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Il Parco Archeologico di Ercolano protagonista delle Giornate Europee del Patrimonio 2020. Il direttore Sirano: “Guardiamo con occhi nuovi questo straordinario patrimonio archeologico”

Anche il Parco Archeologico di Ercolano protagonista delle Giornate Europee del Patrimonio 2020, la più estesa e partecipata manifestazione culturale d’Europa. Il Parco di Ercolano inoltre, nell’ambito del Piano di Valorizzazione 2020 amplia l’offerta oraria e dal  21 settembre al 15 ottobre 2020 resta aperto 7 giorni su 7. Lo slogan “Imparare per la vita”,  scelto dal MiBACT  per richiamare i benefici che derivano dalla esperienza culturale e dalla trasmissione delle conoscenze nella moderna società, è preso come motto dal Parco di Ercolano che negli ultimi anni ha intrapreso la strada del coinvolgimento del territorio,  della sinergia e valorizzazione dell’intero territorio, per allargare la rete fatta di nodi,  connessioni culturali, istituzionali e formative che si espandono oltre il Parco. Nelle giornate del 25 e 26 settembre 2020 i cancelli del Parco di Ercolano apriranno eccezionalmente alle 8.30 incrementando l’orario ordinario e venendo così incontro alle esigenze di tanti turisti che arrivano presto la mattina al sito e sono desiderosi di fruirne in queste particolari e meravigliose condizioni di luce, tornando almeno per due giornate agli orari ordinari del Parco prima dell’applicazione delle restrizioni orarie dovute alla pandemia Covid-19. Sabato 26 settembre 2020 il Parco sarà inoltre aperto per l’evento serale de “I Venerdì di Ercolano” che ha raddoppiato il calendario appunto anche con la serata del 26, con un biglietto dal costo straordinario di 1 euro e per tale data, così come per il venerdì 25 settembre, si annuncia già il sold out con richieste che sono andate ben oltre le possibilità di accoglienza del Parco che continua a rispettare un attento contingentamento per considerare il distanziamento sanitario. “Prendo spunto dal tema di quest’anno per le Giornate del Patrimonio dell’ Imparare per la vita”, interviene il direttore Francesco Sirano, “per invitare tutti a venire a guardare con occhi nuovi questo straordinario patrimonio archeologico, per trovare insegnamento e ispirazione da questi luoghi dove  la vita pur dal passato ci parla da ogni angolo. Ed analoghe considerazioni si possono fare sulla cura del sito che dalla sistemazione Maiuri ai più recenti restauri testimoniano di come ricerca e progresso della conoscenza siano di casa ad Ercolano. Ma l’invito è anche a trattenersi sul territorio dopo la visita degli scavi, a fare una visita alle Ville del Miglio d’Oro, alla Reggia di Portici, al MAV, oppure al vivace e colorato mercato di Resina per apprezzare quanto in questi luoghi, pur attraversati da problematiche di ordine socio economico, hanno imparato nei secoli dalla vita a risorgere e ad affermarsi più e più volte a fronte di situazioni insostenibili causate da mano umana o da fenomeni naturali. E, più in generale, tutti in questi mesi complicati e duri stiamo imparando e sperimentando per la vita nuovi modi per lavorare e per avvicinarci al nostro patrimonio che non deve mai essere considerato un lusso superfluo, ma bensì una parte sostanziale della nostra identità e della nostra anima”.

“La sua voce si è spenta, non il suo pensiero”: Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, ricorda il prof. Mario Torelli, il grande archeologo recentemente scomparso, che ha dedicato i suoi studi anche a Ercolano

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, e il prof. Mario Torelli a Ercolano (foto paerco)

A ricordare il prof. Mario Torelli, accademico dei Lincei, Premio Balzan, studioso di vastissime conoscenze e di grande capacità critica, scomparso il 15 settembre 2020 all’età di 83 anni, dedica il pensiero Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano. “Capita raramente che l’attività professionale e scientifica di uno studioso – scrive Sirano – si intrecci tanto profondamente con avanzamenti fondamentali delle discipline storico archeologiche e con la vita di generazioni e generazioni di allievi e studiosi che sugli scritti del prof. Mario Torelli si sono formati. Nell’immensa produzione scientifica del professore Torelli dedicata all’archeologia romana non sono mancati lavori che hanno riguardato direttamente o indirettamente l’antica Ercolano, come quello sulla cosiddetta Basilica. Nella sua generosità e con grande affetto il 1° dicembre 2017 Mario Torelli aveva regalato al Parco di Ercolano un memorabile intervento in occasione della presentazione della pubblicazione del volume di D. Camardo e M. Notomista dedicato agli scavi Maiuri. Era sempre un onore ospitarlo per eventi culturali dove portava la sua autorevole testimonianza e la sua aurea di saggezza culturale. Una perdita per il mondo della cultura ma una fortuna per le ultime generazioni aver potuto incontrarlo negli anni di formazione e di confronto professionale. Se la sua voce si è spenta, il dialogo con il suo pensiero e con i suoi studi continuerà“.

Il parco archeologico di Ercolano ci riprova: riprogrammati i “Venerdì di Ercolano”. Le visite serali raddoppiano con ingressi il venerdì e il sabato nel nome di Ercole. Percorsi guidati con proiezioni di luci, videomapping e tableaux Vivants

La locandina de “I Venerdì di Ercolano” aggiornati e raddoppiati visite guidate serali nei giorni 18, 19, 25 e 26 settembre 2020

Ercolano ci riprova e incrocia le dita. Dopo la forzata sospensione de “I Venerdì di Ercolano” nel rispetto di un’ordinanza del sindaco di fronte a un aumento dei casi di positività al coronavirus, il parco archeologico di Ercolano ha riprogrammato e raddoppiato le aperture serali (venerdì e sabato) con eventi nei giorni 18, 19, 25 e 26 settembre 2020 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/08/27/il-covid-19-non-ferma-la-programmazione-in-forma-ridotta-e-a-ingressi-contingentati-del-parco-archeologico-di-ercolano-al-via-le-visite-serali-accompagnate-dei-venerdi-di-ercolano/). Le serate evento de “I Venerdì di Ercolano” del programma Campania by night, previste nel Piano di Valorizzazione 2020, sono realizzate dalla SCABEC Regione Campania in collaborazione con il MIBACT, il Parco Archeologico di Ercolano e il Comune di Ercolano, con percorsi accompagnati al sito, arricchiti di proiezioni di luci e riproposizioni in videomapping di alcuni dei capolavori di pittura e scultura provenienti da Ercolano a partire dagli scavi borbonici. Suggestivi “Tableaux Vivants”, a cura di Teatri 35, valorizzeranno questo percorso tra gli incanti della città antica.  I turni di visita si svolgeranno dalle 20 alle 24 con partenze ogni 10 minuti, ultima partenza alle 23 (percorso di un’ora), per un massimo di 19 visite per ciascuna serata; il turno delle 21.30 prevedrà la possibilità di visita in lingua inglese. I visitatori sono invitati a rispettare precisamente l’orario di visita; i gruppi saranno composti da massimo 10 persone ciascuno per le norme di prevenzione anti Covid-19, con accesso dei visitatori esclusivamente dall’ingresso monumentale di corso Resina. Tutti i visitatori avranno l’obbligo di utilizzo delle mascherine dall’ingresso fino al termine della visita. Il personale che accompagnerà i gruppi avrà cura di verificare il corretto utilizzo dei dispositivi sanitari di protezione da parte dei visitatori lungo il percorso. Nelle attività riguardanti il controllo dei flussi dei visitatori in ingresso e in uscita, il Parco si avvale della collaborazione dei volontari della Pro Loco Herculaneum, della Protezione Civile e dell’Associazione Nazionale Carabinieri.

“Contesa fra Ercole e il fiume Acheloo per la mano di Deianira” nella sede del Collegio degli Augustales di Ercolano (foto Paerco)

“Abbiamo raddoppiato le serate de i Venerdì di Ercolano con la speciale guida di Ercole, l’eroe da cui la città prende nome”, interviene il direttore Francesco Sirano. “Le aperture serali permetteranno al pubblico che accederà al sito di trascorrere ore di piacevole conoscenza intrattenendosi all’interno del Parco per un ulteriore assaggio di normalità verso la quale stiamo incamminandoci con grande impegno”. I temi figurativi selezionati per le proiezioni e per i tableaux vivants dell’edizione 2020 sono infatti legati alla figura di Ercole, l’eroe che dà il nome alla città, e sono presentati in una sequenza che, accompagnata dalla narrazione delle guide, suggerisce l’immenso fascino e la forza dell’esempio che il mito di Ercole ha sempre avuto nella storia non solo romana, dalla nascita, alle fatiche e all’apoteosi tra gli Dei dell’Olimpo, che erano frequentati ogni giorno nei luoghi privati e pubblici dell’antica Ercolano.

Una suggestiva immagine di Ercolano by night (foto Paerco)

Considerato il ristretto numero di biglietti è vivamente consigliato, per non perdersi l’evento ed evitare assembramenti all’esterno degli scavi, di acquistare i biglietti on line sul sito www.ticketone.it (con commissione di prevendita di 1,50 euro) fino alle 18 del giorno della visita, per fasce orarie di dieci minuti, coincidenti con i turni di visita. I biglietti che risulteranno invenduti alle 18, saranno acquistabili presso la biglietteria del Parco che sarà in funzione fino alle 23 del giorno della visita serale. Il prezzo del biglietto è di 5 euro; per gli under 30 e over 65, possessori Campania Artecard in corso di validità ingresso agevolato a 2.50 euro; ingresso gratuito per gli under 18. Il costo del biglietto della serata del 26 settembre, che rientra negli eventi delle Giornate Europee del Patrimonio, avrà il costo simbolico di 1 euro. Possibilità di parcheggio presso i parcheggi situati presso la scuola Rodinò in via IV Novembre e la scuola Iovino Scotellaro I traversa via IV Novembre.

“Lapilli sotto la cenere”: la quinta clip del parco archeologico di Ercolano ci fa scoprire la mensa degli antichi ercolanesi, che tenevano una dieta principalmente vegetariana con poche proteine dal pescato e animali da allevamento

Nella quinta clip dei Lapilli sotto la cenere del Parco Archeologico di Ercolano, il direttore Francesco Sirano ci accompagna alla scoperta della mensa degli antichi ercolanesi. Grazie al ritrovamento di numerosi reperti organici tra cui legumi, cereali, frutta e cibi preparati è possibile risalire alle abitudini alimentari e commerciali della città di Herculaneum. “Gli scavi archeologici”, spiega Sirano, “ci hanno fatto ritrovare frutta, cereali, legumi, cibi già preparati che si trovavano sulle mense come nei negozi nei ristoranti nei depositi dell’antica Ercolano. Talvolta ne sono stati trovati in quantità davvero considerevoli come nel caso dei cereali: sul cardo quarto un silos conteneva più di 100 chilogrammi di grano”. Alcuni di questi materiali ci aprono una finestra verso i commerci internazionali di Ercolano come dimostra il ritrovamento dei datteri. Se prepariamo una selezione dei principali cibi che si trovavano sulle mense degli antichi ercolanesi, notiamo subito il loro colore uniforme dovuto al fatto che hanno subito un processo di carbonizzazione ma se li osserviamo più da vicino li possiamo riconoscere ancora oggi. Con la restauratrice Elisabetta Canna e l’archeologa Stefania Siano andiamo alla scoperta di questi alimenti. I cereali: abbiamo il grano, l’orzo, il miglio e il farro. E poi cipolle e spicchi d’aglio. Poi abbiamo i legumi: ceci, lenticchie, fave, piselli. Passiamo alla frutta: moltissimi i resti di fichi, mandorle, abbiamo alcune noci, e preziosissimi frammenti di melograno, e infine datteri, un frutto più esotico. Interessante anche la scoperta di frammenti di lievito madre con cui si poteva impastare il pane che aveva due forme diverse: la focaccia e la pagnotta, quest’ultima con un segno radiale per invitare il taglio delle fette di pane. Dalle fonti letterarie sappiamo che questo pane si accompagnava con il consumo delle olive. L’apporto proteico era poi completato dalle uova, dai frutti di mare e dal pesce, e dalle proteine di animali di allevamento. Tra i frutti di mare, capesante, murice, conchiglie di vongole. Il pesce era anche quello pescato all’interno dei golfo. Attraverso l’analisi dei resti recuperati nel setacciamento di materiali gettati in una fogna è stato possibile riconoscere più di 50 specie di pesci, presenti ancora oggi nel golfo di Napoli. Gli antichi ercolanesi per preparare i cibi utilizzavano tegami, pentole di terracotta e di metallo. Invece tegami e pentole di bronzo venivano utilizzati per servirli durante dei pasti di particolare importanza in occasione di festività e solennità familiari. “Si tratta dunque di una dieta basata prevalentemente sul regime vegetariano con apporti proteici dal regime animale estremamente limitati. Molto interessanti sono i dati ricavati dalle analisi paleo-nutrizionali sulle ossa e la dentatura dei fuggiaschi che si trovavano sull’antica spiaggia. Questi dati hanno confermato un accesso alle proteine animali molto limitato, prevalentemente ai livelli sociali più alti della comunità locale”.

“Lapilli sotto la cenere”: nella terza clip del parco archeologico di Ercolano il direttore Sirano ci porta a scoprire i preziosi legni (mobili e arredi) ritrovati nell’antica Herculaneum e conservati nei depositi-laboratori dove sono studiati e restaurati

Nella terza clip dei “Lapilli sotto la cenere del parco archeologico di Ercolano” il direttore Francesco Sirano ci accompagna eccezionalmente alla scoperta di alcuni reperti che ancora oggi riescono ad emozionare: sono i legni ritrovati nella città antica, una testimonianza importante che ha aiutato gli studiosi a comprendere le diverse tecniche di lavorazione e l’estetica degli ornamenti ebanistici dei complementi di arredo delle domus. “Le modalità di seppellimento della città antica”, spiega Sirano, “hanno fatto conservare il materiale organico il cui aspetto è leggermente mutato, ha preso una forma carbonizzata, ma è perfettamente riconoscibile”. Uno dei reperti più importanti che non manca ancora oggi di emozionare è la culla dalla casa di Graniano. “Fu trovata con i resti di un materassino e adagiato lo scheletro del bambino. Un salto nel tempo che ci riporta direttamente al 79 d.C. e alla tragedia che imperversò Ercolano”. Le case di Ercolano avevano arredi di ogni genere: andiamo dagli sgabelli addirittura con l’impiallacciatura in legno di rosa, a tavolini con le zampe configurate. “Interessantissimo un armadio larario, un mobile composto in due parti: sopra abbiamo un vero e proprio piccolo tabernacolo all’interno del quale c’erano delle statuette di culto di divinità a cui quella famiglia era devota; e nella parte bassa un armadio dove erano deposti degli utensili che servivano per la vita di tutti i giorni. Si può notare in particolare la splendida ricostruzione fatta da Maiuri che poteva contare su degli operai, anche ebanisti, di eccezionale capacità che hanno ricostruito perfettamente questo mobilio. Infatti non ci dimentichiamo che i mobili si trovavano tutti all’interno del flusso piroclastico. Era davvero complicato già solo riconoscerli e poi riuscire a tirarli fuori da questa massa di fango che li inglobava”. Ritrovate anche delle cassapanche o addirittura delle panchine dove ci si poteva sedere, e ben tredici letti. “Uno dei letti meglio conservati ha una spalliera alta tutta decorata, anche questo in legno di rosa con impiallacciatura che fa dei disegni geometrici. La rete è in legno. Su questa veniva adagiato il materasso”. I materiali organici ritrovati sono dei materiali estremamente delicati, hanno bisogno di essere conservati in un ambiente climatizzato e inoltre di continua manutenzione.

Elemento del soffitto in legno del salone delle feste della Casa del Rilievo di Telefo di Ercolano (foto Paerco)

Oltre ai mobili a Ercolano sono stati ritrovati anche complementi di arredo. Eccezionali durante gli scavi effettuati in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project e con il finanziamento della fondazione Packard sono i resti di un soffitto che decorava il salone delle feste della Casa del Rilievo di Telefo. “Il legno in questo caso – continua Sirano – ha mantenuto il suo aspetto di legno vivo perché è stato ritrovato in un ambiente umido. Ma non solo: si può vedere come si sono conservati i colori. E inoltre è stato particolarmente interessante l’aver potuto ricostruire la tecnica degli incastri che venivano utilizzati da questi sapientissimi artigiani che hanno creato un vero e proprio capolavoro nella casa di Marco Nonio Balbo che era uno dei personaggi più importanti di Ercolano antica”. Elisabetta Canna, restauratore del parco archeologico di Ercolano: “Il restauro di questo reperto, come degli altri 75 pezzi del soffitto della Casa del Rilievo di Telefo, è iniziato molti anni fa, perché la fase preliminare all’intervento è stata una fase di studio e ricerca, proprio perché il legno bagnato e ritrovato a Ercolano è di estrema rarità. Conclusa la fase di studio nella quale si è indagata anche la natura del legno, ed è venuto fuori essere un abete bianco, e la natura dei colori delle ocre stese con un legante organico, una proteina, una tempera all’uovo, si è potuto mettere a punto un intervento di conservazione, un consolidamento con degli zuccheri, elementi compatibili con il materiale originale. E poi una seconda fase di restauro estetico della superficie che ha visto l’utilizzo del laser come elemento fondamentale per recuperare le cromie originali dal materiale di scavo che era rimasto incrostato sulle superfici”.

Elementi di mobili in legno con placche in avorio ritrovati nella Villa dei Papiri di Ercolano (foto Paerco)

Tra gli oggetti più sbalorditivi ritrovati nel corso degli scavi alla villa dei Papiri da Maria Paola Guidobaldi ci sono dei mobili di legno. Le analisi hanno rivelato che si tratta di legno di frassino e questi mobili erano rivestiti con placche di avorio in parte lavorate a rilievo. Durante la documentazione preliminare sono stati effettuati una serie di disegni accurati e un modello 3D che ha permesso di recuperare una copia perfettamente uguale all’originale stampata con laser scanner in maniera da poter manipolare facilmente questi pezzi che altrimenti non avremmo potuto toccare data la delicatezza. “In questa maniera si è cercato di ricostruire gli assemblaggi delle varie parti che formavano questo mobile. Si può vedere l’incastro sulla zampa leonina che era la base di un mobile che oggi sappiamo essere identificato con il sostegno di un bacino, un sostegno a treppiedi, un tripode che aveva in alto un coronamento al di sopra del quale dobbiamo immaginare un bacino. Sulla base del numero di frammenti si sono ipotizzati almeno tre tripodi, tre vasi di sostegno che in base alla decorazione dovevano avere un significato anche rituale. Infatti notiamo che tutto gira intorno al mondo di Dioniso: si riconosce il dio e personaggi del suo corteggio. Ed eccezionali sono le scene di sacrificio che avvengono sui pezzi che sostenevano il vero e proprio bacino. Qui infatti abbiamo una scena dove si vedono proprio delle persone che stanno compiendo un sacrificio incruento davanti a una statua del dio Priapo”.

Aumentati i casi di Covid-19. Il parco archeologico di Ercolano sospende “I Venerdì di Ercolano” in coerenza con quanto stabilito dal sindaco e ottemperando all’ordinanza comunale

La locandina de “I Venerdì di Ercolano” il 28 agosto e 4 settembre 2020: l’evento è stato sospeso

Stavolta a vincere è stato il Covid-19: sospesi “I Venerdì di Ercolano”. Lo ha annunciato il direttore Francesco Sirano: “In coerenza con quanto stabilito dal Sindaco e ottemperando all’ordinanza comunale, procediamo insieme a SCABEC (Regione Campania), nostro partner, a sospendere l’evento spettacolo del venerdì sera”. Il Parco Archeologico di Ercolano, solidale con il territorio e attento all’incolumità dei visitatori, annuncia la sospensione dell’evento de I Venerdì di Ercolano per le serate del 28 agosto e del 4 settembre 2020. Infatti, a causa del numero aumentato dei casi di Covid-19 all’interno del territorio comunale, nella serata di ieri, 27 agosto 2020, il sindaco di Ercolano ha emanato un’ordinanza con la quale sospende tutte le iniziative che si svolgono nel territorio di Ercolano e che sono state organizzate dall’amministrazione di Ercolano.  Il Parco Archeologico di Ercolano rimane regolarmente accessibile per le visite diurne e le attività ordinarie.

“Lapilli sotto la cenere”: parte la nuova serie di clip del parco archeologico di Ercolano alla scoperta di altri tesori dell’antica Herculaneum. Si inizia con le Terme suburbane, dove si rivive la vita degli antichi romani, si ritrovano i segni dell’eruzione del Vesuvio e si leggono le tappe degli scavi archeologici dai Borboni ai giorni nostri

L’annuncio il 5 agosto 2020 con un video: al via “Lapilli sotto la cenere”, le nuove clip sui tesori del parco archeologico di Ercolano, una nuova fase degli approfondimenti condotti sul sito dal direttore, esperti e personale specializzato. Dopo il grande successo di “Lapilli”, ampiamente presentati da archeologiavocidalpassato, il parco archeologico di Ercolano si trova alla virata di boa con passaggio ad una nuova fase: dai “Lapilli del Parco”, che hanno costituito un momento di virtualizzazione della visita, quando essa era negata dalle circostanze di chiusura al pubblico – per i quali i risultati sono stati travolgenti – ai “Lapilli sotto la cenere”, alla scoperta dei tesori nascosti del Parco. Finalmente l’attesa è finita. Ecco la prima clip dei “Lapilli sotto la cenere” dedicata alle Terme suburbane.

Inizia il nuovo viaggio. Con i “Lapilli sotto la cenere del Parco Archeologico di Ercolano” il virtuale integra la visita reale e offre ancora maggiore ricchezza portando gli appassionati a scoprire realtà ulteriori rispetto a quelle che si visitano nel Parco. Si inizia con un luogo eccezionale per tanti aspetti, una delle realtà più impressionanti di Herculaneum: le Terme suburbane. Da un lato infatti, le Terme suburbane sono tra i luoghi che più possono far rivivere le atmosfere, gli usi e i costumi dell’antica città. Dall’altra, ci testimoniano in maniera potente le dinamiche delle ore dell’eruzione e ci raccontano il fascino della scoperta. Grazie alla luce, alle decorazioni ed alla struttura di questo edificio così particolare, è possibile percepire la storia, sia quella dei suoi antichi frequentatori, sia quella moderna dei primi scavi archeologici.

Veduta esterna delle Terme suburbane di Ercolano accessibili dall’area sacra di Marco Nonio Balbo o direttamente dal mare (foto Graziano Tavan)

“Siamo all’esterno dell’antica Ercolano, nell’area sacra per Marco Nonio Balbo”, spiega il direttore Francesco Sirano. “Dei gradini permettevano di assistere alle cerimonie in onore del grande benefattore di Ercolano, il quale aveva reso pubblico l’edificio delle Terme suburbane”. Da questo spazio sacro si entra nelle terme e subito alla nostra destra un ambiente di servizio dove immediatamente prima del 79 d.C. erano stati depositati dei tubuli di terracotta che rivestivano le intercapedini degli ambienti caldi perché si stavano svolgendo dei lavori di restauro. “Se c’è un monumento percorrendo il quale si può avere una sensazione molto simile a quella che percepivano gli antichi, queste sono le Terme suburbane di Ercolano. Ci si arrivava dall’area sacra di Marco Nonio Balbo, ma vi si poteva accedere anche dal mare. Sul mare infatti si affacciavano con dei finestroni panoramici”.

La vasca con il busto di Apollo nell’atrio delle Terme suburbane di Ercolano (foto Scabec)

Appena entrati i frequentatori delle Terme lasciavano i loro vestiti e prendevano l’occorrente per il rito del bagno pubblico: “In questi ambienti venivano colpiti dal grande atrio che proiettava la luce direttamente dall’alto, dal tetto delle terme, e la portava qui sotto. Siamo infatti a un livello più basso rispetto al piano di calpestio romano. Una vasca con il dio Apollo zampillava e introduceva in questo meraviglioso mondo di rilassamento totale e di pulizia che caratterizzavano le terme romane”. Questo edificio è il risultato di una serie di trasformazioni. “In un primo momento era forse più piccolo, e poi fu ampliato quando da terma privata di Marco Nonio Balbo divenne un grande edificio pubblico e questo forse spiega perché inusualmente troviamo la zona dei prefurnia direttamente visibile dal vestibolo. Questo, come è noto, è la vera e propria sala macchine delle terme romane. Qui venivano messe le fascine di legno e riscaldata aria e acqua per poter far funzionare gli ambienti termali”.

Il frigidarium delle Terme suburbane di Ercolano: si vede la vasca e, a sinistra, la porta con i resti del flusso piroclastico lasciati da Amedeo Maiuri (foto Guide Campania)

Il primo ambiente che troviamo è quello freddo, il frigidarium, con una splendida decorazione in marmi colorati fino alla zoccolatura delle pareti e una grande vasca, una piscina, su un lato. “Qui abbiamo anche il riassunto della storia degli scavi di Ercolano”, sottolinea Sirano. “In alto, un tunnel borbonico e, sugli angoli e all’interno di un vano porta, abbiamo i resti del flusso piroclastico che Amedeo Maiuri, che aveva scavato l’edificio negli anni Quaranta del Novecento, ha deciso di lasciare in situ per ricordare la tragedia che qui si è abbattuta. Il passaggio all’ambiente successivo è segnato da un’evidenza straordinaria. All’interno di una teca si conserva una porta che in antico separava questi due ambienti. La cosa straordinaria è che essendo al momento dell’eruzione questo ambiente molto umido il legno si è conservato allo stato vivo, non si è carbonizzato”.

Una parete del tepidarium delle Terme suburbane con le statue degli Eroi (foto Paerco)

Anche nell’antichità si doveva restare sbalorditi entrando nella sala tiepida, nel tepidarium, caratterizzata dallo splendore dei marmi colorati che arrivavano fino alla zoccolatura. Delle panche, sempre di marmo, si trovavano sui lati opposti dell’ambiente per favorire la conversazione. In alto il decoro era tutto di stucco. “All’interno di alcuni grandi riquadri statue in nudità eroica: sono dei guerrieri che ci ricordano quelli dell’Atene del V sec. a.C. Gli studiosi si sono molto interrogati circa il significato di queste figure. Trattandosi di sette figure alcuni hanno pensato ai Sette a Tebe, altri li hanno messi in rapporto con il monumento agli eroi Eponimi dell’agorà di Atene, gli eroi che davano il nome alle tribù dell’Attica. Quale che sia la corretta interpretazione, oggi tutti concordano su un rapporto con l’eroizzazione di Marco Nonio Balbo, la cui statua onoraria si trovava proprio al centro dell’area sacra all’ingresso delle terme”.

Il direttore Sirano mostra le impronte delle lastrine di vetro delle finestre lasciate nel labrum dal flusso piroclastico (foto Paerco)

Il primo calidarium è caratterizzato dalla presenza della vasca per il bagno caldo sul fondo e da una finestra che affacciava sulla splendida vista del golfo di Napoli. Il decoro era sempre sontuoso e di alto livello con marmi colorati e stucchi alle pareti. “Troviamo qui un caso raro, il labrum, dove ci si sciacquava per creare il contrasto caldo-freddo: il marmo euboico fu rinvenuto nell’angolo della sala. Qui notiamo la presenza delle impronte delle lastrine di vetro della finestra che rompendosi all’arrivo del flusso piroclastico erano precipitate all’interno della vasca e poi il tutto era stato proiettato sul fondo della sala: un fotogramma dell’eruzione del 79 d.C.”. Nel secondo calidarium ci accoglie ci accoglie una grande piscina. “Qui notiamo al centro l’originale sistema di riscaldamento dell’acqua ad induzione attraverso l’uso del cosiddetto samovar, un calderone di bronzo qui straordinariamente conservato. Questa sala prendeva luce ed aria da grandi finestroni aperti sul mare. Le terme erano rifornite da un acquedotto che assicurava una tale pressione da permettere giochi d’acqua. Tutti gli ambienti caldi avevano intercapedini alle pareti che permettevano la circolazione dell’aria calda. L’ambiente più caldo di tutti era la sauna, il cosiddetto laconicum, una stanza circolare con nicchie alle pareti e una panca in marmo dove ci si sedeva per sudare. L’aria veniva raccolta e non doveva uscire. Unica fonte di luce un occhio sulla sommità della cupola”. Le impalcature oggi presenti servono per studiare l’edificio e per completare insieme alla fondazione Packard il progetto di restauro per la riapertura delle Terme suburbane.

Parco archeologico di Ercolano: dopo il successo di “Lapilli del Parco” parte una nova iniziativa on-line “Lapilli sotto la cenere” alla scoperta dei tesori nascosti dell’antica Herculaneum

La magia del sito archeologico di Ercolano dominato dal Vesuvio (foto Paerco)

Dopo il grande successo di “Lapilli”, di cui archeologiavocidalpassato.com ha dato ampia diffusione,, il Parco Archeologico di Ercolano si trova alla virata di boa con passaggio aduna nuova fase: dai “Lapilli del Parco”, che hanno costituito un momento di virtualizzazione della visita, quando essa era negata dalle circostanze di chiusura al pubblico – per i quali i risultati sono stati travolgenti – ai “Lapilli sotto la cenere”, alla scoperta dei tesori nascosti del Parco. La nuova fase degli approfondimenti condotti sul sito dal direttore, esperti e personale specializzato, parte il 5 agosto 2020. Ora che il Parco è nuovamente aperto, il digitale viene ancora una volta riformulato e arricchito di nuove valenze e il programma “Lapilli” si rinnova portando alla rivelazione di siti inesplorati dal pubblico, dalle domus oggetto di restauro ai depositi del Parco, vera fonte di ispirazione e luogo dove maturano conoscenze e si scoprono sempre nuove storie. Spiegazioni, approfondimenti, curiosità da parte del direttore e dei funzionari del Parco, interventi di esperti, ricostruzioni “Herculaneum 3D Scan”, a cura dell’Herculaneum Conservation Project, ma anche una serie specifica dedicata alla figura di Ercole, come eroe che unisce la città antica e quella moderna, che continueranno, in un appuntamento settimanale, a illustrare, intrattenere e arricchire la conoscenza del Parco di Ercolano.

Francesco Sirano direttore del parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)

“Con i “Lapilli sotto la cenere” la visita digitale integra quella reale”, interviene il direttore Francesco Sirano, “ampliando ulteriormente la fruizione dei visitatori portandoli anche a esplorare realtà che per necessità conservative, di restauro o contingenze non sono accessibili. Il format ripropone le modalità oramai care alla community che ogni settimana si ritrova sui canali social del Parco come in una piazza virtuale, commentando i contenuti e scambiandosi opinioni e idee. E nei prossimi mesi l’offerta digitale sarà arricchita e diversificata grazie ai progetti su cui stiamo lavorando da tempo insieme all’Herculaneum Conservation Project con il sostegno sia della Fondazione Packard sia delle istituzioni pubbliche grazie alle quali il Parco non solo partecipa al progetto della Regione Campania “Move to cloud”, ma soprattutto ha ricevuto un importante finanziamento del MiBACT nell’ambito dei fondi europei per il Museo Digitale dell’Antica Herculaneum”.

 

Jane Thompson, manager dell’HCP per le fondazioni Packard

“Siamo felici di essere parte di questo importante processo di cambiamento nel rapporto tra pubblico e Parco archeologico di Ercolano”, dichiara Jane Thompson, Project mangaer dell’Herculaneum Conservation Project. “Sono sempre più evidenti i benefici che l’adozione di strumenti tecnologici possono apportare nella vita degli istituti culturali, a partire dalle pratiche di conservazione e restauro fino ad arrivare alle attività di comunicazione e valorizzazione online e on-site. Questi strumenti aprono la possibilità di stimolare una partecipazione attiva del pubblico che diventa parte essenziale dell’esperienza di visita e, inoltre, offrono la possibilità, anche insieme ad altri progetti che stiamo portando avanti con il Parco Archeologico, oltre ad Herculaneum 3D, di un reale impatto in termini di promozione dell’inclusione sociale, offrendo una possibilità di accesso su più ampia scala e con minori costi da sostenere per il visitatore”.

Con l’avanzare dell’estate aumentano inoltre i visitatori al sito e il Parco Archeologico si adegua al nuovo flusso, aumentando a 50 il numero massimo di persone per fascia oraria. Il biglietto di ingresso è acquistabile on-line sul sito www.ticketone.it e presso la biglietteria del Parco. Al fine di permettere un fluido contingentamento degli ingressi al sito, nel rispetto della vigente normativa anti-covid, al momento dell’acquisto il visitatore sceglie la fascia oraria di ingresso, prevista ogni 15 minuti per un massimo di 50 persone per turno. “Intanto al Parco si tirano le somme della crescita del pubblico social del sito”, aggiunge Sirano. “Molto forte l’incremento nei mesi del lockdown. Durante questi mesi abbiamo rivoluzionato il nostro modo di lavorare con grandi risultati per Ercolano: per questo la scelta di continuare ad arricchire i contenuti virtuali per appassionare sempre di più il nostro pubblico e continuare a intessere i nodi per formare una rete di contatti, di relazioni, di contenuti, di passione”.

“Lapilli di Ercolano”: con la 19.ma clip il direttore Sirano ci porta nella Casa dello Scheletro dove si ammira un prezioso larario recentemente restaurato

Un meraviglioso larario recentemente restaurato e un struttura molto particolare sono le caratteristiche principali della Casa dello Scheletro, raccontate dalla nostra guida d’eccezione nell’ultima clip, la 19.ma, dei Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano, il direttore Francesco Sirano. Un tappeto di tessere marmoree ci accompagna all’interno della Casa dello Scheletro. Fu scavata nel 1831 e fu chiamata con questo nome perché era molto raro a quell’epoca ritrovare degli scheletri. Il rinvenimento di un ercolanese che non era riuscito a fuggire fece scalpore e diede il nome alla casa. “La dimora come la troviamo”, spiega Sirano, “è esito di una serie di vicende che hanno fatto sì che la conservazione di questa parte dell’atrio non sia molto buona, perché appunto molti materiali furono recuperati e riutilizzati durante gli scavi borbonici. Il pavimento originario era di marmo”. La Casa dello Scheletro è molto complessa perché nasce dall’unione di due, o tre addirittura, abitazioni più piccoline con una serie di ambienti che si aprono intorno all’atrio dove scale conducevano al piano di sopra. “Infatti vediamo i resti del secondo piano che accompagnava l’intera superficie della casa, quindi raddoppiandola. Se ci infiliamo verso le zone più interne della casa andiamo a incontrare alcuni ambienti residenziali che dovevano essere aree più appartate e che non erano prive di ambienti che servivano per attività domestiche, come queste vasche che dovevano far parte evidentemente di attività che si svolgevano all’interno della casa. Mentre, attraverso un’anticamera, ci si trova di fronte a due ambienti, uno dei quali era chiaramente un cubiculo, dove c’è proprio la presenza del basamento per inserire un letto, col suo pavimento di mosaico bianconero e, interessantissima, la firma dello scultore Canar, uno dei protagonisti degli scavi e dei restauri borbonici”.

L’atrio della Casa dello Scheletro a Ercolano (foto Graziano Tavan)

La decorazione di IV stile dell’oecus della Casa dello Scheletro a Ercolano (foto Graziano Tavan)

“Sull’atrio apriva anche il tablino, l’ufficio del padrone di casa. E qui notiamo la presenza del negativo delle tessere di marmo che decoravano il pavimento e sono state strappate al momento della scoperta tranne alcuni frammenti che vediamo conservati fatti di ardesia e di altri marmi preziosi. Su questo tablino si apre una grande finestra dalla quale si può dare un primo scorcio sulla oecus,  cioè questo grande ambiente di rappresentanza, una sorta di sala delle feste, che costituiva l’ambiente principale di questa casa. Aveva sul fondo una parete curva absidata e il pavimento era formato da marmi bianchi, neri e da altri marmi colorati: in particolare notiamo la presenza del giallo antico. Attraverso uno stretto corridoio si va nell’oecus, e alla nostra destra si apre un ambiente di disimpegno utilizzato anche per collocare dei letti probabilmente, perché vediamo come il tessuto del pavimento, sempre di marmo, marmi preziosi (qui c’è un’antologia dei marmi del Mediterraneo), cambia la sua forma e lì si poteva incassare un lettino. E dall’altro lato si apre il vero e proprio ambiente dove si poteva soggiornare. Attraverso questa suite quindi di ambienti tutti sontuosi arriviamo al grande oecus, il salone delle feste, con una splendida decorazione di IV stile alle pareti”.

Il cortile con la decorazione a giardino nella Casa dello Scheletro a Ercolano (foto Graziano Tavan)

“L’oecus riceveva aria e luce attraverso un piccolo cortile che aveva sulla sommità una grata di metallo ancora oggi conservata. Questa serviva a proteggere da eventuali intrusi, forse volatili, forse anche qualche ladro che voleva entrare in casa. Sulla parete abbiamo il decoro che conosciamo molto bene di giardino, un giardino complesso che presenta una parte più coltivata e una parte più selvaggia al di là dello steccato con una serie di arredi e soprattutto uccelli e piante che in parte riconosciamo come il corbezzolo”.

Il larario con la maschera gorgonica nella Casa dello Scheletro a Ercolano (foto Graziano Tavan)

“Al centro abbiamo questo piccolo larario che è una vera e propria gemma per questa casa. Ai suoi piedi ci doveva essere un piccolo bacino d’acqua e in questo ambiente, quindi fresco d’estate, troneggiava il larario che ha la forma di un piccolo tempietto completamente decorato da tessere di marmo e da tessere di mosaico di varia natura, dove il colore azzurro ed era uno dei materiali più preziosi che costava di più sul mercato, è ampiamente utilizzato, così come le conchiglie, che abbiamo imparato a conoscere in tanti altri piccoli ninfei della zona di Ercolano e dell’area vesuviano in generale. Molto interessante è sul fondo di questo larario la presenza di una sorta di maschera gorgonica, questa una Gorgone buona che sorge da un cespo di acanto una pianta tipica del Mediterraneo, molto amata nell’arte greca e romana e che questa volta non portava i segni della terrificante Gorgone del mito greco, ma è una Gorgone che oramai portava anche questa gioia, fermava i momenti belli che qui dovevano svolgersi”.

Il cortile Nord con ninfeo nella Casa dello Scheletro a Ercolano (foto Graziano Tavan)

Il ninfeo della Casa dello Scheletro a Ercolano (foto Graziano Tavan)

Le zone di rappresentanza della casa non si limitavano solo al lato Sud ma anche nel lato Nord. “Qui troviamo un cortile più grande del precedente che aveva un vero e proprio ninfeo in miniatura. Un ninfeo che presenta delle panchine completamente decorate di marmo. Sul fondo una nicchia di forma curva, curvilinea, absidata, e il tutto completamente rivestito con tessere di mosaico, tessere di pasta vitrea, sul fondo di una finta rocaille: sono dei piccoli frammenti di lava che viene utilizzata proprio per evocare le mitiche grotte, le grotte delle Ninfe. Sulla parte sommitale dei pannelli che ci ricordano le metope di un tempietto sono stati in parte strappati e portati al seguito degli scavi borbonici al museo nazionale di Napoli, e qui sono riprodotti in copia, al centro; e in parte sono invece rimasti in situ: sul lato sinistro e sul lato destro due personaggi del corteggio di Dioniso che portano una capra e una cerva verso il sacrificio. A chi? Al dio Dioniso che si trova al centro della scena e che era il dio che proteggeva i banchetti, i piaceri della vita che trovavano la loro celebrazione in questa casa nel grande coenatio con il suo pavimento a mosaico bianconero ancora perfettamente conservato e che doveva avere una uguale magnifica decorazione alle pareti di cui si conservano solamente pochi frammenti sempre a causa della lunga vicenda di ritrovamenti e conservazione di questa casa”.

“Lapilli di Ercolano”: con la 18.ma clip il direttore Sirano ci mostra una delle domus più particolari della città antica: la Casa del Tramezzo di legno, il cui nome deriva dalla porta pieghevole di legno, una scoperta unica nel mondo romano

Nella nuova clip, la 18.ma, dei Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano, il direttore Francesco Sirano ci mostra una delle domus più particolari della città antica: la Casa del Tramezzo di legno. Il suo nome deriva da questa sorta di porta pieghevole che scherma l’atrio verso il tablino, con una funzione specifica. “Al centro della città antica, a due passi dalle terme centrali”, spiega Sirano, “l’austera facciata di questa casa doveva attirare l’attenzione di chiunque passasse. Ci sono le caratteristiche panchine per far sedere i clientes in attesa di entrare ed essere ricevuti dal padrone di casa, e sulla sommità si vede una serie di travi di legno che sostenevano in antico un balcone dello stesso materiale, cioè di legno, che serviva all’appartamento sito al piano superiore. Infatti attraverso questa facciata guardando alle finestre realizzate ad altezze diverse e di fogge diverse noi possiamo leggere le continue trasformazioni che la Casa del Tramezzo di legno ha subito durante la sua storia che parte nel I sec. a.C. e si conclude con l’eruzione del Vesuvio. Immediatamente entrati nella casa, sulla sinistra vediamo un piccolo vano dal quale è possibile percepire la presenza dell’appartamento al piano superiore”.

L’atrio della Casa del Tramezzo di legno a Ercolano (foto Graziano Tavan)

L’impluvio e la mensa vasaria della Casa del Tramezzo di legno a Ercolano (foto Graziano Tavan)

Il tablino in fondo all’atrio della Casa del Tramezzo di legno (foto Graziano Tavan)

“Attraversiamo l’ingresso e ci troviamo subito nell’atrio. L’atrio è il cuore di una casa romana, e ad Ercolano la Casa del Tramezzo di legno rappresenta uno dei migliori esempi di questo tipo di abitazione tradizionale. Al centro abbiamo l’impluvio che serviva a raccogliere l’acqua piovana proveniente dal tetto qui completamente ricostruito anche nei gocciolatoi che furono trovati durante gli scavi. Davanti all’impluvio notiamo la presenza di una mensa di marmo, la cosiddetta mensa vasaria. Qui venivano esposti i vasi di materiali, metalli preziosi durante le giornate di banchetto o di festività solenni per chi abitava all’interno di questa abitazione. E proprio sul lato della porta, in corrispondenza dell’ingresso dello studio del padrone, il tablino, abbiamo la parete di legno che ha dato il nome a questa casa il Tramezzo di legno. Intorno all’atrio si aprivano anche i cubicula, gli ambienti della vita domestica. Uno di essi è particolarmente ben conservato presenta non solo il pavimento in bianco-nero con i caratteristici motivi a quadrati e losanghe, ma anche le pitture parietali e, caso abbastanza raro, il soffitto ancora con le sue decorazioni dipinte. Il soffitto è articolato in due spazi differenti: uno rettangolare e l’altro con un arco ribassato che segnala il luogo dove si trovava l’alcova, dove era cioè collocato un letto. E proseguendo lungo l’atrio si aprono anche altri piccoli ambienti, uno dei quali ha conservato ancora oggi la rete del letto che serviva per offrire riposo a chi abitava in questa casa. Una rete di legno carbonizzato, e questo è uno dei 12 letti che sono stati recuperati a Ercolano antica. Proseguendo verso il tablino abbiamo una delle stanze di soggiorno, le cosiddette alae, e poi il triclino invernale, un ambiente che in qualche maniera doveva essere stato penalizzato da alcune trasformazioni della casa, perché si vede come alcune finestre furono aperte in maniera assai infelice ai danni del pavimento del piano superiore per dare luce in questo luogo. Ma le decorazioni in quarto stile a fondo rosso sono davvero splendide”.

Il tramezzo, dell’omonima Casa di Ercolano,, parete di legno a soffietto fissa, una scoperta eccezionale (foto Graziano Tavan)

Il portalampade sulla porta in legno della Casa del Tramezzo a Ercolano (foto Graziano Tavan)

“Il tramezzo di legno è una delle scoperte eccezionali ed è unica in tutto il mondo romano. Una parete di legno a soffietto fissa. Questa è composta da un’intelaiatura e presentava tre porte: due di dimensioni minori e una centrale più grande. Le decorazioni secondarie erano composte da borchie di bronzo. E molto interessante qui la copia in gesso di alcune prue di navi che erano in bronzo e che servivano per appendere le lampade. Questo ricorda l’uso che viene ricordato anche da Petronio a proposito della casa di Trimalcione nella vicina Pozzuoli. L’intero atrio è decorato con delle pitture del cosiddetto quarto stile, pitture scenografiche che evocano l’ambiente del teatro e anche in alcune immagini che evocano delle maschere. L’articolazione della parete di legno in tre porte di una centrale maggiore ricorda quella di un frontescena di un teatro. Le due valvae hospitales da cui entravano i personaggi minori del teatro e quella centrale attraverso la quale passava il protagonista. È probabile che anche qui ci fosse una voluta reminiscenza del teatro. Il padrone di casa, attraversando questa porta, andava incontro ai suoi clientes e, come un deus ex machina, risolveva i problemi di tutti. Di che cosa si parlava al di là di questa parete? A cosa serviva una parete che non impediva il passaggio della voce perché l’altezza è limitata. Probabilmente serviva a far trattare in maniera riservata degli affari che prevedevano firme e scritture, queste sì impedite alla vista dalla chiusura delle porte. Al di là del tablino si trovava il giardino sul quale si apriva una serie di ambienti di rappresentanza e anche alcuni ambienti ai piani superiori. La casa viene dotata infatti di due appartamenti che saranno dati in affitto nell’ultima fase”.