Torino. Al museo Egizio sesto appuntamento del ciclo “Nel laboratorio dello studioso”: protagonista il Libro dei Morti di Baki e il suo restauro nella mostra curata da Sara Demichelis e Susanne Töpfer “Il Libro dei Morti di Baki. Lo Scriba del Signore delle Due Terre”

L’ingresso della nuova mostra del ciclo “Nel laboratorio dello studioso” al museo Egizio di Torino dedicata a “Il Libro dei Morti di Baki” (foto museo egizio)
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Susanne Töpfer, responsabile della collezione papirologica del museo Egizio di Torino

Per circa due secoli i frammenti del Libro dei Morti di Baki sono rimasti custoditi nei depositi del museo Egizio, ora dopo una lunga e complessa opera di restauro e ricomposizione, iniziata nel 2014, più della metà del papiro è stata riportata a nuova vita. Fino al 5 giugno 2022, il Libro dei Morti di Baki è protagonista del sesto appuntamento (il secondo del 2022) de “Nel laboratorio dello studioso”, il ciclo di mostre che accompagna i visitatori dietro le quinte del museo Egizio di Torino, alla scoperta dell’attività scientifica condotta dai curatori ed egittologi del Dipartimento Collezione e Ricerca del museo. Sotto i riflettori dell’esposizione, dal titolo appunto “Il Libro dei Morti di Baki. Lo Scriba del Signore delle Due Terre”, curata da Sara Demichelis, egittologa della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Torino, e da Susanne Töpfer responsabile della Collezione Papiri del museo Egizio, c’è il papiro funerario di Baki, ma anche l’opera di  restauro avvenuta  sotto la direzione di Sara Demichelis e Elisa Fiore Marochetti della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Torino,  in collaborazione con il museo Egizio, l’Archivio di Stato di Torino e l’Istituto di Archeologia orientale del Cairo.

Frammenti del Libro dei Morti di Baki sotto la lente di ingrandimento nella mostra “Il Libro dei Morti di Baki. Lo Scriba del Signore delle Due Terre” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il restauro ha preso le mosse dall’analisi di migliaia di frammenti, sottoposti poi a pulitura e consolidamento preliminare. I frammenti sono stati poi trasferiti dal museo Egizio al Laboratorio di Restauro dell’Archivio di Stato di Torino, dove si è perfezionato il riconoscimento dei testi e la ricostruzione delle vignette. I restauratori sono quindi intervenuti per consolidare e giuntare i frammenti. Gli insiemi ricostruiti, più della metà del papiro originario, sono stati infine posizionati tra due lastre di vetro. Alcuni dei frammenti del papiro si trovano oggi al Cairo, perché nel 1917 una missione archeologica francese ha lavorato alla tomba di Baki a Deir el-Medina, e lì sono stati rinvenuti altri frammenti del Libro dei Morti.

Panoramica sul sito archeologico di Deir el-Medina a Tebe Ovest (foto museo egizio)

Deir el-Medina, a cui è dedicata una delle sale più importanti del museo Egizio, è l’antico villaggio di fronte all’attuale Luxor, dove abitavano le maestranze specializzate nella costruzione e nella decorazione delle tombe regali nella Valle dei Re e in quella delle Regine. Proprio a Deir el-Medina il proprietario del papiro, Baki, sotto il regno di Seti I, che salì al trono intorno al 1690 a. C. ed era padre di Ramses II, diresse i lavori della tomba regale. Baki ricoprì un ruolo di primo piano nella comunità di Deir el-Medina, come si evince anche dal complesso funerario della sua famiglia. Si tratta di due cappelle realizzate all’interno di piccole piramidi in mattoni crudi, davanti alle quali un pozzo funerario dava accesso a cinque ambienti sotterranei. La tomba era stata già depredata nell’antichità quindi del corredo funerario che accompagnava la sepoltura rimangono pochi oggetti: una statua funeraria a nome di Baki, tre statuine a nome della moglie, e i frammenti del Libro dei Morti, giunto a Torino nel 1824 già in pessime condizioni di conservazioni. Il papiro faceva parte di quella collezione di antichità egizie riunita dal console Bernardino Drovetti in Egitto due secoli fa, acquistata poi da Carlo Felice di Savoia, che ne fece il nucleo fondante della collezione del museo Egizio.

Bernardino Drovetti, al centro, tra le rovine di Tebe nel 1818 (foto museo egizio)
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Pannello didattico della mostra “Il Libro dei Morti di Baki. Lo Scriba del Signore delle Due Terre” (foto museo egizio)

Molti papiri della collezione Drovetti arrivarono a Torino in pessimo stato di conservazione. Il papiro con il Libro dei Morti di Baki era frantumato in migliaia di piccoli pezzi, coperti di polvere e terra, schiacciati e ripiegati. I frammenti del papiro, nel corso degli anni, furono riposti in modo disordinato dentro scatole e cartelline e mescolati con altri non pertinenti. Solo una parte del capitolo 148 era stata ricostruita nel corso del 1800, ma se ne era persa la connessione con l’insieme originario. Le porzioni allora ricomposte sono ben riconoscibili perché l’esposizione alla luce e agli agenti inquinanti ne hanno alterato in modo irreparabile i colori. Come è noto, il Libro dei Morti è costituito da una raccolta di formule magiche, incantesimi ma anche preghiere e inni agli dei. Grazie al Libro dei Morti di Baki abbiamo oggi un’idea più chiara di quale fosse la sequenza testuale adottata nei papiri funerari di Deir el-Medina. Il papiro di Baki è, per motivi stilistici, riconducibile all’opera della bottega del pittore Pay, capostipite di una dinastia di artisti, che si occupò delle tombe più celebri del villaggio, tra cui quella regina Nefertari, moglie di Ramesse II.

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  1. Italina Bacciga dice :

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