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Ercolano a 360°: in questo primo episodio il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, descrive l’antica Herculaneum com’era poco prima della catastrofe del 79 d.C.

A poche settimane dalla presentazione della nuova App 3d realizzata da D’Uva (info https://bit.ly/30OOU84), il parco archeologico di Ercolano propone il primo video a 360° elaborato da TimeLooper: il direttore Francesco Sirano ci accompagna in un viaggio nel passato dove c’è finalmente poco da lasciare all’immaginazione e sarà possibile godere delle meraviglie dell’antica Herculaneum, come molto probabile che fosse sulla base degli studi archeologici più aggiornati. In questo primo episodio facciamo la conoscenza di Ercolano prima della catastrofe del 79 d.C. “Avviciniamoci a questa città affacciata sul golfo di Napoli, come fossimo dei gabbiani che attraversassero il cielo in questo angolo incantato del mondo”: inizia così la visita guidata “con occhi speciali” di Sirano. “Dietro di noi Ischia, Capri. Di lato Sorrento, e di fronte il Vesuvio, molto più alto di oggi, una montagna maestosa sulle cui pendici si andava a caccia, si tagliavano boschi di abete, si coltivava la vite. Ci sembra di vedere quasi un fotogramma bloccato di un film. Siamo nel 79 d.C.: il 24 agosto, oppure il 24 ottobre secondo recenti scoperte a Pompei. È una bella giornata, e sulla spiaggia si svolgono le attività quotidiane dei pescatori. La città è splendida, mentre si stanno riparando i danni provocati da un terremoto di 17 anni prima nel 62 d.C. Piccola, estesa su più o meno 15 ettari, un quarto di Pompei, un sesto di Napoli. Più di 13 volte più piccola dei grandi capoluoghi della Campania, Capua e Nocera. Sin dal periodo in cui era imperatore Augusto Ercolano era fiorita come non mai. Benefattori locali avevano promosso la realizzazione di infrastrutture: fogne, acquedotti, allargamento e pavimentazione di strade, e di almeno tre terme aperte al pubblico. Una grande palestra organizzata come una specie di ginnasio greco dove i giovani si preparavano a diventare i futuri cittadini. Un teatro, tutti gli edifici direzionali tipici di una città romana, monumenti per onorare la famiglia imperiale e naturalmente templi degli dei. Ecco il santuario di Venere, affacciato proprio sulla spiaggia, a due templi, perché la dea qui era venerata sotto due aspetti come dea della fertilità e del continuo germogliare della vita, e come divinità che favorisce la buona navigazione. La facciata di uno dei due templi era stata rifatta da poco, nel 70 d.C., a spese di una donna, Vibidia Saturnina, e suo figlio, Aulo Furio Saturnino, che avevano anche dedicato statue di Tito e Domiziano, figli dell’imperatore Vespasiano. Il santuario di Venere condivide una grande terrazza artificiale con il complesso di strutture in onore del grande benefattore locale Marco Nonio Balbo, le cui ceneri erano conservate all’interno di un altare tutto di marmo come del resto anche la sua statua che salutava chiunque arrivava dal mare. Guardando alla nostra sinistra, subito dopo la fine della città distinguiamo l’incredibile mole della villa dei Calpurni Pisoni grande famiglia senatoria di Roma oggi nota come villa dei Papiri, per il ritrovamento qui nel 1700 di ben 1800 rotoli di papiro appartenenti a quella che finora è l’unica biblioteca privata del mondo romano mai ritrovata”.

“Lapilli di Ercolano”: con la 15.ma clip il direttore Sirano ci porta sulla seconda grande terrazza sopra l’antica spiaggia, area sacra col santuario di Venere, e ci fa scoprire gli ambienti di servizio e la presenza di due templi dedicati alla stessa divinità, ma con due aspetti diversi

Con la 15.ma clip dei “Lapilli del parco archeologico di Ercolano” siamo ancora sulle due terrazze artificiali che aggettavano sull’antica spiaggia di Ercolano. Così dopo aver conosciuto la terrazza dedicata a Marco Nonio Balbo, stavolta il direttore Francesco Sirano ci porta sull’altra, un’area sacra, dove c’è il santuario di Venere. All’epoca dell’imperatore Augusto il culto di Venere era un culto estremamente importante perché Venere era la divinità da cui si riteneva discendesse la famiglia Giulio-Claudia cui apparteneva lo stesso Augusto. “Non a caso – spiega Sirano – troviamo proprio affrontati l’ingresso del recinto in onore di Marco Nonio Balbo, che faceva parte della cerchia di persone della sfera più stretta di Augusto, e l’ingresso al santuario di Venere. Il santuario di Venere di Ercolano è un esempio eccezionale non solo per la presenza dei templi dedicati a questa divinità, ma soprattutto di grande interesse perché ci permette di cogliere l’intera articolazione di un piccolo santuario di età romana. E questa è una rarità”. Il culto di Venere era ben attestato ad Ercolano già nel II sec. a.C. come dimostra un’iscrizione in osco dedicata a Erempas, che è il termine osco della divinità che noi conosciamo come Venere. Quello che ora vediamo è la sistemazione del santuario nell’età degli imperatori Flavi, poco prima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Dopo l’ingresso ci si trova di fronte a un portico di cui restano le basi degli archi che creavano un corridoio coperto con alcune zone di attesa dove i fedeli potevano sostare prima di poter procedere al loro culto, e poi alcuni ambienti che erano utilizzati dai sacerdoti e dagli addetti al culto. “Molto interessante è l’ultima cameretta perché lì vediamo la presenza di una banchina che serviva per cucinare. Sappiamo infatti che durante i culti in onore delle divinità romane e in particolare anche di Venere avvenivano alcuni banchetti sacri a cui partecipavano ma vi partecipavano in particolare i membri della confraternita dei Venerei, cioè coloro che si consacravano al culto di Venere. Infatti proprio sul vertice opposto, in diagonale, dell’area sacra c’è l’ingresso dell’edificio che era dedicato alla sala di riunione dei Venerei”.

Il bancone della cucina del santuario di Venere a Ercolano (foto Paerco)

Con Sirano entriamo eccezionalmente nella cucina che di solito è visibile dall’esterno. “Questa cucina – continua il direttore – presenta il bancone rivestito di lastre di terracotta, la pietra ollare sulla quale si cucinava, si appoggiavano le pentole, e poi, sotto, c’è il posto dove si mettevano le fascine per poter riscaldare. Si vede bene la trave di legno, ancora conservata carbonizzata e in parte anche in legno vivo nella parte finale, che sorreggeva il banco dove si cucinava. Come detto, i banchetti sacri erano fondamentali all’interno del culto perché le cerimonie prevedevano dei momenti di aggregazione in cui la comunità di culto si riuniva e intorno alla quale si sentiva unificata e fortificata nella sua fede”.

Veduta panoramica della terrazza sull’antica spiaggia con l’area sacra del santuario di Venere (foto Graziano Tavan)

Il centro del santuario era costituito dai templi. Questo santuario di Venere ne aveva due, collocati entrambi su un podio: di quello a destra c’è ancora la cella, di quello a sinistra è andata perduta la copertura per il terremoto e il cataclisma del Vesuvio. Gli studiosi ritengono che entrambi questi templi fossero dedicati a Venere sotto due diverse accezione di questa divinità. “Questi edifici – ricorda Sirano – hanno anche una storia un po’ diversa. Il tempio a sinistra è più antico dell’altro: presenta infatti una fase di età tardi ellenistica; fu poi rinnovato nell’età di Augusto e di nuovo subito dopo il terremoto del 62 d.C. quando una ricca liberta del luogo, Vibidia Saturnina, ha completamente riedificato a nome suo e di suo figlio l’intero pronao, cioè tutta la facciata del tempio che era stata danneggiata dal terremoto. Le membrature architettoniche, colonne e capitelli, sono esposti ora proprio all’interno dell’area sacra e chiunque li può vedere. Sull’asse dei due templi ci sono gli altari: uno era di tipo proprio basso, e l’altro era un altare di cui ora manca la parte superiore. Qui avvenivano i sacrifici cruenti in onore della divinità. Gli addetti al culto erano gli unici che potevano salire sul podio e andare nella cella, noi ora immaginando di essere degli antichi sacerdoti, saliamo all’interno del pronao da dove si vedono bene le quattro basi delle colonne della facciata con una colonna anche su ogni lato”.

I quattro rilievi con altrettante divinità ricollocati in copia sulla facciata del bancone della cella del tempio più antico di Venere a Ercolano (foto Paerco)

Attraverso una porta, di cui si può ancora vedere la grande soglia di marmo, si entra nella cella che era il luogo riservato alla statua di culto della divinità. Sul fondo della cella, che aveva le pareti dipinte, di cui rimangono ampie tracce, c’è un bancone sul quale i sacerdoti potevano salire durante delle cerimonie per poter fare qualcosa con due statue di legno di cui restano le basi. “Evidentemente – ipotizza Sirano – durante alcune cerimonie si procedeva a vestire oppure a prelevare le statue e a portarle in processione”. Sulla facciata di questo bancone ci sono quattro rilievi nel cosiddetto stile neo-attico. Raffigurano il dio greco Efesto, che a Roma è Vulcano; Poseidone che a Roma è Nettuno; Ermes che a Roma è Mercurio; e la dea Atena nota qui come Minerva. “Questi quattro rilievi furono trovati non in questa cella”, ricorda il direttore, “ma sull’antica spiaggia. In un primo momento si era pensato che fossero stati portati via dal flusso piroclastico sulla spiaggia. Si ricollocarono qui le copie ma le misure, come si vede, non coincidono perfettamente con questo basamento ed inoltre ci si pone il problema di come mai, se abbiamo quattro rilievi di divinità, sono solo due basi le statue di culto. Quindi è molto probabile che questa collocazione non sia da accettare, cioè che questo tempio non fosse dedicato alle quattro divinità ma ancora una volta a Venere sotto due aspetti di cui ora parleremo. Piuttosto questi rilievi potrebbero essere stati utilizzati per decorare le facciate, i quattro lati dell’altare. In questa maniera sarebbero state delle divinità che condividevano con la divinità principale il culto di questo santuario”.

Il direttore Francesco Sirano con alle spalle una delel due immagini di timone in legno nella cella del tempio di Venere Euploia a Ercolano (foto Paerco)

Siamo al secondo tempio e qui eccezionalmente entriamo nella cella che normalmente si vede solo da fuori. “Appena entrati troviamo la mensa di marmo sulla quale erano esposti i vasi rituali che si utilizzavano durante le cerimonie religiose. Le pareti della cella erano decorate a tutta altezza con delle grandi pitture che raffiguravano dei giardini esotici, ricchi di piante di ogni genere e alcune di queste le vediamo ancora qui conservate come questa palma. Molto importanti sono due immagini che troviamo ai lati della porta: su entrambi si distingue un timone di legno. La raffigurazione di timoni ha fatto formulare l’ipotesi sulla titolarità di questo santuario che sarebbe dedicato a Venere sotto due aspetti. Uno è quello della dea della fertilità, della rinascita della vegetazione, quindi più tradizionalmente legato alla dea dell’amore. L’altro, molto importante, è quello di Venere protettrice della navigazione. Una divinità Euploia, cioè che favorisce la navigazione, così come succedeva nel culto di Afrodite che protegge la navigazione, che noi sappiamo ben conosciuto proprio nella vicina Neapolis”.

Festa europea della Musica 2020, il Covid non ferma gli studenti dei licei musicali della Città Metropolitana di Napoli: domenica concerto in streaming da remoto tra le domus del Parco Archeologico di Ercolano, il MAV e la Reggia di Portici

La locandina della Festa della Musica 2020 nella Città Metropolitana di Napoli

L’emergenza epidemiologica da coronavirus non ha fatto venir meno la voglia degli allievi dei licei musicali e coreutici della Città Metropolitana di Napoli di celebrare anche l’edizione 2020 della Festa europea della Musica. Alla loro maniera, naturalmente, ovvero suonando con cuore e passione. Certo, con modalità nuove, con la maggior parte delle performance eseguite da remoto, ma senza rinunciare, tuttavia, ad immergersi nei luoghi dell’arte e della cultura. E così, anche quest’anno, protagonisti, insieme ai ragazzi dei licei, saranno il Parco Archeologico e il Museo Archeologico Virtuale (MAV) di Ercolano e la Reggia di Portici, che ospiteranno alcune esibizioni soliste live – nel rispetto delle dovute prescrizioni – per un concerto che vedrà suonare e danzare virtualmente insieme ben 1.400 ragazzi e che sarà trasmesso in diretta streaming domenica 21 giugno 2020, alle 10, sui canali social della Città Metropolitana di Napoli, promotrice della manifestazione. Precisamente, il concerto – che durerà circa un’ora e mezza – sarà trasmesso su Metronapoli.it, l’e-magazine istituzionale della Città Metropolitana, sul canale Youtube Metronapolitv (https://www.youtube.com/user/MetroNapoliTV) e sui profili Facebook (https://www.facebook.com/citta.metropolitana.napoli/), Instagram e Twitter dell’Ente. L’evento è promosso dalla Città Metropolitana di Napoli e si svolge in collaborazione con la Fondazione Cives – MAV di Ercolano, il parco archeologico di Ercolano e il dipartimento di Agraria dell’università di Napoli ‘Federico II’, che ha sede nella Reggia di Portici.

Un giovane chitarrista suona in una domus di Ercolano (foto Paerco)

Domenica mattina dunque, alle 10, sui canali social della Città Metropolitana e dei partner dell’iniziativa sarà trasmesso il concerto con cui gli allievi dei licei musicali e coreutici dell’area vorranno celebrare l’edizione 2020 della Giornata europea della Musica. Dai Queen a Bach, dai Coldplay a Beethoven, i 1.400 ragazzi degli 11 licei musicali e coreutici della Città Metropolitana mescoleranno generi e tendenze in una kermesse di grande suggestione che ne esalterà le capacità. E i ragazzi stessi esalteranno la bellezza dei nostri luoghi d’arte: alcuni di loro suoneranno e danzeranno, infatti, nel dovuto rispetto delle prescrizioni anticontagio, tra le domus del parco archeologico di Ercolano, le ricostruzioni 4D del MAV e le maestose sale della Reggia borbonica di Portici.

Una giovane flautista nella magia della reggia di Portici (foto Paerco)

“Sostengo con forza la celebrazione di questa festa da parte delle ragazze e dei ragazzi dei nostri licei musicali”, ha affermato il sindaco metropolitano, Luigi de Magistris. “Ricordo la bellezza delle edizioni passate ma ritengo che anche quella di quest’anno, nonostante che si svolga da remoto, sarà ricca di suggestione e ci farà vivere delle belle emozioni. Celebriamo il connubio vincente tra musica e giovani affinché questa festa possa davvero rappresentare il segnale della rinascita del nostro territorio dopo l’emergenza Covid, con l’auspicio di ritrovarci tutti al più presto nelle strade e nelle piazze all’insegna della cultura e della musica”. E il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano: “Per rispettare le condizioni di sicurezza degli studenti, del personale e dei visitatori del Parco quest’anno la Festa della Musica si è trasferita in remoto, nel senso che offriremo a tutto il nostro pubblico attraverso i canali social una formidabile serie di interventi di musica, canto e danza realizzati da brillanti giovani allievi dei licei coreutici e musicali della Città Metropolitana di Napoli in video realizzati tra le domus e i monumenti della città antica. Sperando di potere presto condividere la musica dal vivo, proprio alla musica e a tutte le meravigliose arti ad essa collegate dedichiamo questa giornata, di nuovo nella riproposta sinergia con la Città Metropolitana, il Mav con la Fondazione Cives, la Reggia di Portici, in un evento volto a sostenere le attività teatrali, musicali e coreutiche in un momento tanto delicato per il settore”. “La musica è un linguaggio universale che abbatte ogni barriera”, ha aggiunto Luigi Vicinanza, presidente della Fondazione CIVES che gestisce il MAV. “E a maggior ragione in questo momento, nel quale dobbiamo mantenere un certo distanziamento, la musica unisce ancora di più con gioia, felicità e speranza”.

Una giovane suonatrice d’arpa nelle sale del museo Mav di Ercolano (foto Paerco)

Nel programma steso con la supervisione del consigliere metropolitano delegato Michele Maddaloni le suggestioni non mancheranno. Dall’arpa suonata nella sala del MAV che riproduce l’affresco, rinvenuto negli scavi di Ercolano, proprio della suonatrice di arpa, che fonderà insieme passato e presente, all’inno della repubblica partenopea di Cimarosa suonato da un’orchestra di pianoforti; dalla fabbrica del blues (“The blues factory”) dell’olandese Jacob de Haan eseguita dall’orchestra dei 55 fiati della Città Metropolitana alla fantasia in fa minore di Telemann che vedrà una coppia di ballerini danzare nella piscina cruciforme degli Scavi sulle note di un flauto solista; dalle chitarre che faranno risuonare le sale della Reggia di Portici su un brano di Sylvius Leopold Weiss del ‘700, il periodo in cui la dimora borbonica fu realizzata per volere di Carlo III, fino a ‘O sole mio suonata da 75 chitarre e mandolini dell’orchestra dei plettri; dai Queen a Bach, dai Coldplay a Beethoven, dalla Nutatta ’e sentimento a Kabelevsky: gli allievi dei licei mostreranno tutta la loro poliedrica bravura in un concerto che si annuncia memorabile. La scaletta prevede una performance corale della durata di circa 3-4 minuti per ognuno degli undici licei partecipanti, una per ciascuna delle 4 orchestre della Città Metropolitana (plettri, fiati, percussioni e sinfonica costituite trasversalmente da allievi di tutti i licei metropolitani) più undici performance soliste (una per istituto) realizzate negli spazi più affascinanti degli Scavi, della Reggia e del Mav.

Una giovane suonatrice d’arpa al parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)

Daranno vita a questa grande kermesse, ancorché virtuale, i licei musicali “Melissa Bassi e Margherita di Savoia” di Napoli, “Grandi” di Sorrento, “Moscati” di Sant’Antimo, “Munari” di Acerra, “Severi” di Castellammare di Stabia, “Albertini” di Nola, “Rosmini” di Palma Campania e “Pitagora – Croce” di Torre Annunziata, il liceo musicale e coreutico “Boccioni Palizzi” di Napoli e il liceo coreutico “Pascal” di Pompei. “Quest’anno la Festa della Musica è particolare”, ha affermato il consigliere Maddaloni, “però siamo felici che diversi ragazzi abbiano la possibilità di esibirsi nei luoghi dell’arte e della cultura. Un ringraziamento agli uffici della Città Metropolitana, a tutte le istituzioni, ai professori e agli alunni che hanno consentito questo appuntamento. Ci auguriamo che questo sia un segnale di ripartenza”.

“Lapilli di Ercolano”: con la 14.ma clip il direttore Sirano ci porta sulla grande terrazza sopra l’antica spiaggia, e ci fa conoscere Marco Nonio Balbo, patrono e benefattore di Ercolano, cui la città per gratitudine dedicò diverse statue

Nella 14.ma clip dei “Lapilli del parco archeologico di Ercolano” il direttore Francesco Sirano ci racconta la storia e le origini del progetto architettonico della terrazza dedicata a Marco Nonio Balbo, un personaggio a cui l’antica Herculaneum manifestò la propria gratitudine proprio attraverso la costruzione di numerosi edifici pubblici e la collocazione di diverse statue. Subito fuori dalla porta che dà sulla marina ci si affaccia sulle due terrazze artificiali, quella di Marco Nonio Balbo e il santuario di Venere, poste sui ripari delle barche che si trovavano sull’antica spiaggia. Le due terrazze si aprono alla vista dei visitatori appena entrano negli scavi seguendo l’itinerario principale. Per raggiungerle si scende una rampa da poco completamente liberata dopo la messa in sicurezza del muro che sostiene la Casa dei Cervi: così ora per la prima volta si possono apprezzare due strade che convergevano per andare poi verso l’antica spiaggia.

Le due terrazze artificiali, quella di Marco Nonio Balbo e quella del santuario di Venere, che si presentano alla vista dei visitatori che entrano nell’area archeologica di Ercolano (foto Graziano Tavan)

La rampa porta all’interno di questo spazio recintato che corrisponde a una sorta di zona sacra, una sorta di Heroon dove viene eroizzato uno dei personaggi di Ercolano nell’età dell’imperatore Augusto. “Si tratta di Marco Nonio Balbo, di cui qui vediamo il monumento funerario con la statua, ora qui esposta in copia, e l’altare funerario”, spiega Sirano. “All’interno di questo altare, al momento degli scavi archeologici, sono stati ritrovati anche i resti delle sue ceneri: all’interno di una olla e una pentola c’erano le ceneri e anche un pezzettino del dito della mano che riporta al cosiddetto “os resectum”, un tipico rito che avviene prima dell’incinerazione di un defunto. Marco Nonio Balbo apparteneva a una famiglia di Nocera di rango dei cavalieri che erano entrati in Senato. Faceva parte di quelle élite locali sulle quali l’imperatore Augusto contava per poter portare avanti il suo programma di rinnovamento di tutta l’Italia attraverso la soppressione di fatto dell’ordinamento repubblicano e l’inizio della monarchia”.

La statua di Marco Nonio Balbo sulla terrazza artificiale di Ercolano (foto Graziano Tavan)

Marco Nonio Balbo fu un personaggio chiave all’interno della politica augustea. “Nel 32 a.C., quando a Roma era tribuno della plebe”, ricorda Sirano, “Marco Nonio Balbo espresse il veto per fermare alcune leggi che avrebbero contrastato la politica dell’imperatore Augusto, che gli fu eternamente grato. Augusto lo fece diventare governatore di Creta e Cirene, due province chiave nell’impero mediterraneo di Roma. E a Ercolano Marco Nonio Balbo è vestito con il paludamento di un generale vittorioso”.

Il monumento funerario e la statua di Marco Nonio Balbo visibili a chi arrivava dal mare a Ercolano (foto Graziano Tavan)

“Marco Nonio Balbo, ormai estremamente ricco, diventa patrono di Ercolano ed elegge la città a sua sede di residenza, e restaura molti monumenti all’interno della città. Il popolo di Ercolano gli sarà per sempre grato: gli dedica non solo questo monumento subito al di fuori della città ma, come recita l’iscrizione che ricorda le sue benemerenze, gli vengono concessi una serie di onori – tra i quali ben 10 statue all’interno della città di Ercolano, nei luoghi più importanti ovviamente -, e inoltre gli vengono dedicati alcuni giochi ginnici da parte dei giovani in occasione di solennità importanti per tutto il mondo romano come i Parentalia. Il monumento a Balbo si trova nel luogo che chiunque vedeva arrivando dal mare, quando si avvicinava a Ercolano e andava al piccolo approdo dei pescatori qui sotto, oppure”, conclude Sirano, “alla nostra sinistra dove riteniamo si collocasse il porto della città antica”.

Ercolano: tra le strade del parco guidati dalla nuova audioguida tutta digitale con la App 3D e i virtual tour 360°. Il direttore Sirano: “Qualità e innovazione”

Audioguida per gli adulti del parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)

Audioguida per gli adulti del parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)

Tra le strade del parco archeologico di Ercolano guidati dalla nuova audioguida tutta digitale con la App 3D e i virtual tour 360°. Il parco archeologico di Ercolano ha ritrovato da un paio di settimane il proprio pubblico al quale vuole essere sempre più vicino. L’offerta di accoglienza dei visitatori si amplia con un’audioguida completamente rinnovata. In tutta sicurezza, in un momento tanto delicato per la salute di ognuno, la nuova app 3D ufficiale, realizzata da D’Uva (www.duva.eu), l’azienda di Firenze concessionaria del servizio di audioguida del Parco, prende virtualmente per mano i visitatori del sito e li accompagna a esplorarlo. Molto interessante ed accessibile la tariffa per scaricare l’applicazione, al solo costo di 2,99 euro fino all’entrata in vigore dell’orario invernale. I visitatori potranno ottenere la guida virtuale e la app rimarrà per sempre sui loro cellulari come ricordo e per una prossima visita. Con un semplice tocco sul proprio display, i visitatori potranno avere accesso a immagini e contenuti, scegliendo in totale autonomia cosa approfondire e immergersi in un tour indimenticabile, realizzando cartoline digitali personalizzate da condividere e trasformando così un viaggio culturale in un’esperienza anche digitale. L’app è già disponibile in download negli store Google Play e App Store e può essere scaricata sul proprio smartphone prima e durante la visita.

La pagina dell’audiotour della App 3D che guida il visitatore alla scoperta del parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)

L’applicazione contiene l’audiotour ufficiale del Parco di Ercolano, con un percorso dedicato agli adulti composto da 63 punti di ascolto per un totale di 150 minuti di audio, e con un circuito riservato ai bambini raccontato da 44 punti di ascolto, con una voce narrante di circa 40 minuti. I contenuti sono disponibili in italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo e sono accessibili attraverso un menù e tramite mappa interattiva. È possibile inoltre scaricare contenuti multimediali speciali e innovativi come il virtual tour 360°, con il racconto del direttore Francesco Sirano. I tour virtuali sono stati prodotti da D’Uva, in collaborazione con Timelooper, società di progettazione digitale specializzata nella creazione di contenuti immersivi (Realtà Aumentata, Realtà Virtuale, Realtà Estesa http://www.timelooper.com) per musei e siti storici, che ha ricostruito con un gruppo di archeologi l’ambiente storico di Ercolano in Realtà Virtuale. Le narrazioni sono state redatte in collaborazione con un comitato scientifico per garantire l’accuratezza storica della ricostruzione virtuale. I visitatori possono così rivivere a 360° la vita nella città antica così com’era a partire dalla devastante eruzione del Vesuvio del 79 D.C. con accurate sovrapposizioni storiche geo-localizzate, che permettono di calarsi profondamente nel passato.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

“In questi giorni, in cui la sicurezza dei nostri visitatori è messa al primo posto”, interviene il direttore Francesco Sirano, “offriamo a un prezzo molto conveniente la app con l’audioguida tutta digitale. Poter gestire i contenuti che guidano per le strade e nelle case dell’antica Ercolano dal proprio cellulare amplia ulteriormente le possibilità di visita al sito e avvicina ogni categoria di utente a questo patrimonio unico che è a portata di mano, ma va riscoperto e fruito sempre al meglio. Questa App è il risultato di una collaborazione e di un investimento pubblico privato che assume tanto maggior valore in un momento in cui l’intero sistema culturale e turistico si trova a dovere affrontare nuove sfide di sostenibilità che possono essere superate solo rilanciando la scommessa dell’innovazione e puntando tutto sulla qualità”.

“Lapilli di Ercolano”: con la 13.ma clip il direttore Sirano ci fa scoprire la palestra, il più grande edificio pubblico finora scavato, luogo di preparazione fisica, ma anche culturale dei giovani cittadini ercolanesi

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, ci regala un’altra clip, la 13.ma dei “Lapilli”, alla scoperta di un altro angolo della città antica. Oggi la passeggiata tocca la Palestra di Herculaneum, un luogo di preparazione fisica, ma anche culturale dei giovani cittadini ercolanesi. La palestra è il più grande edificio pubblico sinora scavato a Ercolano: copriva quasi 9mila metri quadrati, ed è un edificio di grande complessità. Uno degli ingressi principali, durante gli scavi del 1700, fu scambiato per un tempio, perché davanti aveva proprio due colonne, quasi un pronao della cella di un tempio. “Questo edificio ha una caratteristica molto interessante – spiega Sirano – perché è organizzato con zone funzionali separate. Abbiamo sul lato esterno, lungo l’asse longitudinale, una serie di botteghe ai piani terreni e di appartamenti ai piani superiori. Lo stesso identico complesso ha un altro tipo di organizzazione con grandi spazi di rappresentanza, grandi sedi probabilmente di quelle che erano le associazioni degli juvenes, dei giovani di Ercolano, e quindi siamo in un altro contesto. Ma è lo stesso edificio. Infatti gli studiosi pensano che questo complesso si reggesse proprio grazie ai proventi degli affitti delle botteghe e degli appartamenti ai piani superiori”.

Veduta panoramica della palestra di Ercolano (foto Graziano Tavan)

Il vestibolo d’ingresso oggi ci appare così spoglio, ma in origine aveva pitture e una splendida copertura a volta che raffigurava le stelle della volta celeste. “Questo ce lo dicono gli scavatori borbonici – continua Sirano – che qui sono intervenuti pesantemente, e appena si entra all’interno della palestra si vedono ancora i tunnel borbonici che testimoniano anche dell’esplorazione sistematica non solo del livello al piano terra, ma anche dei livelli superiori della palestra. È molto interessante infatti notare che gli scavatori del 1700 pur procedendo per tunnel, quindi in una condizione di buio totale e anche di difficoltà di orientamento, riuscirono a capire che la palestra si articolava su due livelli. Infatti esiste la terrazza a livello stradale, e la terrazza superiore che si vede in fondo pur facendo parte dello stesso complesso”. Dalla terrazza superiore della palestra si vede la piscina rettangolare con i tipici apprestamenti circolari che si utilizzavano per l’allevamento dei pesci. “Nel tempo questa piscina sarà sostituita dalla grande piscina cruciforme che si trova al centro del cortile e che vedremo tra poco. Da questa posizione abbiamo anche una splendida vista sui quattro lati del porticato: quello meridionale, quello occidentale, quello settentrionale dove c’è la terrazza superiore e quello orientale a sinistra”.

Ipotesi ricostruttiva della palestra di Ercolano (disegno da http://www.luckyjor.org)

La palestra aveva al centro un grande cortile rettangolare circondato sui quattro lati da portici. Questi portici sono più larghi del solito perché qui avvenivano anche delle corse durante i mesi invernali o nelle giornate di eccessiva calura. “Mano a mano che si avanza nella passeggiata lungo questo porticato si nota una zona sopraelevata con delle grandi sale: sono le sedi degli juvenes. La palestra non era propriamente quello che noi immaginiamo solo un luogo per attività ginniche, era quello che nel mondo romano si chiama il campus, cioè un luogo dove avvenivano attività di culto, e anche attività di educazione più generali, legate quindi alla preparazione dei cittadini: i futuri cittadini di Ercolano si formavano qui anche dal punto di vista che noi oggi chiameremmo scolastico”. Alla fine del porticato è la grande sala absidata che era il centro della palestra. “La sala ha sul fondo una sorta di nicchia monumentale per ospitare probabilmente una statua di culto imperiale o del genio della città, e poi ha davanti una mensa marmorea, una tavola di un marmo raro proveniente dal Mediterraneo che costituisce ancora oggi la più grande tavola marmorea ritrovata nell’area vesuviana. Poggia su un pavimento di piastrelle di marmo policromo di cui si conservano ampie tracce, e veniva utilizzata per esporre i premi che spettavano ai vincitori delle gare ginniche che sappiamo qui si svolgevano”.

La fontana con la statua dell’Idra di Lerna al centro della grande piscina cruciforme della palestra di Ercolano

Si entra nel cortile. “E qui dobbiamo fare uno sforzo di fantasia. Dobbiamo fare astrazione della massa del flusso piroclastico che non è stato ancora scavato e che ci sovrasta. Quindi dobbiamo immaginare sopra di noi questo cielo blu ora che entreremo all’interno dell’area della piscina che si trovava al centro del cortile della palestra. Una piscina monumentale, enorme, a forma di croce con delle fontane a zampillo su un lato e un’altra fontana al centro, una fontana monumentale con una bellissima scultura che raffigura l’Idra di Lerna: questa è una delle fatiche più complesse che viene affrontata da Ercole e si ritiene che sia un riferimento a una fontana simile che sappiamo si trovava nel Foro Romano. Ma forse qui a Ercolano questa fontana assume un significato ancora più profondo e più legato proprio al luogo dove ci troviamo, perché la fatica dell’uccisione dell’Idra di Lerna è una di quelle che vede impegnato Ercole insieme a suo nipote Iolaos. Per poter avere la vittoria su questo animale le cui teste venivano tagliate e altrettante volte ricrescevano anzi in numero ancora maggiore, bisognava cauterizzare, cioè bruciare con il fuoco il moncone della testa che veniva tagliata, quello che restava una volta tagliata la testa. L’ultima testa sarà invece soffocata sotto un grande sasso. Cosa c’è dietro questa fatica? C’è l’idea che la solidarietà, l’aiuto reciproco riesce a far superare anche le fatiche più complesse, le più apparentemente insormontabili. E cosa di meglio allora che evocare i valori della solidarietà in un luogo come questo, la palestra di Ercolano, il campus di Ercolano, dove i nuovi ercolanesi, i nuovi cittadini dovevano prepararsi ad essere pronti per affrontare tutte le difficoltà che la comunità locale avrebbe affrontato”.

“Lapilli di Ercolano”: con la 12.ma clip il direttore Sirano ci fa scoprire la sezione maschile delle Terme centrali di Herculaneum e la sala del frigidarium, ora chiusa al pubblico

Il parco archeologico di Ercolano è tornato ad accogliere i visitatori tutti i giorni, eccetto il martedì, con acquisto dei biglietti esclusivamente on line (https://bit.ly/3dlnCtm), ma il direttore Francesco Sirano ci regala la 12.ma clip alla scoperta di un altro angolo della città antica. Così dopo averci ha accompagnato alla scoperta dei dettagli delle della sezione femminile delle Terme centrali di Herculaneum, stavolta ci mostra la sezione maschile anticipando la visione di una sala, il frigidarium, ora non accessibile, ma che presto sarà aperta al pubblico. L’ingresso delle terme centrali di Ercolano si apriva dal cortile della palestra, uno spazio porticato dal quale si accedeva anche alla struttura dove gli atleti si preparavano ai loro esercizi ginnici. “Il primo ambiente che si incontra è il cosiddetto apodyterium, uno spogliatoio che qui a Ercolano era già riscaldato con una climatizzazione tiepida. Ci sono i caratteristici stalli per poter depositare i vestiti e sul fondo c’è già una vasca di marmo che viene utilizzata per poter sciacquarsi con acqua fredda e creare la differenza caldo-freddo. Approfittiamo di questa occasione – spiega Sirano – per mostrare anche una sala che ben presto si potrà visitare una volta finiti i lavori di messa in sicurezza. Si tratta di una sala circolare che nell’ultima fase di vita delle terme era utilizzata come frigidarium, quindi una sala con acqua fredda. Ma che invece in un primo momento era un sudatorium, una sala dove si sudava molto, e quindi era molto calda. La caratteristica di questa sala circolare era di essere coperta da una volta, un cupola dipinta con animali tipici della fauna del Mediterraneo: murene, polipi, pesci, seppie. Questi pesci si rispecchiavano nel bacino d’acqua sottostante che aveva un rivestimento dipinto di azzurro per imitare il mare, e quindi si aveva l’impressione di immergersi in un mare popolato di queste creature tipiche della fauna del golfo di Napoli”.

Il pavimento musivo con tritone circondato da delfini nel tepidarium delle Terme centrali di Ercolano (foto Graziano Tavan)

Entriamo ora nel secondo tepidarium, la seconda sala tiepida delle terme centrali. “È una sala molto grande che ha il pavimento completamente basato sulle suspensurae, dei pilastrini che creavano una camera d’aria. Questa camera d’aria si trova non solo sotto il pavimento ma anche tutto intorno alle pareti per poter garantire il passaggio di aria calda e creare le condizioni ottimali per svolgere i bagni termali. La sala era coperta a volta e rivestita di stucco lavorato in una maniera particolare: si chiamano strigilature. Questa è la forma ideale per imprigionare le gocce di acqua calda che in questa maniera corrono continuamente avanti e indietro e non cadono mai verticalmente. Evitando lo stillicidio si evita il fastidio di avere una sorta di pioggia continua di acqua calda all’interno dell’ambiente. Il pavimento era decorato con un mosaico figurato in bianconero con un tritone circondato da quattro delfini. Il richiamo al mare si spiega molto bene con l’acqua che dominava questi ambienti. Nel passaggio tra il tepidarium e il calidarium troviamo un tappetino di mosaico con una decorazione molto interessante: si tratta di strigili, i tipici strumenti con cui i giovani atleti si detergevano la pelle per eliminare quell’insieme di olio e polvere che si utilizzava per mantenere la traspirazione durante l’allenamento. All’interno di questa che era la sala più calda troviamo sul fondo una vasca, che era una piscina con l’acqua calda, e sul lato opposto il basamento per un labrum di marmo, che è stato asportato durante gli scavi borbonici, e che conteneva acqua fredda. Questa serviva a creare il contrasto tra il freddo dell’acqua e il caldo dell’ambiente. Come ogni teatro ha il suo backstage, anche le terme hanno il loro cuore operativo dove ci sono tutti gli apparati tecnici che servono a far funzionare l’edificio termale. Troviamo il pozzo da cui veniva attinta l’acqua, pozzo che in un secondo momento fu chiuso perché le terme furono allacciate all’acquedotto proveniente dal Vesuvio, ma soprattutto troviamo i famosi prefurnia. Ci sono le bocche dei forni dove venivano inserite le fascine di legname che riscaldavano l’acqua e l’aria e facevano funzionare l’edificio termale”.

Il parco archeologico di Ercolano riapre i cancelli il 2 giugno: accessibile tutta l’area archeologica, ingresso a fasce orarie, massimo 60 persone l’ora. Il direttore Sirano: “Sicurezza, flessibilità, fiducia e entusiasmo”

Il viale d’accesso all’area archeologica di Ercolano (foto Paerco)

Ercolano riparte. Dopo 85 lunghi giorni di chiusura, nel giorno della Festa della Repubblica, il Parco Archeologico di Ercolano riapre i cancelli e torna ad accogliere i propri visitatori. Rispettando tutte le norme del distanziamento sociale per la sicurezza di ogni visitatore e di ogni lavoratore, si riparte il 2 giugno 2020 con l’orario 10.30-19.30 (ultimo ingresso alle 18) fino al mese di ottobre, rispettando un giorno di chiusura settimanale – il martedì, ad eccezione del primo giorno di apertura – per una sanificazione periodica. Tariffe agevolate per accogliere i visitatori: a partire dal 2 giugno 2020, biglietto singolo, 10 euro; giovani tra i 18 e 25 anni, biglietto 2 euro; gratuità e riduzioni come da normativa. I biglietti sono acquistabili esclusivamente on line, a partire da lunedì 1° giugno dalle 12, sul sito http://www.ticketone.it, con un costo aggiuntivo di 1,50 euro per diritti di prevendita. Attraverso entrambi gli ingressi di corso Resina e viale dei Papiri Ercolanesi, i visitatori potranno accedere per fasce orarie di 15 minuti con un numero massimo di ingressi di 15 persone, compresi bambini e ragazzi. Previsto così l’afflusso massimo di 60 persone distribuite in ogni ora, pari a un massimo di 480 ingressi giornalieri. Regolarmente funzionante il parcheggio del Comune in viale dei Papiri Ercolanesi. Aperto anche il Parco Maiuri, polmone verde tanto caro agli ercolanesi. Il servizio informazioni verrà svolto, presso un desk esterno; aperto anche il bookshop e completamente rinnovato il servizio audio guide che offre ad un prezzo molto conveniente l’app dedicata sul sito del Parco http://www.ercolano.beniculturali.it

A Ercolano dopo 85 giorni di lockdown tornano i visitatori (foto Paerco)

Al check point controllo della temperatura corporea e della mascherina. Una volta varcato il controllo biglietti, i visitatori potranno accedere al Padiglione della Barca dove è esposta la barca scoperta sull’antica spiaggia e una serie di oggetti che legano a filo doppio Ercolano con il mare; è la volta poi dell’Antiquarium, con l’esposizione permanente SplendOri. Il lusso negli ornamenti a Ercolano con circa 200 oggetti preziosi appartenuti agli antichi ercolanesi; nell’area archeologica si accederà attraverso la Galleria Martusciello, da qui il visitatore, attraverso un percorso circolare, potrà visitare l’intero scavo, modulando liberamente la durata complessiva della propria visita con l’ausilio delle indicazioni fornite dal personale di vigilanza e della segnaletica. I visitatori con disabilità motoria potranno rivolgersi al personale di vigilanza presente all’ingresso, che daranno indicazioni sul percorso di visita. Saranno permesse anche visite con guida turistica. In questa prima fase si punta su un aspetto concreto grazie al supporto del personale del Parco, di cartellonistica di orientamento, intensificata sanificazione degli ambienti comuni, disponibilità di gel con dispenser che non implicano il contatto. Per la seconda fase sono già tracciati i primi passi verso una direzione che vedrà i servizi sempre più digitalizzati.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

“Il Parco ritorna a vivere”, dichiara il direttore Sirano, “ritorniamo ad accogliere i nostri visitatori con gioia ma senza dimenticare il dolore e le incertezze che questi mesi ci hanno portato. Siamo convinti che con il nostro servizio il sito UNESCO di Ercolano contribuirà alla ripresa e al rilancio del nostro territorio e delle iniziative culturali a livello nazionale e internazionale. Sicurezza, flessibilità, fiducia e entusiasmo nel garantire una concreta esperienza di conoscenza sono i nostri punti di riferimento in questa nuova sfida. I nostri amici visitatori potranno godere del sito secondo i ritmi rilassati che esso ha sempre consentito e nell’atmosfera incredibile che questo scrigno di conoscenza e di sensazioni unico può offrire. Con la tariffa agevolata abbiamo pensato ad una accoglienza che gradualmente ritorni alla normalità, abbiamo ritoccato il costo nella consapevolezza che la conformazione del Parco ci permette di offrire una visita gratificante praticamente invariata rispetto a quella dei mesi scorsi. Siamo anche pronti a lanciare un abbonamento al prezzo di soli 13 euro in promozione sino all’inizio dell’orario invernale, costo equivalente a quello del biglietto preCOVID19, che permetterà per un anno solare dall’acquisto di accedere al sito ogni volta che si vorrà, alle mostre e a tutte le iniziative che abbiamo riprogrammato tra 2020 e 2021. Saremo vigili nel rispettare e far rispettare tutte le norme che tutelino la sicurezza di chiunque varchi i cancelli del Parco e fedeli al simbolo di Ercole, eroe della città, resilienti ci rialzeremo, assieme al territorio intero, per riconquistare progressivamente spazi e tempi del passato”.

#EnjoyErcolano: il parco archeologico di Ercolano promuove un sondaggio rivolto alla comunità di Ercolano, ideato dall’Herculaneum Conservation Project (HCP) per raccontare la propria Ercolano. Il direttore Sirano: “Maggiore interazione tra la comunità locale e il suo patrimonio culturale”

Le magiche atmosfere della città antica di Ercolano (foto Paerco)

L’hanno chiamata #EnjoyErcolano ed è la nuova iniziativa del parco archeologico di Ercolano per coinvolgere la comunità e quanti vivono o lavorano a Ercolano, o ci hanno lavorato o vissuto per lungo tempo, per raccontare Ercolano, per farlo conoscere e per capirlo meglio. Il parco archeologico di Ercolano diventa promotore della riscoperta del patrimonio culturale della comunità. “In un momento in cui stiamo riscoprendo il valore di cosa e chi abbiamo intorno, e che ci ha fatto capire quanto i comportamenti individuali possano influire sul benessere della comunità”, spiegano, “il Parco Archeologico di Ercolano si rivolge al suo territorio e lo coinvolge nella riappropriazione dell’identità del luogo e nella riscoperta del proprio patrimonio culturale. Il fine è rendere accessibile il patrimonio culturale alla comunità e divenire promotore della crescita della stessa”. Per partecipare http://www.herculaneum.org/enjoyercolano. Prima della compilazione del questionario guarda il video ed entra nello spirito di Ercolano!

È disponibile anche un videotutorial

Nasce così #EnjoyErcolano [http://www.herculaneum.org/enjoyercolano] il sondaggio rivolto alla comunità di Ercolano, ideato dall’Herculaneum Conservation Project (HCP) e promosso dal Parco Archeologico di Ercolano. Tutte le persone che vivono o hanno vissuto a Ercolano, essendoci nate, chi ci lavora e/o ci ha lavorato per lungo tempo, e tutti quelli che si sentono parte di questa comunità sono chiamati a raccontare la propria Ercolano: una città fortemente caratterizzata dai propri attributi culturali che non si esauriscono solo con il sito archeologico ma comprendono tutto il patrimonio culturale, naturale, tangibile e intangibile che, nelle sue manifestazioni più diverse, crea legami forti e duraturi. La comunità è invitata a riflettere sulle risorse e i talenti che possono essere alla base di un nuovo modello di sviluppo incentrato sul benessere, sia della propria comunità sia di chi frequenta questo territorio o ne è appassionato, pur vivendo lontano. Questo sondaggio deriva da uno studio pilota del team HCP effettuato un anno fa su un campione della popolazione di Ercolano, che ha permesso di identificare, in parte, alcune caratteristiche della comunità locale e di rilevare alcuni cambiamenti nel tempo di luoghi e delle modalità di fruizione degli stessi. Pertanto, dopo questa prima fase, parte #EnjoyErcolano, al fine di rendere più complete le informazioni su questi luoghi per determinarne i tratti caratteristici, e capire come essi possano influenzare positivamente il benessere della comunità, anche e soprattutto dopo il tempo di pandemia.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

“Sono due gli obiettivi ai quali il Parco si rivolge in questa nuova fase”, spiega Francesco Sirano, direttore del Parco Archeologico di Ercolano: “qualcosa in più di turismo di prossimità, un percorso per arrivare ad una maggiore interazione tra la comunità locale e il suo patrimonio culturale; e restauri. Per quanto riguarda il primo punto, i primi componenti della comunità allargata del Parco che potranno raggiungerci anche fisicamente saranno gli abitanti di Ercolano, quelli della provincia vesuviana, di Napoli, della Campania, e speriamo presto d’Italia e d’Europa. Alla comunità del Parco e agli Ercolanesi ci rivolgiamo con questo studio, chiediamo il loro parere, di intervenire per raccontarci Ercolano, di aiutarci ad avere una visione allargata e integrata del Parco. In passato abbiamo promosso numerose iniziative con la comunità locale ma con #EnjoyErcolano rispondiamo alla sentita necessità di consolidare ulteriormente il nostro legame con il territorio uscendo sempre di più fuori dalle mura del Parco. Arricchendo la nostra esperienza di addetti ai lavori, raccogliendo sollecitazioni e punti di vista che ci permetteranno di ampliare le nostre vedute, lavoriamo per strutturare meglio l’integrazione del sito archeologico nel territorio dando spazio e voce alla comunità locale. Inoltre continuiamo a raggiungere tutti gli appassionati di Ercolano con la nostra rete social che si è tanto allargata in questi mesi e continuerà ad essere il veicolo per la divulgazione di contenuti e approfondimenti. Il secondo obiettivo – continua – consisterà nell’accelerazione delle attività di conservazione e manutenzione il cui svolgimento sarà facilitato dalla fase di contingentamento fisico dei visitatori. Ritengo infatti che sia opportuno volgere in positivo la circostanza che nei prossimi mesi il Parco sarà visitato con modalità più lente e da un numero contenuto di ospiti. Ci concentreremo a risolvere il maggior numero possibile di problemi di conservazione e sicurezza in tutte le zone del sito fuori dal circuito di visita e chiuse al pubblico da anni. Così la pausa forzata, che sta per finire, e il rallentamento del ritmo di visita saranno tradotti in tempi ragionevolmente brevi in un ulteriore ampliamento dell’offerta culturale e nel miglioramento dell’accoglienza secondo la strategia che abbiamo messo in campo negli ultimi 3 anni.”

L’home page del sondaggio #EnjoyErcolano promosso dal parco archeologico di Ercolano

Il piano delle attività prevede ulteriori azioni, quali un sondaggio rivolto agli enti del terzo settore, ricerche di archivio e una mappatura delle realtà urbane, che confluiranno in uno studio più ampio a scala territoriale. Denominato, per ora, TBA (Territorial Baseline Assessment), lo studio prende ispirazione dagli Strategic Environmental Assessments, consueti in tanti paesi per la gestione di beni naturali a scala paesaggistica. A Ercolano, lo scopo è di far emergere i valori culturali del territorio che scaturiscono dalle strette relazioni, interconnessioni e legami tra le persone e i luoghi, che vivono e utilizzano quotidianamente, legami determinati ed influenzati anche dai cambiamenti che il territorio ha vissuto nel corso degli anni. Tutti i dati raccolti confluiranno in ambiente GIS, al fine di ottenere una visione organica, puntuale e aderente non solo alla realtà attuale del contesto territoriale ma alle sue potenzialità, e potrebbero essere usati come leva per lo sviluppo sostenibile di questo territorio.

Jane Thompson, manager dell’HCP per le fondazioni Packard

“L’iniziativa #EnjoyErcolano”, interviene Jane Thompson, manager dell’HCP per le fondazioni Packard, “posiziona il cittadino al centro di un processo fondamentale. È solo un capitolo di una bellissima serie di iniziative mirate a ripensare la gestione del patrimonio culturale partendo dal capitale sociale/umano. Un primo step per allontanarci dal modello di gestione del patrimonio culturale come una serie di nodi distinti individuati da esperti e soffocati da turisti, ma viverlo invece come una rete capillare con la capacità di fare da catalizzatore positivo in tanti altri settori. Ho lavorato in diverse parti del mondo ma in nessun posto ho dedicato il tempo che ho dedicato a Ercolano. Ritengo questo territorio ai piedi del Vesuvio davvero speciale. Pioneristico in ogni fase di storia, e a volte pagando il prezzo (la ferrovia sul mare, il boom incontrollato dopo guerra), il tempo che gli dedichi ti ripaga facendoti fare sempre nuove scoperte e non parlo solo di archeologia ma ogni altro tipo di bellezza, anche quella che non si vede! Mi auguro che l’iniziativa #EnjoyErcolano possa avere il più ampio respiro possibile, magari non solo raggiungendo chi oggi vive e frequenta questa città ma anche ercolanesi emigrati, lontani ma contenti di ristabilire connessioni con il loro territorio d’origine”.

“Lapilli di Ercolano”: con l’11.ma clip si torna a esplorare i luoghi della città antica: il direttore Sirano ci fa scoprire le Terme Femminili

Con l’11.mo video dei Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano torniamo a esplorare i luoghi della città antica in compagnia del direttore Francesco Sirano. Con lui entriamo nel reparto femminile dello splendido impianto delle Terme centrali di Herculaneum, alla scoperta dei dettagli e delle storie che questi ambienti conservano intatti ancora oggi. “Non appena entrati ci troviamo in una corte molto piccola, molto raccolta con delle panche su tutti i lati: qui le matrone di Ercolano sedevano in attesa del loro turno per entrare nelle terme in un ambiente tiepido. Mentre di solito c’è un vero e proprio spogliatoio. Ad Ercolano molti spogliatoi sono anche riscaldati. In questo ci sono le tipiche installazioni per deporre i vestiti e le panche prima di cominciare il percorso termale. Sul pavimento in bianco e nero campeggia un tritone circondato da delfini, un polipo, una seppia, tipici animali del Mediterraneo. Ma sopra di lui vola un amorino. Da qui si passa nel tepidarium. Un ambiente estremamente raccolto, ancora una volta con gli stalli per deporre gli asciugamani che indossavano le matrone e sui lati le panche per poter restare sedute. In un angolo c’è la presenza di un incasso dove si trovava un braciere. È possibile che l’ambiente fosse riscaldato o, ancora meglio, le condizioni di umidità fossero regolate attraverso l’utilizzo di questo braciere. Il pavimento in bianconero è uno dei più belli dell’intera Ercolano. All’interno di uno schema geometrico molto intricato e complesso dei quadretti raffigurano oggetti legati al mondo guerriero, come un elmo o la pelta, che era lo scudo delle Amazzoni. Quindi un mondo guerriero al femminile. Ci sono anche oggetti tipici del mondo dell’atletica come l’aryballos, vasetto per unguenti utilizzato dagli atleti prima delle competizioni e degli esercizi ginnici. Altri oggetti rimandano ai piaceri della tavola, al banchetto: un cratere, nel quale venivano mischiati il vino contenuto nell’anfora e l’acqua contenuta nell’idria. Questo liquido veniva prelevato con il colino e veniva poi versato nelle brocche. Dalle brocche il vino andava nelle coppe durante i banchetti. Il tutto era coronato dai piaceri della tavola e della vita e dalla fortuna che portavano i falli. Passando al calidarium, l’ambiente più caldo delle terme, si nota la presenza tipica della base per il labrum, la vasca di marmo con cui ci si sciacquava con acqua gelata. Le panche, questa volta di marmo, riutilizzate, forse provenienti da altri edifici perché sono diverse le une dalle altre. E poi sul fondo del locale la vasca con l’acqua calda. Sul pavimento si vede una grata che nasconde l’accesso alle suspensurae perché anche questo pavimento – come è tipico delle terme romane – poggiava su dei pilastrini che permettevano la creazione di un’intercapedine attraverso la quale passava l’aria calda per mantenere le condizioni di temperatura ideali per le terme”.