Cortona. Due libri per raccontare il mondo antico: “Stupor mundi” di Paolo Giulierini e “Il destino di Velia” di Eleonora Sandrelli
Due libri per raccontare il mondo antico: sabato 5 marzo 2022, alle 16.30, nel Salone Mediceo di Palazzo Casali a Cortona, si presentano “Stupor mundi” di Paolo Giulierini e “Il destino di Velia” di Eleonora Sandrelli. Il giornalista Massimo Pucci modera l’incontro.

La copertina del libro “Stupor mundi. Storia del Mediterraneo in trenta oggetti” di Paolo Giulierini
Stupor mundi. Storia del Mediterraneo in trenta oggetti (Rizzoli, 2021). Dalle popolazioni preistoriche agli etruschi, dai romani ai bizantini, dai greci ai normanni, e ancora arabi, cinesi, indiani: nel corso dei secoli il Mediterraneo è stato luogo e strumento d’incontro – o di scontro – tra civiltà diverse e distanti, che ne hanno solcato le acque per commerciare e depredare, per condividere e conquistare. Quella del Mare Nostrum è dunque una storia che ci parla tanto di noi italiani quanto del nostro rapporto con gli “altri”; un rapporto testimoniato dalle cronache e dai documenti, ma soprattutto dagli oggetti che hanno attraversato i flutti del tempo. Perché gli oggetti persistono, resistono, superano le nostre esistenze e si presentano secoli dopo come testimoni di un tempo che fu. A raccontare la loro storia a chi è capace di farli parlare. Paolo Giulierini, archeologo e direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, ha scelto dall’imponente collezione del museo trenta di questi oggetti emblematici, per raccontarci come nasce la grande bellezza italiana. Un percorso tra statue, affreschi, collane, vasellame, maschere, bronzi resti di esistenze passate capaci di farci viaggiare da Troia a Samarcanda, dall’Egitto a Cartagine, da Pompei a Creta; attraverso il mito e attraverso la storia, da Achille a Medea, da Alessandro Magno ad Augusto e Tiberio. L’obiettivo, come dice Giulierini, è tornare a «stupirsi di quanto, dietro alle apparenti diversità, ci sia un’umanità accomunata dalla voglia di crescere, di migliorarsi». E così riscoprire qualcosa di noi e della nostra cultura, già globale quando ancora non poteva nemmeno dirsi «italiana», per provare a capire dove stiamo andando.

Copertina del libro “Il destino di Velia” di Eleonora Sandrelli
Il destino di Velia (Castelvecchi, 2021). Fine del terzo secolo prima della nostra era. Superate le Alpi, sconfitti i Romani sul Ticino e sulla Trebbia, Annibale vuole portare la guerra a Roma. Per farlo, deve necessariamente passare in Etruria. Terra grandiosa ma di civiltà al tramonto, ancora libera ma sempre più romanizzata. Al fanum Voltumnae, il santuario per ora scampato alla devastazione dei legionari, i principes Rasna discutono in gran fretta le sorti di un intero popolo. Appoggiare Roma o Cartagine? Nell’intreccio di intrighi e interessi dei potenti, la giovanissima sacerdotessa di Uni Velia è la prescelta che leggerà nei fulmini la volontà degli dèi, e deciderà le sorti politiche delle città-Stato etrusche. Divisa tra la dedizione alla propria missione sacra e le passioni sentimentali e politiche, Velia andrà incontro al proprio destino. Dovrà seguire, inesorabile, quello della sua città e del suo popolo?
Al via la IV edizione di Firenze Archeofilm: 60 film in concorso in cinque intense giornate con proiezioni mattutine, pomeridiane e serali. Ecco i film da non perdere. Ingresso gratuito con Super Green Pass e FFP2
Ci siamo. Mercoledì 2 marzo 2022 apre al Cinema La Compagnia di Firenze la IV edizione di “Firenze Archeofilm”, il festival internazionale organizzato dalla rivista Archeologia Viva (Giunti Editore) fino al 6 marzo 2022: 60 film in concorso per il Premio Firenze Archeofilm assegnato dal pubblico, anteprime nazionali, proiezioni non stop, dalla mattina alla seconda serata; ospiti internazionali e incontri con i registi; grandi scoperte, scenari mozzafiato, immagini inedite. Cinque intense giornate con proiezioni mattutine, pomeridiane e serali, tutte a ingresso gratuito (obbligatorio green pass rafforzato e mascherine FFP2), che permetteranno al pubblico di viaggiare in universi lontani, nel tempo e nello spazio, soffermandosi anche su tematiche di grande attualità, come il cambiamento climatico e le imminenti minacce per il pianeta (per l’intero programma vedi Firenze. Tre settimane al via del quarto Firenze Archeofilm, Festival Internazionale Cinema di Archeologia Arte Ambiente: cinque giorni con oltre 60 film provenienti da 14 nazioni diverse, 11 prime nazionali. Ecco il programma | archeologiavocidalpassato).

Tra i film da non perdere “L’Enigma delle ossa ovvero la rivoluzione di genere nella preistoria” (mercoledì 2 marzo, nel pomeriggio). L’opera per la prima volta affronta la questione del rapporto maschile femminile nella preistoria, ribaltando il cliché, prove archeologiche alla mano, per cui il “capofamiglia” dovesse essere sicuramente un maschio. Restando ai primordi dell’umanità, la grande produzione francese “Stonehenge, le origini svelate” (giovedì 3 marzo, ore 16) squarcia finalmente il velo sugli ultimi misteri del circolo megalitico più conosciuto al mondo. Se mai, infine, ci fossimo fatti un’idea di un abbigliamento “selvatico” per gli uomini e le donne della preistoria il film “Signore e Principi preistorici” (giovedì 3 marzo) è pronto a smentire ogni convinzione di questo tipo, come dimostrano le sepolture di grande “sfarzo” e bellezza, con abbigliamenti e ornamenti inimmaginabili.

Con il documentario “Città del Vaticano alla ricerca dell’eternità” (giovedì 3 marzo, ore 22) per la prima volta al cinema si indaga sulla storia architettonica, lunga duemila anni, del Vaticano; e ancora, “D’Artagnan e i tre moschettieri: la storia vera” (sabato 6 marzo mattina), racconta sul grande schermo la vera storia di D’Artagnan e porta sulle tracce dell’iconico dramma storico, romantico, di Alexandre Dumas (padre); “La flotta delle Indie” (venerdì 4 marzo) documenta di fatto le prime prove di globalizzazione, con la scoperta dell’America; la minaccia di una nuova Pompei alle pendici del Vesuvio e il grande tema della possibile previsione di nuove eruzioni vulcaniche è infine al centro del film “La prossima Pompei” in programma mercoledì 2 marzo. E non manca l’Antico Egitto: in programma al festival i documentari “Il mondo di Cheope” (giovedì 3 marzo), “70 milioni di mummie animali” (venerdì 4 marzo), “Il busto di Nefertiti: nascita di un’icona” (sabato 5 marzo).

L’incredibile storia degli “Angeli dell’arte” ad Aleppo: arrivano in Italia per la prima volta le immagini del salvataggio del museo della città siriana, da parte di una squadra di archeologi e volontari impegnati in una corsa contro il tempo. S’intitola “Il testamento di Ciriaco” (venerdì 4 marzo) il film di Olivier Bourgeois, interamente girato dentro al museo Archeologico di Aleppo durante la guerra civile in Siria del 2011, che ripercorre la corsa contro il tempo di archeologi e custodi per mettere in salvo oltre ventimila opere (una di queste restaurata in loco dall’università di Firenze).

L’archeologia in 3D, come non si era mai vista: nei giorni 4 e 5 marzo ci si potrà immergere in un’esperienza multimediale con “Noto. Il giorno della paura (1693)”. Grazie ad un apposito visore si rivive lo spaventoso terremoto che l’11 gennaio del 1693 sconvolse in Sicilia la Val di Noto. Ogni personaggio in 3D ha una controparte nella vita reale che ha prestato le fattezze al proprio omologo digitale. In questo processo, gli autori hanno voluto valorizzare con tratti di persone reali (anziché generate proceduralmente al computer) i protagonisti storici dell’epoca del sisma. La premessa narrativa ha quindi posto le basi per una fase di selezione via casting dei protagonisti, conclusasi con la scelta dei 20 attori per le 20 figure da replicare digitalmente.
In programma poi il suggestivo “Al tempo dei dinosauri” (sabato 5 marzo, ore 16), che narra l’incredibile scoperta di nuove specie di dinosauri negli ultimi vent’anni, combinata con le ricostruzioni in 3D, altamente realistiche, che assicurano spettacolarità al documentario presentato in anteprima nazionale.

Altro tema centrale di Firenze Archeofilm, l’Ambiente: l’Amazzonia e la regione indiana del Ladakh chiudono il festival. Il film tutto italiano “Guerra all’Amazzonia” (domenica 6 marzo, mattina) documenta un viaggio attraverso il Brasile per raccontare come gli incendi e il disboscamento illegale stiano vincendo la partita contro l’Amazzonia. E alla fine della giornata – e in chiusura del festival – presentato dal regista Nicolò Bongiorno, ci sarà il film “Songs of the Water Spirits” (domenica 6 marzo, pomeriggio): la descrizione di una profonda trasformazione sociale nel territorio indiano del Ladakh, ai piedi dell’Himalaya, connotato da antiche tradizioni che rischiano di essere cancellate da uno sviluppo troppo rampante, che mette a rischio l’ambiente e snatura la cultura locale.


Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm
Premi e giurie. Al termine della manifestazione saranno assegnati i seguenti riconoscimenti: il premio “Firenze Archeofilm” al film più votato dal pubblico; il premio “Università di Firenze”; il premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi” al miglior film di archeologia preistorica e il premio “Archeologia Viva” per la comunicazione del patrimonio ambientale. “Il cinema”, dichiara il direttore artistico di Firenze Archeofilm Dario Di Blasi, “è uno strumento formidabile per raccontare la storia in modo approfondito e coinvolgente. Trasmette conoscenza, cultura, sapere scientifico. Il mondo antico aspetta di essere raccontato, non solo descritto”.
Rovereto. Sta per avere un volto il bambino di 10 anni morto più di 4mila anni fa nelle grotte di castel Corno (Tn) e trovato nella campagna di scavo del museo civico di Rovereto nel 1998. Presto una pubblicazione sul sito preistorico delle grotte di Castel Corno

Sta prendendo forma il volto del bambino di Castel Corno di più di quattromila anni fa. Nel 1998 il museo civico di Rovereto ha realizzato uno scavo nelle grotte di Castel Corno, a circa 800 metri di altitudine tra i paesi di Patone e Lenzima, nel comune di Isera (Trento), dove è stata rinvenuta una necropoli del Bronzo Antico le cui prime sepolture risalgono addirittura all’Età del Rame. Sono stati trovati anche i resti di un bambino sepolto all’età di 10 anni.

Nelle immediate vicinanze del castello medievale di Castel Corno un intricato labirinto di grotte formate da una frana fu infatti utilizzato nell’età del Bronzo antico (2200-1650 a.C.) a scopo cultuale e funerario. Il sito è stato oggetto di numerose campagne di scavo dal 1960 ad oggi; le ultime ricerche, condotte nel 1998-‘99 da parte del museo civico di Rovereto, hanno messo in luce numerosi reperti (vasellame, strumenti in pietra e in osso, resti di ossa umane e animali ed elementi d’ornamento, fra cui un “brassard” in pietra verde), oggi conservati ed esposti nelle sale museali.

Viviana Conti, che sta seguendo un progetto di WeScup – il servizio civile trentino al museo di Rovereto nell’area Archeologia, sta ricostruendo il volto di questo bambino grazie all’esperienza acquisita con la Laurea Magistrale in Arti Forensi in Gran Bretagna. Partendo dal teschio ritrovato ne è stata fatta una riproduzione digitale e una prima ricostruzione del volto in 2 dimensioni con Photoshop. Poi il modello di teschio è stato stampato con una stampante 3D e ricoperto prima ricostruendo i muscoli e poi con una finta pelle, fatta di un materiale utilizzato anche per le protesi cinematografiche che renderà l’effetto finale molto realistico anche al tatto.


Sezione delle grotte di Castel Corno e localizzazione dei sondaggi eseguiti, rielaborata da Regola (foto fmcr)
È in fase di preparazione una pubblicazione sul sito preistorico delle grotte di Castel Corno a cura di Maurizio Battisti della Fondazione museo civico di Rovereto e Umberto Tecchiati dell’università di Milano che comprende anche questo interessante progetto. Ma a breve verrà pubblicato anche un approfondimento sul sito del museo. “Le sepolture, purtroppo depredate da scavi abusivi”, scrivono Battisti e Tecchiati, “sono databili tra la fine dell’Età del Rame e la prima Età del Bronzo. Quasi tutte le ossa provengono dalla Grotta 3. Le ossa e i denti, in numero di 190, rinvenuti in questa grotta, sono di almeno 1 feto, 3 subadulti rispettivamente di circa 8 anni e 2 di circa 11 anni, e 2 adulti di sesso indeterminato. L’unico reperto scoperto nella Grotta 1 è una vertebra di un adulto. Solo un radio e un’ulna retti, e il loro controlaterale, sono stati trovati in connessione e così tante ossa rimangono non attribuite. Sono presenti ipoplasia dello smalto e cribra orbitali, carie, tartaro e abrasione dentale. In generale, la situazione dentale mostra molte anomalie di crescita, magari di carattere ereditario o di aspetto endemico della popolazione. Inoltre, le ossa mostrano un ritardo di crescita per quanto riguarda l’invecchiamento dentale. L’unico teschio e il frammento di fibula mostrano aree carbonizzate probabilmente dovute ad eventi tafonomici (fossilizzazione) o a rituali post-deposizionali”.
Verona. Il museo Archeologico nazionale è una realtà: le due protagoniste – l’ex direttrice Federica Gonzato e la nuova Giovanna Falezza – ci introducono alla nuova istituzione culturale, con un breve excursus sulla storia della sede e sull’allestimento. Apertura completa entro il 2025

Taglio del nastro all’Archeologico di Verona: da sinistra, Matteazzi, Falezza, Ferrara, Gonzato, Osanna, Sboarina (foto graziano tavan)
Obiettivo 2025. L’impegno è stato preso ufficialmente da tutti i protagonisti dell’inaugurazione del museo Archeologico nazionale di Verona nell’ex caserma asburgica San Tomaso, la prima istituzione statale nella città scaligera: da Daniele Ferrara, direttore della Direzione regionale Musei Veneto, a Giovanna Falezza, neo direttrice dell’Archeologico (che parla nell’intervista rilasciata ad archeologiavocidalpassato.com), dal prof. Massimo Osanna, direttore generale Musei ministero alla Cultura, all’architetto Chiara Matteazzi, che ha curato l’allestimento. Intanto da oggi, 18 febbraio 2022, il museo Archeologico nazionale è aperto al pubblico: per ora tre giorni alla settimana, venerdì, sabato e domenica, dalle 10 alle 18. La visita è limitata all’ultimo piano, dove è stata allestita la sezione di Preistoria e Protostoria: si va dal Paleolitico all’Età del Bronzo. Per l’Età del Ferro dovremo attendere settembre 2022.
Il nuovo museo, come ha spiegato l’ex direttrice Federica Gonzato, che ha seguito passo passo la nascita dell’Archeologico – il cui iter è iniziato almeno vent’anni fa – e ne ha curato il progetto scientifico, si distingue dai musei civici proprio perché raccoglie le testimonianze dell’archeologia di tutta la provincia di Verona: raccoglie i reperti provenienti da scavi di emergenza e da campagne di scavo curate in decenni dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona e da molte università. E soprattutto partiamo da circa 100mila anni fa di storia, dal Paleolitico: e da qui si instaura un dialogo con il visitatore per raccontargli quella che è la storia dell’uomo. “Ecco questa è proprio la mission del museo Archeologico nazionale di Verona – spiega Gonzato: l’evoluzione dell’uomo e della sua mente, di come lui vede se stesso, di come si vede proiettato nell’ambiente, e di tutto il percorso che lui fa quotidianamente di piccole scoperte e intuizioni per migliorare la sua vita quotidiana”.

Il museo Archeologico nazionale di Verona è accolto da quello che, in epoca asburgica, fu il carcere di guarnigione (Garnisons Stockhaus). L’edificio si innalza su un lotto trapezoidale, adiacente al fianco meridionale della chiesa di San Tomaso, in precedenza occupato dal monastero, con un grande chiostro quadrangolare e alcune corti minori. Il carcere (ed oggi il Museo) si articola su tre corpi di fabbrica lineari: i due maggiori si affacciano, rispettivamente, sullo stradone di San Tomaso e sulla via retrostante dell’isolato, vicolo Campanile di San Tomaso. Il terzo corpo di fabbrica, minore, li collega a meridione. Verso l’interno i medesimi fabbricati delimitano una grande corte quadrangolare; un cortile di servizio è annesso a sud del tratto minore e lo divide dagli altri fabbricati civili dell’isolato. Il tratto principale, contiguo alla facciata della chiesa, conteneva gli uffici, con la cancelleria, gli archivi, e gli alloggiamenti del personale addetto alla custodia. Al centro, verso il cortile, sporgeva il corpo poligonale della cappella, in asse con l’androne d’ingresso. Le due campate iniziali, adiacenti alla chiesa, pur inserite nel nuovo edificio, non appartenevano al Carcere, ma alla casa canonica. Questa era collegata da un passaggio, lungo il fianco della chiesa, alla vecchia sagrestia, sulla via retrostante, unita all’altro tratto del Carcere, destinato, con l’ala minore, alle celle. Il passaggio adiacente al fianco della chiesa è il resto del chiostro quattrocentesco, con gli archi murati, che continua anche sul lato della sagrestia, a est.
Ad accogliere il pubblico è lo Sciamano della Grotta di Fumane, scelto come simbolo del museo stesso. Ma sono molti i motivi e i tesori che dovrebbero spingere il pubblico a venire a visitare l’Archeologico, come spiega ad archeologiavocidalpassato.com la neodirettrice Giovanna Falezza.

Nella prima sezione cronologica, il Paleolitico, fase in cui anche il territorio veronese è testimone della piena espansione delle popolazioni neandertaliane e dell’Homo sapiens in Europa, il Museo racconta le prime forme d’arte e la vita di queste popolazioni di cacciatori e raccoglitori, accogliendo preziosi reperti di due siti di grande rilevanza a livello europeo: la Grotta di Fumane, con le sue pietre dipinte – prima fra tutte, lo sciamano -, e Riparo Tagliente.

Nella seconda sezione cronologica, il Neolitico, fondamentale fase della preistoria in cui i gruppi umani passano da un’economia basata essenzialmente su caccia e pesca all’introduzione di agricoltura e allevamento e quindi alla possibilità di produrre il cibo per il proprio sostentamento, spiccano i reperti dal sito veronese di Lugo di Grezzana che proiettano i visitatori nella vita di un villaggio neolitico, mentre i rinvenimenti da altri siti veronesi li introducono ai rituali funebri e agli oggetti dedicati al culto.

Nella terza sezione cronologica, l’Età del Rame, momento della preistoria in cui l’Uomo scopre la possibilità di utilizzare un metallo – il rame, appunto – per realizzare armi e strumenti, troviamo la capanna di Gazzo Veronese, la necropoli recentemente scoperta di Nogarole Rocca, statue-stele e preziosi corredi tombali dal territorio veronese che accompagnano i visitatori nella prima “età dei metalli”.

Nella quarta ed ultima sezione aperta al pubblico, la più articolata, l’Età del Bronzo, fase in cui le comunità umane, oltre ad introdurre l’uso del bronzo per la costruzione dei propri oggetti, diventano sempre più numerose, articolate ed interconnesse tra loro, il Museo racconta la vita di questi abili artigiani e costruttori: l’enorme pozzo di Bovolone, valorizzato con un gioco di luci, campeggia al centro della sala dedicata ai villaggi; attorno, alcuni modellini raccontano le antiche tecniche edilizie, mentre reperti eccezionali parlano al visitatore della vita e del lavoro di tutti i giorni.

Questa sezione accoglie una vetrina dedicata alla tre palafitte UNESCO della provincia di Verona, oltre ad una serie di reperti in legno dal sito di Vallese di Oppeano, eccezionalmente conservati. L’articolata vita dell’Età del Bronzo viene poi raccontata nelle sale seguenti, con una serie di reperti derivati dagli scambi con il mondo europeo e mediterraneo, e con gli eccezionali rinvenimenti dalle necropoli veronesi. Fra tutte, si ricorda quella di Olmo di Nogara, con le raffinate spade di bronzo deposte al fianco dei guerrieri. Infine, il Museo racconta quella che doveva essere l’antica ritualità, con un’ultima sala dedicata ai “doni agli dei” dell’Età del Bronzo.
Verona. L’attesa è finita. Domani si inaugura, e venerdì apre al pubblico, il nuovo museo Archeologico nazionale nell’ex caserma asburgica San Tomaso. Si inizia con la sezione di Preistoria e Protostoria: un percorso da 200mila anni fa al I sec. a.C. Ecco le prime immagini

L’attesa è finita. Il museo Archeologico nazionale di Verona è una realtà. Domani, giovedì 17 febbraio 2022, alle 11.30, si inaugura la sezione “Preistoria e protostoria: agli albori della creatività umana” del nuovo museo Archeologico nazionale di Verona nell’ex caserma asburgica San Tomaso, in stradone San Tomaso, 3. E venerdì 18 febbraio 2022 il museo sarà aperto al pubblico che nei giorni di venerdì, sabato e domenica, dalle 10 alle 18, potrà percorrere 200mila anni di storia. Là dove erano imprigionati i carbonari che lottavano contro l’Impero Asburgico hanno trovato posto infatti le testimonianze più antiche degli insediamenti umani nel territorio veronese, portate alla luce dopo un secolo e più di campagne archeologiche. Si tratta di reperti considerati i primi, eccezionali esempi delle espressioni della civiltà e della creatività umane, che si possono ora finalmente ammirare accompagnati da un chiaro corredo introduttivo. Ricostruzioni fisiche e virtuali, video e altri mezzi di comunicazione multimediale valorizzano questo straordinario patrimonio in bianche teche sovrastate dalle colossali capriate lignee del grande edificio costruito nel 1856 per farne sede carceraria.

I muri perimetrali delle celle sostengono possenti arcate in mattoni, conferendo all’ambiente la sembianza di una chiesa romanica. La Direzione regionale Musei Veneto, cui questo museo statale afferisce, ha investito fondi del ministero alla Cultura per restaurare e mettere a norma l’edificio che si sviluppa su tre piani, compresa la elegante facciata sul lungadige veronese. L’allestimento del nuovo museo Archeologico, affidato all’architetto Chiara Matteazzi su progetto scientifico dell’ex direttrice Federica Gonzato, è iniziato dall’ampio sottotetto dove hanno trovato collocazione le sezioni dedicate alla Preistoria e alla Protostoria, a documentare un lasso di tempo che prende avvio circa 200mila anni fa e si dipana sino al primo secolo a.C. Il piano intermedio accoglierà invece i reperti dell’età celtica e romana, oltre ad uffici, biblioteca e spazi per incontri, mentre il piano terra è destinato a documentare l’età altomedievale.

Domani, all’inaugurazione, con Daniele Ferrara direttore della Direzione regionale Musei Veneto e Giovanna Falezza neo direttrice dell’Archeologico, interverrà il prof. Massimo Osanna direttore generale Musei ministero alla Cultura. “Complessivamente l’investimento supererà i 3 milioni di euro, integralmente finanziati dal ministero alla Cultura”, afferma Daniele Ferrara. “Aperta al pubblico la sezione riservata alla preistoria e alla protostoria, contiamo di avviare molto presto il cantiere per la sezione romana, mentre con fondi assegnati tramite il PNNR metteremo a cantiere anche il piano terra per completare quello che si prefigura come uno dei più importanti musei archeologici italiani”.

Il percorso espositivo della sezione Preistoria e Protostoria, anche grazie a ricostruzioni fisiche e virtuali, video e altri mezzi di comunicazione multimediale, narra le principali componenti storiche del veronese in un arco cronologico compreso tra oltre 100mila anni fa e il 100 a.C. Predisposto con la collaborazione dell’università di Ferrara, dell’università di Trento e della soprintendenza ABAP di Verona, il percorso si articola in una serie di sottosezioni dedicate ai principali siti preistorici e protostorici, dal Paleolitico (rappresentato dalla famosa pietra dipinta, nota come lo “Sciamano”, considerato tra le più antiche rappresentazioni umane sino ad oggi note al mondo, proveniente dalla Grotta di Fumane), passando attraverso il Neolitico e l’età del Rame, fino all’età del Bronzo, con l’esposizione dei materiali provenienti dai siti palafitticoli inseriti nella lista UNESCO del veronese, e all’età del Ferro. L’allestimento si sviluppa in modo lineare, attraverso le diverse sale dei due bracci del terzo piano (dal Paleolitico all’età del Bronzo) fino a confluire nel terzo braccio (dedicato all’età del Ferro).

Tra i molti tesori del nuovo Museo, la neo direttrice dell’istituzione veronese, Giovanna Falezza, segnala la pietra dipinta nota come “lo Sciamano”, assunto a simbolo del nuovo museo. Tra le opere d’arte in ocra rossa rinvenute nella Grotta di Fumane e riferibili all’attività artistica dei primi Sapiens (40mila BP, Paleolitico superiore), la più famosa è questa pietra calcarea sulla quale, in ocra rossa, è raffigurato un personaggio che indossa un copricapo. Questa pietra è, ad oggi, una delle più antiche figure teriomorfe (figure di uomo-animale) del pianeta.

Risale invece all’Età del Bronzo antico, lo straordinario esemplare di vaso a bocche multiple recuperato durante lo scavo archeologico della Palafitta del Laghetto del Frassino presso Peschiera del Garda. Dal medesimo sito provengono anche ceramiche con decorazioni incise, conchiglie, metalli e utensili in osso, pietra e legno. Sempre dal Garda, rinvenuti ad una profondità di circa tre metri, provengono una tazza dell’Età del Bronzo antico e alcuni resti paleobotanici, tra i quali una spiga carbonizzata di farro.

Dal sito di Pila del Brancon, a Nogara, provengono spade ripiegate, cuspidi di lancia, pugnali ed altri elementi laminari contorti, materiali che possono essere riferiti ad una fase iniziale dell’età del Bronzo finale. Notevoli e numerosi gli oggetti da ornamento esposti nel nuovo Museo e tra essi spicca il magnifico spillone scoperto presso la palafitta de La Quercia a Lazise, lungo più di mezzo metro, con larga testa a disco e gambo ritorto.
Altino. Lo Stato acquisisce con 3 milioni alcuni terreni agricoli per scavare Foro, Teatri, viabilità e contesti residenziali della città romana. Ecco tutto il piano dei Cantieri della Cultura: in totale 200 milioni per 38 interventi, e 13 per le acquisizioni. Molti riguardano l’archeologia

L’ok al Piano Strategico “Grandi Progetti Beni Culturali” varato dal ministro della Cultura, Dario Franceschini, è arrivato solo nel tardo pomeriggio di mercoledì 9 febbraio 2022. Ma la notizia è rimbalzata subito ai margini della laguna nord, nella “Venezia prima di Venezia”. A pochi giorni dall’annuncio dell’avvio del progetto per la creazione del parco archeologico di Altino, il primo in Veneto, ecco una nuova buona notizia per Altino, e Marianna Bressan direttrice del museo nazionale e area archeologica: nelle tre nuove acquisizioni al patrimonio dello Stato previste dai “Cantieri della Cultura” c’è anche Altino. Dei quasi 13 milioni di euro stanziati, 7,5 vanno all’acquisizione di Villa Massenzia, estesa proprietà tra Cecilia Metella e Circolo Massenzio lungo la via Appia Pignatelli a Roma (una volta acquisita allo Stato diverrà la base per i servizi aggiuntivi a favore dell’intero parco archeologico dell’Appia Antica); 2,3 all’acquisizione della storica Villa Buonaccorsi a Potenza Picena, aggiudicata da un fondo immobiliare privato (sarà indispensabile alle successive operazioni di valorizzazione sotto il profilo ambientale, storico, culturale ed economico per una nuova fruizione pubblica della splendida villa settecentesca); e infine con 3 milioni di euro la terza acquisizione avviene in provincia di Venezia e riguarda alcuni terreni agricoli -privi di fabbricati- che, secondo i rilevamenti scientifici, corrispondono al contesto di giacenza della massima estensione della città romana di Altino (corrispondente a Foro, Teatri, viabilità e contesti residenziali) la cui acquisizione permetterebbe di rendere unitaria e organica l’area archeologica e il percorso di visita comprendente il Museo Nazionale, AltinoLab e le aree archeologiche di Altino. “Un altro importante segnale di attenzione da parte del ministero della Cultura, che ormai con tutta evidenza considera Altino un cantiere culturale sul quale investire”. Commenta la direttrice Marianna Bressan. “Questo stanziamento ci permetterà finalmente di indagare con scavi archeologici il cuore monumentale della città antica e di ampliare il circuito di visita, sempre più verso la realizzazione del parco archeologico altinate”.
Cantieri della Cultura. È di 200 milioni di euro l’ammontare degli investimenti per i 38 nuovi progetti e le 3 nuove acquisizioni al patrimonio dello Stato contenuti nel Piano Strategico “Grandi Progetti Beni Culturali” varato dal Ministro della Cultura, Dario Franceschini, che ha ricevuto oggi il parere favorevole della Conferenza Unificata Stato-Regioni dopo il passaggio in Consiglio Superiore dei beni Culturali. “Trentotto interventi strategici, diffusi in tutta Italia, e tre nuove acquisizioni che confermano la centralità della cultura nell’azione di politica economica del governo”, commenta il ministro della Cultura Dario Franceschini, che sottolinea come “il recupero e la valorizzazione del patrimonio culturale è uno degli assi fondamentali su cui si fonda la crescita economica e sociale del Paese”. Gli interventi approvati si incardinano nella strategia portata avanti dal ministero della Cultura negli ultimi anni per favorire il rilancio della competitività territoriale del Paese e la crescita economica e sociale ponendo al centro i beni e i siti di eccezionale interesse culturale e di rilevanza nazionale che necessitano di interventi organici di tutela e riqualificazione, di valorizzazione e promozione culturale, anche nell’ottica dell’incremento dell’offerta turistico culturale. I 199.076.000 euro sono destinati a finanziare 38 interventi di recupero e valorizzazione per 186.285.510 euro in 16 regioni italiane e 3 nuove acquisizioni al Patrimonio dello Stato di beni immobili per un valore di 12.790.490 euro.

Interventi. Dei 38 finanziati, alcuni riguardano aree o musei archeologici. Villa Diana / isola Gallinara (SV): 3 milioni di euro. Restauro conservativo, consolidamento statico, risanamento igienico, riqualificazione funzionale e opere di allestimento espositivo e valorizzazione per destinare l’immobile a “Centro di documentazione per la ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico dell’isola e dei fondali marini”, che costituirà una base logistica per campagne di indagini archeologiche, e sarà sede del parco archeologico-naturalistico subacqueo di Albenga e dell’isola di Gallinara
Colosseo (Roma): 4,5 milioni di euro. In continuità con la ricostruzione in legno dell’arena, l’intervento prevede il restauro delle due porte di accesso: Porta Trumphalis, da cui entravano in scena i gladiatori e gli animali, e Porta Libitinensis, da cui venivano portati via i corpi senza vita dei combattenti. Sarà inoltre sistemato il podio dell’arena per la collocazione della grande iscrizione di Teodosio II e Valentiniano III, promotori dei restauri durante i due regni congiunti
Archeologia green del Pan di Milano: 3,5 milioni di euro. Il progetto PAN Parco Anphitheatrum Naturae mira a completare lo scavo archeologico e a recuperare un grande fabbricato da destinare a laboratorio di restauro e a luogo espositivo, dove mostrare le opere scoperte in situ, compreso un importante corredo in ceramica di età celtica del IV – III sec. a.C.
Anfiteatro romano di Volterra: ulteriori 3 milioni di euro. Dopo la grande scoperta del 2015, è ora previsto il completamento dello scavo archeologico dell’Anfiteatro e la realizzazione di un ambizioso progetto di restauro e valorizzazione del monumento per coinvolgere il territorio dando vita a un’area archeologica diffusa migliorando l’attrattività turistica.
Sito archeologico di Iulium Carnicum (Zuglio – UD): 1,25 milioni di euro. Oggetto dell’intervento è il completamento dello scavo archeologico, il rinnovamento della copertura e la realizzazione di un punto panoramico che permetta una migliore e completa comprensione dell’area archeologica valorizzando tutto il percorso di visita del Foro.
Sito nuraghe e villaggio Costa nella foresta di Burgos (SS): 1 milione di euro. I lavori di tutela e conservazione riguarderanno pulizia, documentazione preliminare e prosieguo degli scavi e dei restauri nel nuraghe e nel villaggio, attività indispensabili nell’ottica anche della successiva valorizzazione del sito attraverso la realizzazione di un percorso archeologico e naturalistico a cura del Comune di Sassari.
Circuito dei nuraghi (Quartu Sant’Elena, CA; Pompu, OR; Ussaramanna, SU): 890mila euro. Intervento di consolidamento e restauro delle parti già messe in luce dei tre impianti nuragici e creazione di un circuito per la fruizione pubblica delle aree archeologiche per costituire una nuova offerta turistica, lenta e sostenibile, con ricadute positive su un territorio interno attualmente soggetto a grave spopolamento.
Museo Egizio di Torino: 5 milioni di euro. In occasione del bicentenario della nascita del museo, sono previsti la copertura della corte interna dell’edificio con una cupola in vetro e acciaio e l’allestimento del Giardino Egizio, con specie vegetali tipiche dell’ambiente nilotico. La copertura consentirà di trasferire gli spazi di accoglienza e servizi al pubblico, restituendo alla città un’altra piazza.
Firenze. Tre settimane al via del quarto Firenze Archeofilm, Festival Internazionale Cinema di Archeologia Arte Ambiente: cinque giorni con oltre 60 film provenienti da 14 nazioni diverse, 11 prime nazionali. Ecco il programma

Il conto alla rovescia è iniziato. Mancano esattamente tre settimane alla quarta edizione di Firenze Archeofilm, Festival Internazionale Cinema di Archeologia Arte Ambiente, che apre la stagione dei grandi appuntamenti con il cinema archeologico, in programma nelle sale dello storico Cinema La Compagnia (Firenze, via Cavour 50 rosso) da mercoledì 2 a domenica 6 marzo 2022, con ingresso libero e gratuito (Info: 055.5062303). Firenze Archeofilm è organizzato da Archeologia Viva – Giunti Editore; con il patrocinio dell’università di Firenze e la partecipazione di Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria “P. Graziosi”, in collaborazione con La Compagnia – FST. Direttore artistico Dario Di Blasi, direttore editoriale Giuditta Pruneti. Per cinque giornate (mattino, pomeriggio e sera) sullo schermo scorrerà il meglio della produzione mondiale sui temi dell’Archeologia, dell’Arte e dell’Ambiente. In programma oltre 60 film provenienti da 14 nazioni diverse, con 11 prime nazionali.

Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm
“Il cinema è uno strumento formidabile per raccontare la storia in modo approfondito e coinvolgente. Trasmette conoscenza, cultura, sapere scientifico”, scrive Dario Di Blasi nella presentazione di Firenze Archeofilm. “È il frutto di un amore difficile ma necessario tra l’archeologo e chi realizza e produce film. Il sapere deve coniugarsi con l’emozione e la passione. Il cinema è racconto, è fiaba, è arte, è cultura. Il mondo antico aspetta di essere raccontato non solo descritto. Il nostro paese, l’Italia, dalla preistoria a oggi è una miniera senza fondo, un mare infinito di possibili racconti, nasconde tesori inesauribili. Da oltre trent’anni, in Italia e in Europa, così come ora a Firenze Archeofilm, con il cinema e con le immagini dedicate ai musei, ai parchi archeologici, alle ricerche, ai nuovi scavi, abbiamo cercato di stimolare la coscienza collettiva sulla bellezza del patrimonio e del panorama storico nei territori di tutto il mondo e sull’importanza per ogni popolo di conoscere, mantenere e promuovere il proprio orizzonte culturale. Siamo ancora testimoni di un periodo difficile, immersi nel clima di una terribile pandemia. Vorremmo conoscere meglio il passato per non commettere nuovi errori fatali”

Vediamo il programma in sintesi. MERCOLEDÌ 2 MARZO 2022. MATTINA (9.45 – 13): dopo i saluti, apre il film “La prossima Pompei / The next Pompeii” di Duncan Bulling (Regno Unito, USA; 53’). Seguono il film “I primi Britannici / First Britons” di Penny Palmer (Regno Unito; 60’); e il film “Decumano Maximo” di Alessio Consorte (Italia; 67’). POMERIGGIO (16 – 19): apre il film “Briga, la città dimenticata / Briga, la ville oubliée” di David Geoffroy (Francia; 52’). Segue il film “L’enigma delle ossa: Rivoluzione di Genere / Riddle of the bones: Gender Revolution” (prima nazionale) di Birgit Tanner, Carsten Gutschmdit (Germania; 52’); e il film “Libri di sabbia” di Maurizio Fantoni Minnella (Italia; 52’). SERA (21 – 23): apre il film “Ecco che cominciamo a dipinger con la pietra” di Massimo D’Alessandro (Italia; 28’); segue il film “L’Arca dell’Alleanza, alle origini della Bibbia / L’Arche d’Alliance, aux origines de la Bible” di Thierry Ragobert (Francia; 90’).

GIOVEDÌ 3 MARZO 2022. MATTINA (10 – 13): apre il film “Il mondo di Cheope / Le monde de Kheops” di Florence Tran (Francia; 52’); seguono il film “Viarium. Paesaggi culturali dell’Ager Bantinus” di Francesco Gabellone (Italia; 12’); il film “Antica Trasversale Sicula. Il cammino della Dea Madre” di Francesco Bocchieri (Italia; 80’); il film “Liguri Apuani” di Diego Bonuccelli (Italia; 15’); e il film “Abbazia di Santa Croce di Sassovivo” di Pietro Galifi (Italia; 15’). POMERIGGIO (16 – 19): apre il film “Stonehenge, le origini svelate / Stonehenge, ses origines révélées” di Peter Chinn (Francia/Gran Bretagna; 53′); segue il film “Signore e Principi preistorici / Prehistoric Ladies and Princes” (prima nazionale) di Pauline Coste (Francia; 52’); il film “Thalassa, il racconto” di Antonio Longo (Italia; 40’); e il film “Vallus, i denti della Terra / Vallus, les dents de la Terre” di Philippe Axel (Belgio; 23′). SERA (21 – 23): apre il film “Narbo Martius, la figlia di Roma / Narbo Martius, la fille de Rome” (prima nazionale) di Marc Azéma (Francia; 52’); segue il film “The Antikythera Cosmos” di Martin Freeth (Regno Unito; 30’); e il film “Città del Vaticano, alla ricerca dell’eternità / Vatican City, the quest for eternity” di Marie Thiry, Marc Jampolsky (Francia; 52’).

VENERDÌ 4 MARZO 2022. MATTINA (10 – 13): apre il film “70 milioni di mummie animali: il segreto oscuro dell’Egitto / 70 million animal mummies: Egypt’s dark secret” di Jon Eastman (Regno Unito; 60’); segue il film “Kromdraai, alla scoperta del primo essere umano / Kromdraai, à la découverte du premier humain” (prima nazionale) di Cédic Robion (Francia; 52′); e il film “La Flotta delle Indie / La Flota de Indias” di Antonio Pérez Molero (Spagna; 68’). POMERIGGIO (16 – 19): apre il film “Etiopia. Lontano lungo il fiume” di Lucio Rosa (Italia; 44’); segue il film “Cahuachi. Labirinti nella sabbia” di Petra Paola Lucini (Italia; 48’); e il film “The Trace of Time” di Dionysia Kopana (Grecia; 97’). SERA (21 – 23): apre il film “Minorca Talaiòtica / Menorca Talaiòtica” (prima nazionale) di Manu Balaguer (Spagna; 38′); il film “Villa romana del Casale di Piazza Armerina. Alla ricerca del Dominus attraverso i mosaici della residenza tardo-antica” di Maria Aloisi (Italia; 15’); e il film “Il giuramento di Ciriaco / The oath of Cyriac” (prima nazionale) di Olivier Bourgeois (Andorra; 73’).

SABATO 5 MARZO 2022. MATTINA (10 – 14.30): apre il film “Egitto: i templi salvati / Egypt: saving temples” di Olivier Lemaitre (Francia; 53’); segue il film “Homo sapiens, le nuove origini / Homo sapiens, les nouvelles origines” di Olivier Julien (Francia; 52’); il film “D’Artagnan e i tre moschettieri: la vera storia / D’Artagnan and the three musketeers: the true story” (prima nazionale) di Augustin Viatte (Francia; 52’); il film “Akragas – città della bellezza” di Maria Aloisi (Italia; 9’); il film “Vasa vasa” di Alessia Scarso (Italia; 12’); e il film “Fe Dux. Federico da Montefeltro duca di Urbino” di Giuseppe Dromedari (Italia; 86’). POMERIGGIO (16 – 19.30): apre il film “Al tempo dei dinosauri / Au temps des dinosaures” (prima nazionale) di Pascal Cuissot, in collaborazione con Yusuke Matsufune e Kazuki Ueda (Francia, Giappone; 52’); il film “Verso Canaan: storie di popoli e di una Terra Promessa” di Alberto Castellani (Italia; 50’); il film “Chi ha scritto la Bibbia? Il mistero svelato / Qui a écrit la Bible? Le mystère révélé” di Nathalie Laville (Francia; 52’); e il film “Così parla Tarām-Kūbi, corrispondenze assire / Ainsi parle Tarām-Kūbi, correspondances Assyriennes” di Vanessa Tubiana-Brun (Francia; 46’). SERA (21 – 23): apre il film “I volti dimenticati di Palmira / Les visages oubliés de Palmyre” di Meyar Al-Roumi (Francia; 53’); segue il film “Il busto di Nefertiti: nascita di un’icona / Le buste de Néfertiti, naissance d’une icône” (prima nazionale) di Jean-Dominique Ferrucci (Francia; 17′); il film “Cacciatori di tombe. Il mistero della mummia dipinta / Tomb hunters. The mystery of the painted mummy” (prima nazionale) di Stephen Mizelas, James Franklin (Regno Unito; 44’); e il film “Il riflesso del Dominus tra mito e realtà nei mosaici della Villa romana del Casale di Piazza Armerina” di Maria Aloisi (Italia; 10’).

DOMENICA 6 MARZO 2022. MATTINA (10 – 13): apre il film “Guerra all’Amazzonia” di Marcello Brecciaroli (Italia; 48’); segue il film “Bakhtiari sulle pendici di Oshtrankuh / Bakhtirihaey Damaneh Oshtrankuh” di Mohammadreza Hafezi (Iran; 40’); il film “Sulle tracce del patrimonio. Le ragioni dell’archeologia” di Eugenio Farioli Vecchioli (Italia; 60’). POMERIGGIO (16 – 20): apre il film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno (Italia; 100′): interviene il regista Nicolò Bongiorno. Alle 18, cerimonia di Premiazione: premio “Firenze Archeofilm”, premio “Università di Firenze”, premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria”; alle 18.30, proiezione del film vincitore.













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