Pomezia (Rm). Visita guidata “I profumi di Lavinium” con un percorso particolare tra museo e area archeologica di Lavinium
Sabato 24 agosto 2024, al museo civico Archeologico Lavinium di Pomezia (Roma), alle 18, appuntamento con la visita guidata “I profumi di Lavinium”, un percorso molto particolare tra le sale del museo e nell’area dei XIII Altari e dell’𝘏𝘦𝘳𝘰𝘰𝘯 di Enea, che unisce l’archeologia con il mondo delle essenze e dei profumi. Biglietto d’ingresso 1 euro, costo della visita guidata 7 euro. Prenotazione obbligatoria: 0691984744, museoarcheologicolavinium@gmail.com. Questa visita immersiva sarà condotta da una operatrice museale archeologa e da una botanica, che coinvolgeranno il pubblico attraverso l’utilizzo di bende, essenze, campioni vegetali e approfondimenti tematici.
Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia propone la visita guidata “Archeoeconomia: risorse e attività alla base della fioritura etrusca”, con Francesca Mazzoncini, ottavo appuntamento del ciclo “ESTATE all’ETRU”

Gruppo in bronzo dell’Aratore di Arezzo (430-400 a.C.) conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)
Sabato 24 agosto 2024 “Archeoeconomia: risorse e attività alla base della fioritura etrusca”, ottavo appuntamento del nuovo ciclo di visite guidate “ESTATE all’ETRU” comprese nel costo del biglietto d’ingresso al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: Francesca Mazzoncini farà scoprire ai partecipanti le risorse naturali, le attività, le strategie tramite le quali gli Etruschi sono diventati una tra le civiltà più importanti del Mediterraneo preromano. Appuntamento presso l’accoglienza di Villa Giulia alle 11. Visita compresa nel biglietto di ingresso, su prenotazione all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it indicando il numero di partecipanti. Sarà possibile prenotarsi direttamente in sede, salvo disponibilità.
Comacchio (Fe). Weekend nel sito di Santa Maria in Padovetere: con gli archeologi della missione di Ca’ Foscari visita guidata agli scavi in corso alla villa romana e alle sepolture altomedievali
Fine settimana speciale per gli appassionati di archeologia che avranno l’opportunità di vedere gli archeologi all’opera nel sito di Santa Maria in Padovetere, in strada Fiume a Comacchio. La missione archeologica dell’università Ca’ Foscari di Venezia – dipartimento di Studi umanistici – guidata da Alessandro Alessio Rucco e sotto la direzione scientifica della soprintendente Carolina Ascari Raccagni sta proseguendo gli scavi nell’area della villa romana individuata nel corso del 2023, con l’obiettivo di mettere in luce le diverse fasi della struttura nonché le numerose sepolture altomedievali lì deposte a seguito dell’abbandono della villa. Appuntamento sabato 24 e domenica 25 agosto 2024, alle 18 e alle 19. La partecipazione alle visite guidate è gratuita ma su prenotazione al numero di telefono 0533.311316 o all’indirizzo mail info@museodeltaantico.com.
Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia propone a Villa Poniatowski la visita guidata “La moda dei popoli italici: storia di uno stile e influenze straniere”, con Valentina Billante, settimo appuntamento del ciclo “ESTATE all’ETRU”

Elemento angolare di carro in bronzo, proveniente da Palestrina, conservato a Villa Poniatowski del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)
Venerdì 23 agosto 2024 “La moda dei popoli italici: storia di uno stile e influenze straniere”, settimo appuntamento del nuovo ciclo di visite guidate “ESTATE all’ETRU” comprese nel costo del biglietto d’ingresso al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: Valentina Billante condurrà i partecipanti per le sale di Villa Poniatowski, parlando della moda dei popoli italici, a partire dalle numerose testimonianze iconografiche presenti, tra le quali spicca questo elemento angolare di carro in bronzo, proveniente da Palestrina, su cui sono raffigurati dei personaggi che indossano dei particolari copricapi. Appuntamento presso l’accoglienza di Villa Giulia alle 17. Visita compresa nel biglietto di ingresso, su prenotazione all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it indicando il numero di partecipanti. Il biglietto si acquista presso la sede di Villa Giulia. Posti limitati. Sarà possibile prenotarsi direttamente in sede, salvo disponibilità.
Archeologia subacquea: indagini di Ca’ Foscari (Ve) su tre relitti di età romana nelle acque profonde del Tirreno. Tra i reperti recuperati anfore dal IV al I secolo a.C. e poi coppi e tegole

Un dolium e anfore Dressel 1 parte del carico del relitto Dae 27 a oltre 600 metri di profondità nelle acque tra l’Elba e Pianosa (foto unive)
Anfore dal IV al I secolo a.C. e poi coppi e tegole sono alcuni dei reperti recuperati nella nuova breve campagna di indagini su tre relitti di età romana affondati negli alti fondali del mar Tirreno dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Ne dà notizia Federica Ferrarin sul numero della rivista on line CfNews del 20 agosto 2024. A fine luglio 2024, infatti, il dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari Venezia, a seguito di decreto di concessione di ricerche del ministero della Cultura, ha portato a termine una nuova breve campagna di indagini su relitti di età romana affondati negli alti fondali del Mar Tirreno. Il progetto è condotto dal prof. Carlo Beltrame e dalla dott.ssa Elisa Costa, in collaborazione con Fondazione Azionemare, ing. Guido Gay, e sotto la sorveglianza della soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo e della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno, dott.ssa Lorella Alderighi. Quest’anno, la sinergia tra le tecnologie avanzate della Fondazione e le competenze scientifiche del DSU ha permesso di documentare e studiare ben tre relitti profondi di età antica, individuati in precedenza da Azionemare.

Uno dei veicoli filoguidati usati per l’esplorazione e il recupero dei materiali nelle acque profinde del mar Tirreno nella missione archoelogica dell’università Ca’ Foscari (foto unive)
I ROV abissali Multi Pluto e Pluto Palla (sorta di veicoli filoguidati dotati di telecamera e braccio per recuperi), movimentati dal catamarano Daedalus, hanno consentito di esplorare il relitto Dae 27, un carico di tegole e coppi e anfore posto a oltre 600 metri di profondità nelle acque tra l’Elba e Pianosa, recuperando dei campioni di materiale trasportato; in particolare sono stati portati alla luce dalle profondità una tegola, un coppo, un’anfora Dressel 1 e una brocca monoansata. Questo materiale, che verrà presto studiato dalla prof.ssa Gloria Olcese, dell’università Statale di Milano, e dalla dottoranda Caterina Tomizza, permette una prima datazione del naufragio tra II e I secolo a.C.

Anfore greco-arcaiche parte del carico del relitto Dae 7 che come il Dae 39 sono nelle acque profonde tra l’isola della Gorgona e Capo Corso (foto unive)
Sono quindi iniziate due nuove indagini sui relitti Dae 7 e Dae 39, entrambi posti nelle acque profonde tra l’isola della Gorgona e Capo Corso. Il primo è un interessante carico di centinaia di anfore greco-italiche datate al IV e III secolo a.C. che giace a oltre 400 metri di profondità e dal quale è stata recuperata un’anfora.

La dott.ssa Elisa Costa e l’ing. Guido Gay con alcuni reperti recuperati dai relitti romani nelle acque profinde del mar Tirreno (foto unive)
Purtroppo rispetto ai primi video realizzati da Azionemare nel 2010, al momento della scoperta, il sito giace ora in condizioni peggiori, con un alto numero di anfore frammentate; il dato non sorprende considerando che le batimetrie fino a circa 400 metri sono molto più soggette alla pesca a strascico. Il secondo contesto invece, trovandosi molto al largo e a quasi 600 metri di profondità, è stato intaccato solo marginalmente dalle reti e risulta ben conservato. Il carico è composto da centinaia di anfore Dressel 1B, databili al I secolo a.C., una delle quali è stata recuperata in questa campagna assieme a una brocca monoansata. Tutti i reperti sono oggetto di deposito temporaneo per studio. Sui relitti è stato realizzato un rilievo digitale attraverso la tecnica fotogrammetrica che permette di ottenere un modello tridimensionale scalato e misurabile del carico, peraltro molto realistico, utile allo studio, in laboratorio, del volume e della portata di queste imbarcazioni. La collaborazione tra istituzioni impegnate nel campo di beni culturali sommersi e una Fondazione specializzata nel settore della ricerca in acque profonde sta dimostrando come, unendo le forze, sia possibile, da un lato, fare ricerca per conoscere meglio vari aspetti della circolazione dei beni e della navigazione attraverso il Tirreno in età romana, dall’altro, fare tutela monitorando un patrimonio archeologico raggiungibile solo attraverso tecnologie avanzate.
Vetulonia (Gr). Agosto al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” con visite guidate alla mostra “IL RITORNO DEL CONDOTTIERO” e passeggiate alla tomba del Duce
Al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia agosto 2024 all’insegna di Raku Kanakas e della mostra “IL RITORNO DEL CONDOTTIERO. Principi etruschi nella tomba del duce di Vetulonia”.
Giovedì 22 agosto 2024, alle 17, visita guidata alla mostra “IL RITORNO DEL CONDOTTIERO”. Ingresso al Museo a tariffa ridotta 5 euro; alle 18, passeggiata alla tomba del Duce, a cura dell’Associazione Culturale Archeologica “Isidoro Falchi”. Info e prenotazioni: 0564 948058 – 0564 927245; museo.vetulonia@comune.castiglionedellapescaia.gr.it È possibile raggiungere il MuVet con servizio navetta da Castiglione della Pescaia. Partenza ore 16.30 – rientro ore 19. Info e prenotazione obbligatoria allo IAT di Castiglione della Pescaia. Tel. 0564 933 678 – iat@comune.castiglionedellapescaia.gr.it
Sabato 24 agosto 2024, alle 17.30, vVisita guidata alla mostra “IL RITORNO DEL CONDOTTIERO”. Ingresso al Museo a tariffa ridotta 5 euro; alle 19, passeggiata alla tomba del Duce, a cura dell’Associazione Culturale Archeologica Isidoro Falchi. Info e prenotazioni: 0564 948058 – 0564 927245; museo.vetulonia@comune.castiglionedellapescaia.gr.it
Domenica 25 agosto 2024, alle 17.30, visita guidata alla mostra “IL RITORNO DEL CONDOTTIERO”. Ingresso al Museo a tariffa ridotta 5 euro; alle 19, passeggiata alla tomba del Duce, a cura dell’Associazione Culturale Archeologica Isidoro Falchi. Info e prenotazioni: 0564 948058 – 0564 927245; museo.vetulonia@comune.castiglionedellapescaia.gr.it
Tarquinia. Al museo Archeologico nazionale serata tra musica, immagini e sapori con “Il sole a picco”, prose e poesie di Vincenzo Cardarelli

“Il sole a picco”: prose e Poesie di Vincenzo Cardarelli saranno protagoniste giovedì 22 agosto 2024 nelle suggestive penombre di Palazzo Vitelleschi, sede del museo Archeologico nazionale di Tarquinia tra musica, immagini e sapori, serata organizzata dal parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia, dal Comune di Tarquinia e dalla Società Tarquiniense d’Arte e Storia (STAS). Ingresso 2 euro. Notte di a partire dalle 21.30 con letture di Federica Gallotta, voce Moà, interventi musicali del M° Luigi Polsini. Vini di Marco Muscari Tomajoli. Fotografie di Guido Sileoni. Info e prenotazioni: Info Point 0766/842282 – turismotarquinia@gmail.com
Ercolano. Bilancio del parco archeologico su Ferragosto (5500 visitatori nel weekend), booksharing (più lettori che donatori), Villa Sora (“Partita concretamente la valorizzazione”)

Visitatori sull’antica spiaggia di Ercolano, da poco aperta al pubblico (foto paerco)
Ferragosto, booksharing, Villa Sora: il parco archeologico di Ercolano fa un primo bilancio. Nel giorno di Ferragosto sono stati 1346 i visitatori che hanno varcato il cancello del parco archeologico di Ercolano, che aggiunti ai 4154 del lungo weekend vacanziero – da venerdì a domenica – hanno raggiunto quota 5500, a conferma dell’interesse e il coinvolgimento che il sito archeologico desta nel proprio pubblico.

Parco archeologico di Ercokano: la postazione di booksharing all’ingresso di corso Resina (foto paerco)
Il Parco inoltre, a 15 mesi dall’avvio dell’iniziativa “LIBeRI al Parco”, per favorire il booksharing, tira le somme tra libri donati e libri ritirati, evincendo con piacere che sono più i lettori che i donatori di libri. Il progetto “LIBeRI al Parco” partita nell’aprile del 2023, ha permesso a decine e decine i visitatori di poter approfittare dei libri posti in carrelli all’ingresso di corso Resina per una buona lettura all’interno del Parco Maiuri o nel Giardino dell’ozio della Casa di Telefo, dove il Parco ha messo loro a disposizione anche delle sdraio per un momento di refrigerio, considerate le alte temperature, ma anche per un invito ad una visita slow e rilassata dell’antica città. “Abbiamo gettato un seme e sono fioriti cultura, scambio e reciprocità intorno al tema dei libri”, dichiara il direttore Francesco Sirano. “È davvero meraviglioso constatare come una tale risposta per questa iniziativa dimostri quanto la comunità recepisca le nostre iniziative partecipando e contribuendo al successo”. L’iniziativa “LIBeRI al Parco” è frutto di un progetto in collaborazione con il partner privato Packard Humanities Institute, e reso possibile grazie alla iniziale generosa donazione dei volumi da parte della Fondazione Maruzza onlus ed alla sinergia messa in campo con il Comune di Ercolano e la Proloco Hercvlaneum, ancora una volta interpretando in maniera creativa la missione del sito UNESCO: promuovere, sviluppare e valorizzare il territorio circostante. Alla prima donazione si sono aggiunte ulteriori donazioni volontarie da parte dei più affezionati frequentatori del Parco; i libri con il tempo sono aumentati tanto da richiedere nuove scaffalature e l’impegno da parte dei volontari del servizio civile della Pro Loco che da 6 sono passati a 10 unità.

Villa Sora, a Ercolano, scenografica villa d’otium sul golfo di Napoli (foto paerco)
Prosegue intanto l’attività messa in campo dal parco archeologico di Ercolano per il sito di Villa Sora: del mese di marzo la firma del Protocollo d’intesa per la valorizzazione del patrimonio culturale di Torre del Greco e, in particolare, del sito di Villa Sora, firmato tra il Parco Archeologico di Ercolano e il Comune di Torre del Greco e a inizio estate si è tenuto il primo tavolo tecnico relativo al progetto. Nei giorni scorsi si sono conclusi i lavori d’urgenza per la messa in sicurezza dei resti antichi di grandissima rilevanza, unica villa romana costiera dell’area vesuviana ancora oggi a diretto contatto con il mare. Ogni prima domenica del mese proseguono le aperture a Villa Sora grazie al Gruppo Archeologico Vesuviano, che assieme al Rotary Club e l’associazione cattolica di don Pasquale Langella “Noi EducArte -APS” rappresentano gli enti che hanno partecipato attivamente al primo tavolo tecnico di lavoro, di confronto e consultazione con l’obiettivo di incrementare la conoscenza e la fruizione dell’antico sito (vedi Ercolano. Nella Domenica al Museo visite a Villa Sora col gruppo archeologico Vesuviano. Ultimo mese per visitare il teatro antico prima della pausa estiva. Visita la sede degli Augustali con il cantiere spettacolo della Stanza del custode | archeologiavocidalpassato). “Partita concretamente l’azione di valorizzazione di Villa Sora”, dichiara il direttore Sirano, “con il duplice scopo della conservazione in capo al Parco e dell’attuazione di forme di collaborazione interistituzionale per un coordinamento delle attività da parte dei diversi partner coinvolti. Il tavolo è il luogo di libero confronto per la definizione condivisa di un programma di iniziative culturali, educative e didattiche, sviluppate mediante molteplici forme e linguaggi, orientate a promuovere la conoscenza, la consapevolezza e la condivisione del patrimonio archeologico di Torre del Greco”.
Licodia Eubea (Ct). Ecco il manifesto del XIV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico. E c’è la prima novità: la kermesse di allunga di un giorno e fa tappa a Chiaramonte Gulfi (Rg)
Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, direttori artistici e vera anima del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct), da tempo ci hanno abituato alle sorprese. Perché se la data della XIV edizione del festival era già nota da tempo, cioè dal 9 al 13 ottobre 2024, con la presentazione ufficiale del manifesto 2024, scopriamo che la kermesse allarga i propri orizzonti e così nel calendario si deve aggiungere il 19 ottobre 2024 quando il festival si sposta nella bella Chiaramonte Gulfi, cittadina in provincia di Ragusa sui monti Iblei in posizione panoramica con vista sull’Etna, a 25 chilometri da Licodia. Intanto, come si diceva, è stato presentato il manifesto della XIV edizione del festival, frutto della creatività dell’artista Pierluigi Longo e del grafico Attilio Patania. “A noi piace tantissimo – commenta la direzione artistica -, perché rispecchia lo spirito di quest’annata, che si prospetta ricca di novità e di sorprese”.
Paestum. 10° International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” 2024 promosso da Bmta e Archeo: ecco le 5 scoperte archeologiche del 2023 candidate. Cina: a Shaanxi una città perduta dell’età del Bronzo; Iraq: a Lagash una “taberna” di 5mila anni fa; Italia: a Roma il Teatro di Nerone; Regno Unito: a Londra un mausoleo romano; Sudan: a Dongola, dipinti murali cristiani. Sono già passati 9 anni dal sacrificio di Khaled al-Assad
2015-2024: già nove anni, tanti ne sono passati da quel 18 agosto 2015 quando Khaled al-Asaad, direttore degli scavi archeologici di Palmira, “la sposa del deserto” in Siria, pagò con la vita la difesa del patrimonio culturale. “Khaled al-Asaad è stato per quarant’anni il direttore degli scavi archeologici di Palmira”, lo ricorda l’archeologo Paolo Matthiae, lo scopritore di Ebla. “Era l’archeologo della città, ha collaborato con missioni di ogni Paese: dalla Francia alla Germania, dalla Svizzera all’Olanda, dagli Stati Uniti alla Polonia e da ultimo anche con l’Italia, con la missione statale di Milano. Era uno studioso completo, ma soprattutto era una persona tipica delle famiglie delle città del deserto. Questo tipo di uomini, come i beduini di un tempo, sono caratterizzati da una amabilità, da una cortesia e da un’ospitalità straordinaria che per loro è del tutto naturale. Non eccessiva, ma misurata e discreta, Khaled al-Asaad era una persona di grandissima amabilità, misura e gentilezza d’animo. Anche archeologi che non si occupano di quel periodo, cioè di antichità romane, andavano di frequente a Palmira in visita e la disponibilità di Khaled era totale. Era una personalità fortemente radicata nella città, ma per il carattere internazionale del sito che gestiva era una sorta di cittadino del mondo. In varie occasioni il suo nome era stato proposto per il ruolo di direttore generale delle antichità a Damasco, ma credo che lui preferisse rimanere a Palmira, una città con la quale si identificava. Khaled – conclude Mathhiae – era talmente sicuro di fare soltanto il suo mestiere che non riteneva di avere motivo di fuggire. E per come lo ricordo non era persona che temesse per la propria vita. Pur essendo in pensione, aveva quasi 82 anni, ha preferito rimanere nella sua città proprio perché ha capito che le antichità correvano dei rischi. E probabilmente ha immaginato che la sua indiscussa autorevolezza morale potesse proteggere maggiormente quello che c’era e c’è tuttora a Palmira: le rovine di un sito archeologico assolutamente straordinari per tutto il Mediterraneo e per tutto il mondo”.
Per ricordare il sacrificio di Khaled al-Asaad, la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum e la rivista Archeo hanno istituito un Premio annuale a lui intitolato, l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio, assegnato in collaborazione con le testate internazionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), arCHaeo (Svizzera), Archäologie in Deutschland (Germania), Archéologia (Francia), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia).
Venerdì 1° novembre 2024, in occasione della XXVI Bmta, in programma dal 31 ottobre al 3 novembre 2024 a Paestum, sarà consegnato il premio, giunto alla decima edizione, alla scoperta archeologica tra le 5 scoperte archeologiche del 2023 finaliste. Sono: Cina: nella provincia dello Shaanxi una città perduta dell’età del Bronzo; Iraq: a Lagash una “taberna” di 5mila anni fa dell’antica Mesopotamia; Italia: a Roma il Teatro di Nerone; Regno Unito: a Londra nel quartiere di Southwark i resti di un mausoleo romano; Sudan: nel sito di Dongola, dipinti murali cristiani senza precedenti per la pittura nubiana. Inoltre, sarà attribuito uno “Special Award” alla scoperta, tra le cinque candidate, che avrà ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico nel periodo 1° luglio – 1° ottobre 2024 sulla pagina Facebook della Borsa (www.facebook.com/borsamediterraneaturismoarcheologico).

9° International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad 2023: la consegna del premio ad Agnese Carletti, sindaco di San Casciano dei Bagni (foto bmta)
EDIZIONI PRECEDENTI. Nel 2015 il Premio è stato assegnato a Katerina Peristeri, responsabile degli scavi, per la scoperta della Tomba di Amphipolis (Grecia); nel 2016 all’INRAP Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (Francia), nella persona del presidente Dominique Garcia, per la Tomba celtica di Lavau; nel 2017 a Peter Pfälzner, direttore della missione archeologica, per la città dell’Età del Bronzo presso il villaggio di Bassetki nel nord dell’Iraq; nel 2018 a Benjamin Clément, responsabile degli scavi, per la “piccola Pompei francese” di Vienne; nel 2019 a Jonathan Adams, responsabile del Black Sea Maritime Archaeology Project (MAP), per la scoperta nel Mar Nero del più antico relitto intatto del mondo; nel 2020 a Daniele Morandi Bonacossi, direttore della Missione Archeologica Italiana nel Kurdistan Iracheno e ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico dell’università di Udine, per la scoperta di dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti gli dèi dell’Antica Mesopotamia; nel 2021 alla scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto”; nel 2022 a Zahi Hawass, direttore della missione archeologica che ha scoperto “la città d’oro perduta”, fondata da Amenhotep III, riaffiorata dal deserto nei pressi di Luxor; nel 2023 ad Agnese Carletti sindaco di San Casciano dei Bagni in rappresentanza dell’Amministrazione comunale titolare dell’area e a Jacopo Tabolli responsabile scientifico dello scavo per la scoperta delle 24 statue di bronzo di epoca etrusca e romana riaffiorate dal fango a San Casciano dei Bagni (provincia di Siena).
Cina: nella provincia dello Shaanxi una città perduta dell’età del Bronzo. Un’équipe di archeologi cinesi ha scoperto un’intera città dell’Età del Bronzo, uno dei più grandi siti della prima dinastia Shang mai scoperti e risalenti al 1600 a.C. fino al 1046 a.C. a Zhaigou, il più antico insediamento neolitico della regione, a circa 110 km a sud della città di Yulin nella provincia dello Shaanxi. Secondo gli archeologi la città è diffusa su 11 colline e copre più di 3 kmq, la più grande della regione, nonostante negli ultimi 1000 anni ben 13 antiche dinastie cinesi hanno avuto le loro capitali nello Shaanxi. Infatti, il sito contiene alcune delle tombe più ricche mai scoperte nella regione: ad oggi sono state identificate nove tombe aristocratiche con oltre 200 manufatti tra cui un pezzo di bronzo di un carro (il resto del quale ancora sepolto con i resti dei cavalli che un tempo lo trainavano), minuscoli orecchini in oro e giada, un uccello di giada finemente lavorato e una stella di bronzo fuso intarsiata con pezzi di turchese, un guscio di tartaruga lucidato, forse uno strumento di divinazione utilizzato per creare connessioni tra questo mondo e altri meno conosciuti. Gli archeologi pensano che la città dell’Età del Bronzo sia stata la capitale di uno stato separato assimilato dalla dinastia Shang, che aveva sede nella città di Yinxu. Si ipotizza che dopo la conquista regionale la nuova città abbia reso omaggio agli Shang e, sulla base delle scoperte finora, gli archeologi pensano che un intero insediamento con tombe, edifici centrali e botteghe artigiane attende di essere portato alla luce. Ceramiche finemente decorate e strumenti della prima agricoltura (vasi per bere in bronzo, ornamenti intarsiati con turchesi e pezzi di giada scolpita) sono stati precedentemente recuperati da questo sito, che offrono agli archeologi preziose informazioni sullo sviluppo sociale, culturale e tecnologico delle comunità preistoriche nella regione.
Iraq: a Lagash una “taberna” di 5mila anni fa dell’antica Mesopotamia. Una zona pranzo all’aperto con panchine, un forno, contenitori per la conservazione, antichi resti di cibo e persino un frigorifero di 5mila anni fa (denominato “zeer”, termine arabo che identifica la tecnica del vaso nel vaso per conservare bevande e alimenti) scoperti dagli archeologi dell’università di Pisa, coordinati da Sara Pizzimenti, associato di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente in collaborazione con l’equipe dell’università della Pennsylvania guidata dalla professoressa Holly Pittman negli scavi del “Lagash Archaeological Project”, che iniziati nel 2019 hanno riportato alla luce quella che potrebbe essere una taberna del 2.700 a.C. presso Tell al-Hiba (l’antica Lagash), a 24 km a est della città di Shatra, nel governatorato del Dhi Qar, nel sud dell’Iraq. Lagash con i suoi più di 400 ettari di estensione è una delle città-stato più antiche e più grandi della Mesopotamia meridionale e capitale dell’omonimo stato, occupata a partire dal quinto millennio a.C. e in gran parte abbandonata attorno al 2.300 a.C.; è stata uno dei più importanti snodi commerciali della regione, sede di un’intensa e variegata produzione artigianale e con immediato accesso a terreni agricoli. La scoperta dà nuova luce sullo studio dell’alimentazione e della cucina dell’antica Mesopotamia e sulla vita quotidiana di un quartiere popolare sumerico, probabilmente legato ad attività artigianali di produzione ceramica all’interno di quello che era un luogo pubblico per la produzione, distribuzione e consumo dei pasti, di conseguenza un tassello importante per ricostruire le conoscenze nel campo della produzione e distribuzione alimentare, economia alla base delle prime società complesse della storia dell’uomo.
Italia: a Roma il Teatro di Nerone. Nella corte di Palazzo Della Rovere, proprietà dell’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme (governatore l’Ambasciatore Ludovico Visconti di Modrone) e in affitto alla catena di alberghi Four Seasons, che qui sta realizzando il suo primo hotel a Roma, i lavori per la sua costruzione hanno riportato alla luce, dopo duemila anni sottoterra, una parte del teatro di Nerone, un lussuoso edificio di epoca imperiale situato a pochi metri dal Vaticano (vedi Roma. Sotto Palazzo della Rovere o dei Penitenzieri, a un passo da San Pietro, scoperto il Teatro di Nerone, noto dalle fonti antiche ma mai ritrovato, dove l’imperatore provava le sue esibizioni artistiche. Dopo gli studi sarà reinterrato | archeologiavocidalpassato). Dal 2020 sono in corso lavori di ristrutturazione sotto la direzione scientifica di Renato Sebastiani e proseguiti da Alessio De Cristofaro, archeologi della Soprintendenza Speciale di Roma, condotti sul campo dall’archeologa Marzia Di Mento. A cinque mt dall’attuale livello stradale sono stati rinvenuti la parte sinistra della cavea a emiciclo, la scenæ frons, con sontuose colonne lavorate di marmi pregiati, decorazioni a stucco con foglia d’oro e ambienti di servizio, forse depositi per costumi e scenografie, risalente al I secolo d.C., che anticamente sorgeva all’interno degli Horti di Agrippina maggiore, la grande tenuta della famiglia Giulio Claudia, dove Caligola aveva fatto costruire un grande circo per le corse dei cavalli e successivamente Nerone il teatro, la cui esistenza finora era stata citata solo da fonti letterarie antiche (Plinio, Svetonio, Tacito). Strutture architettoniche, elementi decorativi, sculture in marmo e un rarissimo capitello in alabastro, centinaia di oggetti del tempo, tra cui monete, utensili in osso lavorato, vetro e ceramica. Secoli di storia stratificati e tutti da analizzare da parte della Soprintendente Speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, mentre i ritrovamenti architettonici saranno studiati e catalogati e, poi, ricoperti e interrati, considerando anche la presenza di una falda acquifera poco al di sotto, il solo modo per garantirne una corretta conservazione in futuro. Invece, gli elementi decorativi portati alla luce, comprese le colonne, saranno collocati all’interno dello storico palazzo a dare ancor maggiore valore al soggiorno di chi alloggerà nel lussuoso albergo, la cui apertura è prevista entro il Giubileo del 2025.
Regno Unito: a Londra nel quartiere di Southwark i resti di un mausoleo romano. L’équipe del Museum of London Archaeology (MOLA), che ha condotto lo scavo per conto di Landsec e Transport for London (TfL) nello stesso sito di “The Liberty of Southwark” dove nel febbraio 2022 sono stati rinvenuti alcuni dei mosaici romani più grandi mai trovati a Londra, ha portato alla luce il mausoleo romano più intatto mai scoperto nel Regno Unito, dove sono visibili le pareti e alcuni pavimenti interni, tra cui un suggestivo mosaico circondato da una piattaforma rialzata su cui erano poste le sepolture. Il mausoleo sembra aver subito modifiche significative durante la sua vita: gli archeologi, infatti, hanno scoperto un secondo mosaico direttamente sotto il primo, indicando che il pavimento della struttura è stato rialzato nel corso degli anni. I due mosaici sono simili nel disegno, con un fiore centrale circondato da un motivo di cerchi concentrici incastonati all’interno di un pavimento formato da piccole tessere rosse. A sorprendere anche i reperti che stanno riaffiorando dagli interni: oltre cento monete, preziose tegole decorative, strumenti in metallo e frammenti di ceramica. Nell’area circostante sono state rinvenute più di 80 sepolture romane, tutte prive di resti umani. Nei sepolcri sono stati trovati oggetti come perline di vetro e braccialetti di rame, ceramiche e persino un pettine d’osso. Sebbene il mausoleo sia stato quasi completamente smantellato, probabilmente in epoca medievale, i segni indicano che si trattava di un edificio alto forse due piani, che sarebbe stato fatto costruire per accogliere esponenti di famiglie ricche sulla scena della Londra romana.
Sudan: nel sito di Dongola, dipinti murali cristiani senza precedenti per la pittura nubiana. Gli archeologi Lorenzo de Lellis e Maciej Wyżgoł del Polish Centre of Mediterranean Archaeology dell’università di Varsavia, diretto dal prof. Artur Obłuski, hanno scoperto nel sito di Dongola (Tungul in antico nubiano, capitale della Makuria, uno dei più importanti stati africani medievali) un enigmatico complesso di stanze fatte di mattoni essiccati al sole, i cui interni erano ricoperti da scene figurative ritenute uniche per l’arte cristiana. Durante l’esplorazione di case risalenti al periodo Funj (XVI-XIX sec.) sotto il pavimento un’apertura conduceva a una piccola camera, le cui pareti erano decorate con rappresentazioni uniche (la Madonna, Cristo, una scena raffigurante un re nubiano, ancora Cristo e l’arcangelo Michele), una scena che non ha paralleli noti nella pittura nubiana. I dipinti sono accompagnati da iscrizioni, una delle quali in antico nubiano che contiene diverse menzioni di un re di nome David e una supplica a Dio per la protezione della città (David fu uno degli ultimi sovrani della Makuria cristiana e il periodo del suo governo segnò l’inizio della fine del regno, in quanto attaccò l’Egitto, che si vendicò invadendo la Nubia e Dongola venne saccheggiata per la prima volta nella sua storia). L’enigma più grande è il complesso di stanze in cui sono stati trovati i dipinti. La stanza con la scena dipinta, che mostra il re David, assomiglia a una cripta, ma è a 7 metri sopra il livello del suolo medievale, adiacente a un edificio sacro identificato come la Grande Chiesa di Gesù, che era probabilmente la cattedrale di Dongola e la chiesa più importante del regno di Makuria. Fonti arabe raccontano che l’attacco del re David all’Egitto sia stato istigato dalla Grande Chiesa di Gesù: l’arcivescovo di Dongola, proprio come Papa Urbano II, esortò dunque il re David a lanciare una crociata? Ulteriori scavi potrebbero fornire risposte a queste e ad altre domande sull’enigmatica struttura.
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