archivio | Scoperte archeologiche RSS per la sezione

Esclusivo. Il co-direttore dello scavo del villaggio protostorico di Frattesina (Ro), Paolo Bellintani (Cpssae), traccia un primo bilancio della campagna 2024, nel progetto “Prima Europa”, soffermandosi sulle evidenze archeologiche più interessanti (dai crogioli per la produzione del vetro allo scheletro di neonati di cavallo, dalle fornaci alla capanna), e annunciando quelli che potrebbero essere i più importanti interventi futuri. Se ne parla il 1° febbraio a Rovigo

fratta-polesine_frattesina_campagna-2024_area-di-scavo-sito-protostorico_foto-graziano-tavan

Campagna 2024: l’area di scavo del villaggio protostorico di Frattesina a Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

È stato definito “sito di produzione scambio” con collegamenti tra il Nord Europa e il Mediterraneo orientale, un unicum nell’Europa dei tempi di Ulisse: è il villaggio protostorico di Frattesina a Fratta Polesine (Ro), dove scava l’università Sapienza di Roma, diretto da Andrea Cardarelli e co-diretto da Paolo Bellintani, presidente del Cpssae di Rovigo, nell’ambito del progetto “Prima Europa. La protostoria del Medio Polesine”, coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, e finanziato dalla fondazione Cariparo. Proprio Paolo Bellintani, per archeologiavocidalpassato.com, traccia un primo bilancio della campagna 2024, si sofferma su alcune evidenze archeologiche particolarmente significative, come la fornace (già individuata nel 2023), una nuova fornace, i frammenti di crogiolo per la produzione del vetro (e questa di Frattesina – sottolinea Bellintani – “è la prima produzione vetraria sistematica d’Europa”), una capanna, e l’eccezionale ritrovamento dello scheletro intero di un neonato di cavallo. E poi annuncia quelli che potrebbero essere i più importanti interventi futuri (a cominciare dall’asportazione della fornace per la sua musealizzazione), se il progetto verrà nuovamente finanziato. Di tutto questo si parlerà sabato 1° febbraio 2025, a Palazzo Roncade a Rovigo, dalle 9, nell’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso novità prospettive”.

“Quest’anno (2024, ndr)”, spiega Bellintani, “avevamo in programma un approfondimento di quello che avevamo già visto l’anno scorso: abbiamo visto strutture abitative e strutture produttive del centro di produzione e scambio di Frattesina di Fratta Polesine.

fratta-polesine_frattesina_campagna-2024_capanna_foto-graziano-tavan

Campagna 2024: veduta d’insieme della capanna nel villaggio protostorico di Frattesina di Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

“In particolare abbiamo allargato lo scavo verso Est per ricomprendere all’interno dell’area di ricerca una struttura, un’abitazione, una capanna che l’anno scorso vedevamo solo a metà. Quest’anno siamo riusciti a scoprirla completamente. E quindi abbiamo in buona parte terminato le operazioni di ripulitura della superficie pavimentale. Abbiamo individuato delle buche di palo che contornavano la capanna che sono le uniche testimonianze degli alzati che ci rimangono. Abbiamo anche completato lo scavo di una struttura in legno carbonizzato che si trova nella parte Nord, antistante la capanna che probabilmente o è la parete nord crollata o una piattaforma già in piano al momento dell’incendio di questa capanna che è rimasta lì, e si sono conservati i carboni abbastanza bene.

fratta-polesine_frattesina_campagna-2024_fornace_foto-graziano-tavan

Campagna 2024: la fornace (la “fornacetta” negli scavi 2023, ndr) e dell’area antistante nel sito protostorico di Frattesina di Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

“Altra cosa importante, emersa l’anno scorso – continua Bellintani -, è la fornace per la produzione del vetro. Volevamo quest’anno tentare di strappare la fornace, di portarla intera in museo a Fratta per la sua musealizzazione. Ma il clima non è stato clemente in maniera sufficiente. Ci ha rallentato un po’ nei lavori. Abbiamo però aperto tutta la parte antistante, siamo arrivati sul piano d’uso in cui si facevano le lavorazioni relative a questa fornace. Qui si vedono ancora in scavo i frammenti di alcuni crogioli per la lavorazione del vetro. Sulla superficie interna di uno di questi crogioli si vede che conserva ancora le tracce del vetro che è rimasto aderente, incollato alla superficie interna. E di questi frammenti ce ne sono parecchi. L’idea – da verificare ancora – è che tutta l’area circostante la fornace fosse un’area di produzione, probabilmente già produzione di vetro primario, vetro grezzo, e poi successivamente di lavorazione che veniva effettuata in crogiolo”.

Prima di entrare nel merito della campagna 2024 a Frattesina di Fratta Polesine (Ro), Paolo Bellintani ragguaglia su enti e istituzioni coinvolte nel progetto “Prima Europa” di cui fa parte lo scavo di Frattesina. “Gli scavi di Fratta Polesine – ricorda Bellintani – rientrano nel progetto “Prima Europa. La protostoria del Medio Polesine”, progetto avviato nel 2022 grazie a un accordo di collaborazione tra la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza che coordina un gruppo di lavoro costituito dall’università la Sapienza di Roma che ha la direzione dello scavo nella persona di Andrea Cardarelli, e la co-direzione di Paolo Bellintani come presidente del Cpssae – Centro polesano di studi storici archeologici ed etnografici di Rovigo. Del progetto in generale fanno parte anche ovviamente l’università di Padova che ha lo scavo diretto da Michele Cupitò a Villamarzana. E abbiamo anche varie collaborazioni in questo progetto a partire in particolare dal museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine che coordina un po’ tutto l’aspetto della comunicazione. Collaboriamo anche con diverse università. Sempre con l’università di Padova: per la parte archeometrica Ivana Angelini ci dà una mano moltissimo per quello che riguarda le ambre, i vetri e in parte anche i metalli. E il progetto Geodap (GEOarchaeology of DAily Practices: extracting bronze age lifeways from the domestic stratigraphic record) diretto dal professor Cristiano Nicosia di Geoscienze, sempre di Padova, per le analisi micro-morfologiche e sedimentologiche. E poi collaborazioni con l’università di Bamberg, in particolare con Wieke De Neef, per il rilievo magnetometrico effettuato su tutta l’area dello scavo di Frattesina, ma anche di Villamarzana, e tra poco riprenderemo anche la magnetometria sul terzo sito di questo progetto che è quello di Campestrin di Grignano Polesine, il sito della lavorazione dell’ambra, contemporaneo alle prima fasi di Frattesina. E ricordo anche, sempre per quanto riguarda lo scavo di Frattesina il Comune di Fratta Polesine che ci sta dando una grandissima mano fin dall’inizio delle campagne di scavo; l’associazione il Manegium che ci offre i suoi spazi nel museo Etnografico per fare attività di laboratorio, lo stoccaggio dei materiali e il primo il primo trattamento dei materiali stessi, materiali che poi finiscono – almeno temporaneamente – come immagazzinamento nel museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, altro ente che collabora con noi sia per quanto riguarda lo scavo di Frattesina che per i materiali di Campestrin di Grignano Polesine. Il progetto – conclude Bellintani – è stato finanziato per il 2022-2024 dalla Fondazione Cariparo – cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che ha anche annunciato la possibilità concreta di poter rifinanziare anche per gli anni successivi la continuazione tanto del progetto “Prima Europa. Protostoria del Medio Polesine” quanto l’altro progetto, sempre finanziato da Cariparo, e che vede le università di Padova e di Venezia sul campo, e riguarda gli scavi di San Basilio di Ariano Polesine”.

“Novità di quest’anno (2024, ndr) – spiega Bellintani – è una struttura piro-tecnologica, una struttura cioè dedicata ad attività a fuoco – che non sappiamo se sia un semplice focolare o un’altra fornace. Lo stiamo aprendo, lo stiamo scavando, e ha delle caratteristiche che un po’ assomigliano alla fornace precedente, ma altre che invece se ne differenziano”.

“La fornace in sè non è una novità – ricorda Bellintani – perché l’avevamo già scavata l’anno scorso (era stata definita fornacetta, ndr) quando avevamo tolto tutti gli elementi della volta crollati all’interno che adesso sono conservati al museo di Rovigo per un sotto-progetto che prevede la ricostruzione virtuale – o fisica se ci riusciamo – di tutta quanta la struttura che verrà speriamo musealizzata nel museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine. La novità è che abbiamo aperto tutta l’area antistante l’imboccatura della fornace, e pian piano abbiamo trovato sulla superficie di uso della fornace tutta una serie di piccoli di elementi di scarti di lavorazione di vetro e, venendo più verso Sud, abbiamo continuato a trovare frammenti di crogioli per la lavorazione del vetro”.

Giulia di Giambernardino (Sapienza università di Roma) illustra i crogioli: lei che è stata un po’ la protagonista dello scavo di quest’area dove ha individuato questi reperti in particolare: “Dopo aver asportato l’us 1009 – ricorda di Giamberdino – che era caratterizzata da questi legnetti mineralizzati, abbiamo notato subito una colorazione bluastra-verdognola che ci ha fatto capire di doverci fermare ed essere un po’ più delicati. Quindi ci siamo resi conto subito di esserci trovati di fronte a quelli che sembravano essere frammenti di crogiolo adatti alla lavorazione del vetro”.

fratta-polesine_frattesina_campagna-2024_frammento-crogiolo_foto-graziano-tavan

Campagna 2024: dettaglio di frammento di crogiolo con tracce di vetro dallo scavo di Frattesina di fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

Se ne vede uno che conserva ancora la ceramica e la spalmatura di vetro che aderisce alla superficie interna. Vicino c’è una zona che non è ancora stata asportata in cui si può notare anche in questo caso un frammento di crogiolo che mostra sempre tracce della spalmatura di vetro. Interviene Bellintani: “Sul terreno ce ne sono parecchi di frammenti di crogiolo. Molti sono ancora in corso di scavo. L’idea è che un po’ tutta l’area probabilmente fosse in parte dedicata a diversi gradi di lavorazione, dalla produzione del vetro primario alla lavorazione del vetro, la sua colorazione, e poi la produzione di perle che sono il maggior prodotto. Le perle sono il prodotto principale di questa industria che, ricordo, come già detto nel 2023, è la prima produzione vetraria sistematica d’Europa”.

“Quest’anno – come detto, spiega Bellintani – abbiamo aperto un ulteriore settore verso Est per vedere i imiti orientali di una delle strutture che erano già emerse nello scavo del 2023. Si vedono bene le travi in orizzontale che possono essere interpretate o come la parete Nord della capanna crollata e rimasta molto ben conservata anche se combusta, carbonizzata, oppure come una struttura a terra, una piattaforma antistante la capanna. Dietro la piattaforma, quello che si vede più chiaro è il battuto pavimentale che adesso abbiamo scoperto integralmente e che delimita, individua un’area abbastanza vasta di 7-8 metri per 5-6 di una struttura probabilmente di tipo abitativo”.

Tra le evidenze della campagna 2024 c’è lo scheletro di un cavallo scavato da Matteo Cianfoni, archeo-zoologo dell’università La Sapienza di Roma che spiega: “Si tratta di un equide neonato, lo sappiamo perché ha le saldature delle epifisi confuse, la dentatura da latte, e apparentemente non era in un taglio ma sembra comunque sia stato avvolto in un tessuto, un qualche materiale deperibile che lo conteneva.

fratta-polesine_frattesina_campagna-2024_scheletro-cavallo_foto-graziano-tavan

Campagna 2024: l’eccezionale ritrovamento dello scheletro integro di un neonato di cavallo nello scavo di Frattesina di Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

“Un ritrovamento abbastanza particolare – continua Cianfoni – perché i cavalli sono pochissimi in abitato, non utilizzati per l’alimentazione ma utilizzati per la cavalcatura, alcuni per il traino, ma sono comunque uno status symbol, e quindi una deposizione di un individuo neonato in abitato è una scoperta abbastanza eccezionale. Il cavallo è rannicchiato sul lato sinistro, si vede la mandibola con i denti. Il cranio purtroppo è un po’ imploso a causa della pressione della terra. Si vedono gli arti inferiori, il bacino, la zampa posteriore, la scapola, radio, omero, l’altra scapola e le vertebre. La testa guarda verso Nord come se fosse appoggiato sul suo lato posteriore. La percentuale di cavalli nelle faune rinvenute in questo tipo di abitati è. Stanno sotto l’1%”. Bellintani: “Questo per dare l’idea dell’eccezionalità del rinvenimento, soprattutto nel fatto che è un individuo intero. Il cavallo – come si diceva prima – era un elemento particolare nella fauna locale e uno status symbol destinato forse eccezionalmente anche all’alimentazione, ma soprattutto per la cavalcatura o per il tiro di carri”.

“Prospettive per quanto riguarda il sito di Frattesina? Se ci sarà il finanziamento con la possibilità di proseguire lo scavo – spiega Bellintani – ovviamente quello che dovremo fare innanzitutto – che ci promettevamo di fare quest’anno e non è stato possibile – sarà l’asportazione della fornace per poterla musealizzare. È un reperto unico cui stiamo dedicando particolare attenzione. Ma non meno importante è la prosecuzione almeno in quest’area di scavo per arrivare all’impianto delle strutture che stiano scavando che vede almeno un metro ancora di stratigrafia da esplorare. Quindi tante altre cose che stanno dando molte soddisfazioni perché grazie alla teleosservazione prima, e poi alla magnetometria, abbiamo individuato un’area di scavo che è sia un quartiere abitativo che anche una zona di produzione artigianale che è la caratteristica principale di questo sito che chiamiamo “sito di produzione scambio” perché legato a una rete di scambi veramente vastissima che va dal Nord Europa al Mediterraneo orientale e che fa di Frattesina un unicum, un sito eccezionale nell’Europa dei tempi di Ulisse”.

Siena. All’università per Stranieri il convegno internazionale “Oltre il Bronzo: comunità in trasformazione e mobilità nello scavo del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni”, in presenza e on line: due giorni di confronto con ottanta relatori che analizzano le nuove scoperte

siena_unistrasi_convegno-oltre-il-bronzo_locandina

Il 29 e 30 gennaio 2025, in presenza nell’aula magna Virginia Woolf dell’università per Stranieri di Siena, in piazza Carlo Rosselli, e in streaming su http://live.unistrasi.it, il convegno internazionale “Oltre il Bronzo: comunità in trasformazione e mobilità nello scavo del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni”, organizzato dall’università per Stranieri di Siena dedicato alla presentazione delle nuove ricerche intraprese attorno agli scavi archeologici al Bagno Grande. Oltre ottanta relatori, distribuiti in sessioni interdisciplinari e in una grande tavola rotonda finale, analizzeranno le nuove scoperte. Dopo il convegno del 2021 organizzato dalla soprintendenza di Siena, e il convegno “Dentro il Sacro” del 2023, questo nuovo convegno propone un viaggio all’interno della complessità di materiali e contesti restituiti dalle indagini, che parte dai rinvenimenti in bronzo, ma poi spazia dall’acqua termo-minerale, al paesaggio e all’ambiente antico, alle comunità di ieri e di oggi legate al Bagno Grande. Il convegno anticipa l’uscita del terzo volume di pubblicazione scientifica dei risultati dello scavo, prevista per maggio 2025.

PROGRAMMA 29 GENNAIO 2025. Alle 10, saluti istituzionali: il rettore Tomaso Montanari, la sindaca di San Casciano dei Bagni Agnese Carletti, il capo dipartimento per la Tutela del Patrimonio culturale Luigi La Rocca e il direttore generale musei Massimo Osanna. SESSIONE 1: modera Giuseppe Sassatelli. 11, Jacopo Tabolli, “Oltre il bronzo. Per una stratigrafia della ricerca in corso”; 11.20, Emanuele Mariotti, “Bagno Grande 2023-2024: nuovi dati e contesti dalle campagne di scavo”; 11.40, Ada Salvi, “Infanzia sacra: ancora sulle rappresentazioni di bambini e fanciulli nel santuario di Bagno Grande”; 12, Adriano Maggiani, “Il dono di Arnth Fastntru, chiusino”; 12.20, Massimiliano Papini, “Tra ritratti e corpi a metà: le nuove scoperte in bronzo”; 12.40, Gian Luca Gregori, “Le iscrizioni latine su votivi in bronzo, altari, lamine”; pranzo. SESSIONE 2: modera Laura M. Michetti. 15, Mattia Bischeri, “Novità dai bronzetti a figura umana dal Bagno Grande”; 15.20, Marco Pacifici, “Sentirsi a pezzi: nuovi ex voto anatomici dal Bagno Grande”; 15.40, Barbara Arbeid, “Bestiario sancascianese, aggiornato. Una rassicurante presenza e molte striscianti sorprese”; 16, Jacopo Tabolli, “I doni in oro e altri gioielli preziosi”; 16.20, Giacomo Pardini, Federico Carbone, “Ritrovamenti e offerte monetali dal santuario del Bagno Grande”; coffee break. SESSIONE 3: modera Daniele F. Maras. 17.20, Marta Della Seta, Michele Delchiaro, Marco Giardini, Francesca Gori, Lucrezia Masci, Marco Petitta, Laura Sadori, “L’acqua termo-minerale, tra contesto geologico e ambiente al Bagno Grande”; 17.40, Angela Trentacoste, “Oltre il tempio: i resti faunistici dell’area del Bagno Grande”; 18, Edoardo Vanni, “Geografie termali. Quando il monopolio dell’acqua calda diventa ‘fonte’ di potere”; 18.20, Fulvio Cozza, “L’archeologia nella memoria culturale di San Casciano dei Bagni”. Concerto Quartetto Sincronie; cena.

PROGRAMMA 30 GENNAIO 2025. SESSIONE 4: modera Alessandra Piergrossi. Alle 9, Helga Maiorana, Barbara Lepri, Alessandro Vierucci, Claudia Petrini, Francesca Grassi, “Reperti ceramici e non solo. Nuovi dati crono-tipologici…”; 9.20, Chiara Fermo, Valentina De Simone, Caterina Rocchi, Martino Tosi, Ginevra Ghelli, Carmine De Mizio, Maria Vittoria Riccomini, “…Ancora sui reperti ceramici. Dati contestuali e aspetti di ritualità”; 9.40, Fabio Giorgio Cavallero, “Arae sacrae per il santuario di San Casciano dei Bagni”; 10, Alessandra Fortini, Francesca Grassi, “Dopo l’antichità al Bagno Grande”; coffe break. SESSIONE 5: modera Maddalena Bassani. 10.45, Wilma Basilissi, Laura Rivaroli, “La conservazione e il restauro dei bronzi dalla vasca sacra: da atto critico a prassi operativa”; 11.05, Teresa Bruni, Juri Agresti, Daniele Ciofini, Lorenzo Marzini, Andrea Azeglio Mencaglia, Salvatore Siano, “Il contributo della spettroscopia laser e infrarossa all’interpretazione diagnostica e archeometallurgica”; 11.25, Paolo Piccardo, Roberto Spotorno, Flavia Boragina, Matilde Pedemonte, “Il colore dei bronzi: dalla scelta delle leghe, alla resistenza alla corrosione”; 11.45, Marco Giamello, Fabrizio Antonelli, Mauro Brilli, Sonia Mugnaini, Marco Gozzi, Alessandro Terrosi, Andrea Scala, “Analisi materiche sull’Apollo Sauroctono in marmo. Stato dell’arte”; 12.05, Jannette J. Lucejko, Mauro Buonincontri, “Nel cuore del legno: analisi morfologica e chimica dei reperti del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni”; 12.25, Beatrice Demarchi, Caterina Carlotta Koukzelas, Maria Codlin, “Studio paleoproteomico delle uova di Bagno Grande di San Casciano dei Bagni: primi risultati, spunti metodologici e prospettive future”; pranzo. 15.30, TAVOLA ROTONDA: modera Jacopo Tabolli. Interverranno le autrici e gli autori dei vari contributi e con loro dialogheranno Laura Ambrosini, Ilaria Benetti, Luca Cappuccini, Gabriele Carpentiero, Maria Anna De Lucia Brolli, Cesare Felici, Giulio Paolucci, Marina Piranomonte; Lisa Rosselli, Stefano Rebeggiani; coffee break.

Taranto. Prorogata la mostra “Recuperati dagli abissi. Il relitto alto-arcaico del Canale d’Otranto” nell’ex Convento di Sant’Antonio a Taranto, sede della soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo con i resti del carico del relitto del VII sec. a.C. scoperto a 780 metri di profondità

taranto_soprintendenza-patrimonio-subacqueo_mostra-recuperati-dagli-abissi_locandina

Locandina della mostra “Recuperati dagli abissi. Il relitto alto-arcaico del canale di Otranto” all’ex convento di Sant’Antonio di Taranto

Prorogata fino al 28 marzo 2025 la mostra “Recuperati dagli abissi. Il relitto alto-arcaico del Canale d’Otranto” nell’ex Convento di Sant’Antonio a Taranto, sede della soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, con i resti del carico di un’imbarcazione datata ai primi decenni del VII sec. a.C., naufragata nel Canale d’Otranto a 22 miglia dalla costa, e rinvenuti durante i lavori per l’installazione del gasdotto TAP tra le coste albanesi e quelle italiane, a circa 780 metri di profondità nel 2021 (vedi Relitto del Canale di Otranto a 780 metri di profondità: i primi reperti studiati confermano che è un ritrovamento unico, che racconta le fasi più antiche del commercio mediterraneo agli albori della Magna Grecia. Franceschini: più fondi all’archeologia subacquea e si recuperi tutto il carico naufragato | archeologiavocidalpassato).

taranto_patrimonio-subacqueo_mostra-recuperati-dagli-abissi_allestimento_foto-patrimonio-subacqueo

L’allestimento della la mostra “Recuperati dagli abissi. Il relitto alto-arcaico del Canale d’Otranto” nell’ex Convento di Sant’Antonio a Taranto, sede della soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo (foto patrimonio subacqueo)

La mostra “Recuperati dagli abissi. Il relitto alto-arcaico del Canale d’Otranto” è stata aperta al pubblico il 20 giugno 2023, e quasi un anno dopo è stato presentato il catalogo a cura di Barbara Davidde (vedi Napoli. All’università L’Orientale il prof. Valentino Nizzo presenta il libro “Recuperati dagli abissi: Il relitto alto-arcaico del Canale d’Otranto” di Barbara Davidde. In presenza e on-line | archeologiavocidalpassato). Il sito archeologico subacqueo consiste nei resti del naufragio di un’antica imbarcazione datata ai primi decenni del VII sec. a.C., naufragata con il suo carico nel Canale d’Otranto a 22 miglia dalla costa, a 780 metri di profondità. Esso è stato individuato nel corso delle attività di archeologia preventiva messe in campo negli anni 2018-2019 dall’allora soprintendenza ABAP per le province di Brindisi Lecce e Taranto, preliminari alla posa in opera della condotta sottomarina del gasdotto TAP e ha visto l’utilizzo di tecnologie innovative utilizzate in ambito industriale.

libro-recuperati-dagli-abissi_copertina

Copertina del libro “Recuperati dagli Abissi. Il relitto alto-arcaico del Canale d’Otranto”

Il libro, curato dall’allora soprintendente Barbara Davidde Petriaggi, accoglie saggi dedicati alla storia e all’archeologia della Magna Grecia, con particolare riferimento alle rotte e ai commerci transmarini in età alto-arcaica. Vi sono ospitati, inoltre, i risultati delle analisi scientifiche condotte sul vasellame di manifattura corinzia e sul loro contenuto (vino e olive, attestate dai noccioli rinvenuti all’interno delle anfore) e i dati relativi al restauro e allo studio dei reperti archeologici recuperati, costituiti da contenitori da trasporto, quali pithoi, anfore, brocche e ceramica fine da mensa (skyphoi). Una parte del volume è dedicata all’analisi dei metodi e degli strumenti utilizzati per l’esplorazione dei siti archeologici sommersi, al recupero dei manufatti archeologici in alto fondale e all’uso delle nuove tecnologie per lo studio e la valorizzazione del patrimonio culturale subacqueo. Questo ritrovamento colma un vuoto nella documentazione dei relitti greci di età alto-arcaica attestati fino ad oggi nel Mediterraneo e getta nuova luce sui contatti che si irradiavano dalla Grecia, Corinto in particolare, verso le coste della Puglia.

San Casciano dei Bagni (Si). Rai Cultura presenta in anteprima il trailer del film “Oltre il bronzo, lo scavo di San Casciano dei Bagni” di Brigida Gullo ed Eugenio Farioli Vecchioli, seconda puntata di “Italia, Viaggio nella Bellezza” con gli eccezionali risultati della campagna 2024: dal serpente agatodemone in bronzo alle uova di gallina, dagli ex voto in foglia d’oro alle statue in bronzo, dalle monete alle iscrizioni etrusche e latine

Screenshot

San Casciano dei Bagni, scavi 2024: vasca sacra, recupero del serpente agatodemone in bronzo (foto ludovico salerno / SABAP-SI – Comune San Casciano – Unistrasi)

A dicembre 2024, alla presentazione dei risultati della campagna di scavi 2024 nel Bagno Grande a San Casciano dei Bagni (Si), che non ha certo deluso le aspettative, era stato annunciato che sarebbe stato tutto raccontato nella puntata del programma di Rai Storia “Italia, viaggio nella Bellezza”, dal titolo “Oltre il bronzo, lo scavo di San Casciano dei Bagni” e firmata da Brigida Gullo ed Eugenio Farioli Vecchioli, in onda su Rai Storia a febbraio 2025 (vedi San Casciano dei Bagni (Si). Dal serpente agatodemone in bronzo alle uova di gallina, dagli ex voto in foglia d’oro alle statue in bronzo, dalle monete alle iscrizioni etrusche e latine: presentati gli eccezionali risultati della campagna 2024 nella vasca grande del santuario etrusco e romano del Bagno Grande: in febbraio li vedremo su Rai Cultura seconda puntata di “Italia, Viaggio nella Bellezza” | archeologiavocidalpassato).

La Rai conferma che a febbraio 2025, su Rai Storia, andrà in onda la nuova puntata del programma “Italia, viaggio nella Bellezza”, dedicata al Santuario termale etrusco e romano. E presenta in anteprima in trailer del nuovo speciale Rai Cultura. “Oltre il bronzo, lo scavo di San Casciano dei Bagni” racconta le nuove scoperte e i nuovi filoni della ricerca, sempre più interdisciplinare, che sta ricostruendo con sempre maggiori dettagli il passato sacro di questo meraviglioso paesaggio termale, a partire dalle nuove statue in bronzo: dai corpi femminili e maschili, tra cui una bellissima figura in preghiera, alcuni lasciati come dono nella loro metà esatta, fusa con la precisione di un taglio chirurgico, agli animali, come una serie di serpenti bronzei di forme e dimensioni diverse, come un serpente barbuto e crestato, lungo quasi un metro. È quello che gli antichi chiamavano agatodèmone, lo spirito buono e profetico della sorgente incarnato in un corpo di rettile. Non solo oggetti in bronzo, ma anche dei preziosissimi materiali organici perfettamente conservati. Centinaia di uova deposte nell’acqua. E ritrovate nel fango. Alcune intatte. Ciò che di più raro possa emergere da uno scavo, segno tangibile di un dono che forse allude anch’esso alle capacità generatrici della vasca sacra.

rovereto_RAM-film-festival-2024_regista-brigida-gullo_foto-graziano-tavan

La regista Brigida Gullo con il premio Cinema archeologico del RAM film festival 2024 assegnato dalla giuria tecnica per il film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni” (foto graziano tavan)

Il film “Oltre il bronzo, lo scavo di San Casciano dei Bagni” segue quello del 2023 “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni” che alla 35.ma edizione del RAM film festival di Rovereto, nell’ottobre 2024, ha fatto il pieno di consensi conquistando il premio RAM film festival assegnato dal pubblico e il premio della sezione Cinema Archeologico assegnato dalla giuria tecnica con la motivazione: un film ben strutturato e di buon ritmo, che ripercorre vividamente la vicenda di un ritrovamento archeologico eccezionale, quello dei bronzi di San Casciano ai Bagni in Toscana, e lo contestualizza mettendolo in relazione con il tessuto storico, geografico e sociale del territorio. La narrazione procede chiara e fluida, comunicando al pubblico con genuina empatia lo stupito entusiasmo di chi, con le mani nel fango, riporta alla luce tesori di inestimabile valore, in grado di raccontare la storia, lunga otto secoli, di un antico santuario, della fede e della spiritualità di chi lo frequentava e di un territorio plasmato dal profondo legame fra il sacro, le acque e la natura. “È un premio di cui sono orgogliosa”, aveva commentato a caldo la regista Brigida Gullo ad archeologiavocidalpassato.com con il premio Cinema archeologico del RAM film festival 2024, “e che condivido insieme al regista Eugenio Farioli Vecchioli con cui abbiamo portato avanti questo lavoro”. 

Bologna. Al museo civico Archeologico la conferenza “Da Capo Nord all’Egitto. Il viaggiatore e diplomatico Giuseppe Acerbi” dell’archeologa Daniela Picchi in occasione della mostra “ARTICO Viaggio interattivo al Polo Nord”

bologna_archeologico_il-viaggiatore-e-diplomatico-giuseppe-acerbi_foto-bologna-musei

Ritratto del viaggiatore e diplomatico Giuseppe Acerbi (foto bologna musei)

bologna_archeologico_mostra-viaggio-interattivo-al-polo-nord_locandina

Cosa unisce l’Egitto a Capo Nord e a Mantova? Lo racconta l’archeologa Daniela Picchi in occasione della mostra “ARTICO Viaggio interattivo al Polo Nord” (visitabile fino al 2 marzo 2025) nella conferenza “Da Capo Nord all’Egitto. Il viaggiatore e diplomatico Giuseppe Acerbi”. Appuntamento sabato 25 gennaio 2025, alle 17, al museo civico Archeologico di Bologna. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Un appuntamento alla scoperta della poliedrica figura di Giuseppe Acerbi, esploratore, diplomatico, naturalista, collezionista, il cui lascito di antichità egiziane è tuttora conservato al museo MACA (Mantova Collezioni Antiche) di Mantova.

Esclusivo. Il direttore dello scavo del sito protostorico di Villamarzana (Ro), prof. Michele Cupitò (unipd), traccia un primo bilancio della campagna 2024, nel progetto “Prima Europa”, soffermandosi sulle evidenze archeologiche più interessanti, e guardando a quelli che potrebbero essere gli esiti di una futura, quanto auspicabile, campagna di scavo. Se ne parla il 1° febbraio a Rovigo

villamarzana_sito-protostorico_campagna-2024_veduta-generale_foto-graziano-tavan

Sito protostorico di Villamarzana (Ro): campagna di scavo 2024. Veduta generale (foto graziano tavan)

Lo scavo 2024 del sito protostorico di Villamarzana (Ro), diretto dal prof. Michele Cupitò dell’università di Padova, e il coordinamento della soprintendenza Abap di Verona Rovigo e Vicenza, giunto al secondo e ultimo anno del progetto “Prima Europa” finanziato dalla Fondazione Cariparo, sarà uno dei temi affrontati sabato 1° febbraio 2025, a partire dalle 9, a Palazzo Roncale di Rovigo nell’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive”. La seconda campagna di scavo a Villamarzana ha delineato meglio la natura del sito protostorico, che doveva essere un insediamento di tipo produttivo (forse del bronzo): un piccolo quartiere artigianale forse legato a delle abitazioni di un certo livello sociale, tutte ancora da scavare, con evidenti rapporti con l’Italia sud-orientale, la Puglia in particolare, a conferma che in questa fase del Bronzo finale quest’area del Polesine era tutt’altro che in crisi. A tracciare un primo bilancio della campagna di scavo 2024, soffermandosi sulle evidenze archeologiche più interessanti, e guardando a quelli che potrebbero essere gli esiti di una futura, quanto auspicabile, campagna di scavo, è lo stesso prof. Cupitò in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.

“Oggi (30 settembre 2024, ndr) – spiega il prof. Michel Cupitò – si apre l’ultima settimana di scavo nel sito di Villamarzana, del secondo e ultimo anno del progetto Prima Europa, che è finanziato dalla fondazione Cariparo. L’università di Padova quest’anno (2024, ndr) – come era nelle prospettive – ha ampliato l’area di scavo sulla base di quelle che erano state le evidenze identificate lo scorso anno. L’obiettivo era in particolare quello di cercare di comprendere e mettere in luce una struttura che si era ipotizzato essere di tipo abitativo identificata lo scorso anno. Proprio per questa ragione la superficie dello scavo è stata triplicata rispetto all’anno scorso.

 

villamarzana_sito-protostorico_campagna-2024_fase-di-scavoa_foto-drm-ven

Sito protostorico di Villamarzana (Ro): fase di scavo nella campagna 2024 (foto drm-ven)

“I depositi archeologici – continua Cupitò – sono stati in parte troncati dalle arature. Però la situazione si è rivelata migliore rispetto a quello che immaginavamo. Il lembo di struttura che avevamo identificato nel 2023 si è rivelata essere una struttura di grandi dimensioni, un edificio plurifase cioè con più fasi strutturate, con realizzazione di cordoli per delimitare l’area – probabilmente degli alzati che alloggiavano in buche di palo – e molte strutture pirotecnologiche nelle quali veniva usato il fuoco. In particolare una grande struttura che potrebbe – il condizionale è d’obbligo perché le analisi di laboratorio devono ancora venire – essere utilizzata per la lavorazione del bronzo.

villamarzana_sito-protostorico_campagna-2024_stratigrafia_foto-graziano-tavan

Sito protostorico di Villamarzana (Ro): stratigrafia evidenziata nella campagna 2024 (foto graziano tavan)

“Quindi – conclude Cupitò – il bilancio è assolutamente positivo. Nel senso che abbiamo tutti i dati per ricostruire una piccola parte di questo settore dell’insediamento. Si conferma la regolarità dell’impianto e quello che è forse è il fatto più interessante in generale è che non ci troviamo a scavare un’area abitativa in senso proprio, cioè domestica come invece avevamo ipotizzato nel 2023, ma più probabilmente un’area di tipo produttivo forse del bronzo, come dicevo, ma possibilmente legata anche ad altre attività che andremo a indagare. Quindi un piccolo quartiere artigianale che forse era legato a delle strutture domestiche, quindi a delle abitazioni di un certo livello, perché abbiamo identificato anche quest’anno frammenti di ceramica protogeometrica che provengono o comunque dichiarano importanti contatti tra questo settore e l’Italia meridionale attraverso l’Adriatico. Quindi due strutture abitative che grazie alle prospezioni magnetometriche possiamo ipotizzare siano nella zona settentrionale che non abbiamo ancora identificato”.

“Questo è quello che tecnicamente si dice un vespaio”, spiega il prof. Michele Cupitò -, una struttura quadrangolare di circa 2,5 metri per 1,5 metri di lato, realizzata in questo modo: una sorta di sottofondo di blocchetti di argilla e impasti cotti bruciati, e poi al di sopra una stesura di frammenti ceramici, realizzata appositamente in modo molto regolare.

villamarzana_sito-protostorico_campagna-2024_vespaio_foto-graziano-tavan

Sito protostorico di Villamarzana (Ro): il cd vespaio nella campagna 2024 (foto graziano tavan)

Questa struttura per ora non mostra particolari confronti, quindi per ora è un unicum, la cui funzione dobbiamo ancora capire, ma sicuramente era una struttura legata alle attività artigianali. Una struttura complessa perché, come si può vedere, era chiusa, delimitata da buche di palo. Ci sono anche tracce di un’assicella di legno combusta. Quindi una struttura delimitata da buche di palo che o era coperta o comunque contenuta in questo apprestamento che sul lato Nord-Ovest presentava delle buche di palo che proseguivano oltre e quasi sembrano delimitare quest’area rispetto a quella fossa che ormai è stata scavata, che possiamo ipotizzare sia una clay-pit, cioè un pozzetto per il recupero di materiale argilloso per stesure, per alzati… quello che è interessante è che aveva uno scarico di materiali sulla sponda, tra questi materiali è stata trovata un’importante forma di fusione di un oggetto che è molto documentato nel Polesine, cioè le palette con innesto a cannone. Il dato è particolarmente importante perché da un lato ci conferma che quest’area che stiamo scavando si colloca cronologicamente all’interno del Bronzo finale, in una fase avanzata del X secolo. Nello stesso tempo questa presenza ci conferma che questa tipologia di strumenti che sono molto documentati nei ripostigli di Frattesina, per esempio, dove però sono più antichi, delle prime fasi del pieno Bronzo finale, continua a essere prodotta in questo territorio, in quest’area fino appunto alla fine del X secolo. E questo conferma anche l’importanza che in questa fase, che in qualche modo si era ritenuta essere una fase di crisi – ma in realtà credo che non lo sia affatto – il polo polesano è ancora un’area importante per la lavorazione, l’approvvigionamento e la circolazione del metallo.

villamarzana_sito-protostorico_campagna-2024_rilievo-planimetrico_foto-drm-ven

Sito protostorico di Villamarzana (Ro): rilievo planimetrico nella campagna 2024 (foto drm-ven)

“Un’altra evidenza straordinaria – che avevamo già identificato nel 2023 ma che quest’anno ha visto un incremento consistente sul piano quantitativo – sono i frammenti di ceramica protogeometrica, cioè ceramica che non ha relazioni con gli aspetti culturali indigeni ma che rimanda chiaramente a produzioni dell’Italia sud-orientale, in particolare la Puglia. Si tratta della cosiddetta ceramica figulina, cioè molto depurata, forse fatta al tornio – questo aspetto è ancora da indagare –, e con una decorazione dipinta. Quindi qualcosa di estremamente raffinato e un bene di lusso naturalmente. E questo – conclude Cupitò – è importante perché denota chiaramente dei rapporti tra il Polesine e, attraverso le rotte adriatiche, l’Italia sud-orientale, in un momento nel quale le relazioni con il mondo egeo orientale si sono interrotte, ma chiaramente l’Adriatico rimaneva un mare molto molto frequentato. Non più frequentato da egei e levantini, ma frequentato dalle popolazioni rivierasche delle coste centro-meridionali dell’Italia e forse anche della opposta sponda”.

“Questo secondo anno di attività di scavo a Villamarzana – spiega il prof. Michele Cupitò – ha aperto una nuovissima prospettiva per la comprensione di questo territorio anche perché per la prima volta si è aperta una finestra su queste fasi avanzate del Bronzo finale che fino a oggi sono state quelle meno indagate, meno conosciute perché per ragioni varie, non da ultimo per il fatto che, per quanto noto nell’importante sito di Frattesina, i livelli archeologici riferiti a queste fasi avanzate sono poco conservati a causa naturalmente delle attività agricole. Quindi lo scavo di Villamarzana condotto dall’università di Padova col coordinamento della soprintendenza ha aggiunto un tassello davvero importante per la storia del Medio Polesine e per la protostoria dell’Italia settentrionale e dell’Italia in senso generale; e ovviamente perché abbiamo parlato di rapporti adriatici, di relazioni con l’area alpina.

villamarzana_sito-protostorico_campagna-2024_allievi-unipd_foto-graziano-tavan

Sito protostorico di Villamarzana (Ro): allievi dell’università di Padova impegnati nella campagna 2024 (foto graziano tavan)

“Col 2024 – ricorda Cupitò – si conclude questo segmento del progetto. Però non dovrebbe fermarsi un po’ per la complessità della stratigrafia, un po’ perché è importante sottolineare che questo è uno scavo di ricerca, naturalmente, ma anche uno scavo che mira a preparare giovani studenti al fine di farli diventare giovani studiosi. Quindi è uno scavo che vuole creare anche le figure che in un futuro porteranno avanti le indagini. Infatti lo scavo qui a Villamarzana è portato avanti con studenti dell’università di Padova di tuti i gradi, dal primo anno della triennale fino al dottorato di ricerca. Ovviamente anche con dei collaboratori che hanno già oltrepassato questo limite e sono ormai dei professionisti. Non potremo quindi esaurire tutte le domande. Porteremo a casa la quantità maggiore di dati, e sicuramente ci faremo – anche alla luce delle analisi di laboratorio – un quadro molto più chiaro ma ovviamente quello che c’è ancora da capire è molto, soprattutto sarebbe necessario tornare su questo scavo per concludere veramente l’analisi stratigrafica in tutti i settori. E poi, proprio perché ci troviamo in una situazione di area artigianale, di area produttiva, sarebbe necessario espandere lo scavo probabilmente verso Nord per comprendere come funzionava quest’area produttiva non solo dal punto di vista tecnico – cioè che cosa ci si faceva – ma chi ci lavorava, da chi veniva gestita. Abbiamo l’idea che a Nord possano esserci le tracce, forse anche più conservate, perché andando verso Nord la stratigrafia sembra meno toccata dagli interventi agricoli, di due edifici di grandi dimensioni che potrebbero essere due case di livello elevato in termini sociali che forse gestivano queste produzioni. Quindi la ricostruzione proprio di un quadro più organico.

villamarzana_sito-protostorico_campagna-2024_sopralluogo-sabap-bruno-salzani-rossignoli-cupitò_foto-drm-ven

Sito protostorico di Villamarzana (Ro): sopralluogo Sabap nella campagna 2024. Da sinistra, le archeologhe Brunella Bruno e Paola Salzani e il soprintendente Andrea Rosignoli con il prof. Michele Cupitò (foto drm-ven)

“L’auspicio, la mia speranza – conclude Cupitò – è quindi che la Fondazione Cariparo possa prendere in considerazione la possibilità in un futuro di rifinanziare o comunque contribuire ancora economicamente allo scavo proprio per queste finalità di ricerca, di comprensione migliore di questo segmento molto importante della storia del Polesine che è forse quello ancora meno noto”.

San Marzano del Sarno (Sa). In sala consiliare la “Le necropoli di San Marzano del Sarno tra Età del Ferro e Orientalizzante” con Raffaella Bonaudo, soprintendente ABAP di Salerno e Avellino del ciclo di incontri promossi dal Comune con l’associazione internazionale Amici di Pompei

san-marzano-sul-sarno_aula-consiliare_incontro-la-necropoli-di-san-marzano_bonaudo_locandina

raffaella-bonaudo_sabap-sa-av

Raffaella Bonaudo, soprintendente ABAP di Salerno e Avellino

Venerdì 24 gennaio 2025, alle 18, nell’aula consiliare di San Marzano sul Sarno (Sa), in piazza Umberto I 2, la conferenza “Le necropoli di San Marzano del Sarno tra Età del Ferro e Orientalizzante” con Raffaella Bonaudo, soprintendente ABAP di Salerno e Avellino, secondo incontro del ciclo di conferenze, voluto dal Comune di San Marzano sul Sarno (Sa), con la collaborazione dell’associazione Internazionale Amici di Pompei ETS, per approfondire la storia e l’archeologia della valle del Sarno e, in particolare, del territorio di San Marzano. Dopo i saluti istituzionali del sindaco di San Marzano sul Sarno Andrea Annunziata, introduce il professore Luca Cerchiai dell’università di Salerno.

san-marzano-sul-sarno_museo-Valle-del-Sarno_T.232_carretto_foto-drm-cam

Carretto miniaturistico in bronzo (seconda metà del IX secolo a.C.) proveniente dalla tomba 232, maschile di alto rango, rinvenuta a San Marzano sul Sarno (Sa) conservato al museo della Valle del Sarno (foto drm-cam)

L’importanza dell’archeologia della Valle del Sarno, tra Età del Ferro e Orientalizzante, è stata messa in luce da Patrizia Gastaldi in una serie di contributi degli inizi degli anni ’80 del secolo scorso, che hanno sistematizzato interventi di scavo archeologico effettuati nei territori di San Marzano e San Valentino Torio nel decennio precedente. Da questi si comprende l’assetto dei territori interni della piana campana, in un momento storico particolarmente critico durante il quale le spinte da Nord degli Etruschi e l’insediamento dei Greci lungo le coste imponevano una ristrutturazione complessiva delle dinamiche di relazione tra le differenti componenti. Dopo la sistemazione della documentazione archeologica, elaborata nel 2001 da Marisa De Spagnolis, sono mancati studi organici che tenessero conto dell’aumento delle conoscenze derivante dalle indagini archeologiche che, benché limitate a interventi di piccole dimensioni, hanno continuato ad essere condotte nel territorio. L’incremento delle attività edilizie in relazione con le successive fasi di approvazione dei piani urbanistici dei due comuni negli ultimi anni hanno portato alla luce nuovi contesti archeologici che contribuiscono a chiarire e arricchire il quadro il quadro già delineato da Patrizia Gastaldi per l’ideologia funeraria di queste comunità.

san-marzano-sul-sarno_museo-Valle-del-Sarno_Le-sale-espositive-al-primo-piano_foto-drm-cam

Una delle sale al primo piano del museo delal Valle del Sarno, in cui sono esposti e ricostruiti i corredi tombali delle necropoli Valle del Sarno (foto drm-cam)

La relazione di Raffaella Bonaudo proverà a mettere a fuoco quanto è stato possibile recuperare grazie ai nuovi interventi di scavo in termini di quantità della documentazione, chiarendo la distribuzione delle evidenze, laddove possibile per fasi cronologiche, e in termini di qualità delle attestazioni rispetto a produzioni e tipologie. Nel corso dell’intervento, una parte sarà dedicata anche alle modalità con cui la Soprintendenza effettua la propria tutela su questi territori, in attesa di acquisire nuovi elementi dal prossimo restauro dei materiali.

Roma. Eccezionale scoperta nella Domus Aurea: trovato un lingotto di blu egizio insieme a pigmenti di ocra gialla e di terra rossa. La reggia di Nerone svela la natura dei suoi colori. Importante contributo alla conoscenza dell’uso del blu egizio nel Rinascimento come nel Trionfo di Galatea di Raffaello

roma_domus-aurea_lingotto-di-blu-egizio_foto-PArCo-simona-murrone

Il lingotto di blu egizio (15 cm per 2,4 kg di peso) scoperto nell’ambiente 9 della Domus Aurea (foto simona murrone / PArCo)

roma_domus-aurea_particolare-anfora-con-ocra-gialla-in-fase-di-scavo_foto-PArCo

Particolare dell’anfora con ocra gialla in fase di scavo scoperta nella Domus Aurea (foto PArCo)

roma_domus-aurea-Vasche-di-lavorazione_foto-PArCo

Veduta d’insieme delle vasche di lavorazione (viste da Sud) presenti nell’ambiente 9 della Domus Aurea (foto PArCo)

Ocra gialla, terra rossa e soprattutto un lingotto di blu egizio: la reggia di Nerone svela la natura dei suoi colori. La Domus Aurea continua a sorprendere e restituisce una eccezionale scoperta legata alle botteghe che lavorarono agli affreschi della monumentale residenza voluta dall’imperatore Nerone. Durante le recenti indagini archeologiche sono state infatti individuate due vasche in uso durante le fasi di cantiere del palazzo sia per spegnere la calce sia per conservare e lavorare i pigmenti colorati da usare nelle decorazioni parietali. Tra i pigmenti ritrovati e sottoposti ad analisi microscopiche e spettroscopiche per individuarne la composizione chimica e mineralogica, spicca la presenza di ocra gialla all’interno di un’anfora, di vasetti contenenti pigmenti con toni del rosso, come il realgar e la terra rossa, e soprattutto di un eccezionale lingotto del preziosissimo blu egizio pronto per essere macinato. La rarità del ritrovamento è dovuta alle notevoli dimensioni del lingotto (un’altezza di 15 cm e un peso di 2,4 Kg), dato che il pigmento solitamente viene trovato solo in polvere o sotto forma di piccole sfere, come testimoniato dalle scoperte effettuate soprattutto a Pompei.  Il blu egizio è un pigmento che non esiste in natura, ma viene prodotto artificialmente cuocendo, ad una temperatura molto elevata, una miscela di silice, rocce calcaree, minerali contenenti rame e carbonato di sodio. Il procedimento per la sua preparazione viene descritto da Vitruvio nella sua opera De Architectura (VII, 11). Il ritrovamento a Roma, in ambito imperiale, di un nucleo così cospicuo di blu egizio conferma ancora una volta la raffinatezza e l’altissima specializzazione delle maestranze che operano nelle decorazioni del palazzo, con l’uso di pigmenti ricercati e costosi.

roma_domus-aurea_macro-del-lingotto-di-blu-egizio_foto-PArCo-simona-murrone

Macro del lingotto di blu egizio scoperto nell’ambiente 9 della Domus Aurea (foto simona murrone / PArCo)

Conosciuto e usato almeno dalla metà del III millennio in Egitto e in Mesopotamia, si diffonde poi nel Mediterraneo antico. Nel mondo romano è impiegato nelle decorazioni pittoriche da solo o associato ad altri pigmenti per realizzare specifiche varietà cromatiche e ricercati effetti di luminosità. Viene ad esempio usato per rendere una tonalità più fredda per l’incarnato delle figure, per realizzare il chiaroscuro nei panneggi delle vesti o, ancora, per dare lucentezza agli occhi. Uno dei maggiori centri di produzione ed esportazione è Alessandria d’Egitto; recenti scoperte ne hanno tuttavia individuati altri in territorio italico, come a Cuma, Literno e Pozzuoli, quest’ultima già ricordata da Vitruvio come luogo famoso per una produzione di eccellenza. A Pompei le testimonianze sono essenzialmente legate alla lavorazione e all’uso del pigmento in contesti di lusso.

roma_domus-aurea_planimetraia-generale-del-padiglione_in-giallo-ambiente-9_foto-PArCo

Planimetria generale del padiglione della Domus Aurea, in evidenza ambiente 9 in cui sono state individuate le due vasche (foto PArCo)

roma_domus-aurea_ortofoto-ambiente-9-settore-ovest-con-le-due-vasche-a-fine-scavo_foto-PArCo

Ortofoto dell’ambiente 9, nel settore occidentale della Domus Aurea: sono visibili le due vasche al termine dello scavo archeologico (foto PArCo)

Lo studio dei contesti e dei materiali di questo settore della Domus Aurea, ancora in corso, potrebbe aggiungere un importante contributo alla conoscenza dell’uso del pigmento anche nel Rinascimento, come nel Trionfo di Galatea di Raffaello. Il brillante blu egizio unisce quindi, a distanza di secoli, i pittori che decorarono il palazzo e i pittori che, con stupore ed emozione, lo riscoprirono nel Rinascimento. “Il fascino trasmesso dalla profondità del blu di questo pigmento è incredibile”, commenta Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. “La Domus Aurea ancora una volta emoziona e restituisce la brillantezza dei colori utilizzati dai pittori che abilmente decorarono la stanze di questo prezioso e raffinato palazzo imperiale”.

Nocera (Sa). Il cantiere per la realizzazione del metanodotto Snam ha portato alla luce un patrimonio archeologico di eccezionale valore dall’età del Bronzo alla tarda antichità

default

Evidenze archeologiche nel cantiere del metanodotto Snam a Nocera (Sa) (foto sabap-sa-av)

Scoperte archeologiche in occasione dei lavori del Metanodotto SNAM. Durante i lavori di potenziamento del metanodotto Snam “Diramazione Nocera-Cava dei Tirreni”, condotti nei comuni di Nocera Superiore, Nocera Inferiore, Roccapiemonte e Castel San Giorgio e conclusisi nel mese di novembre 2024, è venuto infatti alla luce un patrimonio archeologico di eccezionale valore che va dall’età del Bronzo alla tarda antichità. Le indagini archeologiche, durate circa due anni, sono state eseguite sul campo da SoGEArch srls sotto la direzione scientifica della soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino ed in sinergia con Snam, Comis Srl e CEM Srl.

KODAK Digital Still Camera

Impronte dell’età del Bronzo, di origine antropica e faunistica, rinvenute nei pressi del torrente Casarzano (foto sabap-sa-av)

Tra le scoperte più significative spiccano le impronte dell’età del Bronzo, di origine antropica e faunistica, rinvenute nei pressi del torrente Casarzano. Queste tracce, impresse nei depositi piroclastici delle eruzioni del Somma-Vesuvio, offrono una testimonianza toccante della drammatica fuga degli abitanti di fronte alla furia del vulcano. L’area ha continuato ad essere abitata anche nei secoli successivi. Tra la fine dell’età del Bronzo e gli inizi dell’età del Ferro (1200/1150-900 a.C. circa), un villaggio con capanne di forma absidata si estendeva su questo territorio.

nocera_sabap_cantiere-metanodotto-snam_ceramiche-miniaturistiche_foto-sabap-sa-av

Ceramiche miniaturistiche di età romana, probabili ex voto, dal santuario extraurbano nei pressi di Nuceria Alfaterna (foto sabap-sa-av)

Un santuario extraurbano, databile preliminarmente tra il III-II sec. a.C., localizzato in prossimità di Nuceria Alfaterna, lungo un’importante arteria viaria, è stato portato parzialmente in luce. Tra i numerosi reperti rinvenuti spiccano manufatti ceramici miniaturistici, probabilmente offerti come ex voto. Risalenti al periodo romano, i resti di due complessi monumentali, verosimilmente ville rustiche, dedicate alla produzione agricola. La presenza di solchi di aratro, individuati in diversi punti dell’area, testimonia la coltivazione intensiva dei campi.

nocera_sabap_cantiere-metanodotto-snam_strada_foto-sabap-sa-av

Tracce di sreada antica dal cantiere del metanodotto Snam a Nocera (Sa) (foto sabap-sa-av)

Le ricerche hanno inoltre permesso di ricostruire la rete viaria che collegava Nuceria al territorio circostante. Le oltre 40 strade indagate – alcune realizzate semplicemente in terra battuta, altre più strutturate e spesso segnate dai solchi dei carri – rivelano un mondo di connessioni che hanno plasmato la vita della città nel corso dei secoli.

default

Sepolture di età romana emerse nel cantiere del metanodotto Snam a Nocera (Sa) (foto sabap-sa-av)

Al periodo del passaggio tra l’età romana e la tarda antichità risale un gruppo di sepolture realizzate in fosse rivestite e coperte con lastroni di tufo, alcuni dei quali decorati con incisioni, appartenenti prevalentemente a bambini accompagnati da corredi essenziali. Un altro gruppo di tombe occupa gli spazi di una delle ville rustiche romane, a dimostrazione di come gli antichi edifici venissero riutilizzati con nuove funzioni.

nocera_sabap_cantiere-metanodotto-snam_tomba-età-romana-con-sarcofago_foto-sabap-sa-av

Monumentale sepolcro con sarcofago dal cantiere del metanodotto Snam a Nocera (Sa) (foto sabap-sa-av)

In quest’area si osserva una coesistenza di riti cristiani e pagani come testimonia un monumentale sepolcro con sarcofago, probabilmente appartenuto a un personaggio di alto rango. Ai suoi piedi, una piccola struttura interrata potrebbe essere un Martyrium, un luogo di culto dedicato ai martiri. La frequentazione del territorio prosegue nella tarda antichità, periodo al quale risalgono le “longhouse”, grandi capanne che, per forma e tecnica costruttiva, ricordano le abitazioni protostoriche. Questo ritorno a modelli abitativi del passato, probabilmente dovuto a cambiamenti socio-economici, testimonia la capacità di adattamento delle comunità umane di fronte alle trasformazioni.

Montebelluna (Tv). Al museo civico “Ciak si gira! I veneti antichi vanno in scena”, visita guidata interattiva alla mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” che le archeologhe protagoniste descrivono per aecheologiavocidalpassato.com

montebelluna_archeologico_mostra-fabulae_cantiere-di-scavo_foto-mcsna

“Ciak si gira! I veneti antichi vanno in scena”, visita guidata interattiva alla mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” (foto mcsnam)

Siete pronti a trasformarvi in veri attori? Domenica 19 gennaio 2025 va in scena “Ciak si gira! I veneti antichi vanno in scena”, visita guidata interattiva alla mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” con conclusione ad effetto scenico in cui tutti troveranno la loro “parte”. Attività a pagamento, su prenotazione. Visite guidate in partenza alle 15, 16, 17. Per tutti, dai 6 anni. Per info e prenotazioni: info@museomontebelluna.it, tel. 0423617479. Fino al 31 agosto 2025 le due situle figurate, scoperte una nel 2002 e l’altra nel 2012 nella necropoli preromana di via Cima Mandria di Posmon di Montebelluna (Tv), dopo un lungo e impegnativo restauro, sono le protagoniste della mostra “Fabulae. Le situle raccontano i Veneti antichi”, frutto della sinergia interistituzionale tra Comune di Montebelluna, con il suo museo civico, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso, e direzione regionale Musei nazionali Veneto a cui fa capo il museo nazionale Atestino. A realizzarla non un curatore ma un intero comitato scientifico interdisciplinare dove ognuno degli esperti ha portato le proprie competenze (vedi Montebelluna (Tv). Aperta al museo di Storia naturale e Archeologia la mostra “Fabulae. Le situle raccontano i Veneti antichi”, con protagoniste le due situle figurate scoperte a Posmon che tornano a casa. Gli interventi ufficiali all’inaugurazione | archeologiavocidalpassato).

montebelluna_archeologico_mostra-fabulae_inaugurazione_sala-situle_foto-graziano-tavan

Mostra “Fabulae” al museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (Tv): la sala delle situle (foto graziano tavan)

montebelluna_archeologico_mostra-FABULAE_inaugurazione_locandina

La mostra “Fabulae” è articolata in 6 sezioni. 1, Tracce: Gli scavi archeologici. Il terreno sotto di noi conserva tracce che ci consentono di ripercorrere momenti della nostra storia, antica e recente. Lo scavo archeologico stratigrafico recupera queste tracce e ne conserva le relazioni cronologiche, concettuali e funzionali. 2, Suoni: I battiti del tempo. Un progetto di sound design per allestire la sezione con un suono che diventa spazio e tempo. Un invito all’ascolto, alla scoperta dell’antico mondo delle due situle attraverso suoni evocati dalle loro immagini straordinarie. 3, Situle. Le situle in bronzo sono “secchi” di lusso utilizzati dagli antichi Veneti per contenere bevande di pregio (probabilmente vino), ma alla fine del loro utilizzo venivano impiegati come vasi-ossuario. La mostra presenta la “vita” di questi oggetti straordinari. 4, Fabulae: L’Arte delle situle. Le fabulae rappresentate sulle due situle sfruttano il potere delle immagini per raccontare la splendida vita degli antichi signori Veneti, mettendone in risalto il sistema di valori: discendenza, ricchezza, potere, forza, generale considerazione. 5, Ombre: Il mondo dei morti. Con la morte, la luminosa vita delle situle svanisce nel regno delle ombre. Il fuoco del rogo funebre segna il distacco definitivo tra i vivi e i morti, accompagnato da un rituale con regole ben codificate dalla società degli antichi Veneti. 6, Archeolab: L’archeologia oggi. L’archeologia oggi serve per dare valore al passato, farlo vivere nel presente e creare nei cittadini senso di appartenenza, di cura e prospettiva sul futuro. In questo spazio dinamico chiunque troverà tanto da fare tra legalità, partecipazione e creatività. E allora conosciamo meglio la mostra attraverso la voce delle protagoniste per archeologiavocidalpassato.com.

montebelluna_archeologico_mostra-fabulae_baracca-cantiere_foto-graziano-tavan

La baracca-cantiere della ditta Malvestio che ha realizzato gli scavi a Posmon ricostruita nella mostra “Fabulae” al museo civico di Montebelluna (foto graziano tavan)

“La mostra Fabulae: le situle raccontano i Veneti antichi”, spiega Emanuela Gilli, conservatrice archeologa del museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna, “in realtà non si limita alle sole situle che sono un po’ la punta dell’iceberg di una realtà archeologica importantissima qui a Montebelluna che è quella della necropoli di Posmon e che ha restituito tantissimi materiali e che è stata presa in mano e studiata proprio grazie alla mostra. Questo è un po’ l’obiettivo e quindi le due situle hanno come contesto una selezione di materiali trovati nella necropoli che viene descritta, raccontata anche in maniera molto concreta per gli scavi che sono stati effettuati, e con uno stile allestitivo molto contemporaneo. Abbiamo ricostruito una baracca-cantiere della ditta Malvestio che ha realizzato gli scavi negli anni 2000-2002 e poi anche nel 2012, che sono quelli in cui sono state trovate le due situle. Il percorso si snoda nel racconto di questa necropoli, poi l’attenzione si focalizza sulle situle, ma alla fine c’è uno spazio molto ampio che abbiamo chiamato Archeolab dove ognuno praticamente può ritrovare se stesso, i suoi interessi e collegare tutto quello che ha visto con la propria realtà quotidiana, e dove c’è uno spazio per l’arte, uno spazio per la partecipazione attiva per la tutela del territorio, e spazio poi per una riflessione sulla cultura della legalità, che è un po’ l’obiettivo di tutto il lavoro nostro del museo”.

montebelluna_archeologico_mostra-fabulae_mappa-posmon_foto-graziano-tavan

L’area della necropoli di Posmon con la localizzazione delle tombe che hanno restituito le due situle in mostra al museo civico di Montebelluna (foto graziano tavan)

“Questa mostra è importante per Montebelluna”, assicura Carla Pirazzini, funzionario archeologo responsabile delle zone di Este e di Montebelluna per la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Βelluno, Padova e Treviso, “perché restituisce finalmente alla cittadinanza alcuni reperti straordinari. Vengono esposte le due situle di bronzo figurate trovate nel 2002 e mel 2012 nel corso degli scavi con il loro contesto e con il corredo di un nucleo di tombe omogeneo che proviene dalla località Posmon”.

“La mostra è stata organizzata dal museo di Montebelluna insieme alla soprintendenza competente per territorio e alla direzione regionale Musei nazionali del Veneto”, interviene Benedetta Prosdocimi, direttrice del museo nazionale Atestino. “Nel mio caso, rappresento il museo nazionale Atestino che ha prestato alcuni reperti e ha collaborato anche facendo una sorta di anteprima di questa mostra ad Este tra il marzo e l’agosto 2024. La mostra è molto importante perché è un modo per far conoscere ai cittadini di Montebelluna e naturalmente anche a quanti vorranno venire fino a qui non solo le due splendide situle ma anche il contesto da cui queste provengono, cioè la necropoli di Posmon, una delle necropoli protostoriche del centro di Montebelluna. La mostra è stata anche un’occasione per riprendere in mano lo studio di tutti questi contesti e cercare confronti anche con il resto del mondo Veneto, cercare paralleli ed eventuali differenze, specificità locali nel contesto del mondo veneto e dell’arte delle situle in generale. Ed è per questo che si è scelto di portare qui anche alcuni reperti da Este e un pezzo dal museo di Lubiana”.

montebelluna_archeologico_situla-tb-244_da-necropoli-di-posmon_foto-sabap-ve-met

La situla di Montebelluna scoperta nel 2002 nella tomba 244 della necropoli di Posmon e conservata al museo civico di Montebelluna (foto sabap-ve-met)

montebelluna_archeologico_mostra-fabulae_situla-1-2002_grafuica-donna-incinta-e-con-fusaiola_foto-graziano-tavan

Grafica dalla situla della Tomba 244 con due donne, una di fronte all’altra: entrambe hanno la conocchia con fusaiola, e una è incinta (foto graziano tavan)

“La prima situla esposta in questa mostra”, sottolinea Angela Ruta, già direttrice del museo nazionale Atestino, “è stata ritrovata nel 2002 e fa parte di una tomba – la 244 – della necropoli di Posmon. La situla purtroppo è molto corrosa e quindi non è facile ricostruire la storia che vi è raccontata. Rispetto all’altra situla, quella della tomba 5, ha una caratteristica: la situla della tomba 5 rappresenta il conflitto territoriale, mentre questa della 244 rappresenta la festa, il matrimonio, l’unione, perché il racconto inizia con un corteo di carri con dei signori seduti, e subito abbiamo due particolarità. La prima è che dietro un carro c’è un prigioniero legato, l’altra è che su una biga compare una coppia. Ed è la prima volta che la donna è ritratta a fianco del personaggio maschile. Poi nella fascia mediana c’è tutta una serie di scene di festa con una scena musicale, una scena di libagione, e – qui viene il bello – una scena di accoppiamento amoroso molto realistica, come è usanza però sull’arte delle situle. Ma la sorpresa, la novità, è la scena successiva, perché dopo l’accoppiamento sul materasso ondulato si vedono due donne, una di fronte all’altra, entrambe impugnano una grande conocchia e dalla conocchia pende il fuso con la fusaiola, e già questa è una novità per l’arte delle situle del Veneto, della Slovenia, etc. Ma cosa sorprendente una delle due donne è in attesa, nel senso che ha il ventre prominente e la cintura bassa. Ecco sicuramente si pensa subito per associazione di idee alla situla dell’Alpago dove alle scene amorose – anche un po’ trasgressive alcune – segue invece il parto. Qui non abbiamo il parto abbiamo la gravidanza rappresentata. E anche questa è una novità stupefacente. Non avevamo niente del genere. Poi nella fascia inferiore invece sono scene di ambientazione: la caccia, la natura più consueta”.

montebelluna_archeologico_mostra-fabulae_situla-2-2012_foto-graziano-tavan

La situla proveniente dalla tomba 5 della necropoli di Posmon scoperta nel 2012 ed esposta al museo civico di Montebelluna (foto graziano tavan)

“La mostra racconta due storie incentrate su due situle decorate rinvenute entrambe a Montebelluna”, spiega Giovanna Gambacurta, professore associato di Etruscologia ed Antichità italiche all’università Ca’ Foscari di Venezia: “una con una storia più legata forse alla storia della famiglia, alla generazione di queste famiglie “aristocratiche”; l’altra legata invece a una storia molto territoriale, forse anche una sorta di avventura sul territorio o di forma di controllo del territorio. In particolare questa seconda situla (scoperta nel 2012 nella tomba 5 della necropoli di Posmon) ha una figurazione “guerriera”, molto maschile. Non ci sono figure femminili nella situla. È una delle poche situle in cui non compaiono figure femminili. La decorazione è divisa in tre registri. Nel registro più alto compare una cerimonia, una sfilata di carattere civile: si capisce che è avvenuto qualcosa di importante che va celebrato. Nel secondo c’è una sfilata di armati. Nel terzo c’è una scena di caccia che potrebbe alludere anche a forme di scontro sul territorio proprio lungo i confini per la proprietà, il possesso, il controllo dei territori di caccia”.