Archivio | ottobre 2019

A Stallavena di Grezzana, laboratori e visite guidate al sito paleolitico del Riparo Tagliente (60mila-10mila anni fa) in occasione della 52.ma campagna di ricerche archeologiche dell’università di Ferrara

Il sito paleolitico dei Riparo Tagliente a Stallavena di Grezzana (Vr) scoperto nel 1958 da Francesco Tagliente (foto unife)

Antonio Guerreschi (università di Ferrara) e Francesco Tagliente al Riparo Tagliente (foto unife)

“Ho seguito un richiamo. È difficile da spiegare. Ma io sentivo che in quegli anfratti dei monti Lessini le prove della presenza dell’uomo preistorico erano lì che aspettavano solo di essere scoperte. E, anche se all’epoca ero solo un appassionato, sentivo che aspettavano me”. Così mi raccontava Francesco Tagliente, che ho avuto la fortuna di avere compagno di corso all’università di Padova dove, lui ormai pensionato, aveva deciso di iscriversi per coronare una vita unica con una laurea. Sì, perché il suo nome sarebbe rimasto indelebile, legato a una delle scoperte preistoriche più importanti del Novecento in Italia, quel riparo che, dalla sua scoperta nel 1958 a Stallavena di Grezzana (Vr) sul fianco destro della Valpantena, alle propaggini occidentali dei monti Lessini, a 250 metri di altezza, è noto appunto come Riparo Tagliente, e che conserva le testimonianze di frequentazioni antropiche del Paleolitico Medio e Superiore (60.000-10.000 anni fa), di gruppi di cacciatori-raccoglitori. Qui vissero uomini dell’epoca del Neanderthal e anche più recenti, da 13.500 a 11.000 anni fa. Oltre a oggetti e manufatti artistici è stata trovata anche una tomba paleolitica.

Dal 1967 al Riparo Tagliente le ricerche archeologche sono condotte dall’università di Ferrara (foto unife)

L’archeologa Federica Fontana

Le ricerche vennero avviate nel 1962 da una équipe di studiosi del museo civico di Storia Naturale di Verona, composta da Francesco Zorzi, Angelo Pasa e Franco Mezzena. Il Museo di Verona rimase protagonista delle ricerche fino al 1964, ed è solo nel 1967, dopo la scomparsa di Zorzi e Pasa, che l’Università di Ferrara assunse la direzione degli scavi. A partire da questa data i lavori furono seguiti dal prof. Piero Leonardi e successivamente dal prof. Alberto Broglio. Ad oggi, responsabile delle ricerche è la dott.ssa Federica Fontana, subentrata dopo il pensionamento del prof. Antonio Guerreschi nel 2009.

Ipotesi di ricostruzione dell’ambiente del Riparo Tagliente popolato dall’uomo di Neanderthal (foto unife)

Visite guidate e laboratori al Riparo Tagliente: la locandina degli appuntamenti 2019

E sarà proprio Federica Fontana che accoglierà anche quest’anno i visitatori che accederanno al sito paleolitico del Riparo Tagliente aperto in questi giorni per la 52.ma campagna di ricerche archeologiche dell’università di Ferrara, dal 30 settembre all’11 ottobre 2019. I partecipanti alla campagna di ricerche svolgono le seguenti attività: documentazione delle evidenze stratigrafiche; lavaggio, vaglio, siglatura e catalogazione dei reperti archeologici; attività didattiche rivolte alle scolaresche e agli adulti, manutenzione del cantiere. Come si vede, quindi, c’è una precisa attenzione al pubblico cui vengono dedicati due pomeriggi. Il primo, venerdì 4 ottobre 2019, è riservato ai più giovani con “Una giornata nella Preistoria”. Nei due turni, alle 15 e alle 16.30, i giovani preistorici saranno impegnati in laboratori di archeologia sperimentale come la scheggiatura della selce. Proprio il Riparo Tagliente ha restituito un’abbondante produzione di industria litica. Ma i ragazzi impareranno anche la lavorazione delle materie vegetali, e quindi a produrre quei colori che poi utilizzeranno per riprodurre le pitture dell’uomo del Paleolitico. E alla fine saranno accompagnati a visitare il sito. La settimana successiva, giovedì 10 ottobre 2019, toccherà agli adulti che, alle 15 e alle 16.30, saranno portati a scoprire i segreti del sito con una visita guidata a tu per tu con l’uomo di Neanderthal.

“La storia del Veneto” di Francesco Jori al museo Archeologico nazionale di Adria apre il ciclo di incontri “Dialogo con l’Autore a tre voci”

Al via gli incontri culturali dell’autunno/inverno del museo Archeologico nazionale di Adria con un appuntamento di assoluto rilievo. Venerdì 4 ottobre 2019, alle 17.30, per il ciclo “Dialogo con l’Autore a tre voci” viene presentato il libro di Francesco Jori “La storia del Veneto. Dalle origini ai giorni nostri” (Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2018). Parteciperanno: Giovanni Boniolo, presidente dell’Accademia dei Concordi di Rovigo; Francesco Jori, giornalista; Alberta Facchi, archeologa, direttore dell’Archeologico di Adria. Ingresso gratuito all’incontro. Il libro: mentre nel centro Italia, sulla sponda sinistra del Tevere, un modesto villaggio sta muovendo i primi passi di un lungo e luminoso cammino che lo porterà a diventare una delle più grandi potenze di tutti i tempi, la Roma imperiale, a Nord lungo il corso dell’Adige è già fiorente da secoli una civiltà di straordinario profilo, quella atestina. Mette radici lì la corposa ed esemplare storia di un Veneto che ha alle spalle un percorso di oltre tremila anni. Una storia che passerà via via da un ruolo di punta ai tempi di Roma, alle devastanti invasioni barbariche; dalla fertile stagione dell’autonomia comunale, alla millenaria e gloriosa vicenda della Serenissima; dalle lotte risorgimentali a una Grande Guerra combattuta per intero sul suo territorio; dalla grande miseria al grande boom economico; fino al confronto-scontro attuale con l’odierna Roma.

Ercolano. Nei venerdì di ottobre torna Close-Up: visita con esperti ai cantieri di restauro. Si inizia con la Casa dell’Albergo in attesa del grande cantiere della Casa del Bicentenario. Domenica ingresso gratuito

Restauratori al lavoro nei cantieri del parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)

Il manifesto promozionale di “Io vado al museo” del ministero dei Beni e delle attività culturali

Sarà il cantiere della Casa dell’Albergo ad accogliere nei venerdì di ottobre 2019 i visitatori del parco archeologico di Ercolano nell’ambito del progetto “Close-Up”. Il parco archeologico di Ercolano prosegue il suo programma di inclusione del pubblico e di partecipazione nelle attività di restauro e manutenzione dell’eccezionale patrimonio archeologico dell’antica città. Nel mese di ottobre 2019 il pubblico potrà continuare ad assistere da protagonista al lavoro in diretta di restauratori e archeologi all’opera all’interno delle sito: si rinnoveranno infatti i fortunati appuntamenti del venerdì mattina “Close-Up”. Anche per il mese di ottobre il personale esperto del Parco incontrerà alle 11 e alle 11.30 i visitatori per condividere gli ultimi sviluppi e i risultati dei lavori sul campo per assicurare sempre migliori condizioni di conservazione dei beni archeologici. Un dietro le quinte da non perdere. Il programma di ottobre 2019 inizia dalla Casa dell’Albergo, ma intanto proseguono le attività che porteranno alla grande inaugurazione della Casa del Bicentenario, dimora chiusa dagli anni ’80 del secolo scorso che sarà finalmente restituita alla fruizione. Il progetto, che corona più di dieci anni di ricerche e attività di conservazione, sarà un punto di riferimento privilegiato del programma “Close up”, per un coinvolgimento del pubblico nel restauro del patrimonio del Parco. Torna intanto l’appuntamento con l’iniziativa ministeriale #iovadoalmuseo Domenica al Museo, ed il pubblico del Parco Archeologico di Ercolano potrà approfittare dell’ingresso gratuito domenica 6 ottobre 2019.

Testimonial per due anni in grandi mostre, la Venere di Savignano è tornata a casa al Muciv di Roma. Per l’occasione incontro con l’archeologa Alessandra Serges su “La Venere in viaggio: suggestioni e conoscenze da un mondo perduto”

Al Muciv di Roma l’incontro “La Venere in viaggio: suggestioni e conoscenze da un mondo perduto”

Per due anni, tra il 2017 e il 2019, ha viaggiato da Prato a Udine, da Cagliari a Parigi, protagonista di importanti mostre: è la Venere di Savignano. Ora, in occasione del rientro “a casa” della celebre statuetta paleolitica, il museo delle Civiltà di Roma promuove, venerdì 4 ottobre 2019, alle 16.30, nella sala conferenze del museo nazionale Preistorico-etnografico “Luigi Pigorini”, l’incontro con l’archeologa preistorica Alessandra Serges su “La Venere in viaggio: suggestioni e conoscenze da un mondo perduto”, un breve viaggio per tentare di comprendere la storia della statuetta e le vicende che la portarono al “Pigorini” di Roma. Sarà l’occasione per tentare di aprire uno spiraglio su un mondo lontano, di cui le cosiddette produzioni artistiche possono essere una chiave di lettura proprio in virtù della valenza di comunicazione non verbale che le connota.

La Venere di Savignano databile a 25mila anni fa (foto Graziano Tavan)

La Venere di Savignano è una delle opere maggiormente rappresentative dell’arte mobiliare preistorica italiana. Fu trovata nel 1925 in località Prà Martin di Savignano sul Panaro da Olindo Zambelli durante i lavori di scavo delle fondamenta di un edificio. Il manufatto in pietra inizialmente fu interpretato come un’antica arma per la sua forma appuntita. Lo scultore Giuseppe Graziosi, venuto a conoscenza del ritrovamento e comprendendo che si trattava di una scultura, ottenne il reperto in cambio di due quintali di uva. Venuto a Roma per avere un consulto da Ugo Antonielli, allora direttore del Reale Museo Nazionale Preistorico Etnografico di Roma, ne scoprì l’importanza internazionale e consentì che confluisse nelle collezioni della prestigiosa istituzione, nata con l’intento di dare un’impostazione scientifica unitaria agli studi e alle ricerche paletnologiche in Italia. Scavi condotti qualche tempo dopo sul luogo del rinvenimento non riuscirono a chiarire la problematica dell’attribuzione cronologica del reperto. Su basi puramente stilistiche venne attribuita al Paleolitico superiore. Ugo Antonielli, allora direttore del museo Pigorini, sostenne una attribuzione più recente del manufatto anche se con motivazioni attualmente non accettabili. La cosiddetta Venere fu subito riconosciuta come uno dei più importanti ritrovamenti italiani di arte preistorica. Antonielli così la descrive: “Nella statuetta emiliana, dobbiamo riconoscere la più bella per esecuzione, la più grande per dimensioni, fra quante del genere sieno state finora ritrovate”. Nonostante alcuni autori, sia in passato, sia in tempi più recenti, abbiano ritenuto che la statuetta fosse di epoca neolitica, l’attribuzione cronologica più corretta, riconosciuta a suo tempo da Paolo Graziosi e corroborata dai più recenti studi della prof.ssa Margherita Mussi dell’università La Sapienza di Roma, è quella che la colloca nell’ambito del Paleolitico Superiore. Si tratta di una scultura a tutto tondo eseguita in materiale serpentinoso delle dimensioni di 22 cm. Le braccia sono soltanto accennate e sembrano ripiegarsi sul petto, le gambe terminano unite senza accenno dei piedi, mancano completamente i lineamenti del volto ed al posto della testa vi è un’appendice conica che ripete la geometria delle estremità inferiori e che fa assumere un aspetto fusiforme al tutto. Seni, ventre e glutei sono molto sviluppati.

Il libro di Alessandra Serges “La Venere in viaggio”

Alessandra Serges, protagonista dell’incontro al Pigorini, è l’autrice di un libro dal titolo emblematico “La Venere in viaggio” (2016). L’archeologo preistorico spesso ha a disposizione pochi elementi per ricostruire quadri di vita quotidiana. Con il racconto “La Venere in viaggio” l’autrice ha cercato proprio di collegare i punti certi tra loro per offrire ai lettori un’immagine più comprensibile della vita dei nostri antenati. Lo ha fatto in modo originale, affidando il racconto a un osservatore inanimato, un sasso molto speciale, a sua insaputa destinato a diventare una statuina femminile, un oggetto di grande importanza culturale per il gruppo umano che lo produsse. Il racconto, una sorta di autobiografia, fatto in prima persona dal grosso ciottolo, tocca diversi aspetti della vita degli uomini che lo scelsero e lo modellarono: la ricerca delle materie prime, la caccia, l’accampamento, cerimonie, incontri con altri gruppi, spostamenti sul territorio, ricerca di altri luoghi più favorevoli alla sopravvivenza. La narrazione è resa più piacevole da alcune licenze “poetiche”. Ma il piccolo libro offre anche delle note storiche utili ad inquadrare il periodo della preistoria oggetto del racconto e le vicende legate al ritrovamento della statuetta e al suo arrivo al museo nazionale Preistorico di Roma.

Al via a Rovereto la XXX rassegna internazionale del cinema archeologico: 44 film da 20 Paesi in concorso per il XIV premio “Paolo Orsi” assegnato da una giuria internazionale. Poi il premio del pubblico e degli archeoblogger

Il teatro Zandonai di Rovereto ospita proiezioni ed incontri della rassegna internazionale del cinema archeologico

Tutto è pronto a Rovereto per la 30ma Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e con il patrocinio della Comunità della Vallagarina, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, del ministero ai Beni e alle Attività culturali e del ministero degli Esteri. Dal 2 al 6 ottobre 2019 a Rovereto, per la prima volta comprendendo anche la domenica per agevolare la partecipazione, il palinsesto cinematografico dedicato all’antichità sarà ricco di proposte, con 44 film in concorso da 20 nazioni diverse, 3 incontri, un evento speciale di celebrazione del trentennale della Rassegna con la première della docufiction su Paolo Orsi, voluto dalla Fondazione con la collaborazione dei produttori trentini della Filmwork (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/24/rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-per-ledizione-del-trentennale-cambia-la-giornata-finale-sara-la-domenica-dedica-ed-evento-speciale-per-larcheologo-rove/). Graditissima la presenza di numerose e nuove produzioni italiane, quasi la metà dei film in cartellone. Full immersion nella storia, nell’arte, nell’archeologia, nelle culture del passato che tornano presenti con immagini spettacolari e suggestive sul grande schermo, e con i racconti dei protagonisti. L’edizione italiana di tutti i film stranieri è curata dalla Fondazione Museo Civico con Sirio Film di Trento. Si confermano anche le collaborazioni con National Geographic Italia, media partner della manifestazione e con la rivista di settore Archeo, oltre alle quali vanno segnalate le sinergie costruite con numerose realtà che arricchiscono gli eventi della settimana con appuntamenti “Rassegna in città” di grande qualità e interesse. L’intera settimana della manifestazione sarà ospitata nella splendida cornice del Teatro Zandonai, salotto buono cittadino che la città di Rovereto apre al pubblico della Rassegna. Gli spettatori avranno la possibilità di attribuire, con votazioni giornaliere, il premio Città di Rovereto al film più gradito dal pubblico. Oltre al premio del pubblico, verranno attribuite la menzione speciale CinemAMoRe, insieme a Trento Film Festival e Religion Today Filmfestival, e la menzione speciale Archeoblogger, attribuita da una giuria formata da alcuni dei più seguiti blogger di archeologia italiani. Il premio più importante sarà il XIV premio Paolo Orsi attribuito da una giuria internazionale di esperti, composta da Gabriele Carletti, Elli Kriesch, Maria Longhena, Franco Nicolis, Andreas M. Steiner. Per il 2019, il “Premio Paolo Orsi” per la migliore realizzazione cinematografica consisterà in una targa e una somma di tre mila euro che saranno consegnati al produttore dell’opera. Si tratta quindi di un piccolo ma significativo incentivo a nuovi progetti e realizzazioni cinematografiche ad argomento archeologico.

Alla XXX rassegna internazionale del cinema archeologico sono 44 i film in concorso da 20 Paesi

I documentari 2019. Sono tantissimi gli argomenti toccati dai nuovissimi 49 film in palinsesto in questa XXX Rassegna. Sempre acceso l’obiettivo sulle origini dell’uomo e la preistoria, sull’Egitto e le civiltà fiorite nel Mediterraneo, per Roma, per il Medioevo, per le civiltà africane o orientali, per i nativi americani, la preistoria di Malta, la paleontologia dell’Alaska e molto altro ancora di curioso e affascinante, come gli sforzi per preservare e ricostruire il patrimonio culturale perduto grazie alle nuove tecnologie. Oltre 1200 i film arrivati alla Rassegna da tutto il mondo per la prima scrematura, per arrivare poi, con una strettissima selezione, alla cinquantina di film in programma, che cercano di coprire un ampio panorama storico e geografico, oltre a garantire un’elevata qualità della proposta cinematografica, che vuole dare spazio a mille voci diverse e anche a generi particolari come i corti d’autore o l’animazione.

La grande collina artificiale di Arslantepe dove opera la missione archeologica italiana in Anatolia orientale dell’università La Sapienza di Roma

Le conversazioni e gli incontri. Ma la Rassegna è molto più dei film. Gli incontri con i protagonisti di quest’anno propongono argomenti che vanno dall’archeologia nelle Alpi, al colore nell’antichità e fino al Rinascimento, al movimento di popoli nell’Anatolia, a un evento speciale per il Decennale dell’iscrizione delle Dolomiti nella Lista del Patrimonio Mondiale. Gli incontri saranno moderati da giornalisti, archeologi, blogger, e alla fine delle conversazioni le domande si potranno fare a tu per tu, incontrando i protagonisti nella sala bar del teatro, dove sarà possibile sciogliere qualche curiosità sugli argomenti proposti in un ambiente informale e amichevole. In particolare, Annaluisa Pedrotti, professore associato di Preistoria e Protostoria dell’università di Trento e Franco Marzatico, soprintendente per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento, parleranno di Archeologia nelle Alpi insieme al giornalista e archeologo Marco Perinelli; successivamente si parlerà deI colore nel tempo: dall’antichità al Rinascimento con Marco Leona, direttore del Dipartimento di ricerca scientifica del Metropolitan Museum of Art di New York, in una conversazione moderata da Andreas Steiner, direttore della rivista Archeo. Infine con Marcella Frangipane, professore ordinario di Preistoria e Protostoria del Vicino e Medio Oriente alla Sapienza università di Roma, Fondazione Sapienza e Accademia dei Lincei, si parlerà dell’attualissimo argomento del movimento di popoli con la conversazione “Arslantepe: identità, movimenti e integrazione nell’Anatolia pre-protostorica”, moderata da Alessandra Clementi di National Geographic Italia.

Ercolano. A ottobre e novembre le visite guidate al teatro antico anche il sabato. Esperienza unica, 20 metri sotto la lava, attraverso le gallerie borboniche percorse dai viaggiatori del Grand Tour del Sette-Ottocento

Il teatro antico di Ercolano fu il primo monumento scoperto dagli scavi borbonici: era il 1738 (foto Paerco)

Ottobre e novembre 2019: raddoppiano nel fine settimana le visite al percorso sotterraneo del teatro antico di Ercolano. Nell’ambito del Piano di Valorizzazione 2019 del MiBACT il Parco Archeologico di Ercolano fa sapere che dal primo fine settimana di ottobre (5-6 ottobre 2019) e fino al 16-17 novembre 2019, il teatro antico sarà visitabile il sabato e la domenica con tre turni di visita che permettono un accesso esclusivo a gruppi formati da non più di 15 persone per volta, accompagnati dal personale del Parco adeguatamente preparato per rendere questa esperienza davvero unica e quasi personale. Il Teatro Antico di Ercolano ha ospitato in questi mesi centinaia di visitatori che hanno potuto approfittare di una vera e propria esperienza di esplorazione. “Grazie al Piano di Valorizzazione promosso dal nostro Ministero”, interviene il direttore del Parco, Francesco Sirano, “ampliamo l’offerta di fruizione del Parco e consentiamo a un maggior numero di persone di accedere ad un monumento che è una pietra miliare dell’archeologia del mondo romano, per troppi anni negato al pubblico, lungo un sentiero sotterraneo che ci trasporta indietro nei secoli e ci rende protagonisti di una scoperta che si rinnova ogni volta sotto i nostri occhi stupefatti. Davvero da non perdere!”.

Visite guidate al teatro antico di Ercolano (foto Paerco)

Dopo l’apertura in via sperimentale a giugno del 2018 e poi stabilmente da marzo 2019, il percorso sotterraneo alla scoperta del teatro dell’antica Ercolano rappresenta un’occasione unica in Italia per visitare un monumento romano in eccezionale stato di conservazione e secondo un itinerario che ripete quello utilizzato sin dai primi viaggiatori dal 1739 in poi. Il monumento è ancora oggi accessibile attraverso le scale realizzate in età borbonica, scendendo a più di 20 metri sotto il materiale eruttivo. Un percorso già apprezzato sinora da centinaia di visitatori entusiasti che si sono letteralmente trasformati in esploratori con caschi, mantelline e torce fornite dal Parco.

Ritratto di Marco Nonio Balbo, proconsole, benefattore di Ercolano (foto Paerco)

Gli ospiti sono accolti negli ambienti che nel 1700 e nel 1800 rappresentavano il vero e unico ingresso agli Scavi di Ercolano. Il plastico ricostruttivo del teatro risalente al 1804 aiuta a comprendere sin da subito a quale grande avventura archeologica si sta per prendere parte. Un’imperdibile avventura in un luogo di rara suggestione alla scoperta di questo edificio da spettacolo risalente all’età dell’imperatore Augusto sulle tracce dei visitatori che nei secoli hanno attraversato alla luce delle fiaccole i pozzi e le gallerie creati dagli ingegneri dell’esercito borbonico. Queste gallerie ancora oggi stupiscono per l’accuratezza e la maestosità. Sepolto dall’eruzione del 79 d.C. e restituito ai visitatori dopo circa 20 anni dalla sua chiusura, il teatro fu il primo monumento ad essere scoperto (1738) nei siti vesuviani colpiti da quel famoso cataclisma. Fin dalla sua scoperta, suscitò grande interesse, nel corso del Settecento e dell’Ottocento, da parte dei colti viaggiatori che giungevano a Napoli da ogni parte d’Europa e diventò una tappa del Grand Tour. Il teatro è legato a filo doppio alla storia della moderna Resina, oggi Ercolano. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu utilizzato come rifugio ed entrò nelle storia e nei racconti dei cittadini.

L’Antico Teatro di Ercolano scoperto dai Borboni sotto 20 metri di lava (foto parco archeologico Ercolano)

L’apertura del Teatro è prevista quindi: il sabato (a partire dal 5 ottobre e fino al 16 novembre 2019) e la domenica con tre turni di visita, alle 10, alle 11 e alle 12; anche con un turno in lingua inglese. I biglietti, al costo di 10 euro (ridotto di 2 euro per i ragazzi tra 18 e 25 anni) sono acquistabili on line, sul sito https://www.ticketone.it, con commissione di 1,5 euro, oppure alla biglietteria del Parco senza alcun costo aggiuntivo. Accesso riservato ai maggiorenni e soggetto a limitazioni per utenti con difficoltà motorie e non deambulanti, ovvero con patologie influenzabili dal contesto di visita; non adatto a claustrofobici. Prima dell’acquisto dei biglietti consultare il numero 081.7777008.