archivio | Roma e Italia RSS per la sezione

Archeologia in lutto. È morto l’archeologo tedesco Volker Michael Strocka. Aveva 84 anni. È stato uno dei maggiori esperti dell’archeologia pompeiana. Il cordoglio del parco archeologico di Pompei

michael-strocka_archeologo_foto-parco-archeologico-pompei

L’archeologo tedesco Volker Michael Strocka. Si è spento a 84 anni (foto parco archeologico pompei)

Archeologia in lutto. È morto l’archeologo tedesco Volker Michael Strocka che fino all’ultimo ha studiato le domus della sua amata Pompei. Ad annunciare la grave perdita è stato proprio il parco archeologico di Pompei: “Con profonda tristezza apprendiamo che il 14 agosto 2024, Volker Michael Strocka ci ha lasciato all’età di 84 anni. È stato uno dei maggiori esperti dell’archeologia pompeiana e ha dedicato il suo ultimo studio “Das Schicksal der Psyche nach zwei hellenistischen Mosaikemblemen in Pompeji”, pubblicato nel 2023 sull’Archäologischer Anzeiger, ai mosaici della casa di Giove, alias di Orione. Numerose le pubblicazioni, tra monografie, articoli e volumi collettanei, sulle antichità vesuviane che ha curato nel corso della sua lunga carriera professionale”. E l’archeologo Mario Grimaldi lo ricorda così: “È stato senza dubbio uno dei più grandi studiosi della pittura antica e non solo … è stato un onore averlo conosciuto …”.

pompei_casa-di-giove_affreschi-con-orione_foto-parco-archeologico-pompei

I mosaici di Orione nella Casa di Giove a POmpei, studiati dall’archeologo tedesco Volker Michael Strocka (foto parco archeologico pompei)

Volker Michael Strocka era nato nel febbraio del 1940 a Francoforte sul Meno dove frequentò le scuole dalle elementari alle superiori. Ha studiato archeologia classica, storia dell’arte, storia antica e filosofia nelle università di Monaco, Basilea, Parigi e Friburgo, dove ha conseguito il dottorato nel 1965 sotto la guida dell’archeologo Walter-Herwig Schuchhardt, uno dei massimi esperti di scultura greca classica. Dal 1975 al 1981, Strocka è stato primo direttore dell’istituto archeologico tedesco di Berlino. Durante la sua permanenza a Berlino, ha iniziato il progetto di ricerca “Häuser in Pompeji” (Case in Pompei), per documentare alcuni edifici residenziali di Pompei, con particolare riguardo alle pitture murali e alle decorazioni. Strocka non ha più lasciato quel progetto che ha proseguito anche dopo il trasferimento a Friburgo, dove ha insegnato Archeologia classica dal 1981 al 2005, quando è andato in pensione. È dell’anno scorso, 2023, la recensione che Volker Michael Strocka ha fatto del libro di Massimo Osanna, Pompeji: Das neue Bild der untergegangenen Stadt (Pompei. La nuova immagine della città perduta), Darmstadt 2021.

Esclusivo. Con la prof.ssa Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari) primo bilancio della campagna 2024 nel sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): emerge un disegno urbanistico progettuale. Kylikes e skyphoi ritrovati confermano l’importazione del vino e la diffusione della cerimonia del simposio, mentre la ceramica etrusca di imitazione ci riporta al centro di produzione di Adria

DCIM101MEDIADJI_0115.JPG

Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): le aree di scavo viste da Nord (foto unive)


ariano-nel-polesine_san-basilio_scavo-etrusco_2024_gambacurta_foto-unive

La prof.ssa Giovanna Gmbacurta (università Ca’ Foscari) direttore dello scavo del sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unive)

C’è un disegno urbanistico progettuale nel sito etrusco di San Basilio ad Ariano nel Polesine: è una delle conclusioni giunte dalla campagna di scavo 2024, condotto dalla prof.ssa Giovanna Gambacurta del dipartimento di Studi Umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia, in convenzione con la Soprintendenza ABAP di Verona, Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Un incendio ha provocato l’abbandono delle strutture emerse nella trincea settentrionale, molto danneggiata dalle arature, mentre nella seconda trincea aperta è emerso un piccolo edificio con pavimenti che potrebbe essere una casa ma anche una piccola bottega: tutti dati da verificare l’anno prossimo. Invece la ceramica attica a figure nere di importazione, con kylikes e skyphoi, conferma l’importazione del vino e la diffusione della cerimonia del simposio, mentre la ceramica etrusca di imitazione ci riporta al centro di produzione di Adria. Tra impegno, curiosità e prospettive future, ecco il resoconto di Giovanna Gambacurta in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.

“Quest’anno, 2024, abbiamo ripreso lo scavo nel sito di San Basilio ad Ariano nel Polesine – spiega la prof.ssa Gambacurta – proseguendo un progetto che è cominciato nel 2018 e che conduciamo con l’università di Padova, con il Comune di Ariano nel Polesine, con la Soprintendenza Abap di Verona Rovigo e Vicenza, e con il museo Archeologico nazionale di Adria, progetto finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, cui dobbiamo la collaborazione e anche la possibilità di portare avanti queste ricerche con i nostri studenti di Ca’ Foscari.

ariano-nel-polesine_san-basilio-2024_area-A_lo-scavo-della-struttura-incenciata-intaccata-dalle-arature

San Basilio 2024: area A, lo scavo della struttura incendiata intaccata dalle arature (foto unive)

 

ariano-nel-polesine_san-basilio-2024_area-D-lo-scavo-del-pavimento-di-capanna

San Basilio 2024: area D, lo scavo del pavimento di capanna (foto unive)

“Quest’anno abbiamo riaperto due trincee che riguardano l’insediamento etrusco. Una prima, aperta nel 2023, dove la situazione è un po’ più difficile perché il sito è molto compromesso dalle arature. Qui stiamo cercando di capire a quali strutture ci troviamo di fronte. Nella seconda invece, che si trova in un punto più favorevole, abbiamo cominciato a rinvenire delle strutture più integre, che pensiamo di indagare più a fondo negli anni successivi. Queste due trincee sono dislocate in punti un po’ diversi anche dalle trincee degli anni precedenti, e questo perché stiamo cercando di ricostruire – insieme all’università di Padova – quello che poteva essere un orientamento coerente delle strutture dell’insediamento. E da queste ricerche sta emergendo un aspetto interessante: il sito di San Basilio, che nasce agli inizi del VI sec. a.C. – forse alla fine del VII, ha fin dall’inizio un orientamento coerente, una sorta di disegno progettuale che sembra corrispondere in molti degli insediamenti che popolano la zona del delta del Po, da Adria a quella che poi sarà Spina, con una progettualità molto previsionale che coinvolgeva probabilmente le strade, i canali su cui si affacciavano le abitazioni, e così via”.

“Nella trincea più settentrionale, aperta nel 2023, le strutture che erano parzialmente conservate sono state probabilmente abbandonate in seguito a un episodio di incendio. Troviamo infatti grandi strati di nero e di materiale carbonizzato. Probabilmente questo ha proprio causato un momento di abbandono, di stasi dell’insediamento.

DCIM102MEDIADJI_0364.JPG

San Basilio 2024: area D, al centro pavimento di capanna con buche di palo (foto unive)

“Però queste strutture, dai materiali che troviamo e che poi vedremo un po’ nel dettaglio, si datano bene tra la fine del VI sec. e gli inizi del V sec. a.C., ed è la stessa cronologia che ritroviamo nell’altra trincea dove abbiamo probabilmente una struttura insediativa, una piccola casa in cui abbiano rinvenuto soprattutto gli apparati pavimentali che non sono stati affatto stati interessati da questo incendio che deve essere stato quindi un episodio del tutto localizzato”.

“I materiali rinvenuti a San Basilio hanno una caratteristica: sono purtroppo tutti macinati. Sono tutti frammenti molto piccoli e questo rappresenta naturalmente una difficoltà. Nonostante questo però si possono riconoscere alcuni di questi oggetti, e si può dare un inquadramento cronologico. Soprattutto quei materiali frammentari, che vengono dalle importazioni greche, sono produzioni di ceramica greca, per lo più a figure nere, come un frammento di kylix ci mostra. Si tratta soprattutto di kylikes e skyphoi, cioè le coppe più larghe, più profonde per bere, e quasi tutto questo vasellame è legato all’importazione del vino, e quindi a una cerimonia di simposio, di banchetto, che era una forma sociale collettiva importante in questo periodo di cui le ceramiche sono testimonianza.

ariano-nel-polesine_san-basilio_preromana_4_fondo-di-skyphos-di-importazione-attica_foto-unive

Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): fondo di skyphos di importazione attica (foto unive)

“Tra gli oggetti più significativi e anche un po’ più integri viene un piede frammentario, la parte finale, il fondo, di uno skyphos di produzione attica caratterizzato da lettere incise sotto il fondo. Non è l’unico frammento che presenta delle lettere, ne abbiamo trovati negli anni precedenti. Questo testimonia un uso di quelli che vengono identificati come trademarks, segni probabilmente di commercio, di mercato, perché non sono vere e proprie parole o nomi. Sono perlopiù segni o sillabe o sigle che si possono rifare ai produttori, al contenuto, alle quantità: è molto discusso il significato di questi segni. Ma rappresentano comunque un elemento documentario importante.

ariano-nel-polesine_san-basilio_scavo-etrusco_2024_ceramica-a-figure-nere-di-produzione-locale-etrusca_foto-graziano-tavan

Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): frammento di ceramica a figure nere, imitazione locale etrusca della produzione attica (foto graziano tavan)

“L’altro oggetto significativo è un frammento a figure nere su fondo rosso ma a larghe pennellate, quindi con una vernice molto diluita di una qualità decisamente diversa da quella di produzione attica. Esiste quindi un’imitazione locale etrusca della produzione attica che la riproduce senza riuscire ad averne la stessa qualità. La cosa significativa è che simile a questo frammento ci sono degli oggetti – una decina di vasi grandi e piccoli ad Adria – che sono stati identificati da numerosi studiosi forse proprio come una produzione locale adriese che imitava le figure nere. Il frammento trovato a San Basilio sarebbe l’unico fuori di Adria che faceva capo a questa officina di produzione locale”.

ariano-nel-polesine_san-basilio-2024_laboratorio-di-ca'-foscari-studio-e-schedatura-dei-reperti

San Basilio 2024: laboratorio di Ca’ Foscari, studio e schedatura dei reperti (foto unive)

“Dobbiamo pensare bene a quali sono le prospettive future per proseguire questo progetto che ci sta dando tante soddisfazioni e naturalmente speriamo che queste soddisfazioni siano condivise dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che è quella che ci sostiene. Ma abbiamo avuto una buona conferma anche da loro. Cosa faremo? Di sicuro delle due trincee che abbiamo aperto quest’anno, cercheremo di finire il lavoro su una, quella più settentrionale, quella più rovinata dalle arature, dove le situazioni sono meno evidenti, mentre approfondiremmo l’analisi dell’altra dove – come dicevo – emerge in parte una struttura insediativa, il pavimento di una casa, un insediamento domestico. E siccome emerge solo parzialmente probabilmente mireremo ad allargarla per vederne bene i confini e i limiti, e a capire in quale contesto si trovava questa casa, e se aveva delle funzioni specifiche. Ad esempio, se aveva una suddivisione di ambienti all’interno, se questi ambienti erano divisi per destinazione: quindi da quello abitativo a quello magari funzionale.

ariano-nel-polesine_san-basilio-2024_cote-frammentaria_foto-unive

San Basilio 2024: cote frammentaria (foto unive)

“Poteva essere anche una piccola bottega, ci poteva essere un piccolo livello artigianale. Dico questo perché abbiamo trovato anche dei macinelli, cioè dei ciottoli in pietra che potevano essere utilizzati come pestelli e come macine e questo ci fa pensare che lì potesse esserci una produzione di qualche tipo: si potevano macinare dai cereali anche alla ceramica per produrre quegli inclusi che servono poi alle stesse produzioni ceramiche, oppure si potevano macinare le scorie metalliche per la produzione di metallo. Quindi ci sono diversi tipi di attività possibili che dobbiamo cercare di approfondire.

ariano-nel-polesine_san-basilio_scavo-etrusco_2024_gambacurta-con-gli-studenti_foto-unive

La prof.ssa Giovanna Gambacurta si confronta con i suoi studenti sullo scavo del sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto unive)

“E sicuramente dovremo approfondire l’orientamento, le dimensioni e l’organizzazione interna di questo edificio e il suo legame con quello che era il contesto naturale. L’edificio è vicino a quello che era un canale che oggi è interrato ma che allora doveva in qualche modo attraversare l’abitato e fornire uno dei punti di approdo e di attracco e quindi economicamente rilevanti per la vita dell’insediamento. Quindi – conclude la prof.ssa Gambacurta – cerchiamo anche di inquadrare l’insediamento in una ricostruzione geomorfologica e ambientale complessiva antica”.

Montalto di Castro (Vt). Acquisita dalla Soprintendenza l’area dell’antico porto di Vulci, oggi località Murelle, che diventa parte del parco naturalistico-archeologico di Vulci. Già iniziate le indagini di superficie. I risultati nel convegno internazionale su Vulci nel 2025

montalto-di-castro_murelle_costa-vulcente-2_foto-sabap-vt-etr-mer

La costa vulcente in località Murelle di Montaldo di Castro (Vt) dove insisteva l’antico porto della città etrusca di Vulci (foto sabap-vt-etr-mer)

montalto-di-castro_murelle_panoramica_foto-sabap-vt-etr-mer

Panoramica dell’area di Murelle acquisita dalla soprintendenza (foto sabap-vt-etr-mer)

L’area dove era l’antico porto della città etrusca di Vulci, oggi località Murelle di Montalto di Castro (Vt), è stata acquisita dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, e diventerà un nuovo settore del parco naturalistico-archeologico di Vulci, che proprio a Murelle ha già programmato indagini archeologiche non invasive per indirizzare la ricerca. Si è dunque concluso il procedimento di acquisizione di un ampio settore dell’area archeologica in località Murelle, nel comune di Montalto di Castro, iniziato circa 10 anni fa con l’esercizio della prelazione su una porzione di terreni soggetti a vincolo archeologico. L’iter burocratico amministrativo è risultato molto complesso, in virtù di un ricorso al Tar, in un primo momento sfavorevole alla Soprintendenza, a cui l’Ufficio si è opposto ricorrendo al Consiglio di Stato. Quest’ultimo, con la sua decisione favorevole all’azione della Soprintendenza, ha determinato la possibilità di completare i sospesi e acquisire finalmente in consistenza al patrimonio dello Stato (Agenzia del Demanio) i terreni contesi. Analogamente, nel corso del 2022, con un’altra procedura di prelazione è stata acquisita un’ulteriore porzione verso il mare dell’area vincolata.

montalto-di-castro_murelle_Mappa-del-litorale-con-indicazione-delle-Murelle-di-Ignazio-Danti-1583_foto-sabap-vt-etr-mer

Mappa del litorale vulcente con l’indicazione delle Murelle realizzata da Ignazio Danti nel 1583 (foto sabap-vt-etr-mer)

Identificata con la Regae dell’Itinerarium Maritimum, che colloca il sito a metà strada tra la foce dell’Arrone e la foce del Fiora, e con la Regisvilla dello storico greco Strabone, l’area era stata indagata soltanto parzialmente, tra fine anni ’70 e inizi ’80 del Novecento, da parte dell’Istituto di Topografia antica della Sapienza-Università di Roma. Già precedentemente ricerche di superficie e l’analisi di fotografie aeree avevano portato gli studiosi a distinguere un vasto recinto rettangolare, datato variamente dall’epoca romana fino a quella medievale.

montalto-di-castro_murelle-ceramica-attica_foto-sabap-vt-etr-mer

Frammento di ceramica attica proveniente da località Murelle di Montalto di Castro (Vt) (foto sabap-vt-etr-mer)

La limitata indagine archeologica ha portato alla luce diverse strutture di epoca etrusca e tracce di una villa di epoca romana di prima età imperiale. Rinvenuti, inoltre, resti di sepolture di epoca romana, sia nell’area delle strutture etrusche, sia nell’area più prossima al mare. Ed ancora, più avanti, nel mare, sono emersi resti di strutture sommerse interpretate come opere portuali: una sorta di barriera appena affiorante, parallela alla linea di costa, a ca. 300 metri dalla riva. Ricerche più recenti condotte sui materiali confermano la presenza di un insediamento etrusco a carattere commerciale, frequentato da popolazioni locali ma anche da Greci e Fenici. Molti dei reperti rinvenuti conservano segni incisi e graffiti interpretabili come marchi commerciali, mentre iscrizioni di dedica alla divinità Vei, spesso titolare di santuari legati allo scambio, apre l’ipotesi della presenza di luoghi di culto.

montalto-di-castro_murelle_costa-vulcente-1_foto-sabap-vt-etr-mer

La costa vulcente in località Murelle di Montaldo di Castro (Vt) dove insisteva l’antico porto della città etrusca di Vulci (foto sabap-vt-etr-mer)

L’area delle Murelle diventerà parte del parco naturalistico-archeologico di Vulci gestito dalla Fondazione Vulci grazie alla convenzione Stato-Enti locali che il ministero della Cultura ha stipulato con la Regione Lazio, la Provincia di Viterbo, i Comuni di Montalto di Castro e di Canino.

montalto-di-castro_parco-vulci_indagini-località-murelle_foto-sabap-vt-etr-mer

Gruppo di lavoro per le indagini non invasive nell’area archeologica di Murelle di Montalto di Castro (Vt) (foto sabap-vt-etr-mer)

Già avviate indagini non invasive che indirizzeranno i successivi scavi archeologici. Grazie alla collaborazione tra Vulci Cityscape, Eastern Atlas e Parco di Vulci, le ricerche geofisiche, in particolare magnetometriche e con l’utilizzo del georadar, permetteranno di individuare strutture sepolte dell’antico porto di Vulci. Le attività di ricerca su ampia scala, utili a definire l’estensione e le caratteristiche del sito, consentiranno finalmente di aggiungere importanti tasselli conoscitivi sui rapporti commerciali della città di Vulci con il Mediterraneo, in parallelo con quanto già noto degli altri porti dell’Etruria meridionale (Pyrgi e Gravisca) e di restituire al pubblico anche inaspettati e suggestivi percorsi di visita. I risultati saranno presentati nell’ambito del Convegno Internazionale di Studi Etruschi dedicato a Vulci, in occasione del cinquantenario dal primo, che si terrà nell’ottobre del 2025.

Ferragosto 2024 al museo all’insegna dell’archeologia: Colosseo, Foro romano e Palatino, e Pompei i siti più visitati. Numeri alti nonostante l’ingresso a pagamento. Sangiuliano: “Un grazie a tutto il personale che ha assicurato l’apertura e l’accoglienza dei visitatori nei nostri musei”

ministero_ferragosto-2024_i-numeri_locandina

Ferragosto 2024 al museo: ai visitatori italiani e stranieri sembra una formula gradita visti i numeri comunicati dal ministero della Cultura che conferma l’alta affluenza di pubblico nei musei, nei parchi archeologici e nei luoghi della cultura statali tra cui castelli, abbazie, complessi monumentali, ville e giardini. Il Colosseo con 22.447 ingressi torna sul gradino più alto del podio dei siti più visitati in Italia, superando di un terzo in più – nonostante l’ingresso fosse a pagamento – il numero dei visitatori (15.880) della prima domenica del mese di agosto 2024. Al secondo posto, l’altra “parte” del parco archeologico del Colosseo, cioè il Foro romano e il palatino con 14.936 ingressi, seguito al terzo posto dall’area archeologica di Pompei con 14.837. Quindi un Ferragosto all’insegna dell’archeologia.

Il ministro Gennaro Sangiuliano, in questo giorno speciale, ha scelto di andare al Colosseo. Accompagnato dal capo dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale Alfonsina Russo, dal sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, e dal comandante dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale gen. d. Francesco Gargaro, il ministro ha visitato l’Anfiteatro Flavio e ha salutato il personale in turno oggi. “Ho voluto personalmente ringraziare le lavoratrici e i lavoratori che, anche oggi, hanno assicurato l’apertura e l’accoglienza dei visitatori nei nostri musei”, ha affermato il Ministro Sangiuliano. “Estendo questo ringraziamento al personale degli altri luoghi della cultura aperti in Italia. Con la passione civile che mettono nella loro attività, anche quest’anno abbiamo potuto garantire a cittadini e turisti la possibilità di visitare quei siti che rappresentano un patrimonio di bellezza unico al mondo. Il nostro impegno continua per rendere ancora più fruibili e attrattivi musei e parchi archeologici nazionali”.

roma_colosseo_foro-romano_affluenza-di-turisti_foto-graziano-tavan

Grande affluenza di visitatori al Colosseo e al Foro romano (foto graziano tavan)

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo 22.447; Foro Romano e Palatino 14.936; Area archeologica di Pompei 14.837; Pantheon 9.432; museo Archeologico nazionale di Napoli 1.364; Grotte di Catullo 1.197; museo Archeologico nazionale di Venezia 1.127; museo e area archeologica di Paestum 1.036; Parco archeologico di Ercolano 991.

Udine-Trieste. La soprintendenza del Friuli-Venezia Giulia compie cento anni. Le celebrazioni del centenario si aprono con due concerti: una serata dedicata a Mozart, l’altra alla musica spagnola

camerata-strumentale-italaina_foto-sabap-fvg

L’orchestra Camerata Strumentale Italiana, diretta dal suo fondatore Fabrizio Ficiur (foto sabap-fvg)

sabap-100_camerata-strumentale-italiana_logoLa soprintendenza (oggi) Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia compie cento anni. Sabato 17 e domenica 18 agosto 2024, in occasione delle celebrazioni del centenario della Soprintendenza, nelle due sedi di Trieste e di Udine, è in programma “Note del centenario”: due eventi all’insegna della musica organizzati dalla Camerata Strumentale Italiana. Appuntamento sabato 17 agosto 2024, alle 21, nel cortile storico di Palazzo Clabassi in via Zanon 22 a Udine, sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, con il concerto interamente dedicato a Mozart dal titolo “Una serata con Amadè”. Protagonista della serata sarà l’orchestra Camerata Strumentale Italiana, diretta dal suo fondatore, Fabrizio Ficiur, con ospiti eccezionali tre solisti spagnoli di fama internazionale: Pedro Vicente Alamà al clarinetto, Aitor Llimerà all’oboe e Miguel Puchol al fagotto. In programma i Divertimenti per archi, il concerto per oboe e orchestra, il concerto per fagotto e orchestra e le variazioni di Danzi per clarinetto su un tema del Don Giovanni di Mozart. sabap-friuli-venezia-giulia_logoL’evento è organizzato dal ministero della Cultura e dalla Camerata Strumentale Italiana con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e col patrocinio dell’Istituto Internazionale di Studi sui Diritti dell’Uomo e della Pro Loco Risorgive Medio Friuli di Bertiolo A.P.S. In caso di mal tempo il concerto si terrà nella vicina chiesa di San Pietro Martire. L’ingresso è libero. Il concerto costituisce l’avvio delle iniziative per celebrare il centenario dell’istituzione della Soprintendenza regionale. I festeggiamenti per il centenario proseguono domenica 18 agosto 2024, nella Sala Piemontese di Palazzo Economo in piazza della Libertà 7, sede della Soprintendenza a Trieste, con una serata dedicata alla musica spagnola dal titolo “El sabor de España” con il Trio Social Musik di Valencia, con inizio alle 20.30. Anche in questo caso l’ingresso è libero, ma la prenotazione è obbligatoria su Eventbrite.

Pompei incanta Madonna: l’artista – in visita privata nel giorno del suo compleanno – finanzia “Sogno di volare”, il progetto teatrale degli adolescenti del territorio promosso dal parco archeologico, e ne incontra un gruppo alla Casa del Menandro. Zuchtriegel: “Ringrazio Madonna per la sua generosità, visione e umanità”

pompei_teatro-grande_Madonna-16-agosto-2024_foto-Ricardo-Gomes

Madonna nel Teatro Grande di Pompei nel giorno del suo compleanno, il 16 agosto 2024 (foto ricardo gomes)

Madonna per una sera regina di Pompei che, nella notte dalle magiche atmosfere, incanta la famosa pop-star, cancellando in un attimo giorni di polemiche tra “party sì-party no”, e via dicendo. Avvolta in un abito bianco lungo leggerissimo in tulle, impreziosito da inserimenti e finiture di pizzo, su un top nero, con orecchini e collane in oro e pietre preziose dalle fogge orientalizzanti, Madonna ha visitato l’area archeologica di Pompei, nella sera di venerdì 16 agosto 2024, giorno del suo compleanno, dove ha incontrato un gruppo di adolescenti e bambini che partecipano al progetto “Sogno di Volare”, promosso dal parco archeologico di Pompei con l’obiettivo di coinvolgere la comunità locale nella vita culturale del sito Unesco. Un incontro che ha coinvolto profondamente Madonna. E proprio durante l’incontro ha annunciato di voler sostenere il progetto, che vede i giovani impegnati in un percorso creativo che culmina nella messa in scena di una commedia classica nel Teatro Grande della città antica, finanziando tutto l’anno 2024-‘25, il quarto dall’avvio dell’iniziativa, tramite la sua fondazione “Ray of Light”. Il budget annuale del progetto ammonta a circa 250mila euro. Quello che poche settimane fa ha avuto inizio come un’ipotesi di una visita serale, si è così trasformato in una partnership che mette al centro il futuro del sito archeologico e della sua “heritage community”.

pompei_casa-del-menandro_Sogno-di-Volare_esibizione-dei-ragazzi-foto-parco-archeologico-pompei

Esibizione dei ragazzi e dei bambini di “Sogno di Volare” davanti alla Casa del Menandro a Pompei 8foto parco archeologico pompei)

I ragazzi hanno dato una piccola prova del loro lavoro all’uscita dalla casa del Menandro, visitata insieme al direttore del sito, Gabriel Zuchtriegel, che ha fatto da guida. La tappa successiva è stata la casa dei Ceii, famosa per il grande affresco nel giardino con rappresentazioni di animali esotici e paesaggi idilliaco-sacrali, prima di approdare al Teatro Grande, scenario di altre performance artistiche e di un rinfresco a conclusione dell’itinerario. “Sogno di volare, il progetto sostenuto così generosamente da Madonna, è strategico per Pompei”, ha dichiarato il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, “perché si rivolge alle persone che vivono in questo territorio meraviglioso e complesso, in particolare ai giovani, e li rende protagonisti di un’esperienza con la quale abbiamo voluto dimostrare che l’arte e la cultura veramente possono cambiare le nostre vite. Certo, mai avrei immaginato, quando abbiamo iniziato nel 2021 tra mille difficoltà, che saremmo arrivati a questo, ma evidentemente sognare di volare funziona davvero: ringrazio di cuore Madonna per la sua generosità, visione e umanità che sarà una grande fonte di ispirazione per andare avanti. Da Madonna le ali per Sogno di volare e per i ragazzi che vi partecipano, un bellissimo regalo che ci ha fatto nel giorno del suo compleanno. Vi invitiamo sin d’ora allo spettacolo che realizzeremo grazie al suo contributo e che andrà in scena a maggio 2025 nel Teatro Grande”.

“Sogno di Volare”, negli ultimi tre anni, ha coinvolto circa trecento ragazzi e bambini dell’area vesuviana, dove è ancora sentito il rischio di dispersione scolastica, disoccupazione ed emigrazione giovanile, che hanno partecipato come attori, musicisti e sceneggiatori agli spettacoli “Gli Uccelli”, “Acarnesi: Stop the War” e “Pluto: God of Gold”, riscritture da Aristofane con la regia di Marco Martinelli, musica Ambrogio Sparagna, costumi Roberta Mattera. Ideata da Gabriel Zuchtriegel, l’iniziativa ha fatto incontrare adolescenti e bambini da Pompei, Scafati, Castellammare di Stabia, Torre Annunziata, Torre del Greco, Boscoreale e Napoli all’interno di un percorso creativo e artistico che li ha portati anche fuori: dopo la prima nel Teatro Grande di Pompei, una tournée li ha visti sui palchi di Bologna e Ravenna; per questo autunno è in programma un’esibizione a Vicenza.

Non è ancora stato scelto il testo del quarto anno, anche se certamente sarà di nuovo una commedia di Aristofane, rielaborata dagli stessi ragazzi per dare voce, oltre alla realtà del mondo antico, alle loro esperienze in un miscuglio di classicità, contemporaneità e battute in napoletano che hanno conquistato i pubblici di Pompei, Bologna e Ravenna. Il primo anno di attività è raccontato nel documentario “Sogno di Volare” (2022), regia Marcello Adamo, disponibile su Sky e Prime Video (vedi Pompei. “Sogno di volare”, la prima produzione teatrale del parco archeologico di Pompei, diventa un docufilm visibile DeAKids, Sky on demand e Prime Video | archeologiavocidalpassato). 

Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia propone la visita guidata “L’età dei principi in Etruria meridionale”, con Valeria de Scarpis, sesto appuntamento del ciclo “ESTATE all’ETRU”

roma_villa-giulia_kylix-cratere-pittore-delle-rondini_da-vulci_foto-etru

Kylix-cratere del Pittore delle Rondini proveniente dalla necropoli di Vulci e conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Sabato 17 agosto 2024 “L’età dei principi in Etruria meridionale”, sesto appuntamento del nuovo ciclo di visite guidate “ESTATE all’ETRU” comprese nel costo del biglietto d’ingresso al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: Valeria de Scarpis condurrà i partecipanti in un affascinante viaggio tra i ricchi corredi delle tombe dei principi dell’Etruria Meridionale, parlando di oggetti che testimoniano i rapporti tra questa élite e il mondo greco, come questa kylix-cratere del Pittore delle Rondini, proveniente dalla necropoli di Vulci. Appuntamento presso l’accoglienza di Villa Giulia alle 11. Visita compresa nel biglietto di ingresso, su prenotazione all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it indicando il numero di partecipanti. Sarà possibile prenotarsi direttamente in sede, salvo disponibilità.

Jesolo (Ve). Nel X secolo, un’intera comunità di abitanti della Laguna di Venezia passò da una dieta a base di prodotti ittici, ad un consumo prevalente di carne e latticini: lo rivela uno studio dell’università Ca’ Foscari e dell’università del Salento sui denti e le ossa di 52 individui sepolti nel sito dell’antica Equilo, a monastero di San Mauro, pubblicato sulla rivista scientifica Archaeological and Anthropological Sciences

jesolo_monastero-san-mauro_sito-scavo-archeologico_foto-unive

Antica Equilo: l’area di scavo archeologico al Monastero di San Mauro di Jesolo (Ve) (foto unive)

Quando lo studio di una sepoltura con le nuove tecnologie può illuminarci su cosa mangiavano gli abitanti di una specifica area in un determinato periodo della storia. Succede nel sito archeologico noto come Monastero di San Mauro a Jesolo (Ve) dove è attiva una missione archeologica dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Qui proprio uno studio scientifico sugli isotopi di carbonio e azoto nel collagene dei denti e delle ossa di 52 individui sepolti nel sito dell’antica Equilo, oggi San Mauro a Jesolo, coordinato da Ca’ Foscari con l’università di Salerno, e pubblicato sulla rivista scientifica Archaeological and Anthropological Sciences (Dario Battistel, Serena Viva, Clara Turetta et al., Carbon and nitrogen stable isotopes reveal the human paleodiet evolution during the 8th-12th century in the Venetian Lagoon (Italy). Archaeol Anthropol Sci 16, 117, 2024)., rivela che nel X secolo, un’intera comunità di abitanti della Laguna di Venezia passò da una dieta a base di prodotti ittici, ad un consumo prevalente di carne e latticini: cambiamenti significativi nella dieta nel corso del Medioevo, influenzati da cambiamenti economici e ambientali. Dello studio ne parla Enrico Costa sul numero del 31 luglio 2024 di CfNews. Questa ricerca è un tassello di una ricerca complessa e multidisciplinare sulla vita quotidiana dei veneziani medievali, che contribuirà a comprendere come le comunità si adattassero ai cambiamenti ambientali ed economici dell’epoca.

jesolo_monastero-san-mauro_sito-antica-equilo_da-archaeological-and-anthropological-sciences_foto-Springer-Verlag GmbH Germany

Un’illustrazione dell’articolo di Dario Battistel, Serena Viva, Clara Turetta et al., “Carbon and nitrogen stable isotopes reveal the human paleodiet evolution during the 8th-12th century in the Venetian Lagoon (Italy)”, pubblicato su Archaeological and Anthropological Sciences 16, 117, 2024

La ricerca ha coinvolto un gruppo di ricerca interdisciplinare che ha unito studiose e studiosi in Archeologia medievale e Chimica analitica dell’ateneo veneziano (dipartimento di Studi umanistici e dipartimento di Scienze ambientali, informatica e statistica), in collaborazione con l’Istituto di scienze polari del consiglio nazionale delle ricerche e l’università del Salento. I ricercatori e le ricercatrici hanno esaminato le firme chimiche lasciate nelle ossa e nei denti umani, analizzando i rapporti isotopici di carbonio e azoto. Questi isotopi stabili possono essere considerati come delle impronte digitali dietetiche che si preservano per migliaia di anni nelle ossa e nei denti, rivelando il regime alimentare del singolo individuo nel corso della propria vita. L’analisi degli isotopi stabili nel collagene, in combinazione con l’utilizzo di un modello matematico appositamente sviluppato dai ricercatori per questo contesto, ha permesso di determinare le proporzioni della componente proteica marina e terrestre nelle diete degli antichi veneziani.

jesolo_monastero-san-mauro_sito-antica-equilo_scavo-archeologico_sepoltura_foto-unive

Lo scavo di una sepoltura dell’Antica Equilo: l’area di scavo archeologico al Monastero di San Mauro di Jesolo (Ve) (foto unive)

I risultati indicano che dall’VIII al X secolo il pesce costituiva il 30-60% della dieta. Tuttavia, dal X al XII secolo, il consumo di pesce diminuì al 10-30%, con un corrispondente aumento delle fonti di proteine terrestri, come carne e latticini. La consistenza del campione e la sua varietà in termini di età, sesso, cronologia e condizioni patologiche ha permesso di rilevare, per la prima volta, attraverso dati antropologici e paleo-alimentari, una profonda trasformazione socioeconomica nella quotidianità della comunità lagunare di Equilo, un insediamento portuale che, all’epoca, si trovava affacciato sulla laguna. Lo studio dimostra come il cambiamento delle abitudini alimentari sia un indicatore dalle trasformazioni economiche e sociali nella Venezia medievale che hanno determinato significativi cambiamenti nello stile di vita degli individui ed un’evoluzione delle reti commerciali tra le comunità lagunari.

jesolo_monastero-san-mauro_sito-antica-equilo_scavo-archeologico_22_foto-unive

Antica Equilo: l’area di scavo archeologico al Monastero di San Mauro di Jesolo (Ve) (foto unive)

“Si tratta di una trasformazione culturale intima e profonda”, spiega Dario Battistel, professore di Chimica analitica a Ca’ Foscari e primo autore dell’articolo. “L’analisi degli isotopi di azoto nei denti negli individui immaturi ha infatti messo in luce una trasformazione nelle pratiche e nelle tempistiche di svezzamento. Svezzamento che risulta più precoce dopo il X secolo, in concomitanza con il cambio di regime alimentare e, probabilmente, legato ad una nuova e più dinamica organizzazione socioeconomica”. E Sauro Gelichi, professore di Archeologia medievale a Ca’ Foscari e direttore degli scavi nel sito di Jesolo, spiega: “Con l’incremento dell’attività agricola dopo il Mille, un porto importante come Equilo deve aver visto un incremento del passaggio dei cereali e dei prodotti legati all’agricoltura. Il passaggio da risorse locali a un più ampio bacino agroalimentare è l’unica ragione per spiegare i cambiamenti nella dieta della comunità? Ci sono delle specificità locali? Come e perché cambiò la cultura del cibo? I dati scientifici emersi in questo studio saranno messi in dialogo con quelli provenienti dalle analisi antropologiche sugli individui e dallo studio archeozoologico per rispondere a queste domande, ancora aperte”.

Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia propone la visita guidata “Luci e ombre di villa Poniatowski: una panoramica storica e archeologica”, con Alessandra Leonardi e Simone Lucciola, quinto appuntamento del ciclo “ESTATE all’ETRU”

roma_villa-giulia_estate-all-etru_vetrina-tomba-barberini_foto-etru

Corredi dalla Tomba Barberini di Palestrina conservati a Villa Ponitowski del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Venerdì 16 agosto 2024 “Luci e ombre di villa Poniatowski: una panoramica storica e archeologica”, quinto appuntamento del nuovo ciclo di visite guidate “ESTATE all’ETRU” comprese nel costo del biglietto d’ingresso al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: Alessandra Leonardi e Simone Lucciola accompagneranno i visitatori in questa residenza, sede di alcune straordinarie collezioni del Museo, per una visita guidata che attraversa la storia della villa dal Cinquecento ai giorni nostri. Appuntamento presso l’accoglienza di Villa Giulia alle 17. Visita compresa nel biglietto di ingresso, su prenotazione all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it indicando il numero di partecipanti. Il biglietto si acquista presso la sede di Villa Giulia. Posti limitati. Sarà possibile prenotarsi direttamente in sede, salvo disponibilità. Dalle sue origini come casino di caccia della famiglia Del Monte, alla proprietà dei Cesi e dei Sinibaldi, fino alle trasformazioni ottocentesche volute da Stanislao Poniatowski e realizzate da Giuseppe Valadier, secondo un moderno stile neoclassico. Un viaggio nell’arte e nell’architettura della villa che mostra ancora oggi al visitatore le sue stratificazioni e permette di vivere e vedere le sue diverse fasi. Tutto questo, senza dimenticare le collezioni custodite che appartengono ad uno dei primi nuclei acquisiti dal Museo e che offrono una visione straordinaria degli oggetti provenienti dalle necropoli di alcune località dell’Umbria (come Todi, Terni, Nocera Umbra, Gualdo Tadino), oltre a poter godere dei celebri corredi delle tombe Barberini e Bernardini.

Ferragosto alla Certosa di San Giacomo a Capri con il nuovo museo Archeologico e l’allestimento “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio”: 120 oggetti e opere d’arte – alcune delle quali veri capolavori – in un affascinante percorso di 8 sale, tra pregiate sculture in marmo, affreschi, ricco vasellame da mensa in ceramica e argento, elementi architettonici

capri_certosa-san-giacomo_archeologico_apertura-ferragosto_locandinaFerragosto 2024 alla Certosa di San Giacomo a Capri. Con una novità: il nuovo museo Archeologico con il nuovo allestimento “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” inaugurato il 26 luglio 2024. Il museo racconta la storia dell’isola nel momento del suo massimo splendore, all’epoca degli imperatori Augusto e Tiberio, attraverso 120 oggetti e opere d’arte – alcune delle quali veri capolavori – in un affascinante percorso di 8 sale, tra pregiate sculture in marmo, affreschi, ricco vasellame da mensa in ceramica e argento, elementi architettonici. L’intero allestimento è stato pensato per mettere in evidenza il rapporto continuo e simbiotico con il mare, l’elemento per eccellenza che definisce Capri, e che è visibile da ogni sala del museo fino addirittura a diventare un elemento che con la linea dell’orizzonte definisce l’esposizione dei reperti.

capri_certosa-san-giacomo_archeologico_sala_55_foto-mic

Il nuovo percorso “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” nel museo Archeologico a Capri (foto emanuele a. minerva / mic)

Cuore dell’esposizione sono i reperti rinvenuti sull’isola, finora conservati nei depositi della stessa Certosa e del museo Archeologico nazionale di Napoli, adesso finalmente riuniti e fruibili da parte del pubblico. Il racconto museale è arricchito, inoltre, da numerosi oggetti della stessa epoca, provenienti principalmente dall’area campana e finora custoditi nei depositi del parco archeologico dei Campi Flegrei, dei parchi archeologici di Paestum e Velia, del parco archeologico di Ostia Antica, nonché recuperati da recenti sequestri condotti dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Fra questi ultimi spiccano tre bellissime coppe in argento rientrate dagli Stati Uniti e un suggestivo affresco proveniente dall’area vesuviana che riproduce un tempio.

capri_certosa-san-giacomo_archeologico_sala_66_foto-mic

Il mare è sempre visibile nel percorso “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” nel museo Archeologico a Capri (foto emanuele a. minerva / mic)

Nel segno dell’accessibilità sono stati progettati dei supporti multimediali, fra cui uno schermo touchscreen che, partendo da un modello tridimensionale dell’isola, permette di esplorare le dodici ville imperiali ricordate dalle fonti antiche e di ripercorrerne la storia, lo scavo e in alcuni casi la fortuna nelle arti. L’intero allestimento è stato pensato per mettere in evidenza il rapporto continuo e simbiotico con il mare, l’elemento per eccellenza che definisce Capri, e che è visibile da ogni sala del museo fino addirittura a diventare un elemento che con la linea dell’orizzonte definisce l’esposizione dei reperti. La palette cromatica dell’allestimento è ripresa dal quadro di K.W. Diefenbach esposto nella prima sala, che ritrae lo scoglio delle Sirene e che ripropone anche all’interno il mare, in un continuo dialogo fra la natura esterna e l’interno del museo. Anche gli spazi dedicati all’otium dell’imperatore si aprono sui giardini del Quarto del Priore, facendo entrare nel museo un altro elemento fondamentale delle residenze imperiali, quello della natura di horti e viridaria.

capri_certosa-san-giacomo_archeologico_quadretto-con-scena-marina_foto-mic

Il nuovo percorso “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” nel museo Archeologico a Capri: quadretto con paesaggio marittimo da Pompei (foto emanuele a. minerva / mic)

capri_certosa-san-giacomo_archeologico_inaugurazione_ministro-sangiuliano_foto-mic

Il ministro Gennaro Sangiuliano inaugura il nuovo museo Archeologico di Capri (foto mic)

“Il nuovo allestimento museale ‘L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio’ apre idealmente una nuova stagione per gli istituti culturali della perla del Mediterraneo”, ha affermato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Il nuovo museo archeologico alla Certosa di San Giacomo, che racconta la storia dell’isola nel momento del suo apogeo con 120 reperti rinvenuti in diversi scavi e finora conservati in numerosi depositi nel territorio campano, andrà infatti a impreziosire insieme a Villa Jovis il nuovo istituto ‘Musei e parchi archeologici di Capri’, da me fortemente voluto tra i nuovi 17 musei autonomi. Una spinta decisiva a proporre ai visitatori un’offerta culturale degna dell’eccellenza di quella turistica di Capri, riconosciuta a livello globale”.

capri_certosa-san-giacomo_archeologico_augusto-divinizzato_da-fondi_foto-mic

Il busto di Augusto divinizzato quarto del I sec. d.C.) da Fondi, nel nuvo percorso del mueo Archeologico di Capri (foto emanuele a. minerva / mic)

Per il direttore generale Musei Massimo Osanna: “Capri è protagonista di un ampio programma di valorizzazione del patrimonio culturale, che il Ministero ha intrapreso con l’istituzione del museo autonomo, con il riallestimento, in corso, della collezione Diefenbach e con l’apertura, oggi, di un museo archeologico interamente dedicato all’isola in epoca giulio-claudia, momento fondamentale in cui Augusto acquisì Capri come proprietà imperiale e il suo successore Tiberio vi si stabilì, portandovi l’Amministrazione e la corte. Per questo suo ruolo centrale nell’ambito della romanità, l’isola aspettava e meritava questo museo che, a buon diritto, si inserisce nel Sistema museale nazionale, e che è stato reso possibile dalla fattiva collaborazione, oltre che di tutte le istituzioni ministeriali coinvolte, anche delle amministrazioni di Capri e Anacapri. Oltre ai reperti rinvenuti nel territorio isolano, si restituiscono alla pubblica fruizione anche altri oggetti, utili a completare il racconto museale, fino ad oggi conservati nei depositi di altri musei o provenienti da recuperi condotti dai Carabinieri: sono testimonianze storico-archeologiche di quei decenni che portarono Capri al centro dell’Impero romano”.

capri_certosa-san-giacomo_archeologico_statue-grotta-azzurra_2_foto-mic

La ricostruzione dell’arredo scultoreo della Grotta Azzurra conclude il percorso di visita del nuovo museo Archeologico di Capri (foto emanuele a. minerva / mic)

capri_certosa-san-giacomo_archeologico_statua-acefala-tipo-narciso_foto-mic

Nuovo museo Archeologico di Capri: statua acefala tipo Narciso (I sec. d.C.) da Anacapri (foto emanuele a. minerva / mic)

capri_certosa-san-giacomo_archeologico_quadretto-con-tre-grazie_foto-mic

Il nuovo percorso “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” nel museo Archeologico a Capri: quadretto con le Tre Grazie da Pompei (foto emanuele a. minerva / mic)

capri_certosa-san-giacomo_archeologico_statuetta-di-ercole-seduto_foto-mic

Nuovo museo Archeologico di Capri: statuetta di Ercole seduto su roccia (I sec. a.C.) in bronzo e calcare da Pompei (foto emanuele a. minerva / mic)

Il percorso museale. Il percorso inizia con una prima sala dedicata alla natura selvaggia di Capri, evocata da un maestoso e solenne quadro di K.W. Diefenbach, mentre una proiezione sulla volta richiama la natura odierna. Raccontare la vita dei Cesari a Capri, infatti, non significa solo evocare l’atmosfera raffinata delle ville imperiali ma è anche un modo per cogliere lo spirito di un luogo sospeso tra mare e cielo, che nel passato recente è stato ritrovo di intellettuali, fuggiaschi ed utopisti. La seconda sala racconta la battaglia di Azio, a seguito della quale Augusto nel 31 a.C. fondò un nuovo sistema politico. La testimonianza di Strabone dell’avvio con Augusto di un’intensa attività edilizia fa pensare che l’isola ospitasse a quel tempo più di una residenza imperiale, che il principe ornò di oggetti rari e antichità. È possibile, quindi, che già ad Augusto appartenessero le dodici ville di Tiberio menzionate da Tacito (Annali IV, 67). Sicuramente all’età augustea risalgono la villa in località Palazzo a Mare-Bagni di Tiberio, e quella di Damecuta. La sala 3 mostra lo sfarzo e la raffinatezza delle residenze imperiali, come dimostrano gli oggetti di uso quotidiano e gli arredi delle residenze di Capri. La sala 4 racconta un banchetto che, secondo le fonti, Augusto offrì a Capri, l’isola che amò per la bellezza del paesaggio, la dolcezza del clima e per l’atmosfera serena che favoriva la meditazione. L’isola lo attrasse per la sua aura di sacralità e per la tradizione greca ancora fortemente radicata nella popolazione. Fu qui, che ormai vecchio e malato, trascorse quattro giorni beneficiando di un miracoloso miglioramento prima che la morte lo cogliesse a Nola il 19 agosto del 14 d.C. (Svetonio, Vita di Augusto, 98, 1-3). Assistette agli esercizi degli efebi, ai quali offri un banchetto nel corso del quale distribuì doni ai convitati esigendo da loro la massima libertà di comportamento. La sala 5 racconta la domus Augusta: nel sistema politico creato da Augusto i legami familiari e la gestione del patrimonio personale del principe si saldano indissolubilmente al funzionamento della macchina istituzionale e alla gestione del patrimonio dello Stato. Una galleria di ritratti ci permette di conoscere i membri della famiglia giulio-claudia e un grande albero genealogico di cogliere i complessi legami famigliari tra loro. La sala 6 racconta il vivere in villa, in uno spazio aperto tra il mare e i giardini: qui il padrone di casa poteva circondarsi di opere d’arte e riproporre nelle architetture e negli arredi il lusso delle residenze principesche orientali. La sala 7 racconta l’isola di Tiberio, che ospitò filosofi, matematici ed astrologi. La tradizione ostile tramandata dagli storici, Tacito, Svetonio e Cassio Dione, si basa in buona parte sull’aneddotica della “Capri di Tiberio” fiorita probabilmente nello stesso entourage del principe. Tiberio fu uomo colto e raffinato, collezionista quasi patologico di opere d’arte, fine intellettuale che amò circondarsi di scienziati ed eruditi. Il racconto si conclude con la Grotta Azzurra, lo straordinario scrigno naturale trasformato in età tiberiana tramite la regolarizzazione delle sponde rocciose in un suggestivo ninfeo, dove a pelo dell’acqua emergeva il gruppo marmoreo di Nettuno e Tritoni, qui riproposto nella sua completezza anche con una statua di fanciulla vestita di peplo. Una suggestiva ambientazione tramite giochi di luce e un raffinato commento sonoro portano il visitatore dentro la grotta, quasi a bagnarsi i piedi.

capri_certosa-san-giacomo_panorama_foto-mic

Veduta panoramica della Certosa di San Giacomo a Capri (foto mic)

La Certosa. La Certosa di San Giacomo fu edificata tra il 1371 e il 1374 dal conte Giacomo Arcucci, segretario di Giovanna I d’Angiò. Nel XVI secolo subì gravi danni durante le incursioni dei pirati turchi, che la incendiarono e saccheggiarono. Ristrutturata e ampliata, nel 1808, espulsi i certosini, divenne ospizio e poi carcere. Nel 1921, l’allora sindaco Edwin Cerio promosse la realizzazione di un orto botanico nelle aree verdi, per preservare la flora locale. Quando ai primi del ‘900 Capri divenne metà preferita di intellettuali ed artisti, particolarmente amata dai futuristi, la Certosa di San Giacomo fu scelta come sede di incontri, mostre ed esposizioni d’arte.