Milano. Al teatro Carcano l’incontro “L’anima egizia. Riti funerari e viaggi ultraterreni” di e con Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino
Lunedì 12 gennaio 2026, alle 20.30, al Teatro Carcano di Milano, per gli incontri del lunedì la conferenza “L’anima egizia. Riti funerari e viaggi ultraterreni” di e con Christian Greco: il direttore del museo Egizio di Torino e archeologo di fama internazionale, guida un incontro dedicato alla concezione egizia dell’anima e ai riti funerari che accompagnavano il defunto nell’Aldilà. Esperto di egittologia e divulgatore, Greco approfondisce il significato culturale e simbolico delle cerimonie funebri nell’antico Egitto. Biglietti teatrocarcano.com.
Torino. Al museo Egizio presentazione, in presenza e on line, del libro “NYMPHAEA: A visual survey on ancient Egyptian yellow coffins” di Rogério Sousa, egittologo dell’università di Lisbona
I sarcofagi gialli sono uno dei più vasti e affascinanti corpora di contenitori funerari dell’antico Egitto. Dal punto di vista della decorazione pittorica, si distinguono per qualità e complessità, configurandosi come un fenomeno unico nella storia dell’arte. Se ne parla nel libro “NYMPHAEA: A visual survey on ancient Egyptian yellow coffins” di Rogério Sousa che viene presentato al museo Egizio di Torino venerdì 9 gennaio 2026: appuntamento alle 18 in sala Conferenze (accesso da via Maria Vittoria 3M) con Rogério Sousa. Incontro in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala. Disponibile anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/nymphaea-a-visual-survey-on… Questo libro propone un approccio innovativo all’esame della cultura visiva mostrata in questi oggetti, con l’obiettivo non solo di realizzare una ‘mappatura iconografica’ del repertorio utilizzato nei vari componenti dei sarcofagi gialli, ma anche di comprendere come e perché si sono evoluti durante la XXI dinastia. In definitiva, questo esame ci aiuta a svelare i vari livelli di significato mostrati in questi oggetti e a prevedere il ruolo sociopolitico che essi svolgevano nella società tebana della XXI dinastia. Oltre alle intuizioni teoriche, questo libro offre metodi utili per stimolare i ricercatori a esplorare autonomamente i sarcofagi gialli, fornendo loro strumenti oggettivi per datare le composizioni e comprendere il significato di un sarcofago nel contesto più ampio del corpus giallo.
Rogério Sousa è professore di Egittologia e Storia antica nella Facoltà di Lettere dell’università di Lisbona e coordina diversi progetti legati agli Studi sul Patrimonio nell’ambito dell’Egittologia. Dal 2009 si dedica allo studio dei sarcofagi gialli, con particolare attenzione a quelli rinvenuti nella Tomba dei Sacerdoti di Amon (Bab el-Gasus) a Tebe. Coordina il Gate of the Priests Project, avviato nel 2013 con l’obiettivo di studiare e pubblicare le antichità provenienti da questo sito archeologico. È co-curatore della collana Gate of the Priests Series, pubblicata da Brill, ed è autore e curatore di numerosi lavori su questo tema.
Un libro al giorno. “I Popoli del Mare: leggenda o realtà?” a cura di Elena Asero che tenta di dare alcune risposte su queste genti di cui si conoscono gli etnonimi solo dalle fonti egiziane
È uscito per i tipi di Edizioni Espera il libro “I Popoli del Mare: leggenda o realtà?” a cura di Elena Asero. Con la pubblicazione di questi atti si è cercato di contribuire e rispondere alle domande: chi erano i Popoli del Mare? Quale ruolo rivestono nella storia? Sono realmente esistiti o sono frutto di miti o leggende? La complessità dell’argomento ha prodotto negli ultimi anni una ricca e articolata letteratura con solo pochissimi punti fermi. Di queste genti, di cui si conoscono gli etnonimi solo dalle fonti egiziane, gli studiosi non sono unanimi nell’assegnare né una precisa collocazione geografica, né tanto meno riconoscere tra essi nomi di popolazioni conosciute. Sappiamo che emersero sul finire della tarda Età del Bronzo si spostarono verso il bacino del Mediterraneo orientale e l’Egitto, penetrarono e sostituirono alcune società oramai da tempo indebolite dalla crisi socio-economica, politica e istituzionale del sistema palaziale della Età del Bronzo, stremate anche dagli intensi e protratti eventi naturali catastrofici che si verificarono verso il 1200 a.C.
Torino. Oltre 1,2 milioni di visitatori al museo Egizio nel 2025: +22,8% in un anno. “Anche nel 2026 il museo Egizio continuerà a trasformarsi con l’obiettivo di diventare sempre più accogliente, stimolante e accessibile”
Il museo Egizio di Torino chiude il 2025 con un nuovo record: 1.273.354 di visitatori nel 2025, in crescita del 22,8% rispetto ai 1.036.689, registrati nel 2024, anno del bicentenario. Il dato conferma il consolidamento dell’attrattività del museo, anche in presenza delle complessità logistiche determinate dal cantiere per la realizzazione della piazza Egizia. Il mese che ha registrato un maggiore afflusso di pubblico è stato aprile 2025 (con +28,5% rispetto all’analogo mese del 2024), ma l’incremento maggiore sull’anno precedente lo ha avuto maggio, con + 35,5% rispetto all’anno precedente.

Il direttore Christian Greco e la presidente Evelina Christillin con tutto il personale del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
Tantissimi anche i visitatori virtuali attraverso i canali digitali del museo Egizio che manda un ringraziamento speciale anche ai Soci Fondatori, a chi ha deciso di contribuire concretamente alle attività del museo e all’Associazione Amici Collaboratori del Museo Egizio per il loro supporto costante e prezioso. “Anche nel 2026 – assicurano dalla direzione – il museo Egizio continuerà a trasformarsi con l’obiettivo di diventare sempre più accogliente, stimolante e accessibile – come sempre lo farà assieme”.
Torino. Al museo Egizio la “Leggere tra le bende: i tessuti delle mummie-animali votive” con l’egittologa Maria Diletta Pubblico, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino
Il culto degli animali rappresenta uno degli aspetti più sorprendenti della religione egizia. A partire dal Nuovo Regno, milioni di esemplari appartenenti a diverse specie furono mummificati e venduti ai fedeli, affinché potessero offrirli in dono alle divinità corrispondenti in cambio di protezione e benefici. Le mummie animali votive erano spesso costituite da elaborati bendaggi, realizzati con straordinaria perizia, che ne accrescevano tanto il valore simbolico quanto quello economico. Questi raffinati motivi decorativi costituiscono oggi una fonte preziosa per comprendere le competenze tecniche degli artigiani egizi e il ruolo simbolico attribuito ai tessili nella religione egiziana. Il bendaggio, infatti, non svolgeva una funzione puramente decorativa, ma era il mezzo attraverso cui l’animale veniva trasformato in un essere sacro e modellato in una forma idealizzata, immediatamente riconoscibile dalla divinità a cui era dedicato. In questo senso, il bendaggio si configura come l’agente principale della trasformazione materiale e rituale di queste offerte votive. Se ne parla martedì 16 dicembre, alle 18.30, in sala conferenze del museo Egizio di Torino, con accesso da via Maria Vittoria 3M, nella conferenza “Leggere tra le bende: i tessuti delle mummie-animali votive” con l’egittologa Maria Diletta Pubblico, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’Associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. Partendo dalle più recenti indagini condotte nell’ambito del progetto europeo SEAMS “A Study of Egyptian Animal Mummy Styles” (HE-MSCA-PF-GF: 101105365), la conferenza esplora il ruolo dei tessili nel contesto delle mummie animali votive, analizzando le tecniche di produzione dei bendaggi, le varianti stilistiche e i significati rituali connessi alla trasformazione di queste offerte. Un viaggio attraverso un’intricata rete di gesti, saperi e credenze che rende i bendaggi un luogo privilegiato d’incontro tra maestria artigianale e dimensione sacra. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su Eventbrite al link https://www.eventbrite.it/…/leggere-tra-le-bende-i… La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio di Torino. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino.
Maria Diletta Pubblico è ricercatrice post-dottorato Marie Skłodowska-Curie presso il museo Egizio e Visiting Associate Researcher presso l’Università della California, Los Angeles. È inoltre Visiting Scholar presso l’Università di Lund, l’Università di Copenaghen e il CNR di Roma. Ha conseguito un dottorato di ricerca e un post-dottorato in Egittologia e ha maturato esperienza lavorando presso l’Egypt Exploration Society di Londra e in numerose missioni archeologiche in Italia (Pompei, Cuma, Roma) e in Egitto (Saqqara, Abu Ghurab, Asyut, Luxor). I suoi interessi di ricerca si concentrano in particolare sulla religione, la cultura materiale e il ruolo degli animali nell’antico Egitto, temi sui quali ha pubblicato estensivamente.
Fratta Polesine (Ro). Al museo Archeologico nazionale per “Un tè al Museo” incontro “Armonie perdute. I suoni dell’antichità” con Mario La Rosa (università di Padova): un viaggio sensoriale nel tempo, alla scoperta di come suonavano il mondo e la vita quotidiana nell’antichità
Per millenni, la musica e i suoni hanno scandito ogni aspetto dell’esistenza umana: dal sacro al profano, dal lavoro alla festa, dalla guerra ai riti funebri. Ma quali melodie risuonavano davvero nell’antica Grecia, a Roma o nei villaggi dell’Età del Bronzo? E quali strumenti venivano utilizzati? Come suonava il mondo nell’antichità? Se ne parla domenica 14 dicembre 2025, alle 15.30, al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (Ro), nell’incontro “Armonie perdute. I suoni dell’antichità”, per il ciclo di incontri “Un Tè al Museo”, unisce la piacevolezza di un momento conviviale all’approfondimento di temi legati al patrimonio archeologico e alla storia antica. Per questo nuovo appuntamento, il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine invita il pubblico a un viaggio sensoriale nel tempo, alla scoperta di come suonavano il mondo e la vita quotidiana nell’antichità. A guidare i visitatori e le visitatrici in questo affascinante percorso di riscoperta sarà Mario La Rosa, archeologo e dottorando al dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova. Attraverso l’analisi delle fonti letterarie, iconografiche e, soprattutto, dei rari reperti archeologici, il Dott. La Rosa svelerà i segreti degli antichi strumenti musicali, come il flauto di Pan e la cetra ad esempio, e ne ricostruirà il ruolo sociale, religioso e culturale. L’iniziativa ricade nell’ambito del progetto MUSE — MUSical Ecosystems of Ancient Northern Italy (XIII B.C. – VII C.E.) PRIN 2022 DD 104 — Codice Progetto: 2022W2CBXS Dipartimento dei Beni Culturali – Università degli Studi di Padova. Come di consueto, “Un Tè al Museo” propone una formula di dialogo informale e rilassato, offrendo ai partecipanti una tazza di tè caldo per favorire la condivisione e il confronto attorno a temi che uniscono passato e presente. Sarà un’occasione unica per riflettere non solo sulla musica in sé, ma anche sulla capacità dei suoni di evocare e ricostruire contesti storici lontani. La partecipazione è gratuita con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti: 0425 668523, drm-ven.museofratta@cultura.gov.it.
Torino. Al museo Egizio, in presenza e on line, l’incontro con Silvana Cincotti “Sulle tracce della memoria: gli scavi di Jean-Jacques Rifaud e la contestualizzazione archeologica” con la presentazione del libro “Les fouilles de Jean-Jacques Rifaud en Égypte” (Franco Cosimo Panini Editore), sesto titolo della collana scientifica del museo Egizio
Giovedì 11 dicembre 2025, alle 18.30, nella sala Conferenze del museo Egizio di Torino (accesso da via Maria Vittoria 3M) presentazione del libro “Les fouilles de Jean-Jacques Rifaud en Égypte” di Silvana Cincotti (Franco Cosimo Panini Editore), dedicato agli scavi di Jean-Jacques Rifaud in Egitto, nell’incontro “Sulle tracce della memoria: gli scavi di Jean-Jacques Rifaud e la contestualizzazione archeologica”. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/sulle-tracce-della-memoria… L’incontro è disponibile anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio di Torino.
Il libro “Les fouilles de Jean-Jacques Rifaud en Égypte”, in lingua francese, sesto titolo della collana scientifica “Studi del Museo Egizio”, è dedicato alla figura di Jean-Jacques Rifaud, avventuriero e scavatore marsigliese attivo in Egitto nella prima metà dell’Ottocento. Attraverso l’analisi dei documenti appartenenti al Fondo Rifaud, oggi conservato a Ginevra, è stato possibile ricostruire le sue attività di scavo e seguire la dispersione dei reperti da lui rinvenuti, oggi presenti in istituzioni come il Museo Egizio, il Louvre, il British Museum, i Musei del Cairo e i Musei di Berlino e Monaco. Il libro restituisce un ritratto inedito di Rifaud, figura poliedrica e ancora poco conosciuta, contribuendo a ridefinire la conoscenza delle prime campagne di scavo in Egitto e della formazione delle collezioni di antichità egizie.
Silvana Cincotti, storico dell’arte, si è laureata a Siena e ha continuato gli studi all’università Paul Valéry di Montpellier, conseguendo il dottorato di ricerca in Egittologia. Ha partecipato a campagne di inventariazione nell’ambito del progetto MICROPAST dell’Egypt Exploration Society e ha lavorato come epigrafista per la missione francese del CFEETK a Karnak. Ha insegnato Economia dell’arte alla Facoltà di Economia di Torino ed è curatrice di mostre (ricordiamo ad esempio “Incēnsum” ai Musei Reali di Torino). È responsabile del Rifaud Project, un progetto di ricerca dedicato alla contestualizzazione dei reperti delle collezioni egizie e in modo particolare allo studio della Drovettiana.
Torino. Al museo Egizio la conferenza “Cercando un altro Egitto nell’arte dei Fenici” con l’archeologa Ida Oggiano, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino
Gli apporti dell’immaginario egiziano all’arte fenicia hanno origine nel groviglio di relazioni umane stabilite tra gli abitanti della costa levantina e gli egiziani nel corso di millenni. Ad accompagnare scambi di prodotti e idee, furono oggetti di varia natura che, prodotti nella valle del Nilo, furono acquisiti e/o regalati per essere poi riprodotti fedelmente o riletti e reinterpretati. Si formò così, nel corso dei millenni, un filone artistico “egittizzante levantino” nel quale gli elementi egiziani divennero totalmente locali (un altro Egitto quindi) e nel quale, nel primo millennio, i Fenici furono maestri perché lo arricchirono con innovazioni ispirate dai rinnovati rapporti con la valle del Nilo. Se ne parla martedì 9 dicembre 2025, alle 18.30, in sala conferenze del museo Egizio di Torino, nella conferenza “Cercando un altro Egitto nell’arte dei Fenici” con l’archeologa Ida Oggiano, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del museo Egizio. Nella conferenza saranno illustrate alcuni aspetti di queste relazioni con un riferimento al tormentato presente della regione e alle attività di diplomazia culturale svolte del sud del Libano dal Kharayeb Archaeological Project (missione congiunta CNR-ISPC e università Libanese). Ingresso libero con accesso da via Maria Vittoria 3M, con prenotazione obbligatoria su Eventbrite al link: https://www.eventbrite.it/…/cercando-un-altro-egitto…. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio di Torino. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.
Ida Oggiano è archeologa specializzata nello studio del Levante meridionale del primo millennio a.C. e della Sardegna fenicia e punica. Dirige il Kharayeb Archaeological Project – luogo di culto di Kharayeb, sito rurale di Jemjim e porto di Tell Qasmiye – Libano. Direttore scientifico della Rivista di Studi Fenici e professore di Geografia e Archeologia del Vicino Oriente al Pontificio Istituto Biblico, Roma.
Licodia Eubea (Ct). Con la quarta giornata il XV Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico rientra nella sua sede storica: nove film, “Archeologia e ragazzi” (film, laboratori didattici, e visite guidate per le scuole), incontro con l’archeologo Santino Alessandro Cugno e la sera il cine-concerto “Mirabilia. Oltre l’ordinario”
Venerdì 5 dicembre 2025, quarta giornata del XV Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico, la kermesse cinematografica e non solo rientra nella sua sede storica, Licodia Eubea, dopo le prime tre giornate che hanno visto il debutto a Catania. Ed è una giornata piena, con nove film in cartellone, la mattinata dedicata alle scuole con “Ragazzi e archeologia” (film, laboratori didattici, e passeggiate alla scoperta di Licodia Eubea), il primo Incontro con l’Antico (protagonista l’archeologo Santino Alessandro Cugno), e gran finale la sera con il cine-concerto “Mirabilia. Oltre l’ordinario”.
Mattinata dunque intensa, che si apre alle 8.30, al Polo culturale della Badia, con la proiezione di quattro cortometraggi, in prima regionale (di cui uno fuori concorso): “La reine d’Egypte / The queen of Egypt” di Erwan Le Gal (Francia 2024, 6’). Nell’Egitto dell’8000 a.C., quando l’umanità apprese per la prima volta l’arte dell’apicoltura, la regina Nefertari vive le sue ultime ore accanto al faraone Ramses II, il grande amore della sua vita. In un intreccio di memoria, mito e natura, The Queen of Egypt evoca il crepuscolo di una civiltà e il volo delle api come simbolo d’eternità, in un racconto poetico che unisce amore, bellezza e nascita delle prime forme di armonia tra l’uomo e la natura. Segue “Il segreto della Dea / The secret of the Goddess” di Lorenzo Antonioni (Italia 2019, 26’). Al tempo degli Etruschi fervono i preparativi per la festa della dea della fertilità. Vulca, che lavora da un ceramista, è un bambino che si interroga sul mistero del divino ed intraprende un percorso interiore immergendosi nella natura. Quindi “Il fiume e Nina / The river and Nina” di Lorenzo Daniele (Italia 2025, 5’). Attraverso la tecnica dello stop motion, i bambini della Scuola dell’Infanzia del IV Istituto Comprensivo “D. Costa”, raccontano le vicende storiche di un territorio della Sicilia orientale, quello di Augusta, dai primi insediamenti umani in epoca preistorica, all’estrazione del sale in epoca moderna con la creazione delle saline, passando per le due Guerre Mondiali e la successiva industrializzazione che ha portato ricchezza, ma anche inquinamento. Il messaggio finale, tuttavia, è di grande speranza. Chiude questo gruppo di corti, “Once Beneath a Time” di Amelia Dickson (USA 2024, 4’). Un viaggio nelle profondità di un mondo preistorico immaginario e un omaggio a ciò che la Terra cela nelle sue profondità.
Alle 11.40, gli ultimi die film della mattinata: in prima regionale, “L’uomo di Val Rosna / The man of Val Rosna” di Stefano Zampini (Italia 2024, 19’). Un viaggio nelle ultime giornate dell’Uomo di Val Rosna, cacciatore paleolitico vissuto 14.000 anni fa. Il cortometraggio ne racconta la vita quotidiana, tra caccia, rituali di gruppo come la lavorazione del pesce e la pittura con l’ocra, e momenti unici: il più antico intervento dentistico conosciuto, la trapanazione di una carie su un dente del giudizio.In un crepuscolo di luce e silenzio, il suo viaggio termina con una sepoltura onorata da una pietra dipinta, simbolo di rispetto e memoria ancestrale. Chiude, in prima nazionale, il film “Diario di scavo. Archeologi a Siponto / Excavation Diary. Archaeologists in Siponto” (Italia 2025, 55’) di Lorenzo Scaraggi, il regista pugliese vincitore del premio del pubblico la scorsa edizione. A Siponto, una giornata di scavo diventa il racconto del mestiere dell’archeologo. Diario di scavo osserva i gesti, il tempo e la cura di chi riporta alla luce la storia, rivelando il valore dell’archeologia pubblica come dialogo tra terra, ricerca e comunità.
Mentre al Polo culturale della Badia si proiettano i film, alle 9 e alle 11, con ritrovo in piazza Garibaldi, parte la visita guidata “Esplorando Licodia Eubea”: gli studenti degli istituti di istruzione di secondo grado verranno accompagnati in un affascinante percorso di consapevolizzazione al patrimonio culturale di Licodia Eubea, visitandone i monumenti e scoprendo le storie di chi li ha abitati. Invece dalle 10, all’auditorium della chiesa di Santa Lucia, il laboratorio “Mani nel passato: creare come gli Etruschi” Pensati per gli studenti degli istituti di istruzione di primo grado, i laboratori costituiscono un’occasione per tradurre in azione i contenuti proposti durante le proiezioni cinematografiche dei matinée scolastici. Il laboratorio “Mani nel passato: creare come gli Etruschi” sarà un vero e proprio viaggio nel tempo. I giovani partecipanti scopriranno come gli antichi Etruschi modellavano statuette votive in argilla e metallo tramite tecniche antiche e tradizionali, percorrendo così un affascinante percorso alla scoperta della loro religiosità.
Le proiezioni riprendono nel pomeriggio, alle 17, al Polo Culturale della Badia: si inizia con il film “La Muculufa” (Italia 2024, 22’) del regista argentino Francesco Montefusco (presente in sala). Muculufa è un suggestivo rilievo montuoso al confine tra Agrigento e Caltanissetta, attraversato dal fiume Salso, il più lungo di Sicilia, e noto per le sue miniere di zolfo. Oltre 4000 anni fa fu un importante centro per le popolazioni della Valle del Salso durante l’Età del Bronzo Antico. Questo santuario “pancastellucciano”, già oggetto di scavi pionieristici negli anni ’80, torna oggi alla luce grazie a un innovativo progetto di “archeologia del cielo”. Segue il film, in prima nazionale, “Tiempo en Maya” (Messico 2025, 29’) di Alberto Josè Doctorovich. Questo documentario, realizzato con la tecnica del timelapse, esplora le conoscenze astronomiche estremamente precise della civiltà Maya, come il loro calendario e le strutture allineate con il Sole, la Luna e Venere. Attraverso l’esplorazione dei principali siti archeologici, il film rivela il profondo legame dei Maya con i cicli celesti. Quindi, il film, in prima nazionale, “La Festa / The Mistery Play” (Spagna 2025, 60’) di Manuel Gutierrez Aragón. Nel Medioevo, il teatro rinacque grazie alla messa in scena, all’interno delle chiese, dei cosiddetti “drammi sacri”, che fiorirono in tutta Europa a partire dal XII secolo. Con il Concilio di Trento, la Chiesa li proibì e queste rappresentazioni scomparvero del tutto. Tutte, tranne una: i Misteri d’Elx, dove gli abitanti trasformano il dolore della morte nella gioia della celebrazione.
Incontro con l’antico. Alle 19, incontro con Santino Alessandro Cugno, archeologo del parco archeologico dell’Appia Antica e responsabile del parco archeologico delle Tombe di Via Latina, ideatore del graphic novel “Demetriade. La Gens Anicia e la via Latina” (edito da Nubes, realizzato degli sceneggiatori Sergio Vacca e Sonia Morganti con i disegni e i colori di Davide Pierotti), un fumetto che racconta le vicissitudini di una nobildonna romana della prima metà del V secolo d.C., convertita al Cristianesimo, e quindi la storia dell’origine della basilica di Santo Stefano protomartire al III miglio della via Latina. In tempi bui, la luce stende il suo chiarore verso orizzonti impensabili e rende capaci di azioni che superano la fragile vita umana. Questa è la storia di Demetriade, fanciulla della nobile famiglia degli Anici, che – guidata dal suo profondo amore per Cristo – attraversò un’epoca tempestosa e complessa, si confrontò con Sant’Agostino e San Girolamo e commissionò la costruzione della basilica di Santo Stefano nella sua proprietà sulla Via Latina. I resti dell’edificio furono ritrovati nel 1857 e sono ancora oggi oggetto di scavi e studi. Perché l’Amore, come la luce, raggiunge orizzonti impensabili anche nel tempo.
Santino Alessandro Cugno, specialista in Archeologia Tardoantica e Medievale, ha partecipato ad attività sul campo e ha in attivo una vasta bibliografia che spazia dalla topografia all’archeologia rupestre, dalla storia dell’archeologia alla museologia. Socio della SAMI, ha ricevuto la menzione di merito al Premio Umberto Zanotti Bianco di Italia Nostra.
Alle 19.30, pausa con “Calici d’autore”, ovvero un aperitivo rinforzato con i prodotti del territorio in compagnia degli ospiti del festival (registi, produttori, archeologi, antropologi e delegazioni artistiche dei film), che si trasforma in un momento conviviale e di confronto informale con il pubblico. Ingresso è a pagamento, e il ticket si può prenotare su https://www.rassegnalicodia.it/shop/.
Alle 21, “Mirabilia. Oltre l’ordinario”, proiezione di corti d’autore animati cui seguirà un cine-concerto: la proiezione di due film muti musicati dal vivo dai musicisti Mario Indaco, Giovanna Albani, Giuseppe Severini e Marilena Lanzafame che eseguiranno brani composti da Giovanna Albani e Daniele Maugeri.





































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