Archivio tag | Barbara Davidde

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTa” al museo Archeologico nazionale si inaugura il Festival di Storia tarantina. Primo appuntamento: giornata di studio “Dalla ricerca storica all’History Telling”

Ritaglio di giornale con la notizia di “Importanti scoperte presso l’Arsenale” di Taranto antica (foto MArTa)

taranto_festival-storia-tarantina_logo“Mercoledì” speciale quello del 29 settembre 2021 al museo Archeologico nazionale di Taranto. Alle 9 si inaugura il primo Festival di Storia tarantina. Ingresso gratuito e fino ad esaurimento posti (come da normativa anti-Covid) con prenotazione obbligatoria su https://museotaranto.beniculturali.it/…/festival-di…/. Dopo i saluti istituzionali  si entrerà nel vivo, alle 9.30, con la giornata di studio dal titolo “Dalla ricerca storica all’History Telling”. “Si tratta di una idea interessante sviluppata da Mina Chirico, presidente dell’associazione Orizzonte Cultura 2.0”, spiega la direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti, “che ci consente di riannodare la trama di racconti che sono la base culturale, ma anche socio-politica ed economica, di una città da sempre attraversata da grandi e importanti cambiamenti. Anche il MArTA partecipa a questo progetto sulla public history, insieme ad altre importanti istituzioni culturali del territorio”.

Locandina della giornata di studio “Dalla ricerca storica all’History Telling” al museo Archeologico nazionale di Taranto

Ecco il programma degli eventi ospitati e promossi all’interno del museo Archeologico nazionale di Taranto. Alle 9, nella sala incontri del MArTa, inaugurazione del Festival di Storia tarantina. Saluti istituzionali: Fabiano Marti, assessore alla Cultura Comune di Taranto; Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto; Barbara Davidde, soprintendente della soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo; Mina Chirico, presidente dell’associazione Orizzonte Cultura 2.0. Alle 9.30, giornata di studio “Dalla ricerca storica all’History Telling” a cura di Orizzonte Cultura 2.0: raccontare la Storia oggi, riflettendo sul suo insegnamento e sulla conservazione nella memoria collettiva di un tempo, come il nostro, in cui tutto sta cambiando troppo velocemente. Buone pratiche, nuove visioni e prospettive future. Intervengono: Simonetta Buttò, direttrice dell’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche del ministero della Cultura, su “Mostre virtuali: uno strumento per raccontare la storia”; Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, su “Il museo: memoria, identità e innovazione”; Valentina Esposto, direttrice dell’Archivio di Stato di Taranto , su “Gli Archivi (si) raccontano in tempo di pandemia”; Annalisa Rossi, soprintendente della soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Puglia, su “La trama d’archivio e la sua comunicazione : la tutela come dispositivo di valorizzazione”; Claudia Villani, università di Bari, su “Ricerca storica e pratiche della memoria nella nuova global public sphere. Problemi e prospettive”. Alle 13, nel chiostro del museo Archeologico nazionale di Taranto: degustazione di antiche ricette a cura dell’Istituto Alberghiero “Mediterraneo”. Percorso di approfondimento assaporando sapori antichi legati alla tradizione gastronomica marinara, attraverso lo studio e la riproposizione di antiche ricette locali.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con Katia Mannino e Maria Margherita (università del Salento) su “Il Teatro Romano di Lecce tra vecchi scavi e nuove ricerche” introdotto da Eva Degl’Innocenti direttrice del museo Archeologico nazionale con l’intervento della soprintendente Barbara Davidde Petriaggi

Locandina dell’incontro dei “Mercoledì del MArTA” con Katia Mannino e Maria Margherita (università del Salento) su “Il Teatro Romano di Lecce tra vecchi scavi e nuove ricerche”

Incastonato nel cuore del centro storico di Lecce, il teatro romano costituisce – insieme con l’anfiteatro – la testimonianza più rappresentativa dell’antica Lupiae. Dell’edificio, messo in luce tra la fine degli anni Venti e il 1940, si conservano le parti ricavate nel banco roccioso (settore inferiore della cavea, orchestra, aditus orientale, palcoscenico) e il ricchissimo complesso di statue e rilievi di marmo che decoravano l’edificio scenico. Sarà “Il Teatro Romano di Lecce tra vecchi scavi e nuove ricerche” il primo appuntamento di maggio con i “Mercoledì del MArTA”. La conferenza con la prof.ssa Katia Mannino (università del Salento) e la dott.ssa Maria Margherita Manco (università del Salento), introdotte dalla direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva degl’Innocenti, e con l’ intervento di Barbara Davidde Petriaggi, soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, si svolgerà il 5 maggio 2021, alle 18, in diretta live sui canali Facebook e YouTube del MArTA.

Il teatro romano di Lecce (foto MArTa)
katia-mannino_unisalento

L’archeologa Katia Mannino (università del Salento)

A Katia Mannino e Maria Margherita dell’università del Salento saranno affidati i resoconti dei recenti studi condotti proprio dall’università salentina che a partire dagli anni Novanta hanno chiarito quale fosse l’immagine dell’edificio in età imperiale quando gli spettatori, affollando le gradinate per assistere agli spettacoli, ammiravano i capolavori della scultura antica che trasformavano la fronte scena in uno straordinario museo all’aperto. I risultati prodotti dall’analisi sia dei vecchi scavi e dei dati d’archivio sia delle indagini archeologiche sviluppate dalla soprintendenza nel periodo 1998-2002 consentono oggi di cogliere appieno il significato e l’importanza che il teatro di Lupiae rivestiva nella città romana come luogo, per eccellenza, del consenso imperiale.

“Baia – I restauri del Parco Archeologico Sommerso”: stasera su Rai 5 il film documentario di Marcello Adamo, uno straordinario viaggio alla scoperta di Baia, centro della “dolce vita” del mondo antico – oggi sommerso nel golfo di Pozzuoli – attraverso un esclusivo accesso alla campagna di restauri subacquei

Baia_resti-sommersi_vista-aerea_foto-Marcello-Adamo

Gli straordinari resti dei palazzi romani nel parco archeologico sommerso di Baia, come appaiono da una visione aerea (foto Marcello Adamo)

A tu per tu con i tesori del parco archeologico sommerso di Baia. Appuntamento venerdì 23 aprile 2021, alle 21.15, su Rai 5 (canale 23 DDT), con “Baia – I restauri del Parco Archeologico Sommerso”. Uno straordinario viaggio alla scoperta di Baia, centro della “dolce vita” del mondo antico – oggi sommerso nel golfo di Pozzuoli – attraverso un esclusivo accesso alla campagna di restauri subacquei. Il film documentario “Baia – I restauri del Parco Archeologico sommerso”, scritto e diretto da Marcello Adamo con la collaborazione ai testi di Andrea Branchi, della durata di 52 minuti, prodotto da GA&A Productions e Filmare Entertainment in collaborazione con RAI CULTURA, è realizzato grazie alla sinergia con l’Istituto Centrale per il Restauro, il Parco archeologico dei Campi Flegrei e il CNR. Dalla cooperazione tra enti e istituti nasce l’ambizioso progetto della campagna di restauro permanente, della quale il documentario racconta alcune fasi. Le straordinarie ed emozionanti riprese subacquee documentano l’intervento del team multidisciplinare di tecnici, scienziati e ricercatori ai quali è affidato l’arduo compito di preservare attraverso tecniche pionieristiche i reperti custoditi in fondo al mare. Si tratta di un lavoro unico al mondo, al quale sono rivolte le attenzioni della comunità scientifica internazionale oltre a quelle di milioni di appassionati.

Un momento del restauro subacqueo di un mosaico nel parco archeologico sommerso di Baia (foto Marcello Adamo)

La delicatissima campagna di restauro a Baia rappresenta il cuore del film, che mira a mostrare la complessità di un intervento di risanamento di un’area archeologica sommersa ma anche a ipotizzare, partendo da alcuni rilievi topografici subacquei, come doveva presentarsi Baia nel momento del suo massimo splendore. Attraverso l’uso della computer grafica, dopo un lungo lavoro di ricostruzione che si è avvalso della consulenza di Gennaro di Fraia, il documentario offre un’immagine viva e vitale di Baia, della quale scopriamo le ville e l’affaccio sul mare che ne facevano un rifugio dall’austera e frenetica vita della capitale per gli imperatori e i romani facoltosi.

Sulla realizzazione del progetto “Baia – I restauri del Parco Archeologico Sommerso”, intervengono i produttori del documentario Gioia Avvantaggiato e Marcello Adamo. “Questo lavoro – sottolinea Avvantaggiato – si inserisce perfettamente nel percorso della GA&A Productions, che da 30 anni è impegnata nel raccontare con orgoglio e rigore in Italia e all’estero le eccellenze italiane”. E il regista Marcello Adamo: “Per anni siamo stati spettatori di numerose produzioni estere dedicate all’area di Pompei e dei Campi Flegrei. Riuscire a realizzare un documentario tutto italiano, rigoroso che racconti l’unicità di un territorio a me caro e l’impegno appassionante nella realizzazione dei restauri, rappresenta per me e per la Filmare Entertainment un sogno che si realizza”.

Ipotesi ricostruttiva del Portus Iulius come doveva apparire nel I sec. d.C. (foto Marcello Adamo)
Baia_Petriaggi_e_Davidde_in_barca_foto-Marcello-Adamo

La soprintendente Barbara Davidde con l’archeologo subacqueo Roberto Petriaggi sulla barca appoggio a Baia (foto Marcello Adamo)

“Il documentario restituisce per la prima volta il vero volto di Baia sommersa”, spiega l’archeologo Gennaro Di Fraia. “Le immagini realizzate compongono un superbo affresco di come fosse Baia all’apice del proprio splendore, offrendo un quadro memorabile della città termale prediletta dagli imperatori romani”. E Fabio Pagano, direttore del Parco archeologico dei Campi Fregrei: “Il Parco archeologico dei Campi Flegrei si conferma, in questo documentario, come il Parco della Ricerca, in primis archeologica, ma anche in tecnologie, nel restauro, nella geologia. Il contesto dei Campi Flegrei è certamente un attrattore per studiosi che, relazionandosi fra loro, ci permettono di sviscerare infiniti aspetti del mondo antico, ma anche i riflessi che di esso si riverberano sul paesaggio contemporaneo”. Soddisfatti anche Barbara Davidde, neo soprintendente nazionale del Patrimonio subacqueo, e l’archeologo subacqueo Roberto Petriaggi: “I contenuti scientifici sono resi con un linguaggio accessibile e comprensibile anche ai non addetti ai lavori, pur rimanendo ancorato al necessario rigore tecnico-scientifico”.

Dettaglio di un bellissimo mosaico policromo nel parco archeologico sommerso di Baia (foto Marcello Adamo)

Le continue scoperte effettuate dagli archeologi testimoniano che sono ancora molti i tesori archeologici da trovare e tutelare, anche in considerazione del fatto che solo una piccola parte dell’area archeologica è stata studiata. Si tratta di un passo cruciale per trasferire questo immenso patrimonio alle generazioni future, che saranno presto chiamate a preservare questo straordinario Parco Archeologico. Baia, una delle eccellenze dell’archeologia italiana, si prepara dunque a un nuovo splendore.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con Rita Auriemma (Università del Salento) su “Trasporti pesanti. Le vie liquide del marmo e della pietra” introdotta da Eva Degl’Innocenti e Barbara Davidde. Con Italo Spada (Cetma) presentazione dell’app interattiva “Nave delle colonne di Porto Cesareo: il viaggio incompiuto”

Locandina dell’incontro dei “Mercoledì al MArTa” con Rita Auriemma sulle vie liquide del marmo e della pietra

Numerosi relitti sulle coste pugliesi, calabre e siciliane attestano l’esistenza di una “via del marmo” diretta principalmente a Roma, ma anche l’Adriatico restituisce carichi analoghi, destinati ai programmi monumentali, e non solo, delle città prossime alle sue rive. Il 14 aprile 2021 nell’ambito dei “Mercoledì del MArTA”, incontro on line dal museo Archeologico nazionale di Taranto con la professoressa Rita Auriemma (università del Salento) che darà vita a un racconto avvincente “Trasporti pesanti. Le vie liquide del marmo e della pietra”. Introdurranno i lavori la direttrice del museo di Taranto, Eva Degl’Innocenti, e Barbara Davidde Petriaggi, soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo. Vi sarà anche la presentazione dell’app immersiva e interattiva sulla “Nave delle colonne di Porto Cesareo: il viaggio incompiuto” a cura di Rita Auriemma e Italo Spada. L’appuntamento è mercoledì 14 aprile 2021, alle 18, in diretta sui canali Facebook e YouTube del MArTA.

La Nave delle Colonne di Porto Cesareo (Lecce) (foto MArTa)
auriemma-rita_unisalento

La professoressa Rita Auriemma dell’università del Salento

Il mare di Puglia conserva evidenze archeologiche sia lungo le sue coste, che sott’acqua. Ne sono validi esempi gli antichi luoghi di culto e le ville che sorgono sui litorali, ma anche i reperti che per secoli sono stati accolti dalle acque cristalline dello Ionio. È il segno di quel ponte, istmo tra Oriente e Occidente, che la regione del tacco d’Italia da sempre rappresenta. “Il relitto di Porto Cesareo racconta la storia di un tragico naufragio a largo delle coste del Salento ionico di una nave proveniente dall’Egeo tra il II e III sec. d.C. e quella di un prosperoso e prezioso commercio di marmi”, spiega Rita Auriemma. “Il mare è la via più adatta ai “trasporti pesanti”, come pietre e marmi per l’edilizia, l’arredo, la statuaria, le sepolture. Sebbene fosse praticato anche in età più antica, il commercio dei marmi, sia grezzi (semplici blocchi di cava), sia semilavorati o ultimati (colonne, capitelli, sarcofagi, lastre di rivestimento, statue, vasche, bacini, ecc.), assume in età romana, soprattutto imperiale, dimensioni considerevoli: fin dal I sec. d.C. si riscontra un’organizzazione statale per la raccolta e l’uso del marmo, che faceva capo all’imperatore. Le imbarcazioni impiegate per questi trasporti speciali (naves lapidariae) raggiungevano portate eccezionali; la nave che aveva trasportato dall’Egitto l’obelisco per il circo Vaticano (alto 26 metri, attualmente a piazza S. Pietro) fu affondata e riempita di calcestruzzo per creare le fondazioni del Faro del porto ostiense di Claudio. Da Assuan, sempre in Egitto, l’imperatore dalmata Diocleziano aveva fatto venire le colonne di granito rosso che decoravano il suo palazzo a Spalato, vanto dell’Adriatico”.

italo-spada_cetma

Italo Spada del consorzio Cetma

Nel corso della conferenza di mercoledì 14 aprile 2021, Rita Auriemma con l’ausilio di Italo Spada (Area Manager per il gruppo di ricerca di Produzioni Virtuali e Design della Comunicazione della Divisione di Disegno Industriale del Consorzio CETMA) presenterà anche l’app interattiva, realizzata per raccontare in maniera immersiva e coinvolgente l’ultimo viaggio delle colonne di Porto Cesareo.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con Barbara Davidde, soprintendente nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, su “Archeologia Subacquea e restauri nel Mare di Baia. Il caso del settore della villa con ingresso a protiro”

Locandina dell’incontro dei “Mercoledì al MArTa” con Barbara Davidde sui restauri nel mare di Baia

Il museo Archeologico nazionale di Taranto dedica i primi due appuntamenti di aprile del mercoledì al mare. Taranto da qualche mese è sede della soprintendenza nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, retta dall’archeologa subacquea Barbara Davidde, che – tra le altre cose – nel 2011 avviò l’iter per l’Area Marina Protetta nel Parco Archeologico Sommerso di Baia. Proprio Barbara Davidde, con i suoi studi, è protagonista della conferenza del 7 aprile 2021, nel primo degli appuntamenti di primavera dei “Mercoledì del MArTA”, un interessante approfondimento su “Archeologia Subacquea e restauri nel Mare di Baia. Il caso del settore della villa con ingresso a protiro”. La conferenza sarà introdotta dalla direttrice Eva Degl’Innocenti. Appuntamento sul canale YouTube e Facebook del MArTA alle 18.

L’archeologa Barbara Davidde nelle acque di Baia (foto MArTa)

A partire dal 2003, l’Istituto per la Conservazione e il Restauro, con il Nucleo per gli interventi di archeologia subacquea (Nias) diretto da Roberto Petriaggi e, dal 2011, da Barbara Davidde, ha avviato proprio in quell’area una campagna di restauro sott’acqua. Un lavoro che ha permesso all’archeologia anche l’utilizzo di materiali, strumenti e metodi sperimentali per avviare un’operazione di restauro e conservazione in situ del parco archeologico sommerso. “Nel corso degli anni”, spiega la soprintendente Barbara Davidde, “grazie alle attività svolte nell’ambito dei progetti “i-Mareculture” e “BlueMed”, e “MUSAS –Musei di Archeologia Subacquea” oltre ai temi connessi con la conservazione in situ, la ricerca del Nias a Baia si è rivolta verso la sperimentazione di tecnologie innovative per una migliore documentazione, valorizzazione e fruizione del patrimonio archeologico sommerso”. La conferenza presenta una sintesi dei risultati degli studi e delle ricerche che hanno affiancato gli interventi conservativi e che hanno permesso di ricostruire il paesaggio costiero di Baia in età imperiale. Fra i vari monumenti sommersi di Baia, la relatrice si soffermerà su una delle villae maritimae oggi sommerse a Baia, la “Villa con ingresso a protiro”.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con gli archeologi subacquei Danilo Leone e Maria Turchiano su “Archeologia subacquea in Albania: porti, approdi e rotte commerciali”

La locandina della conferenza di Danilo Leone e Maria Turchiano su “Archeologia subacquea in Albania”

All’archeologia subacquea, uno dei settori di ricerca più importanti per un paese, come l’Italia, circondato dal mare e per l’esame di quelle rotte che videro proprio Taranto e il suo porto tra le mete più interessanti nelle tratte tra Oriente e Occidente, è dedicato il nuovo appuntamento on line dei “Mercoledì del MArTA” promosso dal museo Archeologico Nazionale di Taranto: “Archeologia subacquea in Albania: porti, approdi e rotte commerciali”, focus su un territorio per certi aspetti inesplorato come l’Adriatico della vicina Albania. A parlarne in diretta mercoledì 10 febbraio 2021, alle 18, insieme alla direttrice del museo di Taranto, Eva Degl’Innocenti, saranno i professori dell’università di Foggia Danilo Leone e Maria Turchiano che dal 2007, in qualità di condirettori, seguono il Progetto Internazionale di ricerche archeologiche subacquee Liburna. All’incontro porterà il suo saluto Barbara Davidde, la dirigente di fresca nomina della soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo che ha sede proprio a Taranto. La video conferenza sarà trasmessa in diretta sui canali Facebook e YouTube del MArTA.

Ricerche di archeologia subacquea nell’ambito del Progetto Liburna (foto unifg)

Negli ultimi decenni, si è registrato un rinnovato interesse per lo studio dell’Adriatico, analizzato sempre più come sistema complesso, grazie alla convergenza di una serie di ricerche di carattere storico, archeologico, antropologico, economico e politico. L’oggetto storiografico di alcuni di questi studi è il mare a partire dai suoi paesaggi costieri, dalle sue rotte, dalla circolazione di merci, persone e idee, dalle stratificazioni delle sue civiltà. L’archeologia subacquea ha contribuito a rivelare alcuni aspetti di questo mare stretto e lungo, caratterizzato da sempre da traffici molto intensi e solcato sia da navi di grandi dimensioni, sia da imbarcazioni per il medio e piccolo cabotaggio. Ed è proprio in questo scenario che è maturato il progetto di ricerche Liburna sui paesaggi costieri e subacquei dell’Albania, nato dall’esigenza di indagare contesti di straordinaria importanza quasi del tutto inesplorati, e coordinato dall’università di Foggia, promosso dalla Regione Puglia, dal ministero per gli Affari Esteri, dal ministero della Cultura albanese, dall’Istituto nazionale Archeologico dell’Accademia delle Scienze e dall’università di Tirana, e sostenuto dall’Agenzia per il patrimonio culturale Euromediterraneo, dalla Guardia di Finanza, dalla Marina Militare albanese e da Asso Onlus.

Reperti portati in superficie nelle ricerche di archeologia subacquea del Progetto Liburna (foto unifg)
danilo-leone_unifg

L’archeologo Danilo Leone dell’università di Foggia

Gli studiosi Danilo Leone e Maria Turchiano spiegano che si tratta di un terreno di esplorazione tutto ancora da svelare perché il divieto delle attività subacquee imposto dall’ex regime comunista aveva impedito lo sviluppo di ricerche sistematiche e di strutture logistiche di supporto a queste attività. Al momento dell’avvio delle indagini si avevano limitate indicazioni su relitti antichi e su siti sommersi, ad eccezione di alcune notizie su rinvenimenti isolati, in particolare anfore e ancore, conservati in vari musei albanesi. Il Progetto Liburna si è sviluppato nel corso di quattro campagne di ricognizione con due principali obiettivi: l’elaborazione di una carta archeologica del litorale albanese, con l’indagine di alcuni siti di particolare interesse, e la realizzazione di attività mirate alla formazione professionale e alla tutela e valorizzazione del patrimonio sommerso.

L’archeologia subacquea ha la sua soprintendenza: è nata la soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo con sede a Taranto, e uffici a Venezia e Napoli. La dirige l’archeologa subacquea Barbara Davidde

Istituita la soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo (foto Icr)

L’Italia ha una nuova soprintendenza specifica per il mare: è la soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo. A inizio gennaio 2021, con la nomina di Barbara Davidde a soprintendente da parte del ministro Dario Franceschini, si è chiuso infatti l’iter di istituzione avviato nel dicembre 2019 nell’ambito della cosiddetta “riforma della controriforma” del Mibact, con la quale il titolare del dicastero dei Beni culturali ha rimesso ordine alle decisioni, molto criticate da più parti, da quanto stabilito dall’ex ministro Alberto Bonisoli nell’agosto 2019 in piena crisi di governo. “L’archeologia subacquea”, ha dichiarato il ministro Franceschini, “è uno dei settori di ricerca più importanti del nostro Paese. Siamo un paese circondato dal mare e abbiamo un ricco patrimonio culturale sommerso che va ancora studiato, salvaguardato e valorizzato. Con la nomina della soprintendente Davidde, a cui faccio gli auguri per l’importante compito che è chiamata a svolgere, le operazioni di tutela e le attività di ricerca troveranno nuovo impulso e nuovo slancio”. Nel dicembre 2019 Franceschini, infatti, non solo aveva ripristinato alcune autonomie soppresse di musei e parchi archeologici, ma aveva anche istituito la nuova soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo con sede a Taranto, e centri operativi presso le soprintendenze Archeologia, belle arti e paesaggio con sede a Napoli e Venezia. Obiettivo della soprintendenza del Patrimonio culturale subacqueo, ufficio dotato di autonomia speciale di livello dirigenziale non generale, è lo svolgimento delle attività di tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio culturale subacqueo. Nel territorio della Provincia di Taranto, il soprintendente svolge anche le funzioni spettanti ai soprintendenti Archeologia, belle arti e paesaggio.

L’archeologa subacquea Barbara Davidde

Barbara Davidde, neo soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, è direttrice del nucleo interventi per l’Archeologia subacquea dell’Istituto Centrale per il Restauro, funzionario archeologo presso l’Istituto Centrale per l’Archeologia e membro dal 2019 dello Stab, il comitato tecnico scientifico dell’Unesco per la Convenzione del 2001 sulla Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo, docente di Archeologia subacquea all’università di Roma Tre. Barbara Davidde inizia la sua carriera nel 1987 e, nel corso degli anni, dirige missioni archeologiche subacquee in Yemen e Oman. Inoltre, ha partecipato a cantieri archeologici subacquei in Francia, Libia e in diverse località italiane. Dal 2015 a oggi per l’ICR è responsabile scientifico, responsabile unico del procedimento e direttore dei lavori del recupero e pronto intervento conservativo dei relitti romani e dei materiali rinvenuti nel porto antico di Napoli, nel corso dei lavori per la realizzazione delle stazioni della linea 1 della Metropolitana di Napoli (piazza Garibaldi e piazza Municipio). Inoltre, è il funzionario responsabile dell’Icr per Convenzioni di ricerca e formazione, stipulate con Enti di ricerca e università italiane e straniere, riguardanti la sperimentazione di prodotti per il restauro di manufatti di provenienza subacquea, per il restauro delle strutture archeologiche sommerse e per l’aggiornamento professionale di personale addetto ai beni culturali.

Giornate europee del patrimonio 2020: tutti gli appuntamenti del parco archeologico dei Campi Flegrei, da Cuma a Baia, dal lago d’Averno alla Piscina Mirabilis, dal parco sommerso al museo archeologico

Il Parco archeologico dei Campi Flegrei aderisce anche quest’anno alle Giornate Europee del Patrimonio 2020, iniziativa promossa dal MiBACT e dedicate al tema dell’educazione. Lo slogan scelto per questa edizione è “Imparare per la vita”. Durante il fine settimana del 26 e 27 settembre 2020 il Parco celebrerà l’attività di ricerca e ospiterà, laboratori, attività didattiche, spettacoli, aperture straordinarie dei siti e passeggiate archeologiche. Nella giornata di sabato 26 settembre è inoltre prevista un’apertura serale al Castello di Baia con il biglietto d’ingresso al costo simbolico di 1 euro. Tutti gli eventi sono contingentati a prevedono il rispetto delle misure di prevenzione del contagio da Covid-19 secondo la normativa vigente. A questo link è possibili visionare il programma dettagliato con tutte le istruzione per la prenotazione: http://www.pafleg.it/it/4405/news/237/giornate-europee-del-patrimonio-26-27-settembre.

La città bassa di Cuma oggetti di ricerche archeologiche (foto pafleg)

Sabato 26 e domenica 27 settembre 2020 a partire dalle 10 al Parco archeologico di Cuma sarà visitabile in maniera straordinaria la città bassa. Sarà l’occasione per approfondire gli studi e le ricerche archeologiche in corso, a cura dell’università di Napoli L’Orientale, dell’università di Napoli “Federico II”, del Centro Jean Bérard e dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Gli archeologi dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, diretti dal professor Carlo Rescigno, illustreranno i risultati delle ricerche, ancora in corso, sul Tempio A di Cuma, raro esempio di architettura sannitica della seconda metà del IV sec. a.C. L’università di Napoli “Federico II”, sotto la direzione della professoressa Carmela Capaldi, si soffermerà in particolare sulle fasi più antiche rinvenute nei saggi di approfondimento del settore nord-occidentale della foro. L’università di Napoli L’Orientale, con la direzione scientifica del professor Matteo D’Acunto, affronterà l’argomento dell’edilizia domestica nella zona dell’abitato a Nord del foro, disegnandone l’evoluzione dal villaggio pre-ellenico alla città greco-romana. Il Centre Jean Bérard di Napoli, guidato da Priscilla Munzi, si soffermerà in particolare sulle tombe di età tardo-repubblicana approfondendo aspetti antropologico-sociali legati alla convivenza di individui di origini greche, sannitiche e latine in un racconto che si definisce “All’insegna dell’Altro”.

Per la prima volta dopo diversi anni riapre al pubblico il parco archeologico di Liternum  a Giugliano. L’università della Tuscia, coordinata dal professor Salvatore De Vincenzo, sarà presente all’evento nelle mattinate di sabato e domenica per illustrare le ricerche compiute e le nuove acquisizioni che hanno arricchito il panorama di conoscenze sulla città antica, focalizzando in particolare sull’area del foro e sui monumenti circostanti.

Altre due aperture straordinarie saranno protagoniste della giornata di sabato 26: quella della Necropoli di Cappella al Monte di Procida e quella del Tempio di Apollo sul Lago d’Averno.

Due passeggiate archeologiche saranno protagoniste dell’iniziativa “Convergenze Flegree”, organizzata dal Parco in collaborazione con i comuni di Bacoli, Monte di Procida e Pozzuoli e con il supporto logistico di Federalberghi Campi Flegrei. I  due percorsi convergeranno nel luogo simbolo della unicità e complementarietà del territorio flegreo, il Castello di Baia. Le passeggiate si svolgeranno in contemporanea lungo i nuovi e gli antichi percorsi pedonali ancora riconoscibili: una, denominata “L’antico percorso dei marinai Montesi”, attraverserà i Comuni di Monte di Procida e Bacoli facendo tappa alla Necropoli di Cappella, l’altra, dal titolo “Intorno alle cupole”, quelli di Pozzuoli e Bacoli con sosta al Tempio di Apollo sul Lago d’Averno.

Sabato 26 settembre 2020 sarà la volta dell’apertura serale straordinaria al costo speciale di 1 euro. “Dark Bubbles. Una serata “proiettati” nei resti sommersi di Baia” è una video immersione in notturna trasmessa in diretta nel Castello di Baia che illustrerà i nuovi mosaici, i lavori di restauro, lo sviluppo delle ricerche condotte nelle Terme del Lacus nel Parco sommerso di Baia. La serata sarà presentata dal direttore del Parco Fabio Pagano insieme a Enrico Gallocchio e Barbara Davidde dell’Istituto Centrare per il Restauro che ha coordinato la campagna di questa estate.

Il castello di Baia sede del museo Archeologico dei Campi Flegrei (foto pafleg)

Ci sarà spazio anche per le attività dedicate ai bambini. Tutto il week end alla Piscina Mirabilis a cura dell’ATS Stramirabili si terrà “StraMirabilis in famiglia – laboratorio di argilla per bambini” mentre al Tempio di Serapide l’ATI Macellum organizzerà un ricco programma di eventi e laboratori per tutta la famiglia. Ultimo evento domenica mattina dal titolo “FLEG Workout. Il movimento con la storia intorno. Dal Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia alla Tomba di Agrippina”. Il percorso proposto partirà dal Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia e giungerà alla Tomba di Agrippina per far ritorno di nuovo al Castello con visita alla Terrazza superiore e alla sezione del Rione Terra. A cura di FLEG Workout.

Il Parco archeologico dei Campi Flegrei ha aperto al pubblico (dopo oltre un decennio) un nuovo percorso di visita al Parco Sommerso di Baia: possibilità di vedere le nuove scoperte

Il mosaico policromo a ottagoni scoperto nel parco sommerso di Baia (foto pa-fleg)

La planimetria della zona “a” del parco sommerso di Baia (foto pa-fleg)

Planimetria del nuovo percorso del Lacus Baianus nel Parco sommerso di Baia (foto pa-fleg)

Dopo innumerevoli scoperte, ultima quella dei due trapezofori in marmo, dal 10 luglio 2020 è aperta al pubblico una nuova area tutta da scoprire. Dopo quasi vent’anni dall’istituzione del Parco Sommerso, avvenuta nel 2002, il Parco archeologico dei Campi Flegrei ha infatti aperto al pubblico il nuovo percorso di visita al Parco Sommerso di Baia. Al centro tra il noto Ninfeo di Claudio e la Villa dei Pisoni, un intero nuovo isolato è stato indagato in questi ultimi mesi: ci troviamo di fronte a un complesso di oltre 2500 mq, affacciato sul Lacus Baianus, il bacino su cui in età romana si distendeva l’intero centro di Baia. Le indagini, tuttora in corso, hanno individuato un complesso termale, inserito probabilmente in una residenza privata, ancora in gran parte da indagare. “È un momento davvero importante per il Parco Sommerso di Baia”, ha dichiarato il direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei, Fabio Pagano. “Dopo oltre un decennio, apriamo un nuovo settore di visita. L’obiettivo è quello di rendere fruibile questa sito, unico nel suo genere, in tutta la sua estensione e soprattutto al più ampio numero di persone. È per questo che il nuovo percorso sarà visitabile anche tramite canoe e snorkeling. Il lavoro di ricerca che abbiamo avviato naturalmente non si esaurisce qui. Contiamo di aprire nuovi settori  nei prossimi anni per sfruttare a pieno le potenzialità del Parco Sommerso che sono davvero straordinarie”.

 

L’avvio della ricerca avviene nel 2018 con l’apertura delle indagini sul primo mosaico a tessere policrome individuato a Baia sommersa. Si tratta di un pavimento a disegno geometrico composto da ottagoni accostati, decorati al centro da fiori stilizzati, tutti diversi fra loro. Furono da subito avviate, insieme all’Istituto Centrale del Restauro di Roma, le prime attività di restauro per proteggere i resti in parte compromessi negli anni dalle correnti marine. L’equipe di restauratori dell’Istituto del MIBACT, guidata da Barbara Davidde, ha monitorato poi i resti e ha avviato, a partire dal 6 luglio 2020, il cantiere di restauro per la messa in sicurezza definitiva del pavimento. Per i visitatori si tratterà di una occasione unica: la visita al nuovo complesso e, contemporaneamente, la visione del cantiere attivo sui resti per tutto il mese di luglio. Tre finestre giornaliere durante la settimana permetteranno un incontro ravvicinato sia con il nuovo quartiere sommerso sia con gli operatori intenti a salvare il pavimento, datato al III sec. d.C. Durante il week end, e poi nei mesi successivi, il percorso rimarrà aperto con gli orari consueti del Parco Sommerso, e quindi con possibilità di visita, accompagnati dai diving autorizzati, durante tutta la giornata.

Sarà così possibile osservare i tre ambienti absidati che, con ampie finestre, offrivano un panorama sul Lacus Baianus ai frequentatori degli spazi termali: qui rimangono i resti dei pavimenti in lastre di marmo, ma anche basi e colonne, nello stesso prezioso materiale, nonché i gradini che permettevano la discesa a una delle vasche termali. Un’ampia banchina proteggeva le murature dal moto ondoso interno alla baia: possiamo leggere nei suoi resti, ben conservati, il rinforzo che questa struttura subì per limitare i primi effetti del bradisismo, che già alla fine dell’impero romano creava le prime evidenti problematiche. Sia il molo che i pavimenti furono infatti rialzati rispetto alle prime fasi di costruzioni dell’edificio, per evitare l’allagamento degli ambienti.

L’abbandono che nei secoli successivi subì tutta l’area per il continuo abbassamento del terreno ha fatto sì che alcuni degli elementi decorativi rimanessero qui abbandonati e sepolti dalla sabbia: tra questi i due trapezofori in marmo, ossia sostegni per un tavolo, recentissimamente rinvenuti in una delle stanze del complesso, decorati con eleganti protomi animali, probabilmente di pantera. Trasportati nei laboratori del museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia, questi reperti saranno presto esposti alla visita, ma il progetto complessivo prevede l’esecuzione di calchi, come per le statue del ninfeo di Punta Epitaffio, da riposizionare nello stesso punto del rinvenimento e dunque fruibili durante la visita subacquea.

Il percorso si completa con la visione degli ambienti dello spazio residenziale, con un grande peristilio, di cui si riconosce il lungo ambulacro coperto e le colonne che lo sorreggevano, e i grandi vani, anch’essi decorati a mosaico che su di esso si aprivano. All’esterno di questi, sul lato affacciato verso il Lacus, possiamo ancora scorgere le bitte, forse dei proprietari del complesso, a cui potevano ormeggiare le imbarcazioni: un’ulteriore traccia del fervente mondo attivo a Baia tra il II sec. a.C. e il IV sec. d.C. che il mare ci ha conservato fino ai nostri giorni.

Archeologia subacquea alla Bmta di Paestum: l’ultima frontiera arriva con la realtà aumentata. Tablet con sensori subacquei per ammirare la città sommersa di Baia

Il parco archeologico della città sommersa di Baia

Tablet con sensori subacquei per ammirare, nel corso della visita-immersione, come era la Villa con ingresso a Protiro al Parco Archeologico della Città Sommersa di Baia in età romana: è l’ultima frontiera della sfida per la fruibilità del patrimonio in fondo al mare presentata alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico dal direttore del nucleo per gli interventi di Archeologia subacquea (NIAS), Barbara Davidde, nel corso della conferenza “Ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale sommerso mediterraneo” organizzata in collaborazione con la soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Uno strumento interattivo che valorizzerà e renderà ancora più suggestiva ed emozionale la visita nel sito, sviluppato dall’istituto superiore per la conservazione e il restauro MiBACT grazie al progetto internazionale Mareculture finanziato con fondi europei.

I tablet con sensori subacquei sono l’ultima frontiera dell’archeologia subacquea

La realtà aumentata sott’acqua è solo l’ultima di una lunga serie di tecniche innovative che negli ultimi anni hanno permesso non solo di tutelare, ma anche di rendere accessibili ai turisti i tesori sul fondo del Mediterraneo. “Il turismo subacqueo è diventata una realtà effettiva soprattutto nelle piccole aree”, ha evidenziato Sebastiano Tusa, archeologo e soprintendente del Mare Regione Siciliana, “l’interesse sempre più vasto, unito allo sviluppo di tecniche e metodiche, hanno fatto sì che oggi tutti possono fare immersioni e ammirare i reperti sotto il mare. In Sicilia, per assicurarci che tutto ciò avvenga in sicurezza, abbiamo stretto accordi con i diving club che ci aiutano anche nella custodia e nell’ottimizzazione della visita installando, ad esempio, i pannelli informativi accanto ai reperti”. Ben 27 i Parchi realizzati in 12 anni dalla speciale soprintendenza che dirige, vere e proprie aree archeologiche subacquee visitabili e godibili anche grazie a palmari che si possono mettere al polso e che, con un sensore puntato sui pannelli informativi, offrono al turista sub tutte le descrizioni e informazioni utili.

La villa romana sommersa ad Epidauro in Grecia

Sistemi elettroacustici, osservazione diretta con i sommergibili e immersione tradizionale il circuito integrato utilizzato dai più autorevoli specialisti a livello internazionale dell’archeologia subacquea intervenuti alla conferenza, mostrando le meraviglie ammirabili nei fondali del Mediterraneo, dalla Villa sottomarina a Epidauro e la Britannic, la sorella del Titanic, affondata nelle vicinanze di Kea presentati dalla studiosa greca  Angeliki Simosi (Director of The Ephorate of Underwater Antiquities Hellenic Ministry of Culture and Sports), agli oltre 150 siti tra sarcofagi, pietre da macina, relitti navali, colonne e capitelli sotto le coste della Turchia mostrati da Harun Ozdas (Institute of Marine Sciences and Technology Università di Izmir “Dokuz Eylül”). “Buone pratiche che l’Unesco riunirà in un unico registro per renderle accessibili a tutti gli studiosi” ha assicurato Arturo Rey de Silva, Associate Specialist for the Underwater Cultural Heritage Programme dell’Unesco. “La sistematizzazione delle conoscenze, la ricognizione e standardizzazione delle buone pratiche sarà la nostra futura missione”, ha concluso Elena Calandra direttore dell’istituto centrale per l’Archeologia, direzione generale ABAP Archeologia, Belle Arti e Paesaggio MiBACT, mentre il neo segretario generale del MiBACT Carla di Francesco ha ipotizzato un potenziamento del nucleo per gli Interventi di Archeologia subacquea  dell’ICA per sviluppare strutture, mezzi, intelligenze e formazione utili alla valorizzazione del patrimonio sommerso italiano.