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Bolsena (Vt). Completato l’intervento di restauro e valorizzazione dell’insediamento sommerso della prima età del Ferro del Gran Carro di Bolsena: ora è un parco archeologico attrezzato, concepito per accogliere sia il pubblico subacqueo sia i visitatori da terra

Rilievi dell’insediamento sommerso della prima età del Ferro del Gran Carro di Bolsena (foto sabap-etr-mer)

Si è concluso l’intervento di restauro e valorizzazione dell’insediamento sommerso della prima età del Ferro del Gran Carro di Bolsena, realizzato grazie ai finanziamenti del ministero della Cultura e del Ministero del Turismo nell’ambito del PNRR – Caput Mundi. L’obiettivo raggiunto è la creazione di un vero e proprio parco archeologico attrezzato, concepito per accogliere sia il pubblico subacqueo sia i visitatori da terra, grazie anche a un nuovo polo ricettivo dotato di postazioni per la visione 3D del fondale in corrispondenza della palafitta e del tumulo sacro dell’Aiola.

Lo specchio d’acqua del lago di Bolsena dove si trova l’insediamento sommerso della prima età del Ferro del Gran Carro di Bolsena (foto sabap-etr-mer)

Il sito, in ottimo stato di conservazione e accessibilità, si trova a una profondità compresa tra i 2 e i 4 metri e a brevissima distanza dalla riva, condizione questa che consente un’esperienza di visita unica anche a chi non pratica attività subacquee. Si tratta di un unicum archeologico e un modello di valorizzazione sostenibile del patrimonio sommerso.

I sub visitano l’insediamento sommerso della prima età del Ferro del Gran Carro di Bolsena (foto sabap-etr-mer)

I lavori hanno interessato due ambiti: l’area di cantiere continuo dedicata alle attività di scavo subacqueo della Soprintendenza e l’area destinata alla fruizione del pubblico. Tra gli interventi realizzati figurano la messa in sicurezza e il restauro dei reperti lignei e ceramici visibili nel sito; un percorso subacqueo accessibile anche ai non vedenti; un percorso in snorkeling osservabile anche da imbarcazioni a fondo trasparente; l’illuminazione del complesso per le aperture notturne; un plastico in resina dell’intero sito; un rilievo fotogrammetrico completo per la restituzione 3D e un tour virtuale, accessibile da qualsiasi dispositivo digitale, che connette il pubblico con l’esposizione a terra e con il museo Territoriale del Lago di Bolsena.

Un libro al giorno. “I depositi archeologici. Una guida di campo” di Diego E. Angelucci che fornisce una chiave di lettura per decodificare le caratteristiche delle stratificazioni archeologiche

Copertina del libro “I depositi archeologici. Una guida di campo” di Diego E. Angelucci

È uscito per i tipi di Carocci editore il libro “I depositi archeologici. Una guida di campo” di Diego E. Angelucci. I depositi archeologici – sedimenti e suoli – non sono solo contenitori di reperti e di strutture, ma anche fonte di preziose informazioni per chi li scava, una volta che sappia osservarli e descriverli correttamente. Il libro fornisce una chiave di lettura per decodificare le caratteristiche delle stratificazioni archeo- logiche; dopo aver passato in rassegna le conoscenze su sedimenti e suoli, propone un percorso descrittivo per la raccolta dei dati sul terreno, elencando e definendo le varie proprietà che contraddistinguono i depositi al fine di normalizzarne la descrizione. Una guida di campo pensata per accompagnare archeologi e archeologhe sul cantiere di scavo e durante la ricognizione. Perfetta per chi vuole affinare lo sguardo e migliorare la qualità delle proprie osservazioni stratigrafiche.

Il geoarcheologo Diego Angelucci (UniTn)

Diego E. Angelucci, geoarcheologo, è professore associato di Metodologie della ricerca archeologica all’università di Trento. Le sue ricerche si rivolgono, oltre che all’analisi delle stratificazioni archeologiche, alla preistoria antica, alla micro-morfologia archeologica e allo studio delle interazioni tra umani e ambiente nelle aree montane.

Verona. 7 incontri, 11 autori, 14 discussants, 5 case editrici, 1402 pagine lette e commentate: è il bilancio della prima edizione della rassegna “La Biblioteca di Nemo”

7 incontri, 11 autori, 14 discussants, 5 case editrici, 1402 pagine lette e commentate: è il bilancio della prima edizione della rassegna “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al museo di Storia naturale di Verona” che si è conclusa il 18 dicembre 2025. “Ringraziamo le oltre 300 persone che sono venute ad ascoltare Claudia Addabbo, Paola Govoni, Maria Giovanna Belcastro, Alessandra Bonoli, Giovanna Guerzoni, Alessandro Guidi, Francesco Mezzalira, Elena Canadelli, Paola Bernadette Di Lieto, Andrea Augenti e Paolo Mazzarello”, spiegano al museo. “Un grazie infine al dipartimento di Culture e civiltà dell’università di Verona, partner dell’iniziativa, e alla Società italiana di Storia della Scienza, che ha patrocinato la rassegna”. Per chi fosse interessato, i libri si possono trovare alla Biblioteca del museo di Storia naturale di Verona.

Buone Feste in museo: aperture di musei e parchi archeologici durante le festività. Chiuso solo a Natale

Buone Feste in museo. Il ministero della Cultura comunica che il 24 e il 26 dicembre 2025, 1° gennaio e il 6 gennaio 2026 i musei, i complessi monumentali e i parchi archeologici statali resteranno aperti su tutto il territorio nazionale. Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura, su prenotazione dove previsto. Solo il 25 dicembre i musei e i luoghi della cultura statali resteranno chiusi. Il 4 gennaio 2026 è il giorno della #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei, gallerie, aree e parchi archeologici, castelli e complessi monumentali, abbazie, ville e giardini storici statali.

Un libro al giorno. “Che cos’è l’archeologia sperimentale” di Cristina Lemorini: introduzione ai principi fondamentali, alla metodologia e alle potenzialità didattiche dell’archeologia sperimentale

Copertina del libro “Che cos’è l’archeologia sperimentale” di Cristina Lemorini

È uscito per i tipi di Carocci editore il libro “Che cos’è l’archeologia sperimentale” di Cristina Lemorini. Quale ruolo può avere lo studio del passato nel nostro mondo moderno, globalizzato, ipertecnologico e proiettato nel futuro? Il libro, stimolando la riflessione sull’importanza di conoscere le comunità antiche per immaginare un futuro più sostenibile, presenta una chiara e concisa introduzione ai principi fondamentali, alla metodologia e alle potenzialità didattiche dell’archeologia sperimentale. Questa affascinante disciplina replica e testa oggetti, strumenti e situazioni del passato seguendo un rigoroso protocollo sperimentale che prevede, tra l’altro, l’utilizzo di materie, tecniche e processi produttivi il più possibile simili a quelli dell’epoca a cui appartengono. Ciò permette di acquisire molte informazioni non solo sul singolo reperto ma anche sul suo contesto sociale e di utilizzo, fornisce agli archeologi ulteriori dati per verificare le proprie ipotesi e, perché no, offre un modo coinvolgente per insegnare e divulgare la storia antica.

Cristina Lemorini (Sapienza università Roma)

Cristina Lemorini è professore associato di Preistoria e Protostoria alla Sapienza Università Roma, dove insegna Archeologia sperimentale e Analisi delle tracce d’uso e dei residui applicata a manufatti archeologici.

Un libro al giorno. “Studi di topografia sulla bassa valle del Mesima. Saggi tra protostoria e tardoantico con uno sguardo sulle trasformazioni del paesaggio in età moderna” di Gianluca Sapio con ampio corredo di immagini, panoramiche e planimetrie

Copertina del libro “Studi di topografia sulla bassa valle del Mesima. Saggi tra protostoria e tardoantico con uno sguardo sulle trasformazioni del paesaggio in età moderna” di Gianluca Sapio

È uscito per i tipi di Rubettino Editore il libro “Studi di topografia sulla bassa valle del Mesima. Saggi tra protostoria e tardoantico con uno sguardo sulle trasformazioni del paesaggio in età moderna” di Gianluca Sapio. Nel libro, con ampio corredo di immagini, panoramiche e planimetrie, si delinea una visione complessiva delle problematiche topografiche e archeologiche dei contesti antichi principali compresi nel bacino del basso Mesima in un arco cronologico che va dall’età del Ferro fino al Tardo Antico; alcuni contesti sono meglio noti scientificamente, altri ricavati da ritrovamenti datati e non pubblicati organicamente. Nell’appendice conclusiva si descrivono le fasi principali della trasformazione moderna del bacino fluviale, con documenti inediti relativi ai primi momenti della bonifica ottocentesca e una descrizione complessiva degli interventi avvenuti nel Novecento che hanno definitivamente modificato il paesaggio fluviale. Prefazione di Marco Stefano Scaravilli. Presentazione di Fabrizio Sudano.

Verona. Al museo di Storia naturale presentazione del libro “Il darwinista infedele. Lombroso e l’evoluzione” di Paolo Mazzarello, ultimo appuntamento dell’anno per il ciclo “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al museo di Storia naturale di Verona”, a cura di Massimo Saracino e Andrea Tenca

Giovedì 18 dicembre 2025, alle 17, nella sala conferenze “Sandro Ruffo” del museo di Storia naturale di Verona, ultimo appuntamento dell’anno per il ciclo “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al museo di Storia naturale di Verona”, a cura di Massimo Saracino e Andrea Tenca, con la presentazione del libro “Il darwinista infedele. Lombroso e l’evoluzione” di Paolo Mazzarello (Hoepli editore). La “Biblioteca di Nemo” quest’anno si è aperta con la presentazione di un libro dedicato ad Achille Forti, naturalista di spicco e illustre mecenate veronese, e si chiude con un’altra figura veronese, fondamentale per la comprensione della sua epoca: il successo delle teorie lombrosiane, a dir poco contraddittorie e discutibili, racconta con straordinaria efficacia la fine dell’Ottocento e riconoscere il loro rapporto con la teoria darwiniana ci permette di comprendere le complesse relazioni tra scienza, società e ideologia. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. L’iniziativa è realizzata dai Musei Civici di Verona – Museo di Storia Naturale di Verona e Servizio Biblioteche Specialistiche e Archivi Storici dei Musei, in collaborazione con il Dipartimento di Culture e Civiltà dell’Università di Verona e con il patrocinio della Società Italiana di Storia della Scienza.

Copertina del libro “Il darwinista infedele. Lombroso e l’evoluzione” di Paolo Mazzarello

Il darwinista infedele. Lombroso e l’evoluzione. Una traduzione traditrice, un’opera capitale per la storia del pensiero e due protagonisti della scienza. L’opera in questione è l’Origine delle specie di Darwin. La traduzione è quella francese, apparsa nel 1862, di Clémence Royer, una filosofa liberale e progressista, che giunse nelle mani di un giovane Lombroso, medico militare in procinto di partecipare alla spedizione per la repressione del banditismo in Calabria. A contatto con un mondo aspro e selvaggio, lo scienziato fu tra i primi – se non il primo – ad applicare concretamente in Italia la teoria di Darwin allo studio della natura. Diventato docente a Pavia e poi a Torino, Lombroso non smise mai di utilizzare l’evoluzione come strumento cognitivo. Da una sorgente lontana scaturivano le gerarchie razziali, le popolazioni, i comportamenti abnormi e criminali, l’inferiorità mentale della donna. È su queste basi che Paolo Mazzarello rilegge la visione antropologica di Lombroso, offrendone un’interpretazione suggestiva e originale, che gli consente anche di gettare nuova luce sulla precoce diffusione in Europa delle teorie darwiniane.

Fratta Polesine (Ro). Al museo Archeologico nazionale per “Un tè al Museo” incontro “Armonie perdute. I suoni dell’antichità” con Mario La Rosa (università di Padova): un viaggio sensoriale nel tempo, alla scoperta di come suonavano il mondo e la vita quotidiana nell’antichità

Per millenni, la musica e i suoni hanno scandito ogni aspetto dell’esistenza umana: dal sacro al profano, dal lavoro alla festa, dalla guerra ai riti funebri. Ma quali melodie risuonavano davvero nell’antica Grecia, a Roma o nei villaggi dell’Età del Bronzo? E quali strumenti venivano utilizzati? Come suonava il mondo nell’antichità? Se ne parla domenica 14 dicembre 2025, alle 15.30, al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (Ro), nell’incontro “Armonie perdute. I suoni dell’antichità”, per il ciclo di incontri “Un Tè al Museo”, unisce la piacevolezza di un momento conviviale all’approfondimento di temi legati al patrimonio archeologico e alla storia antica. Per questo nuovo appuntamento, il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine invita il pubblico a un viaggio sensoriale nel tempo, alla scoperta di come suonavano il mondo e la vita quotidiana nell’antichità. A guidare i visitatori e le visitatrici in questo affascinante percorso di riscoperta sarà Mario La Rosa, archeologo e dottorando al dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova. Attraverso l’analisi delle fonti letterarie, iconografiche e, soprattutto, dei rari reperti archeologici, il Dott. La Rosa svelerà i segreti degli antichi strumenti musicali, come il flauto di Pan e la cetra ad esempio, e ne ricostruirà il ruolo sociale, religioso e culturale. L’iniziativa ricade nell’ambito del progetto MUSE — MUSical Ecosystems of Ancient Northern Italy (XIII B.C. – VII C.E.) PRIN 2022 DD 104 — Codice Progetto: 2022W2CBXS Dipartimento dei Beni Culturali – Università degli Studi di Padova. Come di consueto, “Un Tè al Museo” propone una formula di dialogo informale e rilassato, offrendo ai partecipanti una tazza di tè caldo per favorire la condivisione e il confronto attorno a temi che uniscono passato e presente. Sarà un’occasione unica per riflettere non solo sulla musica in sé, ma anche sulla capacità dei suoni di evocare e ricostruire contesti storici lontani. La partecipazione è gratuita con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti: 0425 668523, drm-ven.museofratta@cultura.gov.it.

Trieste. Al museo civico di Storia naturale al via il VII “PalæoMovies Film Fest”, cinema documentario sulla preistoria dell’umanità: quattro giorni di film e incontri sulle ricerche recenti e le scoperte più interessanti sulla preistoria

Da giovedì 11 a domenica 14 dicembre 2025, al museo civico di Storia naturale di Trieste, via dei Tominz 4, torna PalæoMovies Film Fest – Cinema documentario sulla preistoria dell’umanità, giunto alla VII edizione. la rassegna fa conoscere al pubblico, attraverso il cinema documentario e gli incontri con gli esperti, le ricerche recenti e le scoperte più interessanti sulla preistoria dell’umanità. Il PalæoMovies Film Fest è a cura di Roberto Micheli e Deborah Arbulla. La rassegna è promossa dal Comune di Trieste, Servizio Musei e Biblioteche, civico museo di Storia Naturale, assieme alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, con la collaborazione de La Cappella Underground per l’organizzazione, la ricerca filmografica e i servizi tecnici. L’evento è realizzato anche grazie al contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. L’ingresso a tutti gli appuntamenti è gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili. Per le persone con disabilità motoria l’accesso al museo è possibile tramite una rampa. Quest’anno la rassegna offre alcuni approfondimenti sullo sciamanesimo preistorico e contemporaneo, sull’origine della musica e dell’arte, sulla violenza nel Neolitico e su una enigmatica scoperta in alta montagna. Vengono presentate anche due recenti produzioni italiane nel campo della divulgazione archeologica. Nelle giornate del Festival faremo un viaggio a ritroso nel tempo per conoscere comportamenti, tradizioni e costumi dei nostri antenati vicini e lontani.

Giovedì 11 dicembre 2025, alle 17, introduce la sessione Deborah Arbulla, conservatrice paleontologa del museo civico di Storia Naturale, quindi il film “La valle degli sciamani Kallawaya” di Antonio Paolillo (Italia, 1996, 29′). Documentario girato negli anni ’90 nella regione andina gravitante intorno al lago Titicaca. In questa regione sono ancora vivi i fondamenti e le tradizioni della cultura Aymara e della precedente cultura Puquina che vide il sorgere dell’impero Tiwanacu. Sciamani e Yatiri, medici erboristi di alto rango, praticano ancora cerimonie rituali e cure mediche millenarie come se il tempo si fosse cristallizzato. Presentazione a cura di Antonio Paolillo, direttore del museo civico “La Terra e l’Uomo” di Crocetta del Montello (Tv), in conversazione con Deborah Arbulla.

Venerdì 12 dicembre 2025, alle 17, Introducono la sessione Deborah Arbulla, conservatrice paleontologa del museo civico di Storia Naturale, e Roberto Micheli, soprintendenza ABAP-FVG, quindi il film “Sapiens, e fu la musica | Sapiens, et la musique fut” di Pascal Goblot (Francia 2021, 53’). La musica è ovunque: nei bar, nelle chiese, nei negozi, nelle cuffie dei nostri smartphone… Come spiegare questa universalità e diversità? Sarebbe possibile risalire a un’origine? Alla ricerca di tracce archeologiche, cercando di ricostruire quella che poteva essere la musica dei nostri antenati, inizieremo con il più antico strumento conosciuto: un flauto d’osso, la cui età è oggi stimata in oltre 40.000 anni! Presentazione a cura di Stefano Bianchi, conservatore del civico museo Teatrale “C. Schmidl” di Trieste.

Sabato 13 dicembre 2025, alle 16, introduce la sessione Roberto Micheli, soprintendenza ABAP-FVG, quindi il film “Arte paleolitica: la nostra storia” di Elisabetta Flor, Luca Scoz (Italia 2022, 18′). L’arte accompagna l’umanità fin dagli albori della sua esistenza. È un tentativo primordiale di interpretazione dell’ambiente naturale? Forse qualcosa di più. Dall’Uomo di Neanderthal ai cacciatori Sapiens dell’epoca glaciale, questo documentario traccia una linea che, dalle principali testimonianze di arte paleolitica dell’Italia nord-orientale, come le pietre dipinte del Riparo Dalmeri, sfocia nella più attuale e drammatica riflessione sul rapporto fra l’umanità e l’ambiente naturale. Segue il film Sciamani – Comunicare con l’invisibile. “Dialoghi con l’antropologo Sergio Poggianella” di Nicolò Bongiorno (Italia 2023, 22’). Chi è lo sciamano e come nasce una collezione di oggetti sciamanici? Sono solo alcuni dei quesiti posti dal regista Nicolò Bongiorno a Sergio Poggianella, antropologo e ideatore della mostra “Sciamani. Comunicare con l’invisibile” tenutasi a Trento nel corso del 2024. Ripercorrendo in un’intervista le tappe principali della sua ricerca, il collezionista tesse una narrazione intima del suo rapporto con questa imperscrutabile figura, mostrandone sia la poetica sociale sia il valore artistico alla base dell’esposizione. Chiude il film “La tomba della Sciamana – Un mistero dell’età della pietra | Das Grab der Schamanin – Ein Geheimnis aus der Steinzeit” di Christian Stiefenhofer (Germania 2024, 52’). Un team di ricercatori riapre un caso archeologico irrisolto unico nel suo genere: il caso della sciamana di Bad Dürrenberg. Una tomba databile a quasi 9000 anni fa, apparentemente di una donna e un bambino piccolo, ma le circostanze della loro morte rimangono poco chiare. La donna nasconde un segreto straordinario: forse era una sciamana. Il film presenta le ultime scoperte scientifiche e segue una ricerca forense, condotta con le più moderne tecniche investigative, che ricostruisce poco a poco il puzzle della sciamana di Bad Dürrenberg. Presentazione a cura di Fabio Martini, università di Firenze, in conversazione con Roberto Micheli.

Domenica 14 dicembre 2025, alle 10.30, introduce la sessione del mattino Roberto Micheli, soprintendenza ABAP-FVG, segue il film “Scena del crimine nell’età della pietra: Germania 7.000 anni fa | Tatort Steinzeit. Deutschland vor 7000 Jahren” di Gabriele Wengler (Germania 2019, 51’). Partendo dagli spettacolari ritrovamenti di fosse comuni preistoriche nel Baden-Württemberg, nella Renania-Palatinato e nella Bassa Austria, il film traccia un panorama della vita nell’Europa centrale durante il Neolitico. Le tracce sulle ossa testimoniano una morte violenta; gli archeologi ipotizzano che i resti provino l’uccisione mirata di prigionieri. Ciò dimostra che i conflitti tra i primi agricoltori erano condotti con grande brutalità. Qual era il motivo? Gli archeologi hanno trovato tracce di crimini violenti o addirittura di sacrifici rituali? Sembra che tutte queste persone siano state brutalmente assassinate nello stesso periodo. Cosa è successo a Haberstadt circa 7000 anni fa? È stato allora che l’uomo ha inventato la guerra? Presentazione a cura di Marco Milella, università di Pisa, in conversazione con Roberto Micheli. Segue il film “Schnidi. Il fantasma del Neolitico | Schnidi, le fantôme du Néolithique” di Thibaud Marchand (Francia, 2020, 52’). Estate 2003, l’Europa soffoca. Il continente sta attraversando una delle peggiori ondate di caldo della sua storia. In Svizzera, i ghiacciai si stanno ritirando a una velocità preoccupante. È allora che uno di questi ghiacciai, ai piedi del passo dello Schnidejoch, libera un oggetto misterioso: un pezzo di faretra neolitica. Ma il suo corpo rimane ancora introvabile. Chi era quest’uomo? Cosa gli è successo? Perché sono stati ritrovati solo i suoi effetti personali? Per ritrovare quest’uomo fantasma che hanno battezzato Schnidi, gli archeologi si sono lanciati in una ricerca fuori dal comune. Vogliono risolvere a tutti i costi questo caso irrisolto risalente a circa 5000 anni fa…

Domenica 14 dicembre 2025, alle 16, introduce la sessione del pomeriggio Roberto Micheli, soprintendenza ABAP-FVG, quindi il film “I misteri dei giganti di Mont’e Prama – Italia. Viaggio nella bellezza” di Marzia Marzolla, Massimiliano Griner (Italia 2023, 50’). Il film esplora gli aspetti non ancora chiariti delle statue dei Giganti dell’omonimo sito archeologico del Sinis, in Sardegna. Mentre s’interroga sulla natura del luogo del ritrovamento, forse un santuario, e sui veri destinatari del tributo, narra il periodo finale della iconica civiltà sarda dei nuraghi, quando la nostalgia di un popolo antico trasfigura il suo stesso passato in mito e leggenda. Segue il film “Le colline moreniche del Garda. Ambiente, paesaggio ed insediamenti umani” di Mario Piavoli (Italia 2025, 34’). Le colline moreniche del lago di Garda, dalla formazione geologica ai paesaggi della contemporaneità, con un particolare approfondimento sui siti Unesco di Tosina di Monzambano e di Castellaro Lagusello. Flora, fauna, reperti neolitici e romani, testimonianze dei principali protagonisti delle ricerche e scavi archeologici. Presentazione a cura di Emilio Crosato, Alberto Crosato (associazione culturale Amici di Castellaro, consulenti scientifici del progetto) in conversazione con Roberto Micheli.

#domenicalmuseo: il 7 dicembre ingresso gratuito a musei e parchi archeologici statali

Domenica 7 dicembre 2025 si rinnova l’appuntamento con la #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito nei luoghi della cultura statali ogni prima domenica del mese. Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura, con accesso con prenotazione consigliata o obbligatoria, dove richiesta. La scorsa #domenicalmuseo, 2 novembre, ha registrato 299.679 ingressi.