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Sorrento. In sala consiliare presentazione della “Carta Archeologica di Sorrento” e Ricostruzione Digitale della Sorrento Romana, frutto della collaborazione tra la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Napoli, il Comune di Sorrento e il museo Correale di Terranova

sorrento_sala-consiliare_libro-Surrentum-Sorrento-Studi-e-Ricerche-per-la-Carta-Archeologica-della-Città_presentazione_locandinaLunedì 16 settembre 2024, alle 17.30, in sala consiliare del Comune di Sorrento, presentazione ufficiale del libro “Surrentum/Sorrento: Studi e Ricerche per la Carta Archeologica della Città” a cura di Luca Di Franco, edito dal Comune di Sorrento e dalla soprintendenza Area metropolitana di Napoli: un’importante occasione per celebrare la storia millenaria di Sorrento e per condividere i risultati di anni di ricerche archeologiche condotte sul territorio. La partecipazione è aperta al pubblico fino ad esaurimento posti. La presentazione è frutto di una stretta collaborazione tra la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Napoli, il Comune di Sorrento e il museo Correale di Terranova. Questa sinergia ha portato alla realizzazione di un accordo mirato alla valorizzazione culturale della città, che include la creazione di una nuova sezione archeologica all’interno del museo Correale e l’avvio di esposizioni archeologiche in città. Inoltre, durante l’evento verranno svelati nuovi progetti per la fruizione del patrimonio culturale, nati dall’esperienza di ricerca della Carta Archeologica della città di Sorrento, avviata nel 2018 e ora pubblicata. L’evento sarà inaugurato da Massimo Coppola, sindaco di Sorrento; Mariano Nuzzo, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Napoli; e Gaetano Mauro, presidente del museo Correale di Terranova. Seguiranno gli interventi di Teresa Elena Cinquantaquattro, segretario Regionale MiC per la Campania, e Carlo Rescigno, professore dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, i quali presenteranno il volume “Surrentum/Sorrento: Studi e Ricerche per la Carta Archeologica della Città”, il quale rappresenta un aggiornamento e una continuazione delle ricerche archeologiche precedenti, fornendo una visione completa e sistematica della storia antica di Sorrento. Questo lavoro, realizzato da un team di archeologi e studiosi, vuole essere un punto di riferimento per futuri studi e un’opportunità per il pubblico di riscoprire la ricca eredità culturale della città.

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Veduta a volo d’uccello di Sorrento: ben visibile l’impianto della città romana (foto sabap-met-na)

A seguire, verrà presentata la “Ricostruzione Digitale della Sorrento Romana”, un progetto innovativo che sarà un pilastro della nuova sezione archeologica del museo Correale. Questa ricostruzione è stata realizzata grazie al supporto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) del Ministero della Cultura e mira a offrire ai visitatori un’esperienza immersiva e accessibile della Sorrento antica. Gli interventi su questo tema saranno curati da Fabio Mangone, professore dell’università di Napoli “Federico II”, e Luca Di Franco, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Napoli.  Il progetto è stato finanziato dall’Unione Europea nell’ambito di NextGenerationEU, con un contributo specifico per la rimozione delle barriere fisiche e cognitive nei musei, biblioteche e archivi, al fine di garantire un accesso più ampio e inclusivo alla cultura. L’iniziativa fa parte della Missione 1 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), con un particolare focus su digitalizzazione, innovazione e cultura.

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Scavi archeologici urbani a Sorrento (foto sabap-met-na)

“Siamo particolarmente orgogliosi di presentare questo volume, che rappresenta il culmine di un lungo percorso di ricerca e collaborazione tra istituzioni”, dichiara il soprintendente Mariano Nuzzo. “Surrentum/Sorrento: Studi e Ricerche per la Carta Archeologica della Città è un’opera che non solo aggiorna le conoscenze sul patrimonio archeologico di Sorrento, ma che si propone anche come uno strumento fondamentale per la sua valorizzazione futura. Grazie alla collaborazione con il Comune di Sorrento e il museo Correale, abbiamo avviato un percorso che mira a rendere la storia e la cultura di questa città sempre più accessibili e fruibili per tutti. Inoltre, la Ricostruzione Digitale della Sorrento Romana offrirà ai visitatori un’esperienza innovativa e coinvolgente, permettendo loro di immergersi nella storia millenaria di questo territorio”.

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I resti delle ninfee e delle peschiere (seconda metà del II sec. a.C.) pertinenti alla villa di Agrippa Postumo a Sorrento (foto sabap-met-na)

“Sorrento non è solo un luogo di bellezze naturali, di mare e di svago, ma è anche, e soprattutto, un sito ricco di cultura e di storia”, sottolinea il sindaco di Sorrento, Massimo Coppola. “Il volume che presentiamo, insieme al progetto di ricostruzione digitale della Sorrento romana, rappresentano un prezioso contributo per la riscoperta del patrimonio archeologico della nostra città. Una vera ed efficace attività di promozione turistica, tra gli obiettivi prioritari di questa amministrazione, presuppone infatti la valorizzazione delle risorse culturali di Sorrento e dei suoi elementi identitari. Così come il senso di appartenenza della nostra comunità ritrova, nella storia, le sue radici più vere e profonde. Un plauso alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Napoli per il lavoro minuzioso, condotto con precisione e grande rigore scientifico”.

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Il nuovo allestimento del museo Correale di Sorrento nella cisterna romana (foto sabap-met-na)

“Nella predisposizione della Carta Archeologica di Sorrento”, aggiunge il presidente del museo Correale, Gaetano Mauro, “fondamentale è il ruolo che riveste il museo Correale, le cui collezioni di reperti archeologici e medievali rappresentano per la città l’unico sito espositivo dove poter studiare e visionare il patrimonio di antichità rinvenute a Sorrento. I reperti sono stati trasferiti quest’anno in un’ampia area corrispondente ad una cisterna di epoca romana con mura in cocciopesto, recuperata come nuovo spazio museale dotato delle più moderne soluzioni espositive per assicurarne una perfetta fruizione. Il riallestimento delle collezioni archeologica e medievali costituisce a tutti gli effetti un museo nel museo che va ad arricchire la già importante dotazione di opere del Museo Correale restaurate negli ultimi anni con la mia presidenza”.

Novità editoriali. Presentato a Capri il libro “Amedeo Maiuri: l’archeologia e il paesaggio storico del Golfo di Napoli” a cura di Luca Di Franco e Rosaria Perrella (Edizioni Quasar), che raccoglie gli Atti della Giornata di Studi a 90 anni dallo scavo di Villa Jovis (28 ottobre 2022)

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Copertina del libro “Amedeo Maiuri: l’archeologia e il paesaggio storico del Golfo di Napoli” a cura di Luca Di Franco e Rosaria Perrella (Edizioni Quasar)

Il libro è stato presentato in aprile 2024 sull’isola di Capri dal soprintendente Mariano Nuzzo, che del libro ha scritto la presentazione, e dall’architetto Cherubino Gambardella, professore all’università “Federico II” di Napoli. Si tratta del libro “Amedeo Maiuri: l’archeologia e il paesaggio storico del Golfo di Napoli” a cura di Luca Di Franco e Rosaria Perrella (Edizioni Quasar), che raccoglie gli Atti della Giornata di Studi a 90 anni dallo scavo di Villa Jovis, tenutasi a Capri il 28 ottobre 2022. Come si legge nella Premessa, “Amedeo Maiuri è stato uno dei protagonisti dell’archeologia campana prima e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Lo studio della sua figura e della sua intensa attività hanno portato nel corso degli ultimi decenni a comprendere meglio alcuni dei contesti archeologici ancora in corso di scavo, di restauro o di valorizzazione. A 90 anni dall’inizio degli scavi del sito più iconico di Capri, la residenza tiberiana di Villa Jovis, e in occasione dell’anno del paesaggio promosso a Capri in occasione del centenario della legge Croce e del “Convegno del Paesaggio” organizzato da Edwin Cerio proprio sull’isola nel 1922, il convegno “Amedeo Maiuri: l’archeologia e il paesaggio storico del Golfo di Napoli” ha tentato di indagare lo stretto rapporto che lega l’attività della Soprintendenza alle Antichità di Napoli, diretta da Maiuri, con le trasformazioni in corso nei luoghi e nella cultura del Novecento. Le scoperte archeologiche segnarono in questo periodo in modo determinante il paesaggio di un territorio quale il Golfo di Napoli: le intense stagioni di scavo di Baia, Cuma, Pompei, Ercolano e Capri si accompagnano a importanti progetti di valorizzazione, tramite la realizzazione di musei, antiquarium e soprattutto parchi archeologici, parallelamente a sempre più impattanti attività edilizie e infrastrutturali. In questo volume, che ne costituisce gli atti, si raccontano quindi le principali attività di Amedeo Maiuri nel Golfo di Napoli, con una sezione specifica legata a Capri, i cui siti archeologici furono per la prima volta scavati e studiati in modo sistematico e dove risiederà in una villetta da lui stesso progettata”.

Parco archeologico dell’Appia Antica (Roma). A settembre visite guidate alla Villa dei Sette Bassi, una delle più grandi ville del suburbio romano

appia-antica_villa-dei-sette-bassi_visite-guidate-settembre-2024_locandinaRiprendono a settembre 2024 le visite tematiche agli scavi in corso alla Villa dei Sette Bassi, la maestosa villa di epoca imperiale, parte del parco archeologico dell’Appia antica. Appuntamento in via Tuscolana 1700: sabato 14 settembre, alle 17; domenica 15 settembre, alle 9; domenica 22 settembre, alle 9; domenica 29 agosto, alle 9. Per partecipare alle visite basterà selezionare il “Biglietto Villa di Sette Bassi” e scegliere una delle date previste. Il biglietto può essere acquistato: online sul sito Musei Italiani, da telefono con la app Musei Italiani disponibile su Google Play e su App Store, il giorno stesso dai totem posizionati all’ingresso del sito, esclusivamente con carta di pagamento elettronico. L’ingresso è gratuito per i possessori di Appia Card previa prenotazione da app o portale Musei Italiani.

Il complesso cosiddetto di Sette Bassi è una delle più grandi ville del suburbio romano, seconda per estensione solo alla Villa dei Quintili. La grande area archeologica sorge su un pianoro collinare tra il V e il VI miglio della via Latina, oggi sulla destra della via Tuscolana, in prossimità dell’incrocio con via delle Capannelle. Le sue imponenti strutture sono visibili anche dalla strada ed è possibile accedervi entrando nel lungo viale alberato che raggiunge il cuore del complesso residenziale. Al momento questo è stato solo parzialmente indagato, ma dai resti portati alla luce nel corso di scavi passati è possibile intuirne la grandiosità architettonica e la ricchezza decorativa. Seguendo uno schema canonico per le ville del suburbio di Roma, gli ambienti della Villa di Sette Bassi si sviluppano intorno ad un grande ippodromo-giardino: se ne riconoscono le zone residenziali anticamente decorate di marmi policromi e mosaici, la parte agricola, un tempietto, un acquedotto e cisterne per l’approvvigionamento idrico della residenza.

Padova. Presentazione del libro “Parole e scritture per costruire un santo. Sant’Antonio dei frati minori nei sermoni medievali (1232-1350)” di Eleonora Lombardo (università di Padova) per il ciclo di incontri “…E la Storia continua, i nostri ex studenti presentano le loro pubblicazioni”

padova_biblioteca-di-storia_libro-parole-e-scritture-per-costruire-un-santo_eleonora-lombardo_presentazione_locandinaPer il ciclo di incontri “…E la Storia continua, i nostri ex studenti presentano le loro pubblicazioni”, presentazione del libro “Parole e scritture per costruire un santo. Sant’Antonio dei frati minori nei sermoni medievali (1232-1350)”, di Eleonora Lombardo, edito dal Centro Studi Antoniani. Venerdì 13 settembre 2024, alle 16.30, nella Biblioteca di Storia, Sala O, via del Vescovado 30 a Padova. Dialogano con l’autrice, Eleonora Lombardo (dipartimento dei Beni culturali – università di Padova), gli esperti di storia medievale Maria Teresa Dolso (dipartimento dei Beni culturali – università di Padova) e Donato Gallo (dipartimento di Scienze storiche, Geografiche e dell’Antichità – università di Padova). L’evento è organizzato nell’ambito della rassegna ciclo di incontri “E la Storia continua”, che ha lo scopo di stimolare la curiosità, ispirare riflessioni e aprire un dialogo attivo con il pubblico riguardo a temi di carattere storico, rendendo protagonisti libri scritti da studiose e studiosi che hanno frequentato attivamente la Biblioteca per condurre le proprie ricerche. Consigliata la prenotazione: https://www.eventbrite.it/e/950747741087.

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Copertina del libro “Parole e scritture per costruire un santo. Sant’Antonio dei frati minori nei sermoni medievali (1232-1350)” di Eleonora Lombardo

“Parole e scritture per costruire un santo. Sant’Antonio dei frati minori nei sermoni medievali (1232-1350)”. Il libro presenta un’innovativa ricerca sui sermoni dedicati a sant’Antonio di Padova nel medioevo dalla canonizzazione del 1232 al 1350 circa. Attraverso lo studio di più di 200 sermoni sul Santo, il libro ricostruisce il percorso e le motivazioni che spinsero i frati minori e altri importanti esponenti delle istituzioni ecclesiastiche, tra i quali due cardinali, a diffondere la devozione per Antonio e a utilizzarne la figura per spiegare le funzioni dell’Ordine all’interno della societas christiana. L’introduzione e i sei capitoli del libro guidano il lettore alla scoperta dell’interpretazione che i frati davano al proprio ruolo alla luce delle virtù fondative del francescanesimo: umiltà, povertà, obbedienza. Il volume si conclude con un corposo repertorio di sermoni latini, per lo più inediti, testimoni della rapida e duratura fortuna della santità antoniana in tutta l’Europa medievale. Spaziando dalla storia dell’omiletica a quella dell’Ordine e della Chiesa, fino alla teologia e alla storia della cultura, questo ricco e suggestivo percorso costituisce un importante tassello per la ricostruzione dell’identità minoritica, attraverso la lente della predicazione su uno dei suoi santi più famosi, che ancora oggi conta milioni di fedeli in tutto il mondo: Antonio dell’ordine dei minori.

Parco dell’Appia Antica (Roma). Nella chiesa di San Nicola dei Caetani al via il festival “Dancescreen in the Land”, progetto di esplorazione della relazione fra il corpo e lo spazio. Annullato il primo evento per maltempo

appia-antica_san-nicola-dei-caetani_festival-Dancescreen-in-the-Land_locandinaLa danza conquista il parco archeologico dell’Appia Antica con gli spettacoli del festival “Dancescreen in the Land”, un progetto di esplorazione della relazione fra il corpo e lo spazio attraverso spettacoli immersivi e interattivi, nella suggestiva cornice della chiesa di San Nicola dei Caetani, dal 12 al 15 settembre 2024. Acquista i biglietti cliccando qui. Purtroppo il primo evento, “Puccini & Verdi in danza”, del 12 settembre 2024, dedicato al femminile tra il canto lirico e la potenza del corpo, con coreografia di Monica Casadei di Artemis danza, è stato annullato causa maltempo. Il programma continua venerdì 13 settembre 2024, alle 19, con “Anime”, uno spettacolo che si muove tra il pubblico e l’archeologia della Compagnia Atacama. Quindi alle 20.30, in prima nazionale, “In arte, Maddalena”: la danza contemporanea incontra l’arte visiva e la musica originale di Francesco Ziello per la regia di Fiorenzo D’Alessandro e Laura Fusco. Una coproduzione Canova22, Mandala Dance Company, APS Magica. Sabato 14 settembre 2024, alle 20.30, è la volta di “Gli stati dell’acqua”: i giovani del Balletto di Roma in una coreografia di Valerio Longo, Balletto di Roma/CAP Project. Il festival chiude domenica 15 settembre 2024, alle 20.30, con “Legenda”, spettacolo di Elisa Barucchieri per Porta d’Oriente, Centro Nazionale di produzione della danza di Bari. ResExtensa Dance Company.

Verona. Al museo Archeologico nazionale al via la mostra “GIOCARE una migliaia di anni fa”, dedicata al mondo del gioco tra età del Bronzo ed età Romana in concomitanza col Tocatì, festival internazionale dei Giochi in Strada. Laboratori didattici a cura di Archeonaute

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Al via venerdì 13 settembre 2024, al museo Archeologico nazionale di Verona “GIOCARE una migliaia di anni fa”, mostra archeologica dedicata al mondo del gioco: un’opportunità unica per il pubblico per esplorare la dimensione del gioco nell’antichità attraverso i rinvenimenti archeologici di Verona e del suo territorio. La mostra, aperta all’Archeologico dal 12 settembre al 14 ottobre, è stata progettata e realizzata nell’ambito di “Arte in gioco”, format espositivo ideato dall’assessorato alla Cultura Turismo e Rapporti con l’Unesco del Comune di Verona e dai Musei Civici, in occasione della XXII edizione di Tocatì, festival internazionale dei Giochi in Strada. L’esposizione presenta una selezione di giochi e oggetti, organizzata in quattro sezioni tematiche, appartenuti a bambini e adulti vissuti migliaia di anni fa, tra l’età del Bronzo e l’età Romana. Saranno inoltre esposti, in anteprima, reperti di età Romana che confluiranno nel prossimo allestimento dedicato a questo periodo al MANVerona. La mostra sarà visitabile nei consueti orari di apertura al pubblico (venerdì – lunedì, dalle 10 alle 18). Nei giorni del Tocatì (13-15 settembre 2024) la visita alla mostra sarà gratuita, successivamente sarà compresa nel regolare biglietto d’ingresso. Info: tel. 045.591211 o mail a drm-ven.museoverona@cultura.gov.it.

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Annarosa Tricomi e Maria Rita Bertoncini dell’associazione Archeonaute onlus di Verona (foto archeonaute)

Laboratori di gioco: GIOCARE una manciata di migliaia di anni fa. Sabato 14 e domenica 15 settembre, 10 – 12 e 15 – 17. Durante il fine settimana dedicato alla XXII edizione di Tocatì, festival internazionale dei Giochi in Strada, insieme alla mostra “GIOCARE una manciata di migliaia di anni fa”, verranno allestite al MANVerona due postazioni di gioco, curate dall’associazione Archeonaute onlus di Verona, presso le quali sarà possibile cimentarsi in prima persona con alcuni giochi di migliaia di anni fa. DUODECIM SCRIPTA, una partita lunga 2000 anni! Questo gioco romano, detto anche delle dodici linee, corrisponde nelle sue regole essenziali al tric-trac (nei paesi anglo-sassoni backgammon) ed era molto praticato dagli antichi romani. Si attuava utilizzando dadi, pedine e un tavoliere, quasi sempre in marmo, dove erano riportate delle parole di 6 lettere ciascuna, ognuna delle quali rappresentava una casella. ASTRAGALI. L’osso del tarso posteriore (astragalo) di piccoli capi di bestiame (ad esempio di capra) era usato direttamente, o con riproduzioni in diversi materiali, per dare vita a diverse forme di gioco. Il laboratorio proposto è dedicato ai più piccoli (6-11 anni). Informazioni: tel. 045.591211 o mail a drm-ven.museoverona@cultura.gov.it. Attività didattica gratuita.

Ercolano. Al via la IV edizione de “Gli Ozi di Ercole” dedicata a “Ercole e gli altri”: la rassegna del parco archeologico è già sold out, ma c’è la diretta streaming. Con approccio multidisciplinare (archeologia, filologia, filosofia, psicanalisi, teatro, musica) si andrà alla scoperta di alcune figure chiave del mito classico

ercolano_parco_gli-ozi-di-ercole-2024_locandinaNeppure il tempo di annunciare gli appuntamenti della IV edizione de “Gli Ozi di Ercole: Ercole e gli altri” al parco archeologico di Ercolano dal 12 al 14 settembre 2024 che la rassegna è già sold out. Ma non tutto è perduto. Anche se le disponibilità sono esaurite è possibile seguire tutti gli eventi in diretta streaming su https://ozidiercole.it/. Parte dunque giovedì 12 settembre 2024, alle 19, la IV edizione del ciclo di incontri de “Gli Ozi di Ercole” del parco archeologico di Ercolano quest’anno dedicata agli eroi a partire da colui che ha dato il nome alla città antica e a quella moderna: “Ercole e gli altri”.  Il festival rientra nella programmazione culturale del parco archeologico di Ercolano, da un’idea del direttore Francesco Sirano, e con la cura di Gennaro Carillo e si tiene dal 12 al 14 settembre 2024. All’insegna di un approccio multidisciplinare (archeologia, filologia, filosofia, psicanalisi, teatro, musica), e con un taglio rigorosamente divulgativo, si andrà alla scoperta di alcune figure chiave del mito classico, da Achille a Narciso, da Odisseo ad Atteone, oltre ovviamente a Ercole, l’eroe eponimo. Le serate saranno animate da studiosi di fama internazionale, attori e musicisti che concluderanno ogni serata con un concerto. A Ercole e agli altri si guarderà da angolature differenti e ognuna confermerà quanto il mito sia insieme affascinante e inafferrabile, essendo infinito il suo processo di elaborazione, al quale infatti concorre chiunque ri-racconti una favola antica, ovunque e comunque lo faccia.

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Vittorio Lingiardi, Gennaro Carillo e Roberto Latini (foto paerco)

Dopo la presentazione per il pubblico, il 12 settembre 2024, alle 19.30, alla palestra delle Terme maschili, la rassegna entra nel vivo con il primo incontro “Narciso e altre metamorfosi” che vedrà Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicanalista, affrontare il mito di Narciso, al quale ha dedicato il libro “Arcipelago N”, pubblicato da Einaudi. Gennaro Carillo si misurerà invece con altri miti di metamorfosi. Il contrappunto teatrale sarà invece affidato a Roberto Latini, che metterà in scena estratti dalla sua performance “Le metamorfosi”, ispirata a Ovidio.

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Il clarinettista e polistrumentista Gianluigi Trovesi e il fisarmonicista Gianni Coscia (foto paerco)

Alle 21, il concerto di un duo d’eccezione, costituito dal clarinettista e polistrumentista Gianluigi Trovesi e dal fisarmonicista Gianni Coscia. Se Gli Ozi di Ercole cominciano con Narciso, non si poteva che proseguire con Eco. L’Eco in questione non è tuttavia la ninfa che si strugge d’amore per il cacciatore troppo bello, ma Umberto. Proprio quell’Umberto Eco che tenne a battesimo il duo Trovesi & Coscia, scrivendo una bella nota di copertina per il loro primo disco ECM, In cerca di cibo. La nota s’intitolava Diavoli in musica e coglieva l’essenza del lavoro del duo, fatta sì di sperimentazione ma anche e soprattutto di gioia, gioco, piacere, spiazzamento dell’ascoltatore (per esempio attingendo al folklore italiano). Come Trovesi & Coscia, anche Eco sa giocare mirabilmente con i generi. Non ultimo il romanzo d’avventura. Ne scrisse uno, La misteriosa fiamma della regina Loana, al quale il duo si è ispirato per un’avventura musicale parallela. Di qui La misteriosa musica della regina Loana, uscito sempre per la ECM, omaggio all’amico illustre a tre anni dalla scomparsa. Dal vivo, l’incontro fra Trovesi e Coscia, due giganti della scena italiana e non solo, diventa un’affabulazione in forma di musica ma anche di parole. Denominatore comune quella Pianura Padana che da Folengo a Celati è un repertorio inesauribile di storie.

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Laura Pepe, Massimo Popolizio e Francesco Sirano (foto paerco)

Venerdì 13 settembre 2024, il tema della serata è “Ercole contro Eracle”: alle 19.30, si confrontano Laura Pepe, storica, latinista e grecista italiana, docente di Istituzioni di Diritto romano e Diritto greco antico all’università di Milano; Massimo Popolizio, attore, regista e doppiatore; Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano. Mito e variazione sono pressoché sinonimi. Il mito coincide con le sue versioni, spesso discordanti. Ercole, per esempio, non è il mero calco romano di Eracle, per quanto gli sia parente stretto. Il dossier Ercole è dunque di particolare interesse proprio perché mostra le trasformazioni, gli adattamenti, del mito nel passaggio da un contesto all’altro. Non è solo questione di lingua o di sistemi di valore: è piuttosto questione di riuso e di funzione che il mito è chiamato ad assolvere. Ecco perché ci sono tanti Eracle e tanti Ercole quante sono queste funzioni. Ci sono un Eracle tragico, con i suoi matrimoni che finiscono malissimo, e un Eracle comico, con la sua fame incontenibile. E anche tra l’Eracle euripideo e l’Ercole furens di Seneca, sebbene il rapporto di filiazione sia diretto, le differenze sono evidenti. C’è poi l’Ercole trasposto sullo schermo, protagonista assoluto del genere peplum: il cinema, a sua volta macchina mitologica, non poteva non trovare nel figlio di Zeus e Alcmena una risorsa narrativa formidabile (Steve Della Casa e Marco Giusti intitolarono Il grande libro di Ercole la loro monografia sul cinema mitologico italiano). Certo, quello cinematografico è spesso un Ercole semplificato, ingenuo, tutto muscoli – il modello è Steve Reeves – ma la fortuna del mito passa anche per la sua trivializzazione ad usum del grande pubblico.

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Anna-Maria Hefele in concerto (foto paerco)

Alle 21, “Ama Solo”: Anna-Maria Hefele in concerto. Anna-Maria Hefele è un fenomeno musicale. Si muove tra diverse tecniche vocali – dal canto armonico classico a quello polifonico – e si accompagna perfettamente con l’insolito strumenti come l’arpa e la nyckelharpa svedese ricordano la trance come una cosa ovvia. Lei presenta la sua versatilità vocale in un programma solista che metterebbe a dura prova la maggior parte dei cantanti: scandinavo e il folklore italiano del XVI secolo, la musica di Brian Eno e le sue composizioni appaiono come da un unico stampo e conducono il pubblico con una spinta ipnotica. Anna-Maria Hefele è emotiva partecipazione in modo etereo e pervasivo, lasciando spazio al proprio mondo dei sogni.

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Gino Castaldo e Matteo Nucci (foto paerco)

Sabato 14 settembre 2024, il tema della serata è “Achille contro Odisseo”: alle 19.30, si confrontano Gino Castaldo, giornalista de La Repubblica, e Matteo Nucci scrittore e saggista. Anche la mitologia ha i suoi Coppi e Bartali. Achille e Odisseo, entrambi eroi dell’epos e schierati dalla stessa parte, sono tuttavia profondamente diversi. Vico preferiva Achille, personificazione di un eroismo delle origini, feroce ma schietto, di una “magnanima natura d’eroi che non san mentire”. Anche Hölderlin esprimerà una predilezione analoga per “il fiore più riuscito e insieme il più caduco del mondo degli eroi”. Quella caducità che renderà Achille, agli occhi di Leopardi, non solo ammirabile ma anche amabile, al pari di Ettore. Odisseo, con la sua abilità nel macchinare inganni, sembrava invece a Vico l’espressione di un’epoca più matura e disincantata, più raffinata sul piano intellettuale e in quanto tale più maliziosa (a Horkheimer e Adorno apparirà come il campione della razionalità strumentale borghese). Di qui, la negazione vichiana dell’unità dell’epos: la distanza tra il sistema di valori dei due poemi è così evidente che soltanto per convenzione si può attribuire a uno stesso ‘Omero’ la paternità dell’Iliade e dell’Odissea. In ogni caso, Achille e Odisseo sono le matrici dell’immaginario occidentale: basti pensare ai temi chiave della guerra, del destino e del viaggio. Tutti peraltro contraddistinti da un’ambivalenza di fondo. Narrativa, teatro e cinema (con esiti alterni) vi hanno attinto a piene mani e continuano a farlo. E ha fatto altrettanto la musica pop. Lo pensava già Eschilo: non facciamo che “raccogliere le briciole del banchetto di Omero”.

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Flo in concerto (foto paerco)

Alle 21, “Canzoni di sale”: Flo in concerto con Flo (Chitarra e voce), Federico Luongo (Chitarra), Francesco Di Cristofaro (Chitarra e baglamas). Canzoni di sale è un ammaliante connubio di musica e parole, canti e racconti. Flo, con attitudine da vera cantastorie, ci porta per mano attraverso le storie di un sud bagnato dal mare, misterioso e affascinante. Attraverso le canzoni che ha scritto in questi anni, ma anche di classici della tradizione partenopea e non solo, Flo ci racconta storie vere, fatte di coraggio, ironia e fatalità. Da quella del transatlantico Lusitania – la nave più grande e veloce del mondo, che all’inizio del secolo scorso, affondava durante la sua prima traversata, portandosi dietro segreti di guerra e storie d’amore, alla storia della campana Ilde Terracciano, la sposa bambina più giovane d’Europa. E ancora la storia di un’altra napoletana, l’illustre e dimenticata Giulia Civita Franceschi, mamma di tutti gli orfani di Napoli. Segue il racconto del grande paroliere E.A. Mario e della sua doppia vita artistica, tanto ironica, quanto amara. Lungo questo racconto musicale, Flo si muove – come sempre ama fare – tra canzone d’autore e suggestioni dal sapore etnico e mediterraneo, restituendo al pubblico uno stile che ormai la rende inconfondibile.

Varese. Il film “Banksy e la ragazza del Bataclan” di Edoardo Anselmi vince il premio del pubblico e quello della giuria tecnica al Varese Archeofilm 2024. Menzione per “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di Nicola Castangia e Andrea Fenu

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Varese Archeofilm 2024: le premiazioni con Marco Castiglioni e Giulia Pruneti (foto archeologia viva)

“Bansky e la ragazza del Bataclan” fa l’asso pigliatutto alla VII edizione di Varese Archeofilm 2024, quattro serate di grandi ospiti e grande pubblico dal 4 al 7 settembre 2024. Il film di Edoardo Anselmi vince il “Premio Città di Varese” al film più gradito al pubblico e “Premio Alfredo e Angelo Castiglioni” assegnato dalla giuria tecnica.

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Frame del film “Banksy e la ragazza del Bataclan” di Edoardo Anselmi

“Premio Città di Varese” al film più gradito al pubblico: “Banksy e la ragazza del Bataclan” di Edoardo Anselmi (Italia / Francia, 52’). Può un’opera di street art esprimere il sentimento di un’intera comunità e diventare oggetto di ricerche sia da parte della polizia italiana che francese? Sì, se è di Banksy! “Banksy e la ragazza del Bataclan” ripercorre l’incredibile viaggio dell’opera iconica realizzata da Banksy al Bataclan, che simboleggia l’orrore del terrorismo e il paradosso della street art e di Banksy stesso.

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Varese Archeofilm 2024: la targa del premio “Angelo e Alfredo Castiglioni” (foto archeologia viva)

“Premio Alfredo e Angelo Castiglioni” – giuria tecnica: “Banksy e la ragazza del Bataclan”. Motivazione: “Il lavoro di Edoardo Anselmi pone efficacemente in luce, attraverso narrazione, testimonianze e interviste, il valore e le contraddizioni della street art e in particolare di una delle opere più significative di Banksy “La Ragazza Triste” dipinta dal misterioso artista sulla porta della discoteca parigina Bataclan teatro della strage terroristica del 13 novembre 2015 e trafugata in seguito da sconosciuti. La pellicola evidenza con chiarezza il rapporto che questa particolare forma d’arte innesca nei confronti del mercato nero, delle leggi sul copyright e sul diritto di proprietà, dei muri pubblici e dei musei privati, senza, però, perdere mai di vista il filo rosso delle indagini che portano al ritrovamento dell’opera trasformandosi, così, in un avvincente poliziesco”.

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Frame del film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di Nicola Castangia e Andrea Fenu

Menzione speciale a: “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di Nicola Castangia e Andrea Fenu (Italia, 42’). Dall’incontro tra l’archeologo Franco Mezzena, scopritore dell’area megalitica di Saint Martin de Corleans ad Aosta, con l’archeologo Giorgio Murru, direttore del Menhir Museum di Laconi, nasce questo docufilm dove Franco Mezzena racconta la sua scoperta avvenuta nel lontano 1969 e, con il suo sorriso luminoso, ci fa viaggiare tra mito e realtà trascinandoci nel mondo del megalitismo e tra le entusiasmanti avventure degli Argonauti, di Cadmo, di Giasone e della figura di Ercole sollecitando, con maestria e profonde conoscenze, il confronto tra il sito megalitico di Aosta e la Sardegna preistorica. Motivazione: “Il film si fa apprezzare per il tono divulgativo dove vengono accostate con efficacia le scoperte archeologiche con le affascinanti avventure degli eroi mitologici. Attraverso la figura di Mezzena, si delinea un percorso di scienza, storia e poesia, utilissimo anche per avvicinare le giovani generazioni al mondo dell’archeologia”.

Taormina. Iside tra Sant’Agata e Santa Lucia: a Palazzo Ciampoli la conferenza “Nostra Signora del Mediterraneo Antico. Navigazione e culto di Iside tra ellenismo e impero” con Tigano, Frisone e Cavillier, a margine della mostra “Da Tauromenion a Tauromenium”

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Il culto di Iside, divinità dell’antico Egitto adorata anche in Sicilia durante l’epoca ellenistica-romana – culto che, secondo gli studiosi, sfociò in quello per Sant’Agata a Catania durante il periodo cristiano, mentre a Siracusa Santa Lucia è associata a Demetra – sarà il tema della conferenza “Nostra Signora del Mediterraneo Antico. Navigazione e culto di Iside tra ellenismo e impero” in programma martedì 10 settembre 2024 a Palazzo Ciampoli, alle 18. Un evento a latere della mostra “Da Tauromenion a Tauromenium” (Palazzo Ciampoli, aperta tutti i giorni, dalle 10 alle 19, fino al 30 novembre 2024: vedi Taormina. A Palazzo Ciampoli apre la mostra archeologica e multimediale “Da Tauromenion a Tauromenium. Alla scoperta della città invisibile tra storia e archeologia” con reperti, elementi architettonici, frammenti e statue rinvenuti durante gli scavi antichi e recenti (come la Sacerdotessa di Iside) e la ricostruzione animata degli edifici | archeologiavocidalpassato) che ha visto il rientro dal Museo Salinas di Palermo della statua della Sacerdotessa di Iside (II d.C.) ritrovata a Taormina nel 1867 in un terreno accanto alla chiesa di San Pancrazio. Edificio che anticamente era proprio un santuario dedicato alle divinità egizie di Iside e Serapide: un serapeion (tempio dedicato a Serapide) trasformato nei secoli in chiesa cristiana. A parlarne, introdotti da Gabriella Tigano (archeologa e direttrice del Parco archeologico Naxos Taormina) – che per questa mostra ha avuto in prestito la statua della sacerdotessa di Iside recuperata a Taormina nel 1867 e da allora esposta al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo – saranno Flavia Frisone (storica dell’università del Salento) e Giacomo Cavillier (egittologo dell’università del Cairo) che mostreranno come il culto di Iside, partendo dalle rive del Nilo, si sia integrato, trasformandosi nel contesto culturale del Mediterraneo antico.

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Mostra “Da Tauromenion a Tauromenium”: la Sacerdotessa di Iside osservata dagli archeologi Gabriella Tigano, Dario Barbera e Maria Grazia Vanaria (foto regione siciliana)

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La prof. Flavia Frisone, storica greca dell’università del Salento (foto parco naxos taormina)

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L’egittologo Giacomo Cavillier dell’università del Cairo (foto parco naxos taormina)

Al centro dell’incontro la straordinaria importanza del culto di Iside, il cui influsso si estese in tutto il Mediterraneo durante il periodo ellenistico e romano. Divinità dell’antico Egitto, terra che nell’antichità classica era considerata origine di culti arcani e venerabili, Iside ha esteso il proprio influsso ben oltre le sponde del Nilo. Dea protettrice e signora di arti magiche, Iside era considerata un nume capace di ascolto per i suoi devoti: una dimensione empatica e comunicativa che diede al suo culto una rilevanza unica e universale nel mondo ellenistico-romano. Lo spiega Flavia Frisone: “Prendendo le mosse da un reperto importantissimo segno della dimensione storica e culturale dell’antica Tauromenion, esploreremo una figura divina che espresse appieno il peculiare legame fra il mare e il sacro che fu di tutte le civiltà del Mediterraneo antico”. Mentre il racconto di Giacomo Cavillier parte “Dal culto isiaco nell’ Egitto tolemaico – spiega – per giungere nella Roma imperiale e cristiana. In questo sentiero magico-rituale, si tenterà di delineare importanti aspetti del sincretismo di Iside con divinità femminili del pantheon classico ed ellenistico e di fare emergere la sua dimensione culturale, politica e religiosa nel contesto imperiale romano”.

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La statua della Sacerdotessa di Iside durante i lavori di riallestimento del museo “Antonio Salinas” di Palermo nel progetto “No Memory” di Iole Carollo (foto iole carollo)

La statua della Sacerdotessa di Iside è stata restaurata nel 2016, durante i lavori di riallestimento del museo “Antonio Salinas” di Palermo e fotografata, insieme ad altre sculture della collezione, da Iole Carollo, autrice del progetto “No memory” dedicato al periodo di chiusura del museo e alla narrazione dei reperti temporaneamente oscurati da teli e veline e quindi impossibilitati a rappresentare la memoria della collettività.

Al via al Castello Arcivescovile di Kroměříž (sito UNESCO) nella Repubblica Ceca la conferenza internazionale sull’itinerario culturale europeo dei Santi Cirillo e Metodio con l’intervento del presidente di Fondazione Aquileia Roberto Corciulo

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Il castello arcivescoviule di Kroměříž (sito UNESCO) nella Repubblica Ceca ospita la conferenza internazionale sull’itinerario culturale europeo dei Santi Cirillo e Metodio (foto fondazione aquileia)

Martedì 10 settembre 2024 le sale del Castello Arcivescovile di Kroměříž (sito UNESCO) nella Repubblica Ceca ospitano la conferenza internazionale sull’itinerario culturale europeo dei Santi Cirillo e Metodio, in cui anche Aquileia sarà presente con l’intervento “Example of good practice in a cultural tourism project”, in collegamento video, del presidente di Fondazione Aquileia Roberto Corciulo, anche in rappresentanza del Comune di Aquileia e della Basilica patriarcale di Aquileia. Apre i lavori alle 9.30, Lubomír Traub, presidente dell’Itinerario culturale europeo dei Santi Cirillo e Metodio e vicegovernatore della Regione di Zlín. Quindi gli interventi: 9.50, Martina Dlabajová, membro del Parlamento europeo 2014-2024, su “The importance of cultural routes in the European space and the need for cooperation”; 10.20, Zuzana Vojtová, direttrice dell’Itinerario culturale europeo dei Santi Cirillo e Metodio e dell’Ente per il Turismo della Moravia Orientale, e Lenka Durďáková, segretaria della Regione Moravia Slovacchia, su “Evaluation of the development since 2021, Cyril and Methodius Route as a tourism product”; 11, Tatiana Mikušová, direttrice della Casa slovacca di Centrope, su “Cyril and Methodius Route – a product of cultural tourism”; 11.30, Radim Holiš, governatore della Regione di Zlín, su “Benefits of the cultural route of the Council of Europe to the Zlín Region”; 12, pausa pranzo; 13, Peter Ivanič, Constantine the Philosopher University in Nitra, su “Activities of the scientific committee of the association and exhibition on the veneration of the relics of St. Cyril”; 13.30, Roberto Corciulo, presidente della Fondazione Aquileia, in videoconferenza su “Example of good practice in a cultural tourism project”; 13.55, Petr Hirsch, vicepresidente dell’Ultreia, su “Pilgrim or tourist, their needs in today’s world”; 14.15, Tatiana Mikušová, Casa slovacca di Centrope, Martina Janochová, Itinerario Culturale europeo dei SS. Cirillo e Metodio, e Martin Peterka, Itinerario Culturale europeo dei SS. Cirillo e Metodio, su “Examples of good practice – St. Olav Ways – experience from the visit”.