Archivio | luglio 2023

Campiglia Marittima (Li). Al via Miners, il nuovo progetto archeologico nel parco archeominerario di Rocca San Silvestro: per il pubblico tre incontri sui risultati dei lavori in corso e poter osservare dal vivo i reperti

rocca-san-silvestro_parco-archeominerario_progetto-miners_incontri_locandinaDa questa settimana il gruppo di ricercatori dell’università di Siena, insieme a studenti di varie università italiane, sarà impegnato sino ai primi giorni di agosto 2023 nelle attività previste dal nuovo progetto Miners, nel parco archeominerario di Rocca San Silvestro nel comune di Campiglia Marittima (Li). rocca-san-silvestro_parco-archeominerario_progetto-miners_logo-bisPer ascoltare direttamente dalla loro voce i risultati dei lavori in corso e osservare dal vivo i reperti e le attività di laboratorio, la Parchi Val di Cornia ha organizzato tre incontri: 20, 27 luglio, e 3 agosto 2023. Il 20 e 27 luglio 2023: BONES – Un’indagine tra i minatori medievali di San Silvestro. Un laboratorio aperto a tutti per conoscere le scoperte degli antropologi che indagano sulla vita dei minatori di Rocca San Silvestro. I laboratori, compresi nel prezzo del biglietto di visita si svolgeranno a Rocca San Silvestro a partire dalle 18. Il 3 agosto 2023: MINERS – Incontro con i ricercatori alla fine del lavoro sul campo. Sede Villa Lanzi, ore 18.30-19. Su prenotazione sarà possibile cenare all’ostello Gowett, e proseguire la serata con la visita alla Rocca in notturna.

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Il trenino dalla miniera del Temperino nel parco archeominerario di Rocca San Silvestro nel comune di Campiglia Marittima (Li) (foto parchi val cornia)

Chi arriva in una giornata di sole con il trenino dalla miniera del Temperino, in bicicletta o a piedi, non può rimanere indifferente alla vista quasi improvvisa del castello di Rocca San Silvestro. Il bianco delle pietre in calcare con cui furono costruiti la torre, la chiesa, il borgo e la cinta muraria si stagliano all’orizzonte contrastando con l’azzurro del cielo. Un’immagine e un contesto straordinario, unico, anche perché cristallizzato così dalla fine del Medioevo e indagato tra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento in quasi tutta la sua estensione. Oggi la storia del castello viene raccontata nei percorsi di visita nel sito e nel Museo del Temperino, dove il visitatore può rivivere le vicende di un abitato fortificato che assunse le sue forme attuali nel corso del XII-XIII secolo e che legò la sua fortuna allo sfruttamento delle risorse minerarie del territorio circostante. Rame, piombo e argento, ottenuti dai giacimenti locali gestiti dalla famiglia dei Della Rocca per conto del potente casato dei Della Gherardesca, erano venduti alle zecche comunali del tempo per coniare monete.

rocca-san-silvestro_parco-archeominerario_foto-parchi-val-corniaLa ricerca nel castello, diretta da Riccardo Francovich, fu una eccezionale occasione di formazione per tanti giovani archeologi perché qui, oltre a scavare, si sperimentò una strategia caratterizzata dal confronto tra le metodologie proprie dell’archeologia e quelle delle scienze applicate: archeobotanica, antropologia fisica, geoarcheologia e archeometallurgia. Si trattò quindi di un innovativo esperimento di indagine multidisciplinare, oggi la norma in molti contesti di ricerca europei. La continua evoluzione dei metodi di lavoro degli scienziati al servizio dell’archeologia e più in generale dei beni culturali, differenzia, però, notevolmente le indagini compiute ormai oltre trenta anni fa. Tecniche più raffinate e specializzate consentono oggi di acquisire molte più informazioni di dettaglio rispetto al passato.

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Ricercatori dell’università di Siena impegnati nel progetto Miners al parco archeominerario di Rocca San Silvestro (foto unisi)

“Miners” è un nuovo progetto di ricerca bio e geo-archeologica che nasce dall’esigenza di ripartire da dove i vari specialisti si erano fermati decenni orsono, affinché nuove procedure di indagine possano meglio illuminare la storia del castello. Il focus del progetto è puntato sulla comunità che viveva al suo interno e ne esplora demografia e stile di vita, analizzando età di morte, traumi subiti, indicatori occupazionali, patologie sofferte, alimentazione e interazione col territorio e le sue risorse. Per raggiungere questi obiettivi è necessario tornare a studiare i resti scheletrici di uomini, donne e bambini, recuperati nelle passate indagini, che tra XIII e XIV secolo furono sepolti nel piccolo spazio antistante la chiesa interna al castello. Lo studio antropologico riguarderà un significativo campione scheletrico in grado di fornire dati statisticamente validi per conoscere lo stato di salute della comunità, all’interno della quale alcuni individui erano impegnati a lavorare nei cunicoli e nei ridotti spazi delle miniere presenti nelle aree sottostanti il castello: i minatori (miners).

DCIM100MEDIAYUN00080.jpg“Miners” si svolge all’interno di un grande progetto internazionale che ha come obiettivo lo studio della salute pubblica in età moderna e vede coinvolte, oltre l’università di Siena, la Monash University di Melbourne (capofila, prof. Guy Geltner), l’Australian Catholic University, la Delhi University (India) e la Leiden University (Olanda) che studieranno altre categorie di comunità. Studiare lo stile di vita presuppone, però, anche la conoscenza del contesto dove questa comunità viveva. Per questo, accanto agli antropologi, nel gruppo di ricerca dell’università di Siena coordinato dalla prof.ssa Giovanna Bianchi, vi sono anche archeobotanici e studiosi della fauna antica. Lo studio dei macro resti vegetali e delle ossa animali consentirà di mettere a fuoco le strategie di allevamento e la produzione agraria, per ricostruire la dieta e la qualità alimentare della comunità che viveva a Rocca San Silvestro. La ricerca sullo sfruttamento degli habitat agro-forestali del passato permetterà di determinare l’evoluzione e i cambiamenti ecologici conseguenti alle attività antropiche. Archeologi e geochimici, tramite specifiche analisi con strumentazione portatile, analizzeranno invece, il paesaggio minerario medievale con lo scopo di capire le dinamiche legate allo sfruttamento minerario e anche i possibili livelli di contaminazione dei suoli.

Vetulonia. Al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” arrivano i Corridori della Villa dei Papiri: serata speciale con seconda inaugurazione della mostra “Corpo a corpo”. Ecco il programma

Stanno arrivando! Sono i Corridori della Villa dei Papiri di Ercolano che dal museo Archeologico nazionale di Napoli raggiungeranno il museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia mercoledì 19 luglio 2023 ad arricchire la mostra “Corpo a Corpo: dalla bellezza classica dei capolavori del museo Archeologico nazionale di Napoli alla classicità del Bello nell’opera di IGOR MITORAJ”: alle 19, in piazza Vatluna, ci sarà dunque una seconda inaugurazione. Simona Rafanelli, la vulcanica direttrice del MuVet, l’aveva anticipato ai primi di giugno 2023 (vedi Vetulonia. Annunciata una doppia inaugurazione (a giugno e luglio) per la mostra “Corpo a corpo” con alcuni capolavori dal Mann: nella seconda arriva uno dei Corridori dalla villa dei Papiri di Ercolano | archeologiavocidalpassato), ma sembrava più un sogno che una programmazione certa, anche perché, nel frattempo, i Corridori erano stati portati alle Terme di Diocleziano a Roma per la mostra “L’istante e l’eternità” che chiude il 28 luglio 2023. Ma c’era la parola del direttore del Mann, Paolo Giulierini. E ora Vetulonia può festeggiare con i Corridori la seconda inaugurazione delal mostra “Corpo a corpo”.

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I corridori della Villa dei Papiri di Ercolano, conservati al museo Archeologico nazionale di Napoli, esposti alle Terme di Diocleziano (foto graziano tavan)

Vi aspettiamo in piazza Vetluna, mercoledì 19 luglio 2023, alle 19”, scrive lo staff del MuVet, “per festeggiare l’arrivo alla mostra evento 2023 “Corpo a Corpo” dei Corridori del museo Archeologico nazionale di Napoli. Sarà una serata straordinaria, come straordinarie sono le due iconiche statue di giovani atleti in bronzo (uno originale, l’altro in copia), in arrivo a Vetulonia direttamente dal museo delle Terme di Diocleziano a Roma dove erano esposte per una mostra. Per l’occasione il giovane regista Lorenzo Antonioni presenterà il video documentario “Viaggio nel Corpo a Corpo” che sarà proiettato per la prima volta nella sala principale della mostra e racconterà il progetto e il backstage della mostra. Andranno inoltre ad arricchire ulteriormente l’esposizione una selezione di reperti di epoca etrusca, legati al tema dell’agone sportivo, frutto della decennale collaborazione avviata con la sezione Tutela Beni demaniali e di interesse pubblico della Guardia di Finanza di Roma. Il museo resterà aperto per l’occasione fino alle 23”.

vetulonia_archeologico_mostra-corpo-a-corpo_arrivano-i-corridori_locandinaProgramma. Alle 19, saluti istituzionali: Elena Nappi, sindaco Castiglione della Pescaia; Eugenio Giani, presidente Regione Toscana; Chiara Lanari, Gabinetto Presidenza Regione Toscana. Intervengono per il Mann-museo Archeologico nazionale di Napoli: Paolo Giulierini, direttore scientifico; Stefania Saviano, direttore amministrativo; Patrizia Cilenti, segreteria della direzione; Daniela Savy, università Federico II di Napoli. Per la Fondazione museo Igor Mitoraj: Graziana Maddalena, curatrice e consulente archivi d’artista. Per l’Atelier Igor Mitoraj: Luca Pizzi, direttore artistico. Per la Guardia di Finanza di Roma: rappresentanti della sezione Tutela Beni demaniali e di interesse pubblico. Intervengono inoltre: Lorenzo Antonioni, regista cinematografico Shutters Production; Ginevra Niccolucci, presidente associazione culturale Prisma, Firenze; Matteo Trentanove, Illuminotecnica Exenia Firenze; coordina Piero Pruneti, direttore della rivista Archeologia Viva e di TourismA-Salone dell’Archeologia e Turismo Culturale. A seguire: in piazza, brindisi in piazza con il patrocinio di A.I.S.-Associazione Italiana Sommelier Toscana, delegazione di Grosseto; in museo, ingresso alla mostra con la direttrice e le archeologhe dello Staff fino alle 23. Evento Gratuito.

 

Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia partecipa con due appuntamenti al festival TeverEstate. Inizia il direttore Nizzo con “Fiumi di Storia”

roma_villa-giulia_eventi-teverestate_locandinaIl museo nazionale Etrusco di Villa Giulia “si sposta” sulle banchine del lungotevere Tor Di Nona a Castel Sant’Angelo per TeverEstate, il Festival dedicato alla cultura, al vino, alla musica, ai libri, promosso da Cibaldone e App-Eventi, patrocinato dal Municipio I del Comune di Roma e dall’Orto Botanico, università di Roma La Sapienza, in collaborazione con l’associazione Il Talento di Roma e il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Fino al 3 settembre 2023, sulle banchine del lungotevere Tor di Nona, tante occasioni di incontro e dialogo tra artisti, intellettuali e professionisti nell’affascinante cornice di Castel Sant’Angelo, con iniziative ad ingresso gratuito e una vastissima offerta di spettacoli e momenti d’intrattenimento. Il museo di Villa Giulia partecipa alle iniziative culturali con due appuntamenti. Il 18 luglio 2023, Valentino Nizzo, direttore del Museo, ci condurrà alla scoperta delle storie millenarie, fra realtà e leggenda, che legano il fiume Tevere alla città di Roma. Il 25 luglio 2023, Maria Paola Guidobaldi, conservatrice delle collezioni Museali, ci porterà a conoscere Villa Giulia, uno dei complessi architettonici e decorativi più prestigiosi del Rinascimento romano che dal 1889 ospita il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Un capolavoro inatteso, fra architetture e mirabili decorazioni, che le valsero la definizione di “ottava meraviglia del mondo”.

roma_villa-giulia_conferenza-fiumi-di-storia_valentino-nizzoPrimo appuntamento martedì 18 luglio 2023 sul lungotevere Tor Di Nona, alle 19.45, con la conferenza “Fiumi di Storia” del direttore Valentino Nizzo. Ingresso gratuito. Per info e prenotazioni: comunicazione@iltalentodiroma.com. Per i possessori della ETRUCARD possibilità di posti in prima fila su prenotazione e sconti sulle consumazioni al ristorante Terrazza Tevere su presentazione della etrucard. È un legame millenario quello che unisce la città di Roma al fiume Tevere. Un rapporto vitale e antico che affonda radici profonde nel mito della fondazione della città. Di questo e altro, di umano e divino, di storia e leggenda, racconterà Nizzo che avrà aneddoti da condividere e racconti da svelare per restituire il fiume alla cittadinanza fin dalle sue più antiche testimonianze.

Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi con RAM film festival. Il Festival del Cinema Archeologico 2023 si fa in tre e diventa Festival diffuso: Licata, Agrigento, Sambuca. Seconda tappa al museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento

agrigento_festival-cinema-archeologico_locandinaSeconda tappa del Festival del Cinema Archeologico di Agrigento 2023 promosso dal parco archeologico e naturalistico della Valle dei Templi con RAM film festival di Rovereto (vedi Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi con RAM film festival. Il Festival del Cinema Archeologico 2023 si fa in tre e diventa Festival diffuso: Licata, Agrigento, Sambuca. Prima tappa al museo Archeologico regionale della Badia di Licata | archeologiavocidalpassato). Dopo Licata il viaggio del festival diffuso tra i luoghi della cultura siciliana porta gli appassionati al centro della Valle dei Templi, là dove è custodito un immenso patrimonio che illustra la storia della ricerca di buona parte della Sicilia centro meridionale. Stiamo parlando del museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento. Appuntamento il 18, 19 e 20 luglio 2023. I film proiettati saranno cinque e tratteranno le tematiche archeologiche più disparate: dalla Radkan Tower iraniana agli antichi Maya, dalla città millenaria di Isatis, agli scavi archeologici condotti sul vulcano Stromboli, fino alla lotta di un piccolo gruppo di archeologi per preservare il patrimonio del museo nazionale di Aleppo durante il conflitto siriano. Ma non ci saranno solo film. Mercoledì 19 luglio 2023, alle 20: “Un viaggio nel tempo: La casa III M racconta”. Giuseppe Lepore, archeologo e docente dell’università di Bologna, terrà un talk sugli scavi, da lui diretti, della Casa III M, un’abitazione dalle caratteristiche uniche scoperta nel 2017 nel Quartiere ellenistico-romano del Parco. Giovedì 20 luglio, alle 20: Talk e degustazione. Serata Archeo Food “La storia nel piatto”. L’archeologo Paolo Braconi e il gastronomo Marino Marini, ideatori del progetto Archeo Food, proporranno una serata speciale, in cui le antiche ricette prenderanno vita con i sapori e le tradizioni culinarie di civiltà secolari.

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Frame del film “Isatis” di Alireza Dehghan

PROGRAMMA 18 LUGLIO 2023. Museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento, alle 21. Apre il film “Isatis” di Alireza Dehghan (Iran 2021, 75’). Acqua, vento, terra e fuoco raccontano la storia di questa città millenaria: Isatis fu la prima città al mondo ad essere costruita in mattoni, nel cuore del deserto. Il documentario è una narrazione di antichi riti e aneddoti storici; una dimostrazione di convivenza pacifica tra religioni; la rivelazione del patrimonio materiale e immateriale di un’antica cultura. Segue il film “Stromboli: a Provocative Island / Stromboli: la sfida di un’isola” di Pascal Guérin (Francia 2020, 11’). Un cortometraggio sugli scavi archeologici diretti da Sara Levi e David Yoon, in stretta interazione con il vulcanologo italiano Mauro Rosi, su un vulcano iconico e molto attivo situato nel mezzo del Mar Mediterraneo: Stromboli. Il film documenta la ricerca fatta su una piccola chiesa crollata con diverse sepolture che mostra un’occupazione tardo medievale nel XIV secolo.

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Locandina del film “Il giuramento di Ciriaco / The oath of Cyriac” di Olivier Bourgeois

PROGRAMMA 19 LUGLIO 2023. Museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento, alle 20. Si inizia col talk “Un viaggio nel tempo: la Casa III M racconta”, con Giuseppe Lepore, archeologo, docente dell’università di Bologna e direttore degli scavi della Casa III M, un’abitazione dalle caratteristiche uniche scoperta nel 2017 nel Quartiere ellenistico-romano del Parco archeologico di Agrigento. Alle 21, le proiezioni iniziano col film “The Oath of Cyriac / Il giuramento di Ciriaco” di Olivier Bourgeois (Andorra 2021, 72’). Un piccolo gruppo di archeologi e curatori museali lotta per preservare il patrimonio di reperti archeologici del museo nazionale di Aleppo durante il conflitto siriano. Come mettere in salvo 50mila manufatti in una città assediata? Chiude la serata il film “The Radkan Tower / La Torre Radkan” di Ehsan Mollazadeh e Hojjat Heidari (Iran 2019, 30’). La Radkan Tower in Iran, torre conica in mattoni di 25 metri, ha attratto i visitatori per secoli. Si tratta di uno strumento astronomico molto avanzato, costruito quasi 800 anni fa sotto la supervisione di Khawaja Nasir al-Din al-Tusi, che ha la capacità di determinare il momento esatto del cambio di ogni stagione, portando la lieta novella dell’arrivo della primavera.

agrigento_festival-cinema-archeologico_serata-archeo-food_locandinaPROGRAMMA 20 LUGLIO 2023. Museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento, alle 20. Si inizia col talk e degustazione: serata Archeo Food “La storia nel piatto”. Un viaggio gustoso nel passato nato dall’incontro di due studiosi, un archeologo e un gastronomo, ideatori del progetto Archeo Food. Il Festival Cinema Archeologico propone una serata speciale, in cui le antiche ricette prendono vita con i sapori e le tradizioni culinarie di civiltà secolari. Un’esperienza unica, dove cibo, cultura e storia si fondono rievocando epoche lontane. Paolo Braconi ha insegnato Antichità romane e Storia dell’Agricoltura e dell’Alimentazione all’università di Perugia. Ha diretto numerosi scavi e progetti di valorizzazione del patrimonio culturale, in Italia e all’estero. Marino Marini, laureato in Scienze umane e sociali, è docente di Storia e Cultura dell’Alimentazione e gastronomo. Si occupa dei progetti di Educazione e dei Presidi di Slow Food. Partecipazione gratuita, posti limitati. Prenotazione del posto online al link PRENOTAZIONE ARCHEO FOOD Per informazioni scrivere a segreteria@ramfilmfestival.it. Alle 22 proiezione del film “Fall of the Maya Kings / La caduta dei re Maya” di Leif Kaldor (Canada 2022, 52’). Come gli antichi Maya abbiano costruito una società incredibile per poi scomparire rimane uno dei grandi misteri della storia. Una nuova straordinaria scoperta – il vaso KomKom – è un resoconto scritto dai Maya stessi e dettagliato, unico nel suo genere, degli eventi al momento del collasso di una civiltà ormai sopraffatta da lotte per il potere, sacrifici umani e cambiamento climatico. Alle 23, premiazioni: assegnazione del premio Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle Dei Templi dalla giuria composta da Antonio Barone, Giuseppe Lepore, Chiara Atalanta Ridolfi; e annuncio del vincitore del premio RAM film festival.

Pompei. Riaperta al pubblico dopo un complesso restauro la Casa delle Nozze d’Argento, uno degli esempi più maestosi e raffinati di abitazione delle classi agiate di Pompei. Primi visitatori la premier Meloni e il ministro Sangiuliano in occasione dell’inaugurazione del Frecciarossa Roma-Pompei

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Autorità alla Casa delle Nozze d’Argento: in primo piano, da sinistra, Massimo Osanna, Luigi Ferraris. Giorgia Meloni, Gennaro Sangiuliano e Gabriel Zuchtriegel (foto parco archeologico pompei)

La Casa delle Nozze d’Argento (Regio V, Insula 2, civico i), uno degli esempi più maestosi e raffinati di abitazione delle classi agiate di Pompei, è stata riaperta a conclusione dei restauri domenica 16 luglio 2023. Era chiusa dal 2019, da quando era iniziato un complesso progetto di restauro nell’ambito del Grande Progetto Pompei. roma-pompei_frecciarossa-diretto_locandinaE la data scelta per la riapertura al pubblico non è stata casuale, ma ha coinciso con l’inaugurazione del treno Frecciarossa diretto Roma-Pompei, il nuovo servizio ferroviario nato dalla collaborazione tra il ministero della Cultura e Ferrovie dello Stato italiane (vedi Il nuovo collegamento diretto Roma-Pompei in Frecciarossa è realtà: per ora sarà una corsa giornaliera ogni terza domenica del mese. I dettagli nella presentazione al ministero della Cultura | archeologiavocidalpassato). Così i primi visitatori sono stati il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, insieme al sottosegretario del MiC, Giammarco Mazzi, al direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna, al direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, al direttore generale del Grande Progetto Pompei, Gen. B. CC Giovanni Capasso. Presenti anche l’amministratore delegato del Gruppo FS, Luigi Ferraris e l’amministratore delegato di Trenitalia, Luigi Corradi.

Ecco le immagini della Casa delle Nozze d’Argento prodotte dal parco archeologico di Pompei a conclusione degli interventi di restauro che le hanno restituito l’antico splendore. Direttore generale di progetto: Gen. D. CC. Luigi Curatoli, Gen. D. CC. Mauro Cipolletta, Gen. B. CC Giovanni Di Blasio, Gen. B. CC Giovanni Capasso. Direttore generale del parco archeologico di Pompei: Prof. Massimo Osanna, dr. Gabriel Zuchtriegel. Responsabile unico del procedimento: arch. Annamaria Mauro, prof. Massimo Osanna, arch. Mariano Nuzzo, ing. Vincenzo Calvanese. Progettista: Studio Marcucci e associati. Ing. Paolo Marcucci, arch. Gianluca Sforna, ing. Maurizio Spigarelli, ing. Luigi Rossi, ing. Learco Boccali, geol. Simone Sforna, archeol. Luca Donnini Archeotech, ing. Marco Terradura. Direttore dei lavori: arch. Annamaria Mauro, arch. Paolo Mighetto. Coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione: ing. Mario Zanna (Provvedit. OO.PP. Campania). Direttore operativo architetto: arch. Raffaele Martinelli. Direttore operativo archeologo: dr. Antonino Russo. Direttrici operative restauro: dr.ssa Raffaella Guarino, dr.ssa Manuela Valentini. Direttore operativo strutture: ing. Vincenzo Calvanese. Ispettore di cantiere: geom. Gennaro Di Martino. Assistenza allo scavo archeologico: dr. archeol. Gennaro Iovino, dr.ssa archeol. Serenella Scala. Progettazione dei giardini: dr. Maurizio Bartolini, arch. Paolo Mighetto. Supporto al Rup: arch. Maria Carmela Lombardo (Ales SpA). Supporto contabile: geom. Paolo Di Febbraro (Ales SpA), geom. Raimondo Marrazzo (Ales SpA). Collaudatore statico in c.o.: ing. Raffaele Vedova. Commissione di collaudo: dr.ssa Annamaria Sodo, arch. Anna Onesti, arch. Giuseppe Zolfo. Lavori: RTI Forte Costruzioni e Restauri srl, L’Officina Consorzio. Realizzazione dei Giardini: Re-Am srl.

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Casa delle Nozze d’Argento a Pompei: il grande atrio tetrastilo dopo il restauro (foto silvia vacca)

La casa delle Nozze d’Argento prese il suo nome moderno dalla celebrazione delle nozze d’argento dei Reali d’Italia, Umberto e Margherita di Savoia, nel 1893. La costruzione originaria nasce nella seconda metà del II secolo a.C. colmando e regolarizzando delle aree urbane precedentemente già edificate e comprendendo, all’origine, anche l’adiacente Casa del Cenacolo (V 2, h) poi separata e resa autonoma con le successive trasformazioni del complesso sia alla metà del I secolo a.C. sia intorno al 60 d.C. Le tre grandi aree funzionali della casa – l’atrio con il vasto giardino orientale, il peristilio rodio (giardino con colonnato a diverse altezze) e il secondo atrio con cenacolo (sale di ricevimento al secondo piano), che oggi fanno parte della casa omonima adiacente – rispecchiano il lusso “principesco” di una dimora pienamente ellenistica nella raffinatezza dell’abitare.

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Casa delle Nozze d’Argento a Pompei: dettaglio di affreschi di “quarto stile” dopo i restauri (foto silvia vacca)

La casa subirà profonde modificazioni tra il 40 e il 30 a.C., soprattutto a carico dell’atrio, della separazione dalla Casa del Cenacolo e di una diversa distribuzione degli ambienti in funzione di nuovi modelli abitativi e sociali, comprendente la completa ridecorazione delle pareti dall’originario Primo Stile ad un raffinatissimo Secondo stile (peristilio) e a uno stile di transizione tra il secondo e il terzo Stile (atrio). Quando, intorno al 60 d.C., in piena età neroniana, la ricca e potente famiglia degli Albucii, deciderà di trasformare nuovamente la propria residenza adeguandola ad una nuova forma dell’abitare, la bellezza degli affreschi di un secolo prima sarà conservata e addirittura valorizzata con intento collezionistico entro la nuova decorazione in Quarto Stile, tipica di questo periodo.

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La raffinata fontana nell’atrio della Casa delle Nozze d’Argento a Pompei (foto silvia vacca)

La nuova dotazione di acqua corrente, abbondante e a pressione, consentita dal collegamento di Pompei all’acquedotto del Serino, determina la realizzazione all’interno della casa, di un quartiere termale privato con vasche riscaldabili, la formazione di giochi d’acqua ad impreziosire i giardini, la realizzazione di una raffinata fontana ad impreziosire l’atrio della magione.

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Casa delle Nozze d’Argento a Pompei: il peristilio rodio dopo i restauri (foto silvia vacca)

LO SCAVO. La Domus venne scoperta e scavata tra il 1891 e il 1893 sotto la direzione dell’architetto Michele Ruggero, allora direttore degli scavi, e a questi succedettero, fino al 1908, Giulio De Petra, Ettore Pais e Antonio Sogliano. Le colonne dell’atrio corinzio erano in parte cadute, i muri principali in condizioni di instabilità o crollati anch’essi; fu dunque necessario reintegrare estesamente le pareti con brani di muratura imitante l’antica, rialzando le stesse murature e le colonne (a partire dal 1° luglio 1892) sino a raggiungere la quota utile alla posa delle strutture di copertura.

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Il cantiere di restauro della Casa delle Nozze d’Argento a Pompei (foto parco archeologico pompei)

GLI INTERVENTI. Gli interventi di restauro del Secondo Dopoguerra videro l’utilizzo diffuso di pesanti e pericolose strutture di calcestruzzo armato incardinate sulle strutture antiche. Il cantiere di restauro che oggi si conclude –  avviato nel 2019 su progettazione da fondi del Grande Progetto Pompei e realizzazione su fondi PON “Cultura e Sviluppo “ FESR 2014-2020 –  si è posto pertanto come primo compito quello di rimuovere tali strutture, ormai prossime al crollo all’avvio del cantiere, sostituendole con nuove strutture in legno, non solo più vicine a quelle  originarie ma soprattutto più leggere di quelle in calcestruzzo armato e tecnologicamente innovative per l’uso di un materiale come il legno di faggio microlamellare accompagnato, per le strutture di solai e controsoffitti, da legno di abete lamellare. Obiettivo del progetto alla base dei lavori è stato dunque quello del consolidamento strutturale, accompagnato al restauro architettonico dell’intera domus, alla messa in sicurezza degli apparati decorativi parietali e pavimentali e al restauro di quelli degli ambienti più rappresentativi come il vestibolo, l’atrio tetrastilo, le alae, il tablino, il corridoio e il peristilio, l’oecus corinzio e le esedre che affacciano sul peristilio rodio, così da restituire la casa alla piena fruizione del pubblico.

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Casa delle Nozze d’Argento a Pompei: dettaglio delle pareti affrescate dopo i restauri (foto silvia vacca)

È stato un cantiere estremamente complesso, non solo perché si è sviluppato nel pieno del periodo del lockdown dovuto alla pandemia, ma anche e soprattutto per la delicatezza delle operazioni di sostituzione di intere strutture nel corpo stesso delle murature antiche senza provocare traumi alle stesse murature e ai fragilissimi apparati decorativi. Lo stesso cantiere, come sempre avviene a Pompei, ha accompagnato l’istanza di conservazione a quella, sempre presente, della conoscenza, consentendo di approfondire molteplici aspetti sui materiali e le tecniche impiegati in antico, nonché sulle diverse fasi di edificazione e trasformazione della Casa delle Nozze d’Argento.

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Casa delle Nozze d’Argento a Pompei: uno dei tre giardini estetici e utilitaristici creati dagli esperti del Parco (foto silvia vacca)

A conclusione del cantiere, da parte dell’Area “Cura del Verde” è stato possibile rigenerare le tre ampie aree verdi con la formazione di tre giardini estetici ed utilitaristici basati sui dati e reperti archeologici e su un’interpretazione delle proporzioni degli spazi della domus oltre che sugli assi visuali prospettici interni. Al tempo stesso e con un intervento pienamente fruibile dal pubblico a domus aperta, procederanno le operazioni di restauro dell’oecus (salone) occidentale e dell’anticamera al quartiere termale lungo il peristilio rodio.

Montegrotto Terme (Pd). Al museo del Termalismo antico “arrivano” i Bronzi di Riace con lo spettacolo “I Bronzi si raccontano” condotto dal giornalista Paolo Di Giannantonio

montegrotto_museo-del-termalismo_i-bronzi-si-raccontano_locandinaI Bronzi di Riace “arrivano” a Montegrotto Terme (Pd). Appuntamento lunedì 17 luglio 2023, alle 21.30, al museo del Termalismo antico di Montegrotto Terme con lo spettacolo “I Bronzi si raccontano”. Il giornalista Paolo Di Giannantonio condurrà un racconto particolare ed unico: i Bronzi come non sono stati mai raccontati. Prima dell’inizio dello spettacolo è previsto un aperitivo wine alle 20.30. L’ingresso è gratuito ma è consigliata la prenotazione ai numeri 049.8928 762 – 049.8928 788. Lo spettacolo, prodotto dalla Mediano di Emanuele Bertucci, vedrà il professore e archeologo Daniele Castrizio, il musicantore Fulvio Cama e il visual designer Saverio Autellitano, mettere in scena una rappresentazione innovativa e accattivante sulle due bellissime statue greche di V sec. a.C. Musica e canto, archeologia, video racconto ed immagini, saranno protagoniste di un viaggio nella tragedia greca e nella ricostruzione storica dei Bronzi di Riace: Chi li ha realizzati? Chi rappresentano? Da dove vengono? Quali sono i loro misteri? Tante le domande alle quali gli autori dello spettacolo proveranno a rispondere in maniera del tutto singolare ed inedita. “Il racconto dei Bronzi di Riace”, spiega la produzione, “è l’evoluzione della Metaconferenza che negli scorsi anni è stata rappresentata in diversi teatri d’Italia e che adesso si arricchisce della presenza di Paolo di Giannantonio, giornalista e volto noto RAI che, rimasto affascinato dal racconto e dalla bellezza dei due guerrieri, entra a far parte del gruppo dei reggini Castrizio, Cama, Autellitano, con Emanuele Bertucci che ne cura il management e la produzione”. L’idea di portare lo spettacolo a Montegrotto Terme e poi in tante altre città d’Italia, nasce dalla volontà di far conoscere la storia dei Bronzi più famosi al mondo, le statue che tutto il mondo ci invidia, all’Italia intera. La presenza dell’associazione Calabresi Veneto ha facilitato l’incontro con il Comune di Montegrotto Terme e l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Riccardo Mortandello, si è resa immediatamente disponibile ad inserire lo spettacolo all’interno della manifestazione “Montegrotto Estate”.

Torino. Al museo Egizio due giorni di simposio internazionale per il restauro della Mensa Isiaca, con egittologi, archeologi ed esperti provenienti da tutto il mondo

torino_egizio_simposio-internazionale-restauro-mensa-isiaca_locandinaSi terrà il 17 e il 18 luglio 2023 al museo Egizio di Torino il simposio internazionale “The Mensa Isiaca under review. Technical study and new interpretations”, organizzato dal Museo, in collaborazione col J. Paul Getty Museum e col Getty Conservation Institute. Si tratta di due giornate di studi dedicate alla Mensa Isiaca, che riuniranno a Torino egittologi, archeologi ed esperti provenienti da tutto il mondo. Appuntamento in Sala conferenze, dalle 9 di lunedì 17 alle 18 di martedì 18 luglio, ingresso libero con prenotazione su Eventbrite al link: https://www.eventbrite.it/…/the-mensa-isiaca-under…. Le relazioni saranno in lingua inglese. In occasione del simposio, la Mensa Isiaca torna in esposizione all’Egizio in ipogeo fino al 24 luglio 2023, dopo un’opera di restauro e ricerca internazionale, frutto di una collaborazione tra Torino e Los Angeles. Al simposio internazionale si farà il punto sulle ultime evidenze scientifiche, emerse dall’analisi del reperto: ci saranno studiosi provenienti da prestigiosi atenei, come quelli di Oxford e Cambridge, da musei internazionali come il Louvre. Ad aprire i lavori il 17 luglio 2023 sarà il direttore del museo Egizio, Christian Greco. Interverranno nel corso della due giorni torinese: Susanne Gänsicke (J. Paul Getty Museum), Monica Ganio (Getty Conservation Institute), Arlen Heginbotham (J. Paul Getty Museum, Federico Poole (Museo Egizio), Friedhelm Hoffmann, Benoît Mille (Centre de Recherche et de Restauration des Musées de France), Ford Hallam (Metal Artist, Torquay), John Baines (Oxford University), Zsolt Mráv (Hungarian National Museum), Sophie Descamps-Lequime (Musée du Louvre), Agnese Benzonelli (University of Cambridge), Alessandra Giumlia-Mair (AGM-Archeoanalisi), Marc Pollard, (Oxford University) e Thilo Rehren (The Cyprus Institute). “Il Museo Egizio si conferma crocevia di studi internazionali e di ricerca, un’istituzione in continua evoluzione”, hanno dichiarato la presidente del Museo Egizio, Evelina Christillin e il direttore, Christian Greco. “La collezione del Museo unisce luoghi tra loro lontani, parla diverse lingue, e richiama curatori e studiosi internazionali. Locale e globale si intrecciano in una rete che collega Torino non solo alle sponde del Nilo, ma anche alle principali città internazionali, nel segno della ricerca e dello scambio culturale”.

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La Mensa Isiaca nella prima sala del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

La Mensa Isiaca fu realizzata attorno al I secolo d.C. molto probabilmente a Roma, come pala d’altare di un tempio dedicato alla dea Iside, nei pressi del Campo Marzio. La sua scoperta suscitò scalpore e in passato diede il via a diversi studi, volti all’interpretazione dei suoi segni, che più tardi si comprese non essere geroglifici, ma solo motivi ornamentali e privi di significato. Tra i primi ad aver studiato la Mensa compare il gesuita Athanasius Kircher, studioso, collezionista e inventore, interessato ai geroglifici egiziani e alla loro decifrazione. La Mensa Isiaca è una tavola d’altare in bronzo decorata con intarsi di fili e foglie in oro, argento, rame, zinco, stagno e niello, con il piano e i bordi interamente ricoperti da figurazioni e segni incisi ispirati a temi egizi, con al centro la figura della dea Iside in trono. Di questa straordinaria opera si hanno le prime notizie nel 1527, quando entrò in possesso del cardinale Pietro Bembo, da qui il nome di “Tavola Bembina” con cui è anche nota. Nel 1592 la tavola fu venduta dal figlio di Bembo al duca Vincenzo Gonzaga. Entrata nella collezione del Duca di Savoia, la Mensa fu trasferita in Francia, dopo l’occupazione italiana da parte di Napoleone nel 1797 e fu esposta alla Bibliothèque National nel 1809. Nel 1832 entrò a far parte della collezione del Museo Egizio.

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Una fase dei restauri della Mensa isiaca al rientro da Losa Angeles (foto museo egizio)

Nel 2018, la Mensa è stata esposta al J. Paul Getty Museum nell’ambito della mostra “Oltre il Nilo: l’Egitto e il mondo classico”, che approfondiva le interazioni e le influenze interculturali tra Egitto e altre parti del Mediterraneo antico. Recentemente, proprio grazie alla collaborazione tra il Museo Egizio, il J. Paul Getty Museum e il Getty Conservation Institute, un gruppo di conservatori e di scienziati, alla luce delle nuove tecnologie, hanno sottoposto il reperto a nuove analisi. Il programma di ricerca è stato progettato in modo non invasivo e non lesivo dell’oggetto. Per studiare tutti i dettagli, di cui la Mensa è ricchissima, è stato fatto un approfondito esame con microscopia ottica assistita. L’analisi di dettaglio dei materiali è stata effettuata mediante spettroscopia di fluorescenza a raggi X (XRF), e ha fornito informazioni dettagliate sulla composizione dei diversi metalli e leghe metalliche, mentre la radiografia X ha fornito informazioni sulla struttura generale. Il mese scorso il reperto è stato sottoposto a un restauro prima in Museo e poi al Centro di Conservazione e Restauro della Venaria Reale. È stata svolta un’operazione di conservazione preventiva, con pulitura del reperto.

Bolsena (Vt). Abitato sommerso del Gran Carro di Bolsena: apertura straordinaria serale con visite guidate nel sito sommerso al tramonto e in notturna

bolsena_sito-protostorico-gran-carro_visita-sub-in-notturna_locandinaL’abitato sommerso della prima età del Ferro del Gran Carro di Bolsena (Vt) verrà aperto eccezionalmente al pubblico di sera domenica 16 luglio 2023, dalle 19 alle 22. L’evento è dedicato ad appassionati che verranno guidati a visitare l’area dove si stanno svolgendo le ricerche subacquee da parte della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, sia sott’acqua che in snorkeling. L’immersione sarà preceduta da una breve conferenza introduttiva in cui verranno illustrate le ultime scoperte alla luce del tramonto sul lago di Bolsena. Ad accogliere i visitatori ci sarà il personale afferente al Servizio di Archeologia Subacquea della Soprintendenza, i subacquei esperti del Centro Ricerche di Archeologia Subacquea, e i restauratori subacquei della C.S.R. Restauro Beni Culturali. Il sito è raggiungibile dal km 107,2 della Via Cassia lungo la strada sterrata che porta sulla riva del lago di Bolsena. Si raccomanda a tutti i partecipanti di munirsi di maschera, pinne, e attrezzatura propria in caso di immersione (potrà essere fornita bombola su richiesta). Se possibile portare una torcia subacquea. Per i più freddolosi potrà essere fornita una muta secondo disponibilità. Per una migliore organizzazione è gradita la prenotazione, anche eventualmente per prenotare un piatto di pasta dopo l’immersione. Per informazioni è possibile contattare la dott.ssa Barbara Barbaro all’indirizzo barbara.barbaro@cultura.gov.it.

Paestum. Al via al Tempio di Nettuno, nell’area archeologica, “Le Muse tra i templi”: tre serate all’insegna della musica, del teatro e della danza

paestum_le-muse-tra-i-templi_rassegna_locandina“Le Muse tra i templi” di Paestum: al via la rassegna delle arti a cura del Parco Archeologico di Paestum e Velia, diretto da Tiziana D’Angelo, e della Città di Capaccio Paestum, col sindaco Franco Alfieri. Tre serate all’insegna della musica, del teatro e della danza tra i templi meglio conservati della Magna Grecia. Il calendario delle serate al Tempio di Nettuno, con inizio alle 21: 16 luglio 2023, Orchestra Scarlatti diretta dal maestro Beatrice Venezi; 26 luglio 2023, Racconti di cinema con Ornella Muti; 31 luglio 2023, Preludes Danze al Pianoforte. Costo del biglietto serale “Paestum&Velia by night” 10 euro. Tutti gli eventi sono inclusi nel biglietto di ingresso serale al Parco, nella card Adotta un blocco e nell’abbonamento Paestum&Velia. I biglietti by night sono disponibili nelle biglietterie di Paestum e Velia, sono acquistabili la sera stessa dell’evento oppure on line: https://www.vivaticket.com/it/ticket/paestum-by-night/211919?culture=it-it.

Norchia (Vt). Tre visite all’area monumentale della Tomba Lattanzi, all’interno del Poligono di Monte Romano, eccezionalmente aperta al pubblico

norchia_tomba-lattanzi_visite-area-monumentale_locandinaTre nuove visite all’area monumentale della Tomba Lattanzi a Norchia (Vt): il 16, 23 e 29 luglio 2023. Grazie infatti all’accordo di collaborazione con lo Stato Maggiore dell’Esercito, tramite il Reparto Supporti Logistici Poligono di Monte Romano, dipendente dal Comando Militare della Capitale, per lo svolgimento di un progetto di ricerca, conservazione, valorizzazione e fruizione del comprensorio archeologico, naturalistico e paesaggistico costituito dal settore occidentale della monumentale necropoli rupestre di Norchia, anche quest’anno si potranno eccezionalmente effettuare nel mese di luglio tre visite (il 16, 23 e 29 luglio 2023) al cantiere di scavo presso l’area monumentale della Tomba Lattanzi. La partecipazione è gratuita e aperta a tutti a numero limitato. Prenotazione obbligatoria a sabap-vt-em.eventi@cultura.gov.it. Appuntamento alle 9.30 al parcheggio in località Cinelli a Norchia. Dal parcheggio si prosegue a piedi lungo un percorso di circa 30-40 minuti che si inoltra all’interno della vasta necropoli. Si invitano tutti i partecipanti a munirsi di acqua e a dotarsi di equipaggiamento adatto al sito: scarpe da trekking, pantaloni lunghi e cappello. Le indagini di scavo, che si tengono all’interno dell’area del Poligono Militare di Monte Romano, non accessibile al pubblico, si svolgono sotto la direzione scientifica del prof. Vincent Jolivet (École Normale Supérieure) e con la partecipazione di studenti, topografi e ricercatori universitari.