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Torino. Al museo Egizio sesto appuntamento del ciclo “Nel laboratorio dello studioso”: protagonista il Libro dei Morti di Baki e il suo restauro nella mostra curata da Sara Demichelis e Susanne Töpfer “Il Libro dei Morti di Baki. Lo Scriba del Signore delle Due Terre”

L’ingresso della nuova mostra del ciclo “Nel laboratorio dello studioso” al museo Egizio di Torino dedicata a “Il Libro dei Morti di Baki” (foto museo egizio)
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Susanne Töpfer, responsabile della collezione papirologica del museo Egizio di Torino

Per circa due secoli i frammenti del Libro dei Morti di Baki sono rimasti custoditi nei depositi del museo Egizio, ora dopo una lunga e complessa opera di restauro e ricomposizione, iniziata nel 2014, più della metà del papiro è stata riportata a nuova vita. Fino al 5 giugno 2022, il Libro dei Morti di Baki è protagonista del sesto appuntamento (il secondo del 2022) de “Nel laboratorio dello studioso”, il ciclo di mostre che accompagna i visitatori dietro le quinte del museo Egizio di Torino, alla scoperta dell’attività scientifica condotta dai curatori ed egittologi del Dipartimento Collezione e Ricerca del museo. Sotto i riflettori dell’esposizione, dal titolo appunto “Il Libro dei Morti di Baki. Lo Scriba del Signore delle Due Terre”, curata da Sara Demichelis, egittologa della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Torino, e da Susanne Töpfer responsabile della Collezione Papiri del museo Egizio, c’è il papiro funerario di Baki, ma anche l’opera di  restauro avvenuta  sotto la direzione di Sara Demichelis e Elisa Fiore Marochetti della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Torino,  in collaborazione con il museo Egizio, l’Archivio di Stato di Torino e l’Istituto di Archeologia orientale del Cairo.

Frammenti del Libro dei Morti di Baki sotto la lente di ingrandimento nella mostra “Il Libro dei Morti di Baki. Lo Scriba del Signore delle Due Terre” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il restauro ha preso le mosse dall’analisi di migliaia di frammenti, sottoposti poi a pulitura e consolidamento preliminare. I frammenti sono stati poi trasferiti dal museo Egizio al Laboratorio di Restauro dell’Archivio di Stato di Torino, dove si è perfezionato il riconoscimento dei testi e la ricostruzione delle vignette. I restauratori sono quindi intervenuti per consolidare e giuntare i frammenti. Gli insiemi ricostruiti, più della metà del papiro originario, sono stati infine posizionati tra due lastre di vetro. Alcuni dei frammenti del papiro si trovano oggi al Cairo, perché nel 1917 una missione archeologica francese ha lavorato alla tomba di Baki a Deir el-Medina, e lì sono stati rinvenuti altri frammenti del Libro dei Morti.

Panoramica sul sito archeologico di Deir el-Medina a Tebe Ovest (foto museo egizio)

Deir el-Medina, a cui è dedicata una delle sale più importanti del museo Egizio, è l’antico villaggio di fronte all’attuale Luxor, dove abitavano le maestranze specializzate nella costruzione e nella decorazione delle tombe regali nella Valle dei Re e in quella delle Regine. Proprio a Deir el-Medina il proprietario del papiro, Baki, sotto il regno di Seti I, che salì al trono intorno al 1690 a. C. ed era padre di Ramses II, diresse i lavori della tomba regale. Baki ricoprì un ruolo di primo piano nella comunità di Deir el-Medina, come si evince anche dal complesso funerario della sua famiglia. Si tratta di due cappelle realizzate all’interno di piccole piramidi in mattoni crudi, davanti alle quali un pozzo funerario dava accesso a cinque ambienti sotterranei. La tomba era stata già depredata nell’antichità quindi del corredo funerario che accompagnava la sepoltura rimangono pochi oggetti: una statua funeraria a nome di Baki, tre statuine a nome della moglie, e i frammenti del Libro dei Morti, giunto a Torino nel 1824 già in pessime condizioni di conservazioni. Il papiro faceva parte di quella collezione di antichità egizie riunita dal console Bernardino Drovetti in Egitto due secoli fa, acquistata poi da Carlo Felice di Savoia, che ne fece il nucleo fondante della collezione del museo Egizio.

Bernardino Drovetti, al centro, tra le rovine di Tebe nel 1818 (foto museo egizio)
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Pannello didattico della mostra “Il Libro dei Morti di Baki. Lo Scriba del Signore delle Due Terre” (foto museo egizio)

Molti papiri della collezione Drovetti arrivarono a Torino in pessimo stato di conservazione. Il papiro con il Libro dei Morti di Baki era frantumato in migliaia di piccoli pezzi, coperti di polvere e terra, schiacciati e ripiegati. I frammenti del papiro, nel corso degli anni, furono riposti in modo disordinato dentro scatole e cartelline e mescolati con altri non pertinenti. Solo una parte del capitolo 148 era stata ricostruita nel corso del 1800, ma se ne era persa la connessione con l’insieme originario. Le porzioni allora ricomposte sono ben riconoscibili perché l’esposizione alla luce e agli agenti inquinanti ne hanno alterato in modo irreparabile i colori. Come è noto, il Libro dei Morti è costituito da una raccolta di formule magiche, incantesimi ma anche preghiere e inni agli dei. Grazie al Libro dei Morti di Baki abbiamo oggi un’idea più chiara di quale fosse la sequenza testuale adottata nei papiri funerari di Deir el-Medina. Il papiro di Baki è, per motivi stilistici, riconducibile all’opera della bottega del pittore Pay, capostipite di una dinastia di artisti, che si occupò delle tombe più celebri del villaggio, tra cui quella regina Nefertari, moglie di Ramesse II.

Torino. Al museo Egizio visita guidata alla mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket” con il curatore Paolo Del Vesco

La mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket” è curata da Paolo Del Vesco (foto museo egizio)
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L’archeologo Paolo Del Vesco, curatore al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

Cosa c’è di più bello che ascoltare le storie degli oggetti dalla viva voce di chi fa ricerca ogni giorno? Ogni reperto può celare mille storie e gli studiosi possono rivelarcele in modo appassionante e coinvolgente e farci sentire più vicini ai tesori che il museo Egizio di Torino custodisce nelle sale e nei magazzini. Martedì 1° marzo 2022 Paolo Del Vesco, curatore della mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket” (vedi Torino. Al museo Egizio quinto appuntamento del ciclo “Nel laboratorio dello studioso”: protagoniste la dea Anuket e le altre divinità venerate sull’isola Elefantina di Aswan nella mostra curata da Paolo Del Vesco “Un santuario portatile per la dea Anuket” | archeologiavocidalpassato) guiderà i partecipanti alla scoperta di un piccolo santuario in legno, risalente al tempo del faraone Ramses II (ca. 1279-1213 a.C.), dedicato alla dea Anuket e ad altre divinità venerate nell’importante centro religioso di Elefantina, presso Assuan, nell’Egitto meridionale. Grazie ad altri oggetti esposti sarà possibile comprendere la vita religiosa della comunità di Deir el-Medina, luogo in cui i reperti furono ritrovati. Appuntamento alle 16.30. Costo 7 euro a persona + ingresso al museo. Durata 60 minuti. I partecipanti saranno inseriti in gruppi di massimo 25 persone. A ogni partecipante sarà consegnata una radio guida con auricolari monouso per rispettare le distanze di sicurezza. La visita è in lingua italiana.

La mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket” del ciclo “Nel Laboratorio dello Studioso” è aperta fino al 20 marzo 2022, al piano 1 del museo Egizio, dove si può conoscere più da vicino la ricerca condotta sul Santuario portatile della dea Anuket. In questa intervista, il curatore della nuova mostra ci racconta il suo percorso, le sue attività di ricerca e cosa significa per lui essere un archeologo.

Torino. Al museo Egizio quinto appuntamento del ciclo “Nel laboratorio dello studioso”: protagoniste la dea Anuket e le altre divinità venerate sull’isola Elefantina di Aswan nella mostra curata da Paolo Del Vesco “Un santuario portatile per la dea Anuket”

Suggestiva immagine dell’ingresso della mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket”, quinto appuntamento del ciclo “Nel laboratorio dello studioso” (foto museo egizio)

È dedicato alla dea Anuket e alle altre divinità venerate sull’isola Elefantina di Aswan il quinto appuntamento di “Nel laboratorio dello studioso”, il ciclo di mostre bimestrali dedicato all’attività scientifica condotta da curatori ed egittologi del dipartimento Collezione e Ricerca del Museo Egizio di Torino. La nuova mostra, dal titolo “Un santuario portatile per la dea Anuket”, è debuttata il 14 gennaio 2022 all’Egizio. Al centro dell’esposizione un piccolo santuario in legno, risalente al tempo del faraone Ramses II (ca. 1279-1213 a.C.), dedicato alla dea Anuket e ad altre divinità venerate nell’importante centro religioso di Elefantina, presso Aswan, nell’Egitto meridionale. L’ottimo stato di conservazione, la presenza di un portico con due colonne sulla facciata e le decorazioni sulle pareti, tra cui una scena con navigazione fluviale della barca sacra della dea Anuket, sono alcuni degli elementi che rendono il manufatto un oggetto unico nel suo genere.

La mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket” è curata da Paolo Del Vesco (foto museo egizio)
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L’archeologo Paolo Del Vesco, curatore al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

La mostra è stata curata da Paolo Del Vesco, curatore e archeologo del museo Egizio dal 2014, con esperienze di scavo in Italia, Siria, Arabia Saudita, Egitto e Sudan. In particolare, Del Vesco ha partecipato alle missioni archeologiche del museo Egizio a Saqqara e a Deir el-Medina e ha collaborato alla realizzazione delle mostre “Missione Egitto 1903-1920. L’avventura archeologica M.A.I. raccontata” (2017- 2018) e “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo” (2018) e delle nuove sale dell’Egizio “Alla ricerca della vita. Cosa raccontano i resti umani?” (2021). Sono previste due visite guidate da un’ora con il curatore della mostra: la prima il 25 gennaio 2022 e la seconda il 1° marzo 2022, entrambe alle 16.30. La partecipazione è consentita a un massimo di 25 persone con prenotazione online; il costo è di 7 euro a persona (escluso il biglietto d’ingresso). La mostra si conclude il 20 marzo 2022.

Il santuario portatile della dea Anuket conservato al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il santuario in scala ridotta proviene dal sito di Deir el-Medina, il villaggio che durante il Nuovo Regno ospitava gli artigiani che realizzavano le tombe della Valle dei Re e delle Regine, e apparteneva ad un certo Kasa, un membro di questa particolare comunità. Lo stesso Kasa, suo figlio Nebimentet e altri loro familiari sono raffigurati sulle pareti esterne del piccolo santuario, mentre si prodigano in offerte in onore della dea Anuket, dal caratteristico copricapo svasato di piume di struzzo, faceva parte, insieme al dio a testa di ariete Khnum e alla dea Satet, della triade divina venerata nell’area di Elefantina. La devozione verso queste tre divinità era particolarmente sviluppata poiché si credeva che esse garantissero e controllassero il fenomeno naturale in assoluto più importante per la prosperità della civiltà egiziana: la piena annuale del Nilo e la conseguente inondazione dei campi.

L’allestimento della mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
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Le due tele di Lorenzo Delleani del 1871 con il museo Egizio e il museo di Scienze naturali (foto museo egizio)

Oggetti di questo tipo sono estremamente rari. Per altri esempi di santuari lignei in scala ridotta, ma appartenenti ad epoca diversa e comunque privi del portico frontale a colonne, bisogna scomodare il ricchissimo corredo funebre del faraone Tutankhamon. La particolarità e la bellezza del piccolo santuario della dea Anuket, che arrivò a Torino con la collezione Drovetti intorno al 1824, colpì anche il pittore Lorenzo Delleani: nel suo dittico del 1871, intitolato “I Musei” ha ritratto lo scorcio di una sala dell’Egizio dell’epoca, riproducendo in primo piano proprio questo oggetto. Un dettaglio che i visitatori possono scorgere all’inizio del percorso di visita del museo Egizio, nelle sale dedicate alla storia della collezione, dove il dipinto è attualmente in esposizione.

In mostra alcune stele che testimoniano la vita religiosa della comunità di Deir el-Medina (foto museo egizio)

A far da corollario al santuario sono esposte alcune stele che testimoniano la vita religiosa della comunità di Deir el-Medina. Spiccano fra queste una stele dedicata al sovrano divinizzato Amenhotep I e a sua madre, la regina Ahmose Nefertari, considerati numi tutelari del villaggio, una stele dedicata ad una manifestazione della dea Hathor ed una realizzata in onore della dea serpente Meretseger, “colei che ama il silenzio”. Altri oggetti in mostra ci parlano poi di culti legati ad una sfera più domestica e familiare: piccole stele e busti che testimoniano, ad esempio, la devozione verso gli antenati, o figurine femminili in terracotta impiegate in rituali connessi con la fertilità, con la protezione della maternità e la cura di punture di scorpioni o morsi di serpenti.

Torino. Il museo Egizio fa il bilancio di un anno difficile: dal numero dei visitatori ai progetti espositivi, dagli incontri alle attività social

Sono stati 398336 i visitatori del museo Egizio di Torino nel 2021, a fronte di 274 giorni di apertura. Nel 2020 si erano registrati 241139 visitatori, in 185 giorni di apertura. In ottemperanza alle disposizioni governative per contrastare l’epidemia di Covid-19, il Museo nel 2021 è rimasto chiuso al pubblico 96 giorni, a fronte di 181 giorni nel 2020. I mesi in cui l’Egizio ha registrato più visitatori sono stati agosto, con 53433 visitatori, ottobre con 58271 visitatori, malgrado la capienza nei musei sia tornata al 100 per cento a metà mese, e novembre con 60473 persone. L’entrata in vigore del Green pass dal 6 agosto non ha quindi inciso negativamente sugli ingressi al museo. Per quanto riguarda le festività natalizie, tra il 26 e il 31 dicembre hanno visitato l’Egizio 16315 persone.

La copertina del progetto espositivo “Nel laboratorio dello studioso” del museo Egizio di Torino

L’Egizio ha affrontato l’incertezza, legata all’evoluzione della pandemia, puntando su progetti espositivi e sul rinnovamento dell’esposizione permanente.  Lo scorso aprile ha preso il via un ciclo di mostre temporanee, dal titolo “Il laboratorio dello studioso”, un viaggio a puntate dietro le quinte del museo, alla scoperta dell’attività scientifica condotta dai curatori ed egittologi del Dipartimento Collezione e Ricerca dell’Egizio.

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Sala “Alla ricerca della vita” nel museo Egizio di Torino: una delle sei mummie scelte e studiate per presentare le varie fasi della vita nell’Antico Egitto (foto museo egizio)

A giugno, grazie al contributo della Consulta per i beni artistici e culturali, il Museo si è arricchito di una nuova sala, chiamata “Alla ricerca della vita”: attraverso lo studio di sei mummie di età diverse, dall’infanzia alla terza età, si dipana il racconto della vita nell’antico Egitto. Focus della nuova sala è anche il tema dell’esposizione dei resti umani e delle implicazioni etiche che ne derivano, sulla scorta di un confronto con la comunità scientifica internazionale e con il pubblico del museo. Da ottobre sono tornate in presenza le conferenze di approfondimento sulla collezione e gli scavi archeologici, con protagonisti accademici internazionali e curatori dell’ente. Il Museo ha lanciato due cicli di incontri, che proseguiranno nel 2022 in presenza e on line, con l’intento di mantenere vivo il dialogo con la comunità scientifica internazionale e divulgare le ricerche e gli studi, condotti in ambito accademico e dai curatori del museo Egizio, non solo sui reperti conservati a Torino, ma anche su scavi archeologici e archivi.  

Sul sito del museo Egizio di Torino è possibile fare un “virtual tour” della mostra “Archeologia invisibile”

È proseguito nel 2021 inoltre l’impegno del Museo sul digitale. In crescita i follower su tutti i social network: su Facebook sono 244197 (erano 236028 nel 2020), su Instagram 90200 (nel 2020 76306) su Linkedin 15mila (nel 2020 10446) su Twitter 32.336 (30889 nel 2020) e infine sono 16200 gli iscritti al canale YouTube del Museo (erano 13293 l’anno scorso).  In primavera è stato lanciato il Virtual Tour che permette di visitare da remoto le sale che costituiscono il cuore della collezione torinese, quelle dedicate al villaggio di Deir el-Medina e alla tomba di Kha. Si tratta di un tour virtuale che propone una serie di modelli 3D dei reperti, che possono quindi essere visualizzati da molto vicino, con un livello di dettaglio inedito e ben 18 video di approfondimento sulla collezione. E infine a dicembre ha debuttato on line una parte dell’Archivio storico fotografico del Museo. Egittologi o semplici appassionati in pochi click possono ora visionare e utilizzare gratuitamente materiale inedito del Museo. Si tratta di lastre fotografiche di inizio Novecento, catalogate e digitalizzate, che documentano il momento esatto in cui i reperti archeologici conservati a Torino sono stati ritrovati in Egitto. Gli scatti in bianco e nero sono stati realizzati nel corso delle Missioni archeologiche italiane, in 14 località in Egitto dal 1903 al 1937, missioni che portarono a Torino oltre 30mila reperti. Tre anni di lavoro hanno consentito di digitalizzare e sistematizzare un primo nucleo di 1500 fotografie, su un patrimonio di 45mila documenti.

Torino. Al museo Egizio quarto appuntamento del ciclo “Nel laboratorio dello studioso”: protagonisti gli animali nella mostra curata da Johannes Auenmüller “Gatti, falchi, anguille: i bronzi votivi per mummie animali”

L’ingresso della mostra “Gatti, falchi, anguille: i bronzi votivi per mummie animali”, quarto appuntamento del ciclo “Nel laboratorio dello studioso” (foto museo egizio)

Sono gli animali i protagonisti del quarto appuntamento di “Nel laboratorio dello studioso”, il ciclo di mostre che accompagna i visitatori dietro le quinte del museo Egizio di Torino, alla scoperta dell’attività scientifica condotta dai curatori ed egittologi del Dipartimento Collezione e Ricerca del museo. La nuova mostra, dal titolo “Gatti, falchi, anguille: i bronzi votivi per mummie animali”, debutta l’8 novembre 2021 e ruota attorno a cinque piccoli contenitori di bronzo.

Johannes Auenmüller curatore del museo Egizio e della mostra “Gatti, falchi, anguille: i bronzi votivi per mummie animali” (foto museo egizio)

Nata sulla scorta di un progetto di ricerca interdisciplinare dell’Egizio, che mira a studiare approfonditamente tutte le mummie animali e gli oggetti correlati presenti nella collezione torinese, la mostra è stata curata da Johannes Auenmüller, curatore del Museo, che ha conseguito il dottorato di ricerca in Egittologia presso la Free University Berlin e ha svolto ricerche sulla tecnologia della fusione del bronzo all’Università di Bonn. Auenmüller è stato docente in diverse università tedesche, tra cui quella di Münster e Monaco di Baviera e ha partecipato a scavi archeologici in Austria, Egitto (Dahshur & Elephantine) e Sudan (Amara West). Sono previste due visite guidate da un’ora con il curatore della mostra: la prima il 23 novembre 2021 e la seconda il 5 gennaio 2022, entrambe alle 16.30 e in lingua inglese.  La partecipazione è consentita a un massimo di 25 persone con prenotazione online; il costo è di 7 euro a persona (escluso il biglietto d’ingresso).  La mostra si conclude il 9 gennaio 2022. 

I cinque bronzi votivi di mummie di animali esposti nella mostra al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Al centro dell’esposizione: un gatto bronzeo che contiene ancora resti di una mummia; un contenitore ancora sigillato e inscritto, simile ad una cappella, su cui poggia un toporagno; e ancora i contenitori di un falco, un geco e un’anguilla-serpente, che contenevano mummie ormai perdute.  Stele, statuette votive e amuleti raffiguranti animali e dèi compongono il resto dell’esposizione. Gli antichi egizi credevano che le anime degli animali fossero dei messaggeri tra le persone e gli dèi. Gli animali pertanto venivano mummificati e depositati dai sacerdoti in speciali cimiteri nel corso di processioni religiose. I culti animali e la mummificazione raggiunsero l’apice durante il Periodo Tardo e Tolemaico (664–332 a.C. e 332–30 a.C.), periodo nel quale grandi animali sacri come i tori Mnevis o Apis e la deposizione rituale delle loro mummie erano di fondamentale importanza per il re e il potere reale. Animali più piccoli come falchi, ibis e gatti, ma anche toporagni, lucertole e altre creature legate alla terra, venivano anch’essi mummificati e depositati a milioni nei cimiteri di tutto il paese. Molti animali avevano un significato particolare o potevano incarnare l’essenza degli esseri divini o simboleggiare le forze della natura ed erano visti come avatar o ipostasi, cioè oggettivazioni delle caratteristiche essenziali delle divinità. Di conseguenza, le divinità erano spesso rappresentate in forma animale o con fattezze animali. 

Torino. Al museo Egizio due visite guidate con il curatore alla mostra “Figli di Horus proteggete questo ushabti! Il modellino di sarcofago di Kha”, terza esposizione del ciclo “Nel Laboratorio dello Studioso”

Il modellino del sarcofago di Kha esposto nella mostra “Figli di Horus proteggete questo ushabti!” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
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L’egittologo Paolo Marini (foto museo Egizio)

Cosa c’è di più bello che ascoltare le storie degli oggetti dalla viva voce di chi fa ricerca ogni giorno? Paolo Marini ci aiuta a capire che significato avesse la presenza dei modellini di sarcofago nei corredi funerari degli antichi Egizi. Martedì 21 settembre e martedì 19 ottobre 2021, dalle 16.10 alle 17.10, al museo Egizio di Torino visita guidata con il curatore alla mostra “Figli di Horus proteggete questo ushabti! Il modellino di sarcofago di Kha”, con il nuovo reperto sotto la lente “Nel Laboratorio dello Studioso” visitabile fino al 1° novembre 2021. Per prenotare clicca QUI. Il curatore Paolo Marini, racconta e approfondisce le tipologie e l’evoluzione dei modellini di sarcofago – usati probabilmente fino al 664 a.C. – attraverso gli esemplari più significativi della collezione, ponendo l’accento anche sul tema religioso, in particolare sul ruolo dei figli di Horus, i geni funerari chiamati a proteggere l’ushabti, così come avveniva per il defunto.

Il modellino del sarcofago della tomba di Kha conservato al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Protagonista della terza esposizione del ciclo “Nel Laboratorio dello Studioso” è il modellino di sarcofago appartenuto a Kha, vissuto nella seconda metà della XVIII dinastia (ca. 1400-1292 a.C.). Il reperto, in legno e ricoperto da vernice nera, costituisce un unicum per il perfetto stato di conservazione, la completezza del set – composto da modellino di sarcofago, ushabti e attrezzi da lavoro – e per la conoscenza del contesto di rinvenimento.

Torino. Al museo Egizio la mostra “Figli di Horus proteggete questo ushabti! Il modellino di sarcofago di Kha”, a cura di Paolo Marini, terzo appuntamento del progetto espositivo “Nel laboratorio dello studioso”

Il modellino del sarcofago di Kha esposto nella mostra “Figli di Horus proteggete questo ushabti!” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Terzo appuntamento del progetto espositivo “Nel laboratorio dello studioso”, dedicato all’attività scientifica che quotidianamente si svolge sugli oggetti esposti nelle sale e custoditi nei magazzini del museo Egizio di Torino. Da venerdì 3 settembre 2021 è aperta al pubblico la mostra “Figli di Horus proteggete questo ushabti! Il modellino di sarcofago di Kha”. Il tema al centro di questa mostra, che resterà aperta al pubblico fino al 1° novembre 2021, è quello dei modellini di sarcofago, reperti rivenuti in luoghi dedicati al culto del defunto o nelle camere funerarie a partire dal periodo compreso tra la XI e la XII dinastia (1980-1759 a.C.) e, sporadicamente, fino al Terzo periodo Intermedio (1076-664 a.C.), che avevano l’obiettivo di enfatizzare l’identificazione dell’ushabti al loro interno con il defunto. L’esposizione dedicata al modellino di sarcofago di Kha è a cura di Paolo Marini, curatore e coordinatore delle mostre itineranti ideate dal museo Egizio.

Ushabti conservati all’interno del modellino del sarcofago di Kha esposti nella mostra del progetto “Nel laboratorio dello studioso” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

In particolare, a costituire il centro dell’esposizione è il modellino di sarcofago dell’architetto Kha, vissuto nella seconda metà della XVIII dinastia (ca. 1400-1292 a.C.), e il cui corredo funebre è interamente conservato ed esposto al Museo Egizio. Il reperto, in legno e ricoperto da vernice nera, costituisce un unicum per il perfetto stato di conservazione, la completezza del set – composto da modellino di sarcofago, ushabti e attrezzi da lavoro – e per la conoscenza del contesto di rinvenimento: una tomba intatta scoperta nel 1906 da Ernesto Schiaparelli a Deir el-Medina. Le tipologie e l’evoluzione dei modellini di sarcofago sono raccontate e approfondite nelle restanti quattro vetrine della mostra, che espongono alcuni degli esemplari più significativi presenti all’interno della collezione del Museo. Tra i temi approfonditi anche quello religioso dei figli di Horus, i quattro geni funerari chiamati, come avveniva per il defunto, a protezione dell’ushabti.  

L’allestimento della mostra “Figli di Horus proteggete questo ushabti! Il modellino di sarcofago di Kha” del progetto “Nel laboratorio dello studioso” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Nei mesi di apertura della mostra sono inoltre in programma alcune visite guidate con il curatore della mostra: le visite sono programmate per martedì 21 settembre e 19 ottobre dalle 16.10 alle 17.10.  La partecipazione è consentita a un massimo di 20 persone con prenotazione online; il costo è di 7 euro a persona (escluso il biglietto d’ingresso). “Nel laboratorio dello studioso” è un ciclo di mostre per mettere sotto la lente di ingrandimento una serie di reperti della collezione torinese e offrire ai visitatori un approfondimento inedito sulle storie che custodiscono e sulle ricerche realizzate dal museo Egizio di Torino. Ecco il calendario delle prossime mostre che saranno realizzate nello spazio della mostra: NOVEMBRE 2021 – GENNAIO 2022: Gatti, falchi e anguille. I bronzi votivi per mummie animali (a cura di Johannes Auenmüller); GENNAIO – MARZO 2022: Un santuario portatile per la dea Anuket (a cura di Paolo Del Vesco); MARZO – MAGGIO 2022: Il Libro dei Morti di Baki, Scriba del Signore delle Due Terre (a cura di Susanne Töpfer).

Torino. Ferragosto sold out al museo Egizio: oltre 6mila visitatori nel fine settimana. E ora per due martedì visita guidata con il curatore della mostra “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru”

L’ingresso della mostra “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
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L’egittologo Enrico Ferraris, curatore al museo Egizio di Torino

Ultime due settimane di agosto con altrettante visite guidate al museo Egizio di Torino. Appuntamento martedì 17 e 24 agosto 2021, alle 16.30: visita guidata con il curatore della mostra “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru”, realizzata nell’ambito del ciclo espositivo “Nel laboratorio dello studioso”. Il curatore Enrico Ferraris accompagnerà i visitatori alla scoperta dell’osservazione del firmamento nell’antico Egitto e dei sistemi sviluppati dalla cultura nilotica per misurare lo scorrere del tempo e l’avvicendarsi ciclico delle stagioni attraverso la volta celeste. Al centro della visita la decifrazione della tavola stellare di Mereru, protagonista della mostra. I partecipanti saranno inseriti in gruppi di massimo 20 persone. A ogni partecipante sarà consegnata una radio guida con auricolari monouso per rispettare le distanze di sicurezza. Durata: 60 minuti. Prezzo: 7 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione online obbligatoria: https://egizio.museitorino.it/eventi/visita-guidata-con-curatore-museale/

Visitatori al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Ferragosto sold-out. Intanto sono stati pubblicati i dati dell’affluenza nel week end ferragostano. Sono stati 6031 gli ingressi al museo Egizio tra venerdì 13 e domenica 15 agosto 2021, con la giornata di Ferragosto che ha registrato il “tutto esaurito”. “Siamo davvero soddisfatti dei numeri registrati in questo fine settimana, che confermano l’andamento positivo che sta caratterizzando i mesi estivi”, dichiarano Evelina Christillin e Christian Greco, presidente e direttore del museo Egizio. “Una fiducia a cui il museo risponde con un’offerta ricca, che va dalle visite guidate ai servizi per i più piccoli dello Spazio ZeroSei, nonché capace di rinnovarsi grazie alla ricerca, come dimostrano la nuova sala permanente Alla ricerca della Vita, inaugurata a giugno, e il ciclo di mostre Nel laboratorio dello studioso”.

Torino. Al museo Egizio tre visite guidate col curatore alla mostra “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru”. Intervista a Enrico Ferraris che si racconta e descrive il reperto scelto per il ciclo “Nel laboratorio dello studioso”

L’ingresso della mostra “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Martedì 27 luglio, 17 e 24 agosto 2021, alle 16.30, il museo Egizio di Torino organizza una visita guidata con il curatore della mostra “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru”, realizzata nell’ambito del ciclo espositivo “Nel laboratorio dello studioso” (vedi Torino. Al museo Egizio “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru”, seconda mostra del ciclo “Nel laboratorio dello studioso” dedicata all’osservazione del firmamento nell’Antico Egitto e sui sistemi sviluppati per misurare lo scorrere del tempo e l’avvicendarsi ciclico delle stagioni attraverso la volta celeste | archeologiavocidalpassato). Il curatore Enrico Ferraris accompagnerà i visitatori alla scoperta dell’osservazione del firmamento nell’antico Egitto e dei sistemi sviluppati dalla cultura nilotica per misurare lo scorrere del tempo e l’avvicendarsi ciclico delle stagioni attraverso la volta celeste. Al centro della visita la decifrazione della tavola stellare di Mereru, protagonista della mostra. Durata: 60 minuti. Prezzo: 7 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione online obbligatoria: https://egizio.museitorino.it/eventi/visita-guidata-con-curatore-museale/ I partecipanti saranno inseriti in gruppi di massimo 20 persone. A ogni partecipante sarà consegnata una radio guida con auricolari monouso per rispettare le distanze di sicurezza.

Enrico Ferraris, curatore del Museo Egizio e della mostra “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru”, parte del ciclo espositivo “Nel Laboratorio dello studioso”, ci racconta il suo percorso per diventare un curatore del Museo dal 2013. “In realtà non ho fatto questa scelta”, spiega. “All’epoca l’accesso al mondo del lavoro nei musei, per quello che riguardava le collezioni egittologiche, in Italia erano collegate prevalentemente alle soprintendenze. C’erano dei concorsi che si aprivano quando capitava, anche a distanza di 10-15 anni. E per questo il museo non era esattamente un orizzonte verosimile. Per chi si formava in Egittologia era più che altro l’università. L’attività di scavo archeologico però è capitata un po’ casualmente. Proprio durante la mia seconda stagione di scavo a cui partecipavo con l’università di Torino ad Alessandria d’Egitto, di ritorno da una giornata di lavoro, ricordo il mio professore Paolo Gallo che riceve una telefonata dalla sua professoressa Edda Bresciani, la compianta Edda Bresciani, che proponeva un progetto di collaborazione Italia-Egitto per la nascita del nuovo museo Egizio del Cairo a Giza. E quando iniziai a lavorare al Cairo – continua – fu una svolta. Improvvisamente quello che avevo studiato trovava dei nuovi agganci e soprattutto mi si rivelavano delle nuove lacune che dovevano essere colmate. Soprattutto il lavoro con gli oggetti, la dimensione storica di un museo, il progettare e selezionare degli oggetti che dovevano narrare una storia, sono tutte esperienze che ho iniziato a fare lì, dove ho scoperto di avere effettivamente un particolare affetto per questo tipo di lavoro, cioè quello della narrazione. Sono passati alcuni anni, ed è venuto fuori un concorso al museo Egizio di Torino”. E rivela: “Se non avessi fatto il curatore, avrei fatto il veterinario. Grazie ai racconti dei miei genitori, intorno ai 5 anni manifestai il desiderio di fare il veterinario perché mentre le persone sono in grado di dire dove ti fa male gli animali no, e allora per loro bisogna avere un’attenzione un po’ più particolare”.

La tavola stellare di Mereru al centro della mostra “Ad Astra” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

“Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru”. Per il ciclo espositivo “Nel laboratorio dello studioso” Enrico Ferraris ha scelto la tavola stellare dipinta sulla parte interna del coperchio del sarcofago del Medio Regno appartenuto a un personaggio che si chiamava Mereru. “Qui in museo ne abbiamo due di queste tavole stellari e sono conservate nella medesima vetrina. L’ho scelta per due ragioni. La prima è perché è un argomento a me molto caro, proprio perché ho dedicato il mio dottorato di ricerca alle stelle. La seconda è perché è un tipo di oggetto molto raro (ne esistono soltanto una trentina di esempi in tutto il mondo, tra integri e frammenti) ed è difficile da spiegare e dunque questa nostra piccola mostra bimestrale rappresenta un po’ una sfida per riuscire a far passare un tipo di informazione che altrimenti è storicamente relegato nell’ambito delle scienze esatte e dunque poco popolare, poco leggibile”. E continua: “Questo reperto ci parla di una storia che non siamo altrimenti in grado di raccontare, ovverossia una storia di generazioni di sacerdoti astronomi che si impegnano a osservare a occhio nudo il firmamento, a registrare, a prendere nota e a selezionare in un processo che tuttavia ci è totalmente oscuro. Non ci sono infatti testimonianze a mostrarci i passaggi formativi a tenere nota e a selezionare stelle, proprio quelle della cintura dei 36 decani, trasmettendo le conoscenze via via apprese alle generazioni successive fino a codificare una tabella che di per sé è a sua volta una nuova sfida. Ovverossia prima hanno raccolto i dati con uno sforzo davvero gigantesco, dopodiché hanno cercato un modo per rappresentare in maniera facile da consultare queste informazioni e si sono inventati una specie di Excel, perciò una griglia, con le ore della notte per le righe, e per le colonne invece le decadi, e anche in queste perciò abbiamo uno sforzo di astrazione, di organizzazione dell’informazione. E in più quando noi poi vediamo queste tabelle sul sarcofago, come quello appunto in mostra, assistiamo a un ulteriore passaggio: quando queste tabelle che venivano di fatto utilizzate per vari scopi anche religiosi, non solo funerari, approdano nel mondo appunto del rituale funerario, diventano una rappresentazione, è una visione che però è anche una speranza per la vita nell’aldilà”.

Torino. Al museo Egizio quattro visite guidate speciali con il curatore Enrico Ferraris in un affascinante viaggio “stellare” alla scoperta della decifrazione proprio della tavola stellare di Mereru, protagonista della nuova mostra “Ad Astra”

La tavola stellare di Mereru al centro della mostra “Ad Astra” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
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L’egittologo Enrico Ferraris, curatore al museo Egizio di Torino

Cosa c’è di più bello che ascoltare le storie degli oggetti dalla viva voce di chi fa ricerca ogni giorno? Ogni reperto può celare mille storie e gli studiosi possono rivelarcele in modo appassionante e coinvolgente e farci sentire più vicini ai tesori che il museo Egizio di Torino custodisce nelle sale e nei magazzini. Vi siete mai chiesti come, in un mondo ancora da comprendere, gli antichi misurassero il tempo? Oggi sarebbe impossibile vivere senza orologio, ma in antichità era il cielo ad essere utilizzato per seguire la ciclicità delle stagioni, l’alternanza del giorno e della notte: un vero e proprio orologio cosmico. Questa delicata alternanza vita/morte della natura divenne presto emblema del ciclo vitale umano. Per questa ragione, Sirio e i decani entrarono a far parte dei cicli funerari attraverso sarcofagi e tavole stellari, come la protagonista della nuova mostra del ciclo espositivo “Nel laboratorio dello studioso”: la tavola stellare di Mereru (vedi Torino. Al museo Egizio “Ad Astra: la decifrazione della tavola stellare di Mereru”, seconda mostra del ciclo “Nel laboratorio dello studioso” dedicata all’osservazione del firmamento nell’Antico Egitto e sui sistemi sviluppati per misurare lo scorrere del tempo e l’avvicendarsi ciclico delle stagioni attraverso la volta celeste | archeologiavocidalpassato). E in quattro visite guidate speciali l’egittologo Enrico Ferraris, curatore al museo Egizio di Torino, che vi guiderà in un affascinante viaggio “stellare” alla scoperta della decifrazione proprio della tavola stellare di Mereru. Quando? Fissate bene queste date sulla vostra agenda: il 13 e 27 luglio, e il 17 e 24 agosto 2021, alle 16.30. Costo: 7 euro a persona (escluso il biglietto di ingresso). I partecipanti saranno inseriti in gruppi di massimo 20 persone. A ogni partecipante sarà consegnata una radio guida con auricolari monouso per rispettare le distanze di sicurezza.