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Il museo nazionale d’Arte orientale “Giuseppe Tucci” a Roma non chiude ma raddoppia: il direttore del Muciv anticipa l’ambizioso progetto per il trasferimento in tre anni delle collezioni da Palazzo Brancaccio in via Merulana all’Eur. Ecco i progetti di mostre e allestimenti temporanei fino all’apertura nel 2019

Palazzo Brancaccio, sede storica del museo nazionale d’Arte orientale “Giuseppe Tucci”, in via Merulana a Roma

Cosa c’è di vero nella chiusura del museo nazionale d’Arte orientale “Giuseppe Tucci” in via Merulana a Roma il 31 ottobre 2017? Che fine faranno le preziose collezioni? Sono solo notizie false, quelle fake news di cui tanto si parla? Respinge tutti questi allarmi Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà, istituto autonomo che ha accorpato il museo Tucci, e che da tempo è bersaglio di petizioni, manifestazioni, post, con domande sul futuro del museo e delle sue collezioni, sulla valorizzazione del suo patrimonio, sulla possibilità di poterlo rivedere. Gambari non si limita a smentire che la chiusura del 31 ottobre sia la tomba del Mnao, ma cerca di rispondere a ogni dubbio sollevato anticipando quanto verrà illustrato al pubblico nell’incontro “Aperti per lavori. Le prospettive e i progetti del museo delle Civiltà”, in programma il 1° novembre 2017, alle 10.30, al museo Preistorico etnografico “Luigi Pigorini” all’Eur di Roma. Così si scopre che c’è un preciso progetto di potenziamento delle collezioni di via Merulana, finanziato come investimento con circa 10 milioni di euro su fondi Cipe nel triennio 2017-2019: “Un passo di adeguamento e potenziamento del museo delle Civiltà”, sottolinea Gambari, “ma anche un’occasione unica per una reale rinascita e innovazione del museo d’Arte orientale Giuseppe Tucci”.

Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà, che accorpa il museo Pigorini, il museo Tucci, il museo dell’Alto Medioevo e il museo delle Arti e tradizioni popolari

Tre anni per rinascere. Il direttore del Muciv snocciola le tappe del progetto. “Si parte in dicembre 2017 con la mostra “Aperti per lavori”:  su una superficie circa pari all’attuale superficie museale saranno disponibili al pubblico, in una mostra temporanea negli spazi disponibili del museo Preistorico etnografico nazionale Pigorini, i più rappresentativi materiali delle diverse sezioni del museo (circa un 40% del totale). A gennaio 2018 è prevista una prima presentazione antologica temporanea delle collezioni Ismeo e Isiao nei locali del museo di Arti e tradizioni popolari. Verso maggio 2018 si inaugurerà nel Salone delle Scienze del museo Pigorini una mostra temporanea di costumi cinesi, in occasione degli scambi Italia-Cina nell’ambito del progetto Via della Seta 4.0. Verso ottobre, per il centocinquantenario dell’avvio delle relazioni diplomatiche tra Italia e Thailandia, si inaugurerà una grande mostra in cui saranno esposti, con altri in prestito, i reperti da quest’area provenienti dalle collezioni del museo d’Arte orientale e del museo Pigorini. Nel 2019 saranno aperti gradualmente tutti i nuovi allestimenti delle sezioni d’arte orientale, aggiornati e finalmente resi consoni ai principi più avanzati della museografia europea, nei nuovi spazi Inail a lato dello sviluppo delle sezioni Preistoriche ed etnografiche (che si estendono su una superficie che risulta oltre il doppio delle attuali e più fruibile), con caffetteria, bookshop, oggettistica e tutto quanto risulta indispensabile per un museo nazionale contemporaneo, concepito come aperto e inclusivo e non come un salotto antiquario. Tutto questo ovviamente non era e non sarebbe mai stato possibile a Palazzo Brancaccio in via Merulana”.

Il museo Pigorini si affaccia su piazza Marconi all’Eur dove si articoleranno tutte le sedi del museo delle Civiltà

Il Mnao muoverà dunque dal centro storico di Roma all’Eur. Proprio il museo delle Civiltà, come previsto alla sua fondazione nel 2016, è al momento fortemente impegnato nel trasferimento – e nel riallestimento molto rapido all’Eur in nuovi spazi messi a disposizione dall’Inail sempre nel complesso di piazza Guglielmo Marconi – del museo d’Arte orientale “Giuseppe Tucci”. “Un compito complesso”, continua Gambari, “perché è la prima volta, dallo spostamento un po’ tumultuoso all’Eur del museo Pigorini tra il 1975 e il 1977, che si rilocalizza in Roma un grande museo nazionale. Ben consapevoli di questo, dopo un’approfondita fase di progettazione, si è giunti al programma di lavoro che tutto il personale del Muciv, che comprende anche il personale del Mnao con tutti gli specialisti delle singole sezioni, sta affrontando con grande professionalità e senso di responsabilità”. Attualmente le collezioni in via Merulana sono fruibili solo in parte perché, anche senza contare i depositi, circa un quarto delle sale espositive sono chiuse al pubblico, a causa di un principio di incendio per un cortocircuito dell’impianto di condizionamento nell’agosto 2016, che ha costretto a uno sgombero d’urgenza il museo.

I preziosi interni di Palazzo Brancaccio che ha ospitato le collezioni di arte orientale

Il museo d’Arte orientale occupa gli spazi di Palazzo Brancaccio in via Merulana a Roma dal 1957. “Quella sede, provvisoria e in affitto da privati, fu scelta solo perché sede dell’Ismeo, oltre che di una parte della soprintendenza di Ostia. Con il trasferimento verso la fine degli anni ’90 di quest’ultima e dell’Ismeo (proprio per l’improponibilità del protrarsi della locazione) cessa ogni legame strutturale per la permanenza del Mnao in affitto in una sede privata (in contraddizione con quanto disposto in anni recenti dalla spending review e con tutte le prescrizioni della Corte dei Conti sulla valorizzazione del demanio dello Stato e sulla riduzione delle locazioni passive) che, nonostante tutti i canoni versati in circa 60 anni di affitto (più o meno un totale corrispondente a 5 volte l’indennità di esproprio), non ha mai potuto essere acquisita al patrimonio pubblico proprio per i suoi evidenti difetti strutturali. La valorizzazione di Palazzo Brancaccio, di cui l’ex Mnao occupa solo alcuni appartamenti e che ha gli evidenti limiti di una residenza privata vincolata, può e deve avvenire attraverso usi pubblici o privati compatibili e idonei con tale destinazione”.

Le vetrine del museo di Arte orientale in una sala di Palazzo Brancaccio a Roma

La sede di via Merulana – ribadisce Gambari – non è adeguata, in una visione moderna, a ospitare il museo nazionale d’Arte orientale perché si tratta di un condominio in cui i servizi comuni (portineria, scale, ascensore), ormai con evidenti problemi gestionali e di sicurezza, sono condotti da privati, a questo si aggiungano anche probabili contenziosi dell’eredità della principessa Brancaccio che possono interagire con relazioni contrattuali legati al Palazzo. “I problemi strutturali sono notevoli: i passaggi tra le sale sono tipici di una residenza e non adatti all’affluenza di un grande pubblico, manca qualsiasi montacarichi, manca l’ascensore (quello storico, per poche persone, è completamente fuori standard per il servizio al pubblico, e categoricamente proibito a qualsiasi trasporto di materiali anche leggeri). Il cortocircuito con principio d’incendio del 2016 ha messo in evidenza difetti impiantistici e obbliga, per la concessione ex-novo della certificazione di legge, all’adeguamento di impianti e struttura agli alti standard attuali, che mal si adattano, per costi e per impatto sull’apparato murario e decorativo, all’intervento in una delicata struttura residenziale antica di alto pregio in proprietà privata”.

La pianta con la nuova organizzazione degli spazi delle diverse collezioni accorpate nel museo delle Civiltà

E così il “Tucci” andrà all’Eur. “I risparmi operativi alla fine saranno consistenti, anche senza considerare le economie di scala nella gestione accentrata in un’unica struttura attorno a piazza Guglielmo Marconi delle diverse componenti museali del Muciv, ma la motivazione prevalente è quella di valorizzare e potenziare con un’amministrazione corretta, non di risparmiare. L’affitto per un po’ meno di un milione di euro annui dall’Inail (cioè in una sostanziale partita di giro all’interno del patrimonio dello Stato, non un versamento a privati) di oltre 10mila mq di edifici pensati e costruiti dall’origine per ospitare musei, magazzini e mostre rispetto ai 3mila mq di porzioni di un palazzo nobiliare in via Merulana, affittati per circa 700mila euro annui, è ovviamente più vantaggioso e non paragonabile. Gli spazi previsti nella nuova sede di circa mille mq destinati a servizi museali in locazione (ristorazione/caffetteria di qualità, un ampio bookshop specializzato, un temporary shop) saranno anche fonte di canoni che abbatteranno a bilancio consuntivo la locazione stessa. Il fatto che la proprietà di via Merulana abbia offerto un affitto ridotto per 480mila euro, a fronte della limitazione del museo quasi alle sole sale espositive, evoca altre considerazioni. Nel nuovo contratto sarebbero infatti esclusi i locali occupati dalla biblioteca, da un laboratorio e da parte degli uffici”.

Shiva e Parvati: il prezioso rilievo fa parte delle collezioni del museo di Arte orientale

Un futuro per il Mnao nella tradizione o snaturato? Gambari tranquillizza ricercatori e appassionati. “Il museo nazionale d’Arte orientale tendeva già ad essere, pur senza spazi adeguati e senza idonee possibilità di sviluppo, molto più di un museo di oggetti artistici. All’interno del nuovo museo delle Civiltà manterrà la propria identità (e l’intestazione a Giuseppe Tucci), ma si legherà alle eccezionali e non esposte al pubblico collezioni etnografiche dall’Asia del museo Pigorini (come si vedrà già nella mostra sulla Thailandia tra un anno) e si potrà finalmente aprire anche a tutta una serie di visioni trasversali e rivolte a un’utenza più ampia, in una logica di presentazione non solo di oggetti ma di culture, civiltà e occasioni di dialogo e relazioni interculturali. Il nuovo allestimento – conclude – consentirà l’integrazione multimediale, la realtà aumentata, le sollecitazioni emozionali, il multilinguismo, con una realizzazione innovativa che sarà poi estesa di ritorno anche alle sezioni del museo Pigorini, del museo dell’Alto Medioevo, del museo delle Arti e tradizioni popolari”.

Venezia sarà protagonista nel 2018 dei principali eventi della Fondazione Giancarlo Ligabue che chiude alla grande il primo triennio di attività: una nuova grande mostra sugli Idoli nel mondo antico e un simposio internazionale per capire come l’uomo conquistò la Terra

“Idols. Gli sguardi del potere” è la nuova mostra-evento della Fondazione Giancarlo Ligabue

Gli Idoli del mondo antico, dall’Indo all’Egitto, invadono Venezia. Proprio la mostra evento “Idols. Gli sguardi del potere”, dal 1° settembre 2018 al 6 gennaio 2019, sarà il nuovo grande progetto espositivo della Fondazione Giancarlo Ligabue che chiude così il primo triennio di attività, avviata dopo la scomparsa di Giancarlo Ligabue (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/01/26/e-morto-giancarlo-ligabue-imprenditore-archeologo-paleontologo-mecenate-sostenne-130-spedizioni-nei-cinque-continenti-fondo-il-centro-studi-ricerche-e-stato-lo-scienziato-veneziano-piu-famoso-a/): un anno particolarmente ricco il 2018, con due mostre evento in laguna; un importante symposium internazionale con Donald Johanson, e i “dialoghi della fondazione”. E sarà Venezia il teatro principale delle iniziative, la città di Inti Ligabue presidente della Fondazione, il luogo dove quasi cent’anni fa è iniziata l’avventura imprenditoriale della famiglia e dove hanno preso corpo la passione di esploratore e studioso del padre Giancarlo e si è formata la Collezione Ligabue.

Inti Ligabue, presidente della Fondazione Giancarlo Ligabue

L’appuntamento di un intero anno con Venezia rappresenta il coronamento di un percorso che finora ha coinvolto in diverse città italiane quasi 100mila persone promuovendo cataloghi e ricerche, nuove collaborazioni con Istituzioni culturali nazionali e internazionali. Oltre ai 45mila contatti social, circa 3mila studenti veneti in questi mesi hanno partecipato ad attività di laboratori promossi dalla Fondazione. Da qui si parte: “Con la consapevolezza”, ribadisce il presidente Inti Ligabue, “che studiare un oggetto materiale, sia esso un vaso maya o una statua dea madre, significa dar voce a culture e umanità diverse, che hanno lasciato molti altri segni nella storia, e che la conoscenza e il recupero delle civiltà antiche è presupposto essenziale, come diceva mio padre, per la comprensione della nostra comune umanità”.

Dopo Firenze, Rovereto, Napoli, la mostra “Il mondo che non c’era” approda a Palazzo Loredan a Venezia

Gennaio 2018, inizia il ricco calendario di iniziative. Dal 12 gennaio 2018, dopo aver fatto tappa al museo Archeologico di Firenze, a Palazzo Alberti Poja a Rovereto e al museo Archeologico nazionale di Napoli, approda a Palazzo Loredan a Venezia, la mostra “Il mondo che non c’era. L’arte precolombiana nella Collezione Ligabue” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/06/13/apre-al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-la-mostra-il-mondo-che-non-cera-con-i-capolavori-della-collezione-ligabue-dedicata-alle-tante-e-diverse-civilta-precolombiane/). Oltre 150 opere ci conducono tra le meraviglie dei Maya, degli Aztechi degli Inca e di tanti altri popoli che hanno abitato la Mesoamerica e l’America del Sud prima dell’arrivo di Cristoforo Colombo e dei Conquistadores. Un continente intero – con decine di differenti culture – palpitante di umanità, rimasto per l’Europa dietro il velo degli oceani fino al 1492, verrà svelato nella sede dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti.

Il manifesto della mostra “Idols. Gli sguardi del potere” a Palazzo Loredan di Venezia dal 1° settembre 2018 al 6 gennaio 2019

Lo stesso Palazzo Loredan sarà anche l’importante location del successivo e inedito progetto espositivo della Fondazione Giancarlo Ligabue, in programma nella seconda parte dell’anno.  “Idoli, gli sguardi del potere”, dal 1° settembre 2018 al 6 gennaio 2019, sarà un viaggio attraverso il tempo e lo spazio – in un’ampia area geografica dal Mediterraneo all’Indo, all’Egitto – dal tardo Neolitico all’Antica Età del bronzo ( ca. 4000-2000 a.C.), per indagare l’affascinante rappresentazione antropomorfa e il suo approccio artistico nelle società complesse che allora si stavano affermando. Mistero, comando, fertilità, geni e spiriti: ecco l’universo di sguardi che incontreremo in questa spettacolare esposizione curata da una grande studiosa del settore, Annie Caubet, già curatrice al Louvre. Assieme a opere notevoli della Collezione Ligabue sarà possibile osservare numerosi prestiti da prestigiosi musei europei e internazionali e famose collezioni private.

Donald Johanson, lo scopritore di Lucy, presiederà a maggio 2018 il simposio “How Humans Conquered the World”

Nel 2018 continueranno anche gli appuntamenti con i “Dialoghi della Fondazione”, incontri promossi con intellettuali di diversi campi del sapere e della cultura (tra i precedenti il teologo Vito Mancuso, il critico d’arte Philippe Daverio e il matematico e logico italiano Piergiorgio Odifreddi: vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/04/05/levoluzione-di-dio-luomo-e-la-ricerca-del-sacro-il-noto-teologo-vito-mancuso-apre-a-venezia-i-dialoghi-proposti-dalla-fondazione-giancarlo-ligab/) per avvicinare gli studiosi a un vasto pubblico di appassionati riflettendo sulle più ampie tematiche, in piena aderenza al motto della Fondazione “Conoscere e far conoscere”: tutti incontri a ingresso gratuito. Grande attesa anche per il Symposium internazionale presieduto da Donald Johanson, scopritore di Lucy, che – voluto da Inti Ligabue e promosso dalla Fondazione Giancarlo Ligabue – nel maggio del prossimo anno porterà a Venezia paleontologi e antropologi da ogni parte del mondo per fare il punto su come gli uomini abbiano conquistato la terra (“How Humans Conquered the World”) alla luce delle recenti scoperte paleontologiche. La Fondazione prosegue le sue collaborazioni con scienziati e università internazionali (Usa, Perù, Kazhakstan, per esempio); mentre il “Ligabue Magazine” – la rivista scientifica edita in italiano e inglese dalla Fondazione, il cui direttore editoriale è Alberto Angela – è divenuto ormai oggetto da collezione ambitissimo, grazie ai contribuiti di noti studiosi e al ricchissimo corredo iconografico.

VII Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Catania): un viaggio attraverso i luoghi e il tempo con una ventina di film, incontri con i protagonisti, laboratori per i ragazzi, visite guidate, aperitivi al museo

La locandina della VII Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Ct)

Pubblico nella chiesa sconsacrata di San Benedetto e Santa Chiara sede della rassegna di Licodia Eubea

Alessandra Cilio, direttore artistico della Rassegna di Licodia Eubea con Lorenzo Daniele

Una ventina di film, incontri con i protagonisti, laboratori per i ragazzi, visite guidate, aperitivi al museo: ecco la VII Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, 6° Premio “Antonino Di Vita”, 4° Premio “Archeoclub d’Italia”, che si tiene nel piccolo centro dell’entroterra catanese da giovedì 19 ottobre a domenica 22 ottobre 2017, promosso dall’associazione culturale ArcheoVisiva e dall’Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea “Mario Di Benedetto”. “Licodia Eubea, ancora una volta, diventa il nostro cinematografo d’autunno”, scrivono Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, direttori artistici della rassegna, nel dare il benvenuto agli ospiti: “Le luci si abbassano dentro la piccola chiesa sconsacrata di San Benedetto e Santa Chiara e si comincia a viaggiare attraverso i luoghi e il tempo. Esploreremo le grotte dipinte di Chauvet e Lascaux, e gli imponenti megaliti preistorici eretti lungo le coste dell’Atlantico, visiteremo la Sardegna nuragica, templi e fortificazioni greche, anfiteatri romani di Sicilia. Ci spingeremo fino al villaggio turco di Enoanda, dove è stata rinvenuta la più lunga iscrizione filosofica del mondo antico, e ancora più ad Oriente, nella iraniana Esfahan, dove la Moschea del Venerdì si svelerà in tutto il suo splendore. Ma assisteremo anche a storie di archeologia frantumata, ferita, di civiltà abusate e piegate alla logica illogica della politica e di torbidi traffici internazionali”. Anche quest’anno non mancano le conversazioni con ricercatori, registi e autori per creare un dialogo tra i produttori e gli archeologi. E certo, a scorrere gli ospiti presenti, la kermesse di Licodia Eubea si conferma un appuntamento di tutto rispetto. Alla VII Rassegna sarà possibile incontrare i registi Canio Alfieri Sabia, Marc Azéma, Giovanna Bongiorno, Davide Borra, Peter Brems, Jean-Marc Cazenave, Tristan Chytroschek, Pascal Cuissot, Faranak Djalali, Andrea Fenu, Sonia Giardina, Daniele Greco, Nazım Güveloğlu, Rüdiger Lorenz, Wolfgang Luck, Claudio Rossi Massimi, Davide Melis, Davide Morena, Rosanna Pesce, Lucio Rosa, Marie-Anne Sorba, Wim van den Eynde. E poi gli archeologi Stefania Berutti, Michele Stefanile; il direttore della rassegna del cinema archeologico di Rovereto Dario Di Blasi; il pittore Alessandro La Motta. Tra le autorità, Massimo Frasca, docente di Archeologia classica all’università di Catania; Maria Antonietta Rizzo Di Vita, docente di Etruscologia e antichità italiche all’università di Macerata; Dario Palermo, direttore scuola specializzazione Beni archeologici dell’università di Catania; Maria Grazia Patanè, soprintendente ai Beni Culturali e ambientali di Catania; Laura Maniscalco, Orazio Palio, docente di Scienze della Formazione all’università di Catania; Andrea Patané e Maria Turco della soprintendenza per i Beni Culturali e ambientali di Catania; Fulvia Toscano, presidente dell’Archeoclub d’Italia di Giardini Naxos; il sindaco di Licodia Eubea, Giovanni Verga, e l’assessore Dario Tripiciano.

La mostra di Alessandro La Motta “Le dee madri nella terra del mito. Un viaggio in Sicilia”

Tra le attività collaterali, momenti ludico-didattici dedicati alle scuole e una mostra d’arte pittorica dal titolo evocativo, “Dee madri nella terra del mito”, realizzata da Alessandro La Motta. Il percorso espositivo ruota intorno all’arte classica, spiegano i promotori, e trae ispirazione dall’archeologia della Sicilia. Ideato alcuni anni fa, questo affascinante percorso di rilettura dell’antico si è concretizzato in alcuni interessanti allestimenti realizzati in spazi di grande interesse archeologico e storico. Questi innesti di arte contemporanea in contesti naturalmente vocati a ospitare l’arte antica hanno consentito un autentico stimolante dialogo tra passato e presente, rafforzando l’idea che la rilettura del passato in chiave moderna possa rappresentare un’occasione di rinascita per quel mondo visivamente sbiadito ma solo apparentemente lontano da noi. La mostra è una raccolta di opere pittoriche con cui l’artista celebra il mondo classico e lo straordinario patrimonio archeologico siciliano traendo ispirazione in particolare da un mito tanto caro all’isola al centro del Mediterraneo, quello di Demetra, Persefone e Ade. Connesso all’alternarsi delle stagioni e alla ciclicità del tempo e dalle fonti letterarie classiche collocato sulle sponde del lago di Pergusa (Enna), il mito del rapimento di Persefone/Proserpina da parte di Ade/Plutone è tornato all’attenzione del grande pubblico dopo la restituzione alla Sicilia della scultura in terracotta di età greca nota come “testa di Ade”, trafugata negli anni Settanta da Morgantina, e rimpatriata in Italia nel 2016 dal J.P. Getty Museum di Los Angeles, grazie al lavoro scientifico promosso da Serena Raffiotta (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/12/07/barbablu-torna-a-casa-la-testa-di-ade-dal-21-dicembre-sara-esposta-definitivamente-al-museo-archeologico-di-aidone-enna/). Proprio questa vicenda ha fortemente stimolato in Alessandro La Motta il desiderio di dedicare un nuovo progetto al mondo classico, traendo ispirazione proprio da quei miti e racconti della letteratura antica che riguardano la Sicilia e vi sono ambientati, come quello di Demetra, Persefone e Ade, senza trascurare i miti omerici e le leggende siciliane, avvicinandosi ai riti e alle divinità che la penetrazione greca del territorio centro e sud orientale della Sicilia ha lasciato, con le imponenti e numerose vestigia archeologiche.

Il film “Catania da scoprire: l’Anfiteatro di Catania” di Sonia Giardina apre la rassegna

La VII Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea apre ufficialmente giovedì 19 ottobre 2017, alle 17.30, con gli interventi di Giacomo Caruso, presidente Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea; Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, direttori artistici della Rassegna; Giovanni Verga, sindaco di Licodia Eubea; Maria Grazia Patanè, soprintendente ai Beni Culturali e ambientali di Catania. La prima proiezione, alle 18, per “Cinema e archeologia”, gioca in casa con il film “Catania da scoprire: l’Anfiteatro di Catania” di Sonia Giardina (13’, Italia, 2014). Archeologia e arte si mescolano con naturalezza alla realtà urbana di piazza Stesicoro: qui l’anfiteatro romano, i palazzi settecenteschi e la vitalità del centro storico offrono al visitatore un percorso unico. Un documentario realizzato dagli studenti del “Laboratorio multimediale di comunicazione dei Beni Archeologici” del Dipartimento di Scienze della Formazione. Segue il film fuori concorso “Paesaggi calatini. Terre d’Africa e d’Europa” di Davide Melis (48’, Italia, 2017). È un racconto sulle caratteristiche geologiche, archeologiche, artistiche e monumentali del territorio calatino. Il linguaggio del documentario tende attraverso gli occhi di una Musa ad accompagnare lo spettatore durante le tappe più importanti del viaggio. Tra immagini, suoni e parole, si intende stimolare lo spettatore alla scoperta e l’appassionato ad approfondire le sue conoscenze su questo territorio a metà tra l’Africa e l’Europa. Alle 19, per “Incontri di archeologia” Maria Turco della soprintendenza di Catania e Orazio Palio dell’università di Catania intervengono su “Nuove indagini archeologiche a Licodia Eubea” condotte recentemente dalla soprintendenza in sinergia con l’Archeoclub. Alle 19.30, tradizionale appuntamento con l’Aperitivo al Museo: visita guidata alle sale del museo civico “Antonino Di Vita” con degustazione di prodotti enogastronomici tipici. “Cinema e Archeologia” riprende alle 21 con il film fuori concorso “La sindrome di Antonio” di Claudio Rossi Massimi (105’, Italia, 2016). Commedia on the road che racconta il viaggio di un giovane ragazzo, Antonio, attraverso la Grecia per riscoprire i luoghi affascinanti, il mito di Platone e in fondo, alla fine, anche se stesso.

Alla rassegna di Licodia Eubea la sezione “Ragazzi e Archeologia”

La seconda giornata della rassegna, venerdì 20 ottobre 2017, apre alle 10.30 con “Ragazzi e Archeologia”, sezione dedicata a film d’animazione, docufiction e attività didattiche pensate per il pubblico più giovane: “Picchetto l’Archeologo: lo scavo” di Davide Morena (47’, Italia, 2011-2013). Picchetto L’Archeologo è un progetto de Le chiavi della Città, rivolto ai ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo grado che hanno aderito alle proposte didattiche dell’assessorato alla Pubblica Istruzione di Firenze. Un’iniziativa che si inserisce nell’ambito di un piano d’intervento dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze volto a favorire l’approfondimento di temi legati alla storia, all’archeologia e alle tradizioni del territorio, in collaborazione coi Servizi Educativi della soprintendenza per i Beni archeologici della Toscana, il museo Archeologico e il museo Egizio di Firenze. Il programma continua nel pomeriggio. Alle 17, per “Cinema e Archeologia” il film “Via Herculia. Terre Lucane” di Canio Alfieri Sabia (8’, Italia, 2015). L’obiettivo è quello di far ripercorrere l’antica Via Herculia, una strada costruita in età imperiale nel cuore della Lucania, come un itinerario di conoscenza storica e culturale legato alle tradizioni agroalimentari tipiche del territorio lucano, tratteggiando i contenuti di una ricerca scientifica condotta con approccio multidisciplinare. Segue il film “La Diocesi di Tricarico nella sua storia. L’eredità culturale di una comunità” di Canio Alfieri Sabia (6’, Italia, 2016). Il video, prendendo spunto dai risultati di una ricerca multidisciplinare che ha consentito l’allestimento di un Museo diocesano, racconta dell’eredità artistica e culturale di una comunità ricca di storia, le cui virtù hanno permesso di trasmettere alle future generazione l’essenza della propria identità. Chiude questa sezione il film “Guerrieri rubati” di Wolfgang Luck (52’, Germania, 2014). Com’è possibile che una statua del più famoso tempio di Cambogia finisca nel catalogo d’asta di Sotheby? Il documentario narra la storia di un incredibile caso d’arte rubata. Seguiremo le tracce della scultura trafugata di un emblematico guerriero, da un tempio Khmer fino ad un’elegante casa d’aste a New York. Un viaggio investigativo nel torbido mondo del commercio di antichità.

Il regista Lucio Rosa e il direttore artistico Lorenzo Daniele

Per “Incontri di Archeologia”, alle 18.30, l’archeologa Stefania Berutti su “La Storia viva, viva la Storia! La divulgazione scientifica attraverso i romanzi storici”. Dopo l’incontro riprende “Cinema e Archeologia” con il film “Quando Homo Sapiens inventò il suo cinema” di Pascal Cuissot, Marc Azéma (52’, Francia, 2015). Il documentario porta lo spettatore sulle prime tracce  del cinematografo, attraverso 20mila anni di arte paleolitica. Gli esperti di cinema rimangono increduli di fronte ai numerosi casi di scomposizione del movimento e alla scoperta di un meccanismo in grado di creare un’animazione combinando due immagini. Un’indagine sorprendente, che ci conduce fino al cuore del DNA culturale del genere umano. Quindi, alle 20, pausa per “Aperitivo al Museo”: visita guidata alle sale del museo civico “Antonino Di Vita” con degustazione di prodotti enogastronomici tipici. La Rassegna riprende alle 21.30 con il film “Pokot. Un popolo della savana” di Lucio Rosa (45’, Italia, 2009). Nelle savane del Kenya nord-occidentale vivono i Pokot, un popolo di pastori. La vita dei Pokot, pastori seminomadi, tradizionalmente lontana dal progresso, è rimasta quasi immutata nel corso dei secoli. Tuttavia, oggi, anche tra i Pokot molte tradizioni, usi, costumi stili di vita, stanno cambiando adattandosi al presente.

Il film “Himera e il Tempio della Vittoria” di Davide Borra apre la terza giornata della rassegna

La terza giornata della Rassegna, sabato 21 ottobre 2017, inizia direttamente nel pomeriggio alle 17.30. Per “Cinema e Archeologia” si proietta il film “Himera e il Tempio della Vittoria” di Davide Borra (12’, Italia, 2016). Il video racconta le vicende legate alla famosa battaglia di Himera vinta contro i Cartaginesi nel 480 a.C., presenta la ricostruzione virtuale del Tempio della Vittoria e termina con le immagini relative alla recente campagna di scavo della necropoli occidentale e la straordinaria scoperta di fosse comuni e sepolture di cavalli. Segue il film “Assalto alle mura greche di Hipponion Valentia” di Rosanna Pesce (4’, Italia, 2016). Delle maestose mura greche di Hipponion Valentia, l’odierna Vibo Valentia, sono giunte a noi solo brevi tratti. Nel corto animato, si svolge un’ipotetica scena di assalto alle mura. Le mura sono totalmente realizzate in computer grafica e uno dei personaggi principali è stato ottenuto dalla scansione tridimensionale del corpo di un atleta. Quindi il film “Tesori in cambio d’armi” di Tristan Chytroschek, Peter Brems, Wim van den Eynde (52’, Germania, 2014). Il traffico clandestino di antichi tesori alimenta guerre e violenza, secondo quanto riferito da Interpol e FBI. Il documentario indaga queste affermazioni e mostra come i proventi del commercio illegale di antichità finanzi attività terroristiche in paesi come Afghanistan, Iraq e Siria. Alle 19, per “Incontri di Archeologia” Michele Stefanile, archeologo subacqueo dell’università di Napoli “L’Orientale” parla di “Andare per le città sepolte”. Quindi alle 20, pausa per l’Aperitivo al Museo: visita guidata alle sale del museo civico “Antonino Di Vita” con degustazione di prodotti enogastronomici tipici. “Cinema e Archeologia” riprende alle 21.30 con il film “Un puzzle gigantesco. L’iscrizione epicurea di Diogene di Enoanda” di Nazım Güveloğlu (32’, Turchia, 2012). L’antica città di Enoanda presso Fethiye ospita quella che è forse la più grande iscrizione filosofica del mondo antico. L’iscrizione, la cui lunghezza massima arriva a ottanta metri, fu fortemente voluta da Diogene di Enoanda per trasmettere la filosofia epicurea alle generazioni future e ai visitatori della città. L’approccio epicureo di concetti come il piacere, la felicità, l’amicizia, i sogni e le divinità, vengono discussi alla luce della storia della ricerca e se ne evidenzia la sorprendente attualità. Chiude la serata il film “La Moschea del Venerdì di Isfahan. Mille anni di cultura islamica” di Rüdiger Lorenz, Faranak Djalali (15′, Iran, 2015). La storia ultramillenaria della grandiosa Moschea di Jamé, comunemente nota come Moschea del Venerdì, di Isfahan. Un viaggio tra le varie epoche e culture che si sono intrecciate nei secoli alla vita di questo straordinario monumento nel cuore della città iraniana.

Ultima giornata, domenica 22 ottobre 2017, e ultimi film in concorso. Alle 17, per “Cinema e Archeologia” il film “Ercole Contu e la scoperta della Tomba dei Vasi Tetrapodi” di Andrea Fenu (19’, Italia, 2017). Nel 1959, ad Alghero, dopo più di 5mila anni di oblio, l’archeologo Ercole Contu riportò alla luce una delle sepolture neolitiche più importanti del bacino del Mediterraneo. A sessant’anni dalla scoperta, l’ultra novantenne archeologo è ritornato nel sito per raccontarci la sua straordinaria avventura : un racconto ricco di storia e di emozioni, dal quale è nato questo documento prezioso da condividere con tutti. Segue il film “L’enigma del Gran Menhir” di Marie-Anne Sorba e Jean-Marc Cazenave (52′, Francia, 2016). Settemila anni fa le popolazioni che vivevano sull’Atlantico hanno innalzato dei megaliti. Grazie alla tecnologia digitale oggi è possibile decifrare il significato di questi simboli preistorici. Alle 18.30, per “Una finestra sul documentario siciliano” interviene il regista Daniele Greco con due suoi film, fuori concorso: il primo, “A lu cielu chianau” (12’, Italia, 2015). Seguendo il taglio narrativo/antropologico, il documentario descrive alcuni degli avvenimenti legati alla festa di Maria SS. Assunta di Randazzo, detta “la Vara”. Attraverso un rito a metà tra il religioso e il pagano, la comunità conferma a se stessa la propria identità. Ogni scena racconta un singolo tassello di quella che viene vista come un’unica grande azione collettiva: un moto tradizionale del popolo dall’origine atavica. L’altro, “Il giorno del muro” (13’, Italia, 2017). “Tre cose sottili sono il maggior sostegno del mondo: il sottile rivolo di latte dalla mammella della mucca dentro il secchio; la foglia sottile del frumento ancora verde sulla terra; il filo sottile sulla mano di una donna industriosa” (The Triads of Ireland, IX secolo). A Capizzi, un borgo di montagna nel cuore della Sicilia, la festa del Santo è occasione per offrire i frutti della terra e rivivere , nella ripetizione dei gesti atavici, un rito dalle origini antiche, che mescola miti religiosi a costumi tribali.

Chiude la rassegna il film fuori concorso “La casa dei dirigibili. L’Hangar di Augusta tra passato e presente” di Lorenzo Daniele

Alle 19, presentazione della mostra “Le dee madri nella terra del mito. Un viaggio in Sicilia” e incontro con l’artista che l’ha curata, il pittore Alessandro La Motta. Alle 19.30, chiude la sezione “Cinema e archeologia” con il film fuori concorso “La casa dei dirigibili. L’Hangar di Augusta tra passato e presente” di Lorenzo Daniele (50’, Italia, 2016). L’Hangar per dirigibili di Augusta è un monumento di archeologia industriale unico nel panorama architettonico internazionale. Tra i primi edifici in Italia interamente realizzati in cemento armato, la sua costruzione cominciò per esigenze militari nel 1917 e si concluse nel 1920, quando la Prima Guerra Mondiale era ormai terminata e l’utilizzo dell’aerostato per fini bellici era stato sostituito dall’idrovolante. La cerimonia di premiazione inizia alle 20.30, con la proclamazione del film più votato dal pubblico. Consegna i premio “Archeoclub d’Italia” Fulvia Toscano, presidente Archeoclub d’Italia di Giardini Naxos. Quindi si passa al premio “Antonino Di Vita”: un’opera dell’artista Santo Paolo Guccione assegnato a chi spende la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio storico-artistico e archeologico. Consegna il premio Maria Antonietta Rizzo Di Vita dell’università di Macerata. “Mondo antico e contemporaneo”, concludono Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, “si osservano all’interno della nostra rassegna, si incontrano e si raccontano a vicenda. Lo fanno attraverso il cinema, la pittura, la scrittura. E il risultato è tale che, come dice qualcuno, si può giocare qualche secondo a chiudere gli occhi, e immaginare che il passato è ieri, e che gli antichi non sono morti da secoli. Si sono solo allontanati un momento”.

La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico del Ventennale parlerà l’arabo: a Paestum viene introdotta la lingua araba nella comunicazione. La Bmta è best practice per l’impegno a favore del dialogo interculturale

La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum parlerà arabo

Il Ventennale allarga gli orizzonti linguistici della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum: dal 26 al 29 ottobre 2017 la Bmta parlerà arabo. È la campagna molto innovativa e senza esempi analoghi in Europa o nel mondo nell’ambito delle Fiere del Turismo, che con lo slogan “Con BMTA il turismo archeologico parla arabo” invita le persone di lingua araba interessate all’archeologia e al turismo culturale a connettersi con il sito http://www.bmta.it o a visitare Paestum, colonia della Magna Grecia che ha fatto tesoro della cultura greca e di quella romana, custodendo le vestigia di entrambe. In arabo non sarà sviluppata solo la comunicazione web, ma anche l’attività di ufficio stampa e la promozione della Borsa con newsletter e una intensa attività attraverso i social network. Che la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum decida di comunicare anche in arabo non capita per caso. La BMTA è riconosciuta quale best practice per l’impegno a favore del dialogo interculturale, non solo attraverso la partecipazione nel Salone Espositivo di circa 25 Paesi Esteri e la presenza annuale di un Paese Ospite Ufficiale (negli anni Egitto, Marocco, Tunisia, Siria, Francia, Algeria, Grecia, Libia, Perù, Portogallo, Cambogia, Turchia, Armenia, Venezuela, Azerbaigian, India), ma anche per dedicare annualmente dal 2015 nell’ambito del programma tre significativi momenti a questo tema. Innanzitutto l’incontro “#pernondimenticare il Museo del Bardo, 18 marzo 2015” con la partecipazione del direttore Moncef Ben Moussa, dopo l’attacco terroristico al museo di Tunisi, per ricordare che il patrimonio culturale è uno strumento fondamentale per il dialogo fra le culture: ogni cittadino del mondo, al di là di appartenenze religiose o politiche, deve essere consapevole che il patrimonio culturale è un bene comune e rappresentazione di identità nazionale, per cui va difeso da tutti i Paesi che fanno della democrazia il loro baluardo.

Siglato alla XIX Borsa Mediterranea del Turismo archeologico l’Accordo di Amicizia tra Paestum e Palmira

Il secondo significativo momento riguarda Palmira con il lancio dell’hashtag “#unite4heritage for Palmyra” e una serie di incontri sulla distruzione del patrimonio culturale, sull’archeologia ferita e sulla disintegrazione delle identità. Quest’anno saranno a Paestum i tre figli di Khaled Asaad, l’archeologo-custode-direttore del sito archeologico siriano patrimonio dell’Unesco, trucidato dai miliziani dell’Isis il 18 agosto 2015: sono Fayrouz, archeologa; Walid, l’ultimo direttore delle Antichità di Palmira; Omar, archeologo. Con loro ci saranno Paolo Matthiae, archeologo e direttore della missione archeologica a Ebla in Siria dell’università la Sapienza di Roma, e Mohamad Saleh, ultimo direttore per il Turismo di Palmira. Palmira, “La Sposa del Deserto”, è la città dell’Antico Regno saccheggiata e distrutta dai terroristi dell’Isis, restituita agli occhi del mondo per la prima volta nel 1929 da Henri Arnold Seyrig (archeologo francese, directeur général des Antiquités de Syrie et du Liban a Beirut – Siria e Libano erano dal 1922 un mandato francese – è stato direttore dei musei di Francia e dell’École du Louvre dal 1960 al 1962). “Uniti per Palmira” significa impegno a tutela dell’identità culturale e spirituale di un unico mondo: quello dei tanti popoli del Mediterraneo che incontrano Roma e l’Ellade per vivificare il deserto. Dove la civiltà trova la sua sposa.

Il manifesto dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

Il terzo momento importante è rappresentato dall’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, il premio dedicato alla scoperta archeologica più significativa del 2016, nel nome del direttore dell’area archeologica e del museo di Palmira, dal 1963 al 2003, che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, alla presenza dei figli Fayrouz, Walid e Omar. Il premio, promosso dalla Borsa e dalla rivista Archeo e giunto alla terza edizione, verrà assegnato in collaborazione con le testate internazionali, tradizionali media partner della BMTA: Antike Welt (Germania), Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia). Le cinque scoperte dello scorso anno candidate alla vittoria sono: Egitto, l’edificio della barca di Sesostri III e i graffiti di 120 navi ad Abido; Francia, la prima opera architettonica dei Neanderthal in una caverna di Bruniquel; Iraq, la grande città dell’Età del Bronzo presso il piccolo villaggio curdo di Bassetki; Pakistan, la città indo-greca di Bazira; Regno Unito, le 400 tavolette di epoca romana ritrovate nella City di Londra (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/06/21/annunciate-le-cinque-grandi-scoperte-archeologiche-del-2016-in-lizza-per-il-terzo-international-archaeological-discovery-award-khaled-al-asaad-promosso-da-borsa-mediterranea-del-turi/).

La Unite4Heritage è una task force composta da 60 unità pronte a intervenire su chiamata degli Stati

La Borsa con questa mission interpreta in pieno la “diplomazia culturale” che il ministro Angelino Alfano persegue nel suo impegno di politica estera, ma anche l’impegno internazionale che l’Italia ha assunto con il ministro Dario Franceschini nei confronti dell’Unesco e quindi del mondo intero di farsi partecipe della salvaguardia del patrimonio dell’umanità con i Caschi Blu coordinati dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale; non ultima l’attenzione che riserva il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca alla cooperazione culturale: il progetto ENI CBC “Mediterranean Sea Basin”, che succede al programma “ENPI – CBC Bacino Mediterraneo 2007-2013”, è il nuovo programma di cooperazione transfrontaliera multilaterale che vede la Campania in partenariato con i Paesi Mediterranei, al fine di creare opportunità economiche attraverso lo sviluppo locale delle destinazioni con siti Unesco e realizzare forme innovative di valorizzazione. “Non è un progetto commerciale, ma culturale”, afferma il fondatore e direttore della Borsa, Ugo Picarelli, “quella di una nuova forma di inclusione sociale, in nome della denominazione Mediterranea della Borsa (area geografica crocevia di civiltà) e del riconoscimento internazionale dell’evento da parte di Unwto e Unesco (le Nazioni Unite del Turismo e della Cultura) quale best practice di dialogo interculturale. Nel Salernitano, come nel Sud Italia, vivono migliaia di cittadini arabi, moltissimi dei quali, probabilmente, del patrimonio culturale non sanno nulla, benché vivano in luoghi dove si afferma la loro storia e dove emerge a pieno una parte non certo secondaria della loro tradizione culturale. Scoprirla non è solo un’acquisizione di conoscenza, ma una opportunità di dialogo e confronto, consapevoli nella loro lingua che il patrimonio culturale, non solo quello dei siti Unesco, appartiene anche a loro”.

XXVIII rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto: la giuria internazionale assegna il XIII premio Paolo Orsi al film francese “L’oeil et la pierre / L’occhio e la pietra”, il pubblico premia lo statunitense “Great Human Odyissey / La grande Odissea umana”

La coreografia sulle note del sirtaki proposto al teatro Zandonai dal Centro arte e movimento di Verona (foto Graziano Tavan)

I segreti della medicina romana, la complessità della diffusione dell’homo sapiens sulla terra, l’affascinante paesaggio del Grand Canyon e le tracce dell’uomo preistorico, e poi miti, riti ancestrali, presenza dell’uomo in un angolo tutto da studiare nella Sicilia più vera: ecco i grandi temi proposti dai film che hanno attirato l’attenzione della giuria internazionale, del pubblico, dei blogger e dei promotori di festival alla XXVIII Rassegna internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, a cura di Dario di Blasi e Barbara Maurina. La cerimonia di premiazione sabato 7 ottobre 2017 in una serata speciale al teatro Zandonai di Rovereto aperto a sorpresa da una coreografia di Valeria Bolla sulle note del sirtaki con il corpo di ballo del Centro arte movimento di Verona: in una settimana sono passati sul grande schermo dell’auditorium Melotti 56 film provenienti da una ventina di Paesi, film  spettacolari, accattivanti, coinvolgenti.

La giuria internazionale del premio Paolo Orsi schierata sul palco del teatro Zandonai con il direttore Dario Di Blasi (foto Graziano Tavan)

Il manifesto della 28.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto dal 3 all’8 ottobre 2017

Il premio più prestigioso, il “Paolo Orsi”, giunto alla 13ma edizione, è assegnato ogni due anni, in ricordo del grande archeologo roveretano, con un riconoscimento in denaro destinato alla produzione di un nuovo documentario, è stato assegnato dalla giuria internazionale al film “L’oeil et la pierre / L’occhio e la pietra” di Marcel Dalaise (Francia, produzione Cnrs Images, 2017). È stato lo stesso direttore artistico Dario Di Blasi a presentare i prestigiosi componenti della giuria: Maura Medri, archeologa e docente di Metodologia della ricerca archeologica e Archeologia dell’Architettura all’università di Roma Tre, accanto agli studi di carattere tradizionale, ha sempre svolto attività sul campo, dirigendo numerosi scavi ad Aquileia, in Liguria, nelle Marche e a Ostia. Ha scritto inoltre vari libri, tra i quali i più fortunati sotto il profilo editoriale sono la guida dei Campi Flegrei e il manuale di rilievo archeologico. Lulli Bertini, archeologa e regista cinematografica, si occupa prevalentemente di divulgazione scientifica, attraverso la realizzazione di audiovisivi e la cura di testi, e di attività didattica con l’ideazione e la gestione di laboratori per gli studenti sia della scuola dell’obbligo sia universitari. Per la produzione di video, tra le varie istituzioni ha collaborato con la soprintendenza archeologica del Veneto; il museo nazionale romano-Crypta Balbi; il Comune di Ravenna; il museo civico di Piadena; il museo civico di Foggia. Ha realizzato per RaiSatArt cinque puntate del programma Punti di vista, dedicato a interviste ad archeologi su problemi di salvaguardia e tutela dei siti archeologici. Per l’attività didattica, dal 2000 collabora con il museo preistorico etnografico Luigi Pigorini di Roma. Per l’attività editoriale ha collaborato e collabora tuttora per numerose opere con l’Istituto della Enciclopedia Italiana, in particolare curando l’area disciplinare archeologica per la IX Appendice della Grande Enciclopedia. Umberto Pappalardo, archeologo e docente di Archeologia classica all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli, ha fatto studi e ricerche nelle università di Basilea, Tübingen e Freiburg i.B. Ispettore degli Scavi di Pompei e direttore degli Scavi di Ercolano, ha condotto scavi in Italia, Grecia, Turchia e Israele e collabora con l’American School of Classical Studies. È membro della Scuola Archeologica Italiana di Atene, dell’Istituto Italiano di Dendrocronologia, dell’Istituto Archeologico Germanico, della Fondazione Alexander von Humboldt e della Premier Minister Takeshita Foundation. Ha al suo attivo centinaia di pubblicazioni, molte delle quali tradotte in tedesco, francese, inglese, spagnolo, giapponese e cinese. Farì Djalali-Lorenz, regista e produttrice cinematografica iraniana, dal 1978 in Germania, dove ha sposato Rüdiger Lorenz, con cui gestisce una casa di produzione e lavora come regista e produttrice. Produce soprattutto documentari per la televisione pubblica tedesca, ma anche per le scuole e le organizzazioni didattiche. Ha prodotto numerosi documentari e reportage in tutto il mondo, come in Iran, Palestina, Turchia, Sud Africa, Botswana, Namibia, Sudan, Camerun, Rwanda, Togo, Kenya, non solo per la televisione tedesca, ma anche per molti canali televisivi internazionali. Sono trasmessi in oltre 40 paesi i film della serie “Schätze der Welt- Erbe der Menschheit”, sui siti del patrimonio mondiale che sono inseriti nella lista UNESCO. Infine Philippe Dorthe, presidente fondatore di ICRONOS, festival International du Film d’Archéologie de Bordeaux, consigliere del dipartimento della Gironda, consigliere regionale della Nuova Aquitania, segue i progetti legati alla valorizzazione e promozione della Grotta di Lascaux.

Il film francese “L’oeil et la pierre / L’occhio e la pietra” ha vinto il XIII premio Paolo Orsi

Dunque il film vincitore del XIII Orsi, “L’oeil et la pierre / L’occhio e la pietra” di Marcel Dalaise, ci permette di accompagnare Muriel Labonnelie, specialista di medicina greco-romana, nella sua sorprendente ricerca sulle “compresse di collirio”, anche note come “compresse dell’oculista”: piccoli reperti all’apparenza insignificanti, ma il cui studio ci consente di scoprire una parte importante della storia della medicina romana del I secolo d.C. Per la giuria “questo delizioso, piccolo film dimostra forse più di altri come l’archeologo sappia trarre dagli oggetti, anche i più minuti, storie incredibili che collegano il passato più remoto alla nostra quotidianità. Dal punto di vista cinematografico, poi, il film mostra una grande sensibilità del regista Marcel Dalaise nel narrare le vicende della protagonista Muriel Labonnelie, sia nel procedere della ricerca scientifica che nel percorso individuale di una donna che si cimenta con la scoperta della sua vocazione”.  La giuria internazionale della Rassegna del cinema archeologico di Rovereto ha attribuito due menzioni speciali per due film di carattere completamente diverso, ma che rappresentano due approcci alla divulgazione dei temi scientifici che risultano particolarmente interessanti. La prima menzione speciale è andata a “La tombe de Gengis Khan, le secret dévoilé / La tomba di Gengis Khan, il segreto rivelato”, di Cédric Robion (Francia, produzione Blanche Guichou/AGAT Films&Cie); la seconda menzione speciale della giuria è andata a “Peau d’Ame / Sottopelle. La favola in superficie” di Pierre Oscar Levy (Francia, produzione Look at Sciences, 2017). Quindi con la giuria internazionale la produzione francese ha fatto l’en plein.

Il film statunitense “Great Human Odyissey / La grande Odissea umana” è stato il più gradito al pubblico

Il Premio Città di Rovereto è stato assegnato dal pubblico, che ha votato i film proiettati da martedì a venerdì. Il documentario più gradito è stato “Great Human Odyissey / La grande Odissea umana” di Niobe Thompson (Usa, produzione NOVA, 2016). I nostri più antichi antenati vivevano in Africa, in piccoli gruppi di poche migliaia di cacciatori-raccoglitori. Uscito dalla culla africana, l’homo sapiens si è rapidamente diffuso in ogni angolo del pianeta. Come hanno potuto i nostri precursori preistorici attraversare il Sahara a piedi, sopravvivere alle ere glaciali e navigare fino alle remote isole del Pacifico? “La Grande Odissea Umana” è uno spettacolare viaggio globale sulle loro tracce lungo una scia di nuovi indizi scientifici, con uno sguardo agli odierni cacciatori del Kalahari, ai pastori di renne siberiani e ai navigatori polinesiani.

Il film italiano “Eis pegas / alle sorgenti” è stato segnalato dagli archeoblogger

Anche quest’anno, per il terzo consecutivo, c’è stata la menzione speciale #ARCHEOBLOGGER, assegnata dalla speciale giuria di 11 archeoblogger coordinati da Antonia Falcone (ProfessioneArcheologo) con Domenica Pate (ProfessioneArcheologo), Paola Romi (blogger freelance), Astrid D’Eredità (ArcheoPop), Alessandro Tagliapietra (blog Archeologia Subacquea), Giovanna Baldassarre (Archeokids), Marina Lo Blundo (Generazione di Archeologi), Marta Coccoluto (blogger freelance), Mattia Mancini (Djed Medu Blog di Egittologia), Michele Stefanile (Archeologia subacquea blog), Stefania Berutti (Memorie dal Mediterraneo). La menzione è andata al film “Eis pegas / alle sorgenti” di Andrea Giannone (Italia, 2016).
L’assistente di Werner Herzog si sposta da Londra a Modica per effettuare un sopralluogo nella Cava Ispica, tra grotte, catacombe, antiche iscrizioni greche, affreschi bizantini e una natura rigogliosa: proverà a illustrarne storia, ricerche archeologiche, restauri, ne studierà i riti religiosi e verrà rapita dal mistero senza tempo della Cava. Il viaggio “éis pegàs”, alle sorgenti del torrente che ha scavato questa Cava, è anche un viaggio verso un passato mitologico che qui vive ancora: una di quelle storie che “non avvennero mai, ma sono sempre”.

La menzione CinemAMoRe al film “Mémoires de Pierre: De l’art au Temps des Dinosaures? / Memorie di Pietra: L’arte al Tempo dei Dinosauri?”

Menzione speciale anche da parte da CinemAMoRe, nato dalla collaborazione tra la Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, il Trento Film Festival e il Religion Today Film Festival e promosso dall’assessorato alla Cultura della Provincia Autonoma di Trento per promuovere e valorizzare sul territorio la ricchezza e la varietà dei materiali cinematografici degli archivi dei tre festival, contribuendo a far conoscere film e linguaggi originali e innovativi, spesso assenti dai circuiti commerciali. La giuria, composta da Rosanna Stedile (Trento Film festival), Andrea Morghen (Religion Today film festival) e Giuseppe Zito (CinemAMoRe), ha premiato il film “Mémoires de Pierre: De l’art au Temps des Dinosaures? / Memorie di Pietra: L’arte al Tempo dei Dinosauri?” di Jean-Luc Bouvret e Benoit Laborde (Francia, produzione Le Miroir, 2016). I ricercatori Paul Bahn e Jean-Loïc Le Quellec conducono lo spettatore nel West americano sulle orme dei suoi primi occupanti alla scoperta di una delle più lunghe “gallerie d’arte” rupestre al mondo, fatta di migliaia di dipinti e incisioni misteriose, in cui qualcuno ha creduto di riconoscere marziani o animali preistorici. Una prova della coesistenza di uomini e dinosauri? Tra “evoluzionisti” e “creazionisti” le discussioni sono vivaci… ma gli indiani Hopi, antichi abitanti della regione, si uniranno alla danza.

“…comunicare l’archeologia…”: il Gruppo archeologico bolognese presenta il ricco programma del ciclo del IV trimestre 2017 tra medicina etrusca e cucina degli antichi greci, news delle più recenti ricerche archeologiche e il resoconto della situazione del patrimonio archeologico in Vicino Oriente

L’archeologo Nicolò Marchetti a Karkemish: il 14 novembre sarà ospite del Gabo

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Dalla medicina etrusca alla tavola degli antichi greci, dai rapporti dei longobardi con le popolazioni locali ai casi di buone azioni al femminile nella Chiesa delle origini, e poi tanta ricerca: l’anfiteatro romano di Bononia, la valle del Samoggia, da Marzabotto a Pompei, fino alle “interviste impossibili” con l’uomo di Neanderthal e al resoconto drammatico sulla situazione del patrimonio archeologico in Vicino Oriente. È un programma particolarmente ricco quello proposto dal nuovo ciclo di incontri “…comunicare l’archeologia…” promosso per il IV trimestre del 2017, cioè da ottobre a dicembre, dal Gruppo archeologico bolognese, costituito nel 1991, composto da insegnanti di scuole medie superiori, studenti universitari, archeologi ed appassionati di vario tipo, tutti accomunati dal medesimo interesse per la storia della cultura e dell’arte antica. Il Gabo, che aderisce ai Gruppi archeologici d’Italia, oggi collabora con il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto e con il museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena. Gli incontri, come da tradizione, si tengono il martedì alle 21, al  Centro Sociale “G.Costa” in via Azzo Gardino 48 a Bologna. E allora vediamo più da vicino il programma proposto dal Gabo.

L’uomo di Neanderthal protagonista delle “Interviste impossibili”

Il manifesto della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” a Pavia

Serata inaugurale martedì 17 ottobre 2017, alle 21 al Centro Sociale G.Costa. La prima parte dell’incontro sarà riservata alla presentazione del programma sociale di conferenze, viaggi, eventi culturali. Quindi prima conferenza del ciclo con Silvia Romagnoli, archeologa specializzata in etruscologia e viaggiatrice, che parlerà di “Etrusca medicina: rimedi e cure naturali nell’Italia antica”. Il martedì successivo, 24 ottobre 2017, alle 21 ancora al “G.Costa”, conferenza preparatoria al viaggio a Pavia del 5 novembre per la visita della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/08/23/pavia-e-pronta-a-tornare-capitale-del-regnum-langobardorum-apre-al-castello-visconteo-la-mostra-longobardi-un-popolo-che-cambia-la-storia-un-grande-evento-in-cui-per-la-prima-volt/). Erika Vecchietti, archeologa specializzata in archeologia romana, ha scelto un tema intrigante: ““In fila longobarda. Piccola storia di migrazioni, contrasti e integrazioni nell’Italia di VI-VII secolo”. Attenzione, perché col terzo incontro si cambiano giorno, luogo e orario: l’appuntamento, nell’ambito della Festa internazionale della Storia, è infatti domenica 29 ottobre 2017, alle 16.30, al MUV Museo della civiltà villanoviana in via B. Tosarelli 191 a Villanova di Castenaso (Bo). Per la serie “Le interviste impossibili”, Italo Calvino intervista l’Uomo di Neanderthal: con Marco Mengoli nel ruolo dell’Uomo di Neanderthal e Michele Gambetti in quello dell’Intervistatore. Introduce l’evento Federica Fontana, ricercatrice al Dipartimento di Studi Umanistici dell’università di Ferrara.

Scena di banchetto da una pittura vascolare greca: ne parlerà Cristina Servadei

Martedì 31 ottobre 2017, si torna alle 21 al “G.Costa” con Cristina Servadei, archeologa specializzata in archeologia greca, che ci farà fare un viaggio dei gusti e nei sapori del mondo antico con “A tavola con gli antichi. Il cibo degli dei, degli eroi e dei mortali nell’antica Grecia”. La settimana successiva “…comunicare l’archeologia…” fa una pausa per lasciare spazio all’altra tradizionale iniziativa del Gabo “Imagines: obiettivo sul passato”, XV edizione, rassegna del documentario archeologico in cartellone il 10-11-12 novembre 2017 alla Mediateca del Comune di S. Lazzaro di Savena (Bo). Gli incontri riprendono martedì 14 novembre 2017, alle 21, al “G.Costa” su “Il patrimonio archeologico del Vicino Oriente: una rassegna dei vari tipi di minacce e distruzioni nella culla della civiltà”, preziosa testimonianza di Nicolò Marchetti, docente al dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna, dal 2011 direttore della missione archeologica turco-italiana a Karkemish e dal 2016 direttore della missione archeologica italo-irachena per la ricognizione di superficie del settore sud-orientale della regione di Qadissiya (QADIS).

La musealizzazione dell’anfiteatro romano di Bologna

Martedì 21 novembre 2017, alle 21, al “G.Costa”, si “gioca in casa”: Claudio Calastri, archeologo e coordinatore del settore Archeologia di Ante Quem srl, presenta le “Nuove ricerche sull’anfiteatro romano di Bononia”. Sara Campagnari, funzionario archeologo alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, e ricercatrice all’università di San Marino, completa gli incontri di novembre, martedì 28 novembre 2017, alle 21, al “G.Costa”, illustra le “Nuove testimonianze archeologiche dalla valle del Samoggia. Gli scavi lungo la Nuova Bazzanese”. Martedì 5 dicembre 2017l alle 21, ma stavolta alla mediateca comunale di S. Lazzaro di Savena, chiude il ciclo del IV trimestre 2017, con un incontro in collaborazione con il museo della Preistoria “L. Donini” di S. Lazzaro: i ricercatori Andrea Gaucci ed Enrico Giorgi, assegnisti di ricerca all’università di Bologna – dipartimento Storia Culture Civiltà, con la collaborazione di Simone Garagnani e Michele Silani, si soffermano su “La ricerca in scena: raccontare la città da Marzabotto a Pompei”. Presenta la serata Giuseppe Sassatelli, già docente di Etruscologia e Antichità Italiche all’università di Bologna.

Archeologia, storia e archeologia nelle grotte dell’Emilia-Romagna: convegno e mostre a Brisighella (Ra)

La grotta del Farneto, nel Bolognese, già descritta dal poeta Enrico Panzacchi nel 1889

“Passammo nella chiusa aria e nel gelo.  Il gaio suon delle nostre parole restituiva a noi l’eco profondo: parea s’andasse nel sotterraneo Mondo!”. Così nel 1889 il poeta bolognese Enrico Panzacchi descrive il suo ingresso in una delle più note cavità dell’Emilia-Romagna, la Grotta del Farneto. Cavità che l’uomo ha spesso abitato, frequentato, utilizzato, visitato e sfruttato. Proprio sulla “Frequentazione delle grotte in Emilia-Romagna tra archeologia, storia e speleologia” si concentreranno i partecipanti del convegno promosso a Brisighella (Ra) da soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, federazione Speleologica regionale dell’Emilia-Romagna, gruppo Speleologico bolognese-unione Speleologica bolognese, gruppo Speleologico paletnologico “G. Chierici” di Reggio Emilia, speleo GAM Mezzano (RA) e parco regionale della Vena del Gesso Romagnola. L’appuntamento dunque a Brisighella venerdì 6 e sabato 7 ottobre 2017 al convento dell’Osservanza in via Fratelli Cardinali Cicognani, e al centro visite Carnè in via Rontana.

La grotta della Spipola a San Lazzaro di Savena nel Bolognese (Foto Francesco Grazioli)

A Brisighella il convegno “Frequentazione delle grotte in Emilia-Romagna tra archeologia, storia e speleologia”

Il fascino emanato da questo mondo incontaminato e in apparente equilibrio delle grotte oggi trova nuovi spunti di interesse dalla frequentazione speleologica e dalla conoscenza delle testimonianze archeologiche che nelle varie epoche le società umane hanno lasciato all’interno di tali luoghi. Fornendo nuovi percorsi e opportunità alla valorizzazione del territorio. Nel convegno di Brisighella geologi, archeologi, antropologi, speleologi, archeozoologi e archeobotanici si confrontano a tutto campo proprio sul tema della frequentazione delle grotte in Emilia-Romagna. Intenso il programma. Venerdì 6 ottobre 2017, al convento dell’Osservanza, si inizia alle 9.30 con i saluti di Davide Missiroli, sindaco di Brisighella; Giorgio Cozzolino, soprintendente di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini; Luigi Malnati, soprintendente per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara; Massimo Ercolani, federazione Speleologica regionale dell’Emilia-Romagna; Massimiliano Costa, parco regionale della Vena del Gesso Romagnola. Alle 10, iniziano i lavori presieduti da Maria Bernabò Brea, presidente dell’istituto italiano di Preistoria e Protostoria, con S. Piastra, “Alle origini della frequentazione a fini scientifici delle cavità emiliano-romagnole: Antonio Vallisneri e i gessi messiniani reggiani”; 10.25, G. Nenzioni, “Fenomeni carsici e primo popolamento nel territorio bolognese orientale: faune e litocomplessi”; 10.45, P. Boccuccia, “La frequentazione pre e protostorica nelle grotte tra Reggiano e Bolognese”; 11.05, pausa caffè; 11.20, M. Cremaschi, G. Zanchetta, I. Isola, E. Regattieri, “Riconsiderando gli scavi di G. Chierici nella Tana della Mussina di Borzano dal punto di vista geoarcheologico: cambiamenti ambientali ed uso del suolo nell’Olocene medio al margine collinare padano”; 11.40, J. Tirabassi, E. Valzolgher, “Tana della Mussina, 150 anni dopo: i reperti ceramici rinvenuti nella grotta alla luce delle prime datazioni radiocarboniche”; 12, F. Lenzi, “Testimonianze antropiche dalle morfologie carsiche di Monte Castello (Croara) e dal distretto limitrofo”; 12.20, P. Bonometti, “La frequentazione della Grotta del Farneto dal Bronzo Antico al Bronzo Recente”; 12.40, M.G. Belcastro, L. Castagna, N. Preti, P. Salvo, M. Venturi, “Nota preliminare sul rinvenimento di un cranio umano nella Grotta Marcel Loubens (San Lazzaro di Savena – BO); 12.55, P. Boccuccia, C. Busi, F. Finotelli, R. Gabusi, L. Minarini, “La Grotta Serafino Calindri (San Lazzaro di Savena – BO). Frequentazione antropica di una cavità dei Gessi Bolognesi durante l’età del bronzo”; 13.15, Pausa pranzo. Nel pomeriggio, i lavori sono presieduti da Maurizio Cattani, docente di Preistoria e Protostoria all’università di Bologna: alle 14.30, A. Bondini, P. Desantis, F. Finotelli, T. Trocchi, “Le Grotte di Labante (Castel d’Aiano – BO) tra geologia e archeologia”; 14.50, M. Miari, “La frequentazione pre e protostorica nelle grotte della Romagna”; 15.10, C. Negrini, P. Poli, “La Grotta del Re Tiberio e i saggi del 2013 antistanti l’ingresso”; 15.30, C. Cavazzuti, “I resti umani nelle grotte emiliano-romagnole e la ritualità funeraria alla fine del terzo millennio a.C.”; 15.50, G. Pignocchi, “La frequentazione archeologica delle grotte nelle Marche”; 16.15, C. Bigagli, R. Iardella, A. Palchetti, E. Paribeni, “Il complesso delle Grotte di Equi sulle Alpi Apuane (MS). Dal paleolitico ad oggi”; 16.40, pausa caffè; 16.50, C. Guarnieri, “La frequentazione delle grotte in Emilia-Romagna durante l’età romana e medievale: il punto della situazione”; 17.15, S. Piastra, “Rappresentazioni cartografiche storiche del carsismo nei gessi emiliano-romagnoli in età Moderna”; 17.40, discussione.

Archeologi e speleologi fianco a fianco nelle grotte dell’Emilia-Romagna

Sabato 7 ottobre 2017 ci si sposta al centro visite Carnè. Alle 10, C. Catellani, W. Formella, “Censimento catastale delle grotte di interesse Archeologico e Antropologico dell’Emilia occidentale”; 10.20, G. Gandolfi, “Il Buco del Cornale, una cavità con inedite tracce di frequentazione medievale”; 10.40, C. Bus, “Francesco Orsoni: 14 anni alla Grotta del Farneto”; 11, C. Busi, “Luigi Fantini e la scoperta del deposito osteologico del Sottoroccia del Farneto”; 11.20, N. Preti, “Le grotte bolognesi come rifugio nel 1944-45”; 12, pausa pranzo; 14, M. Ercolani, P. Lucci, B. Sansavini, “I rinvenimenti archeologici nelle grotte della Vena del Gesso romagnola: il contributo di Luciano Bentini”; 14.20, D. Delpiano, M. Marchesini, S. Marvelli, G. Nenzioni, M. Peresani, “Fenomeni carsici e primo popolamento nel territorio orientale bolognese”; 14.40, C. Busi, “La scoperta del Paleoinghiottitoio della Cava a Filo (S. Lazzaro di Savena, BO)”; 15, C. Berto, E. Ghezzo, U. Thun Hohenstein, M. Marchesini, S. Marvelli, A. Massarenti, G. Nenzioni, P. Paronuzzi, P. Reggiani, “La sequenza UMG dell’ ex Cava a Filo: aspetti geopaleontologici, tafonomici, palinologici e antropici alla luce delle ultime indagini (2006-2016)”; 15.20, D. Palumbo, M.M. Ciucani, M. Galaverni, P. Serventi, G. Ravegnini, S. Angelini, R. Caniglia E. Cilli, “Il lupo che venne dal freddo: i reperti dell’ex Cava a Filo rivelano l’antica origine del lupo italiano (Canis lupus italicus, Altobello 1921) attraverso lo studio del DNA antico”.

Ingresso grotta dei gessi (foto Francesco Grazioli)

Affiancano il convegno due interessanti mostre, sempre a Brisighella: la prima al convento dell’Osservanza, “Le grotte emiliano romagnole frequentate dall’uomo: le immagini” con foto di Francesco Grazioli; l’altra nella sala espositiva in via Baldi, “USI IMPROPRI? La fruizione delle cavità nell’iconografia antica e moderna” a cura di Maria Luisa Garberi e della biblioteca Franco Anelli (Centro italiano di documentazione speleologica – Bologna).

Ultime ricerche a Fimon, la pittura romana, la Padova di Tito Livio, le tombe di via Tiepolo, il collezionismo archeologico: cinque incontri promossi dalla soprintendenza nella propria sede di Padova e nell’area archeologica di Montegrotto aperte eccezionalmente al pubblico

La locandina dell’incontro con Elodia Bianchin Citton a Palazzo Folco di Padova sulle nuove ricerche nelle valli di Fimon

L’area archeologica Le Fratte vicino al lago di Fimon

Cinque occasioni per parlare di archeologia in due luoghi speciali: a Padova, Palazzo Folco, in via Aquileia 7, sede della soprintendenza; e a Montegrotto, l’area archeologica di via Neroniana. Il ciclo di conferenze, presentazioni di libri e aperture straordinarie tra settembre e ottobre promosso dalla soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso rientra nel piano di valorizzazione del ministero dei Beni e attività culturali e del Turismo per l’ano 2017. Il primo appuntamento è in programma venerdì 29 settembre 2017 alle 16.30 a Palazzo Folco, che per l’occasione sarà aperto al pubblico con ingresso gratuito dalle 16 alle 20, con possibilità di visite guidate. Il soprintendente Andrea Alberti introdurrà la presentazione del volume “Nuove ricerche nelle Valli di Fimon. L’insediamento del tardo Neolitico de Le Fratte di Arcugnano”, a cura di Elodia Bianchin Citton, già della soprintendenza, che descrive la densa attività di ricerca, condotta tra il 2008 e il 2011, nell’importante sito del Neolitico, cui sono seguite analisi sui materiali rinvenuti e approfondite ricerche col coinvolgimento degli specialisti della soprintendenza e professionisti esterni. All’incontro interverranno Simonetta Bonomi e Vincenzo Tiné, già soprintendenti Archeologia del Veneto. Le Fratte di Arcugnano è un insediamento perilacustre del Tardo Neolitico – Età del Rame che presenta una successione sedimentaria, con stratigrafia pollinica e macroresti vegetali. “I dati archeobotanici ricavati da focolari e depositi naturali dell’area di Fratte di Fimon”, scrive Elodia Bianchin Citton, “ci permettono di ricostruire l’ambiente e le attività umane durante la prima metà del IV millennio a.C.”. A un ambiente più antico, intorno al VI-V millennio, dominato dalle foreste latifoglie decidue, è seguito un impaludamento dovuto a una fase di ridotto livello lacustre e di espansione delle aree umide paludose vicine al bacino con presenza di ontani e salici. Sopra questa fase, inizia la frequentazione antropica con ritrovamento di focolari: siamo nella prima metà del IV millennio. “In accordo con i dati di scavo”, conclude l’archeologa, “le informazioni archeobotaniche supportano l’ipotesi di un utilizzo domestico dei focolari. I focolari venivano approntati mescolando dapprima sterco, strame e materiali esterni al bacino (come, ad esempio, terre rosse reperibili sui versanti dei Colli Berici) e poi alimentati in prevalenza con legna (combustibile primario). È possibile che lo sterco venisse usato anche come combustibile secondario. La presenza di cariossidi (come sono ad esempio le graminacee, ndr) carbonizzate nei livelli dei focolari 1 e 5 suggerisce l’accidentale combustione di cereali durante le fasi di preparazione del cibo”.

Incontro a Montegrotto sul giardino nella pittura romana

Il secondo appuntamento, “Se son rose, fioriranno 2.0. La parola all’esperta”, a cura della soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso, in collaborazione con l’associazione Lapis, domenica 1° ottobre 2017 a Montegrotto Terme nell’area archeologica di via Neroniana, con apertura al pubblico dell’area archeologica dalle 16 alle 20, con possibilità di visite accompagnate. Alle 17, intervista alla prof.ssa Monica Salvadori dell’università di Padova, autrice del volume “Horti picti. Forme e significato del giardino dipinto nella pittura romana“. Iniziativa collegata con “La Fiera delle Parole”.

Copertina della guida archeologica “Padova. La città di Tito Livio”

Venerdì 6 ottobre 2017, si torna a Palazzo Folco, a Padova, che sarà aperto al pubblico con ingresso gratuito dalle 16 alle 20, con possibilità di visite guidate, e utilizzo dei visori per la realtà aumentata. Alle 16.30, conferenza dal titolo “Nel bimillenario di Tito Livio” con Elena Pettenò (soprintendenza), Jacopo Bonetto, Caterina Previato, Arturo Zara (università di Padova). In occasione delle celebrazioni culturali organizzate per il bimillenario della morte di Tito Livio, lo storico nato e morto a Padova, sono stati organizzati una serie di eventi e attività mirati alla valorizzazione del patrimonio culturale della città e rivolti soprattutto ai cittadini (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/06/26/tito-livio-superstar-padova-celebra-il-bimillenario-della-morte-del-grande-storico-latino-col-progetto-livius-noster-convegni-incontri-spettacoli-musica-proiezioni-visite-guidate-reading-e-mol/). Si è anche realizzato il volume “Padova. La città di Tito Livio” (a cura di J. Bonetto, E. Pettenò, F. Veronese), una guida archeologica a carattere divulgativo. L’evento prevede la presentazione, in forma di “passeggiata archeologica” illustrata da immagini e relativa spiegazione, dei contenuti del testo, ovvero l’aspetto e le caratteristiche della Patavium di età romana quotidianamente vissuta, osservata e abitata da Tito Livio.

La necropoli preromana e romana di via Tiepolo a Padova

Venerdì 13 ottobre 2017, ancora a Palazzo Folco di Padova, che sarà aperto al pubblico gratuitamente dalle 16 alle 20, con possibilità di visite guidate. Alle 16.30, Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari, Venezia) e Mariangela Ruta (già soprintendenza Archeologia del Veneto) presentano il libro “Ritorno alle tombe di via Tiepolo”. Tra il 1990 e il 1991 sono venuti alla luce, a Padova in via Tiepolo, numerosi contesti funerari dallo scavo di una necropoli preromana e romana. Parte di queste tombe sono state scavate, restaurate e studiate; parte sono conservate entro cassoni che devono ancora essere scavati. Quest’anno ha preso avvio una limitata campagna di scavo, mirata a rivalutare lo stato complessivo di conservazione dei materiali conservati nei cassoni, con lo scopo di elaborare un nuovo progetto per approfondire la conoscenza della Padova antica. L’evento prevede la comunicazione dei nuovi dati di scavo, delle tecniche adottate e delle prospettive di studio e valorizzazione di questo importante contesto archeologico.

Approfondimento a Padova sul fenomeno del collezionismo archeologico

Ultimo incontro venerdì 20 ottobre 2017, sempre a Palazzo Folco di Padova, aperto al pubblico dalle 16 alle 20, con possibilità di visite guidate. Alle 16.30, Roberto Tasinato e Elena Pettenò (soprintendenza) e Monica Salvadori (università di Padova) intervengono su “Elogio di una amabile follia. Collezionismo e collezionisti del XX secolo”. Il collezionismo di oggetti antichi è un fenomeno che attraversa il periodo che va dall’Umanesimo all’Ottocento, con forme diverse e perseguito da soggetti diversi (artisti, re, “cultori delle patrie memorie”, canonici, avvocati, medici, ovvero borghesi, ricchi, che arricchiscono le loro dimore con manufatti acquistati o sul mercato antiquario o da privati). Meno nota è la sua evoluzione nella seconda metà del 1900, nell’immediato dopo guerra. L’attività di tutela svolta dalla Soprintendenza, in relazione a raccolte o collezioni in possesso di soggetti privati, ha evidenziato una serie di questioni che hanno portato a specifici approfondimenti per comprendere l’attuale approccio all’antico. L’evento intende illustrare una preliminare riflessione circa questo fenomeno, mai approfondito prima d’ora. Per comprenderne il significato esso va contestualizzato nel contemporaneo alla luce dell’evoluzione della legislazione in materia e va considerato da un punto di vista archeologico, storico artistico e demoetnoantropologico.

Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto: 56 film da una ventina di Paesi e sei conversazioni con protagonisti della ricerca archeologica. Ecco i titoli da non perdere

Il manifesto della 28.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto dal 3 all’8 ottobre 2017

Dario Diblasi direttore della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto

Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo Civico di Rovereto

Il conto alla rovescia è iniziato per la più attesa kermesse sulla filmografia documentaristica della ricerca del mondo antico. Tra una settimana all’auditorium Melotti di Rovereto si aprirà ufficialmente la 28ma rassegna internazionale del Cinema archeologico, promossa dalla fondazione Museo Civico di Rovereto e diretta per l’ultima volta da Dario Di Blasi. Dal 3 all’8 ottobre 2017 saranno presentati 56 film da una ventina di Paesi, e si terranno 6 conversazioni con i protagonisti dell’archeologia: un’immersione totale nel lontano passato grazie alla sensibilità di alcuni dei migliori registi mondiali nel campo della divulgazione archeologica attraverso il cinema (vedi  https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/08/20/rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-prende-forma-il-programma-della-28-ma-edizione-dal-3-all8-ottobre-2017-sara-lultima-curata-da-dario-di-blasi-56-film-d/). “La manifestazione”, scrive nella presentazione della brochure della rassegna  Giovanni Laezza, presidente della Fondazione, “che da ben ventotto anni viene proposta dalla nostra istituzione ha molti meriti, primo fra tutti quello di ricordare la figura del roveretano Paolo Orsi, archeologo stimato, che con la sua opera scientifica ha portato alto il nome del Museo e della sua città natale, a livello nazionale e internazionale. Anche quest’anno ne celebriamo la memoria attraverso un premio a suo nome, il tredicesimo Premio Paolo Orsi consegnato al documentario giudicato da una giuria di esperti il più interessante tra le più recenti proposte cinematografiche a carattere archeologico, ritenendo che il cinema sia un mezzo suggestivo e straordinario per “raccontare” al grande pubblico il patrimonio culturale, sul quale accenderemo i riflettori alla presenza di ospiti illustri, scienziati, registi, ma anche importanti rappresentanti istituzionali”. Per tutto lo staff del museo, sottolinea il vice-direttore Alessio Bertolli, “la rassegna comporta una gran mole di lavoro: oltre alla selezione dei filmati più interessanti e accurati operata dai curatori, un anno intero di lavoro di un gruppo competente e appassionato è necessario per intrattenere rapporti con le produzioni internazionali e con gli illustri ospiti, per tradurre e rivedere i testi dei film stranieri, per curarne il doppiaggio e l’edizione italiana, per organizzare la logistica e l’intrattenimento e regalare alla città una settimana dove l’archeologia si sposta dalle sale istituzionali per avvicinarsi al grande pubblico attraverso il linguaggio diretto delle immagini. Una manifestazione unica, punto di riferimento per le molte altre che sono nate sulla sua scia, e che è per noi e per la città un motivo di grande orgoglio”.

Frame del film “La Pompei britannica dell’Età del Bronzo” di Sarah Jobling

E allora vediamo cosa offre il ricco programma della rassegna del cinema archeologico di Rovereto. La kermesse apre martedì 3 ottobre 2017, che approfondisce temi di preistoria. Al mattino, dai misteri dell’isola di Pasqua (Enquêtes Archéologiques – Île de Pâques: Le grand Tabou / Inchieste archeologiche – Isola di Pasqua: il grande tabù. Regia: Agnès Molia e Thibaud Marchand, Francia 2016) alla scoperta di un sito preistorico nell’est Europa (Doba bronzová. Objavenie pravekého sídliska / Età del Bronzo. Scoperta dell’insediamento preistorico. Regia: Stanislav Manca, Slovacchia 2016. Al pomeriggio, si va dal grande sito dell’età del Bronzo in Gran Bretagna (La Pompei britannique de l’âge du Bronze. Regia: Sarah Jobling, Francia 2016) alla cultura di Hallstatt (El Reino de la Sal. 7000 Años de Hallstatt / Il regno del sale. 7000 anni di Hallstatt. Regia: Domingo Rodes, Spagna 2013). La sera, da non perdere “Great Human Odyssey / La grande odissea umana”, regia: Niobe Thompson, Usa 2016.

Frammento di un bassorilievo assiro con il ritratto di re Sargon II dal palazzo di Sargon a Khorsabad in Iraq (museo delle Antichità di Torino)

Mercoledì 4 ottobre 2017 offre un programma particolarmente vario: dalla preistoria all’Antico Egitto, dalle popolazioni italiche preromane ai dinosauri. E c’è la prima conversazione:  alle 17.45, Frederick Mario Fales, docente di Storia del Vicino Oriente antico e di Filologia Semitica dell’università di Udine, parla de “Gli Antichi Assiri nell’odierno Kurdistan: Monumenti e iscrizioni da scoprire”. Tra i film, al mattino, “Handpas. Hands from the past / Handpas. Mani dal passato. Regia: José Camello, Spagna 2016; “Eravamo gente felice – Enotri”. Regia: Flaviano Pizzardi, Italia 2015; “La science se frotte aux momies dorme / La scienza si cimenta con le mummie dorate”. Regia: Nicola Baker, Francia 2016; “The Moving Statues of Alexandria / Le statue mobili di Alessandria”, Regia: Raymond Collet, Egitto 2016. Al pomeriggio, “Eis Pegas – Alle Sorgenti”. Regia: Andrea Giannone, Italia 2016; “A Gigantic Jigsaw Puzzle: The Epicurean Inscription of Diogenes of Oinoanda / Un gigantesco puzzle: l’iscrizione epicurea di Diogene di Enoanda”. Regia: Nazım Güvelŏlu, Turchia 2012. La sera, “Mémoires de Pierre: De l’art au Temps des Dinosaures? / Memorie di Pietra: L’arte al Tempo dei Dinosauri?”. Regia: Jean-Luc Bouvret e Benoît Laborde, Francia 2016.

Suggestiva visione dell’apadana di Persepoli

Terza giornata, giovedì 5 ottobre 2017, dedicata al mondo romano e all’Egitto dei Tolomei, ma anche all’antica Persia e al generale cartaginese Annibale. E proprio alle “Battaglie annibaliche attraverso le evidenze archeologiche, toponomastiche, letterarie: il  Trasimeno e altri episodi”, parlerà Giovanni Brizzi, docente di Storia Romana all’università di Bologna, nella conversazione delle 17.45. Al mattino da non perdere “Tecnologia mineira romana – o ouro de Tresminas / (The roman mining technology – the gold of Tresminas / Tecnologia mineraria – l’oro di Tresminas”. Regia: Rui Pedro Lamy, Portogallo 2015; “Limes”. Regia: Elli Kriesch, Germania 2016; “Did the ptolemies have a steam – powered force – pumpe? / I Tolomei avevano una pompa premente alimentata a vapore?”. Regia: Theodosis Tasios, Grecia 2014. Al pomeriggio, “Annibale al Trasimeno”. Regia: Luca Palma, Italia 2009. La sera, “Persepolis, le paradis perse. Enquêtes archéologique / Persepoli, il paradiso persiano. Indagini archeologiche”. Regia: Agnès Molia e Raphaël Licandro, Francia 2016; “Sensationsfund in Brasilien. Die ersten Amerikaner / Sensazionale scoperta in Brasile. I primi americani”. Regia: Peter Prestel e Saskia Weisheit, Germania 2016.

Frame del film “La tomba di Gengis Khan, il segreto rivelato”

Particolarmente ricco il programma del quarto giorno, venerdì 6 ottobre 2017, dall’imperatore Traiano a Gengis Khan, dalle misteriose linee di Nazca al popolo dei Mochicas, con un omaggio ai fratelli Castiglioni sull’Egitto all’anteprima di Alberto Castellani che introduce la conversazione alle 17.45 con Ken Dark, archeologo in Galilea, docente all’università di Reading, su “Gesù aveva una casa a Nazaret?”. Il mattino seguire i film “Traianus”. Regia: Livio Zerbini e Giovanni Ganino, Italia 2017; “Les secrets des lignes de Nazca / I segreti delle linee di Nazca”. Regia: Agnès Molia e Jacques Plaisant, Francia 2016; “Secret of Sakdrisi / Il segreto di Sakdrisi”. Regia: Toma Chagelishvili, Georgia 2016; “Dall’Egitto faraonico all’Africa di oggi”. Regia: Alfredo e Angelo Castiglioni, Italia 2016. Il pomeriggio, “Enquêtes archéologiques – Le crépuscule des Mochicas / Inchieste archeologiche – Il crepuscolo dei Mochicas”. Regia: Agnès Molia. Francia, 2015; “Rivisitare Nazareth. Archeologia e tradizione nel villaggio abitato da Gesù”. Regia: Alberto Castellani. Italia, 2017. La sera, “Facce di Etrusco”. Regia: Alessandro Barelli, Italia 2017; “La tombe de Gengis Khan, le secret dévoilé / La tomba di Gengis Khan, il segreto rivelato”. Regia: Cédric Robion. Francia, 2016.

Frame del film “Namibia. Il luogo dove regna il nulla”

E siamo arrivati alla giornata conclusiva, sabato 7 ottobre 2017, con la serata dedicata alle premiazioni. Con i film si viaggia lontano, dall’Australia (“Twelve canoes / Dodici canoe”. Regia: Molly Reynolds, Australia 2009) alla Namibia (“Namib. Der Ort an dem nichts ist / Namibia. Il luogo dove regna il nulla”. Regia: Rüdiger Lorenz e Faranak Djalali, Namibia 2016). Ma sono gli approfondimenti quelli che caratterizzano la giornata. Alle 11.15, tavola rotonda  su “Il Mondo Antico tra di noi? Realtà tridimensionale,  immersiva, aumentata, social e archeologia ai confini della realtà”, moderata da Antonia Falcone, archeologa, blogger e digital strategist, con Jacopo Bonetto (Progetto Nora – Università degli Studi di Padova), Davide Borra (NoReal), Alessandro Furlan (Altair4), Daniele Bursich (Gruppo Facebook “Archeologia, Beni Culturali e Nuove tecnologie”), Graziano Tavan (giornalista, archeologiavocidalpassato.wordpress.com): vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/09/18/nora-tra-archeologia-e-cinema-scavi-e-ricerche-multidisciplinari-delluniversita-di-padova-con-luso-delle-piu-innovative-tecnologie-per-studiare-valorizzare-e-comunicare-al-grande-p/. Alle 16.45, conversazione con Corinna Rossi, architetto ed egittologa, su “Raccontare il passato: l’archeologia tra fonti e interpretazioni personali”; e alle 17.30, Giulio Paolucci, direttore del museo civico Archeologico delle Acque di Chianciano, futuro direttore del museo Etrusco di Milano, e Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, converseranno su “Nuovi Musei e diffusione del Sapere”. La sera, alle 21, ma stavolta bisogna spostarsi al teatro Zandonai di Rovereto, cerimonia di premiazione con il saluto dell’ambasciatrice di Palestina, S.E. Mai Alkaila. Consegna del Premio “Paolo Orsi” e in chiusura, proiezione film più gradito al pubblico vincitore del premio “Città di Rovereto”.

Il personaggio di Indiana Jones “protagonista” dell’intervento di Graziano Tavan

Non solo film. Nell’ambito della rassegna sono previsti due eventi collaterali. Venerdì 6 Ottobre 2017, dalle 14.30 alle 17.30, a palazzo Alberti Poja, “Raccontare il patrimonio culturale. Dalla carta stampata ai social network”, corso di formazione per giornalisti a cura di Claudia Beretta, evento formativo accreditato dal Consiglio Nazionale  dell’Ordine dei Giornalisti. Relatori: Il giornalista Graziano Tavan su “Ricerca e divulgazione: l’archeologia sui giornali tra Tutankhamon e Indiana Jones” e l’archeologa e blogger Antonia Falcone su “Social Network per la comunicazione culturale. Strategie, tool, monitoraggio dei risultati e casi studio”. Mercoledì 4 Ottobre 2017, alle 18.30, a palazzo Alberti Poja, per “Incontro con… l’artista”  incontro con Maria Stoffella Fendros, artista roveretana protagonista della mostra temporanea ospitata a palazzo Alberti Poja. Introduce Micaela Vettori, curatrice della mostra “Il coraggio del colore. Maria Stoffella Fendros – Rovereto, Venezia, Firenze, Atene”, a palazzo Alberti Poja dal 28 settembre al 19 novembre 2017.

Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto: prende forma il programma della 28.ma edizione, dal 3 all’8 ottobre 2017. Sarà l’ultima curata da Dario Di Blasi: 56 film da venti Paesi, conversazioni con i protagonisti. Il simbolo della rassegna da una coppa egittizzante da Stabia oggi al Mann

Il manifesto della 28.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto dal 3 all’8 ottobre 2017

La 28.ma edizione della rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto prende forma. L’appuntamento, promosso dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto presieduta da Giovanni Laezza, è dal 3 all’8 ottobre 2017 all’auditorium “F. Melotti” di corso Bettini, dove saranno proiettati i 56 film in programma provenienti da una ventina di Paesi in rappresentanza di tutti i cinque continenti, e in sala convegni “F. Zeni” della fondazione Museo Civico in borgo Santa Caterina, dove la domenica 8 saranno presentati i film più graditi al pubblico e alla giuria internazionale. Quest’anno infatti ci sarà la 13.ma edizione del concorso biennale “Premio Paolo Orsi”, assegnato da una giuria qualificata composta da Maura Medri, archeologa e docente di Metodologia di ricerca archeologica e Archeologia dell’architettura all’università Roma Tre; Lulli Bertini, archeologa e regista cinematografica; Umberto Pappalardo, archeologo e docente di Archeologia classica all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli; Fari Djatali-Lorenz, regista e produttrice cinematografica Germania-Iran; Philippe Dorthe, presidente fondatore di Icronos, festival International du film d’Archéologie de Bordeaux.

Il prof. Frederick Mario Faled, assiriologo dell’università di Udine, apre le conversazioni alla Rassegna di Rovereto

Anche quest’anno alle 17.45, all’auditorium Melotti, sono previste conversazioni con alcuni protagonisti della ricerca archeologica moderate da Dario Di Blasi, curatore della rassegna internazionale del Cinema archeologico, e Barbara Maurina, conservatore per l’Archeologia del museo Civico di Rovereto. Il 4 ottobre 2017, interviene Frederick Mario Fales, docente di Storia del Vicino Oriente antico e di Filologia Semitica all’università di Udine, su “Gli antichi assiri nell’odierno Kurdistan: monumenti e iscrizioni da scoprire”; il 5 ottobre 2017, Giovanni Brizzi, docente di Storia romana all’università di Bologna, su “Le battaglie annibaliche attraverso le evidenze archeologiche, toponomastiche, letterarie: il Trasimeno e altri episodi”; il 6 ottobre 2017, Ken Dark, archeologo in Galilea, docente all’università di Reading, su “Gesù aveva una casa a Nazaret?”; il 7 ottobre 2017, Corinna Rossi, architetto ed egittologa, su “Raccontare il passato: l’archeologia tra fonti e interpretazioni personali”, e Giulio Paolucci, direttore del museo civico Archeologico delle Acque di Chianciano e futuro direttore del museo Etrusco di Milano, su “Nuovi musei e diffusione del Sapere”. Sempre al 7 ottobre, ma al mattino, alle 11.15, conversazione moderata da Antonia Falcone, archeologa, blogger e digital strategist, con Jacopo Bonetto, responsabile del progetto Nora dell’università di Padova; Davide Borra, NoReal; Alessandro Furlan, Altair4; Daniele Bursich, gruppo Facebook “Archeologia, Beni Culturali e Nuove tecnologie”; Graziano Tavan, giornalista del blog archeologiavocidalpassato.it, su “Il Mondo Antico tra di noi ? Realtà tridimensionale, immersiva, aumentata, social e archeologia ai confini della realtà”.

S.E. Mai Alkaima, ambasciatrice della Palestina in Italia

Ospiti internazionali sono confermati anche per la 28.ma edizione della rassegna internazionale del cinema archeologico. A Rovereto sono attesi S.E. Mai Alkaila, ambasciatrice di Palestina, che presenzierà nella serata conclusiva della rassegna, sabato 7 ottobre, alla cerimonia di premiazione dei film in concorso per il “Paolo Orsi” e per il “Città di Rovereto-Archeologia Viva”; dall’Egitto, Mostafa Amin Mostafa, segretario del Supreme Council of Antiquities of Egypt; Azza ElKholy, Head of Academic Research Sector della Biblioteca di Alessandria d’Egitto; Ahmed Mansour, Deputy Director of Calligraphy and Writing studies Center della Biblioteca di Alessandria d’Egitto; Mohamed Soliman, Head of Cultural Outreach Sector della Biblioteca di Alessandria d’Egitto.

Dario Diblasi direttore della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto

“In un tempo di archeologia in frantumi  per guerre, terrorismo, incuria, aggressioni speculative”, scrive nella prefazione al programma Dario Di Blasi, curatore storico della rassegna, “si fa urgente per ogni comunità locale, in ogni parte del pianeta, il bisogno di occuparsi del proprio territorio, della propria storia a prescindere da quel che fanno o non fanno gli Stati nazionali, le organizzazioni internazionali, e le cosiddette istituzioni preposte alla tutela, alla conservazione e alla valorizzazione. Nessuna comunità è in grado di occuparsi di ciò a prescindere dalla conoscenza e dalla cultura e tutti gli strumenti che aiutano a diffondere conoscenza, sapere e cultura  come il cinema sono utili a  questo scopo. La rassegna è nata 28 anni fa per questo e questo rimane il suo intento”. Per Di Blasi questa sarà l’ultima rassegna: “Mi accingo a lasciare, dopo quasi trent’anni, questa attività legata alla rassegna  e non mi vergogno a citare ancora una volta queste frasi di Giovanni Semerano: …Solo i popoli che acquistano chiara coscienza del proprio passato sono in grado di costruire un avvenire commisurato alle proprie istanze, perché liberi da errori che gravano sull’antico cammino. Gli altri impigliati nei congegni di un mondo senz’anima, mimano ogni giorno una vita non alimentata da segrete salutari radici… È un linguaggio antico sempre più attuale!”.

Skyphos di ossidiana da Stabiae con scene di culto egiziano in mostra al museo Archeologico di Napoli

Simbolo della 28.ma edizione della rassegna roveretana è un particolare da una coppa in ossidiana conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli, per gentile concessione di Paolo Giulierini, direttore del Mann. “Il 21 e il 22 maggio del 1954, durante i lavori di scavo dell’ambiente n. 37 della Villa San Marco a Stabiae, l’attuale Castellammare di Stabia”, scrive O. Elia sul Bollettino d’Arte nel 1957, “si rinvennero numerosissimi frammenti di ossidiana finemente lavorata e una notevole quantità di fili d’oro e minuscole tarsie di malachite, diaspro giallo, lapislazzulo, corallo bianco e rosa, alcune ancora inserite in tralicci di lamine d’oro, che costituivano una ricca decorazione ad intarsio con motivi egittizzanti. Insieme con i frammenti furono anche rinvenute otto zampe leonine in argento forse appartenenti a un piccolo armadio in cui i preziosi vasi venivano custoditi. Gli scopritori, intuita l’eccezionalità del rinvenimento, trasferirono i frammenti presso l’Officina dei Restauri del museo nazionale di Napoli ove l’accurato e paziente lavoro di restauro permise di ricomporre due skyphoi quasi gemelli con decorazione egittizzante (Coppa A e Coppa B), uno skyphos più piccolo con elementi vegetali conservato quasi per intero (Coppa C) e parte di una phiale, una coppa poco profonda utilizzata per le libagioni, con scena nilotica”. “A questo primo restauro, conclusosi nel 1956”, ricorda Luigia Melillo della soprintendenza speciale per il Beni archeologici di Napoli e Pompei, “seguirono altri due interventi, uno effettuato nel 1964 e uno nel 1974, nel corso dei quali furono ricollocate ulteriori parti dell’intarsio e furono riassemblati frammenti delle anse. Ulteriori restauri nel 2011-2012 hanno consentito la corretta collocazione di alcuni frammenti e la riesposizione al pubblico delle tre coppe nel novembre 2012”.