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Archeologia in lutto. È morto a 72 anni il prof. Mario Capasso, insigne papirologo, fondatore e illustre direttore del Centro di Studi papirologici, del museo Papirologico e del Soknopaiou Nesos Project dell’università del Salento

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Il prof. Mario Capasso, papirologo, professore emerito dell’università del Salento, è morto a 72 anni (foto unisalento)

Archeologia in lutto. Nel giorno di Santo Stefano si è spento a 72 anni, a Lecce, il prof. Mario Capasso, insigne papirologo, fondatore e illustre direttore del Centro di Studi papirologici, del museo Papirologico e del Soknopaiou Nesos Project dell’università del Salento. Lascia la moglie Gabriella, e le figlie Antonella e Alessandra. I funerali si terranno sabato 30 dicembre 2023, alle 9, nella chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo a Silea (Tv). Così lo ricorda l’università del Salento di cui era professore emerito: “Un uomo di eccezionale valore scientifico e umano, che ha illuminato il nostro Ateneo e che rimarrà sempre nel cuore della sua comunità accademica. Presidente nazionale della Associazione Italiana di Cultura Classica, Direttore di importanti missioni archeologiche in Egitto e fondatore del Museo papirologo dell’Università del Salento. È considerato uno dei più importanti papirologi al mondo e faremo di tutto per onorarne la memoria e dare continuità alle sue ricerche”.

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Il prof. Mario Capasso, papirologo, professore emerito dell’università del Salento, è morto a 72 anni (foto unisalento)

Mario Capasso già professore ordinario di Papirologia nell’università del Salento, nella quale ha insegnato anche Papirologia Ercolanese, Egittologia ed Epigrafia Greca. Ha insegnato, inoltre, Papirologia all’università di Foggia e Paleografia Greca all’università “L’Orientale” di Napoli. Da circa quarant’anni è impegnato nello studio dei Papiri Ercolanesi quali fonti per la storia della filosofia e del libro antico. Ha condotto ricerche su papiri greci letterari e documentari di provenienza egiziana, con particolare interesse per gli aspetti sia testuali sia bibliologici e paleografici.

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Un numero della rivista scientifica “Papyrologica Lupiensa” a cura di Mario Capasso

È stato direttore di alcune Riviste scientifiche: “Papyrologica Lupiensia”. Bollettino annuale del Centro di Studi Papirologici; “Studi di Egittologia e di Papirologia”; “Scripta. An International Journal of Codicology and Palaeography” (con G. Prato); “Byblos”. Bollettino annuale del Museo Papirologico”. Ha diretto le Collane: Biblioteca degli “Studi di Egittologia e di Papirologia”; “I Quaderni di Atene e Roma”; “Syngrammata”; “La memoria e l’Antico”; “Gli Album del Centro di Studi Papirologici”; “Cocumella”; “L’Officina. Piccola Biblioteca di Papirologia Ercolanese”. Inoltre ha fondato e diretto il “Corpus dei Papiri Storici Greci e Latini”. È stato membro del Comité Scientifique di Papyrologica Leodiensia, Collana del CEDOPAL dell’Université de Liège.

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Il prof. Mario Capasso, papirologo, professore emerito dell’università del Salento, è morto a 72 anni (foto unisalento)

Nel 1992 ha fondato il Centro di Studi Papirologici dell’università del Salento, che ha diretto dalla sua fondazione. Dal 1993 al 2003 è stato codirettore della missione congiunta delle università di Lecce e Bologna a Bakchias (Fayyum, Egitto). Dal 2004, insieme a Paola Davoli, è stato direttore della Missione Archeologica dell’università di Lecce a Soknopaiou Nesos (Fayyum, Egitto). Nel 2000 ha fondato la Scuola Estiva di Papirologia dell’università del Salento, a cadenza biennale, alternata al Corso Libero di Restauro del Papiro, che ha fondato nel 2001. Nel 2004 gli è stato attribuito, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, il premio Ciaia-Schena per le sue ricerche papirologiche. Nel 2007 ha fondato il museo Papirologico dell’università del Salento, che ha diretto dalla sua fondazione.

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Copertina del libro “Introduzione alla papirologia” di Mario Capasso

Ha organizzato l’International Meeting of Egyptology and Papyrology “New Archaeological and Papyrological Researches on the Fayyum” (con Paola Davoli, Lecce, 8-10 giugno 2005); la I Tavola Rotonda del Centro di Studi Papirologici “Soknopaios, the temple and worship” (con Paola Davoli, Lecce, 10 ottobre 2013). Ha diretto il restauro dei Papiri dell’università di Oxford, del museo Egizio del Cairo, dell’università di Ayn Shams (Cairo). Ha restaurato i papiri del museo civico Archeologico di Bologna, dell’Università di Liegi e la celebre Charta Borgiana del museo Archeologico nazionale di Napoli. Ha pubblicato oltre 400 lavori scientifici nell’àmbito della Papirologia.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per il ciclo “Natale all’Etru” doppia visita guidata: al mattino, sulla donna etrusca con Chiara Cecot; al pomeriggio su Spina con Luca Mazzocco

roma_villa-giulia_natale-all-etru_logo-locandinaDoppio appuntamento, venerdì 29 dicembre 2023, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con le visite guidate del ciclo “Natale all’Etru”. Quella della mattina, alle 11, è già sold out; rimangono posti disponibili per quella del pomeriggio alle 16. Le visite guidate sono gratuite, comprese nel costo del biglietto.

Stitched PanoramaSi inizia dunque alle 11, con “La donna etrusca”: Chiara Cecot srotolerà idealmente un gomitolo, richiamo al mondo della filatura, per tessere le storie di donne nell’antichità tra le teche di Villa Giulia. Infatti la tessitura era una delle attività più importanti per la donna etrusca, come testimoniato dai numerosi utensili rinvenuti nelle tombe e dai frammenti di tessuto ancora oggi conservati. Tra i corredi femminili e le urne, da Vulci a Falerii passando per il Sarcofago degli Sposi (nella locandina, avete riconosciuto le mani?), ricostruiamo le vite di queste donne bellissime, emancipate, curate ed amate.

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Dettaglio del cratere con i Sette contro Tebe da Spina, conservato al museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto etru)

Nel pomeriggio, alle 16, con “Spina. Il fascino di una città riscoperta”: con Luca Mazzocco i visitatori rivivranno gli avvenimenti che, un secolo fa, portarono, tra le sabbie vicino a Comacchio, nel delta della pianura padana, alla riscoperta di una città etrusca nota solo dalle fonti: Spina. La visita si propone, grazie alla presenza della mostra “Spina Etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo”, di ricostruire la storia della città e della sua importanza nel mondo etrusco.

Che cosa ci lascia il 2023? Tra i nuovi progetti realizzati c’è la sezione Campania Romana al museo Archeologico nazionale di Napoli, voluto dal direttore Paolo Giulierini: al centro dell’esposizione la ricomposizione della Quadriga di Ercolano, un monumento eccezionale: un video ne ripropone la scoperta, le sue interpretazioni, e una ricostruzione digitale

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L’immagine dell’Afrodite di Capua riflessa nel giardino delle Camelie al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

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Il ministro Sangiuliano con la professoressa Capaldi nella visita della sezione Campania romana al Mann (foto graziano tavan)

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Inaugurazione della sezione Campania romana al museo Archeologico nazionale di Napoli con il ministro Gennaro Sangiuliano (foto graziano tavan)

In questi pomeriggi invernali, quando la luce del sole lascia presto il posto alle suggestioni create nelle sale dai faretti al led, può capitare di scorgere nel giardino delle Camelie, una delle tre aree verdi del museo Archeologico nazionale di Napoli, l’immagine evanescente di Afrodite: la dea, seminuda, si materializza al di là della vetrata del portico dove, da aprile 2023, si può visitare la sezione “Campania Romana – sculture e pitture da edifici pubblici”, quasi 250 opere in un allestimento unico – ospitata nelle sale monumentali dell’ala occidentale del Mann, riaperte dopo 50 anni di oblio alla presenza del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano: uno dei grandi progetti realizzati da Paolo Giulierini, che ha lasciato la direzione del Mann per fine mandato a novembre 2023 (vedi Napoli. Giornata “storica” al museo Archeologico nazionale: riaperte dopo 50 anni di oblio le sale monumentali dell’ala occidentale con la sezione “Campania Romana: sculture e pitture da edifici pubblici”, quasi 250 opere in un allestimento unico. Intervento del ministro Sangiuliano: i progetti futuri. Ovazione per Giulierini | archeologiavocidalpassato).

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Sezione Campania Romana al museo Archeologico nazionale di Napoli: sala dell’Augusteum di Ercolano (foto graziano tavan)

La sezione Campania Romana è una delle più importanti eredità che il 2023 lascia agli appassionati e agli studiosi di tutto il mondo. Ambienti ricchi di suggestioni e scoperte che da soli meritano una visita al museo Archeologico nazionale di Napoli, dominati al centro del percorso dalla ricomposizione della quadriga di Ercolano, accompagnata da un video che ne ripropone la storia e la ricostruzione virtuale.

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La Quadriga di Ercolano: per la prima volta ricomposta al centro della sezione Campania Romana del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

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Ricostruzione digitale della Quadriga di Ercolano nella sezione Campania romana al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Un capolavoro ancora pieno di mistero: la quadriga di Ercolano. Rimasta per lungo tempo nei depositi del Museo, la Quadriga bronzea di Ercolano è oggi uno dei punti focali dell’allestimento della sezione Campania Romana. L’opera ha una storia enigmatica, legata al gran numero di frammenti in cui è stata ritrovata e alla confusione esistente nei più antichi rapporti di scavo, che, di fatto, ne hanno sempre ostacolato la ricostruzione e l’interpretazione. La ricostruzione digitale della quadriga, presente in allestimento, è stata realizzata dall’ISMed-Cnr. Il video narra la storia della sua scoperta, ne analizza i singoli frammenti, ripercorre le ipotesi ricostruttive che si sono susseguite nel tempo, e giunge a una ipotesi finale restituendo una versione digitale della Quadriga di Ercolano.

La quadriga fu rinvenuta nel maggio del 1739, quando gli scavatori borbonici, procedendo per cunicoli in direzione dell’attuale Via Mare, si imbatterono, ad una distanza di circa 155 metri dal teatro, in un cavallo quasi intero e in numerosi frammenti di un carro bronzeo monumentale. Il rinvenimento proseguì con i recuperi verificatisi nelle successive esplorazioni borboniche del XVIII secolo; alla ripresa degli scavi, dopo l’unità d’Italia (1871-1872); e ancora nel secolo scorso (1932, 1961). La localizzazione dei rinvenimenti conduce ad un’area cruciale dell’impianto urbano cui, per la presenza di numerosi edifici pubblici, può essere riconosciuta una vocazione forense. All’incrocio tra il Decumanus Maximus e il Cardo III superiore, il luogo di rinvenimento è compreso tra l’ingresso della Basilica Noniana e la fronte dell’Augusteum, spazio aperto e colonnato dedicato al culto degli imperatori che, in età claudia, aveva invaso il Decumanus Maximus con un chalcidicum (ambiente porticato) fiancheggiato da due archi quadrifronti.

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Quadriga di Ercolano: il cosiddetto “Cavallo Mazzocchi”, statua equestre in bronzo restaurata nel Settecento (foto graziano tavan)

Proprio sulla sommità dell’arco quadrifronte occidentale, che si ergeva davanti alla Basilica Noniana e che nel corso dell’eruzione crollò su di essa, potrebbe aver trovato posto la Quadriga esposta. Il cavallo bronzeo recuperato nel 1739 fu restaurato con un intervento che suscitò le critiche di molti contemporanei (tra questi anche J. J. Winckelmann). Ad esso si deve la ricomposizione del “Cavallo Mazzocchi” (inv. n. 4904), così denominato per l’iscrizione fatta apporre sul suo basamento dal cardinale Alessio Simmaco Mazzocchi (1684-1771). Dal “Cavallo Mazzocchi”, al centro dell’esposizione, gli archeologi moderni sono ripartiti per lo studio e la restituzione del monumento, combinando le indagini di tipo tradizionale con le più innovative tecnologie di rilevamento digitale e grafica 3D oggi a disposizione. Una tazza argentea rinvenuta a Boscoreale rappresenta la fonte iconografica più attendibile. La composizione originale, che prendeva a modello un monumento trionfale di età augustea collocato a Roma, era formata da un tiro a quattro cavalli e da un carro di forma semiovale su cui insisteva la statua del trionfatore.

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Quadriga di Ercolano: le grandi figure bronzee che decoravano la cassa del carro, il giogo e frammento della ruota (foto graziano tavan

I cavalli erano disposti in posizione simmetrica a due a due e i loro baltei erano forse arricchiti da piccole figure commemorative di battaglie tra Romani e barbari; la cassa del carro, invece, era decorata da grandi figure bronzee applicate che, utilizzando tipi statuari di tradizione greca tardo-classica ed ellenistica, celebravano membri della famiglia imperiale giulio-claudia.

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Sezione Campania Romana del Mann. La statua di Afrodite e, dietro, quella di Adone: entrambe provengono dall’Anfiteatro di Capua (foto graziano tavan)

Torniamo ora alla dea la cui immagine si è “materializzata” nel giardino delle Camelie. L’Afrodite, proveniente dall’antiteatro di Capua, e databile al II sec. d.C., copia romana di un originale bronzeo del IV sec. a.C. che raffigura una Venere seminuda che poggia con il piede sinistro sull’elmo di Marte, è uno dei tanti capolavori che presenta la nuova sezione dedicata alla scultura e alla pittura della Campania Romana. Accanto alla dea dell’Amore c’è una statua di Adone, sempre del II sec. d.C., che, come l’Afrodite, proviene dall’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere. Nell’iconografia antica, il bellissimo giovane, amato da Venere, rappresentava lo spirito della primavera e della natura che rifiorisce.

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Sezione Campania Romana: grande cratere in marmo pentelico (metà I secolo a.C.) firmato dall’artista neoattico Salpion con l’Infanzia di Dioniso (foto graziano tavan)

Ripercorrendo a ritroso il percorso di visita nella sala dedicata a Gaeta troviamo un grande cratere in marmo pentelico (metà I secolo a.C.) firmato dall’artista neoattico Salpion con l’Infanzia di Dioniso, reimpiegato nella Cattedrale di Gaeta come fonte battesimale. Al centro di una teoria di ninfe e satiri, Hermes affida il piccolo Dioniso in fasce a una ninfa seduta su una roccia.

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Sezione Campania Romana: la sala dedicate alla statuaria dal foro di Pompei ed edifici adiacenti. Al centro il torso colossale di Giove, a sinistra la statua di Eumachia (foto graziano tavan)

Da non perdere la sala dedicata ad alcuni luoghi simbolo di Pompei: il Foro, il Tempio Di Giove, la Basilica e l’edificio di Eumachia. Cominciamo con Giove (fine II- inizi I secolo a.C.), blocco con altorilievo in marmo bianco, rilavorato come torso di statua colossale, dal Capitolium di Pompei. La figura nella sua interezza era seduta sul trono, seminuda col mantello e impugnava lo scettro e il fascio di fulmini, attributi qualificanti di Giove. Potrebbe trattarsi della statua di culto del tempio prima della sua trasformazione in Capitolium. Sul retro una figura maschile (Dioniso?) e un bambino appena sbozzati. C’è poi Eumachia (prima metà I secolo d.C.), statua in marmo bianco con testa-ritratto velata, proveniente dall’edificio di Eumachia. La ricca sacerdotessa, finanziatrice del grande edificio, è raffigurata in atteggiamento di pietas secondo modelli greci tardo-classici (fine IV secolo a.C.). Quindi il Fregio dai Praedia di Giulia Felice sulla vita quotidiana nel foro di Pompei. Il fregio dipinto, rinvenuto nell’atrio della casa di Giulia Felice, in via dell’Abbondanza a Pompei, mostra personaggi di età, sesso e ceto sociale diversi impegnati in varie attività in uno spazio all’aperto, che i portici colonnati e le statue equestri sullo sfondo fanno identificare con il foro. In spazi a volte delimitati da tendoni tesi tra le colonne venditori di scarpe, tessuti, vasellame in bronzo o utensili da lavoro, mostrano la loro merce ai clienti; fruttivendoli, panettieri e un cuoco offrono i loro prodotti nei pressi del macellum, il mercato fisso, mentre uomini in toga leggono avvisi pubblici appesi alla base delle statue; in un altro settore si sta svolgendo la vendita all’asta di una schiava, e ancora sotto il colonnato un maestro tiene la sua lezione di lettura, mentre uno scolaro viene punito con frustate sul dorso. La varietà delle scene, la diversa caratterizzazione dei personaggi, la provvisorietà delle installazioni di vendita restituiscono la vivacità di un giorno di mercato periodico, quale era quello che si svolgeva ogni nove giorni, le nundinae, poste sotto la protezione di Giove o di Mercurio, occasione di attività amministrative dei magistrati, di incontri e di festa.

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Sezione Campania romana al Mann: lucerna in oro a due becchi dal tempio di Venere a Pompei (foto graziano tavan)

Dal Tempio di Apollo di Pompei viene l’Apollo saettante, statua in bronzo del II sec. a.C. Il dio, nudo, dall’aspetto giovanile con lunghi capelli ondulati fermati sulla nuca e la testa cinta da una benda, tende l’arco per scoccare una freccia. Invece dal Tempio di Venere viene la Lucerna bilicne (I sec. d.C.): lucerna in oro con due becchi e presa ad anello verticale. Il corpo è a forma di coppa ed è decorato con un giro di foglie di loto e striature.

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Sezione Campania Romana al Mann: la ricomposizione della Triade Capitolina dal Capitolium di Cuma (foto graziano tavan)

Dal Capitolium di Cuma provengono il torso colossale di Giove, e le teste di Giunone e Minerva, che insieme formavano la Triade Capitolina. La storia della scoperta del Gigante di Palazzo e della triade Capitolina inizia nel XVII secolo e giunge fino alla metà del Novecento. Nel corso degli scavi promossi a Cuma dal viceré don Ramiro Gusmán, duca di Medina de las Torres (1637-1644), fu rinvenuto il torso colossale di Giove seduto; trasportato a Palazzo Reale, fu esposto al pubblico nella piazza antistante per volontà del nuovo viceré, don Pietro Antonio di Aragona (1666-1672). La scultura, originariamente pertinente ad una figura seduta, fu scalpellata all’altezza del bacino per ottenere un corpo eretto, completato nella parte inferiore da una grande spoglia di aquila su cui poggiavano due stemmi, retti da braccia posticce. La sua gigantesca mole indicava il punto di confluenza, nel Largo di Palazzo, della salita di Santa Lucia, detta da allora “salita del Gigante” e della strada della Darsena, inaugurata da don Pedro nel 1688. La statua prese il nome di Giove Terminale e divenne testimone della gloria del viceré, le cui benemerenze erano elencate in un lungo testo celebrativo inciso sul trofeo. In realtà l’ampio ventre del Gigante fu ben presto trasformato in campo di affissione per formule di protesta contro il malgoverno spagnolo, prima, austriaco poi. Fregiata di banda tricolore e berretto frigio, la statua divenne il simbolo della repubblica giacobina del 1799. Durante il periodo napoleonico il Gigante fu ancora portavoce del malcontento popolare, questa volta contro re Giuseppe. L’adeguamento della nuova viabilità per la Darsena offrì l’occasione per tacitarlo. Nel 1807 la statua fu smontata, privata dei posticci seicenteschi e trasferita in quello che sarebbe diventato nel 1816 il Real Museo Borbonico. Qui trascorse in oblio più di un secolo, prima che con l’originaria consistenza potesse recuperare anche l’identità perduta. La tradizione antiquaria aveva attribuito la statua all’edificio inglobato in una Masseria nei pressi dell’area forense, per questo, detta del Gigante. Tra il 1938 ed il 1952 Amedeo Maiuri avviò la scoperta del foro di Cuma e mise in luce i resti di un grande tempio. Il recupero di due teste femminili, una di Giunone e l’altra di Minerva, associate al torso colossale, gli permise di ricomporre il gruppo cultuale capitolino e identificare il monumento con il Capitolium della città romana. Vediamo meglio le tre sculture. Giove Capitolino, torso colossale in marmo bianco del I sec. d.C. L’immagine del dio seduto in trono con lo scettro e il fascio di fulmini è conforme a quella di Giove Ottimo Massimo, la statua di culto del tempio sul Campidoglio a Roma. Minerva, testa acrolitica in marmo bianco del I sec. d.C. La dea recava un elmo calcato sulla fronte da cui fuoriuscivano ai lati le bande di capelli. L’iconografia si rifà all’Atena di Eubulide (II secolo a.C.). Giunone, testa acrolitica in marmo bianco (I sec. d.C.). Con Giove e Minerva componeva la triade sacra venerata nel tempio maggiore di Cuma, sul modello del tempio capitolino a Roma. Solo la testa e gli arti erano in marmo; la parte rimanente del corpo era di legno dipinto o ricoperto di abiti.

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Sezione Campania Romana al Mann: il portico chiuso dalla statua equestre di Marco Nonio Balbo (foto graziano tavan)

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Sezione Campania Romana al Mann: la statua equestre di Marco Nonio Balbo (foto graziano tavan)

All’incrocio dei due porticati dell’ala occidentale del Mann, in posizione strategica a chiudere le quinte architettoniche del percorso museale è la statua equestre di Marco Nonio Balbo in marmo bianco (20 a.C.), proveniente dall’area pubblica di Ercolano, di cui era personaggio molto influente. A onorarlo con questo monumento equestre sono gli abitanti della sua città natale, Nuceria.

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Rilievo in marmo dalla necropoli di Porta Stabia di Pompei con momenti di giochi nell’anfiteatro (foto graziano tavan)

Chiudiamo questa breve passeggiata (ma la sezione Campania Romana riserva moltissime altre sorprese) con un rilievo in marmo bianco dalla Tomba di Alleio Nigidio Maio dalla necropoli di Porta di Stabia di Pompei con spettacoli nell’anfiteatro: sono rappresentati infatti tre momenti dei giochi offerti in vita dal defunto in toga al centro del primo registro.

Pompei. Dallo scavo nella Regio V emerse 13 statuine in terracotta che sembrano rimandare al mito di Cibele e Attis, connesso al ciclo vitale delle stagioni e della fertilità della terra. E dalla Casa di Leda e il cigno una stanza finemente affrescata dove spiccano 4 tondi con volti femminili di raffinata eleganza

A Pompei affiorano dal lapillo 13 statuine di terracotta nel corso dello scavo di una domus a nord della Casa di Leda e il cigno. E il fatto che ciò sia avvenuto in piena atmosfera natalizia ha fatto associare la scoperta all’idea suggestiva di un presepe ante litteram, ma assolutamente priva di qualsiasi riscontro storico e scientifico. Le sculture sono emerse dal lapillo a un’altezza superiore ai 2 metri rispetto al piano pavimentale. L’ambiente che le conservava, probabilmente l’atrio della casa, presentava anche delle decorazioni affiorate per ora nella parte superiore delle pareti.

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Collage delle statuine in terracotta emerse nella domus a nord della Casa di Leda nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Regio V di Pompei: l’ambiente dove sono state rinvenute le 13 statuine di terracotta (foto parco archeologico pompei)

“L’11 dicembre 2023, al di sotto di una coltre di lapillo, all’interno di una nicchia ricavata nella parete N-S dell’ambiente 42”, raccontano Maria Rispoli e Gabriel Zuchtriegel, archeologa e direttore del parco archeologico di Pompei, su http://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/, “sono state rinvenute 13 statuine in terracotta, di circa 15-20 cm, realizzate con matrici bivalve e caratterizzate da una vivace policromia. Esse sono state ritrovate schierate su un asse orizzontale in posizione eretta, all’interno di un vano definito da blocchi di travertino, dove presumibilmente si trovava un mobile scaffale. In realtà, il recupero di molti altri frammenti denota la presenza di una teoria di sculture senz’altro più copiosa. Oltre figure antropomorfe, si riconoscono una noce, una mandorla, la testa di un gallo in argilla, una pigna in vetro”.

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Regio V a Pompei: statuetta accovacciata, identificato probabilmente con Attis (foto parco archeologico pompei)

Dai primi studi, alcuni soggetti sembrano rimandare al mito di Cibele e Attis, connesso al ciclo vitale delle stagioni e della fertilità della terra e dunque all’equinozio di primavera. “Il mito – spiegano – è originario della Frigia, in Asia Minore, dove la dea era venerata come Signora della natura, simbolo dei cicli vitali e naturali che contemplano la nascita, la morte e il continuo rinnovarsi della vita stessa. Come tale, Cibele era considerata la dea sia dei vivi sia dei morti e veniva venerata sotto molteplici valenze in diverse località̀ della Grecia e dell’Oriente. Il mito si diffonde nel Mediterraneo in due versioni principali: quella lidia e quella frigia”.

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Regio V a Pompei: statuina che raffigura una madre in procinto di porgere al lattante il seno scoperto, probabile ex voto a Cibele (foto parco archeologico pompei)

In Italia il culto arriva attraverso la Magna Grecia. Esso fu accolto a Roma soprattutto dai ceti più abbienti. A Pompei la figura di Attis compare nella Casa di Pinarius Cerialis (Regio III 4, 4) dove il pastore è raffigurato sulla parete di un cubiculum con il pedum di fianco ad un pino. La figura di Attis compare nelle città vesuviane, Ercolano, Pompei e Oplontis nei bronzetti come ex voto ma anche negli arredi. La presenza di questi oggetti lascia intuire come la figura del pastore sia diventata popolare presso il territorio vesuviano, entrando così nei luoghi privati, case e botteghe, non soltanto come forme del culto ma anche come parte del repertorio decorativo. Nel contesto rinvenuto nell’ambito dello scavo della Casa di Leda, Attis è connotato da diversi attributi, il berretto frigio, la cista, il pedum e un gallo, animale che nella nicchia in questione ritorna anche da solo come ex voto rimandando alle figure dei sacerdoti officianti il culto. Quindi Attis è presente nelle sembianze del pastore, veste una tunica con maniche, che copre le spalle e lascia scoperto il ventre. “Siamo, dunque, di fronte ad un contesto di grande interesse – concludono gli archeologi del Parco – che mostra momenti del racconto mitologico ma che restituisce anche ex voto che rimandano all’evocazione di precise azioni rituali. Tra questi una pigna in vetro, conservatasi in maniera sorprendente, richiama un rituale a cui i sacerdoti, preposti al suo culto, si sottoponevano: durante le cerimonie, che ricordavano la morte di Attis, questi erano soliti percuotersi il petto proprio con delle pigne”.

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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, con una delle statuette trovate durante lo scavo nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il cantiere in corso sta interessando ambienti già noti della Casa di Leda (messi in luce tra il 2018 e il 2019 nell’ambito dei lavori previsti dal Grande Progetto Pompei) e quelli di due domus, non meglio identificate, che si sviluppano a Nord e a Sud della casa di Leda. Lo scavo è finalizzato alla messa insicurezza dei fronti di scavo (perimetro tra strutture già in luce e aree non scavate) e alla salvaguardia e alla conservazione degli apparati decorativi, in vista anche della pubblica fruizione del complesso.

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Regio V, Casa di Leda e il cigno a Pompei: volto di figura femminile con corona di foglie (foto parco archeologico pompei)

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Regio V, Casa di Leda e il cigno a Pompei: volto di figura femminile con monili e ramoscello d’ulivo (foto parco archeologico pompei)

Durante la fase di rimozione delle terre ancora presenti in alcuni ambienti della Casa di Leda, al fine di raggiungere il livello del piano pavimentale, è inoltre emersa una stanza finemente affrescata dove spiccano 4 tondi con volti femminili di raffinata eleganza: tra queste, una figura femminile adornata da monili e caratterizzata dalla presenza di un ramoscello di ulivo; e un’altra caratterizzata da una corona di foglie di vite intorno il capo.

“Il restauro storico di giardini e parchi storici”: al parco archeologico di Pompei un corso di formazione per “Giardinieri d’arte”

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Il giardino della Casa degli Amorini di Pompei (foto parco archeologico pompei)

C’è tempo fino alle 18 di mercoledì 27 dicembre 2023 per presentare la domanda di partecipazione al “Corso di qualificazione professionale per giardiniere d’arte per giardini e parchi storici” finanziato dalla Regione Campania a cura dell’ente di formazione Bridge in collaborazione con il parco archeologico di Pompei, la Società REAM, ditta specializzata di manutenzione del verde e con il supporto de Il Tulipano soc coop sociale, già impegnata nel Parco in progetti di agricoltura sociale con ragazzi con autismo e/o disabilità cognitivo.

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Giardino della Casa dell’Ancora a Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Giardino della Casa delle Nozze d’Argento a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il bando-programma prevede 150 ore di lezioni teoriche presso le sedi di Pompei e di Napoli, 150 ore di formazione on line, 120 ore di laboratorio e 180 ore di stage presso il parco archeologico di Pompei e le aziende del territorio. I corsi prenderanno avvio dal mese di gennaio 2024. Saranno selezionati attraverso prova scritta e orale 20 partecipanti e 4 uditori. Il programma delle lezioni comprende temi e approfondimenti di botanica, agronomia, paesaggio, archeologia, restauro, rilievo, tecniche colturali, sicurezza, informatica, pratiche gestionali. Al termine del corso sarà rilasciato un attestato abilitante all’esercizio dell’attività di manutenzione del verde art. 12 legge numero 154/2016 e accordo conferenza Stato regioni-22 febbraio 2018.

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Giardini dei praedia di Giulia Felice a Pompei (foto pier paolo metelli)

Il corso si svolgerà in buona parte presso il parco archeologico di Pompei, che da anni investe nella gestione, manutenzione e valorizzazione del verde e del paesaggio delle aree archeologiche, nonché nella ricostruzione storica dei giardini delle domus, attraverso il vivaio del Parco, vero e proprio laboratorio di studio agricolo ai fini della produzione di colture “antiche”. La formazione prevede un percorso gratuito di 600 ore capace di formare professionalità in grado di intervenire nel processo di conservazione, rinnovamento, manutenzione e restauro di giardini e parchi storici, pubblici o privati, rispettandone le forme originarie e valorizzandone le peculiarità storiche, di cultura materiale, architettoniche, ambientali, paesaggistiche, attraverso l’utilizzo delle tecniche e dei materiali più idonei al tipo di intervento da realizzare.

Ostia antica (Rm). Con la copertura del mosaico degli animali selvatici dal Piazzale delle Corporazioni completata l’attività di copertura invernale di alcuni dei più delicati mosaici per preservarli dagli agenti atmosferici. Saranno nuovamente scoperti a primavera

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Il mosaico degli animali selvatici nel Piazzale delle Corporazioni nell’area archeologica di Ostia (parco archeologico ostia antica)

Con la copertura del mosaico degli animali selvatici dal Piazzale delle Corporazioni nell’area archeologica di Ostia qualche giorno prima di Natale il parco archeologico di Ostia antica ha completato l’attività di copertura invernale di alcuni dei più delicati mosaici con lo scopo di preservarli dall’esposizione alle intemperie, agli sbalzi termici e all’umidità. I mosaici sono protetti con teli in delta-lite, materiale che fa sì che sulle superfici su cui è posto non si formi umidità, muschio, brina. deleteri per la conservazione dei mosaici. Con la primavera i mosaici saranno nuovamente scoperti e restituiti alla pubblica fruizione. Il mosaico degli animali selvatici mostra un cinghiale, forse un facocero, che corre libero nella Savana. Alle sue spalle un’antilope fa altrettanto, mentre un elefante, in fondo, è fermo, con la proboscide sollevata. Non sanno che verranno catturati per essere portati a Roma, dove diventeranno protagonisti loro malgrado delle venationes, gli spettacoli di caccia ad animali selvaggi e bestie feroci ed esotiche che tanto piacevano al popolo romano. Questo mosaico decora il pavimento di una statio del Piazzale delle Corporazioni, che probabilmente apparteneva alla corporazione dei mercanti di animali selvatici che dalle coste dell’Africa mediterranea li trasportavano per mare fino a Portus e da qui all’Urbe.

Bologna. I Musei Civici per la prima volta tutti aperti il 1° gennaio. Ecco aperture straordinarie, mostre e attività fino al 7 gennaio 2024

bologna_musei_logoIn occasione delle festività natalizie 2023-2024, i Musei Civici di Bologna presentano un’importante novità: “Apriti, museo!”. Per la prima volta, tutte le sedi sono eccezionalmente aperte lunedì 1°gennaio 2024 dalle 11 alle 19: museo civico Archeologico, museo civico Medievale, Collezioni comunali d’Arte, museo civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, MAMbo – museo d’Arte moderna di Bologna, museo Morandi, Casa Morandi, museo per la Memoria di Ustica, museo internazionale biblioteca della Musica, museo del Patrimonio industriale, museo civico del Risorgimento. Tra aperture straordinarie, collezioni permanenti e mostre temporanee, visite guidate e laboratori, con le giornate d’arte dedicate a bambine e bambini durante le vacanze scolastiche, anche quest’anno si prospetta dunque ricca e variegata l’offerta culturale che il Settore Musei Civici Bologna offre al pubblico di adulti e più piccoli per vivere i luoghi dell’arte e della cultura nel periodo delle feste.

Dal 24 dicembre 2023 al 6 gennaio 2024 le 11 sedi dei musei civici si fanno ancora più accoglienti verso cittadini e turisti grazie all’ampliamento degli orari di apertura e la proposta di nuove attività, con una speciale attenzione alla giornata di Capodanno. Con l’iniziativa “Apriti, museo!”, durante l’intero arco della giornata si può scegliere tra 20 attività proposte con laboratori e visite guidate in italiano, inglese e francese, per conoscere e riscoprire il ricco patrimonio culturale della città. Le visite e i laboratori sono offerti a tutti i possessori del biglietto di ingresso che, invece, resta a pagamento. La stessa giornata di Capodanno vede inoltre una speciale collaborazione del Settore Musei Civici Bologna con Festivamente, il cartellone di iniziative culturali promosso e coordinato dal Comune di Bologna | Settore Cultura e Creatività per vivere insieme il periodo delle feste all’insegna della cultura, dell’arte e della socialità. Il “Discorso d’artista”, affidato quest’anno a Mariangela Gualtieri, tra le poetesse più potenti e luminose della nostra contemporaneità, può essere ascoltato dalle 11 alle 19 all’interno delle Collezioni Comunali d’Arte, aperte straordinariamente ad ingresso libero. Immerso nella sosta della maestosa Sala Urbana, il pubblico può così sentire la voce poetica di Mariangela Gualtieri recitare “Esortazione urbana e planetare”, una riflessione su ciò che con urgenza vuole essere tenuto presente, in un presente che a tratti pare irrimediabile e altre volte apre spiragli alla possibilità di un equilibrio fra tutti i viventi della terra, per un rito di ascolto sul nuovo anno.

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La sezione Etrusca del museo civico Archeologico di Bologna (foto ornella de carlo / courtesy musei civici bologna)

PROGRAMMA DELLE ATTIVITÀ. MARTEDÌ 26 DICEMBRE 2023. Museo Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), “Chiedi all’archeologa”: dalle 10 alle 13, due mediatrici culturali – una tra atrio e Collezione Egizia e una al primo piano – saranno a disposizione del pubblico per indirizzare nella visita e rispondere a domande e curiosità sulle collezioni del Museo. Ingresso: biglietto museo (intero 6 euro, ridotto 4 euro). Per i possessori di Card Cultura ingresso gratuito. Museo Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), alle 17, “Si vive una volta sola…o forse no? Alla scoperta dei reperti del Museo che hanno vissuto più di una vita!”: visita guidata a cura degli archeologi di Aster. Quante vite possono avere un luogo o un oggetto? Tutti i giorni vediamo sotto i nostri occhi i rapidi cambiamenti di paesaggi e città. Anche se con ritmi e conseguenze diverse, è sempre stato così e gli scavi archeologici ne mettono in luce moltissimi esempi: templi diventati chiese o insediamenti abbandonati e riutilizzati come necropoli. E gli oggetti antichi? Alcuni sono stati realizzati, usati e poi buttati, distrutti o sepolti con i loro proprietari: hanno vissuto la loro vita. Altri, invece, hanno vissuto più di una volta, con funzioni diverse o con vicissitudini rocambolesche. È il caso ad esempio di uno dei capolavori del museo: la situla della Certosa. Durante la visita al museo potremo ammirarla e scoprire altri reperti dalle molte vite. Ingresso: biglietto museo (intero 6 euro, ridotto 4 euro). Per i possessori di Card Cultura ingresso gratuito. MERCOLEDÌ 27 DICEMBRE 2023. Museo Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), dalle 14 alle 18: “A che gioco giochiamo?”. A quali giochi giocavano gli antichi Greci, Etruschi, Romani ed Egizi? Lo scopriamo in questa giornata al Museo, tutta dedicata al divertimento! Costruiamo alcuni antichi giochi da tavolo come il filetto e il senet egizio e proviamo a giocarci insieme, imparando facili regole, così potremo portare con noi un nuovo passatempo da proporre agli amici in questi giorni di vacanza. Ingresso: 15 euro ogni mattina o pomeriggio. Museo Medievale (via Manzoni 4), dalle 14 alle 18: “Lippo di Dalmasio e le arti a Bologna tra Trecento e Quattrocento”. Attività speciale di mediazione in mostra. Ogni mercoledì, dalle 14 alle 18, per tutta la durata della mostra, un mediatore culturale sarà presente in mostra a disposizione del pubblico per fornire informazioni e approfondimenti sui contenuti. Ingresso: biglietto museo (intero 6 euro, ridotto 4 euro). Per i possessori di Card Cultura ingresso gratuito. Museo Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), dalle 14.30 alle 17.30: “Chiedi all’archeologa”. Ingresso: biglietto museo (intero 6 euro, ridotto 4 euro). Per i possessori di Card Cultura ingresso gratuito. Museo Medievale (via Manzoni 4), alle 17: “Lippo di Dalmasio e le arti a Bologna tra Trecento e Quattrocento”. Visita guidata alla mostra a cura di Adele Tomarchio (RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza). Ingresso: biglietto museo (intero 6 euro, ridotto 4 euro). Per i possessori di Card Cultura ingresso gratuito.

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La Collezione Greca del museo civico Archeologico di Bologna (foto ornella de carlo / courtesy musei civici bologna)

GIOVEDÌ 28 DICEMBRE 2023. Museo Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), dalle 9 alle 13: “Faraoni, nobili o guerrieri?”. Nel museo molti reperti egizi, greci, etruschi e romani ci parlano di come l’abbigliamento rivestisse un ruolo importante per le civiltà antiche: osservando da vicino vasi, statue e gioielli possiamo riconoscere ruoli e personaggi proprio dai vestiti e dagli accessori che indossano. In laboratorio ci rifacciamo il look ricreando alcuni accessori per trasformarci nel personaggio che ci ha più colpito! Ingresso: 15 euro ogni mattina o pomeriggio. Museo Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), dalle 10 alle 13: “Chiedi all’archeologa”. Ingresso: biglietto museo (intero 6 euro, ridotto 4 euro). Per i possessori di Card Cultura ingresso gratuito. VENERDÌ 29 DICEMBRE 2023. Museo Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), dalle 9 alle 13: “Il teatro da protagonisti: un giorno da antichi eroi”. Il teatro è una delle forme di spettacolo più antiche al mondo e offre la possibilità non solo di narrare ma anche di mostrare le vicende narrate, facendo divertire, imparare e riflettere il pubblico che nel mondo greco e romano accorreva a vedere le opere in scena. In questa giornata ci trasformeremo in attrici e attori e impareremo alcuni segreti di questa arte, per poi calarci nei panni di antichi personaggi e mettere in scena le vicende di eroi del mito. Ingresso: 15 euro ogni mattina o pomeriggio. Museo Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), dalle 10 alle 13: “Chiedi all’archeologa”. Ingresso: biglietto museo (intero 6 euro, ridotto 4 euro). Per i possessori di Card Cultura ingresso gratuito. SABATO 30 DICEMBRE 2023. Museo Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), alle 17: “I capolavori del Museo”. Visita guidata a cura degli archeologi di Aster. Ingresso: 4 euro + biglietto museo (intero 6 euro, ridotto 4 euro) fino ad esaurimento posti (max 30 partecipanti). Per i possessori di Card Cultura 3 euro.

Museo Civico Medievale

Una sala del museo civico Medievale di Bologna (foto di Roberto Serra / Iguana)

LUNEDÌ 1° GENNAIO 2024. Museo Medievale (via Manzoni 4), alle 11.30: “Lippo di Dalmasio e le arti a Bologna tra Trecento e Quattrocento”. Visita guidata in italiano alla mostra a cura di Adele Tomarchio, RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza. Lippo di Dalmasio è stato un importante artista bolognese che ha unito la tradizione artistica emiliana a quella toscana. La mostra ripercorre la sua carriera nella città natale, in un momento in cui Bologna viveva uno dei suoi principali periodi di creazione artistica. Ingresso: biglietto museo (intero 6 euro, ridotto 4 euro). Per i possessori di Card Cultura ingresso gratuito. Museo Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), alle 16: “Reperti in viaggio”. Visita guidata in italiano a cura di Smeralda Riggio (RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza). Nel primo giorno del 2024 il museo vuole augurare un anno ricco di viaggi e di visite ai musei… proprio come fanno i suoi reperti! La visita guidata sarà infatti l’occasione per scoprire dove si trova l’Atena Lemnia e poter ammirare la fiera “Amazzone”, testa di età romana e copia di un originale in bronzo attribuito a Policleto, giunta in prestito dai Musei Capitolini. Verrà raccontata poi la storia dei molti capolavori del museo, le loro incredibili vicende e i viaggi che li hanno condotti alle nostre sale. Ingresso: biglietto museo (intero 6 euro, ridotto 4 euro). Per i possessori di Card Cultura ingresso gratuito. MARTEDÌ 2 GENNAIO 2024. Museo Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), dalle 14 alle 18: “Artisti e artigiani raccontano il passato”. In ogni sala del museo possiamo ammirare sculture, pitture e rilievi realizzati da abili mani, che attraverso la lavorazione di pietra o argilla e l’uso dei colori raccontano storie, personaggi e dettagli di vicende giunte a noi attraverso i millenni. Oggi proveremo anche noi a sperimentare la pittura e la modellazione dell’argilla facendoci ispirare da personaggi e vicende custodite dai reperti del museo. Ingresso: 15 euro ogni mattina o pomeriggio. Museo Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), dalle 14.30 alle 17.30: “Chiedi all’archeologa”. Ingresso: biglietto museo (intero 6 euro, ridotto 4 euro). Per i possessori di Card Cultura ingresso gratuito. MERCOLEDÌ 3 GENNAIO 2024. Museo Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), dalle 9 alle 13: “Arpe, sistri, flauti e clappers: la musica risuona tra le stanze del Museo”. La musica riveste da sempre un ruolo importante per l’Uomo e le civiltà antiche ci hanno lasciato moltissimi esempi delle approfondite conoscenze musicali che già possedevano alcuni millenni fa. Visiteremo le sale del Museo a caccia dei reperti che ci parlano degli strumenti e dei momenti in cui si faceva musica e in laboratorio costruiremo alcuni semplici strumenti musicali da portare con noi. Ingresso: 15 euro ogni mattina o pomeriggio. Museo Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), dalle 10 alle 13: “Chiedi all’archeologa”. Ingresso: biglietto museo (intero 6 euro, ridotto 4 euro). Per i possessori di Card Cultura ingresso gratuito. Museo Medievale (via Manzoni 4), dalle 14 alle 18: “Lippo di Dalmasio e le arti a Bologna tra Trecento e Quattrocento”. Attività speciale di mediazione in mostra. Ingresso: biglietto museo (intero 6 euro, ridotto 4 euro). Per i possessori di Card Cultura ingresso gratuito. GIOVEDÌ 4 GENNAIO 2024. Museo Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), dalle 9 alle 13: “Doni, strenne, regali: la gioia di dare e ricevere dall’antichità ad oggi”. Ricevere e fare regali è una usanza diffusissima durante questi periodi di festa. Ma nel passato ci si scambiava doni? In quali occasioni? In questa giornata si scoprirà quanto è antica l’usanza di fare doni e in quali occasioni avveniva. Verrà realizzato poi un dono ispirato agli oggetti del Museo che potremo dedicare a chi vogliamo in questi ultimi giorni di festa. Ingresso: 15 euro ogni mattina o pomeriggio. Museo Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), dalle 10 alle 13: “Chiedi all’archeologa”. Dalle 10 alle 13 due mediatrici culturali – una tra atrio e Collezione Egizia e una al primo piano – saranno a disposizione del pubblico per indirizzare nella visita e rispondere a domande e curiosità sulle collezioni del Museo. Ingresso: biglietto museo (intero 6 euro, ridotto 4 euro). Per i possessori di Card Cultura ingresso gratuito. SABATO 6 GENNAIO 2024. Museo Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), dalle 10 alle 13: “Chiedi all’archeologa”. Ingresso: biglietto museo (intero 6 euro, ridotto 4 euro). Per i possessori di Card Cultura ingresso gratuito. Museo Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), dalle 17: “Il dono nell’antichità, usanza antica che rinsalda i legami”. Visita guidata a cura degli archeologi di Aster. L’usanza dello scambio di doni, così sentita in questo periodo natalizio, ha radici antiche e nasce dalla necessità profonda di mantenere un rapporto, prima di tutto tra i vivi, ma anche tra i vivi e i morti, o tra gli uomini e gli dei. Molti oggetti presenti in museo ci parlano di questa usanza, facendoci compiere un viaggio e una riflessione sul senso del dono nel tempo e nelle diverse civiltà. Ingresso: biglietto museo (intero 6 euro, ridotto 4 euro). Per i possessori di Card Cultura ingresso gratuito.

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Testone (moneta d’argento) con Natività esposto nella mostra “Il Medagliere si rivela. Natale in nummis. Iconografie del Natale nelle monete e nelle medaglie del Museo Archeologico” (foto musei bologna)

MOSTRE TEMPORANEE. “Il Medagliere si rivela. Natale in nummis. Iconografie del Natale nelle monete e nelle medaglie del Museo Archeologico” a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini. Fino all’8 gennaio 2024 al museo civico Archeologico (via dell’Archiginnasio 2). In occasione delle festività natalizie, il museo civico Archeologico dedica una vetrina alle monete e alle medaglie raffiguranti gli episodi della Natività e i principali temi evangelici e liturgici ad essa collegati. L’esposizione è l’occasione per poter ammirare una ventina di esemplari che fanno parte della ricchissima raccolta numismatica del museo civico Archeologico. I manufatti esposti ricoprono un arco cronologico che va dal XIII al XIX secolo. Le monete selezionate sono state emesse da diverse zecche italiane (Bologna, Napoli, Roma, Venezia), mentre tra gli incisori che hanno realizzato le medaglie si annoverano artisti locali come Giovanni Bernardi di Castelbolognese (1496-1553), il celebre milanese Giovanni Antonio De Rossi (1513 – post 1575), il raffinatissimo Nicola Cerbara (1796-1869) e due stranieri, i tedeschi Johann Buchheim (1624- 1683) e Hans Reihart (1510- 1581).

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Allestimento della mostra “Lippo di Dalmasio e le arti a Bologna tra Trecento e Quattrocento” al museo civico Medievale di Bologna (foto roberto serra)

“Lippo di Dalmasio e le arti a Bologna tra Trecento e Quattrocento” a cura di Massimo Medica e Fabio Massaccesi. Fino al 17 marzo 2024 al museo civico Medievale (via Manzoni 4). Lippo di Dalmasio e le arti a Bologna tra Trecento e Quattrocento è la prima mostra monografica dedicata a Lippo di Scannabecchi detto Lippo di Dalmasio, il più noto e celebrato dei pittori bolognesi del tardo Medioevo, documentato a Pistoia e a Bologna dal 1377 al 1410. Attraverso un aggiornato lavoro di ricerca, la presentazione di due opere inedite e una campagna di restauri eseguiti per questa occasione, la mostra intende proporre una rivalutazione organica della personalità e del percorso di Lippo di Dalmasio in riferimento al contesto del sistema culturale in cui si trovò ad operare, restituendo nella sua reale collocazione storico-artistica l’ampiezza sfaccettata e l’altissima qualità tecnica della sua produzione, soggetta nei secoli a giudizi altalenanti, oltre la fama stereotipata di pittore prettamente devozionale. Promossa dai Musei Civici d’Arte Antica | Settore Musei Civici Bologna congiuntamente con il dipartimento delle Arti – Alma Mater Studiorum università di Bologna e in collaborazione con la Pinacoteca nazionale di Bologna, l’iniziativa espositiva si configura idealmente come capitolo conclusivo di un ciclo di mostre dedicato ai principali protagonisti della pittura gotica bolognese, che con le loro prolifiche botteghe dominarono la scena cittadina tra Trecento e Quattrocento: Vitale da Bologna (2010), Simone dei Crocifissi e Jacopo di Paolo (2012) e Giovanni da Modena (2015).

Ercolano. “Le Schegge del PAE”: nella quarta e ultima puntata il direttore del parco archeologico Francesco Sirano ci fa scoprire il meraviglioso tetto della Casa del Rilievo di Telefo, esposto alla mostra “Materia. Il legno che non bruciò ad Ercolano” nella Reggia di Portici

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Lacunare del soffitto in legno della Casa del Rilievo di Telefo a Ercolano (foto graziano tavan)

Quarta e ultima puntata de “Le Schegge del PAE”, la nuova serie social del parco archeologico di Ercolano dedicata alla mostra “Materia. Il legno che non bruciò ad Ercolano” in esposizione al MUSA – musei della Reggia di Portici fino al 31 dicembre 2023, dal martedì alla domenica dalla 9.30 alle 18, ultimo ingresso in biglietteria alle 16.30. I biglietti sono acquistabili alle biglietterie fisiche della Reggia e del Parco oppure online su https://materiainreggia.okticket.it/i… Sottotitoli a cura dell’Herculaneum Conservation Project. Dopo aver avere descritto lo sgabello della Casa dei due Atri, le tavolette di legno di Ercolano, e il larario della Casa del salone nero (vedi Ercolano. “Le Schegge del PAE”: nella terza puntata il direttore del parco archeologico Francesco Sirano ci fa scoprire il larario della Casa del salone nero, esposto alla mostra “Materia. Il legno che non bruciò ad Ercolano” nella Reggia di Portici | archeologiavocidalpassato), il direttore del parco Francesco Sirano ci porta alla scoperta del meraviglioso soffitto della Casa del Rilievo di Telefo.

“Sacra dimora chiusa da cardini altisonanti, io ti vidi quando ancora era in piedi la potenza barbarica con i soffitti intarsiati e intagliati, regalmente adorna d’oro e d’avorio. Mi trovo ora in una bella città, una vera bella città. I suoi palazzi si susseguono fitti. Passando per le vie si scorgono grandi soffitti patrizi, tutti dipinti e dorati”. “Per definire l’anatomia del lusso a tanti secoli di distanza l’uno dall’altro Quinto Ennio e Gustave Flaubert”, spiega Sirano, “usano gli stessi elementi per denotare questa caratteristica. Il soffitto della Casa del Rilievo di Telefo suggeriva una serie di piani sovrapposti, mano a mano che si guardava in alto disegni geometrici che erano resi ancora più spettacolari dall’uso dei tanti colori, colori vivaci tutti diversi, coronati poi dalla presenza di foglie d’oro al centro di ogni decorazione. La tecnica di realizzazione era estremamente raffinata e precisa, non si ammetteva errore. Doveva essere tutto calcolato al centimetro, e non si usavano chiodi ma solo una serie di incassi. Il senso della luxuria in questo caso nasceva dal soffitto di legno splendidamente intarsiato con applicazione in oro, dai marmi alle pareti e dal pavimento fatto di marmi policromi”.

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L’atrio corinzio della Casa del rilievo di Telefo a Ercolano (foto paerco)

Il direttore del parco archeologico di Ercolano si sposta sul cardo quinto dove si aprivano le porte della Casa del Rilievo di Telefo. “La casa apparteneva alla famiglia dei Noni Balbi, una delle più importanti della città antica”, continua Sirano. “Il lusso e la grandezza ricorreva dovunque: l’ingresso splendidamente decorato da colonne, i muri affrescati, i rilievi alle pareti”.

 

Roma. Al secondo ordine del Colosseo aperta la mostra “La Colonna Traiana. Il racconto di un simbolo” a 1910 anni dalla sua inaugurazione: il capolavoro di Apollodoro di Damasco è divenuto nei secoli simbolo universale a cui si ispirarono imperatori, Papi e sovrani

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Il suggestivo allestimento della mostra “La Colonna Traiana. Il racconto di un simbolo” al Colosseo (foto simona murrone)

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Il busto dell’imperatore Traiano nella mostra “La Colonna Traiana. Il racconto di un simbolo” (foto simona murrone)

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Locandina della mostra “La Colonna Traiana. Il racconto di un simbolo” al Colosseo dal 22 dicembre 2023 al 30 aprile 2024

Sono passati 1910 anni dalla sua costruzione e non finisce ancora di stupire. La Colonna di Traiano veniva infatti inaugurata il 12 maggio 113 d.C. Sin dalla sua progettazione e costruzione la Colonna rappresentò una sfida per l’ingegno umano: l’estrazione del marmo dalla cava di Carrara, il trasporto via terra, via mare e via fiume, e infine la lavorazione e posa in opera nel cantiere del Foro di Traiano rappresentarono le tappe di un ardito processo ingegneristico e tecnologico ancora oggi fonte di stupore e meraviglia. Nei secoli a seguire, grazie alla sua fortuna e ai numerosi tentativi di replicarla, disegnarla, riprodurla, essa divenne nei secoli simbolo universale a cui si ispirarono imperatori, Papi e sovrani. Dal 22 dicembre 2023 al 30 aprile 2024 al secondo ordine del Colosseo la mostra “La Colonna Traiana. Il racconto di un simbolo”, a cura di Alfonsina Russo, Federica Rinaldi, Angelica Pujia e Giovanni Di Pasquale, organizzata e promossa dal Parco archeologico del Colosseo e dal Museo Galileo – Istituto e Museo di Storia della Scienza, narra e spiega questa funzione simbolica con due registri narrativi: quello più propriamente storico e artistico, con l’ardita ricostruzione del fregio in scala 1:1 le cui spire si avvolgono sui pilastri del Colosseo e quello invece più specificamente tecnico, con le tappe del trasporto e lavorazione del marmo, fino ad arrivare alla idolatria e all’uso politico dei sovrani d’Europa che ne pretesero la riproduzione attraverso le riproduzioni e i calchi.

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Il busto dell’architetto Apollodoro di Damasco apre la mostra “La Colonna Traiana. Il racconto di un simbolo” (foto simona murrone)

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Ruota da cantiere esposta nella mostra “La Colonna Traiana. Il racconto di un simbolo” al Colosseo (foto simona murrone)

La mostra si apre con l’architetto Apollodoro di Damasco, il geniale e innovativo architetto e ingegnere di origine siriana, e il suo illustre committente Traiano, di nuovo l’uno di fronte all’altro a distanza di quasi duemila anni. Per comprendere appieno il processo di costruzione della Colonna e con esso la fatica e la potenza muscolare di centinaia di uomini che contribuirono a realizzare questo indiscusso capolavoro, in un Colosseo fasciato di blu, sono esposti i principali strumenti antichi utilizzati per l’estrazione dei blocchi di marmo, per il trasporto su imbarcazione e per la messa in opera, assieme ai modelli ricostruttivi delle macchine da cantiere dell’epoca (gru, torri, ruote), realizzati da Claudio Capotondi, novello “Maestro delle Imprese di Traiano”.

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L’ingresso della mostra “La Colonna Traiana. Il racconto di un simbolo” al Colosseo (foto simona murrone)

Video e proiezioni su schermo realizzati dal Museo Galileo assieme ad una grafica coinvolgente e a testi che superano le dimensioni dei pannelli didascalici per divenire narrazione anche visiva di un’unica Storia, offrono un racconto più didattico oltre che una maggior comprensione degli oggetti esposti in mostra. A contribuire al racconto permanente della Colonna è stata anche realizzata una webAPP in lingua italiana e inglese e, grazie al prezioso coinvolgimento e alla collaborazione dell’Ambasciata di Romania, anche in lingua romena.

Ercolano. Apertura straordinaria del parco archeologico a Natale e Capodanno. Gli auguri del direttore e dello staff

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Veduta aerea dell’area archeologica di Ercolano: una delle foto di Pier Paolo Metelli contenute in “Ercolano. Guida (breve)” edita da arte’m

Apertura straordinaria del parco archeologico di Ercolano a Natale e Capodanno. Il parco archeologico di Ercolano partecipa infatti all’iniziativa del ministero della Cultura e offre l’opportunità di visitare il sito nei giorni di Natale e Capodanno. Turisti e appassionati del Parco potranno approfittare di questa straordinaria possibilità e trascorrere delle ore all’interno dell’antica Ercolano respirando l’aria di festa tra le strade e le case della città romana. Il parco sarà accessibile nei consueti orari di visita: dalle 8.30 alle 17 (ultimo ingresso 15.30).  I biglietti di ingresso sono acquistabili alla biglietteria e online al sito www.coopculture.it.

Intanto dal direttore Francesco Sirano e tutta l’equipe del parco archeologico di Ercolano arrivano gli auguri di Buone feste, aspettando un altro anno ricco di eventi, scoperte e novità: “Il 2023 è stato un anno bellissimo. Ci avete regalato tante emozioni. Grazie a tutti i 540mila visitatori che ci hanno onorato”.