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Nuoro. Al museo Archeologico nazionale aperta la mostra “Isole e idoli”, oltre 70 opere conta reperti archeologici e opere dei maestri moderni per comprendere come il potere simbolico e mitico delle figure arcaiche, custodite entro i confini dell’insularità, si sia rigenerato, a distanza di secoli, nelle forme del moderno

Quale legame profondo unisce un’isola ai suoi simulacri? E come hanno assorbito e interpretato tale legame i maestri del Novecento in viaggio fra Mediterraneo e Mari del Sud? La mostra “ISOLE E IDOLI”, a cura di Chiara Gatti e Stefano Giuliani col contributo di Matteo Meschiari, dal 27 giugno 2025 al 16 novembre 2025, che inaugura la stagione estiva del museo Archeologico nazionale “Giorgio Asproni” di Nuoro, nasce per rispondere a queste domande e per comprendere come il potere simbolico e mitico delle figure arcaiche, custodite entro i confini dell’insularità, si sia rigenerato, a distanza di secoli, nelle forme del moderno.

“Hurlou” (1957) bronzo di Jean Arp da collezione Città di Locarno (foto esseci)

Una selezione di oltre 70 opere conta reperti archeologici in arrivo dai maggiori musei di archeologia della Sardegna, dal Menhir Museum di Laconi e dai Musei della Bretagna, oltre al prestito eccezionale concesso dal dipartimento di Antichità greche, etrusche e romane del Musée du Louvre di Parigi. Accanto a questi, le opere dei maestri moderni giungono da importanti collezioni europee, fra cui la National Gallery Prague (per le sculture lignee di Gauguin), la Galleria d’arte moderna di Milano, il Musée départemental Maurice Denis, il museo della Città di Locarno, la Fondation Giacometti e gli Archives Henri Matisse, cui si aggiungono l’Archivio Florence Henri e collezioni private italiane come Diffusione Italia International Group srl e la collezione di stampe di Enrico Sesana.

Statua Menhir maschile da Bau Caddore (2800-2500 a.C.) conservato al museo della Statuaria Preistorica della Sardegna di Laconi (foto nicola castangia)

In bilico fra neolitico e alba del Novecento, fra archeologia ed avanguardia, fra gli idoli cicladici e le sculture lignee che Gauguin intagliò nei suoi anni di Tahiti, il percorso fluttua fra passato e presente in cerca di ritorni, sentimenti condivisi, eredità genetiche, spinte effusive destinate a riaffiorare a fasi alterne, come nei cicli geologici, e a guidare le mani degli autori tese a plasmare forme affini. Non, dunque, l’idea del viaggiatore che, esplorando, trova, assorbe e replica. Ma il concetto, più vitale, che l’antico e il moderno si tocchino al di fuori del tempo e dello spazio, fortissimamente nutriti da una medesima necessità: rappresentare l’altrove attraverso statue, steli, monoliti che personifichino l’invisibile in terra. Un affondo dedicato alla Sardegna preistorica offre, infine, un approfondimento sul mondo dell’idolo in terra sarda, articolato intorno a quattro nuclei tematici principali: il toro (simbolo maschile associato al culto del potere e della fertilità), la Dea Madre (figura femminile legata alla nascita e alla continuità della vita), il “capovolto” (rappresentazione dell’aldilà e del rovesciamento rituale), e le statue menhir antropomorfe, veri idoli scolpiti nella pietra e destinati a dominare il paesaggio come presenze eterne.

“Tramonto su Port-de-Bouc” (1904) litografia di Francis Picabia da collezione privata (foto esseci)

L’allestimento, curato dall’architetto Giovanni Maria Filindeu, organizza l’insieme delle opere esposte in una forma spaziale che richiama la configurazione di un arcipelago formato da piccoli raggruppamenti tematici. A guidare l’articolazione degli elementi, sia a parete che a pavimento, sono l’uso intenzionale e critico del colore e la scelta dei materiali. In particolare, il celenit (un aggregato di fibre di legno e cemento) utilizzato per le basi espositive, oltre all’impiego della sabbia lavata, legante naturale ed evocativo, i cui toni algidi sposano la palette estiva delle trame che disegnano mappe metafisiche.

“Donne al lago” (1927) pittura e tempera su carta di Giuseppe Biasi dalla collezione d’arte della Fondazione di Sardegna (foto fondazione banco sardegna)

Ponendosi criticamente come una riflessione sui concetti odierni di alterità, primitivismo e sulle loro ricadute nel cuore del dibattito postcoloniale – esteso ben oltre la storia dell’arte – la mostra affonda dentro ragioni antropologiche connaturate alla presenza di figure totemiche nei circoscritti perimetri di un’isola e spiega quanto maestri del calibro di Gauguin, Pechstein, Miró, Arp o Matisse, nel corso dei loro viaggi, abbiano rielaborato tale convivenza, proiettando le loro stesse icone statuarie nella dimensione assoluta del sacro.

“Il cantastorie parla” (1894) xilografia di Paul Gauguin da collezione privata (foto esseci)

Partendo dalla prima “fuga” di Gauguin verso la Bretagna, nel 1886, secondo un concetto di isola come luogo ideale, immune dalle derive del mondo civilizzato, il percorso narra l’esperienza di Jean Arp, che collezionava statuette cicladiche, irretito dal loro magnetismo concentrato in un pugno, e di Max Pechstein approdato nel 1914 nell’arcipelago di Palau, dove visse a contatto con le comunità locali sull’isola di Angaur e vi ritrasse volti maschili solenni come divinità. “Vedevo gli idoli scolpiti in cui una trepidante pietà e il timore reverenziale di fronte all’imperscrutabile potere della natura avevano impresso speranza, paura e soggezione, davanti al loro ineluttabile destino”. Joan Miró, nei suoi appunti quotidiani, evocava le statue Moai dell’Isola di Pasqua, come riferimento potente per nuove forme scultoree, riconoscendo in esse l’incarnazione di uno spirito ancestrale. E ancora, Alberto Giacometti che aveva trovato la propria isola fra i massi erratici del Maloja, fece di ogni suo ritratto un idolo, un custode del tempio, inginocchiato al cospetto dell’immateriale.

Idolo schematico in marmo della cultura di Keros-Syros (Antico Cicladico II, 2700-2300 a.C.) conservato al Louvre di Parigi (foto musée du louvre)

“Non serve – scrive Chiara Gatti nel suo testo – il revisionismo postcoloniale per affermare che, nella loro statura ieratica, non vi sia nulla di primitivo, esotico, conturbante. È astrazione allo stato puro. Sono dee madri, pietose e grandiose allo stesso tempo, come prefiche egizie, come offerenti etrusche, come ancelle rubate alla pittura vascolare greca. E i loro sguardi che scrutano nel vuoto, immersi in un’attesa casoratiana, ricordano l’immobilità disarmata della Melencolia di Dürer, allegoria dell’intelletto umano che medita sul destino del cosmo”. Scrive Matteo Meschiari nel suo testo a catalogo: “Il punto è cercare di capire non tanto la sociologia, la filosofia e la geopolitica dell’essere e vivere l’isola, quanto in che modo la geomorfologia Terra-Mare contenga in sé dei fossili di pensiero mitico, in che modo l’incontro tra roccia e acqua sia una specie di campo morfogenetico in grado di generare mito. Gli stereotipi concettuali legati all’isola sono un filtro oscurante: esclusione, separatezza, solitudine, naufragio, arroccamento, prigione, esilio, confino, sono solo i più diffusi, ma appena ci spostiamo in culture Ocean-centered come quella vichinga o quella polinesiana, ci rendiamo conto che l’Occidente è impastoiato in un paradigma coloniale geocentrico che dà sempre priorità alle terre, uno sguardo continentale che perpetua un modello geografico egemonico dove il mare è il vuoto. Per chi vive in mare, al contrario, l’acqua è il centro del mondo, le sue mappe indicano paesaggi sommersi e moti di correnti, mentre le isole, soprattutto quelle oceaniche, sono piccole pause, zone di sospensione nell’immensità salata, e l’arcipelago è un iperoggetto bucherellato tenuto assieme dal dinamismo delle acque, dal pieno del mare”.

Bosa-Cabras (Or). Al via il Festival dell’Archeologia, quattro giorni di incontri e approfondimenti promossi dalla Fondazione Mont’e Prama. Ecco il programma

La Fondazione Mont’e Prama si prepara a inaugurare il Festival dell’Archeologia, che prende il via martedì 17 giugno 2025 con un calendario fitto di incontri e approfondimenti, tra la Planargia e il Sinis, fino al 20 giugno 2025. Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito.

L’apertura è prevista a Bosa, martedì 17 giugno 2’25, alle 20, nell’ex Convento dei Cappuccini, con una serata dedicata alla storia antica del territorio e all’eredità medievale del castello Malaspina. Dopo i saluti delle autorità, interverranno gli studiosi Attilio Mastino e Antonio Corda su “Bosa e la Planargia in età antica”, seguiti da Franco Giuliano Rolando Campus, con una riflessione sulle fortificazioni medievali sarde “Rocche fortificate medievali della Sardegna e il castello Malaspina di Bosa”. Presenta e conduce Ambra Pintore. La conclusione dell’incontro, alle 22, sarà affidata al Quintetto Atlantico, con Enzo Favata, Daniele di Bonaventura, Marcello Peghin, Salvatore Maltana, U.T. Gandhi.

Da mercoledì 18 giugno 2025, il Festival si trasferisce al museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras per tre serate tematiche. La prima, con inizio alle 20.30, è dedicata alle grandi mostre internazionali della Fondazione Mont’e Prama, con la partecipazione dei curatori di alcuni dei principali musei europei: Carme Rovira Hortalà, curatrice museo Archeologico della Catalunia di Barcellona; Manfred Nawroth, curatore Neues Museum di Berlino; Natalia Demina, curatrice museo Ermitage di San Pietroburgo; Paolo Giulierini, già direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli. Presenta e coordina Nicoletta Buffon, amministratore delegato di Villaggio Globale International. Verranno inoltre presentate le esposizioni realizzate in Sardegna, tra cui “Il ritorno dei Giganti”, a cura di Anthony Muroni; “Aristocrazie sarde ed etrusche nel mondo mediterraneo”, a cura di Paolo Giulierini; una mostra su Tharros al museo Diocesano Arborense di Oristano, con Silvia Oppo, Luca Cheri, Ilaria Orri, Nicoletta Camedda, Viviana Pinna, Maria Mureddu; “Sulle spalle dei Giganti. La Preistoria moderna di Costantino Nivola”, con Luca Cheri e Giorgio Murru. Presenta e conduce Ambra Pintore. La serata sarà introdotta da un intervento musicale del duo Federica Urracci & Alessio Sanna.

Giovedì 19 giugno 2025, il Festival affronta i temi di identità, narrazione storica e accessibilità. Alle 20.30, lo scrittore Francesco Grasso dialogherà con l’archeologa Maria Emanuela Alberti sull’immaginario mediterraneo nei romanzi storici “Isole nella storia. Le radici della Sicilia nei romanzi storici”. Seguirà “La Carta di Ustica e la collaborazione tra la Fondazione Sebastiano Tusa e la Fondazione Mont’e Prama” con Anthony Muroni, Valeria Li Vigni, Massimo Cultraro e Giorgio Murru; per poi concludere con l’incontro “Non toccarmi. Uso e accessibilità del corpo nelle opere d’arte” a cura di Claudio Pescio e Roberta Scorranese. Presenta e conduce Ambra Pintore. Introduzione e intervallo musicale a cura di Chiara Effe.

Il Festival si chiuderà venerdì 20 giugno 2025 con una serata interamente dedicata all’archeologia sarda e mediterranea. Alle 20.30, “Relazioni tra Sardegna nuragica, Egeo e Mediterraneo orientale” con Massimo Cultraro, Raimondo Zucca, Carlo Tronchetti e Anna Paola Delogu; “Prospezioni archeologiche nella laguna di Cabras” con Rita Auriemma, Piergiorgio Spanu e Maria Mureddu; “Indagini archeologiche nel nuraghe Cannevadosu di Cabras” con Raimondo Zucca, Nicoletta Camedda e Maura Vargiu; “Spazi di lavoro, spazi di preghiera. La vita quotidiana a Tharros attraverso le ricerche dell’Università di Bologna” a cura di Anna Chiara Fariselli; “Città e paesaggio costiero: le ricerche dell’Università di Cagliari” a cura di Carla Del Vais. Presenta e conduce Ambra Pintore. Introduzione e intervallo musicale a cura di Ilaria Porceddu e Emanuele Contis.

 

Fumane (Vr). In occasione delle Giornate europee dell’Archeologia l’incontro “Nei cieli del Paleolitico – Rapaci e Vita Preistorica alla Grotta di Fumane”: pomeriggio speciale tra scienza, emozione e scoperta alla Grotta di Fumane

In occasione delle Giornate europee dell’Archeologia con “Nei cieli del Paleolitico – Rapaci e Vita Preistorica alla Grotta di Fumane” si può vivere un pomeriggio speciale tra scienza, emozione e scoperta. Appuntamento alla Grotta di Fumane (Vr) domenica 15 giugno 2025, dalle 14.30 alle 18.30. Un falconiere professionista porterà con sé grandi rapaci, che potrai ammirare da vicino. Alcuni di questi straordinari animali sono documentati nel record archeologico della grotta, attraverso resti ossei risalenti al Paleolitico. Un’occasione unica per scoprire come i Neandertal interagivano con l’avifauna preistorica, guidati da archeologi in un vero viaggio nel tempo. Attività previste:
incontro ravvicinato con rapaci e racconti del falconiere, tra etologia e archeologia; dimostrazione di scheggiatura della selce, per scoprire come venivano realizzati gli strumenti preistorici;
visita alla Grotta di Fumane, con spiegazioni accessibili a tutti;
approfondimento sull’avifauna del Paleolitico con una specialista, per comprendere l’importanza dei grandi rapaci durante la preistoria. Biglietti in loco, senza prenotazione: intero 10 euro, ridotto 7 euro (6-13 anni). Info: info@grottadifumane.it

Venezia. A Ca’ Bollani, sede di Italia Nostra, presentazione del libro “Le età del sottosuolo veneziano” di Rossana Serandrei Barbero e Sandra Donnici

Venerdì 13 giugno 2025, alle 17.30, nella sede di Italia Nostra di Venezia, a Ca’ Bollani, Cannaregio 5662, presentazione del libro “Le età del sottosuolo veneziano” di Rossana Serandrei Barbero e Sandra Donnici, in memoria di Marina Zanazzo, ideatrice della collana “Occhi aperti su Venezia” per offrire testi chiari che rispondano ad alcune domande che Venezia pone. Interverranno Luigi Cavaleri, Francesco Erbani, Luigi Fozzati.

Il libro. Diverse fonti antiche raccontano la laguna di Venezia in epoca storica, ma solo il sottosuolo ci fornisce la narrazione di cosa l’ha preceduta e di come si è formata. Sabbie, limi e argille sepolti ci parlano della storia del territorio negli ultimi due milioni di anni, della formazione della laguna a partire da circa 10mila anni fa e del ruolo del caranto nell’urbanizzazione dell’area.

Convegno internazionale “Ecosistemi musicali dell’antica Europa. Popoli, confini, patrimonio”: tre giorni di incontri tra Padova, Adria, Ravenna, Ferrara e Voghiera, in presenza e on line, per esplorare il mondo sonoro dell’antichità

Dal 12 al 14 giugno 2025, il convegno internazionale “Ecosistemi musicali dell’antica Europa. Popoli, confini, patrimonio”: tre giorni di incontri tra Padova, Adria, Ravenna, Ferrara e Voghiera per esplorare il mondo sonoro dell’antichità: strumenti musicali, pratiche acustiche, oggetti sonori e il loro significato nei contesti archeologici e culturali dell’Europa antica. Il convegno, parte del progetto PRIN MUSE – MUSical Ecosystems of Ancient Northern Italy, riunisce esperti da tutta Europa per discutere il valore del patrimonio musicale antico, tra ricerca, conservazione e valorizzazione museale. Convegno in presenza e in diretta streaming sui canali YouTube dei Dipartimenti.

PADOVA, ANTEPRIMA GIOVEDÌ 12 GIUGNO 2025. Dipartimento dei Beni culturali. Nell’aula Sartori, dopo i saluti istituzionali, relazione introduttiva di Paola Dessì (università di Padova) e Donatella Restani (università di Bologna) “Il PRIN MUSE: saperi, metodi e prospettive di valorizzazione delle conoscenze per le comunità”: 12, Keynote Speaker Daniela Castaldo (università del Salento) “Dall’archeologia musicale all’antropologia sonora: un nuovo sguardo”.

ADRIA, PROGRAMMA DEL 12 GIUGNO 2025. Museo Archeologico nazionale, alle 15, saluti della direttrice Alberta Facchi “Il Museo di Adria e il progetto MUSE”. PRIMA SESSIONE – Musealizzare gli strumenti musicali del mondo antico: il sonaglio di Adria Chair Paola Dessì. Alle 15.20, Paola Dessì (università di Padova) “Storie, esperienze sensoriali e accessibilità: un processo dialettico per la restituzione della multidisciplinarità della ricerca”; 15.40, Stefano Betto, Nicola Betto e Riccardo Soldati (TMB) “La ricerca pubblica e il mondo industriale: le indagini diagnostiche sui reperti di interesse sonoro e musicale”; 16, Anna Paola Fabbrocino, Andrea Franceschini, Niccolò Merendino, Giulio Pitteri e Antonio Rodà (università di Padova) “Un’istallazione interattiva per l’esplorazione multimodale del sonaglio di Adria”; 16.20, Alberta Facchi e Stefano Buson (museo Archeologico nazionale di Adria) “La rilettura di alcuni reperti in bronzo dalla tomba 39: possibili sonagli?”; discussione; 17, visita al museo Archeologico nazionale di Adria.

RAVENNA, PROGRAMMA DI VENERDÌ 13 GIUGNO 2025. Dipartimento di Beni Culturali Sala Conferenze, alle 9.45, saluti istituzionali; 10, Keynote speaker Raquel Jiménez Pasalodos (Universidad de Valladolid) “Digging in Museums: The Valorization of Archaeo-Musicological Heritage from Early 20th Century Excavations through Case Studies from the Iberian Peninsula”; pausa. SECONDA SESSIONE – MUSical Ecosystems in Veneto e Emilia-Romagna Chair Daniela Castaldo. Alle 11, Franco Marzatico (dirigente generale Unità di missione strategica soprintendenza per i Beni e le Attività culturali Provincia autonoma di Trento) “La syrinx in Triveneto tra realia e rappresentazione: alcune considerazioni sui contesti di rinvenimento”; 11.20, Mario La Rosa e Laura Noviello (università di Padova) “MUSE in Veneto: aggiornamenti su censimento e catalogazione dei reperti sonori e nuovi dati emersi”; 11.40, Chiara Pizzirani (università di Bologna) “Oggetti sonori nelle sepolture etrusche: qualche riflessione sui contesti di Bologna e di Spina”; 12, Giovanna Casali (università di Bologna) “L’operazione di censimento come base di conoscenza: i reperti archeologici di interesse musicale nei Musei dell’Emilia-Romagna”; discussione. TERZA SESSIONE – MUSE in dialogo con istituzioni museali e progetti internazionali Alle 15, Eleonora Rocconi (università di Pavia) e Sonia Martone (museo nazionale degli Strumenti Musicali di Roma) “Gli strumenti musicali romani della collezione Gorga al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma: indagine, studio, catalogazione e valorizzazione”; 15.20, Giuseppe Lepore, Paola Budano (università di Bologna) e Nicoletta Frapiccini (Antiquarium statale di Numana) “Testimonianze musicali nei Musei marchigiani: prospettive di studio”.

FERRARA, PROGRAMMA DI SABATO 14 GIUGNO 2025. Museo Archeologico nazionale, sala delle Carte Geografiche: alle 10, saluti del direttore Tiziano Trocchi “Il Museo di Ferrara e il progetto MUSE”; alle 10.20, Keynote Speaker Alexandre Vincent (Université Lumière Lyon 2) “Cornua pompeiani: dal I al XXI secolo d.C.”. QUARTA SESSIONE – Nuove indagini sull’aerofono di Voghenza Chair Donatella Restani. Alle 11.15, Peter Holmes (London) “The Roman Brass Instrument Mouthpiece: Tuba, Cornu or Bucina? – Can we tell which?”; 12, visita al museo Archeologico nazionale di Ferrara.

VOGHIERA (Fe), PROGRAMMA DI SABATO 14 GIUGNO 2025. Museo civico di Belriguardo, sala delle Bifore: alle 14.30, saluti dell’arch. Moreno Po “Il Museo di Belriguardo e il progetto MUSE”; 14.50, Fede Berti (Ferrara) e Cristina Servadei (Rimini) “Natura e funzioni dell’edificio di Vicus Habentia: i dati planimetrici, strutturali e i ritrovamenti”; 15.10, Marco Bonino (Bologna) “Auletes e keleustes, hortator e pausarius, riflessioni sulla voga delle navi a remi antiche”; 15.30, Daniela Castaldo (università del Salento) “Aerofoni di bronzo e segnali sonori nella flotta romana”; 15.50, Gabriele Bitelli e Anna Forte (università di Bologna) “Scansione e modellazione 3D ad alta risoluzione con tecniche geomatiche”; 16.10, Antonio Rodà, Andrea Franceschini e Giulio Pitteri (università di Padova) “Proposte per un’esposizione sonora dell’aerofono di Voghenza”; 17, visita al museo civico di Belriguardo; conclusioni.

Senigallia (An). Alla Rocca Roveresca apre la mostra “La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica” a cura di Massimo Osanna e Luana Toniolo, oltre 400 reperti di produzioni ornamentali nell’Italia peninsulare e in Sardegna dalla Preistoria all’Alto Medioevo

Dopo il museo nazionale Archeologico ed Etnografico “Giovanni Antonio Sanna” di Sassari e il museo Archeologico di Santa Maria delle monache di Isernia, la mostra “La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica”, a cura di Massimo Osanna (direttore generale dei musei) e di Luana Toniolo (direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma), arriva alla Rocca Roveresca di Senigallia (An), dal 12 giugno all’8 dicembre 2025, con inaugurazione il 12 giugno 2025 alle 11. Allestita nelle sale rinascimentali della fortezza roveresca, la mostra propone una selezione di preziose testimonianze archeologiche provenienti da varie parti d’Italia: si potranno ammirare oltre 400 reperti di produzioni ornamentali nell’Italia peninsulare e in Sardegna dalla Preistoria all’Alto Medioevo. La tappa marchigiana inserisce nell’esposizione due cifre stilistiche perseguite dalla Rocca negli ultimi anni: l’attenzione ad una fruizione accessibile, grazie alla riproduzione di alcuni reperti, e il dialogo con la realtà senigalliese insignita del titolo Città della fotografia, grazie ad una piccola esposizione fotografica in stretto dialogo con i reperti esposti. Il progetto è frutto della collaborazione scientifica tra le ex direzioni regionali Musei di Sardegna, Campania, Calabria, Molise, Marche, Puglia, Basilicata e il parco archeologico di Pompei, in un progetto del Sistema Museale Nazionale, che permette di valorizzare le ricchezze e i tesori di molti musei.

Allestimento della mostra “La forma dell’oro” alla Rocca di Senigallia (foto drmn-marche)

Grazie all’impegno di Luigi Gallo, direttore di Palazzo Ducale di Urbino – direzione regionale Musei nazionali Marche – e del suo staff, la mostra sarà visibile su due piani della Rocca costituendo il primo appuntamento dopo i lavori di adeguamento, implementazione ed efficientamento energetico degli impianti di climatizzazione a servizio delle sale espositive realizzati con i fondi del PNRR, con i quali il monumento del XV secolo è ora adeguato agli attuali standard museali. “La mostra che si apre nell’antica fortezza di Senigallia”, afferma il direttore Gallo, “dimostra innanzi tutto che con il lavoro sinergico di vari istituti, i musei italiani sanno far rete per valorizzare e promuovere il nostro straordinario patrimonio, trasmettendolo alle generazioni future; inoltre l’esposizione certifica una volta di più quanto sia importante che il museo, oltre che luogo privilegiato di esposizione, si affermi anche come ambiente dedito alla ricerca scientifica: spazio vivo e vitale per creare infinite occasioni di conoscenza”.

Gioielli esposti nella mostra “La forma dell’oro” allestita nella rocca di Senigallia (foto drmn-marche)

UNA MOSTRA “PREZIOSA” Il gioiello è da sempre espressione di identità, complemento di seduzione e bellezza, segno di legami, di consuetudini e mode. Lucente, incorruttibile, prezioso, l’oro è materia nobile in cui plasmare elaborati ornamenti. Ma l’arte di adornarsi si compone anche di altri metalli, come bronzo, ferro, argento e, inoltre, di gemme e paste vitree, di composti organici come ambra, conchiglie, ossa e denti di animali, che raccontano una lunga storia di sperimentazioni e conquiste tecnologiche, di gusto estetico, di creatività artigianale. E allo stesso tempo è la storia di vivaci contatti tra le genti del Mediterraneo antico, dove agli scambi di beni si associano ideologie, comportamenti, usanze e riti in un amalgama denso di contaminazioni culturali. La ricca selezione di oggetti di grande valore storico-archeologico, in mostra a Senigallia fino al prossimo 8 dicembre, consente un affascinante viaggio geografico e temporale nell’Italia antica, dalla Preistoria all’alto Medioevo, tra ornamenti e gioielli che portano con sé, non solo bellezza e unicità, ma anche valenze simboliche legate agli ambiti del sacro, della magia, del potere e del prestigio sociale, attribuite in passato a questi oggetti che ancora suscitano attrazione e meraviglia in chi li guarda.

Verona. Al museo di Storia naturale il convegno internazionale “Archeologia dai margini. Una storia transdisciplinare” che esplora la nascita dell’archeologia preistorica come sapere che si costruisce nel dialogo tra scienza, società e politica. Ecco il programma della due giorni di interventi

Il 12 e 13 giugno 2025, nella sala conferenze “Sandro Ruffo” del museo di Storia naturale di Verona, in lungadige Porta Vittoria 9, è in programma il convegno internazionale “Archeologia dai margini. Una storia transdisciplinare” che esplora la nascita dell’archeologia preistorica come sapere che si costruisce nel dialogo tra scienza, società e politica. Le due giornate mettono al centro figure spesso trascurate – donne, dilettanti, comunicatori – analizzandone il ruolo nella costruzione delle conoscenze archeologiche e nella trasmissione del patrimonio preistorico. L’evento si inserisce nell’ambito del progetto PRIN RIPRESa – Re-assessing Italian Prehistorical Studies from a Transdisciplinary Perspective, dedicato a rileggere la nascita della preistoria come sapere condiviso tra scienza, società e politica. Il progetto è coordinato dal professor Luca Ciancio, titolare della Cattedra di Storia della Scienza all’università di Verona, e coinvolge il dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona, i Musei Civici di Verona-Museo di Storia naturale (Nicoletta Martinelli e Massimo Saracino) e l’istituto di Scienze del Patrimonio culturale del Cnr (Cnr-Ispc) (Massimo Cultraro). La partecipazione è libera fino a esaurimento dei posti disponibili.

PROGRAMMA GIOVEDÌ 12 GIUGNO 2025. Alle 10, saluti istituzionali con interventi di Leonardo Latella (Musei Civici di Verona – museo di Storia naturale), Emanuela Gamberoni (dipartimento di Cultura e Civiltà – Università di Verona). Alle 10.30, SESSIONE 1 Genere e scienza: l’archeologia delle donne / Gender and science: the archaeology of women Chair: Fedra A. Pizzato. Interventi: Margarita Díaz Andreu (ICREA – Universitat de Barcelona) “Women and Transdisciplinarity in the History of Archaeology: Overcoming Disciplinary and Gender Lines”; Luca Ciancio (università di Verona) “The Italian Palethnologist. Pia Laviosa Zambotti and the Myth of Matriarchy: Archaeology, Biography and Society”; 11.20, coffee break; 11.45, María José Berlanga Palomo (Università di Malaga) “Becarias españolas en el Istituto Internazionale di Studi Liguri (Bordighera)”; Massimo Cultraro (Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale CNR, Catania) “From Troy to Mycenae: Sophia Schliemann, an Unknown Career as Archaeologist”; 12.40, Pranzo / Lunch. 14.30, Chair: Nicoletta Martinelli. Interventi: Fedra A. Pizzato (università di Verona) “Fieldwork, Museum, and Engagement: the Multifaceted Legacy of Maria Fioroni (1887-1970)”; Francesca Bottura (università di Verona) “Die akademische Frau”: la questione dell’accesso femminile alle Università nell’ambito germanofono tra XIX e XX secolo”; Jorge del Reguero González (Universitat de Barcelona) “Pioniere dimenticate. Il ruolo delle donne nell’archeologia fenicio-punica in Spagna”; 15.45, Discussione sessione 1 / Session 1 discussion. A seguire visita guidata al museo di Storia naturale / To be followed by a guided tour of the Natural History Museum.

PROGRAMMA VENERDÌ 13 GIUGNO 2025. Alle 10, SESSIONE 2 Collaboratori, esperti locali, museologi, cultori, comunicatori / Collaborators, local experts, museologists, communicators Chair: Massimo Saracino. Vera Zanoni (Indipendent Scholar) “I’m Nobody! Who are you? / Are you – Nobody – too? (Emily Dickinson, n. 288). Studi e studiosi per un’archeologia dei “Signori Nessuno”; Massimo Tarantini (SABAP per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato) “Dai margini dell’accademia. Sul ruolo attivo dei non addetti ai lavori nell’archeologia preistorica italiana”; Nicoletta Martinelli, Massimo Saracino (Musei Civici di Verona – museo di Storia naturale) “Preistoria svelata: l’esposizione veronese del 1876 tra scienza e società”; Mara Migliavacca, Angelica Gabrielli (università di Verona) “Vous avez rendu un révitable sérvice á la science”: il contributo di De Stefani alla paletnologia europea”; 11.30, Coffee break. Chair: Luca Ciancio. 11.45, Elisa Dalla Longa (Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale CNR, Roma) “Scienze senza confini (disciplinari). L’antropologia di Giovanni Canestrini”; Luigi Turri (università di Verona) “Il ritorno di Sardanapalo. Rappresentazione del re assiro prima e dopo le scoperte ottocentesche”; Andrea Tenca (Musei Civici di Verona – Biblioteche e archivi storici) “Il laboratorio di un divulgatore. Repertori iconografici, congressi scientifici e viaggi archeologici di Guido Valeriano Callegari”; 12.30, Discussione sessione 2 / Session 2 discussion; 12.45, Chiusura dei lavori / Closing remarks.

Padova. Ai Musei Eremitani la conferenza “La preistoria e la protostoria a Padova ai tempi di Pigorini: dal Paleolitico all’Età del Bronzo” con Michele Cupitò (unipd), terzo appuntamento del ciclo “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)” a cura di Michele Cupitò e Silvia Paltineri (unipd)

Martedì 3 giugno 2025, alle 17.30, in sala del Romanino, ai Musei Eremitani di Padova, la conferenza “La preistoria e la protostoria a Padova ai tempi di Pigorini: dal Paleolitico all’Età del Bronzo” con Michele Cupitò, archeologo del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, terzo appuntamento del ciclo di conferenze “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)”, organizzato dalle cattedre di Preistoria e Protostoria ed Etruscologia e antichità italiche, del dipartimento di Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con il Comune e i Musei Civici di Padova e con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

Michele Cupitò (foto graziano tavan)

La conferenza mira a delineare la particolare traiettoria di sviluppo che lo studio della preistoria e della protostoria seguì a Padova tra gli anni ’60 dell’‘800 e i primi anni ‘20 del ‘900, focalizzandosi soprattutto sul ruolo che in questo processo ebbero da un lato l’Università, dall’altro il Museo Civico. “Se, infatti, il primo interesse per le più remote fasi della storia dell’uomo nel territorio si deve alla figura di Pietro Paolo Martinati, fondatore della paletnologia veronese ma strettamente legato a Padova per ragioni di carattere familiare”, spiega il prof. Cupitò, “fu solo con Giovanni Canestrini, insigne naturalista, protagonista delle prime, pionieristiche ricerche sulle terramare dell’Emilia e primo traduttore di Darwin in Italia, che, a partire dal 1869, la nuova scienza ebbe spazio nell’ambiente accademico patavino. L’attività di Canestrini a Padova, tuttavia, non si concretizzò, come negli anni modenesi, in ricerche sul campo, ma, attraverso la creazione di una collezione didattica di reperti pre-protostorici, ebbe il chiaro obiettivo di includere organicamente anche lo studio dell’antichità dell’uomo nel percorso formativo degli studenti di Scienze naturali.

Il vicentino Paolo Lioy, scopritore delle palafitte di Fimon (foto wp)

“La prematura morte di Martinati e la scelta di Canestrini di puntare sulla didattica e di concentrarsi, per quel che riguarda le ricerche innovative, essenzialmente su quella che oggi chiamiamo archeozoologia – sottolinea Cupitò -, è forse la ragione principale del notevole ritardo con cui Padova si affacciò sul palcoscenico della paletnologia militante. Fu infatti solo nel 1885-1886 che, grazie all’interesse e al sostegno economico del Museo Civico, Federico Cordenons, studioso di formazione né archeologica, né naturalistica, ma ottimo conoscitore della letteratura paletnologica contemporanea – e, in primo luogo, delle opere di Paolo Lioy, scopritore fin dai primi anni ’60 delle palafitte di Fimon, sui Berici, e di altri siti preistorici vicentini –, intraprese un sistematico lavoro di ricognizione sui Colli Euganei; lavoro che portò all’identificazione dei primi siti preistorici e protostorici di questo territorio e allo scavo di quelli che ancora oggi sono due contesti chiave per l’età del Bronzo dell’Italia settentrionale, cioè la palafitta del Lago della Costa di Arquà e il sito di Marendole.

Il naturalista Giovanni Canestrini (foto unipd)

“La metodologia di ricerca e le riflessioni interpretative di Cordenons non possono essere certo annoverate tra i prodotti migliori della letteratura paletnologica dell’epoca e, non a caso, le urbane ma aspre critiche di Luigi Pigorini non tardarono a manifestarsi. È tuttavia senz’altro in Cordenons – il quale, tra l’altro, con gli inizi del ‘900, grazie probabilmente al magistero di Gherardo Ghirardini, migliorò decisamente il suo approccio alla pre-protostoria – che dobbiamo riconoscere il padre della paletnologia patavina. Una paletnologia – conclude Cupitò – che, tuttavia, nonostante l’interesse mostrato per la materia anche da Enrico Tedeschi, successore di Canestrini come docente di Antropologia all’Università, non ebbe statuto di disciplina accademica fino al 1925 – anno di morte di Pigorini, casualmente –, allorquando un giovane Raffaello Battaglia tenne il primo corso di Paletnografia. Ma questa è un’altra pagina della storia”.

Cagliari. Nella Cittadella dei Musei “Omaggio a Tuvixeddu”, serata speciale nell’ambito dell’iniziativa “La Musa Euterpe nei luoghi della memoria ritrovata”

Sabato 31 maggio 2025, alle 20, nella Cittadella dei Musei in piazza Arsenale a Cagliari, un meraviglioso “Omaggio a Tuvixeddu”, nell’ambito dell’iniziativa “La Musa Euterpe nei luoghi della memoria ritrovata” a cura di Maria Antonietta Mongiu, archeologa, componente CdA dei Musei nazionali di Cagliari; Francesco Muscolino, direttore dei Musei nazionali di Cagliari; Franco Masala, storico dell’arte, presidente Associazione Amici dei Musei nazionali di Cagliari. L’Omaggio a Tuvixeddu, nato da un’idea di Maria Antonietta Mongiu, si è sviluppato col gruppo di progetto e con gli artisti che si esibiscono pro bono publico in uno dei luoghi fondanti la storia di Cagliari, della Sardegna, del Mediterraneo. La serata e il concerto sono organizzati dal Musei nazionali di Cagliari. Al concerto prenderanno parte Gavino Murgia, Elena Ledda, Federico Fiorio e Karalis Antiqua Ensemble, Mauro Palmas, Gianfranco Meloni, Simone Pittau e l’Orchestra da Camera della Sardegna, Marcello Peghin, Sardinae Atque Urbis Calaris Descriptio, l’università di Cagliari, l’associazione italiana di Cultura Classica e Lia Careddu. Evento gratuito. Per l’occasione il museo Archeologico, la Pinacoteca e le Cannoniere cinquecentesche saranno visitabili fino alle 23. La biglietteria, sita all’interno del museo Archeologico, chiude alle 22.15.

Parma. All’auditorium dei Voltoni del Complesso monumentale della Pilotta la conferenza “Pigorini e la struttura delle terramare. Che cosa regge e cosa no centocinquant’anni dopo?” di Michele Cupitò (università di Padova), quinto e ultimo appuntamento del ciclo “Pigorini Cent’anni dopo 1925 – 2025”

All’auditorium del Complesso monumentale della Pilotta a Parma con la conferenza “Pigorini e la struttura delle terramare. Che cosa regge e cosa no centocinquant’anni dopo?” del prof. Michele Cupitò (università di Padova) giovedì 29 maggio 2025, alle 17, si chiude il ciclo di cinque conferenze “Luigi Pigorini. Cent’anni dopo 1925-2025” dedicate al grande archeologo nel centenario della sua morte. L’iniziativa è patrocinata dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e realizzata in collaborazione con Arkheoparma e l’associazione Amici della Pilotta. Ingresso libero e gratuito fino al raggiungimento della capienza massima della sala (100 posti). Il principale argomento degli studi condotti da Pigorini nel corso della sua lunga carriera sono senza dubbio le terramare; già nel 1882, pubblica autonomamente i risultati dello scavo condotto a Castione Marchesi nel 1877 dando interpretazioni non più in linea con il modello proposto da G. Chierici. Verso la fine del secolo, dopo la scomparsa dello stesso i Chierici e di P. Strobel, Pigorini dirige una serie di campagne di scavo nella terramara del Castellazzo di Fontanellato, da cui progressivamente trarrà una ricostruzione dell’impianto/strutture del villaggio così articolate e complesse da far lungamente dubitare, dopo la morte di Pigorini, della loro attendibilità. Solo in anni recenti, a partire dal 1990 circa una nuova intensa stagione di studi dedicata ai siti dell’età della piena età del Bronzo a Sud e Nord del Po ha dimostrato e continua a svelare la validità del “modello” pigoriniano e la genialità del suo autore.

Michele Cupitò (foto graziano tavan)

Michele Cupitò è professore associato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova. Titolare degli insegnamenti di “Protostoria europea e mediterranea” e “Protostoria dell’urbanizzazione in Italia settentrionale” è responsabile Didattica e Ricerca, Laboratori di Archeologia dell’università di Padova, e direttore scientifico degli scavi nei siti dell’età del Bronzo di Fondo Paviani (Vr) e di Villamarzana (Ro).