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“Lapilli sotto la cenere”. Con la 22.ma clip del parco archeologico di Ercolano il direttore Francesco Sirano esplora ancora il tema “Ercole a Herculaneum”: in questa terza parte scopriamo tra gli ambienti dell’Antiquarium oggetti e ornamenti che richiamano le gesta e il culto di Ercole

L’ingresso dell’Antiquarium di Ercolano dove è allestita la mostra permanente “SplendOri” (foto Graziano Tavan)

Con la 22.ma clip della serie “Lapilli sotto la cenere” il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano esplora ancora il tema “Ercole a Herculaneum”, cioè il Mito, la leggenda e la città. In questa terza parte scopriamo tra gli ambienti dell’Antiquarium oggetti e ornamenti che richiamano le gesta e il culto di Ercole.

Sono mille i modi attraverso i quali l’eroe, che ha dato il nome alla città di Ercolano, era vicino ai suoi cittadini. “Nessuno – ricorda Sirano – si faceva mancare anche negli arredi più lussuosi un’immagine che riguardasse Ercole. Per esempio dall’area del decumano viene il piede di un tavolo in marmo africano che raffigura proprio l’eroe fondatore. Si tratta di quella che si definisce una forma ermaica, cioè una forma dove la parte inferiore in realtà è un pilastro e la parte superiore ci raffigura il busto dell’eroe in età avanzata, completamente avvolto in una tunica. Attorno alle spalle ha avvolta la pelle del leone Nemeo di cui si vede molto bene la testa. Si può notare come si sfruttano bene i colori del marmo africano, per cercare di dare anche una colorazione, animare questa visione. Molto interessante è anche la presenza, sotto la mano destra dell’eroe, di un motivo che pende, interpretato da alcuni come la rappresentazione del pomo delle Esperidi. In realtà si tratta semplicemente della pelle della zampa del leone che è appesa perché il tutto è girato intorno alle spalle. Ancora una volta – continua Sirano – una figura ermaica cioè una figura di Ercole, inserita questa volta in un pilastro di marmo e la testa invece è di bronzo, ci porta a conoscere un altro aspetto: Ercole che diventa protettore della casa, oggetto di culto. Dalla Casa di Nettuno e Anfitrite viene una piccola erma in miniatura con un Ercole barbuto, quindi sempre in età avanzata, e che presenta la stephane, cioè la corona, che ci fa capire che è già diventato una figura divina oggetto di culto, e in questo caso un culto domestico”.

Statuetta in bronzo di Ercole già divinizzato, proveniente dalla Casa del Rilievo di Telefo a Ercolano (foto paerco)

La figura di Ercole accompagnava gli ercolanesi in tanti aspetti della loro vita. “Tra gli oggetti che conserviamo nell’Antiquarium – spiega Sirano – abbiamo anche delle statuine, che probabilmente facevano parte di piccoli santuarietti domestici, come quella che viene dalla Casa del Rilievo di Telefo. Raffigura l’eroe barbato, quindi greco in età matura, ancora in posizione atletica: con la mano sinistra tiene la leontea, cioè la pelle del leone Nemeo, una delle caratteristiche del dio: rappresenta infatti una delle fatiche che lo rese famoso. Qui Ercole è già diventato probabilmente un dio perché si trova su un piedistallo a forma di sgabello. Ed è questa l’idea che ci dà l’indizio che ci fa pensare si tratti di una statuina in qualche maniera legata a un culto domestico, cosa che sta molto bene a Ercolano. Perché il modo di realizzare questa statuina che ha un suo peso, quindi è a bronzo pieno, è estremamente attento soprattutto con la muscolatura. Si vedono i muscoli della schiena, le masse muscolari ben caratterizzate, addirittura le pieghe del collo potente, taurino, che caratterizzavano Ercole anche sulle spalle. È una statua ispirata alla scultura greca del IV sec. a.C. secondo la moda che possiamo trovare in tantissimi luoghi dell’Italia dal periodo ellenistico fino a quello romano”.

Anello in oro e corniola dalla Casa del Mobilio carbonizzato di Ercolano con raffigurato il nodo di Ercole (foto paerco)

Ma Ercole non era solo oggetto di culto domestico, era anche un eroe che gli antichi ercolanesi volevano tenere proprio vicino a sé, addirittura addosso a sé. “Alcuni gioielli o accessori dell’abbigliamento si ispiravano proprio a Ercole – assicura Sirano -.  Per esempio, da una cassettina che conteneva degli averi, qualcosa di prezioso per uno dei fuggiaschi dell’antica spiaggia, proviene un pendaglio di collana, probabilmente, che rappresenta proprio la clava di Ercole, cioè uno degli attributi che lo rendeva universalmente riconoscibile. In vetrina c’è un anello d’oro e corniola che proviene dalla Casa del Mobilio carbonizzato. L’anello raffigura il nodo di Ercole. Si tratta di un particolare modo con cui si allacciava la pelle del leone Nemeo. Questo nodo veniva riprodotto in molte occasioni nel mondo romano. Una di queste era il giorno delle nozze. La sposa aveva una cintura con un nodo simile a quello che viene qui riprodotto. Nel momento in cui andava per la prima volta a letto con lo sposo, il marito scioglieva questo nodo: segno anche della garanzia della verginità, ma soprattutto si riteneva che questo portasse bene perché l’eroe Ercole, cui erano attribuiti circa 70 figli, poteva essere un segno di abbondanza. Un anello molto prezioso che forse i padroni di casa non fecero in tempo a recuperare. E sempre restando nell’ambito degli ornamenti personali, c’è un bracciale d’argento dall’antica spiaggia. Ancora una volta ci porta nel mondo di Ercole. Qui abbiamo una serie di nodi che vengono riprodotti nella decorazione al centro del bracciale. Ancora una volta ispirato al potere magico che questo nodo poteva avere nell’ambito dell’abbondanza e della vita di tutti i giorni”.

Il nodo di Ercole, nuovo logo del parco archeologico di Ercolano

“Secondo alcuni studiosi Amedeo Maiuri nel far realizzare l’ingresso, oggi storico, al parco archeologico si ispirò alla porta di Adriano ad Atene che separava la città di Teseo, la città antica, dalla città moderna, dove l’imperatore Adriano promosse una serie di lavori di rinnovamento. Quale che sia la giusta spiegazione, per noi questa non è una porta ma è un passaggio, un collegamento tra la città antica e la città moderna che devono far parte di uno stesso futuro. Per creare il nostro nuovo segno identitario – conclude Sirano – ci siamo ispirati come gli antichi ercolanesi al nodo di Ercole, perché questo nodo valorizza soprattutto le connessioni. Sono proprio le connessioni che ora il parco vuole approfondire con l’esterno, con il territorio che lo circonda”.

“Le Antichità di Ercolano esposte”: la prestigiosa opera settecentesca è rientrata al Parco archeologico di Ercolano dopo il restauro curato dalla Biblioteca nazionale di Napoli. Documenta con disegni e incisioni ritrovamenti da Pompei, Stabia e Ercolano, molti perduti

“Le Antichità di Ercolano esposte” nel laboratorio di restauro della Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)

“Le Antichità di Ercolano esposte”: la prestigiosa opera settecentesca nel ritrovato splendore è rientrata venerdì 16 aprile 2021 al parco archeologico di Ercolano dopo il restauro a cura della Biblioteca nazionale di Napoli. Si potranno nuovamente ammirare in tutti i dettagli gli straordinari disegni e le incisioni, che costituiscono l’ambiziosa opera editoriale voluta da Carlo di Borbone. L’opera di gran pregio non fu mai messa in commercio, ma offerta in omaggio dalla corte napoletana agli esponenti più in vista dell’aristocrazia europea per stupirli con l’imponenza della collezione messa insieme dal Re di Napoli, e diffondere e promuovere l’impresa di scavo borbonica, che aveva portato alla luce le città sepolte dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. “Per recuperare la propria collezione dei volumi de Le Antichità di Ercolano esposte e garantire la pubblica fruizione, il parco ha attivato la propria rete istituzionale di riferimento”, dichiara Francesco Sirano, di recente riconfermato alla direzione del Parco. “La collaborazione con la Biblioteca Nazionale si è giovata dell’altissimo livello professionale che da sempre ne caratterizza l’opera. I rapporti, già stretti per la presenza dell’officina dei papiri Ercolanesi proprio nella Biblioteca, si sono ulteriormente rafforzati”. “Il lavoro di restauro su Le Antichità di Ercolano Esposte”, afferma il direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli, Salvatore Buonomo, “conferma il filo doppio di stretta collaborazione con il Parco Archeologico di Ercolano, dove si trova la superba Villa dei Pisoni che ospitava l’antica collezione di papiri di  Filodemo di Gadara, oggi nella nostra biblioteca. La sinergia in questo caso ha costituito un’occasione per avvalersi al massimo delle risorse e delle potenzialità di cui disponiamo nell’ambito dei beni culturali, consentendoci l’allargamento del concetto stesso di patrimonio culturale componendo l’interesse di bene bibliografico con quello archeologico”.

Il tomo I de “Le Antichità di Ercolano esposte” dopo il restauro alla Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)
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Il tomo I de “Le Antichità di Ercolano esposte” prima del restauro alla Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)

Il restauro ha riguardato i primi 8 volumi della preziosa collana, pubblicata tra il 1757 e il 1792 dalla Stamperia Reale Borbonica a cura della Reale Accademia Ercolanese (di cui fecero parte Ferdinando Galiani, e Francesco Valletta), fondata da Carlo di Borbone per illustrare e studiare quanto veniva alla luce dagli scavi e collocato nell’ ‘Herculanense Museum’, allestito presso la Reggia di Portici per celebrare la grandiosa impresa di scavo. “Il lavoro di restauro”, aggiunge Salvatore Buonomo, “ci tengo a sottolinearlo è stato portato a termine grazie alla disponibilità dei nostri ultimi restauratori, che pur se collocati in pensione, hanno continuato il lavoro in forma volontaria per completare questo delicato restauro e le altre esecuzioni in corso. Allo stato il nostro importante e specializzato laboratorio non può continuare l’attività per mancanza di personale”. “Questo progetto”, conclude Francesco Sirano, “giunge a compimento proprio nel momento in cui tra poche settimane il Parco, con il supporto dell’Herculaneum Conservation Project, sta per lanciare una prima versione del portale Open Data: una forma di condivisione delle conoscenze che utilizza il metodo democratico e partecipativo per raggiungere gli stessi effetti che ottennero in Europa i volumi de Le Antichità di Ercolano esposte  rappresentando una inesauribile fonte di  ispirazione per le arti e l’artigianato”.

Il tomo IV de “Le Antichità di Ercolano esposte” dopo il restauro alla Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)
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Il tomo IV de “Le Antichità di Ercolano esposte” prima del restauro alla Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)

Il lavoro di restauro sui primi 6 volumi svolto nel Laboratorio “Alberto Guarino” della BNN, che ha visto impegnati Valeria Stanziano e Luigi Vallefuoco e per il Parco di Ercolano Elisabetta Canna,  è  stato complesso: è stato necessario intervenire sulle pregevoli carte interne ma anche  restaurare tutti i dorsi in pelle con le iscrizioni in oro e i nervi a vista,  in più  parti sono state restaurate le coperte  con incartonatura  e carte marmorizzate dipinte a mano simili agli originali. La restante parte del restauro è stato affidato alla ditta Argentino Chiara che si è attenuta nell’acquisto dei materiali e nell’esecuzione al progetto redatto dal laboratorio della Biblioteca di Napoli. Le Antichità di Ercolano esposte hanno avuto il merito di offrire agli artisti ed ai decoratori dell’epoca un assortimento di motivi ellenistici fedeli agli originali, influenzando le arti decorative in Europa e favorendo l’affermarsi del gusto neoclassico. L’opera riveste, perciò, un particolare interesse artistico e documenta con disegni e incisioni di raffinata fattura il prezioso patrimonio di pitture e oggetti, molti anche andati perduti, provenienti dagli scavi di Pompei, Stabia e dai due siti di Ercolano: Resina e Portici.

Ercolano. Prima azione della convenzione tra il Parco archeologico e l’università “Vanvitelli”: presentate le nuove divise “condivise” per il personale

Il gruppo di lavoro Parco archeologico di Ercolano-Università della Campania “Vanvitelli” impegnato nella progettazione delle nuove divise per il personale (foto paerco)

ercolano_colori naturali_foto-paercoPartecipazione e connessioni anche alla base della progettazione delle nuove divise: al lavoro insieme il personale del Parco archeologico di Ercolano e gli studenti dell’università Vanvitelli. Il Parco archeologico di Ercolano, infatti, dopo la nuova veste dell’identità visiva, cambia abito anche al proprio personale e presenta le divise disegnate grazie alla progettazione congiunta con il dipartimento di Architettura e Disegno industriale, università della Campania “Luigi Vanvitelli”. La collezione “DIVISE CONDIVISE” nasce dalla co-progettazione che ha coinvolto nello studio propedeutico Università e componenti dello staff del Parco. La progettazione partecipata ha visto protagonisti docenti universitari, giovani laureati, tirocinanti e il personale del Parco, dalla elaborazione dei modelli, alla scelta dei tessuti e alla palette colori, per la realizzazione di indumenti comodi, confortevoli, ecologici, caratterizzati da tonalità ispirate direttamente dall’antica Ercolano, abiti pensati per chi vive e lavora a contatto con tanta bellezza, con accessori e stile di grande vestibilità che si prestano a una diffusione più ampia affinché tutti possano condividere anche attraverso un capo di abbigliamento i millenari valori estetici e culturali della città di Ercole. 

La collezione Donna primavera-estate del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)
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La collezione Uomo autunno-inverno del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Il gruppo di ricerca del Dipartimento, recependo tutte le istanze del Parco, è partito per la conformazione delle caratteristiche degli outfit dal Mediterraneo, luogo di contaminazioni culturali per eccellenza, dove mare e terra si uniscono in un abbraccio inscindibile. Il percorso di fashion design ha inizio dal triplice significato della parola habitus: ambito, modo di comportarsi, abito; dunque ciò significa che dallo studio di ogni singola località può nascere un artefatto, un accessorio di design, un vestito, come accade per le divise del Parco archeologico di Ercolano che ricordano la vasta gamma di forme, materiali e colori che si ritrovano nelle costruzioni pubbliche e private dell’antica città.  

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Il nodo di Ercole, nuovo logo del parco archeologico di Ercolano

Dopo aver lanciato un programma basato sulle relazioni e connessioni con il territorio, in cui  si innesta la Convenzione con il dipartimento di Architettura e Disegno industriale dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, responsabile scientifico la prof.ssa Maria Dolores Morelli, firmata nel luglio 2020, il Parco mette in campo la prima azione nello studio e progettazione delle divise stagionali per il personale del MIC in servizio presso il Parco archeologico di Ercolano, oggi pronte per la presentazione dei disegni della Collezione. “La realizzazione delle divise per i nostri addetti alla vigilanza”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “è un segnale che rende evidente l’appartenenza al luogo. Le linee semplici, i colori tenui e i materiali ecocompatibili interpretano perfettamente lo spirito del Parco, un luogo di rinascita continua tra passato e futuro. Il nostro personale è il nostro biglietto da visita e volevamo che si sentisse a proprio agio in divise eleganti e riconoscibili a partire dalle quali saranno creati altri capi di abbigliamento e accessori da offrire ai nostri visitatori. Sono molto soddisfatto della sinergia con l’università Vanvitelli e fiero della valorizzazione dei giovani in questo progetto, che lancia il forte segnale delle possibilità che questo territorio offre alle nuove generazioni”. “La Convenzione con il dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’università della Campania Luigi Vanvitelli”, spiega la prof. Ornella Zerlenga, direttore del Dipartimento, “è stata siglata al fine di strutturare uno stretto collegamento tra la realtà accademica e quella del sito archeologico, attuando forme di collaborazione scientifica e di ricerca per la formazione, l’orientamento e la didattica, su tematiche di convergente interesse per i due Enti, strutturando attività di ricerca in ambito culturale, produttivo, tecnologico, contribuendo al rafforzamento delle relazioni tra Università, Enti, Aziende, Associazioni per lo sviluppo di processi educativi-produttivi”.

“Lapilli sotto la cenere”. Con la 21.ma clip del parco archeologico di Ercolano il direttore Francesco Sirano esplora il tema “Ercole a Herculaneum”: in questa seconda parte scopriamo storie, leggende e vita di Ercole raccontate da statue dipinti e sculture ritrovate nel sito

“Contesa fra Ercole e il fiume Acheloo per la mano di Deianira” nella sede del Collegio degli Augustales di Ercolano (foto Paerco)

Con la 21.ma clip della serie “Lapilli sotto la cenere” il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano esplora il tema “Ercole a Herculaneum”, cioè il Mito, la leggenda e la città. In questa seconda parte scopriamo le storie, le leggende e la vita dell’Eroe fondatore di Herculaneum raccontate da statue dipinti e sculture ritrovate sotto il vulcano.

Tra le statue e le fontane che decoravano il giardino della Casa dei Cervi, c’è anche una rappresentazione di Ercole. “Questa volta l’eroe che ha dato il nome alla città”, spiega Sirano, “è ubriaco, e si sta liberando: sta facendo la pipì. È un Ercole oramai vecchio. Qui è esposta una copia in gesso dell’originale che probabilmente viene dal mondo ellenistico, e in ogni caso ci mostra molto bene quello che sta succedendo. La statua era stata trasformata in una fontana. Gli abitanti di questa casa volevano probabilmente dire che anche che anche l’eroe che ha dato il nome alla città si trova così bene durante le feste che avvenivano qui da rilassarsi completamente ed essere uno dei protagonisti di questa vita beata che qui avveniva”.

La statua di Marco Nonio Balbo a Ercolano (foto Graziano Tavan)

Un’allusione ad Ercole non poteva mancare neppure nella statua del patrono della città: Marco Nonio Balbo. “Il tipo di statua in corazza che viene scelto – continua Sirano – prevedeva già sugli spallacci un’immagine della testa di Ercole. Ma è ovvio che qui questa rappresentazione acquista un valore simbolico molto forte: il padre di Ercolano, l’eroe fondatore, e il padre della patria di Ercolano, Marco Nonio Balbo”.

La fontana dell’Idra di Lerna esposta per nell’Antiquarium di Ercolano (foto parco archeologico di Ercolano)

All’interno dell’Antiquarium di Ercolano è esposta la statua dell’Idra di Lerna (vedi La statua di Demetra da Ercolano a Los Angeles per la grande mostra sui tesori della Villa dei Papiri. All’Antiquarium al suo posto per la prima volta esposta la fontana dell’Idra di Lerna | archeologiavocidalpassato). “È l’originale della statua-fontana che decorava il centro della piscina cruciforme che si trovava nella palestra della città antica. Si tratta di una statua di bronzo assemblata di diverse parti che rappresenta un unicum nel mondo antico. Non abbiamo altre rappresentazioni in bronzo di queste dimensioni dell’Idra di Lerna. Il mostro serpentiforme – descrive Sirano – si avvolge attorno a un platano, secondo la leggenda antica. E presenta la parte bassa del corpo da cui a un certo punto si dipartono cinque teste, ognuna di queste nella collocazione originaria diventava uno zampillo di fontana. E c’era un motivo perché l’Idra proviene dall’Oceano e quindi ha un rapporto molto stretto con l’acqua. Gli studiosi hanno accostato questa statua a quella con lo stesso soggetto che Agrippa aveva posto nel Lacus Servilius, la fontana di Servilio, che si trovava nel Foro Romano. Questa fontana era legata a un acquedotto dell’età repubblicana ed era stata oggetto, durante le guerre civili, di una terribile esposizione delle teste dei senatori tagliate da Silla. Agrippa mettendo invece questo mostro dalle tante teste che diventa una fontana voleva alludere alla pacificazione. Ma secondo il poeta Orazio l’Idra era anche un modo per alludere alla forza, alla tenacia che aveva il popolo romano, che non poteva essere sconfitto come invece fu sconfitta l’Idra. A Ercolano la rappresentazione di questa fatica poteva sì essere un richiamo alla capitale, alla città di riferimento per tutti i romani, ma probabilmente questo assumeva anche un significato locale. Infatti la fatica di Ercole viene vinta con l’aiuto di Iolaos. L’uccisione dell’Idra celebra quindi la solidarietà reciproca fra i cittadini. E Ercole, dopo aver ucciso l’Idra, intinge le punte delle sue frecce nel sangue di questo mostro provocando poi delle ferite non guaribili. In questa maniera si voleva nel luogo dove venivano allevati i nuovi cittadini di Ercolano, valorizzare la solidarietà e la forza che si poteva assumere dopo aver superato delle fatiche che apparentemente sembrano insormontabili, come questo mostro dalle tante teste”.

“Lapilli sotto la cenere”. Con la 20.ma clip del parco archeologico di Ercolano il direttore Francesco Sirano esplora il tema “Ercole a Herculaneum”: in questa prima parte, presenta alcuni luoghi che svelano le radici mitologiche della città antica

Sacello degli Augustali a Ercolano: apoteosi di Ercole, con Giunone e Minerva (foto Graziano Tavan)

Con la 20.ma clip della serie “Lapilli sotto la cenere” il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano esplora il tema “Ercole a Herculaneum”, cioè il Mito, la leggenda e la città. In questa prima parte ci porta in alcuni luoghi del Parco, pubblici e privati, che svelano le radici mitologiche della città antica.

L’eroe Ercole è uno dei personaggi che nell’immaginario, nella mitologia locale aveva un peso enorme. Non ci sono infatti molte città nell’ambito della penisola italiana che prendono il nome da Ercole. “Ci sono alcune Heracleia in Magna Grecia e in Sicilia nel mondo greco, nel mondo di cultura ellenica”, ricorda Sirano. “Ma qui sono davvero molto pochi. Ci sono solo alcuni villaggi, per esempio, che si trovano nella zona di altre città importanti della Campania che prendevano il nome da un santuario di Ercole. Ed è probabile che anche Ercolano prendesse il nome da un santuario dedicato a questo eroe che in genere nel territorio italico è connesso al ciclo della transumanza, cioè al movimento delle greggi che dalle zone interne della penisola raggiungeva il mare, e viceversa a seconda delle stagioni. E anche al commercio del sale, elemento fondamentale per garantire conservazione e trattamento sia dei prodotti lattiero-caseari sia della carne. Ercole – sottolinea Sirano – è una delle figure più rappresentate ad Ercolano sia nei monumenti pubblici, come il collegio degli Augustali con l’immagine di Ercole che all’Olimpo e diventa un dio, sia nelle case private. Nessuno si faceva mancare una statuetta, una statua di marmo, una tabella dipinta di marmo con una fatica di Ercole, un rilievo, un’immagine all’interno delle decorazioni parietali, un anello che non raffigurasse l’eroe principale che dà il nome alla città e oggi andremo insieme alla scoperta di tanti dettagli più o meno visibili che parlano di Ercole durante la visita al parco di Ercolano”.

Affresco con scena di sacrificio alla presenza di Ercole, nella bottega annessa alla Casa del Peristilio tuscanico (foto paerco)

“In uno dei punti più frequentati del Decumano massimo si apriva una bottega che ci colpisce”, spiega Sirano, “perché ha delle splendide pitture di terzo stile alle pareti e sul pavimento anche le impronte di una decorazione pavimentale molto complessa, fatta tutta in lastre di marmo. Un fatto non usuale per una bottega che si spiega nel fatto che in un primo momento questo ambiente era uno dei cubicula della Casa del Peristilio tuscanico che si trova sulla sinistra cui è collegata da una porta. In una fase successiva della casa, i proprietari che gestiscono la bottega, perché c’è ancora il collegamento tra l’atrio della casa e la bottega, decidono di aprire sulla strada questo ambiente per far sì che diventi un luogo di commercio”. Le pitture si trovano al coronamento della fascia mediana della decorazione parietale. “Alcune sono mal conservate”, continua Sirano, “ma tutte hanno un senso cultuale, hanno un significato che riporta alla sfera religiosa del mondo dell’antica Roma. In particolare c’è una scena meglio conservata. Si vede un altare sul quale si sta svolgendo un sacrificio: vediamo il fumo che sale, vediamo un personaggio che sta compiendo un atto versando qualcosa sul fuoco: una libagione. Accanto all’altare una figura giovanile tiene con la mano destra le corna di un toro e con la mano sinistra sostiene una o due lance, una sicuramente. Accanto all’altare c’è, visto di profilo, un oggetto che potrebbe essere uno scudo o qualcos’altro, non credo una spada perché non vediamo le punte. Quindi sembrerebbe un’altra cosa. Chi è questo personaggio? Forse Iolaus, cioè il nipote di Ercole che lo accompagna in tante vicende. Alla sinistra della scena, c’è Ercole. Lo riconosciamo subito perché ha la clava e la pelle di leone, che sono gli elementi caratteristici. Ed è un Ercole giovane: ha i capelli ricci, e la mano sinistra appoggiata sul dorso di questo toro. Sono possibili varie interpretazione di questa scena che è chiaramente una scena di sacrificio. Secondo alcuni studiosi si tratterebbe della rievocazione della fondazione del culto di Ercole all’Ara massima a Roma, che si trovava nel Foro Boario. Quindi in questo caso ci sarebbe una somiglianza con il posizionamento vicino al Foro, vicino al posto del mercato più importante di questo ambiente della bottega dove ci troviamo. Ma un’altra possibilità sarebbe che invece qui si stia celebrando la fondazione della stessa Ercolano, e il toro potrebbe essere un ricordo di una delle fatiche di Ercole, la decima, che è quella delle mandrie di Gerione. Al ritorno dalla quale fatica Ercole si sarebbe fermato, tra tante soste che fa, proprio qui a fondare Ercolano”.

Porticato coperto della Casa dei Cervi: quadretto con scena di amorini che hanno rubato le armi di Ercole (foto paerco)

Nel porticato coperto della Casa dei Cervi vi erano vari quadretti. Alcuni raffiguravano nature morte che alludono delle stagioni, e anche le funzioni di alcuni ambienti di ospitalità dove avvenivano i banchetti all’interno della casa. E altri alludono a delle scene mitologiche. “In particolare un quadretto ci fa vedere due amorini che sono protagonisti di un furto: hanno rubato le armi di Ercole. Uno ha il suo arco, e l’altro la famosa clava. Ercole – conclude Sirano – sta festeggiando i suoi successi e irretito forse dall’amore di Omphale, e si fa rubare le armi dagli amorini”.

“Il Mito con il Futuro Intorno”: è la nuova identità visuale del Parco archeologico di Ercolano con il “nodo di Ercole” che annoda passato/futuro, città archeologica/città abitata, mito/storia, ricerca/valorizzazione. Il direttore Sirano ha presentato la programmazione 2021-’22 in un bilanciamento e integrazione tra reale e virtuale

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La copertina della brochure sulla programmazione pluriennale “Il Mito con il Futuro Intorno” del parco archeologico di Ercolano

“Ercole ti aspetta: il Mito con il Futuro Intorno, 11 marzo 2021”. Un annuncio un po’ criptico lanciato dai social del parco archeologico di Ercolano. L’11 marzo è arrivato. E un video promo ci ha spiegato tutto. Prima le parole del Capo dello Stato: “La Cultura è una chiave, che ci consente di comprendere il passato, interpretare il presente e progettare il futuro, per sentire la storia come nostra e renderci protagonisti dei suoi cambiamenti”. Quindi una serie di immagini/concetti accoppiati (meglio, annodati) a due a due: Vesuvio/mare, passato/futuro, città archeologica/città abitata, mito/storia, sommerso/emerso, Ercole/la sua città, identità ereditata/nuove generazioni, ricerca/valorizzazione. È in questo momento che sul video promo del parco archeologico di Ercolano una serie di linee cominciano a intrecciarsi fino a creare un nodo, il “nodo erculeo”, scelto come nuovo logo del parco archeologico di Ercolano, o – come ora si usa definire – la nuova identità visuale. Lo troveremo in tutti gli atti ufficiali, sulle card, al bookshop, nel merchandising. Con nuove immagini/concetti: scoprire, collegare, unire. Il tutto accompagnato da un motto, “Il Mito con il Futuro Intorno”,  che racchiude la filosofia e la strategia della nuova programmazione del parco archeologico di Ercolano sempre più “connesso” con il territorio. Il nuovo logo e il programma pluriennale sono stati presentati giovedì 11 marzo 2021 on line dal direttore del parco archeologico di Ercolano Francesco Sirano, con Nadia Barrella membro del comitato scientifico del Paerco e docente all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, e Jane Thompson manager di Herculaneum Conservation Project. “Siamo a un anno dal primo lockdown, la situazione sanitaria è ancora grave, la Campania in questo momento è zona rossa, il parco – come i musei – è chiuso al pubblico”, esordisce Sirano, “eppure oggi siamo qui a presentare un’iniziativa singolare perché è proprio in questi momenti che dobbiamo costruire il futuro. Mantenendo quell’atteggiamento, quell’approccio positivo che abbiamo assunto fin dallo scoppio della pandemia”. Il parco archeologico di Ercolano lancia dunque un messaggio di resilienza e trasforma il delicato momento dell’emergenza sanitaria in occasione di progettualità e di lavoro condiviso verso il rilancio. Parte una nuova fase della vita del Parco, completamente basata sulla connessione e sulla partecipazione; i punti chiave sono: 1. la nuova programmazione pluriennale e le strategie di conservazione, tutela, valorizzazione; 2. la nuova offerta al pubblico, giocata in un bilanciamento ed integrazione tra reale e virtuale e completamente orientata a potenziare la partecipazione, il coinvolgimento, l’interazione; 3. una nuova identità visiva, per sottolineare anche simbolicamente il processo di conoscenza condotto.

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Il nodo di Ercole, nuovo logo del parco archeologico di Ercolano

“Il Parco lavora lungo due binari: tutela e valorizzazione”, dichiara il direttore Francesco Sirano. “In merito alla valorizzazione, abbiamo interpretato questo momento di difficoltà a causa del COVID quale occasione per costruire su basi rinnovate la ripresa e negli scorsi mesi abbiamo lanciato un processo condiviso sulle radici identitarie del parco archeologico di Ercolano in parallelo ai programmi volti alla conservazione del patrimonio, alla conoscenza, ad azioni di integrazione con il territorio attraverso connessioni e reti. Questo lavoro, che si è molto giovato di quanto da anni impostato dai colleghi HCP, ci ha aiutato a costruire su solide basi la definizione di un nuovo programma pluriennale e di una nuova identità visiva ispirata ad Ercole. Il percorso proseguirà nei prossimi mesi con tante importanti novità nel segno dell’apertura e della partecipazione”. Il parco archeologico di Ercolano, autonomo dal 2016, ha il compito di diffondere i valori culturali che lo rendono unico e la mission UNESCO. L’istituto interpreta questa sfida con la ricerca, l’analisi e la condivisione dei valori identitari. Questo processo si è basato sulla costruzione di una comunità e sulle connessioni con il territorio. “Il nuovo approccio aveva bisogno anche di una rappresentazione visiva che rendesse immediatamente riconoscibili e trasmissibili i valori culturali e possibilmente li potenziasse”, spiega Sirano. “La scelta simbolica si è orientata verso Ercole, eroe che dà il nome alla città, con particolare riferimento ad uno dei suoi attributi, il nodo con il quale si allacciava al collo la pelle del leone di Nemea, che acquisisce un senso speciale: il nodo per collegare la città antica e quella moderna, il Parco e il territorio, il passato e il futuro, il mare e il Vesuvio, la ricerca e la valorizzazione. I valori di forza e resilienza vogliono dunque interpretare il momento delicato che viviamo, offrendo un messaggio positivo di spinta verso una graduale ripartenza secondo prospettive rinnovate: tutti insieme, con il territorio, con i visitatori, i ricercatori, le istituzioni, che nei valori del Parco si riconoscono e si identificano”.

La locandina con le due mostre programmate per il 2021-’22 dal parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)
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Francesco Sirano direttore del parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)

Programma pluriennale: le mostre. Due le grandi mostre che sono in programma, annuncia Sirano: “L’ebanistica e l’arte dell’arredo ligneo” e “La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell’antica Ercolano”, due percorsi, tra il virtuale  e il reale, sull’artigianato del legno e sui piaceri del cibo, per rivivere la storia, la società, la cultura, la fantasia, i gusti, i profumi e le voci di questa antica comunità attraverso straordinarie scoperte archeologiche. “Ci siamo dovuti confrontare con nuove necessità”, riprende Sirano, “di qui la flessibilità con nuove metodologie, e l’interscambio tra visite in presenza e virtuali, un’integrazione già avviata per arricchire l’offerta culturale e che con la pandemia ha conosciuto una significativa accelerazione. Il risultato è un progressivo incremento della partecipazione della comunità che frequenta gli spazi museali e virtuali”. Entrambe le mostre interpretano il lavoro di ricerca e di conservazione, ma cercano anche di essere dei nessi tra il mondo antico e il contemporaneo: ecco ancora una volta il concetto di “connessione”. Ed entrambe danno l’occasione di mostrare al pubblico alcuni tesori, spesso unici ed eccezionali (pensiamo solo ai legni, ma sarebbe più corretto di parlare di mobilio giuntoci in straordinarie condizioni direttamente dalla città romana). E per quanto riguarda i piaceri della tavola, Ercolano conserva una serie di reperti che per quantità e qualità sono in grado di illustrare non solo la dieta degli antichi ma anche come preparavano e cucinavano i cibi. “Ma la mostra sull’ebanistica ha anche un’altra particolarità”, continua Sirano, “la sede: verrà infatti allestita alla Reggia di Portici, grazie a un accordo con la città metropolitana e con l’università “Federico II” di Napoli. Ciò significa che i legni saranno esposti proprio dove furono portati i reperti provenienti dagli scavi dei Borboni a Ercolano e Pompei, formando una delle raccolte più famose al mondo e dando vita all’Herculanense Museum, inaugurato nel 1758 e meta privilegiata del Grand Tour. La Reggia di Portici si trova ad alcune centinaia di metri dagli scavi: si può raggiungere con una passeggiata che contribuirà a “coinvolgere” anche la città moderna. Ma gli enti coinvolti stanno collaborando per realizzare delle navette di collegamento. Di sicuro è previsto un biglietto cumulativo per l’area archeologica e la Reggia.

La mostra “SplendOri”, il Padiglione della Barca e il Teatro antico sono i tre approfondimenti proposti dal parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)

Programma pluriennale: gli approfondimenti. Nella visita del sito archeologico sono previsti dei momenti approfondimento con tre spazi tematici che, appunto, approfondiscono con continuità il dialogo tra passato e presente: il lusso, con la mostra (ormai divenuta permanente) “SplendOri. Il lusso negli ornamenti a Ercolano” nell’Antiquarium; il mare, attraverso il Padiglione della Barca; e la scoperta, con il percorso sotterraneo del Teatro antico di Ercolano.

ercolano_programma-pluriennale_estate-venerdì-di-ercolano_foto-paercoercolano_programma-pluriennale_primavera-autunno-aperitivi_foto-paercoercolano_programma-pluriennale_primavera-close-up_foto-paercoProgramma pluriennale: le iniziative. Il programma stagionale prevede per la Primavera “Close Up. Visite ai cantieri di restauro del parco”, Estate “I Venerdì di Ercolano. Serate estive con percorsi sensoriali”, Primavera e Autunno “AAA Aperitivi tra Archeologia e Arte contemporanea”. Le partecipazioni partecipate sul restauro e la conservazione, le esperienze multisensoriali delle visite serali, gli aperitivi tra archeologia e arte contemporanea sono solo alcune delle iniziative intese a far vivere ai visitatori, dal vivo e on line, tante emozioni e una visita sempre diversa e appassionante. Iniziative scientifiche: il Parco è anche un laboratorio permanente di ricerca e divulgazione scientifica, con molteplici occasioni di contaminazione interdisciplinare e approfondimento culturale tra conferenze, seminari e laboratori. Eventi speciali: manifestazioni in presenza e in remoto, culturali nazionali e internazionali, eventi del ministero della Cultura (“Aderiamo alle iniziative del calendario ministeriale”) e iniziative social (“Il Parco si apre anche al pubblico on line”) al Parco diventano speciali perché coinvolgono visitatori e community alla scoperta dell’identità, dei valori e della cultura del territorio.  

Paestum. Nuove misure anti-Covid, la XXIII Borsa mediterranea del Turismo archeologico posticipata all’autunno 2021. Istituiti un Comitato di Indirizzo e un Comitato scientifico per fare della Bmta la vetrina internazionale dell’offerta archeologica della Campania

L’area archeologica di Paestum (foto Pa-Paeve)
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Ugo Picarelli, direttore della Bmta

paestum_BMTA-21-Firma_ita (1)Nuove disposizioni per far fronte alla pandemia, e nuovi provvedimenti per garantire lo svolgimento della XXIII Borsa mediterranea del Turismo archeologico che ora slitta a ottobre 2021, praticamente a un anno dalla programmata data di svolgimento. A seguito infatti dell’ultimo Dpcm del 02/03/2021 del Presidente del Consiglio dei Ministri, che sarà in vigore fino al 6 aprile 2021, non c’erano più le condizioni che la Borsa mediterranea del Turismo Archeologico potesse svolgersi dall’8 all’11 aprile 2021, dopo aver già rinunciato nel 2020 alle date in programma dal 19 al 22 novembre. Pertanto, gli enti promotori – Regione Campania, Comune di Capaccio Paestum, Parco Archeologico di Paestum e Velia – in occasione del recente incontro con la Direzione della Bmta hanno posticipato la XXIII edizione all’autunno: da giovedì 30 settembre a domenica 3 ottobre 2021, al fine di assicurare soprattutto sicurezza, ma anche soddisfazione di risultati. La nuova data consentirà anche ai tanti visitatori e addetti ai lavori di vivere Paestum e la bellezza del sito Unesco in un mese particolarmente ambito per il clima, rispetto alla data tradizionale di novembre, che sancirà la definitiva ripartenza del nostro Bel Paese e del turismo in chiave più esperienziale, sostenibile e rivolto alla domanda di prossimità, tematiche tutte a cui la Borsa si ispirerà in questa edizione. “Sono grato al sindaco Franco Alfieri”, interviene il direttore Ugo Picarelli, “di considerare la Bmta un importante veicolo di sviluppo della destinazione Capaccio Paestum, che naturalmente potrà migliorare con il suo rilancio. Sono fortemente grato al presidente della Regione Vincenzo De Luca e all’assessore al Turismo Felice Casucci per aver confermato la Bmta nel calendario ufficiale delle fiere della Regione Campania per il 2021, ma soprattutto per l’impegno di sostenerla maggiormente e accrescerne l’importanza, considerandola una opportunità di relazioni, di processi condivisi, di progettualità per il territorio regionale e per acquisire risorse e stringere accordi di partenariato internazionale nell’ambito del turismo e dei beni culturali”.

Incontri, conferenze, workshop: ricchissimo il programma in questi anni della borsa mediterranea del turismo archeologico
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Il sindaco di Capaccio Paestum, Franco Alfieri (foto bmta)

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Felice Casucci, assessore regionale al Turismo

Nell’incontro, al fine di rilanciare la Bmta e farne la vetrina internazionale dell’offerta archeologica della Campania in termini di turismo culturale e di valorizzazione del patrimonio in un’ottica di sistema e di condivisione di buone pratiche, è stato istituito il Comitato di Indirizzo, che vedrà protagonisti la Regione con l’assessore al Turismo Felice Casucci e il direttore generale per le Politiche culturali e il Turismo Rosanna Romano, il Comune di Capaccio Paestum con il sindaco Franco Alfieri, il Parco di Paestum e Velia con il direttore Gabriel Zuchtriegel e il Consigliere di Amministrazione Alfonso Andria. Al Comitato di Indirizzo sarà affiancato il Comitato Scientifico, costituito dai Parchi (Pompei con il neo direttore, Ercolano con Francesco Sirano, i Campi Flegrei con Fabio Pagano) e dai musei Archeologici (il Mann di Napoli con Paolo Giulierini), dalla direzione regionale Musei del Ministero della Cultura con Marta Ragozzino e dal Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni con Tommaso Pellegrino. “Grazie alla Regione Campania”, spiega il sindaco Franco Alfieri, “rilanciamo la Bmta. Il Masterplan del Litorale Sud Salerno e l’apertura dell’Aeroporto proietteranno Capaccio Paestum alla ribalta internazionale, per cui nei prossimi tre anni dobbiamo far crescere il nostro territorio, migliorare i servizi e riqualificare al meglio strutture private e aree pubbliche”. E l’assessore regionale Felice Casucci: “Abbiamo condiviso con il sindaco di Capaccio Paestum di far diventare Paestum attraverso la Bmta la regia dell’offerta del turismo culturale campano in ambito archeologico, nell’intento di sviluppare dall’autunno 2021 e per il primo semestre 2022 la domanda di prossimità nazionale ed europea, in attesa della ripartenza definitiva della domanda intercontinentale dall’estate 2022, mettendo in luce i prestigiosi siti Unesco, quelli in procinto di candidatura (i Campi Flegrei) e l’ampio patrimonio culturale che minore non è, ma che attende solo di essere valorizzato secondo prodotti turistici esperienziali e sostenibili. Inoltre, l’offerta enogastronomica campana trova nella dieta mediterranea e nella pizza napoletana, patrimoni immateriali dell’Unesco, il valore aggiunto, unico e autentico, da consegnare ai turisti che scelgono le nostre destinazioni archeologiche”.

Il parco archeologico di Paestum, patrimonio Unesco
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Mounir Bouchenaki, presidente onorario della Borsa mediterranea del Turismo archeologico (foto bmta

Infine, gli enti promotori, su indicazione del fondatore e direttore, Ugo Picarelli, hanno nominato presidente onorario Mounir Bouchenaki, per attribuirgli riconoscimento a quanto fatto per il territorio salernitano e legittimare il suo costante ruolo di ambasciatore della Bmta nel mondo. Da direttore del Patrimonio culturale e poi da direttore del World Heritage Centre dell’Unesco ratificò l’istruttoria finale per l’inserimento nella Lista del Patrimonio dell’Umanità nel 1997 della Costa d’Amalfi e nel 1998 del Parco nazionale del Cilento con le aree archeologiche di Paestum e Velia e la Certosa di Padula, e da vice direttore generale per la Cultura dell’Unesco, da direttore generale dell’Iccrom e da consigliere speciale del direttore generale dell’Unesco accreditò la Bmta presso i ministri del Turismo e della Cultura di tutti i continenti, favorendone la partecipazione di tanti unitamente ai vertici dell’Unwto di Madrid e accrescendone sin dalla prima edizione del 1998 il livello scientifico internazionale. “Sono particolarmente felice”, commenta Mounir Bouchenaki, “perché ho sempre ritenuto la Borsa di Paestum una preziosa best practice internazionale per far conoscere la bellezza di paesi anche tanto lontani e quanto sia importante sviluppare il dialogo interculturale attraverso la valorizzazione del patrimonio archeologico; inoltre, da cittadino onorario di Capaccio Paestum, il mio contributo è un gesto d’amore”.

“Lapilli sotto la cenere”. Con la 19.ma clip del parco archeologico di Ercolano il direttore Francesco Sirano ci guida tra le stanze di una delle domus più grandi e particolari di Herculaneum: la Casa dell’Atrio a mosaico. Seconda parte: gli ambienti affacciati sul mare

La Casa dell’Atrio a mosaico, una delle più grandi di Ercolano (foto Graziano Tavan)

Con la 19.ma clip della serie “Lapilli sotto la cenere” dedicata all’esplorazione di realtà che per necessità conservative, di restauro o contingenze non sono accessibili al pubblico, il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, torna tra gli ambienti e i dipinti della meravigliosa Casa dell’Atrio a mosaico, e in questa seconda parte continua l’esplorazione della domus, portandoci a scoprire gli ambienti affacciati sul mare.

Ai lati dell’esedra, si aprivano ambienti di soggiorno che avevano che avevano una corrispondenza anche al piano superiore, occupati sempre dagli abitanti di questa dimora. “Questi ambienti”, spiega Sirano, “erano decorati a fondo rosso con architetture tipiche del IV stile pompeiano che presentavano anche una serie di oggetti, riproducevano dei vasi di bronzo o di argento, e in parte è conservato anche il soffitto in stucco. E oltre che affacciare sul giardino, questi ambienti avevano una comunicazione al loro interno, dall’uno si passa all’altro per andare piano piano verso la zona che aveva l’affaccio al mare. Il giardino era servito da un sistema idraulico molto complesso, composto da cisterne canalette e anche tubi in piombo. Sul porticato chiuso affacciavano anche gli ospitalia, quelli che erano gli ambienti per gli ospiti di riguardo. Quello più grande era un ambiente rettangolare che nell’ultima fase di vita della casa viene diviso con un tramezzo in due stanze più piccole tra loro collegate. È interessante ancora una volta notare la ricostruzione, che fu fatta all’epoca di Amedeo Maiuri, della decorazione che viene restituita con delle linee basandosi sulle zone dove sono conservati gli affreschi. Il vano sicuramente più elegante è la parte che guarda verso il mare. Qui il pavimento è in mosaico a fondo bianco con una cornice nera, e sulle pareti ci troviamo di fronte a pitture del IV stile a fondo bianco con una serie di quadretti fatti nella caratteristica tecnica compendiaria bruna molto utilizzata a Ercolano. Elegantissimi e snelli, gli scorci architettonici del IV stile presentano anche delle rifiniture molto interessanti come la presenza di pavoni e di tendaggi che si trovano a separare la zona mediana dalla parte alta dell’affresco”.

L’affaccio della casa dell’Atrio a mosaico di Ercolano: duemila anni fa guardava il golfo di Napoli (foto Paerco)

Un grandioso salone completamente pavimentato di marmi colorati in parte portati via durante gli scavi borbonici e decorato con pitture del IV stile si affacciava verso il mare. “Qui”, continua Sirano, “troviamo un porticato che, in una prima fase, era un colonnato direttamente affacciato al mare, poi chiuso con dei muri e anche questo pavimentato splendidamente con lastre di marmi colorati nella zona corrispondente all’uscita dal salone, e marmo bianco nelle zone laterali. Da questo porticato ci si affaccia direttamente su una terrazza che aveva la vista sul golfo di Napoli. Ai lati della terrazza si aprono due dietae, cioè due piccoli ambienti per trascorrere il tempo, dove si poteva beneficiare della brezza marina protetti dal sole con una splendida vista dalle finestre su più direzioni. Qui il pavimento è ancora quasi completamente conservato insieme al luogo dove era posto il letto, dove si trovava l’incasso per il posizionamento del letto. La Casa dell’Atrio a mosaico – conclude Sirano – fa parte del Progetto Domus, con il restauro di sei delle principali abitazioni di Ercolano i cui lavori stanno per partire”.

“Lapilli sotto la cenere”. Con la 18.ma clip del parco archeologico di Ercolano il direttore Francesco Sirano ci guida tra gli ambienti di una delle domus più grandi e particolari di Herculaneum: la Casa dell’Atrio a mosaico. Prima parte: l’atrio, la piccola basilica, il giardino, la grande esedra

La Casa dell’Atrio a mosaico, una delle più grandi di Ercolano (foto Graziano Tavan)

Con la 18.ma clip della serie “Lapilli sotto la cenere” dedicata all’esplorazione di realtà che per necessità conservative, di restauro o contingenze non sono accessibili al pubblico, il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, ci guida tra gli ambienti di una delle domus più grandi e particolari di Herculaneum, la Casa dell’Atrio a mosaico, che con i suoi dettagli architettonici ci lascia senza fiato. In questa prima parte: l’atrio, la piccola basilica, il giardino, la grande esedra.

La Casa dell’Atrio a mosaico è una delle case più grandi dell’antica Herculaneum: 1200 metri quadrati solo al pianterreno e una parte della casa presentava anche un piano superiore. “All’ingresso ci colpisce la presenza di un mosaico bianconero con una serie di quadrati riempiti di forme geometriche con schemi differenziati”, spiega Sirano. “Alle pareti dipinti del cosiddetto IV stile che – laddove possibile – sono stati integrati all’epoca della scoperta per dare un’idea dell’interezza della decorazione. Su questo ambiente si aprivano la cella ostiaria, dove c’era il custode, e la culina (la cucina). All’età dell’imperatore Augusto i proprietari di questa casa acquistarono vari lotti di terreno e unirono tre o quattro case più piccole in un’unica grande dimora che riproduce la cosiddetta villa urbana come la quasi gemella casa dei Cervi che si trova qui vicino”.

Il pavimento “ondulato” dell’atrio della Casa dell’Atrio a mosaico di Ercolano (foto paerco)

L’atrio, così come lo vediamo oggi, presenta questo caratteristico mosaico a scacchiera bianconero con una strana ondulazione. “È dovuta al fatto”, interviene Sirano, “che durante il cataclisma per l’eruzione del Vesuvio con le scosse telluriche il piano di preparazione del pavimento ha ceduto, perché al di sotto ci sono anche le strutture, i muri delle case precedenti che erano state demolite per creare la sistemazione attuale. È molto interessante anche notare che l’impluvio, la vasca per raccogliere le acque piovane, non è perfettamente centrato con la porta. E per camuffare questo il mosaicista che ha decorato l’atrio ha fatto una cornice asimmetrica più larga da una parte e più stretta dall’altra per cercare di ricomporre il disegno in un quadro unitario”.

Il direttore Francesco Sirano nella sala a basilica della Casa dell’Atrio a mosaico di Ercolano (foto paerco)

Nella Casa dell’Atrio a mosaico in luogo del tablino, l’ufficio del proprietario, siamo accolti da una sala grandiosa che ha uno schema molto particolare. Infatti è caratterizzata da una grande aula e due piccole navate. “Si tratta di una vera e propria piccola basilica all’interno di una casa”, continua Sirano. “Gli studiosi hanno pensato che questa sia la realizzazione architettonica di quello che Vitruvio chiama la sala all’Egiziana. Aveva anche il piano superiore ed è caratterizzata dalla presenza di pilastri che determinano le due navate laterali e quella centrale nella quale ci troviamo. La decorazione dei pilastri era di stucco a colonnette, poi la parete ha una decorazione – ultima fase del cosiddetto IV stile – a fondo bianco con architetture molto esili e con le caratteristiche tipiche figure fluttuanti. Sul coronamento dell’edicola centrale sono visibili due cariatidi con in mano un vaso per le offerte che sono di particolare eleganza. Al centro una maschera teatrale. Molto interessante è il pavimento in marmi colorati che formano dei disegni geometrici con delle grandi fasce di marmo grigio laterali. Le mancanze sono dovute al passaggio degli scavatori borbonici”.

Il giardino della Casa dell’Atrio a mosaico di Ercolano (foto paerco)

La casa è articolata in tre quartieri: la zona dell’atrio, la zona del giardino e la zona dell’affaccio a mare. “La zona del giardino”, riprende Sirano, “era circondata su tre lati da un colonnato che, negli ultimi momenti di vita della casa, era stato chiuso in forma di criptoportico, cioè un porticato chiuso con delle finestre che prendevano aria e luce dal giardino. Al centro del giardino una vasca, e sul lato Est si aprivano una serie di ambienti di soggiorno che in qualche maniera integravano la loro mancanza nella zona dell’atrio, dove sappiamo si aprivano di norma in una casa romana. E qui caratteristica è la presenza di una veranda in legno che è uno dei ritrovamenti più eccezionali di Ercolano. Particolare cura era stata data all’integrazione tra gli spazi all’aperto e gli spazi al chiuso. La zona della veranda era una sorta di punto di passaggio. Essa infatti sorgeva su un parapetto che presentava al suo interno una fioriera per creare proprio un passaggio naturale dalla zona dedicata al giardino alla zona dedicata al soggiorno”.

Il quadretto con Diana e Atteone nell’esedra della Casa dell’Atrio a mosaico di Ercolano (foto paerco)

La grande esedra con pavimenti a mosaico e pareti a fondo azzurro si affacciava direttamente sul giardino. “Mancano una parte dei quadretti mitologici”, fa notare Sirano. “Sono stati strappati, come parte del pavimento, durante gli scavi borbonici. I quadretti che sono rimasti presentano dei temi mitologici molto interessanti. In uno vediamo la dea Diana che si sta lavando a una fonte e che viene spiata dal giovane Atteone, che poi viene punito, trasformato in cervo e attaccato dai suoi cani. È molto interessante il modo di narrare questo episodio perché nello stesso quadro abbiamo due momenti differenti: prima Atteone che vede Diana; poi Atteone che viene punito. Nell’altro quadretto mitologico conservato, si vedono i gemelli Anfione e Zeto che stanno punendo Dirce – la cui figura qui non è più molto ben conservata – con il toro che poi la dilanierà per vendicare la loro madre Antiope maltrattata da Dirce. Questi due temi sono molto interessanti perché tutti e due parlano della mancanza di misura, una sorta di tracotanza che spesso gli esseri umani possono avere. Da un lato la mancanza di misura e dei propri limiti da parte di Atteone che guarda la dea nuda che si sta facendo il bagno, e dall’altro una parente Dirce che non tratta bene una sua consanguinea e che provocherà poi l’ira dei suoi figli, futuri re di Tebe. I fondali, tra un’architettura e un’altra, erano occupati da tondi con dei volti femminili con intenti quasi ritrattistici”.