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Taranto. Al museo Archeologico nazionale presentazione del libro “Suoni e strumenti musicali nel mondo antico. Per un sistema disciplinare e metodologico integrato” a cura di Giovanna Casali, Alessia Zangrando, Paola Dessì

Martedì 8 aprile 2025, alle 16.30, al museo Archeologico nazionale di Taranto, presentazione del libro “Suoni e strumenti musicali nel mondo antico. Per un sistema disciplinare e metodologico integrato” a cura di Giovanna Casali, Alessia Zangrando, Paola Dessì con il coordinamento scientifico di Paola Dessì (L’Erma di Bretschneider). Il libro rappresenta un contributo significativo allo studio della musica antica, offrendo un’analisi interdisciplinare che integra archeologia, musicologia e storia della cultura. Attraverso un approccio metodologico innovativo, gli autori esplorano il ruolo degli strumenti musicali nell’antichità, rivelando come questi non solo producessero suoni, ma fossero anche portatori di significati simbolici e sociali. Intervengono Stella Falzone, direttrice del MArTA; Valentino Nizzo, università di Napoli L’Orientale; Antonio Origlia, università Federico II di Napoli; Massimo Raffa, università del Salento. Saranno presenti le autrici e i curatori del volume.

Copertina del libro “Suoni e strumenti musicali nel mondo antico. Per un sistema disciplinare e metodologico integrato” a cura di Giovanna Casali, Alessia Zangrando, Paola Dessì

Focus del libro sono i realia, gli strumenti musicali e gli oggetti sonori custoditi nei musei, e la loro rappresentazione. Essi sono parte di una cultura musicale, solo in apparenza perduta, dei popoli a cui sono appartenuti. Per comprendere il significato che essi avevano nel mondo antico è necessario condividere metodologie e prospettive multi e interdisciplinari che consentano sia la valorizzazione di indicatori di attività connesse al suono, alla musica e alla danza nel record archeologico, sia la lettura contestualizzata del bene musicale come componente significativa del reperto. Il volume è un innovativo esempio di dialogo tra discipline musicologiche, archeologiche, fisiche e ingegneristiche che offre al lettore non solo una prospettiva sulla musica dell’antichità e sulle modalità di fruizione e di trasmissione, ma una più ampia prospettiva culturale, rispetto alla quale porsi in ascolto per comprendere e valorizzare l’uomo e l’umano.

Torino. Al museo Egizio la conferenza “Corvée e lavoro obbligato nell’Antico Egitto” con Federico Poole curatore del museo Egizio, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Coscrizioni e corvée sono chiamate forzate al lavoro, per un tempo limitato e ragioni eccezionali, che comportano di distogliere le persone dalle proprie occupazioni abituali e nell’antico Egitto, lo Stato e i suoi funzionari potevano imporre lavoro obbligato per un certo periodo di tempo. Se ne parla al museo Egizio di Torino martedì 8 aprile 2025, alle 18.30, in sala conferenze nell’incontro “Corvée e lavoro obbligato nell’Antico Egitto” con Federico Poole curatore del museo Egizio. L’evento è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/e/corvee-e-lavoro-obbligato-nellantico-egitto-tickets-1301827494079?aff=ebdsoporgprofile&_gl=1*11iaaqi*_up*MQ..*_ga*MTUwNzk1NzAyOS4xNzQzNDM0MDM3*_ga_TQVES5V6SH*MTc0MzQzNDAzNy4xLjAuMTc0MzQzNDAzNy4wLjAuMA… Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. In questa conferenza, Federico Poole presenta alcuni casi di chiamata al lavoro obbligata: dal trasporto di una statua di 700 tonnellate ai lavori agricoli. Il tema è molto rilevante e noto agli studi, sebbene siano disponibili ancora pochi dettagli.

L’egittologo Federico Poole, curatore del museo Egizio di Torino

Federico Poole è curatore al museo Egizio dal 2013. È direttore della Rivista del Museo Egizio e della serie di monografie scientifiche “Studi del Museo Egizio”. Ha co-curato le mostre “Il Nilo a Pompei”, “Una statua sonora”, “Un falso autentico: la statua di Neshor” e “Il dono di Thot”, e gli allestimenti della Galleria della Scrittura e della Galleria dei Re. Dal 2020 insegna Antichità egizie all’università di Torino.

Verona. Al Vinitaly l’incontro “Vino & Archeologia”: Un’alleanza per il territorio: le “cantine archeologiche” nell’ambito delle azioni di valorizzazione della villa romana dei Mosaici di Negrar

“Vino & Archeologia”: Un’alleanza per il territorio: le “cantine archeologiche”. Appuntamento martedì 8 aprile 2025, al Vinitaly di Verona: alle 14.30, allo Stand della Regione del Veneto, Pad. 4, Stand D4-E4. Nel quadro delle attività di valorizzazione della Villa romana dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (Vr) è nata l’idea di collegare in un’associazione nazionale le diverse aziende agricole e cantine che hanno sviluppato connessioni tra le loro produzione vinicola e importanti siti archeologici del territorio. L’occasione della più grande manifestazione italiana dedicata al vino appare propizia per un kick-off meeting tra i soggetti promotori e per la più efficace comunicazione dell’iniziativa al mondo enologico e archeologico. Interventi puntuali illustreranno alcuni casi-studio di collaborazione pubblico/privato per la promozione dei siti archeologici e dei vini ad essi collegati. Dopo i saluti del Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, intervengono: Giuliano Volpe (università di Bari), “Cantine e archeologia”; Roberto Corciulo, Cristiano Tiussi (Fondazione Aquileia), “Il caso di Aquileia”; Andrea Rosignoli, Vincenzo Tiné (Soprintendenza ABAP VR-RO-VI e VEMET-BL-PD-TV), “Il caso di Negrar”; Giuliano Franchini, “Verso un’associazione tra le cantine archeologiche

Pompei. Scoperto nella necropoli di Porta Sarno un rilievo funebre da una tomba monumentale: raffigura a dimensioni reali una coppia, lui un uomo di rango elevato, lei una giovane sposa. Li vedremo in corso di restauro nella mostra “Essere donna nell’antica Pompei” che aprirà nella Palestra grande

Il rilievo funebre raffigurante una coppia a dimesioni reali, scoperto in una tomba monumentale a Porta Sarno a Pompei (foto alfio giannotti)

Lui è un distinto romano di elevato rango sociale: lo dimostrano la toga, l’anello all’anulare sinistro e ai piedi i calcei patricii. Lei è una giovane sposa, velata e vestita di un ampio mantello che copre la tunica. La coppia è rappresentata a dimensioni reali su un rilievo funebre da una tomba monumentale scoperto presso la necropoli di Porta Sarno a Pompei nell’ambito del progetto di ricerca “Investigating the Archaeology of Death in Pompeii” condotto dall’Universitat de València in collaborazione con il parco archeologico (direzione scientifica del prof. Llorenç Alapont). Le due sculture ad alto rilievo sono state trasferite presso la Palestra grande degli scavi per avviarne il restauro e saranno tra i reperti di particolare spicco in esposizione nella mostra “Essere donna nell’antica Pompei” che sarà aperta il 16 aprile 2025. I visitatori potranno contestualmente osservare i delicati interventi del restauro, che sarà condotto durante la mostra.

“Questa campagna è un’occasione preziosa per ampliare le ricerche e le attività di valorizzazione nell’area fuori le mura di Pompei”, sottolinea il direttore del parco, Gabriel Zuchtriegel. “Grazie alla collaborazione con l’università di Valencia, a cui dobbiamo anche la scoperta alcuni anni fa della Tomba di Marco Venerio Secundio nella stessa area (vedi Nuova importante scoperta a Pompei nell’area della necropoli di Porta Sarno: trovata la sepoltura di Marcus Venerius Secundio. Il suo corpo mummificato rappresenta un giallo archeologico. E la lastra marmorea sul frontone attesta per la prima volta lo svolgimento a Pompei di spettacoli in lingua greca | archeologiavocidalpassato), è stato possibile lavorare a un progetto multidisciplinare che ha visto nelle varie fasi il coinvolgimento di diverse professionalità tra i quali archeologi, architetti, restauratori, antropologi”.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, legge l’iscrizione della tomba di Marcus Venerius Secundio a Porta Sarno (foto parco archeologico di pompei)

Nel luglio 2024 il progetto di ricerca “Investigating the Archaeology of Death in Pompeii” ha scavato due siti, uno nell’area funeraria di Porta Nola (accanto alla tomba di Obellio Firmo) e l’altro fuori dall’area di Porta Sarno (a est della tomba di Marco Venerio Secondo). L’area funeraria indagata a est di Porta Sarno corrisponde all’area scavata nel 1998 per la costruzione del doppio binario della linea ferroviaria Circumvesuviana. Gli scavi del 1998 hanno registrato la presenza di oltre 50 sepolture a cremazione, contrassegnate da stele (columelle) e da un monumento funerario ad arco, delimitato da un muro di cinta. Le tombe sono state inizialmente datate al periodo tardo repubblicano. Per documentare completamente l’area funeraria scoperta nel 1998, sia planimetricamente che stratigraficamente, è stata scavata una trincea di quattro metri per quattro metri. Ciò ha consentito la mappatura dell’area, l’esecuzione di studi bio-archeologici e l’indagine sul momento in cui la necropoli è stata abbandonata. Gli scavi hanno portato alla luce una tomba monumentale costituita da un ampio muro con diverse nicchie costruite nella facciata e sormontata da un rilievo di una giovane coppia di sposi. Il simbolismo degli accessori scolpiti della moglie potrebbe identificarla come una sacerdotessa di Cerere. Inoltre, la qualità dell’intaglio delle sculture e le loro caratteristiche arcaiche suggeriscono una datazione repubblicana, rara nell’Italia meridionale.

Il rilievo funebre raffigurante una coppia a dimesioni reali, scoperto in una tomba monumentale a Porta Sarno a Pompei (foto alfio giannotti)

“La monumentalità della tomba”, scrive il prof.  Llorenç Alapont sull’E-Journal degli scavi di Pompei https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/, “è caratterizzata dalla presenza dei rilievi dei due coniugi. Le due figure a grandezza naturale sono scolpite separatamente su due diversi conci di tufo. Tuttavia, i due rilievi sono perfettamente uniti, sembrando un’unica scultura. Sia i corpi che le teste dei benestanti giovani sposi sono mostrati frontalmente in altorilievo, volendo orgogliosamente sottolineare il loro status attraverso il linguaggio delle immagini. La delicatezza e il dettaglio della scultura sono notevoli. Possiamo apprezzare l’accurata incisione delle mani, delle dita e delle unghie. Possiamo anche vedere il lavoro dettagliato sulle pieghe degli abiti e degli ornamenti: anelli, bracciali, collana, ecc.”.

Archeologi, antropologi e restauratori impegnati nella Tomba di Porta Sarno a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

“Negli ultimi anni, gli scavi attorno alla Porta Sarno hanno conferito alla sua area funeraria un valore inaspettato. Queste indagini stanno portando alla luce recinti funerari e sepolcri monumentali. Le nostre scoperte indicano che l’area funeraria potrebbe risalire al periodo tardo-repubblicano e potrebbe essere stata attiva fino all’eruzione del 79 d.C., ma con vari cambiamenti, trasformazioni e persino abbandoni. La rilevanza di questa area – conclude il prof.  Llorenç Alapont – è probabilmente dovuta alla posizione dello spazio funerario lungo la via di accesso a Pompei, attraverso il fiume Sarno e lungo la via dell’Abbondanza, nonché alla sua età”.

 

Padova. Al via il ciclo di conferenze “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)”, in programma tra aprile e dicembre 2025 allo Stabilimento Pedrocchi e ai Musei Eremitani. Aprono i promotori Michele Cupitò e Silvia Paltineri del DBC dell’università di Padova

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Al via martedì 8 aprile 2025 a Padova il ciclo di conferenze “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)”, organizzato dalle cattedre di Preistoria e Protostoria ed Etruscologia e antichità italiche, del dipartimento di Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con il Comune e i Musei Civici di Padova e con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, in programma tra aprile e dicembre 2025 allo Stabilimento Pedrocchi e ai Musei Eremitani di Padova.

padova_dbc_luigi-pigorini_fondo-pigorini_locandina_foto-unipdPerché commemorare Luigi Pigorini a Padova? Nel 1923, Luigi Pigorini, fondatore dell’archeologia preistorica e protostorica italiana, lasciò Roma, dove aveva svolto la parte più importante della sua carriera scientifica, accademica e politica, e si trasferì a Padova presso il figlio Luciano, dal 1919 direttore della locale Stazione Bacologica, e ivi morì il 1° aprile 1925. Le esequie dello studioso furono un vero evento per la città e tutte le istituzioni vi parteciparono ai massimi livelli. L’Università, tuttavia, ebbe un ruolo particolare. Carlo Anti, infatti, di lì a poco Magnifico Rettore dell’Ateneo patavino, fu non solo allievo diretto di Pigorini alla Scuola di Archeologia Italiana di Roma ma, per diverso tempo, anche suo assistente al museo Preistorico ed Etnografico, al tempo ospitato presso il Collegio Romano, come responsabile delle collezioni africane. E lo stretto legame tra Pigorini e Anti è anche la ragione per la quale, dopo la morte dello studioso, gli eredi donarono il suo grande e preziosissimo archivio privato all’allora Istituto di Archeologia dell’Università (https://pigorini.beniculturali.unipd.it). Queste vicende, tutto sommato casuali, non rappresentano però l’unico legame tra Pigorini e Padova. L’intensa corrispondenza intercorsa tra lo studioso e le grandi personalità dell’archeologia preistorica e protostorica patavina della seconda metà dell’’800 e i degli inizi del ‘900 – da Giovanni Canestrini, a Gherardo Ghirardini, a Federico Cordenons – dimostra infatti che egli nutrì un profondo e costante interesse per le fasi più antiche della storia della città e del suo territorio e prova ne sia il fatto che prima stratigrafia e i primi materiali riguardanti Padova preromana – cioè quelli recuperati nel 1874 durante lo scavo delle fondazioni per il nuovo Palazzo delle Debite, progettato da Camillo Boito – furono pubblicati nel Bullettino di Paletnologia Italiana del 1877 proprio da Pigorini.

IL PROGRAMMA

8 aprile 2025, Stabilimento Pedrocchi, Sala Rossini, alle 17: saluti, Francesca Veronese, direttrice dei Musei Civici di Padova; Giovanna Valenzano, direttrice del dipartimento dei Beni culturali, università di Padova; Vincenzo Tiné, soprintendente ABAP per la Città Metropolitana di Venezia e per le Province di Belluno Padova e Treviso. Conferenza “La nascita dell’archeologia preistorica e protostorica in Italia e il ruolo di Luigi Pigorini” con Michele Cupitò e Silvia Paltineri del dipartimento dei Beni culturali, università di Padova.

6 maggio 2025, Musei Eremitani, Sala del Romanino, alle 17.30: conferenza “Pigorini e le ‘selci strane’ di Breonio (Verona). Una storia di falsi nell’archeologia preistorica della fine dell’800” con Massimo Tarantini, della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e per le province di Prato e Pistoia.

3 giugno 2025, Musei Eremitani, Sala del Romanino, alle 17.30: conferenza “La preistoria e la protostoria a Padova ai tempi di Pigorini: dal Paleolitico all’Età del Bronzo” con Michele Cupitò del dipartimento dei Beni culturali, università di Padova.

7 ottobre 2025, Musei Eremitani, Sala del Romanino, alle 17.30: conferenza “L’archeologia del Veneto preromano e del mondo italico a Padova ai tempi di Pigorini” con Silvia Paltineri del dipartimento dei Beni culturali, università di Padova.

13 novembre 2025, Musei Eremitani, Sala del Romanino, alle 17.30: conferenza “Un legame inaspettato tra Padova, Venezia… e il giovane Pigorini studioso di numismatica” con Michele Asolati del dipartimento dei Beni culturali, università di Padova.

2 dicembre 2025, Musei Eremitani, Sala del Romanino, alle 17.30: conferenza “Pigorini e la preistoria dell’Egeo: i rapporti con Heinrich Schliemann e con la Missione Archeologica Italiana a Creta” con Massimo Cultraro dell’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Catania; e Nicola Cucuzza del dipartimento di Antichità, Filosofia e Storia, università di Genova.

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Ritratto di Luigi Pigorini ormai anziano (foto unipd)

Chi era Pigorini? Luigi Pigorini, nato a Fontanellato (Parma) il 10 gennaio 1842, può essere a buon diritto considerato il fondatore dell’archeologia preistorica e protostorica italiana. Numismatico di formazione, iniziò giovanissimo la sua attività scientifica sotto la guida di Pellegrino Strobel, insigne geologo e naturalista parmense, e, in pochi anni, grazie alle sue straordinarie capacità tanto di studioso, quanto di organizzatore, assunse un ruolo centrale nella nascente comunità scientifica dei paletnologi italiani ed europei: fu infatti tra i principali organizzatori di due eventi chiave per l’affermazione della nuova disciplina, cioè la mostra di oggetti preistorici allestita all’interno dell’Esposizione Universale di Parigi del 1867 e il V Congresso di Antropologia e Archeologia Preistoriche – fortemente voluto da Cesare Correnti, allora ministro della Pubblica istruzione – svoltosi a Bologna nel 1871. Fu tuttavia tra il 1875 e il 1877 che Pigorini, anche in virtù della comunanza di vedute con Ruggero Bonghi, nuovo ministro della Pubblica istruzione, pose le basi per la realizzazione del suo ampio e lungimirante disegno di politica culturale, disegno che, tra l’altro, identificava nella ricostruzione della più remota storia dell’Italia un passaggio fondamentale anche per il consolidamento della nuova coscienza nazionale.

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Una rara immagine del museo Preistorico ed Etnografico ospitato al Collegio Romano (foto archivio muciv)

Nel 1875, infatti, assieme a Strobel e a Don Gaetano Chierici, altra figura determinate per l’affermazione della pre-protostoria in Italia, fondò il Bullettino di Paletnologia Italiana, prima rivista scientifica specializzata a livello europeo, e inaugurò, presso il Collegio Romano, il Regio Museo Preistorico ed Etnografico del quale fu direttore fino all’uscita dal ruolo; nel 1877, invece, attivò, all’università di Roma, la prima cattedra – anche in questo caso a livello europeo – di Paletnologia. La straordinaria carriera pigoriniana, svoltasi prevalentemente nella Capitale, si mosse sempre sul triplo binario della ricerca, della didattica universitaria e della musealizzazione come strumento chiave sia per la formazione dei giovani studiosi di preistoria e protostoria – e, quindi, con essi, anche i quadri universitari e ministeriali –, sia, come detto, per educare gli Italiani alla storia della Nazione. Fu membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei, dal 1912 Senatore del Regno e, infine, Vicepresidente del Senato.

 

Napoli. Presentata al teatro Mercadante l’ottava edizione della rassegna POMPEII THEATRUM MUNDI al Teatro Grande di Pompei dal 20 giugno al 20 luglio, promossa dal Teatro di Napoli-Teatro Nazionale e dal parco archeologico di Pompei. Zuchtriegel confermato direttore per il secondo quadriennio

Il Teatro di Napoli-Teatro Nazionale presieduto da Luciano Cannito e diretto da Roberto Andò ed il parco archeologico di Pompei diretto da Gabriel Zuchtriegel presentano l’ottava edizione della rassegna POMPEII THEATRUM MUNDI, in programma dal 20 giugno al 20 luglio 2025 al Teatro Grande di Pompei, realizzata con il sostegno del ministero della Cultura, del Comune di Napoli, della Regione Campania, della Città Metropolitana di Napoli, e in collaborazione con Campania Teatro Festival. Il programma della nuova edizione della rassegna, ormai tra le maggiori e più attese dell’estate italiana dei festival, è stato illustrato al Teatro Mercadante di Napoli dal direttore Roberto Andò e dal direttore generale Gabriel Zuchtriegel, preceduti dagli interventi istituzionali del presidente Luciano Cannito, del sindaco dei Napoli Gaetano Manfredi, del Capo di Gabinetto della Regione Campania Almerina Bove. In calendario quattro spettacoli: GOLEM diretto da Amos Gitaï che aprirà la rassegna venerdì 20 giugno 2025, alle 21, con replica sabato 21 giugno sempre alle 21; seguirà NOTTE MORRICONE, con regia e coreografia di Marcos Morau venerdì 4 e sabato 5 luglio 2025, alle 21. I successivi due spettacoli, ovvero ELETTRA di Sofocle con la regia di Roberto Andò, in scena venerdì 11, sabato 12 e domenica 13 luglio 2025 e LISISTRATA di Aristofane con la regia di Serena Sinigaglia di venerdì 18, sabato 19 e domenica 20 luglio 2025, avranno inizio alle 20 (non alle 21): un inizio con la luce naturale del giorno, che ripropone la stessa modalità in cui queste opere venivano rappresentate nell’antica Grecia.

Con i suoi quattro titoli in programma, la rassegna estiva del Teatro Nazionale di Napoli conferma la sua natura di vetrina di inedite riletture o rivisitazioni di testi e opere della classicità, ma non solo. “Pompeii Theatrum Mundi – annota infatti Roberto Andò – è il festival dove si confrontano la grande eredità classica e la visione artistica contemporanea». «E mai – sottolinea ancora Andò – come in questo frangente storico la cultura deve continuare a essere, al di fuori da ogni retorica, uno strumento essenziale di libertà”. Anche il Presidente Cannito sottolinea come «Pompeii Theatrum Mundi anno dopo anno conferma il proprio valore culturale e simbolico… Anche quest’anno il Festival rinnova un rito condiviso tra pubblico e artisti, portando in scena opere che mettono in dialogo la grande drammaturgia antica con la sensibilità del nostro tempo”. Il direttore generale del parco archeologico Gabriel Zuchtriegel sottolinea che “domani (6 aprile 2025, ndr) è l’ultimo giorno del mio primo mandato a Pompei; ringrazio il ministro Alessandro Giuli e il capo del Dipartimento per la Valorizzazione, Alfonsina Russo, per la fiducia che hanno dimostrato affidandomi per altri quattro anni la guida del parco archeologico più bello del mondo, con una squadra eccezionale al mio fianco e tante sfide che ci attendono. Farò del mio meglio, e il teatro avrà un ruolo centrale nel nostro impegno di portare Pompei fuori Pompei, di creare sviluppo culturale, sociale ed economico in tutto il territorio vesuviano”.

Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale “Io, Anna Magnani? …l’essenza e la poesia di un mito”, ideato e interpretato da Sarah Falanga, secondo appuntamento della rassegna teatrale “Donne di Hera”, diretta da Sarah Falanga

paestum_archeologico_donne-di-hera_anna-magnani_spettacolo_locandinaI Parchi archeologici di Paestum e Velia, in collaborazione con l’Accademia Magna Graecia diretta da Sarah Falanga, promuovono, all’interno del museo Archeologico nazionale di Paestum, “Donne di Hera”, ciclo di spettacoli dedicati a grandi figure femminili della storia e della cultura. Il titolo della rassegna evoca la straordinaria forza delle donne, poste sotto la protezione della dea Hera. Gli spettacoli che vanno in scena sono stati scritti o riadattati da Sarah Falanga e prodotti unicamente per Paestum e hanno come soggetto i “Miti Moderni”, appartenenti già all’immaginario collettivo e descritti da una drammaturgia nuova e sorprendente. Domenica 6 aprile 2025, alle 17, si tiene il secondo appuntamento della rassegna con lo spettacolo “Io, Anna Magnani? …l’essenza e la poesia di un mito”, ideato e interpretato da Sarah Falanga, dedicato a una delle più grandi icone del cinema italiano. L’evento si svolge nell’ambito della prima domenica del mese, con ingresso gratuito per tutti.

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“Anna, da sempre vicina, da sempre temibile, spaventosamente grande!”, scrive l’autrice e attrice Sarh Falanga. “È da sempre come una presenza quotidiana in casa attraverso racconti, film, ricordi, vecchi articoli di vecchi giornali, foto… Lo spettacolo è la scrittura della storia di un’attrice moderna che percorre “per pura coincidenza?” le stesse storie, le stesse esperienze emotive di Anna… “Nel mio delirio notturno ho scritto a ruota libera… Dovrò trasformare questo flusso di coscienza in uno spettacolo!” Io, attrice moderna che vive gli stessi umori di Anna, gli stessi drammi, le stesse ansie, gli stessi dolori, la stessa musica dell’anima… In scena due storie vicine, due donne che percorrono strade simili… Un tenore, un pianoforte ed un violino, veri ed unici intimi interlocutori… Atmosfere delicate, uniche, rarefatte, tra passato e presente…surreali, brillantemente reali e poi oniriche… Anna Magnani è il mio modello, tutto quello a cui cerco di avvicinarmi, naturalmente non nell’imitarla…essendo inimitabile! Anna – continua Falanga – è l’attrice naturale, il genio, l’istinto, la verità che l’attore, sia in teatro che al cinema, dovrebbe raggiungere. Come si fa? Credo con la perfetta fusione tra la tecnica (e perciò la perfetta conoscenza e metabolizzazione di essa) e l’istinto. Altro lavoro è trovare il vero istinto, trovare la propria verità e poi cercare il modo migliore per trasmetterlo al pubblico, mettendolo a servizio del personaggio. Il personaggio è vero, a mio parere, solo se l’attore rintraccia e riesce a far affiorare un’emozione vera. Del resto, quale sarebbe la differenza tra un interprete e l’altro di uno stesso personaggio se non la differenza delle loro umanità? Oltre ad essere per me l’esempio professionale, è anche la sintesi del mio animo contrastato, sofferente ed incompreso di donna (od aspirante tale!). Nel raccogliere curiosità su di lei, mi sono riconosciuta, per mia grande sorpresa, in alcuni aspetti della sua complessa ed affascinante personalità! Generosa con i più deboli, contraddittoria e poi fuori dagli schemi, alla continua ricerca di un amore che poi rifiuta inconsapevolmente e poi scarsamente convinta della sua forza, testarda e fintamente distaccata e severa. Una maschera sulla maschera strepitosa che era…che è! Lei è un mito poiché non conosce la morte. Il suo sguardo è vivo, come il suo esempio! Sono quasi certa – conclude Falanga – che lei non sospettasse neppure che a quarant’anni dalla sua morte (solo fisica!), molti stessero ancora ammirandola, chiedendosi come poter parlare nel modo giusto di lei! Io la sento vicina, mi rimprovera a volte… Ho paura di non renderle giustizia, di non saper trovare i modi, i mezzi per raccontarla al suo nuovo pubblico (magari a coloro che vedranno il “nostro” spettacolo!)”.

Come nasce lo spettacolo? “Lo spettacolo – spiega Falanga – nasce dall’esigenza di voler esplorare Anna “da dentro”, dal punto di vista di chi deve interpretare e ne sente l’ansia, l’emozione, la difficoltà, la responsabilità, il timore. Lo spettacolo nasce dalla voglia di portare tra la gente la sua forza, di farla conoscere ai più giovani, a tutti coloro che, a causa di certo spettacolificio malato del nostro tempo, ignorano o hanno dimenticato la forza del gusto, lo stile, il senso e la vocazione del mestiere dell’attore, lo studio… Lo spettacolo è una sperimentazione di meta-teatro. Nasce senza distanze dal pubblico, vive negli occhi del pubblico, vuole vivere di verità, non vuole filtri né protezioni…proprio come Lei! È uno spettacolo naturale, mai involgarito da espedienti di scene pompose o di scintillii gratuiti che stordiscano i testimoni del miracolo scenico. È tutto di immedesimazione di verità interpretativa, come avrebbe fatto Lei… rispetta l’aspetto sacrale del teatro, cerca la catarsi… “.

Roma-Eur. Al museo delle Civiltà per #domenicalmuseo visite guidate alle collezioni. Ecco il programma

roma-eur_muciv_domenicalmuseo_6-aprile_programma_locandinaDomenica 6 aprile 2025, in occasione dell’iniziativa #DomenicalMuseo, che permette l’ingresso gratuito al museo per tutta la giornata, il museo delle Civiltà propone un articolato programma di visite guidate (al solo costo della visita) alle collezioni nella sede del Palazzo delle Scienze, in piazza Guglielmo Marconi 14 a Roma-Eur. Alle 11, “ATUXTU”, visita guidata gratuita con il direttore. Visita gratuita per tutte e tutti. Richiesta prenotazione (➪ Prenota qui). Alle 14.30, visita guidata alle Collezioni Preistoriche. Visite a pagamento. Richiesta prenotazione: +18: 7,50 euro; 5-17 anni: 2,50 euro; 0 – 4: partecipazione gratuita; 1 adulto + 1 bambino: 10 euro; 2 adulti + 1 bambino: 15 euro; 2 adulti + 2 bambini: 18 euro. Per maggiori informazioni e prenotazioni: e-mail: didatticamuciv@abintra.it. Alle 16.30, “Hanami al Museo delle Civiltà”, visita guidata per famiglie alle Collezioni Asiatiche con laboratorio sulla primavera. Età consigliata: 6 – 12 anni. Visite a pagamento. Richiesta prenotazione. 0-3 anni: partecipazione gratuita; 4-12 anni: 8 euro (secondo figlio/a a famiglia 6 euro); 13 – 17 anni: 3 euro; +18: 2,50 euro. Per maggiori informazioni e prenotazioni: e-mail: didatticamuciv@abintra.it.

Verona. Al museo Archeologica nazionale in occasione di Vinitaly and the City 2025, visite guidate a scoprire origini e significato del consumo del vino. E degustazione finale

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Il museo Archeologico nazionale di Verona propone, in occasione dell’edizione 2025 di Vinitaly and the City, una visita guidata per scoprire le origini e il significato sociale del consumo del vino nel nostro più antico passato. I reperti esposti consentono infatti di ricostruire molti aspetti della vita quotidiana delle popolazioni che anticamente abitavano il territorio veronese, tra cui un ruolo importante era sicuramente rivestito dal vino: questo non era semplicemente una bevanda ma assunse ben presto altri significati connessi alla sfera sociale e rituale, come raccontano i reperti rinvenuti già in alcuni siti del Neolitico e poi nelle palafitte dell’età del Bronzo e nei corredi funerari dell’età del Ferro. Programma: sabato 5 aprile 2025, alle 15, visita guidata in lingua italiana; domenica 6 aprile 2025, alle 11, visita guidata in lingua inglese; alle 15, visita guidata in lingua italiana. Al termine delle visite guidate degustazione di un calice di vino della cantina Villa della Torre. L’acquisto del carnet degustazioni avviene esclusivamente sul sito https://2025.vinitalyandthecity.com/. Il token esperienza incluso nel carnet dà diritto all’ingresso ridotto dal costo di 3 euro. Info e prenotazioni: tel. 045.591211 o mail a drm-ven.museoverona@cultura.gov.it. Prenotazione obbligatoria.

 

Reggio Calabria. La realtà aumentata per i tesori del MArRC: presentazione dell’applicazione “FARM- Formazione Augmented Reality e Musei”

Una nuova modalità di fruizione del patrimonio archeologico del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Il 5 aprile 2025, alle 9.30, sulla terrazza del MArRC, l’agenzia di comunicazione Living Camera e il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria presentano ufficialmente l’applicazione “FARM- Formazione Augmented Reality e Musei”, promossa dal ministero della Cultura e finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU attraverso i fondi PNRR “Transizione digitale organismi culturali e creativi”, in partenariato con il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. L’applicazione pilota, sviluppata con il contributo di esperti di tecnologie immersive, marketing e grafica 3D, consente di esplorare alcune opere del MArRC in modo innovativo grazie alla realtà aumentata. Ricostruzioni tridimensionali, contenuti interattivi e approfondimenti storici arricchiranno l’esperienza di visita, offrendo nuove modalità di fruizione del patrimonio culturale. Intervengono Fabrizio Sudano, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, e Antonio Luca Morabito, amministratore Living Camera S.R.L. Seguirà poi un dialogo con i protagonisti del progetto. Dopo la presentazione, è prevista una visita guidata agli spazi espositivi interessati dai contenuti in realtà aumentata, per consentire ai partecipanti di scoprire dal vivo le potenzialità dell’applicazione.