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Il museo Archeologico nazionale di Napoli lancia la seconda edizione di archeocineMANN in streaming gratuito dal 2 al 5 dicembre, e on demand dal 6 al 10. Film e interviste per capire tutto sul nostro passato più antico. Al termine il “Premio MANN” e il “Premio Scuole”

L’emergenza sanitaria non ferma la seconda edizione di archeocineMANN, il festival internazionale del cinema di Archeologia, Arte e Ambiente, organizzato da museo Archeologico nazionale di Napoli in collaborazione con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm. L’appuntamento si rinnova online, per non perdere la preziosa occasione di far dialogare arti solo apparentemente diverse: da mercoledì 2 a domenica 5 dicembre 2020 archeocineMANN arriva in streaming (con accesso gratuito). Con un semplice click (necessario registrarsi sul portale www.streamcult.it) si potrà assistere, senza barriere spazio-temporali, al meglio della produzione cinematografica dedicata a momenti e civiltà del passato che hanno fatto la storia. La definizione del programma di archeocineMANN, così come l’organizzazione dell’infrastruttura informatica e delle riprese, sono a cura dei Servizi Educativi del Museo (Lucia Emilio, responsabile, con Elisa Napolitano ed Antonio Sacco) insieme ad Archeologia Viva, Firenze Archeofilm. Il supporto tecnico è di Fine Art Produzioni.

Dietro le quinte: le riprese per il docu-film “Agalma” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

“Il Mann come un portale dell’archeologia internazionale”, commenta il direttore dell’Archeologico, Paolo Giulierini. “Da Olimpia a Canne, dall’Egitto delle Piramidi alla Arles dei  Gladiatori, da Stonehenge al Perù, dai draghi del Medioevo alle ultime ore di Pompei: il museo Archeologico di Napoli vi invita a un viaggio nel tempo e nello spazio partendo dai nostri capolavori. Avevamo immaginato la seconda edizione di archeocineMANN come una festa nel nuovo auditorium. Abbiamo deciso di confermare le date annunciate e diffondere il grande cinema archeologico internazionale in streaming gratuito, perché crediamo nell’importante valenza culturale di questo appuntamento organizzato con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm. E lo facciamo anche con un particolare impegno per la didattica a distanza, offrendo materiali di altissima qualità che possono essere di supporto agli insegnanti e sicuramente affascineranno spettatori di ogni età. Tra il Mann e il cinema, come è noto, il rapporto è strettissimo: nelle nostre sale sono stati girati film celebri (da ‘Cadaveri eccellenti’ a ‘Napoli velata’), videoclip d’autore, documentari, ma non solo. Il Museo è anche produttore di audiovisivi per il web, a partire dal progetto Obvia e dall’incontro con il mondo dell’animazione napoletana, fino a opere per il grande schermo, dai corti ‘Antico Presente’  ad ‘Agalma’, che ci ha portato all’ultimo Festival di Venezia. La nostra proposta è, quindi, quella di scoprire sempre più il cinema archeologico, che affida la divulgazione scientifica alla forza dell’immagine e alla suggestione del racconto. Vi aspettiamo numerosi nella nostra sala virtuale”.

“Al Mann presentiamo le migliori opere cinematografiche prodotte di recente a livello mondiale e ancora mai proposte al grande pubblico”, dice Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. “Sono opere che documentano le ricerche più aggiornate sul rapporto fra l’uomo e il pianeta dalle origini della specie fino alle civiltà storiche. Si tratta di un rapporto molto controverso, soprattutto quando si parla di coabitazione e condivisone delle risorse, che dobbiamo tenere ben presente, perché può insegnarci tante cose utili in questa fase critica per tutta l’umanità, apparentemente disorientata riguardo a un futuro che si annuncia preoccupante. Ancora una volta non possiamo capire dove vogliamo andare se non sappiamo chi siamo e da dove veniamo”.

Frame del film “Olimpia, alle origini dei Giochi” di Olivier Lemaitre
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Frame del film “Mesopotamia in memoria” di Alberto Castellani

Tante le anteprime che accompagneranno il pubblico a spasso nel tempo, viaggiando alla volta dei luoghi più remoti del pianeta: si potrà entrare, così, nei cunicoli della Piramide di Cheope, dove una missione internazionale condurrà gli spettatori alla scoperta di una nuova misteriosa cavità; ancora, nel documentario ‘Apud Cannas’, in animazione su base 3D, saranno svelati gli aspetti inediti della celebre Battaglia di Canne. La storia millenaria della città di Olimpia starà tutta nel film girato laddove nacquero i più prestigiosi giochi dell’antichità, che ancora portano il nome di quel luogo famoso: le Olimpiadi, appunto. È invece di un italiano, Alberto Castellani, ‘Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato. La stagione dei grandi imperi’: nel documentario, l’indagine archeologica si accompagnerà all’analisi dell’attuale stato dei siti iracheni, dopo i danni operati dall’Isis (e non solo).

Frame del film “Stonehenge. Un grande cimitero” di Nick Gillam-Smith
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Frame del film “Le ultime ore di Pompei” di Pierre Stine

Spazio, poi, al Medioevo, “rivisto e corretto” con grande ironia, nel film che vede nei panni di Matilde di Canossa l’ex “turista per caso” Syusy Blady (alias Maurizia Giusti). E ancora, lontano dalle fantasiose narrazioni hollywoodiane, ecco il (vero) mondo dei gladiatori, in un’anticipazione ideale della grande mostra che il Mann ospiterà nel marzo 2021. Non mancheranno novità sul sito megalitico più famoso di tutti i tempi, Stonehenge, identificato dal team dell’archeologo Mike Parker Pearson con un grande cimitero, così come un focus sulle ultime ore di Pompei, attraverso le scoperte recenti di un’equipe di studiosi francesi. Per gli appassionati di folclore e tradizioni millenarie, spazio di approfondimento su draghi e mostri nell’immaginario dei popoli del passato; da non perdere, infine, il film capolavoro dedicato alla grande capitale achemenide Persepoli.

La locandina del film documentario “Agalma” di Doriana Monaco

Arricchiranno il programma le più apprezzate produzioni cinematografiche del Mann: sarà possibile vedere il documentario ‘Agalma’ della giovane regista Doriana Monaco, che racconta, con le voci di Fabrizio Gifuni e Sonia Bergamasco, la vita “dietro le quinte” del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il film, selezionato per la 17esima edizione delle Giornate degli Autori di Venezia 77, è stato prodotto da Antonella Di Nocera (Parallelo 41 produzioni) e Lorenzo Cioffi (Ladoc) con il Mann. Ancora, in streaming, saranno presentati i cortometraggi de “La genesi del MANN. Un viaggio con il Cartastorie in quattro video” e il trailer del documentario “Thalassa. Il racconto”.

Pierfrancesco Callieri co-direttore a Tol-e Ajori (Persepoli, Iran) con Alireza Askari Chaverdi

Non solo film, ma anche racconti ed esperienze vissute: gli spettatori virtuali avranno l’opportunità di conoscere da vicino i grandi nomi della ricerca e divulgazione archeologica con interviste a Patrizia Piacentini (egittologa, direttrice della Missione di scavo ad Assuan), Pierfrancesco Callieri (direttore degli scavi italiani a Persepoli), Giuliano Volpe (archeologo e scrittore), Syusy Blady (attrice e conduttrice televisiva).

Frame del film “Apud Cannas” di Francesco Gabellone

Dopo la conclusione dello streaming e l’assegnazione del “Premio MANN” al film scelto dalla giuria di esperti della rassegna, archeocineMANN continuerà on demand dal 6 al 10 dicembre 2020: un’occasione importante, rivolta anche a professori e studenti per intrecciare contenuti e temi, tra archeologia, arte e cinema. Il Festival si proporrà, così, come una vera e propria “piattaforma” di approfondimento per le scuole superiori: il MANN metterà a disposizione gratuitamente  i film, tra cui quattro anteprime nazionali, corti, interviste e contenuti extra. Anche quest’anno, in collaborazione con l’Associazione Moby Dick, sarà assegnato il “Premio Scuole” al miglior film, selezionato da una giuria composta da oltre 200 allievi degli istituti superiori napoletani.​

Il museo Egizio di Torino partecipa all’evento “Sharper – La Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori 2020”: focus sulla mostra temporanea “Archeologia Invisibile”

Il museo Egizio di Torino partecipa all’evento “Sharper – La Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori 2020”, con un programma dedicato a studenti, appassionati e curiosi, con l’obiettivo di raccontare approfondimenti e segreti delle ricerche realizzate sui reperti del museo. SHARPER è il nome di uno dei 7 progetti italiani sostenuti dalla Commissione Europea per la realizzazione della Notte Europea dei Ricercatori nel 2020. SHARPER significa SHAring Researchers’ Passions for Evidences and Resilience e ha l’obiettivo di coinvolgere tutti i cittadini nella scoperta del mestiere di ricercatore e del ruolo che i ricercatori svolgono nel costruire il futuro della società attraverso l’indagine del mondo basata sui fatti, le osservazioni e l’abilità nell’adattarsi e interpretare contesti sociali e culturali sempre più complessi e in continua evoluzione. SHARPER si svolge il 27 novembre 2020 nelle città di Ancona, Cagliari, Camerino, Catania, L’Aquila, Macerata, Nuoro, Palermo, Pavia, Perugia, Terni, Torino e Trieste per raccontare la passione, le scoperte e le sfide dei ricercatori di tutta Europa attraverso mostre, spettacoli, concerti, giochi, conferenze e centinaia di altre iniziative rivolte al grande pubblico. Nell’ambito della sezione dedicata alle scuole “Good morning Torino” il museo è intervenuto con la lezione “La moda senza tempo dei Faraoni”, tenuta dalla curatrice Alessia Fassone: un viaggio nella storia dell’abbigliamento nell’antico Egitto, con esempi tratti dai reperti conservati al Museo Egizio, e una dimostrazione-laboratorio per imparare a vestirsi come veri egizi, con l’uso di stoffe presenti in tutte le case.

All’interno del programma pubblico “Finestre sulla ricerca” il focus è stato invece sulla mostra temporanea “Archeologia Invisibile”: com’è cambiata nel tempo l’attività di scavo e di ricerca sul campo? Oggi si lavora sempre di più tenendo conto dell’importanza della biografia che ogni oggetto ha. Lo scavo è il punto di contatto tra la prima vita e la seconda vita di un oggetto, cioè quando esso a far parte di una collezione, vengono restaurati, esposti e studiati. L’esposizione rivela come la chimica, la fisica, la radiologia e altre discipline scientifiche lavorano a fianco dell’egittologia per restituire preziose informazioni sui reperti della collezione, su chi li hai creati, sul loro uso, sul loro ritrovamento e sulla loro conservazione. Per esplorare queste ricerche è possibile vedere una serie di interviste a ricercatori, curatori e restauratori, disponibili sul canale YouTube del Museo all’interno della playlist “Archeologia Invisibile”.

Egitto. Nuove scoperte da Al-Ghorifa di Tuna el Gebel (Minya): la quarta campagna di scavo ritrova due pozzi funerari. In uno il sarcofago di un capo dei sacerdoti della XXVI dinastia, nell’altro la tomba del supervisore del tesoro reale, Pa-di-Iset, con statue di pietra, vasi canopi in alabastro, amuleti, migliaia di ushabti in buono stato di conservazione

Sarcofago in pietra risalente alla XXVI dinastia scoperto in un pozzo funerario nella necropoli di Al-Ghorifa a Tuna el Gebel (Minya) (foto Ministry of Tourism and Antiquities)
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Cartolina dei reperti trovati nella tomba del tesoriere reale Pa-di-Iset ad Al-Ghorifa di Tuna el Gebel (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

Quando la missione archeologica egiziana guidata dal segretario generale del Consiglio supremo delle Antichità, Mustafa Waziri, ha iniziato la sua quarta stagione nell’area archeologica di Al-Ghorifa di Tuna el Gebel nel Governatorato di Minya certo non avrebbe certo pensato di avere subito dei grandi risultati. Anche se, a dire il vero, nelle tre stagioni precedenti sono state scoperte molte tombe di famiglia appartenenti agli alti sacerdoti del dio Djehuty e alti funzionari nel XV nomo dell’Alto Egitto con la sua capitale El Ashmunein/Hermopolis, e 19 cimiteri contenenti 70 sarcofagi in pietra di varie dimensioni e forme e arredi funerari.

Il sarcofago antropoide in pietra e le centinaia di ushabti del sacerdote Djehuty-em-hotep della XXVI dinastia scoperti ad Al-Ghorifa di Tuna el Gebel (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

Una volta ultimato lo sterro dei detriti, è stato scoperto un pozzo sepolcrale profondo 5 metri, con un sarcofago di calcare e un certo numero di ushabti. “La sepoltura”, ha spiegato Waziri, “apparteneva al capo sacerdote del dio Djehuty, chiamato Djehuty-em-hotep della XXVI dinastia, ed era il figlio di Harsiesi, il cui sarcofago era stato scoperto nella prima stagione di scavi nel 2018. La bara è decorata con scene raffiguranti i quattro figli di Horus, in buono stato di conservazione, accanto ad essa è un gruppo di statue ushabti”.

I quattro vasi canopi in alabastro trovati nella tomba del tesoriere reale Pa-di-Iset ad Al-Ghorifa di Tuna el Gebel (Minya) (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

Passa una settimana, ed ecco la scoperta della tomba del supervisore del tesoro reale, Pa-di-Iset, con statue di pietra all’interno, e i reperti archeologici sono in buono stato di conservazione. Mustafa Waziri ha spiegato che la sepoltura è costituita da un pozzo funerario profondo 10 metri, che conduce ad una grande stanza con nicchie scavate nella roccia chiuse con lastre di pietra di forma regolare, all’interno delle quali sono state trovate due statue in pietra calcarea, una a forma di vitello Api e l’altra è una donna, oltre ai vasi canopi, tra ai più belli mai trovati, realizzati in alabastro a forma dei quattro figli di Horus, con incisi i titoli e i nomi del defunto. Waziri ha indicato che sono state trovate anche 400 statue ushabti di maiolica blu e verde che portano il nome del defunto, e sei sepolture dei membri della sua famiglia con quasi mille statue ushabti di maiolica, e gruppi di vasi canopi in pietra calcarea, alcuni amuleti, scarabei e una serie di vasi di ceramica risalenti al periodo saitico tra la XXVI e la XXX dinastia.

Torino. De Martino e Greco aprono le conferenze (on line) del museo Egizio con l’Acme su “Cause, conseguenze e memoria della pandemia che colpì l’Egitto e il regno ittita nel XIV secolo a.C.”. Diretta streaming

La locandina della conferenza egittologica on line al museo Egizio con Stefano De Martino e Christian Greco
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Nel XIV sec. a.C. ci fu una pandemia che colpì l’Egitto e il regno ittita (foto museo Egizio)

Negli ultimi anni di regno del faraone Amenhotep IV, il re ittita Suppiluliuma I condusse due spedizioni militari nella regione corrispondente all’attuale Libano che a quel tempo era sotto il dominio egiziano. Le fonti ittite tramandano la notizia che i soldati dell’esercito di Suppiluliuma I furono contagiati dalle truppe egiziane e contrassero una grave malattia epidemica. Di questo terribile evento si parlerà nella conferenza egittologica online “Cause, conseguenze e memoria della pandemia che colpì l’Egitto e il regno ittita nel XIV secolo a.C.” con  Stefano de Martino e Christian Greco, martedì 24 novembre 2020, alle 18. La conferenza, che sarà in lingua italiana e verrà trasmessa in streaming sul profilo YouTube e sulla pagina Facebook del museo Egizio di Torino, inaugura il ciclo di appuntamenti online che vede uniti museo Egizio e ACME Associazione Amici e Collaboratori del Museo Egizio nel dare voce a studiosi provenienti dall’Italia e dall’estero per rendere noti risultati e passi avanti delle varie ricerche in campo egittologico. Le lettere di Tell el Amarna confermano che nel Levante si fosse in effetti diffusa un’epidemia. Questa pandemia dilagò in tutto il regno ittita e durò per circa venti anni. Analizzando le fonti ittite disponibili, e in particolare le preghiere innalzate alle divinità dal re Mursili II per scongiurare la fine della pandemia, il relatore, in dialogo con il direttore del museo Egizio, cercherà di comprendere che malattia fosse stata, quali fossero stati i provvedimenti presi dal re ittita, e quali ricadute a livello politico ed economico questa grave pandemia avesse avuto.

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Stefano De Martino del dipartimento di Studi storici dell’università di Torino (foto museo Egizio)

Stefano de Martino. È professore ordinario al dipartimento di Studi storici dell’università di Torino, dove insegna Ittitologia e Civiltà dell’Anatolia preclassica. Direttore scientifico del Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l’Asia, è inoltre coordinatore del dottorato dell’università di Torino “Technology Driven Sciences: Technologies for the Cultural Heritage”. È autore di saggi e volumi sulla storia, la civiltà e la lingue degli Ittiti e dei Hurriti; fa parte del team internazionale che studia e pubblica le tavolette in lingua hurrita rinvenute nel sito di Ortaköy (Turchia).

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Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Christian Greco. Nato nel 1975 ad Arzignano (VI), Christian Greco è direttore del museo Egizio dal 2014. Ha guidato e diretto il progetto di ri-funzionalizzazione, il rinnovo dell’allestimento e del percorso espositivo, concluso il 31 marzo 2015, che ha portato alla trasformazione dell’Egizio, da museo antiquario a museo archeologico. Formatosi principalmente in Olanda, è un egittologo con una grande esperienza in ambito museale: ha curato moltissimi progetti espositivi e di curatela in Olanda (Rijksmuseum van Oudheden, Leiden; Kunsthal, Rotterdam; Teylers Museum, Haarlem), Giappone (per i musei di Okinawa, Fukushima, Takasaki, Okayama), Finlandia (Vapriikki Museum, Tampere), Spagna (La Caixa Foundation) e Scozia (National Museum of Scotland, Edimburgh). Alla direzione del museo Egizio ha sviluppato importanti collaborazioni internazionali con musei, università ed istituti di ricerca di tutto il mondo. La sua forte passione per l’insegnamento lo vede coinvolto nel programma dei corsi dell’università di Torino e di Pavia, della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, della New York University di Abu Dhabi e della Scuola IUSS di Pavia con corsi di cultura materiale dell’antico Egitto e di museologia. Il lavoro in campo archeologico è particolarmente importante: è stato membro dell’Epigraphic Survey of the Oriental Institute of the University of Chicago a Luxor e, dal 2015, è co-direttore della missione archeologica italo-olandese a Saqqara. Al suo attivo ha molteplici pubblicazioni divulgative e scientifiche in diverse lingue e numerose partecipazioni a convegni internazionali di egittologia e di museologia come keynote speaker.

I capolavori del museo Archeologico coinvolti in avvincenti storie tinte di mistero protagonisti nell’antologia “Delitti al Museo” (Giallo Mondadori) al centro di una nuova campagna social del Mann: suggestivo video-racconto tra letteratura e arte

La Venere Callipigia, uno dei capolavori più famosi del museo Archeologico nazionale di Napoli, coinvolta in una delle storie in “Delitti al Museo” (Giallo Mondadori) (foto Luigi Spina)

C’è un gatto che si aggira per il museo Archeologico nazionale di Napoli di cui conosce ogni segreto, e osserva il mondo da un’angolazione privilegiata quella del Giardino della Vanella. Si scopre così che la Venere Callipigia, la Tazza Farnese, i Tirannicidi ed altri capolavori del Mann sono coinvolti in avvincenti storie tinte di mistero. Succede questo e molto altro in “Delitti al Museo” (Giallo Mondadori, 2019): il volume, a cura di Franco Forte e Diego Lama, comprende dieci racconti firmati da noti giallisti italiani (Diego Lama, Diana Lama, Andrea Franco, Stefano Di Marino, Carlo Martigli, Giulio Leoni, Romano De Marco, Antonio Fusco, Luigi Guicciardi, Serena Venditto) ed ambientati nelle sale dell’Archeologico: da venerdì 20 novembre 2020, il libro sarà al centro di una nuova campagna social lanciata dal Museo in questa fase di chiusura. Sulla pagina Facebook del Mann sarà possibile trovare, così, una connessione ideale tra letteratura ed arte: l’introduzione al libro sarà ripercorsa in un suggestivo video-racconto, che permetterà ad una voce narrante, in pochi minuti, di attraversare gli ambienti oggi chiusi dell’Archeologico; nelle “puntate” successive, sempre programmate di martedì e venerdì, spazio a brevissimi inserti video realizzati da alcuni scrittori in novanta secondi. Non mancheranno focus diretti sui testi, con post di poche righe di sintesi “emozionale” in abbinamento alle immagini. 

In “Delitti al Museo” un gatto si aggira per le sale del Mann e osserva quanto succede (foto Mann)
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La copertina del libro “Delitti al Museo” (Giallo Mondadori)

Delitti al Museo. Il museo Archeologico nazionale di Napoli nella sua sede monumentale custodisce secoli di storia e infinite storie. Un paradiso per i turisti, un inferno per gli investigatori. Lo sa bene Sebastiano “Bas” Salieri, illusionista e ricercatore dell’occulto, alle prese con il macabro assassinio rituale di un vecchio amico e la scomparsa di un prezioso manufatto. Napoli è una città di enigmi, che le sono connaturati fin da epoche lontane. Come scoprono Martino da Barga, frate francescano inviato dal pontefice a indagare su una sacerdotessa che forse è una strega, e monsignor Attilio Verzi, chiamato a risolvere il caso di un omicidio commesso con un antico pugnale. Enigmi che aleggiano intorno a opere d’arte. Come la statua di Venere che ossessiona un’artista, ignara che qualcuno è pericolosamente attratto da lei. La stessa statua in qualche modo collegata alla morte di un accademico inglese, un nuovo rompicapo per il commissario Veneruso. Dagli anni Trenta, quando il ritrovamento di un reperto “impossibile” innesca sviluppi imprevedibili, fino ai giorni nostri, che sia per una brutale esecuzione tra la folla dei visitatori, per un delitto perpetrato nella sezione egizia, o per l’inspiegabile presenza notturna di un uomo seduto a fissare un certo oggetto, il centro di tutto è sempre uno e uno solo: il Mann.

Statuette esposte nella sezione Egizia del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Studio Guicciardini e Magni)

Filo conduttore della campagna social “Delitti al Museo” sarà la riscoperta dei reperti del Mann, secondo una diversa chiave di lettura creativa: non soltanto opere d’arte, ma anche Sezioni (in primis quella Egizia, che si caratterizza per la sua aura di mistero) e manufatti preziosi, come la lamina orfica che corredava un’antica sepoltura del IV sec. a.C. Non a caso, la promozione dell’antologia “Delitti al Museo” rientra negli interventi definiti dal direttore del Mann, Paolo Giulierini, e realizzati nell’ambito del progetto “Museo Accessibile” (coordinamento scientifico: prof. Ludovico Solima, università della Campania “Luigi Vanvitelli”/ framework operativo: PON Cultura e sviluppo- FESR 2014/2020): “La valorizzazione delle pagine della silloge permette di ampliare le maglie dell’accessibilità al patrimonio dell’Archeologico. Un’accessibilità che, in fase di pandemia, si connota sempre più come piattaforma cognitiva e digitale da condividere”. 

Egitto. Nella necropoli di Saqqara la missione egiziana scopre 100 sarcofagi inviolati e sigillati di 2500 anni fa, 40 statue dorate di Ptah Soker, 20 scatole di legno di Horus, e poi statuette, amuleti, ushabti e 4 maschere in cartonnage dorato. I sarcofagi andranno tra il Grand Egyptian Museum, il National Museum of Egyptian Civilization, il museo della Nuova Capitale Amministrativa e il museo Egizio di piazza Tahrir. Le mummie al National Museum of Egyptian Civilization

I sarcofagi in legno inviolati e sigillati, risalenti a 2500 anni fa, scoperti dalla missione egiziana nella necropoli di Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)
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Il ministro al Turismo e alle Antichità Khaled el Anani parla davanti alla distesa di sarcofagi scoperti a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

Cento sarcofagi in legno di 2500 anni fa, inviolati e sigillati, ancora in ottime condizioni, contenenti mummie ben conservate, alcune accompagnate con ricchi ornamenti all’interno di pozzi funerari; quaranta statue (alcune dorate) di Ptah Soker, dio della necropoli di Saqqara, venti scatole di legno del dio Horus, due statue di “Phnomus “, una alta 120 cm e l’altra 75 cm, in legno di acacia. Oltre a numerose statuette, amuleti, ushabti e 4 maschere in cartonnage dorato. I ritrovamenti risalgono all’epoca delle dinastie dal VI al IV secolo a.C. e alla dinastia dei Tolomei (IV-I sec. a.C.). È l’ultima scoperta archeologica della missione egiziana dalla necropoli di Saqqara annunciata dal ministro al Turismo e alle Antichità Khaled el Anani alla presenza del maggiore generale Ahmed Rashid, governatore di Giza; l’ambasciatore Badr Abdel Aty, assistente ministro degli Affari Esteri per gli Affari Europei; Mostafa Waziri, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità; il maggiore generale Atef Moftah, supervisore del Grand Egyptian Museum e l’area circostante, e Ahmed Ghoneim, CEO del National Museum of Civilization; Al-Tayeb Abbas, viceministro per gli Affari archeologici presso il Grand Egyptian Museum, e un certo numero di funzionari del ministero, oltre ad alcuni personaggi pubblici e artisti egiziani.

Le statue dorate di Ptah Soker, dio della necropoli di Saqqara, trovate dalla missione egiziana a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

L’area di Saqqara – nota al mondo per la piramide a gradoni di Djoser – non finisce mai di stupire. “È la terza grande scoperta fatta negli ultimi tre anni di campagna di scavo nella stessa zona da archeologi egiziani nell’ambito di una missione egiziana”, ha sottolineato con un certo orgoglio il segretario dello Sca, Mostafa Waziri. “Un’area già nota per i ricchi ritrovamenti in passato, come le tombe dei nobili, in cui è stata ritrovata la sacra necropoli di gatti, animali e uccelli. Senza dimenticare la grande scoperta fatta questa primavera della tomba di Wahty, un sacerdote della V dinastia, che ha fatto il giro del mondo”.

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La pulitura delle statue di Ptah Soker scoperte a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

È toccato al ministro Khaled el Enani introdurre la scoperta con la proiezione di un cortometraggio sui momenti del ritrovamento. “Questa nuova scoperta rappresenta una continuazione dell’ultima scoperta annunciata lo scorso ottobre, e non siamo certo alla fine della ricerca. Altri ritrovamenti saranno annunciati a breve. Ma prima dobbiamo completare l’estrazione dei sarcofago già individuati per poter poi continuare l’esplorazione dei pozzi al momento ostruiti proprio dalle casse di legno”. I cento sarcofagi appena scoperti saranno distribuiti tra il  Grand Egyptian Museum, il National Museum of Egyptian Civilization, il museo della Nuova Capitale Amministrativa e il museo Egizio di piazza Tahrir. Quelli che saranno trasferiti in quest’ultimo museo arricchiranno la mostra di sarcofagi aperta per celebrare il 118° anniversario della fondazione del museo.

La pulitura di un sarcofago scoperto a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

“La scoperta che oggi illustriamo”, ha ribadito il ministro, “non sarà l’ultima nel 2020. Il dottor Zahi Hawass mi ha informato pochi giorni fa di un nuovo ritrovamento a Saqqara. Ma ci vorranno alcune settimane per poterlo presentare al mondo. Lo faremo entro la fine di dicembre o l’inizio del 2021. Ed entro l’anno – ha continuato – apriremo le gallerie Centrale e delle Mummie nel museo nazionale della Civiltà Egizia: evento che sarà accompagnato da una grande parata per trasportare le mummie reali dal museo Egizio di Tahrir alla loro nuova sede”.

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I tecnici procedono alla radiografia della mummia durante la presentazione della scoperta archeologica a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

Durante la presentazione della scoperta archeologica, è stato aperto un sarcofago e la mummia al suo interno è stata scansionata con una radiografia. Il segretario dello Sca, Mostafa Waziri, ha sintetizzato il risultato dell’esame radiografico: “Si tratta di un maschio, la sua altezza oscillava tra 165 e 175 cm, era in buona salute durante la sua vita e probabilmente è morto tra i 40 anni e 45 anni”.

“Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri”: nella terza clip del museo Egizio protagonista Asti e Leonetto Ottolenghi, illustre mecenate e raffinato collezionista. Donò la sua collezione egizia alla città, tra cui la Signora delle Ninfee

Terza tappa, Asti. Il viaggio proposto dal museo Egizio di Torino tocca Asti con la terza delle otto clip del progetto “Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri” in collaborazione con il Centro Studi Piemontesi e il patrocinio della Regione Piemonte. “Vi porteremo in giro per il Piemonte per raccontarvi storie di uomini audaci e appassionati di antico Egitto”, spiegano al museo. “Toccheremo tutte le province piemontesi, incontreremo le storie di personaggi vissuti tanto tempo fa: numismatici, viaggiatori, archeologi, architetti e collezionisti che, “parlando” in piemontese (sottotitolata in italiano), racconteranno perché c’è un museo Egizio proprio a Torino!”. La terza puntata è dedicata ad Asti e Leonetto Ottolenghi, raccontata in piemontese da Giovanni Tesio dell’università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”. Esponente di una delle più famose e influenti famiglie della città, il conte Leonetto Ottolenghi fu un illustre mecenate e un raffinato collezionista. Decise di donare la sua collezione alla città contribuendo così alla costituzione del locale Museo Civico. A comporre la raccolta anche una serie di oggetti provenienti dall’Egitto, tra i quali ricordiamo la cosiddetta Signora delle Ninfee.

Il conte Leonetto Ottolenghi di Asti

Asti, metà dell’Ottocento. In città c’è una famiglia che si sta guadagnando notevole prestigio per l’impegno e la lungimiranza negli affari: sono gli Ottolenghi, una famiglia ebrea che sta accumulando una fortuna economica con il commercio e le attività finanziarie, ma che si dedica anche alla filantropia e al mecenatismo, nella convinzione che la cultura sia un potente strumento di trasformazione sociale. Amano l’arte e le antichità, sostengono artisti e acquistano pitture, sculture e oggetti archeologici che testimoniano la storia della civiltà. Gli Ottolenghi sono l’espressione migliore di quel gusto per il collezionismo che si sta espandendo in Europa e che ora non è più appannaggio dell’aristocrazia e della nobiltà ma annovera anche banchieri, mercanti, imprenditori e industriali. La famiglia Ottolenghi acquista al centro di Asti un palazzo di grande pregio, frutto dell’opera dell’architetto Benedetto Alfieri: è una dimora sontuosa. Leonetto Ottolenghi (1846-1904), intellettuale e collezionista, una delle più eminenti e illuminate personalità della vita culturale della città, mentre ammira i saloni della nuova dimora, sogna che le sue magnifiche raccolte di oggetti preziosi possano essere ammirate da tutti. Non per vanto, ma perché sente la responsabilità di condividere la sua fortuna: desidera che i suoi concittadini possano godere di tanta bellezza e possano conoscere culture di paesi lontani. La Campagna d’Egitto guidata da Napoleone Bonaparte, ha acceso un vivace interesse e molta curiosità per la civiltà faraonica e, da oltre mezzo secolo, le antichità egizie sono assai contese sul mercato antiquario. Leonetto Ottolenghi, che per la sua munificenza riceverà il titolo di conte, ne subisce il fascino e acquista un centinaio di oggetti: scarabei, amuleti, statuine funerarie e bronzetti di divinità. L’emozione più grande la prova dinnanzi a due sarcofagi finemente decorati. Uno di essi contiene una mummia che il benefattore astigiano battezza Signora delle Ninfee per quella donna raffigurata sul coperchio ornata da una corona di fiori che scendono sui capelli e sul vestito. Ci sono uomini che hanno la capacità di arricchire il patrimonio culturale dei luoghi in cui vivono. È grazie al conte Leonardo Ottolenghi, al suo spirito filantropico e illuminato, se Asti può vantare una collezione egizia considerata tra le più importanti del Piemonte. Una testimonianza di collezionismo privato che diventa patrimonio di tutti.

Torino. Al via le conferenze egittologiche del museo Egizio: apre Paolo Del Vesco con i risultati della missione congiunta italo-olandese a Saqqara. Diretta streaming

La locandina della conferenza di Paolo Del Vesco su “Saqqara. Gli scavi della missione congiunta del museo Egizio e del museo nazionale di Antichità di Leiden”

Primo appuntamento della stagione 2020-21 di conferenze egittologiche promosse dal museo Egizio di Torino: giovedì 12 novembre 2020, alle 18, il direttore del museo Christian Greco introduce la conferenza “Saqqara. Gli scavi della missione congiunta del museo Egizio e del museo nazionale di Antichità di Leiden”, tenuta Paolo Del Vesco, curatore del museo. La conferenza sarà in lingua italiana e verrà trasmessa in streaming sul profilo YouTube e sulla pagina Facebook del museo Egizio.

La necropoli di Saqqara dominata dalla piramide di Djoser (foto museo Egizio)

Dal 2015 il museo Egizio collabora con il museo nazionale di Antichità di Leiden (Olanda) all’esplorazione archeologica di un settore della vasta area cimiteriale di Saqqara, che fu per millenni la necropoli principale dell’antica capitale Menfi. La missione congiunta italo-olandese opera in particolare nell’area desertica situata a Sud della via processionale della piramide di Unas, nota soprattutto per la presenza di numerose strutture funerarie monumentali appartenute a personaggi di alto rango della XVIII e XIX dinastia, fra cui quelle del tesoriere e sopraintendente ai lavori di Tutankhamon, Maya, del generale, e poi faraone, Horemheb e del tesoriere di Ramesse II, Tia. Dal 2017 la missione italo-olandese ha concentrato le proprie indagini in un’area della concessione non precedentemente scavata, posta immediatamente a Nord della tomba di Maya, nella quale è stato possibile portare alla luce una sequenza stratificata di tracce archeologiche che permettono di ricostruire la “vita” di questo settore della necropoli lungo un arco di tempo di circa tremila anni. In questa conferenza saranno presentati i principali risultati delle ultime campagne di scavo, fra i quali spicca sicuramente la scoperta nel 2018 di una nuova tomba a corte porticata la cui esplorazione deve ancora essere completata.

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L’archeologo Paolo Del Vesco, curatore al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

Dal 2014 Paolo Del Vesco è curatore e archeologo al museo Egizio di Torino, dove si è occupato dell’allestimento permanente delle sezioni dell’Antico e del Medio Regno e ha co-curato le mostre temporanee “Missione Egitto 1903-1920. L’avventura archeologica M.A.I. raccontata” (2017/2018) e “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo” (2018). Ha conseguito il dottorato di ricerca in Orientalistica: Egitto, Vicino e Medio Oriente all’università di Pisa nel 2008 e dal 1995 ha preso parte a numerosi scavi archeologici in Italia, Siria, Arabia Saudita, Egitto e Sudan. È vice-direttore della missione italo-olandese nella necropoli del Nuovo Regno a Saqqara.

“Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri”: nella seconda clip del museo Egizio protagonista Alessandria e Carlo Vidua conte di Conzano, grande viaggiatore, che convinse il re Carlo Felice ad assicurarsi la collezione che costituì il nucleo fondante del museo Egizio di Torino

Dopo Cuneo, Alessandria. Il viaggio proposto dal museo Egizio di Torino tocca Alessandria con la seconda delle otto clip del progetto “Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri” in collaborazione con il Centro Studi Piemontesi e il patrocinio della Regione Piemonte. “Vi porteremo in giro per il Piemonte per raccontarvi storie di uomini audaci e appassionati di antico Egitto”, spiegano al museo. “Toccheremo tutte le province piemontesi, incontreremo le storie di personaggi vissuti tanto tempo fa: numismatici, viaggiatori, archeologi, architetti e collezionisti che, “parlando” in piemontese (sottotitolata in italiano), racconteranno perché c’è un museo Egizio proprio a Torino!”. La seconda puntata è dedicata ad Alessandria e a Carlo Vidua raccontata in piemontese da Giovanni Tesio dell’università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”. Il conte, originario di Casale Monferrato, fu uno dei più intrepidi viaggiatori dell’Ottocento! Grazie alla sua opera di persuasione, il re Carlo Felice di Savoia si assicurò la collezione che costituì il nucleo fondante del museo Egizio di Torino.

Carlo Fabrizio Vidua, conte di Conzano (Alessandria) (foto museo egizio)

Talvolta il destino di un uomo si può intuire dai suoi giochi d’infanzia. Siamo in provincia di Alessandria verso la fine del ‘700, a pochi chilometri da Casale Monferrato. Nel giardino di una elegante dimora nobiliare, c’è un bambino intento a scavare, convinto che così raggiungerà gli antipodi della terra: è Carlo Fabrizio Vidua, Conte di Conzano (1785-1830). Bibliofilo, collezionista e archeologo, spinto da una insaziabile fame di conoscenza, Vidua diventerà il più intrepido viaggiatore dell’800. E sarà grazie alla sua caparbietà e alla sua opera persuasiva che il re Carlo Felice di Savoia si aggiudicherà la collezione che costituisce il nucleo fondante del museo Egizio. “Il gusto di viaggiare è il più bello di tutti i gusti, soprattutto nei paesi ricchi di ruine e di memorie grandi” scrisse Vidua poco prima di partire per l’Egitto, un paese che accende la sua curiosità grazie alle descrizioni dello zar Alessandro I, conosciuto durante un viaggio in Russia e con cui intrattiene un vivace scambio intellettuale. Nella terra dei faraoni rimane un anno e mezzo, viaggiando dalla foce del Nilo alla Nubia; descrive la grandiosità dell’Egitto con parole e disegni e, desideroso di non separarsi più da tanta meraviglia, raccoglie una piccola collezione da portare in Italia a testimonianza della civiltà più affascinante che abbia mai visto. Al Cairo incontra monsieur Drovetti, console generale di Francia, che gli illustra la sua ineguagliabile collezione di antichità egizie. Ne comprende immediatamente l’importanza. Con il supporto di un gruppo di nobili eruditi e progressisti piemontesi, si spende affinché la capitale sabauda si assicuri tanta ricchezza di storia, di arte, di archeologia, di bellezza. “Questo patrimonio mi sta moltissimo a cuore”, scrive Vidua. “Desidero che i forestieri non possano più dire: Torino è una città forte, regolare… ma non c’è quasi niente da vedere”. Nel 1824, il Conte di Conzano vede avverarsi il suo sogno, la felice intuizione di un coltissimo visionario che assicura a Torino milioni di visitatori che da allora non smettono di affollare le sale del museo Egizio.

Torino. Il museo Egizio online non si ferma, mette al centro la ricerca, e raddoppia le conferenze con due calendari 2020-’21, entrambi al via da novembre: il primo con studiosi dall’Italia e dall’estero, su risultati e passi avanti delle ricerche in corso; il secondo con protagonisti i progetti di ricerca curati dal Dipartimento Collezione e Ricerca del museo Egizio

torino_egizio_non-perdiamoci-di-vista_logoLa cura e la cultura: per la stagione 2020/21 il museo Egizio di Torino “raddoppia” con due calendari di conferenze egittologiche, tutte online. A novembre il museo Egizio dà il via al proprio programma di conferenze scientifiche, che per la stagione 2020/2021 si presenta con un doppio calendario di incontri interamente online, incentrati sui temi di ricerca e di indagine egittologica, museale e archivistica, che vedrà alternarsi ricercatori internazionali e curatori del museo. L’istituzione, in linea con i propri principi e le proprie finalità, si propone quindi di diventare un palcoscenico dove egittologi e la comunità scientifica tutta raccontino le ricerche e gli studi condotti rendendoli accessibili a un pubblico ampio, che riunisce addetti ai lavori, appassionati e curiosi. Tutti gli appuntamenti verranno trasmessi in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. “Uno dei compiti propri di un museo è quello di rendere visibile la ricerca che compie diffondendo i risultati degli studi compiuti e mettendoli a disposizione della comunità scientifica e del pubblico”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Un’ambizione che in questo periodo assume una centralità ancora più forte perché ci permette di coltivare e mantenere vivo il fondamentale legame tra il museo e il suo pubblico, oltre che con la comunità scientifica nazionale e internazionale. Questo è possibile grazie a tutti coloro che seguono il museo Egizio e che possono esserne parte attiva non solo visitandolo, ma anche supportandone le attività di ricerca”.

Il primo ciclo di conferenze, realizzato in collaborazione con Acme (Associazione Amici e Collaboratori del Museo Egizio), si concentrerà sulla partecipazione di studiosi provenienti dall’Italia e dall’estero, i quali renderanno noti risultati e passi avanti delle varie ricerche in corso. Tra questi Vincent Rondot, direttore del Dipartimento di antichità egizie del Louvre (25 maggio 2021); Rita Lucarelli, che all’università di Berkeley sta conducendo degli studi sull’arte funeraria egizia utilizzando tecnologie 3D e di realtà aumentata (8 giugno 2021); Ramadan Badri Hussein, che terrà una lezione su alcune recenti scoperte legate agli scavi di Saqqara in Egitto (26 gennaio 2021); e Luigi Prada, membro del Dipartimento di Egittologia dell’università di Oxford e presidente ACME (29 giungi 2021). La prima Conferenza è in programma martedì 24 novembre 2020, a cura di Stefano De Martino dell’università di Torino e del direttore Christian Greco su “Cause, conseguenze e memoria della pandemia che colpì l’Egitto e il Regno Ittita nel XIV secolo a.C.”.

La novità di quest’anno è invece rappresentata dal ciclo di conferenze “Museo e Ricerca. Scavi, Archivi e Reperti”, che vedrà come protagonisti i progetti di ricerca curati dal Dipartimento Collezione e Ricerca del museo Egizio. Un modo per dare evidenza e centralità agli studi in corso sulla collezione, che comprendono sia approfondimenti specifici su singoli reperti o contesti archeologici, sia progetti di più ampio respiro e di interesse generale, sempre connessi alla cultura materiale custodita in museo. Sarà proprio con un incontro tenuto da uno dei curatori del Museo che inizierà la programmazione, che proseguirà fino al mese di giugno 2021: giovedì 12 novembre 2020 alle 18, infatti, sarà una conferenza a cura di Paolo del Vesco sugli scavi della missione congiunta del museo Egizio e del museo Nazionale di Antichità di Leiden a Saqqara a inaugurare la nuova stagione di conferenze egittologiche dell’istituzione.