#buonconsiglioadomicilio. Morena Dallemule racconta la storia dell’antico mosaico della chiesa paleocristiana del Doss Trento

Nuovo appuntamento, è il 32.mo, con i video #buonconsiglioadomicilio per la regia di Alessandro Ferrini: Morena Dallemule, del settore Archeologia del Buonconsiglio, racconta la storia dell’antico mosaico della chiesa paleocristiana del Doss Trento, conservato nelle collezioni archeologiche del Castello del Buonconsiglio e ne svela alcune curiosità.

“Oggi andiamo fuori dalle mura del castello”, annuncia Morena Dallemule, “e raggiungiamo la cima del rilievo che più di ogni altro ha intrecciato la sua storia con quella della città: il Doss Trento. Ci soffermeremo su una pagina particolare del suo passato, torneremo al VI secolo quando sulla sua sommità sorgeva un’antica chiesa paleocristiana. Ma per arrivare a questo dobbiamo fare una tappa intermedia. È l’ottobre del 1900 e gli addetti del genio militare austriaco stanno lavorando sulla cima del rilievo, stanno semplicemente fissando un parafulmine che doveva proteggere una vicina polveriera. Durante gli scavi intercettano una superficie a mosaico che si rivela essere la pavimentazione di un’antica chiesa cristiana. Per garantire la conservazione del mosaico le autorità austriache ne dispongono il distacco. Questo viene quindi asportato dalla sua sede, viene restaurato e infine consegnato al museo civico di Trento, le cui collezioni qualche anno più tardi sarebbero transitate in quelle del nuovo museo nazionale con sede al castello del Buonconsiglio. Negli anni successivi ulteriori scavi porteranno alla luce le fondazioni della chiesa permettendoci di tracciarne a grandi linee la pianta. È costituita da due edifici affiancati, entrambi absidati, e da una serie di vani più piccoli che probabilmente avevano una funzione accessoria rispetto alla pratica liturgica”.

Il mosaico proveniente dalla chiesa paleocristiana del Doss Trento ed esposto al Castello del Buonconsiglio (foto buonconsiglio)

“Il mosaico era collocato nell’edificio settentrionale, quello di dimensioni minori, dove costituiva una sorta di soglia che separava lo spazio presbiteriale dove il sacerdote celebrava la liturgia e l’aula riservata ai fedeli”, spiega l’archeologa. “È un frammento piuttosto ampio, e anche se presenta molte lacune ci dice diverse cose sulla chiesa a cui apparteneva. Vediamo che una lunga iscrizione orizzontale posta su un’unica linea divide lo spazio della superficie in due quadri figurativi. Quello superiore è dominato da un kantharos, un recipiente biansato da cui fuoriesce un petalo e dei tralci di vite. Ai suoi lati abbiamo due riquadri con delle decorazioni a nastri intrecciati. A noi oggi possono sembrare puramente geometriche. In realtà per un fedele di VI secolo dovevano essere molto familiari, perché visivamente richiamano quegli elementi lapidei che costituivano la recinzione presbiteriale, ossia quell’elemento architettonico che divideva il presbiterio dove stavano i celebranti dall’aula in cui stava l’assemblea. La parte inferiore doveva presentare una composizione speculare. Il riquadro centrale oggi è andato perduto. Ne rimane una piccola traccia in un tratto di cornice nel settore destro. Sopravvivono invece le decorazioni geometriche fatte da quadrati ed esagoni che vanno a combinarsi formando degli ottagoni policromi. I temi e la composizione di questo mosaico trovano moltissimi riscontri nelle chiese paleocristiane, tuttavia i collegamenti più diretti e forse per noi più interessanti sono quelli con i mosaici che nello stesso periodo, V-VI secolo, venivano realizzati nei maggiori poli religiosi della città di Trento. L’ecclesia che sorgeva nell’area dove ora c’è la chiesa di Santa Maria Maggiore e la basilica di Giuliana, tuttora visibile sotto la chiesa cattedrale. Va detto che il mosaico del Doss Trento si pone a un livello qualitativo inferiore rispetto a quanto realizzato in ambito urbano. Il disegno più grossolano e alcune imprecisioni sono particolarmente evidenti guardando l’iscrizione i cui caratteri sono tracciati in maniera un po’ irregolare e vano infittendosi via via che si procede verso destra con la lettura, come se l’artigiano non avesse ben calcolato lo spazio a disposizione per il testo. L’iscrizione si apre con la formula tipica “de donis dei” che sta a significare come l’offerente, grato a Dio per le ricchezze materiali che questi ha voluto donargli, intende mostrare la propria riconoscenza restituendo parte di questi beni materiali sotto forma di finanziamento, finanziamento a un’opera che possa risultare a lui gradita. In questo mosaico a Dio sono associati i santi Cosma e Damiano. È molto importante trovare questi due martiri citati nel nostro mosaico – continua -. Il loro culto è di origine orientale ed era sostenuto e promosso dalla casa imperiale bizantina, e soprattutto dall’imperatore Giustiniano. Se noi pensiamo che nel VI secolo il territorio trentino è stato conteso tra goti, franchi, bizantini e longobardi, capiamo come dedicare un mosaico, se non un’intera chiesa, ai santi protettori dell’imperatore Giustiniano avesse una precisa valenza politica. L’iscrizione prosegue informandoci che l’opera è stata realizzata al tempo del vescovo Eugippio il cui episcopato sappiamo collocarsi tra 530 e 570 d.C.”.

Particolare del mosaico dal Doss Trento con la citazione di Laurentius cantore (foto buonconsiglio)

“L’ultimo dei personaggi che il mosaico riporta in vita è l’offerente, Laurentius il cantore, colui che ha pagato per questo mosaico. Di lui conosciamo soltanto il nome e il ruolo che ricopriva nell’organizzazione ecclesiastica”, sottolinea Dallemule. “Ma quest’ultimo aspetto è comunque molto interessante perché ci dà un’ulteriore aggancio per la datazione cronologica del mosaico. Il ruolo di cantore viene infatti introdotto in occidente solo nella seconda metà del VI secolo. Prima esisteva un’unica figura, quella del lettore, che durante la liturgia era incaricato sia di richiamare le Scritture che di intonare gli inni e i salmi. Nel VI secolo questi due compiti vengono separati non tanto perché si intendesse affidare la parte musicale a un individuo dalle spiccate doti vocali, ma perché era necessaria una persona dedicata che memorizzasse, eseguisse e tramandasse tutto il repertorio musicale che doveva coprire l’anno liturgico in un’epoca in cui non si aveva ancora un sistema codificato di notazione musicale. Se per il ruolo di lettore nei primi anni dell’età cristiana abbiamo numerose attestazioni, numerose testimonianze, le citazioni dei cantori sono rarissime, e Laurentius è a tutt’oggi uno dei pochi cantori di cui conosciamo”.

Plutei e pilastrini dalla chiesa paleocristiana del Doss Trento (foto buonconsiglio)

“Sono ancora molti gli aspetti da chiarire sul significato e sulla funzione che la chiesa rivestiva nell’ambito della Trento cristiana dei primi secoli e altrettanto oscuro rimane il suo destino. Sappiamo che era ancora in uso nell’VIII secolo. Ce lo dicono alcuni frammenti di pilastrini e di plutei che sono stati rinvenuti tra i resti della chiesa e che sono tutt’oggi esposti al castello del Buonconsiglio. Dopo questo piccolo squarcio – conclude Dallemule – l’edificio scompare dalla fonti e non ne sappiamo più niente. Forse perduto, forse trasformato in quella chiesa di San Biagio che le fonti ci segnalano sullo Spento del XIII-XIV secolo. Ma questa è un’altra storia”.

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Una risposta a “#buonconsiglioadomicilio. Morena Dallemule racconta la storia dell’antico mosaico della chiesa paleocristiana del Doss Trento”

  1. Italina Bacciga dice :

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