completamente svuotato facendo in modo che le acque sotterranee scorrano in condizioni naturali.
La maggiore evidenza archeologica è rappresentata da un’estesa struttura palafitticola datata col radiocarbonio all’età del Bronzo (attorno a 3500 anni fa), che costituisce l’unico insediamento palafitticolo sotterraneo finora noto in Europa. Questo patrimonio straordinario, unito a stratificazioni che coprono un arco temporale di 8.000 anni, rendono le Grotte un sito fondamentale per lo studio delle relazioni uomo-ambiente.
Trento. In via S. Croce, nel cuore della città, a 8 metri di profondità scoperta una necropoli monumentale preromana (prima Età del Ferro, IX-VI a.C.): 200 tombe a incinerazione, con ricchi corredi, segnate da stele funerarie. Parlano i protagonisti di questo intervento di archeologia preventiva

La vicepresidente e assessore provinciale alla Cultura deal Provincia di Trento, Francesca Gerosa, in sopralluogo alla necropoli preromana scoperta in via Santa Croce a Trento (foto provincia tn)
A 8 metri di profondità, rispetto all’attuale quota di via Santa Croce, nel cuore di Trento, ben al di sotto dei livelli di frequentazione storica, medievale e di epoca romana, è stata scoperta una necropoli monumentale di epoca preromana, rimasta perfettamente conservata attraverso i millenni grazie agli episodi alluvionali che hanno sigillato il deposito archeologico. L’eccezionale ritrovamento, che consentirà di riscrivere la storia della città, è avvenuto a seguito dell’attività di tutela preventiva condotta dall’Ufficio beni archeologici dell’UMSt soprintendenza per i Beni e le Attività culturali della Provincia autonoma di Trento in occasione dei lavori di restauro e riqualificazione di un edifico storico. Le ricerche archeologiche, tuttora in corso di svolgimento, hanno consentito di mettere in luce 200 tombe, complete di prestigiosi corredi, caratterizzate dal rito della cremazione indiretta, che rappresentano soltanto una parte di quelle potenzialmente conservate nel sottosuolo ancora da indagare.
“Una scoperta incredibile, che ci mostra una nuova storia della città di Trento, non più quindi solo come città romana”, commenta la vicepresidente e assessore provinciale alla cultura Francesca Gerosa. “Sappiamo come sia importante l’impegno di ricerca e di tutela del patrimonio delle nostre radici, e questo è previsto dalle leggi e dalla Costituzione, ma indipendentemente da questo non vogliamo sottrarci e qui si sta lavorando intensamente per riportare alla luce un pezzo di storia sconosciuta per la città. I lavori procedono, ma c’è ancora tutta un’intera area da monitorare per poi valutare quali azioni intraprendere, anche riguardo ai tantissimi oggetti rinvenuti e che sono già oggetto di restauro, come lo saranno anche i ritrovamenti successivi. Stiamo lavorando ricordando che serve sempre un equilibrio per contemperare gli interessi di tutela del patrimonio archeologico, con quelli comprensibili dello sviluppo urbano”.

L’assessore Francesca Gerosa e il soprintendente Franco Marzatico sullo scavo della necropoli preromana di via Santa Croce a Trento (foto provincia tn)
La scoperta della necropoli monumentale di via Santa Croce a Trento apre nuovi scenari e suggestive ipotesi interpretative per la ricerca archeologica, considerata la sua collocazione nel centro storico di Trento e la rarità di questa tipologia di contesti nel territorio dell’arco alpino. Solleva inoltre articolate e complesse problematiche circa le modalità di autorappresentazione in ambito funerario del gruppo sociale di appartenenza di cui, al momento, resta ignoto il contesto insediativo. Le indagini archeologiche sono dirette da Elisabetta Mottes dell’Ufficio beni archeologici della Provincia autonoma di Trento e coordinate sul campo da Michele Bassetti e da Ester Zanichelli di Cora Società Archeologica di Trento e dalla loro equipe di ricerca. Il coordinamento delle operazioni concernenti il restauro dei reperti mobili si deve a Susanna Fruet dell’Ufficio beni archeologici e a Chiara Maggioni di Cora Società Archeologica per l’attività di microscavo e recupero dei vasi ossuari.
“Questa veramente è una scoperta straordinaria per la nostra città e di assoluta rilevanza”, sottolinea Mottes. “Vediamo quello che resta di una necropoli monumentale della prima Età del Ferro, quindi del primo millennio a.C., che si colloca tra il IX e il VI secolo a.C. La caratteristica di questa necropoli, un unicum in ambito alpino, è il fatto che le tombe, che sono tutte a cremazione, sono delimitate sul lato Ovest da stele funerarie. Davanti alla stele funeraria è presente nelle tombe principali una cassetta litica che contiene i resti della terra di rogo, ovvero la cremazione, e sul fondo oggetti di corredo, oggetti di particolare prestigio che possono essere armi o ornamenti, in particolare in bronzo, ma anche con materiali come l’ambra o la pasta vitrea. Al di sopra abbiamo un tumulo che ricopre tutto, e poi spesso delle offerte, in particolare di recipienti ceramici e anche di altri oggetti di ornamento”.

La vicepresidente e assessore provinciale alla Cultura deal Provincia di Trento, Francesca Gerosa, in sopralluogo alla necropoli preromana scoperta in via Santa Croce a Trento (foto provincia tn)
“Nei primi secoli del I millennio a.C.”, spiegano ai Beni archeologici della Provincia, “il paesaggio di quest’area della città era caratterizzato dalla presenza dell’ampio alveo del torrente Fersina solcato da una rete di canali torrentizi che si intrecciavano tra loro, separati da barre sabbiose o ghiaiose a carattere temporaneo. In un’area marginale dell’alveo soggetta a periodiche esondazioni è sorta la necropoli monumentale della quale sono state documentate più fasi di frequentazione nel corso della prima età del Ferro (IX-VI secolo a.C.). Il contesto funerario doveva essere posto tra due canali che si potevano attivare in caso di fenomeni di piena. Gli episodi esondativi, iniziati già nelle fasi di utilizzo della necropoli, hanno sigillato la stratificazione archeologica antica consentendo l’eccezionale conservazione del contesto funerario. Questa circostanza ha permesso di documentare in dettaglio i piani d’uso della necropoli e di ricostruire con precisione le pratiche funerarie della comunità che hanno occupato quest’area nella prima età del Ferro”.
“L’Età del ferro è un periodo di profonde trasformazioni dal punto di vista storico-culturale in tutto il Mediterraneo, nell’arco alpino e oltralpe”, spiega il soprintendente Franco Marzatico. “Fioriscono le grandi civiltà degli Etruschi, dei Fenici, dei Greci e dei Celti. Sono anche i tempi delle prime olimpiadi che si datano tradizionalmente al 776 a.C. e della fondazione di Roma nel 753 a.C. I popoli alpini non sono isolati, intrattengono relazioni e scambi con le genti della pianura Padana in particolare fra il 900-700 a.C., con la zona emiliana, con la fiorente civiltà degli etruschi e di seguito con i Veneti e altre genti delle Alpi. Nell’area archeologica in corso di scavo abbiamo la possibilità di riconoscere l’élite di una società che evidentemente era insediata nella conca di Trento e che rappresentava il suo potere e prestigio attraverso la deposizione di oggetti emblematici del proprio status privilegiato”.

Le stele funerarie in corrispondenza delle tombe a incinerazione, con presenza di cassettine litiche, nella necropoli preromana di via Santa Croce a Trento (foto provincia tn)
La caratteristica principale della necropoli, che la configura come un complesso palinsesto monumentale, è la presenza di stele funerarie infisse verticalmente con funzione di segnacolo che raggiungono i 2,40 m di altezza, organizzate in file subparallele con direzione principale Nord-Sud. Ogni stele delimita a ovest la tomba principale in cassetta litica coperta da una struttura a tumulo, attorno alla quale si sviluppa nel corso del tempo una densa concentrazione di tombe satelliti. La materia prima utilizzata per le stele funerarie proviene dall’area della collina est di Trento, zona più prossima di affioramento dei calcari nodulari giurassici del Rosso Ammonitico Veronese, mentre il calcare-marnoso rosato della Scaglia Rossa è stato impiegato per la realizzazione delle cassette litiche.

Spillone in bronzo dalla necropoli preromana di via Santa Croce a Trento (foto provincia tn)
Lo scavo microstratigrafico delle strutture tombali ha consentito di ricostruire la complessità del rituale funerario. I dati acquisiti dovranno essere implementati da analisi interdisciplinari sui resti antropologici e archeobotanici oltre che dallo studio dei reperti deposti come corredo e offerta. All’interno delle cassette litiche è presente la terra di rogo, una raccolta intenzionale di ossa calcinate poste entro contenitori in materiale deperibile, meno frequentemente in vasi ossuari. Si ipotizza che i resti combusti spesso collocati sopra il corredo personale, fossero avvolti in un tessuto, di cui in alcuni casi si sono conservate le fibre, chiuso con l’ausilio di spilloni o fibule. In alcune tombe la forma dell’accumulo suggerisce la presenza di cassette lignee quadrangolari.

Punta di lancia in bronzo dalla necropoli preromana di via Santa Croce a Trento (foto provincia tn)
I corredi funerari messi in luce risultano particolarmente ricchi e rappresentano gli indicatori per definire identità, ruoli e funzioni del gruppo sociale di appartenenza. Particolarmente significativa è la presenza di reperti in metallo rappresentata da armi e elaborati oggetti di ornamento con inserzioni in ambra e pasta vitrea che attestano l’esistenza di influssi e strette relazioni culturali con gli ambienti italici. Lo studio scientifico del ricco archivio di dati fornito dall’eccezionale necropoli di via Santa Croce sarà effettuato da una équipe di ricerca interdisciplinare che prevede la partecipazione di enti e specialisti di varie istituzioni italiane e straniere.
Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale avviate le indagini archeologiche nella necropoli ellenistica scoperta nel 1932 nel cantiere del MArRC

Indagini archeologiche nella necropoli ellenistica al livello E del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)
Si scava nella necropoli ellenistica del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria sotto gli occhi delle telecamere di Fine Art Produzioni. Sono iniziate lunedì 3 febbraio 2025 le nuove indagini archeologiche nell’area delle tombe ellenistiche al livello E del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Lo scavo interessa quattro sepolture non ancora esplorate e viene condotto con un approccio multidisciplinare, coinvolgendo archeologi, restauratori e antropologi.

La necropoli ellenistica di Rhegion al livello E del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)
La necropoli ellenistica di Piazza De Nava, emersa durante la costruzione del Museo nel 1932, rappresenta una preziosa testimonianza della Rhegion di età ellenistica. Con oltre cento sepolture di diverse tipologie, racconta usi funerari e tradizioni della città tra il IV e il II secolo a.C.

Mauro Italia e Lorenzo Daniele di Fine Art Produzioni seguono le indagini archeologiche nella necropoli ellenistica al livello E del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)
Le ricerche archeologiche proseguono con l’impegno di archeologi e antropologi, affiancati dal team specializzato nella documentazione video e fotografica di Fine Art Produzioni, con Lorenzo Daniele e Mauro Italia.
Rovigo. A Palazzo Roncale, l’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive”: novità sul progetto di ricerca e valorizzazione di alcune aree archeologiche in provincia di Rovigo sostenuto dalla Fondazione Cariparo. Ecco il programma
Sabato 1° febbraio 2025, alle 9, a Palazzo Roncale a Rovigo, la Fondazione Cariparo ospita l’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive” che presenterà risultati e prospettive del progetto di ricerca e valorizzazione di alcune aree archeologiche di grande rilievo situate in provincia di Rovigo. Un progetto ambizioso, sostenuto dalla Fondazione Cariparo, che vede coinvolti la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, l’università di Padova, l’università Sapienza di Roma, l’università Ca’ Foscari di Venezia, la direzione regionale Musei nazionali Veneto, il CPSSAE di Rovigo e il Comune di Ariano nel Polesine. Un intervento che ha un forte valore scientifico e può contribuire alla valorizzazione culturale e turistica di tutta l’area polesana. L’ingresso è gratuito, fino ad esaurimento posti, previa registrazione al seguente link: https://fondazionecariparo.it/…/archeologia-in…/
IL PROGRAMMA. INTRODUZIONE. Alle 9, saluti istituzionali e introduzione alla giornata: Giuseppe Toffoli, vice presidente, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo; Andrea Rosignoli, soprintendente, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza; Daniele Ferrara, direttore, direzione regionale Musei nazionali Veneto. PROGETTI IN CORSO PER L’ARCHEOLOGIA IN POLESINE: 9.30, Paolo Bellintani, Andrea Cardarelli, Wieke De Neef, Paola Salzani, “Progetto Prima Europa – Frattesina e Grignano Polesine”; 9.50, Michele Cupitò, David Vicenzutto, Wieke De Neef, Paola Salzani, “Progetto Prima Europa – Villamarzana”; 10.10, Giovanna Gambacurta, Silvia Paltineri, Giovanna Falezza, “Progetto San Basilio: l’abitato etrusco”; 10.30, Jacopo Bonetto, Caterina Previato, Jacopo Turchetto, Wieke De Neef, Giovanna Falezza, “Progetto San Basilio: il vicus romano”; 10.50, pausa caffè. ARCHEOLOGIA PUBBLICA IN POLESINE: RICERCA E DIVULGAZIONE: 11.20, Raffaele Peretto, “Monitorare il territorio: gruppi archeologici attivi nella ricerca e il ruolo del CPSSAE”; 11.40, Enrico Maragno, “Quarant’anni di ricerche e divulgazione del Gruppo Archeologico di Villadose”; 12.10, Alberta Facchi, Marco Bruni, Maria Letizia Pulcini, “I Musei nazionali e locali: Adria, Fratta Polesine, San Basilio”; 12.30, Chiara Vallini, “Il Museo dei Grandi Fiumi oggi: eredità ed evoluzione”. PRESENTE E FUTURO DELL’ARCHEOLOGIA IN POLESINE: 12.50, Giovanna Falezza, Paola Salzani, “Archeologia in Polesine: dal presente al futuro”. Conclusione lavori.








Missioni di scavo italiane all’estero: il patrimonio culturale dell’Iraq, dell’Azerbaigian, Turchia, Marocco, Oman, raccontato dalla testimonianza diretta degli archeologi responsabili.




“Nuove scoperte archeologiche nel territorio di Castelfranco Emilia” è il titolo della conferenza di presentazione delle scoperte archeologiche effettuate nel territorio di Castelfranco Emilia nel corso degli ultimi 5 anni, promossa dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Bologna e le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara, in stretta sinergia con le imprese archeologiche che hanno condotto i lavori sul campo, e in stretta collaborazione con il museo civico Archeologico “A.C. Simonini” di Castelfranco Emilia. Sabato 1° febbraio 2025, alle 16, in sala polivalente di Santa Maria Assunta in via Crespellani 7 a Castelfranco Emilia (Mo). Evento gratuito con ingresso libero. Verranno illustrati i risultati degli scavi e delle indagini archeologiche condotti in occasione della realizzazione di nuove infrastrutture o costruzioni, sia pubbliche sia private, che hanno dato l’opportunità di approfondire la conoscenza della storia e dell’archeologia di Castelfranco Emilia.
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