Il Parco archeologico dei Campi Flegrei ha aperto al pubblico (dopo oltre un decennio) un nuovo percorso di visita al Parco Sommerso di Baia: possibilità di vedere le nuove scoperte
Dopo innumerevoli scoperte, ultima quella dei due trapezofori in marmo, dal 10 luglio 2020 è aperta al pubblico una nuova area tutta da scoprire. Dopo quasi vent’anni dall’istituzione del Parco Sommerso, avvenuta nel 2002, il Parco archeologico dei Campi Flegrei ha infatti aperto al pubblico il nuovo percorso di visita al Parco Sommerso di Baia. Al centro tra il noto Ninfeo di Claudio e la Villa dei Pisoni, un intero nuovo isolato è stato indagato in questi ultimi mesi: ci troviamo di fronte a un complesso di oltre 2500 mq, affacciato sul Lacus Baianus, il bacino su cui in età romana si distendeva l’intero centro di Baia. Le indagini, tuttora in corso, hanno individuato un complesso termale, inserito probabilmente in una residenza privata, ancora in gran parte da indagare. “È un momento davvero importante per il Parco Sommerso di Baia”, ha dichiarato il direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei, Fabio Pagano. “Dopo oltre un decennio, apriamo un nuovo settore di visita. L’obiettivo è quello di rendere fruibile questa sito, unico nel suo genere, in tutta la sua estensione e soprattutto al più ampio numero di persone. È per questo che il nuovo percorso sarà visitabile anche tramite canoe e snorkeling. Il lavoro di ricerca che abbiamo avviato naturalmente non si esaurisce qui. Contiamo di aprire nuovi settori nei prossimi anni per sfruttare a pieno le potenzialità del Parco Sommerso che sono davvero straordinarie”.
L’avvio della ricerca avviene nel 2018 con l’apertura delle indagini sul primo mosaico a tessere policrome individuato a Baia sommersa. Si tratta di un pavimento a disegno geometrico composto da ottagoni accostati, decorati al centro da fiori stilizzati, tutti diversi fra loro. Furono da subito avviate, insieme all’Istituto Centrale del Restauro di Roma, le prime attività di restauro per proteggere i resti in parte compromessi negli anni dalle correnti marine. L’equipe di restauratori dell’Istituto del MIBACT, guidata da Barbara Davidde, ha monitorato poi i resti e ha avviato, a partire dal 6 luglio 2020, il cantiere di restauro per la messa in sicurezza definitiva del pavimento. Per i visitatori si tratterà di una occasione unica: la visita al nuovo complesso e, contemporaneamente, la visione del cantiere attivo sui resti per tutto il mese di luglio. Tre finestre giornaliere durante la settimana permetteranno un incontro ravvicinato sia con il nuovo quartiere sommerso sia con gli operatori intenti a salvare il pavimento, datato al III sec. d.C. Durante il week end, e poi nei mesi successivi, il percorso rimarrà aperto con gli orari consueti del Parco Sommerso, e quindi con possibilità di visita, accompagnati dai diving autorizzati, durante tutta la giornata.
Sarà così possibile osservare i tre ambienti absidati che, con ampie finestre, offrivano un panorama sul Lacus Baianus ai frequentatori degli spazi termali: qui rimangono i resti dei pavimenti in lastre di marmo, ma anche basi e colonne, nello stesso prezioso materiale, nonché i gradini che permettevano la discesa a una delle vasche termali. Un’ampia banchina proteggeva le murature dal moto ondoso interno alla baia: possiamo leggere nei suoi resti, ben conservati, il rinforzo che questa struttura subì per limitare i primi effetti del bradisismo, che già alla fine dell’impero romano creava le prime evidenti problematiche. Sia il molo che i pavimenti furono infatti rialzati rispetto alle prime fasi di costruzioni dell’edificio, per evitare l’allagamento degli ambienti.
L’abbandono che nei secoli successivi subì tutta l’area per il continuo abbassamento del terreno ha fatto sì che alcuni degli elementi decorativi rimanessero qui abbandonati e sepolti dalla sabbia: tra questi i due trapezofori in marmo, ossia sostegni per un tavolo, recentissimamente rinvenuti in una delle stanze del complesso, decorati con eleganti protomi animali, probabilmente di pantera. Trasportati nei laboratori del museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia, questi reperti saranno presto esposti alla visita, ma il progetto complessivo prevede l’esecuzione di calchi, come per le statue del ninfeo di Punta Epitaffio, da riposizionare nello stesso punto del rinvenimento e dunque fruibili durante la visita subacquea.
Il percorso si completa con la visione degli ambienti dello spazio residenziale, con un grande peristilio, di cui si riconosce il lungo ambulacro coperto e le colonne che lo sorreggevano, e i grandi vani, anch’essi decorati a mosaico che su di esso si aprivano. All’esterno di questi, sul lato affacciato verso il Lacus, possiamo ancora scorgere le bitte, forse dei proprietari del complesso, a cui potevano ormeggiare le imbarcazioni: un’ulteriore traccia del fervente mondo attivo a Baia tra il II sec. a.C. e il IV sec. d.C. che il mare ci ha conservato fino ai nostri giorni.
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Tag:Barbara Davidde, Fabio Pagano, Istituto Centrale per il Restauro, Lacus Baianus, museo Archeologico dei Campi Flegrei, parco archeologico dei Campi Flegrei, Parco sommerso di Baia
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Graziano Tavan, giornalista professionista, per quasi trent’anni caposervizio de Il Gazzettino di Venezia, per il quale ho curato centinaia di reportage, servizi e approfondimenti per le Pagine della Cultura su archeologia, storia e arte antica, ricerche di università e soprintendenze, mostre. Ho collaborato e/o collaboro con riviste specializzate come Archeologia Viva, Archeo, Pharaos, Veneto Archeologico. Curo l’archeoblog “archeologiavocidalpassato. News, curiosità, ricerche, luoghi, persone e personaggi” (con testi in italiano)



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