Archivio | aprile 2022

Adria. Al museo Archeologico nazionale presentazione della nuova Guida a cura di Alberta Facchi e Stefania Paiola per la collana “Quaderni della direzione regionale musei Veneto”

Copertina della nuova Guida del museo Archeologico nazionale di Adria

Il museo Archeologico nazionale di Adria rinnova la propria offerta culturale con la nuova guida: 175 pagine, foto a colori di qualità, testi e schede dei approfondimento. Sabato 30 aprile 2022, alle 17.30, nella sala conferenze del museo (via Badini, 59, Adria), presentazione a cura degli autori della nuova Guida del museo Archeologico nazionale di Adria, edita dalla Direzione regionale Musei del Veneto nella collana “Quaderni della direzione regionale musei Veneto” con il sostegno di BancAdria Colli Euganei Credito cooperativo italiano. Ingresso gratuito all’evento. Info e prenotazioni: 0426 21612. In museo si potrà acquistare una copia della guida (11.40 euro). La Guida è a cura di Alberta Facchi e Stefania Paiola. Testi di Giovanna Gambacurta e Loretta Zega. Schede tematiche di Sandra Bedetti, Fiorenza Bortolami, Alberta Facchi, Marta Franzin, Andrea Gaucci, Stefania Paiola, Cinzia Tagliaferro, Maria Cristina Vallicelli, Federica Wiel-Marin. Anche questa nuova edizione della guida come la precedente del 2012 si sviluppa seguendo il percorso museale e restituendone in maniera incisiva le chiavi di lettura: il visitatore è accompagnato alla scoperta del museo con testi suggestivi e un impianto grafico che aderisce ancora di più al racconto tra le sale e che si dipana attraverso il colore, da sempre cifra caratteristica dell’allestimento. Vera innovazione di questa nuova edizione è l’inserimento di schede focus che valorizzano, arricchendoli di approfondimenti e di dati scientifici aggiornati, alcuni dei temi, delle classi di materiali e dei singoli reperti dell’esposizione.

Verona. Bilancio, a metà strada, del restauro dell’anfiteatro Arena finanziato con l’Art Bonus: 14 milioni di Unicredit Banca e Fondazione Cariverona. In due anni lavori mai fatti prima. Ora si preparano il museo e le Olimpiadi 2026. Sindaco: “Un intervento che rimarrà nei secoli”

Le gradinate dell’Arena di Verona: si vede a occhio nudo il settore già ripulito e restaurato (foto comune-vr)

“Siamo a metà dell’opera. Due anni di lavoro già fatto e altrettanto da portare a termine, per un progetto che si riequilibra in corso d’opera anche alla luce di nuove prospettive, prima tra tutte le Olimpiadi invernali del 2026 di cui l’Arena sarà protagonista assoluta”. Così i protagonisti, Comune di Verona (sindaco Federico Sboarina insieme all’assessore ai Lavori pubblici Luca Zanotto), soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza (soprintendente Vincenzo Tinè), fondazione Cariverona (direttore generale Filippo Manfredi insieme al responsabile territoriale di UniCredit Renzo Chervatin e al Regional Manager NordEst di Uncredit Luisella Altare), progettisti (ing. Claudio Modena progettista del restauro), alla presentazione del bilancio dei lavori di restauro dell’Anfiteatro Arena di Verona, progetto ambizioso di valorizzazione e fruizione dell’arena, avviato nel 2019 grazie al finanziamento di 14 milioni di euro messi a disposizione da Unicredit Banca e Fondazione Cariverona con l’Art Bonus.

Recupero conservativo e restauro, rifacimento totale degli impianti elettrici, percorso museale. Questi i cardini su cui si basa l’intervento in corso, la cui divisione in lotti e la concentrazione dei lavori da novembre ad aprile è funzionale all’ottimizzazione delle complesse attività di cantiere oltre che a garantire l’attività della Fondazione Arena durante la stagione estiva. “Un intervento che rimarrà nei secoli, per il contesto in cui viene realizzato, per gli obiettivi già raggiunti e quelli futuri, e per l’investimento che li rende possibili”, commentano soddisfatti. “Quella in corso all’anfiteatro Arena è un’opera di restauro senza precedenti, destinata a segnare la storia del monumento stesso e a farne non solo un luogo di spettacolo e musica, ma un vero e proprio museo”.

Presentazione del restauro dell’anfiteatro Arena di Verona: da sinistra, Luca Zanotto, Renzo Chervatin, Federico Sboarina, Vincenzo Tinè, Luisella Altare, Filippo Manfredi e Claudio Modena (foto comune vr)
verona_ARENA_museo_interrati_foto-comune-vr

Gli interrati dell’Arena di Verona: l’obiettivo è di riaprirli al pubblico (foto comune-vr)

“Abbiamo sotto gli occhi qualcosa di storico e che resterà nei secoli”, ha detto il sindaco. “Questo progetto ci permette non solo di restituire l’anfiteatro alla sua originaria bellezza, ma anche di proiettarlo in una nuova dimensione, quella museale, che contribuirà a renderlo ancora più unico e straordinario. Le due anime dell’Arena si intrecceranno in un percorso unico, il monumento di valore architettonico e culturale insieme al tempio della musica lirica, pop e rock, per una fruizione unica che sarà valore aggiunto per la città intera. A ciò si aggiunge il sogno di rendere fruibile la parte interrata, quei cunicoli e spazi architettonici che nessuno ha mai potuto visitare, un obiettivo che raggiungeremo con i fondi del Pnrr e che, entro le Olimpiadi del 2026, ci permetteranno di eliminare tutte le barriere architettoniche dell’Arena. Non posso che essere estremamente orgoglioso  di quanto fatto finora, anche durante la pandemia, e degli obiettivi che ci siamo posti con questo progetto. Riscriviamo la storia del nostro anfiteatro, lo facciamo attraverso la sinergia di istituzioni del territorio, consapevoli di ciò che l’Arena rappresenta per la nostra città dal punto di vista storico, artistico, culturale oltre che economico”. E l’assessore Zanotto: “Si tratta di un cantiere davvero complesso e articolato, che richiede una cura e un’attenzione particolare. Siamo a metà dell’opera, i risultati di questi due anni di lavoro sono già evidenti,  l’anfiteatro è  visibilmente più bello grazie al restauro dei gradoni e degli arcovoli, ma anche più funzionale e sicuro, con un nuovo sistema tecnologico adeguato alle esigenze del teatro all’aperto più famoso al mondo. Ringrazio gli uffici e tutti i professionisti coinvolti che hanno saputo mediare con Fondazione Arena e la Soprintendenza e apportare modifiche progettuali  in corso d’opera”.

logo_artbonus“Ci piace pensare che questa esperienza, con l’accordo sottoscritto nel 2014 tra pubblico e privato, sia un progetto precursore di quanto oggi sta accadendo con il Pnrr”, ha affermato il direttore generale Manfredi. “Fondazione Cariverona c’è, come ente sostenitore presente e concreto che guarda al futuro della città. Il nostro compito è quello di creare un tessuto florido di sviluppo non solo culturale ma anche economico, l’intervento sull’anfiteatro va in questa direzione. Proseguiamo quanto avviato con uguale impegno e determinazione, e con l’auspicio che da questo progetto possano nascere nuove opportunità per valorizzare ancora l’intervento in corso”. E Chervatin: “Unicredit è fiera di aver finanziato questo intervento sull’Arena che è patrimonio culturale unico al mondo. È un progetto di importante sviluppo culturale ed economico, per questo si è deciso di finanziare anche un video che racconta le fasi del progetto e lo stato dell’arte dell’intervento, affinché i progressi fatti in questi due anni di lavoro siano visibili a tutti”.

Il restauro dei colonnati negli arcovoli dell’Arena di Verona (foto comune-vr)
verona_arena_rendering_bagni_foto-comune-vr

Il rendering dei nuovi bagni per i visitatori e gli spettatori dell’Arena di Verona (foto comune-vr)

Opere realizzate. I risultati del lavoro già effettuato  sono ben visibili ad occhio nudo. I gradoni di metà della cavea sono tornati al loro colore originario, sono stati ripuliti dalla patina logorante del tempo oltre che sigillati per evitare le infiltrazioni d’acqua. Idem per gli arcovoli, grazie a maestranze specializzate e all’utilizzo dei materiali più idonei alle caratteristiche del monumento,  per la quale sono state effettuate dettagliate indagini e rilievi sulle strutture e sugli interventi realizzati in passato. Nei mesi scorsi sono stati ultimati i primi tre dei dieci nuovi bagni che andranno a sostituire quelli attuali, datati fine anni Cinquanta e oramai in un grave stato di conservazione. Per i servizi igienici è stata adottata la tecnica di lavorazione in esterna, che prevede la realizzazione delle celle in cantiere e la messa in posa sul pavimento senza intaccare la parte muraria e architettonica. Poi ci sono gli interventi che  non si vedono, ma che sono fondamentali per una riqualificazione moderna e complessiva dell’Arena e indispensabile sotto il profilo delle certificazioni legate alla sicurezza. Si tratta dell’opera ingegneristica che si  è concentrata  in particolare a livello ipogeo, dove sono stati realizzati ex novo gli impianti idrico, fognario ed antincendio, ormai del tutto obsoleti, e propedeutici al proseguo dei cantieri.

L’Arena di Verona racconta duemila anni di storia e di vita (foto comune-vr)

Percorso museale.  Le opere di riqualificazione museale sono uno degli obiettivi strategici dell’intervento Art bonus, per migliorare la fruibilità dell’Arena come monumento visitabile nei suoi spazi principali, compresa la galleria mediana che, durante la stagione invernale con lo stop agli spettacoli, potrà essere percorsa nella sua totalità. Per raccontare una storia lunga duemila anni, dall’epoca romana al Medioevo  passando dal Risorgimento ad oggi, con un  percorso che si concentrerà sulle due anime dell’Arena, quella del monumento vero e proprio e quella che lo rende il tempio della musica per eccellenza (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2022/03/05/verona-larena-diventa-museo-negli-arcovoli-i-2mila-anni-di-storia-del-monumento-creazione-di-un-percorso-espositivo-permanente-valorizzazione-degli-spazi-interni-apertura).

Milano_Cortina_2026_Olympics_logoOlimpiadi 2026. Forniscono l’assist per un’Arena completamente nuova anche come luogo di spettacolo e musica. Per le cerimonie di conclusione delle Olimpiadi e di apertura della Paralimpiadi, è impensabile non usufruire di adeguati investimenti per dotare il monumento di palco e platea nuovi, fondi che saranno garantiti dal Governo attraverso il Pnrr.

Campi Flegrei. Domenica 1° maggio bike tour alla scoperta degli antichi monumenti di età romana nel comune di Quarto

“Domenica 1° maggio 2022 non prendere appuntamenti, sistema la tua bicicletta e raggiungici in Villa comunale a Quarto alle 9.45 per una pedalata archeologica all’insegna della scoperta degli antichi monumenti di età romana”: è l’invito lanciato dalle associazioni Percorsi flegrei e Gruppo archeologico dei Campi flegrei che organizzano il bike tour archeologico con il patrocinio morale del Comune di Quarto. Evento senza scopo di lucro. Si parte dalla Villa comunale per raggiungere la villa romana del Torchio di via Masullo, dove si scopriranno gli aspetti del mondo agreste e delle ville rustiche che si trovavano nei campi agricoli di Puteoli. La villa rustica è stata portata alla luce nel 2006 e è l’unica visitabile nei Campi Flegrei. Poi ci sposteremo lungo via Spinelli, che prende il nome dall’omonima masseria, e arrivati in via Brindisi si visiteranno il complesso della necropoli “Fescina” di I secolo d.C. Il mausoleo a cuspide piramidale, costruito in opera reticolata, è la struttura più antica. Essa si compone di un alto tamburo circolare sormontato da una guglia piramidale a pianta esagonale, esemplare architettonico unico in ambito flegreo. Gli scavi archeologici hanno restituito la testimonianza di sepolture ad inumazione e a incinerazione. Per maggiori informazioni contattare Dario 3337424869 o Raffaella 3888352036.

“L’inarchiviabile – Radici coloniali strade decoloniali”: al museo delle Civiltà di Roma-Eur e on line, dialogo con artista e curatrici dell’omonima mostra al Goethe-Institut Rom, nell’ambito del programma “Depositi aperti. Come immaginare un museo decoloniale”

roma_muciv_L-inarchiviabile-Radici-coloniali-strade-decoloniali_locandinaVenerdì 29 aprile 2022, dalle 16 alle 18, in sala Conferenze “F. Gambari”, nuovo appuntamento in presenza e on line al museo delle Civiltà a Roma-Eur per il ciclo “Depositi aperti. Come immaginare un museo decoloniale”, su “L’inarchiviabile – Radici coloniali strade decoloniali”, dialogo con artista e curatrici della mostra “L’inarchiviabile – Radici coloniali strade decoloniali”, in collaborazione con Goethe-Institut Rom. Ingresso gratuito, con prenotazione obbligatoria (obbligo Super green pass e mascherina FFP2). Si potrà seguire l’incontro in presenza o da remoto, sempre con prenotazione obbligatoria. Info e prenotazioni: https://museocivilta.cultura.gov.it/…/linarchiviabile/… L’incontro costituirà un’occasione per riflettere sulle relazioni tra eredità coloniali presenti nelle collezioni museali e ricerche artistiche che affrontano metodologie decoloniali. Insieme alle artistə e alle curatrici della mostra “L’inarchiviabile – Radici coloniali strade decoloniali”, organizzata dal Goethe-Institut Rom nell’ambito del progetto Transcultural Attentiveness, condivideremo criticità, prospettive e problematiche comuni e divergenti, mettendo in questione l’idea di archivio come dispositivo di memoria e strumento di produzione e affermazione del potere coloniale.

roma_goethe-institute_mostra-inarchiviabile_foto-alessandro-lanzetta

La mostra “L’inarchiviabile – Radici coloniali strade decoloniali” allestita al Goethe-Institut Rom (foto alessandro lanzetta)

L’incontro è stato preceduto, giovedì 28 aprile 2022, da una visita guidata alla mostra “L’inarchiviabile. Radici coloniali strade decoloniali”, a cura di Viviana Gravano e Giulia Grechi, con opere di Luca Capuano / Camilla Casadei Maldini, Leone Contini, Binta Diaw, Délio Jasse ed Emeka Ogboh. La mostra è al Goethe-Institut Rom in via Savoia 15 a Roma con ingresso gratuito. La complessità dell’assetto coloniale, e il modo in cui continua a tradursi in una colonialità pervasiva e onnipresente, non riesce ad essere racchiusa all’interno di un archivio, sia esso quello di un museo etnografico, con il suo controverso patrimonio, o quello di una città, con la sua odonomastica e le sue architetture. C’è qualcosa che eccede l’archivio stesso, in tutto questo, qualcosa che resta inarchiviabile, e che mette in discussione l’archivio stesso come modalità di organizzazione, di narrazione e di controllo della memoria e dell’identità che ci sono proprie. L’archivio stesso, d’altra parte, è uno dei dispositivi attraverso i quali la colonialità ha continuato a riprodurre se stessa. Alcuni oggetti, alcuni corpi, alcune voci eccedono l’archivio, sfuggono alla sua grammatica. E dunque, in che modo ci interrogano, in che modo sfidano le narrazioni che elaboriamo per dirci chi siamo?

Verona. Alla libreria Feltrinelli presentazione dell’ultimo saggio di Lorenzo Braccesi “Dissolute e maledette. Donne straordinarie del mondo antico” (Salerno editore)

Combattenti e condottiere, regine e influenti consigliere, alle donne che raggiungono le vette del potere nelle società antiche non sono perdonati forza, carattere e talento. Di questo parla l’ultimo saggio di Lorenzo Braccesi “Dissolute e maledette. Donne straordinarie del mondo antico” (Salerno editore) che viene presentato venerdì 29 aprile 2022, alle 18, alla Libreria Feltrinelli, in via Quattro Spade a Verona. Ingresso libero. Interverranno Giovanna De Finis e Graziella Benedetta Rossignoli.

libro-dissolute-e-maledette_braccesi_copertina

Copertina del libro “Dissolute e maledette. Donne straordinarie del mondo antico” di Lorenzo Braccesi

Dissolute e maledette. Donne straordinarie del mondo antico. Quando una donna esercita funzioni che, per millenni, sono state di esclusivo appannaggio maschile, la macchina della diffamazione la colpisce, perché il successo femminile suscita diffidenza e invidia. Dotate di fascino, carisma e di prorompente vitalità, queste figure fuori dall’ordinario ci appaiono come protagoniste indiscusse in un mondo che fu loro ostile. Un mondo di cui conquistarono la ribalta, muovendosi impunemente nello spazio pubblico al di là di angusti stereotipi di genere. Ma la condanna della storiografia maschilista fu senza appello: hanno le mani lorde di sangue, praticano l’adulterio e l’incesto, esercitano le arti delle cortigiane o, addirittura, delle professioniste da strada. Diffamate e denigrate, queste donne dell’età antica rappresentano un esempio di coraggio, tenacia e intelligenza dall’immenso valore umano.

lorenzo-braccesi_foto-salerno-editore

Il prof. Lorenzo Braccesi

Lorenzo Braccesi, professore universitario, saggista, è stato ordinario di storia greca negli atenei di Torino, di Venezia e di Padova. Si è impegnato su più fronti della ricerca storica, riconducibili a tre interessi di fondo: colonizzazione greca e sue aree periferiche, ideologia e propaganda nel mondo antico, eredità della cultura classica nelle letterature moderne. Ha al suo attivo circa quattrocento contributi di ricerca e ha pubblicato con i principali editori italiani (tra cui Cappelli, Bompiani, Liguori, L’Erma, Laterza, Salerno). Ha fondato Hesperìa, Studi sulla grecità di occidente. Per la sua attività ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui, in Sicilia, la cittadinanza onoraria a Giardini Naxos.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale presentazione del libro di Ludovico Solima “Le parole del museo. Un percorso tra management, tecnologie digitali e sostenibilità” e dibattito sul ruolo dei musei, oggi e domani, attraverso settanta parole per quattro direttori

La copertina del libro “Le parole del museo. Un percorso tra management, tecnologie digitali e sostenibilità” di Lodovico Solima

Settanta parole per quattro direttori: una riflessione sul ruolo, attuale e futuro, degli istituti culturali. Se ne parlerà al museo Archeologico nazionale di Napoli, venerdì 29 aprile 2022, alle 11, all’Auditorium, in occasione della presentazione  del nuovo libro di Ludovico Solima “Le parole del museo. Un percorso tra management tecnologie digitali e sostenibilità” (Carocci editore, 2022). Con l’autore, parteciperanno all’evento Paolo Giulierini (direttore del Mann), Eike Schmidt (direttore Galleria degli Uffizi), Alfonsina Russo (direttrice parco archeologico del Colosseo), Eva Degl’Innocenti (direttrice museo Archeologico nazionale di Taranto), Paola Villani (università Suor Orsola Benincasa) e Nadia Barrella (università della Campania “Luigi Vanvitelli”).​ Attraverso 70 parole, Ludovico Solima (università della Campania “Luigi Vanvitelli”) approfondisce e mette in relazione tra loro 70 diversi argomenti: dalla A di accessibilità, accountability, art bonus o ascolto, fino alla V di videomapping e  alla W di wearable, passando per il brand, il crowdfunding, l’intelligenza artificiale,  il piano strategico, la reputazione,​ la sostenibilità, lo storytelling, le tecnologie digitali, il volontariato. Non mancano voci apparentemente lontane dalla vita di un museo, come nel caso di blockchain, Internet of Things, intelligenza artificiale, NFT e altro ancora. Con un approccio destrutturato e inconsueto, l’ordine di presentazione degli argomenti del libro di Solima è rigorosamente quello alfabetico. Come in un prezioso abbecedàrio, l’indice del volume presenta infatti un lungo elenco di (settanta) parole, a ciascuna delle quali corrisponde uno specifico argomento. Una checklist perfettamente aggiornata alle ultime migliori pratiche nazionali e internazionali per restare al passo coi tempi, necessaria per qualunque museo o centro espositivo. Quali saranno le parole prescelte dai protagonisti dell’incontro al Mann? Attraverso un “gioco” di rimandi e approfondimenti, gli ospiti dell’incontro, insieme all’autore, ci guideranno nel mondo delle “parole del museo” per comprenderne e scoprirne il significato e il valore, con lo scopo di individuare le sfide del futuro per i musei italiani e snodare uno scenario possibile.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale per gli “Incontri al museo” l’archeologa Barbara Arbeid (Sabap Firenze) presenta “Bronzetti votivi zoomorfi in Etruria: animali, uomini e divinità fra simbolo e rito”

firenze_archeologico_incontri_bronzetti-zoomorfi-in-etruria_locandinaNel molteplice caleidoscopio dell’esperienza umana, numerosi e diversi sono i modi di entrare in contatto con il divino, come numerosi e diversi sono i luoghi e i tempi in cui questo contatto può verificarsi. L’archeologa Barbara Arbeid approfondirà questi temi nella conferenza dedicata a “Bronzetti votivi zoomorfi in Etruria: animali, uomini e divinità fra simbolo e rito”, giovedì 28 aprile 2022, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Firenze (ingresso gratuito), per la nona edizione della rassegna “Incontri al museo” durante i quali studiosi e appassionati di archeologia e storia dell’arte condividono con il pubblico la comune passione per le antiche civiltà.

firenze_archeologico_bronzetto-votivo-zoomorfo_foto-maf

Bronzetto votivo zoomorfo conservato al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

barbara_arbeid

L’archeologa Barbara Arbeid

“Una delle possibili vie di comunicazione è particolarmente rilevante per l’archeologia”, spiega Barbara Arbeid, “il dono votivo, l’atto per cui un devoto (o una collettività) si priva di un bene in favore della divinità.  È possibile cogliere i devoti e le devote etruschi nei diversi atteggiamenti della preghiera e del dono: così ce li mostrano rappresentazioni nella ceramica e nella piccola plastica fittile, ma soprattutto i bronzetti votivi, che ci restituiscono le vive immagini di oranti e di offerenti, che porgono contenitori di cui ignoriamo ormai il contenuto, ma anche frutta, fiori, piccoli animali. Se le loro preghiere sono destinate a restare per noi, salvo pochissime eccezioni, mute, le diverse categorie delle offerte votive ci vengono restituite in gran numero dai contesti sacri, dalle stipi votive, da fortuiti rinvenimenti isolati. Fra di esse, i bronzetti a figura animale pongono particolari problematiche, sia perché per loro natura schematici, privi di attributi e dunque di difficile inquadramento, sia perché spesso privi di dati di contesto”. La conferenza intende offrire i risultati di uno studio condotto su questa particolare classe, cercando di proporre alcune considerazioni in merito al loro inquadramento tipologico, cronologico e culturale, indagando il rapporto fra scelta dei soggetti, tipologia dei culti e divinità, alla ricerca di una chiave di lettura per comprenderne il significato all’interno della prassi rituale etrusca, i collegamenti con i culti della fertilità e della sanatio da una parte, e con il sacrificio animale in relazione con l’offerta sostitutiva di oggetti in bronzo, dall’altra.

Roma. Primavera al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: tutti i giovedì di maggio e giugno apertura straordinaria del Ninfeo, il cuore di Villa Giulia, e della suggestiva Sala dello Zodiaco

All’insegna della scoperta di luoghi eccezionali del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia normalmente chiusi al pubblico. A partire dal 28 aprile 2022 tutti i giovedì di maggio e giugno apertura straordinaria del Ninfeo, il cuore di Villa Giulia, e della suggestiva Sala dello Zodiaco con gli affreschi della volta dedicati ai segni zodiacali e al volgere delle stagioni. Orario: 10-12 e 16-19. Senza obbligo di prenotazione.

Il Ninfeo e il mosaico romano col Tritone del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma (foto etru)

Il Ninfeo è un complesso scenografico creato dal Vasari insieme all’Ammannati, al quale si accede tramite due strette scale a chiocciola: ci sono quattro cariatidi che sostengono il balconcino, il bellissimo pavimento romano a mosaico con Tritone (ritrovato in località Casal di Statua, lungo la via Aurelia, grande via che i Romani tracciarono per congiungere Roma con Pisa e Genova, lungo il litorale tirreno, e datato al I-II secolo d.C.), e poi giochi d’acqua alimentati dall’Acqua Vergine che stilla dalle finte rocce emergenti dagli archi marmorei.

Dettaglio della volta affrescata della Sala dello Zodiaco nel museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma (foto etru)

La Sala dello Zodiaco (ricordato dalle fonti come Grottino del Ninfeo) si affaccia sul celebre Ninfeo e vi si accede scendendo alla terrazza dei Fiumi (il Tevere e l’Arno) attraverso due rampe laterali, utilizzate nel passato anche per l’accesso dei cavalli. Gli affreschi sono attribuiti alla bottega del bolognese Prospero Fontana (1512-1597), che ha diretto il programma pittorico di tutta la villa. Nonostante la Chiesa disapprovasse ufficialmente le arti magiche e astrologiche, retaggio del paganesimo, sappiamo che i pontefici spesso si facevano fare l’oroscopo da “esperti”. Anche perché il confine tra astrologia e astronomia all’epoca non era così netta. Così si spiega la presenza nella villa di papa Giulio III del ciclo di affreschi con i segni zodiacali e i miti legati agli astri.

Roma. Per “Dialoghi in Curia”, presentazione in presenza e on line del volume “Nerone Nero Caesar. Un ritratto inedito recuperato / A Newly Found Portrait” di Marina Mattei: ritratto dell’imperatore negli ultimi anni della sua vita

Il riconoscimento di un ritratto di Nerone in una collezione inglese ha dato l’avvio a una serie di indagini conoscitive e a interventi di restauro. I risultati saranno presentati nel nuovo appuntamento del ciclo “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo, ripercorrendo gli episodi salienti del regno di Nerone, quinto imperatore della dinastia Giulio Claudia, rivissuti attraverso le immagini. Il ritratto mostra un Nerone degli ultimi anni della sua vita e si confronta con l’iconografia su monete e sculture. Appuntamento, in presenza e on line, giovedì 28 aprile 2022, alle 16.30: la Curia Iulia ospita la presentazione del volume “Nerone Nero Caesar. Un ritratto inedito recuperato / A Newly Found Portrait” di Marina Mattei, edito da Gangemi Editore. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Presentano Thorsten Opper, senior curator, department of Greece and Rome, The British Museum; Claudio Strinati, segretario generale dell’Accademia di San Luca; Patrizio Pensabene, professore emerito Sapienza Università di Roma. Sarà presente la curatrice Marina Mattei, con gli autori Laura Maria Vigna, Alessandra Morelli, Matthias Bruno. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti su eventbrite (https://www.eventbrite.com/e/311029095397). Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

Verona. In presenza all’accademia di Agricoltura Scienze e Lettere e in streaming su YouTube giornata di studi “Cibo e vino nella Verona antica” per presentare i risultati del Progetto di Eccellenza scientifica In Veronensium mensa  dell’università di Verona con la soprintendenza

verona_cibo-e-vino-nella-verona-antica_giornata-di-studi_locandina“Cibo e vino nella Verona antica”: venerdì 29 aprile 2022, dalle 9.30 alle 13 e dalle 14.30 alle 18, a Palazzo Erbisti, sede dell’accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona, in via Leoncino 6, giornata di studio per presentare i risultati del Progetto di Eccellenza scientifica In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona, sostenuto dalla Fondazione Cariverona e condotto dal dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona in partenariato con il dipartimento di Biotecnologie e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza. I temi affrontati saranno quelli della produzione e del consumo di cibo e vino dalla preistoria al Medioevo in una città che ancor oggi costituisce un vivace mercato agroalimentare, celebre nel mondo per la qualità dei suoi vini. L’evento si svolgerà secondo le regole di sicurezza vigenti a seguito dell’emergenza Coronavirus. Si potrà accedere solo con l’uso di mascherina e con l’obbligo di sanificare le mani all’ingresso. Verrà richiesto il green pass ed è gradita la conferma di presenza fino a esaurimento posti. L’evento sarà trasmesso anche in diretta streaming. Cliccando i link sottostanti si accede alla diretta dal canale YouTube: 9.30-13, Sessione 1 > link https://youtu.be/rgn-6pvatFIP; 14.30-17.30, Sessione 2 > link https://youtu.be/KZA-Mqe5ZV0.

verona_museo-storia-naturale_palafitte_ciotole-vasi_foto-univr

Ciotole e vasi da ambienti palafitticoli dal museo di Storia naturale di Verona: contenevano tracce di cibo degli antenati preistorici (foto univr)

Il dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona con un finanziamento della Fondazione Cariverona nel 2018 ha avviato un progetto di “Ricerca scientifica di eccellenza” dal titolo In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona, che vede coinvolti archeologi, storici antichi, medievisti e biotecnologi dell’Ateneo, in un approccio metodologico estremamente innovativo e interdisciplinare. In una città come questa, ancor oggi vivace mercato agroalimentare, particolarmente celebre nel mondo per la qualità dei suoi vini, sembra di grande interesse ricercare le radici storiche della produzione e del consumo di cibo e vino, per cogliere da un lato le continuità e quindi le tradizioni, dall’altro le innovazioni nelle diete degli abitanti nel corso dei secoli e in particolare nelle fasi pre e protostoriche, della romanizzazione, della fine dell’Impero e dell’affermarsi del Medioevo che segnarono decisivi passaggi economici, sociali e culturali nella vita del centro urbano e del suo territorio. Le attività di ricerca hanno subito una lunga battuta di arresto a causa delle restrizioni imposte dalla emergenza sanitaria, ma nell’autunno 2020 sono finalmente riprese, in una sinergica collaborazione sia con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, partner del progetto, sia col museo di Storia naturale di Verona e con il museo civico di Legnago, con cui il Dipartimento ha siglato appositi accordi di programma (vedi Verona. Produzione e consumo di cibo e vino dall’età del Ferro al Medioevo al centro del progetto di ricerca “In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona” dell’università di Verona con la soprintendenza di Verona e il museo di Storia Naturale, il supporto della Fondazione Fioroni e l’accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere, e il finanziamento di Fondazione Cariverona | archeologiavocidalpassato). Venerdì 29 aprile 2022, dopo un anno e mezzo di attività, questi enti intendono presentare assieme al pubblico i primi dati raccolti, in una giornata di studio organizzata in collaborazione con l’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona, anch’essa partner del progetto.

verona_mensa-romana_foto-sabap-vr

“In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona”, progetto di ricerca dell’università di Verona

L’incontro inizierà dando voce ai contesti di studio, dato che il punto di partenza del progetto sono stati i reperti archeologici, botanici, zoologici, antropologici (manufatti ceramici, vitrei, lapidei, ma anche vinaccioli, semi, carboni, ossa umane e animali ecc.), provenienti dai più significativi scavi archeologici condotti nel territorio veronese. In un primo intervento la soprintendenza presenterà dunque i principali contesti di analisi per lo più ancora inediti, che hanno affiancato i siti da anni oggetto delle indagini condotte sul campo dall’università di Verona. La prima sessione della giornata si focalizzerà, poi, sull’approccio estremamente interdisciplinare e innovativo adottato nel progetto, tramite la presentazione delle analisi applicate: archeobotaniche e archeozoologiche (per ricostruire quali erano i vegetali coltivati e gli animali allevati per un consumo alimentare), chimiche sui residui dei contenitori (per capire appunto cosa vi si conservava o cucinava), isotopiche sugli inumati (per individuare le diete delle varie epoche storiche), morfometriche e del DNA dei vinaccioli rinvenuti con gli scavi (per identificare l’eventuale coltivazione di una vite già domestica e ancora più in dettaglio i vitigni coltivati in antico).

verona_archeologico_vasi-e-boccali-neolitici-da-lugo-di-grezzana_foto-graziano-tavan

Vasi e boccali dal sito neolitico antico (5300-500 a.C.) di Lugo di Grezzana, conservati al museo Archeologico nazionale di Verona (foto graziano tavan)

Nella seconda sessione dell’incontro verrà dato spazio alle riflessioni sui dati emersi, presentati per i diversi periodi storici dai docenti, gli studiosi e i borsisti che hanno lavorato insieme al progetto. Come per tutte le ricerche, questo è solo un punto di partenza, perché tanto resta ancora da capire su questi temi, che crediamo di grande attualità e interesse, dato che pongono l’accento sulle radici storiche di un presente economico ancora estremamente vitale di questa città. E in effetti il progetto mira a organizzare altri incontri di studio più specifici sulle risorse e i prodotti alimentari che abbiamo individuato come i più caratterizzanti del veronese antico nei secoli (i cereali, le bevande fermentate e in particolare il vino, le carni e i pesci, la frutta e le verdure, il miele ecc.) e anche a progettare una mostra, che potrebbe aprirsi al racconto per un pubblico più allargato. Importante, crediamo, sia per ora aver avviato il lavoro, in una fattiva collaborazione fra vari enti e istituzioni che lavorano a Verona e nel suo territorio e nello spirito di un’archeologia storica che si avvale dei più innovativi approcci di analisi, al fine di cercare dietro alle cose (gli strumenti, gli spazi di coltivazione e lavorazione alimentare, i contenitori per la conservazione e il consumo di cibi e vini ecc.) gli uomini che queste cose progettavano, realizzavano e usavano per produrre e consumare cibo e vino in momenti solenni come i banchetti, nei riti anche funerari, ma soprattutto nella loro vita quotidiana.