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Torino. Al museo Egizio la conferenza “The international Multaka Network: the evolving role of museums as places of belonging, in a world shaped by migration” con Nicola Jane Nash Bird, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Con l’evolversi della società, anche la pratica museale cambia, riflettendo una comprensione più profonda della posizione e della rilevanza delle istituzioni culturali nel mondo contemporaneo. Questa conferenza vuole mostrare come i musei stiano andando oltre i tradizionali ruoli di ricerca, apprendimento e conservazione, assumendo un ruolo proattivo nella creazione di spazi di guarigione, appartenenza e profondo impatto sociale. Se ne parla al museo Egizio di Torino martedì 11 novembre 2025, alle 18.30, in sala conferenze (ingresso da via Maria Vittoria 3M) nell’incontro “The international Multaka Network: the evolving role of museums as places of belonging, in a world shaped by migration”con Nicola Jane Nash Bird. La conferenza è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al al link: https://www.eventbrite.it/e/the-international-multaka-network-tickets-1952661696699?aff=ebdssbdestsearch&_gl=1*351r3c*_up*MQ..*_ga*MjEzNTI2NjEzNS4xNzYyMjcxNzE4*_ga_TQVES5V6SH*czE3NjIyNzE3MTckbzEkZzAkdDE3NjIyNzE3MTckajYwJGwwJGgw. In lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Attraverso il caso studio del progetto pluripremiato Multaka Oxford, Nicola Bird illustrerà come il volontariato nei musei possa generare programmi dinamici che rispecchiano le comunità a cui si rivolgono. La conferenza metterà in luce come approcci basati sull’equità e sul beneficio reciproco possano essere adottati trasversalmente tra i dipartimenti, trasformando i musei in strumenti di cambiamento sociale. Sarà anche uno spazio di riflessione su come i musei possano diventare veri e propri “punti d’incontro”, luoghi in cui impariamo a connetterci attraverso la nostra umanità condivisa.

Nicola Jane Nash Bird (foto museo egizio)

Nicola Bird è la project manager del progetto pluripremiato Multaka Oxford, con sede all’History of Science Museum e il Pitt Rivers Museum dell’università di Oxford. Da oltre trent’anni Nicola unisce la sua passione per l’uguaglianza nell’accesso all’istruzione, alla cultura e alle arti ai suoi ruoli professionali di insegnante, formatrice e responsabile di pratiche e progetti di coinvolgimento comunitario, specializzandosi in pratiche eque nei musei e nel patrimonio culturale. Dal 2012 lavora presso la rete Gardens, Libraries and Museums (GLAM) dell’università di Oxford, adottando approcci basati sui valori e incentrati sulla persona per garantire una migliore rappresentazione globale e prospettive più inclusive all’interno delle collezioni e delle attività museali.

Milano. XI edizione delle Giornate di Archeologia, Arte e Storia del Vicino e Medio Oriente, promossa da Fondazione Terra Santa, Commissariato di Terra Santa del Nord Italia e rivista ‘Terrasanta’. Due giorni in presenza tra Cattolica e museo dei Cappuccini. Ecco il ricco programma

A Milano, dal 6 al 7 novembre 2025, si terrà l’XI edizione delle Giornate di Archeologia Arte e Storia del Vicino e Medio Oriente, promossa da Fondazione Terra Santa ETS, Rivista Terrasanta, Commissariato di Terra Santa del Nord Italia. L’appuntamento, dedicato ad approfondire l’archeologia, la storia e l’attualità politica dell’area più complessa del panorama internazionale, con un ricco programma di conferenze, avrà luogo all’università Cattolica del Sacro Cuore e all’auditorium Museo dei Cappuccini. La partecipazione è gratuita previa iscrizione da effettuarsi sulla piattaforma Eventbrite o via email all’indirizzo iscrizioni@fondazioneterrasanta.it indicando il proprio nominativo, quello di eventuali accompagnatori e titolo della/le sessione/i a cui si desidera partecipare.

Milano, giovedì 6 novembre 2025, ore 14.30 – 17, università Cattolica del Sacro Cuore: Polo San Francesco – Aula Convegni (SF.301), largo Gemelli, Milano. Saluti e introduzione: prof.ssa CLAUDIA PERASSI, direttrice della Scuola di specializzazione in Beni archeologici, università Cattolica del Sacro Cuore, Milano. “Oriente cristiano: scavi e ricerche”. Intervengono: prof.ssa BASEMA HAMARNEH, docente di Archeologia Tardoantica e Paleocristiana, università di Vienna, “La carta di Madaba, mosaico e mappa dei luoghi biblici”; prof. GABRIELE CASTIGLIA, docente di Topografia dell’Orbis Christianus Antiquus, e dott. fra SIMONE SCHIAVONE ofm conv., archeologo, Pontificio Istituto di Archeologia cristiana (Piac), Roma, “Il Campo dei Pastori a Beit Sahour tra ricerca e cooperazione”; prof. don GIANANTONIO URBANI, professore di Archeologia biblica e Escursioni, Studium Biblicum Franciscanum, Gerusalemme, “Le antichità nascoste del Monte Tabor”; dott.ssa ILARIA INCORDINO, egittologa, Istituto di Studi Bizantini Dumberton Oaks, Harvard, “Il monastero copto di Manqabad, nel Medio Egitto”. Evento realizzato in collaborazione con lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme e l’università Cattolica del Sacro Cuore. Con il contributo di Fondazione Homo Viator – San Teobaldo e Linfa dell’Ulivo 2025, Vicenza.

Giornalisti in azione in zone di guerra (foto fondazione terrasanta)

Milano, venerdì 7 novembre 2025, ore 9 – 13, auditorium Museo dei Cappuccini: via A. Kramer 5, Milano. “Geopolitica della guerra e informazione negata. I casi di Israele, Palestina, Libano, Iran e i suoi alleati”. Intervengono: dott. RICCARDO SORRENTINO, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, “Le guerre non raccontate: giornalisti uccisi e libertà di stampa negata”; dott.ssa VERONICA FERNANDES, giornalista, Rai News 24, inviata in Medio Oriente, “Cisgiordania, fotografia di un’occupazione”; dott.ssa LAURA SILVIA BATTAGLIA, giornalista, coordinatrice della Scuola di giornalismo dell’università Cattolica, Milano, “L’Iran e i suoi proxies nei conflitti con Israele”; dott. ENRICO PALUMBO, ricercatore di Storia Contemporanea, università IULM, Milano, “Israele e l’eredità dell’ebraismo e della Shoah”; prof. CAMILLE EID, giornalista e docente di Lingua araba, “Il Libano tra guerra e cambiamento”. Modera i lavori, dott.ssa MANUELA BORRACCINO, giornalista. Incontro realizzato in collaborazione con UCSI Lombardia – Unione Cattolica Stampa Italiana e Opera San Francesco.

Roma. In Curia Iulia la conferenza “Marmi egizi per la magnificenza di Roma barocca: significati, declinazioni, tecniche” a cura di Nicoletta Marconi (università di Roma Tor Vergata) e Armando Civitella (università dei Marmorari di Roma) per il ciclo Aegyptophilia, a cura di Carmelo Occhipinti e Claudio Castelletti

Giovedì 6 novembre 2025, alle 16.30, in Curia Iulia a Roma, la conferenza “Marmi egizi per la magnificenza di Roma barocca: significati, declinazioni, tecniche” a cura di Nicoletta Marconi (università di Roma Tor Vergata) e Armando Civitella (università dei Marmorari di Roma, Scuola delle Arti e dei Mestieri di San Pietro in Vaticano). Accesso da largo della Salara Vecchia. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento su https://egitto6novembre.eventbrite.it. Dopo i saluti istituzionali di Simone Quilici, direttore del parco archeologico del Colosseo, introduzione di Claudio Castelletti, università di Roma Tor Vergata. Nel 2024, per iniziativa del Corso di Studi magistrali in Storia dell’Arte dell’università di Roma Tor Vergata, il Dipartimento di Studi letterari, filosofici e di Storia dell’Arte dello stesso Ateneo ha istituito in convenzione col museo Egizio di Torino il laboratorio di ricerca EgyLab, dedicato alla ricezione dell’Egitto dall’Antichità greco-romana all’età contemporanea, diventato laboratorio didattico a partire dall’anno accademico 2025-2026. Nel quadro delle attività di EgyLab, il Dipartimento ha promosso nel 2025 in convenzione col parco archeologico del Colosseo un ciclo di conferenze “Aegyptophilia”, a cura di Carmelo Occhipinti e Claudio Castelletti, patrocinato dal DiVA – Dipartimento di valorizzazione del patrimonio culturale, dal museo Egizio, Torino, dall’Accademia d’Egitto, dall’Institutum Romanum Finlandiae – Villa Lante al Gianicolo, dalla Fondazione Marco Besso e dal 3ARC – Ancient Art Architecture Reception Center. Il ciclo è stato ideato non solo come un’occasione di confronto interdisciplinare tra studiosi e studiose di diversa formazione scientifica e metodologica (archeologi, egittologi, storici, storici dell’arte, storici dell’architettura, ecc.), ma anche come uno “spazio” di condivisione e accessibilità del sapere, per promuovere e valorizzare il dialogo tra cultura egiziana e cultura europea, in particolare italiana.

Milano. A Palazzo Litta, aperto al pomeriggio, presentazione del libro “Ri-scoperte. Reperti archeologici da raccolte private milanesi” curato da Alberto Bacchetta (Sabap-Mi)

Martedì 4 novembre 2025, alle 16, in sala Azzurra di Palazzo Litta in corso Magenta a Milano, in occasione dell’apertura al pubblico del palazzo, dalle 15.30 alle 18.30, in collaborazione con la direzione regionale Musei nazionali Lombardia e la direzione di Palazzo Litta, presentazione del libro “Ri-scoperte. Reperti archeologici da raccolte private milanesi” curato da Alberto Bacchetta, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano. Ingresso gratuito fino a esaurimento posti. Il libro presenta un ampio catalogo di reperti archeologici di varia provenienza (egizi, italici, etruschi, magno-greci, romani) recuperati in questi anni grazie all’attività di tutela svolta dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano in collaborazione con il Nucleo di Monza del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Partecipano all’incontro la prof.ssa Elena Calandra (università di Pavia), il Lgt. c.s. Raffaele Adorante (Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale – Nucleo di Monza) e l’avv. Giuseppe Liberti (soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Milano).

Copertina del libro “Ri-scoperte. Reperti archeologici da raccolte private milanesi” a cura di Alberto Bacchetta

Ri-scoperte. Reperti archeologici da raccolte private milanesi (All’Insegna del Giglio). Il libro presenta il catalogo scientifico di un’ampia selezione di reperti archeologici di particolare interesse, provenienti da operazioni di recupero effettuate dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano in collaborazione con il Nucleo di Monza del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Tali reperti, in origine detenuti da privati, sono entrati a far parte del Patrimonio dello Stato a seguito di sequestri operati dall’autorità giudiziaria oppure di consegne volontarie. Nella maggior parte dei casi si tratta di manufatti provenienti dall’Italia centro-meridionale, a cui si aggiungono beni di origine extra-italica, in particolare dall’Egitto. Nonostante la completa mancanza di informazioni sul loro originario contesto di rinvenimento, questi reperti rivestono un notevole interesse archeologico e il loro studio costituisce l’occasione per farli conoscere e apprezzare, restituendo loro valore e significato. Questo lavoro fornisce l’opportunità di mostrare un aspetto importante della costante attività di tutela svolta dalle istituzioni pubbliche impegnate nella conoscenza e nella salvaguardia del nostro Patrimonio Culturale

Egitto. L’attesa è finita: inaugurazione ufficiale del Grand Egyptian Museum (su invito, cerimonia in diretta su TikTok). Apertura al pubblico dal 4 novembre, anniversario della scoperta della Tomba di Tutankhamon

L’attesa è finita. Sabato 1° novembre 2025 il Grand Egyptian Museum apre le porte al mondo: e per l’occasione il primo ministro egiziano Mostafa Madbouly ha annunciato che sabato 1° novembre sarà un giorno festivo. A un passo dalle Piramidi per l’inaugurazione del GEM, il più grande museo del mondo dedicato ad una civiltà, con 57mila reperti e tutto il tesoro di Tutankhamon per la prima volta in mostra tutto insieme, arriveranno Capi di Stato, presidenti, re, personaggi pubblici e autorità da tutto il mondo. La cerimonia d’inaugurazione, alle 20 ora locale, potrà essere seguita in esclusiva su TikTok sulla pagina ufficiale del Grand Egyptian Museum a partire dalle 17 (ora italiana) al link https://www.tiktok.com/@grandegyptianmuseum?_r=1…. Il Grand Egyptian Museum aprirà le porte al pubblico a partire dal 4 novembre 2025, in concomitanza con la commemorazione della scoperta della tomba del faraone Tutankhamun, avvenuta appunto il 4 novembre 2022 (vedi Egitto. Per il centenario della scoperta della Tomba di Tutankhamon il Consiglio supremo delle Antichità apre mostre archeologiche e d’arte, accompagnate da visite guidate, attività e laboratori artistici sull’arte della mummificazione e della scrittura nell’antico Egitto | archeologiavocidalpassato).

Il Grand Egyptian Museum – come si diceva – è il più grande museo al mondo dedicato a un’unica civiltà “Antica Civiltà Egizia”. Si estende su 490mila mq (poco meno di 70 campi da calcio), e ha un ingresso principale di circa 7mila mq, dove troneggia la statua di re Ramses II, e più di 57mila reperti che raccontano la storia dell’Egitto attraverso i secoli (da 700mila anni fa al 394 d.C.), oltre alla grande scalinata, che si estende su una superficie di circa 6mila mq, con un’altezza equivalente a 6 piani. Il museo comprende anche 12 gallerie principali di circa 18mila mq, gallerie temporanee di circa 1700 mq, oltre a sale per esporre oggetti da collezione di re Tutankhamon su un’area di circa 7,5mila mq, inclusi più di 5mila pezzi dei tesori del re esposti insieme per il primo tempo, oltre a un museo per bambini con una superficie di circa 5mila mq, il museo dovrebbe attirare circa 5 milioni di visitatori all’anno.

Lo scalone d’onore del Grand Egyptian Museum a Giza (Cairo, Egitto) aperto al pubblico (foto ministry of tourism and antiquities)

Premi internazionali e riconoscimenti. Il Grand Egyptian Museum ha ricevuto il premio Prix Versailles 2024 come uno dei musei più belli del mondo, riconoscendo il suo design architettonico innovativo che fonde la storia antica egizia con la modernità e la sostenibilità. Il Prix Versailles, annunciato ogni anno dal 2015 dall’Unesco, si presenta come il premio mondiale dell’architettura e del design. Sempre nel 2024 al GEM è stato assegnato il FIDIC Award per il miglior progetto globale dalla Federazione Internazionale degli Ingegneri Consulenti. il GEM ha ricevuto 8 certificazioni ‘ISO’ nei settori dell’energia, della salute, della sicurezza sul lavoro, dell’ambiente e della qualità; e ha ottenuto il certificato ‘EDGE Advance’ per gli edifici verdi per il 2024 come primo museo verde in Africa e Medio Oriente.

L’egittologo Zahi Hawass sotto la statua di Ramses II al Grand Egyptian Museum (foto da profilo FB di hawass)

“Il Grand Egyptian Museum – ricorda l’egittologo Zahi Hawass – nasce dalla visione del ministro Farouk Hosny durante il mio mandato come Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità. Insieme, abbiamo iniziato a trasformare un sogno in realtà: un museo accanto alle piramidi che racconterebbe l’eterna storia dell’Egitto. Ricordo vividamente il momento in cui abbiamo scelto il sito, selezionato l’architetto attraverso un concorso internazionale, e l’indimenticabile trasferimento della colossale statua di Ramses II nella sua nuova casa, un momento che vivrà per sempre nel cuore di tutti gli egiziani. Il GEM è più di un semplice edificio; è un simbolo dell’orgoglio egiziano e un ponte tra il nostro antico patrimonio e le nostre aspirazioni moderne. Ora, dopo anni di dedizione, questo sogno sta per aprire le porte al mondo”.

Roma. In Curia Iulia la conferenza “La citazione erudita nell’architettura eclettica di Ernesto Verrucci Bey alla corte d’Egitto” a cura di Giuseppe Bonaccorso (università di Camerino)

Giovedì 30 Ottobre 2025 in Curia Iulia, alle 11, la conferenza “La citazione erudita nell’architettura eclettica di Ernesto Verrucci Bey alla corte d’Egitto”, a cura di Giuseppe Bonaccorso (università di Camerino). Accesso da largo della Salara Vecchia. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti su https://egitto30ottobre.eventbrite.it. Dopo i saluti istituzionali di Francesca Boldrighini (parco archeologico del Colosseo), introduce Claudio Castelletti (università di Roma Tor Vergata). Nel 2024, per iniziativa del Corso di studi magistrali in Storia dell’Arte dell’università di Roma Tor Vergata, il dipartimento di Studi letterari, filosofici e di Storia dell’Arte dello stesso Ateneo ha istituito in convenzione col museo Egizio di Torino il laboratorio di ricerca EgyLab, dedicato alla ricezione dell’Egitto dall’Antichità greco-romana all’età contemporanea, diventato laboratorio didattico a partire dall’anno accademico 2025-2026. Nel quadro delle attività di EgyLab, il Dipartimento ha promosso nel 2025 in convenzione col parco archeologico del Colosseo un ciclo di conferenze intitolato Aegyptophilia, a cura di Carmelo Occhipinti e Claudio Castelletti, patrocinato dal DiVA – dipartimento di Valorizzazione del Patrimonio culturale, dal museo Egizio di Torino, dall’Accademia d’Egitto, dall’Institutum Romanum Finlandiae – Villa Lante al Gianicolo, dalla Fondazione Marco Besso e dal 3ARC – Ancient Art Architecture Reception Center. Il ciclo è stato ideato non solo come un’occasione di confronto interdisciplinare tra studiosi e studiose di diversa formazione scientifica e metodologica (archeologi, egittologi, storici, storici dell’arte, storici dell’architettura, ecc.), ma anche come uno “spazio” di condivisione e accessibilità del sapere, per promuovere e valorizzare il dialogo tra cultura egiziana e cultura europea, in particolare italiana.

Torino. Al museo Egizio, in presenza e on line, la conferenza “Carlo Vidua e l’arte del viaggio” con Pier Maria Stabile e Alberto Ballerino

Alla scoperta dei viaggi di Carlo Vidua. Martedì 28 ottobre 2025, alle 18.30, in sala Conferenze del museo Egizio di Torino, con ingresso da via Maria Vittoria 3M, la conferenza “Carlo Vidua e l’arte del viaggio” con Pier Maria Stabile e Alberto Ballerino. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/carlo-vidua-e-larte-del…. L’evento è disponibile anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Insaziabile desiderio di conoscenza, cultura latitudinaria nutrita da eclettici studi, vivacità intellettuale, cosmopolitismo e soprattutto anticonformismo, sono i segni distintivi di Carlo Vidua, raffinato voyageur nel primo trentennio dell’Ottocento. Artefice del museo Egizio di Torino alla cui istituzione dette il contributo fondamentale, egli intuì nella sua quasi visionaria lungimiranza, l’enorme valenza culturale per il Regno di Sardegna e per l’Italia derivante dall’acquisto dell’imponente collezione di antichità raccolte da Bernardino Drovetti, console di Francia in Egitto. Allergico alle convenzioni tipiche della vita di un rampollo dell’aristocrazia subalpina della Restaurazione, Carlo incominciò presto a viaggiare, stimolato dalla volontà di conoscere istituzioni, usi e costumi dei Paesi di ben cinque continenti, spingendosi fino all’Oceania. In occasione di questi viaggi, Vidua conobbe personaggi di tutte le estrazioni sociali – dai sovrani alle semplici guide – le cui vicende, spesso uniche, saranno narrate durante l’incontro dedicato a questo viaggiatore per cui il viaggio rappresentò non solo un mezzo di evasione esistenziale, ma anche un’arte, espressione di un inarrestabile moto dello spirito.

Roma. A Palazzo delle Esposizioni apre la XX edizione di “Restituzioni”, la grande mostra con 128 opere del programma di restauri che Intesa Sanpaolo conduce da trentasei anni in collaborazione con il ministero della Cultura

Cariatide da Villa Adriana di Tivoli prima del restauro (foto villae / quirino berti)

Cariatide da Villa Adriana di Tivoli dopo il restauro (foto villae / quirino berti)

Mosaico con delfini dalla Villa della Punta di Monfalcone, I secolo d.C. conservato al museo Archeologico nazionale di Aquileia (Ud); due frammenti di papiro del museo Archeologico di Bologna con formule/capitoli del “Libro dei Morti”: uno a nome di Tuy, Regni di Thutmose III e Amenhotep II (1479-1400 a.C.), l’altro a nome di Nesientefnut, Epoca Tolemaica, 332-30 a.C.; un Pannello in marmo del museo nazionale di Ravenna raffigurante l’episodio di Ercole che uccide la cerva di Cerinea, prima metà del VI secolo; Cariatide in marmo pentelico, età adrianea (117-138 d.C.), da Villa Adriana di Tivoli: sono alcune delle opere che dal 28 ottobre 2025 al 18 gennaio 2026 si possono ammirare al Palazzo delle Esposizioni di Roma nella mostra “Restituzioni 2025”, la grande mostra conclusiva della XX edizione del programma di restauri del patrimonio artistico pubblico che Intesa Sanpaolo conduce da trentasei anni in collaborazione con il ministero della Cultura. L’esposizione, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, è prodotta e organizzata da Intesa Sanpaolo in collaborazione con Azienda Speciale Palaexpo e promossa dall’assessorato alla Cultura di Roma Capitale.

Museo Archeologico nazionale di Aquileia: mosaico con delfini dalla Villa della Punta di Monfalcone (I sec. d.C.) dopo il restauro (foto gruppo mosaicisti ravenna)

Museo Archeologico nazionale di Aquileia: mosaico con delfini al momento del rinvenimento a Villa della Punta di Monfalcone (I sec. d.C.) (foto man aquileia)

LE OPERE DELLA XX EDIZIONE DI RESTITUZIONI A fronte di opere in mostra di artisti più noti al grande pubblico – Giovanni Bellini, Bartolomeo Vivarini, Giulio Romano, Battistello Caracciolo, Luca Giordano, Mario Sironi, Pino Pascali – molti sono gli oggetti “particolari” che testimoniano la varietà e peculiarità del patrimonio artistico italiano, offrendo l’occasione per interventi di restauro interessanti per tecnica e metodologie, come, ad esempio, la spinetta di Antegnati di metà Cinquecento, la draisina ottocentesca (antenata della bicicletta) da Gallarate (Va), l’arco da Samurai e la barca siamese dal Castello Ducale di Agliè (To), la barca cucita (metà II – fine I secolo a.C.) di oltre 4 metri dal MAN di Adria (Ro), due abiti in stile Charleston da Roma, la pianeta e la stola di manifattura messicana in penne di colibrì da Roma, il letto in osso di età romana da Chieti, il grande Reliquiario a tabella da Serra San Bruno (VV). Per la prima volta, Restituzioni apre agli strumenti scientifici, con una macchina planetaria dal Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Restaurate, ma non in mostra per ragioni dimensionali e conservative, anche due colossali opere del territorio bresciano, il Martirio di San Vitale di Sebastiano Ricci dalla chiesa di San Vitale a Seniga e La Vergine che intercede presso Dio la liberazione delle anime purganti di Andrea Celesti dalla chiesa di San Giovanni di Mura a Palazzolo sull’Oglio. Il Cavallo colossale di Antonio Canova, imponente scultura in gesso custodita ai Musei Civici di Bassano del Grappa (VI) e finalmente ricomposto nella sua interezza dopo la sua riduzione in pezzi avvenuta negli anni Sessanta, anch’esso restaurato in questa XX edizione di Restituzioni, farà simbolicamente da trait d’union tra la mostra romana e l’esposizione che le Gallerie d’Italia di Milano dedicheranno nell’autunno 2025 all’età napoleonica Eterno e Visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo. Nel 2025 un ulteriore restauro monumentale si è aggiunto alla lunga lista delle opere inamovibili interessate da Restituzioni: sono infatti stati realizzati i lavori di manutenzione straordinaria sugli affreschi nell’abside della chiesa di Santa Maria foris portas presso il parco archeologico di Castelseprio (Va). Tra le più importanti testimonianze per lo studio dell’arte pittorica medievale lombarda, il ciclo di affreschi rappresenta scene dell’infanzia di Cristo con episodi tratti dai Vangeli apocrifi anche piuttosto rari. L’intervento realizzato nell’ambito di Restituzioni ha consentito anche una mappatura completa dello stato di conservazione degli affreschi.

IL PROGRAMMA RESTITUZIONI. Dal 1989 Intesa Sanpaolo, con cadenza oggi triennale, collabora con gli Enti ministeriali preposti alla tutela (soprintendenze, direzioni regionali Musei nazionali e musei autonomi) per individuare opere appartenenti a musei pubblici, privati o ecclesiastici, siti archeologici e chiese di tutta Italia, bisognose di restauro e ne sostiene gli interventi. La scelta delle opere segue un unico criterio: ascoltare le esigenze dei territori per valorizzarne l’identità attraverso interventi che privilegino l’effettiva necessità e urgenza del restauro. L’obiettivo è sempre quello di recuperare beni rappresentativi della varietà del patrimonio storico-artistico italiano, sia in termini cronologici sia in termini di materiali e tecniche – pittura su tavola e tela, affreschi, mosaici, scultura in marmo o pietra, in bronzo, manufatti tessili, oreficeria, etc. – capolavori d’indubbia rilevanza, così come opere che sono vicine a noi e contribuiscono a costruire il vissuto del territorio. Al termine degli interventi di ciascuna edizione, le opere restaurate sono esposte in una mostra organizzata da Intesa Sanpaolo, dove il pubblico può apprezzare il risultato del lavoro dei restauratori. In 36 anni sono oltre 2200 le opere “restituite” alla collettività: una sorta di ideale museo, con testimonianze che spaziano dalle epoche più lontane fino all’età contemporanea, dall’archeologia all’oreficeria, alle arti plastiche e pittoriche. Sono centinaia i musei, i siti archeologici, le chiese, garanti della destinazione pubblica dei propri tesori, che hanno beneficiato di questo programma, altrettanti i laboratori di restauro qualificati, distribuiti da Nord a Sud, incaricati dei restauri ed altrettanti gli studiosi coinvolti nella redazione delle schede storico-critiche per i cataloghi.

Dettaglio dei “pesci” nel pavimento dell’aula sud della basilica di Aquileia, parte del programma Restituzioni monimentali 2000 (foto soprintendenza beni archeologici fvg)

Un curriculum a cui si affiancano gli interventi su opere di scala monumentale, che hanno interessato, ad esempio, i mosaici pavimentali paleocristiani della Basilica di Aquileia, gli affreschi di Lanfranco nella Cappella del Tesoro di San Gennaro nel Duomo di Napoli, quelli di Altichiero e Avanzo nella Cappella di San Giacomo nella Basilica del Santo a Padova, il portale in bronzo della Basilica di San Marco a Venezia, gli affreschi di Stefano fiorentino dell’Abbazia di Chiaravalle milanese (per i 20 anni di Restituzioni), due delle vetrate rinascimentali di Santa Maria del Fiore a Firenze, l’intera realtà museale di Casa Manzoni a Milano, il grande telero della Cena di san Gregorio Magno di Paolo Veronese nella Basilica di Monte Berico a Vicenza (per i 30 anni di Restituzioni). Restauri monumentali più recenti: il cinquecentesco monumento in marmo raffigurante la Madonna del Parto di Jacopo Sansovino conservato nella Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio a Roma, gli affreschi di Girolamo di Romano, detto il Romanino, rinvenuti durante i lavori di restauro dell’organo Antegnati-Serassi nel Duomo Vecchio di Brescia. Oltre al progetto Restituzioni per la salvaguardia del patrimonio pubblico, Intesa Sanpaolo esprime il suo impegno in ambito culturale attraverso la valorizzazione a livello nazionale e internazionale del suo cospicuo e prestigioso patrimonio storico, artistico, architettonico e archivistico – in particolare nei musei delle Gallerie d’Italia a Milano, Napoli, Torino e Vicenza, nell’intento di condividerlo con la collettività. Le iniziative in ambito culturale si concretizzano in un piano triennale di interventi denominato Progetto Cultura, che prevede mostre, incontri, attività didattiche e formative oltre ad attività sinergiche con importanti istituzioni culturali nazionali e internazionali. La guida cartacea e il catalogo generale pubblicato on-line della mostra sono realizzati da Società Editrice Allemandi.

Trieste. All’auditorium della Casa della Musica la conferenza “Dalla Nubia all’Egitto attraverso gli scavi della Missione archeologica italiana in Sudan” con Francesca Iannarilli egittologa dell’università Ca’ Foscari

L’egittologa Francesca Iannarilli

Martedì 28 ottobre 2025, alle 18, all’auditorium della Casa della Musica in via Capitelli 3 a Trieste, il Centro culturale egittologico “Claudia Dolzani” propone la conferenza “Dalla Nubia all’Egitto attraverso gli scavi della Missione Archeologica Italiana in Sudan” con Francesca Iannarilli egittologa dell’università Ca’ Foscari di Venezia, field director della MAI in Sudan. “Nel mio intervento”, anticipa Francesca Iannarilli, “voglio introdurre il pubblico all’archeologia e alla storia antica del Sudan, passando attraverso i suoi legami secolari con l’Egitto faraonico e con il mondo mediterraneo. Questo percorso seguirà le orme della Missione Archeologica Italiana in Sudan, che per 50 anni ha lavorato sul sito UNESCO di Jebel Barkal (nord Sudan) – portando alla luce una città regale del I secolo d.C. – fino all’avvento della guerra civile del 2023. Si tratterà di un viaggio breve ma ricco che si propone di incuriosire e destare interesse su una realtà sconosciuta ai più, eppure così ricca di storia e cultura (sia antica che moderna)” (vedi È uscito per Gangemi editore International il libro “Jebel Barkal. Mezzo secolo della Missione Archeologica Italiana in Sudan” a cura di Emanuele Ciampini e Francesca Iannarilli che raccoglie il risultato di mezzo secolo di lavoro, ereditato, rivisto e ripensato nel sito meroitico di Jebel Barkal | archeologiavocidalpassato).

Roma. Alle Scuderie del Quirinale aperta la mostra “Tesori dei Faraoni”, la seconda più ampia esposizione di antichità egizie mai allestita in Italia dal 2002: 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal museo Egizio del Cairo e dal museo di Luxor. L’inaugurazione alla presenza del Presidente Sergio Mattarella con il ministro per il Turismo e le Antichità dell’Egitto, Sherif Fathy

Oro, lapislazzuli, alabastro direttamente dall’Antico Egitto. Vengono dal museo Egizio del Cairo i cinque bracciali d’oro di Sekhemkhet (III dinastia); il grande collare di Psusennes I (XXI dinastia) in oro, lapislazzuli, corniola, feldspato; il pendente col volto di Hathor (XXII dinastia) in lapislazzuli e oro; la sedia della principessa Sitamon (XVIII dinastia) in legno dorato; la pietra calcarea dipinta con Akhenaten e la famiglia in adorazione del Dio Aten (XVIII dinastia); la maschera funeraria d’oro di Amenemope (XXI dinastia) in oro e cartonnage. Invece dal museo di Luxor ecco la decorazione al Valor militare in oro (fine XVII – inizio XVIII dinastia); il sarcofago antropoide esterno di Tuya (XVIII dinastia) in legno rivestito di stucco dorato; l’anello di maiolica blu (XVIII dinastia) in faience. Sono solo alcuni di 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal museo Egizio del Cairo e dal museo di Luxor, molti dei quali esposti per la prima volta fuori dal loro paese, che dal 24 ottobre 2025 al 3 maggio 2026 si possono ammirare alle Scuderie del Quirinale a Roma nella mostra “Tesori dei faraoni”, curata da Tarek El Awady, già direttore del museo Egizio del Cairo, e prodotta da ALES – Arte Lavoro e Servizi del ministero della Cultura con MondoMostre, in collaborazione con il Supreme Council of Antiquities of Egypt, e il sostegno del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, del ministero della Cultura, del ministero del Turismo e delle Antichità d’Egitto, con il patrocinio della Regione Lazio e la collaborazione scientifica del museo Egizio di Torino.

Mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale: da sinistra, Matteo Lafranconi, direttore delle Scuderie del Quirinale; Alessandro Giuli, ministro della Cultura; Fabio Tagliaferri, presidente di ALES (foto mic)

“Questa mostra racconta non solo i faraoni, ma anche le persone che li circondavano”, spiega il curatore Tarèk El Awady. “Ogni reperto è una voce che ci parla di vita, fede e immortalità. È un dialogo tra passato e presente, tra Egitto e Italia, che continua da tremila anni”. E Fabio Tagliaferri, presidente di ALES, aggiunge: “Tesori dei Faraoni riafferma il ruolo delle Scuderie del Quirinale, che ALES gestisce per il ministero della Cultura, come spazio delle grandi narrazioni universali e della cooperazione culturale internazionale. Con questo progetto, ALES e i partner istituzionali propongono un modello di cooperazione culturale che guarda oltre la mostra: programmi di formazione, attività didattiche, scambi scientifici e collaborazioni con musei e università italiane ed egiziane. La cultura diventa così infrastruttura di relazioni, nel segno del Piano Mattei, come investimento concreto nella conoscenza e nel futuro condiviso del Mediterraneo”. La mostra si inserisce infatti nel quadro delle relazioni culturali tra Italia ed Egitto e dialoga con gli obiettivi del Piano Mattei per l’Africa, come esempio concreto di cooperazione fondata su conoscenza, formazione e valorizzazione del patrimonio condiviso. È un progetto che riafferma la cultura come strumento di dialogo e amicizia, capace di unire due civiltà legate da sempre dal Mediterraneo e dal fascino della storia comune. Una stretta di mano che proseguirà con la partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’inaugurazione del Gem, il Grand Egyptian Museum del Cairo, il 1° novembre 2025.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto all’inaugurazione della mostra “Tesori dei Faraoni” giovedì 23 ottobre 2025 con il ministro per il Turismo e le Antichità dell’Egitto, Sherif Fathy, e il segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità Mohamed, Ismail Khaled, accolti dal ministro della Cultura Alessandro Giuli e dal direttore delle Scuderie del Quirinale, Matteo Lafranconi. Il Capo dello Stato ha visitato il percorso espositivo illustrato da Mohamed Ismail Khaled, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità e da Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino. “Affascinante”, il commento del presidente Mattarella.

Mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale: da sinistra, Mohamed Ismail Khaled, Sergio Mattarella, Sherif Fathy, Alessandro Giuli, Christian Greco (foto mic)

“Orgoglioso, da ministro e da amante dell’antichità, di celebrare, nella cultura e nel dialogo, l’amicizia tra Italia ed Egitto”, dichiara il ministro Alessandro Giuli. “Questa mostra è l’esempio eccellente del fatto che la cooperazione in ambito culturale può generare frutti straordinari che arricchiscono identità radicate nel solco delle rispettive origini, e può, realmente, avvicinare popoli affratellati da una medesima comunità, oltre che geografica, di destino. Tesori dei Faraoni è un esempio eccellente, e virtuoso, di questo approccio. Non rappresenta soltanto una esposizione di stupendi manufatti, simbolo di una civiltà millenaria che ha saputo dare forma al mistero della vita attraverso la cultura, e ha influenzato le tradizioni più prestigiose, orientali e occidentali. Le Scuderie del Quirinale, con la gestione di ALES, rappresentano un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale, in grado di attrarre pubblico da tutto il mondo. La cura scientifica, la qualità dell’allestimento, l’attenzione alla mediazione culturale e all’accessibilità sono elementi che rendono le esposizioni qui realizzate momenti di godimento estetico e al tempo stesso occasioni di apprendimento autentico”. Sherif Fathy, ministro del Turismo e delle Antichità, ha evidenziato i profondi legami storici e culturali che uniscono l’Egitto e l’Italia, definendo la mostra “I Tesori dei Faraoni” a Roma come “una vera e propria incarnazione del rapporto radicato e duraturo tra le nostre due nazioni, un legame che si estende per millenni e che continua ad evolversi in un contesto di reciproco rispetto e apprezzamento”. Il ministro ha ribadito l’impegno dell’Egitto a rafforzare questa collaborazione e ad ampliare le opportunità di cooperazione in ambiti che rispondano agli interessi comuni di entrambi i Paesi, in particolare nei settori del turismo e delle antichità. “Questi due settori hanno da sempre svolto un ruolo fondamentale nel promuovere la comprensione reciproca, nel rafforzare i legami tra i popoli e nel costruire ponti tra civiltà”. E conclude: “I Tesori dei Faraoni sono molto più di una semplice esposizione archeologica; rappresentano una celebrazione dell’amicizia e della diplomazia culturale. Sono un invito coinvolgente per il popolo italiano a scoprire l’incredibile eredità archeologica dell’Egitto e la sua straordinaria diversità come destinazione turistica”. Anche Mohamed Ismail Khaled, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, ha sottolineato l’importanza della mostra “Tesori dei Faraoni” come un ponte culturale di grande rilievo che unisce l’Egitto al resto del mondo, offrendo al pubblico internazionale l’opportunità di immergersi nella profondità e nello splendore della civiltà dell’antico Egitto. “Le mostre archeologiche temporanee all’estero rappresentano uno degli strumenti più efficaci per promuovere la comprensione culturale e la valorizzazione del patrimonio umano condiviso. E questa alle Scuderie del Quirinale è la seconda più ampia esposizione di antichità egizie mai allestita in Italia dal 2002, a testimonianza dei solidi e duraturi legami culturali tra l’Egitto e l’Italia”.

Dettaglio del coperchio del sarcofago della regina Ahhotep II, in stucco dorato e legno (foto massimo listri)

Tesori dei Faraoni è un viaggio nella civiltà egizia attraverso le sue forme più alte e insieme più intime: potere, fede, vita quotidiana. Il percorso apre con lo splendore dell’oro, materia divina e simbolo dell’eternità. Il sarcofago dorato della regina Ahhotep II, la Collana delle Mosche d’oro, antica onorificenza militare per il valore in battaglia, e il collare di Psusennes I introducono al mondo delle élite egizie, dove l’ornamento diventa linguaggio politico e riflesso di una teologia del potere. Intorno al corredo funerario di Psusennes I, scoperto a Tanis nel 1940, si concentrano oggetti di straordinaria raffinatezza: amuleti, coppe e gioielli che, dopo tremila anni, conservano intatta la loro luce.

Vaso canopo di Tuya (foto massimo listri)

Dalla magnificenza regale si entra nell’universo del rito e del passaggio, dove la morte è intesa come trasformazione. Il monumentale sarcofago di Tuya, madre della regina Tiye, domina una sezione dedicata alle pratiche funerarie e alla fede di rinascita. Attorno, le statuette ushabti, i vasi canopi e un papiro del Libro dei Morti raccontano la precisione quasi scientifica con cui gli Egizi preparavano il viaggio nell’aldilà: un insieme di formule, immagini e strumenti per attraversare il mondo invisibile e rinascere alla luce di Ra.

Sedia dorata della principessa Sitamon (foto massimo listri)

Il percorso si apre poi al volto umano della regalità. Le tombe dei nobili e dei funzionari, come quella di Sennefer, svelano la quotidianità del potere, la devozione e il senso del dovere di chi serviva il faraone come garante dell’ordine cosmico. In dialogo con queste figure, la poltrona dorata di Sitamun, figlia di Amenofi III, restituisce un’intimità sorprendente: un oggetto domestico, usato in vita e poi deposto come dono nella tomba dei nonni, testimonianza rara di affetto e continuità familiare.

Anello in maiolica blu dalla Città d’Oro (foto massimo listri)

Una delle sezioni più attese è dedicata alla “Città d’Oro” di Amenofi III, scoperta nel 2021 da Zahi Hawass. Gli utensili, i sigilli e gli amuleti provenienti da questo straordinario sito restituiscono la voce degli artigiani e dei lavoratori che costruivano la grandezza dei faraoni. Lì, tra le officine e le case, la civiltà egizia appare nel suo volto più umano e produttivo, capace di unire ingegno tecnico e senso religioso in ogni gesto.

La Maschera funeraria d’oro di Amenemope (foto massimo listri)

La mostra culmina nel mistero della regalità divina. Le statue e i rilievi che chiudono il percorso sono tra le espressioni più alte dell’arte faraonica: l’Hatshepsut inginocchiata in atto d’offerta, la diade di Thutmosi III con Amon, la Triade di Micerino, fino alla splendida maschera d’oro di Amenemope, dove il volto del re, levigato e perfetto, diventa icona di un corpo che appartiene ormai al divino. In chiusura, la Mensa Isiaca – eccezionalmente concessa dal Museo Egizio di Torino – riannoda il filo simbolico che da Alessandria conduce a Roma, testimoniando l’antico legame spirituale e culturale tra i due mondi. Come ricorda Zahi Hawass, “il più grande monumento mai costruito dall’Egitto non fu una piramide o un tempio, ma l’idea stessa di eternità.” È questa idea, più forte della pietra e dell’oro, a risuonare in ogni sala della mostra.