Bologna. A Palazzo dall’Armi Marescalchi, sede della Soprintendenza, “Un pomeriggio nella tutela dei monumenti”: ciclo di tre incontri su significativi casi di interventi sul patrimonio culturale del territorio
“Un pomeriggio nella tutela dei monumenti”: è il ciclo di tre incontri al giovedì pomeriggio con i funzionari della soprintendenza ABAP di Bologna e colleghi professionisti esterni, in cui verranno presentati casi significativi di interventi sul patrimonio culturale del territorio di competenza e in cui emergeranno le differenti competenze che identificano i compiti istitutivi di tutela del ministero della Cultura. Appuntamento il 24 novembre, il 1° dicembre e il 15 dicembre, dalle 16 alle 19, nella sede Sabap-Bo, Palazzo dall’Armi Marescalchi, Salone d’onore, in via IV Novembre 5 a Bologna. L’ingresso alla conferenza è libero per un massimo di 100 posti.
Giovedì 24 novembre 2022. Alle 16, saluti e introduzione del soprintendente arch. Alessandra Quarto. Seguono gli interventi. Arch. Keoma Ambrogio e dott.ssa Chiara Guarnieri, arch. Natascia Frasson su “Palazzo dei Diamanti (Ferrara) un lungo cantiere tra storia e rifunzionalizzazione”; arch. Caterina Cocchi e dott.ssa Chiara Guarnieri, arch. Natascia Frasson su “Palazzo Massari – Cavalieri di Malta (Ferrara) dal sisma alla rifunzionalizzazione in un complesso percorso di conoscenza”.
Giovedì 1° dicembre 2022. Alle 16, arch. Alessandra Alvisi, sindaco Roberto Angeli e arch. Ilaria Gasparini su “La Rocca gonzaghesca di Reggiolo: dal progetto di consolidamento alla valorizzazione attraverso la cooperazione amministrativa”; arch. Valentina Oliverio, arch. Francesco Dalmastri su “Il restauro della facciata di Palazzo Fava Marescotti a Bologna”.
Giovedì 15 dicembre 2022. Alle 16, arch. Francesca Babbi e dott.ssa Monica Miari, arch. Gabriele Zanarini, arch. Arianna Gentile su “Il cantiere di restauro del Palazzo Municipale di Crevalcore: contributi alla conoscenza di un brano di tessuto urbano”; arch. Emanuela Storchi, ing. Fabio Cristalli, arch. Federica Legnani, ing. Aldo Barbieri, arch. Luisa Pischedda su “Portici di S. Luca: patrimonio dell’umanità”; arch. Keoma Ambrogio, dott.ssa Donatella Fratini, dott.ssa Chiara Guarnieri, don ing. Stefano Zanella e arch. Valeria Virgili su “La Cattedrale di Ferrara: il ritrovamento tra conoscenza e restauro”.
Pompei. Maltempo, rinviata la riapertura della Casa dei Vettii a Pompei

Dettaglio degli affreschi restaurati della Casa dei Vettii a Pompei (foto silvia vacca)
Slitta l’attesa riapertura della Casa dei Vettii a Pompei prevista martedì 22 novembre 2022 (vedi Pompei. Ultimato il restauro, martedì alla presenza del ministro Sangiuliano riapre al pubblico la Casa dei Vettii, tra le più ricche e famose della città antica | archeologiavocidalpassato). Poche righe nella tarda mattinata di lunedì 21 novembre 2022 da parte del ministero della Cultura, ripresa dal parco archeologico di Pompei: “A causa delle avverse condizioni meteorologiche, previste a partire da questa sera anche in Campania, la riapertura della Casa dei Vettii a Pompei è rinviata a data da destinarsi. Nei prossimi giorni sarà comunicata una nuova data per l’inaugurazione, a cui interverrà il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano”.
Roma. All’Accademia di Danimarca l’incontro su “THORVALDSEN: lo scultore danese che trovò la sua ispirazione in Italia” con Paolo Giulierini e Giulia Longo
Nell’ambito della rassegna “NOVEMBRE NORDICO” promosso dall’Accademia di Danimarca a Roma, giovedì 24 novembre 2022, alle 18, nella sede dell’accademia in via Omero 18, a Roma, l’incontro “THORVALDSEN: lo scultore danese che trovò la sua ispirazione in Italia”. A dialogare su Thorvaldsen e sulla magnificenza della sua arte oggi, così come delle influenze da lui subite ed a sua volta sublimate e reinterpretate, saranno il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, e Giulia Longo, borsista all’Accademia di Danimarca a Roma e in precedenza contrattista all’Archivio del museo Thorvaldsen di Copenaghen. Ingresso gratuito con registrazione ad accademia@acdan.it. Bertel Thorvaldsen (1770-1844) è stato il più grande scultore danese di tutti i tempi. Il Fidia del Nord – come veniva chiamato all’epoca – arrivò inizialmente in Italia con una borsa di studio prevista per soli tre anni, ma finì poi per restare a Roma per più di quaranta. La prima città italiana ad avere avuto un forte impatto su di lui fu Napoli, allora capitale del Regno Borbonico in pieno fermento culturale grazie agli scavi di Ercolano e Pompei, i cui preziosi ritrovamenti sono tuttora il fiore all’occhiello del museo Archeologico nazionale.
Ercolano. Penultimo appuntamento della seconda stagione de “Gli Ozi di Ercole” dedicata a “Il materiale della vita / La vita materiale” promossa dal parco archeologico: Melania Mazzucco e Annalena Benini hanno conversato sul “Compasso della vita”


Pubblico nel salone delle feste di Villa Campolieto per l’incontro mensile con Gli ozi di Ercole promosso dal parco archeologico di Ercolano (foto paerco)
Montaigne definiva la vita come “un movimento ineguale, irregolare, multiforme”. Come tale, imprevedibile, sempre spiazzante, irriducibile a una misura che consenta di pianificarla razionalmente. Eppure, il compasso della vita è una contraddizione necessaria. Cos’è un progetto – di una stanza, di una città, di un romanzo, di una vita – se non il tentativo di dar forma all’informe, di canalizzare quel flusso secondo un disegno, fedeli a un ideale di esattezza e insieme consapevoli delle incognite che imporranno una variazione in corso d’opera, una rinegoziazione del nostro rapporto col mondo? Venerdì 18 novembre 2022, nel Salone delle feste di Villa Campolieto a Ercolano, per il penultimo appuntamento mensile de Gli Ozi di Ercole – la rassegna prodotta dal parco archeologico di Ercolano, da un’idea del direttore Francesco Sirano con Gennaro Carillo, direttore artistico del ciclo di incontri – Melania Mazzucco, scrittrice, saggista, vincitrice nel 2003 del Premio Strega e poi di altri premi internazionali, ha intrattenuto un racconto proprio sul compasso delle nostre vite con Annalena Benini, giornalista e scrittrice. Il prossimo e ultimo appuntamento di “Gli Ozi di Ercole” sarà il 2 dicembre 2022 con “Il frutto del fuoco: Prometeo, Dedalo e altri miti della tecnica” con Laura Pepe e Elena Bucci.

Melania Mazzucco, scrittrice e saggista (foto paerco)

Annalena Benini, giornalista e scrittrice (foto paerco)
La conversazione ha preso le mosse dal romanzo di Mazzucco “L’Architettrice” (Einaudi 2019) dedicato alla vita e alle opere di Plautilla Bricci, prima donna architetto che ha disegnato, progettato e costruito una villa storica a Roma nel ‘600. Anche quando si scrive si costruisce, e Melania Mazzucco è la grande architettrice di libri della letteratura italiana contemporanea. Una delle poche in grado di costruire solidi e vasti palazzi di carta sotto i nostri occhi. Dice infatti Benini: “Un romanzo che ho molto amato questo: una vita di donna dentro la vita di Roma. La vocazione e la conquista, il cammino faticoso di un’artista che deve restare nell’ombra ma emana troppa luce. Melania Mazzucco ha riportato in vita Plautilla Briccia, la prima donna della storia moderna che ha disegnato, progettato, costruito. Ha creato”. Gli scrittori a volte sono come gli archeologi: riportano alla vita fatti, persone, oggetti dimenticati. “La storia può essere crudele – dice Mazzucco – e la vita di Plautilla ne è una conferma, con la sua cancellazione e la sua rimozione avvenuta già quando era ancora viva. Le è stata sottratta la maternità della sua villa, si è cominciato a dire che lì dentro avesse solo disegnato e dipinto e il suo nome è stato così gradualmente espunto da tutte le storie artistiche. Ma la letteratura, come l’archeologia, per fortuna, può sempre riportare alla luce ciò che si è inabissato ed è questo il viaggio che a me piace spesso fare. Anche perché rimettere Plautilla là dove è stata cambia pure la storia del presente. Per questo – conclude – mi è sembrato così importante ritrovarla. E per questo è stato singolare ri-raccontare la sua storia proprio a Ercolano”.
Pompei. Ultimato il restauro, martedì alla presenza del ministro Sangiuliano riapre al pubblico la Casa dei Vettii, tra le più ricche e famose della città antica

I restauratori danno gli ultimi ritocchi agli affreschi prima dell’apertura della Casa dei Vettii a Pompei (foto silvia vacca)
Ci siamo. Il momento tanto atteso è vicino. I restauratori danno gli ultimi ritocchi in vista dell’apertura della Casa dei Vettii, una tra le più ricche e famose di Pompei, posta sotto la protezione di Priapo dio della prosperità, dipinto a destra della porta, che simboleggia la prosperità economica dei proprietari, i fratelli Aulus Vettius Restitutus e Aulus Vettius Conviva, liberti, divenuti ricchi grazie al commercio. Martedì 22 novembre 2022, alle 11.45, il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, sarà al Parco archeologico di Pompei per la riapertura della Casa dei Vettii. Interverranno il direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna; il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel.

Il triclinio della Casa dei Vettii a Pompei (foto parco archeologico pompei)
I fratelli Aulus Vettius Conviva e Restitutus erano i proprietari della splendida Casa dei Vettii, due ex-liberti arricchitisi con il commercio, due “uomini nuovi” di Pompei, entrati a far parte dell’oligarchia cittadina attraverso la nomina a importanti cariche pubbliche. La loro è una casa di vecchia costruzione, completamente ristrutturata in età augustea e ancora migliorata forse proprio quando i due fratelli l’hanno acquistata, prima del terremoto del 62 d.C. Amadeo Maiuri, ex-direttore degli scavi di Pompei, la considerava come quella “che meglio rappresenta, nella sua lussuosa decorazione parietale e nella graziosa composizione scenografica del giardino, il lusso mercantile degli ultimi decenni di vita della città”. Ora, finalmente, grazie a impegnativi lavori di restauro, è pronta a riaprire i battenti, per tornare ad accogliere fra le sue bellezze i nuovi ospiti di Pompei.

La Casa dei Vettii è posta sotto la protezione di Priapo, raffigurato all’ingresso della domus a Pompei (foto parco archeologico pompei)
La signorile Casa dei Vettii è posta sotto la protezione di Priapo, dio dal grande fallo dipinto a destra del portone e simbolo della prosperità dei proprietari della casa. Vi si accede dal vicolo dei Vettii, e subito entrando si apprezza la maestosità di questa domus. La planimetria della casa presenta una novità nell’architettura pompeiana, proprio all’ingresso: l’assenza del tablino, tradizionalmente presente sul fondo dell’atrio, per cui quest’ultimo svolge una funzione centrale di rappresentanza e di passaggio diretto all‘elegante e lussureggiante peristilio. La maggior parte degli affreschi della casa risale agli interventi condotti dopo il terremoto, e mostra una scelta accurata dei soggetti, generalmente collegata alla funzione degli ambienti. Gli ospiti vengono accolti all’ingresso, con la figura di Priapo. Si passa poi nell’atrio, dove si trovano fanciulli intenti a compiere sacrifici ai Penati, raffigurati nello zoccolo, alludenti al culto degli antenati, da sempre connesso a questo ambiente dell‘abitazione. Inserite nei pressi della grande cassaforte in bronzo, dove erano custoditi gli oggetti preziosi e gli averi dei proprietari, è la personificazione di Fortuna, alla quale degli amorini rivolgevano onorati sacrifici.
Rovereto. In tv (History Lab Live) e su YouTube la nuova stagione di SGUARDI: in quattro puntate si raccontano le quattro sezioni del RAM film festival con i protagonisti e i film più rappresentativi
Al via la nuova stagione di SGUARDI, il programma in cui si racconta il RAM film festival, la più longeva rassegna di film dedicati all’archeologia e al patrimonio culturale ma anche uno spazio di incontri, mostre e appuntamenti nella città di Rovereto, che quest’anno ha avuto come focus gli “Sguardi al femminile”: non solo tutte le declinazioni – anche nuovissime – del vero ruolo delle donne nella storia, finora fortemente sottovalutato, ma anche il particolare punto di vista di registe e autrici del mondo del documentario. La serie – in quattro puntate – andrà in onda sul canale 12 del digitale terrestre nello spazio History Lab Live, ospitato da Telepace Trento emittente comunitaria, tutti i lunedì alle 21 e alle 22.30 e in replica la domenica alle 21. Si inizia lunedì 21 novembre 2022. Le quattro puntate saranno dedicate ciascuna a una sezione del Festival (L’Italia si racconta, Cinema archeologico, Cultura animata e Sguardi dal mondo) per conoscere ospiti e registi dell’edizione 2022, scoprire il dietro le quinte e approfondire temi e nuove tendenze del cinema documentario. Gli episodi saranno inoltre visibili anche sul canale YouTube della Fondazione Museo storico del Trentino (youtube.com/museostorico). SGUARDI è un programma a cura di Matteo Gentilini, Alice Manfredi e Sara Zanatta in collaborazione con Claudia Beretta e Valentina Poli. Una realizzazione Motion Studio con la partecipazione di Graziano Galvagni. Una produzione Fondazione Museo storico del Trentino e RAM film festival – Fondazione Museo Civico di Rovereto. A partire da gennaio 2023 poi il RAM Film Festival tornerà nello spazio History Lab Live in onda sul canale 12 del digitale terrestre nello (ospitato da Telepace Trento) con quattro documentari selezionati tra quelli che hanno partecipato all’ultima edizione.
Nella prima puntata (in onda lunedì 21 novembre 2022, alle 21 e 22.30) si entra nell’atmosfera del festival con Alessandra Cattoi, direttore della Fondazione Museo Civico di Rovereto, e si conoscono i film in concorso nella sezione dedicata al cosiddetto “patrimonio immateriale”, ovvero le opere italiane in cui si raccontano i riti, le tradizioni, le comunità specifiche e le identità del nostro paese. Ospiti di puntata sono la regista Miriam Cossu con il film “Pupus” e il regista Nicola Pittarello, vincitore della sezione con “L’oro di Venezia”. Infine, un volto televisivo noto e amato Serena Dandini: prima protagonista del focus “Sguardi al femminile”.
Nella seconda puntata (in onda lunedì 28 novembre 2022, alle 21 e 22.30) l’archeologia è assoluta protagonista, attraverso film, libri e incontri. A parlarne l’archeologo della Fondazione Museo Civico di Rovereto Maurizio Battisti, insieme ai registi Olivier Bourgeois, vincitore della sezione con “The Oath of Cyriac”, e Gianmarco D’Agostino intervistato con l’attrice Laila Bouamama, del film “Portraits and Secrets of Roman Women”. Infine la storia di Sahraa Karimi, regista e produttrice afghana, oggi rifugiata in Italia e visiting professor del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, ispiratrice del focus tematico “Sguardi al femminile”.
La terza puntata (in onda lunedì 5 dicembre 2022, alle 21 e 22.30) è dedicata alla cultura animata. Racconta questa sezione del Festival il fumettista Andrea Artusi, membro del comitato scientifico del festival e della giuria, autore per Bonelli di numerosi albi di Martin Mystère. Si incontrano due giovani registe, Mia Incantalupo e Samantha Moore, che hanno rispettivamente firmato “Nobody” e “Treasure”, e un’archeologa blogger Antonia Falcone che studia come sta cambiando l’archeologia sul web e quali sono le sue buone pratiche.
Nell’ultima puntata (in onda lunedì 12 dicembre 2022, alle 21 e 22.30) si racconta la sezione più internazionale. Claudia Beretta, coordinatrice del Festival, ripercorre le tendenze dei film in concorso, tra i quali è stato scelto di raccontare “Saffron-based Lifestyle” e “Jurassic Cash”. Chiude la riflessione sugli “Sguardi al femminile” l’archeologa Enza Elena Spinapolice, autrice di due libri dal titolo parlante: “Lady Sapiens” e “La preistoria è donna”.
Bologna. Curatore e protagonisti della mostra “I pittori di Pompei” al museo civico Archeologico introducono alla visita degli oltre cento affreschi dall’area vesuviana conservati al Mann: una pinacoteca unica al mondo sulla pittura degli antichi romani

Locandina della mostra “I pittori di Pompei” al museo Archeologico nazionale di Bologna dal 23 settembre 2022 al 19 marzo 2023
Una pinacoteca unica al mondo che apre lo sguardo sulla pittura degli antichi romani da una prospettiva diversa, quella dei suoi autori, i pictores, che nella stragrande maggioranza dei casi sono rimasti anonimi e di loro comunque sappiamo pochissimo. Ma grazie alle numerose testimonianze pittoriche conservate dopo l’eruzione avvenuta nel 79 d.C. e portate alla luce dalle grandi campagne di scavi borbonici nel Settecento, le cittadine vesuviane costituiscono un osservatorio privilegiato per comprendere meglio l’organizzazione interna e l’operato delle officine pittoriche. Nasce da questi presupposti la mostra “I Pittori di Pompei” al museo civico Archeologico di Bologna fino al 19 marzo 2023.

Parete in IV stile con Nature Morte (xenia) dal tablino dei Praedia di Iulia Felix a Pompei conservata al museo Archeologico di Napoli (foto mann)
Il progetto espositivo pone al centro le figure dei pictores, ovvero gli artisti e gli artigiani che realizzarono gli apparati decorativi nelle case di Pompei, Ercolano e dell’area vesuviana, per contestualizzarne il ruolo e la condizione economica nella società del tempo, oltre a mettere in luce le tecniche, gli strumenti, i colori e i modelli. L’importantissimo patrimonio di immagini che questi autori ci hanno lasciato – splendidi affreschi dai colori ancora vivaci, spesso di grandi dimensioni – restituisce infatti il riflesso dei gusti e i valori di una committenza variegata e ci consente di comprendere meglio i meccanismi sottesi al sistema di produzione delle botteghe. Curata da Mario Grimaldi e prodotta da MondoMostre, l’esposizione è resa possibile da un accordo di collaborazione culturale e scientifica tra Comune di Bologna | museo civico Archeologico e museo Archeologico nazionale di Napoli che prevede il prestito eccezionale di oltre 100 opere di epoca romana appartenenti alla collezione del museo partenopeo, in cui è conservata la più grande pinacoteca dell’antichità al mondo.
“La mostra nasce dalla volontà di creare un focus, un punto di osservazione privilegiato, su questi pittori anonimi”, spiega il curatore Mario Grimaldi ad archeologiavocidalpassato.com, “ma che ci hanno lasciato il loro repertorio iconografico e anche la loro vita all’interno delle abitazioni sepolte dal Vesuvio in primis, e ovviamente anche in tutte le realtà di età romana. Così abbiamo la possibilità di educare l’occhio a riconoscerne la presenza nelle grandi figure, nelle immagini, nel loro rapporto con il contesto e con lo spazio. E poi anche a entrare all’interno del discorso più importante del loro potere economico, della loro valenza sociale, e anche del rapporto che essi avevano nell’operare all’interno dello spazio ciò che avevano contrattualizzato e magari pensato con il proprietario della casa. Quindi un dialogo tra spazio e decorazione che non smette mai”.
“Il museo Archeologico nazionale di Napoli è lieto di vedere finalmente completato un lungo lavoro iniziato con il museo civico Archeologico di Bologna e l’organizzazione di Mondomostre”, sottolinea Paolo Giulierini, direttore del Mann, ad archeologiavocidalpassato.com, “che ha portato alla realizzazione di questa grande mostra dedicata ai pittori pompeiani qui in terra felsinea. D’altra parte l’idea di dare conto della grandezza della pittura pompeiana è un’idea che ha sempre in qualche modo caratterizzato le attività dell’Archeologico, che è impegnato in tante mostre anche all’estero, su temi analoghi. Oggi però si approfondisce un aspetto meno noto, cioè si vuole attraverso le pitture recuperare le personalità di pittori che in qualche modo erano dietro alle opere, restituendo una sorta di identikit di personalità a uomini di cui non ci è giunta la firma. Le opere sono oltre un centinaio. Affrontano temi che vanno dall’aspetto mitologico a quello storico, alla parte naturalistica, e danno uno spaccato completo di quella che era la vita di Pompei ma in generale anche di quella che era stata la grandezza della pittura del mondo greco che non si è conservata ma che in qualche modo è stata mutuata traghettata copiata anche da questi artisti attraverso cartoni. E quindi grazie a queste opere ricostruiamo anche la grandezza della Grecia che sostanzialmente è quella grandezza che può essere paragonata al Rinascimento pittorico italiano”.
“Questa mostra è molto attesa”, spiega Paola Giovetti, direttore del museo civico Archeologico di Bologna, “perché era stata pensata due anni fa e poi era stata bloccata dalla pandemia. Finalmente la mostra è realtà. Per Bologna è una grande occasione. La mostra raccoglie oltre cento affreschi provenienti da Pompei e dalle città vesuviane ora conservate nella più grande pinacoteca della pittura antica qual è il museo Archeologico nazionale di Napoli. E grande è stata la generosità del suo direttore Paolo Giulierini di accordare il prestito di queste opere per realizzare questa mostra che grazie al curatore Mario Grimaldi pone l’attenzione sulla figura del pittore. Per noi quindi si tratta di una grande occasione perché i bolognesi avranno la possibilità di vedere materiali straordinari accompagnati da una lettura particolare anche molto intima e con un grande valore emotivo. Stiamo parlando in fondo di persone, i pittori del mondo antico, anonimi ma di persone che sono esistite e che ci hanno lasciato la loro arte. La mostra sarà importante anche per i visitatori stranieri della nostra città che sicuramente conoscono Pompei e che avranno l’occasione di vederne un piccolo pezzo anche a Bologna”.
“I Pittori di Pompei è una grande mostra di qualità e rigore scientifico, un grande viaggio dello stupore, che fino a marzo 2023 accompagnerà i visitatori nella città di Bologna”, interviene per archeologiavocidalpassato.com Elena Di Gioia, delegata alla cultura di Bologna e città metropolitana di Bologna. “Un’occasione di entrare all’interno del museo civico Archeologico dentro un centinaio di affreschi: un grande libro aperto sulla bellezza, sull’importanza degli affreschi da Pompei e sull’importanza anche dei cicli narrativi che questo affreschi raccontano, dalle scene mitologiche a tutto quello che in mostra si potrà vedere. Una mostra con una parte didattica per l’infanzia molto importante. È dunque una grandissima occasione per la città di Bologna grazie alla collaborazione del museo Archeologico di Napoli da cui provengono le opere. Ed è anche una grande possibilità essere a distanza ravvicinata con questi affreschi, ad altezza occhio per osservare anche i particolari, i colori di questa meravigliosa e straordinaria collezione in mostra”.

Afrodite e Marte: particolare delal prete sud del tablico della Casa dell’Amore punito a Pompei, affresco conservato al museo Archeologico di Napoli (foto mann)
A Bologna, per la prima volta, verrà esposto un corpus di straordinari esempi di pittura romana provenienti da quelle domus celebri proprio per la bellezza delle loro decorazioni parietali, dalle quali spesso assumono anche il nome con cui sono conosciute. Capolavori – solo per citarne alcuni – dalle domus del Poeta Tragico, dell’Amore punito, e dalle Ville di Fannio Sinistore a Boscoreale, e dei Papiri a Ercolano. Il visitatore potrà ammirare un’ampia selezione degli schemi compositivi più in voga nei diversi periodi dell’arte romana, osservando come alcuni artisti sapessero conferire una visione originale di modelli decorativi continuamente variati e aggiornati sulla base di mode e stili locali. Rivivere scene di accoglienza dell’ospite, raffinate immagini di paesaggi e giardini, architetture, ma anche ammirare gli strumenti tecnici di progettazione ed esecuzione del lavoro: colori, squadre, compassi, fili a piombo, disegni preparatori, reperti originali ritrovati nel corso degli scavi pompeiani, comprese coppe ancora ripiene di colori risalenti a duemila anni fa. E, ancora, triclini, lucerne, brocche, vasi, riaffiorati negli scavi e raffigurati proprio negli affreschi in mostra, con i quali dialogavano nello spazio.

Dettaglio con figura femminile del registro superiore in affresco e stucco dal tablino della Casa del Meleagro a Pompei, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
La mostra proporrà infine la ricostruzione di interi ambienti pompeiani come quelli della Casa di Giasone e, ancora di più della straordinaria domus di Meleagro con i suoi grandi affreschi con rilievi a stucco, per raccontare il rapporto tra spazio e decorazione, frutto della condivisione di scelte, e di messaggi da trasmettere, tra i pictores e i loro committenti.
Montebelluna. In biblioteca il convegno “1872. La terza Città. Montebelluna dalle origini alla città nuova”: dai Veneti antichi all’insediamento romano, dal medioevo all’età moderna della Serenissima, fino alla città del Novecento. Ecco il ricco programma e qualche anticipazione

La situla di Montebelluna, tra i pezzi più famosi dei veneti antichi conservati al museo di Montebelluna (Tv) (foto muve)
Nel 1869 il consiglio comunale di Montebelluna (Tv) deliberò, dopo una accesa discussione tecnica e politica, l’atteso trasporto dell’antico mercato dal colle al piano. I progetti giunti all’attenzione dei commissari furono sei ma il progetto più rispondente ai bisogni richiesti venne giudicato “Il tempo è moneta” a firma Gio. Batta Dall’Armi. Il giorno 8 settembre 1872 il “Nuovo Mercato” venne inaugurato. Iniziò così la vita della nuova città di Montebelluna. Ma la storia di Montebelluna è ben più antica, prende il via dal Paleolitico, proseguendo con il florido periodo dei Veneti Antichi, attestato da un’importante necropoli, sino all’epoca romana. Oggi Montebelluna è questo, una città dalla storia millenaria ma il cui centro, disegnato a tavolino, ha tutto sommato solo 150 anni di vita. Sabato 19 novembre 2022, all’auditorium della biblioteca di Montebelluna, dalle 10 alle 18, il convegno “1872. La terza Città. Montebelluna dalle origini alla città nuova” cerca di esplorare questa storia, dai Veneti antichi all’insediamento romano, lungo il medioevo e l’età moderna della Serenissima, per trattare poi della città del Novecento. Interverranno Alfredo Buonopane, Angela Trevisin, Attilio Mastrocinque, Benedetta Prosdocimi, Chiara Sacchet, Chiara Scarselletti, Danilo Gasparini, Emanuela Gilli, Giovanna Gambacurta, Irene Bolzon, Leonardo Sernagiotto, Luca Arioli, Lucio de Bortoli e Ranieri Melardi. Mentre gli studenti dell’IPSSEOA – Maffioli presenteranno il Biscotto dei 150 anni. Accesso libero, prenotazione consigliata. Info e prenotazioni: 0423600024 | info@bibliotecamontebelluna.it
PROGRAMMA PRIMA SESSIONE (10-13): LE ORIGINI. Alle 10, registrazione e saluti istituzionali; 10.45, Giovanna Gambacurta, Emanuela Gilli su “Tra signori e mercanti. Montebelluna al tempo dei Veneti antichi”; 11.15, Luca Arioli, Alfredo Buonopane, Attilio Mastrocinque, Benedetta Prosdocimi su “Alle origini di Montebelluna romana. Le scoperte di Mercato Vecchio”; 12, Leonardo Sernagiotto su “Imperatori e vescovi, condottieri e letterati. Montebelluna e il medioevo”; 12.30, Danilo Gasparini su “I mercati della Serenissima: luoghi sacri dell’abbondanza”. Interventi del pubblico.
PROGRAMMA SECONDA SESSIONE (15-18): VERSO LA CITTÀ NUOVA. Alle 15, Ranieri Melardi su “Le opere d’arte antica nel duomo di Montebelluna provenienti da Santa Maria in Colle (e non solo)”; 15.30, Irene Bolzon su “Montebelluna e le sue strade: dalla rappresentazione del potere alla toponomastica partecipativa”; 16, Angela Trevisin e Chiara Sacchet su “C’era una volta la città del lavoro. Ricerche e testimonianze su un distretto industriale”; 16.30, Chiara Scarselletti su “Dall’archivio allo smartphone: le cartoline del Fondo Robazza alla prova della Public History”; 17, Lucio De Bortoli su “Dopo e dentro la nuova città” (Relazione conclusiva). Interventi del pubblico. Alle 18, presentazione e degustazione del Biscotto dei 150 anni e diffusione della ricetta a cura dell’Istituto Maffioli.

Le situle dei Veneti antichi esposte al museo di Storia naturale e archeologia di Montebelluna (Tv) (foto muve)
Giovanna Gambacurta, Emanuela Gilli: “Tra signori e mercanti. Montebelluna al tempo dei Veneti antichi”. “Dopo un breve aggiornamento sul popolamento preistorico del territorio di Montebelluna, alla luce delle ultime ricerche”, anticipano le due relatrici, “il focus dell’intervento sarà l’inquadramento del periodo veneto antico raccontato dalle eccezionali situle decorate rinvenute nella necropoli preromana di Montebelluna-Posmon. L’accurato studio della seconda situla di Montebelluna, condotto da Giovanna Gambacurta, abbinato all’interpretazione degli altri esempi di arte delle situle precedentemente rinvenuti a Posmon e alla ricca documentazione archeologica, consente di ricostruire in maniera accurata uno spaccato “storico” della comunità veneto-antica del nostro territorio rivelando nuovi dettagli sugli aspetti socio-economici della comunità antico-veneta. I rinvenimenti di situle decorate a Montebelluna ha davvero costituito una svolta nello studio di questi documenti e nella valutazione del centro preromano”. Prima della storia solo l’archeologia ci permette di ricostruire le origini della presenza umana nel territorio montebellunese e seguirne le vicende fino alla romanizzazione. In particolare gli ultimi studi sui corredi e sulle due situle figurate della necropoli di Montebelluna-Posmon”.

Frammento lapideo con tratto di una lettera capitale incisa (foto muve)
Luca Arioli, Alfredo Buonopane, Attilio Mastrocinque, Benedetta Prosdocimi: “Alle origini di Montebelluna romana. Le scoperte di Mercato Vecchio”. Gli scavi archeologici sul fondo ex Amistani a Mercato Vecchio hanno messo in luce un complesso di strutture romane riferibili a una grande villa rustica. I nuovi dati archeologici ed epigrafici interpretati con la lente dello storico consentono ora di ricostruire il quadro dell’abitato romano di Montebelluna dalla tarda età repubblicana al periodo tardo-antico.
Tivoli. Al museo della Città presentazione dei risultati dei cantieri di scavo e restauro della soprintendenza nel territorio di Tivoli dal mausoleo dei Plauzi Silvani all’acquedotto Anio Novus
“Maestose reliquie di moli così superbe” è il titolo dell’incontro della presentazione dei risultati dei cantieri di scavo e restauro della soprintendenza nel territorio di Tivoli: appuntamento sabato 19 novembre 2022, alle 16.30, nella sala conferenze del museo della Città di Tivoli, piazza Campitelli a Tivoli (Rm). Introduce il vicesindaco Laura di Giuseppe. Presentazione di Lisa Lambusier, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti. Relazioni di Anna Paola Briganti, Giuseppe Borzillo, Zaccaria Mari, Gioacchino Piazza, Sergio Sgalambro, Raffaella Strati su Mausoleo dei Plauzi Silvani e Tempio della Tosse. Dopo la pausa, le relazioni continuano su Tomba della vestale Cossinia, acquedotto Anio Novus in località Arci, “Terreno con grotta” in località Bivio di San Polo. Ingresso gratuito senza bisogno di prenotazione.

Il mausoleo dei Plauzi Silvani a Tivoli (foto visit tivoli)
Sono conclusi o sono in fase di chiusura alcuni importanti cantieri di scavo e restauro della soprintendenza, attivati in siti e monumenti archeologici negli immediati dintorni della città a partire dal 2019. In un ideale percorso lungo la Via Tiburtina Valeria, dalla zona a valle a quella a monte, si incontra dapprima il mausoleo dei Plauzi Silvani, grandioso monumento sepolcrale cilindrico di età augustea trasformato in torrione nel XV secolo, che è stato interamente restaurato e inserito in un parco da cui si gode la vista anche del contiguo Ponte Lucano. A breve distanza, in Via degli Orti, è il c.d. Tempio della Tosse, in realtà il vestibolo di età tardo-antica, a pianta centrale coperto a cupola, di una grande villa, del quale è stata risanata l’area circostante e sono state valorizzate al suo interno le preesistenze archeologiche più antiche.

Un tratto dell’acquedotto Anio Novus a Tivoli (foto visit tivoli)
Presso la Stazione Ferroviaria la nota Tomba della vestale Cossinia, scoperta lungo l’Aniene nel 1929, pericolosamente inclinata a causa del cedimento del terreno, ha ricevuto una nuova fondazione e la sepoltura attribuita alla vestale è stata oggetto di ulteriori analisi. Il monumentale tratto dell’acquedotto Anio novus, nella sua ricostruzione degli inizi del III secolo, interessato negli ultimi anni da ripetuti crolli, è stato in gran parte consolidato e potrà essere meta di un’istruttiva visita sul funzionamento degli acquedotti antichi. Al Bivio di San Polo il terreno con i resti di villa romana da riferire probabilmente a quella attribuita a Titus Marcius, concesso in uso governativo dal Demanio dello Stato alla Soprintendenza nel 2020, è stato sottratto al degrado e potrà essere destinato ad attività didattiche per le università e le scuole.
Roma. Per “Dialoghi in Curia” incontro in presenza e in streaming su “1922-2022. Spina etrusca: a cent’anni dalla scoperta di un grande porto mediterraneo” con Sassatelli, Braccesi e Michetti
Nuovo appuntamento con i “Dialoghi in Curia” promossi dal parco archeologico del Colosseo. Giovedì 17 novembre 2022, alle 16.30, la Curia Iulia ospita “1922-2022. Spina etrusca: a cent’anni dalla scoperta di un grande porto mediterraneo”: una conferenza dedicata al centenario della scoperta di Spina, grande porto etrusco del Mediterraneo rinvenuto casualmente nel 1922. Le successive indagini scientifiche furono dirette dalla soprintendenza alle Antichità dell’Emilia e della Romagna, istituita il 19 settembre 1924. Le campagne di scavo, condotte fino al 1935dal neo soprintendente Salvatore Aurigemma nell’area di Valle Trebba, portarono alla luce la zona settentrionale della necropoli di Spina con più di 1200 sepolture. La successiva bonifica di Valle Pega portò alla scoperta, tra il 1953 e il 1956, dell’area meridionale della necropoli che, nell’arco di altri dieci anni di scavi alla guida del soprintendente Paolo Enrico Arias e del direttore del Museo Nereo Alfieri, restituì ben 3mila tombe. Tra il 1957 e il 1964 fu individuato anche l’abitato, nella Valle del Mezzano, oggetto, negli ultimi anni, di nuove indagini estensive volte a definire meglio gli aspetti strutturali e cronologici urbani. Dopo i saluti di Alfonsina Russo, direttore del PArCo, introduce Massimo Osanna, direttore generale Musei. Intervengono Giuseppe Sassatelli, presidente dell’istituto nazionale di Studi Etruschi e Italici; Lorenzo Braccesi, già professore universitario, storico e saggista; e Laura Michetti, professoressa alla Sapienza Università di Roma. Prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti (max 100) su www.eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia n.5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di indossare la mascherina. L’evento sarà trasmesso in diretta streaming online sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo.
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