Archivio | aprile 2022

Taranto. Al museo Archeologico nazionale ultimo incontro del ciclo i “Racconti dall’oltretomba. Tra archeologia e antropologia dei resti umani”: conferenza in diretta on line di Alexandra Chavarria Arnau (università di Padova) su “Aspettando l’aldilà: cimiteri cristiani in età tardoantica”

Mercoledì 27 Aprile 2022, alle 18, ultimo appuntamento del mese con i “Mercoledì del MArTA” in diretta sui canali YouTube, Facebook e LinkedIn del museo Archeologico nazionale di Taranto. La direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, introdurrà la relazione della prof.ssa Alexandra Chavarria Arnau dell’università di Padova su “Aspettando l’aldilà: cimiteri cristiani in età tardoantica”, appuntamento conclusivo della programmazione del mese di aprile 2022 interamente dedicata ai “Racconti dall’oltretomba. Tra archeologia e antropologia dei resti umani” con il coordinamento scientifico della stessa direttrice del MArTA e del dott. Antonio Fornaciari dell’università di Pisa.

alexandra.chavarria_arnau

Alexandra Chavarria Arnau (università di Padova)

“Le testimonianze più antiche del cristianesimo primitivo si documentano già dal terzo secolo in ambito funerario, quando cominciano a comparire i primi cimiteri suburbani cristiani che poi danno luogo in molti casi a grandi complessi ecclesiastici con carattere funerario e a volte martiriale”, spiega la prof.ssa Alexandra Chavarria Arnau, docente dell’università di Padova, di Archeologia medievale. Si parlerà di chiese e sepolture, due elementi intimamente legati, oggetto anche di studi supportati dalle recenti tecniche di bioarcheologia, che consente di comprendere meglio i rapporti tra le tombe e gli spazi liturgici.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale per “Lo scaffale del Mann” presentazione del libro “Lo scrivano di Cesare” (Mondadori) di Sergio De Santis

napoli_scaffale-del-mann_libro-lo-scrivano-di-cesare_locandinaNuovo appuntamento al museo Archeologico nazionale di Napoli con “Lo scaffale del Mann”: mercoledì 27 aprile 2022, alle 17, nella sala conferenze, presentazione del libro “Lo scrivano di Cesare” (Mondadori) di Sergio De Santis. Dopo i saluti del direttore Paolo Giulierini, interverranno con l’autore Luigi Vicinanza, giornalista; Giovanni Maffei, docente di Letteratura italiana contemporanea all’università “Federico II” di Napoli. Modera Elisabetta Himmel. Nell’offrire un ritratto suggestivo e documentatissimo di uno dei personaggi più affascinanti della Storia, “Lo scrivano di Cesare” racconta il Potere in tutte le sue declinazioni: campagne militari, relazioni amorose, strategie di comunicazione. Un grande romanzo storico e di formazione, ma anche una potente meditazione filosofica, sostenuta dalla scrittura superlativa di Sergio De Santis.

libro-lo-scrivano-di-cesare_copertina

Copertina del libro “Lo scrivano di Cesare” di Sergio De Santis

sergio-de-santis

Lo scrittore Sergio De Santis

Lo scrivano di Cesare. Aristocle è un ex schiavo, forse di origine greca, acquistato da bambino da una coppia di Romani come compagno di giochi per il figlio. Preso in simpatia dal precettore del ragazzo, ha imparato a leggere e scrivere, e grazie a intelligenza e curiosità non comuni si è fatto un’ampia cultura. Quando, ventenne, si affranca dalla schiavitù, gli accade qualcosa che condizionerà il resto della sua vita. Diviene scrivano di Cesare. A lui il grande Romano detterà i commentari sulle campagne in Gallia. Roma sta attraversando una profonda crisi. Le fazioni di ottimati e popolari si contendono il potere senza esclusione di colpi. Molti pensano che la più grande potenza del mondo conosciuto decadrà o rinascerà grazie a un uomo eccezionale. Cesare è convinto di essere quell’uomo. Straniero, dotato di raro acume, Aristocle è nella condizione ideale per osservare Cesare con sguardo consapevole. Non lo ama, ma non riesce a detestarlo. Ne ammira il coraggio, l’intelligenza, le capacità di stratega, la determinazione, l’abilità politica, ma diffida della cinica ambizione che piega tutto al proprio volere. Né gli sfuggono la vanità, la spregiudicatezza con cui rielabora i fatti, facendo giungere a Roma notizie di trionfi militari per nascondere il fallimento delle campagne in Britannia. La vita di Aristocle cambia di nuovo quando viene mandato a Piacenza presso un amico di Cesare con l’opera che consegnerà le sue imprese ai posteri: quella che tutto il mondo conoscerà come De bello gallico. Audace condottiero o politico spregiudicato? Storiografo obiettivo o manipolatore? Seduttore seriale o profondo intellettuale? Chi è davvero Cesare? Aristocle lo racconta in un libro che comincia a scrivere di nascosto mentre gli è ancora accanto.

Padova. Nella Notte Bianca del Liviano incontro con Massimo Vidale e Mariangela Galatea Vaglio per parlare di gender e archeologia

padova_notte-bianca-liviano_gender-archaeology_locandinaIl gender e l’archeologia, ovvero come gli studi di genere devono essere usati per reinterpretare i problemi e i fatti del passato. Se ne parla il 27 aprile 2022, alle 20.15, nell’aula N del Liviano a Padova, nell’incontro “Gender archaeology: decostruire i bias di genere nell’archeologia” con Massimo Vidale e Mariangela Galatea Vaglio. L’iniziativa rientra negli eventi della IX Notte Bianca del Liviano organizzata da Studenti per Udu – Scienze Umane Padova negli spazi di palazzo Liviano e piazza Capitanato con cultura, arte e musica. L’evento è aperto alla comunità studentesca e alla cittadinanza. “La Notte Bianca – dicono gli organizzatori – rappresenta un’occasione per riflettere, per emozionarci e divertirci nella splendida cornice di piazza Capitaniato. La Notte Bianca diventa il palcoscenico dove l’immenso valore delle scienze umane viene espresso nelle sue numerose sfumature, andando oltre la classica didattica e rivolgendosi all’intera cittadinanza, con un focus specifico sull’analisi della realtà che quotidianamente viviamo”. Con l’occasione è possibile anche la visita guidata al museo Archeologico del Liviano in due turni di 20 persone ciascuno: 1. turno: ore 19.15, atrio Liviano; 2. turno: ore 20.15, Atrio Liviano. Contatto per prenotare: Teresa Cozzi – 3774787453.

padova_notte-bianca-liviano_gender-archaeology_massimo-vidalepadova_notte-bianca-liviano_gender-archaeology_galatea-vaglioStereotipi come può essere quello del ruolo di donne e uomini nella società, nella famiglia e nel lavoro, ma come anche tante altre idee ultra semplificate riguardanti sesso e genere – frutto di una società di stampo patriarcale – oltre ad esistere tutt’oggi, sono stati usati come chiavi di lettura per l’interpretazione delle società del passato. Ma era davvero così nelle realtà preistoriche? O sono filtri attraverso cui per tanto tempo si è stati abituati a leggere diverse realtà? Ne parleranno Galatea Vaglio, insegnante e scrittrice, che si occupa di divulgazione storica, ha pubblicato numerosi saggi e romanzi e collaborato con il Sole24Ore, L’Espresso e ValigiaBlu; e Massimo Vidale, docente di Metodologia della Ricerca archeologica all’università di Padova. È co-direttore della Missione archeologica italiana nell’Iran sud-orientale e membro del Consiglio direttivo dell’ISMEO. Ha effettuato ricerche in Italia, Iran, Pakistan, India, Nepal, Asia centrale, Iraq e Africa settentrionale.

Feltre. Nasce il nuovo museo civico Archeologico, dedicato ai mille anni di storia della città veneta: dalla civiltà retica alla caduta dell’Impero, con un focus particolare sulla romana Feltria

Testa di satiro conservata al museo civico Archeologico di Feltre (foto marco bergamaschi)

feltre_archeologico_nuovo-museo_locandinaAlle pendici delle Dolomiti nasce il nuovo museo Archeologico di Feltre, la “Venezia dolomitica”, che narra di quel municipium romano, Feltria, tra i più rilevanti centri dell’alta terraferma veneta, che controllava un territorio vastissimo, le vallate alpine comprese tra Belluno e Trento, ricordato – meglio, sancito – da una grande iscrizione scolpita a oltre 2000 metri d’altezza sul monte Pergol, nella catena del Lagorai. Il nuovo museo civico Archeologico di Feltre sarà inaugurato il 29 aprile 2022 al piano terra di Palazzo Villabruna, seminterrato e scavato nella roccia su cui poggia l’edificio, accoglie in una rara struttura a fondaco con botteghe. E poi dal 30 aprile 2022 aperto al pubblico con orari, per tutto il mese di maggio 2022, dal lunedì alla domenica 10.30-13 e 15-18. Previste aperture straordinarie e serali  https://www.visitfeltre.info/. Ingresso con Totem card che consente l’accesso a museo civico, Galleria Rizzarda, museo Diocesano, Torri del Castello ed ex Prigioni (ridotta 8 euro, intera 10, famiglia 14). Info e prenotazioni Società Aqua srl 327/2562682.

feltre_archeologico_nuovo-museo_lastre-con-iscrizioni_foto-studio-esseci

La sala del museo civico Archeologico di Feltre che espone lastre con iscrizioni (foto studio esseci)

Il museo Archeologico di Feltre, dedicato ai mille anni di storia della città veneta (dalla civiltà retica alla caduta dell’Impero), è stato creato dal Comune di Feltre, d’accordo con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Βelluno Padova e Treviso. È un museo di nuova generazione, luogo di esposizione di reperti spesso unici, ma anche e soprattutto luogo dove la Storia si fa racconto. Per offrire un viaggio che inizia all’interno del Museo per espandersi nell’intera città, conducendo ai luoghi di rinvenimento dei reperti esposti o di collocazione dei principali monumenti della città romana e, ancor prima, retica. Qui ogni reperto esposto è abbinato ad un sistema di approfondimento digitale, che si connette ad un archivio web, richiamato tramite QR Code direttamente sullo smartphone del visitatore. Altri dispositivi multimediali, quali videoproiettori, monitor, diffusori acustici, accompagnano il percorso espositivo, rendendolo altamente interattivo.

feltre_archeologico_nuovo-museo_capitelli-ionici_foto-studio-esseci

La scenografica parata di capitelli ionico-italici che accoglie il visitatore al museo civico Archeologico di Feltre (foto studio esseci)

Ad accogliere il visitatore nel nuovo Museo è la scenografica parata di capitelli ionico-italici in pietra tenera di Vicenza. L’attigua sala è invece dedicata alla piccola statuaria e mostra il gusto raffinato degli ornamenti delle ricche dimore locali tra il I sec. a.C. e il II d.C. La fontanella, rinvenuta nel 1926 in via Mezzaterra, evoca gli zampilli che dovevano risuonare in un elegante giardino e l’enigmatico sorriso della Testa di Satiro, trovata poco distante nel 1935, trasporta in un mondo di miti legati a Dioniso e al suo seguito. Davvero insolite le circostanze del rinvenimento del busto di efebo, copia romana del Narciso di Policleto, scoperto nel 1986, murato nei palazzetti Bovio-Da Comirano.

feltre_archeologico_nuovo-museo_statua-esculapio_foto-studio-esseci

La monumentale statua di Esculapio simbolo del museo civico Archeologico di Feltre (foto studio esseci)

Nella sala dedicata ai culti è possibile ammirare la monumentale statua di Esculapio in marmo greco, emersa durante gli scavi sul sagrato del Duomo nel 1974, che costituisce oggi la più grande rappresentazione del dio della medicina di tutta l’Italia centro-settentrionale ed è uno dei pezzi più iconici del museo civico Archeologico. Accanto ad essa l’ara votiva all’antichissima dea delle origini di Roma, la già citata Anna Perenna. Due altre sale propongono una carrellata sui culti funerari attestati nel Feltrino: dalle iscrizioni, come quella a Celio Montano dall’elaborata decorazione scolpita, al frammento di un imponente sarcofago di età imperiale emerso negli scavi di palazzo Bizzarini nel 2002. Non mancano reperti rinvenuti in aree sepolcrali di remoto utilizzo quale quella del cimitero urbano, che offrono un esempio degli oggetti che accompagnavano il defunto nel suo viaggio nell’aldilà: dagli ornamenti della persona a monete e suppellettili in terracotta, vetro soffiato e metallo. Del tutto particolare la tomba di Aeronia Maxima rinvenuta a Sovramonte negli anni ’50, composta da un’urna tufacea contenente ossa incinerate, un’iscrizione e un piccolo corredo.

“Selinunte in Sicilia nel Mediterraneo”: quattro giorni di convegno on line su Zoom (prenotazione obbligatoria) in occasione dei 50 anni di ricerca dell’Istituto Archeologico Germanico a Selinunte. Focus sull’interdipendenza tra il sito, nelle sue varie fasi di vita, e il network mediterraneo nel quale insiste

L’antico sito di Selinunte, con le sue diverse fasi di vita, offre una grande varietà di testimonianze per studiare le architetture antiche, i materiali archeologici e le pratiche ad essi associate. Da secoli ormai la ricerca archeologica e storica riporta alla luce informazioni utili a comporre un’immagine sempre più precisa della polis greca e delle sue trasformazioni successive. Quest’immagine è tuttavia soltanto una tessera all’interno di un mosaico più ampio nel quale Selinunte è incastonata all’interno della Sicilia e dell’intera area mediterranea, nelle maglie di un fitto crocevia di vie di comunicazione. Se ne parla dal 27 al 29 aprile 2022 nel convegno, promosso dal parco archeologico di Selinunte Cave di Cusa e Pantelleria, on line sulla piattaforma Zoom “Selinunte in Sicilia nel Mediterraneo” in occasione degli 80 anni dell’archeologo Dieter Mertens, già direttore dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma, e dei 50 anni di ricerca dell’Istituto Archeologico Germanico a Selinunte. Per la partecipazione online su Zoom è richiesta la registrazione. Ecco i link: 27 aprile ore 09:30; 27 aprile ore 18:30; 28 aprile ore 09:30; 29 aprile ore 09:00. La conferenza invita a enfatizzare quest’interdipendenza tra il sito, nelle sue varie fasi di vita, e il network mediterraneo nel quale insiste, presentando gli echi di questi rapporti interregionali e sovraregionali. Dirigere lo sguardo verso Selinunte significa, dunque, considerare il sito e i suoi abitanti all’interno di una fitta trama di attori e azioni che si muovono non solo nel contesto regionale dell’isola ma nell’intero mondo Mediterraneo. Questa ricorrenza vuole anche essere l’occasione per ricordare il notevole contributo che la ricerca su Selinunte fornisce per la ricostruzione della storia della Sicilia e del mondo Mediterraneo e per la comprensione dei meccanismi di scambio sociale e culturale nel mondo antico. Per il programma vedi Appuntamento – Dainst.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con l’undicesima tappa si va alla scoperta dei lussuosi pavimenti in marmo di un’altra residenza imperiale sul Palatino, la Domus Augustana

roma_palatino_domus-augustana_ambiente-mistilineo_opus-sectile_foto-PArCo

Domus Augustana, sul Palatino: ambiente mistilineo, opus sectile marmoreo che sviluppa il motivo dei quadrati con quadrati inscritti diagonalmente (foto Archivi PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo undicesimo appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana, del Paedagogium, e della Schola Praeconum, e i lussuosi pavimenti in marmo della Domus Aurea, va alla scoperta dei preziosi pavimenti di un secondo palazzo, la cosiddetta Domus Augustana, che costituiva la parte privata della residenza imperiale. Al contrario della parte pubblica (la Domus Flavia), composta da pochi ambienti di grandi dimensioni, la Domus Augustana era formata da vani piccoli alternati ad ambienti più ampi, tutti disposti intorno a giardini colonnati.

roma_palatino_domus-augustana_portico_pavimento-a-lastre_foto-PArCo

Domus Augustana sul Palatino: il portico conserva in numerose porzioni un pavimento a lastre rettangolari di pavonazzetto (foto Archivi PArCo)

“I pavimenti meglio conservati”, spiegano gli archeologi del PArCo, “si collocano presso un ambiente molto particolare, la cosiddetta aula biabsidata, una sala preceduta da colonne e provvista di due absidi lungo i lati corti, con affaccio scenografico sul cosiddetto Stadio di Domiziano. Mentre si gode la vista mozzafiato sullo stadio, si attraversa l’area un tempo colonnata, e se si puntano gli occhi a terra si può notare una serie di “isole marmoree”: non sono altro che i resti del pavimento in marmo che doveva originariamente rivestire il portico, composto da lastre rettangolari di pavonazzetto”.

roma_palatino_domus-augustana_aula-biabsidata_pavimento-a-lastre_foto-PArCo

Domus Augustana sul Palatino: l’aula biabsidata conserva un pavimento a lastre rettangolari di marmo africano (foto Archivi PArCo)

“Entrando nell’aula vera e propria si conservano grandi porzioni di un pavimento a lastre disposte su filari paralleli, tutte in marmo africano. In questo caso – ricordano gli archeologi del PArCo -, a causa di problemi legati al ristagno di acque, dal 2018 il pavimento è stato interessato da un esteso intervento di manutenzione straordinaria, che ha previsto il restauro dei lacerti marmorei, la ripavimentazione dell’area in cocciopesto e la disposizione di graniglia cromaticamente abbinata alle lastre lungo i bordi. L’aula biabsidata determina la formazione di ambienti di risulta, di forma mistilinea, meglio conservati lungo il lato meridionale, che conservano due eleganti pavimenti in opus sectile marmoreo policromo a schema geometrico (Q3), in cui si riconoscono il portasanta, il pavonazzetto, il giallo antico, il marmo bigio, la breccia e il marmo bianco”.

roma_palatino_domus-augustana_pannelli-tattili_foto-PArCo

Domus Augustana sul Palatino: uno dei pannelli del percorso il Parco per Tutti, pannelli tattili illustrativi di singoli monumenti o tematismi (foto PArCo)

“Un suggerimento in più per quanti avranno la possibilità di percorrere dal vivo questo itinerario: nell’area della Domus Augustana, precisamente sul lato verso lo Stadio di Domiziano – concludono gli archeologi del PArCo -, è presente uno dei numerosi pannelli tattili disseminati nel PArCo che aiutano la comprensione e la conoscenza dei monumenti. Questo pannello descrive la sala ellittica e il peristilio della Domus Augustana ed è del tutto eccezionale rispetto agli altri perché presenta anche due frammenti di marmo tutti da toccare!”.

Sicilia. Il parco archeologico di Morgantina, il museo di Aidone e la Villa del Casale più accessibili a disabili uditivi e ipovedenti grazie a due nuove App

morgantina_aidone_villa-del-casale_accessibili-a-ipovedenti_app-per-mobile_foto-regione-siciliana

Una schermata della App per la Villa del casale a Piazza Armerina prodotta da Ett (foto regione siciliana)

Il parco archeologico di Morgantina, il museo Archeologico di Aidone e la Villa romana del Casale diventano più accessibili grazie alla realizzazione di un App mobile per disabili uditivi e ipovedenti. Il nuovo sistema è realizzato per la Regione Siciliana dalla ETT Spa, industria digitale e creativa internazionale specializzata nell’innovazione tecnologica applicata alla valorizzazione e fruizione dei beni culturali. Obiettivo del progetto è di aumentare la fruibilità dei siti, mediante l’uso di strumenti di nuova generazione in grado di favorire il superamento delle barriere cognitive e sensoriali, assicurando a chiunque il diritto di accesso e partecipazione alla vita culturale. Le nuove dotazioni riguardano due App, una con contenuti video in Lingua Italiana dei Segni (LIS) destinata a un pubblico di non udenti, una seconda che offre a un pubblico con disabilità visive tecnologie avanzate che rendono l’esperienza di visita più immersiva e coinvolgente. Le applicazioni verranno supportate da dispositivi multi-touch con l’utilizzo di pannelli tiflodidattici con bassorilievi tattili dei mosaici pavimentali che riprodurranno, in scala, i mosaici dei pavimenti. Grazie a queste due App, i siti godranno di una guida altamente innovativa, in grado di arricchire l’itinerario di spunti e di informazioni audio sui principali punti di interesse individuati. Le applicazioni mobili, che verranno realizzate per Smartphone e Tablet con sistema operativo IOS e Android, sono uno strumento che offre infinite potenzialità.

aidone_archeologico_dea-di-morgantina_foto-rdca

La Dea di Morgantina, trafugata in Sicilia nella seconda metà del Novecento e restituita a seguito di una lunga trattativa internazionale dal Paul Getty Museum (foto RDCA)

Le applicazioni si sviluppano in tre percorsi. In particolare alla Villa Romana del Casale di Piazza Armerina l’App migliorerà la comprensione del Triclinio, della Dieta di Orfeo, della Dieta di Arione e della Stanza di Ercole; all’area archeologica di Morgantina di Aidone saranno collegati all’App l’Agorà, il Teatro, il Santuario e i Granai e le Fornaci mentre il museo di Aidone offrirà una lettura aumentata degli Acroliti, della Venere di Morgantina, della Dieta di Arione e dei Reperti delle Terme Nord di contrada Agnese.

Altino (Ve). Visita accompagnata allo scavo attualmente in corso nell’area archeologica del quartiere residenziale augusteo con la direttrice Marianna Bressan e Massimo Dadà della Sabap

Iniziati a marzo 2022 gli scavi nella zona residenziale dell’area archeologica di Altino (Ve) (foto drm-veneto)

Dopo le comunicazioni, la visione diretta degli scavi in corso. Succede ad Altino (Ve) nell’area archeologica dove da qualche settimana sono iniziate nuove ricerche archeologiche. L’annuncio della direzione del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino è allettante: “Volete scoprire tutte le novità dagli scavi in corso nell’area del quartiere residenziale augusteo di Altino? Vi aspettiamo a “Scavi Aperti”!”. Appuntamento nel pomeriggio di mercoledì 27 aprile 2022 al museo Archeologico nazionale. Alle 15.30, è prevista una visita accompagnata allo scavo attualmente in corso presso l’area archeologica del quartiere residenziale augusteo di Altino. Guideranno la visita la direttrice Marianna Bressan e Massimo Dadà della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna. Non è necessario prenotare.

Pompei. Aperta nella palestra grande la mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei”. Gli interventi dei protagonisti. Come nasce e cosa si prefigge di raggiungere questa esposizione, che introduce al sito su un tema che è presente in tutta Pompei

pompei_palestra-grande_mostra-arte-e-sensualità_locandina

La locandina della mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei” alla Palestra grande di Pompei dal 21 aprile 2022 al 15 gennaio 2023

Per il direttore Zuchtriegel “la mostra introduce al sito su un tema che è presente in tutta Pompei”. Per la professoressa Canoni “è una mostra di incontri tra il linguaggio dell’arte e il tema della sensualità, tra la cultura romana e quella greca, tra il mondo della ricerca e quello della scuola”. Per il procuratore Fragliasso “è il risultato del primo caso di archeologia giudiziaria”. Per l’archeologa Toniolo “è il frutto della politica del Parco che ha voluto fare ricerca in prima persona con convenzioni e funzionari”. Per il direttore generale Osanna “ci insegna quanto sia importante lavorare insieme”. Con queste premesse il 21 aprile 2022 si è aperta nella palestra grande di Pompei la mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei”, organizzata dal parco archeologico di Pompei (la prima realizzata in house dall’ufficio mostre del Parco), visitabile fino al 15 gennaio 2023. A cura del direttore Gabriel Zuchtriegel e dell’archeologa Maria Luisa Catoni, professoressa all’IMT Alti Studi Lucca, la mostra si propone di essere una “chiave di lettura” che aiuti il pubblico a comprendere meglio la diffusione di immagini sensuali ed erotiche molto diffuse nel sito. Il progetto della mostra prevede, infatti, oltre all’esposizione alla Palestra grande un itinerario alla scoperta di vari edifici del sito caratterizzati da affreschi e riferimenti al tema, raggiungibili con il supporto dell’App My Pompeii, che include una sezione dedicata. La mostra è sponsorizzata da American Express e da Hotel Caruso A Belmond, Hotel Amalfi Coast di Ravello.

pompei_casa-di-loreio-tiburtino_ermafrodito-dormiente_foto-graziano-tavan

L’Ermafrodito dormiente, marmo del I sec. d.C., dalla Casa di Loreio Tiburtino a Pompei (foto graziano tavan)

Stupore, curiosità, imbarazzo sono tra le emozioni che archeologi e visitatori hanno provato dinnanzi a pitture e sculture da Pompei e da altri siti vesuviani sin dalle prime scoperte nel ‘700. Con l’avanzamento degli scavi diventava sempre più evidente che immagini dal contenuto sensuale ed erotico, spesso distanti da una visione classicista del mondo antico, caratterizzavano praticamente tutti gli spazi della città, dalle case private alle terme, da osterie e bettole oscure, agli spazi pubblici della collettività. Tra le ultime scoperte, che hanno suscitato molto interesse, la casa di Leda e il cigno e il carro cerimoniale con decorazioni erotiche di Civita Giuliana. Con un pubblico molto eterogeneo, proveniente da tutto il mondo, che in questi mesi sta tornando a Pompei, la domanda di come spiegare l’onnipresenza della sensualità nell’immaginario di Pompei è più attuale che mai. 

pompei_mostra-arte-e-sensualità_gabriel-zuchtriegel_foto-graziano-tavan

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei (foto graziano tavan)

“In questi tempi di emergenza pandemica e di guerra, la mostra vuole essere un inno alla resilienza del bello”, dichiara il direttore Zuchtriegel, “ma lo vuole essere in una prospettiva storica, che ci aiuta a comprendere che anche in passato arte e immaginazione fossero intrecciate con relazioni e gerarchie sociali, culturali e politiche. Che oggi possiamo ammirare a Pompei una città antica con affreschi, statue e arredi trovati nella posizione in cui furono seppelliti durante l’eruzione del 79 d.C., è un dono meraviglioso della storia che dobbiamo preservare e trasmettere alle future generazioni. La mostra, che è quasi una specie di introduzione alla visita del sito, vuole contribuire a questo, valorizzando anche molte opere in deposito che in alcuni casi sono state restaurate e sottoposte a nuovi studi per essere esposte”.

pompei_mostra-arte-e-sensualità_maria-luisa-catoni_foto-graziano-tavan

L’archeologa Maria Luisa Catoni, professoressa all’IMT Alti Studi Lucca (foto graziano tavan)

“Questa mostra appartiene alla tipologia delle mostre di ricerca, tesa valorizzare sì il bene e il sito ma anche le relazioni multiple, la collaborazione fra diverse metodologie di ricerca e le funzioni della tutela e della gestione”, aggiunge Maria Luisa Catoni. “Permette al visitatore di stabilire un rapporto fisico fra ciò che è in mostra e altri oggetti e luoghi nel sito, incluse alcune nuove scoperte venute alla luce. Il visitatore entra così in una mostra nella quale può non solo vedere oggetti di grande interesse e bellezza ma anche utilizzarli come  altrettanti “puntatori” a diversi contesti: il contesto di Pompei e del sito archeologico, il contesto delle Ville, per esempio di Stabiae e Oplontis, il contesto dello scambio fra cultura greca e cultura romana nel corso del I secolo dopo Cristo, il contesto della codificazione e tradizione di immagini erotiche e sensuali, il contesto delle funzioni e usi di quelle immagini negli spazi che decoravano e così via. In pochi altri luoghi al mondo è possibile proporre al visitatore una viaggio così ramificato e interattivo. E a Pompei questo è possibile anche per lo straordinario impegno che il sito persegue da alcuni anni nella ricerca e nella comunicazione della ricerca, come anche nell’apertura ai ricercatori di tutto il mondo”.

pompei_mostra-arte-e-sensualità_massimo-osanna_foto-graziano-tavan

Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura (foto graziano tavan)

“L’obiettivo di una mostra è quello di raccontare, attraverso un filo conduttore, aspetti particolari di un’epoca, di un contesto storico, o individuare collegamenti tra più contesti. Ma devono nascere soprattutto da una ricerca scientifica e multidisciplinare in grado di condurre il visitatore alla conoscenza del passato”, dichiara Massimo Osanna, direttore generale dei Musei. “In questo caso, la mostra Arte e sensualità nelle case di Pompei consente di aggiungere al racconto, un pezzo inedito di storia del sito, frutto di recenti indagini e scoperte, che per la prima volta vengono mostrate al pubblico e in un ambito tematico dedicato. E in più recano in se la storia di un complesso lavoro che ha visto coinvolte molteplici professionalità del Parco, ma anche Istituzioni e forze dell’ordine in un’attività di comuni intenti, come nel caso del carro di Civita Giuliana, in un’area oggetto di depredamento ad opera dei tombaroli;  mentre in altre situazioni,  come per la ricostruzione del soffitto rinvenuto in crollo della casa di Leda e il cigno sono la testimonianza del delicatissimo e spesso poco noto lavoro di ricomposizione dei frammenti ad opera dei restauratori”.

Tra le 70 opere in mostra, tutte provenienti dai depositi del parco archeologico di Pompei, anche i due medaglioni in bronzo con scene erotiche del carro cerimoniale da Civita Giuliana e il raffinato soffitto del cubiculum (stanza da letto) rinvenuto in crollo sul pavimento, poi ricomposto e restaurato, della Casa di Leda ed il cigno, e le 3 pareti del cubicolo della Villa di Gragnano in località Carmiano, ricostruito dopo il recente restauro. La mostra valorizza così anche le recenti scoperte nell’ambito del Grande Progetto Pompei e delle nuove indagini condotte sotto la direzione di Massimo Osanna. Il nucleo centrale della mostra ospita opere da Oplontis – Ermafrodito e Satiro e due coppie di Centauri – in un allestimento-installazione che cerca di ricostruire la dimensione esperienziale, quasi cinematografica, che evoca il contesto e l’immaginario antico. Inoltre, una guida per bambini, I Centauri di Pompei a firma del direttore con disegni di Daniela Pergreffi, si prefigge di spiegare un tema “difficile” ai più piccoli, seguendo le tracce del centauro Mares alla ricerca di una centauressa. Oltre a godersi il percorso di mostra, lungo il racconto, piccoli e grandi lettori incontreranno una serie di figure centrali del mito antico, da Narciso a Dioniso e Arianna. 

Altino (Ve). Sotto i mosaici emergono lacerti di pavimenti in cementizio, tipo “terrazzo alla veneziana”: gli scavi in corso riportano alla luce lo strato più antico della città romana. E mercoledì al via “Scavi aperti”

altino_area-archeologica_scavi-quartiere-augusteo_scoperto-terrazzo-alla-veneziana_foto-drm-veneto

Scavi in corso nel quartiere augusteo di Altino (Ve): sotto i mosaici lacerti di pavimento in cementizio, la fase più antica della città romana (foto drm-veneto)

A guardarli da lontano sembrerebbero proprio dei “terrazzi alla veneziana”. Siamo nell’area archeologica di Altino (Ve) dove da marzo sono iniziate le ricerche archeologiche per saperne di più sulla storia della “Venezia prima di Venezia”. Gli ampi lacerti di pavimenti in cementizio fanno capolino sotto i mosaici attualmente esposti e ben conservati (come quelli della Casa della Pantera) e raccontano una storia ancora più antica, di un quartiere residenziale antecedente a quello esposto e che nessuno ha più visto dagli anni ’60. “Prima messa in luce, poi di nuovo interrata”, racconta Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino, “la pavimentazione è riemersa durante i lavori di scavo cominciati un mese fa ad Altino, in particolare nell’area archeologica del quartiere residenziale augusteo”. Gli scavi, che rappresentano una delle azioni del Grande Progetto Beni Culturali con il quale il ministero della Cultura ha finanziato le attività necessarie a trasformare Altino in un parco archeologico, sono stati affidati alla ditta PETRA di Padova con la direzione lavori di Massimo Dadà della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna.

altino_parco_aree-archeologiche_veduta-aerea_foto-drm-veneto

Veduta aerea dell’area archeologica di Altino tagliata in due dalla strada provinciale (foto drm – veneto)

Le pavimentazioni, però, non sono l’unica “novità”. “Nella zona dei nuovi cantieri (aperti, questi sì, ex novo), che si sviluppano nell’area archeologica in direzione del Museo, sono riaffiorate alcune strutture murarie, una delle quali potrebbe essere la prosecuzione della banchina già scoperta in passato lungo il canale Sioncello, attivo in quest’area fino al I secolo a. C. e interrato alla fine dello stesso secolo per ampliare i quartieri abitativi della città. È presto per tirare delle conclusioni definitive”, continua Bressan. “Gli esperti sono al lavoro, ma dopo un mese di scavi abbiamo già diverse ipotesi sulle quali lavorare. Aspettiamo intanto tutta la cittadinanza alla scoperta degli scavi che permetterà loro di vedere cosa nasconde il sottosuolo di Altino”. Mercoledì 27 aprile 2022 sarà infatti possibile per tutti gli interessati vedere gli scavi dal vivo, nel corso dell’iniziativa “Scavi aperti”. L’appuntamento per tutti è alle 15.30 al Museo; da lì partirà la visita allo scavo in corso e a condurla saranno proprio la direttrice del Museo, Marianna Bressan, e il direttore dei lavori, Massimo Dadà della Soprintendenza.