Ferrara. Al museo Archeologico nazionale prorogata al 31 agosto la mostra “Spina etrusca. Un grande porto nel Mediterraneo”. Il direttore Trocchi: “Un successo oltre le aspettative”. Il direttore regionale Musei Cozzolino: “Un atto dovuto, nonostante il grosso sforzo amministrativo”. Aperta una nuova sezione sui sequestri da scavi illegali
Non siete riusciti a vedere la grande mostra “Spina etrusca. Un grande porto nel Mediterraneo” al museo Archeologico nazionale di Ferrara? Fate ancora in tempo. Domenica 23 aprile 2023, infatti, l’esposizione non chiuderà come previsto inizialmente. Dato il grande successo della mostra a Palazzo Costabili, il museo Archeologico nazionale di Ferrara e la Direzione regionale Musei Emilia-Romagna hanno annunciato la proroga al 31 agosto 2023. Questo evento di indubbio richiamo rappresenta il culmine delle celebrazioni per il centenario della scoperta della città di Spina, vero spartiacque della archeologia etrusca.

Allestimento della mostra “Spina etrusca” al museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-emilia-romagna)
“Il successo della mostra ha sorpassato le nostre aspettative”, spiega il direttore Tiziano Trocchi. “Per fornire alcune cifre di riferimento, nelle giornate di Pasqua e lunedì dell’Angelo gli ingressi al Museo sono aumentati del 51% e del 73% rispetto alle stesse giornate dell’anno scorso. Questo conferma non solo l’aspettato richiamo dell’iniziativa, ma anche e soprattutto il ruolo centrale di Palazzo Costabili come punto di aggregazione culturale della città di Ferrara, che intendiamo consolidare nei nostri futuri programmi”. Soddisfatto anche il direttore regionale Musei Emilia-Romagna, Giorgio Cozzolino: “La proroga di più di quattro mesi ha richiesto uno sforzo amministrativo notevole, data l’eccezionalità e la quantità di prestiti, più di 250, e la varietà dei prestatori. Tuttavia è stato un atto dovuto, come omaggio alla grande accoglienza della città di Ferrara, che si conferma sito d’elezione per l’organizzazione di grandi mostre a livello nazionale ed internazionale”. Il percorso di visita si rinnoverà per includere anche una sezione sui sequestri da scavi illegali nell’area della necropoli. Altro fattore di indubbio richiamo sarà la prossima pubblicazione di un catalogo della mostra, che includerà firme importanti dell’archeologia etrusca e la cui presentazione al pubblico avverrà nel mese di maggio.
Pompei. Non sono arrivati i fondi POC della Regione Campania, sospesa la rassegna estiva Pompeii Theatrum Mundi al Teatro Grande di Pompei. Zuchtriegel: “Un danno per il territorio e per il Parco”
All’invito per la conferenza stampa di presentazione della sesta edizione della rassegna estiva Pompeii Theatrum Mundi, progetto del Teatro di Napoli – Teatro nazionale e del parco archeologico di Pompei in collaborazione con la Fondazione Campania dei Festival, c’era già segnalata anche la data: dal 15 giugno al 15 luglio 2023 al Teatro Grande di Pompei. Poi il colpo di scena: il direttore del Teatro Mercadante Roberto Andò e il vicepresidente vicario Stefania Brancaccio hanno comunicato la sospensione della manifestazione dopo aver ricevuto l’informazione della mancata erogazione per il 2023 dei fondi POC da parte della Regione Campania. La decisione è stata condivisa con il Consiglio di Amministrazione convocato d’urgenza il 19 aprile 2023. Nel corso della conferenza il direttore Andò ha sottolineato che la decisione di sospendere la rassegna “Pompeii Theatrum Mundi 2023” è dettata dalla necessità di procedere nei prossimi giorni alla preliminare “messa in sicurezza” del bilancio del Teatro, con l’obiettivo di salvaguardare i livelli qualitativi e quantitativi delle attività richieste dallo status di Teatro Nazionale da parte del ministero della Cultura. “La notizia della sospensione della rassegna Pompeii Theatrum Mundi si profila come un vero e proprio danno per il territorio oltre a mettere in difficoltà il Parco per aver negato la possibilità di accogliere altri eventi nelle date già impegnate dagli spettacoli”, dichiara Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco. “Una rassegna di qualità che da sempre ha dato pregio al sito e alla città di Pompei, e la cui annullata programmazione si trasforma in una mancata opportunità per gli operatori turistici e tutto l’indotto economico del territorio, di vedere favorita la stanzialità del turismo e il pernottamento dei visitatori in città. Sono, inoltre, profondamente dispiaciuto per il Teatro Mercadante e mi auguro che si possa individuare una soluzione che sia in grado di salvaguardare le loro attività nonché il riconosciuto status di Teatro Nazionale”.
Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale giornata di studi “La biodiversità faunistica nell’area dello Stretto” promossa dall’associazione “Famiglia Ventura”, e apre il percorso tematico “Reptilia. Biodiversità dal Mondo Antico”
Il 20 aprile 2023 è la Giornata internazionale per la biodiversità. Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria la celebra con un nuovo evento culturale: alle 17, si tiene la giornata di studi “La biodiversità faunistica nell’area dello Stretto”, promossa dall’associazione “Famiglia Ventura”, con il patrocinio della Societas Herpetologica Italica. Dopo i saluti del direttore del museo, Carmelo Malacrino, e del presidente dell’associazione, Francesco Ventura, l’incontro sarà moderato dal prof. Emilio Sperone sui temi dell’erpetologia, dell’entomofauna e dell’avifauna. Interverranno il prof. Marcello Cavallaro, dell’università di Messina; Valentino Borza, membro dell’associazione “Famiglia Ventura”; Viviana Cittadino, Claudia Valerioti e Francesco Luigi Leonetti, componenti della Societas Herpetologica Italica; Dalila Giacobbe, della Società Italiana di Scienze Naturali; e Giuseppe Martino, dell’associazione guide ufficiali del parco nazionale dell’Aspromonte. “Questa giornata di studi sulla biodiversità faunistica nell’area dello Stretto era un’iniziativa che avevamo in animo di realizzare già da prima della pandemia”, commenta il presidente dell’associazione, Francesco Ventura. Siamo, dunque, felici di coordinare questo tavolo d’alto profilo scientifico naturalistico in una sede così prestigiosa, qual è il MArRC. Tutto è nato dalla volontà di valorizzare le evidenze archeozoologiche del nostro territorio, anche grazie ad un interessamento della sezione calabrese della Societas Herpetologica Italica, la quale ha realizzato alcuni studi per meglio comprendere e identificare alcuni carapaci presenti nel Museo”.

Nella stessa giornata del 20 aprile 2023 aprirà al pubblico “Reptilia. Biodiversità dal Mondo Antico”, il percorso tematico diffuso curato dai funzionari Giuseppina Cassalia e Daniela Costanzo, con il supporto della stagista Alessia Furia. “È tutto pronto per questo nuovo incontro scientifico e divulgativo”, commenta il direttore del Museo, Carmelo Malacrino. Un evento nato dalla sinergia con l’associazione Famiglia Ventura, che ringrazio. Sono occasioni che qualificano la funzione del Museo anche come luogo di produzione e diffusione di conoscenza. Inoltre il percorso diffuso “Reptilia” – aggiunge il direttore – offrirà ai visitatori, agli appassionati e agli esperti una suggestiva narrazione tematica, valorizzando anche reperti normalmente conservati nei depositi”. “Reptilia. La biodiversità dal mondo Antico” è il titolo scelto per far scoprire i reperti a tema erpetologico esposti al MArRC allo scopo di sensibilizzare i visitatori, e in particolare i più piccoli, sul tema della tutela della natura e del paesaggio. “L’idea nasce dalla collaborazione con l’associazione Famiglia Ventura per celebrare la Giornata Internazionale della Biodiversità”, commenta Cassalia, “e si concretizza grazie ad una stretta ed attenta collaborazione tra i diversi uffici del museo. Ci auguriamo che tanti giovani, studenti e appassionati di erpetologia vengano stimolati da questo percorso tematico diffuso alla ricerca e fruizione delle bellezze del mondo antico, attraverso i reperti presenti nel nostro museo, il museo di tutti”. Il percorso tematico sarà visitabile fino a domenica 14 maggio 2023. Sia attraverso alcuni marcatori installati sulle vetrine dell’esposizione ai Livelli B e C del Museo, sia seguendo le mappe con i segnalini sarà possibile individuare i reperti selezionati. Inquadrando i QR code associati, inoltre, si potrà scaricare sul proprio telefono una brochure con focus sui reperti selezionati. In questo modo il visitatore avrà la possibilità di fruire di un nuovo percorso, esplorando prospettive inedite nate dal dialogo tra l’iconografia dei reperti archeologici e l’erpetologia. “Il Museo è uno scrigno di infiniti racconti, di cui i reperti esposti diventano straordinari protagonisti – commenta il direttore del Museo, Carmelo Malacrino. I Bronzi di Riace e di Porticello sono i capolavori indiscussi dell’esposizione, ma tra le migliaia di oggetti esposti si trovano tante curiosità sul mondo antico. Sono particolarmente felice per questo percorso tematico diffuso, che promuove il tema della biodiversità nel binomio cultura e natura. Ringrazio le dott.sse Cassalia, Costanzo e Furia per l’impegno profuso, nonché l’associazione Famiglia Ventura per la Giornata di studi promossa al Museo. Sono occasioni, queste, in cui le tracce del nostro passato ci guidano per un futuro più sostenibile”.
L’affresco pompeiano della Vittoria Alata dal museo Archeologico nazionale di Napoli alla Corte di Giustizia dell’Ue: è la quarta “ambasciatrice” del Mann in mostra temporanea al Palais lussemburghese, prestigiosa collaborazione internazionale col progetto Obvia dell’università Federico II. Giulierini: “Simbolo di pace e prosperità”

Vittoria Alata, affresco pompeiano (45-79 d.C.), conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli: esposta temporaneamente alla Corte europea di Giustizia (foto mann)
La prima opera italiana in assoluto ad arrivare in Lussemburgo era stata l’Erma di Socrate; quindi si erano avvicendate la testa dallo pseudo Seneca e la Doppia Erma di Erodoto/Tucidide. Questa volta la scelta del museo Archeologico nazionale di Napoli è caduta su un affresco pompeiano (inv. 8940, dimensioni cm 65 x 55), datato al 45-79 d.C.: è la Vittoria Alata, simbolo di pace e prosperità, che sarà presente dal 20 aprile 2023, per 18 mesi, al Palazzo della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in Lussemburgo. Si tratta della quarta opera del Mann, unico prestatore italiano all’Istituzione che espone capolavori da tutto il continente, a essere “ambasciatrice” del nostro paese. Il dialogo tra l’arte antica e le radici del diritto era partito nel 2017, per iniziativa del direttore Paolo Giulierini, nell’ambito del progetto “OBVIA – out of boundaries viral art dissemination”, per la promozione internazionale del Mann in rete con l’università di Napoli “Federico II”. La cerimonia si terrà alle 18, al secondo piano del Palazzo della Corte di Giustizia, nella salle des pas perdus. “Per la quarta volta il museo Archeologico nazionale di Napoli si onora di prestare alla Corte di Giustizia un manufatto archeologico dal profondo significato”, sottolinea il direttore del Mann, Paolo Giulierini. “Si tratta infatti di un affresco delle nostre collezioni proveniente dai primi scavi di Pompei. La figura femminile ha un ramoscello di palma nella mano destra e una cornucopia, simbolo dell’abbondanza, in quella sinistra. Questo è il messaggio di pace e prosperità che il Mann e Napoli portano alla Corte in una nuova occasione che rinsalda il nostro dialogo con le istituzioni europee. Ricordiamo che nella culla giudiziaria d’Europa in 27 Stati membri dell’EU sono rappresentati dai giudici e dai funzionari e che migliaia sono le persone che si recano ogni giorno nel palazzo”. La professoressa Lucia Serena Rossi, giudice italiano alla Corte di Giustizia e presidente del Comitato opere d’arte di quest’ultima, dichiara: “Ringrazio vivamente a nome della Corte il direttore Paolo Giulierini e Daniela Savy, referente progetto OBVIA per il Mann, per aver reso possibile il prestito di quest’opera, che la Corte è grata e orgogliosa di ospitare e che rappresenta in maniera eccellente la cultura italiana fra le opere qui esposte, provenienti dai vari Stati membri dell’Unione. Oltre ad essere di incomparabile pregio artistico e culturale, questo affresco ha un valore simbolico estremamente importante per la Corte, in quanto porta un messaggio di pace in un momento così difficile per il continente europeo”. “OBVIA, out of boundaries viral art dissemination è un progetto universitario adottato dal Mann, che nasce da un Protocollo d’intesa tra l’università Federico II e il museo Archeologico, per la promozione dell’immagine del Museo sul piano nazionale ed internazionale, ovvero Arte senza confini”, sottolinea Daniela Savy, ricercatrice di Diritto dell’Unione europea e docente di Diritto europeo dei beni culturali.
Parma. Ai Voltoni del Palazzo della Pilotta conferenza di Giovanni Ballarini su “Quattro inviti a cena nella antica Roma” promossa dall’associazione culturale Arkheoparma
Nell’ambito delle conferenze organizzate dall’associazione culturale Arkheoparma, nella sala conferenze dei Voltoni del Palazzo della Pilotta, a Parma, giovedì 20 aprile 2023, alle 17, Giovanni Ballarini tratterà il tema “Quattro inviti a cena nella antica Roma”. Alla conferenza ingresso libero con posti limitati. È fortemente consigliato l’utilizzo della mascherina per l’accesso all’evento. In un immaginario viaggio dedicato al turismo gastronomico, sulla base delle odierne conoscenze, il pubblico è invitato ad intervenire a quattro cene, ospiti di personaggi dell’antica nella Roma imperiale. L’industriale Eurisace con la moglie Atistia, dopo aver presentato la loro produzione di pani, offrirà una rara cena a base di grassi ghiri. Durante una serata in una taverna frequentata dai Pretoriani che operano nei circhi, uno di questi intratterrà i convenuti sui loro vini e salumi e soprattutto sulle luganiche che si stanno diffondendo in tutto l’Impero. In una cena particolare, che il poeta alla moda Marziale ha fatto preparare dalla sua cuoca Stella, l’epigrammista darà il suo parere sui formaggi, alcune carni particolari e soprattutto sul garum che ha invaso la cucina romana. Infine il noto gastronomo Lucullo in una cena, a buon titolo denominata luculliana, si soffermerà sulla cucina del pesce che incanta i ricchi romani e sui frutti di nuova importazione come ciliegie e albicocche. La conferenza rappresenta un’ottima opportunità per conoscere le antiche radici della buona cucina italiana.

Il prof. Giovanni Ballarini
Giovanni Ballarini, professore emerito dell’università di Parma, dottore H. C. della università di Atene, medaglia d’oro ai Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte della Repubblica Italiana e insignito dell’Ordre du Mérite Agricole della Repubblica Francese, accademico Georgofili e presidente onorario dell’Accademia italiana della Cucina, ha svolto un’intensa ricerca scientifica. Negli ultimi trenta anni ha condotto approfondite ricerche sulla storia e sugli aspetti antropologici dell’alimentazione umana svolgendo un’intensa attività di divulgazione sui temi dell’alimentazione e pubblicando articoli e monografie, collaborando anche con riviste e giornali.
È uscito il libro “Ricostruire dopo un terremoto. Riparazioni antiche a Pompei” di Hélène Dessales per il Centre Jean Bérard di Napoli esplora la cultura della ricostruzione a fronte del rischio sismico

Copertina del libro “Ricostruire dopo un terremoto. Riparazioni antiche a Pompei” di Hélène Dessales
Prima di diventare una città sepolta dalle ceneri, Pompei è stata una città di macerie, dopo un forte terremoto, seguito da altre scosse fino al 79 d.C. Come è stata ricostruita Pompei dopo questi episodi? Secondo quali strategie e con quali tecniche? Ne parla l’archeologa Hélène Dessales nel libro “Ricostruire dopo un terremoto. Riparazioni antiche a Pompei” della collana Études del Centre Jean Bérard di Napoli. Questo libro, frutto di un programma di ricerca collettivo condotto dal 2015 al 2019, esplora questa cultura della ricostruzione a fronte del rischio sismico. Archeologia dell’architettura, ingegneria strutturale, scienze della terra, banche dati e cartografia sono tutte incrociate fra loro a questo scopo. Lo studio si è concentrato su dieci isolati della Regio VII, che costituiscono un insieme rappresentativo del tessuto urbano. Nei vari edifici sono state individuate 266 riparazioni post-sismiche ed è stata stabilita una tipologia di tecniche utilizzate per il ripristino degli elevati, estendendo l’approccio ai rivestimenti. La quantificazione e la distribuzione spaziale di queste numerose riparazioni rivelano le modalità di ricostruzione secondo le diverse categorie di edifici. Si arriva anche a una valutazione dei danni e della variabilità della risposta sismica in questo settore della città. Lo sviluppo di un caso di studio, quello delle Terme Stabiane, permette di approfondire l’analisi alla scala di un grande edificio pubblico. Tutti i dati raccolti evidenziano una città molto danneggiata dai terremoti, che è stata in gran parte ricostruita e che, in alcuni casi, ancora con i lavori in corso. Una dinamica edilizia su larga scala, brutalmente interrotta dall’eruzione del Vesuvio.

Hélène Dessales, docente di archeologia all’École normale supérieure (foto cjb)
Hélène Dessales è docente di archeologia all’École normale supérieure e già membro dell’École française de Rome e dell’Institut universitaire de France. Il suo lavoro si concentra sull’architettura e sulle tecniche di costruzione romane, in particolare a Pompei, dove ha diretto diversi programmi di ricerca.
Altino. Ottava puntata della rubrica #archeoaltino: focus su un particolare aspetto dell’acqua strumento di malefici, tra fattucchiere e pratiche magiche illecite della Altino di età romana

Il canale antistante il molo meridionale di Altino fu ritrovata una lamina in piombo (defixio) (foto drm-veneto)
Ottava puntata della rubrica #archeoaltino che, il martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus su un particolare aspetto del rapporto di Altino con l’acqua. Ad Altino l’acqua è sempre stato infatti un elemento di centrale importanza, vitale nel suo fornire la possibilità di pescare, navigare, fare commerci e scambi con tutto il Mediterraneo. Tuttavia, l’acqua è stato anche strumento per… malefici. Nel canale antistante il molo meridionale di Altino fu ritrovata una lamina in piombo (oggi esposta al museo Archeologico nazionale di Altino), che originariamente doveva essere stata ripiegata e trafitta da un chiodo prima di essere gettata in acqua: la pratica del trafiggere con un chiodo, che in latino si chiama defixio, nell’antichità identificava anche quelli che noi chiameremmo malefici.

Laminetta – defixio in piombo incisa a sgraffio (metà del I sec. a.C.) conservata al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)
Sulla lamina, incisa a sgraffio, erano scritti i nomi di una ventina di persone (sia di condizione libera che liberti e schiavi) verso i quali era diretta la maledizione attraverso l’intermediazione di una divinità, il cui nome è andato perduto. Anche del personaggio che lanciò la maledizione non sappiamo nulla, nemmeno il nome; i destinatari del maleficio erano forse la ciurma di una nave, una famiglia oppure i lavoratori di un’impresa commerciale. La laminetta è interessante perché attesta la presenza di fattucchiere e pratiche magiche illecite della Altino di età romana.
Napoli. A Palazzo Corigliano presentazione del libro “Napoli prima di Napoli. Mito e fondazioni della città di Partenope” (Salerno editrice) di Daniela Giampaola ed Emanuele Greco
Martedì 18 aprile 2023, alle 11, nella Sala conferenze di Palazzo Corigliano, in piazza San Domenico Maggiore, verrà presentato il libro “Napoli prima di Napoli. Mito e fondazioni della città di Partenope” (Salerno editrice) di Daniela Giampaola ed Emanuele Greco, per iniziativa di Or.Sa. la Scuola interateneo di specializzazione in Beni archeologici dell’università di Salerno e dell’università di Napoli L’Orientale. Dopo i saluti istituzionali di Andrea Manzo, direttore del Daam – università di Napoli L’Orientale; Luca Cerchiai, direttore del Dispac – università di Salerno; e di Anna Filigenzi, vicedirettrice di Or.Sa.; introducono i lavori Fausto Longo, direttore di Or.Sa.; e Matteo D’Acunto, università di Napoli L’Orientale. Presentano il libro Bruno D’Agostino, università di Napoli L’Orientale; e Stefano De Caro, già direttore generale Iccrom.

Copertina del libro “Napoli prima di Napoli. Mito e fondazioni della città di Partenope” (Salerno editrice) di Daniela Giampaola ed Emanuele Greco
Napoli prima di Napoli. Mito e fondazioni della città di Partenope. Napoli, la città che secondo il mito era sorta lì dove una sirena si era lasciata morire, conserva, nel nome, il mistero di una doppia fondazione: Neapolis è, infatti, la città nuova, che succede a Parthenope, il più antico insediamento di origine cumana. Napoli, dunque, è la città che ricomincia, che rinasce, rispetto a un’altra Napoli che l’aveva preceduta. Ma come avviene tale rifondazione e perché? Per molti anni la ricostruzione storica delle vicende che da Parthenope portarono a Neapolis è stata fissata combinando fonti letterarie ed archeologiche dalle quali si ricavava una data di fondazione immediatamente successiva alla battaglia navale di Cuma del 474 a.C. Oggi il quadro di riferimento è mutato per effetto dei grandi scavi, successivi al terremoto del 1980 e a quelli per la metropolitana, che hanno portato alla luce straordinarie scoperte. Questo libro non si limita a definire la cronologia della Città, ma illustra le trasformazioni urbanistiche ed architettoniche che interessarono il nucleo originario, permettendoci di riscriverne profondamente la storia fino all’età romana, epoca a cui rimanda, ad esempio, la spettacolare scoperta del santuario dei Giochi Isolimpici. I Sebastà, famosi in tutto il Mediterraneo, furono istituiti nel 2 a.C. in onore dell’imperatore Augusto, ammiratore della cultura greca che Neapolis conservava come nessuna altra città dell’Italia antica. Questo lascito greco è tuttora visibile nell’impianto della città, la cui antichissima fondazione il proprio nome racconta.

L’archeologo Emanuele Greco
Emanuele Greco, già professore ordinario di Archeologia classica nell’università di Napoli L’Orientale, è stato direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene. È autore di circa 300 pubblicazioni, tra cui Storia dell’urbanistica. Il mondo greco (Roma-Bari 1983), Archeologia della Magna Grecia (Roma-Bari 1992) e Ippodamo di Mileto. Immaginario sociale e pianificazione urbana nella Grecia classica (Paestum 2018).

L’archeologa Daniela Giampaola
Daniela Giampaola è stata funzionario nei ruoli del ministero della Cultura, con responsabilità della tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico del centro storico di Napoli. È autrice di numerose pubblicazioni dedicate all’archeologia della città di Napoli.
Roma. Al museo Ninfeo giornata di studi, in presenza e on line, “Dallo scavo all’edizione: il museo Ninfeo a confronto” per ripercorrere il lungo percorso di ricerca e valorizzazione del museo Ninfeo di piazza Vittorio Emanuele II nel quartiere Esquilino
Martedì 18 aprile 2023, dalle 9.30 alle 17.30, al museo Ninfeo di Roma, giornata di studio “Dallo scavo all’edizione: il museo Ninfeo a confronto” dedicata a ripercorrere il lungo percorso di ricerca e valorizzazione del museo Ninfeo di piazza Vittorio Emanuele II a Roma nel quartiere Esquilino. La narrazione di questa esperienza sarà l’occasione per una riflessione e un confronto con altri interventi di scavo in luoghi chiave della Capitale quali la Villa dell’Auditorium e le pendici settentrionali del Palatino. L’evento, organizzato dall’Istituto centrale per l’archeologia (ICA) in collaborazione con la soprintendenza speciale di Roma e con il dipartimento di Scienze dell’Antichità – Sapienza università di Roma, sarà ospitato all’interno della sala conferenze dell’ENPAM, incastonata all’interno dell’area archeologica del museo Ninfeo. I lavori saranno presieduti da Elena Calandra, direttore dell’Istituto centrale per l’archeologia, Maria Teresa D’Alessio, professore ordinario di Metodologie della ricerca archeologica della Sapienza Università di Roma e da Mirella Serlorenzi, archeologa della soprintendenza speciale ABAP di Roma, che ha diretto gli scavi e il successivo studio sul Ninfeo di piazza Vittorio Emanuele II. La giornata sarà tramessa in streaming su questa pagina Facebook dell’Istituto centrale per l’Archeologia.
Il programma. Alle 9.30 saluti: Daniela Porro, soprintendenza speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma; Luigi La Rocca, direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio. “Le ragioni della giornata”: introducono Mirella Serlorenzi, soprintendenza speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma; Maria Teresa D’Alessio, Sapienza Università di Roma; Elena Calandra, Istituto centrale per l’archeologia. SESSIONE 1- “Le modalità della ricerca archeologica”, modera: Valeria Boi, Istituto centrale per l’archeologia. Alle 10, Mirella Serlorenzi, SS ABAP di Roma, su “L’esperienza dello scavo di Piazza Vittorio. Storia “critica” dello scavo”; 10.30, Maria Teresa D’Alessio, Sapienza Università di Roma, su “Esperienze a confronto: Lo scavo e le scelte del Museo dell’Auditorium”; 11, discussione; 11.30, pausa. SESSIONE 2 – “Dalle stratigrafie ai contesti: l’elaborazione dei dati di scavo”, modera: Giorgia Leoni, soprintendenza speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma. Alle 11.45, Mirella Serlorenzi, SS ABAP di Roma, Giacomo de Cola, parco archeologico del Colosseo, Luca Giovannetti, Laura Pugliesi, Nicoletta Saviane, archeologi liberi professionisti, su “La stratigrafia e la messa in fase del Museo-Ninfeo”; 12.05, Antonio Ferrandes, Sapienza Università di Roma, et alii, su “I materiali del Museo-Ninfeo: le scelte e le loro ragioni”; 12.30, discussione; 13, pausa pranzo. Pomeriggio: alle 14, Paolo Carafa, Sapienza Università di Roma, su “Esperienze a confronto: Le stratigrafie del Palatino, pendice settentrionale”. SESSIONE 3 – “Restituzione al pubblico, musealizzazione e comunicazione”, modera: Elena Calandra, Istituto centrale per l’archeologia. Alle 14.30, Giorgia Leoni, SSABAP Roma e Simone Boni, INKLINK, su “Il Museo-Ninfeo: la comunicazione”; 15, Simona Salvo, Sapienza Università di Roma, “Esquilino Chiama Roma”, su “La ricerca-azione della convenzione “Esquilino chiama Roma” e il contesto attuale del Rione”; 15.30, discussione; 16, tavola rotonda e discussione finale.
Tre giornate di studi a Bari sugli antichi popoli di Puglia. Martedì 18, mercoledì 19 e giovedì 20 aprile 2023 appuntamento al Castello Svevo di Bari in concomitanza con la mostra “Antichi Popoli di Puglia. L’Archeologia racconta”, a cura del direttore generale Musei, Massimo Osanna, e dal direttore regionale Musei Puglia, Luca Mercuri, prodotta interamente dal ministero della Cultura, allestita nel Castello Svevo di Bari e aperta fino al 14 maggio 2023, che permette di ripercorrere un viaggio nel tempo nel territorio pugliese dall’VIII secolo a.C. all’età di Augusto. Durante le tre giornate di studi interverranno 60 fra esponenti del ministero della Cultura, accademici e studiosi per raccontare delle attività di tutela, valorizzazione e ricerca sul territorio e scandagliare ogni aspetto della storia della Puglia antica. Tre le sessioni di lavoro il 18 aprile: 1. I musei della Puglia e della Basilicata e le nuove prospettive di valorizzazione; 2. La Puglia; 3. La Daunia. Due invece le sessioni del 19 aprile: 4. La Messapia 5. La Peucezia. Infine una la sessione del 20 aprile: 6. La Puglia e Roma. Per conoscere tutti i temi affrontati nel ricco programma si veda il link 

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