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Al via Sardinia Archeo Festival: la quarta edizione è sul tema “Ritorno a Itaca”. Tre giorni di confronto (2 a Cagliari, 1 a Carloforte) tra 18 studiosi e studiose di archeologia, storia, geografia, architettura e antropologia 

cagliari_sardina-archeofestival_ritorno-a-itaca_locandinaIl 9 e 10 giugno a Cagliari, negli spazi del Ghetto, e poi il 17 a Carloforte, all’ExMe, torna il Sardinia Archeo Festival sul tema “Ritorno a Itaca”: quarta edizione per il festival divulgativo di archeologia dedicato a storie e visioni del Mediterraneo. Tra gli ospiti gli archeologi Alfonso Stiglitz, Alessandro Usai, Fabio Pinna e Marco Minoja. Ingresso libero e gratuito. La tre giorni di Sardinia Archeo Festival metterà a confronto 18 tra studiosi e studiose di archeologia, storia, geografia, architettura e antropologia provenienti dal mondo dell’università e della ricerca che faranno il punto sulle indagini più affascinanti e aggiornate attorno alle nostre città. Gli incontri prenderanno il via venerdì 9 giugno 2023, alle 15.30 al Ghetto, e proseguiranno fino a sera con gli interventi di Giacomo Pozzi, Alessandro Usai, Francesca Desogus, Marco Milanese, Stefano Mais, Francesco Mascia; si prosegue sabato 10 giugno 2023, con la sessione del mattino, dalle 9 alle 12.30, che vedrà le relazioni di Marco Minoja, Consuelo Costa, Alessandro Cuccu, Francesco Bachis e Lidia Decandia; e quella pomeridiana, dalle 15.30 alle 20, con Marcello Schirru, Sergio Ribichini, Amedeo Feniello, Fabio Pinna, Alfonso Stiglitz. Entrambe le serate si chiuderanno in musica con “Da quale parte del mare”, concerto con i musicisti Roberto Tombesi (organetto), Davide Bonfanti (ghironda), Giovanni Floreani (cornamusa e cister). Terza e ultima serata sabato 17 giugno 2023, dalle 16.30 a Carloforte, con gli interventi degli storici Lorenzo Benedetti e Giampaolo Salice e in chiusura concerto del musicista Battista Dagnino.

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La sala conferenze al Ghetto di Cagliari (foto il ghetto)

Si dice spesso che l’Uomo sia un animale sociale, che rifugga da una dimensione di isolamento e che abbia sviluppato, nel tempo della sua presenza sulla Terra, un’attitudine al vivere collettivo, comunitario”, spiegano gli organizzatori associazione culturale onlus Itzokor nella presentazione. “Magari dandosi regole di convivenza che ne potessero indirizzare l’agire allo scopo del raggiungimento di un benessere di vita. Insomma, l’Uomo stanziale, almeno a partire dal neolitico, ha imparato a godere dei privilegi della comunità. Ma perché è stata scelta proprio questa via? Sarà questa la prima domanda a cui cercheremo di rispondere nella nuova edizione del Sardinia Archeo Festival. E poi a tutte le altre che, di conseguenza, derivano: quando nascono i primi centri di vita comunitaria? E cosa ne determina l’organizzazione sociale, politica, culturale, urbanistica, cui diamo il nome di “città”? Perché un centro assurge a tale dimensione, mentre quello accanto no? E cosa fa, veramente, di un gruppo ordinato di strade, architetture e servizi, una “città”? Cosa succede al territorio circostante: in che maniera interagisce con quel fermento umano che è racchiuso dai limiti della città? Ma proveremo a capire anche come muore una città, come si spopola un centro urbano, dove vanno a finire i suoi abitanti. Scaveremo nelle storie delle fondazioni di città famose come Cartagine, nelle dinamiche di potere delle città etrusche, cercheremo di capire cosa sia successo nella Sardegna nuragica o nel Mediterraneo all’arrivo dell’Islam. Ma il Festival diventerà occasione anche di rendere omaggio alla nostra città di Cagliari, che cercheremo di ricostruire nel racconto del suo sviluppo dal Cinquecento fino alle ricostruzioni dopo i bombardamenti del ’43. Anche attraverso la lettura dei preziosi documenti custoditi negli archivi cittadini. Volgeremo lo sguardo a realtà più piccole, capaci però di riproporre in dimensioni minori le dinamiche di un’organizzazione politico-sociale tipica dei grossi centri e ci chiederemo se davvero sia necessario parlare di “borghi quando si è paesi”. E forse arriveremo davvero, “cercando città, a trovare comunità”. Come al solito cercheremo di mettere in dialogo l’archeologia con le altre discipline che si interessano dell’essere umano, da una parte all’altra del nostro Mediterraneo, e nel tentativo di seguire un filo conduttore che dal passato giunga fino all’oggi”.

Venezia. A Ca’ Foscari, in presenza e on line, il convegno “LA STORIA A COLORI. Mondo antico e archeologia attraverso fumetti, albi illustrati ed editoria per l’infanzia”: egittologi, orientalisti, preistorici, classicisti raccontano il passato (anche) attraverso le immagini

venezia_ca-foscari_convegno-la-storia-a-colori_locandinaInsieme le voci, le penne e le matite di archeologi, storici, illustratori. Mercoledì 31 maggio 2023, all’università Ca’ Foscari di Venezia, il convegno “LA STORIA A COLORI. Mondo antico e archeologia attraverso fumetti, albi illustrati ed editoria per l’infanzia” promosso dal dipartimento di Studi umanistici di Ca’ Foscari (dott.ssa Francesca Iannarilli, prof. Emanuele Ciampini). L’idea è nata dal fumetto realizzato per la Missione al Jebel Barkal in Sudan (https://www.lafeltrinelli.it/jebel-barkal…/e/9788849241327) e si è estesa a colleghi egittologi, orientalisti, preistorici, classicisti che raccontano il passato (anche) attraverso le immagini. Interverranno: Marta Bottos, Anna M. G. Capomacchia, Ilaria Cariddi, Emanuele M. Ciampini, Mirko Furlanetto, Francesca Iannarilli, Cristiana Pezzetta, Patrizia Piacentini, Massimiliana Pozzi, Stefano Nava, Elena Rova, Irene Vincentelli. Appuntamento in presenza, dalle 9 alle 13, a Ca’ Dolfin, nell’aula magna “Silvio Trentin”. L’evento, che si terrà in italiano, sarà fruibile anche da remoto: https://unive.zoom.us/s/83575264882. Alle 9, dopo i saluti e l’introduzione, inizia la 1. SESSIONE “Archeologia a fumetti”: modera Paola Corò. Alle 9.20, Emanuele M. Ciampini – Francesca (Ca’ Foscari) su “Jebel Barkal. Divinità Regine e Archeologi sotto la Montagna e le prospettive future della Missione Italiana in Sudan”; 9.40, Elena Rova – Mirko Furlanetto (Ca’ Foscari) su “Jmx Comics, dalla Georgia all’Iraq: quando il fumetto crea legami”; 10, Marta Bottos (università di Trieste) su “Raccontare l’archeologia e il territorio: la ‘Saga di Molke’ e il sito palafitticolo di Palù di Livenza”; 10.20, Patrizia Piacentini – Massimiliana Pozzi – Stefano Nava (università La Statale Milano) su “Il piccolo Pamerih guida i bambini alla scoperta di Assuan e della necropoli dell’Aga Khan”; 10.40, discussione. Dopo la pausa caffè, inizia la 2. SESSIONE “Storia e mito nei libri illustrati”: modera Federica Pancin. Alle 11.30, Anna M. G. Capomacchia – Cristiana Pezzetta (università Roma Sapienza – Semidicarta) su “Temi iniziatici e narrativa per l’infanzia. L’orsa di Brauron”; 11.50, Irene Vincentelli (missione archeologica a Sanam Abu Dom) su “I re della Montagna Sacra. Storia illustrata di Kush”; 12.10, Ilaria Cariddi (università di Firenze) su “Egizi. Storia, Geroglifici e Civiltà. Svelare l’antico Egitto ai bambini attraverso i suoi testi”; 12.30, discussione; 13, fine lavori.

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Copertina del libro a fumetti “Jebel Barkal. Divinità Regine e Archeologi sotto la Montagna” di Francesca Iannarilli

Discipline come l’archeologia, la storia e la religione antica cadono spesso vittime di divulgazione indiscriminata o di strategie informative superficiali, e questo è particolarmente (ma non solamente) vero quando ci riferiamo alla comunicazione dedicata all’infanzia. Se i bambini di oggi sono prima gli studenti e poi gli adulti di domani, sempre più urgente si fa la necessità di veicolare in modo diretto e incisivo il passato attraverso mezzi che siano piacevoli e immediatamente accessibili ma anche scientificamente rigorosi. L’idea per questa giornata di studi nasce sotto il cappello della Missione Archeologica Italiana in Sudan, che lavora nel sito patrimonio UNESCO di Jebel Barkal e che da dodici anni è supportata dall’università Ca’ Foscari (link Facebook). Nell’ambito di un progetto di promozione integrata finanziato dal ministero degli Affari Esteri e dall’ambasciata d’Italia a Khartoum, è stato infatti realizzato un fumetto trilingue (italiano-inglese-arabo) sulle attività archeologiche e la storia del sito, poi donato ai musei e presentato nelle scuole sudanesi (link Instagram). Con la certezza che questa e simili iniziative possano favorire l’apprendimento, incoraggiare una buona divulgazione e avvicinare (non solo) i più piccoli alla conoscenza del passato, questa giornata di studi intende realizzare un dialogo fruttuoso sull’argomento, riunendo voci, penne e matite di archeologi, storici, illustratori e operatori dell’editoria dell’infanzia.

Roma-Eur. Al museo delle Civiltà conferenza “Le armi raccontano. L’arte del conflitto nell’Età del Bronzo” del prof. Andrea Dolfini (Newcastle University) sui risultati del progetto multidisciplinare dedicato allo studio dell’arte del combattimento nell’età del Bronzo (2200-900 a.C.)

roma_muciv_conferenza-le-armi-raccontano_l-arte-del-conflitto-nell-età-del-bronzo_andrea-dolfini_locandinaAll’interno del nuovo allestimento delle collezioni preistoriche del museo delle Civiltà a Roma-Eur, dal titolo “Preistoria? Storie dall’Antropocene” (Palazzo delle Scienze, 2° piano), sono esposti numerosi esempi di manufatti che hanno interessato gli studi del prof. Andrea Dolfini, dal pugnale a manico fuso di bronzo da Castione dei Marchesi (2000-1750 a.C.), alle spade di bronzo provenienti dalla Lombardia, dall’Abruzzo e dalla Campania (1150-980 a.C.), alle armi presenti nei cosiddetti “ripostigli”, insiemi di oggetti metallici deposti intenzionalmente nello stesso luogo, come a Monte Rovello nel Lazio e a Monte Primo nelle Marche (1150-980 a.C.) da dove provengono asce, punte di lancia e pugnali di bronzo. Mercoledì 24 maggio 2023, alle 16.30, nella sala Conferenze del museo delle Civiltà, il prof. Andrea Dolfini, professore ordinario di Archeologia alla School of History, Classics and Archeology della Newcastle University ed esperto di fama internazionale di armi e strumenti della preistoria europea, con la conferenza “Le armi raccontano. L’arte del conflitto nell’Età del Bronzo” presenterà i risultati di un progetto multidisciplinare, di cui è coordinatore, che hanno rivelato per la prima volta alcune modalità e caratteristiche materiali dell’arte del combattimento nell’età del Bronzo (2200-900 a.C.). Le ricerche del Prof. Dolfini in questo ambito sono state pubblicate da numerose riviste specialistiche e riprese in un documentario trasmesso dalla BBC in Inghilterra e da PBS negli Stati Uniti. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

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Pugnale in bronzo conservato nelle collezioni di Preistoria al museo delle Civiltà a Roma-Eur (foto muciv)

Questa tipologia di manufatti è spesso esposta e presentata nei musei con informazioni oggettive che ne permettono la riconoscibilità, lasciando però inesplorato l’uso specifico che ne veniva fatto, durante un combattimento. Grazie a metodi scientifici, storico/antropologici e sperimentali, che hanno visto una minuziosa analisi di questi oggetti, nonché in alcuni casi la riproduzione moderna di alcuni manufatti in bronzo, il prof. Dolfini illustrerà una pluralità di testimonianze e di scoperte, per la prima volta saranno condivise con il pubblico.

Belgrado. Alla XXIII Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, Paese ospite la Grecia, l’Italia è presente con quattro film portati dall’IIC di Belgrado grazie alla collaborazione del RAM film festival

belgrado_istituto-italiano-cultura_XXIII-rassegna-cinema-archeologico_locandinaDal 22 al 27 maggio 2022, il museo nazionale di Belgrado ospita nell’atrio la XXII Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Belgrado, organizzata dal museo nazionale di Belgrado in collaborazione con principali istituzioni culturali serbe e internazionali attive nella capitale serba. La Rassegna offre agli esperti del settore e al vasto pubblico di appassionati la possibilità di conoscere le produzioni più recenti nel settore dell’archeologia e delle discipline affini. L’ospite d’onore della rassegna di quest’anno è la Repubblica di Grecia – la Fondazione ellenica per la cultura, i cui film “Il ritorno dei perduti” e “Dodici decenni di scoperte” aprono la rassegna di quest’anno. Il coro della Fondazione ellenica per la cultura “Helenofonia”, diretto da Nefeli Papoutsaki, si esibirà alla cerimonia di apertura della fiera. Il programma di quest’anno comprende 22 film provenienti da 6 Paesi: Grecia (2), Italia (4), Spagna (3), Russia (2), Iran (2) e Serbia (9). L’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado, uno dei principali promotori della Rassegna fin dalla prima edizione, presenta quattro documentari italiani, messi a disposizione dell’IIC Belgrado dai loro autori grazie alla preziosa collaborazione del RAM film festival della Fondazione Museo Civico di Rovereto: “L’oro di Venezia” (Italia, 2022), regia di Nicola Pittarello; “La frequentazione dell’orso” (Italia, 2022), regia di Federico Betta; “Il sapore della terra” (Italia, 2022), regia di Giulio Filippo Giunti; “Antica trasversale sicula. Il cammino della dea madre” (Italia, 2021), regia di Francesco Bocchieri.

Il primo film italiano in concorso a Belgrado è “L’oro di Venezia” (Italia 2022, 52’) di Nicola Pittarello, lunedì 22 maggio 2023. Il film-documentario, prodotto da SD Cinematografica, racconta il rapporto tra la Repubblica di Venezia e i suoi possedimenti. È soprattutto la necessità di rifornirsi di legname a spingere la Serenissima, nel Cinquecento e nel Seicento, ad espandersi nell’entroterra. Ed è la grande sfida con l’Impero Ottomano per la supremazia sul Mediterraneo ad alimentare questa necessità. Nei boschi veneti, friulani e istriani, Venezia poteva infatti trovare il legno migliore, la materia prima essenziale per costruire le navi da guerra di cui aveva bisogno in vista di uno scontro decisivo con i Turchi, che avverrà nel 1571 nella famosissima Battaglia di Lepanto. Per preservare i suoi preziosi boschi, Venezia mette in atto una serie di pratiche di buona gestione del territorio, dando anche il via ad un profondo cambiamento di mentalità. La salvaguardia del territorio diventa una vera parola d’ordine, con un approccio che sembra avvicinarsi alla nostra attuale sensibilità ambientalista. “L’oro di Venezia” è la storia di quest’avventura e di come quelle pratiche e quella mentalità siano arrivate fino ad oggi.

Il secondo film italiano in concorso, mercoledì 24 maggio 2023, è “La frequentazione dell’orso” (Italia 2022, 60’) di Federico Betta, un viaggio nella storia del rapporto tra esseri umani e orsi in Trentino, la regione più settentrionale d’Italia. Personaggi diversi creano un puzzle di visioni che attraversa la preistoria, la storia, la lotta per la salvezza, il grande progetto di ripopolamento e il presente. Il documentario ci lascia con molte domande, senza ignorare la realtà: la convivenza di orsi e umani crea conflitti che non possono essere eliminati e richiede un forte impegno da parte di tutti. Uno sforzo condiviso per garantire la permanenza dei grandi carnivori sul nostro territorio a lungo termine.

Il terzo film italiano in concorso, venerdì 26 maggio 2023, è “Il sapore della terra” (Italia 2021, 60’) di Giulio Filippo Giunti. Nel 1577 Giacomo Boncompagni, nuovo Signore del Marchesato di Vignola, invia un proprio emissario alla scoperta del feudo che ha ricevuto in dono dal papa Gregorio XIII. Il Visitatore attraversa il territorio in lungo e in largo e nella relazione che scrive al termine del suo lungo viaggio parla di queste terre come di un luogo abitato da gente ingegnosa vasto e variegato, che si estende dalla pianura ai crinali degli Appennini, un luogo punteggiato di castelli che ha il suo fulcro nel fiorente mercato della Città di Vignola, la capitale. Oggi queste terre sono ancora abitate da uomini ingegnosi, che fanno tesoro di tradizioni secolari per realizzare prodotti gastronomici unici e speciali e guardano fiduciosi al futuro del proprio territorio. Un mosaico di voci, luoghi e foto d’epoca per comporre un racconto che restituisce il ritmo lento del lavoro della terra nel corso delle stagioni e il fascino discreto e profondo dell’unione tra un paesaggio e una cultura secolare custodita all’ombra dei castelli.

Quarto e ultimo film italiano in concorso, sabato 27 maggio 2023, è “Antica trasversale sicula. Il cammino della dea madre” (Italia 2021, 80’) di Francesco Bocchieri. Un viaggio attraverso la Sicilia, seguendo il percorso dell’Antica Trasversale Sicula, uno dei cammini più antichi d’Italia. Da Mozia a Camarina, 650 km di strade riscoperte da un gruppo di appassionati ispirati dalle ricerche dell’archeologo Biagio Pace, immerse nella natura, nel paesaggio e nella Storia. Un viaggio di luoghi, persone, incontri e di forti emozioni, un atto di amore per la propria terra.

Budoia (Pn). In sala consiliare conferenza dell’archeologo Roberto Micheli su “Un territorio e la sua storia: nuove scoperte archeologiche a Budoia”: tre insediamenti diversi per tipologia, ubicazione e cronologia tra protostoria e altomedioevo

budoia_sala-consiliare_incontro-un-territorio-e-la-sua-storia_locandinaDopo Erto (“Indagare, ricostruire, narrare: la chiesa di San Martino di Erto tra storia e archeologia”) sulla campagna di rilievo delle strutture esistenti e l’indagine archeologica, in occasione del progetto di costruzione del memoriale della Chiesa di San Martino di Erto, quasi interamente distrutta dal disastro del Vajont il 9 ottobre del 1963, tocca a Budoia, sempre in provincia di Pordenone, incontri promossi dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia nell’ambito della Settimana della Cultura Friulana. Appuntamento sabato 20 maggio 2023, alle 18, in sala consiliare del Comune di Budoia, piazza Umberto I 6, per il secondo incontro su “Un territorio e la sua storia: nuove scoperte archeologiche a Budoia” con Roberto Micheli, archeologo della SABAP Friuli Venezia Giulia. Saranno illustrate le recenti scoperte archeologiche effettuate nel territorio di Budoia che svelano tre insediamenti diversi per tipologia, ubicazione e cronologia e che consentono di fare luce su modalità differenti di uso del territorio tra la fase protostorica e l’età altomedievale. L’incontro vuole offrire inoltre un momento di approfondimento sulla storia del territorio di Budoia e un’occasione di confronto pubblico sul tema del patrimonio archeologico come bene comune. Il territorio di Budoia si colloca in un’area molto interessante dal punto di vista storico-archeologico tra il margine settentrionale della pianura e la falda del massiccio del monte Cavallo dove percorsi differenti consentirono a uomini, cose e idee di circolare e di diffondersi verso le terre alte seguendo le valli fluviali. In quest’area si conoscono infatti numerosi siti archeologici che provano un intenso utilizzo del territorio a partire dalla tarda preistoria e la presenza di un insediamento diffuso con abitati di pianura e d’altura posti su rilievi panoramici.

Vicenza. Al museo Naturalistico Archeologico giornata di studi “Le imbarcazioni monossili del lago di Fimon. Storia dei rinvenimenti, studi, prospettive di ricerca”, evento finale della mostra “Palafitte e piroghe del Lago di Fimon. Legno, territorio, archeologia”

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Locandina della mostra “Palafitte e Piroghe del Lago di Fimon. Legno Territorio Archeologia” al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza fino al 31 maggio 2023

Mercoledì 31 maggio 2023 al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza chiude la mostra “Palafitte e piroghe del Lago di Fimon. Legno, territorio, archeologia”, un viaggio alla scoperta dei villaggi preistorici del Lago di Fimon sulle tracce degli appassionati e degli studiosi che nel corso degli anni hanno recuperato ed esaminato centinaia di reperti, dove il protagonista assoluto è il legno, quello utilizzato nelle imbarcazioni, nelle case su palafitta, nelle strutture che servivano per bonificare le sponde del lago (vedi Vicenza. Al museo Naturalistico Archeologico la mostra “Palafitte e Piroghe del Lago di Fimon. Legno, territorio, archeologia”: nuova luce sulla vita degli uomini e delle donne che abitavano attorno al lago di Fimon da 7000 a 3000 anni fa | archeologiavocidalpassato).

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In mostra a Vicenza uno dei pali delle palafitte di Fimon recuperati da Paolo Lioy nella seconda metà dell’Ottocento, recentemente restaurato (foto sabap-vi)

Sabato 20 maggio 2023, dalle 10 alle 17, al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza, giornata di studi “Le imbarcazioni monossili del lago di Fimon. Storia dei rinvenimenti, studi, prospettive di ricerca”, organizzata dai Musei civici con la cooperativa sociale Scatola cultura e il sostegno della Fondazione”, evento finale della mostra allestita proprio con l’obiettivo di divulgare i risultati scientifici, anche inediti e legati a recenti studi, su elementi di imbarcazione e resti di pali lignei provenienti da Fimon. I partecipanti avranno la possibilità di visitare il museo e la mostra. La giornata di studi è a ingresso libero e gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili. Informazioni: 0444222815, museonatarcheo@comune.vicenza.it

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Il paleontologo, prof. Alberto Broglio, morto a 91 anni, il 17 febbraio 2023

La giornata di studi è dedicata alla memoria di Alberto Broglio, nato ad Asiago nel 1931 e scomparso a Vicenza, lo scorso febbraio (vedi Archeologia in lutto. Si è spento a Vicenza all’età di 91 anni il prof. Alberto Broglio, un gigante della Paleontologia Umana, docente e professore emerito all’università di Ferrara, punto di riferimento per generazioni di archeologi. Famose le sue ricerche nel Veronese e nel Vicentino | archeologiavocidalpassato), studioso sempre attivo e disponibile, che ha contribuito alla realizzazione della mostra “Palafitte e piroghe del Lago di Fimon” che ha voluto fosse dedicata alla figura di Gastone Trevisiol, ricercatore la cui attività si è svolta principalmente nelle Valli di Fimon e a cui si deve il ritrovamento di molti dei reperti esposti in mostra. Professore emerito e docente di paleontologia umana all’università di Ferrara, è stato accademico olimpico, membro di istituti di ricerca internazionali e autore di numerose e importanti pubblicazioni scientifiche sulla preistoria, soprattutto del pleistocene e del primo olocene. Dalla metà degli anni ‘50 fu protagonista della scoperta di siti archeologici neanderthaliani e sapiens in tutto il territorio italiano. Nel territorio vicentino vanno ricordate in particolare le campagne di scavo e gli studi sul Paleolitico della Grotta, del Buso Doppio e del Riparo del Brojon nei Colli Berici e per il Neolitico l’indagine archeologica a Fimon Molino Casarotto, tutt’oggi archivi archeologici e punti di riferimento per la ricerca di interesse internazionale.

vicenza_archeologico-naturalistico_gornata-di-studi-le-imbarcazioni-monossili-del-lago-di-fimon_locandinaLa giornata di studi, a cui parteciperanno numerosi esperti del settore dell’università di Padova, dell’università Alma Mater Studiorum di Bologna e della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, si apre in sala Chiostri, alle 10, con i saluti istituzionali. Alle 10.20 il primo intervento, “Lo scavo della torba e le scoperte archeologiche: un contributo introduttivo di carattere storico, economico, antropologico, ecologico” a cura di Reginaldo Dal Lago, esperto di storia locale, e Cristiano Nicosia del dipartimento di Geoscienze dell’università di Padova. Alle 11, l’approfondimento sui “Rinvenimenti di monossili nelle Valli di Fimon” sarà a cura di Antonio Dal Lago (ex conservatore del museo Naturalistico Archeologico di Vicenza), Nicoletta Martinelli (Laboratorio Dendrodata di Verona) e Sandra Pellizzari (università di Ferrara, dipartimento di studi umanistici, sezione scienze preistoriche e antropologiche). Alle 11.40, l’intervento di Sandra Pellizzari, Antonio Dal Lago e Armando Bernardelli (museo Naturalistico Archeologico di Vicenza) sarà dedicato a “Gastone Trevisiol e il suo recupero di reperti archeologici”. Chiudono la mattinata, alle 12.20, Giovanni Monegato dell’istituto di Geoscienze e Georisorse e Cristiano Nicosia su “L’evoluzione geomorfologica e sedimentaria delle Valli di Fimon”. Il pomeriggio si apre, alle 14, con l’approfondimento dedicato ad “Analisi di laboratorio e inquadramento archeologico dei resti lignei delle monossili: specie legnose, datazioni assolute e contestualizzazione in rapporto ai siti preistorici del lago di Fimo” a cura di Nicoletta Martinelli, Paola Salzani della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, ed Elodia Bianchin Citton, già funzionaria archeologa del ministero della Cultura. Alle 14.40, Stefano Medas del dipartimento di Beni culturali dell’università di Bologna e Antonio Dal Lago parleranno di “Imbarcazioni monossili delle Valli di Fimon”. Infine alle 15.20, a chiusura del convegno, è previsto l’intervento “Il Museo e le monossili oggi: attività di conservazione e valorizzazione, prospettive e progetti” di Elisa Dalla Longa e Cinzia Rossato di Scatola Cultura, Viviana Frisone conservatrice del museo Naturalistico Archeologico di Vicenza, Sandra Pellizzari e Paola Salzani.

Palermo. Alla Gipsoteca dell’università workshop “Paesaggi, archeologia ed ecologia: metodi e ricerche per lo studio dei territori siciliani nella lunga durata” dalla Preistoria al Medioevo

palermo_università_paesaggi-archeologia-ecologia_workshop_locandinaMartedì 9 maggio 2023, dalle 10, nella Gipsoteca del dipartimento Culture e Società dell’università di Palermo (Ed. 15, Campus di viale delle Scienze) si tiene il workshop “Paesaggi archeologia ed ecologia: metodi e ricerche per lo studio dei territori siciliani nella lunga durata”. L’incontro è organizzato dal prof. Giuseppe Bazan del dipartimento STEBICEF, dal prof. Aurelio Burgio del dipartimento Culture e Società e dal dott. Angelo Castrorao Barba della Polish Academy of Sciences, con l’obiettivo di presentare diversi approcci metodologici per ricostruire e comprendere i paesaggi siciliani nella lunga durata, dalla Preistoria fino al Medioevo. Partecipazione libera e aperta a tutti.

IL PROGRAMMA. Alle 10, introduzione: Chiara Portale, università di Palermo, dipartimento Culture e Società. Interventi: 10.10, Vincenza Forgia, università di Palermo, laboratorio di Topografia antica del dipartimento Culture e Società, su “Paesaggi in movimento: dai territori delle comunità paleolitiche alle origini del paesaggio pastorale”; 10.30, Massimo Cultraro, istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, CNR, su “Paesaggi montani tra grotte e lava: per un’archeologia dei siti ad alta quota nella Sicilia orientale”; 10.50, Aurelio Burgio, università di Palermo, laboratorio di Topografia antica del Dipartimento Culture e Società, su “Paesaggi della romanizzazione nella Sicilia centro-occidentale”; 11.10, discussione. Dopo il coffee break, alle 11.50, Emma Vitale, università di Palermo, dipartimento Culture e Società, su “I paesaggi della cristianizzazione”; 12.10, Daniela Patti, università Kore di Enna, facoltà di Studi Classici, Linguistici e della Formazione, su “Paesaggi rupestri: temi e prospettive della ricerca archeologica nella Sicilia centrale”; 12.30, Angelo Castrorao Barba, Institute of Archaeology and Ethnology, Polish Academy of Sciences, su “Archeologia dei paesaggi islamici: temi, prospettive e ricerche in corso nella Sicilia occidentale”; 12.50, discussione. Dopo la pausa pranzo, alle 14.30, Rosa Maria Cucco, soprintendenza BB.CC.AA di Palermo, su “Strategie di tutela del patrimonio archeologico nel territorio della provincia di Palermo”; 14.50, Giuseppe Bazan, università di Palermo, laboratorio di Ecologia del Paesaggio ed Archeobotanica del dipartimento STEBICEF, su “La vegetazione come indicatore delle traiettorie storiche dei paesaggi”; 15.10, Roberto Miccichè, università di Palermo, laboratorio di Antropologia “LabHomo” del dipartimento STEBICEF, su “Paesaggi pastorali e interazioni sociali a Selinunte tra il VII e il VI sec. a.C. Una prospettiva archeozoologica”; 15.30, discussione. Alle 16.20, Luca Sineo, università di Palermo, laboratorio di Antropologia “LabHomo” del dipartimento STEBICEF, su “Paleoecologia del sito pleistocenico di San Teodoro”; 16.40, Claudia Speciale, IPHES-CERCA, Catalan Institute of Human Palaeoecology and Social Evolution, su “Il ruolo dell’archeobotanica nella ricostruzione del paesaggio siciliano: passato, presente e futuro”; 17, discussione e chiusura lavori.

Verona. Al museo civico di Storia Naturale conferenza del prof. Umberto Tecchiati (università di Milano) su “La ripresa degli scavi nel sito preistorico delle Colombare di Negrar” promossa dall’associazione Naturalisti veronesi “Francesco Zorzi”

verona_storia-naturale_tecchiati_ripresa-scavi-colombare-di-negrar_locandinaMartedì 9 maggio 2023, alle 17.30, nella sala “Sandro Ruffo” del museo civico di Storia Naturale di Verona, nuovo appuntamento con le conferenze curate dall’associazione Naturalisti veronesi “Francesco Zorzi”. Il professor Umberto Tecchiati dell’università di Milano parlerà della ripresa degli scavi nel sito archeologico a Colombare di Negrar e del progetto che, dal 2018, ha ripreso lo scavo in un sito preistorico indagato per la prima volta più di settant’anni fa proprio da uno degli “antenati” del museo, Francesco Zorzi. L’accesso è libero fino all’esaurimento dei posti.

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Ricerche nel sito archeologico di Colombare di Negrar di Valpolicella (foto PrEcLab)

Le Colombare di Negrar sono un sito chiave per comprendere l’evoluzione socio-economica e culturale dell’Italia settentrionale nel periodo compreso tra il Neolitico recente e l’età del Bronzo. Il sito si configura inoltre, anche per la sua strategica collocazione geografica al margine dell’idrovia atesina, come un nodo essenziale delle comunicazioni e del transfer interculturale a vasto raggio con l’area padana e alpina. Lo sfruttamento locale dell’ottima selce vetrosa dei Lessini pone le Colombare al centro di una fitta rete di scambi di materie prime che specialmente nella preistoria recente investivano sia la Pianura Padana che le aree alpine interne al di qua e al di là dello spartiacque alpino. Il progetto, avviato nel tardo 2018, ha ripreso, con criteri scientificamente e metodologicamente aggiornati, lo scavo in un sito preistorico indagato per la prima volta più di settant’anni fa da Francesco Zorzi. Il taglio fortemente paleo-ambientale delle ricerche attualmente in corso vale a precisare il carattere dell’economia di sussistenza del sito attraverso lo studio dei resti botanici e faunistici, e inoltre la durata effettiva della sua occupazione. I campionamenti paleo-ambientali sono finalizzati alla ricostruzione della qualità delle attività antropiche e della loro collocazione nell’ambiente naturale (vedi anche Negrar. Nel sito archeologico di Colombare l’università di Milano ha scoperto la prima uva della Valpolicella: 6300 anni fa questo frutto veniva già consumato. “Ma attenzione: per ora nella terra dell’Amarone non si può parlare di vino del Neolitico. Non ci sono ancora le prove. Dobbiamo continuare le ricerche. Che però costano e richiedono tempo” | archeologiavocidalpassato).

Preistoria. A Capo di Ponte (Bs) al museo nazionale della Preistoria della Valle Camonica apre la mostra “Sotto lo stesso sole. Europa 2500-1800 a.C.”: viaggio alla scoperta delle lunule, a partire da quella d’oro dal British Museum, simboli solari e status symbol tra la tarda età del Rame e l’inizio dell’età del Bronzo

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Locandina della mostra “Sotto lo stesso sole. Europa 2500-1800 a.C.” al museo nazionale della Preistoria della Valle Camonica dal 28 aprile al 30 settembre 2023

Parte da Capo di Ponte (Bs) un viaggio che, a partire dalla preziosa lunula in oro proveniente dal British Museum, va alla scoperta di altre lunule provenienti dall’Italia settentrionale e permette uno sguardo nuovo anche sulle immagini incise sulle stele e sui massi-menhir della Valle Camonica. Appuntamento al museo nazionale della Preistoria della Valle Camonica – MUPRE a Capo di Ponte (Bs) venerdì 28 aprile 2023, alle 15.30, per l’inaugurazione della mostra “Sotto lo stesso sole. Europa 2500-1800 a.C.” a cura di Marco Baioni, Claudia Mangani, Maria Giuseppina Ruggiero e il coinvolgimento del MUPRE-museo nazionale della Preistoria della Valle Camonica, a Capo di Ponte, del museo Archeologico della Valle Sabbia di Gavardo e del museo civico Archeologico “Giovanni Rambotti” di Desenzano del Garda. Tra il 2500 e il 1800 a.C. (tarda età del Rame e inizio dell’età del Bronzo) il continente europeo è teatro di importanti trasformazioni, conquiste tecnologiche e cambiamenti sociali ed economici. Il tutto è accaduto “sotto lo stesso sole”, in una Europa che assisteva alle prime prove di reti commerciali e culturali e di linguaggi iconografici comuni. Con le merci e le persone si muovevano le idee, le invenzioni e le culture. Si creano codici comuni, iconografie condivise, patrimoni di immagini che permettono di comunicare tra territori distanti. Nell’anno di Brescia e Bergamo capitali della cultura, partendo dall’analisi del singolo manufatto, lo sguardo si estende oltre la produzione locale alla ricerca di confronti e contatti con altri contesti dell’anfiteatro morenico del Garda per poi affacciarsi sul panorama europeo.

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La “lunula” d’oro da Blessington (Irlanda), datata tra il 2400 e il 2000 a.C. conservata al British museum di Londra ed esposta alla mostra a Capo di Ponte (foto drm-lombardia)

Al MUPRE l’esposizione – aperta al pubblico dal 28 aprile al 30 settembre 2023 – ruota attorno ad uno straordinario reperto proveniente dal British Museum: la “lunula” d’oro da Blessington (Irlanda), datata tra il 2400 e il 2000 a.C. Il manufatto si inserisce in una produzione attestata in questo ambito cronologico soprattutto in Irlanda e in Gran Bretagna di preziosi collari in foglia d’oro, chiamati per la loro forma lunulae (dal latino “piccole lune”). A dispetto del nome, tuttavia, questi oggetti non erano collegati tanto alla rappresentazione della luna, quanto al sole e alla sua simbologia. L’uso dell’oro, l’accurata levigazione delle superfici, riflettevano la luce solare con effetti abbaglianti: erano certo ornamenti di grande prestigio che distinguevano per status chi le indossava, forse in particolari occasioni e cerimonie. L’arrivo in Valle Camonica del prezioso manufatto nasce dalla collaborazione con il British Museum sostenuta nel 2022 da Emanuela Daffra in occasione del prestito di quattro stele per la mostra “The world of Stonehenge”, che ripercorreva la storia millenaria di quell’eccezionale monumento.

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Il pettorale semilunato in argento da Villafranca di Verona, conservato al museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm-veneto)

La lunula di Blessington fa da catalizzatore per scoprire l’esistenza di altre lunule da contesti dell’Italia settentrionale e permette di rivedere con altro sguardo alcune immagini incise sulle stele e sui massi-menhir della Valle Camonica. Dal museo dell’Area Megalitica di Saint Martin de Corléans (Aosta) arriva in mostra il pendaglio in rame a forma di semiluna. Giungono dal nuovo museo Archeologico nazionale di Verona il pettorale semilunato in argento e l’alabarda di rame da Villafranca di Verona insieme ad altre due lunule in bronzo da Lazise. Sempre da Verona, ma stavolta dal museo di Storia naturale, proviene la lunula in bronzo da Torbiera di Guardola (Mantova). Spicca, tra gli elementi in mostra il corredo dalla Tomba 4 da San Giorgio Bigarello (Mantova), che viene qui per la prima volta esposto al pubblico, una doppia sepoltura che comprendeva i resti di un ragazzo e di una donna.

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Lunule in bronzo da Lazise conservate al museo civico di Storia naturale di Verona (foto musei civici vr)

Quanto esposto al MUPRE trova un approfondimento ed un contesto attraverso le tappe che, in successione, coinvolgeranno il museo Archeologico della Valle Sabbia a Gavardo e il museo civico Archeologico “G. Rambotti” di Desenzano. Al museo di Gavardo dal 1° maggio fino al 30 settembre 2023 ci si focalizzerà sui rapporti tra l’Italia settentrionale e il mondo transalpino;  da luglio a ottobre 2023, sarà la volta del museo Rambotti, dove il tema delle reti commerciali e delle connessioni culturali sarà illustrato attraverso lo studio di un manufatto particolare: il brassard, una placchetta rettangolare in pietra, probabilmente utilizzata come parapolsi per gli arcieri, di cui ritroviamo esemplari simili in Italia e in varie parti d’Europa.

25 aprile: per la prima volta musei e parchi archeologici statali aperti gratuitamente. Lo saranno anche il 2 giugno e il 4 novembre

ministero_25-aprile_ingresso-gratuito_locandinaMartedì 25 aprile 2023, in occasione della Festa della Liberazione, i musei e i parchi archeologici statali saranno aperti gratuitamente, così come proposto dal ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, per la prima volta nella storia repubblicana. All’iniziativa #domenicalmuseo (12 giornate l’anno), quindi, si aggiungono altre 3 date ad accesso libero nei luoghi della cultura: 25 aprile, 2 giugno e 4 novembre. “Il 25 aprile sarà la prima di 3 nuove giornate gratuite da me fortemente volute”, dichiara il ministro Sangiuliano, “per associare a ricorrenze altamente simboliche per la nostra Nazione un momento di condivisione del nostro patrimonio culturale, fattore determinante di identità in cui tutti gli italiani possono riconoscersi. Invito cittadini e turisti a godere di questa opportunità nel giorno della Liberazione”. Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura, con accesso su prenotazione dove previsto.