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Torino. Al museo Egizio l’incontro “Il museo risponde: bisogni, ascolto, strumenti” dedicato al racconto e alla condivisione del progetto di accessibilità del museo Egizio, finanziato dal PNRR. Prenotazione obbligatoria. Ecco il programma

torino_egizio_progetto-accessibilità_giornata-di-presentazione_locandina“Il museo risponde: bisogni, ascolto, strumenti”: martedì 24 settembre, dalle 8.45 alle 13, il museo Egizio di Torino dedica una mattina al racconto e alla condivisione del progetto di accessibilità del museo Egizio, finanziato dal PNRR, che ha visto l’implementazione di nuovi strumenti per rendere la collezione fruibile da tanti portatori di bisogni. L’appuntamento si tiene in sala conferenze (accesso da via Maria Vittoria) e l’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria su Eventbrite. Clicca QUI per prenotare. Dai pannelli tattili ai materiali in Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), dal modello tattile del Palazzo del Collegio dei Nobili che ospita il Museo Egizio alle audiodescrizioni dei reperti, dalla preparazione della visita con la Storia Sociale alla formazione di guide in grado di erogare visite in LIS, fino al nuovo spazio tranquillo realizzato lungo il percorso di visita… un’occasione di scambio e di riflessione su obiettivi e primi risultati, insieme ai professionisti e alle professioniste che hanno contribuito alla messa a terra del progetto.

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I pannelli tattili installati al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

PROGRAMMA. Alle 8.45, accoglienza; 9, Massimo Osanna (direttore generale Musei, Mic): introduzione e saluti; 9.15, saluti istituzionali: Evelina Christillin – Christian Greco (museo Egizio); Franco Lepore, Giovanni Laiolo (presidente regionale UICI Piemonte, presidente UICI Torino); Francesco Luda di Cortemiglia (presidente Istituto dei Sordi); Serafino Timeo (presidente ENS Regionale); Fabrizio Serra (segretario generale Fondazione Paideia). Alle 10, introduzione “Dalla risposta al bando alla messa a terra. Storia di una squadra ibrida” con Maria Elena Colombo (museo Egizio); 10.15, “Il museo a portata di mano” con Federica Facchetti (museo Egizio); “Strumenti per il design della comunicazione accessibile” con Rocco Rolli (Tactile Vision); “La rappresentazione fisica dell’architettura: il modello visivo-tattile del Palazzo dell’Accademia delle Scienze” con Enrico Bergonzoni (Brg Studio); “Il design dei pannelli tattili” con Matteo Cinquetti (museo Egizio); 11.15, “Il museo a colpo d’occhio” con Maria Elena Colombo (museo Egizio); “Dall’Interpretazione al glossario: la traduzione” con Enrico Dolza e Nicola Della Maggiora (Istituto dei Sordi); “Imparare a segnare: un percorso di formazione” con Gabriella Grioli (Istituto dei Sordi) e Sasca Malabaila (Rear). Alle 12.15, “Il museo facile” con Alessia Fassone (museo Egizio); “Semplificare e facilitare con testi in simboli della Comunicazione Aumentativa Alternativa e la scrittura Easy to Read” con Anna Peiretti, Cecilia Rubertelli (Fondazione Paideia); “Il tempo per comunicare, tra la preparazione alla visita e il racconto dell’esperienza vissuta” con Gianluca Solito (Fondazione Paideia). Spazio per domande e risposte.

Torino. Al museo Egizio concerto del quintetto di fiati “Obiettivo Orchestra” in occasione dei festeggiamenti per i 200 anni del museo, nell’ambito di MiTo Settembre Musica

torino_egizio_concerto-quintetto-di-fiati_locandinaIl museo Egizio di Torino ospita un concerto In occasione dei festeggiamenti per i 200 anni del museo, nell’ambito di MiTo Settembre Musica. Appuntamento giovedì 19 settembre 2024, alle 17, in sala conferenze, il quintetto di fiati “Obiettivo Orchestra” che eseguirà composizioni di Ottorino Respighi e Sergej Prokof’ev. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria online a questo link. Il quintetto a fiati Obiettivo Orchestra è composto da Davide Lantrua, flauto; Nicolò Marengo, oboe; Michelangelo Lotito, corno; Roberta Bruno, clarinetto; Alan Giraudo, fagotto; Mario Bois, voce narrante. In programma di Ottorino Respighi il Quintetto a fiati in sol minore P21 e di Sergej Prokof’ev Pierino e il lupo (adattamento per quintetto a fiati).

Torino. Al museo Egizio conferenza dell’egittologo Antonio Loprieno su “Gli antichi Egizi credevano nei loro dei?”. Incontro in presenza e on line

torino_egizio_conferenza-gli-egizi-credevano.nei-loro-dei_loprieno_locandinaUn’occasione unica per approfondire la religione degli antichi Egizi è la conferenza dell’egittologo Antonio Loprieno “Gli antichi Egizi credevano nei loro dei?” in programma nella sala conferenze del museo Egizio di Torino mercoledì 18 settembre 2024, alle 18. Introduce Federico Poole. Ingresso libero, con prenotazione obbligatoria su Evenbrite. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Lungi dall’essere la realtà uniforme, infatti, la religione egiziana fu sempre un insieme composito e variegato di dottrine teologiche e pratiche cultuali. Inoltre, in due momenti storici essa fu radicalmente rivoluzionata. Alla fine del Tardo Bronzo, intorno al 1200 a.C., si afferma la possibilità, fino allora assente, di un dialogo diretto fra sfera umana e sfera divina. Durante l’età del Ferro, intorno al 600 a.C., le religioni mediterranee vengono più direttamente associate alla dimensione etnica e nazionale, e conoscono un’opposizione sempre più accentuata fra mistero dottrinale e pratica cultuale.

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L’egittologo Antonio Loprieno

Antonio Loprieno (1955) ha studiato Egittologia e Orientalistica all’università di Torino (1973–1977), libera docenza all’università di Göttingen (1984) e ha insegnato nelle università di Perugia (1983–1989), università della California a Los Angeles (UCLA, 1989–2000), e università di Basilea (dal 2000 fino all’emeritazione nel 2023), di cui è stato anche Rettore dal 2005–2015. È membro dell’Accademia delle Scienze di Torino. È stato anche Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università svizzere (CRUS, 2008–2015), della Federazione delle Accademie delle Scienze in Europa (ALLEA, 2018–2024), del Consiglio Austriaco della Scienza (2016–2021), e del Comitato Scientifico del Museo Egizio (2011–2018). Ha inoltre diretto numerosi progetti di ricerca internazionale, da ultimo “Crossing Boundaries”, in collaborazione con la sezione papirologica del Museo Egizio. È attualmente professore ospite dell’università di Bonn. La sua produzione scientifica copre la lingua, la religione e la cultura letteraria egiziana.

Parco archeologico dell’Appia Antica. Per gli “Incontri di archeologia alle Tombe della via Latina” presentazione del libro “Il sentiero di Iside. Il culto isiaco tra Egitto tolemaico e Roma imperiale” dell’egittologo Giacomo Cavillier (Kemet edizioni) e visita guidata speciale alla Tomba dei Valeri

appia-antica_tombe-della-via-latina_presentazione-del-libro-il-sentiero-di-iside_cavilier_locandinaRiprendono gli “Incontri di Archeologia” alle Tombe della Via Latina, occasioni uniche proposte dal parco archeologico dell’Appia antica per incontrare gli esperti del settore e scoprire le loro ultime ricerche e pubblicazioni nella suggestiva cornice della sala superiore della Tomba dei Valeri. Sabato 14 settembre alle 10, appuntamento in via dell’Arco di Travertino 151, per la presentazione del libro “Il sentiero di Iside. Il culto isiaco tra Egitto Tolemaico e Roma Imperiale” (Kemet, 2024) del prof. Giovanni Cavillier, direttore del Centro studi di Egittologia e Civiltà copta “J.F.Champollion” di Genova. Dopo i saluti del direttore Simone Quilici e del responsabile del sito Santino Alessandro Cugno, interverrà l’autore prof. Giovanni Cavillier. Nel corso dell’evento, i partecipanti potranno visitare la Tomba dei Valeri. Attività gratuita, biglietti al link: https://portale.museiitaliani.it/…/a62f7628-2b88-42c7…

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Copertina del libro “Il sentiero di Iside. Il culto isiaco tra Egitto tolemaico e Roma imperiale” dell’egittologo Giacomo Cavillier (Kemet edizioni)

“Il sentiero di Iside. Il culto isiaco tra Egitto tolemaico e Roma imperiale” è l’ultima fatica dell’egittologo Giacomo Cavillier uscita per i tipi di Kemet. Ci si chiede come mai il culto di Iside abbia avuto una diffusione e un proselitismo nella cultura ellenistica e imperiale così ampi rispetto ad altre divinità del pantheon egizio e perché le molteplici traduzioni e rielaborazioni degli autori classici ne abbiano spinto l’orizzonte conoscitivo oltre gli originari confini culturali e linguistici. La ragione deve essere ricercata innanzitutto nella funzione protettiva della famiglia e della regalità della dea con le sue potenti arti magiche; ma, ben più importante, nella sua capacità di dialogare e di comunicare efficacemente con i fedeli attraverso il verbo e lo scritto. Nei testi religiosi dell’Egitto faraonico, sin dall’Antico Regno, Iside è la più eloquente tra gli dèi e il suo verbo, intriso di valore performativo, è in grado di innescare dialoghi e azioni fattuali pregni di significato e di simbolismo magico-rituale. Generare azioni mediante il verbo e la sua trascrizione e conferire la capacità del linguaggio rende Iside una figura universale fuori dall’Egitto e il suo culto, soprattutto in età ellenistica, è in grado di attrarre fedeli di ogni provenienza, cultura ed estrazione sociale del mondo mediterraneo e di plasmare molteplici aspetti della religione antica e tardo antica. L’autore è da qualche anno a capo del “Progetto Iside” per lo studio dei culti e delle collezioni egizie ed egittizzanti di epoca tolemaica e romana in Italia.

Torino. Al museo Egizio “Vestirsi per la battaglia. Elmi e armature nel Nuovo Regno”: incontro con l’egittologo Alberto Maria Pollastrini che presenta il suo libro “Helmets and Body Armour in New Kingdom Egypt”. Ingresso libero, prenotazione obbligatoria

torino_egizio_incontro-vestirsi-per-la-battaglia-elmi-e-armature-nel-nuovo-regno_alberto-pollastrini_locandinaGiovedì 12 settembre 2024, alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio di Torino “Vestirsi per la battaglia. Elmi e armature nel Nuovo Regno”: incontro con l’autore Alberto Maria Pollastrini, che presenterà il suo libro “Helmets and Body Armour in New Kingdom Egypt”. Introduce Johannes Auenmüller. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/vestirsi-per-la-battaglia…

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Copertina del libro “Helmets and Body Armour in New Kingdom Egypt” di Alberto Maria Pollastrini

L’obiettivo di Helmets and Body Armour in New Kingdom Egypt è esaminare le dinamiche relative all’introduzione e alla diffusione di elmi e armature in Egitto, durante la XVIII, XIX e XX dinastia. Il termine “introduzione” rappresenta il termine migliore per definire questo fenomeno, poiché questo tipo di equipaggiamento militare non è un’innovazione tecnologica egiziana. Al contrario, elmi e armature sono apparsi alla fine dell’Età del Bronzo, in seguito alla graduale espansione mitannica in Medio Oriente, per poi diffondersi nei territori circostanti, compreso l’Egitto. Lo sviluppo, durante i tre secoli di supremazia mitannica, di un nuovo modo di combattere, basato sull’impiego di masse di carri da guerra, favorì infatti l’adozione di un tipo di equipaggiamento difensivo che doveva consentire ai guerrieri di avere entrambe le mani libere, per combattere e guidare i veicoli. Possiamo quindi affermare che l’armatura rappresentava, per i membri degli equipaggi dei carri, la migliore risposta all’esigenza di protezione personale sul campo di battaglia. Tuttavia, a differenza di altre armi ed equipaggiamenti stranieri, come la spada khopesh, l’arco composito e il carro, gli elmi e le armature non sono stati recepiti come attributi caratteristici né nell’ideologia faraonica né nel contesto delle credenze religiose. In realtà, solo i testi ramessidi relativi alla battaglia di Qadesh e all’assedio della città siriana di Dapur menzionano corazze in stretta relazione al faraone combattente, mentre i riferimenti ad armature associate a una divinità o a un culto specifico sono al momento troppo sporadici per trarre delle conclusioni convincenti. L’analisi proposta nel libro si concentra in particolare su un’indagine delle attestazioni iconografiche, archeologiche e lessicografiche provenienti da un’ampia gamma di testimonianze materiali e fonti letterarie. Sulla base dei dati raccolti, è stata presentata una prospettiva il più possibile accurata su come l’elmo e la corazza furono introdotti e diffusi, sul loro impatto sulla guerra e sul loro possibile ruolo ideologico nell’arco cronologico del Nuovo Regno. Inoltre sono stati tracciati confronti tra i dati egiziani e le attestazioni contemporanee provenienti dal Medio Oriente e dalla regione egea, al fine di mettere in luce le dinamiche “internazionali” del fenomeno.

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L’egittologo Alberto Maria Pollastrini

Alberto Maria Pollastrini è nato a Cuneo nel 1981. Dopo gli studi all’università di Torino, nel 2021 ha conseguito il dottorato di ricerca in Egittologia all’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi, sotto la direzione del prof. Pascal Vernus. Fa attualmente parte dell’unità di ricerca AOROC – Archéologie et Philologie d’Orient et d’Occident dell’Université Paris Sciences et Lettres (PSL). È specializzato nella storia militare e nell’oplologia dell’Egitto e dell’Asia Occidentale, in particolare del II e del I millennio a.C. Ha partecipato a scavi archeologici in Egitto e in Italia.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Dal legno assemblato della nave alla rivoluzione segnica del IV millennio a.C.: Naqada e il momento zero della scrittura” col prof. Carlo Ruta, primo incontro in collaborazione con il Laboratorio degli Annali di storia

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Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria avvia un nuovo ciclo di conferenze con il Laboratorio degli Annali di storia curato da Giovanna Corradini. Mercoledì 11 settembre 2024, alle 17, in sala conferenze del MArRC il primo incontro dal titolo “Dal legno assemblato della nave alla rivoluzione segnica del IV millennio a.C.: Naqada e il momento zero della scrittura”. Introduce il direttore del MArRC Fabrizio Sudano. Relatore il prof. Carlo Ruta, storico delle Civilizzazioni, direttore scientifico degli Annali di Storia. Ingresso gratuito alla conferenza.

Taormina. Iside tra Sant’Agata e Santa Lucia: a Palazzo Ciampoli la conferenza “Nostra Signora del Mediterraneo Antico. Navigazione e culto di Iside tra ellenismo e impero” con Tigano, Frisone e Cavillier, a margine della mostra “Da Tauromenion a Tauromenium”

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Il culto di Iside, divinità dell’antico Egitto adorata anche in Sicilia durante l’epoca ellenistica-romana – culto che, secondo gli studiosi, sfociò in quello per Sant’Agata a Catania durante il periodo cristiano, mentre a Siracusa Santa Lucia è associata a Demetra – sarà il tema della conferenza “Nostra Signora del Mediterraneo Antico. Navigazione e culto di Iside tra ellenismo e impero” in programma martedì 10 settembre 2024 a Palazzo Ciampoli, alle 18. Un evento a latere della mostra “Da Tauromenion a Tauromenium” (Palazzo Ciampoli, aperta tutti i giorni, dalle 10 alle 19, fino al 30 novembre 2024: vedi Taormina. A Palazzo Ciampoli apre la mostra archeologica e multimediale “Da Tauromenion a Tauromenium. Alla scoperta della città invisibile tra storia e archeologia” con reperti, elementi architettonici, frammenti e statue rinvenuti durante gli scavi antichi e recenti (come la Sacerdotessa di Iside) e la ricostruzione animata degli edifici | archeologiavocidalpassato) che ha visto il rientro dal Museo Salinas di Palermo della statua della Sacerdotessa di Iside (II d.C.) ritrovata a Taormina nel 1867 in un terreno accanto alla chiesa di San Pancrazio. Edificio che anticamente era proprio un santuario dedicato alle divinità egizie di Iside e Serapide: un serapeion (tempio dedicato a Serapide) trasformato nei secoli in chiesa cristiana. A parlarne, introdotti da Gabriella Tigano (archeologa e direttrice del Parco archeologico Naxos Taormina) – che per questa mostra ha avuto in prestito la statua della sacerdotessa di Iside recuperata a Taormina nel 1867 e da allora esposta al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo – saranno Flavia Frisone (storica dell’università del Salento) e Giacomo Cavillier (egittologo dell’università del Cairo) che mostreranno come il culto di Iside, partendo dalle rive del Nilo, si sia integrato, trasformandosi nel contesto culturale del Mediterraneo antico.

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Mostra “Da Tauromenion a Tauromenium”: la Sacerdotessa di Iside osservata dagli archeologi Gabriella Tigano, Dario Barbera e Maria Grazia Vanaria (foto regione siciliana)

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La prof. Flavia Frisone, storica greca dell’università del Salento (foto parco naxos taormina)

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L’egittologo Giacomo Cavillier dell’università del Cairo (foto parco naxos taormina)

Al centro dell’incontro la straordinaria importanza del culto di Iside, il cui influsso si estese in tutto il Mediterraneo durante il periodo ellenistico e romano. Divinità dell’antico Egitto, terra che nell’antichità classica era considerata origine di culti arcani e venerabili, Iside ha esteso il proprio influsso ben oltre le sponde del Nilo. Dea protettrice e signora di arti magiche, Iside era considerata un nume capace di ascolto per i suoi devoti: una dimensione empatica e comunicativa che diede al suo culto una rilevanza unica e universale nel mondo ellenistico-romano. Lo spiega Flavia Frisone: “Prendendo le mosse da un reperto importantissimo segno della dimensione storica e culturale dell’antica Tauromenion, esploreremo una figura divina che espresse appieno il peculiare legame fra il mare e il sacro che fu di tutte le civiltà del Mediterraneo antico”. Mentre il racconto di Giacomo Cavillier parte “Dal culto isiaco nell’ Egitto tolemaico – spiega – per giungere nella Roma imperiale e cristiana. In questo sentiero magico-rituale, si tenterà di delineare importanti aspetti del sincretismo di Iside con divinità femminili del pantheon classico ed ellenistico e di fare emergere la sua dimensione culturale, politica e religiosa nel contesto imperiale romano”.

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La statua della Sacerdotessa di Iside durante i lavori di riallestimento del museo “Antonio Salinas” di Palermo nel progetto “No Memory” di Iole Carollo (foto iole carollo)

La statua della Sacerdotessa di Iside è stata restaurata nel 2016, durante i lavori di riallestimento del museo “Antonio Salinas” di Palermo e fotografata, insieme ad altre sculture della collezione, da Iole Carollo, autrice del progetto “No memory” dedicato al periodo di chiusura del museo e alla narrazione dei reperti temporaneamente oscurati da teli e veline e quindi impossibilitati a rappresentare la memoria della collettività.

Firenze. Per la Festa della Rificolona il museo Archeologico nazionale aperto anche la sera con laboratorio didattico e visite guidate. Il direttore Maras svela i segreti della Chimera e dell’Arringatore

firenze_archeologico_festa-della-rificolona_locandinaIn occasione della Festa della Rificolona, sabato 7 settembre 2024, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze sarà aperto eccezionalmente dalle 18 alle 22, con ultimo ingresso alle 21.15, con una serata ricca di eventi per grandi e piccini. Troverete un laboratorio didattico e visite guidate per tutti i gusti. Tutte le attività sono comprese nel costo del biglietto di ingresso al museo ed è possibile farle anche tutte. Info e prenotazioni: claudia.noferi@cultura.gov.it.

“Sulle tracce di Maria Maddalena de’ Medici”, alle 18. Laboratorio didattico dedicato a tutti i bambini dai 5 agli 11 anni, a cura dei Servizi educativi del MAF. Non solo archeologia: nel laboratorio didattico della durata di 75 minuti circa, scopriremo insieme la storia di Maria Maddalena de’ Medici, un tempo vissuta nel Palazzo della Crocetta, ora sede del museo, e attraverseremo il suo passaggio segreto che la conduceva proprio sull’affaccio all’interno della Basilica della SS. Annunziata. E soprattutto costruiremo una Rificolona speciale da sfoggiare durante la processione, come gli storici contadini, e alla Festa che si terrà proprio su piazza SS. Annunziata, dove affaccia il museo. Il laboratorio è è compreso nel biglietto d’ingresso al museo e la prenotazione è obbligatoria. È opportuno che i genitori portino lo smartphone perché servirà.

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Il Coretto di Maria Maddalena a Firenze (foto maf)

Visita guidata al “Corridore” di Maria Maddalena e al “Coretto”, della durata di 30 minuti circa, alle 18.30, 19.30 e 21.15, con la curatrice Claudia Noferi. Apertura straordinaria del Coretto di Maria Maddalena de’ Medici con l’affaccio sulla Basilica della SS. Annunziata. Il corridoio delle gemme porterà i partecipanti in uno degli angoli più intimi e suggestivi del Palazzo della Crocetta alla scoperta della vita di una dama seicentesca della famiglia de’ Medici. La visita è compresa nel biglietto d’ingresso al museo e la prenotazione è obbligatoria.

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Daniele Federico Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, tra due capolavori del Maf, la Chimera e l’Arringatore (foto maf)

“Al Museo con il direttore. Parliamo di capolavori: la Chimera e l’Arringatore”, alle 18.15 e 20.45, con il direttore Daniele Federico Maras. Se qualcuno pensa di conoscere tutto sui due spettacolari grandi bronzi del MAF, si dovrà ricredere ascoltando il direttore che farà scoprire tutti gli intrighi e i segreti che si nascondono nei secoli successivi alla scoperta di questi grandi capolavori etruschi. La visita è compresa nel biglietto di ingresso al museo e non è necessaria la prenotazione.

Museo Archeologico di Firenze

I sarcofagi conservato al museo Egizio di Firenze (foto unifi / maf)

“I signori della vita. Alla scoperta dei sarcofagi del Museo Egizio”, alle 19 e 20.30, con la curatrice Anna Consonni. Nel programma non potevano mancare delle visite guidate alla sezione “Museo Egizio”, tanto amato. Viene proposto un viaggio alla scoperta degli straordinari sarcofagi che arricchiscono la sezione “Museo Egizio”, tra usi e costumi del rituale funerario di questo affascinante popolo. La visita è compresa nel biglietto di ingresso al museo e non è necessaria la prenotazione.

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La Testa di cavallo Medici-Riccardi conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

“Il restauro dei grandi bronzi del Museo: il caso della Testa di cavallo Medici-Riccardi e della Minerva”, alle 19.30 e 20.45, con la restauratrice Giulia Basilissi. Una visita che condurrà i partecipanti nei secoli, attraverso la storia dei restauri di due grandi capolavori del MAF, per scoprire come questa sublime arte, possa ancora rivelare sorprese inaspettate. La visita è compresa nel biglietto di ingresso al museo e non è necessaria la prenotazione.

Varese. Al via la VII edizione di Varese Archeofilm 2024, festival internazionale del cinema di archeologia arte ambiente etnologia: ecco il programma dei film in concorso per il premio del pubblico e della giuria tecnica, e degli incontri/intervista con i protagonisti a cura di Piero Pruneti

varese_archeofilm-2024_programma_locandinaAl via la VII edizione di Varese Archeofilm 2024, festival internazionale del cinema di archeologia arte ambiente etnologia, in programma alle 20.30, dal 4 al 7 settembre 2024, in sala Montanari (Ex cinema Rivoli), via dei Bersaglieri 1 a Varese. Evento a ingresso libero e gratuito organizzato dal Comune di Varese in collaborazione con museo Castiglioni, associazione Conoscere Varese, Archeologia Viva, Firenze Archeofilm, Ce.R.D.O., con il patrocinio di università Insubria. Selezione filmati: Marco Castiglioni. Archivio cinematografico: Firenze Archeofilm.

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Frame del film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di Nicola Castangia e Andrea Fenu

PROGRAMMA MERCOLEDÌ 4 SETTEMBRE 2024. Apre il film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di Nicola Castangia e Andrea Fenu (Italia, 42’). Dall’incontro tra l’archeologo Franco Mezzena, scopritore dell’area megalitica di Saint Martin de Corleans ad Aosta, con l’archeologo Giorgio Murru, direttore del Menhir Museum di Laconi, nasce questo docufilm dove Franco Mezzena racconta la sua scoperta avvenuta nel lontano 1969 e, con il suo sorriso luminoso, ci fa viaggiare tra mito e realtà trascinandoci nel mondo del megalitismo e tra le entusiasmanti avventure degli Argonauti, di Cadmo, di Giasone e della figura di Ercole sollecitando, con maestria e profonde conoscenze, il confronto tra il sito megalitico di Aosta e la Sardegna preistorica. Segue l’incontro/intervista con Lanfredo Castelletti, archeobotanico, già direttore dei Musei Civici di Como, fondatore del Laboratorio di Archeobiologia di Como, e Barbara Cermesoni conservatore museale archeologo presso Musei Civici di Varese, a cura di Piero Pruneti direttore di Archeologia Viva. Quindi il film “Pescatori-cacciatori-raccoglitori: abitanti del Nilo Bianco nella preistoria recente / Fisher-hunter-gatherers: inhabitants of the White Nile in recent prehistory” di Marco Tomaselli, Donatella Usai (Italia / Sudan, 43’). Il documentario illustra gli aspetti della vita dei cacciatori-raccoglitori-pescatori che abitavano sulla sponda del Nilo Bianco nel Tardo Pleistocene-inizio Olocene Antico. Una narrazione resa possibile dai risultati del lavoro interdisciplinare effettuato nel sito di al- Khiday dal Centro Studi Sudanesi e Sub-Sahariani (ETS) di Treviso, in collaborazione con l’Università di Padova, Parma e Milano. Chiude la prima giornata il film “Hardangerfolk” di Gregor Douglas Sinclair (Regno Unito, 20’). Il film, seguendo una moderna spedizione, ripercorre le orme di alcuni membri della resistenza norvegese che nel 1943 attraversarono l’inospitale altopiano montuoso Hardangervidda per impedire la creazione di una nuova bomba atomica da parte di Hitler. La missione vide undici combattenti della resistenza norvegese addestrati in Gran Bretagna distruggere la centrale elettrica controllata dai nazisti che stava sviluppando ossido di deuterio, noto anche come “acqua pesante”, un ingrediente chiave nella produzione del plutonio.

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Frame del film “Banksy e la ragazza del Bataclan” di Edoardo Anselmi

PROGRAMMA GIOVEDÌ 5 SETTEMBRE 2024. Apre la serata il film “Banksy e la ragazza del Bataclan” di Edoardo Anselmi (Italia / Francia, 52’). Può un’opera di street art esprimere il sentimento di un’intera comunità e diventare oggetto di ricerche sia da parte della polizia italiana che francese? Sì, se è di Banksy! “Banksy e la ragazza del Bataclan” ripercorre l’incredibile viaggio dell’opera iconica realizzata da Banksy al Bataclan, che simboleggia l’orrore del terrorismo e il paradosso della street art e di Banksy stesso. Segue l’incontro/intervista con Andrea Ravo Mattoni artista, pittore e creativo varesino di fama internazionale, a cura di Piero Pruneti direttore di Archeologia Viva. Chiude la serata il film “Li chiamiamo Vichinghi / On les appelle Vikings” di Laureline Amanieux (Francia, 52’). I Vichinghi erano davvero i barbari descritti dai cronisti del Medioevo? Benjamin Brillaud ci invita a esplorare la loro storia concentrandosi sulle scoperte più recenti, andando contro a idee preconcette. Dalla Danimarca all’Islanda passando per la Francia, incontra storici, biologi e archeologi, penetra biblioteche e musei, e attraversa paesaggi spettacolari in cui ancora troviamo le tracce del loro passaggio.

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Frame del film “L’incantevole Lucrezia Borgia” di Marco Melluso, Diego Schiavo

PROGRAMMA VENERDÌ 6 SETTEMBRE 2024. Apre la serata il film “L’incantevole Lucrezia Borgia” di Marco Melluso, Diego Schiavo (Italia, 63’). Durante lo speakeraggio di un documentario dai toni scandalistici, Lucrezia Lante della Rovere esce magicamente dallo schermo, si ribella e coinvolge Voce, lo speaker interpretato dal brillante Tullio Solenghi, in un viaggio alla riscoperta della vera vita di un’eroina del suo tempo: Lucrezia Borgia. Segue l’incontro/intervista con Marco Melluso regista, scrittore, sceneggiatore, e Diego Schiavo sound designer, autore, sceneggiatore, regista, a cura di Piero Pruneti direttore di Archeologia Viva. Chiude la serata il film “I fratelli Champollion. Nel segreto dei geroglifici / Les frères Champollion. Dans le secret des hiéroglyphes” di Jacques Plaisant (Francia, 52’). Duecento anni fa, Jean-François Champollion decifrò per la prima volta i geroglifici egizi, risolvendo così uno dei più grandi enigmi della storia dell’umanità. Ciò che è poco noto è che dietro questo genio si nasconde un uomo nell’ombra: Jacques-Joseph, il fratello maggiore della famiglia Champollion. Il recente studio degli archivi di famiglia getta nuova luce sull’avventura intellettuale della decifrazione.

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Frame del film “Cervino – La Montagna del Mondo” di Nicolò Bongiorno

PROGRAMMA SABATO 7 SETTEMBRE 2024. Apre la serata finale il film “Cervino – La Montagna del Mondo” di Nicolò Bongiorno (Italia, 67’). La struttura del documentario si articola su tre piani narrativi, rispettivamente dedicati al racconto della conquista della montagna avvenuta nel 1865, all’analisi di fonti letterarie ed archivistiche ed infine alla scalata che il regista stesso compie insieme alla guida alpina del Cervino Marco Barmasse. Il racconto di quest’ultima impresa nel film diviene occasione per una ricerca introspettiva volta ad esplorare il contatto con una natura selvaggia e il rapporto tra figlio e padre che legava Nicolò e Mike al Cervino. Il film documentario si svolge come un meraviglioso viaggio attraverso il tempo, a contatto con la saggezza della natura più selvaggia, alla ricerca di una nuova “via” interiore. Segue la cerimonia di premiazione: con la consegna del “Premio Città di Varese” al film più gradito al pubblico, e del “Premio Alfredo e Angelo Castiglioni” assegnato dalla giuria tecnica. Quindi l’incontro/intervista con Nicolò Bongiorno regista, produttore e protagonista del film “Cervino- La montagna del mondo” e Luigi Pizzimenti giornalista e curatore della mostra “K2. Un’impresa italiana.1954-2024” a cura di Piero Pruneti direttore di Archeologia Viva. Chiude la serata e il festival il film “Peaks of energy” di Matteo Forzano, Damiano Levati, Matteo Vettorel (Italia, 90’). L’avvincente racconto della spedizione valdostana in Pakistan dell’estate 2022. Sei Guide Alpine della Valle d’Aosta tentano la scalata, senza ossigeno, di 3 montagne del Karakorum (K2, Nanga Parbat e Broad Peak), un’impresa riservata a pochi. Ambizioni personali si intrecciano con legami di amicizia e comunità, sfidando la natura individuale dell’alpinismo himalayano.

Forte dei Marmi (Lu). Primo mese di apertura della mostra “Gli Egizi e i doni del Nilo” al Fortino: gli orari di settembre e le visite guidate. Approfondimento del direttore Christian Greco e del sindaco Bruno Murzi per archeologiavocidalpassato.com

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La locandina della mostra “Gli Egizi e i doni del Nilo” a Forte dei Marmi (Lu) dal 1° agosto 2024 al 2 febbraio 2025

Un mese. La mostra “Gli Egizi e i doni del Nilo” curata da Paolo Marini e allestita dal 1° agosto 2024 al 2 febbraio 2025 al Fortino Leopoldo I di Forte dei Marmi (Lu) con 24 preziosi reperti provenienti dal Museo Egizio di Torino ha tagliato il traguardo dei primi trenta giorni di apertura. archeologiavocidalpassato.com propone un approfondimento con il direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco, che introduce alla mostra inquadrandola nelle attività del museo nell’anno del bicentenario (1824-2024) nel solco delle linee guida del museo, ovvero portare il museo fuori dal museo. E con il sindaco di Forte dei Marmi, Bruno Murzi, che sottolinea la scommessa – culturale e turistica – fatta dal Comune della Versilia. Fino al 15 settembre 2024, la mostra rimane aperta dal mercoledì al lunedì 10-13 e 17-24, con visite guidate venerdì, sabato e domenica alle 18 e alle 19. Poi, fino al 29 settembre 2024, la mostra rimane aperta dal mercoledì al lunedì 10-13 e 15-20, con visite guidate sabato e domenica alle 17.

“Un anno fondamentale per il museo Egizio di Torino”, spiega il direttore Christian Greco ad archeologiavocidalpassato.com: “celebriamo il museo egizio più antico del mondo. Siamo arrivati a 200 anni. I lavori sono partiti, lavori complessi, 23 milioni di cantiere, e lavori che dureranno fino all’estate 2025. Quindi al contempo anche le celebrazioni che ci accompagneranno in quest’anno così fondamentale così laborioso per noi. Abbiamo deciso però anche di dar seguito a una di quelle che sono le linee guida del museo, ovvero portare il museo fuori dal museo, portare il museo in quei luoghi che sono topograficamente geograficamente lontani in cui ci sono persone che per vari modi al museo Egizio non possono venire.

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Il Fortino. luogo iconico di Forte dei Marmi, ospita la mostra “Gli Egizi e i doni del Nilo” (foto graziano tavan)

“Siamo riusciti a trovare questa sede prestigiosa – continua – dove abbiamo avuto la possibilità di portare 24 oggetti che ci spieghino i punti fondamentali della cultura antico-egiziana, ovvero della sua geografia, la cultura che viene definita nilotica: Ecateo, poi ripreso da Erodoto, parlava infatti dell’Egitto dono del Nilo (δωρον του Νειλου), e da lì anche l’agricoltura, l’organizzazione del lavoro, la produzione, quindi la produzione di pane e di birra, due elementi fondamentali nella dieta antico-egizia e fondamentali anche nelle tavole d’offerta per tutto quello che concerne la ritualità dopo la morte.

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Modellino in legno dipinto con artigiani che producono pane e birra, da Assiut (Medio Regno, XII dinastia) conservato al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

“Ecco quindi le nostre stele funerarie, il concetto che gli egizi non fossero ossessionati dalla morte ma amassero talmente la vita per cui facevano il possibile per poterla proseguire il più a lungo possibile. Ecco quindi pane, birra. Ecco le tavole d’offerta imbandite. Ecco poi la preparazione del corpo come ci insegna il capitolo 151 del Libro dei Morti per preservare gli organi del defunto nei meravigliosi vasi canopi che sono qui esposti.

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Statuetta Iside-Afrodite in terracotta dipinta da Assiut (epoca ellenistico-romana) conservata al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

“E nell’ultima sala entriamo anche nella fase tarda, finale della cultura egizia, la trasformazione. Allora parliamo, per esempio, del ruolo che avesse la dea Iside, dea fondamentale nel suo ruolo nel capitolo 151 del Libro dei Morti, Iside e Nefti che ricompongono il corpo di Osiride. Però poi diventa anche fondamentale nella forma di Iside Pelasgia che arriva nel Mediterraneo, che si ibrida, che assume nuove forme, come vediamo in una statuetta molto bella di Iside-Afrodite. Quindi in quest’ultima parte – conclude -, anche con la meravigliosa maschera che proviene da Assiut, che è un cartonnage, facciamo anche vedere come con l’Ellenismo l’Egitto entri in un’altra fase. Dalla profondità della sua cultura, dalla stratificazione di migliaia di anni si apre anche a un altro mondo che influenzerà profondamente”.

“La mostra Gli Egizi e i doni del Nilo a Forte dei Marmi”, spiega il sindaco Bruno Murzi ad archeologiavocidalpassato.com, “è una grossa scommessa: una scommessa culturale e turistica nello stesso tempo. Abbiamo voluto fortemente questa mostra nella quale abbiamo fatto un grosso investimento finanziario per vedere di dare cultura ai turisti che vengono per una vacanza spensierata, ma anche per poter attirare turismo durante quelle che sono le stagioni un po’ morte. La mostra parte il 1° agosto 2024 e termina il 28 febbraio 2025 all’interno del forte lorenese, ed è un qualche cosa di nuovo per il nostro comune. Ringrazio particolarmente il museo Egizio di Torino che ci ha scelto come partner in questa avventura e sono convinto che Forte dei Marmi fa un grosso salto di qualità soprattutto nelle proprie attività culturali e turistiche assieme”.