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Roma. Per “Dialoghi in Curia” incontro, in presenza e on line, con Paolo Sommella (accademico dei Lincei e professore emerito di Topografia Antica alla Sapienza Università di Roma) su “Enea nel Lazio. A cinquant’anni dalla scoperta dell’Heroon di Lavinium” nell’ambito della mostra “Il viaggio di Enea. Da Troia a Roma” al Tempio di Romolo nel Foro Romano

roma_dialoghi-in-curia_conferenza-enea-nel-lazio_sommella_locandina“Enea nel Lazio. A cinquant’anni dalla scoperta dell’Heroon di Lavinium” con Paolo Sommella, accademico dei Lincei e professore emerito di Topografia Antica alla Sapienza Università di Roma, è il nuovo appuntamento della rassegna “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo, inserito nel ciclo di conferenze attorno alla mostra “Il viaggio di Enea da Troia a Roma” allestita al Tempio di Romolo nel Foro Romano, cui appunto è legato un interessante programma di conferenze e visite guidate mirate all’approfondimento di temi specifici o dei luoghi del parco archeologico del Colosseo legati al mito di Enea. Martedì 4 aprile 2023, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la conferenza “Enea nel Lazio. A cinquant’anni dalla scoperta dell’Heroon di Lavinium”. Introduce Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti su www.eventbrite.it o, in alternativa, in streaming su https://www.facebook.com/parcocolosseo.

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L’Heroon di Enea a Lavinium (foto museo archeologico lavinium)

Mezzo secolo fa veniva alla luce a Lavinium, grazie ad uno scavo di emergenza dovuto ad una aratura pesante, un complesso monumentale che fu poi al centro dell’interesse scientifico per vari anni, a causa dei suoi significati storici e cultuali. L’Heroon di Enea è l’evidenza archeologica più antica dei tre gruppi distinti di monumenti (XIII Altari ed edificio arcaico) del Santuario extraurbano (Aphrodision) posto a Sud Ovest dell’odierno borgo di Pratica di Mare. Si tratta di un tumulo funerario risalente al VII sec. a.C., che conteneva una tomba ad inumazione con una cassa in lastre tufacee, da attribuire ad un eminente personaggio del centro laurentino, verosimilmente un principe, sepolto con gli oggetti personali e un ricco corredo tra cui decine di vasi, oggetti in metallo, alari e spiedi in ferro ed un carro simbolo del potere.

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Paolo Sommella, accademico dei Lincei

Paolo Sommella, già professore ordinario (prima di Topografia e urbanistica poi di Topografia di Roma e dell’Italia antica) alla Sapienza università di Roma, ha pubblicato oltre 120 titoli, con saggi monografici, articoli e relazioni di scavo. È presidente della Commissione Internazionale per la Tabula Imperii Romani, su nomina dell’Union Académique Internationale (UAI) di Bruxelles e direttore della Forma Italiae, patrocinata dall’Unione Accademica Nazionale. Ha eseguito e diretto scavi archeologici a Roma (Sant’Omobono), Pratica di Mare (Lavinium), Sibari, Atri, Peltuinum (L’Aquila), Venosa, Grumentum e in altri centri italiani. Dirige le collane editoriali “Forma Italiae” (Olschki, Firenze) e “Città antiche in Italia” (L’Erma di Bretschneider, Roma). Tra i numerosissimi e prestigiosi incarichi e riconoscimenti accademici si ricordano quelli di socio dell’Accademia nazionale dei Lincei e di presidente dell’Istituto nazionale di Studi romani.

Napoli. Giornata “storica” al museo Archeologico nazionale: riaperte dopo 50 anni di oblio le sale monumentali dell’ala occidentale con la sezione “Campania Romana: sculture e pitture da edifici pubblici”, quasi 250 opere in un allestimento unico. Intervento del ministro Sangiuliano: i progetti futuri. Ovazione per Giulierini

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La sezione Campania romana al museo Archeologico nazionale di Napoli: la quadriga di Ercolano (foto valentina cosentino / mann)


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Inaugurazione della sezione Campania romana al museo Archeologico nazionale di Napoli con il ministro Gennaro Sangiuliano (foto graziano tavan)

Un’ovazione. Tutta per Paolo Giulierini. Il lunghissimo, interminabile, applauso tributato dall’auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli al suo direttore è stato un riconoscimento esplicito non solo di quanto realizzato negli otto anni del suo mandato ma anche di quanto Paolo Giulierini persona, un non napoletano a Napoli, sia entrato nei cuori dei napoletani e della città per la quale il Mann è diventato un punto di riferimento imprescindibile e orgoglio di Napoli nel mondo, e con le cui istituzioni – non solo culturali – ha intessuto una rete di collaborazioni che ne hanno fatto un partner affidabile e concreto. Ma quell’applauso è stato anche un invito, neppure tanto velato, al vicino ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano a ricordarsi, quando il 30 settembre 2023 scadrà il suo mandato, di quanto Giulierini può ancora dare a Napoli. È cominciata così, lunedì 3 aprile 2023, la presentazione ufficiale della sezione “Campania Romana: sculture e pitture da edifici pubblici” del museo Archeologico nazionale di Napoli, con la curatela scientifica di Carmela Capaldi dell”università di Napoli Federico II: 2000 mq di sale monumentali comprese negli spazi dell’ala occidentale, i cui ambienti storici non erano fruibili da oltre cinquant’anni. Duecentoquaranta le opere esposte, una vera e propria summa dell’arte romana che si espresse in regione e nel Sud d’Italia. Ne esce un percorso straordinario attraverso la Campania antica, territorio che aveva confini più estesi rispetto a quelli attuali: si parte dal II secolo a.C.  per giungere almeno al III secolo d.C., spostandosi tra l’area flegrea, le città vesuviane e il territorio interno, con particolare riferimento all’attuale Casertano. E, guardando più lontano, l’itinerario tocca a Nord il basso Lazio e a Su alcuni centri della Calabria.

E al ministro Sangiuliano questo applauso spontaneo non è passato inosservato. “Oggi – ha esordito – sono particolarmente felice, perché quando si è a casa si è felici. Io sono nato qui accanto in via Foria, ho fatto le scuole elementari al Froebelliano in un edificio che si trova qui vicino, le scuole medie alla Federico Croce, quindi ho avuto la fortuna fin da bambino di conoscere il valore e l’importanza di questo museo che avevo visitato decine e decine di volte. E da quando sono ministro è la terza volta che vengo qui. Credo non ci sia nessun museo italiano nel quale mi sia recato tre volte in un lasso di tempo relativamente breve: sono appena cinque mesi. E quando ero direttore del Tg2, d’accordo con il direttore Giulierini, feci fare un documentario, che si può vedere sulla piattaforma della Rai, documentario con Tg2 Dossier interamente dedicato al Mann. Quindi è evidente che c’è un atto di amore da parte della mia persona nei confronti di questo luogo.

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Presentazione in auditorium del Mann della sezione Campania romana: da sinistra, Massimo Osanna, Gennaro Sangiuliano, Paolo Giulierini e Carmela Capaldi (foto graziano tavan

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Sezione Campania romana al museo Archeologico nazionale di Napoli: Afrodite trionfante dall’anfiteatro campano di Capua (foto graziano tavan)

Ringrazio l’applauso per Giulierini. È un applauso più che meritato perché immagino tutto il lavoro che c’è dietro questo risultato, e ringrazio tutto lo staff del ministero che è qui con me: il direttore generale Osanna, la professoressa Capaldi per l’apporto che ha dato, il capo di gabinetto, il direttore generale La Rocca, perché c’è stato un lavoro di entusiasmo, un lavoro corale. Tutti quanti hanno dato un apporto a questo progetto. Questo non è un progetto casuale. Quello che noi facciamo per i musei, a cui daremo sempre maggiore impulso, rappresenta la punta dell’iceberg di un progetto identitario e culturale molto più ampio. Nella Canzone d’Italia Giacomo Leopardi declina questi versi o Patria mia: e che cosa identifica lui nella patria? Identifica gli archi, le colonne, le erme, cioè la patria è fatta di tutti quei simboli che nel sedimento della Storia, in secoli e secoli di storia, si sono creati all’interno di un popolo e del valore identitario di un popolo. Benedetto Croce, che era a Palazzo Filomarino non lontano da qui e che probabilmente avrà visitato questo museo, dice che la storia è sempre un fatto contemporaneo. La storia non è un orpello del passato, la storia è una sorta di cassetta degli attrezzi dove noi rinveniamo gli strumenti che ci aiutano a interpretare il presente e magari anche a prefigurare il futuro. Quando ho frequentato la facoltà di Giurisprudenza e studiai sui testi i grandi maestri romanisti: Vincenzo Arangio Ruiz che fu anche uno dei primi ministri repubblicani e che scrisse quel meraviglioso testo molto chiaro sulla Storia del Diritto romano; oppure il napoletano Antonio Guarino che scrisse un meraviglioso testo sul Diritto romano, tu potevi comprendere le istituzioni repubblicane di Roma e poi quelle imperiali successive attraverso una visualizzazione esperienziale all’interno di questo museo. E infatti ci dice André Malraux, grande scrittore francese che fu ministro della Cultura di De Gaulle, il museo è uno dei luoghi che danno l’idea più elevata dell’uomo. Perché il museo non è una mera esposizione di reperti archeologici – in questo caso – ma è la costruzione di una storia e la storia è un’identità, è quello che Giambattista Vico chiama il sentire comune: una comunità non esiste in maniera astratta ma una comunità esiste quando ha un’identità che si è sedimentata nella storia e che unisce, cementa questa comunità umana. Nel caso nostro la comunità nazionale italiana.

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Il ministro Gennaro Sangiuliano durante la visita alla sezione Campania romana al Mann (foto graziano tavan)

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Sezione Campania romana al Mann: lucerna in oro a due becchi dal tempio di Venere a Pompei (foto graziano tavan)

“Ora – ha continuato il ministro – so che qui ci sono tanti altri progetti: come il collegamento con la metropolitana, e la valorizzazione della Galleria che si trova qui di fronte che è bellissima e che può tornare a vivere, a pulsare. Io ringrazio il direttore Giulierini e il direttore Osanna per quello che hanno fatto. Perché io ricordo anche gli anni in cui questo museo, soprattutto negli anni ’80, era un luogo polveroso e buio, era buio proprio nella visione. Entravi dentro e c’erano pochissime persone, io ero uno dei pochi, ed era un luogo non vivo come lo è diventato adesso. Purtroppo un luogo non conosciuto dagli stessi napoletani. Questo è uno dei più importanti musei archeologici al mondo. Io ho dato una mia interpretazione personale al mosaico della battaglia di Gaugamela – poi gli esperti mi correggeranno -, ma quel mosaico secondo me simboleggia la lotta tra la polis, che è un ambito dove si riconoscono le persone titolari di diritti e di doveri, e la monarchia territoriale, dove invece si è sudditi. Noi dobbiamo sempre affermare la nozione di cittadini in contrapposizione alla nozione di sudditi. Quando io faccio una critica a una certa globalizzazione ricordo sempre che c’è un’alta nozione occidentale di cives destinatari di diritti e di doveri, e poi c’è la nozione dl suddito che purtroppo oggi sta degradando a codice a barre, le persone degradano a codice a barre, e perdono il loro valore di cittadini. E quindi noi tutto questo lo ritroviamo qui dentro. Quindi dopo questo appannamento c’è stato questo rilancio e ci sono tanti altri progetti.

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Il ministro Sangiuliano con la professoressa Capaldi nella visita della sezione Campania romana al Mann (foto graziano tavan)

“E c’è un progetto a cui personalmente tengo tantissimo. E l’altro giorno – ha annunciato – ho firmato un decreto per portare sul progetto di Palazzo Fuga e dell’Albergo dei Poveri altri 33 milioni di risorse aggiuntive. Quindi ai 100 che ci sono. Come il Louvre oggi ha tre sedi, credo che il Mann abbia tutte le risorse e tutto il patrimonio – io ho visitato i depositi del Mann – per poter raddoppiare sulla direttrice di via Foria. Provate a immaginare insieme a me l’attuale sito dove ci troviamo noi adesso e via Foria passando attraverso l’Orto botanico che è un’altra eccellenza di Napoli, e si arriva poi all’Albergo dei Poveri dove il direttore già mi ha fatto individuare alcune collezioni che potranno essere esposte lì. Quindi queste sono le idee che abbiamo e che io perseguirò con costanza. Qualcuno mi dice che a Napoli ci vengo troppo spesso. Ma – ha concluso – io sono un martello pneumatico. Verrò ogni volta saranno dimenticate”.

napoli_mann_sezione-campania-romana_giardino-delle-camelie_foto-graziano-tavanCosa trovano ora i visitatori? I primi, entrati lunedì 3 aprile 2023, alle 17, con ingresso gratuito, hanno già visto queste meraviglie che ci spiega il direttore Paolo Giulierini. “La struttura della statuaria campana all’Archelogico di Napoli ritorna a essere un punto di riferimenti mondiale delle collezioni di sculture e pittura classica. Si tratta di 250 monumenti che provengono dalle aree pubbliche di Pompei ed Ercolano e che fanno vedere il livello raggiunto in età post Augustea dalla Campania Felix, in particolare il recupero di 2000 metri quadri espositivi e anche il recupero della tessitura architettonica e quindi sarà possibile da parte della città e dei futuri visitatori incontrare un crescendo di arti: architettura pittura scultura spalmate dal mondo antico fino all’età neoclassica”.

Altino. Sesta puntata della rubrica #archeoaltino: focus sui ritrovamenti dall’area sepolcrale lungo la Via Annia che collegava Altinum ad Aquileia

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La mappa dell’antica Altinum con il tracciato della Via Annia (foto drm-veneto)

Sesta puntata della rubrica #archeoaltino che, il martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus su una delle principali aree sepolcrali della città che si trovava lungo la via Annia, strada che correva lungo la costa veneta e collegava Altinum ad Aquileia, in accordo con la tradizione romana di prevedere i sepolcreti lungo i principali assi viari di accesso agli abitati. Dal tracciato altinate dell’antica via Annia, quindi, provengono molti monumenti sepolcrali, cippi e iscrizioni: alcuni di questi sono esposti nel giardino della vecchia sede del Museo, altri si trovano esposti al Museo.

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Elementi architettonici da un grande mausoleo, nel giardino dell’ex museo di Altino (foto drm-veneto)

Nel giardino dell’ex museo troviamo alcuni elementi architettonici in calcare d’Aurisina (architrave decorato con foglie e girali d’acanto, cornice con mensole a volute e cassettoni, capitelli corinzi e colonne) provenienti da un grande mausoleo a edicola circolare dalla necropoli nord-orientale della Via Annia.

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La stele di Titus Poblicius conservata nel museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

Nel museo Archeologico nazionale è conservata la stele sepolcrale di Titus Poblicius, che attesta le prime fasi di contatti e assimilazioni culturali tra Veneti e Romani: T. Publicius (questo il nome originale del personaggio, che aveva origini latine) trasferitosi ad Altino, assimilò la cultura locale, tanto da far scrivere sulla sua stele sepolcrale il proprio nome con la modalità di scrittura propria del venetico e la particolare pronuncia locale (Poblicius al posto di Publicius, scrittura retrograda da destra a sinistra). La stele, che identificava il terreno in cui Publicius fece costruire il sepolcro per sé e per la propria famiglia, proviene dalla Via Annia.

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La collezione epigrafica esposta nel chiostro dell’ex museo di Altino (foto drm-veneto)

La collezione epigrafica del Museo di Altino è esposta nel chiostro dell’ex Museo dove, in particolare, si trovano iscrizioni e cippi recanti le misure dei recinti sepolcrali, cioè le dimensioni dei lotti di terreno che accoglievano sepolture e monumenti funerari.

Roma. Alle Scuderie del Quirinale ultimi giorni per la mostra “ARTE LIBERATA 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra”: oltre cento capolavori salvati durante la Seconda Guerra Mondiale grazie all’azione lungimirante di tanti Soprintendenti e funzionari dell’Amministrazione delle Belle Arti. Incontro a Milano

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Il cerbiatto in bronzo dalla Villa dei Papiri di Ercolano, oggi al museo Archeiologico nazionale di Napoli. E, dietro, il cerbiatto con Hitler e Goering (foto scuderie del quirinale)

Camminando nelle sale delle Scuderie del Quirinale fino al 10 aprile 2023 ci si può imbattere in un cerbiatto dalla Villa dei Papiri di Ercolano (oggi al museo Archeologico nazionale di Napoli), nel Discobolo Lancellotti (a Palazzo Massimo alle Terme a Roma), in vasi in alabastro o in terracotta o ancora in una statuina in calcare (tutti al museo Egizio di Torino); o ancora nel famoso Ermes a riposo (capolavoro al Mann) come l’inconfondibile statua di peplophores/Danzatrice dalla Villa dei Papiri di Ercolano (Mann). E poi l’iscrizione votiva della Vittoria N.I. 8753 dal tempio G di Selinunte (oggi al museo Archeologico regionale Salinas di Palermo), o i ritratti di Tiberio e di Druso minore (conservati alla Sabap di Caserta). Che cos’hanno in comune questi capolavori per vedere i quali si dovrebbe fare il giro dell’Italia? Sono tutti stati salvati dalle bombe e dai saccheggi della Seconda Guerra Mondiale.

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Locandina della mostra “Arte liberata 1937-1947” alle Scuderie del Quirinale dal 16 dicembre 2022 al 10 aprile 2023

E appunto fino al 10 aprile 2023, alle Scuderie del Quirinale a Roma, si possono ammirare con un centinaio di opere nella mostra “ARTE LIBERATA 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra”, curata da Luigi Gallo e Raffaella Morselli ed organizzata dalle stesse Scuderie in collaborazione con la Galleria Nazionale delle Marche, l’ICCD – Istituto Centrale per il catalogo e la Documentazione e l’Archivio Luce – Cinecittà. La mostra offre una selezione di oltre cento capolavori salvati durante la Seconda Guerra Mondiale, oltre che un ampio panorama documentario, fotografico e sonoro – riuniti grazie alla collaborazione di ben quaranta Musei ed Istituti – per un racconto avvincente ed emozionante di un momento drammatico per il nostro Paese ma altrettanto lungimirante e fondativo per una nuova coscienza civica. Un omaggio doveroso alle donne e agli uomini che, nella drammatica contingenza bellica, hanno interpretato la propria professione all’insegna di un interesse comune, coscienti dell’universalità del patrimonio da salvare.

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Sacchi di sabbia a protezione dei monumenti (foto scuderie del quirinale)

Distruzioni e razzie di monumenti e opere d’arte fanno parte da sempre delle manovre belliche; la Seconda Guerra Mondiale va considerata, tuttavia, come un momento imprescindibile della moderna riflessione sulla tutela dei beni culturali, con un nuovo approccio ai temi del restauro e della museografia che seguì agli esiti drammatici del conflitto. Dall’esperienza di quegli storici dell’arte nacque un nuovo modo di intendere la tutela e la valorizzazione dei Beni Culturali, a partire dalla fondazione dell’attuale Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Non solo, nel secondo dopoguerra, la museografia italiana avviò una delle stagioni più prolifiche per la valorizzazione e la divulgazione del capitale culturale del Paese: i musei italiani divennero il campo di sperimentazione di una didattica permanente rivolta a tutti i cittadini, luoghi della coscienza civica in rapporto con il territorio.

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Personale della pubblica amministrazione nel salvataggio delle opere d’arte (foto scuderie del quirinale)

Al centro del progetto espositivo l’azione lungimirante di tanti Soprintendenti e funzionari dell’Amministrazione delle Belle Arti – spesso messi forzatamente a riposo dopo aver rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò – che, coadiuvati da storici dell’arte e rappresentanti delle gerarchie vaticane, si resero interpreti di una grande impresa di salvaguardia del patrimonio artistico-culturale. Fra questi si annoverano Giulio Carlo Argan, Palma Bucarelli, Emilio Lavagnino, Vincenzo Moschini, Pasquale Rotondi, Fernanda Wittgens, Noemi Gabrielli, Aldo de Rinaldis, Bruno Molajoli, Francesco Arcangeli, Jole Bovio e Rodolfo Siviero, agente segreto e futuro ministro plenipotenziario incaricato delle restituzioni: persone che, senza armi e con mezzi limitati, presero coscienza della minaccia che incombeva sulle opere d’arte, schierandosi in prima linea per evitarla, consapevoli del valore educativo, identitario e comunitario dell’arte.

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Il Discobolo Lancellotti finito in Germania per le mire collezionistiche di Hitler e Goering (foto scuderie del quirinale)

Storie avvincenti, dunque, dall’alto valore civile, che si dipanano in mostra attraverso tre principali filoni narrativi. Il primo – Le esportazioni forzate e il mercato dell’arte – si riferisce all’alterazione subita dal mercato dell’arte all’indomani della stipulazione dell’asse Roma-Berlino (1936); per assecondare le brame collezionistiche di Adolf Hitler ed Hermann Göring, i gerarchi fascisti favorirono il permesso di cessione di importanti opere d’arte, anche sotto vincolo, come il Discobolo Lancellotti (vincolato dal 1909), copia romana del celebre bronzo di Mirone – fra le opere di spicco della rassegna – o i capolavori della collezione Contini Bonacossi di Firenze.

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1943, non c’è più tempo: si salva quanto più possibile (foto scuderie del quirinale)

Il racconto afferente al secondo nucleo – Spostamenti e ricoveri – trova principio nel 1939, quando, con l’invasione della Polonia da parte di Hitler, il ministro dell’educazione Giuseppe Bottai mise in atto le operazioni di messa in sicurezza del patrimonio culturale, con la conseguente elaborazione del piano per lo spostamento delle opere d’arte. Da qui si dipanano molte storie: i rapporti tra i sovrintendenti italiani e il Vaticano, l’impegno dei singoli funzionari per inventariare e nascondere i beni culturali nel Lazio, in Toscana, a Napoli, in Emilia e nel Nord Italia, l’impegno fondamentale di curatrici donne, quali Fernanda Wittgens, Palma Bucarelli, Noemi Gabrielli, Jole Bovio ed altre, nonché la razzia della Biblioteca Ebraica di Roma. Tra le figure-chiave di questa sezione figura Pasquale Rotondi, il giovane soprintendente delle Marche che fu incaricato di approntare un deposito nazionale e mise in salvo nei depositi di Sassocorvaro e Carpegna capolavori provenienti da Venezia, Milano, Urbino e Roma, per un totale di circa diecimila opere sotto la sua custodia. Un caso esemplare nella formazione di un’identità professionale degli storici dell’arte italiani.

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La danzatrice dalla villa dei Papiri di Ercolano e l’Ermes a riposo, entrambi oggi al museo Archeologico nazionale di Napoli. Dietro le protezioni adottate al Mann durante la Guerra (foto scuderie del quirinale)

Il terzo ed ultimo filone – La fine del conflitto e le restituzioni – prende in considerazione le missioni per il recupero e la salvaguardia delle opere trafugate al termine della guerra. Ai funzionari italiani si affiancarono gli uomini della “Monuments, Fine Arts, and Archives Program” (MFAA), una task force composta da professionisti dell’arte provenienti da tredici diversi Paesi ed organizzata dagli Alleati durante il secondo conflitto mondiale per proteggere i beni culturali e le opere d’arte nelle zone di guerra. Con la fine della guerra ha inizio l’avventura delle restituzioni dei beni trafugati dai nazisti con oltre seimila opere ritrovate finora.

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Allestimento della mostra “Arte liberata 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra” alle Scuderie del Quirinale (foto scuderie del quirinale)

Mercoledì 5 aprile 2023, alla fondazione Luigi Rovati, a Milano, alle 18, incontro dedicato alla mostra “Arte Liberata 1937 – 1947. Capolavori salvati dalla guerra”, in corso alle Scuderie del Quirinale, dedicata ai protagonisti che hanno salvato il patrimonio artistico nazionale durante la Seconda Guerra Mondiale. Ne parleranno il presidente delle Scuderie del Quirinale Mario De Simoni e Anna Mattirolo, insieme a Giovanna Ginex che racconterà, attraverso il tratteggio di alcuni protagonisti, come avvennero le operazioni di salvataggio del patrimonio artistico in quei frangenti bellici che colpirono Milano.

Napoli. Alla presentazione della nuova sezione Campania Romana del museo Archeologico nazionale interverranno il ministro della Cultura Sangiuliano e il presidente della Regione Campania De Luca

napoli_mann_sezione-campania-romana_inaugurazione-con-ministro_invito-locandinaI vertici del ministero e della Regione all’inaugurazione della nuova sezione Campania Romana al museo Archeologico nazionale di Napoli. Lo annuncia la direzione, che ricorda che il pomeriggio del 3 aprile 2023, dalle 17, quando la sezione sarà aperta al pubblico, l’ingresso al Museo sarà gratuito. Dunque, alle 11, lunedì 3 aprile 2023, alla presentazione della nuova sezione Campania Romana, con la riapertura dopo 50 anni delle sale monumentali, interverranno il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, e il presidente della Regione Campania, Vicenzo De Luca. Il ministro Sangiuliano sarà alle 11, in auditorium, alla presentazione nuova sezione Campania Romana, che si potrà seguire in diretta Facebook. Al saluto del direttore Paolo Giulierini seguiranno gli interventi del professor Massimo Osanna, direttore generale Musei; della professoressa Carmela Capaldi, curatrice della sezione; del Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. Le conclusioni saranno affidate al ministro Gennaro Sangiuliano. Quindi, alle 12, ci sarà la visita alla sezione Campania Romana con il direttore Giulierini e la professoressa Capaldi per giornalisti, esperti e autorità. Alle 12.30, punto stampa all’interno della nuova sezione Campania Romana.

Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia il progetto “Un anno con gli dei etruschi”: ogni mese un approfondimento su una divinità con l’invito a scoprirla in museo. Per aprile il focus è sulla dea Turan, la dea dell’amore

roma_villa-giulia_un-anno-con-gli-dei-etruschi_locandinaUn anno con gli dei etruschi: uno da scoprire per ogni mese dell’anno. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ha deciso di ritmare il 2023 con il racconto degli dei etruschi. Sul sito del museo è stato inserito un approfondimento dedicato alle divinità venerate dagli Etruschi, una per ciascun mese dell’anno: dodici narrazioni curate dall’archeologa Vittoria Lecce che a gennaio sono partite con Culsans, il guardiano delle porte e dei cicli temporali; seguite a febbraio con Fufluns, il Dioniso greco; e a marzo con Laran, il dio guerriero (vedi Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia il progetto “Un anno con gli dei etruschi”: ogni mese un approfondimento su una divinità con l’invito a scoprirla in museo. Per marzo il focus è sul dio Laran, il dio guerriero | archeologiavocidalpassato). Per aprile il focus è sulla dea Turan, la dea dell’amore.

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Specchio in bronzo con Turan/Afrodite, Elena (ELINA), Paride (ELAXANTRE), Ermione (ERMANIA), da Praeneste (Palestrina), scavi 1859, V secolo a.C,, conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

APRILE E LA DEA TURAN. Il primo aprile a Roma era dedicato a Venere Verticordia (che volge i cuori): in suo onore le donne offrivano rose e fiori alla dea e si purificavano bagnandosi all’ombra di un mirto, come ricorda il poeta Ovidio (Fasti, IV, 133-139). Gli Etruschi identificarono la greca Afrodite e la romana Venere con la loro dea Turan, una figura divina evidentemente connessa con l’amore, la fecondità e la bellezza. Il nome è molto simile al greco tyrannos (signore), tanto che le due parole potrebbero derivare da una stessa antichissima base, ma si può accostare anche al verbo etrusco turuke (dare in proprietà). Turan potrebbe quindi essere tradotto come “la Signora” oppure come “Colei che dà/concede”, ma nessuna ipotesi è stata finora confermata. Non stupisce che la maggior parte delle immagini di questa dea a noi pervenute si trovino sugli specchi, degli accessori strettamente legati alla bellezza e al mondo femminile. Le raffigurazioni riguardano quasi esclusivamente scene tratte dalla mitologia greca e mostrano la facilità con cui Turan poteva incarnare Afrodite, ma sicuramente la dea aveva anche delle caratteristiche proprie, che oggi sono spesso difficili da cogliere. Ad esempio, uno specchio custodito nel museo nazionale Etrusco di Villa Giulia mostra Turan/Afrodite insieme con Paride, Elena e una figlioletta: la scena illustra una interpretazione del mito molto particolare, incentrata non tanto sull’infedeltà di due amanti, ma sulla vita familiare di una coppia. Da questa e da altre immagini di Turan si deduce per la dea etrusca una funzione di protettrice della famiglia.

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Fondo di coppa attica a vernice nera con iscrizione di dedica graffita sotto il piede: turns turce ramtha venatres (Ramtha Venathres ha donato a Turan), dal santuario di Gravisca (Tarquinia), Edificio Gamma, 440-430 a.C. conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Per quanto riguarda il culto non abbiamo indicazioni precise sui rituali, ma le iscrizioni votive testimoniano che la dea era venerata in diversi santuari e che le sue funzioni potevano estendersi alla protezione dell’infanzia e (perfino) alla sfera funebre. Da ricordare è il santuario del porto di Gravisca, collegato con un emporio commerciale, che ospitava il culto della dea, venerata dagli Etruschi come Turan e dai mercanti greci come Afrodite. Nel luogo sacro erano praticati anche riti in onore di Adone, il giovane amato da Afrodite, morto prematuramente e destinato a risorgere ogni anno in occasione della primavera.

Casazza (Bg). Nell’area archeologica Cavellas, l’archeologo Andrea Breda presenta il libro “Strade e percorsi tra Alto Sebino, Val Cavallina, Val Borlezza e Valle Camonica dalla Preistoria al Medioevo” a cura di Marco Albertario e Cristina Longhi

casazza_area-archeologica-cavellas_libro-Strade-e-percorsi-tra-Alto-Sebino-Val-Cavallina-Val-Borlezza-e-Valle-Camonica-dalla-Preistoria-al-Medioevo_presentazione_locandinaSabato 1° aprile 2023, alle 17, a Casazza (Bg) nell’area archeologica Cavellas, l’archeologo Andrea Breda presenta il libro “Strade e percorsi tra Alto Sebino, Val Cavallina, Val Borlezza e Valle Camonica dalla Preistoria al Medioevo”, a cura di Marco Albertario e Cristina Longhi, edito da SAP società archeologica srl. Il volume è il primo della serie “Quaderni della Rete PAD (Paesaggi Archeologici Diffusi)”, una rete che promuove percorsi condivisi di conoscenza nel territorio in provincia di Bergamo.

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Copertina del libro “Strade e percorsi tra Alto Sebino, Val Cavallina, Val Borlezza e Valle Camonica dalla Preistoria al Medioevo”

Gli importanti comparti minerari della Val Seriana, della Val di Scalve e della Val Camonica, le risorse economiche differenziate del territorio compreso tra la Val Borlezza, il Lago d’Iseo e la Val Cavallina, caratterizzato da rilievi e laghi e solcato da facili vie di accesso alla pianura, hanno reso il settore nord-orientale della Provincia di Bergamo un territorio di “cerniera” tra Regione Alpina e Pianura Padana. Un ruolo importante i cui segni si possono ancora leggere nel paesaggio e nella geografia degli insediamenti. Le testimonianze archeologiche, architettoniche, artistiche e i documenti antichi, ma anche la memoria toponomastica e i percorsi viari raccontano aspetti delle dinamiche economiche e sociali a partire dal passato più remoto, definendo un paesaggio culturale. Il volume riprende e sviluppa gli spunti di novità emersi in occasione della giornata di studi Strade e percorsi tra Alto Sebino, Val Cavallina, Val Borlezza e Val Camonica dalla Preistoria al Medioevo tenuta a Lovere presso l’Accademia Tadini il 12 ottobre 2019, con l’intento di accompagnare il lettore nella conoscenza del territorio così come lo vediamo oggi, passando da un concetto lineare di percorso a una visione diffusa dell’attività dell’Uomo, artefice del paesaggio attuale. Gli autori tracciano le coordinate storiche, analizzano i percorsi viari e gli elementi distintivi – come torri, castelli, pievi e santuari – e presentano atti notarili e rendiconti commerciali, disegnando l’importanza strategica di un territorio e le sue relazioni con le regioni limitrofe. Il racconto non può che concludersi con quelle rilevanti evidenze archeologiche, i Paesaggi Archeologici Diffusi (PAD), da cui ha preso avvio e spunto la ragione di questo Volume e che costituiscono l’ideale punto di partenza del viaggio, utile strumento per leggere l’invisibile da parte di chi il territorio lo voglia conoscere percorrendolo.

Piazzola sul Brenta (Pd). A 15 mesi dalla sua scomparsa, e nel giorno del suo 67° compleanno, la Biblioteca ricorda Alessandra Toniolo con una breve presentazione dei suoi studi e dei suoi libri sull’archeologia del Veneto ed in particolare su anfore e vetri di età romana

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L’archeologa Alessandra Toniolo: il suo sorriso ci manca (foto da qdqnews)

Quindici mesi senza il suo sorriso. Alessandra Toniolo è morta, a 65 anni, il 23 dicembre 2021 per un improvviso malore a Padova, dove risiedeva. “Con immenso dolore comunico agli amici e conoscenti di Pieve che stamattina ci ha lasciato mia sorella Alessandra”, così scriveva la sorella Alberta, docente universitaria a Barcellona, su un post pubblicato nel gruppo Facebook di Pieve di Soligo, città del Piave dove Alessandra era nata. “Sandra (come veniva chiamata, ndr) è cresciuta e ha trascorso la sua prima gioventù a Pieve, prima di trasferirsi in modo definitivo a Padova, ove ha lavorato e vissuto fino ad ora. Sicuramente molte persone si ricordano di lei, della sua energia vitale e del suo sorriso” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2021/12/28/archeologia-in-lutto-e-morta-a-65-anni-per-un-improvviso-malore-alessandra-toniolo-impegnata-in-attivita-di-scavo-schedatura-dei-materiali-allestimento-musei-e-mostre-rigorosa-dalla-catalogazione/). Oggi, 1° aprile 2023, nel giorno in cui avrebbe compiuto 67 anni, il Comune di Piazzola sul Brenta e l’associazione “Gruppi archeologici del Veneto” di cui era socio fondatore, ricordano Alessandra Toniolo nella Biblioteca Andrea Mantegna, alle 18, con una breve presentazione dei suoi studi e dei suoi libri sull’archeologia del Veneto ed in particolare su anfore e vetri di età romana.

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Copertina del libro “Le anfore di Altino” di Alessandra Toniolo

I Gruppi archeologici del Veneto (fondati a Padova nel 1985) sono iscritti all’albo delle associazioni culturali di Piazzola dal 2017 e collaborano attivamente con il Comune e la Biblioteca. Questa è la ragione per cui l’associazione, anche su richiesta di Giacomo, figlio dell’archeologa scomparsa, ha offerto al Comune la donazione della sua collezione di libri archeologici, che raccoglie tutti i principali testi pubblicati su tematiche inerenti l’antica Roma e il Veneto di duemila anni fa. Alessandra Toniolo aveva pubblicato fra gli altri i volumi “Le anfore di Altino”, “Vetri antichi del museo archeologico nazionale di Este”, “Le anfore di Adria”, oltre ad una serie di articoli su riviste specializzate come i “Quaderni di archeologia del Veneto”, editi dalla Regione. Negli ultimi anni della sua vita si era dedicata principalmente a far rivivere la cucina romana antica, sperimentando e cucinando cibi tratti da ricette dell’epoca. Non solo, aveva iniziato a preparare personalmente queste antiche ricette per eventi culturali quali inaugurazioni di mostre e musei, concerti ed iniziative benefiche.

Oderzo. Al museo Archeologico “Eno Bellis” presentazione del libro “Figlio del lampo, degno di un re. Un cavallo veneto e la sua bardatura”, atti della giornata di studi del 23 novembre 2018, a cura di Giovanna Gambacurta, Marta Mascardi e Maria Cristina Vallicelli

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Allestimento della bardatura di cavallo della Tomba 49 dalla necropoli dell’Opera Pia Moro di Oderzo, al museo Archeologico “Eno Bellis” di Oderzo (foto oderzo cultura)

Sono passati cinque anni da quando, era il 2018, fu presentato al pubblico il nuovo allestimento al museo Archeologico “Eno Bellis” di Oderzo della bardatura del cavallo della Tomba 49, scoperta tredici anni prima. E in quell’occasione la fondazione Oderzo Cultura aveva dedicato una tre giorni al ritorno e alla riscoperta di uno dei più importanti reperti della collezione archeologica, tra cui l’evento “Figlio del lampo, degno di un re”, realizzato in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso e l’università Ca’ Foscari di Venezia (vedi “Figlio del lampo, degno di un re”: al museo Archeologico “Eno Bellis” di Oderzo (Tv) una tre giorni per “riscoprire” la sepoltura di cavallo con una preziosa bardatura di 2500 anni fa: archeologi, restauratori e storici a confronto sul rapporto tra i veneti antichi e i cavalli, prima dell’inaugurazione del nuovo allestimento per la Tomba 49 | archeologiavocidalpassato).

oderzo_archeologico_libro-figlio-del-lampo-degno-di-un-re_presentazione_locandinaSabato 1° aprile 2023, alle 17.30, al museo Archeologico “Eno Bellis” presentazione del libro “Figlio del lampo degno di un re. Un cavallo veneto e la sua bardatura”, atti della giornata di studi del 23 novembre 2018. Il volume raccoglie i contributi presentati nel corso della giornata di studi dedicata al riallestimento della bardatura del cavallo della necropoli dell’Opera Pia Moro di Oderzo. Dopo i saluti istituzionali della Fondazione Oderzo Cultura Onlus, del Comune di Oderzo, della soprintendenza ABAP-VE-MET, intervengono: Guglielmo Marcuzzo e Maria Pia Benvegnù (Studio Marcuzzo e Benvegnù), Franco Marzatico (dirigente generale – unità di missione strategica per la tutela e la promozione dei beni e delle attività culturali, Provincia Autonoma di Trento, dialoga con i curatori del volume e gli autori).

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Copertina del libro “Figlio del lampo, degno di un re. Un cavallo veneto e la sua bardatura”

“Figlio del lampo, degno di un re. Un cavallo veneto e la sua bardatura”. Atti della giornata di studi (Oderzo, 23 novembre 2018) (edizioni Ca’ Foscari), a cura di Giovanna Gambacurta, università Ca’ Foscari Venezia; Marta Mascardi, Fondazione Oderzo Cultura onlus; Maria Cristina Vallicelli, soprintendenza ABAP-VE-MET. Contributi di Fiorenza Bortolami, Giovanna Gambacurta, Teja Gerbec, Veronica Groppo, Marta Mascardi, Miha Mlinar, Paolo Reggiani, Angela Ruta Serafini, Martino Serafini, Serena Vitri, Luca Zaghetto. Un progetto Art Bonus, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso e il contributo dello Studio Marcuzzo Benvegnù. Il restauro e lo studio della bardatura del cavallo della necropoli preromana dell’Opera Pia Moro di Oderzo hanno evidenziato la necessità, a più di dieci anni dalla sua scoperta e musealizzazione, di rinnovarne l’ipotesi ricompositiva e di riunire le ricerche in corso in un momento di confronto e di aggiornamento. I contributi presentati nella giornata di studi indagano il contesto di rinvenimento, dettagliano le operazioni di recupero e restauro, mettono in luce i confronti in ambito Veneto, sottolineando le relazioni con il territorio alpino e in particolare con l’area slovena; non mancano esempi di iconografie confrontabili nei documenti dell’Arte delle situle. L’aspetto rilevante del sacrificio equino nelle pratiche rituali dei Veneti antichi viene confermato dalla sepoltura del cavallo che si colloca, alla fine del V secolo a.C., in un quadro crescente di relazioni e scambi culturali ed economici.

Ricco week end di eventi al Parco archeologico dei Campi Flegrei con il progetto “Immaginazione”: quattro laboratori per bambini e famiglie

campi-flegrei_parco_immaginazione_eventi_locandinaRicco programma, questo week end, dei laboratori per bambini e famiglie di “Immaginazione”, l’iniziativa che raccoglie i servizi educativi del parco archeologico dei Campi Flegrei. Quattro gli eventi tra cui scegliere.

“La venuta dei saraceni”, al parco archeologico di Cuma: sabato 1° aprile 2023, alle 10.30 e 15.30. Una giornata riscoprendo le bellezze dell’antica città di Cuma, alla scoperta della prima colonia della Magna Grecia e del popolo saraceno che occupò la città dal 915 d.C. all’inizio del 1200, accompagnati dai rievocatori in costume e dagli archeologi dell’associazione. A cura di Gruppo archeologico Kyme (info e prenotazioni: gakyme@libero.it – 334 332 9500).

“In-fedeli Ritratti” al Castello di Baia: domenica 2 aprile 2023, alle 10. Cosa significa osservare e conoscere davvero l’altro? Il suo modo d’essere può condizionare il modo in cui lo vedo e lo rappresento? I partecipanti si ritraggono in coppia a vicenda su un kit personale fornito dagli esperti, ponendosi a turno domande conoscitive per orientarsi nella conoscenza dell’altro e realizzarne un ritratto caricaturale, in cui i tratti estetici vengono storpiati, ridimensionati, immaginati, enfatizzati in base alle risposte che si ottengono. A cura di Aporema onlus (info e prenotazioni: info@aporema.it – 351 512 5681).

“Imparare a narrare i monumenti” all’anfiteatro Flavio di Pozzuoli: domenica 2 aprile 2023, alle 10 e alle 15. Il laboratorio si svolge nella cornice dell’anfiteatro Flavio, dove i piccoli visitatori saranno accompagnati da una guida turistica che darà loro tracce per la lettura del monumento portandoli alla scoperta di alcuni luoghi chiave per l’interpretazione dell’anfiteatro al fine di ricostruirne la millenaria storia. A cura di Impresa sociale My Way (info e prenotazioni: didattica.myway@gmail.com – 379 140 9008).

“Archeosensorial: colori e profumi” al parco archeologico delle Terme di Baia: domenica 2 aprile 2023, alle 10.30 e alle 15. Laboratorio alla scoperta delle specie naturalistiche proprie della macchia mediterranea, i miti ad esse connesse, i colori e i profumi del mondo antico. L’attività prevede un percorso con giochi sensoriali, la realizzazione di un erbario e dei colori attraverso la tecnica del pestaggio di bacche, spezie e vegetali. Inoltre, i partecipanti saranno guidati dagli educatori ambientali alla realizzazione di acqua profumata ed oli, così come avveniva nel mondo antico. Per i non vedenti, di ogni età, è possibile attivare il percorso sensoriale alla scoperta della macchia mediterranea presente nel sito archeologico e di alcune delle evidenze archeologiche presenti. A cura di Legambiente Città Flegrea (info e prenotazioni: legambientecittaflegrea@gmail.com – 331 163 6020).