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Primo maggio di speranza: tornano i grandi numeri nei musei e parchi archeologici, complice anche la domenica a ingresso gratuito. I numeri di Pompei, Ercolano, Napoli, Paestum. Velia e Reggio Calabria

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Centinaia di visitatori si sono avvicendati tra il parco archeologico di Ercolano e il parco Maiuri (foto paerco)

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Visitatori in fila per entrare agli scavi di Pompei (foto parco archeologico di pompei)

Segnali positivi dal Sud d’Italia. Tornano i grandi numeri per i musei e i parchi archeologici. Lo confermano alcuni dati dei visitatori che il 1° maggio 2022, che tra l’altro ha coinciso con la prima domenica del mese a ingresso gratuito, hanno deciso di entrare in un museo o parco archeologico. Agli scavi di Pompei sono stati registrati 21mila ingressi. E al parco archeologico di Ercolano i quasi 5mila ospiti hanno potuto passare una meravigliosa domenica alla scoperta dell’area archeologica di Herculaneum, alla conoscenza degli antichi sapori delle fave vesuviane con i Laboratori del gusto a cura di Slow Food Vesuvio e ai Mercati della Terra in collaborazione con l’ATS Parco Maiuri.

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Visitatori nel teatro antico di Velia (foto pa-paeve)

Molto positiva anche la risposta dei visitatori al parco archeologico di Paestum e Velia con quasi 6mila ingressi. “Un numero che racconta la voglia di tornare a vivere il nostro patrimonio culturale e artistico”, commenta la direzione. “Grazie a tutto il personale del Parco che si è impegnato con dedizione anche in questo giorno di Festa dei lavoratori”.

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Una lunga coda di visitatori in attesa di entrare al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto riccardo siano)

Al museo Archeologico nazionale di Napoli hanno varcato l’ingresso oltre 5mila persone: “Felici di essere sempre con tutti voi!”, sottolineano al Mann. E note di soddisfazione arrivano anche dalla direzione del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria che ha contato oltre 1800 ingressi. “Un grande risultato”, commenta il direttore Carmelo Malacrino, “che fa ben sperare per l’imminente stagione estiva, tutta dedicata alla valorizzazione del territorio in occasione del Cinquantesimo dei Bronzi di Riace. Moltissimi i bambini venuti con le famiglie, un segnale di speranza per il futuro del nostro patrimonio culturale. Voglio ringraziare ancora una volta il personale del MArRC – conclude – per la cortesia nell’accogliere i visitatori e per l’impegno nel garantire la sicurezza, nonostante la carenza di personale registrata da diverso tempo”.

Ercolano. Il parco archeologico riapre il Teatro antico, ogni sabato con sei turni da 10 partecipanti: cinquanta minuti di emozioni forti a 25 metri di profondità, con caschi, mantelline e torce, in un viaggio nel tempo attraverso i cunicoli settecenteschi

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Il Teatro antico di Ercolano a 25 metri di profondità, raggiungibile attraverso i cunicoli settecenteschi nella lava (foto Pier Paolo Metelli – Arte’m)

ercolano_teatro-antico_riapre-al-pubblico_locandinaCinquanta minuti di emozioni forti a 25 metri di profondità alla scoperta del Teatro antico di Ercolano. Da sabato 23 aprile 2022 ripartono infatti le visite al percorso sotterraneo del Teatro del parco archeologico di Ercolano. I visitatori potranno trasformarsi in veri e propri esploratori con caschi, mantelline e torce, forniti dal parco archeologico di Ercolano, per andare alla scoperta della storia dell’antica città. Il Teatro sarà visitabile ogni sabato fino a dicembre 2022, con una pausa estiva nei mesi di luglio e agosto: alle 9, 10 (turno in lingua inglese), 11, 14, 15 (turno in lingua inglese) e 16. Sei turni di visita, per gruppi formati da non più di 10 persone per volta. I visitatori verranno condotti in un viaggio nel tempo attraverso i cunicoli settecenteschi accompagnati dal personale del Parco nell’ambito di un progetto speciale finanziato con i proventi dei biglietti. I biglietti potranno essere acquistati on line sul sito www.ticketone.it, o direttamente presso la biglietteria del Parco; con l’occasione della riapertura del teatro verranno attivate nuove tariffe estremamente vantaggiose per favorire la visita e la conoscenza di questo tesoro nascosto. Biglietto ingresso Teatro antico di Ercolano: 5 euro. Biglietto integrato ingresso parco archeologico di Ercolano + Teatro antico di Ercolano: 15 euro. Biglietto ridotto previsto unicamente per il biglietto solo teatro di 2 euro per ragazzi con età compresa tra i 18 e i 25 anni (+ diritti di prevendita di 1.50 solo per acquisto online).

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, nel teatro antico di Ercolano (foto paerco)

“Il teatro si trova in un’area nevralgica per la ricucitura tra le due Ercolano, l’antica e la moderna”, interviene il direttore Francesco Sirano, “dove abbiamo concentrato gli sforzi di rigenerazione urbana per realizzare nuovi spazi pubblici d’intesa con il Comune e con il Packard Humanities Institute. L’area del teatro è anche luogo privilegiato per accedere al famoso mercato di Resina e al centro storico di Ercolano. Anche così il Parco interpreta il suo ruolo sociale di catalizzatore. La visita sarà una vera e propria esperienza di esplorazione sulle tracce dei visitatori che nei secoli hanno attraversato alla luce delle fiaccole i pozzi e le gallerie creati dagli ingegneri dell’esercito borbonico. Un percorso sotterraneo che ci trasporta indietro nei secoli e ci rende protagonisti di una scoperta che si rinnova ogni volta sotto i nostri occhi stupefatti”.

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Visitatori al Teatro antico di Ercolano con caschi, mantelline e torce (foto paerco)

Qualche attenzione per la visita. Il percorso è sotterraneo e raggiunge circa 25 metri dalla quota stradale. La visita è riservata ai maggiorenni. L’appuntamento è presso la biglietteria del Parco archeologico 30 minuti prima dell’inizio del proprio turno di visita. La pavimentazione è bagnata in più punti ed è scivolosa a causa  della presenza di sedimentazioni calcaree e di acqua. Inoltre, il percorso prevede molti gradini. Pertanto, non è adatto ai soggetti claustrofobici e alle persone con problemi di deambulazione o in gravidanza, ovvero con patologie influenzabili dal contesto di visita. Per motivi di sicurezza si richiede ai visitatori di portare con sé solo borse di piccole dimensioni. È obbligatorio l’uso di scarpe chiuse, basse, resistenti ed impermeabili. è preferibile l’utilizzo di scarpe da trekking. Si consiglia nei periodi estivi di munirsi di maglie o giacche comode, da indossare prima della visita, dato il considerevole sbalzo termico da affrontare durante il percorso.

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Scavi borbonici nell’area vesuviana in una stampa dell’epoca

Il Teatro Antico di Ercolano. Sepolto dall’eruzione del 79 d.C., il Teatro Antico del parco adi Ercolano, nel 1738, fu il primo monumento ad essere scoperto nei siti vesuviani nel corso del Settecento. Nella città di Resina un contadino di nome Ambrogio Nucerino, detto Enzechetta, stava scavando un pozzo quando si imbatté in resti antichi. Enzechetta, senza volerlo, aveva fatto una scoperta sensazionale, aveva trovato il teatro di Ercolano e il pozzo da lui creato si trasformò in una macchina del tempo capace di trasportare in pochi minuti nell’antica città sepolta. Ben presto la notizia arrivò al principe Emanuele Maurizio di Lorena, duca d’Elboeuf che condusse a sue spese per nove mesi gli scavi e nella zona dal pozzo iniziarono ad essere prelevati marmi antichi e statue che il principe utilizzò per abbellire la villa che stava costruendo sul porto del Granatello di Portici. Nel 1738, il re Carlo III di Borbone diede avvio ad un’intensa attività di scavo che segnò il punto di inizio dell’archeologia occidentale moderna.

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, mostra la pianta del teatro antico di Ercolano (foto paerco)

Il teatro di Ercolano aveva una capienza di circa 2500 persone, fu costruito all’epoca dell’imperatore Augusto. Uno dei pochi teatri antichi dei quali conosciamo non solo il nome del benefattore che ne finanziò la costruzione (Lucio Annio Mammiano Rufo), ma anche quello dell’architetto (Publio Numisio). La forma del teatro è quella tipica romana con la cavea divisa in tre ordini: ima, media e summa cavea. Le persone prendevano posto nei diversi settori in base allo status sociale, la zona più bassa era quella di maggiore prestigio, e al genere (le donne in summa cavea). Nella parte superiore della cavea sono stati rinvenuti tre tempietti che dovevano ospitare statue di imperatori. Al di sopra dei passaggi di uscita, posti ai lati della cavea, si trovavano i tribunalia, una sorta di palchi d’onore riservati ai VIP dell’epoca.  I due tribunalia conservano le iscrizioni marmoree dedicate a Marco Nonio Balbo, benefattore di Ercolano, e ad Appio Claudio Pulcro, membro di un’importante famiglia di Roma. Il fronte scena aveva l’aspetto di una facciata di un edificio classico, diviso in due ordini, decorato con colonne colorate e statue inserite in nicchie. Aveva le tre classiche aperture: la porta regia al centro e le due laterali, dette hospitales, che consentivano l’ingresso in scena degli attori. L’unica copertura del teatro era costituita dal velarium, composto da grandi teli che venivano aperti nei giorni caldi per proteggere gli spettatori dal sole.

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L’ingresso al Teatro antico di Ercolano in corso Resina (foto Pier Paolo Metelli – Arte’m)

Il teatro suscitò grande interesse fin dal suo ritrovamento; nel corso del Settecento e dell’Ottocento divenne luogo scelto dai colti viaggiatori che giungevano a Napoli da ogni parte d’Europa e divenendo tappa del Grand Tour. Il monumento è ancora oggi accessibile attraverso le scale realizzate in età borbonica, scendendo a più di 20 metri sotto il materiale eruttivo. Il percorso è concepito come una vera e propria esplorazione: i visitatori possono avventurarsi in un luogo unico e suggestivo, in cui sono presenti, oltre ai resti dell’antico edificio, reperti, graffiti lasciati nei secoli dai visitatori, che alla luce delle fiaccole attraversarono nel XVIII e XIX secolo le gallerie e i pozzi creati per penetrare nelle viscere dell’antica Ercolano, e si possono ammirare persino piccole stalattiti. Il teatro inoltre è legato a filo doppio alla storia della moderna Resina, oggi Ercolano. Infatti, durante la Seconda Guerra Mondiale fu utilizzato come rifugio ed entrò nella storia e nei racconti dei cittadini.

Ercolano. Al parco Maiuri cinque domeniche con “I laboratori del gusto”: col parco archeologico e Slow Food focus sui prodotti del territorio vesuviano, dalle loro antiche origini fino al loro all’utilizzo nella gastronomia di oggi. E il 1° maggio ingresso gratuito e festa con i Mercati della Terra

ercolano_parco_laboratori-del-gusto_locandinaDomenica 24 aprile 2022 primo appuntamento con “I laboratori del gusto”, ciclo di eventi enogastronomici del parco archeologico di Ercolano organizzato in collaborazione con Slow Food Vesuvio all’interno del parco Maiuri. I laboratori del gusto sono incontri tematici, condotti da esperti coltivatori e produttori sugli alimenti della tradizione enogastronomica antica e moderna, che raccontano il collegamento tra la straordinaria documentazione ercolanese, nota attraverso i cibi carbonizzati, e la lunghissima tradizione alimentare campana. Il ciclo di eventi punta a valorizzare la cultura del cibo come momento di dialogo, di gioia e di condivisione: sono questi i valori ereditari che Ercolano è in grado di trasmettere attraverso l’esperienza diretta. Si potranno così conoscere da vicino i prodotti del territorio vesuviano, a partire dalle loro antiche origini fino al loro all’utilizzo nella gastronomia di oggi. Ogni incontro è riservato ad un pubblico di 30 partecipanti, per prenotazioni contattare il presidio Slow Food Vesuvio al numero 338 531 8935.

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I Laboratori del Gusto al parco Maiuri sono organizzati dal parco archeologico di Ercolano e da Slow Food Vesuvio (foto paerco)

Il primo laboratorio, domenica 24 aprile 2022, avrà come tema “I piselli cibo quotidiano vesuviano dall’antichità ad oggi”, durante il quale i visitatori potranno approfondire la storia dei piselli nell’area vesuviana, dove erano utilizzati fin dall’epoca antica come testimonia la documentazione archeologica di Ercolano. L’incontro, realizzato in collaborazione con il presidio Slow Food “pisello Centogiorni”, permetterà infatti di apprezzare le proprietà organolettiche grazie ad una degustazione del pisello Centogiorni messo a confronto con un pisello “commerciale”. Infine, Fofò Ferriere gastronomo, ristorATTORE, e ambasciatore del Pisello centogiorni illustrerà al pubblico partecipante quattro diversi modi per cucinare la pasta e piselli. Prossimi appuntamenti de “I laboratori del gusto”: 1° maggio 2022, “Le Fave vesuviane”; 8 maggio 2022, “Il cece, un alimento più antico dell’umanità”; 15 maggio 2022, “Il pane quotidiano”; 22 maggio 2022, “Il paniere Vesuviano”.

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Al parco Maiuri i Mercati della Terra offrono i prodotti vesuviani a chilometro zero (foto paerco)

“Domenica 1° maggio sarà una giornata di grande festa di primavera”, interviene il direttore Francesco Sirano. “Il Parco accoglierà i visitatori della prima domenica del mese con I laboratori del gusto e con i Mercati della terra organizzati in collaborazione con il raggruppamento di associazioni di volontariato che animano il Parco Maiuri. Questi luoghi si presentano con una rinnovata vitalità fatta di contenuti, di partecipazione e di eredità comune, un dato che va oltre i numeri davvero straordinari di affluenza del solo fine settimana di Pasqua, da venerdì a domenica, con 8051 presenze”. Il 1° maggio ritorna infatti l’accesso gratuito al sito archeologico, come da iniziativa ministeriale che prevede l’ingresso libero nelle prime domeniche del mese oltre che l’appuntamento con i Mercati della Terra, iniziativa internazionale di Slow Food in collaborazione con la cooperativa sociale Giancarlo Siani, membri dell’ATS Parco Maiuri. I giardini di Parco Maiuri ospitano la vivace manifestazione, trasformandosi in un open market dove i visitatori del Parco e i cittadini del territorio potranno acquistare prodotti a km zero.

Ercolano. Al parco archeologico anche a Pasqua e Pasquetta c’è una gemma in più per i visitatori: è la Casa della Gemma, famosa per i preziosi mosaici pavimentali, riaperta fino a giugno in via sperimentale dopo un lungo e delicato restauro di Hcp

ercolano_casa-della-gemma_apertura-al-pubblico_locandinaUna nuova “gemma” per i visitatori del parco archeologico di Ercolano. È quella che troveranno tutti gli appassionati che approfitteranno dei giorni di festa pasquali per una passeggiata nel sito archeologico alle falde del Vesuvio. Dal 26 marzo 2022 (e fino al 28 giugno 2022) è infatti aperta al pubblico in via sperimentale la Casa della Gemma, gioiello del parco archeologico di Ercolano, famosa per i preziosi mosaici pavimentali. Questa nuova opportunità di visita, frutto dell’approccio sperimentale dell’open lab multidisciplinare, accompagna l’arrivo della primavera al Parco, continuando fino al mese di giugno. La Casa della Gemma è aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 13 (mercoledì giorno di chiusura settimanale del Parco). L’accesso alla Casa della Gemma è consentito a gruppi di massimo 20 persone per volta. Per ulteriori info si rimanda al sito www.ercolano.beniculturali.it

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, alla presentazione della riapertura al pubblico della Casa della Gemma (foto paerco)

La Casa della Gemma prende il nome dal ritrovamento di una gemma con l’immagine di Livia erroneamente attribuita a questa casa, mentre in realtà viene dalla Casa di Granianus, che un tempo era parte di un’unica grande domus con affaccio panoramico sul mare, probabilmente appartenente alla famiglia di Marco Nonio Balbo, e presenta nel triclinio uno dei più bei mosaici geometrici in bianco nero dell’intera Ercolano. “L’insula Orientalis I, nella quale si trova la Casa della Gemma, presenta mosaici di eccezionale valore”, spiega il direttore Francesco Sirano: “con questo progetto, che ha riguardato anche le Case del Rilievo di Telefo, di Granianus e dei Cervi, abbiamo ripristinato i mosaici più delicati del sito. Inoltre il lavoro certosino nella Casa della Gemma ha consentito di recuperare completamente le superfici pavimentali in modo da consentire la visita, sia pure in modalità sperimentale.  Stiamo creando le condizioni per ampliare il percorso nel sito archeologico e condividere elementi e spazi della città antica per troppi anni sottratti alla diretta esperienza da parte dei visitatori. L’obiettivo del nostro lavoro è valorizzare il sito per un pubblico sempre più ampio, curioso e consapevole dei valori culturali e della delicatezza del patrimonio UNESCO”. E Jane Thompson, project manager dell’Herculaneum Conservation, ricorda che “il lungo percorso che rappresenta oggi l’apertura della Casa della Gemma costituisce un bell’omaggio all’approccio “a scala di sito” in atto da oltre 15 anni grazie al partenariato con PHI che, invece di sostenere progetti esaustivi su alcune domus, ha migliorato e continua a migliorare le condizioni generali dell’intero sito. Lavorando in questo modo – conclude Jane Thompson – e grazie alle campagne di restauro come questa sui mosaici, si arriva ad esiti così importanti, come la riapertura al pubblico di ambienti da tempo preclusi”.

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La cucina della Casa della Gemma a Ercolano (foto paerco)

La Casa della Gemma. Originariamente questa abitazione – come detto – era parte integrante della Casa del Rilievo di Telefo, probabilmente di proprietà della famiglia di Marco Nonio Balbo, che presentava un impianto irregolare, frutto dei continui ampliamenti per conquistare l’affaccio sul mare e la veduta del Golfo. In età augustea la dimora si sviluppava in tre livelli su ben milleottocento metri quadrati, rappresentando la seconda abitazione più grande di Ercolano, ed era collegata alle Terme Suburbane. Nell’ultimo periodo di vita della città, nell’ambito di una generale ristrutturazione, il gigantesco complesso residenziale venne diviso in tre distinte abitazioni, creando la Casa della Gemma, che si trova al livello della strada, e un’altra casa più modesta al piano sottoposto, reso indipendente grazie a un ingresso autonomo presso Porta Marina. Di questa terza abitazione conosciamo il nome del proprietario, M. Pilus Primigenius Granianus, grazie al rinvenimento di un sigillo in bronzo. La Casa della Gemma conserva, nel suo quartiere signorile, caratteri di grande freschezza degli intonaci e nei pavimenti. Certamente, essa fu abitata, negli ultimi giorni, da una famiglia di riguardo, che ebbe tra i propri ospiti un medico all’epoca famoso alla corte imperiale di Tito, di nome Apollinare, il cui ricordo è consacrato da un’iscrizione irriverente nella latrina, posta nel quartiere rustico insieme alla cucina. Come le altre dimore affacciate sul mare, anche questa casa si sviluppa verso sud con una serie di ambienti, tra cui il triclinio, allineati sul loggiato, ora appena intuibile.

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La Casa della Gemma riaperta al pubblico dopo un prezioso restauro a cura dell’Herculaneum Conservation Project (foto paerco)

Il progetto di restauro della Casa della Gemma e la ricchezza dei mosaici pavimentali a cura dell’Herculaneum Conservation Project. Il progetto di restauro della Casa della Gemma ha incluso lavori conservativi anche delle Case di Pilus Granianus, del Rilievo di Telefo e della Casa dei Cervi. L’intervento sulle pavimentazioni si è reso necessario soprattutto per il contrasto del degrado attivo causato dagli agenti atmosferici e da fattori ambientali (esposizione al vento, alle piogge, ai raggi solari e ai cicli di gelo/disgelo, risalita capillare delle acque) che hanno richiesto un restauro più profondo prima di potere rientrare nel ciclo di manutenzione programmata che è già attivo a scala urbana. I mosaici sono stati oggetto di accurate puliture e trattamenti di disinfezione, che hanno permesso il recupero del tessellato, precedentemente occultato da consistenti patine biotiche. Di grande effetto è oggi, soprattutto, il risultato della puntuale ricostruzione di alcune porzioni della pavimentazione del triclinio della Casa della Gemma la cui preziosa decorazione centrale, suddivisa in 21 riquadri geometrici, era letteralmente esplosa. A conferma di quanto il restauro sia anche e soprattutto conoscenza, vogliamo ricordare il riconoscimento di tracce di disegni preparatori degli schemi geometrici delle grandi superfici (sinopie) incisi dagli antichi artigiani che li realizzarono. I mosaici, in caso di mancanza della malta, o se parzialmente non aderenti al supporto, possono subire distacchi di tessere singole o di piccoli frammenti; anche la presenza di agenti biologici e la crescita di piante superiori possono favorire distacchi del tessellato e spesso accelerano il degrado degli interventi attuati in precedenti restauri. La squadra di restauratori ha eseguito tutte le operazioni necessarie per ripristinare l’adesione delle tessere, eliminando i distacchi macroscopici e intervenendo a tappeto per riempire i vuoti sia superficiali, sia profondi, con l’utilizzo di idonee malte idrauliche a iniezione, nonché per ricostituire la coesione delle tessere, il cui strato più superficiale risultava compromesso.

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L’atrio della Casa della Gemma a Ercolano prima dei restauri a cura dell’Herculaneum Conservation Project (foto hcp)

L’operazione più rilevante svolta in questo cantiere di restauro è stata il riposizionamento in sede di una molteplicità di tessere che giacevano negli ambienti di appartenenza in attesa di un filologico lavoro di ripristino. In questo modo è stato possibile ricucire porzioni di pavimentazione di grandi dimensioni, restituendo uniformità di lettura agli ambienti e recuperare, come nel triclinio della Casa della Gemma, la preziosa decorazione centrale, suddivisa in 21 riquadri geometrici. Altro elemento di grande pregio, recuperato durante questo intervento di restauro, è un pavimento con decorazioni in II Stile, in calcari colorati, tra i più antichi del sito, conservato nella Casa di Pilus Granianus.

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L’atrio della Casa della Gemma durante i lavori di restauro a cura dell’Herculaneum Conservation Project (foto hcp)

L’atrio della Casa della Gemma è stato oggetto anche di un piccolo saggio archeologico nell’impluvium, rinvenuto nel 1934, durante lo scavo della domus sotto la direzione di Amedeo Maiuri, in cui venne recuperata tutta la zona dell’atrio, danneggiata da cunicoli borbonici che la percorrevano a diverse altezze. La stessa vasca dell’impluvio conservava solo in un angolo il rivestimento marmoreo, mentre il resto era già stato asportato negli scavi settecenteschi. Il saggio ha consentito di fissare l’arco temporale e le diverse fasi di vita della struttura. In particolare il ritrovamento di ceramiche ellenistiche data alla prima metà del II secolo a.C. l’occupazione a fini residenziali dell’area. Inoltre di grande interesse archeologico ha anche l’attestazione di diverse fasi della struttura dell’impluvium che appariva leggermente spostata rispetto all’assetto originario, nonché sul rivestimento marmoreo. L’indagine archeologica, infine, ha evidenziato la trasformazione dell’originaria vasca in una fontana nell’ultima fase documentata. Per motivi conservativi, il progetto ha previsto la ricostruzione della vasca e la sostituzione delle gronde, così da migliorare lo scolo delle acque piovane dal compluvium soprastante e ridurre il ristagno sulla pavimentazione e l’umidità.

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Il degrado della Casa della Gemma prima degli interventi di restauro a cura dell’Herculaneum Conservation Project (foto hcp)

Il restauro è stato finanziato con i fondi della legge di stabilità 2015, ai sensi dell’articolo 1, commi 9 e 10, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 per l’annualità 2019, diretto da personale del Parco con la consulenza archeologica e conservativa del team dell’ Herculaneum Conservation Project, partner privato che collabora con il parco archeologico di Ercolano dal 2001, ed eseguito dall’impresa Casinelli Giuliano S.r.l. I mosaici di Ercolano costituiscono una delle grandi ricchezze del sito, rivestendo la maggior parte delle pavimentazioni di ambienti interni ed esterni degli edifici. Sono ben 3.245 i metri quadri di superfici pavimentali ricoperte da mosaici nel Parco Archeologico di Ercolano, che dimostrano quale attenzione fosse rivolta all’aspetto estetico delle domus e degli ambienti di utilizzo comune da parte degli abitanti dell’antica città. A parte alcune rare eccezioni, le pavimentazioni a mosaico del sito ercolanese sono riferibili alla fase decorativa di IV Stile, con tessere nere in materiale vulcanico (leucitite) e/o bianche in marmo, identificato come palombino, disposte in modo da creare tappeti uniformi monocromi e bicromi con decorazioni perimetrali intrecciate, oppure abbelliti da riquadri centrali con raffigurazioni geometriche al loro interno o, ancora, ravvivati da inserti marmorei policromi con forme prevalentemente quadrangolari, con varia tipologia di marmi: bianco, bardiglio, giallo antico, africano, portasanta, alabastro e pavonazzetto.

Ercolano. Quinto appuntamento con “Magma”, la serie video del parco archeologico: con il direttore Sirano e l’archeologo Varriale scopriamo i dettagli emersi in un ambiente della Casa dell’Albergo, a ridosso del punto in cui il mare bagnava Herculaneum, nel cantiere dell’antica spiaggia

Francesco Sirano e Ivan Varriale nell’ambiente livello antica spiaggia della Casa dell’Albergo a Ercolano (foto paerco)

Per il quinto appuntamento della nuova serie video “Magma” del parco archeologico di Ercolano la passeggiata continua alla scoperta del cantiere dell’antica spiaggia di Ercolano. Il direttore Francesco Sirano e l’archeologo Ivan Varriale illustrano alcuni dettagli emersi durante il cantiere in un ambiente della Casa dell’Albergo, a ridosso del punto in cui il mare bagnava Herculaneum.

“La Casa dell’Albergo”, ricorda Sirano, “è una delle dimore più grandi dell’antica Ercolano, articolata su vari livelli. Nell’ambito del progetto Antica spiaggia è previsto lo scavo e il restauro di questo ambiente”. In particolare dello scavo si sta occupando l’archeologo Ivan Varriale. “Questo della lussuosa domus era un ambiente di servizio che connetteva i livelli più bassi della casa con quella che era l’antica spiaggia”, spiega. “Si tratta probabilmente di un locale per il carico/scarico delle merci, visto che siamo anche nei pressi delle cucine della casa. Lo scavo restituisce proprio un’immagine dell’eruzione nel momento della tragedia, quando la porta dell’ambiente era chiusa. È rimasta proprio l’impronta della porta sullo strato di materiale vulcanico, che probabilmente è penetrato dall’esterno all’interno dell’ambiente, lasciando il calco della porta. Qui si vedono chiaramente le assi di legno e addirittura chiodi in ferro, elementi delle cerniere che permettevano di aprire la porta”. Si vedono anche dei fori. “Quello più in basso – continua Varriale – è probabilmente una finestra aperta per dare luce all’ambiente. Invece quel buco che si vede attaccato alla volta è probabilmente un pozzo di scavo. Era la tecnica di scavo dell’Ottocento quando si procedeva per pozzi e cunicoli. Qui troviamo proprio le tracce di questo scavo, perché non vediamo soltanto nella muratura dove si vedono le tracce delle picconate ben evidenti, ma riusciamo a ritrovare anche nello scavo: scavando abbiamo intercettato il piano dove gli scavatori ottocenteschi si sono fermati. Si vede il piano inciso tagliato dagli scavatori nell’Ottocento. Chiaramente sotto questo piano troviamo tutti i crolli relativi agli intonaci, parte dei legni della porta che sono stati trovati sul posto e sono stati poi scavati e ora sono conservati in deposito.

Ercolano. Quarto appuntamento con “Magma”, la serie video del parco archeologico: con il direttore Sirano e l’archeologo Camardo scopriamo il modo di lavorare degli antichi romani grazie a delle scoperte rinvenute sul banco tufaceo nel cantiere dell’antica spiaggia

Francesco Sirano e Domenico Camardo sul cantiere dell’antica spiaggia di Ercolano, tra il banco tufaceo e la rampa per le Terme Suburbane (foto paerco)

Per il quarto appuntamento della nuova serie video “Magma” del parco archeologico di Ercolano la passeggiata continua alla scoperta del cantiere dell’antica spiaggia di Ercolano. Il direttore Francesco Sirano e l’archeologo dell’Herculaneum Conservation Project Domenico Camardo raccontano alcune curiosità sul modo di lavorare degli antichi romani grazie a delle scoperte rinvenute sul banco tufaceo.

La passeggiata ci porta di fronte alle Terme Suburbane dove si vedono degli incassi nel banco tufaceo. “Quando abbiamo ripulito tutta quanta l’area”, spiega Camardo, “sono emersi tutti questi incassi che hanno delle inclinazioni molto chiare all’interno che servivano per ricevere dei pali di legno inclinati su cui erano poste delle carrucole che permettevano di sollevare i pesanti blocchi di tufo man mano che si procedeva con l’estrazione. È infatti qui che si vede ancora benissimo un’impronta quadrangolare di un grosso blocco che è stato staccato e sollevato: quindi questo è ciò che resta di un cantiere edile dell’antichità. In pratica vediamo al negativo l’estrazione dei blocchi”. L’area di ricerca è di fronte alla rampa di accesso delle Terme Suburbane, un ingresso secondario forse usato per portare legna per farle funzionare. “Vediamo che ci sono dei dislivelli”, fa notare Sirano. “A cosa è dovuto questo cambio di livello delle fondazioni? In realtà anche in questo caso siamo di fronte ai segni e alle tracce di una oscillazione della terra: quando la terra si abbassava, il mare si avvicinava alla città. Sono chiare le tracce dell’erosione della base della scala, ma anche della base dell’edificio che quindi è stato esposto a un certo punto all’azione delle mareggiate. E infatti basta guardare le finestre del Samovar per vedere che i romani sono stati costretti a restringerle con dei muretti e dei pannelli di cocciopesto per proteggersi dal mare”. Quindi – conclude Camardo – nel giro di pochi anni la città ha dovuto reagire a una serie di trasformazioni e di fenomeni naturali. “Erano eventi molto veloci, come quelli che succedono oggi nella vicina Pozzuoli dove nel giro di pochi anni il mare gonfia la terra anche di un metro per poi abbassarsi”.

Primavera al parco archeologico di Ercolano: dal 1° aprile riparte l’appuntamento settimanale con i “Close up Cantieri” e tornano le Domeniche Gratuite in sicurezza

Locandina di “Close-up Cantiere”, l’appuntamento del venerdì al parco archeologico di Ercolano

Al parco archeologico di Ercolano dal 1° aprile 2022 riparte l’appuntamento con i “Close up” Cantieri. E, per accogliere a pieno la primavera e per un ulteriore passo verso la normalità, torna l’iniziativa istituita dal ministero per la Cultura “Domenica al museo”, interrotta a causa dell’emergenza sanitaria.  Domenica 3 aprile 2022 il primo appuntamento tanto gradito dal pubblico: ingresso gratuito al sito archeologico, al Padiglione della Barca, all’Antiquarium con la mostra SplendOri il lusso degli ornamenti a Ercolano. Le visite avverranno nel rispetto delle norme di sicurezza anti-Covid-19. Il clima di ritorno all’ordinario anche nel nuovo protocollo di ingresso ai luoghi della cultura, per cui dal 1° aprile 2022, per l’accesso a musei, parchi archeologici, mostre, archivi, biblioteche e altri luoghi della cultura non è più richiesto il possesso del green pass rafforzato, né di quello base. Resta l’obbligo di utilizzo di mascherine chirurgiche.

Un cantiere di restauro di un pavimento musivo a Ercolano (foto paerco)

A grande richiesta dei visitatori e per proseguire nel progetto di sensibilizzazione dei visitatori del parco archeologico di Ercolano, torna dunque l’appuntamento “Close up cantieri”. Partito nel 2018 e divenuto un evento attesissimo, l’iniziativa coinvolge i turisti nel quotidiano lavoro di conservazione svolto dallo staff del Parco, in una fruizione sempre più consapevole. I visitatori interessati a partecipare alla visita immersiva nei cantieri del Parco verranno condotti presso i siti accessibili coinvolti nel progetto dove incontreranno i restauratori responsabili del cantiere, con possibilità di guida in lingua inglese. Il primo “Close up” partirà venerdì 1° aprile 2022, per un totale di 15 appuntamenti che si ripeteranno ogni venerdì mattina, fino all’8 luglio 2022. I turni di visita saranno tre, a partire dalle 11. “Close up cantieri è diventato ormai un format del Parco di Ercolano”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “il venerdì mattina i visitatori, attraverso il programma di inclusione e di partecipazione alle attività di restauro e manutenzione del patrimonio archeologico dell’antica città, saranno condotti all’interno delle domus, potendo avvicinare e toccare con mano il lavoro che si svolge dietro le quinte dei cantieri di restauro. L’intento è arrivare ad una fruizione sempre più consapevole e partecipata”.

Ercolano. Terzo appuntamento con “Magma”, la serie video del parco archeologico: con il direttore Sirano e l’archeologo Varriale scopriamo le ricerche nel giardino pensile della Casa del rilievo di Telefo

L’archeologo Ivan Varriale e il direttore del parco archeologico di Ercolano Francesco Sirano nel cantiere dell’antica spiaggia (foto paerco)

Per il terzo appuntamento della nuova serie video “Magma” del parco archeologico di Ercolano la passeggiata continua alla scoperta del cantiere dell’antica spiaggia nei pressi delle Terme Suburbane dell’antica Herculaneum nel giardino pensile della Casa del rilievo di Telefo. Il direttore Francesco Sirano e l’archeologo Ivan Varriale ci fanno conoscere le ricerche e i progetti che rendono ancora più interessante questa zona della città antica.

“Procedendo lungo l’antica spiaggia”, esordisce Sirano, “siamo ora arrivati nell’angolo dove un tempo sorgeva una torre poi utilizzata per realizzare il gran salone decorato in marmi della Casa del Rilievo di Telefo che si trova proprio sopra di noi. Qui furono trovati anche tutti gli elementi del tetto e del soffitto di questo salone, alcuni dei quali hanno conservato anche splendidamente i loro colori. E in questa posizione si trovava anche una scaletta attraverso la quale si saliva a un giardino pensile che caratterizzava l’affaccio a mare sempre della Casa del Rilievo di Telefo”. Da questa posizione si vede bene il fronte della Casa del Rilievo di Telefo articolato su più piani con semicolonne ancora in vista, “C’è anche la presenza di aperture più antiche – continua Sirano – appartenenti a una prima fase della vita della casa che poi in un secondo momento sono state chiuse e murate per creare lo spazio dove ci troviamo che è un vero e proprio giardino pensile che affacciava direttamente sulla scogliera e aveva la vista sul mare. Sul fondo c’era un piccolo porticato e degli ambienti coperti a volte”.

In sezione il crollo dei piani superiori sull’antica spiaggia di Ercolano: si vede una colonna capovolta dalla furia dell’eruzione (foto paerco)

“In quest’area abbiamo appena cominciato l’intervento”, spiega Varriale. “E sono cominciate a uscire fuori tutta una serie di evidenze come si vede bene qui in sezione: i crolli dei piani superiori di ambienti. Si vede proprio una colonna capovolta dalla furia dell’eruzione, con tutti gli elementi delle travature di legno che sostanzialmente facevano parte probabilmente delle strutture che sorreggevano i piani superiori. E all’interno c’è un corridoio coperto, un criptoportico: si apriva un ambiente che adesso è quasi completamente sommerso di materiale vulcanico. Quindi c’è solo la sezione: si intravede la struttura di un triclinio estivo, cioè di una sala da pranzo che affaccia sul giardino con i divani per mangiare, sui quali erano posti dei cuscini. C’era anche uno spazio centrale dove veniva posta la mensa alla quale si servano gli ospiti. Simili strutture non ci sorprendono perché chiaramente traevano beneficio dal belvedere e la vista che si poteva godere da quest’area. Questo ci fa capire quanto doveva essere stata spettacolare la Casa del Rilievo di Telefo”.

Ercolano. Al parco archeologico parte l’orario prolungato e annuncia nuovi eventi

Al parco archeologico di Ercolano ripristinato l’orario prolungato (foto paerco)

Al parco archeologico di Ercolano è arrivata la primavera. Dal 16 marzo 2022 parte l’orario prolungato: i cancelli verranno aperti dalle 9.30 alle 19.30 (ultimo ingresso 18). I visitatori potranno continuare ad accedere al Padiglione della Barca e all’Antiquarium con la mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano”. L’arrivo della bella stagione annuncia eventi ed iniziative di partecipazione, quest’anno puntati sulla civiltà dell’abitare nella città antica. Tra aperture di domus appena restaurate, accesso ai cantieri in corso, eventi che coinvolgeranno il territorio di riferimento il Parco crede nella cultura come occasione di riflessione e di ispirazione per affrontare le difficoltà e le preoccupazioni che sembrano attanagliarci da ormai tre anni.

Ercolano. Secondo appuntamento con “Magma”, la serie video del parco archeologico: con il direttore Sirano e gli archeologi Camardo e Sirleto scopriamo i dettagli dei ritrovamenti all’interno del flusso piroclastico che ricoprì l’antica città

Francesco Sirano, Domenico Camardo e Rosaria Sirleto al cantiere dell’antica spiaggia di Ercolano (foto paerco)

Seconda puntata della nuova serie video “Magma” del parco archeologico di Ercolano che torna a raccontare il fermento di attività in corso nell’area archeologica. Col direttore Francesco Sirano, l’esperto dell’Herculaneum Conservation Project Domenico Camardo e l’archeologa Rosaria Sirleto continua la passeggiata alla scoperta del cantiere dell’antica spiaggia: stavolta scopriamo i dettagli dei ritrovamenti all’interno del flusso piroclastico che ricoprì l’antica città di Herculaneum durante l’eruzione del 79 d.C.

“Nelle sezioni si intravede la furia con cui si è abbattuta l’eruzione”, spiega Camardo. “Si legge bene la violenza dell’eruzione e anche la ricchezza di questi diversi livelli per circa 2 metri e mezzo di altezza lungo tutta la sezione di scavo”. È davvero impressionante la quantità di materiale archeologico che è stato trascinato durante l’eruzione. Lo spiega bene Rosaria Sirleto, archeologa del parco archeologico di Ercolano, impegnata nel bellissimo cantiere dell’antica spiaggia. “Come dicevo anche agli operai”, illustra Sirleto, “questa è proprio l’istantanea di quello che è avvenuto in quel momento. La leggiamo chiaramente. La parte alta conserva il crollo degli edifici. Si leggono chiaramente pezzi di murature, ma anche le tegole dei tetti. E quindi questo ci dà proprio la percezione di quello che deve essere stato l’urto del flusso piroclastico contro i tetti degli edifici della città. E invece nella parte bassa ci sono gli elementi che sicuramente appartenevano in parte – come alcune travi – all’orditura dei tetti, e in parte sono sicuramente elementi relativi ad alberi: si vedono proprio degli alberi trascinati. Rispetto ad altri contesti dove solitamente siamo abituati a rinvenire ceramica, e poi anche dopo a processare questi dati, invece qui abbiamo proprio immediata la restituzione di quella che è stata la tragedia. Proprio un fotogramma”.