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Napoli, Pompei, Ercolano: 18 gennaio, primi visitatori al Mann e agli scavi archeologici

Tina, abbonata a OpenMANN, è la prima visitatrice alla riapertura del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)
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Enrico e Simone, primi bambini entrati a visitare il Mann (foto Mann)

18 gennaio 2021, ore 8.30. “Un portone aperto…tutta un’altra storia da condividere!”. Con queste parole il museo Archeologico nazionale di Napoli tenta di raccontare l’emozione di poter tornare ad accogliere nuovamente i visitatori. “Una storia da condividere con tutti voi: con Tina, nostra abbonata che questa notte non ha dormito per l’emozione di tornare al Museo; con Domenico, medico al Santobono; con Francesco, che studia diritto romano; con Vincenzo, appassionato di archeologia. E con milioni di altre persone di cui non conosciamo ancora il nome, ma che vibrano per le nostre stesse passioni! Bentornati al Mann!”. E poi Enrico e Simone, i primi bambini che hanno visitato il museo Archeologico nazionale di Napoli. “Felicità è questo. Tornare a vivere la bellezza”.

Da oggi, 18 gennaio 2021, riaperti gli Scavi di Pompei e il museo Archeologico di Stabia. “Vi aspettiamo”. Il parco archeologico di Pompei ha accolto i primi visitatori, con ingresso da porta Anfiteatro, nel rispetto delle norme anti-Covid.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, riapre le porte degli scavi dell’antica Herculaneum (foto paerco)
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Primi visitatori nell’area archeologica di Ercolano (foto paerco)

Alle 8.30, questa mattina, 18 gennaio 2021, è lo stesso direttore del parco Archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, ad aprire le porte ai primi visitatori all’area scavi dell’antica Herculaneum. “Finalmente il primo giorno di nuovo insieme! Siamo aperti e vi aspettiamo al Parco per una visita in piena sicurezza! I biglietti e il nostro abbonamento un anno=un giorno sono acquistabili esclusivamente online”.

Campania “gialla”. Il 18 gennaio riapre il parco archeologico di Ercolano: percorso circolare nell’area archeologica con il padiglione della Barca e l’antiquarium con la mostra “SplendOri”. Abbonamento “Un giorno un anno”

Lunedì 18 gennaio 2021 il parco archeologico di Ercolano riapre le porte ai visitatori (foto paerco)

Da lunedì 18 gennaio 2021 riaprono i cancelli del parco archeologico di Ercolano. Via libera al nuovo Dpcm, in vigore fino al 15 febbraio 2021, che prevede la riapertura dei musei nelle Regioni in zona gialla nei giorni feriali. Il Parco Archeologico di Ercolano, rispettando tutte le norme del distanziamento sociale per la sicurezza di ogni visitatore e di ogni lavoratore, è pronto per la riapertura e lunedì alle 8.30 potrà accogliere i primi visitatori. L’accesso al Parco sarà permesso dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 17 (con ultimo ingresso alle 15.30). Le attività di bigliettazione saranno svolte esclusivamente in modalità online, con le stesse tariffe adottate nel 2020 in seguito all’emergenza sanitaria internazionale: abbonamento annuale € 13 (oltre 1,50 € per vendita on line); ingresso singolo € 13 per il biglietto oltre € 1,50 per la vendita on line; ingresso giovani dai 18 ai 24 anni 2€ (oltre 1,50 € per vendita on line); gratuità e riduzioni previste dalla normativa vigente. Ulteriori  Informazioni sono reperibili anche via telefono, al numero 081 77 77 008 e via mail: didattica.ercolano@libero.it, negli stessi giorni e orari di apertura al pubblico.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

“Finalmente possiamo accogliere di nuovo in presenza il nostro pubblico”, interviene il direttore Francesco Sirano, “siamo convinti che con il nostro servizio il sito Unesco di Ercolano contribuirà alla ripresa e al rilancio del nostro territorio e delle iniziative culturali a livello nazionale e internazionale. Nei mesi di chiusura abbiamo elaborato un metodo di lavoro che ci permette di passare facilmente e rapidamente dal virtuale al reale valorizzando tutti gli elementi positivi che emergono dall’interconnessione tra queste due modalità operative. Una visita a Ercolano è un’occasione da non perdere in questo momento e i visitatori potranno preparare il loro percorso o approfondire curiosità e altri aspetti riguardanti l’antica città grazie alla mappa del sito (disponibile anche per bambini), alla miniguida (scaricabile dal sito internet) e ai contenuti digitali facilmente accessibili. Tutte le norme che tutelino la sicurezza di chiunque varchi i cancelli del Parco saranno rispettate e insieme, in piena sicurezza, potremo recuperare un po’ di quella libertà che tanto ci sta mancando e, chissà, riconnetterci con una parte della nostra identità e della nostra anima. L’invito che rivolgo ai nostri amici visitatori è di approfittare dell’abbonamento “Un giorno un anno” che ha un costo equivalente a quello del biglietto per il singolo ingresso, cosa che permetterà per un anno solare dall’acquisto di accedere al sito ogni volta che si vorrà, alle mostre e a tutte le iniziative che abbiamo riprogrammato per il 2021 alcune delle quali riservate agli abbonati”.

La magia del sito archeologico di Ercolano dominato dal Vesuvio (foto Paerco)
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Uno splendido bracciale a semisfere d’oro da Ercolano nella mostra “SplendOri” (foto parco archeologico di Ercolano)

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Il Padiglione della Barca a Ercolano (foto parco archeologico Ercolano)

Il flusso dei turisti sarà contingentato per fasce orarie di 30 minuti. Si accederà al Parco attraverso entrambi gli ingressi di corso Resina e viale dei Papiri Ercolanesi. Regolarmente funzionante il parcheggio del Comune in viale dei Papiri Ercolanesi. Aperto anche il Parco Maiuri, polmone verde tanto caro agli ercolanesi. Il servizio audio guide che offre ad un prezzo molto conveniente la nuova app dedicata sul sito del Parco  www.ercolano.beniculturali.it. All’ingresso del Visitor center sarà effettuato il controllo della temperatura corporea e della mascherina. Il controllo dei biglietti, preventivamente acquistati on line, sarà fatto ai tornelli di ingresso dell’area archeologica. I visitatori potranno accedere al Padiglione della Barca dove è esposta l’imbarcazione scoperta sull’antica spiaggia e una serie di oggetti che legano a filo doppio Ercolano con il mare. Aperto anche l’Antiquarium, con l’esposizione permanente “SplendOri. Il lusso negli ornamenti a Ercolano” con circa 200 oggetti preziosi appartenuti agli antichi ercolanesi. Si accederà all’area archeologica attraverso la Galleria Martusciello, che conduce all’antica spiaggia, da dove il visitatore, attraverso un percorso circolare, potrà visitare l’intero scavo, modulando liberamente la durata complessiva della propria visita con l’ausilio delle indicazioni fornite dal personale di vigilanza e della segnaletica. Le persone con disabilità motoria trovano on line la mappa con le indicazioni utili e potranno rivolgersi al personale di vigilanza presente all’ingresso per ricevere assistenza e indicazioni sul percorso di visita. Saranno consentite anche visite con guida turistica in piccoli gruppi di massimo 10 persone.

“Lapilli sotto la cenere”. Con la 16.ma clip del parco archeologico di Ercolano il direttore Francesco Sirano ci accompagna alla scoperta della meravigliosa struttura conosciuta come Casa del rilievo di Telefo. Prima parte: i pavimenti e le decorazioni molto particolari

La Casa del rilievo di Telefo, in realtà la casa di Marco Nonio Balbo, a Ercolano (foto Paerco)

Con la 16.ma clip della serie “Lapilli sotto la cenere” dedicata all’esplorazione di realtà che per necessità conservative, di restauro o contingenze non sono accessibili al pubblico, il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, ci accompagna alla scoperta della meravigliosa struttura conosciuta come Casa del rilievo di Telefo ma che il direttore ci farà scoprire essere la Casa di Marco Nonio Balbo. In questa prima parte esploriamo i suoi pavimenti e decorazioni molto particolari e l’insolita ed affascinante struttura.

La cosiddetta Casa del rilievo di Telefo, in realtà la Casa di Marco Nonio Balbo, era una delle più sontuose dell’antica Ercolano. “Spiccava e poteva essere vista dal mare con una facciata articolata su più piani”, spiega Sirano. “Infatti se guardiamo, notiamo come ci sono ben tre piani, due dei quali con una facciata a semicolonne, e al di sotto di questi ce n’era un quarto che fu abbandonato già all’epoca dell’imperatore Augusto a causa dei movimenti di subsidenza che caratterizzavano il fondo marino, e che costrinsero a non utilizzare più questo piano. Il nome convenzionale della casa deriva da un rilievo, di cui oggi è esposta una copia in gesso, che fu ritrovato in un altro ambiente: era in marmo pentelico, e l’originale è oggi al museo Archeologico nazionale di Napoli. Raffigura l’eroe greco Telefo, figlio di Ercole, che viene curato con la limatura della punta della lancia di Achille, perché solo quella poteva guarire la sua ferita secondo una predizione dell’oracolo che – sulla sinistra del rilievo – sta appunto dicendo ad Achille quale sarebbe stato il destino dell’intera spedizione greca contro Troia. I greci non sarebbero sbarcati a Troia se non avesse favorito la guarigione di Telefo. Telefo era il figlio di Ercole, e la sua presenza a Ercolano si spiega molto bene. In questa casa abbiamo tanti richiami a Ercole. E non dimentichiamo che Telefo, secondo alcune versioni mitologiche, era ritenuto anche il padre di Tirreno e Tarconte, mitici re degli Etruschi. E quindi c’era un rapporto molto forte con la penisola italiana. E in età romana c’era senz’altro consapevolezza del fatto che secoli prima dell’impianto di questa casa i re di Pergamo avevano lasciato in eredità al popolo romano il loro regno. I re di Pergamo erano diretti discendenti di Telefo”.

L’atrio corinzio della Casa del rilievo di Telefo a Ercolano (foto paerco)

I sedili all’ingresso della casa, su cui prendevano posto i clientes in attesa di essere ricevuti dai padroni di casa, confermano l’importanza della domus dei Noni Balbi proprietari di questa casa. “Non appena entrati”, continua Sirano, “ci troviamo di fronte a un atrio un pochino particolare: al centro si trova sempre il pozzo di luce che serviva anche per raccogliere l’acqua piovana, tipico delle case romane: l’atrio tuscanico. Ma tutto attorno abbiamo delle colonne su tre lati, che lo fanno assomigliare al cosiddetto atrio corinzio. Siamo di fronte a una specie di ingresso che ha una sala colonnata e che presenta tra le colonne, appesi, anche dei dischi di marmo di carattere dionisiaco. Si voleva già entrare in un’atmosfera sontuosa, quasi quella di una reggia di un monarca ellenistico. Dall’atrio si guarda al tablino, l’ufficio del padrone di casa, e si passa, attraverso un corridoio in pendenza, verso il giardino e verso le altre sale che si affacciavano sul mare, in particolare la grande sala con la decorazione in marmo”.

La facciata della Casa del rilievo di Telefo cn tracce della balconata esterna (foto paerco)

Il completamento delle terme suburbane comportò una serie di trasformazioni anche sulla Casa del Rilievo di Telefo, alcuni ambienti della quale furono chiusi e furono attribuiti alle terme suburbane. “Si cammina sul tetto per recarci a vedere questi ambienti, come facevano anche gli antichi. Non sappiamo bene come funzionassero i collegamenti, ma questo è un dato certo. E stando qui, guardando all’esterno della facciata della Casa del rilievo di Telefo, si notano alcune cose molto interessanti. Questi incassi, che sono stati chiusi per ragioni di restauro, servivano per sostenere le travi di una balconata che correva tutto intorno all’esterno del salone con i marmi policromi. E si vedono anche alcune finestre – chiude Sirano – legate agli ambienti sottostanti il salone, che vengono chiuse proprio per l’ampliamento delle terme suburbane”.

“Lapilli sotto la cenere”. Con la 15.ma clip del parco archeologico di Ercolano il direttore Francesco Sirano torna nella Casa dei Rilievi dionisiaci, nella zona nord-occidentale dell’antica Ercolano. Seconda parte: i rilievi dionisiaci

Il direttore del parco archeologico di Ercolano nel grande salone della Casa dei Rilievi dionisiaci (foto Paerco)

Con la 15.ma clip della serie “Lapilli sotto la cenere” dedicata all’esplorazione di realtà che per necessità conservative, di restauro o contingenze non sono accessibili al pubblico, il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, torna nella Casa dei Rilievi dionisiaci, nella zona nord-occidentale dell’antica Ercolano. Dopo aver visitato diversi ambienti con vista sul mare, Sirano ci mostra il grande salone dove furono rinvenuti i rilievi che danno il nome alla casa.

Dal cortile si torna alla terrazza che dava in origine verso il mare, e si entra attraverso una grande anticamera nel salone principale della Casa dei Rilievi dionisiaci che danno il nome all’abitazione. “Questo grandioso salone – spiega Sirano – è l’esito di successive trasformazioni della casa. Anche la copertura, in un primo momento a volta a tutto sesto e poi a semplice falda, è stata trasformata. Il pavimento è in mosaico nero con delle cornici di tessere bianche. Le pareti sono tutte dipinte, decorate nel cosiddetto IV stile pompeiano, e appartengono all’ultima fase di vita della casa. Grandi riquadri architettonici con tantissimi dettagli, candelabri, figure mostruose, scandivano dei pannelli. Gran parte di questa decorazione era stata già smontata, crollata prima dell’eruzione. Poi durante gli scavi, che sono stati qui condotti, molti frammenti sono stati recuperati e messi in deposito. La caratteristica di questa decorazione è rappresentata dall’inserzione di alcuni rilievi che danno il nome all’abitazione all’interno della decorazione dipinta”. Si tratta dei cosiddetti typoi, degli inserti che conosciamo anche attraverso le fonti letterarie, molto apprezzati dagli antichi romani. “È un modo di decorare completamente diverso da quello che oggi noi faremmo nella casa”, continua Sirano: “un insieme di elementi a rilievo e di elementi invece su due dimensioni, la parte dipinta. Ma serviva proprio per animare, dare più vita alle pareti, creando un ambiente estremamente vivace come doveva essere il grande salone di rappresentanza, probabilmente sede di banchetti sontuosi”.

Satiro che beve da una coppa e fanciulla che riempie un rython da una fonte: dettaglio di uno dei rilievi trovati nella Casa dei Rilievi dionisiaci di Ercolano (foto Paerco)

Entrambi i rilievi, trovati nel salone, sono stati realizzati nel cosiddetto stile neo-attico. “Il primo rilievo”, fa notare Sirano, “ci riporta al mondo dionisiaco e del dio Bacco, i piaceri del vino, la festa: c’è un satiro, seduto su una roccia, che sta bevendo da una coppa. Un altro personaggio del corteggio dionisiaco, questa volta una donna, sta riempiendo un rhyton, che è un vaso fatto a forma di corno (ve ne sono anche in metalli preziosi), e lo sta riempiendo direttamente da una fontana a forma di leone. Ne uscirà acqua o ne uscirà più probabilmente vino? E sul lato destro della scena un satirello versa da una brocca vino in modo molto elegante direttamente nella coppa che tiene nella sinistra e quasi accenna a un passo di danza”.

Il rilievo dalla Casa dei Rilievi dionisiaci di Ercolano il cui soggetto è ancora dibattuto dagli studiosi (foto Paerco)

Il tema dionisiaco ci accompagna anche nell’altro rilievo. “Questo ha una scena più complessa e intrigante”, sottolinea Sirano. “Quattro figure, tre femminili e una maschile, sono rivolte in modo differenziato. Due figure femminili, le riconosciamo dagli abiti, hanno i capelli corti alla stessa maniera, sono legate in qualche modo perché una appoggia la mano sulla spalla dell’altra, e sono rivolte verso un piedistallo sul quale si trova la statua di Dioniso con il kantharos, il tipico vaso di questo dio, nella mano. E una di queste figure ha in mano uno strano strumento appuntito con cui tocca, sfiora il kantharos, ma conosciamo bene quale sia la funzione precisa. Un uomo barbato con abiti solenni si trova verso il centro del rilievo. Quindi deve essere un personaggio che ha una sua importanza in questa piccola storia che ci viene raccontata: probabilmente si completava con uno scettro, una lancia che teneva alta con la sua mano destra. Infine una figura femminile con i capelli lunghi, danzante nell’estasi del vino probabilmente o della danza, chiude il quadro sul lato destro. Si tratta di una scena di festa con un momento anche rituale in onore di Dioniso, come si è pensato in un primo momento? O si tratta di altro? Alcuni studiosi hanno approfondito questa tematica e hanno pensato che possa riprodursi qui una scena – quasi la fine – di un mito greco abbastanza raro, quello delle figlie di Preto. Secondo questa ipotesi la figura centrale sarebbe quella dell’indovino Melampo che avrebbe guarito dalla pazzia due delle tre figlie di Preto, una delle quali sarebbe poi morta. In questa maniera sarebbe diventato insieme a suo fratello re di Argo. C’è anche una terza ipotesi: questa sarebbe una scena delle Baccanti di Euripide”. A chi poteva appartenere una casa così splendida, articolata su terrazze, affacciata sul golfo di Napoli? Si chiede Sirano. “Il ritrovamento di frammenti dell’iscrizione con una dedica a Claudia Ottavia, la figlia dell’imperatore Claudio, ha fatto pensare alla famiglia dei Mammi Massimi, una famiglia molto importante di Ercolano, il cui esponente Lucio Mammio Massimo aveva proprio dedicato un ciclo in onore degli imperatori Giulio Claudi nell’Augusteo”.

Parco archeologico di Ercolano: nell’anno della pandemia e della chiusura dell’area archeologica grazie ai canali social sono stati avvicinati e coinvolti centinaia di migliaia di visitatori, dalla distanza fisica alla vicinanza virtuale

Ci si avvia verso il termine del 2020 che andrà nei libri di storia per la pandemia da COVID-19 e in vista del Natale, il parco archeologico di Ercolano invita i suoi visitatori a passare insieme questi giorni sui suoi canali social: dalla distanza fisica alla vicinanza virtuale. “Abbiamo mutato le nostre abitudini e dovuto rinunciare a frequentare per mesi i luoghi della cultura”, spiegano al Parco. “Una delle buone sorprese di quest’anno è stato scoprire quanto i valori culturali siano presenti e tendano ad espandersi andando a coprire i vuoti e i cambiamenti nell’uso del tempo attraverso i mezzi digitali. Pur nella difficoltà di una rimodulazione della vita, della fruizione della cultura e dell’istruzione è stato ugualmente un anno vissuto intensamente in ogni suo giorno”. L’intero staff del parco archeologico di Ercolano si è rimboccato le maniche, trasponendo i contenuti dalla concretezza delle domus, delle strade del Parco, alla grande rete virtuale che in questo periodo ha supportato i contatti, la comunicazione, la fruizione. I risultati non hanno tardato ad arrivare, la curva della crescita delle interazioni, dei follower, degli appassionati che hanno potuto soddisfare la propria sete di cultura grazie alla rete, è in ascesa continua. Non si è trattato di un riversamento di visitatori fisici a visitatori virtuali, ma ha costituito un arricchimento notevole della conoscenza del Parco attraverso la rete: la copertura organica non sponsorizzata social oramai raggiunge quasi mensilmente due terzi del numero di visitatori fisici che in un anno si recano al Parco. Il nuovo ruolo svolto dai social è quello di aver creato una vera e propria piazza virtuale dove i visitatori frequentano i canali non solo per fruire dei contenuti ma anche per intervenire, incontrarsi, scambiare idee e opinioni.

Al parco archeologico di Ercolano l’appuntamento del venerdì con “Close Up Cantieri” è diventato digitale (foto Paerco)

Una settimana cadenzata tra appuntamenti e novità. Tra i format oramai consolidati ci sono i mercoledì dei Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano, che continuano a crescere, con un appuntamento oramai atteso dalla community –  clip più viste della serie quelle sui “Fornici” e quella sui “Legni”, con circa 300mila impression ciascuna, con un tasso di crescita del numero complessivo di impression dei video che è del 127% solo nel terzo trimestre 2020. Piacciono anche i close up digital edition, trasposizione in digitale delle passeggiate ai cantieri di restauro e manutenzione dell’area archeologica  e tra le novità il nuovo format “scegli tu”, dove si fa scegliere ai visitatori cosa vogliono che gli si presenti: “La signora degli anelli”, con un singolo post non sponsorizzato, in pochi giorni supera le 90mila persone, ma soprattutto oltre  10mila hanno deciso di interagire, lasciando un like o un commento o inoltrando il post. I riconoscimenti sono giunti numerosi: è recente la pubblicazione della Lonely Planet della classifica delle nove città perdute più affascinanti del mondo ed Ercolano è l’unica italiana presente.

Francesco Sirano direttore del parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)

“Gli esiti raggiunti sono molto incoraggianti”, dichiara il direttore Francesco Sirano. “Nel 2020 la percentuale di crescita rilevata sulle impression dei video, comparando il terzo trimestre con lo stesso periodo del 2019, sfiora il 3000%. Oltre al dato numerico è indicativo anche il dato sul gradimento che cattura invece l’aspetto qualitativo e di percezione da parte della community. È chiaro che questa diffusione del messaggio culturale legato al Parco ha anche un’onda lunga di visibilità e conoscenza del sito e del Parco, che sarà rilevabile nei mesi a venire. Ma è altrettanto chiaro che alcuni modelli di approccio al sito sono irreversibili e, anzi, andranno incoraggiati attraverso un’intelligente interazione tra reale e virtuale. Far conoscere i valori di Ercolano oggi ad un uditorio più vasto significa non solo un rafforzamento del senso di identità e della community, consolidando il senso di aggregatore, attivatore e potenziatore delle valenze culturali cui il Parco è chiamato, ma in futuro tesaurizzare questi sforzi anche in termini economici, con la diversificazione e il consolidamento dell’offerta digitale e l’atteso innalzamento del numero di visitatori che fruiranno anche fisicamente dell’offerta del Parco”.

“Lapilli sotto la cenere”. Con la 14.ma clip del parco archeologico di Ercolano il direttore Francesco Sirano, inizia a portarci alla scoperta della Casa dei Rilievi dionisiaci, nella zona nord-occidentale dell’antica Ercolano. Prima parte: terrazza sull’avancorpo e terrazza mediana

Le caratteristiche terrazze sovrapposte della Casa dei Rilievi dionisiaci nella zona nord-occidentale di Ercolano (foto Paerco)

Con la 14.ma clip della serie “Lapilli sotto la cenere” dedicata all’esplorazione di realtà che per necessità conservative, di restauro o contingenze non sono accessibili al pubblico, il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, inizia a portarci alla scoperta della Casa dei Rilievi dionisiaci, nella zona nord-occidentale dell’antica Ercolano. In questa prima parte, si esplorano la terrazza sull’avancorpo che dava sul mare, e la terrazza mediana della Casa dei Rilievi dionisiaci.

Gli edifici più panoramici dell’antica Ercolano si affacciavano sul fronte a mare. Anche all’estremità settentrionale troviamo un complesso che è articolato su terrazze: è la Casa dei Rilievi dionisiaci. “Questo complesso – spiega Sirano – non è stato completamente scavato, ma da quello che riusciamo a vedere sappiamo che aveva una zona che affacciava direttamente, anche se ora non si vede bene perché lo scavo deve essere ancora completato. C’è una terrazza intermedia e una terrazza superiore. L’edificio si completava con un grande porticato che si trova oggi nella parte ancora non scavata, ma che  fu esplorata durante gli scavi borbonici. Esplorare una zona di Ercolano antica solo parzialmente scavata deve comportare uno sforzo di fantasia. In questo momento siamo sulla terrazza che guardava verso il mare, che oggi non possiamo vedere perché è spostato di un chilometro più a valle, e ci troviamo all’interno della Casa dei Rilievi dionisiaci, una casa caratterizzata dalla presenza di un grande vano, un salone di rappresentanza, e da un padiglione che affacciava proprio sul mare in maniera panoramica”.

Il direttore Francesco Sirano nel grande salone della terrazza sull’avancorpo, con pavimento in lastre di marmo, nella Casa dei Rilievi dionisiaci di Ercolano (foto Paerco)

Anche se siamo all’interno di uno scavo archeologico che deve continuare, si riesce a capire bene dove ci si trova: un grande salone, con una pavimentazione di lusso fatta con lastre di marmo. “Ecco i negativi delle lastre che erano state strappate perché evidentemente prima del 79 d.C. qui si stavano svolgendo dei lavori di restauro”, fa notare Sirano. “Attraverso delle porte finestre, anch’esse dovevano avere una soglia di marmo, di materiale prezioso, si passava in un porticato con un pavimento a mosaico e dei pilastri di mattoni rivestiti di stucco bianco, che forma delle scanalature e imita delle colonne di marmo. Il peristilio, questo colonnato, circondava per intero l’avancorpo della villa. Superato il colonnato ci troviamo su una larga terrazza che circonda l’intero avancorpo, panoramica, da cui si godeva della brezza e della vista sul mare. È impressionante guardare le sezioni esposte dello scavo, perché si possono leggere in crollo quelli che erano i muri perimetrali e i piani superiori della casa. La furia con cui il vulcano si è abbattuto su questa casa la vediamo anche nelle stanze retrostanti il salone che si affacciava verso il mare. Qui infatti abbiamo un corridoio il cui pavimento si è letteralmente ribaltato in una voragine che si era creata al momento del cataclisma connesso all’eruzione. Grazie a questo conosciamo ora anche molto bene questo muro che foderava il fronte del promontorio su cui era articolata la casa nelle sue varie terrazze. Impressionante è anche il crollo delle pareti che davano verso il mare. Queste erano formate da muri in laterizio con il loro rivestimento in intonaco dipinto. E si vedono anche i resti delle travi di legno che formavano sia materiale da costruzione, sia – come in questo caso – cornice e il resto della finestra che è stata abbattuta durante l’eruzione del 79 d.C.”.

Il direttore Francesco Sirano negli ambienti della terrazza mediana della Casa dei Rilievi dionisiaci a Ercolano (foto Paerco)

Una volta passati dalla terrazza sull’avancorpo, che guardava panoramicamente al mare, alla terrazza mediana, si trovano altri ambienti sia con l’affaccio verso il mare, sia più all’interno. Tutti ambienti sontuosi, comunque molto grandi: avevano pavimenti in marmo ancora una volta strappati durante i lavori di restauro precedente all’eruzione del 79 d.C. E una grande apertura verso il salone principale della casa. Subito di lato al salone un cortile era un pozzo di luce utilizzato sia dagli ambienti interni – grazie a una finestra – sia dal salone, dove pure si vede l’imposta di un grande finestrone. E vi si affacciava anche un oecus, un ambiente di soggiorno di cui vediamo una finestra che pure prendeva luce e aria dal cortile. Sul lato Nord del cortile una vasca con al centro lo zampillo d’acqua che fu utilizzato dal momento in cui anche questa casa poté essere allacciata all’acquedotto. In un primo momento infatti fu utilizzata l’acqua che veniva raccolta e che le coperture durante la pioggia restituivano”.

“Lapilli sotto la cenere”. Con la 13.ma clip del parco archeologico di Ercolano il direttore ci guida alla scoperta delle Terme nord-occidentali, che conservano dettagli ornamentali veramente eccezionali

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, davanti alle Terme nord-occidentali della città antica (foto Paerco)

Con la 13.ma clip della serie “Lapilli sotto la cenere” dedicata all’esplorazione di realtà che per necessità conservative, di restauro o contingenze non sono accessibili al pubblico, il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, ci guida alla scoperta delle Terme nord-occidentali, un piccolo impianto termale situato nella zona nord-occidentale della città antica, che conserva dettagli ornamentali veramente eccezionali.

Subito sul limite occidentale della città si trovava un piccolo complesso termale non completamente scavato ma davvero molto interessante, che fa da parallelo alle terme suburbane che si trovavano sul lato Sud-Est. “Le terme sono state solo parzialmente esplorate”, spiega Sirano, “ma la parte ormai nota ci colpisce per il grado di conservazione. Il padiglione del calidarium delle terme, che conserva ancora la sua copertura originaria con una parte delle tegole ancora al loro posto,  era caratterizzato dalla presenza di tante finestre che evidentemente dovevano catturare la luce e la brezza marina che qui si respirava. Il laconicum, che era la sala dove si sudava, e tutti gli altri ambienti che caratterizzano una terma romana, sono stati solo parzialmente sfiorati oppure si trovano ancora al di sotto della terra. Anche le finestre del calidarium non sono ancora state scavate, con il flusso piroclastico ancora nella sua posizione originaria all’interno dei vani finestra. Ai lati del calidarium c’erano due piccoli cortili che venivano utilizzati per esercizi ginnici. Su un lato c’era anche un portico ad U che chiudeva questo cortiletto. Avviandoci verso quello che doveva essere l’affaccio a mare, l’edificio termale aveva una soluzione estremamente panoramica. Attraverso delle scalette si andava su una terrazza inferiore e qui si trovava una vasca circolare che doveva direttamente permettere a chi si trovava nella vasca di guardare verso il mare.

La grande sala interna del calidarium delle Terme nord-occidentali di Ercolano (foto Paerco)

Nel calidarium si entra, come facevano anche gli antichi, attraverso una porta finestra che -come detto- serviva per poter uscire verso la vasca circolare. “Appena entrati – continua Sirano – si nota la presenza di un bordino di marmo che serviva a raccogliere le gocce d’acqua di chi stava uscendo dalla piscina. Una volta dentro il vano, gli occhi su devono abituare all’oscurità, che però non c’era nel periodo romano quando le finestre raccoglievano tantissima luce. Ma, come detto, le finestre sono state ancora lasciate non scavate. Si vede infatti ancora il flusso piroclastico e addirittura in una finestra gli scavatori hanno lasciato in situ, perché lo scavo non è completo, uno degli scuri che chiudevano la finestra in legno. Sul fondo di questa sala c’è un abside con i resti di decorazione dipinta, e si vedono anche una serie di nicchie alle pareti dove dovevano essere collocate delle statue che non sono state trovate però al momento dello scavo. Interessantissima la copertura a volta. Per creare la camera d’aria si utilizzavano delle tegole mammate, cioè delle tegole che avevano dei peducci ancora visibili che servivano a creare una piccola intercapedine in maniera che l’aria calda circolasse. Questo edificio aveva anche un sovrappiù di decoro. Oltre la cornice, con una modanatura a stucchi policromi ancora conservati,  c’è un trattamento fatto con dei legni, con della spuma di lava, a finta rocaille, cioè si riproduce una specie di grotta. È come se avessero voluto imitare una grotta naturale”.

Per la Giornata internazionale delle persone con disabilità il parco archeologico di Ercolano presenta un anno di iniziative con un impegno costante verso una accessibilità sempre più ampliata. Nuova mappa del Parco con i percorsi accessibili ai disabili

All’insegna dello storico motto “Un giorno all’anno tutto l’anno” il Parco Archeologico di Ercolano aderisce giovedì 3 dicembre 2020 alla Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, evento promosso dal ministero per i Beni e le Attività Culturali,  appuntamento  istituito nel 1981, in occasione dell’Anno Internazionale delle Persone Disabili, con lo scopo di promuovere una più diffusa e approfondita conoscenza sui temi della disabilità, sostenere la piena inclusione delle persone con disabilità in ogni ambito della vita e allontanare ogni forma di discriminazione e violenza. Il Parco archeologico di Ercolano partecipa promuovendo con forza l’integrazione e l’accesso del sito in favore delle persone disabili  e presentando la nuova mappa del Parco, arricchita con i percorsi accessibili in sedia a rotelle. Con lo scopo di migliorare l’accesso e la fruizione del patrimonio archeologico, e di mettere il Parco stesso nelle condizioni di accogliere e relazionarsi in modo adeguato, negli anni lo staff del Parco ha costantemente prestato attenzione all’inclusività di ogni visitatore, avviando numerose iniziative, offrendo percorsi dedicati in ogni evento organizzato, inclusi gli eventi serali, i cantieri Close-up dei venerdì e la visita al Teatro Antico.

Corsi sulla lingua dei segni (Lis) per gli operatori del parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)

Significativi sono stati anche gli accordi con Enti, di particolare significato il protocollo di intesa stretto con l’Ente Nazionale Sordi di Napoli, che, in periodo di apertura del sito,  ha permesso guide nel Parco a non udenti accompagnati da operatori turistici affiancati da un associato dell’ENS per la traduzione in Lis. “Mi piace ricordare che nel mese di febbraio, proprio poco prima di questa dolorosa chiusura del sito”, interviene il direttore Francesco Sirano, “per i dipendenti del Parco  era partito il corso base  di Lingua dei Segni Italiana con l’Ente Nazionale Sordi, organizzato nell’ambito della  convenzione, volta alla migliore accoglienza dei visitatori. L’impegno del Parco continua in questo tempo di chiusura, continua il nostro impegno per un arricchimento costante dell’accessibilità del Parco”.

La nuova mappa del parco archeologico di Ercolano con i percorsi, segnati in blu, accessibili ai disabili (foto paerco)

Degli ultimi giorni è la collaborazione avviata dal Parco con volontari di #micolorodiblu onlus per il Progetto Cultura senza barriere, che intende avvalersi dei fondi messi a disposizione dal bando CULTURA CREA, promosso dal MIBACT per sostenere la filiera culturale e creativa in attuazione del PON FESR Cultura e Sviluppo 2014-2020 (Asse Prioritario II). Il progetto prevede la programmazione e la realizzazione di un’applicazione basata su di un software adatto a facilitare la comunicazione con i giovani autistici, che sarà disponibile su appositi dispositivi in dotazione permanente al Parco. L’applicazione costituirà uno strumento di supporto durante visite del sito organizzate per i visitatori autistici con una cadenza mensile costante da marzo ad ottobre, in collaborazione con volontari di #micolorodiblu onlus e con una guida di Coopculture.

Archeologia in lutto. È morto per Covid-19 Filippo Maria Gambari, archeologo preistorico, una lunga carriera di ricerca e dirigenziale, con centinaia di pubblicazioni. Era direttore del Museo delle Civiltà all’Eur di Roma, a un passo dalla pensione. Il cordoglio del ministro e dei colleghi

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È morto Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà, che accorpa il museo Pigorini, il museo Tucci, il museo dell’Alto Medioevo e il museo delle Arti e tradizioni popolari

Archeologia in lutto: è morto per Covid-19 Filippo Maria Gambari, 66 anni: era ricoverato da ottobre all’istituto nazionale di malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma. “Siamo enormemente addolorati nell’annunciarvi che il nostro direttore è venuto a mancare nel pomeriggio di oggi, 19 novembre 2020. Una grave perdita per il Museo delle Civiltà e il suo personale per l’estremo impegno che il Direttore ha profuso nel costruire un “nuovo” museo e nel portare avanti ambiziosi progetti di condivisione culturale e sociale”.  Ad annunciare la scomparsa di Filippo Maria Gambari, archeologo preistorico, esperto di Celti, è stato proprio il Museo delle Civiltà all’Eur di Roma, che raccoglie le collezioni del museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”, del museo delle arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria”, del museo dell’alto Medioevo “Alessandra Vaccaro”, del museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”, del museo italo africano “Ilaria Alpi” (ex Museo Coloniale), di cui era direttore dal 2017. Nato a Milano nel 1954, laurea in Lettere Classiche con specializzazione in Archeologia, la sua carriera comincia presto, a 25 anni, come archeologo preistorico presso la Soprintendenza Archeologica del Piemonte a Torino, con direzione di numerosi scavi e interventi sul territorio piemontese. Cura la progettazione scientifica di allestimenti e mostre in ambito preistorico. È stato soprintendente per i Beni Archeologici della Liguria, dell’Emilia Romagna, e della Lombardia; direttore ad interim del Parco archeologico di Ercolano; direttore del Segretariato Regionale per la Sardegna. Aveva al suo attivo centinaia di pubblicazioni in materia di Preistoria e Protostoria, arte rupestre ed epigrafia preromana. Dalla primavera del 2017 direttore del Museo delle Civiltà di cui ha una visione ben precisa: “In un mondo che si è ormai globalizzato, noi siamo abituati a mettere in confronto realtà molto distanti sul piano economico, sul piano politico ma poco sul piano culturale. Un Museo come il nostro nasce proprio per stimolare la possibilità di comprendere i rapporti fra le culture e di imparare a rapportarsi con culture diverse”.

Turismo: Franceschini, Expo opportunità anche per Europa

Il ministro per i Beni e le Attività culturali Dario Franceschini

Era a un passo dalla pensione. Non ha fatto in tempo. Il Covid gliela ha negata. Grande il cordoglio tra quanti nei Beni culturali hanno avuto la possibilità di conoscerlo e apprezzarlo. “Mi stringo ai familiari di Filippo Maria Gambari il direttore del Museo delle Civiltà di Roma che ci ha lasciati questo pomeriggio”, ha scritto il ministro per i Beni e le Attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini. “Un raffinato studioso e un ottimo direttore di uno dei musei autonomi del ministero. Una lunga carriera, rigorosa e ricca di incarichi di grande responsabilità. Ci mancherà”. E l’ex direttore della Dg Musei del Mibact, Antonio Lampis: “Uno dei più bravi direttori dei musei statali, che meritava di andare in pensione in pace e invece è morto di Covid. Una persona indimenticabile, cui ho voluto bene”. Alessandro D’Alessio, direttore del Parco archeologico di Ostia Antica e il personale tutto “si uniscono al cordoglio per la prematura scomparsa di Filippo Maria Gambari, direttore del Muciv e direttore supplente del Parco archeologico di Ostia antica fino a poche settimane fa. Nei quattro mesi in cui ha diretto l’ufficio, tutti hanno potuto apprezzarne le doti scientifiche, professionali e umane, l’esperienza e la competenza unite a una rara disponibilità all’ascolto. Lascia nella comunità scientifica e negli uffici del Ministero un vuoto che sarà difficile colmare”. “Un eccelso e rigoroso studioso”, lo ricorda Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo, “figura di riferimento nell’ambito museale. Mancheranno la sua profonda Cultura, la sua grande Umanità, le sue doti di saggezza, generosità e capacità di visione”.

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

Cordoglio anche dal direttore del Parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano: “Oggi ci ha lasciato Filippo Maria Gambari stimatissimo archeologo e dirigente MiBACT,  direttore del parco archeologico di Ercolano da settembre 2016 ad aprile 2017 e membro del Consiglio di Amministrazione di questo Parco. Non ho parole da esprimere, sono stato colpito troppo nel profondo per questo ulteriore accadimento. Filippo aveva avviato i primi passi amministrativi del Parco e potere contare sulla sua incredibile esperienza e sulle sue conoscenze profonde tanto nell’archeologia quanto nella gestione dei beni culturali, infondeva entusiasmo e fiducia in tutti. Il tratto umano e il rigore professionale formavano un tutt’uno che ti facevano rispettare ed amare Filippo. Ho lavorato con Filippo braccio a braccio nel Consiglio di Amministrazione ed ho condiviso con lui sempre un’unione di intenti e di progetti. Una persona rara,  di eccezionale levatura. Un collega e amico generoso. Perdiamo un punto di riferimento fondamentale. Sono sconvolto dalla notizia ma sin d’ora tutti sappiamo quanto peserà la sua dipartita. In questo momento provo un senso di smarrimento e un profondo dolore che sono certo condividono tutti quelli che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di lavorare con lui”. E Jane Thompson, manager dell’Herculaneum Conservation Project: “Lo abbiamo conosciuto e ammirato nella complessa fase di avvio del Parco quando si divideva tra la Sardegna ed Ercolano con puntualità e costanza. Un vero esempio di pubblico servizio”. Il cordiglio di tutti i dipendenti del Parco, dei membri del Consiglio di Amministrazione, del Comitato Scientifico e del team HCP alla famiglia e ai suoi affetti.

“Lapilli sotto la cenere”: terza puntata sulla Villa dei Papiri. Con la 12.ma clip del parco archeologico di Ercolano il direttore ci porta nella biblioteca per saperne di più sui preziosi papiri e le numerose statue ritrovati, e sul proprietario della villa

Francescop Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, mostra la pianta della Villa dei Papiri realizzata da Karl Weber nel 1758 (foto paerco)

Terza puntata alla scoperta della Villa dei Papiri, uno dei luoghi simbolo dell’antica città di Ercolano. Dopo gli scavi moderni (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/10/20/lapilli-sotto-la-cenere-con-lottava-clip-del-parco-archeologico-di-ercolano-il-direttore-ci-porta-alla-scoperta-degli-scavi-moderni-della-villa-dei-papiri/) e quelli settecenteschi (https://archeologiavocidalpassato.com/2020/11/11/lapilli-sotto-la-cenere-con-lundicesima-clip-del-parco-archeologico-di-ercolano-il-direttore-ci-porta-alla-scoperta-degli-scavi-borbonici-della-villa-dei-papiri/), con la 12.ma clip dei “Lapilli sotto la cenere del Parco archeologico di Ercolano” col direttore Francesco Sirano torniamo tra i tunnel borbonici che hanno permesso la scoperta della fornitissima biblioteca di papiri che dà il nome alla Villa, occasione quindi per saperne di più sui papiri e le statue qui rinvenuti, e sul proprietario dell’edificio.

Attraverso un tunnel si arriva all’ambiente V che gli scavatori del 1700 identificano con la biblioteca perché qui vedono proprio degli scaffali. “L’altezza e l’ampiezza di questa galleria”, spiega Sirano, “denunciano che qui sono avvenuti dei ritrovamenti molto importanti. Addirittura viene creato un pilastro per poter sostenere la volta. Dietro si vedono ancora gli spazi dove venivano appoggiate le lanterne per poter illuminare gli operai durante il lavoro. Questo è l’ambiente dove sulle pareti si ritiene siano stati trovati, ancora negli scaffali e per terra, i famosi papiri della biblioteca della villa dei Papiri. E forse i frammenti di legno che si vedono nelle sezioni esposte sono quello che resta degli scaffali che gli scavatori dl 1700 hanno riconosciuto con all’interno i papiri. I ritrovamenti avvengono sia nell’ambiente V sia nel tablino che si trova subito a Nord del peristilio quadrato. Durante gli scavi furono recuperati circa 1800 frammenti di papiro che formano al massimo circa 1200 volumi. Si tratta di un ritrovamento unico ed eccezionale e sin dal 1700 si era trovato il modo per poter svolgere questi papiri. Ma ad oggi solo una parte è stata letta perché si tratta di studi molto complicati. In base a quanto sinora scoperto si è visto che il grosso dei volumi recuperati sono riferibili alla filosofia epicurea, una filosofia che ha grande successo a Roma tra II e I sec. a.C. e che nasce nel IV sec. a.C. ad Atene. Questa biblioteca sembra sia stata raccolta da Filodemo di Gadara, filosofo della Scuola epicurea che vive nella zona di Roma e del golfo di Napoli, conosce Cicerone, ed era un personaggio molto noto. È lui che avrebbe riportato una parte della biblioteca di Epicuro da Atene alla Villa dei Papiri. Successivi approfondimenti da parte degli studiosi di papirologia hanno anche mostrato che alcuni papiri presentano dei commenti. Alcune opere sono riprodotte più di una volta. Ecco perché si pensa che qui si trovasse uno scriptorium, cioè una vera e propria scuola di filosofia dove venivano riprodotte e commentate le opere della scuola di Epicuro. Non vi erano solo opere in greco ma anche in latino perché c’è una serie di papiri che ci hanno restituito degli interessantissimi documenti in lingua latina”.

Una delle statue in marmo trovate nella Villa dei Papiri di Ercolano (foto Graziano Tavan)
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Le note di Karl Weber che registrano l’esatta posizione delle statue ritrovate a Villa dei Papiri a Ercolano (foto Paerco)

Nella Villa dei Papiri furono trovate anche moltissime statue: 65 di bronzo e 27 di marmo. “La cosa eccezionale – sottolinea Sirano – è che Karl Weber nella sua pianta ha annotato precisamente dove si trovava ciascuna statua. Nello spazio in basso e in alto della pianta ci sono le “explicaciones”, cioè le spiegazioni, le legende che registrano precisamente dove si trovavano queste statue. È una circostanza straordinaria perché ha permesso degli studi molto approfonditi sul programma decorativo che poteva essere dietro la scelta di quale statua esporre e in quale luogo all’interno della villa. In generale queste statue ci descrivono davvero la classe dirigente romana, una classe senatoria che dominava l’intero Mediterraneo. E abbiamo infatti statue che hanno riferimenti all’intero mondo mediterraneo, ma anche alla grande tradizione greca dei dinasti che succedono ad Alessandro Magno, oppure ai filosofi, cioè a Roma che oramai è diventata l’erede della grande tradizione di tutta la civiltà occidentale”.

Ricostruzione della Villa dei Papiri di Ercolano appartenuta alla famiglia dei Pisoni

Ma chi era il proprietario della Villa dei Papiri? “Gli studiosi si sono a lungo interrogati su questo tema anche perché dalla villa non è arrivata mai nessuna iscrizione, neppure un sigillo, un indizio che ci facesse riconoscere il proprietario. L’unico indizio importante è quello della presenza di Filodemo di Gadara. Attraverso le fonti letterarie, soprattutto Cicerone, sappiamo che Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, membro di una famiglia importantissima, era il suocero di Giulio Cesare, e anche il patrono di Filodemo di Gadara. E Filodemo era ospitato e protetto da questo personaggio. Le altre ipotesi di attribuire alla famiglia degli Appi Claudi, o di attribuire a altre famiglie importanti della stessa Ercolano, sono oggi passate in secondo piano, e le uniche ipotesi in campo sono quelle che si possa trattare del padre Lucio Calpurnio Pisone Cesonino oppure del figlio Lucio Calpurnio Pisone Pontefice a seconda della datazione della villa: se va datata ancora nel II sec. a.C. (fine II – inizio I sec. a.C.) come si pensava un tempo, o se invece non debba essere datata la sua costruzione un pochino più tardi e quindi più probabilmente costruita all’epoca del Pisone Pontefice.