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Parco archeologico di Ercolano. Ripartono dal 21 luglio 2023 i Venerdì di Ercolano, i percorsi notturni di visite guidate, arricchiti di illuminazioni artistiche e rappresentazioni teatrali di Teatri 35: ecco le tappe principali

ercolano_parco_i-venerdì-di-ercolano_2023_locandinaIl parco archeologico di Ercolano accoglie i visitatori nelle serate d’estate vestito di luce per “I Venerdì di Ercolano”.  Ripartono dal 21 luglio 2023 i percorsi notturni di visite guidate, arricchiti di illuminazioni artistiche e rappresentazioni teatrali di Teatri 35.  Quest’anno sono il cibo e l’alimentazione a ispirare il racconto nell’area archeologica. Il suggestivo percorso si articola con 8 tappe principali e 4 momenti artistici attraverso i quali si dipanerà un itinerario di scoperta di uno dei temi che insieme più ci avvicina e più ci allontana dal mondo degli antichi romani: la tavola e le cucine.  Le tappe principali saranno: l’area sacra con il santuario di Venere, la Casa dei Cervi, il V cardo con sosta alla grande taberna e al forno (pistrinum), il decumano massimo, la bottega di Nettuno e Anfitrite, la Casa del tramezzo di legno e la Casa dei due atri.

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, ai “Venerdì di Ercolano” (foto paerco)

“L’antica Ercolano riapre i cancelli nella sua veste serale”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “in un percorso con tappe di approfondimento legate al cibo, all’alimentazione e ai piaceri della tavola. I visitatori saranno coinvolti attraverso una rivisitazione piacevole dell’eccezionale documentazione ercolanese all’interno della quale reperti organici, cibi, oggetti, spazi connessi all’universo del cibo dalla cucina alla fogna sono in grado di illustrare come in nessun altro luogo di età romana non solo la dieta degli antichi, ma anche come si preparavano, cucinavano e consumavano i cibi. Il nostro obiettivo è offrire al pubblico una visita speciale e un racconto ispirato alle testimonianze provenienti direttamente dalle case e dagli edifici di culto, dalle strade, dalle botteghe e dalle mense degli antichi Ercolanesi. Insomma, l’intento è ancora una volta appassionare il pubblico ed immergerlo negli aspetti più particolari e unici dell’antica Ercolano per renderlo protagonista di un’esperienza di conoscenza”.

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Mappa dei percorsi serali de “I Venerdì di Ercolano” con i monumenti toccati e le soste per le rappresentazioni teatrali (foto paerco)

Sei le aperture serali previste, a partire dal 21 luglio fino al 24 agosto 2023, un viaggio tra luci e immagini che calerà il visitatore nell’atmosfera dell’antica Herculaneum. In ciascuna data (21, 28 luglio; 4, 11, 18, 25 agosto 2023), sono previsti 16 turni di visita a partire dalle 20 fino alle 22.50, con partenza ogni 10 minuti. I visitatori dovranno presentarsi 20 minuti prima del proprio turno di visita. I gruppi saranno composti da massimo 30 persone ciascuno, con accesso dei visitatori esclusivamente dall’ingresso monumentale di corso Resina. I biglietti sono acquistabili in biglietteria al costo di 8 euro intero + 1 euro per le zone alluvionate dell’Emilia Romagna; 4 euro ridotto per under 30 e over 65 e possessori Artecard + 1 euro; gratuito per gli under 18. I possessori dell’abbonamento “Un giorno un anno” (acquistabile esclusivamente online) avranno diritto ad un ingresso gratuito in una delle date programmate mediante prenotazione presso la biglietteria del Parco. La prevendita è obbligatoria anche per i bambini /ragazzi che usufruiscono del biglietto gratuito. Sarà prevista una visita in lingua inglese alle 22. Considerato il ristretto numero di biglietti, è vivamente consigliato, per non perdere l’evento ed evitare assembramenti all’esterno degli scavi, di acquistare i biglietti on line. Parcheggio alla scuola Rodinò (via IV Novembre) e la scuola Iovino Scotellaro (traversa via IV Novembre) fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Grazie alle aperture serali di quest’anno, nella magica atmosfera del sito illuminato, i visitatori potranno conoscere alcuni peculiari aspetti del sito legati al cibo e all’alimentazione, accompagnati dal racconto delle guide e degli attori di Teatri 35, che animeranno alcuni punti del percorso.

Discesa dal viale Maiuri e dalla rampa sotterranea – Antica Spiaggia – arrivo all’Area Sacra

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Panoramica dell’antica Herculaneum illuminata per le visite serali dei “Venerdì di Ercolano” (foto paerco)

Viale Maiuri La cultura alimentare è una materia affascinante, che comprende, in ogni epoca, aspetti diversi, attinenti non soltanto alle abitudini alimentari, ma anche alla vita materiale, religiosa, commerciale e sociale di ogni singolo individuo, come di ogni comunità. Per quanto riguarda l’antichità romana, i testi degli autori antichi forniscono un’ampia rappresentazione degli aspetti più diversi della cultura alimentare. Numerosi, infatti, sono i riferimenti alla tavola in opere di autori come Plauto, Catone, Cicerone, Marziale e Plinio il Vecchio. Il “De re coquinaria” di Apicio contiene un vero e proprio ricettario composto da ben 10 libri per un totale di 450 ricette. Inoltre, anche le arti figurative, soprattutto gli affreschi e i rilievi, suggeriscono molte informazioni sull’alimentazione e il convivio. Ad Ercolano abbiamo però dei dati archeologici eccezionali e unici in tutto il mondo antico, che rivelano molti dettagli dell’alimentazione degli antichi abitanti, grazie al fatto che l’eruzione del 79 d.C. ha carbonizzato e, in assenza di ossigeno, ha sigillato e perfettamente conservato moltissimi alimenti. Inoltre, passeggiando tra le strade della città, ci si imbatte nelle cucine che utilizzavano un metodo di cottura basato sul surriscaldamento di un piano di cottura in terracotta (pietra ollare) provocato da un focolare collocato al di sotto del banco di cottura sul quale si appoggiavano le pentole e le padelle. Inoltre lungo le strade si incontrano i famosi thermopolia (luoghi di rivendita di bevande e cibo pronto da mangiare) in cui si sono conservati i grandi otri/vasi da dispensa (dolia) incassati nei banconi con i piani colorati di marmo e straordinarie strutture in legno carbonizzato, come mensole per le anfore, soppalchi e balaustre. In molte abitazioni si possono ancora vedere le cucine con i banconi in muratura e nei panifici i forni, a volte quasi del tutto integri.

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I fornici dell’antica spiaggia di Ercolano illuminati per le visite guidate serali (foto paerco)

Antica spiaggia A Ercolano si conoscono molte informazioni sull’alimentazione e sullo stile di vita della popolazione anche grazie agli studi sugli oltre trecento scheletri ritrovati ammassati nei fornici dell’antica spiaggia, che costituiscono un campione molto rappresentativo per gli antropologici. Ad esempio, dalle analisi effettuate sul collagene (una proteina che tiene insieme il tessuto osseo) di 6 scheletri femminili e 11 maschili, sembra che il consumo di pesce fosse piuttosto elevato rispetto a quello dei cereali. Inoltre, vi sono differenze significative tra maschi e femmine: gli uomini mangiavano più pesce rispetto alle donne, che invece ricavavano le proteine per lo più da carne, uova e latticini. Forse perché gli uomini erano più impegnati nella pesca e in altre attività marittime? Oppure perché avevano più facilmente accesso a prodotti alimentari più costosi, come nel caso del pesce fresco? Inoltre, lo scavo recente di un condotto fognario che era rimasto inesplorato nel secolo scorso, ha consentito di analizzare materiali coprologici (escrementi), archeobotanici, zooarcheologici e di ittiofauna e di fare nuove importanti scoperte sull’alimentazione.

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Il bancone della cucina del santuario di Venere a Ercolano (foto Paerco)

Area Sacra L’area sacra dedicata a Venere, sia come dea della fertilità, sia come protettrice dei naviganti, era un importante centro di culto per gli abitanti di Ercolano e per i visitatori stranieri. Le persone vi si recavano per pregare, offrire doni, partecipare a rituali religiosi e cercare la protezione e le benedizioni della dea. Nella cucina del santuario (illuminata e visibile dall’esterno) nella quale si ammira un enorme banco di cottura in pietra ollare, venivano preparati i pasti comuni, che rappresentavano un importante momento di condivisione comunitaria in occasione di determinate festività, costituendo un legame spirituale e sociale tra i partecipanti. Le offerte alimentari alla dea potevano includere frutta, cereali, carne, pesce, vino, pane o altri alimenti considerati sacri. Questi cibi venivano spesso posti su altari o bruciati come sacrificio.

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La Casa dei Cervi a Ercolano illuminata per le visite serali (foto paerco)

Casa dei Cervi Iscrizione con una preghiera a Venere, graffita sulla cinta muraria della città, proprio lungo la rampa. “Fortunatus amat Amplianda. Ianuarius amat Veneria. Rogamus damna Venus ut nos in mente habias quod te modo introrgamus” “Fortunato ama Amplianda. Ianuarius ama Veneria. Preghiamo potente Venere che tu tenga presente quello che ora ti chiediamo”. La c.d. Casa dei Cervi è una grande dimora ispirata alle grandiose e principesche residenze ellenistiche. Il proprietario, Q. Granius Verus, del quale conosciamo il nome grazie ad un bollo impresso su una pagnotta di pane carbonizzato ritrovata nella cucina, acquistò diversi lotti abitativi per poter realizzare questa casa gigantesca, con sontuosi ambienti di rappresentanza al piano terra, in parte articolati intorno al giardino interno e, in altra parte, affacciati sulla splendida vista del golfo grazie ad un terrazzo con un piccolo giardino. Invece, il quartiere retrostante, con cucina e ambienti di servizio e un piano superiore, affacciato sul ballatoio nell’atrio, era riservato alla servitù. Muovendosi lungo il corridoio coperto (criptoportico), lungo le pareti affrescate, si notano numerosi quadretti con temi mitologici e naturalistici, che, durante la passeggiata lungo il corridoio, offrivano spunti di conversazione con gli ospiti. Ad esempio, la rappresentazione di amorini che, approfittando dell’assenza di Ercole, giocano con le sue armi. Le nature morte raffigurano frutta autunnale come noci, fichi e miele e anche cibi cotti: queste immagini erano anche un simbolo della ricchezza e della prosperità che si poteva trovare in una casa. Perché, nel mondo romano, come del resto in ogni epoca, il cibo era anche uno strumento attraverso cui ostentare lo stato sociale. Il settore meridionale della dimora appare interamente organizzato in funzione di ricevimenti e banchetti (symposium o convivium), per il cui svolgimento il proprietario aveva attrezzato non solo il grande triclinio aperto sul lato nord del corridoio coperto, ma anche le due sale rivolte verso il mare e soprattutto la grande sala finestrata (oecus Cyzicenus), immersa nel giardino.

Tra le classi più abbienti, i banchetti venivano organizzati in occasione del terzo pasto della giornata, la coena, e prevedevano il consumo di pietanze anche molto elaborate, mangiate con ingordigia fino alle tarde ore della notte. Durante queste cene, l’anfitrione, spesso il proprietario della casa in cui si teneva il banchetto, si sforzava di dare agli invitati il senso della propria ricchezza, magnificenza e buon gusto. Le portate (fercula) della coena erano almeno sette: Gustatio. Una serie di antipasti (uova, insalata, funghi, olive, crostacei, salsicce, cetrioli, tartufi e salse varie), accompagnati dal mulsum, cioè da vino misto a miele oppure annacquato. Prima mensa. Era costituita da varie portate di pesce, uccelli (gru, pavone, fenicottero, pappagallo), carni di manzo, agnello e maiale, oltre a tutti i tipi di cacciagione. Secunda mensa. Era più o meno un “dessert”, a base di frutta fresca e secca e dolci al miele.

Il cardo V doveva essere una strada particolarmente vitale e vivace, a giudicare dal numero di botteghe e laboratori artigianali che vi si concentravano.

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La Grande Taberna al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Grande Taberna All’angolo con il decumano inferiore, come spesso accadeva negli incroci delle strade, si trova la grande taberna, in posizione molto felice essendo anche in prossimità di uno dei luoghi pubblici più frequentati, cioè la palestra. Le stanze collegate funzionavano come retrobottega e in parte potevano ospitare gli avventori per consumare i pasti. Le tabernae erano luoghi in cui si poteva mangiare e bere oppure anche solo comprare pietanze e bevande, ma in quelle più grandi, come questa, si poteva anche trovare alloggio. Ci si fermava di solito per consumare il secondo pasto della giornata, il prandium, un pasto veloce e frugale, offerto con una vasta gamma di opzioni culinarie, per lo più semplici ed economiche, accessibili anche ai meno abbienti, ma non mancavano piatti più elaborati e costosi per coloro che potevano permetterseli. Le pietanze venivano conservate all’interno dei dolia, grandi recipienti di terracotta incassati in banconi di marmo. Ad Ercolano si assaporavano sicuramente piatti a base di legumi, come fagioli, lenticchie e ceci. Immancabili le uova, alimento comune e versatile nell’antichità, così come la carne e il pesce, serviti in diverse preparazioni. Poi ancora formaggi, dolci e immancabile come bevanda il vino. Il tutto accompagnato da pani e focacce. Tra i condimenti, uno dei preferiti era di certo il garum, una salsa più o meno liquida di interiora di pesce.

All’incrocio, la grande fontana pubblica in pietra assicurava l’acqua, elemento fondamentale anche per la preparazione dei cibi e per l’alimentazione in generale.

V cardo superiore fino al Pistrinum di Sextus Patulcius Felix In questa zona c’era una vera concentrazione di botteghe: rivendite di vino, di cereali e lugumi, ma anche tintorie e panifici. Al di sotto del V cardo superiore corre un tratto della rete fognaria che assicurava alla città un corretto smaltimento delle acque e dei rifiuti. Si tratta in realtà, in questo caso, di una fossa settica, che veniva ciclicamente svuotata, collegata da tubazioni e canali alle cucine e alle latrine delle soprastanti abitazioni e botteghe. Qui sono stati recuperati moltissimi scarti di cibo e di deiezioni, una vera miniera di informazioni sulle abitudini alimentari degli antichi ercolanesi. Dalle analisi è stato dedotto che la dieta si basava per lo più su prodotti campani quali cereali (grano, orzo e miglio) olive e olio, vino, uova, finocchio e molto pesce. Sono state riconosciute infatti circa 46 specie quali orate, alici, sardine, anguille, spigole e altre più comuni al tempo come squali e razze. Oltre ai prodotti locali, ritrovate tracce di prodotti di importazione quali vino, olio e garum dalla penisola Iberica e alcune spezie, tra cui granelli di pepe nero proveniente dall’India, indizio di una buona attenzione data al gusto delle pietanze.

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Nei percorsi notturni de “I Venerdì di Ercolano” sono previste alcune tappe con rappresentazioni teatrali (foto paerco)

Pistrinum Il ritrovamento all’interno della fossa di numerosi frammenti di noccioli di oliva, è forse da collegare alla presenza dei due panifici, dove i residui della molitura delle olive potevano essere utilizzati come combustibili per i forni. Il pane era una parte essenziale dei pasti ed era consumato da tutte le classi sociali. Ne esistevano di diverse tipologie e poteva essere gustato in vari modi. Da solo, accompagnato da condimenti come olio d’oliva o formaggio o utilizzato come base per altre preparazioni. Mentre all’inizio la produzione di pane era esclusivamente casalinga, la diffusione di questo elemento, la richiesta sempre maggiore e l’evoluzione delle tecniche di setacciatura, macinazione e cottura, portarono alla comparsa di figure quali il pistores e la nascita delle pistrinae, rispettivamente i fornai e panetterie. Ad Ercolano, conosciamo il nome di uno di questi panettieri, Sextus Patulcius Felix.

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Il decumano massimo dell’antica Herculaneum illuminato per le visite serali de “I Venerdì di Ercolano” (foto paerco)

Il Decumano massimo era una delle vie principali di Ercolano, centro vitale per la presenza di tante botteghe, comprese quelle del mercato, la cui presenza è testimoniata da larghe buche di palo atte a sorreggere file di supporti lignei per i tendaggi. Qui vi sono ben due fontane pubbliche, che, così come gli edifici pubblici e privati, erano alimentate grazie al collegamento con l’acquedotto del Serino, che raggiungeva Napoli, dando acqua anche a Ercolano e Pompei. All’incrocio con il IV cardo, si riconoscono due massicci pilastri elevatori delle acque realizzati in laterizio. All’apice dei pilastri vi erano delle cisterne da cui discendevano una serie di condutture in piombo che permettevano la distribuzione dell’acqua in città attraverso una fitta rete di tubazioni distribuite sotto la pavimentazione, visibili in molti punti dei marciapiedi e anche all’interno delle abitazioni. Sul pilastro elevatore si conserva una iscrizione che nomina i magistrati Marcus Rafelius Robia e Orlus Tetius, i quali lanciano un duro monito ai cittadini, intimando loro di non gettare rifiuti nelle fontane pubbliche, pena una multa, se uomo libero, frustate, se schiavo. Ad Ercolano, come in altre città dell’Impero, la manutenzione di strade, mercati, fognature, fontane e controllo dell’igiene pubblica in generale era affidata a magistrati noti come aediles.

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Affresco all’interno della Bottega ad Cucumas nel sito di Ercolano (foto paerco)

Bottega ad Cucumas Con l’acqua veniva miscelato anche il vino, venduto in botteghe come quella ad cucumas, forse una caupona (locanda), dove si servivano bevande e cibi vari. Il pilastro all’ingresso reca dipinta l’insegna, che raffigura 4 brocche di colore diverso, con le bevande che qui si vendevano e l’indicazione del prezzo del vino. Il vino era parte essenziale di ogni banchetto: era più alcolico rispetto a quello che beviamo oggi e, per questo, veniva diluito con acqua calda o fredda o addolcito con il miele. Il vino poteva essere Atrum (rosso), Candidus (bianco) o Rosatum (rosato). I più diffusi nell’antica Roma provenivano dal Lazio, dalla Campania e dalla Sicilia. Alla fine della repubblica erano noti e ricercati il Falernum (Campano), il Caecubum e l’Albanum, che rimasero a contendersi i prime tre posti fino all’inizio del regno di Augusto. Nel territorio di Ercolano la viticoltura era una pratica agricola importante. I vigneti venivano impiantati lungo i pendii del monte Vesuvio per essere ben esposti al sole e favorire così una maturazione ottimale dell’uva.

Bottega di Nettuno e Anfitrite La bottega apparteneva al proprietario della Casa di Nettuno e Anfitrite, così chiamata per il famoso mosaico. È probabile che il padrone di casa fosse un commerciante, dato che il dio Nettuno era associato alla richiesta di protezione di chi viaggiava per mare. Certamente doveva trarre buon profitto anche dalla attrezzatissima bottega di generi alimentari, ricca di suppellettile in legno: scaffalature per sostenere le anfore, un soppalco e un tramezzo di separazione in ottimo stato di conservazione. Nel bancone in muratura sono ancora incassate le giare, da cui sono state estratte tracce di ceci e fave. Il crollo di parte del solaio consente di osservare la cucina e alcune delle stanze del piano superiore della casa.

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La Casa Sannitica di Ercolano illuminata per le visite serali de “I Venerdì di Ercolano” (foto paerco)

Casa Sannitica In età repubblicana (fine II – inizi I a.C.) questa abitazione si estendeva fino al limite dell’insula, raggiungendo il V cardo. Originariamente, alle spalle del tablino, si sviluppava il quartiere del peristilio, ceduto successivamente alla Casa del Gran Portale e alla Casa con giardino, mentre gli ambienti del piano superiore vennero dati in affitto. L’ingresso è inquadrato da un bel portale e nel corridoio di ingresso si ammira un ottimo esempio di decorazione parietale in Primo stile. Nel grande atrio tuscanico si conserva l’originario pavimento di cocciopesto, mentre la vasca dell’impluvio fu rivestita di marmo in età imperiale, quando fu anche rinnovata la decorazione delle pareti in Quarto stile. Bellissimo il finto loggiato di semicolonne ioniche.

Uscendo sul decumano inferiore si prosegue fino alla Casa dei due Atri, con una breve sosta alla latrina pubblica, che si puliva con l’acqua di spurgo del retrostante frigidarium della sezione maschile delle terme centrali. Entrando, la cucina sulla sinistra, con bancone di cottura a due bracci, e la contigua latrina posta sotto la finestra. Camminando lungo il III cardo, all’altezza della bottega di Messenius Eunomus, al primo piano sarà illuminata una delle latrine private site ai piani superiori delle case di Ercolano (ben 82!). Da citare mentre si va verso l’uscita oppure in concomitanza della latrina pubblica fuori alle terme centrali maschili. Uscendo, si costeggia la Casa dell’Albergo, che sfortunatamente non può essere apprezzata nella sua grandiosità per il cattivo stato di conservazione, ma della quale si può evidenziare il peculiare peristilio con l’ampio giardino posto a un livello inferiore rispetto al porticato, nel quale si scende attraverso una scaletta. Durante lo scavo, si rinvennero un pero, una quercia e una pianta di vite, che lo fecero interpretare da Maiuri come un piccolo frutteto (pomarium). Oggi vi sono piantati alberi di mele cotogne.

 

Il museo di Mattinata (Fg) è rinato come museo Archeologico nazionale “Matteo Sansone” con 2500 reperti “di eccezionale interesse artistico, storico e archeologico” che rimandano all’antica cultura dei Dauni

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Le nuove sale del museo Archeologico nazionale “Matteo Sansone” (foto drm-puglia)

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Le nuove sale del museo Archeologico nazionale “Matteo Sansone” (foto drm-puglia)

“Non un punto di arrivo, ma un nuovo inizio”. Così la direzione regionale Musei Puglia nell’annunciare che “il Museo di Mattinata rinasce come museo Archeologico nazionale “Matteo Sansone” allestito negli ambienti dell’ex Museo civico, in via Torquato Tasso, concessi dal Comune alla direzione regionale Musei Puglia”. Oltre 2500 reperti “di eccezionale interesse artistico, storico e archeologico” che rimandano all’antica cultura dei Dauni in un percorso cronologico che va dall’età protostorica a quella romana. L’allestimento prevede sei sezioni e un deposito a vista che richiama nelle forme la nota farmacia che ha a lungo ospitato la collezione. La restituzione al pubblico dell’eredità che il farmacista Matteo Sansone ha lasciato allo Stato è cominciata il 19 luglio 2023 con il taglio del nastro, a meno di un anno dalla donazione della raccolta e dalla consegna dell’edificio. Il “nuovo” museo fino al 30 settembre osserverà l’orario estivo: dal martedì alla domenica, 10-13, 17-21. Dal 1° ottobre scatterà l’orario invernale: dal martedì al venerdì, 9-14; sabato e domenica, 10-13, 16-19. Il biglietto (intero 5 euro) è acquistabile all’ingresso del museo.

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Le nuove sale del museo Archeologico nazionale “Matteo Sansone” (foto sabap-bat-fg)

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Le nuove sale del museo Archeologico nazionale “Matteo Sansone” (foto sabap-bat-fg)

La direzione regionale Musei Puglia, in accordo con la direzione generale Musei e in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Barletta-Andria-Trani e Foggia, ha curato i lavori di riallestimento dello storico Museo civico, riorganizzando e riqualificando gli spazi del percorso di visita anche in chiave accessibile. La collezione, formatasi a cavallo tra Ottocento e Novecento è considerata una fra le più importanti raccolte private della Puglia: nel 1990 è stata dichiarata dalla Soprintendenza archeologica “di eccezionale interesse artistico, storico e archeologico” (D.M. 27 luglio 1990) per il pregio del materiale archeologico di provenienza prevalentemente territoriale, ma soprattutto per il peculiare carattere antiquario che la caratterizza. Grazie alla generosità della famiglia che ha voluto fortemente che la collezione rimanesse a Mattinata, il Museo rappresenterà un importante attrattore che costituirà un unico polo culturale garganico insieme al museo Archeologico nazionale di Manfredonia e al parco archeologico di Siponto, in dialogo con gli altri siti statali e non del territorio.

Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi con RAM film festival. Il Festival del Cinema Archeologico 2023 si fa in tre e diventa Festival diffuso: Licata, Agrigento, Sambuca. Terza tappa al museo Archeologico di Palazzo Panitteri di Sambuca di Sicilia

sambuca_archeofilm_2023_locandinaTerza tappa del Festival del Cinema Archeologico di Agrigento 2023 promosso dal parco archeologico e naturalistico della Valle dei Templi con RAM film festival di Rovereto, terza punta di diamante tra i luoghi della cultura affidati al Parco (vedi Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi con RAM film festival. Il Festival del Cinema Archeologico 2023 si fa in tre e diventa Festival diffuso: Licata, Agrigento, Sambuca. Seconda tappa al museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento | archeologiavocidalpassato). Dopo Licata e la Valle dei Templi, il festival diffuso raggiunge l’estremo ovest della provincia di Agrigento: il museo Archeologico di Palazzo Panitteri di Sambuca di Sicilia. Sullo sfondo di uno dei borghi più belli d’Italia, il 21 e 22 luglio 2023 verranno proiettati, in collaborazione con il RAM film festival, cinque film: si partirà dai segreti delle donne romane per poi spostarsi nelle antiche città di Palmira e Medina Azahara e tornare, infine, in Sicilia, sul Monte Cuccio, meglio noto come “Il Gigante di Palermo”.

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Frame del film “Les visages oubliés de Palmyre. I volti dimenticati di Palmira” di Meyar Al-Roumi

PROGRAMMA DEL 21 LUGLIO 2023. Al museo Archeologico di Palazzo Panitteri, alle 21: apre il film “Les visages oubliés de Palmyre / I volti dimenticati di Palmira” di Meyar AL-Roumi (Francia 2020, 83’). Gli archeologi vanno alla ricerca dei ritratti funerari di Palmira sparsi per il mondo, con l’obiettivo di raccontare la storia di questa antica città attraverso i volti dei suoi abitanti. Segue il film “A misura di bambino. Crescere nell’antica Roma” di Gianmarco D’Agostino (Italia 2021, 5’). La vita dei bambini nell’Antica Roma, raccontata dalle opere d’arte, dalle immagini e dai suoni ad essa ispirati. Chiude la serata il film “Portraits and Secrets of Roman Women / Volti e segreti delle donne romane” di Gianmarco D’Agostino (Italia 2021, 4’). Attraverso la riproposizione di acconciature e abiti, le donne romane sono protagoniste di storie emozionanti, che ci ispirano ancora oggi.

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Locandina del film “Medina Azahara, the Lost Pearl of Al-Andalus / Medina Azahara, la perla perduta di Al-Andalus”

PROGRAMMA DEL 22 LUGLIO 2023. Al museo Archeologico di Palazzo Panitteri, alle 21: apre il film “Medina Azahara: the Lost Pearl of Al-Andalus / Medina Azahara: la perla perduta di Al-Andalus” di Stéphane Bégoin e Thomas Marlier (Francia 2021, 52’). Soprannominata la “Versailles di Al-Andalus”, Medina Azahara è considerata uno dei più importanti siti archeologici islamici del mondo. Negli ultimi cinque anni, su questo sito, patrimonio dell’umanità, è stata condotta una campagna di scavi guidata da un team di archeologi europei. Segue il film “Il respiro del tempo. Il Gigante di Palermo” di Lorenzo Mercurio (Italia 2021, 34’). Palermo ha il suo gigante di pietra, il Monte Cuccio, di cui i palermitani si accorgono per lo più quando la sua vegetazione è illuminata dalla luce sinistra di un incendio doloso. Chiude la serata e il festival l’annuncio del vincitore del premio Città di Sambuca di Sicilia assegnato dalla giuria Antonella Di Giovanna, Clarissa Ferina, Ludovica Pendola.

Firenze. “APRITI MAF!”, apertura straordinaria serale del museo Archeologico nazionale con visite guidate: “Dietro le quinte. Da una miriade di cocci al vaso” alla scoperta dei depositi, o si va sulle tracce di Maria Maddalena attraverso il corridoio della Crocetta fino al Coretto

firenze_archeologico_apriti-maf_incontri-del-20-luglio_locandinaTornano le  aperture serali straordinarie estive dei luoghi della cultura della Direzione regionale musei della Toscana del MiC  con “Apriti MAF!”, gli appuntamenti del giovedì dalle 19 alle 22 al museo Archeologico nazionale di Firenze dove sono in programma visite guidate e attività per bambini, in luoghi del museo normalmente chiusi al pubblico, insieme al direttore, agli archeologi e allo staff, per scoprire e approfondire storie e particolari dei capolavori noti e meno noti del vasto patrimonio delle collezioni. Le attività sono comprese nel costo del biglietto d’ingresso e non è necessaria la prenotazione.

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Cocci di vaso su un tavolo dei depositi del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

Giovedì 20 luglio 2023. DIETRO LE QUINTE: DA UNA MIRIADE DI COCCI AL VASO: dalle 19 alle 21.15, visite guidate ai depositi per grandi e piccini (visite guidate a piccoli gruppi). Turni alle 19; 20 e 21.15. Un percorso alla scoperta del cuore pulsante del museo, dove si ricostruisce e si custodisce la storia, attraverso analisi di frammenti e restauri. Una parte della vita dei musei si svolge lontano dagli occhi dei visitatori, nei magazzini e nei laboratori dove le opere sono restaurate, fotografate, catalogate. L’esposizione di un reperto archeologico è infatti solo il punto di arrivo di un percorso complesso e avvincente che vede il coinvolgimento di diverse professionalità. La visita guidata ai depositi è un’occasione unica per partecipare per un giorno al lavoro che si cela dietro le quinte e che consente di ricomporre, da una miriade di frammenti ceramici, le opere che arricchiscono le vetrine del museo e gettano luce sulla vita quotidiana e la cultura degli Etruschi.

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I portici della basilica della SS. Annunziata a Firenze visti dall’ingresso del museo Archeologico nazionale – Palazzo della Crocetta (foto maf)

SULLE TRACCE DI MARIA MADDALENA. Parallelamente aprirà straordinariamente al pubblico con viste guidate “Sulle tracce di Maria Maddalena”, dalle 19 alle 21.30, un altro degli angoli più nascosti e affascinanti del museo, il Coretto di Maria Maddalena de’ Medici con l’affaccio sulla Basilica della SS. Annunziata.

Il corridoio della Crocetta (simile al più celebre Corridoio Vasariano di Firenze), fu realizzato fra il 1619 e il 1620, per la principessa Maria Maddalena, ottava figlia di Ferdinando I e Cristina di Lorena, sorella del granduca Cosimo II che avviò una “bellissima fabbrica” adiacente al Monastero per permettere a Maria Maddalena ‘malcomposta nelle membra’ di condurre una vita all’altezza del suo rango, protetta dagli sguardi del mondo esterno. L’architetto Giulio Parigi costruisce in soli sei mesi su 125 metri sopraelevati una lunga Galleria, che partendo da gl’interni appartamenti di essa, distendendosi sopra un ameno Giardino, viene a finire nel riverito Tempio della Santissima Nunziata, come riferisce il poeta di corte Andrea Salvadori. Su tutto l’edificio fu estesa la clausura riservata al convento, in modo da permettere alle monache di partecipare alla vita della principessa, ma il “corridore” era sempre chiuso con una chiave della quale esistevano solo due copie: una di Maria Maddalena e l’altra in custodia alla Madre Superiora.

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Il Coretto di Maria Maddalena a Firenze (foto maf)

Al termine del  “dilettevol Passeggio” in origine decorato con immagini sacre, per aiutare  la principessa “nella sua grata solitudine” a rivolgere in alto suoi pensieri e a provare “in Terra qualche parte della gioia del Cielo”, si apre il “Coretto” una piccola stanza arredata con due inginocchiatoi sui gradini e uno sulla finestra con un’ampia grata che si affaccia sulla cappella della Basilica dove la principessa poteva assistere non vista alla messa “solamente la principessa e sue donne possino andare a stare a sentire messa e fare altre devozioni”.

Roma. Per “Estate all’Etru”, visita guidata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con Romina Laurito e Alessandra Leonardi su “Capolavori etruschi e il Premio Strega”

roma_villa-giulia_estate-all-etru_capolavori-etruschi-e-premio-strega_locandina“Capolavori etruschi e il Premio Strega”: secondo appuntamento con le speciali visite guidate di Estate all’ETRU. Giovedì 20 luglio 2023, alle 17, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, Romina Laurito e Alessandra Leonardi accompagneranno i partecipanti alla scoperta dei Libri Stregati. I volumi semifinalisti del Premio Strega 2023 sono esposti nelle vetrine del Museo in dialogo con le opere delle nostre collezioni. Suggestioni, legami, affinità uniscono letteratura e archeologia svelando unioni inaspettate. Dalla lettura di un brano del libro, lo spunto e l’occasione per raccontare storie di oggetti, materie di vita, frammenti di antico. La visita guidata è compresa nel costo del biglietto. Per partecipare occorre prenotarsi all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it indicando il numero di partecipanti. Sarà possibile prenotarsi direttamente all’accoglienza del Museo, salvo disponibilità.

Grosseto. Al via nel Giardino dell’archeologia il Maremma Archeofilm 2023: sei documentari e tre incontri a tema con archeologi

grosseto_maremma-archeo-film_2023_presentazione_locandinaÈ tutto pronto a nel Giardino dell’archeologia a Grosseto (piazza San Francesco) per il Maremma Archeofilm 2023: appuntamento dal 20 al 22 luglio 2023, alle 21.15, con la proiezione di sei documentari e tre incontri a tema con archeologi. Ingresso libero. In caso di maltempo il festival si svolgerà al museo di Storia Naturale (strada Corsini 5, Grosseto). Ogni sera degustazione vini offerta da La Selva Evento organizzato da Comune di Grosseto, Regione Toscana, associazione M.arte, museo Archeologico e d’Arte della Maremma, Archeologia Viva – Giunti Editore, Firenze Archeofilm. Con il contributo di Fondazione CR Firenze, Visit Tuscany, Cesvot. In collaborazione con Fondazione Grosseto Cultura. Selezione filmati e archivio cinematografico: Firenze Archeofilm.

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Frame del film “Cacciatori di tombe. Il mistero della mummia dipinta” di Stephen Mizelas

PROGRAMMA GIOVEDÌ 20 LUGLIO 2023. Alle 21.15, apre il film “Cacciatori di tombe. Il mistero della mummia dipinta” di Stephen Mizelas, James Franklin (Regno Unito, 44’). Una scoperta archeologica che ha fatto il giro del mondo. Una straordinaria tomba con una concentrazione di sarcofagi mai vista in Egitto. Seguiamo gli egittologi mentre cercano di capire il motivo per cui tutte queste mummie siano state sepolte insieme e cosa ci racconta questo antico cimitero sulla morte degli Egizi 2.500 anni fa… Segue l’incontro/intervista con Andrea Marcocci archeologo, associazione archeologica Odysseus. Quindi il film “Stromboli: a provocative island” di Pascal Guérin (Francia, 11’). Il corto è incentrato sugli scavi diretti dagli archeologi Sara Levi e David Yoon sull’isola di Stromboli. La scoperta di una chiesa crollata e di alcune sepolture è la dimostrazione di una occupazione medievale, precedentemente sconosciuta, del XIV secolo. Chiude la serata il film “The Kiss” di Ali Zare Ghanatnowi (Francia, 8’). Una storia d’amore proibita su un antico bassorilievo…

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Frame del film “Baia. La città sommersa” di Marcello Adamo

PROGRAMMA VENERDÌ 21 LUGLIO 2023. Alle 21.15, apre il film “Baia, la città sommersa” di Marcello Adamo (Italia, 52’). Un team di restauratori unico al mondo, ha l’arduo compito di restaurare e preservare il più grande sito archeologico sommerso del pianeta a pochi chilometri da Napoli: Baia la città del lusso e del piacere edonistico dell’Impero Romano. Segue l’incontro/intervista con Simona Rafanelli direttrice museo civico Archeologico “I. Falchi” di Vetulonia (Castiglione della Pescaia – Gr). Chiude la serata il film “Arte paleolitica… La nostra storia” di Elisabetta Flor (Italia, 20’). L’arte accompagna l’umanità fin dagli albori della sua esistenza. È un tentativo primordiale di interpretazione dell’ambiente naturale? Forse qualcosa di più. Dall’uomo di Neanderthal ai cacciatori Sapiens dell’epoca glaciale, questo documentario traccia una linea che, dalle principali testimonianze di arte paleolitica dell’Italia nord-orientale, come le pietre dipinte del Riparo Dalmeri, sfocia nella più attuale e drammatica riflessione sul rapporto fra umanità e ambiente naturale.

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Frame del film “Il Moro” di Daphne Di Cinto

PROGRAMMA SABATO 22 LUGLIO 2023. Alle 21.15, apre il film “La vera storia dei pirati” di Stéphane Bégoin (Francia, 52′). Pirati! Hollywood ha alimentato la nostra immaginazione e li ha trasformati in icone popolari. Ma chi erano questi uomini nella vita reale e come sono diventati così temuti? Al di là della letteratura e della fantasia, la ricerca del team di archeologi ci rivela chi erano veramente questi avventurieri senza paura e questi padroni del mare. Segue l’incontro/intervista con Chiara Valdambrini, direttrice museo di Santa Maria della Scala di Siena. Quindi cerimonia di premiazione con l’assegnazione del premio del pubblico “Maremma Archeofilm”. Chiude la serata e il festival il film “Il Moro” di Daphne Di Cinto (Italia, 22’). Figlio illegittimo di papa Clemente VII e di una donna afrodiscendente da cui viene strappato, Alessandro de’ Medici diventa il primo Duca di Firenze e il capo della dinastia medicea, ma lo stigma dei suoi umili natali continua a tormentarlo.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale per “Le sere del Mann” presentazione della guida della mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” (Electa)

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Testa di Alessandro dal museo di Salonicco all’ingresso della mostra “Alessandro e l’Oriente” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

napoli_mann_sere-d-estate-2023_locandinaUna “Sera al Mann” nel nome di Alessandro Magno. Nell’ambito delle aperture serali del giovedì, che rientrano nel Piano di Valorizzazione indetto dal ministero della Cultura, il 20 luglio 2023, alle 20, nel Giardino delle Fontane del museo Archeologico nazionale di Napoli, sarà presentata la guida – edita da Electa – della mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” (aperta fino al 28 agosto 2023), curata da Filippo Coarelli ed Eugenio Lo Sardo, anche autori del volume. Interverranno Paolo Giulierini, direttore Mann; Laura Forte, responsabile mostre Mann; Filippo Coarelli, co-curatore della mostra. Ingresso al museo Archeologico nazionale di Napoli al costo simbolico di 3 euro nella fascia oraria tra le 19 le 22.30, ultimo ingresso alle 22 con la possibilità di visitare anche le collezioni permanenti e la mostra “Picasso e l’antico” curata da Clemente Marconi.

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Copertina del libro “Alessandro e l’Oriente” (Electa) guida della mostra “Alessandro e l’Oriente” al museo Archeologico nazionale di Napoli

Il libro “Alessandro Magno e l’Oriente”, edito da Electa, accompagna il visitatore nel racconto delle imprese del condottiero e stratega macedone. Gran parte delle opere esposte illustrano i brevi capitoli che, passo dopo passo, narrano l’ascesa e le battaglie di conquista di Alessandro. Numerosi i focus su reperti che contribuiscono alla ricostruzione della narrazione della straordinaria impresa del sovrano macedone: un viaggio lungo poco più di dieci anni, illustrato da una mappa con l’incredibile percorso di conquista e di scoperta che ha portato in Asia la cultura ellenistica, e allo stesso modo a far conoscere, recepire e assimilare le grandi culture antiche d’Oriente alla civiltà greco-romana. Una ricchissima bibliografia chiude la guida, fornendo utili consigli di lettura per approfondire studi e ricerche sulla storia e la fortuna del mito di Alessandro. Di prossima pubblicazione il volume di saggi “Alessandro Magno” a firma di Filippo Coarelli ed Eugenio Lo Sardo – anche curatori della pubblicazione -, Stefano De Caro, Anna Trofimova, Emanuele Greco, Calogero Ivan Tornese, Paola Piacentini, Luca Attenni, Fausto Zevi, Theodoros Mavrojannis, Elena Calandra, Michaelis Lefantzìs, Laura Giuliano, Lara Anniboletti, Paolo Giulierini, Laura Forte. I testi raccontano, da vari punti di vista, questo irripetibile momento della storia umana, a partire dalle fonti e dalla ricca iconografia che da sempre accompagna Alessandro Magno.

Pompei. Caldo torrido: itinerari consigliati per visite “al fresco”. Apertura straordinaria del giardino alberato della Palestra grande

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Il giardino alberato della Palestra Grande di Pompei aperto eccezionalmente in questi giorni di caldo torrido (foto parco archeologico pompei)

Il caldo torrido non ferma i visitatori di Pompei, così la direzione del Parco ha individuato degli itinerari “più idonei” per le temperature di questi giorni. Al fine di consentire ai visitatori di poter godere al meglio la visita ai siti, il Parco, oltre ad invitare alla massima prudenza e ad adottare tutti i consigli utili per proteggersi dal sole e dal caldo, diffusi anche dal ministero della Cultura, evidenzia in particolare per l’area archeologica di Pompei, dai grandi spazi esposti al sole, la presenza di alcune zone in ombra, dove poter trovare riparo e al tempo stesso effettuare un itinerario di visita soddisfacente. Si invita, tuttavia, alla massima prudenza negli spostamenti da un punto all’altro degli scavi e si ribadiscono di seguito i consigli per i visitatori: proteggersi con cappelli e occhiali da sole; proteggere la pelle dalle scottature con creme solari ad alto fattore protettivo; evitare di visitare il sito archeologico nelle ore più calde della giornata, soprattutto per bambini ed anziani; portare con sé bottigline o borracce d’acqua e bere anche in assenza di stimolo. All’interno degli scavi sono presenti diverse fontane pubbliche di acqua potabile (consultare la mappa fornita agli ingressi); limitare il consumo di bevande con zuccheri aggiunti, di caffè e di alcolici; in caso di emergenza contattare il Presidio Medico del Parco (+39 081 8575404).

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Mappa del sito di Pompei con gli itinerari consigliati per far fronte al caldo torrido di luglio 2023

Accedendo dall’ingresso di piazza Anfiteatro è possibile visitare a pochi passi l’anfiteatro, per uno sguardo all’arena, trattenendosi anche negli ambulacri dove è allestita la mostra dedicata ai Pink Floyd, e al loro concerto a porta chiuse del 1971. Da lì ci si può affacciare nella palestra grande che ospita nel portico centrale la mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei” e dove ci si può trattenere nei giardini alberati della palestra, che saranno per questo periodo, resi fruibili in via straordinaria al fine di consentire una sosta al fresco. In ombra anche le case nelle immediate vicinanze: i Praedia di Giulia Felice, la casa di Octavius Quartio, la casa della Venere in Conchiglia. Poco più avanti, si incontrano alcune case con copertura quali la casa del Menandro, la casa della Nave Europa, la Conceria, la casa dell’Efebo, la Fullonica di Stephanus, e la casa di Sirico.

Dall’ingresso invece di Piazza Esedra, si segnalano le zone in ombra della pineta posta lungo il viale delle ginestre di accesso in direzione del quartiere dei Teatri. Ma anche l’Antiquarium, spazio museale che espone i reperti più rilevanti che raccontano la storia di Pompei, inclusi i calchi delle vittime dell’eruzione. Nei pressi del teatro, è quasi completamente in ombra la suggestiva area del Foro triangolare. E lungo via dell’Abbondanza l’orto botanico, che sarà aperto per consentire soste fresche in questi gironi. Di seguito ulteriori domus coperte, nell’area nord est degli scavi: casa dei Vettii, casa Dioscuri, casa degli Amorini Dorati, casa delle Nozze D’argento, Villa di Diomede, Villa dei Misteri.

Bologna. Per “Stasera parlo io all’Archiginnasio” alla storica biblioteca Fabio Isman presenta il suo nuovo libro “La Roma che non sai. Viaggio nei segreti della città eterna” (il Mulino, 2023) in dialogo con la direttrice Eva Degl’Innocenti

bologna_biblioteca-archighinnasio_stasera-parlo-io_libro-la-roma-che-non-sai_presentazione_locandinaNell’ambito della rassegna estiva “Stasera parlo io all’Archiginnasio”, mercoledì 19 luglio 2023, alle 21, nel cortile della Biblioteca dell’Archiginnasio, in piazza Galvani 1 a Bologna, Fabio Isman presenta il suo nuovo libro “La Roma che non sai. Viaggio nei segreti della città eterna” (il Mulino, 2023) in dialogo con Eva Degl’Innocenti, direttrice del Settore Musei Civici di Bologna. L’ingresso è gratuito, fino a esaurimento posti disponibili. “Stasera parlo io” è la rassegna letteraria organizzata da Librerie.Coop che anima il meraviglioso cortile della storica biblioteca cittadina, nell’ambito di Bologna Estate 2023, il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune di Bologna e dalla Città metropolitana di Bologna – Territorio Turistico Bologna-Modena. Gli incontri sono organizzati con il contributo di Bper Banca, in collaborazione con il Settore Biblioteche e Welfare culturale del Comune di Bologna e con Coop Alleanza 3.0. Tutti gli incontri iniziano alle 21. Ingresso libero senza prenotazione da 30 minuti prima, fino a esaurimento dei posti disponibili. Una volta raggiunta la capienza massima consentita non sarà possibile entrare e sostare in piedi. In caso di maltempo l’evento sarà annullato.

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Copertina del libro “La Roma che non sai” di Fabio Isman (Il Mulino)

La Roma che non sai. Viaggio nei segreti della Città eterna. Sette piccoli capolavori da non mancare. Sette luoghi da non perdere. Sette personaggi dimenticati. Sette date da tenere in memoria. Sette perdite dolorose che hanno amputato la capitale d’Italia. “Roma, non basta una vita”, come si sa, ma proprio per questo offre ancora l’ebbrezza di scovare curiosità sconosciute. Per uscire dagli itinerari consueti e provare il gusto della scoperta, il piacere dell’insolito o dell’ignoto, l’autore ci svela tanti piccoli e reconditi angoli della città: percorsi inediti per passeggiate curiose che ci possiamo regalare in qualche giornata romana. Dall’ultima e mirabile fontana di Gian Lorenzo Bernini, ignorata da tutti, al chiusino stradale sull’Aventino, dove ci si può calare nell’abitazione privata dell’imperatore Traiano, ancora totalmente affrescata; da una chiesa di Borromini, rimasta incompiuta, che custodisce una copia della Sindone e ora è un albergo di lusso ai piedi del Gianicolo, al Grand hotel di via Veneto dove nella sala da ballo fanno capolino, dipinti in grandezza naturale, 78 personaggi del bel mondo degli anni Venti.

Fabio Isman. Giornalista e scrittore, è stato per molti anni inviato del Messaggero. Con il Mulino ha pubblicato “Andare per le città ideali” (2016), “L’Italia dell’arte venduta” (2017), “1938, l’Italia razzista” (2018), “Andare per l’Italia degli intrighi” (2020).

Eva Degl’Innocenti. Da gennaio 2023 ha assunto la direzione del Settore Musei Civici di Bologna.
Ha diretto per sette anni (2015-22) il museo Archeologico nazionale di Taranto (MArTA), museo ad autonomia speciale. È stata direttrice dello spazio espositivo “Coriosolis” e del Servizio dei Beni Culturali dell’ente Plancoët-Plélan in Francia e ricercatrice e project manager del museo nazionale del Medioevo di Parigi. È Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana. È autrice di numerose pubblicazioni e ha insegnato in diverse università italiane e francesi.

Campiglia Marittima (Li). Al via Miners, il nuovo progetto archeologico nel parco archeominerario di Rocca San Silvestro: per il pubblico tre incontri sui risultati dei lavori in corso e poter osservare dal vivo i reperti

rocca-san-silvestro_parco-archeominerario_progetto-miners_incontri_locandinaDa questa settimana il gruppo di ricercatori dell’università di Siena, insieme a studenti di varie università italiane, sarà impegnato sino ai primi giorni di agosto 2023 nelle attività previste dal nuovo progetto Miners, nel parco archeominerario di Rocca San Silvestro nel comune di Campiglia Marittima (Li). rocca-san-silvestro_parco-archeominerario_progetto-miners_logo-bisPer ascoltare direttamente dalla loro voce i risultati dei lavori in corso e osservare dal vivo i reperti e le attività di laboratorio, la Parchi Val di Cornia ha organizzato tre incontri: 20, 27 luglio, e 3 agosto 2023. Il 20 e 27 luglio 2023: BONES – Un’indagine tra i minatori medievali di San Silvestro. Un laboratorio aperto a tutti per conoscere le scoperte degli antropologi che indagano sulla vita dei minatori di Rocca San Silvestro. I laboratori, compresi nel prezzo del biglietto di visita si svolgeranno a Rocca San Silvestro a partire dalle 18. Il 3 agosto 2023: MINERS – Incontro con i ricercatori alla fine del lavoro sul campo. Sede Villa Lanzi, ore 18.30-19. Su prenotazione sarà possibile cenare all’ostello Gowett, e proseguire la serata con la visita alla Rocca in notturna.

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Il trenino dalla miniera del Temperino nel parco archeominerario di Rocca San Silvestro nel comune di Campiglia Marittima (Li) (foto parchi val cornia)

Chi arriva in una giornata di sole con il trenino dalla miniera del Temperino, in bicicletta o a piedi, non può rimanere indifferente alla vista quasi improvvisa del castello di Rocca San Silvestro. Il bianco delle pietre in calcare con cui furono costruiti la torre, la chiesa, il borgo e la cinta muraria si stagliano all’orizzonte contrastando con l’azzurro del cielo. Un’immagine e un contesto straordinario, unico, anche perché cristallizzato così dalla fine del Medioevo e indagato tra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento in quasi tutta la sua estensione. Oggi la storia del castello viene raccontata nei percorsi di visita nel sito e nel Museo del Temperino, dove il visitatore può rivivere le vicende di un abitato fortificato che assunse le sue forme attuali nel corso del XII-XIII secolo e che legò la sua fortuna allo sfruttamento delle risorse minerarie del territorio circostante. Rame, piombo e argento, ottenuti dai giacimenti locali gestiti dalla famiglia dei Della Rocca per conto del potente casato dei Della Gherardesca, erano venduti alle zecche comunali del tempo per coniare monete.

rocca-san-silvestro_parco-archeominerario_foto-parchi-val-corniaLa ricerca nel castello, diretta da Riccardo Francovich, fu una eccezionale occasione di formazione per tanti giovani archeologi perché qui, oltre a scavare, si sperimentò una strategia caratterizzata dal confronto tra le metodologie proprie dell’archeologia e quelle delle scienze applicate: archeobotanica, antropologia fisica, geoarcheologia e archeometallurgia. Si trattò quindi di un innovativo esperimento di indagine multidisciplinare, oggi la norma in molti contesti di ricerca europei. La continua evoluzione dei metodi di lavoro degli scienziati al servizio dell’archeologia e più in generale dei beni culturali, differenzia, però, notevolmente le indagini compiute ormai oltre trenta anni fa. Tecniche più raffinate e specializzate consentono oggi di acquisire molte più informazioni di dettaglio rispetto al passato.

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Ricercatori dell’università di Siena impegnati nel progetto Miners al parco archeominerario di Rocca San Silvestro (foto unisi)

“Miners” è un nuovo progetto di ricerca bio e geo-archeologica che nasce dall’esigenza di ripartire da dove i vari specialisti si erano fermati decenni orsono, affinché nuove procedure di indagine possano meglio illuminare la storia del castello. Il focus del progetto è puntato sulla comunità che viveva al suo interno e ne esplora demografia e stile di vita, analizzando età di morte, traumi subiti, indicatori occupazionali, patologie sofferte, alimentazione e interazione col territorio e le sue risorse. Per raggiungere questi obiettivi è necessario tornare a studiare i resti scheletrici di uomini, donne e bambini, recuperati nelle passate indagini, che tra XIII e XIV secolo furono sepolti nel piccolo spazio antistante la chiesa interna al castello. Lo studio antropologico riguarderà un significativo campione scheletrico in grado di fornire dati statisticamente validi per conoscere lo stato di salute della comunità, all’interno della quale alcuni individui erano impegnati a lavorare nei cunicoli e nei ridotti spazi delle miniere presenti nelle aree sottostanti il castello: i minatori (miners).

DCIM100MEDIAYUN00080.jpg“Miners” si svolge all’interno di un grande progetto internazionale che ha come obiettivo lo studio della salute pubblica in età moderna e vede coinvolte, oltre l’università di Siena, la Monash University di Melbourne (capofila, prof. Guy Geltner), l’Australian Catholic University, la Delhi University (India) e la Leiden University (Olanda) che studieranno altre categorie di comunità. Studiare lo stile di vita presuppone, però, anche la conoscenza del contesto dove questa comunità viveva. Per questo, accanto agli antropologi, nel gruppo di ricerca dell’università di Siena coordinato dalla prof.ssa Giovanna Bianchi, vi sono anche archeobotanici e studiosi della fauna antica. Lo studio dei macro resti vegetali e delle ossa animali consentirà di mettere a fuoco le strategie di allevamento e la produzione agraria, per ricostruire la dieta e la qualità alimentare della comunità che viveva a Rocca San Silvestro. La ricerca sullo sfruttamento degli habitat agro-forestali del passato permetterà di determinare l’evoluzione e i cambiamenti ecologici conseguenti alle attività antropiche. Archeologi e geochimici, tramite specifiche analisi con strumentazione portatile, analizzeranno invece, il paesaggio minerario medievale con lo scopo di capire le dinamiche legate allo sfruttamento minerario e anche i possibili livelli di contaminazione dei suoli.