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Selinunte (Tp). Al Baglio Florio presentazione, in presenza e on line, della campagna di scavo 2025 al Tempio R dell’università di Milano con l’Institute of Fine Arts della New York University. E mostra dei più recenti rinvenimenti dal Tempio R dove è stato svelato l’accesso all’adyton, lo spazio più sacro dell’edificio, rivelando aspetti essenziali delle pratiche rituali dentro la cella

Nuovi importanti risultati dalla campagna di scavo nel parco archeologico di Selinunte condotta dal team di ricerca dell’università di Milano con l’Institute of Fine Arts della New York University in convenzione con il parco archeologico di Selinunte Cave di Cusa e Pantelleria. Gli ultimi scavi nel Tempio R hanno svelato l’accesso all’adyton, lo spazio più sacro dell’edificio, rivelando aspetti essenziali delle pratiche rituali dentro la cella. Se ne parla giovedì 31 luglio 2025, alle 18, all’Antiquarium Baglio Florio del parco archeologico di Selinunte (Tp), nella conferenza di presentazione della campagna di scavi 2025 condotta dalla New York University e dall’università di Milano, guidata dal prof. Clemente Marconi, in collaborazione con la direzione del Parco. Durante l’incontro sarà presentata anche la mostra dei più recenti rinvenimenti effettuati nel corso degli scavi presso il Tempio R, una delle aree più rilevanti per la ricerca archeologica internazionale. Interverranno Felice Crescente, direttore del Parco; Clemente Marconi, professore ordinario di Archeologia alla NYU e università di Milano; Rosalia Pumo, dottore specialista in Beni archeologici. Una straordinaria occasione di approfondimento per conoscere da vicino il lavoro sul campo che, anno dopo anno, restituisce nuova luce alla storia millenaria di Selinunte. L’evento sarà trasmesso in streaming per consentire la partecipazione anche a distanza da parte di studiosi, appassionati e cittadini. Quest’anno il team della Statale che ha condotto gli scavi è stato composto dai docenti Clemente Marconi e Alessandro Pace, le studentesse e studenti Chiara Favalli, Nicolò Malvestuto, Beatrice Risposi, Emma Rossi e Maria Sottocornola. Il team Statale-New York University ha incluso gli ex studentesse e studenti della Statale Andrea Bertaiola, Carlotta Borella, Davide Giubileo, e Agnese Lojacono.

Il team di scavo di Selinunte dell’università Statale di Milano con la Ne York University diretto da Clemente Marconi (foto unimi)

Perfettamente conservato – si legge su La Statale News dell’11 luglio 2025 – l’accesso all’adyton, l’ambiente in fondo alla cella del Tempio R, che ospitava la statua di culto della divinità ed era molto caratteristico dei templi selinuntini.  “L’ingresso nell’adyton includeva una transenna, che serviva a evitare l’accesso all’ambiente da parte delle fedeli (il Tempio R era dedicato a un culto femminile, molto probabilmente Demetra e Kore). Di qui le fedeli potevano osservare, anche se a distanza, l’immagine di culto e rivolgerle preghiere. Vari rifacimenti del pavimento sembrano attestare una frequentazione intensa dell’area antistante l’adyton da parte delle fedeli”, spiega Clemente Marconi, docente del dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’università di Milano, che da anni conduce le ricerche archeologiche sul sito dell’antica città greca della Sicilia Occidentale.

Scavo archeologico 2025 a Selinunte di UniMi e NYU: oggetto circolare (anello?) in argento (foto unimi)

Lo scavo sotto il pavimento originario del tempio ha messo in luce numerose offerte votive pertinenti al deposito di fondazione realizzato per celebrare il completamento dell’edificio: situato lungo i muri interni del naos, il deposito (che conteneva all’origine circa 300 oggetti) includeva in corrispondenza dell’accesso all’adyton punte di lancia in ferro (circa 15), pesi da telaio, ceramica fine, e gioielli, a partire da un oggetto circolare al momento senza confronti (non è né un anello digitale né un pendente) realizzato in argento, decorato a treccia e originariamente rivestito in oro. Il gioiello è stato trovato esattamente in asse con l’accesso all’adyton. Si tratta – secondo i ricercatori – di un’offerta quanto mai significativa, verosimilmente da parte di una donna di elevato livello sociale con un particolare legame con il culto della dea del Tempio R.

Scavo archeologico 2025 a Selinunte di UniMi e NYU: grande cuspide di lancia in ferro conficcata nel terreno (foto unimi)

Inoltre, lo scavo nell’angolo nord-ovest del santuario, in corrispondenza di un accesso monumentale all’area nel VI e V secolo a.C., ha permesso l’identificazione di un livello corrispondente ai primi anni di vita della fondazione greca, compresa una grande cuspide di lancia in ferro conficcata nel terreno, grazie alla scoperta di una sequenza stratigrafica intatta che dalla fase pre-greca arriva fino al Medioevo.

Scavo archeologico 2025 a Selinunte di UniMi e NYU: aryballos (foto unimi)

“L’importanza di questa scoperta risiede nel fatto di dimostrare come l’estensione del santuario da sud a nord sia stata definita fin dalla prima generazione di vita di Selinunte. Tale precoce occupazione dell’area a fini cultuali era già stata ipotizzata e trova ora una conferma archeologica”, conclude Clemente Marconi, docente del dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’università di Milano.

Esclusivo. Con la prof.ssa Caterina Previato (UniPd) primo bilancio della campagna 2025 nel sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): tra le scoperte, la banchina di una darsena per raggiungere la villa romana via acqua; e la planimetria dell’edificio di grandi dimensioni che poggiava su pali di legno. Tra i reperti un orecchino d’oro e due lucerne integre

La prof.ssa Caterina Previato (UniPd) sullo scavo della villa romana di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto graziano tavan)


Una lucerna, rinvenuta integra, nello scavo della villa romana di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)

Definito il limite settentrionale della villa romana di San Basilio, uno spazio scoperto, probabilmente una banchina, legato a una darsena o comunque a un bacino d’acqua che permetteva di raggiungere la villa tramite vie d’acqua. Dalle terme della villa recuperato un altro orecchino d’oro. E del grande edificio, sicuramente di carattere pubblico, la cui planimetria oggi è più chiara, si è scoperta che poggiava su pali di legno per una maggior tenuta delle strutture soprastanti. Sono i risultati più eclatanti da un primo bilancio provvisorio della campagna di scavo 2025, condotto dalla prof. Caterina Previato col prof. Jacopo Bonetto, del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con la soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Tra impegno, curiosità e prospettive future, ecco il resoconto di Caterina Previato in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.

Il gruppo di studenti del primo turno allo scavo di San Basilio romana dell’università di Padova (foto unipd)

Il gruppo di studenti del secondo turno allo scavo di San Basilio romana dell’università di Padova (foto unipd)

LA CAMPAGNA 2025. La campagna di scavo del 2025 relativa all’abitato romano di San Basilio aveva come obiettivo quello di continuare ad indagare la cosiddetta villa, già individuata negli anni ’70 del secolo scorso e ormai in corso di scavo dal 2022, e parallelamente di procedere con lo scavo di un nuovo grande edificio individuato due anni fa grazie alle prospezioni geofisiche. Nello specifico la campagna di scavo si è svolta dal 12 maggio al 13 giugno 2025, per un totale di 5 settimane, e ha visto il coinvolgimento di numerosi studenti dell’università di Padova di diverso livello, con gruppi di 15 ragazzi che si sono alternati nel corso delle settimane. Le attività sul campo sono state coordinate da me, Caterina Previato, ma il progetto vede la co-direzione anche di Jacopo Bonetto dell’università di Padova e di Giovanna Falezza della soprintendenza Abap di Verona Rovigo e Vicenza.

La banchina della villa romana di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto graziano tavan)


Una lucerna, rinvenuta integra, nello scavo della villa romana di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)


Grande edificio romano a San Basilio: sistema di fondazione con pali lignei alla base del muro perimetrale (foto unipd)

TRE SAGGI DI SCAVO NEL 2025. Le indagini hanno interessato tre diversi settori di scavo: due relativi alla villa, già aperti negli scorsi anni, e uno relativo al nuovo edificio. Nei due saggi relativi alla villa ci siamo posti obiettivi diversi e di conseguenza anche le attività sono procedute in maniera diversa. Nel cosiddetto saggio 1, già aperto nel 2022, abbiamo deciso di approfondirci al fine di indagare le fasi più antiche dell’edificio, e soprattutto di definire la cronologia di costruzione della villa, e degli interventi di ristrutturazione che ha subito nel corso del tempo. Per quanto riguarda invece il saggio 2, sempre relativo alla villa, ci siamo posti un obiettivo di carattere planimetrico. In particolare abbiamo cercato di definire il limite settentrionale dell’edificio e il suo rapporto con l’ambiente circostante. Ed effettivamente siamo riusciti a individuare una struttura muraria che separava il complesso da uno spazio scoperto, probabilmente adibito a banchina, legato a una darsena o comunque a un bacino d’acqua che permetteva di raggiungere la villa tramite vie d’acqua. Per quanto riguarda invece il terzo saggio di scavo relativo al nuovo edificio, ci siamo dati un obiettivo ancora diverso, ovvero quello di definirne la planimetria dell’edificio, l’assetto architettonico e le caratteristiche costruttive. Di particolare interesse in questo settore è stata l’individuazione, grazie a un sondaggio di approfondimento in prossimità di un muro perimetrale, del sistema di fondazione che caratterizza questa struttura, che prevede il posizionamento alla base del muro di pali lignei funzionali ad asciugare il terreno e a permettere una maggior tenuta delle strutture soprastanti. Questo dato, oltre a essere interessante dal punto di vista tecnico-costruttivo, è per noi molto importante perché proprio attraverso l’analisi dei legni sarà possibile definire la cronologia d’impianto di questo edificio.

Orecchino d’oro dal settore termale della villa romana di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)

CURIOSITÀ. Le attività di scavo di quest’anno, oltre a darci nuove preziose informazioni sulle caratteristiche planimetrico-architettoniche e sulla cronologia degli edifici, ci hanno restituito – come negli anni scorsi – anche molti interessanti reperti. Numerose sono state anche quest’anno le monete ritrovate in tutti i saggi di scavo che ci permettono di confermare l’importanza di snodo commerciale del sito di San Basilio in età romana. Tra gli altri reperti particolarmente interessanti si segnalano inoltre due lucerne integre, numerosi strumenti legati al mondo della pesca, e inoltre un orecchino d’oro dal settore termale della villa, che va a sommarsi a quello che avevamo già ritrovato due anni fa nello stesso settore.

Il grande edificio romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto unipd)

PROSPETTVE FUTURE. I risultati di questa campagna di scavo, uniti anche agli eccezionali risultati degli anni precedenti di questo importante progetto che ha avuto il sostegno della Fondazione Cariparo, dimostrano chiaramente l’importanza del sito di San Basilio in età romana, e stimolano l’interesse a proseguire le indagini, per indagarne la storia, l’evoluzione nel corso del tempo, e anche il rapporto con l’ambiente circostante, in quanto i risultati che abbiamo ottenuto dimostrano come gli edifici fossero strettamente integrati con tutto il sistema di vie d’acqua che doveva caratterizzare questo territorio. Ci auguriamo quindi di poter proseguire le nostre ricerche il prossimo anno e anche negli anni a venire. L’attenzione sarà rivolta ancora alla villa che, benché nota dagli anni ’70 del secolo scorso, riserva ancora numerosissime sorprese, ma anche al nuovo grande edificio posto poco più ad ovest, che è sicuramente un unicum per le sue caratteristiche architettoniche e dimensionali, e su cui sarà importante approfondire le indagini per definirne la funzione. Si tratta infatti sicuramente un edificio di carattere pubblico, viste le sue dimensioni e la sua imponenza, ma la sua funzione resta ancora tutta da chiarire, così come la sua cronologia. 

Marzabotto (Bo). Primo bilancio della XXXVIII campagna di scavo dell’università di Bologna, diretta da Elisabetta Govi, nell’antica Kainua: “Va ripensato il ruolo di Marzabotto in età romana”

Nuove evidenze sono emerse dall’area dei templi urbani dell’area archeologica dell’antica Kainua a Marzabotto (Bo) nella campagna 2025, la XXXVIII dell’università di Bologna, diretta da Elisabetta Govi, professoressa ordinaria della Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche dell’ateneo bolognese. Durante la campagna di scavo 2025 a Kainua-Marzabotto, è proseguita l’indagine di una fornace romana di grandi dimensioni, rinvenuta nel piazzale del tempio di Uni, edificio tuscanico dedicato alla somma dea etrusca. La collocazione di un impianto artigianale in un’area precedentemente sacra suggerisce che il tempio fosse ormai fuori uso e che la sua funzione cultuale fosse cessata, permettendo un riutilizzo pratico dello spazio.

Questa scoperta si aggiunge ad altri indizi già noti di una frequentazione romana del sito: dalla villa rustica con fornaci nell’area nord-orientale, alla grande canaletta romana che attraversa il piazzale del tempio di Uni, fino alle monete imperiali rinvenute nei pressi del tempio di Tinia e ai numerosi segni di riuso delle strutture etrusche. Tuttavia, la fornace recentemente indagata presenta caratteristiche che la distinguono: le sue dimensioni e la sua complessità lasciano ipotizzare un’attività produttiva strutturata, che implicava l’approvvigionamento di materie prime, la presenza di maestranze specializzate, reti di trasporto e una committenza organizzata.

Questa evidenza impone un ripensamento del ruolo di Marzabotto in epoca romana. Finora si riteneva che la fase romana fosse limitata a una presenza sporadica e rurale; ora emergono indizi di una realtà più articolata, con un impianto artigianale stabile, inserito in un contesto territoriale probabilmente più attivo e connesso di quanto si fosse immaginato.

Anche l’interpretazione dell’area dei templi risulta trasformata: non più spazio abbandonato, ma ambito riutilizzato, reinserito in dinamiche economiche e insediative nuove. La fornace di Marzabotto apre quindi una prospettiva inedita sulla fase post-etrusca della città, contribuendo a scrivere un ulteriore capitolo della lunga storia di Kainua.

Anche l’interpretazione dell’area dei templi risulta trasformata: non più spazio abbandonato, ma ambito riutilizzato, reinserito in dinamiche economiche e insediative nuove. La fornace di Marzabotto apre quindi una prospettiva inedita sulla fase post-etrusca della città, contribuendo a scrivere un ulteriore capitolo della lunga storia di Kainua.

Denizli (Turchia). Nella campagna 2025 a Tripoli ad Maeandrum prova generale per l’anastilosi della volta monumentale nell’ambito del progetto “Il Ninfeo Monumentale di Tripolis ad Maeandrum. Archeologia, architettura e restauro”, condotto dal CNR ISPC in collaborazione con l’università di Pamukkale

Il team del Cnr Ispc alla fine della prova di ricostruzione della volta monumentale del Ninfeo di Tripoli ad Maeandrum in Turchia (foto cnr ispc)

L’obiettivo principale della campagna 2025 era sperimentare la ricostruzione della volta monumentale del ninfeo dell’antica città di Tripoli ad Maeandrum, in Turchia. E l’esperimento sembra essere perfettamente riuscito. È il primo bilancio di una fase intensa – appena conclusa – della campagna 2025 del progetto “Il Ninfeo Monumentale di Tripolis ad Maeandrum. Archeologia, architettura e restauro”, condotto dal CNR ISPC in collaborazione con l’università di Pamukkale, Denizli (Turchia).

Progetto “Il Ninfeo Monumentale di Tripolis ad Maeandrum. Archeologia, architettura e restauro”: al centro Tommaso Ismaelli tra Giacomo Casa e Sara Bozza (foto cnr ispc)

Il progetto “Ninfeo Monumentale” è finalizzata allo studio del patrimonio architettonico di Tripolis, una grande città della Lidia meridionale. La città di Tripolis ad Maeandrum, situata ai confini delle regioni di Lidia e Frigia (Turchia), ha svolto un ruolo chiave al crocevia tra i fiumi Lykos e Meandro dal periodo ellenistico a quello bizantino. Dal 2012 la città è oggetto di scavi e restauri da parte della missione archeologica dell’università di Pamukkale (Tripolis Kazısı), diretta dal prof. dr. Bahadır Duman. Il progetto italiano, diretto da Tommaso Ismaelli (CNR SPC), è finalizzato allo studio, restauro, valorizzazione e anastilosi del Ninfeo Monumentale (II-V sec. d.C.), uno dei principali edifici pubblici della città. Nato come laboratorio archeologico congiunto tra i due Paesi, Italia e Turchia, finanziato durante il biennio 2019-2021 dal CNR, il progetto “Ninfeo Monumentale”, dal 2022, è riconosciuto ufficialmente dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (MAECI). Fanno parte del team di ricerca: Tommaso Ismaelli (Cnr-Ispc di Firenze), Sara Bozza (Cnr-Ispc di Lecce), Giacomo Casa (Sapienza università di Roma, associato ISPC), Lorenzo Kosmopoulos (Cnr-Ispc di Firenze). Le attività vedono la partecipazione congiunta di ricercatori, studenti e restauratori turchi e italiani di varie istituzioni, università e centri di ricerca.

Tommaso Ismaelli segue la catalogazione e lo studio dei frammenti lapidei del Ninfeo di Tripoli ad Maeandrum in Turchia (foto cnr ispc)

Durante la missione, il team ha proseguito lo studio e la digitalizzazione dei rivestimenti parietali del ninfeo. Sono stati analizzati centinaia di frammenti marmorei per ricostruire la configurazione originaria della decorazione.

Cuore della campagna è stata la prova di ricostruzione della grande volta in marmo e travertino, che un tempo dominava il settore nord del monumento e scavalcava la strada che conduce al teatro. Dopo la prova a terra dello scorso anno, è stata realizzata una nuova impalcatura su misura per il rimontaggio provvisorio di tutti gli elementi originali, integrati da 10 nuovi blocchi in travertino tagliati direttamente in cantiere.

Progetto “Il Ninfeo Monumentale di Tripolis ad Maeandrum. Archeologia, architettura e restauro”: una fase della ricostruzione della volta monumentale (foto cnr ispc)

Questa fase è fondamentale per verificare la posizione dei blocchi e definire gli accorgimenti tecnici per l’anastilosi definitiva, prevista nella prossima campagna di settembre. Un passo decisivo verso la ricostruzione del ninfeo, che unisce competenze archeologiche, architettoniche, conservative e artigianali in un lavoro corale tra professionisti italiani e turchi.

Creta (Grecia). A Gortina la campagna di scavo 2025 dell’università di Siena diretta dal prof. Zanini ha portato alla luce un tratto della strada principale della città romana e tardo-antica e indagate alcune sepolture di epoca proto-bizantina

Il team di scavo diretto del prof. Enrico Zanini impegnato nella campagna 2025 dell’università di Siena a Gortina, sull’isola di Creta (foto unisi)

La campagna di scavo 2025 dell’università di Siena a Gortina, sull’isola di Creta (Grecia), si è concentrata sul quartiere bizantino. Le ricerche archeologiche dell’università di Siena, in collaborazione con l’Eforia alle Antichità di Heraklion, sotto la direzione di Enrico Zanini, si sono svolte dal 16 giugno all’11 luglio 2025.

Veduta zenitale dell’area di scavo dell’università di Siena nel quartiere bizantino di Gortina sull’isola di Creta (foto unisi)

La campagna ha portato a termine lo scavo di un tratto della strada principale della città, contribuendo in modo significativo alla conoscenza dell’assetto urbanistico di Gortina in età romana, tardo-antica e bizantina. Questo intervento si inserisce inoltre nel progetto di valorizzazione e di creazione di un percorso di visita del sito.

Le sepolture di epoca proto-bizantina indagate dalla missione del prof. Zanini a Gortina sull’isola di Creta (foto unisi)

Nel settore del tempio di Apollo Pizio, sono state indagate alcune sepolture di epoca proto-bizantina, che offrono nuovi elementi per la comprensione della società e dell’organizzazione degli spazi nel Quartiere bizantino.

Cavriana (Mn). Il premio del pubblico della prima rassegna internazionale del cinema archeologico va al film “Campo della fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro. Momenti di commozione in apertura con la curatrice Petra Paola Lucini che ha dedicato la Rassegna all’archeologo Giuseppe Orefici a un mese dalla scomparsa

Il regista Massimo D’Alessandro premiato da Petra Paola Lucini, curatrice della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Cavriana (foto graziano tavan)

Nel palmares del regista romano Massimo D’Alessandro c’è un nuovo premio, quello assegnato al film “Campo della fiera e il pozzo del tempo” dal pubblico della prima edizione della Rassegna internazionale del cinema archeologico di Cavriana (Mn) ideata e curata da Petra Paola Lucini, riparte da Cavriana (Mn) per iniziativa del museo Archeologico dell’Alto Mantovano di Cavriana e della cremonese PetraFILM con nove proiezioni, sei nella sezione pomeridiana e tre seguiranno in quella serale, presentate dagli stesi registi all’inizio di ogni sezione, moderati dalla giornalista Adele Oriana Orlando.

Registi alla Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Cavriana: da sinistra, Stefano Zampini, Filippo Ticozzi, Massimo D’Alessandro, Marco Castiglioni. e Nicolò Bongiorno (foto graziano tavan)

Il momento della proclamazione dei film votati dal pubblico è stata preceduta da una simpatica chiacchierata informale dei registi col pubblico, molto apprezzata. Un’idea da tenere presente per altre manifestazioni.

Momenti di commozione c’erano stati in apertura di rassegna nella sala civica di Cavriana quando Petra Paola Lucini ha voluto dedicare all’archeologo Giuseppe Orefici, a un mese dalla sua scomparsa (vedi Archeologia in lutto. Si è spento a 79 anni Giuseppe Orefici, uno dei massimi esperti della cultura Nazca, e più in generale delle civiltà precolombiane dell’America Latina. Le sue ricerche da Nazca a Cahuachi, da Tiwanaku a Rapa Nui. Una vita dedicata anche alla divulgazione scientifica | archeologiavocidalpassato), e col quale era particolarmente legata avendo vissuto direttamente in Perù le emozioni di una campagna di scavo e l’umanità dell’archeologo bresciano raccontate dalla stesas Petra Paola Lucini nel film “Cahuachi. Labirinti nella sabbia”.

E proprio dal suo film è stato presentato un breve estratto a memoria e in omaggio a Giuseppe Orefici.

Ecco i primi tre film classificati: al primo posto, come si diceva, il film “Campo della fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (Italia 2024, 52’) con il 37,53% dei voti. Nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto, si trova Campo della Fiera, un luogo straordinario in cui sacralità e storia si intrecciano da oltre duemila anni. Identificato come la sede del leggendario Fanum Voltumnae, santuario federale degli Etruschi. Il sito ha poi visto passare le diverse epoche diventando un centro spirituale e amministrativo dei Romani e successivamente un insediamento francescano. Le indagini archeologiche condotte negli ultimi vent’anni hanno portato alla luce manufatti di inestimabile valore: antichi templi, mosaici, ceramiche pregiate e un profondo pozzo mai esplorato, custode di tesori dimenticati. Attraverso ricostruzioni storiche, interviste esclusive e riprese spettacolari, “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” accompagna il pubblico in un affascinante viaggio alla scoperta della vita, del declino e della rinascita di questo sito unico. Uno dei reperti rinvenuti nel pozzo, inoltre, apre uno squarcio nel velo di mistero che avvolge i Templari e un possibile intrigo storico.

Il regista Nicolò Bongiorno premiato da Petra Paola Lucini, curatrice della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Cavriana (foto graziano tavan)

Al secondo posto il film “I leoni di Lissa” di Niccolò Bongiorno (Italia 2018, 76’) con il 34,80% dei voti. Il film evoca la storia della leggendaria battaglia navale di Lissa (1866), scontro simbolo e icona della marineria moderna. Il racconto si sviluppa tra le acque di Lissa, lungo i sentieri della memoria, nel cuore di quel mare Adriatico che è luogo di nascita degli eroi e ponte tra le culture del mediterraneo. Una moderna fiaba visiva raccontata in prima persona da grandi pionieri delle immersioni profonde e da maestri dell’archeologia subacquea, che vivono l’esplorazione come un concetto mentale, e conducono lo spettatore, attraverso “l’epica della subacquea”, dentro un affascinante mosaico di suggestioni visive e storiche, alla ricerca del relitto più nascosto e dimenticato, nel grembo profondo dell’Unità d’Italia.

Il regista Filippo Ticozzi premiato da Petra Paola Lucini, curatrice della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Cavriana (foto graziano tavan)

Al terzo posto il film “Le cime di Asclepio”, di Filippo Ticozzi (Italia 2024, 17’) con il 27,77%. Un museo si sta svuotando. Ciò che normalmente lo abita cambia posizione e prospettiva. Possono oggetti, statue, cimeli morire? Il film racconta il trasloco di un museo archeologico cercando di assumere il punto di vista dei protagonisti inanimati: oggetti antichi e immortali, ora senz’aura, costretti a confrontarsi con la corruttibilità terrena.

Ispica (Rg). Portato alla luce l’antico relitto greco al largo di Santa Maria del Focallo a sei metri di profondità, databile tra il VI e il V secolo a.C., al termine della sesta campagna di archeologia subacquea condotta dal dipartimento di Studi umanistici e del Patrimonio culturale dell’università di Udine e dalla soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Ecco i risultati

Kaukana Project: scavo subacqueo del relitto greco di Ispica nella campagna 2025 dell’università di Udine e soprintendenza del Mare (foto M Capulli, D. Innocenti, L. Maghet / uniud)

Portato alla luce l’antico relitto greco di Ispica al largo di Santa Maria del Focallo (Rg). Un altro importante tassello della storia del Mediterraneo riaffiora dai fondali della Sicilia. Al largo di Santa Maria del Focallo, nel territorio di Ispica nel Ragusano, è stato quasi del tutto portato alla luce un relitto greco che si trova a sei metri di profondità, databile tra il VI e il V secolo a.C.  Il risultato arriva al termine della sesta campagna di archeologia subacquea condotta dal dipartimento di Studi umanistici e del Patrimonio culturale dell’università di Udine e dalla soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Le ricerche rientrano nel più ampio progetto di collaborazione scientifica denominato Kaukana Project, voluto nel 2017 dal compianto Sebastiano Tusa e da Massimo Capulli, per la ricostruzione diacronica del paesaggio sommerso e costiero della provincia di Ragusa.

Kaukana Project: il team dell’università di Udine e soprintendenza del Mare (foto M Capulli, D. Innocenti, L. Maghet / uniud)

Si tratta infatti di un programma organico di ricerca e studio delle testimonianze storico-archeologiche conservate lungo il litorale tra le antiche città di Ispica, Kaukana e Kamarina, regolato da una Convenzione di Collaborazione Scientifica tra il DIUM e la Soprintendenza del Mare. Le attività a mare, oltre a Massimo Capulli e Fabrizio Sgroi, hanno visti impegnati Dario Innocenti e Lucrezia Maghet per l’università di Udine, Salvo Emma per la soprintendenza del Mare, Lisa Briggs e Peter Campbell per la Sunk Costs Productions. Le ricerche si sono avvalse inoltre della collaborazione della Capitaneria di Porto di Pozzallo e del supporto logistico della “3PSUB” di Paolo Ciacera che ha fornito i mezzi nautici.

Dopo una prima breve indagine nel settembre 2024, le nuove operazioni sono state realizzate nell’arco di cinque settimane tra maggio e giugno 2025, consentendo di mettere in luce ampia parte del relitto, oggetto sia di documentazione diretta, che di riprese fotogrammetriche finalizzate a ottenere un modello tridimensionale. Le indagini del 2025 sono state sponsorizzate dalla Sunk Costs Productions, che insieme alla Sikelia Productions di Martin Scorsese sta lavorando al progetto cinematografico “Shipwreck of Sicily”. Alle attività scientifiche sono state quindi alternate fasi di riprese video, che serviranno alla realizzazione di questo docufilm co-prodotto dal celebre regista americano.

Kaukana Project: scavo subacqueo del relitto greco di Ispica nella campagna 2025 dell’università di Udine e soprintendenza del Mare (foto M Capulli, D. Innocenti, L. Maghet / uniud)

La campagna di scavo del 2025, diretta da Massimo Capulli in stretto coordinamento con Fabrizio Sgroi della Soprintendenza del Mare, ha permesso la quasi completa messa in luce dei resti della nave, che si trova a circa 6 metri di profondità coperta da uno strato frammisto di sabbia, ciottoli e massi. Grazie all’utilizzo della sorbona ad acqua si è infatti potuto liberare buona parte dell’ossatura della nave, tra cui il paramezzale e una delle due ruote, nonché di individuare l’albero dell’imbarcazione con il suo piede.

Kaukana Project: pezzo di cima scoperto nello scavo subacqueo del relitto greco di Ispica nella campagna 2025 dell’università di Udine e soprintendenza del Mare (foto M Capulli, D. Innocenti, L. Maghet / uniud)

Inoltre, durante lo scavo è emerso un pezzo di cima in ottimo stato di conservazione, frammenti di ceramiche a figure nere e un piccolo unguentario con inciso in lettere greche “NAU” (nave). Dal punto di vista della costruzione navale, il relitto fa parte della tipologia “su guscio portante”, ossia quelle navi in cui le tavole del fasciame venivano rese solidali tra loro grazie a una serie di incastri detti a mortasa e tenone: ciò consentiva di ottenere una struttura (guscio) autoportante, mentre solo successivamente venivano messe in opera le ordinate, ovvero le costole della nave, con funzione solo di rinforzo.

Kaukana Project: uso della sorbona nello scavo subacqueo del relitto greco di Ispica nella campagna 2025 dell’università di Udine e soprintendenza del Mare (foto M Capulli, D. Innocenti, L. Maghet / uniud)

La nuova campagna ha permesso, grazie all’utilizzo di una sorbona ad acqua, di avanzare di circa due metri allargando la trincea di scavo fino al totale esaurimento del deposito. Sono stati inoltre documentati i resti, attraverso rilievi diretti e riprese fotogrammetriche, che hanno permesso di generare un modello tridimensionale. Sono state condotte una serie di verifiche nello stesso areale, su altri potenziali siti, utili non solo alla comprensione e tutela di questo tratto di mare, ma anche per programmare le future ricerche. Questi siti erano stati indicati alla Soprintendenza del Mare da un pescatore subacqueo locale, Antonino Giunta, che già in precedenza aveva segnalato importanti relitti.

Altino (Ve). Al parco archeologico per “Altino Aperta – Scavi Aperti” visita guidata allo scavo nei pressi della Porta-Approdo a cura degli archeologi dell’università di Padova

Andrea Stella e Guido Furlan dell’università di Padova sullo scavo archeologico presso Porta-Approdo al parco archeologico di Altino (foto unipd)

A luglio 2025 sono cominciate le attività di scavo nel parco archeologico di Altino, che fa parte dei musei archeologici nazionali di Venezia e della laguna, a cura dell’università di Padova, nella cui area venerdì 25 luglio 2025, dalle 16.30, è prevista l’iniziativa “Altino Aperta – Scavi Aperti”. Si tratta di un nuovo scavo archeologico nei pressi della Porta-Approdo e indaga un tratto del canale antistante la struttura, il cui alveo era utilizzato come un vero e proprio immondezzaio. Gli obiettivi della ricerca sono: cominciare a ricostruire l’economia della città romana su basi nuove, approfondire la conoscenza delle strategie di gestione dei rifiuti adottate dalla comunità altinate e, infine, analizzare le pratiche di economia circolare messe in atto. Hanno partecipato all’avvio delle ricerche: Guido Furlan e Andrea Stella, dipartimento dei Beni culturali UniPd, e Michele Monego, del laboratorio di Rilevamento e Geomatica del dipartimento di Ingegneria civile, edile e ambientale UniPd. La visita è su prenotazione (info.parcoaltino@cultura.gov.it; 0422789443); è gratuita per gli abbonati e inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri. Si consiglia di indossare abiti comodi, scarpe chiuse antiscivolo e di portare cappello, crema solare e antizanzare.

Cavriana (Mn). Al via la Rassegna internazionale del Cinema Archeologico, Ideata e curata da Petra Paola Lucini per iniziativa del museo Archeologico dell’Alto Mantovano di Cavriana e della cremonese PetraFILM: 9 film e incontri con i registi

La Rassegna internazionale del Cinema Archeologico 2025, ideata e curata da Petra Paola Lucini, riparte da Cavriana (Mn) per iniziativa del museo Archeologico dell’Alto Mantovano di Cavriana e della cremonese PetraFILM. Appuntamento sabato 26 luglio 2025 in sala civica a Cavriana: in programma nove proiezioni, sei nella sezione pomeridiana a partire dalle 16, e tre seguiranno la sera a partire dalle 20.30. Lo spettatore avrà l’opportunità di viaggiare nel tempo, visitare terre lontane, scoprire tesori nascosti in pozzi dimenticati, rivivere battaglie storiche su navi che hanno fatto la storia, vivere la vita in palafitta, dopo aver assistito a una ricostruzione con tecniche preistoriche, e aver scoperto 111 insediamenti nell’arco alpino. Poi immergersi nell’antico Egitto alla ricerca delle miniere dei Faraoni, assistere al trasloco di un museo, confrontarsi con i misteri sciamanici, e cacciare nei boschi della Preistoria, percependo l’aria umida sulla pelle, mista a odori e profumi di una natura persa nel tempo. Nell’intervallo sarà allestito un assaggio di prodotti tipici locali. Alle 23 ci sarà lo stimolante faccia a faccia con i registi, Federico Basso, Niccolò Bongiorno, Massimo D’Alessandro, Mario Piavoli, Filippo Ticozzi, Stefano Zampini, che si concluderà con la premiazione del film scelto dal pubblico.

La Rassegna segue infatti la data zero dello scorso anno quando la rassegna fu definita appunto “evento zero” con due location: il teatro Filo di Cremona (3 luglio 2024) e il museo Archeologico dell’Alto Mantovano a Cavriana (5 luglio 2024): Petra Paola Lucini aveva detto, in quell’occasione, che voleva partire in punta di piedi, ma la Rassegna internazionale del Cinema Archeologico aveva già tutte le carte in regola per una manifestazione di qualità (vedi Al via l’evento zero della Rassegna internazionale del Cinema Archeologico organizzato da Petrafilm. Prima tappa al teatro Filo di Cremona, seconda al museo Archeologico Alto Mantovano di Cavriana (Mn): otto film in cartellone con una prima mondiale | archeologiavocidalpassato).

IL PROGRAMMA DEI FILM DEL POMERIGGIO. Alle 16, apre il film “L’uomo di Val Rosna”, di Stefano Zampini (Italia 2024, 19’). Docu-drama che mostra alcuni momenti della vita dell’Uomo di Val Rosna, un cacciatore vissuto 14.000 anni fa nell’attuale territorio del Comune di Sovramonte (Belluno). La sepoltura di questo cacciatore è stata scoperta negli anni ’80 da Aldo Villabruna e studiata dal professor Alberto Broglio dell’Università degli Studi di Ferrara. Caccia, vita di comunità, cure dentali e un rito funebre sono i momenti di vita messi in scena. Segue il film “Au Chevet des palafittes”, di Christophe Goumand (Svizzera 2023, 9’30”). I laghi alpini hanno ricoperto le vestigia di villaggi preistorici costruiti tra il 5000 e l’850 a.C. Questa conservazione in un contesto umido ha permesso di proteggere gran parte degli elementi organici e oggi fornisce preziosi elementi alla comprensione della preistoria europea. Per questo motivo, nel 2011, l’UNESCO ha incluso 111 villaggi palafitticoli sparsi in sei paesi dell’arco alpino nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Si procede con il film “Carpentieri e falegnami nell’età del bronzo” di Mario Piavoli (Italia 2015, 24’). Sulla base di quanto rinvenuto e documentato nel corso degli scavi condotti sulla palafitta di Bande di Cavriana e nell’abitato peri-lacustre di Castellaro Lagusello (di recente inseriti nel patrimonio Unesco), il film vuole illustrare le fasi di lavoro, le tecniche costruttive e la fedele ricostruzione di alcuni elementi delle strutture abitative di una popolazione vissuta nell’entroterra sud-gardesano migliaia di anni fa. Quindi il film “Antiche tracce. La vita in palafitta” di Federico Basso (6’). In Realtà Virtuale racconta la vita e la quotidianità delle comunità preistoriche che hanno vissuto presso i siti palafitticoli dell’Italia settentrionale attraverso uno storytelling immersivo. Ambientato nel parco Archeo Natura del sito Unesco di Fiavè (Tn), restituisce con rigore scientifico-archeologico come si svolgevamo le attività di pesca, caccia, artigianato e costruzione delle palafitte. A seguire il film “Sciamani: comunicare con l’invisibile. Dialoghi con l’antropologo Sergio Poggianella” di Niccolò Bongiorno (Italia 2023, 22’). Chi è lo sciamano e come nasce una collezione di oggetti sciamanici? Sono solo alcuni dei quesiti posti dal regista Nicolò Bongiorno a Sergio Poggianella, antropologo ed ideatore della mostra “Sciamani. Comunicare con l’Invisibile”. Ripercorrendo in un’intervista le tappe principali della sua ricerca, il collezionista tesse una narrazione intima del suo rapporto con questa imperscrutabile figura, mostrandone sia la poetica sociale sia il valore artistico alla base dell’esposizione. Chiude il pomeriggio il film “L’Eldorado dei Faraoni” di Pippo Cappellano (52’). Il film è la cronaca di tre anni di missioni archeologiche (1990 – 1991 – 1993) nel deserto nubiano sudanese: dalla scoperta di Berenice Pancrisia, effettuata dai fratelli Castiglioni e da Giancarlo Negro nel febbraio 1989 (la mitica “città tutta d’oro” ” citata da Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historiae” e di cui si era persa ogni traccia), ai primi scavi di alcune imponenti tombe, trovate nella vasta regione aurifera che gravita intorno a Berenice. Il film sottolinea le difficoltà incontrate dalla missione archeologica, isolata per due mesi nel cuore del deserto; la durezza di un percorso attraverso montagne e sabbie cedevoli; i sistemi usati per orientarsi nel dedalo degli “wadi”, ed infine le scoperte: semplici ornamenti, ma anche preziosi monili d’oro che confermano l’abbondanza di questo metallo che ha avvalso alla regione il nome di Eldorado africano.

PROGRAMMA DEI FILM DELLA SERA. Alle 20.30, apre il film “Le cime di Asclepio”, di Filippo Ticozzi (Italia 2024, 17’). Un museo si sta svuotando. Ciò che normalmente lo abita cambia posizione e prospettiva. Possono oggetti, statue, cimeli morire? Il film racconta il trasloco di un museo archeologico cercando di assumere il punto di vista dei protagonisti inanimati: oggetti antichi e immortali, ora senz’aura, costretti a confrontarsi con la corruttibilità terrena. Segue il film “Campo della fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (Italia 2024, 52’). Nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto, si trova Campo della Fiera, un luogo straordinario in cui sacralità e storia si intrecciano da oltre duemila anni. Identificato come la sede del leggendario Fanum Voltumnae, santuario federale degli Etruschi. Il sito ha poi visto passare le diverse epoche diventando un centro spirituale e amministrativo dei Romani e successivamente un insediamento francescano. Le indagini archeologiche condotte negli ultimi vent’anni hanno portato alla luce manufatti di inestimabile valore: antichi templi, mosaici, ceramiche pregiate e un profondo pozzo mai esplorato, custode di tesori dimenticati. Attraverso ricostruzioni storiche, interviste esclusive e riprese spettacolari, “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” accompagna il pubblico in un affascinante viaggio alla scoperta della vita, del declino e della rinascita di questo sito unico. Uno dei reperti rinvenuti nel pozzo, inoltre, apre uno squarcio nel velo di mistero che avvolge i Templari e un possibile intrigo storico. Chiude il film “I leoni di Lissa” di Niccolò Bongiorno (Italia 2018, 76’). Il film evoca la storia della leggendaria battaglia navale di Lissa (1866), scontro simbolo e icona della marineria moderna. Il racconto si sviluppa tra le acque di Lissa, lungo i sentieri della memoria, nel cuore di quel mare Adriatico che è luogo di nascita degli eroi e ponte tra le culture del mediterraneo. Una moderna fiaba visiva raccontata in prima persona da grandi pionieri delle immersioni profonde e da maestri dell’archeologia subacquea, che vivono l’esplorazione come un concetto mentale, e conducono lo spettatore, attraverso “l’epica della subacquea”, dentro un affascinante mosaico di suggestioni visive e storiche, alla ricerca del relitto più nascosto e dimenticato, nel grembo profondo dell’Unità d’Italia.

 

Tuscania. Gli archeologi di CAMNES e università di Napoli “Federico II” presentano “Scavi nella necropoli etrusca di Sasso Pinzuto a Tuscania” con i risultati della campagna 2025: le ricerche nell’oikos. Trovata teca con uno strano oggetto che potrebbe essere un poppatoio

Giovedì 24 luglio 2025, alle 17.30, all’agriturismo Casa Caponetti, in località Quarticciolo 1 a Tuscania (Vt), l’incontro “Scavi nella necropoli etrusca di Sasso Pinzuto a Tuscania”, conferenza di fine scavo campagna 2025, nell’ambito del Tuscania Archaeological Project, con il quale, su concessione ministeriale, Il CAMNES – Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies e l’università di Napoli “Federico II” conducono dal 2022 campagne di scavo nella necropoli etrusca di Sasso Pinzuto a Tuscania.

Campagna di scavo 2025 alla necropoli etrusca di Sasso Pinzuto di Tuscania (Vt) (foto tuscania archaeological project)

Nella necropoli, esplorata in parte dall’Ottocento, sono documentate oltre 130 tombe a camera scavate nel vivo della roccia tufacea, risalenti al VII-VI sec. a.C. Le tombe di maggior rilievo sono contenute in tumuli in parte ricavati nella roccia e in parte costruiti in opera quadrata con blocchi di tufo, che dominano la sottostante via Clodia. Nel 2024 è stata individuata la fondazione di una struttura quadrangolare in opera quadrata di tufo di poco più di 6 m di lato (oikos), situata a ridosso dei tumuli e di una piccola platea tufacea con cavità di varie forme, deputate a ospitare sia sepolture sia resti di azioni cultuali.

Campagna di scavo 2025 alla necropoli etrusca di Sasso Pinzuto di Tuscania (Vt): la teca con vari oggetti tra cui il “poppatoio” scoperta nell’oikos (foto tuscania archaeological project)

Nella campagna del 2025 viene esplorato l’edificio (oikos) di Sasso Pinzuto, con particolare attenzione per la cronologia dell’edificio che le terrecotte architettoniche rinvenute in precedenza nei pressi datano al secondo quarto del VI sec. a.C. Inoltre, nella trincea di fondazione del muro meridionale della struttura, ricavata nel vivo dello strato tufaceo naturale, è stata individuata una teca inviolata. La teca, lunga ca. 80 cm, era coperta da una lastra di tufo conteneva un gruppo di cinque vasi di bucchero, che sono attualmente in corso di microscavo, per definirne il riempimento originario. Tra il vasellame spicca un attingitoio, dotato di una protrusione laterale forata in senso longitudinale, che ne chiarisce la funzione di poppatoio e permette di attribuire la sepoltura a un individuo neonatale, in via preliminare ancora nella prima metà del VI sec. a.C.

Campagna di scavo 2025 alla necropoli etrusca di Sasso Pinzuto di Tuscania (Vt) (foto tuscania archaeological project)

L’esplorazione completa dell’oikos di Sasso Pinzuto consentirà di acquisire dettagli strutturali sull’edificio e informazioni sull’uso, nonché sulla categoria di strutture simili come nelle necropoli etrusche di Vulci e Cortona. L’interesse di questo nucleo di edifici, ancora necessari di studi dedicati non solo alla costruzione, ma anche alle modalità di abbandono e distruzione, forse intenzionale, induce a esaminarli in una specifica giornata di studi programmata nel 2026.