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Mozia (Tp). Al penultimo giorno della campagna della missione dell’università di Palermo la grande scoperta di una statua greca all’interno del Ceramico: una figura femminile con chitone e himation, priva della parte superiore del torso e della testa. A 46 anni dal rinvenimento del Giovinetto, Mozia stupisce ancora

La statua greca di fanciulla scoperta nel Ceramico di Mozia dalla missione dell’università di Palermo (foto unipa)

Quando dalla terra è cominciato ad affiorare l’elegante panneggio che copriva la gamba destra che accenna un movimento leggermente in avanti, per il team della missione archeologica dell’università di Palermo che opera sull’isola di Mozia, in provincia di Trapani, è corso un brivido: già quei pochi elementi riportati in luce erano bastati agli archeologi per capire che erano davanti a una grande scoperta. E il prosieguo dello scavo all’interno del “Ceramico” di Mozia (Area K), una delle più grandi officine ceramiche puniche del Mediterraneo centrale, e che fu scenario dell’ultima disperata difesa di Mozia contro l’assedio di Dionisio di Siracusa nel 397 a.C., ha confermato le aspettative: ecco la parte inferiore della statua di una giovinetta. La statua è alta 72 centimetri, incluso il piccolo piedistallo su cui poggia i piedi. Ma La frattura del torso non è accidentale ma determinata tecnicamente dal taglio della pietra, poiché era assemblata da almeno due blocchi, come confermato dalla presenza di due fori con i resti di tenoni metallici sulla superficie del taglio.

La statua greca di donna scoperta a Mozia dalla missione dell’università di Palermo diretta da Paola Sconzo (foto unipa)

A quarantasei anni di distanza dal rinvenimento del famoso Giovinetto, la missione archeologica dell’università di Palermo a Mozia, su concessione della soprintendenza dei Beni culturali di Trapani, ha celebrato la fine della campagna con la scoperta di una nuova meraviglia: il penultimo giorno di scavo la terra ha infatti restituito questa statua marmorea di straordinaria fattura. Nonostante se ne conservi solo la metà inferiore, l’iconografia e lo stile sono ben leggibili: si tratta stavolta di una figura femminile realizzata verosimilmente da maestranze greche e inquadrabile nell’ambito della statuaria tardo-arcaica.

Il team della missione UniPa a Mozia esulta per la scoperta della statua di donna (foto unipa)

“Questo ritrovamento”, dice l’assessore regionale ai Beni culturali e identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, “conferma l’importanza del lavoro di ricerca e tutela che portiamo avanti ogni giorno. Una scoperta importante che testimonia, ancora una volta, quanto la Sicilia sia stata nei secoli un crocevia di civiltà, ma soprattutto quanto l’isola continui a restituirci testimonianze preziose che meritano di essere conosciute e condivise”.

Una fase dello scavo della statua greca di donna a Mozia (foto unipa)

La statua greca, una figura femminile in posa incedente, abbigliata con chitone e himation, priva della parte superiore del torso e della testa, giaceva in posizione orizzontale sul margine di una vasca contenente l’argilla usata per la produzione di vasi e terrecotte figurate nel V secolo a.C., il periodo di massimo splendore e vigore produttivo della città. La dismissione della scultura e la sua deposizione sono attribuibili all’ultima fase d’uso dell’officina, probabilmente in concomitanza con l’inizio dell’assedio dionigiano del 397 a.C. È inoltre possibile ipotizzare una sua collocazione originaria all’interno della stessa officina, in connessione con le nuove strutture murarie riportate alla luce nel corso della campagna. La statua conferma la presenza nella città fenicia di capolavori dell’arte greca e aiuta a ricostruire un quadro di strette connessioni culturali nella Sicilia greco-punica.

La statua greca di donna scoperta a Mozia dalla missione dell’università di Palermo diretta da Paola Sconzo (foto unipa)

“La giovinetta ci parla ancora una volta di una Mozia multietnica e plurale – concludono gli archeologi dell’università di Palermo -, una città in cui altri Greci convivevano con i Fenici, condividendo non solo gli spazi materiali ma anche le tendenze del gusto e le espressioni culturali”.

Il team della missione dell’università di Palermo a Mozia, diretta da Paola Sconzo, nella campagna 2025 (foto unipa)

XIX campagna di scavo e ricerche a Mozia. “Quest’anno ci siamo concentrati sugli ambienti e le strutture legate alla produzione ceramica”, spiegano all’università di Palermo, “continuando allo stesso tempo a esplorare i luoghi della morte e ad approfondire gli spazi dell’abitare”. Paola Sconzo è field director e responsabile scientifico della Missione insieme ad Aurelio Burgio, del dipartimento Culture e società dell’università di Palermo. La missione UniPa è stata coadiuvata dal Penn Museum di Philadelphia e dall’Archaeometry Research Group di Tübingen e supportata dallo stesso Penn Museum (Jason Herrmann, geofisico e digital archaeologist) e dalla Gerda Henkel Stiftung. Grazie a Giuseppina Mammina e alla soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Trapani per il costante supporto alle nostre ricerche e alla Fondazione Giuseppe Whitaker per l’ospitalità e il sostegno logistico.

Prospezioni geomagnetiche a Mozia della missione dell’università di Palermo (foto unipa)

Non solo scavo, come spiegano gli archeologi della missione UniPa: “Grazie alle nostre collaborazioni plurali, sono proseguite le prospezioni geomagnetiche di superficie e le analisi chimico-fisiche sui materiali, e abbiamo rilanciato le indagini paleobotaniche. Abbiamo arricchito la collaborazione con il Museo Whitaker, allestendo nuovi spazi espositivi. Abbiamo rinnovato il nostro impegno per l’archeologia pubblica, con la giornata di Studi “Mozia, una città punica svelata”: con interventi specialistici su topografia e urbanistica della Sicilia antica, la consueta visita guidata agli scavi e la dimostrazione delle tecniche di indagine geofisica. Sempre nello spirito del dialogo pubblico, abbiamo partecipato alla conversazione “Passaggio a Mozia: viaggi, memorie e archeologie nel mare di mezzo”, organizzata dal parco archeologico di Lilibeo-Marsala. Infine, sono proseguite le riprese del docufilm “People of Motya”, di Giovanni Calcagno e Alessandra Pescetta”.

Trento. Open day al sito archeologico del Doss Penede a Nago-Torbole: visita guidata dal prof. Emanuele Vaccaro, direttore scientifico dello scavo, e dal suo team

Lunedì 21 Luglio 2025, open day al sito archeologico del Doss Penede a Nago-Torbole (Tn) dove scava un team dell’università di Trento, diretto dal prof. Emanuele Vaccaro. Ritrovo alle 17.30 all’ingresso al parco del Doss Penede. Tutti gli interessati potranno vedere i risultati della campagna in corso sull’insediamento protostorico e romano e sentire il racconto degli archeologi e degli specialisti impegnati nella ricerca. La partecipazione è gratuita e non è richiesta alcuna iscrizione. Saranno organizzati dei piccoli gruppi, ciascuno dei quali avrà un membro del team come guida, a cominciare dal prof. Vaccaro. Sarà anche possibile visionare una parte dei reperti emersi nel corso della campagna 2025 e, in particolare, sigillate, anfore e ceramiche comuni che molto ci dicono sui costumi alimentari della comunità romana e sul sistema degli scambi in cui il sito era ben inserito.

Campagna 2025. Gli scavi di Area 11000, posta nella parte meridionale del ripiano allungato che attraversa il Doss Penede, stanno procedendo a pieni ritmi. Un nuovo ambiente messo in luce nei giorni scorsi sta restituendo notevoli quantitativi di ceramica databile alla media età imperiale. Una fossa utilizzata per lo spegnimento della calce è stata tagliata da una buca circolare, forse riferibile ad attività di cantiere. Dal suo riempimento provengono frammenti di ceramica da fuoco, con almeno il profilo di un’olla largamente ricostruibile, e anfore, prevalentemente di area medio e alto-adriatica.

Cerveteri (Vt). A Palazzo Ruspoli presentazione del libro “Sepolcreto Nord-Ovest. Rinvenimento di un contesto tardo antico a Cecchignola, Roma” a cura di Valentina Asta

È il racconto di uno scavo archeologico denso di misteri quello che viene presentato sabato 19 luglio 2025, alle 19, a Palazzo Ruspoli in piazza Santa Maria a Cerveteri (Vt). È la storia di una scoperta archeologica fortuita. La storia di luogo sacro rimasto celato per secoli e secoli e secoli. La storia di una tomba in cui passato e presente si mescolano creando misteri e illusioni. È il racconto che Valentina Asta fa presentando il suo libro “Sepolcreto Nord-Ovest. Rinvenimento di un contesto tardo antico a Cecchignola, Roma” (edizioni Espera). Ingresso libero.

Sepolcreto Nord-Ovest. Rinvenimento di un contesto tardo antico a Cecchignola, Roma

Il libro. Le campagne archeologiche condotte nel corso del 2024 hanno portato alla scoperta in modo fortuito di un sepolcreto ipogeo, ricavato nel banco vulcanico e rimasto celato nel sottosuolo per secoli. Il complesso funerario si presenta strutturato in un corridoio di accesso che conduce a una camera circolare, dalla quale si diramano tre tombe ad arcosolium, sormontate da una grande nicchia a catino. All’interno dell’ambiente sono state individuate undici sepolture con resti di individui adulti e bambini, che si distinguono per una significativa varietà tipologica, testimoniando una complessità funeraria di particolare rilievo. Tra i reperti rinvenuti spiccano manufatti di pregio, come un’elegante ampollina di vetro, ventitré lucerne fittili e un “sonaglietto” fanciullesco, che hanno consentito di attribuire il complesso funerario a un arco cronologico compreso tra il IV e il VI secolo d.C., offrendo preziosi elementi per approfondire la conoscenza delle pratiche funerarie e del contesto storico-culturale dell’epoca.

Grosseto. Al Giardino dell’Archeologia al via la IV edizione del MAREMMA ARCHEOFILM 2025: film, conversazioni e degustazioni con attribuzione del “Premio Maremma Archeofilm” 2025” per il film più votato dal pubblico. Ecco il programma

Il Giardino dell’Archeologia (piazza San Francesco) a Grosseto, alle 21.15, dal 17 al 19 luglio 2025, ospita la IV edizione del MAREMMA ARCHEOFILM 2025: film, conversazioni e degustazioni con attribuzione del “Premio Maremma Archeofilm” 2025” per il film più votato dal pubblico. Evento organizzato da Comune di Grosseto, Regione Toscana, Associazione M.arte, museo Archeologico e d’Arte della Maremma, Archeologia Viva – Giunti Editore, Firenze Archeofilm, con il contributo di Fondazione CR Firenze, Visit Tuscany, Toscana Promozione Turistica, in collaborazione con Fondazione Grosseto Cultura. Selezione filmati e archivio cinematografico: Firenze Archeofilm. Ingresso libero e gratuito. Ogni sera degustazione vini offerta da La Selva. In caso di maltempo il festival si svolgerà al museo di Storia naturale (str. Corsini 5, Grosseto).

Il volto di Alessandro, dal grande mosaico del Mann. reso tridimensionale: frame del documentario di Vanni Gandolfo (foto mann)

PROGRAMMA GIOVEDÌ 17 LUGLIO 2025. Apre il film “Il volto di Alessandro. Il restauro del Mosaico di Alessandro e Dario” di Vanni Gandolfo (Italia 2025, 52’). Un affascinante viaggio che svela i segreti e le sfide dietro il restauro di uno dei più straordinari tesori dell’arte antica: il leggendario mosaico di Alessandro e Dario raffigurante il volto di Alessandro Magno custodito al MANN. Il capolavoro, il mosaico più importante mai ritrovato a Pompei, costituisce una delle fonti più anomale, ma anche attendibili, per immaginare le vere sembianze del grande condottiero macedone. L’intervento di restauro, che combina tecnologie diagnostiche all’avanguardia e metodologie innovative, ha lo scopo di preservare un’opera importantissima, essenziale per la comprensione della cultura ellenistica. Parallelamente, il documentario dedica spazio significativo alla ricerca del volto “umano” di Alessandro mediante l’intelligenza artificiale. Interviene il regista Vanni Gandolfo. Segue la conversazione con Paolo Giulierini etruscologo. Quindi il film “The Island (Ada)” di Mahmut Taş (Turchia 2024, 5’). Ada è una bambina che vive in un villaggio arido della Turchia dove non piove da molto tempo. La sua famiglia sta addirittura pensando di trasferirsi altrove se la siccità continua. Ada è molto arrabbiata per questo e vuole raccontarci il suo villaggio con la sua macchina fotografica partendo da un lago ormai senz’acqua… Chiude la serata il film “Luigi De Gregori. Salvare la creatura” di Tommaso Sestito, Lorenzo Chechi (Italia 2024, 18’). Roma, 1936. La Seconda Guerra Mondiale è all’orizzonte. Il governo italiano decide di attuare un piano di protezione antiaerea per salvaguardare il patrimonio artistico e culturale nazionale. La difesa dei materiali librari più preziosi della Capitale è affidata a Luigi De Gregori, bibliotecario di fama internazionale e punto di riferimento per i direttori di biblioteche di tutta Italia. Inizia così la ricerca di nascondigli sicuri.

PROGRAMMA VENERDÌ 18 LUGLIO 2025. Alle 19, alla libreria QB in via C. Colombo 4 a Grosseto, Norberto Vezzoli presenta il libro “Rapa Nui”. Introduce Massimiliano Gracili. Alle 21.15, al Giardino dell’Archeologia, apre il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (Italia 2024, 52’). Nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto, si cela Campo della Fiera, un luogo dove sacralità e storia s’intrecciano da oltre duemila anni. Santuario federale degli Etruschi, poi centro spirituale dei Romani e infine dimora dei Francescani, questo sito è testimone di un’eredità millenaria. Grazie a decenni di scavi archeologici affiorano reperti straordinari: ceramiche pregiate, antichi templi e un pozzo misterioso che racchiude tesori dimenticati. Attraverso ricostruzioni emozionanti, interviste agli archeologi e riprese spettacolari, il documentario svela la vita, il declino e la rinascita di un luogo unico. Interviene il regista Massimo D’Alessandro. Segue la conversazione con Luca Giannini direttore museo Archeologico e d’Arte della Maremma. Quindi chiude il film “Maasai Eunoto” di Kire Godal (Kenya 2024, 34’). Gli indigeni Masai lottano ancora oggi per mantenere vive le loro tradizioni. Attraverso le voci di guerrieri e anziani durante il loro emotivo rito di passaggio nel 2022, Maasai Eunoto segue il passaggio del guerriero Masai allo stadio di anziano, rivelando il passato e il presente nascosti di una delle cerimonie di iniziazione culturale più importanti dell’Africa.

San Casciano dei Bagni, scavi 2024: vasca sacra, recupero del serpente agatodemone in bronzo (foto ludovico salerno / SABAP-SI – Comune San Casciano – Unistrasi)

PROGRAMMA SABATO 19 LUGLIO 2025. Apre il film “La memoria del ferro” di Eva Frerè, Alessandro Varchetta (Italia 2024, 50’). La storia delle miniere di ferro nell’isola d’Elba e nei parchi della Val di Cornia in Toscana. Dal popolo etrusco, che grazie a questo materiale poté arricchirsi ed espandersi, al Medioevo, con la monumentale presenza della Rocca di San Silvestro a Campiglia Marittima. Un’estrazione, quella del ferro, che non si è mai arrestata fino alla fine degli anni ’70 del Novecento. Segue la conversazione con Leonardo Bochicchio direttore dei parchi archeologici della Maremma. Quindi il film “In carne e bronzo. Il santuario di San Casciano dei Bagni” di Eugenio Farioli Vecchioli, Brigida Gullo (Italia 2024, 56’). Il documentario racconta l’ultima campagna di scavo presso il sito archeologico del Bagno Grande a San Casciano dei Bagni (Si), finita a ottobre 2024, che ha rivelato scoperte eccezionali. L’aspirazione più alta per uno studioso è quella di produrre conoscenza: ovvero interrogare i reperti e restituire al pubblico la loro storia. Chiude la serata e il IV Maremma Archeofilm l’attribuzione del “Premio Maremma Archeofilm” 2025” per il film più votato dal pubblico.

Creta. A Gortina la campagna 2025 dell’università di Padova diretta dal prof. Bonetto ha messo in luce sette gradinate del teatro, le fondazioni del tempio di Apollo Pizio e una fossa propiziatoria di età proto-arcaica

Le gradinate del teatro di Gortina (Creta) messe in luce dalla campagna di scavo 2025 dell’università di Padova (foto saia)

Il prof. Jacopo Bonetto (università di Padova) sullo scavo del Santuario di Apollo Pizio a Gortina sull’isola di Creta (foto saia)

Dopo quattro settimane si sono conclusi gli scavi 2025 al santuario di Apollo Pizio a Gortina sull’isola greca di Creta condotti dall’università di Padova – dipartimento dei Beni culturali (12 giugno – 12 luglio 2025) in collaborazione con l’Eforia alle Antichità di Heraklion, sotto la direzione del prof. Jacopo Bonetto. Le ricerche di quest’anno hanno messo in luce sette gradinate del teatro, recuperando la testa di una statua di marmo probabilmente di Asclepio. Gli scavi all’angolo SO del recinto del Tempio hanno identificato le fondazioni e una fossa propiziatoria di età proto-arcaica con scudi miniaturistici, contenitori in uso nei santuari, e oggetti simbolici: un elemento di collana in ambra, una foglia eburnea di alloro, una punta di lancia in ferro, una lamina e un bovide in bronzo, insieme a oltre 3000 ossa di roditori.

Berlino. All’Isola dei Musei approdano “I Bronzi di San Casciano”, in mostra per la prima volta fuori dall’Italia: esposti bronzi anche della campagna di scavo 2024. Un viaggio tra passato e presente, tra scavi Ottocenteschi e i contesti attuali. Le reazioni del ministro Giuli, i dg Osanna e La Rocca, il direttore scientifico Tabolli, il sindaco Agnese Carletti

Il grande manifesto che alla James-Simon Galerie di Berlino annuncia la mostra “I Bronzi di San Casciano” (foto agnese sbaffi / mic)

La delegazione italiana in posa davanti all’Altare di Pergamo a Berlino: al centro, il ministro Alessandro Giuli, il sindaco Agnese Carletti e Martin Maischberger, il neo-direttore dell’Antikensammlung – Staatliche Museen zu Berlin (foto mic)

Il direttore scientifico di San Casciano Jacopo Tabolli, il sindaco Agnese Tabolli e il ministro Alessandro Giuli a Berlino (foto mic)

Dal cuore della Toscana all’Isola dei Musei di Berlino: dopo il successo al Palazzo del Quirinale, e le due tappe al museo Archeologico nazionale di Napoli (Mann) e al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, i Bronzi di San Casciano approdano per la prima volta fuori dall’Italia, alla James-Simon-Galerie di Berlino, dal 5 luglio al 12 ottobre 2025. La mostra “I Bronzi di San Casciano” di Berlino, a cura del ministero della Cultura italiano e dell’Antikensammlung – Staatliche Museen zu Berlin, è stata realizzata nell’ambito delle attività di scavo, ricerca e valorizzazione dei rinvenimenti archeologici di San Casciano dei Bagni, coordinate dal ministero della Cultura italiano, attraverso la direzione generale Musei, la direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Siena Grosseto e Arezzo, con l’università per Stranieri di Siena e il Comune di San Casciano dei Bagni. La mostra sarà accompagnata da un ampio programma di mediazione culturale, visite guidate, laboratori e da una pubblicazione bilingue (tedesco-inglese) edita da Schnell & Steiner. Il progetto è sostenuto dal Kuratorium Preußischer Kulturbesitz, con il supporto della società per eventi dei Musei Statali di Berlino “Museum & Location” e dell’associazione “Freunde der Antike auf der Museumsinsel Berlin e.V.”

La mostra “I Bronzi di San Casciano” allestita alla James-Simon-Galerie di Berlino (foto mic)

Frutto degli scavi condotti tra il 2022 e il 2024 nel santuario termale del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni (SI), il rinvenimento è stato definito dagli esperti come uno dei più significativi degli ultimi decenni. Statue e teste in bronzo di eccezionale stato di conservazione, accompagnate da migliaia di monete, ex voto anatomici e iscrizioni in etrusco e latino e bilingui, restituiscono un vivido spaccato della religiosità e delle pratiche votive in un luogo sacro dell’Antichità, che è rimasto attivo per dieci secoli, e che ha avuto un suo ruolo particolarmente significativo nel periodo di passaggio fra la cultura etrusca e quella romana. In un paesaggio collinare caratterizzato dalla presenza dell’acqua, e in cui ancora oggi sono presenti sorgenti termali, il culto si intrecciava alla medicina, e la devozione si esprimeva attraverso il dono, il gesto, la materia. Qui le statue rappresentanti divinità, offerenti e supplici, venivano deposte all’interno delle acque calde come offerte propiziatorie o votive.

Campagna di scavo 2025 al Santuario ritrovato di San Casciano dei Bagni: gruppo di lavoro con al centro Tabollli e Mariotti (foto unistrasi)

Le ricerche archeologiche condotte a San Casciano dei Bagni dall’università per Stranieri di Siena, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Siena Arezzo e Grosseto hanno consentito di comprendere la storia e il funzionamento di un santuario termale tra IV secolo a.C. e V secolo d.C., anche grazie alla straordinaria presenza delle iscrizioni bilingui e di reperti sempre nuovi e di particolare rilevanza.

In mostra a Berlino Statua in bronzo di infante che tiene nella mano sinistra una palla (scavi 2024). La palla è un attributo che in ambito funebre e sacro veniva donato come segno di transizione verso un differente periodo della vita. Sulla coscia destra un’iscrizione in etrusco con il nome della città di Cleusi (Chiusi). II secolo a.C. (foto mic)

Fra i bronzi in mostra, rinvenuti nel corso della campagna del 2024, è possibile ammirare una statua di bambina con sfera in mano, un torso maschile, una testa maschile, una statua femminile di orante, una trachea e anche un serpente lungo 90 cm, oltre a gemme e gioielli, fra cui una tenia in oro, testimonianze tangibili della fede e delle speranze dei pellegrini. Inoltre, sono esposte per la prima volta in assoluto anche due teste maschili in bronzo provenienti dallo scavo del 2022. Il percorso espositivo è completato con opere della collezione di antichità classiche dei Musei di Berlino e con votivi moderni provenienti dal Museum Europäischer Kulturen di Dahlem, a creare un dialogo tra antico e contemporaneo. Fra questi oggetti, si distinguono i votivi metallici otto- novecenteschi provenienti dalla Baviera, dall’Austria e dall’Alsazia: essi illustrano che il fenomeno di chiedere guarigione a divinità, oppure di offrire piccoli doni per “grazia ricevuta”, si è perpetuato, in alcune confessioni religiose, dall’antichità fino ai giorni nostri.

All’inagurazione della mostra “I Bronzi di San Casciano”, da sinistra, il sindaco Agnese Carletti, il capo dipartimento Luigi La Rocca, il porf. Jacopo Tabolli e il ministro Alessandro Giuli (foto mic)

Così il ministro della Cultura, Alessandro Giuli: “Portare i Bronzi di San Casciano dei Bagni a Berlino rappresenta un grande orgoglio per il nostro Paese e un’opportunità per condividere con il mondo uno dei più rilevanti ritrovamenti archeologici degli ultimi decenni. Straordinariamente conservati, questi reperti testimoniano l’incontro tra civiltà etrusca e romana e raccontano storie di fede, cura e comunità. Sono patrimonio culturale non soltanto italiano, ma dell’umanità intera, e questa mostra ne è la dimostrazione plastica: Berlino è la prima tappa di una serie di esposizioni internazionali. Oggi omaggiamo la grande scuola archeologica tedesca, con cui l’Italia condivide una lunga tradizione di studio e tutela. Insieme offriamo un modello di cooperazione anche nella lotta al traffico illecito e nelle politiche di restituzione. Abbiamo la responsabilità di proteggere e valorizzare lo straordinario patrimonio culturale che condividiamo, fondamento della nostra identità di cittadini europei, ricordando che ogni investimento nella cultura non è mai fine a se stesso. È un investimento strategico per rafforzare il senso di identità plurale dei popoli, per educare i giovani, per creare sviluppo e progresso civile.”

La mostra “I Bronzi di San Casciano” allestita alla James-Simon-Galerie di Berlino (foto mic)

Per il ministro di Stato per la Cultura e i Media tedesco, Wolfram Weimer, “i Bronzi di San Casciano dei Bagni testimoniano l’elevata capacità artistica di un’epoca di cui ci sono rimasti ben pochi reperti. Il loro ritrovamento costituisce un inestimabile arricchimento del patrimonio culturale italiano e pertanto del nostro patrimonio europeo comune. A tutti gli appassionati di arte in Italia che curano e tutelano questo tesoro spetta perciò la nostra massima gratitudine, come anche ai curatori della mostra alla James-Simon-Galerie che con la loro dedizione dimostrano ancora una volta: che arte e cultura, pur avendo una loro particolare origine, appartengono in fondo a tutti gli esseri umani, nello spirito e nel cuore”.

Il capo dipartimento per la Tutela del Patrimonio culturale, Luigi La Rocca, a Berlino (foto agnese sbaffi / mic)

“Esibire a Berlino, in questo magnifico edificio progettato da David Chipperfield e intitolato a James Simon (1851-1932), all’interno di un complesso di musei in cui si conservano alcune delle collezioni di antichità più importanti al mondo i bronzi di San Casciano, un piccolo paese adagiato su un colle alle pendici del Monte Cetona, in Toscana, è motivo di grande orgoglio perché esalta, laddove ce ne fosse bisogno, la profondità della storia delle radici storiche dell’Italia, la ricchezza e la diffusione capillare del nostro patrimonio archeologico e la capacità delle strutture tecniche del Ministero della cultura di orientare la ricerca e quindi di tutelare non solo i singoli siti, ma il patrimonio culturale e paesaggistico di interi, ampi, comparti territoriali. Io credo”, dichiara il capo dipartimento per la Tutela del Patrimonio culturale, Luigi La Rocca, “che esporre i reperti rinvenuti del Bagno Grande di San Casciano, in seguito agli scavi condotti dall’università per Stranieri di Siena in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Siena Arezzo e Grosseto, grazie agli interventi conservativi eseguiti dall’Istituto Centrale per il Restauro e con il contributo del Comune di San Casciano dei Bagni, in mostre temporanee quasi in corso d’opera, oltre che offrire al pubblico la possibilità di ammirare oggetti straordinari e sempre nuovi sia anche un modo per rendere conto dei risultati della ricerca, un work in progress di cui ringrazio tutti coloro che con il loro lavoro lo rendono possibile”.

Il direttore generale Musei Massimo Osanna a Berlino (foto agnese sbaffi / mic)

“Questa mostra”, dichiara il direttore generale Musei, Massimo Osanna, “rappresenta una tappa significativa nel percorso di valorizzazione dei bronzi di San Casciano, uno dei ritrovamenti archeologici più straordinari degli ultimi decenni. Fin dall’inizio, l’obiettivo del ministero della Cultura è stato quello di trasformare questa scoperta in un progetto culturale ampio, capace di restituire ai pubblici la bellezza dei bronzi e la complessità delle storie, delle relazioni e dei significati che essi portano con sé. Dopo le tappe in Italia, questa nuova esposizione, arricchita da ritrovamenti eccezionali dell’ultima campagna di scavo, mette in dialogo i reperti rinvenuti a San Casciano con quelli conservati nei Musei di Berlino e con testimonianze votive di epoche diverse, generando una narrazione che attraversa il tempo e i luoghi. Iniziative come questa sono fondamentali per accompagnare idealmente la progettazione del futuro Museo Archeologico Nazionale di San Casciano dei Bagni: un luogo aperto e coinvolgente, in cui il patrimonio si intreccia con i temi della cura, della memoria e dell’esperienza rituale, in dialogo con le comunità e il territorio”.

Il sindaco Agnese Carletti con il dg Massimo Osanna a Berlino (foto mic)

“Accompagnare i Bronzi di San Casciano in mostra è sempre una grande emozione”, afferma il sindaco del Comune di San Casciano dei Bagni e presidente della Provincia di Siena, Agnese Carletti. “Per la prima volta fuori dall’Italia ancora di più. Con loro portiamo a Berlino San Casciano dei Bagni e tutto il territorio della provincia di Siena. Questa mostra sarà infatti innanzitutto una immensa occasione di valorizzazione del nostro scavo archeologico, ma anche un’opportunità di visibilità grazie in particolare al lavoro congiunto con Toscana Promozione, che ha predisposto campagne promozionali mirate. In attesa che possano avere la loro casa a San Casciano quindi, spero prima possibile, siamo felici che anche una capitale europea conosca il nostro progetto e io sarò lì presente a raccontarlo e ad invitare tutti a visitare il Santuario Ritrovato”.

Il coordinatore scientifico a San Casciano Jacopo Tabolli a Berlino (foto agnese sbaffi / mic)

Per il coordinatore scientifico dello scavo, Jacopo Tabolli, “la mostra alla James-Simon Galerie di Berlino aggiunge un tassello fondamentale per la comprensione del potenziale archeologico di un santuario termale in età etrusca e romana. ‘Dietro le quinte’ della mostra si è mosso in questi mesi un team multidisciplinare di ricerca. I restauri sono stati occasione di entrare all’interno della ‘materia’ dei bronzi, con risultati eccezionali ed innovativi, che aprono la strada a nuove frontiere nelle scienze dell’antichità. La mostra è concepita così come un viaggio tra passato e presente: per la prima volta si ricuciono la traccia di scavi ottocenteschi a San Casciano dei Bagni, testimoniati da uno splendido cippo conservato proprio a Berlino, con i contesti provenienti dallo scavo del 2024. E mentre si inaugura questo percorso espositivo, studenti e studentesse di università da tutto il mondo, con il coordinamento del centro CADMO dell’università per Stranieri di Siena, stanno proseguendo nello scavo, che si amplia sempre di più, rivelando anche in questi minuti sorprese eccezionali. Saperi antichi, nuove tecnologie, formazione di giovani archeologhe e archeologi si confondono in un’esperienza unica di educazione al patrimonio culturale internazionale”.

Paestum. La Borsa mediterranea del Turismo archeologico annuncia le 5 scoperte archeologiche del 2024 candidate alla vittoria della 11ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”: sono in Cambogia (statue di arenaria); Creta (Grecia) (palazzo che richiama al labirinto); Israele (carico di un naufragio dell’età del Bronzo); Perù (tempio cerimoniale di 5000 anni fa); Turchia (strada colonnata romana)

In Cambogia, nel terreno sabbioso 100 pezzi di statue in arenaria; in Grecia, sull’Isola di Creta, un misterioso palazzo che richiama il mito del labirinto; in Israele, al largo di Haifa il carico di un naufragio nella tarda età del Bronzo; in Perù, un tempio cerimoniale di 5.000 anni sotto una duna di sabbia; in Turchia, una strada colonnata romana lunga 800 metri: sono le cinque scoperte archeologiche del 2024 finaliste della 11ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”: intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. Il Premio International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, promosso dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e da Archeo, sarà consegnato a Paestum venerdì 31 ottobre in occasione della XXVII BMTA, in programma a Paestum dal 30 ottobre al 2 novembre 2025. La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e Archeo hanno infatti inteso dare il giusto tributo alle scoperte archeologiche attraverso questo Premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), arCHaeo (Svizzera), Archäologie in Deutschland (Germania), Archéologia (Francia), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia). Il direttore della BMTA Ugo Picarelli e il direttore di Archeo Andreas Steiner hanno condiviso questo cammino in comune, consapevoli che “le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori”. Il Premio, dunque, si caratterizza per divulgare uno scambio di esperienze, rappresentato dalle scoperte internazionali, anche come buona prassi di dialogo interculturale e cooperazione tra i popoli. Inoltre, sarà attribuito uno “Special Award” alla scoperta, tra le cinque candidate, che avrà ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico nel periodo 7 luglio – 7 ottobre 2025 sulla pagina Facebook della Borsa (www.facebook.com/borsamediterraneaturismoarcheologico). Ecco le cinque scoperte archeologiche finaliste, annunciate dalla segreteria del Premio.

Cambogia, nel terreno sabbioso 100 pezzi di statue in arenaria. Nel corso di recenti scavi di restauro condotti al Tempio Ta Prohm, una delle più iconiche strutture del complesso di Angkor, l’Autorità Nazionale APSARA ha scoperto più di 100 pezzi di statue di Buddha in arenaria, grazie agli esperti del Dipartimento di Conservazione Monumenti e Archeologia Preventiva. I frammenti recuperati includono una varietà di rappresentazioni, tra cui statue di Buddha protette da un Naga, statue di Avalokite śvara e altri frammenti di statue. L’archeologo Neth Simon, che ha guidato il team di scavo, ha spiegato che la scoperta è avvenuta durante la pulizia di un ammasso di terreno situato sul lato sud del muro in laterite del terzo recinto del tempio Ta Prohm, a una profondità di 10-15 cm e scavando più a fondo sono emersi sempre più frammenti di statua, oltre 100 pezzi, con altezze di circa mezzo metro e larghezze comprese tra 40 e 50 cm, per i quali si ipotizza che appartengano allo stile Bayon, XIII-XIV sec. circa, periodo noto per la sua raffinata arte scultorea e architettonica. Il Bayon fu eretto nei primi anni del XIII sec. come tempio di stato dal Re Jayavarman VII. Situato al centro di Angkor Thom, la sua peculiarità principale sono i numerosi volti sorridenti scolpiti sulle quattro facce delle torri a sezione quadrata che si ergono verso la maestosa torre centrale.

Grecia, sull’Isola di Creta, un misterioso palazzo che richiama il mito del labirinto. Durante la costruzione di un nuovo aeroporto, sulla cima della collina di Papoura, a nord-ovest della città di Kastelli, è stato scoperto un monumento risalente a 4000 anni fa, che si ritiene risalga alla civiltà minoica. L’edificio con mura circolari e stanze intricate, del diametro di 48 mt e con superficie di 1800 mq, che si sviluppa in otto anelli, era adibito forse a funzioni religiose. La struttura circolare, che ricorda una gigantesca ruota, ha fatto scattare l’accostamento al mito di Arianna. La civiltà minoica, del resto, risale all’età del Bronzo ed è sorta sull’isola di Creta circa dal 2700 a.C. al 1400 a.C. e l’edificio si inquadra in un periodo importante di Creta, che vede nel giro di pochi decenni la nascita sull’isola di imponenti palazzi come quello di Cnosso e Festo. La presenza di molte ossa di animali, rinvenute tra i reperti di ceramica, suggerisce un uso per feste rituali, che prevedevano cibo, vino e altre offerte. E se i palazzi minoici erano disposti su planimetrie quadrate o rettangolari, la struttura scoperta è circolare, forma che si trova più spesso nelle tombe minoiche. Potrebbe essere, dunque, un tumulo con le strutture di rinforzo, che seguono il modello del cerchio con elementi circolari e a raggiera, che potevano dar luogo a diverse stanze. Il culto degli antenati e i rituali, che prevedevano l’utilizzo di tumuli, sono diffusi nella Grecia nell’età del bronzo.

Israele, al largo di Haifa il carico di un naufragio dell’età del Bronzo. Risalente a circa 3400 anni fa, nella tarda età del Bronzo, a 90 km dalla costa e sul fondale a 1800 mt di profondità, ritrovato il relitto di una nave mercantile con centinaia di anfore intatte, l’unico così al largo e di un’epoca così antica. La grande pila di anfore è stata scoperta grazie ai rilievi condotti da Energean, compagnia di gas naturale, che opera nelle piattaforme al largo, durante l’esplorazione del fondale marino alla ricerca di nuove opportunità di scavo per l’apertura di altri pozzi. Jacob Sharvit, capo dell’unità marina dell’Autorità israeliana, che si occupa di reperti antichi, ipotizza che la nave fosse lunga 12-16 mt per trasportare prodotti di largo consumo, come olio, vino e frutta e che sia affondata all’improvviso per una tempesta o un attacco pirata, eventi comuni nella tarda età del Bronzo, definendo il ritrovamento “una scoperta che cambia la storia a livello mondiale”. La posizione del relitto, lontano da qualsiasi linea di costa visibile, rivela l’abilità dei marinai di navigare attraverso il Mediterraneo senza vedere la terraferma, sfidando le ipotesi accademiche precedenti, che suggerivano una navigazione esclusivamente costiera, in quanto i relitti antichi trovati finora nel Mediterraneo erano in acque poco profonde, uno al largo dell’isola disabitata di Dokos, in Grecia; altri due al largo delle coste turche, Uluburun e la barca di Capo Gelidonya che si è schiantata sugli scogli. Qui lo scenario completamente diverso ha richiesto un sommergibile robotizzato ad alta tecnologia per intervenire sul relitto.

Perù, un tempio cerimoniale di 5000 anni sotto una duna di sabbia. Nel distretto di Zaña (scritto anche Saña), nel Perù nord-occidentale, i ricercatori hanno scoperto ciò che restava delle mura di un tempio a più piani e, incastrati tra le mura, gli scheletri di tre adulti. Il sito del tempio fa parte del complesso archeologico Los Paredones de la Otra Banda-Las Ánimas. Per Luis Armando Muro Ynoñán, direttore del progetto archeologico dei paesaggi culturali di Úcupe – Valle di Zaña, trattasi di un complesso religioso in uno spazio archeologico definito da muri costruiti in fango, con una scalinata centrale, da cui si saliva a una specie di palco nella parte centrale, le cui pareti erano decorate con intricati fregi raffiguranti immagini del corpo umano con una testa di uccello, tratti felini e artigli di rettile; le parti superiori delle pareti, invece, erano rivestite di un intonaco fine con un disegno pittorico. È stato portato alla luce anche un altro monumento risalente a un periodo compreso tra il 600 e il 700 d.C., che sarebbe avvenuto durante il periodo Moche del Perù, popolazione che praticava sacrifici umani e noti per i grandi templi e le opere d’arte, tra cui calici di ceramica modellati in modo da sembrare teste umane.

Turchia, una strada colonnata romana lunga 800 metri. Durante scavi archeologici condotti nella Torre Hıdırlık, uno dei simboli storici più rilevanti di Antalya, rinomata località turistica nel sud della Turchia, è stata scoperta una strada colonnata di epoca romana, che si sviluppa su una lunghezza di 800 mt. Nel 133 a.C. la città fu annessa dai Romani ed è per questo che la romanità del luogo conserva importanti vestigia, tra le quali la porta di Adriano, un arco trionfale realizzato intorno al 130 d.C. in onore dell’imperatore. La Torre romana Hıdırlık rappresenta uno dei monumenti più antichi sopravvissuti nella città di Antalya. Situata all’incrocio tra Kaleiçi, il quartiere storico della città, e il Parco Karaalioğlu, si caratterizza per essere costruita con blocchi di pietra giallo-marrone, un dettaglio che conferisce un’aura di antichità e maestosità. La Direzione del Museo di Antalya e la Municipalità metropolitana mirano a trasformare la torre in un sito culturale e turistico di rilievo. Il direttore del progetto della Municipalità, Ezgi Öz, ha dichiarato che la strada, già scavata per circa 100 mt, sembra estendersi fino a Üçkapılar, rivelando così un collegamento diretto con il mare, con una lunghezza totale di 800 mt. Il completamento del progetto porterà alla realizzazione di una vasta terrazza panoramica, la più grande in Turchia, che consentirà al pubblico di ammirare le strutture storiche esposte attraverso coperture di vetro, oltre ad aree pedonali in legno per garantire un’esperienza completa e immersiva.

Nel 2015 il Premio è stato assegnato a Katerina Peristeri, responsabile degli scavi, per la scoperta della Tomba di Amphipolis (Grecia); nel 2016 all’INRAP Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (Francia), nella persona del presidente Dominique Garcia, per la Tomba celtica di Lavau; nel 2017 a Peter Pfälzner, direttore della missione archeologica, per la città dell’Età del Bronzo presso il villaggio di Bassetki nel nord dell’Iraq; nel 2018 a Benjamin Clément, responsabile degli scavi, per la “piccola Pompei francese” di Vienne; nel 2019 a Jonathan Adams, responsabile del Black Sea Maritime Archaeology Project (MAP), per la scoperta nel Mar Nero del più antico relitto intatto del mondo; nel 2020 a Daniele Morandi Bonacossi, direttore della Missione Archeologica Italiana nel Kurdistan Iracheno e ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico dell’università di Udine, per la scoperta di dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti gli dèi dell’Antica Mesopotamia; nel 2021 alla scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto”; nel 2022 a Zahi Hawass, direttore della Missione Archeologica che ha scoperto “la città d’oro perduta”, fondata da Amenhotep III, riaffiorata dal deserto nei pressi di Luxor; nel 2023 ad Agnese Carletti sindaco di San Casciano dei Bagni in rappresentanza dell’amministrazione comunale titolare dell’area e a Jacopo Tabolli responsabile scientifico dello scavo per la scoperta delle 24 statue di bronzo di epoca etrusca e romana riaffiorate dal fango a San Casciano dei Bagni (provincia di Siena); nel 2024 al MOLA Museum of London Archaeology per la scoperta a Londra, nel quartiere di Southwark, dei resti di un mausoleo romano.

 

Aquileia. Al museo Archeologico nazionale l’incontro con Mariangela Galatea Vaglio apre le “Suggestioni archeologiche” 2025, dedicate quest’anno alla divulgazione archeologica: “Pagine di archeologia. Comunicare il passato tra narrativa, scoperte d’archivio e di cantiere” 

L’edizione 2025 delle “Suggestioni archeologiche”, organizzate dal museo Archeologico nazionale di Aquileia e dall’Associazione nazionale per Aquileia è dedicata quest’anno alla divulgazione archeologica: “Pagine di archeologia. Comunicare il passato tra narrativa, scoperte d’archivio e di cantiere”. Cinque appuntamenti nei giovedì e mercoledì di luglio 2025 per far conoscere a curiosi, appassionati e fedelissimi cinque pubblicazioni che trattano di archeologia con voci e modi differenti, ma sempre attuali e straordinariamente efficaci. Tra le novità la modalità di svolgimento degli incontri: quest’anno abbiamo pensato a un dialogo a più voci, meno ingessato, più informale e coinvolgente, come si confà a un rilassato pomeriggio estivo. Il ciclo di conferenze prende avvio giovedì 3 luglio 2025, nella tradizionale cornice del museo Archeologico nazionale di Aquileia, con la presentazione del libro di Mariangela Galatea Vaglio, “Il fondatore. Romolo e il mito delle origini di Roma” edito da Giunti Editore e fresco di stampa. Un’altra novità di quest’anno è l’ingresso in scena di una seconda “piazza” per i nostri incontri: giovedì 24 luglio le “Suggestioni” si spostano infatti a Casa Bertoli, sede dell’Associazione Nazionale per Aquileia. Restano invariate le modalità di partecipazione. Le conferenze sono gratuite, è raccomandata la prenotazione a museoaquileiaeventi@cultura.gov.it / 0431 91016. Esclusivamente per la data del 24 luglio 2025, invece, la mail a cui scrivere è: assaquileia@libero.it. Al termine di ogni appuntamento è previsto un brindisi conviviale a cura delle cantine del territorio.

PROGRAMMA. Giovedì 3 luglio, ore 17.15 – MAN AQUILEIA, via Roma 1: “Il fondatore. Romolo e il mito delle origini di Roma” (Giunti Editore, 2025). Dialoga con l’autrice Mariangela Galatea Vaglio l’archeologa e divulgatrice Francesca Benvegnù; giovedì 10 luglio, ore 17.15 – MAN AQUILEIA, via Roma 1: “L’Arena e gli altri. Teatri e anfiteatri romani tra ricerca, tutela e valorizzazione” (Scripta edizioni, 2024). Dialogano con il curatore Vincenzo Tiné gli archeologi Andrea Ghiotto e Cristiano Tiussi; giovedì 17 luglio, ore 17.15 – MAN AQUILEIA, via Roma 1: “Aquileia. L’area delle mura e del mercato tardoantichi. Lo scavo negli archivi” (Quasar, 2023). Dialoga con le curatrici Patrizia Basso e Diana Dobreva la professoressa Francesca Ghedini; giovedì 24 luglio, ore 17.15 – CASA BERTOLI, via Patriarca Popone 6: “Il carteggio tra Giusto Fontanini e Gian Domenico Bertoli (1718-1736)” (Forum Editrice, 2024). Dialogano con i curatori Roberto Feruglio e Alberto Vidon i ricercatori Paolo Pastres e Luca Villa; mercoledì 30 luglio, ore 17.15 – MAN AQUILEIA, via Roma 1: “Anche le statue parlano” (Readaction Editrice, 2025). Dialoga con l’autore Edoardo De Angelis, la presidentessa di A.C. CulturArti Roswitha Del Fabbro e l’attore Alessandro Maione, l’archeologa Annalisa de Franzoni.

Vieste (Fg). Il film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni” di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo ha vinto il premio Venere Sosandra, assegnato dal pubblico della V edizione del Vieste Archeofilm

Frame del film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni” di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo

Nuovo riconoscimento per il film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni” di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo, prodotto da Rai Cultura. È arrivato dalla V edizione del Vieste Archeofilm 2025, festival internazionale del cinema di archeologia, arte e ambiente, che si è tenuto al Castello Svevo di Vieste (Fg), dal 24 al 26 giugno 2025, organizzato da Città di Vieste, Polo Culturale Vieste, ArcheoLogica srl, Archeologia Viva, Firenze Archeofilm. Il film più gradito dal pubblico è stato appunto “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni” di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo, cui è andato il premio Venere Sosandra 2025. Il film (Italia 2023, 56’) è il racconto degli scavi del santuario etrusco-romano di San Casciano dei Bagni (Si), premiati come la scoperta archeologica dell’anno. Dal 2020 al 2022, la vasca sacra, cuore del santuario, ha restituito oltre 200 manufatti in bronzo e più di 5000 monete, ma soprattutto ci ha consegnato il racconto fedele di un passato solo apparentemente lontano dal nostro presente, che ci parla ancora di salute e fede.

Canosa di Puglia (BAT). ArcheoCanusium Open Day: visita guidata degli scavi a San Pietro con gli archeologi delle università di Bari (Giovanni De Venuto, Giuliano Volpe) e di Foggia (Maria Turchiano) e presentazione dei risultati della seconda campagna di scavo

ArcheoCanusium Open Day: venerdì 27 giugno 2025, al tramonto, a partire dalle 19, la fondazione Archeologica Canosina, al termine della seconda campagna di scavo, organizza una visita guidata degli scavi a San Pietro a Canosa di Puglia (BAT), dove è stato rinvenuto un nucleo dell’abitato preromano con strutture residenziali e produttive, parte del grande quartiere artigianale di Canusium. Un’occasione imperdibile per conoscere da vicino il lavoro degli archeologi e scoprire la storia millenaria custodita nel sottosuolo. Il team di archeologi delle università di Bari (Giovanni De Venuto, Giuliano Volpe) e di Foggia (Maria Turchiano), che conducono gli scavi a San Pietro, presenteranno i risultati della seconda campagna, ricca di sorprese. In particolare, si sono rintracciati i resti di un quartiere artigianale per produzioni di vario tipo, tra cui anfore: il “ceramico” di Canusium. Il sito è raggiungibile a piedi da via Intra, traversa di via Goldoni.