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#buonconsiglioadomicilio. Denis Ton ci parla della Fama e di come è cambiato il concetto di notorietà nei secoli, attraverso due Allegorie della Fama conservate al Castello

Nel disegno la Giunta Albertiana tra il Magno Palazzo e il Castelvecchio (foto buonconsiglio)

Nuovo appuntamento con i video #buonconsiglioadomicilio per la regia di Alessandro Ferrini: Denis Ton, storico dell’arte entrato a far parte dello staff del museo pochi mesi fa, ci parlerà della Fama e di come è cambiata il concetto di notorietà nel corso dei secoli, raccontandoci la storia di due celebri dipinti seicenteschi, Allegoria della Fama, di Pietro Liberi e Pietro Ricchi, esposti nella pinacoteca del Castello del Buonconsiglio, allestita nella Giunta Albertiana, quel corpo di fabbrica aggiunto nel Seicento per riunire il Magno Palazzo con il Castelvecchio.

“Le due opere, di Liberi e di Ricchi”, spiega Ton, “sono legate a un’ossessione che contagiò molti dei grandi committenti di quest’epoca, vale a dire l’ossessione per la Fama. La Fama è un concetto molto diverso dalla popolarità a cui siamo abituati oggi, in cui si può dire si sia avverata la profezia di Andy Warhol per cui ognuno di noi ha diritto al suo quarto d’ora di celebrità, non si misura nei follower ma è una prospettiva eterna. La Fama per l’uomo del Seicento e anche del Settecento è l’ambizione di durare nel tempo, che il proprio nome risuoni oltre la vita. Francesco Alberti Poja, il principe vescovo che realizzo la Giunta Albertiana, non fa eccezione. E commissionò a un artista veneto, Pietro Liberi, un importante ciclo di dipinti che, secondo le fonti, ornava due ambienti al secondo piano del palazzo. Purtroppo la decorazione che le fonti, in particolare Daniele Bartoli nel 1780, ci descrivono come rappresentanti soggetti dell’Antico Testamento e varie allegorie, è quasi del tutto scomparsa”.

“L’Allegoria della Fama” di Pietro Liberi conservata nelle collezioni del Castello del Buonconsiglio (foto buonconsiglio)

“Di questo ciclo disperso, realizzato tra il 1686 e il 1687 da Pietro Liberi in collaborazione col figlio Marco”, continua Ton, “si conserva tuttavia al castello un dipinto, acquisito all’inizio del Novecento, che rappresenta la Fama con il consueto attributo della tromba e insieme l’allegoria della Giustizia perché, come si vede, nell’altra mano tiene la spada. Utilizzando quindi gli attributi tipici scritti nel celebre manuale di iconologia di Cesare Ripa, Pietro Liberi combina insieme elementi differenti, e insieme allude anche alla sconfitta del Vizio. Come si vede sullo sfondo del dipinto, quasi un monocromo, i toni molto più scuri, Minerva con l’elmo, lo scudo e la lancia caccia alcune figure. L’allusione quindi che attraverso l’esercizio della Giustizia il principe vescovo ottiene la Fama. In questo modo Pietro Liberi si qualifica, come descritto anche dalle fonti, come un artista intellettuale, capace di parlare per allusioni, per geroglifici – come dicevano i contemporanei – perfettamente sintonizzato su un clima culturale che è quello delle Accademie, popolari a Venezia quanto anche a Trento come l’Accademia degli Accesi sostenuta dallo stesso principe vescovo”.

“L’Allegoria della Fama” di Pietro Ricchi conservata nelle collezioni del Castello del Buonconsiglio (foto buonconsiglio)

“Naturalmente sta all’abilità degli artisti trasformare queste allegorie, questi concetti che possono suonare un po’ cerebrali, in creature vive. E l’opera di Pietro Ricchi, sempre delle collezioni del Castello del Buonconsiglio, lo testimonia perfettamente. Ricchi è un artista lucchese che però ha molto viaggiato, si è fermato a Bologna e poi è stato in Francia via Milano, a Brescia, a Venezia. E ha lavorato molto anche in Trentino. Sua è ad esempio l’Assunzione della Vergine nella chiesa di Santa Maria. Pietro Ricchi concepisce un dipinto, probabilmente per una collezione privata, un quadro da portego, essendo un’opera del periodo veneziano degli anni ’50-’60 del Seicento, in cui la Fama giace addormentata. Questa meravigliosa creatura dall’incarnato quasi opalescente il viso incorporato nel sonno, mentre la Lascivia, rappresentata da un satiro, è intenta a tagliarle le ali. Alcuni amorini invece le sottraggono gli attributi tipici: la tromba con cui lei dovrebbe propagare il nome del committente. Quindi ci troviamo di fronte a una libera invenzione che ricombina insieme elementi diversi per creare un monito intellettuale, invece che una celebrazione tout court: la Lascivia sottrae gli attributi alla Fama. E l’invito quindi è quello di non cedere alla Lussuria perché questo tarpa le ali alla Fama e alla celebrità. Che cosa sta concependo Pietro Ricchi? Una sorta di poesia per immagini secondo il principio prettamente seicentesco ut pictura poesis (come nella pittura così nella poesia): l’ambizione – conclude Ton – è quella di creare delle rappresentazioni che possono rivaleggiare con la letteratura nel concetto della poesia barocca, ma soprattutto è la qualità di una pittura che sa giostrare molto bene tra una situazione di luminosità contrastata, ben rappresentata dalle figure che contornano l’allegoria, a quella invece di una Fama che diagonalmente imbastisce tutta la composizione della scena”.

Provincia autonoma di Trento in fascia gialla. Riapre il Castello del Buonconsiglio con accesso in sicurezza. Tra le novità la mostra “Gli apostoli ritrovati”

Veduta aerea del Castello del Buonconsiglio (foto di Claudio Clamer)

Riapre il Castello del Buonconsiglio. La Provincia autonoma di Trento è in fascia “gialla”, e così si può ripartire. Da martedì 19 gennaio 2021, il museo è nuovamente pronto ad accogliere i visitatori nelle sue sale. Il Castello sarà aperto dal martedì al venerdì dalle 9.30 alle 17 (chiuso lunedì, sabato e domenica). Restano temporaneamente chiusi Castel Thun, Castel Beseno, Castel Stenico e Castel Caldes. Per far sì che l’esperienza in museo sia un’occasione di conoscenza, di crescita e di benessere per tutti, l’accesso al museo è garantito a un numero definito di visitatori per fascia oraria, pertanto è necessario prenotare l’ingresso on line  oppure telefonando al numero 0461 492811, dal lunedì al venerdì, 9–13.

La locandina della mostra “Gli apostoli ritrovati. Capolavori dall’antica residenza dei principi vescovi” al Castello del Buonconsiglio dal 22 dicembre 2020 al 5 aprile 2021

Sarà così possibile visitare la mostra “Gli apostoli ritrovati. Capolavori dell’antica residenza dei Principi vescovi”, che doveva essere la mostra-evento di Natale, inaugurata il 22 dicembre 2020, quando il Castello del Buonconsiglio era chiuso per emergenza sanitaria, e così è stata presentata solo on line. Ma ora si può accedere nella sala del Torrion da Basso dove la mostra sarà aperta fino al 5 aprile 2021. La rassegna, curata da Giuseppe Sava e organizzata dal museo con l’aiuto della soprintendenza per i Beni culturali, racconta l’affascinante storia di un fortunato ritrovamento di due magnifiche sculture seicentesche in bronzo dorato molto probabilmente commissionate dal principe vescovo e fino al 1803 conservate nella dimora del principe vescovo al Castello del Buonconsiglio. Disperse poi sul mercato antiquario agli inizi del Novecento le due magnifiche sculture seicentesche sono ritornate nelle collezioni museali del Castello del Buonconsiglio ed esposte nella mostra a loro dedicate. “Per tutti coloro che ancora non possono venire di persona ad ammirare queste straordinarie opere”, spiegano al Buonconsiglio, “proseguiremo con gli appuntamenti digitali A tu per tu: brevi video in cui i curatori raccontano la storia e le curiosità delle preziose statuette. Continuate a seguirci”.

Cartolina natalizia dal Castello del Buonconsiglio (Tn): atmosfere e suggestioni particolari nei giardini d’inverno coperti da una coltre di neve

Cartolina natalizia dal Castello del Buonconsiglio (Tn). Nelle immagini di Alessandro Ferrini le immagini dei giardini d’inverno. “Anche quest’anno la magia del Natale è stata protagonista al Castello del Buonconsiglio”, spiegano al museo trentino, “con i giardini decorati a festa nel periodo delle festività. E la neve caduta negli ultimi giorni dell’anno 2020 ha reso ancora più affascinanti gli spazi esterni del Castello del Buonconsiglio regalando nuove suggestioni a tutti i visitatori che hanno approfittato dell’apertura dei giardini per fare una passeggiata al loro interno”.

Trento. “A tu per tu” con la mostra di Natale “Gli apostoli ritrovati. Capolavori dall’antica residenza dei Principi vescovi” al Castello del Buonconsiglio: nei due nuovi video conosciamo meglio i due bronzetti e la croce astile di Nago

La locandina della mostra “Gli apostoli ritrovati. Capolavori dall’antica residenza dei principi vescovi” al Castello del Buonconsiglio dal 22 dicembre 2020 al 5 aprile 2021

Due nuovi contributi video del Castello del Buonconsiglio anticipano i contenuti della mostra “Gli apostoli ritrovati. Capolavori dall’antica residenza dei Principi vescovi”, curata da Giuseppe Sava, inaugurata il 22 dicembre 2020 (ma purtroppo a museo chiuso per emergenza sanitaria),  e programmata fino al 5 aprile 2021 nella sala del Torrion da Basso al Castello del Buonconsiglio a Trento. La mostra, organizzata dal museo con l’aiuto della soprintendenza per i Beni culturali, racconta l’affascinante storia di un fortunato ritrovamento di due magnifiche sculture seicentesche in bronzo dorato molto probabilmente commissionate dal principe vescovo e fino al 1803 conservate nella dimora del principe vescovo al Castello del Buonconsiglio. Dopo il primo video di Alessandro Casagrande che ha raccontato il “dietro le quinte” della mostra,  Giuseppe Sava, storico dell’arte, curatore della mostra e soprattutto colui che ha scoperto sul mercato antiquario milanese i due apostoli attribuiti a Niccolò Roccatagliata,  racconta la storia di questi magnifici bronzetti tornati a far parte delle collezioni museali; e Maddalena Ferrari descrive un’altra opera esposta in mostra: la Croce astile di Nago, un lavoro commissionato ai Roccatagliata dalla comunità di Nago Torbole. La regia è sempre di Alessandro Ferrini.

San Filippo e San Paolo. Il ritrovamento di queste due sculture in bronzo dorato si deve a un giovane storico dell’arte trentino Giuseppe Sava. “Questa coppia di apostoli – racconta Sava – faceva parte di una piccola serie composta da tredici pezzi, cioè i dodici apostoli più il Cristo redentore, che si trovavano nella residenza dei principi vescovi al Castello del Buonconsiglio nel 1803. Con la fine del principato vescovile i beni vengono alienati e prontamente acquisiti da Simone Consolati che negli stessi anni si era distinto per alcune acquisizioni chiave come il Camino di Vincenzo e Giangirolamo Grandi. In possesso della famiglia Consolati fino almeno al 1920, i bronzi vengono alienati, e seguono destini diversi. Almeno sei finiscono oltralpe dopo essere passati per un antiquario meranese, mentre è proprio la coppia di cui stiamo parlando ad essere finita in una collezione privata”. La vera novità di questa mostra su “Gli apostoli ritrovati” è anche l’attribuzione a Nicolò Roccatagliata di questi due manufatti. “Entrambe le sculture si caratterizzano per una cura straordinaria del dettaglio, una cura che chiama in causa davvero il mestiere dell’orafo più ancora che  quello dello scultore. È eccezionale il modo in cui vengono rese le vesti riccamente decorate da motivi floreali, fiori di melagrana ed elementi vegetali. San Paolo è rappresentato con il canonico attributo del libro alludente alla parola di Dio, inoltre si intuisce dalla gestualità della figura che in origine doveva reggere una lunga spada, simbolo del suo martirio per decapitazione. San Filippo è un apostolo giovane con la barba corta e ricciata, dalla posa scattante, dallo sguardo intenso, reca una slanciata croce simbolo del suo martirio. Proprio come San Paolo – conclude Sava – si apprezza anche in questa figura la cura straordinaria e la lavorazione di altissimo livello del metallo del bronzo dorato con la resa ruvida della tunica grezza e la decorazione lucida e lucente del panneggio e del mantello”.

La Croce astile di Nago, una magnifica croce anch’essa attribuita a Roccatagliata. “Questa croce astile – spiega Maddalena Ferrari – è un’opera di grande valore realizzata in collaborazione da un maestro orafo veneziano e dagli scultori Roccatagliata, responsabili della realizzazione del modello in cera per la fusione delle placchette. Si tratta di un dono che, come reca l’iscrizione sopra il nodo, ha fatto la comunità di Nago e di Torbole alla sua chiesa pievana nel 1620 che è l’anno della riconsacrazione della chiesa dopo importanti lavori di ristrutturazione e ampliamento. Dobbiamo immaginarci questa croce che apre proprio la processione che accompagnò il sacerdote all’altare in quel giorno così importante. È molto ricca di figure presenti sia sul recto che su un verso e anche sul nodo. Tra queste segnalo in particolare San Vigilio patrono di Nago, Sant’Andrea apostolo patrono di Torbole, e un bellissimo Cristo in pietà sorretto dagli angeli che è un soggetto particolarmente raro per una croce astile”.

#buonconsiglioadomicilio. Claudio Strocchi descrive alcune magnifiche sculture lignee tardogotiche: sacri legni scolpiti, intagliati, dipinti del XV secolo

Dettaglio dei rilievi scolpiti di un altare a portelle del XV conservato al Castello del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)

Nuovo appuntamento con i video #buonconsiglioadomicilio per la regia di Alessandro Ferrini: Claudio Strocchi del settore Storico-artistico del museo del Buonconsiglio con “Sacri legni scolpiti, intagliati, dipinti del XV secolo” ci svela la storia di alcune magnifiche sculture lignee tardogotiche, tra queste una Schöne Madonna e un altare a portelle del maestro brissinese Hans Klocker.

Il Castello del Buonconsiglio è l’erede del museo civico di Trento, del museo nazionale e del museo provinciale d’arte. Le collezioni sono costituite da capolavori. Claudio Strocchi ci porta nella sezione dedicata all’arte del Rinascimento, sia italiano sia di stampo germanico, dove si possono notare medaglie risalenti al ‘400, in particolare le medaglie del Pisanello, ma anche opere della produzione vetraria di Murano, come il piatto da parata e il calice di vetro. Tra i capolavori che si possono ammirare nella sala vi sono anche esempi di Schöne Madonne, la Bella Madonna, una tipologia di scultura con la raffigurazione della Madonna in piedi che tiene il bambino. In particolare al centro della bacheca c’è una Madonna eretta sulla falce di luna con un Bambino estremamente grazioso in una posa decisamente dinoccolata, un Bambino completamente ignudo – come da tradizione – che viene mostrato ai fedeli. Esempi di questo genere, che derivano dalla tradizione germanica, vengono utilizzati anche per gli altari a portelle”.

Altare a portelle con quattro rilievi di tema mariano e al centro il gruppo scultoreo con l’Incoronazione della Vergine (foto Buonconsiglio)

“Uno dei capolavori dell’arte dell’intaglio che si possono ammirare – continua Strocchi – è costituito dai quattro rilievi di tema mariano e dal gruppo scultoreo con l’incoronazione della Vergine. Le opere sono state recentemente restaurate e ricomposte, e permettono di capire quello che era la disposizione dei manufatti all’interno di un altare a portelle appositamente realizzato verso la fine del ‘400 per l’altar maggiore della chiesa conventuale di San Marco a Trento. Le opere vennero realizzate dall’artista brissinese Hans Klocker, un artista attivo tra il 1478 e il 1500. I soggetti raffigurati dedicati alla vita della Vergine sono ispirati a incisioni presumibilmente eseguite in area tedesca dal cosiddetto maestro E.S. Sappiamo che l’altare di Hans Klocker venne smontato all’inizio dell’Ottocento nel momento in cui il convento di San Marco venne soppresso. I quattro pannelli con le storie della Vergine arrivarono al municipio di Trento perché la loro appartenenza alle collezioni comunali è documentata dal 1843. Il gruppo dell’Incoronazione, dopo varie peregrinazioni, arriva invece alla chiesa di Gardolo da cui è stato prelevato alcuni anni fa per essere restaurato e conseguentemente esposto al Castello del Buonconsiglio. La composizione allestitiva attuale, con i quattro rilievi che presentano quattro episodi della vita della Vergine e il gruppo dell’Incoronazione al centro, allude alla disposizione originaria, così come si trovava nella chiesa di San Marco a Trento”.

Altare a portelle di provenienza ignota con, al centro dello scrigno, la Vergine su una falce di luna, conservato al Castello del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)

L’altare a portelle o flügel altar era una struttura molto complessa. “Era costituito da una cassa o scrigno, che conteneva sculture”, ricorda Strocchi, “aveva due sportelli mobili, ed era appoggiata a un basamento o predella all’interno del quale vi erano ancora sculture. In questo caso vediamo nello scrigno la Madonna con Bambino affiancata da due santi mentre nella predella vediamo il Cristo con i dodici apostoli. Ma c’è un altro esempio di scrigno d’altare con sculture lignee. Si tratta di un manufatto la cui provenienza è ignota, che risulta appartenere alle collezioni del castello sin dal 1934. In particolare poniamo l’attenzione alla figura centrale della Madonna con Bambino, una figura femminile eretta sulla falce di luna che dal punto di vista tipologico si ricollega alla Bella Madonna che abbiamo visto in precedenza, una tipologia di origine nordica tedesca”.

Trento. Al Castello del Buonconsiglio la mostra di Natale “Gli apostoli ritrovati. Capolavori dall’antica residenza dei Principi vescovi”: in attesa della riapertura del museo, la mostra si visita virtualmente con la rassegna “a tu per tu” in 12 brevi video: ecco il primo sul “dietro le quinte”

La locandina della mostra “Gli apostoli ritrovati. Capolavori dall’antica residenza dei principi vescovi” al Castello del Buonconsiglio dal 22 dicembre 2020 al 5 aprile 2021

Doveva essere la mostra di Natale del Castello del Buonconsiglio per raccontare il ritrovamento di due magnifiche sculture seicentesche appartenute al principe vescovo, disperse sul mercato antiquario agli inizi del Novecento, e ora ritornate nelle collezioni museali del Castello del Buonconsiglio. Ma la mostra di Natale “Gli apostoli ritrovati. Capolavori dall’antica residenza dei Principi vescovi”, curata da Giuseppe Sava, inaugurata il 22 dicembre 2020 (ma purtroppo a museo chiuso per emergenza sanitaria), programmata fino al 5 aprile 2021 nella sala del Torrion da Basso al Castello del Buonconsiglio a Trento, non rimarrà chiusa a chiave: in attesa di riaprire quanto prima, la mostra sarà virtualmente visibile grazie alla rassegna “a tu per tu” con 12 brevi appuntamenti video sotto la regia di Alessandro Ferrini dove i curatori del museo parlano della rassegna, delle opere, degli artisti coinvolti, di collezionismo, iconografia, tecniche artistiche e fotografie storiche. La mostra, organizzata dal museo con l’aiuto della soprintendenza per i Beni culturali, racconta infatti l’affascinante storia di un fortunato ritrovamento di due magnifiche sculture seicentesche in bronzo dorato molto probabilmente commissionate dal principe vescovo e fino al 1803 conservate nella dimora del principe vescovo al Castello del Buonconsiglio. 

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Uno degli “apostoli ritrovati” (foto Buonconsiglio)

Nel 1875, in occasione di un’importante mostra tenutasi a Trento, “Catalogo degli oggetti presentati all’Esposizione regionale d’Agricoltura e delle Industrie”, furono esposte otto statuette in bronzo dorato provenienti dalla collezione di Villa Consolati, una delle più significative raccolte d’arte della provincia dove erano confluiti, dopo le spoliazioni ottocentesche, alcuni dei pezzi più importanti della storia dell’arte in Trentino un tempo custoditi nella residenza del principe vescovo. Grazie alla disponibilità della famiglia, il soprintendente Giuseppe Gerola nei primi anni del Novecento riuscì a recuperarne una buona parte e permetterne la ricollocazione presso il Castello del Buonconsiglio. Tra le opere recuperate figura un notevolissimo stipo in commesso di pietre dure immortalato in un dipinto degli inizi del Novecento da Annunziata Consolati dove figurano alcune statuette in bronzo dorato. Una coeva testimonianza fotografica proprietà dell’Archivio fotografico del museo mostra le stesse statuette poste su basi a rocchetto presumibilmente in legno ebanizzato. Dopo questo periodo di esse si perse però ogni loro traccia.

Gli apostoli Paolo e Filippo: ritrovati e protagonisti della mostra al Castello del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)

Recentemente sul mercato antiquario milanese sono apparse due di queste statuette, riconosciute in occasione di un fortunato sopralluogo da Giuseppe Sava, affermato storico dell’arte trentino. L’identificazione è incontrovertibile – si tratta degli apostoli Paolo e Filippo riconoscibili alle due estremità da una foto storica che si trova nell’archivio fotografico del museo – e ci permette quindi di recuperare due elementi di una prestigiosa serie sino ad oggi data per dispersa. Il catalogo della fortunata serie “Cammei” vedrà tra gli altri anche l’intervento di carattere prettamente storico artistico di Giuseppe Sava volto a individuare e confermare nel nome di Nicolò Roccatagliata il valente artista autore dei bronzi, che operò per il principe vescovo Madruzzo nei primi anni del Seicento. Il confronto in mostra con alcune opere dell’artista, a partire da una bella croce processionale pressoché inedita conservata in Trentino e commissionata all’artista dalla comunità di Nago, valorizzerà nel modo migliore l’acquisizione dei bronzetti al patrimonio museale.

Nel primo video Alessandro Casagrande racconta il “dietro le quinte” della mostra “Gli Apostoli ritrovati. Capolavori dall’antica residenza dei Principi vescovi”. “Il lavoro del curatore museale, dello storico dell’arte a volte può davvero offrire grandi soddisfazioni, emozioni che possono ripagare anni di ricerche e di studi”, spiega Casagrande. “Per esempio, quando viene ritrovato in archivio un documento che attesta il pagamento di un’opera di un artista, e quindi ne verifica la paternità. Oppure quando vengono ritrovate opere d’arte che si ritenevano ormai perdute. È questo il caso che vi vegliamo raccontare in questi nuovi brevi video. Vi racconteremo la storia di due bronzetti seicenteschi dorati che nel Seicento vennero realizzati per il principato vescovile di Trento e che qui al castello del Buonconsiglio rimasero fino al 1803, anno in cui il conte Simone Consolati li acquisì e li portò nella sua villa a Fontana Santa. Nel Novecento poi furono venduti sul mercato antiquario, e solo oggi finalmente li abbiamo ritrovati. E vi racconteremo questa straordinaria riscoperta”.

#buonconsiglioadomicilio. Claudio Strocchi, curatore del museo, svela la storia della Bella Greca, “femme fatale”, ritratta dal trentino Giovan Battista Lampi

Il ritratto di Sophia de Witt, la Bella Greca, dipinto da Giovan Battista Lampi tra il 1789 e il 1791, e conservato al Castello del Buonconsiglio di Trento (foto Buonconsiglio)

Nuovo appuntamento con i video #buonconsiglioadomicilio per la regia di Alessandro Ferrini: Claudio Strocchi, curatore del museo settore storico-artistico, ci svela attraverso un magnifico ritratto realizzato dal pittore trentino Giovan Battista Lampi, la storia di una bellissima cortigiana, una “femme fatale” che visse a cavallo tra Settecento e Ottocento facendo innamorare i nobiluomini di molte corti europee: l’affascinante contessa Sophia de Witt, conosciuta come la Bella Greca, può tranquillamente essere considerata la Marilyn Monroe del suo tempo.

“Rientro al museo” è stata l’iniziativa culturale che il Castello del Buonconsiglio ha promosso nel mese di giugno 2020. L’immagine più accattivante proposta per l’iniziativa era il ritratto di una donna con la mascherina di colore azzurro. Ma chi è questa donna misteriosa? Ce la fa scoprire Claudio Strocchi. “È Sophia de Witt, una donna di origine turca che all’età di 12 anni era stata venduta a Costantinopoli come schiava. Il suo compratore era un nobile polacco. Sophia venne accompagnata alla corte del re di Polonia. I contemporanei la descrivevano “bellissima come un sogno, una bambina dei Paesi del Sud”. Tutti quelli che l’hanno vista ammirano la sua bellezza accendendo un fuoco nel cuore degli uomini e l’invidia negli occhi delle donne. A quell’epoca, alla corte del re di Polonia Stanislao Poniatowski, viveva un pittore di origine trentina Giovan Battista Lampi che conobbe la giovane fanciulla e la ritrasse nel dipinto ora esposto al Castello del Buonconsiglio. Venne iniziato nel 1789 in Polonia ma venne terminato nel 1791 quando il pittore si era già trasferito in Austria. Infatti nel dipinto si legge la firma Lampi e la data 1791. Sophia è rappresentata come una giovane donna con un abbigliamento alla moda, uno splendido vestito di seta bianca, la chioma corvina, e un’alta fascia con perle e rubini. Mostra una coppa per omaggiare la dea Vesta. Alle spalle, entro la nicchia, si intravede infatti la scultura della divinità greca a cui Sophia rende omaggio. Il pittore Giovan Battista Lampi sceglie una posa decisamente teatrale che esalta il fascino di questa donna che all’epoca era nota come la Bella Greca. Nel 1798, dopo essere stata per diverso tempo una delle damigelle della zarina di Russia Caterina II, Sophia diventa la moglie di un altro nobile polacco, il conte di origine polacca Stanislao Potocki. Per le sue caratteristiche stilistiche è uno dei capolavori della produzione pittorica di Giovan Battista Lampi. Per lungo tempo è appartenuto agli eredi della famiglia Potocki, e alla fine dell’Ottocento era custodito nella galleria di famiglia a Parigi. È stato acquistato per il Castello del Buonconsiglio nel 1998 e da allora è esposto nella sezione dedicata al pittore trentino Giovan Battista Lampi”.

#buonconsiglioadomicilio. Alessandro Casagrande ci porta a scoprire le tabacchiere, dono imperiale nel secolo dei lumi, realizzate in materiali preziosi o in porcellana

Per il nuovo appuntamento con i video #buonconsiglioadomicilio per la regia di Alessandro Ferrini, il responsabile Ufficio promozione e comunicazione del museo del Buonconsiglio Alessandro Casagrande ci fa conoscere alcuni esemplari di tabacchiere, dono imperiale nel secolo dei lumi, parte delle collezioni del Castello del Buonconsiglio, conservate nella sala degli Specchi, che rispecchia il gusto del Settecento quando viene rifatta secondo in stile barocco rococò. “Le tabacchiere”, spiega Casagrande, “ebbero grandissima fortuna nel Settecento tanto da essere anche definito il secolo delle tabacchiere. Questo perché sovrani imperatori e nobili erano soliti regalare a personaggi importanti queste tabacchiere realizzate da grandi artisti in materiali molto preziosi, come oro e argento, e decorate con pietre preziose, diamanti, zaffiri o smeraldi. Se scorriamo la Gazzetta Universale di quegli anni, del Settecento, sono molti i resoconti che ci raccontano appunto di questi regali fatti dai imperatori e regine, da Caterina II di Russia a Maria Teresa d’Austria, da Giuseppe II al pasha di Costantinopoli, soliti omaggiare vari artisti e musicisti di corte o letterati con questi oggetti preziosissimi, spesso accompagnati da sostanziose monete all’interno. La moda del tabacco conquistò tutta la popolazione, non solo i ricchi. Molte tabacchiere vengono realizzate in porcellana, un materiale meno nobile ma che permetteva a tutti di poter coltivare questo vizio. Per questo nacquero le tabacchiere realizzate dalle manifatture di Meissen, Sevres, Capodimonte, e molte furono anche le manifatture inglesi che si dedicarono a questi oggetti”.

Una tipica tabacchiera in porcellana del Settecento conservata nel museo del Castello del Buonconsiglio a Trento (foto Buonconsiglio)

Alcune di queste tabacchiere sono conservate nelle collezioni del museo del Buonconsiglio. “La maggior parte viene dalla manifattura inglese di Burslem. Tra le tabacchiere conservate in museo ce ne sono di particolari. Come la tabacchiera a forma di testa di carlino della manifattura inglese di Burslem realizzata tra il 1760 e il 1770. Il manufatto riprende appunto la fisionomia della testa del carlino, una razza canina che tra Sei e Settecento divenne assai ricercata dalla nobiltà europea tanto che fu spesso immortalata in diversi dipinti del grande pittore inglese William Hogarth. Un’altra tabacchiera decorata con fili d’erba è sagomata a forma di carlino mentre sulla base è raffigurato un cane in una piazza delimitata da un’architettura neoclassica. Anche questa tipologia si deve alla manifattura di Burslem un noto centro di produzione della ceramica nella regione del South Staffordshire. Una pregevole raffinata tabacchiera di gusto neoclassico è l’esemplare a forma circolare che ci fa capire come nascessero questi capolavori di galanteria grazie a un lavoro d’equipe di artigiani e artisti: per questo oggetto devono essere intervenuti abili decoratori per i ricercati motivi d’ornato, orafi per il fondo d’argento dorato, gli intarsi in stagno dorato, i dischetti in ferro applicati sui bordi della tabacchiera, mentre una stupenda miniatura con la figura di Vesta realizzata in cera bianca su ardesia ne fa davvero un capolavoro. C’è poi una tabacchiera settecentesca a forma ovale modanata a Scozia che ha la particolarità di avere un doppio scomparto, per consentire l’utilizzo di due tipi diversi di tabacco. Le composizioni dipinte sui coperchi e sulla base della tabacchiera riprendono il gusto tipico delle scene galanti del pittore francese Antoine Watteau. Strettamente collegate all’uso del tabacco vi erano anche le raspe chiamate grattugie che nel corso del Settecento diventarono un corredo essenziale e di gran moda negli ambienti aristocratici. Una raspa del castello del Buonconsiglio che proviene dalla collezione del maggiore Taddeo Tonelli presenta alcune eleganti figure femminili con scene di pellegrini. È completamente realizzata in avorio”.

#buonconsiglioadomicilio. Francesca Jurman ci porta a scoprire “le stanze private”: gli appartamenti del principe vescovo in Castelvecchio, chiusi al pubblico per motivi di sicurezza

Per il nuovo appuntamento con i video #buonconsiglioadomicilio, Francesca Jurman, responsabile dei Servizi educativi del museo del Buonconsiglio, ci conduce negli appartamenti privati del principe vescovo Johannes Hinderbach: ambienti intimi e riservati realizzati nella seconda metà del Quattrocento e decorati successivamente da Marcello Fogolino intorno al 1530. Gli appartamenti sono chiusi al pubblico per motivi di sicurezza. Gli appartamenti privati del principe vescovo Johannes Hinderbach si trovano all’ultimo piano di Castelvecchio. Realizzati nella seconda metà del Quattrocento, sono collegati direttamente con degli ambienti del piano sottostante, la cosiddetta Stua vecchia e la Stua del reverendissimo, ambienti quindi intimi e riservati dedicati esclusivamente al principe. “L’ambiente centrale, dei tre che costituiscono l’appartamento”, spiega Jurman, “conserva ancora oggi tracce della decorazione originale voluto proprio dal principe Johannes Hinderbach. Sono ornati che si ispirano agli sviluppi architettonici e scultorei di quello stile che ormai trova piena maturazione in epoca tardo-gotica. Gli intrecci sono molto raffinati: archetti trilobati e pinnacoli si rincorrono e definiscono il contorno di elementi che oggi non vediamo più. Questi ambienti infatti sono stati utilizzati anche da altri principi vescovi che si sono succeduti dopo Johannes Hinderbach e tra questi Bernardo Cles che prima che venisse realizzato il sontuoso Magno Palazzo, la sua residenza personale tra la fine degli anni Venti e gli inizi degli anni Trenta del Cinquecento utilizzava proprio queste stanze come suoi appartamenti privati”.

Particolare del fregio dipinto da Marcello Fogolino nelle stanze private del principe vescovo a Castelvecchio (foto Buonconsiglio)

La stanza viene fatta ornare da Bernardo Cles con un bel camino con una cornice in pietra scolpita nella quale sono incastonati dei motivi decorativi in pietra di paragone. “Al centro la sua impresa, l’impresa dell’unità, il fascio di verde trattenuto da un nastro su cui è iscritto il motto unitas, unità religiosa e politica, e collegato all’altra impresa, sempre utilizzato da Bernardo Cles, la palma e l’alloro, simbolo invece di pace e di gloria. Attraverso queste insegne – continua Jurman – il Cles vuole in qualche modo illustrare quello che è il suo programma politico, il suo impegno. La decorazione dell’ambiente viene completata da un fregio pittorico probabilmente realizzato da Marcello Fogolino quello che diverrà poi il pittore di corte del Cles. Il Fogolino riprende qui un repertorio decorativo di cui lui diviene forse il massimo interprete e diffusore in tutta l’area trentina. Un fregio a grottesca cosiddetto a racemo abitato. In effetti si tratta di un motivo decorativo che consente al pittore di creare immagini particolarmente fantasiose, bizzarre, stravaganti, sempre inedite originali, andando a recuperare un repertorio che è antico, perché si trovava già nella Domus Aurea di Nerone, ma che viene proprio diffuso da Raffaello e dai suoi seguaci verso la fine del Quattrocento. Ecco quindi che nel fregio un tralcio fiorito e concluso con volute di foglie d’acanto viene abitato da tutta una serie di figure estremamente bizzarre, un tripudio di putti che giocano con degli esseri fantastici: ci sono dei cavalli marini, ci sono dei satiri o delle donne alate che concludono il loro corpo in una sorta di coda che ricorda quella delle sirene”. Ci sono anche dettagli particolarmente curiosi, divertenti, come può essere il volatile che becca il sedere del putto in un clima moto festoso e divertito. Al di sotto di questo fregio, così gioioso e fresco, viene realizzata una finta copertura di lastre in marmo sulle quali campeggia il trigramma di San Bernardini da Siena con lettere IHS inserite in un sole raggiato e all’interno di due fronde di palma e alloro che richiamano appunto l’impresa d Bernardo Cles. “Analoga decorazione riservata anche al primo degli ambienti di questo appartamento: anche qui finte lastre di marmo accolgono il trigramma di San Bernardino che viene alternato all’impresa dell’unitas clesiana. Al di sopra un fregio pittorico sempre a grottesca probabilmente opera di Fogolino o di qualche suo aiutante. Questo perché qui il fregio rivela invece una maggior rigidità nelle figure, ma lo spirito è identico. Motivi che riecheggiano le forme le soluzioni ideate da Raffaello, da Perin del Vaga, dai loro seguaci e che qui vengono ovviamente riviste in una chiave assolutamente originale, dando veramente libero sfogo a Fogolino e ai suoi seguaci che troveranno piena espressione nei fregi pittorici che andranno a realizzare negli anni successivi all’interno del Magno Palazzo”.

#buonconsiglioadomicilio. Francesca Jurman svela la storia e i segreti dello specchio quattrocentesco nella Loggia Veneziana

Nuovo appuntamento con i video #buonconsiglioadomicilio, Francesca Jurman, responsabile Servizi educativi, ci svela la storia e i segreti dello specchio quattrocentesco che si trova in Loggia Veneziana e che riporta inciso in lingua latina e greca il motto “conosci te stesso”. “Attorno al 1475”, racconta Jurman, “il principe vescovo Giovanni Hinderbach inizia un importante cantiere e lo sviluppo di Castelvecchio. Da fortezza medievale il castello viene trasformato in una prestigiosa e raffinata residenza ormai aperta anche proprio sul clima umanistico rinascimentale che in quegli anni si sta sviluppando in tutta l’area italiana. Il principe vescovo è originario della Stiria ma ha compiuto i suoi studi universitari a Padova. È un colto umanista, un intellettuale aperto a queste nuove atmosfere, ai nuovi modelli che la cultura italiana sta ormai imponendo”.

Lo specchio lapideo quattrocentesco nella Loggia Veneziana del Castello del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)

L’elegante Loggia Veneziana al Castello del Buonconsiglio (foto-Carlo-Baroni / fototeca Trentino Sviluppo)

“All’ultimo piano di Castelvecchio nello sviluppo dell’architettura il principe vescovo fa realizzare un’ariosa ed elegante loggia che riprende lo stile tardogotico imperante a Venezia. Archetti trilobati si inseguono tra capitelli che sono delle vere e proprie esplosioni vegetali e floreali. E, accanto la loggia da cui si può dominare la realtà circostante, sulla parete è incastonato uno specchio, uno specchio in pietra nigra, in pietra preziosa di paragone, convesso, nero, perfettamente lucidato, inserito all’interno di anelli concentrici realizzati invece in pietra di Trento. L’anello in pietra bianca propone un’iscrizione sia nella versione latina che greca: conosci te stesso. È un invito a scrutarsi in profondità, a guardarsi dentro, a ricercare la propria interiorità. Secondo la tradizione questa scritta appariva sul frontone del tempio di Apollo a Delfi ed era un invito appunto a guardarsi dentro, ad accogliere la propria essenza ma soprattutto la propria limitatezza umana nei confronti della divinità, è un’esortazione che segna nel tempo il pensiero dell’Occidente, ma diventando un invito a scrutarsi in profondità, a coltivare una ricerca esistenziale, a indagare stati d’animo ed emozioni, idee e pensieri, ma anche inclinazioni e desideri per raggiungere una piena consapevolezza e realizzazione di sé”.

Il nuovo logo del museo del Buonconsiglio elaborato sullo specchio lapideo nella Loggia Veneziana (foto Buonconsiglio)

“E proprio per questo motivo oggi questo elemento con questo invito ha ispirato il nuovo logo del museo, perché il museo attraverso il contatto diretto con il patrimonio culturale con l’arte e la storia può diventare un’occasione e un’opportunità per conoscere se stessi, per emozionarsi, per stupirsi, ma anche per riflettere sul passato e sull’oggi, sulla propria contemporaneità per costruire identità individuali e collettive, in una sola parola: per crescere”.