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Parte da Palermo la 22ma edizione del Festival del Cinema Archeologico, un “festival diffuso” che poi tocca Licata, Realmonte e Agrigento, promosso dal parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento con il RAM film festival. Ecco il programma al museo “Antonino Salinas”

Con la tappa dell’8 luglio 2026 al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” al via la ventiduesima edizione del Festival del Cinema Archeologico, uno degli appuntamenti di riferimento per la divulgazione del patrimonio storico e archeologico del parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, realizzato in collaborazione con il RAM film festival e la Fondazione Museo Civico di Rovereto. Dall’8 al 17 luglio 2026 il cinema e l’archeologia si incontrano ancora una volta nei luoghi più suggestivi della Sicilia. Fedele alla formula del “festival diffuso”, un percorso di confronto e dialogo con le comunità locali, il Festival prende il via l’8 luglio 2026 a Palermo, al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas”, la più antica istituzione museale della Sicilia. Farà poi tappa a Licata con appuntamenti al museo della Badia e a Castel Sant’Angelo, sulla sommità del monte che conserva i resti dell’antica Finziade, per proseguire a Realmonte alla Villa romana, splendido esempio di villa marittima integrata nel paesaggio circostante. Il percorso si concluderà nel cuore della Valle dei Templi ad Agrigento, dove il chiostro medievale del museo Archeologico “Pietro Griffo” ospiterà gli ultimi appuntamenti. Un festival che continua a crescere, con al centro il tema della condivisione del patrimonio culturale: uno sguardo capace di andare oltre il locale, arricchendosi attraverso le storie e le testimonianze raccontate dal cinema.

PALERMO, 8 luglio 2026, al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas”. Alle 19, ARCHEOTALK “Un museo sotto il mare” con Fabio Pagano, archeologo e direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei, racconterà al pubblico come si affronta la sfida di rendere accessibile e fruibile un sito sottomarino unico al mondo, tra le complessità della ricerca scientifica e le esigenze della divulgazione. Alle 20, a seguire aperitivo a cura di Società Cooperativa Culture. Partecipazione gratuita su prenotazione, valida anche per le proiezioni a seguire | PRENOTA QUI.  Alle 21, inizio proiezioni col film “Il fiume e Nina” di Lorenzo Daniele (Italia 2025, 6′). Attraverso la tecnica dello stop motion, i bambini della Scuola dell’Infanzia del IV Istituto Comprensivo “D. Costa” raccontano la storia del territorio di Augusta, in Sicilia orientale: dai primi insediamenti preistorici, all’estrazione del sale, passando per le Guerre Mondiali e l’industrializzazione. Un viaggio nella memoria con un messaggio finale di speranza. Segue il film “Vitrum – il vetro dei romani” di Marcello Adamo (Italia 2025, 52′). Il ritrovamento di un relitto romano al largo della Corsica, con un carico eccezionale di vetro grezzo e manufatti raffinati. Un team internazionale di ricercatrici, a bordo della nave Alfred Merlin, indaga questa scoperta per ricostruire il ruolo rivoluzionario del vetro nell’Impero romano e nelle rotte commerciali del Mediterraneo. Quindi il film “Diari di scavo – San Cassiano | Frattesina” di Camilla Ferrari e Alberto Gambato (Italia 2025, 14′). Episodio 1. Tra il 1994 e il 2004 riaffiora un insediamento rurale con una residenza aristocratica a San Cassiano, cuore dell’entroterra produttivo di Adria, la grande città portuale che tra il VI e il IV secolo a.C. dominava i commerci della Pianura Padana. Episodio 2. Frattesina, villaggio protostorico sulle rive del Po di Adria, fu un importante crocevia dell’età del Bronzo: qui l’ambra baltica arrivava da lontano e veniva trasformata in preziosi manufatti. Chiude il film “L’inespugnabile “fortezza delle donne” / Gynaikokastro Kilkis, A fort impenetrable” di Yiotis Vrantzas (Grecia 2023, 10’). Gynaikokastro, la “fortezza delle donne”, era così solida che persino le donne potevano difenderla, secondo l’imperatore bizantino Kantakouzenos. Serviva a proteggere Tessalonica (l’odierna Salonicco) e la regione circostante. Ma quando fu costruita, e da chi? Ancora oggi, le sue rovine evocano storia, leggende e misteri.

Muro Lucano (Pz). Al museo Archeologico nazionale apre la mostra “Le Dee del Grano. Terra, radici, memoria e rinascita”: serata con un focus sulle villae rustiche, un momento di biodanza, e uno conviviale

Dopo il finissage al museo Archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu” di Potenza, la mostra “Le Dee del Grano. Terra, radici, memoria e rinascita” riapre al museo Archeologico nazionale di Muro Lucano (Pz) martedì 7 luglio 2026, alle 18. L’inaugurazione si lega alle celebrazioni dell’Antica Roma delle Nonae Caprotinae, legate al tempo della mietitura, nello spirito della mostra diffusa, che segue il ciclo naturale dalla semina al raccolto. La serata si aprirà con la presentazione della mostra a cura di Sabrina Mutino, direttrice del museo, arricchita da un focus sulle villae rustiche di età romana e tardo romana a cura dell’équipe (università della Basilicata-SSBA di Matera e università di Macerata), attualmente impegnata presso la Villa romana di San Giovanni di Ruoti in indagini non invasive. Il percorso continuerà con un momento di biodanza, la “Danza della vita”, ispirato al mito di Demetra e alla sacralità della terra. Attraverso musica, movimento e relazione, la sessione inviterà i partecipanti a vivere un’esperienza dedicata all’incontro, al radicamento, all’accoglienza e alla connessione con la natura. A facilitare la sessione saranno Maria Brancucci e Fulvio Mesoletta, della Scuola di Napoli dell’International Biodanza Federation – IBFed. La serata si concluderà con un momento conviviale, arricchito dalla collaborazione con Slow Food Magna Grecia APS, per valorizzare il cibo come bene comune, memoria del territorio, biodiversità e occasione di condivisione.

Pula (Ca). Apre al pubblico la necropoli fenicia di Nora grazie al lavoro di valorizzazione del team di archeologi del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova. E dal 31 agosto la campagna di scavo 2026

La necropoli di Nora apre al pubblico! Un’area finora inaccessibile entra per la prima volta, dal 1936, nei percorsi di visita del parco archeologico di Nora (Pula, Ca) in Sardegna, offrendo l’opportunità di scoprire uno dei più importanti contesti funerari fenici e punici del Mediterraneo occidentale. Lo annuncia il dipartimento dei Beni culturali con un video realizzato dal Dipartimento grazie al tecnico di laboratorio dott. Alessandro Mazzariol e al prof. Jacopo Bonetto. Dietro a questo straordinario traguardo di valorizzazione c’è il lavoro del team di archeologi del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova che, dal 2013, conduce le ricerche sotto il coordinamento del prof. Jacopo Bonetto, della Fondazione Pula Cultura diffusa, del Comune di Pula e della Soprintendenza di Cagliari.

Veduta da drone della necropoli fenicia di Nora (Pula, Ca) scavata dal dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova (foto unipd)

È l’unica necropoli fenicia dell’isola rinvenuta in perfetto stato di conservazione e studiata con moderne metodologie. Le analisi antropologiche stanno svelando le origini e la mobilità degli antichi abitanti. Sette secoli di evoluzione: dalle prime tombe a incinerazione in piccoli pozzetti (fine IX secolo a.C.) fino alle grandi camere funerarie ipogee dell’età punica.

Raffinato balsamario orientale in faïence a forma di babbuino (fine VII sec. a.C.) proveniente dalla necropoli fenicia di Nora e conservato al museo civico “Giovanni Patroni” di Pula (foto unipd)

Gli scavi hanno restituito corredi intatti (ceramiche, metalli e vetri). Il pezzo più celebre e prestigioso è un raffinato balsamario orientale in faïence a forma di babbuino (fine VII sec. a.C.) che regge un vaso egizio sormontato da una ranocchia. I reperti dello scavo sono oggi custoditi ed esposti presso il museo civico “Giovanni Patroni” di Pula.

Tombe scavate nella necropoli fenicia di Nora (Pula, Ca) (foto unipd)

La ricerca diventa accessibile: il progetto. Questo traguardo è parte integrante del progetto “Nora4All” (Bando Unipd Unimpresa 2022) con cui il @dbc.unipd, in sinergia con il Comune di Pula, punta a trasferire la conoscenza archeologica al pubblico attraverso la futura apertura di nuovi settori di età romana e l’uso di tecnologie innovative (ricostruzioni 3D e realtà virtuale su dispositivi mobili) per offrire ai circa 80mila visitatori annuali: un’esperienza di visita immersiva e ad alto valore scientifico.

Ricercatori e studenti del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova impegnati nello scavo a Nora (foto unipd)

Il lavoro continua: dal 31 agosto al 9 ottobre 2026 i ricercatori e studenti dell’università di Padova torneranno sul campo per continuare a ricostruire la complessa rete di relazioni e commerci che univa Nora al resto del Mediterraneo.

Aulla (Ms). Per Notti dell’Archeologia nel chiostro dell’abbazia di San Caprasio presentazione del libro “Mare Nostrum. Mistero e meraviglie, miti e leggende del Mediterraneo” di Paolo Giulierini

Lunedì 6 luglio 2026, alle 21.15, nel chiostro dell’abbazia di San Caprasio ad Aulla (Ms), nel cuore della Lunigiana, incontro con Paolo Giulierini per presentare il suo libro “Mare Nostrum, mistero e meraviglie, miti e leggende del Mediterraneo” (Giunti editore), organizzato dall’Associazione Amici di San Caprasio nell’ambito delle Notti dell’Archeologia, ciclo di conferenze serali dedicate all’archeologia, alla storia e al patrimonio del territorio apuano.

Copertina del libro “Mare Nostrum, mistero e meraviglie, miti e leggende del Mediterraneo” di Paolo Giulierini

Mare monstrum. Mistero e meraviglia: miti e leggende del Mediterraneo. Sulle rive del Mediterraneo sono fiorite le civiltà che hanno dato vita all’Europa, alla nostra cultura condivisa, a religioni, leggende, credenze che tuttora sopravvivono in varie forme: “mostri” nel senso originario di cose prodigiose, leggendarie, magiche, da vedere: animali e uomini dai poteri e dall’aspetto sovrannaturale, invenzioni di viaggiatori fantasiosi, pregiudizi di popoli verso altri popoli, invenzioni di menti talentuose, mondi paralleli irti di insidie. Aneddoti, scoperte, racconti e un’ampia documentazione visiva. Le storie raccolte in questo libro parlano – attraverso l’arte del mondo egizio, fenicio, greco, etrusco e romano – di curiosità, di vicende sorprendenti di viaggi e di esplorazioni svolte in tempi remoti, di migrazioni, di legami e inimicizie fra popoli, di come venivano visti e descritti gli “stranieri”, oppure flora e fauna “esotiche”, di luoghi immaginari, di riti misteriosi, di commerci di oggetti dai confini del mondo, di cibi, spezie e ricette.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale prorogata al 31 agosto la mostra “Parthenope. La Sirena e la città”, curata da Francesco Sirano, Massimo Osanna, Raffaella Bosso e Laura Forte

Francesco Sirano, direttore del mueo Archeologico nazionale di Napoli, co-curatore della mostra “Parthenope. La Sirena e la città” al Mann (foto mann)

Altri due mesi per andare alla scoperta delle Sirene e della sirena cara ai napoletani, Parthenope: è stata prorogata fino al 31 agosto 2026 la mostra “Parthenope. La Sirena e la città”, curata da Francesco Sirano, Massimo Osanna, Raffaella Bosso e Laura Forte, in programma al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 3 aprile al 6 luglio 2026. Oltre 250 opere, dall’VIII sec. a.C. sino alla contemporaneità, tracciano un percorso suggestivo che ha attraversato secoli e luoghi, rigenerandosi continuamente sino ai film di animazione e ai giocattoli dedicati (come Barbie Sirena). Allo stesso tempo, i manufatti esposti permettono di ricostruire storie e tradizioni legate alle origini della città di Napoli: emblematica, in tal senso, la presenza in mostra di reperti, in alcuni casi inediti, provenienti dagli scavi delle linee 1 e 6 della metropolitana, così come l’eccezionale concessione in prestito del busto in argento di Santa Patrizia.

Lucerna con Sirena su manico (fine VII-inizi VI sec. a.C.) dalla Collezione Borgia, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto livia pacera / mann)

La mostra “Parthenope. La Sirena e la città” è dedicata allo straordinario e lunghissimo rapporto della Sirena Parthenope con la città di Napoli, il cui nome greco più antico, Parthenope appunto, rimanda a quello della mitica creatura che morì nel golfo di Napoli. Tra miti, archeologia, e antropologia culturale, l’esposizione ripercorre le origini e le trasformazioni di questo essere dalla profonda potenza simbolica. L’idea della mostra nasce da una riflessione sul radicamento plurisecolare della figura della Sirena nell’immaginario collettivo napoletano: tutti sanno che Parthenope è la mitica fondatrice della città e si riconoscono nel legame con questo essere ibrido, connesso al mare e alla navigazione, alla musica e alla seduzione. A fare da introduzione alla mostra, il visitatore trova nell’Atrio monumentale del Museo, davanti allo scalone, un grande telo bianco, della superficie di 45 metri quadri, con la rappresentazione del tuffo suicida della Sirena: l’opera è concepita e realizzata dall’artista argentino Francisco Bosoletti proprio per questa occasione e offerta in dono al Mann.

Locri (RC). Al museo Archeologico nazionale presentazione del libro “Paolo Orsi a Locri Epizefiri e nelle subcolonie locresi. Una meravigliosa avventura” a cura di Elena Trunfio

Il 5 luglio 2026, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri presentazione del libro “Paolo Orsi a Locri Epizefiri e nelle subcolonie locresi. Una meravigliosa avventura” a cura di Elena Trunfio (Rubbettino editore 2026). Ingresso gratuito. Dopo i saluti del sindaco di Locri Giuseppe Fontana; dell’assessore alla Cultura Domenica Bumbaca; del presidente del Consiglio comunale Domenico Maio; e del Direttore editoriale di Rubbettino Luigi Franco; introduce la curatrice Elena Trunfio, direttrice del museo e parco archeologico di Locri Epizefiri. Quindi intervengono alcuni deli autori del libro Maurizio Cannatà, Diego Elia, Andrea Maria Gennaro, Valeria Meirano, Francesco Quondam, Marco Stefano Scaravilli ed Elena Trunfio. Modera la giornalista Maria Teresa D’Agostino. “Siamo lieti di potere donare questo contributo alla comunità: tante sono state le occasioni di celebrare Paolo Orsi ma l’intento del volume è stato quello di proporre una riflessione organica, andando oltre, per certi versi, l’aura leggendaria e quasi “mitologica” del personaggio”, commenta la curatrice Elena Trunfio. “Desidero esprimere gratitudine verso l’amministrazione comunale che ne ha reso possibile la pubblicazione e verso tutti i colleghi e gli studiosi che hanno colto con entusiasmo e fattiva collaborazione l’invito, valorizzando questa occasione di confronto e dibattito”.

Copertina del libro “Paolo Orsi a Locri Epizefiri e nelle subcolonie locresi. Una meravigliosa avventura” a cura di Elena Trunfio

Paolo Orsi a Locri Epizefiri e nelle subcolonie locresi. Il libro raccoglie gli atti della Giornata di Studi “Paolo Orsi a Locri e nelle subcolonie locresi. Una meravigliosa avventura” svoltasi al museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri il 17 giugno 2023, in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia. Attraverso i contributi di diversi studiosi, il testo ripercorre l’eredità scientifica di Orsi in terra di Calabria: dalla scoperta dei grandi santuari di Locri Epizefiri alle sub-colonie di Hipponion e Medma, dagli studi sul periodo protostorico fino alle innovative esplorazioni in Aspromonte. Un viaggio tra passato e presente che mette a confronto l’attività pionieristica di Paolo Orsi con le più recenti scoperte, offrendo uno strumento per comprendere l’evoluzione della ricerca archeologica in Calabria meridionale.

#domenicalmuseo. Ai parchi archeologici di Paestum e Velia (Sa) un’occasione speciale per vivere una giornata tra archeologia, paesaggi e natura, approfittando dell’ingresso gratuito

L’estate entra nel vivo e porta con sé un nuovo appuntamento con #domenicalmuseo. Domenica 5 luglio 2026, infatti, i parchi archeologici di Paestum e Velia (Sa) aderiscono all’iniziativa promossa dal Ministero della Cultura che, ogni prima domenica del mese, consente l’ingresso gratuito nei musei e nei parchi archeologici statali. Un’occasione speciale per vivere una giornata tra archeologia, paesaggi e natura, esplorando due dei siti più affascinanti del patrimonio UNESCO. Dai templi di Paestum alle strade dell’antica Elea, passando per esperienze immersive, percorsi guidati e itinerari dedicati, i visitatori potranno scegliere tra numerose attività pensate per rendere la visita ancora più ricca e coinvolgente.

VISITE AI DEPOSITI DEL MUSEO: ore 10, 12, 15, 17. A Paestum sarà possibile accedere ai depositi del Museo e scoprire reperti normalmente non esposti al pubblico con l’iniziativa “Oltre il Museo. Storie dai depositi di Paestum”. Prenotazione obbligatoria al numero 0828 811023 oppure scrivendo a pa-paeve.promozione@cultura.gov.it.

VISITE AL PERCORSO “IL TEMPIO AL CONFINE – HERA E IL PAESAGGIO DEL SELE”: ore 17. Prosegue anche il percorso dedicato al Santuario di Hera alla Foce del Sele, un itinerario che racconta il legame tra il santuario, il paesaggio fluviale e il culto della dea Hera, offrendo un’esperienza immersiva tra archeologia e natura. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo pa-paeve.promozione@cultura.gov.it.

CRINALE DEGLI DEI: ore 10. A Velia torna la passeggiata lungo il Crinale degli Dei, il suggestivo percorso archeo-paesaggistico che collega l’Acropoli all’entroterra regalando panorami unici sul Parco e sul territorio circostante.

IMMERSIVE VELIA; dalle 9.30 alle 13.30. Sarà inoltre possibile vivere Immersive Velia, l’esperienza in realtà virtuale che, grazie ai visori Oculus Quest 3, permette di esplorare l’antica Elea attraverso ricostruzioni tridimensionali e ambienti immersivi. La partecipazione è su prenotazione e il numero dei posti disponibili è limitato.

Navetta gratuita “Paestum & Velia on the road”: andata da Paestum ore 16 / ritorno da Velia ore 19.30. Anche domenica 5 luglio 2026 sarà attivo il servizio di navetta gratuita “Paestum & Velia on the road”, che collega i due Parchi con partenza da Paestum (Parcheggio Voza) e rientro da Velia. Per usufruire del servizio è necessario ritirare il ticket navetta presso le biglietterie dei Parchi.

Dalla città al Santuario: andata da Paestum ore 16.30. Sarà inoltre disponibile il servizio di navetta gratuita, su prenotazione, che collega il Parco archeologico di Paestum al Santuario di Hera alla Foce del Sele, offrendo ai visitatori la possibilità di raggiungere uno dei luoghi più affascinanti del territorio.

#domenicalmuseo: il 5 luglio ingresso gratuito a musei e parchi archeologici statali

Il 5 luglio 2026 torna l’appuntamento con la #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali.

Lipari (Me). Recuperato il relitto della Secca di Capistello, una nave mercantile di età ellenistica (III sec. a.C.), con una campagna archeologica subacquea promossa dalla soprintendenza del Mare su progetto dell’archeologo Roberto La Rocca. A fine studio e restauro sarà esposto al museo Archeologico eoliano “Luigi Bernabò Brea” dove da oltre 50 anni ci sono già le anfore del carico

Recuperato il relitto di età ellenistica (III sec. a.C.) della Secca di Capistello a Lipari (foto regione siciliana)

La nave mercantile ellenistica naufragò 22 secoli fa nelle acque presso la Secca di Capistello sul versante orientale dell’isola di Lipari, nelle Eolie: trasportava un carico di anfore. E se quel prezioso carico fu recuperato già oltre cinquant’anni fa ed esposto nel museo Archeologico eoliano “Luigi Bernabò Brea” di Lipari, ora finalmente è stato riportato in superficie anche lo scafo. Si è infatti conclusa con successo in questi giorni la campagna archeologica subacquea che ha portato al recupero dello scafo del relitto della Secca di Capistello, a Lipari, nel Messinese. “Dopo oltre duemila anni”, ha detto l’assessore ai Beni culturali e Identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, “riemerge una delle più importanti testimonianze della navigazione ellenistica nel Mediterraneo. Si apre ora una nuova fase di studio, restauro e valorizzazione che consentirà di ricongiungere, per la prima volta, lo scafo al suo carico, restituendo al pubblico un contesto archeologico di straordinaria importanza”. Al termine delle operazioni di restauro e studio, il relitto della Secca di Capistello sarà destinato alla musealizzazione a Lipari, dove potrà tornare a raccontare una delle pagine più affascinanti della storia della navigazione e dei traffici commerciali del Mediterraneo antico.

Il carico di anfore del relitto della Secca di Capistello esposte nel museo Archeologico eoliano “Luigi Bernabò Brea” a Lipari (foto regione siciliana)

La nave mercantile del III secolo a.C. naufragò dopo aver urtato uno scoglio affiorante, disperdendo così parte del proprio carico. Il relitto fu individuato nel 1966 e, fin dalle prime segnalazioni, fu oggetto di reiterati tentativi di saccheggio. Le prime indagini scientifiche furono avviate dall’Istituto archeologico germanico di Roma e successivamente approfondite grazie agli interventi dell’Institute of nautical archaeology e della Sub sea oil services, che contribuirono a fare del sito uno dei casi più noti dell’archeologia subacquea mediterranea. L’intervento di recupero, promosso dalla soprintendenza del Mare, grazie ad un progetto coordinato dall’archeologo Roberto La Rocca, in collaborazione con il parco archeologico delle Isole Eolie, l’università di Malta e con il supporto di uomini e mezzi della Guardia costiera, riveste carattere di assoluta eccezionalità sia per il valore storico e scientifico del relitto sia per la complessità delle operazioni. “Il recupero del relitto”, ha detto il soprintendente del Mare Emanuele Turco, “rappresenta un risultato di grande rilievo scientifico e culturale, frutto di importante collaborazione istituzionale che conferma il ruolo della Sicilia come punto di riferimento internazionale nel campo dell’archeologia subacquea”.

Gran finale al Teatro di Tharros del Festival Internazionale dell’Archeologia, promosso dalla Fondazione Mont’e Prama: tributo a Ennio Morricone e Carl Orff, con un evento speciale che unisce archeologia, musica e spettacolo

Lunedì 29 giugno 2026 gran finale nel Teatro di Tharros del Festival Internazionale dell’Archeologia, promosso dalla Fondazione Mont’e Prama, con un evento speciale che unisce archeologia, musica e spettacolo: il tributo a Ennio Morricone e Carl Orff, con l’esecuzione dei Carmina Burana da parte dell’Orchestra Roma Sinfonietta e del Coro Polifonico Pierluigi da Palestrina di Cabras, in uno dei luoghi più iconici del patrimonio culturale sardo. Biglietti in vendita su box office. Parcheggio e navetta gratuiti per persone con disabilità. Il servizio navetta sarà attivo dalle 19.30 fino al termine dell’evento, con partenza dalla piazza della Chiesa di San Giovanni di Sinis, vicino ai parcheggi riservati alle persone con disabilità.
Al termine dell’evento, una volta che il pubblico sarà defluito, la navetta tornerà a recuperare le persone con disabilità per riportarle al punto di partenza.

PROGRAMMA. Carmina Burana – Il Tributo a Ennio Morricone e Carl Orff live: Morricone, Ave Maria Guarani; Orff, Carmina Burana; Orchestra Roma Sinfonietta e Coro Polifonico “G.P. da Palestrina” di Cabras. Stefano Cucci, storico assistente musicale e preparatore per i cori dei tour mondiali del maestro Ennio Morricone, si esibirà in un omaggio al celebre compositore. A seguire il direttore Enrico Lombardi, insieme al soprano Vittoriana De Amicis, il tenore Marco Santarelli e il baritono Massimo Simeoli, al Coro Pierluigi da Palestrina e all’Orchestra Roma Sinfonietta, onorerà le musiche di Ennio Morricone e Carl Orff.