#iorestoacasa. Il Castello del Buonconsiglio a Trento propone dei video per far conoscere i segreti del castello, chiuso per emergenza coronavirus. Si comincia con la Torre di Augusto, il maschio del castello, il punto più alto della città. Realizzata nel ‘200 a difesa del principe vescovo, divenne nell’Ottocento punto di vedetta degli austriaci

La Torre di Augusto svetta dal castello del Buonconsiglio a Trento (foto Castello del Buonconsiglio)

Si chiama #buonconsiglioadomicilio: è il nuovo format del museo di Trento girato in questi giorni difficili per raccontare con brevi video il Castello del Buonconsiglio e le sue collezioni in questo triste momento dove tutti dobbiamo restare a casa per sconfiggere il virus. Ogni settimana i curatori del museo proporranno contributi per scoprire la bellezza dei manieri trentini. Il primo appuntamento con gli approfondimenti video #buonconsiglioadomicilio è dedicato a uno dei luoghi più affascinanti del maniero che per ragioni di sicurezza non è aperto al pubblico, ovvero la Torre d’Augusto. Sotto la consueta regia di Alessandro Ferrini, con Francesca Jurman, responsabile dei Servizi educativi, potremo salire le ripide scale in legno e conoscere i segreti del mastio, il nucleo più antico del castello, dove le guardie vigilavano sul maniero per proteggere il principe vescovo.

“È il 1237”, ricorda Jurman, “quando viene nominato podestà imperiale della città di Trento Sodegerio di Tito. È un momento delicato della storia dei principi vescovi di Trento. Il principe vescovo, infatti, non riesce più a esercitare i poteri amministrativi sulla città e il territorio. Così Sodegerio di Tito nell’esercizio del governo della città dà avvio alla costruzione di una fortezza sul dosso del Malconsei, in una zona sopraelevata rispetto alla città, addossata alle mura urbiche fatte costruire nel periodo di Federico Banga. Nucleo principale di questa fortificazione, denominata nei documenti come domus imperatori, la casa murata dell’imperatore, è una torre, il maschio del castello, quella che tradizionalmente è stata indicata nell’Ottocento come la torre di Augusto, perché si pensava fosse di epoca romana. In realtà questa torre risale proprio agli inizi del ‘200. È imponente nella sua forma cilindrica, nella sua altezza – svetta oltre 40 metri – e viene costruita in conci squadrati di pietra a vista”. Per accedere alla torre di Augusto bisogna alzarsi di qualche metro: gli ingressi non erano mai alla base del maschio ma più alti e vi si poteva accedere attraverso delle scale in legno o in corda che potevano essere facilmente rimosse. Il maschio infatti costituiva il nucleo principale del castello, ma costituiva anche l’ultimo baluardo di difesa all’interno dell’edificio, ed era circondato da una serie di mura a costruzione concentrica che rendevano appunto il più difficoltoso possibile l’avanzare del nemico. “Salire nel maschio è quasi un’avventura”, continua Jurman. “Il primo tratto viene compiuto all’esterno, salendo attraverso delle scale e dei passaggi che si trovano tra la cinta muraria esterna – quella realizzata ancora in epoca banghiana – e l’esterno del maschio. Ci sono scale e ballatoi, camminamenti di ronda che servivano proprio per la difesa del castello. Poi si entra all’interno della torre passando attraverso lo spessore delle mura della torre, di quasi un metro e mezzo. I collegamenti interni del maschio sono attraverso ampie sale, larghe quanto la torre, messe in comunicazione da scale in legno che salgono al loro centro. Attraverso una botola si raggiunge la sommità della torre, una piattaforma realizzata nell’Ottocento durante gli interventi di fortificazione del governo austroungarico. Il maschio originariamente aveva una copertura conica modificata nel tempo. Ma appunto gli austriaci, avendo bisogno di una piattaforma per avere una veduta sull’intero territorio vanno a demolire queste coperture e a realizzare questo piano. Da qui si gode una veduta sulla città e sulla valle. Qui siamo infatti nel punto più alto della città, oltre 43 metri dal livello del terreno”.

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