X Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica: vincono Vanessa Tubiana-Brun e Francesco Di Martino, mentre il Premio “Antonino Di Vita” assegnato a Carmelo Malacrino. Il bilancio positivo di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele: bene in presenza e in streaming

Il pubblico nel rispetto delle norme anti-Covid alla X Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica (foto rassegna)

La locandina della X Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologia a Licodia Eubea dal 15 al 18 ottobre 2020
Sono mancati solo gli abbracci. Simpatia, calore, professionalità, amicizia sono stati quelli di sempre a Licodia Eubea (Ct) e se quest’anno quella della Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica (15-18 ottobre 2020) doveva essere l’edizione speciale del decennale, causa Covid-19 è diventata l’edizione del coraggio e della sperimentazione: perché alle proiezioni in presenza (pur nel necessario contingentamento con prenotazione del posto) è stata affiancata la presentazione in streaming. Esperimento riuscito e rassegna promossa: parola di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, che in chiusura della quarta giornata di rassegna, e dopo le premiazioni, danno già appuntamento alla terza settimana di ottobre 2021 per l’XI edizione, che sarà in presenza e in streaming. “Mai come quest’anno”, raccontano, “abbiamo vissuto il peso dell’organizzare e svolgere un festival. Il motivo è chiaro: le misure di contenimento giustamente imposte dal Governo per contenere la diffusione del Covid-19 hanno dato all’evento una rigidità a cui non eravamo abituati. Sono mancati gli abbracci con chi ogni anno torna a Licodia Eubea per stare con noi ma anche per vivere quattro giorni in una dimensione serena e fuori dal tempo che solo questo piccolo paese ibleo sa offrire, gli “assembramenti” fuori dall’ex chiesa dove si svolgono le proiezioni per commentare i film in concorso e gli allegri aperitivi al museo. La partecipazione dal vivo è stata calmierata dall’introduzione di un biglietto su prenotazione tramite il portale Eventbrite, mentre chi non ha potuto essere fisicamente con noi ha potuto usufruire del sito www.streamcult.it per assistere allo streaming. La creazione e l’uso di una piattaforma dedicata allo streaming è stata un esperimento che, pare, abbia funzionato. Stiamo pensando seriamente di organizzare la diretta streaming anche il prossimo anno, assieme all’evento dal vivo, che rimane comunque insostituibile”.

Domenica 18 ottobre 2020 giornata clou, come si diceva, con la consegna dei premi ai film più graditi al pubblico e alla giuria tecnica. Ma prima c’è stato ancora spazio per un appuntamento ormai divenuto un “must” della Rassegna iblea: la “Finestra sul documentario siciliano”, che quest’anno ha visto protagonista la regista Alessia Scarso con “Tra tradizione e sperimentazione. Il cinema di Alessia Scarso” intervistata da Alessandra Cilio. Alessia Scarso, siciliana doc, nata a Modica nel 1979 dove oggi vive quando non è a Roma, montatrice e coordinatrice postproduzione con diversi giornalisti, produttori e registi, debutta come regista nel 2011. Della regista siciliana alla Rassegna viene presentato il corto “Vasa Vasa” (12’, 2017). A Modica, in Sicilia, la Pasqua viene celebrata sotto il segno della Madonna, che ha vissuto inerme la Passione del Figlio. Il buio di una chiesa, dove il rito, inaccessibile, della vestizione della Madonna ha il senso definitivo del lutto. Un mantello nero, aprendosi, racconta l’emozione della vita, che dalla morte rinasce nel bacio di Maria al Figlio Risorto. Dodici, intensi, minuti di dolore, canto, devozione. Dodici, come l’ora dodicesima, quella in cui la Madonna vede Gesù trionfare sulle tenebre.


L’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana Alberto Samonà (foto rassegna)
Molti gli ospiti (ma gli organizzatori preferiscono chiamarli amici) che si sono avvicendati nel corso dei quattro giorni di proiezioni: dal sindaco di Licodia Eubea Giovanni Verga, all’assessore comunale ai Beni culturali Santo Cummaudo, dal presidente dell’Archeoclub di Licodia Eubea Giacomo Caruso (che “gioca in casa”, essendo co-organizzatore della Rassegna), al presidente dell’Archeoclub di Lentini Giuseppe Cosentino, all’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana Alberto Samonà, che ha detto parole molto belle e appassionate nei confronti della manifestazione, impegnandosi per un suo ulteriore sviluppo già a partire dal prossimo anno. E finalmente le premiazioni: Vanessa Tubiana-Brun e Francesco Di Martino vincono la X Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica; mentre il Premio “Antonino Di Vita” assegnato a Carmelo Malacrino.

Premio “Archeoclub d’Italia”. È il regista netino Francesco Di Martino a vincere il Premio “Archeoclub d’Italia”, consegnato dal presidente dell’Archeoclub di Lentini, Giuseppe Cosentino, per il film “Prima che arrivi l’estate” (78’, 2019). L’opera è incentrata sulla figura di Italo, ex militante politico, ritiratosi a vivere quasi in solitudine a Saviore dell’Adamello, in Valcamonica. La sua vita è cambiata dopo l’incontro con alcuni gruppi di indigeni d’America, che ha avuto modo di ospitare: giunti da lontano, lungo strade differenti ma profondamente legate, i loro sguardi si riuniranno in un nuovo viaggio spirituale. L’attesa di questo incontro rende lo scorrere del tempo un viaggio in cui Italo vive lentamente le stagioni che si susseguono, assapora ogni attimo del freddo inverno, attende l’arrivo dell’estate e di un capo indiano. Al secondo posto il film cipriota “Cinira. Il sacerdote amato da Afrodite” di Stavros Papageorghiou (90’, 2019): la personalità di Cinira, sacerdote amato da Afrodite, è delineata attraverso riferimenti a fonti antiche e interviste con studiosi e artigiani. I miti che circondano Cinira sono rappresentati anche attraverso l’animazione. Il documentario è un’elegia del personaggio mitico più importante della storia antica di Cipro, Cinira. Sebbene la memoria del suo nome sia conservata fino ad oggi, i Ciprioti sanno poco di lui. Sul gradino più basso del podio, al terzo posto, il film iraniano “Alone among the rocks” di Arman Gholipour Dashtaki (21’, 2020): Baliti (Oak-man), che ora ha 70 anni, è una guardia fedele che ha imparato il cuneiforme dei rilievi rupestri di Kul-e Farah dall’archeologo francese Ghirshman. Per molti anni solo lui ha salvaguardato i monumenti. “Il film “Prima che arrivi l’estate” era inserito nella sezione “Cinema e Antropologia”, che abbiamo consolidato molto, riservandole lo spazio serale”, sottolinea Alessandra Cilio. “Una scelta che, abbiamo constatato, il pubblico mostra di apprezzare sempre molto. Non è un caso quindi che sia stato assegnato il primo premio proprio a uno dei film ospitati all’interno di questo spazio. Insomma, la lezione di vita che gli indiani Lakota e i loro “fratelli” della Val Camonica possono dare ha fatto presa più degli ultimi scavi a Pompei o dell’architettura nilotica!”.

Premio “Archeovisiva”. Il Premio “ArcheoVisiva”, assegnato dalla giuria di qualità, è stato conferito alla regista francese Vanessa Tubiana-Brun, per il suo film “Così parla Tāram-Kūbi. Corrispondenze assire” (46’, 2020). Il documentario è dedicato alla riscoperta, in Anatolia centrale, delle tavolette di argilla che documentano la corrispondenza di una donna assira, Tāram-Kūbi, con il fratello e il marito, offrendo uno spaccato della storia dell’insediamento commerciale dell’antica città di Kaneš. Circa 4000 anni fa, i mercanti assiri stabilirono infatti un insediamento commerciale nell’antica città di Kaneš, nell‘Anatolia centrale. Provenivano da Aššur, nel nord della Mesopotamia. Le tavolette d‘argilla, che hanno resistito al tempo, ci hanno fatto conoscere la loro storia. A consegnare il premio è stato l’assessore ai Beni culturali del Comune di Licodia Eubea, Santo Cummaudo.

Premio “Antonino Di Vita”. Durante la serata è stato attribuito anche il Premio “Antonino Di Vita”, consegnato a Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. “Il suo arrivo”, si legge nella motivazione, “ha dato un impulso decisivo alla rinascita di un museo troppo a lungo chiuso e dimenticato. In meno di un anno, il MARRC è stato riconsegnato alla società profondamente rinnovato; nella voce, nell’immagine, nella credibilità, nella sua comunicazione mediatica. Grazie al suo intervento, i numerosi reperti custoditi in questo luogo, frutto di quasi due secoli di ricerca archeologica, sono divenuti protagonisti di narrazioni espositive di grande efficacia, e sono stati resi accessibili ad ogni tipo di utenza grazie all’uso delle più avanzate tecnologie digitali. In appena cinque anni ha saputo trasformare un luogo di conservazione in un vero e proprio hub culturale, contribuendo inoltre ad una riaffermazione del senso di appartenenza di una comunità, quella reggina, al suo territorio e alla sua storia”.

Il grazie di Alessandra e Lorenzo. “Quest’anno è stato più difficile del solito. Eppure, mai come quest’anno abbiamo potuto contare su uno staff attivo e motivato, che è stato determinante per la buona riuscita dell’edizione. Domenico Raina, nostro web specialist, è stato fantastico; Roberto Greco si è occupato della fotografia e dei video; Lorena Leonardi ha curato, egregiamente come sempre, il desk assieme al giovane Ortis Ternova, alla giovanissima Ludovica Gandolfo e all’immancabile Gaetano Interligi; Veronica Martini ha curato l’ospitalità; la logistica è stata gestita da Guido Sterlini; la comunicazione social e stampa da Fabio Fancello. Concetta Caruso si è occupata della didattica e delle visite guidate con grande professionalità e competenza, mentre Vinca Palmieri si è cimentato nella traduzione di buona parte delle opere in concorso. Sono ragazzi che ci conoscono da tempo, alcuni sono nostri amici, altri stanno adoperando la Rassegna come “palestra” per esercitare le loro competenze organizzative e importare il nostro modello nei loro paesi d’origine. Mi piace questa cosa. Ci piace l’idea che il festival dopo dieci anni sia diventato un punto di riferimento, non solo in ambito cinematografico, ma soprattutto dal punto di vista umano e sociale. E questo forse è il traguardo più bello che potevamo tagliare dopo un decennio di esperienza. Più bello di quanto non sarebbe stato, che ne so, avere Alberto Angela in sala. Ma arriveremo anche a questo, prima o poi: lo abbiamo promesso al nostro pubblico più affezionato!”.
TourismA 2021 posticipata all’ottobre 2021: “Scelta dettata dal senso di responsabilità e dalla voglia di garantire la partecipazione a tutti”
Meglio non rischiare. E così gli organizzatori di Archeologia Viva-Giunti Editore hanno cambiato la data di TourismA 2021 programmata inizialmente dal 26 al 28 marzo: “Considerata la grave emergenza sanitaria in corso, ci è sembrato opportuno posticipare la prossima edizione di TourismA: l’appuntamento sarà dal 22 al 24 ottobre 2021. Ci vediamo, come sempre, al Palacongressi di Firenze!”. E continuano: “Una scelta dettata prima di tutto dal senso di responsabilità e dalla preoccupazione che, siamo certi, condividerete. TourismA si conferma un unicum a livello europeo, oltre che per la ricchezza del programma, per l’imponente presenza di pubblico e operatori interessati alla comunicazione del passato e del turismo culturale. Esattamente così vogliamo che continui a essere! Avrebbe poco senso programmare una manifestazione tanto attesa e partecipata con i limiti imposti dalla pandemia. Vi diamo dunque appuntamento dal 22 al 24 ottobre 2021. Sarà un grande tourismA e la “macchina” è già in moto.
Gli interessati possono prenotare fin d’ora i propri spazi congressuali e fieristici”.
Paestum mette il suo patrimonio in rete: nasce il “Sistema Hera”, il nuovo catalogo digitale del parco archeologico di Paestum e Velia, sviluppato dalla stessa società della App Paestum, tra le applicazioni culturali più scaricate e usate in Italia

Si chiama “Sistema Hera”. È il nuovo catalogo digitale del parco archeologico di Paestum e Velia, sviluppato da una società specializzata in soluzioni tecnologiche, in rete da martedì 20 ottobre 2020. La presentazione del “Sistema Hera” sarà in videoconferenza sempre martedì 20 ottobre 2020 alle 11 (link gratuito https://zoom.us/s/94109339021). Il nuovo catalogo digitale è un sistema integrato GIS (Geographic Information System) in cui convergono le informazioni di catalogo, i documenti di archivio, il patrimonio monumentale e i dossier di progettazione, inseriti in un’architettura di sistema pensata per garantire il loro coordinamento e la gestione simultaneamente dei procedimenti a essi collegati. Il sistema consente di ricreare in ambiente digitale il legame contestuale dei reperti archeologici con i luoghi del loro rinvenimento, con le indagini che li hanno portati alla luce e con la documentazione ad essi riferita. Ogni elemento schedato è georeferenziato e mappato attraverso geometrie puntuali, lineari e areali. Tutti i dati presenti in “Hera” colloquiano tra loro mediante relazioni logiche e possono essere processati per finalità amministrative, progettuali e di fruizione, nonché essere integrati ai sistemi di catalogazione nazionali adottati dal ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Paestum e Velia, non esita a definire il nuovo catalogo digitale – battezzato “sistema Hera”- uno “spartiacque”: “Con il nuovo sistema integrato che mette in rete collezioni, monumenti, archivio e processi di studio e monitoraggio, si alza il livello di tutela attraverso una moderna gestione del patrimonio, basata su un database georeferenziato che permette di rintracciare ogni oggetto sia per quanto riguarda il suo contesto di rinvenimento sia per quanto riguarda interventi di restauro, prestiti e studi. Aumentiamo anche l’accessibilità del patrimonio consentendo a utenti esterni da tutto il mondo di accedere a tutti i dati che non sono classificati come sensibili. Infine, l’accesso a archivi, relazioni di scavo, interventi di restauro e dati cartografici è anche un grande passo in avanti per la ricerca all’insegna di un approccio di Public Archaeology”.

Il sistema digitale di catalogazione, gestione e studio del patrimonio archeologico di Paestum è online dal 20 ottobre 2020 ed è stato sviluppato in collaborazione con Visivalab, una società specializzata in soluzioni tecnologiche che ha collaborato già in passato con il Parco Archeologico, sviluppando un’app gratuita per i visitatori dal nome “App Paestum”. Il sistema è aperto a tutti, non solo al personale interno, ed è accessibile mediante il sito-web del Parco archeologico (www.paestum.museum): studiosi, professionisti o semplici appassionati potranno consultare in tempo reale il database per mezzo di un sistema di autenticazione che organizza l’accesso in tre livelli. La scelta del Parco di investire in un sistema informativo risulta importante non solo nella gestione di una grande quantità di materiali, ma anche in fase di organizzazione del lavoro e programmazione delle attività e degli investimenti, al fine di ottimizzare le azioni di tutela, conservazione, fruizione e valorizzazione.

“Il sistema Hera è un grande contenitore formulato su tecnologia GIS che parla di Paestum e Velia”, dichiara il funzionario archeologo, Francesco Uliano Scelza. “Grazie al lavoro di archeologi e collaboratori, è stato possibile raccogliere, digitalizzare e sistematizzare i materiali presenti negli archivi, nei depositi e nelle aree di competenza del Parco: dalle planimetrie e disegni ai documenti scientifici e amministrativi; dalle schede di restauro e manutenzione ai dati di scavo; dal materiale bibliografico a quello fotografico. Il risultato è un sistema circolare dove monumenti, reperti e indagini sono collegati tra loro attraverso relazioni logiche, topografiche e documentali. Le schede inserite nel sistema sono attualmente più di 15.000, ma il lavoro è in continuo divenire, anche alla luce dei nuovi scavi”.

Il viaggio nel mondo del digitale del Parco Archeologico di Paestum e Velia è iniziato già qualche anno fa, in particolare in ambiente social, per poi consolidarsi progressivamente e offrire agli utenti una modalità di fruizione dei monumenti e delle collezioni museali innovativa e complementare a quella tradizionale. Da un anno il Parco archeologico ha una propria app scaricabile gratuitamente su Apple store e Android: è disponibile in 6 lingue ed in LIS ed è stata realizzata da VISIVALAB e ECCOM con l’Istituto Statale per Sordi. L’App mobile che accompagna i visitatori alla scoperta della città dei templi con testi, audio, immagini e video di approfondimento, è stata aggiornata in questa primavera nel pieno dell’emergenza sanitaria da Covid-19, diventando così un’alleata per la gestione in sicurezza dei flussi dei visitatori grazie alla geolocalizzazione degli ospiti all’interno dell’area archeologica. Positivi i dati in merito all’App che nei mesi di luglio e agosto ha registrato un record di 10.190 download: circa il 18% dei visitatori giunti a Paestum hanno usufruito dell’applicazione per la visita al sito archeologico e ancora oggi sono 4mila gli utenti attivi che continuano ad avere l’applicazione sul proprio smartphone. Numeri che pongono l’App Paestum tra le applicazioni culturali più scaricate e usate in Italia.

“Il nostro obiettivo è quello di migliorare la fruizione del Parco seguendo i principi dell’accessibilità universale anche attraverso il digitale”, commenta il direttore. “Stiamo dando seguito alle indicazioni della Direzione Generale Musei che mira a promuove la digitalizzazione e l’innovazione nei musei e nei luoghi della cultura. Il focus nel processo di digitalizzazione è il miglioramento dei servizi al pubblico ed è proprio quello a cui puntiamo a Paestum e a Velia”. Tra le novità in cantiere, al Parco Archeologico di Paestum e Velia si sta lavorando per la definizione di processi di digitalizzazione come la creazione di modelli in 3D, soluzioni di realtà aumentata ed esperienze di gaming. L’obiettivo è di essere presenti in maniera efficace su tutti i canali digitali con contenuti adeguati e in grado di coinvolgere sempre di più il pubblico, pur “non dimenticando che la prima esperienza che vogliamo far vivere ai nostri visitatori è quella sensoriale con la visita in presenza a Paestum e Velia”, come chiosano dal Parco.
Paestum. Aperta al museo Archeologico nazionale la mostra “Paestum. Fotografie di Marco Divitini” che immortala gli angoli nascosti e le prospettive più belle dell’area archeologica con l’infrarosso andando oltre il visibile e toccando il punto in cui lo spettro dei colori è oramai cessato

La maggior parte degli scatti di Marco Divitini è avvenuta nel giorno del solstizio d’estate a Paestum: alcune immagini celebrano la solenne magnificenza dei grandi alberi del Santuario meridionale (pini, cipressi, lecci), altre i colonnati dei templi dorici. Alle immagini di Paestum, Divitini ha poi aggiunto quelle di Porta Rosa a Velia. Sospeso in uno spazio e in un tempo che sembrano eterni, l’artista Marco Divitini esplora il mondo dell’archeologia pestana ed espone ventisette immagini realizzate con la tecnica dell’infrarosso nella mostra “Paestum. Fotografie di Marco Divitini”, a cura di Dora Celeste Amato, aperta venerdì 16 ottobre 2020 al museo Archeologico nazionale di Paestum. La mostra offre ai visitatori l’opportunità di esplorare i monumenti dell’area archeologica andando oltre il visibile e toccando il punto in cui lo spettro dei colori è oramai cessato: l’infrarosso dà luce ai Templi di Paestum in ogni loro emozione attraverso la scenografia senza pari della natura circostante.

“È un grande onore per me poter varcare la soglia di Paestum e Velia, siti di unico valore da un punto di vista storico, artistico e architettonico”, interviene il maestro Marco Divitini. “Ho potuto immortalare gli angoli nascosti e le prospettive più belle, provandone a svelare il lato onirico. Ringrazio pertanto il direttore Gabriel Zuchtriegel, per aver creduto nella mia arte, per averne apprezzato il valore e, dunque, per avermi dato la possibilità di realizzare le mie opere. E un ringraziamento va alla curatrice della mostra, la dottoressa Dora Celeste Amato, per il supporto, l’impegno e la profonda competenza che ha profuso dedicandomi tempo ed energie”.

La mostra “Paestum. Fotografie di Marco Divitini”, aperta fino al 16 gennaio 2021 (ingresso incluso nel biglietto di accesso al Parco, nell’abbonamento Paestum&Velia e nella card Adotta un Blocco), è racchiusa in un catalogo anch’esso curato dalla giornalista e scrittrice Dora Celeste Amato. Tra le pagine del volume, arricchito di altri scatti dell’artista non esposti in mostra, Divitini racconta la sua arte: guarda, vede, narra un modo passato e interiore di cui ognuno potrà sentirsi partecipe. “Un faro di luce onirica, le fotografie di Marco Divitini, un Tempo orizzontale che racchiude passato, presente, futuro”, sintetizza la curatrice Dora Celeste Amato.
Al via a Licodia Eubea (Ct) la X Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica: 32 film, sette prime nazionali, che quest’anno si possono seguire anche in streaming. Basta un clic. Ecco il programma

Siete comodi sul divano, pronti per un viaggio nello spazio e nel tempo con un semplice clic? Non stiamo parlando di “Ritorno al futuro” ma della X Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica organizzata dal 15 al 18 ottobre 2020 a Licodia Eubea (Ct) dall’associazione culturale Archeovisiva in collaborazione con Archeoclub d‘Italia di Licodia Eubea “Mario Di Benedetto”: quest’anno non solo ci sarà il festival in presenza, garantito con grande coraggio nel rispetto delle restrizioni, normative e problematiche, dovute all’emergenza sanitaria, ma per permettere a tutti gli appassionati di seguire la ricca programmazione ecco l’opportunità della rassegna in streaming. Basta registrarsi gratuitamente sulla piattaforma www.streamcult.it e accedere ai contenuti comodamente da casa. Per essere presenti in sala, invece, è necessario prenotare il proprio posto gratuitamente sul sito www.rassegnalicodia.it, dove è possibile scaricare il programma completo delle proiezioni e degli eventi.

“Lo scorso ottobre ci eravamo lasciati con la promessa che l’edizione 2020 del festival di Licodia Eubea sarebbe stata unica, speciale”, ricordano i direttori artistici del festival Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele. “Non immaginavamo che, nell’arco di pochi mesi, la nostra vita sarebbe stata stravolta dall’esperienza della pandemia e dalle sue inevitabili conseguenze. Più volte ci siamo interrogati sull’eventualità di un festival in formato ridotto, magari interamente on-line. L’idea di dover rinunciare a incontri e proiezioni in sala, però, non ci ha convinto del tutto e abbiamo deciso di optare per una soluzione ibrida: una manifestazione dal vivo, sebbene destinata ad una utenza ridotta, fruibile via streaming attraverso un portale ideato ad hoc. Non avremmo potuto fare diversamente. I festival cinematografici costituiscono un’occasione unica e irripetibile, per l’autore di un’opera filmica, di entrare in diretto contatto con i suoi spettatori e di confrontarsi con loro, e non volevamo rinunciarvi. Quella di quest’anno, dunque, sarà un’edizione pienamente sperimentale. Unica certezza, la qualità dei venti documentari selezionati: sono lavori in buona parte ancora inediti a livello nazionale, potenti e originali per approccio, tematiche, taglio narrativo. I film abbracciano un arco temporale di oltre seimila anni e comprendono Paesi come Italia, Serbia, Ungheria, Spagna, Grecia, Cipro e ancora Iran, Iraq ed Egitto”.
Trentadue pellicole in programma, tra documentari, docu-fiction, film di animazione e cortometraggi; otto film stranieri, sette prime nazionali, oltre quattordici ore di proiezioni, un ricco calendario di eventi collaterali e tante novità. “Minimo comune denominatore, il concetto di skills, che si tratti delle abilità sviluppate dalle popolazioni preistoriche per adattarsi ad un determinato ambiente, della capacità dei ceramisti contemporanei di ripercorrere le orme dei loro antenati del Bronzo antico, o delle competenze manageriali delle donne assire nel gestire casa e affari in assenza dei mariti, rendendolo noto attraverso una puntuale corrispondenza scritta. Ma sono anche quei saperi ormai quasi dimenticati, immortalati dalla pellicola perché possano sopravvivere nel tempo: sono canti, sono gesti, sono incastri perfetti di pietre, risultato di secoli di sperimentazioni, tentativi ed errori. Sono strumenti e saperi necessari allo sviluppo economico e tecnologico di un popolo, ma anche alla sua crescita spirituale e culturale. E se non si possiedono, bisogna imparare a costruirli, “sbagliando e riprovando, e ancora sbagliando e riprovando”. Ché in questo continuo, inesauribile percorso, sta il segreto della complessità del vivere umano, ma anche tutta la sua poetica bellezza”.

Frame del film Mare Nostrum. Storie dal mare di Roma Nazione” di Guido Fuganti
Vediamo un po’ il programma. Giovedì 15 ottobre 2020. Alle 17.30, per “CINEMA E ARCHEOLOGIA”, i film “In their hands Reshaping pottery of the European Bronze Age / Nelle loro mani. Rimodellare la ceramica dell’Età del Bronzo Europea” di Marcello Peres, Nicola Tagliabue, Thomas Claus, Csaba Balogh, Vladan Caricic Tzar (Spagna, Germania, Ungheria, Serbia; 2019, 32’); “Dig Life” di Chris Davies (Serbia, Australia; 2019, 46’). “Mare Nostrum. Storie dal mare di Roma Nazione” di Guido Fuganti (Italia; 2020, 21’). Alle 19.30, per “INCONTRI DI ARCHEOLOGIA”, inaugurazione della mostra fotografica “Le pietre raccontano” a cura di “Augusta Photo Freelance“. Interviene Romolo Maddaleni, presidente di Augusta Photo Freelance. Durante le giornate del Festival, la mostra sarà visitabile dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20. Alla sera, alle 21, per “CINEMA E ANTROPOLOGIA”, i film “Lu recito” di Dario Lo Vullo (Italia; 2019, 19’): “Prima che arrivi l’estate” di Francesco Di Martino (Italia; 2019, 78’).

Frame del film d’animazione “The Sound of that Beat / Il suono di quel battito” di Mirko Furlanetto
Venerdì 16 ottobre 2020. Alle 10.30, per “RAGAZZI E ARCHEOLOGIA”, sezione dedicata a film d’animazione, docufiction e attività didattiche pensate per il pubblico più giovane, condotte dall’archeologa Concetta Caruso: “La memoria di un filo” di Gian Maria Pontiroli (Italia; 2019, 28’); “The Sound of that Beat / Il suono di quel battito” di Mirko Furlanetto (Italia, Iraq; 2020, 5’); “ArcheoMovies. L’Archeologia al Cinema”: proiezione di 5 cortometraggi realizzati dagli studenti del IV I.C. “Domenico Costa“ di Augusta nell‘ambito del progetto “ArcheoMovies. L‘Archeologia al Cinema”, finanziato dal Piano Nazionale Cinema per la Scuola (Mibact-MIUR). Durata complessiva: 25 minuti. Anno: 2019. Alle 17.30, per “CINEMA E ARCHEOLOGIA”, i film “S.T.U.R.A. Storia del Territorio e dell’Uomo lungo le Rive e sull’Acqua” di Davide Borra (Italia; 2019, 20’); “Πήγα, είδα, άκουσα / Vai, guarda, ascolta” di Mary Bouli (Grecia; 2020, 24’); “Sicilia questa sconosciuta” di Pina Mandolfo, Maria Grazia Lo Cicero (Italia; 2019, 45’). Alle 19.15, per “INCONTRI DI ARCHEOLOGIA”, “Agli albori del viaggio moderno in Sicilia. Il grand tour di Thomas Cole e Samuel James Ainsley nel 1842”: interviene in video-conferenza Brian E. McConnell, docente di Storia dell‘Arte presso la Florida Atlantic University. Alla sera, alle 21, per “CINEMA E ANTROPOLOGIA”, i film “L‘uomo delle chiavi, sulla vecchiaia” di Matteo Sandrini (Italia; 2020, 45’); “Manufatti in pietra” di Michele Trentini (Italia; 2019, 33’).

Il paletnologo Fabrizio Mori nel film di Lucio Rosa “Fabrizio Mori. Un ricordo” (foto Lucio Rosa)
Sabato 17 ottobre 2020. Alle 17.30, per “CINEMA E ARCHEOLOGIA”, i film “Pompei, dopo il disastro” di Sabine Bier (Italia, Germania; 2019, 52’); “Egypte: les temples sauves du Nil / Egitto: i templi salvati del Nilo” di Olivier Lemaitre (Francia; 2018, 53’); “Thus speaks Tarām-Kūbi, Assyrian Correspondence / Così parla Tarām-Kūbi, corrispondenze assire” di Vanessa Tubiana-Brun (Francia; 2020, 46’). Alla sera, alle 21, per “CINEMA E ARCHEOLOGIA”, i film “Fabrizio Mori, un ricordo” di Lucio Rosa (Italia; 2020, 20’); “ΚΙΝΥΡΑΣ, Ιερεύς Κτίλος Αφροδίτας / Cinira, l’amato sacerdote di Afrodite” di Stavros Papageorghiou (Cipro; 2019, 90’).

La consegna del premio “Antonino Di Vita”: da sinistra, i direttori artistici Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio, e Francesca Spatafora con Maria Antonietta Rizzo
Domenica 18 ottobre 2020. Alle 17.30, pe “CINEMA E ARCHEOLOGIA”, i film “La Scuola di Atene. L’archeologia italiana nell’Egeo” di Eugenio Farioli Vecchioli (Italia; 2019, 52’); “Alone among the rocks / Solo tra le rocce” di Arman Gholipour Dashtaki (Iran: 2020, 21’). Alle 19.30, per “FINESTRA SUL DOCUMENTARIO SICILIANO”, Tra tradizione e sperimentazione. Il cinema di Alessia Scarso: interviene la regista Alessia Scarso. Quindi il film “Vasa Vasa” di Alessia Scarso (Italia; 2017, 12’). Alle 20.30, la cerimonia di premiazione con l’intervento di Santo Cummaudo, assessore ai Beni Culturali del Comune di Licodia Eubea. Premio “Archeoclub d’Italia”: proclamazione del film più votato dal pubblico. Consegna il premio: Giuseppe Cosentino, presidente Archeoclub d’Italia di Lentini; Premio “ArcheoVisiva”: proclamazione del film migliore selezionato dalla giuria internazionale di qualità. Consegna il premio: Fabio Caruso, archeologo, ricercatore ISPC-CNR di Catania. Premio “Antonino Di Vita”: il premio, un‘opera dell‘artista Santo Paolo Guccione, viene assegnato a chi spende la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio storico-artistico e archeologico. Consegna il premio: Maria Antonietta Rizzo Di Vita, docente di Etruscologia e Antichità Italiche, università di Macerata.
Bolzano. “Libia, …uno sguardo verso il mare”, mostra fotografica di Lucio Rosa. Viaggio in 90 fotografie nel tempo e nella storia, dalla Cirenaica alla Tripolitania, con gli occhi di un innamorato di quel Paese

Dalla Cirenaica alla Tripolitania, da est a ovest, seguendo il viaggio del sole e la costa bagnata dal Mediterraneo alla scoperta della Libia con gli occhi di un viaggiatore innamorato di quel Paese, che per anni ha visto e amato arrivando dal mare, e che stavolta immagina dal punto di vista di un antico abitante della Libia, terra strategica, crocevia fra l’Africa nera e il Mediterraneo, terra che nei millenni ha visto approdare sulle sue coste Fenici, Greci, Cartaginesi, Romani, Vandali, Bizantini, Turchi, Italiani… È questo l’obiettivo della mostra fotografica “Libia, …uno sguardo verso il mare” fino al 20 ottobre 2020 alla galleria Espace La Stanza in Bolzano, ultima fatica di Lucio Rosa, veneziano di nascita ma bolzanino d’adozione, da oltre 45 anni impegnato nella realizzazione di film documentari, reportage anche fotografici, programmi televisivi, per televisioni nazionali ed estere. Lucio Rosa sa di non poter tornare per ora in quei luoghi, bloccato in questi anni per le problematiche politiche che hanno interessato molti Paesi arabi, e ora fermato anche dall’emergenza sanitaria per pandemia. Ma questo non è un motivo sufficiente per stare “lontano” da quelle terre che tanto ama, lui il regista con “l’Africa nel cuore”. E così la Libia… l’ha portata a casa sua, a Bolzano, raccontandola con 90 fotografie a colori accompagnate da note in una sequenza fotografica suddivisa in 7 location: Al-Athrun, Apollonia, Qasr Libia, Cirene, Leptis Magna, Tripoli, Sabratha.

È un viaggio nel tempo e nella storia quello proposto da Lucio Rosa che inizia da est, da dove sorge il sole… “La storia non ha fine”, dice, “perché noi siamo gli eredi del passato e la portiamo dentro di noi. Luoghi come Tokra o Tolmeta, sono solo delle gocce, dei riflessi. Testimonianze di questo ricco insieme di culture sono oggi ancora visibili, si possono penetrare, riscoprire, anche se hanno subito il “torto” e lo “sfregio” del tempo e della storia. Il “respiro” degli uomini che un tempo calpestavano il suolo libico può ancora essere “udito” tra le mura delle città che hanno costruito ed è testimone della loro immortalità”.


Il sito di Al-Athrun (Libia) in un panorama mozzafiato (foto Lucio Rosa)
AL-ATHRUN Erano sicuramente dotati di buon gusto i sacerdoti bizantini che seppero scegliere, per le loro chiese solitarie, luoghi incantati. Tra l’intenso blu del Mediterraneo e la brulla costa della Cirenaica, nella località di Latrun, l’antica Erythron che fu un’importante sede vescovile, su una terrazza naturale spuntano le tracce di quelle che furono due basiliche bizantine datate V sec. d.C. Le due chiese furono costruite durante il regno dell’imperatore Giustiniano I (527-565). La basilica occidentale è la meglio conservata. Colpisce il susseguirsi di candidi marmi, come i plutei, su cui sono scolpiti a rilievo i simboli della cristianità. Una sinfonia di colonne, con ricchi capitelli, sorreggeva la volta delle tre navate oggi non più riconoscibili. L’ingiuria del tempo ha lasciato solo rovine del piano originale di quella che era stata la basilica orientale. L’imperatore Giustiniano negli anni 538-539, a protezione del confine meridionale, fortificò diversi porti anche in Cirenaica. Le basiliche, qui costruite, assicuravano che a marinai e soldati non sarebbe mai mancato l’aiuto divino.


Le terme romane ad Apollonia in Libia (foto Lucio Rosa)
APOLLONIA All’estremità orientale del sito si trova il teatro scavato in una pendenza naturale e rivolto verso il Mediterraneo. La prima costruzione risale al II secolo a.C. e la cavea, che aveva solo 13 file, fu ingrandita sotto Adriano. Il teatro, ricostruito poi dall’imperatore Domiziano, ci conduce a parlare di Apollonia, fondata nel VII secolo a.C. da coloni di stirpe ellenica. Apollonia è stata il porto di Cirene. Nel 331 a.C. Apollonia fu conquistata da Alessandro Magno restando, alla sua morte, nella sfera di influenza ellenistica del regno tolemaico. Nel I secolo Apollonia fu presa da Roma. Risalgono all’epoca romana le terme, volute dall’imperatore Adriano. Un terremoto nel 365 si abbatté su tutta la Cirenaica e distrusse la città che fu in gran parte inghiottita dal mare. Di epoca bizantina sono le tre basiliche (V secolo). Della stessa epoca, il palazzo del governatore, Dux, di cui è rimasto solo il piano inferiore. Il peristilio è circondato da portici ad archi. La conquista araba, del VII secolo, determinò lo spopolamento e il declino della città. Solo nel corso del XIX secolo la nuova Apollonia si ripopolò di musulmani, provenienti dall’isola di Creta, che le diedero il nome dell’attuale città araba Marsa Susa.

QASR LIBIA Qasr Libia, a 50 km da Cirene, è identificabile con l’antica città di Olbia, sede vescovile nel periodo bizantino (V secolo). Del complesso religioso che qui esisteva sono rimaste le rovine di due basiliche paleocristiane. La meglio conservata è la basilica occidentale, la più recente, del VII secolo, rettangolare e a croce greca. La basilica orientale del V secolo è più piccola ed era arricchita da una straordinaria decorazione a mosaico suddivisa in 50 riquadri, in origine posta sul pavimento della navata.

QASR LIBIA I mosaici Straordinaria la decorazione musiva che in origine era posta sul pavimento della navata centrale della basilica orientale. Un magistrale esempio di iconografia simbolica cristiana del VI secolo. I mosaici sono stati realizzati fra il 539 ed il 540 per volere dei vescovi Macario e Teodoro, come indica un’epigrafe. Ora sono esposti nel vicino museo. Raffigurano il mondo intero con i quattro fiumi che, come è citato nella Genesi, nascono nel Paradiso terrestre: Fison, Gheon, Eufrates e Tigris.

QASR LIBIA Il faro di Alessandria Un unicum è il faro di Alessandria, una delle sette meraviglie del mondo antico. Una delle realizzazioni più avanzate della tecnologia ellenistica. Era stato costruito sull’isola di Pharos, di fronte al porto di Alessandria d’Egitto, negli anni tra il 300 e il 280 a.C. Vi si può scorgere l’imponente statua di Helios e il meccanismo a specchi che serviva per guidare le navi in porto. Da una imbarcazione, due naviganti sembrano guardare con una certa trepidazione verso il faro che segnala loro la giusta rotta. Il faro rimase in funzione per sedici secoli, ma nulla poté contro la forza ostile della natura. Nel 1303 e poi nel 1323, due terremoti lo danneggiarono irreparabilmente, distruggendolo.

CIRENE Atene d’Africa Secondo Erodoto fu fondata nel VII secolo a.C. da coloni di Thera, l’odierna Santorini. Fu il responso dell’oracolo di Delfi a spingere duecento giovani, uno per famiglia, guidati da Batto, figlio di Aristotele, a lasciare Thera e partire alla ricerca di nuove terre per sfuggire a una terribile siccità che stava colpendo, da 7 anni, la loro patria. Esplorarono le coste della Cirenaica e i giovani coloni trovarono, come aveva predetto l’oracolo, una zona fertile all’interno, una fonte perenne e, nelle sue vicinanze, Batto fondò la città di Cirene. Era l’anno 631 a.C. la città legò il suo nome alla ninfa Cirene che fu rapita da Apollo e portata in Libia, proprio qui, dove sarebbe sorta la città a lei sacra. Nel 331 a.C. Cirene si sottomise spontaneamente ad Alessandro il Macedone. Nel 74 a.C. Cirene e tutta la Cirenaica furono elevate a provincia romana.

CIRENE Il santuario di Apollo In prossimità di una fonte d’acqua pura, consacrata a una ninfa e divenuta pertanto sacra, sorge il santuario di Apollo. La ninfa era Kyra o Chirene, amata da Apollo che la rapì e la portò su una collina di mirti. E fu qui, tra i boschetti di mirto, che i coloni esuli di Thera, decisero di fondare il loro primo villaggio. Era l’anno 640 a.C. La fonte e il villaggio, furono dedicati alla ninfa Kyra, che sarà regina della colonia greca di Cirene e della Cirenaica. Il re Batto, consigliato dai suoi sacerdoti, fece erigere davanti alla sorgente un tempio dedicato al dio Apollo, protettore della colonia. Era una costruzione semplice ma solenne allo stesso tempo. Rimaneggiata nel corso dei secoli, la si può vedere ancora oggi, inglobata nel grande santuario.

CIRENE Tempio di Zeus Nel quartiere dell’Agorà, il tempio di Zeus, uno dei primi monumenti a essere eretto dai coloni greci, è il più grande dei templi che i Greci costruirono nel Nord Africa. Eretto nel V secolo a.C., come il Partenone di Atene, è più grande del tempio dell’Acropoli. Il Tempio di Zeus è stato oggetto di numerosi restauri nel corso della sua storia. Il materiale utilizzato è il calcare giallo, marnoso, che è tipico della regione. Nessuna malta legava i blocchi di pietra. I più grandi erano tenuti insieme da barre di ferro saldate con piombo fuso. Questo tempio dorico si sviluppava con 8 colonne sul fronte e 17 sui lati lunghi, che sono state tutte abbattute durante la rivolta giudaica dell’anno 117. L’opera di restauro degli archeologi italiani ha restituito l’originaria solennità al tempio di Giove.

CIRENE Il Ginnasio Colpisce per la sua imponenza, il Ginnasio, classico impianto ellenistico destinato agli esercizi sportivi e militari dei giovani di Cirene. Era denominato Ptolemaion dal nome Tolomeo VII, il sovrano ellenistico che lo aveva fatto costruire nella metà del II secolo a.C. Consiste in un vasto spazio di 94 metri per 84, circondato da un colonnato dorico. Negli anni della Cirene romana, il Ginnasio mutò destinazione e divenne il Foro della Città, il Caesareum. Si deve agli archeologi italiani se tra il 1934 e il 1942 il Foro, che era stato occupato da un quartiere di abitazioni, fu ricostruito e riportato a nuova luce come era in origine.

CIRENE Santuario di Demetra e Kore Sontuoso, ricco, splendido il santuario circolare di Demetra e Kore. Le due divinità rappresentano la forza produttiva della terra. Di epoca Tolemaica (III secolo a.C.), è il tempio votivo dove si invocava la fertilità della terra e la fecondità della donna per concepire nuovi figli per Cirene. Le due divinità sono raffigurate in due copie di statue sedute che si fronteggiano e sono di epoca ellenistica. Le altre due, in posizione eretta, sono state aggiunte in epoca romana. Le fortune di Cirene erano legate al ritmo delle stagioni, quindi all’agricoltura, ai ricchi raccolti: era una necessità collettiva, un dovere pubblico, invocare le divinità per ottenere un ricco raccolto.

CIRENE Monumento alla Vittoria Navale Posto sul lato orientale dell’Agorà, il monumento alla Vittoria Navale, è uno dei più bei complessi ornamentali pubblici di Cirene. Si tratta di una statua votiva che si eleva sulla prora di una trireme che sembra “navigare” sostenuta da una coppia di delfini. Il monumento è stato eretto nella metà del III secolo a.C. per celebrare la vittoria della flotta egiziana di Tolomeo VIII nella guerra contro la Siria.

CIRENE I bagni ellenistici (bagni di Paride) Acqua copiosa irrorava Cirene, un prezioso dono degli dei. Nel periodo ellenistico la città godeva di imponenti bagni pubblici. Sono i cosiddetti Bagni di Paride, dal nome del proprietario, risalenti al V secolo a.C. Privi di decorazioni, sono locali sotterranei scavati direttamente nella roccia. Un susseguirsi di vasche, canali per il drenaggio, nicchie la cui funzione era quella di custodire le vesti dei frequentatori e le lucerne per dare luce al complesso.

CIRENE Terme di Traiano Marmi, gioco di colonne, piscine lastricate nelle terme costruite nel 98 d.C. dall’imperatore Traiano. Ma la loro vita fu assai breve, furono infatti distrutte nel 115 durante la rivolta ebraica. L’imperatore Adriano, amante del bello e della cultura greca, le ricostruì facendone uno splendido complesso. Era l’anno 119.

LEPTIS MAGNA Un vero trionfo, questa città adagiata sulle sponde del Mediterraneo. Fu prima punica e poi, conquistata dai Romani, fu un’orgogliosa e una splendida città, una nuova Roma, sontuosa e ricca, opulenta, città di mercanti, che visse una epopea grandiosa, “un trionfo”. Leptis fu davvero “Magna”. Siamo dinnanzi al prezioso teatro. Ascoltiamo in silenzio, parole solo velate dal respiro del mare, pare ancora oggi udire declamare testi antichi ed essere coinvolti nelle recite che qui si svolgevano, per Leptis, la città Regina. Sono “riflessi” di canti di tragedie greche, le storie narrate sulla scena. Alla fine del II secolo un uomo che veniva dall’Africa e che parlava male il latino, esprimendosi preferibilmente in neo-punico, arrivò a Roma per salire sul trono. Era Settimio Severo che aveva sconfitto i Persiani e fu Imperatore. L’11 settembre dell’anno 203, Settimio, ritornato nella sua città natale, avrebbe attraversato l’arco trionfale eretto per rendere omaggio alla sua gloria eterna e alla sua famiglia. Ma, che questo sia realmente avvenuto, molti archeologi e storici hanno seri dubbi. Comunque l’arco è lì, in tutta la sua maestosità e bellezza.

LEPTIS MAGNA Il mercato Le urla dei mercanti. “Hodie offerre nova pisces et agnus” voci concitate uscivano dai chioschi del mercato, offrendo alla gente la merce più svariata, pesce fresco, carne d’agnello, granaglie e naturalmente anche diverse varietà di vino. Emoziona camminare accanto a queste “botteghe” e pensare alla vitalità di questo luogo una volta quando, 2000 anni fa, centinaia di persone, ogni giorno, qui affluivano per le loro necessità quotidiane. Ma siamo a Leptis Magna, la più grandiosa città romana in Africa.

LEPTIS MAGNA Il Foro dei Severi Posare gli occhi su questa ampia piazza di 100 metri per 60, Il foro dei Severi, dà una emozione indescrivibile. Per terra sono disseminate rovine, frammenti di colonne conseguenza di una fatale serie di terremoti che nel IV secolo aveva colpito Leptis, distruggendola. Attirano gli sguardi “inquietanti” delle teste delle meduse e delle nereidi, sopravvissute allo scempio del tempo, che ornavano gli archi del doppio porticato, ora privato delle colonne, che non hanno resistito alla “ribellione” della natura. Due passi tra le rovine… non si può non essere colpiti dalla solennità che fu di Leptis Magna. Il Foro dei Severi è la più importante costruzione pubblica di Leptis.

LEPTIS MAGNA Le terme di Adriano Adriano, l’imperatore amante del bello, l’imperatore più raffinato della storia di Roma, fece costruire qui, tra il 126 e il 127, queste terme, la sua gloria. Poi vennero Commodo e Settimio Severo che l’arricchirono ancora di più. La grande piscina, la natatio, è all’aperto. Un portico di colonne di marmo rosa la circonda. Mosaici, seppure erosi dal tempo, brillano del colore lapislazzuli e del colore verde acquamarina che richiamano le tinte e le sfumature del mare.

TRIPOLI (OEA) Avvolte dalla luce del crepuscolo, languono le mura del castello di Tripoli. Il Castello Rosso “Assaj El Hamra”. Ma solo per poco. All’alba del giorno dopo ecco il castello risplendere luminoso come “luminosi” sono, per la storia che raccontano, i preziosi reperti qui custoditi. Il Museo è il simbolo della città. Al suo interno, un “viaggio nel tempo” ci conduce ad informarci sulla preistoria del Sahara libico, sulla storia, dai Fenici ai secoli greci, dal periodo romano all’arrivo degli Arabi, alla dominazione turca della dinastia dei Karamanly… all’impresa coloniale italiana… Cinque secoli prima di Cristo i Fenici, che navigavano lungo la costa meridionale del Mediterraneo, fondarono il villaggio di Uiat. Nel 107 a.C. i Romani entrarono nella regione e Uiat divenne una colonia romana, e fu Oea. Nel 163 d.C. la città era all’apice del suo fulgore. Risale a quest’epoca l’arco di Marco Aurelio, conservato nella Medina. Un ricordo della Roma dei Cesari.

TRIPOLI (OEA) La storia La storia di Oea sarà travagliata, teatro di scorribande e dominazioni straniere nel corso dei secoli. Ecco arrivare i Vandali, i Bizantini, gli Arabi e la città divenne Tarabulus, come tutta la regione. E poi ancora: sette islamiche come Abbassidi, Ibaditi, Aghladiti, Obeiditi, Ziriti, e poi Berberi, Normanni, Almohaidi, Genovesi, Spagnoli, Maltesi, Turchi di Sinan Pashà, e siamo nel 1510. Trascorrono gli anni e nel 1911, arrivano gli Italiani.

TRIPOLI Città di mare La città bianca, con le belle candide abitazioni dell’epoca coloniale italiana, si fonde in un violento contrasto con i colori dei Souk, con la vita dei Souk, le moschee e le caotiche strade della città vecchia.

SABRATHA Sabratha deve la sua fortuna al mare; era già stata un rifugio sicuro per le navi dei Fenici che navigavano nel Mediterraneo occidentale. I mercanti fenici, a poco a poco, si insediarono e fondarono un emporio e un primo villaggio, che sarebbe, poi, diventato città. Forse siamo nel VII secolo a.C., ma non vi sono testimonianze sicure che possano confermare la presenza di questo insediamento in epoca così antica. Sabratha è stata il punto di arrivo delle vie carovaniere che mettevano in comunicazione il Mediterraneo con le regioni interne dell’Africa, l’Africa nera. E ciò ha determinato la sua grandezza. Poi giungeranno i Cartaginesi, ma sarà l’arrivo dei Romani, 200 anni prima di Cristo, a scompigliare la storia in questa regione. Distrutta Cartagine nel 146 a.C. Sabratha entra di prepotenza nella romanità in Africa. La potenza di Sabratha durò per più di tre secoli, ma la decadenza di Roma causerà anche un lento ma inesorabile declino di quella che era stata una grande città. Ecco quindi Bisanzio e poi gli Arabi che trasferirono le attività mercantili da Sabratha a Oea/Tripoli. Nata da e con i commerci, Sabratha scomparirà dalla geografia e dalla storia.

SABRATHA Il teatro Opera impressionante per la sua maestosità, per le grandiose proporzioni e la raffinatezza delle forme: il teatro. Eretto alla fine del II secolo, presenta tre piani di colonnati sovrapposti, con colonne di marmi vari e trabeazioni in marmo bianco. Sono 108 le colonne che modellano una quinta alta 23 metri. Il teatro poteva accogliere 5000 spettatori. Rilievi con figure di divinità, scene storiche e scene di teatro, ornano il fronte del proscenio. Il teatro fu distrutto dal terremoto che colpì, nel 365, la costa libica. Frammenti di pietre e marmi furono usati come materiale di reimpiego in epoca bizantina (VI secolo). Il teatro che possiamo ammirare oggi si deve alla precisa ricostruzione iniziata nel 1927 dagli archeologi italiani. Nel 1937 il prestigioso teatro si riaprì al mondo.

SABRATHA Basilica di Apuleio Chi non ricorda l’Asino d’oro di Lucius Apuleio, che racconta le sue incredibili fantasiose peripezie, di uomo trasformato in asino? Apuleio, scrittore e filosofo, era nato a Madaura (nell’attuale Algeria) ma raggiunse Roma dopo gli studi compiuti a Cartagine e ad Atene. Apuleio è divenuto famoso grazie alle sue doti di oratore. Nell’anno 157, qui dove giacciono le rovine di una basilica cristiana, sorgeva un palazzo, sede del tribunale che vide Lucius processato per un presunto grave crimine. La storia racconta di un giallo. Apuleio fu imputato di aver sedotto Pudentilla, la moglie del suo amico Ponziano, nel frattempo defunto, avvalendosi delle arti magiche per plagiarla e indurla a sposarlo al fine di impossessarsi della sua ricca dote. Per questo crimine, nel 158, a Sabratha, venne sottoposto a processo. L’abile scrittore, nonché avvocato, grazie alla sua arte oratoria, riuscì a scagionarsi da ogni accusa e venne assolto. La sua autodifesa venne trascritta nei codices col nome di De magia, più nota come Apologia. Ma Apuleio era davvero un mago?

SABRATHA Tempio di Iside Sospeso tra il cielo e il mare, il Tempio di Iside è uno dei luoghi sacri di Sabratha. Probabilmente il primo tempio fu eretto nel I secolo. Fu poi ingrandito sotto Vespasiano tra gli anni 69 e 79. Il visitatore viene rapito in un’atmosfera che fa sognare. I colori dominano la scena: tra il blu del mare e il celeste cobalto del cielo si innalzano le alte colonne rosate del tempio. La scena toglie il respiro. Genti di Sabratha affluivano in massa. Si possono solo immaginare le lunghe processioni lungo la sponda del mare per arrivare fin quaggiù. Lo stesso Apuleio, racconta di questo culto assai diffuso in Libia, ne “L’asino d’Oro”.
L’emergenza sanitaria non ferma la Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Ct): la decima edizione in presenza e in streaming. Trentadue pellicole in programma, tra documentari, docu-fiction, film di animazione e cortometraggi

Dieci anni e non sentirli. La Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica non solo non ha perso lo smalto e l’entusiasmo, ma è cresciuta di anno in anno affermandosi come uno dei più importanti festival cinematografici italiani (l’unico nel Sud Italia) dedicato alla divulgazione dell’Antico attraverso le arti visive. E così eccoci alla decima edizione del festival internazionale, nonostante l’emergenza Covid-19 che ha compromesso la maggior parte degli eventi: appuntamento dal 15 al 18 ottobre 2020 a Licodia Eubea, il pittoresco borgo adagiato sul versante nord-occidentale dei monti Iblei in provincia di Catania. E anche in streaming. Il festival sarà infatti interamente trasmesso in streaming sulla piattaforma www.streamcult.it: basterà registrarsi gratuitamente e accedere ai contenuti comodamente da casa. Per essere presenti in sala, invece, sarà necessario prenotare il proprio posto gratuitamente sul sito www.rassegnalicodia.it, dove sarà possibile scaricare il programma completo delle proiezioni e degli eventi. “Non è stato semplice decidere di confermare l’edizione del festival in una situazione così critica, generata dall’emergenza sanitaria, che ha messo in ginocchio il settore degli eventi dal vivo”, assicura Lorenzo Daniele, co-direttore artistico. “Ma ci è sembrato doveroso nei confronti di registi, produttori e ricercatori organizzare un festival che ha come suo obiettivo quello di adoperare la pervasività del cinema per avvicinare gli spettatori alla conoscenza del patrimonio culturale, della Storia e dell’Archeologia. Lo faremo nel pieno rispetto delle normative Anti-Covid che prevedono, tra l’altro, un pubblico contingentato. Anche per questo ci apriremo al web, con un’edizione che sarà trasmessa interamente in streaming. Una novità, questa, introdotta in via sperimentale ma che potrebbe permanere anche in futuro, quando la situazione tornerà alla normalità”.


Pubblico nella chiesa sconsacrata di San Benedetto e Santa Chiara sede della rassegna di Licodia Eubea: per la X edizione ingressi contingentati
Trentadue pellicole in programma, tra documentari, docu-fiction, film di animazione e cortometraggi; otto film stranieri, sette prime nazionali, oltre quattordici ore di proiezioni, un ricco calendario di eventi collaterali e tante novità. Sono i numeri della X edizione del Festival, organizzato negli spazi polifunzionali dell’ex chiesa di San Benedetto e Santa Chiara dall’associazione culturale ArcheoVisiva in collaborazione con la sezione locale dell’Archeoclub d’Italia “Mario Di Benedetto”, con il sostegno della Regione Siciliana (Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo – Sicilia Film Commission, nell’ambito del Programma Sensi Contemporanei) e del Comune di Licodia Eubea. “Quest’anno il palinsesto dei film in concorso è particolarmente ricco e vario”, aggiunge Alessandra Cilio, co-direttore artistico. “I documentari selezionati spaziano dall’antropologia culturale all’archeologia, coprono un arco temporale di oltre seimila anni, comprendendo Paesi come Italia, Serbia, Ungheria, Spagna, Grecia, l’isola di Cipro e ancora Iran, Iraq ed Egitto. Editi tutti tra il 2019 e il 2020, vengono presentati al pubblico italiano per la prima volta. Il denominatore comune sarà il concetto di skills. Si tratta delle abilità sviluppate dall’uomo nel corso dei secoli per insediarsi in un ambiente e sfruttarne le risorse, migliorando il proprio stile di vita. Ma sono anche quei saperi quasi dimenticati, immortalati dalla pellicola perché possano sopravvivere nel tempo: canti, gesti, incastri perfetti di pietre, risultato di secoli di sperimentazioni, tentativi ed errori. Abilità necessarie, oggi più che mai, per adattarsi all’imprevedibilità dei tempi. Dove anche un limite può trasformarsi in opportunità”.


La consegna del premio “Antonino Di Vita”: da sinistra, i direttori artistici Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio, e Francesca Spatafora con Maria Antonietta Rizzo
Assieme alla sezione “Cinema e Archeologia”, ci saranno le sezioni “Ragazzi e Archeologia”, “Cinema ed Antropologia”, e ancora la “Finestra sul Documentario siciliano”, inaugurata da Sebastiano Gesù nel 2014 con l’intento di favorire la conoscenza dei documentari prodotti da siciliani e sulla Sicilia nell’arco di oltre un secolo. Tra gli eventi collaterali, spicca la mostra fotografica “Le pietre raccontano”, a cura del circolo APF associato alla FIAF. Previsti anche incontri con specialisti di vario genere nel campo dell’archeologia e della comunicazione. Come ogni anno, saranno tre i premi conferiti nella serata conclusiva: il premio “Archeoclub d’Italia” al film più votato dal pubblico; il premio “ArcheoVisiva” assegnato al miglior film da una giuria internazionale di qualità; il premio “Antonino Di Vita” conferito dal comitato scientifico a una personalità che si è distinta nella divulgazione dell’Antico.
31.ma Rassegna internazionale del Cinema di Rovereto 2020: assegnati i premi e le menzioni. Il premio “Città di Rovereto” del pubblico assegnato ex aequo a “La scuola di Atene. L’archeologia italiana nell’Egeo”, di Eugenio Farioli Vecchioli, e “Fabrizio Mori. Un ricordo del regista” di Lucio Rosa
“La scuola di Atene. L’archeologia italiana nell’Egeo” di Eugenio Farioli Vecchioli, e “Fabrizio Mori. Un ricordo del regista” di Lucio Rosa hanno conquistato ex aequo i favori del pubblico della 31.ma Rassegna internazionale del Cinema archeologico 2020 di Rovereto. Alla fine il coraggio della Fondazione Museo Civico di Rovereto: la rassegna edizione speciale “L’Italia si racconta” si è fatta, e soprattutto si è fatta in presenza. Con una buona risposta del pubblico, tenuto conto anche del maltempo che ha caratterizzato i giorni della rassegna 2020, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e con il patrocinio della Comunità della Vallagarina, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, del Ministero ai Beni e alle Attività culturali e del Ministero degli Esteri. E il pubblico ha dato il suo responso, come annunciato domenica 4 ottobre 2020, al teatro Zandonai, e non nel giardino del teatro (inagibile per pioggia), dal presidente della fondazione, Giovanni Laezza, in apertura della cerimonia di premiazione. Il premio CITTÀ DI ROVERETO è stato attribuito dal pubblico a pari merito a due film che raccontano, sia pure con modalità diverse, i protagonisti italiani della ricerca storica e archeologica, “La scuola di Atene. L’archeologia italiana nell’Egeo”, di Eugenio Farioli Vecchioli, Agostino Pozzi e Stefano Stefanelli, RAI CULTURA, e “Fabrizio Mori. Un ricordo del regista” di Lucio Rosa, Studio FIlm Tv. La Menzione speciale “CinemAMoRe – SEZIONE FILM IN LINGUA ORIGINALE” assegnata al film “Postcards from India. A busker’s adventure” di Tommaso Dolcetta Capuzzo. La Menzione speciale ARCHEOBLOGGER al film “Italia: viaggio nella bellezza. Nella terra dei faraoni. L’avventura dell’egittologia italiana” di Eugenio Farioli Vecchioli – RAI CULTURA. La Menzione speciale Nuvolette al film “The Fourfold (il quadruplice)” di Alisi Telengut. “È una Rassegna che abbiamo caparbiamente voluto in presenza, nonostante le grosse difficoltà organizzative e la consapevolezza della diffusa preoccupazione del pubblico a frequentare luoghi chiusi come cinema e teatri”, ha dichiarato Laezza. “Ma pur avendo offerto per la prima volta anche i film in streaming online, siamo convinti che un festival resta tale solo se permette di incontrare protagonisti, di scambiare opinioni. E grazie allo staff dell’istituzione che presiedo e al Comune di Rovereto che ha messo a disposizione il teatro Zandonai, tutto ciò è stato possibile anche quest’anno”.

Premio CITTÀ DI ROVERETO: “Italia: viaggio nella bellezza. La scuola di Atene. L’archeologia italiana nell’Egeo” di Eugenio Farioli Vecchioli, Agostino Pozzi e Stefano Stefanelli, RAI CULTURA ((Italia, 2019, 59’). Il film è dedicato alla celebre Scuola Archeologica Italiana di Atene (SAIA), in occasione del 110° anniversario dalla sua nascita. Un viaggio nell’archeologia italiana in Grecia, con la storia degli scavi e le meravigliose scoperte sulle isole di Creta e di Lemno: i siti minoici di Festòs e Hagia Triada, la città di Gortyna a Creta, e Poliochni a Lemno, definita la città più antica d’Europa.

Premio CITTÀ DI ROVERETO: “Fabrizio Mori. Un Ricordo” di Lucio Rosa. Una produzione Studio Film Tv (Italia, 2020, 20’). Rosa riesce a tratteggiare non solo la figura del paletnologo di fama internazionale, uno dei più grandi studiosi delle antiche civiltà del Sahara, ma anche la grande umanità e sensibilità dell’uomo. E lo fa con un protagonista d’eccezione: lo stesso Fabrizio Mori, che Rosa aveva intervistato in occasione del film “Il segno sulla pietra. Il Sahara sconosciuto degli uomini senza nome” (Italia, 2006, 50’), film che lo stesso Mori aveva apprezzato moltissimo (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/10/04/gran-finale-alla-31-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-chiude-le-proiezioni-il-film-di-lucio-rosa-fabrizio-mori-un-ricordo-dove-il-regista-veneziano/).

Menzione speciale CinemAMoRe. Per la Menzione speciale “CinemAMoRe – SEZIONE FILM IN LINGUA ORIGINALE”: Istituito dal coordinamento di Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, Trento Festival e Religion Today Film Festival, la giuria composta da Miro Forti (TFF), Kosovare Krasniqi (RTFF) e Claudia Beretta (RICA) ha deciso all’unanimità di assegnare la menzione al film: “Postcards from India. A busker’s adventure”, di Tommaso Dolcetta Capuzzo (Italia/India, 2019, 68’). Motivazione: “Postcards from India” è Il film che meglio integra lo spirito dei tre festival rappresentati dalla Giuria. Una storia originale, appassionante e ben narrata: il tema principale è la musica, calata nei contesti popolari e quotidiani, strumento di comunicazione e solidarietà. La personalità vulcanica e la vicenda particolare e avventurosa del busker Filippo Masé, grazie alla regia attuale e dinamica di Tommaso Dolcetta Capuzzo, coinvolge lo spettatore in contesti di integrazione culturale, di tradizioni e modernità, attraversando la storia, la società e le affascinanti contraddizioni dell’India di oggi. Segnalazione della giuria di “CinemAMoRe” al film: “In their hands. Reshaping pottery of the European Bronze Age” di Marcello Peres, Nicola Tagliabue, Thomas Claus, Csaba Balogh, Vladan Caricic Tzar (Spagna/Germania/Ungheria/Serbia, 2019, 32’). Motivazione: “Un riuscito tentativo di attualizzare il passato, in questo caso la storia della ceramica dell’Età del Bronzo europea, attraverso le “mani” e le competenze degli artigiani di oggi. A più mani anche la regia, con episodi che si integrano e si intrecciano perfettamente mantenendo equilibrio, ritmo e unità narrativa. L’assenza di un testo parlato favorisce l’immediatezza del linguaggio visuale”.

Menzione speciale ARCHEOBLOGGER. Per la Menzione speciale ARCHEOBLOGGER sui film a carattere archeologico in programma, la giuria composta da Antonia Falcone, Domenica Pate, Giovina Caldarola, Astrid D’Eredità, Alessandro Tagliapietra, Giovanna Baldassarre, Marina Lo Blundo, Marta Coccoluto, Mattia Mancini, Michele Stefanile ha attribuito il premio al film: “Italia: viaggio nella bellezza Nella terra dei faraoni. L’avventura dell’egittologia italiana” di Eugenio Farioli Vecchioli – RAI CULTURA (Italia, 2019, 58’). Motivazione: “L’Egitto non smette di stupire, anche al cinema! “Le cose sono impossibili finché qualcuno non le ha fatte”, dice ad un certo punto uno dei protagonisti del film. E potrebbe essere proprio questo il sottotitolo della nostra menzione. Perché “Italia: viaggio nella bellezza. Nella terra dei faraoni” si distingue per essere non il solito documentario sull’Egitto, argomento sempre molto gettonato, ma un sorprendente e interessante viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta delle tappe cruciali che hanno reso l’egittologia italiana quella che è oggi. Un film faraonico, ma senza sensazionalismi: nonostante tutto sia straordinario – papiri srotolati “in diretta”, obelischi romani che riprendono vita e il direttore del museo Egizio di Torino Christian Greco in gran forma tra i ricordi del suo primo viaggio e la passeggiata tra le sale di uno dei musei più visitati in Italia – è un documentario privo dell’esaltazione “egittomaniacale” raccontando invece in modo compiuto la storia della ricerca italiana nelle terre del Nilo. Un prodotto ben strutturato, a più voci, con diversi registri narrativi che sfiora un’ora di girato senza stancare: ha l’incredibile merito di raccontare vicende e personaggi magari già noti agli addetti ai lavori, senza però mai innescare noia da ripetizioni. Da sottolineare la consapevolezza delle origini “colonialiste” (in senso lato) della disciplina che pone una questione centrale: quanto in termini di cultura materiale è stato tolto all’Egitto e quanto invece è stato restituito in termini di scienza e conoscenza? E poi lasciatecelo dire: finalmente tante donne!”.

Menzione NUVOLETTE. Per la menzione speciale Nuvolette, assegnata dagli organizzatori e dagli artisti del Festival Nuvolette dedicato all’illustrazione, al racconto per immagini e al fumetto (Rovereto, 1-4 ottobre 2020) a cura di Impact Hub Trentino, la giuria composta da Daniele Pampanelli, Francesco Biagini, Chiara Galletti, Dalia Macii, al film: “The Fourfold (il quadruplice)” di Alisi Telengut (Canada, 2020, 7’). Motivazione: “Per il linguaggio visivo astratto che esprime perfettamente l’argomento a tema mitologico spirituale. Per l’armonico connubio tra visivo e sonoro, la voce narrante che ricorda la “Grande Madre” che accompagna in maniera perfetta le immagini e contribuisce a creare un effetto molto suggestivo e coerente con il mito. Per l’originalità con cui sono stati interpretati gli elementi naturali, la coerenza visiva e la fluidità dei movimenti nei cambi scena”. Segnalazione speciale della giuria al film: “Back To Nature (Ritorno alla Natura)” di João Pombeiro (Portogallo, 2017, 8’). Motivazione: “Per l’ottimo impatto visivo della narrazione che si avvale di uno stile “psichedelico” retrò grazie all’utilizzo della tecnica del collage, animazione con effetto caleidoscopio e colorazione acida dei frame. Per la “precisione” della scelta nei frame che comunicano con forza la bellezza variegata del mondo in cui viviamo e i pericoli a cui questo è esposto. Per la perfetta sincronia tra immagini e musica, molto ricercata e originale”.
Parco archeologico di Paestum e Velia: aperture serali, percorsi tematici e didattica per tutti da ottobre a dicembre

Il Parco Archeologico di Paestum e Velia apre le porte ai visitatori di sera, grazie al Piano di Valorizzazione del MiBACT che consente la fruizione dei due siti archeologici oltre il consueto orario di apertura. Si parte venerdì 2 ottobre 2020 e si prosegue con un calendario di 20 serate: in programma da ottobre a dicembre eventi, percorsi tematici e didattica per tutti dalle 19.30 alle 22.30 (ultimo ingresso alle 21.45), con biglietto a 1 euro dai 18 anni in su. Calendario aperture straordinarie serali Paestum e Velia 2020: ottobre, 2, 3, 10, 17, 24, 31; novembre: 7, 14, 20, 21, 28; dicembre: 5, 6, 7, 8, 12, 19, 20, 26, 27. A Paestum nei giorni 2 e 3 ottobre e 14, 20 e 21 novembre 2020 saranno aperti sia il museo che l’area archeologica (limitatamente al percorso del Santuario Meridionale); nelle restanti date sarà aperto solo il Museo. Costo del biglietto serale “Paestum & Velia al chiaro di luna” 1 euro per tutti acquistabile presso la biglietteria di entrambi i siti oppure online sul circuito VivaTicket. Ingresso gratuito fino a 18 anni e per tutti coloro che sono in possesso dell’abbonamento “Paestum&Velia” e della card Adotta un blocco. Tutti gli eventi si svolgeranno nel pieno rispetto delle norme anti-Covid.

A Paestum, il Piano di Valorizzazione 2020 esordisce con “Apology of Socrates by Plato”, spettacolo diretto e interpretato da Christian Poggioni con le musiche originali di Irina Solinas. La rappresentazione in lingua inglese sarà allestita nell’area archeologica di Paestum e rappresenta l’appuntamento conclusivo della XXIII edizione di VeliaTeatro, rassegna realizzata in collaborazione con Parco Archeologico di Paestum e Velia, Comune di Ascea, Associazione “Amici di Paestum” e Fondazione Alario per Elea-Velia. Il testo originario, scritto da Platone in giovane età, ripercorre l’autodifesa che Socrate pronunciò di fronte ai giudici ateniesi nel 399 a.C. di cui Platone era un testimone oculare. Socrate, vittima di una cospirazione politica, è accusato di empietà e di corruzione dei giovani. Per questi motivi è condannato a morte, ma alla fine del processo lascia ai suoi accusatori un ultimo messaggio fondamentale: “Perché se pensi che uccidendo gli uomini puoi evitare che l’accusatore censuri le tue vite, ti sbagli; nessun male può accadere a un uomo buono, né nella vita né dopo la morte”. Poggioni porta in scena tutta l’intensità di quel monologo che è il dialogo politico di Platone per eccellenza, che mostra un uomo e la sua comunità nel drammatico confronto sul significato della vita sia personale che politico. Sempre a Paestum, le altre serate del Piano di Valorizzazione 2020, a partire dalla sera del 10 ottobre 2020, saranno dedicate ai bambini e alle loro famiglie con l’evento “Pulcinella racconta Paestum”: la maschera napoletana più famosa al mondo diventa un Cicerone d’eccezione per raccontare con simpatia e ironia la storia in rima dell’antica città greca, lucana e romana di Poseidonia-Paestum con tour accompagnati nel museo.

A Velia il programma previsto per le aperture serali è altrettanto ricco e suggestivo con l’evento “Velia al chiaro di luna. Percorso con lanterne tra gli scavi di Velia”. Nei mesi autunnali e invernali, l’area archeologica velina subirà una contrazione dell’orario di visita, anticipando la chiusura a dopo il tramonto: grazie ai percorsi con le lanterne, all’opposto, sarà possibile visitare il sito anche in orario serale, godendo così di un’esperienza unica ed affascinante, quasi a tuffarsi nel passato e a immaginare di essere un antico abitante della città magno-greca, patria dei filosofi Parmenide e Zenone.
Al via a Rovereto la 31.ma Rassegna internazionale del cinema Archeologico edizione speciale “L’ITALIA SI RACCONTA. Il PATRIMONIO CULTURALE AL CINEMA”, con una novità dell’ultima ora: per la prima volta oltre che in presenza sarà anche on-line

Per la prima volta la rassegna internazionale del cinema archeologico ha una platea virtuale (foto Fmcr)

Il manifesto della 31.ma rassegna internazionale del cinema archeologico intitolata “L’Italia racconta”
30 settembre 2020: apre la 31.ma Rassegna internazionale del cinema Archeologico con la sua edizione speciale “L’ITALIA SI RACCONTA. Il PATRIMONIO CULTURALE AL CINEMA”, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e con il patrocinio della Comunità della Vallagarina, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, del Ministero ai Beni e alle Attività culturali e del Ministero degli Esteri. E apre con una novità dell’ultima ora: il Festival, oltre agli spazi in presenza, inaugura una grande sala virtuale da 500 posti: chi è interessato non perda tempo. “Visto che l’emergenza sanitaria ha limitato i numeri dei posti disponibili in presenza al teatro Zandonai e al museo di Scienze e Archeologia”, spiegano alla Fondazione, “la Rassegna ha deciso di offrire per la prima volta anche una programmazione online, affiancata al programma tradizionale. Basterà una semplice registrazione sulla piattaforma dedicata (http://www.rassegnacinemaarcheologico.it/rassegnaonline), e saranno disponibili online, per 24 ore dall’orario do programmazione del film, su tutti i dispositivi o le smart tv tutti i film in concorso e gran parte della programmazione”. Le prime due giornate, mercoledì 30 settembre e giovedì 1° ottobre 2020, saranno ospitate nella sala convegni del museo di Scienze e Archeologia di Rovereto, dal venerdì 2 ottobre a domenica 4 ottobre 2020 al Teatro Zandonai. L’ingresso è libero e gratuito. Per garantire la sicurezza, i posti sono contingentati secondo le attuali norme. I numeri della Rassegna: 65 nuovissimi film sul patrimonio con 20 nazioni rappresentate, 2 mattine per le scuole con proiezioni dedicate, 2 pomeriggi dedicati ai film in lingua originale, domenica pomeriggio 1 nuova sezione di corti animati. “In questo momento diventa più che mai importante conoscere e valorizzare il patrimonio culturale, materiale e immateriale del nostro paese, la storia, le tradizioni e i mestieri la cui memoria va a scomparire, con produzioni perlopiù inedite per gli schermi italiani: Matera e i “sassi”, Venezia, le statue di Roma, il Colosseo in quarantena, le Missioni Italiane nel mondo, la comunità cinese in Italia, in un programma ricco di immagini straordinarie e di temi su cui riflettere. Oltre al programma principale non mancano le migliori produzioni straniere sul patrimonio mondiale, dalle piramidi alle tavolette assire, dall’uomo di Neanderthal all’archeologia industriale nell’Antartico, da Petra alle stele antropomorfe del Portogallo”. Non tutti gli eventi sono online, per seguire il programma disponibile: http://www.rassegnacinemaarcheologico.it/rassegnaonline.

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