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Archeologia in lutto. Si è spento, stroncato da un male incurabile a 60 anni, l’archeologo Clemente Marconi, tra i maggiori esperti di archeologia del Mediterraneo antico e del mondo greco d’Occidente, il cui nome è legato a filo doppio con Selinunte. Ecco il ricordo di enti culturali e colleghi

Il prof. Clemente Marconi, il grande archeologo di Selinunte, morto a 60 anni (foto museiitaliani)

Archeologia in lutto. Il 23 luglio 2026, si è spento a New York, dove era docente alla New York University, stroncato da un male incurabile, l’archeologo Clemente Marconi, tra i maggiori esperti di archeologia del Mediterraneo antico e del mondo greco d’Occidente, il cui nome è legato a filo doppio con Selinunte, in Sicilia. Aveva 60 anni- Era nato a Rona il 12 gennaio 1966. Lascia la moglie Rosalia Pumo e due figli. La triste notizia è rimbalzata da una sponda all’altra dell’oceano Atlantico fino alla Sicilia, dove le attestazioni di cordoglio sono venute da enti culturali e colleghi archeologi. A dare la triste notizia è stata proprio la moglie Rosalia Pumo, a sua volta archeologa, conosciuta al museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento, che ha informato innanzitutto il direttore del Parco archeologico di Selinunte Felice Crescente. “Il 22 luglio mio fratello Clemente si è addormentato per sempre”, scrive la sorella Carolina Marconi. “Per metà della sua vita è stato tormentato da problemi di salute. Ma ha sempre lottato come un leone, e la vita gli ha dato una moglie e due figli stupendi. Gli ha dato un lavoro che adorava, sempre in movimento fra New York, Roma, Milano e l’amata Selinunte. Ora è in pace, insieme a papà e a tutti gli altri cari che non ci sono più”. Ha ricoperto incarichi accademici sia negli Stati Uniti che in Italia, ricoprendo il ruolo di James R. McCredie Professor of Greek Art and Archaeology, professore universitario all’Institute of Fine Arts della New York University e professore ordinario di Archeologia classica al dipartimento di Patrimonio culturale e ambientale dell’università di Milano. Marconi diresse anche gli scavi dell’Istituto di Belle Arti della New York University e dell’università di Milano sull’acropoli di Selinunte. E la Scuola Archeologica Italiana di Atene: “Con lui l’archeologia classica perde uno dei suoi maggiori protagonisti. Ricercatore di eccezionale valore, maestro autorevole e innovatore, Clemente ha saputo congiungere come pochi il rigore del metodo, la conoscenza dell’arte greca e l’esperienza concreta dello scavo. Per noi, tuttavia, non era soltanto una figura eminente dell’archeologia. Era un amico generoso, affettuoso e leale, capace di entusiasmo, ironia e rara umanità. La sua assenza apre un vuoto che nessuna formula di circostanza può colmare. La Scuola si stringe con commozione alla famiglia, agli allievi, ai colleghi e a tutti coloro che gli hanno voluto bene. Caro Clemente, ci mancheranno la tua lucidità, il tuo sorriso e la gioia con cui sapevi fare dell’archeologia una passione condivisa”.

Marconi ha conseguito la laurea in Lettere Classiche e Arti e Archeologia Greca e Romana all’università di Roma la Sapienza nel 1990. Nel 1997 ha conseguito il dottorato in Arte Classica e Archeologia alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove è stato formato da Salvatore Settis. La sua formazione accademica ha enfatizzato un approccio interdisciplinare al mondo antico, fondendo metodologie storiche, filologiche, archeologiche e di storia dell’arte. Dopo aver conseguito il dottorato alla Scuola Normale Superiore di Pisa, Marconi ha insegnato, dal 1999 al 2006, Arte e Archeologia Greca nel dipartimento di Storia dell’Arte e Archeologia della Columbia University. Nel 2006 ha lasciato la Columbia University per entrare all’Institute of Fine Arts della New York University, dove ha insegnato Arte Greca e Archeologia. Nel 2010–2011 Marconi è stato Elizabeth A. Whitehead Professor all’American School of Classical Studies di Atene. Dal 2017 ha anche insegnato Archeologia Classica all’università di Milano. Nel 2019 è stato professore ospite all’Australian Archaeological Institute ad Atene. A partire dal 2006, Marconi ha diretto gli scavi dell’Institute of Fine Arts—New York University a Selinunte. Oltre all’insegnamento e al lavoro sul campo, Marconi ha avviato il Seminario di Arte Antica e Archeologia presso l’Institute of Fine Arts della New York University nel 2012. Il seminario mira a esplorare criticamente nuove metodologie e approcci teorici nello studio dell’arte e dell’architettura antica. Nel 2021 è diventato membro dell’Accademia nazionale dei Lincei e dell’Academia Europaes.

A partire dal 2006, Marconi ha diretto gli scavi dell’Institute of Fine Arts–New York University sull’acropoli di Selinunte, uno dei siti più significativi per l’archeologia greca e punica in Italia. Il suo lavoro a Selinunte, in collaborazione con il parco archeologico di Selinunte, e, a partire dal 2017, con l’università di Milano, ha visto la collaborazione di un numero considerevole di specialisti affiliati a numerose istituzioni accademiche e di ricerca europee e americane. Il suo lavoro portò a importanti scoperte riguardanti il principale santuario urbano del sito, lo sviluppo storico e l’archeologia della religione greca nei periodi Arcaico e Classico. I ritrovamenti del Tempio R, uno dei primi edifici monumentali di culto del sito, completamente sigillato nei suoi livelli arcaico e classico, contribuirono in modo significativo all’apertura, nel 2017, del museo locale nel Baglio Florio. Analogamente, la ricerca di Marconi sulle metope di Selinunte e il lavoro del progetto Selinunte sul Tempio B nel principale santuario urbano hanno portato a una nuova esposizione dei reperti provenienti da Selinunte al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo, dove è stato nominato consulente per la ristrutturazione del museo tra il 2009 e il 2015.

Felice Crescente con Clemente Marconi (foto regione siciliana)

PARCO ARCHEOLOGICO DI SELINUNTE, CAVE DI CUSA E PANTELLERIA. Quando il professor Clemente Marconi parlava di Selinunte, aveva gli occhi che brillavano, come un ragazzino al primo amore. Perché l’archeologo romano conosceva sul serio ogni pietra, restava sotto il sole asfissiante dell’estate se aveva anche lontanamente l’impressione che qualcosa di nuovo stava saltando fuori. E questa terra lo ha ricompensato, regalandogli i suoi segreti, la sua storia frastagliata che si leggeva in controluce, di reperto in reperto. Marconi amava Selinunte e Selinunte amava Marconi; era un rapporto esclusivo, non ammetteva terze parti. E questo suo amore spassionato lo ha trasferito alle decine di studenti provenienti da tutto il mondo, che ogni anno accorrevano a Selinunte. “Clemente Marconi ha veramente amato Selinunte, le ha dedicato decenni di ricerca, passione e rigore scientifico”, afferma, molto addolorato, Felice Crescente, direttore del parco archeologico di Selinunte, “con un trasporto straordinario che andava ben oltre il lavoro da archeologo. Ogni sua campagna di scavo ci regalava un nuovo tassello della storia complessa e stratificata di questo sito che ha anche tanto da raccontarci. Ci mancherà moltissimo Clemente Marconi. Dalla mia finestra lo vedevo sugli scavi, sempre con un abito di lino bianco e il cappello, pareva una nuvola: ci mancheranno le sue discussioni dotte, la cura e la delicatezza che metteva in ogni studio o attività. Ma la sua eredità continuerà a vivere negli studi, nelle scoperte e nella memoria di Selinunte”.

MUSEI ITALIANI. I museiitaliani ricordano il prof. Clemente Marconi, archeologo classico di fama internazionale, che ha legato il suo nome agli scavi e alle ricerche archeologiche di Selinunte, a partire dai celebri studi sulle metope. Accademico dei Lincei e membro di numerose istituzioni scientifiche e accademie, si è contraddistinto per il rigore scientifico e metodologico e per la generosità nei confronti di colleghi e allievi. Negli ultimi mesi stava collaborando con la Direzione generale Musei al progetto di riallestimento del Museo archeologico nazionale di Metaponto: il prof. Massimo Osanna lo aveva chiamato a far parte del gruppo di lavoro, insieme al prof. Carlo Rescigno, per l’elaborazione del nuovo progetto espositivo del Museo, proprio in ragione della sua autorevole competenza sul mondo greco d’Occidente. Tutta la comunità scientifica del Ministero della Cultura si unisce nel ricordo dell’illustre studioso, e dell’esempio della sua straordinaria figura umana e professionale.

L’archeologo Clemente Marconi al museo Archeologico di Metaponto (foto drm-basilicata)

DIREZIONE REGIONALE MUSEI NAZIONALI BASILICATA. I Musei nazionali di Matera – Direzione Regionale Musei nazionali della Basilicata esprimono il più profondo cordoglio per la scomparsa del prof. Clemente Marconi, eminente archeologo, professore all’Università di Milano e all’Institute of Fine Arts di New York, Accademico dei Lincei, direttore della missione di scavo a Selinunte. Componente del comitato scientifico del museo Archeologico nazionale di Metaponto, aveva appena terminato la sistemazione della sezione scultorea del nuovo allestimento. Di lui ricordiamo, oltre alla profonda competenza scientifica, la straordinaria umanità, la simpatia, la cordialità e la contagiosa allegria. Raccogliamo con profonda gratitudine la preziosa eredità della sua esperienza metapontina, che sarà per sempre custodita nelle soluzioni espositive da lui ideate.

L’archeologo Clemente Marconi (foto drm-calabria)

PARCHI ARCHEOLOGICI DI CROTONE E SIBARI. I parchi archeologici di Crotone e Sibari e il direttore Filippo Demma salutano il professor Clemente Marconi: amico e maestro.

Rossella Giglio con Clemente Marconi (foto profilo FB rossella giglio)

Rossella Giglio, archeologa, Regione Siciliana. “Partecipo una tristissima notizia, la scomparsa a New York di Clemente Marconi, un collega, illustre studioso. Le nostre strade professionali per lungo tempo si sono incontrate proficuamente. Un abbraccio alla moglie Rosalia Pumi e a tutta la famiglia”.

Serena Raffiotta, archeologa. “Una brutta notizia per l’archeologia internazionale. Una grandissima perdita per la Sicilia. Clemente Marconi era amico di tutti. Un Genio nel campo della scultura e dell’architettura greca di Sicilia. È stato tra i primi a pubblicare studi scientifici di elevato rigore scientifico sugli acroliti e la Dea di Morgantina, esaminando i reperti negli Stati Uniti prima ancora del loro rimpatrio. Mancherà a tutti noi. Oggi è un giorno tristissimo. Condoglianze di vero cuore alla sua famiglia”.

Massimo Cultraro, archeologo. “In una torrida estate infuocata anche dalle sterili polemiche sul film di Nolan, oggi Clemente Marconi (1966-2026), archeologo e studioso visionario, termina la sua Odissea. Perdiamo un valido ricercatore e formatore di una vera scuola, a me viene sottratto un vecchio e speciale amico. Buona navigazione Clemente…verso le isole dei Beati dove un giorno ci riabbracceremo. Mi stringo a Rosalia e ai suoi ragazzi”.

PARCO ARCHEOLOGICO DI OSTIA ANTICA. “Il parco archeologico di Ostia antica si unisce al cordoglio della comunità scientifica internazionale per la scomparsa di Clemente Marconi, archeologo di straordinario prestigio, studioso dell’arte e dell’architettura del mondo greco e protagonista di alcune tra le più importanti ricerche archeologiche degli ultimi decenni. Con il suo rigore scientifico, la passione per la ricerca e la generosità con cui ha condiviso il sapere con colleghi e allievi, Clemente Marconi ha lasciato un segno profondo negli studi sull’antichità, contribuendo in modo determinante alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio archeologico del Mediterraneo. La sua opera continuerà a vivere nelle sue pubblicazioni, nelle scoperte che ha consegnato alla comunità scientifica e nelle tante persone che ha formato e ispirato. Alla famiglia, ai colleghi, agli allievi e a tutti coloro che ne hanno condiviso il percorso umano e scientifico il Parco archeologico di Ostia antica esprime le più sentite condoglianze”.

Giuseppe Castellana, archeologo. “Ho appreso la notizia dolorosa della morte di Clemente Marconi che ho avuto modo di conoscere e di apprezzare per le sue straordinarie doti di studioso quando lo ebbi come collaboratore borsista al museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento. Furono anni di intenso lavoro e Clemente schedò centinaia di manufatti del Museo di seconda scelta e di magazzino con profonda conoscenza. Fu un rapporto di amicizia sincera e al museo di Agrigento conobbe Rosalia Pumo con cui si fidanzò e che poi sposò. Siamo stati in certo senso complici di quel matrimonio che si tenne poi a Salemi. Quando partì per gli Stati Uniti perdemmo un grande collaboratore ma negli Stati Uniti si fece conoscere prima alla Columbia University e poi alla New York University come docente molto seguito ed apprezzato. Tutti i colleghi conoscono la sua rapida carriera di grande studioso della scultura greca e soprattutto di quella siceliota e selinuntina. Lo ricordo con grande affetto. Non ci siamo rivisti negli ultimi anni specie da quando sono andato in pensione. Ricordo un incontro che ebbi con Clemente a New York presso Central Park dove discutemmo di un progetto per una Mostra da realizzare proprio a New York sulle necropoli siceliote. Eravamo amareggiati per i tanti magnifici pezzi archeologici del Metropolitan Museum provenienti anche dalla Sicilia ma che non recavano mai la provenienza. Erano gli anni del ritorno in Sicilia della Dea di Aidone dal Paul Getty Museum di Los Angeles Malibu e delle accese polemiche che culminarono anche in una visita di Soprintendenti italiani organizzata dalla Ambasciata Americana in Italia sulla restituzione di opere provenienti dall’Italia in esposizione nei Musei Americani. A quella visita fui invitato assieme alla collega Ciiurcina allora direttrice del museo “Paolo Orsi” di Siracusa. Clemente fu uno degli archeologi che si batté per la restituzione di opere illegalmente trafugate. Clemente sei stato un grande studioso non solo ma sei stato un Uomo di grandi valori umani ed hai lasciato un patrimonio aere perennius. La Terra non ti sia grave. Riposa in pace. Alla moglie Rosalia e ai figli le più sentite condoglianze”.

Angela Bellia con Clemente Marconi (foto profilo FB bellia)

Angela Bellia, archeologa. “Oggi è un giorno di grandissima tristezza e di profonda inquietudine, di quelli in cui ci si interroga sul senso della vita e della morte, che ha portato via una persona buona, interamente dedita all’avanzamento della conoscenza. È venuto a mancare un caro amico e uno studioso straordinario, Clemente Marconi. È stato il supervisor della mia prima fellowship Marie Curie alla New York University dove mi ha accolta, e da lì il nostro lavoro è proseguito negli anni, condividendo la pubblicazione di volumi e la partecipazione a numerose conferenze. In tutto questo tempo, non mi ha mai fatto mancare il suo incoraggiamento e i suoi consigli preziosi. Clemente è stato un grande archeologo e storico dell’arte a cui va il merito indiscusso di aver aperto nuove strade nella ricerca e di aver proposto letture inedite. Ma al di là della sua immensa caratura accademica, era di una generosità rara. Lo è stato con me come lo era con tutti, dimostrando un’attenzione speciale e un grande supporto specialmente verso i ricercatori e le ricercatrici più giovani. Con il cuore a pezzi, mando il mio abbraccio più grande a sua moglie Rosalia Pumo, cara amica, e ai loro due ragazzi. Grazie di tutto, Clemente”.

Laura Volpe con Clemente Marconi (foto profilo FB volpe)

Laura Volpe, archeologa. “Ci sono persone che, forse senza rendersene conto, cambiano il corso della vita degli altri. Undici anni fa il professor Clemente Marconi mi diede un’opportunità e scelse di credere in me quando ero solo all’inizio del mio percorso. Oggi, se sono coordinatrice del Conservation Lab sullo scavo archeologico di Selinunte e se sono la professionista che sto diventando, è anche grazie alla fiducia che ripose in me. Porterò sempre con me gli insegnamenti ricevuti, il rigore, la passione e l’amore per questo straordinario lavoro che è l’archeologia. Nonché i suoi indimenticabili “Evviva!!!!”. Grazie Clemente per aver creduto in me e in tanti altri giovani. Il suo esempio continuerà a vivere nel nostro lavoro, ogni giorno. Che la terra di Selinunte Le sia lieve”.

Maria Cecilia Parra, archeologa. “Volevo rispettare il silenzio richiestomi sulla scomparsa di Clemente, ma vedo un pullulare di post e non posso non aggiungere il mio. Ma nel dolore, mi limito a ricordare Clemente nei suoi anni pisani e poi a Entella, con me sullo scavo di una cava di gesso nell’area del complesso monumentale del vallone orientale , e poi ancora in un sopralluogo, io e lui soli, in una cava di Menfi, lui con tutti i suoi strumenti per la lavorazione dei materiali lapidei … era il momento del suo studio sulle metope del tempio E di Selinunte … gli strumenti non piacquero ai Carabinieri che ci fermarono per strada ma … È superfluo parlare dello studioso valente che in tanti stanno ricordando, in questo momento ricordo soltanto l’amico. Ciao Clemente”.

Giuliano Volpe, archeologo. “Apprendo con profondo dispiacere della scomparsa di una grande studioso, un grande archeologo, Clemente Marconi, un esponente di punta della moderna archeologia classica”.

Vieste (Fg). Al Castello Svevo sesta edizione di Vieste Archeofilm, festival internazionale del cinema di archeologia arte e ambiente: tre serate di grande cinema per raccontare l’archeologia, l’arte e l’ambiente, con sei film: al più votato dal pubblico il premio “Venere Sosandra”

Dal 28 al 30 giugno 2026, al Castello svevo di Vieste (Fg), torna Vieste Archeofilm, festival internazionale del cinema di archeologia arte e ambiente, che assegna il premio “Venere Sosandra” al film più votato dal pubblico, giunto alla VI edizione. Evento organizzato da Città di Vieste, Polo Culturale Vieste, ArcheoLogica srl, Archeologia Viva, Firenze Archeofilm. Tre serate di grande cinema per raccontare l’archeologia, l’arte e l’ambiente, con sei film (inizio proiezioni sempre alle 21.15, ingresso libero e gratuito, informazioni: tel. 0884.712240), e ospiti speciali tra cui Gianfranco Viesti (ordinario di Economia – università di Bari); Mario Tozzi (geologo Cnr e divulgatore scientifico); Giuliano Volpe (ordinario di Archeologia – università di Bari).

Frame del film “Vitrum. Il vetro dei Romani” di Marcello Adamo

PROGRAMMA DI DOMENICA 28 GIUGNO 2026. Alle 21.15, apre il film “Vitrum. Il vetro dei Romani” di Marcello Adamo (Italia 2025, 52’). Nel cuore del Mar Mediterraneo, tra le acque profonde al largo della Corsica, un misterioso relitto romano riemerge dall’oblio dopo duemila anni. A bordo, un carico straordinario: blocchi di vetro grezzo e oggetti di vetro finemente lavorati. Il film segue un’indagine archeologica senza precedenti condotta da un team internazionale di ricercatrici a bordo dell’Alfred Merlin, nave oceanografica d’eccellenza, per far luce su una scoperta rara e preziosa.

Il prof. Giuliano Volpe dell’università di Bari

Quindi incontro con l’ospite Giuliano Volpe, ordinario di Archeologia, università di Bari, intervistato da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Chiude la serata il film “Il toro e la Madonna” di Claudio Sagliocco, Gianni Nunno (Italia 2025, 30’). A Bacugno, un paese di meno di cento abitanti nel centro Italia, sopravvive una festa di origini pagane. Ogni anno, si ripetono antichi riti precristiani che culminano in un momento solenne: un toro scende dalla montagna per inginocchiarsi davanti alla Vergine Maria. Il toro è stato donato a Bacugno dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nessuno sa da quanto tempo esista questa tradizione. Questo è il primo e unico film a raccontarne l’intera storia.

PROGRAMMA DI LUNEDÌ 29 GIUGNO 2026. Alle 21.15 apre il film “Metabolé” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2026, 65’). Attraverso incontri con archeologi, paesaggi mutevoli e riflessioni personali, il film si dipana come una narrazione stratificata in cui il tempo non scorre in avanti, ma si ripiega su se stesso. Le storie si ripetono, si trasformano e persistono. Dalle torri costiere di Vieste ai fondali di Leuca, dal sito archeologico di Siponto alle Isole Tremiti, il mare emerge come un archivio vivente. Sotto la sua superficie giacciono relitti, anfore, frammenti: tracce di viaggi interrotti che non sono mai veramente scomparsi.

Il prof. Gianfranco Viesti dell’università di Bari

Quindi incontro con l’ospite Gianfranco Viesti ordinario di Economia, università di Bari, intervistato da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Chiude la serata il film “Faragola. Un mondo ritrovato” di Nicolangelo De Bellis (Italia 2025, 28’). Il filmato conduce lo spettatore nella storia millenaria della villa di Faragola tra splendore e trasformazione. Nel suo massimo fulgore romano, tra III e IV secolo d.C., un ospite racconta ambienti sontuosi, il complesso termale e la cenatio con stibadium. Secoli dopo, tra le rovine, un giovane monaco ripercorre la memoria della villa guidato da un anziano confratello, riscoprendone le tracce nei libri e accompagnando il racconto fino all’età medievale e al suo declino.

Frame del film “Sapiens?” di Bruno Bozzetto

PROGRAMMA DI MARTEDÌ 30 GIUGNO 2026. Alle 21.15 apre il film “Sapiens?” di Bruno Bozzetto (Italia 2023, 22’). Le sinfonie di diversi autori di musica classica fanno da sfondo a tre cortometraggi dedicati all’uomo e al suo comportamento nei riguardi della natura e della società. Temi diversi con un comune denominatore: l’amore per la violenza e la non accettazione del diverso. Un’idea originale di Bruno Bozzetto che vuole invitare a riflettere sull’aggettivo “sapiens” associato a quell’essere umano che ama la violenza, non accetta il diverso, danneggia la natura, gli animali e la società.

Il geologo Mario Tozzi (foto archeologia viva)

Quindi incontro con l’ospite Mario Tozzi, geologo Cnr e divulgatore scientifico, intervistato da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Segue il film “Grotta Chauvet: sulle orme degli artisti preistorici / Grotte Chauvet: dans les pas des artistes de la Prehistoire” di Alexis de Favitski (Francia 2024, 52’). Le Gole dell’Ardèche, dicembre 1994: tre speleologi scoprono la Grotta Chauvet la più importante e antica d’Europa. Decorata con innumerevoli figure animali mozzafiato risalenti a 36.000 anni fa. Ventimila anni prima di Lascaux, Homo Sapiens aveva già dimostrato una sorprendente maestria artistica. Per motivi di conservazione, la grotta Chauvet non è mai stata accessibile al pubblico. Solo un team di ricercatori è autorizzato a scendere nella grotta e studiarla per un mese all’anno. La troupe cinematografica avrà il privilegio di accompagnarli e accompagnarci in una delle loro missioni. Chiude l’edizione del Festival la cerimonia di premiazione con l’assegnazione del premio del pubblico “Premio Venere Sosandra – Vieste 2026”.

Baia (Na). Al museo Archeologico dei Campi Flegrei l’VIII edizione del convegno nazionale di Archeologia subacquea, la più importante occasione di confronto tra ricercatori e professionisti che operano sul patrimonio archeologico sommerso italiano: 3 giorni di incontri, 9 sessioni, dalle tematiche di ricerca a quelle del restauro e della valorizzazione. Ecco il programma

Dal 28 al 30 maggio 2026 il museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello aragonese di Baia (Na) ospita l’VIII edizione del convegno nazionale di Archeologia subacquea, organizzato dal parco archeologico dei Campi Flegrei, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Archeologia Subacquea e l’Istituto Internazionale di Studi Liguri, rappresenta la più importante occasione di confronto tra ricercatori e professionisti che operano sul patrimonio archeologico sommerso italiano. L’articolazione del programma si declina attraverso un approccio interdisciplinare e spazia, attraverso 9 sessioni, dalle tematiche di ricerca a quelle del restauro e della valorizzazione. L’attività convegnistica sarà arricchita dalla presentazione di 41 poster che saranno allestiti a margine della sede del Convegno. Il programma prevede inoltre una tavola rotonda sul tema del turismo culturale legato ai siti archeologici subacquei e sulla prospettiva di costruzione di un itinerario culturale europeo, all’’interno della quale verranno presentati i risultati di un’indagine condotta sullo sviluppo sostenibile del turismo subacqueo. “Il Convegno Nazionale di Archeologia Subacquea”, sottolinea Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei, “approda per la prima volta a Baia a tre anni dall’importante riconoscimento del Parco sommerso di Baia come best practice riconosciuta dall’UNESCO all’interno della Convenzione per la conservazione in situ del patrimonio culturale sommerso del 2001”. COMITATO SCIENTIFICO: Alessandro Asta, Massimo Capulli, Francesco Carrera, Barbara Davidde, Luigi Fozzati, Daniela Gandolfi, Roberto La Rocca, Fabio Pagano, Piergiorgio Spanu, Edoardo Tortorici, Chiara Zazzaro. COMITATO ORGANIZZATIVO; Silvana Carannante, Enrico Gallocchio, Fabio Pagano, Michele Stefanile.

Parco sommerso di Baia: mosaici (foto edoardo ruspantini)

PROGRAMMA GIOVEDÌ 28 MAGGIO 2026. Alle 9, saluti istituzionali. I SESSIONE: RELITTI, chair Chiara Zazzaro: 10, Andrea CAMILLI, H. MAIORANA, C. LAURENTI, “Il relitto del Pozzino ad oltre trent’anni dallo scavo. Work in progress per un’edizione del contesto”, 10.20, Leonardo ABELLI, M.V. AGOSTO, G. MANNELLI, R. LA ROCCA, “Il relitto Gela II: risultati preliminari”; 10.40, Roberto LA ROCCA, L. ABELLI. M.V. AGOSTO, F. PISCIOTTA, “Il relitto severiano “Marausa II” (Trapani): scavo, recupero e valorizzazione museale”; 11, Salvatore MEDAGLIA, A. NICOLÉ, F. BRUNO, A. LANGUDI, B. DAVIDDE PETRIAGGI, A.M. RAGUSO, “Solidissimo e rapido camminatore. Indagini archeologiche subacquee sul Lombardo, piroscafo a ruote della spedizione garibaldina dei Mille”; 11.20, Fabrizio SGROI, “Il relitto della nave oneraria tardo imperiale del Banco dei Pesci delle Isole Egadi: studio preliminare”; 11.40, Alessandro ASTA, M. CAPULLI, “Cambiamenti climatici e tutela dei siti archeologici: una sfida crescente. Il caso del relitto di Lazise”; 12, coffee break; TAVOLA ROTONDA, 12.15, “Un Itinerario Culturale Europeo dei siti archeologici subacquei: la best practice della BMTA di Paestum per lo sviluppo locale e la cooperazione culturale”: introduce Ugo Picarelli, fondatore e direttore BMTA Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico; modera Luigi Fozzati, Istituto Italiano di Archeologia Subacquea; Autilia Cozzolino, senior researcher del Servizio Imprese & Territorio di SRM “Cultura e Archeologia per un turismo sostenibile di qualità: caratteristiche della domanda, struttura dell’offerta e leve di crescita del Turismo Archeologico Subacqueo”; intervengono: Roberto La Rocca, soprintendenza del Mare Regione Siciliana; Antonino Miccio, presidente Coordinamento Nazionale direttore Aree Protette di Federparchi; Fabio Pagano, direttore parco archeologico dei Campi Flegrei; Mariangela Preta, direttore polo museale di Soriano Calabro e musei civici di Pizzo. Conclude Onofrio Giustino Angelo Cutaia, assessore alla Cultura – Regione Campania; 14, Lunch break. II SESSIONE: ARCHEOLOGIA SUBACQUEA E AMBIENTE, chairman Fabio Pagano: alle 15, Marco ANZIDEI, A. BENINI, “Siti archeologici costieri e loro rilevanza per studi geologici, geofisici e ambientali nel Mediterraneo”; 15.20, Fabrizio BAIANO, M. GIGLIO, M. PALUMBO, C. ZAZZARO, “Palazzo degli Spiriti e l’archeologia costiera di Posillipo e del Golfo di Napoli”; 15.40, Fantina MADRICARDO, A. PETRIZZO, C. TOSON, G. SIMONE, F. ORTOLANI, A. BOSMAN, D. DE ANGELIS, M. BASSANI, “Rilievo geofisico nelle acque del Lago di Nemi: per una ricostruzione ambientale e geo archeologica del contesto lacustre”; 16, Massimo CAPULLI, “Aquileia e Grado: un paesaggio d’acque tra relitti e strutture sommerse”; 16.20, Simona FORMOLA, F. LUCCI, “La Villa di Q. Ortensio Ortalo a Bacoli: paesaggio costiero, funzioni e modelli”; 16.40, coffee break. III SESSIONE: ARCHELOGIA LACUSTRE E LAGUNARE, chair Barbara Davidde: 17, Barbara BARBARO, “Il percorso archeologico subacqueo del Gran Carro di Bolsena: strategie di tutela, documentazione e valorizzazione di un complesso protostorico sommerso”; 17.20, Maria MUREDDU, R. AURIEMMA, P.G. SPANU, N. CAMEDDA, F. CHIABRANDO, G. MURRU, I. ORRI, P. ORRU’, V. PINNA, E. SOLINAS, L. CHERI, A. MURONI, “Paesaggi d’acqua: Ricerche nella Laguna di Mar’e Pontis (Cabras, Sardegna centro-occidentale)”. IV SESSIONE: STORIA DELL’ARCHEOLOGIA SUBACQUEA, chair Barbara Davidde: alle 17.40, Luigi FOZZATI, D. GANDOLFI  ITALIANA, “L’organizzazione in Italia della ricerca archeologica subacquea: dal Centro Sperimentale di Archeologia Sottomarina al Servizio Tecnico per l’Archeologia Subacquea”; 18, Elena Flavia CASTAGNINO, “Per una storia dell’archeologia subacquea: dai fondali agli archivi, l’eredità della Soprintendenza alle Antichità della Sicilia orientale, dalle prime azioni di Paolo Orsi alla visione di Luigi Bernabò Brea”.  VISITA NOTTURNA AL PARCO ARCHEOLOGICO DI BAIA SOMMERSA, alle 21, prenotazione obbligatoria alla mail: pa-fleg.baiasommersa@cultura.gov.it. Fino a 60 posti.

Parco sommerso di Baia: mosaici (foto edoardo ruspantini)

PROGRAMMA VENERDÌ 29 MAGGIO 2026. V SESSIONE: ARCHEOLOGIA MARINA, chairman Massimo Capulli: alle 9, Livio NARDO’, A.M. RAGUSO, “Ricerca archeologica subacquea a San Vito (Taranto): risultati preliminari”; 9.20, Simon Luca TRIGONA, B. DAVIDDE PETRIAGGI, A. PASTORINO, R. PELUSO, M. COZZA, F. BRUNO, “Progetto Amphitrite nell’area marina protetta di Portofino Liguria. La campagna di scavo 2024”; 9.40, Alessandra GHELLI, R. FILOCAMO, F. LIA, M. LAFACE, M. C. MEDURI, L. SANNA, F. TIBONI, M. LA RUSSA, “Dall’archeologia preventiva alla ricerca archeologica in deep water. Il progetto “Monasterace (RC). Patrimonio culturale subacqueo su alto fondale”; 10, Crescenzo VIOLANTE, N. ABATE, N. MASINI, F. PAGANO, E. GALLOCCHIO, K. BAIKA, C. MILIANI, “Il contributo delle tecnologie di telerilevamento acustico alla ricerca archeologica marina. Esempi dal Parco Archeologico sommerso di Baia e dall’antico complesso portuale di Egina”; 10.20, Alessandra BENINI, M.L. TARDUGNO, “Ischia: note di topografia marittima”; 10.40, Anna Paola MOSCA, “Cossyra (Isola di Pantelleria): Cala Tramontana”; 11, Angelo Michele RAGUSO, G. COLUCCI, G. BUCCI, “Leggere il fondale: diagnosi strumentale e riscontro in immersione. Indagini costiere presso l’Isola di San Pietro (TA)”; 11.20, coffee break. VI SESSIONE: PORTI E APPRODI, chair Daniela Gandolfi: 11.35, Michele STEFANILE, M. SILANI, M.L. TARDUGNO, “Il porto, la ripa, il tempio, i granai. Aggiornamenti dalle ricerche in corso a Puteoli sommersa”; 11.55, Giovanna BUCCI, “Dalle miniere agli approdi: le rotte degli smeraldi tra Tarda Antichità e Medioevo”; 12.15, Francesco M.P. CARRERA, A. LAFRAGOLA, A. PORQUEDDU, “Il porto di Olbia, nuovi dati dal riordino dei materiali”; 12.35, Flavio ENEI, “Castrum Novum: storia e archeologia di un approdo ceretano sulle coste dell’Etruria Meridionale”; 12.55, Gabriella GASPERETTI, G. MARRAS, A. PANDOLFI, D. DE RIU, V. DI GIOVANNI, “Il porto di Turris Libisonis (Porto Torres – SS) dall’antichità all’età moderna”; 13.15, lunch break.  VII SESSIONE: RESTAURO, chairman Francesco Carrera: 14.20, Riccardo MANCINELLI, M. SALVATORI, “Restauro e conservazione in situ del Patrimonio Archeologico Sommerso. Dalla sperimentazione alla conservazione programmata”; 14.40, Barbara DAVIDDE PETRIAGGI, E. GASPARINI, “Marmo sommerso dal mare flegreo: progetti di conservazione in situ e nuove prospettive per la ricerca”; 15, Adriano CASAGRANDE, S. SECHI, E. LAGLIA, C. GUIZZARDI, “Nuove ricerche e sperimentazioni su metodi, materiali e tecniche nell’ambito della reintegrazione e protezione di mosaici in ambienti sommersi”; VIII SESSIONE: VALORIZZAZIONE, chairman Francesco Carrera: 15.20, Danilo LEONE, R. GOFFREDO, M. TURCHIANO, R. AURIEMMA, G. SEMERARO, A. FURFARO, “Il Progetto M.A.R.E.A. Sistemi integrati per lo studio e la valorizzazione dei siti costieri e subacquei”; 15.40, Anita GUARNIERI, F. LONGOBARDI, F. GALEANDRO, A. SCIANCALEPORE, E. PHENIX, T. PAGÈS, “OPERA VIVA: un progetto per la valorizzazione del patrimonio archeologico, storico, naturalistico (Fasano, Brindisi – Puglia – ITALIA) · 16:00 – 16:20 Rita AURIEMMA, C. ALFONSO, A. ANTONAZZO, F. BARATTI, M. BARDASHOV, M. BUCCOLIERI, S. CARAMIA, A. COLUCCI, L. COLUCCIA, C. DE MITRI, S. KHOKHLOV, G. MAGGIULLI, M. RUGGE  Il Parco sommerso e costiero di Porto Cesareo: dalla ricerca alla valorizzazione del patrimonio sommerso”; 16.20, Giuliana GALLI, “Archeologia subacquea in acque dolci tra memoria storica e valorizzazione: il Museo della Navigazione nelle Acque Interne di Capodimonte sul Lago di Bolsena (VT)”; 16.40, Enrico GALLOCCHIO, “Baia e le best practices della Convenzione UNESCO 2001: risultati e prospettive”;  17, coffee break. IX SESSIONE: PROFESSIONALITÀ, UNIVERSITÀ E FORMAZIONE, chairman Roberto La Rocca: 17.15, Giuliano VOLPE, G. DISANTAROSA, “Il Laboratorio di Archeologia Subacquea dell’Università di Bari: il bilancio di un trentennio tra ricerca e didattica”; 17.35, Ivan G.M. LUCHERINI, “La sicurezza dell’archeologo subacqueo alla luce della nuova legge n.9 del 26/01/2026”. PRESENTAZIONE POSTER, 18; PRESENTAZIONE ATTI DEL I CONVEGNO NAZIONALE MUSEI DI ARCHELOGIA SUBACQUEA/MUSEI DELL’ACQUA, 19.

Parco sommerso di Baia: pavimenti in opus sectile (foto edoardo ruspantini)

PROGRAMMA SABATO 30 MAGGIO. Alle 9.30, dibattito; TAVOLA ROTONDA, 10:30: “Dove va l’Archeologia Subacquea Italiana: metodologia, istituzioni, normative”. Modera Fabio Pagano; 12.30, comunicazioni presidente IIAAS; 13, ringraziamenti e saluti.

Bari. Alla Libreria Laterza presentazione del nuovo libro di Giuliano Volpe “Archeologia. Storia e metodi, paesaggi e persone”. Intervengono Francesca Romana Paolillo e Alessandro Laterza

A pochi giorni dall’uscita in libreria, appuntamento mercoledì 22 aprile 2026, alle 18.30, alla Libreria Laterza in via Dante a Bari, presentazione del nuovo libro di Giuliano Volpe “Archeologia. Storia e metodi, paesaggi e persone” (Laterza), in collaborazione con il Centro studi normanno svevi. Dialogheranno con il prof. Volpe Francesca Romana Paolillo, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bari, e Alessandro Laterza, amministratore delegato di Editori Laterza. Il libro: nell’ultimo mezzo secolo l’archeologia ha molto modificato e arricchito il proprio bagaglio metodologico e ampliato i propri campi d’azione a livello temporale, spaziale e tematico. Questo libro offre un punto di vista aggiornato sull’evoluzione della disciplina, valorizzandone le molteplici opportunità.

Firenze. Con il caso della villa di Faragola (Ascoli Satriano, Fg), dallo scavo al vino, si chiude il viaggio eno-archeologico presentato al convegno archeoVINUM di tourismA 2026: ne parla l’archeologo Giuliano Volpe (università di Bari) che è anche ideatore e promotore del convegno

 

Presentazione del caso della villa di Faragola al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 (foto graziano tavan)

Archeologi e produttori vitivinicoli protogonisti al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 (foto graziano tavan)

Dallo scavo della villa tardo-antica di Faragola (Ascoli Satriano, Fg), all’incendio doloso, all’accordo con un vitivinicoltore per produrre il vino Stibadium, che nel nome ricorda proprio quel divano per banchetto aristocratico scoperta durante le ricerche archeologiche dove il vino era sicuramente un protagonista: l’ultima tappa di questo viaggio eno-archeologico attraverso l’Italia proposto nel convegno archeoVINUM, organizzato dall’università di Bari e presentato a tourismA 2026, il salone di archeologia e turismo culturale promosso da Archeologia Viva, in una mattinata densa di interventi di cui archeologiavocidalpassato.com ne ha seguito alcuni, non poteva quindi mancare il “caso villa di Faragola”. Ecco quindi che dopo la Vigna delle Thermae Felices Constantinianae ad Aquileia, la Vigna Barberini sul Colle Palatino nel parco archeologico del Colosseo, la Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (Vr), la vigna “archeologica” nel parco archeologico di Pompe, e il caso dell’isola d’Elba: dal vino d’anfora al vino marino (vedi Firenze. Al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 il “caso isola d’Elba”: dal vino in anfora al vino marino, dallo scavo della villa romana di San Marco alla produzione attuale. Ne hanno parlato l’archeologa Laura Pagliantini dell’università di Siena e Antonio Arrighi dell’azienda agricola Arrighi di Porto Azzurro (Li) | archeologiavocidalpassato), andiamo a scoprire il caso della villa tardo-antica di Faragola con l’archeologo Giuliano Volpe (università di Bari), promotore e curatore del convegno archeoVINUM: lo ha illustrato ad archeologiavocidalpassato.com.

“La villa di Faragola – spiega Giuliano Volpe ad archeologiavocidalpassato.com – è stata un’occasione straordinaria per conoscere una grande residenza aristocratica tardo-antica che poi, in età alto-medievale, è diventata una curtis, un’azienda agricola longobarda dipendente dal duca principe di Benevento.

Lo stibadium, e la sua ricostruzione, scoperto nella villa tardo-antica di Faragola (foto graziano tavan)

L’ipotesi dell’uso dell’acqua nei banchetti alla villa di Faragola (foto graziano tavan)

Alla villa di Faragola trovate tracce di un’authepsa (foto graziano tavan)

Ma in alcuni suoi secoli in particolare, Faragola conosce un momento straordinariamente importante, testimoniato soprattutto non solo dalle terme lussuosissime, enormi, ma da una grande sala da pranzo estiva con uno stibadium, un divano per banchetto aristocratico, e un’organizzazione per cui il banchetto, il convivio, era una sorta di spettacolo teatrale, in cui c’era anche l’elemento dell’acqua. Ma non poteva mancare il vino. In vino era un protagonista insieme al cibo di questi momenti conviviali. E noi abbiamo trovato anche le tracce di un’authepsa, cioè di uno strumento che serviva per scaldare l’acqua, che serviva per miscelare il vino, che si beveva a fiumi sul banchetto.

I vini Stibadium e Villa di Faragola prodotti ad Ascoli Satriano (foto graziano tavan)

E allora, partendo da questa questione, da questa possibilità, abbiamo fatto un’alleanza con un produttore, le tenute Sannella, che ha voluto ispirarsi proprio allo stibadium, chiamando Stibadium un suo vino, un nero di Troia potente e aristocratico. E anche Villa di Faragola, un altro suo vino, dopo che la villa, il sito, purtroppo ha subito un drammatico incendio che l’ha danneggiata fortemente. Anche in questo modo il vino ha voluto rappresentare un elemento di rinascita, di sopravvivenza e di rilancio. Quindi, con un bicchiere di vino festeggiamo la rinascita di Faragola”.

Firenze. Al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 il sito della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella, caso unico in Italia in cui due cantine hanno messo a disposizione i propri terreni vitati per lo scavo di una villa tardo romana che il MIC valorizzerà con un parco archeologico. Ne ha parlato Vincenzo Tinè (SABAP) e poi Simone Benedetti e Giulio Franchini (cantine)

Veduta generale dell’area archeologica della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (foto graziano tavan)

Tra i vigneti pregiati della Valpolicella (Vr) c’è un caso unico di mecenatismo imprenditoriale dove il vino sostiene l’archeologia e l’archeologia promuove il vino.

Schema dell’accordo pubblico-privato alla Villa dei Mosaici di Negrar: connubio di archeologia e vino (foto sabap-vr)

È la Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella individuata tra i vigneti pregiati dell’Amarone, una villa romana della tarda romanità il cui scavo curato dalla soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza con l’università di Verona è stato possibile grazie al mecenatismo e alla lungimiranza imprenditoriale di due aziende vitivinicole, La Villa dei fratelli Benedetti e Franchini Agricola, che hanno concesso romana la parte del proprio vigneto e di procedere a portare alla luce la villa, lanciando al contempo una linea dei propri vini con etichette particolari che riproducevano i preziosi mosaici emersi dallo scavo. Il ministero, dopo questo accordo pubblico-privato, ha deciso di valorizzare questo sito unico che dimostra, e non è un elemento secondario, che qui il vino pregiato era prodotto fin dall’antichità senza soluzione di continuità.

Coperture e allestimento dell’istituendo parco archeologico della Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicelal (foto sabap-vr)

Qui entro pochi anni (due nell’ipotesi migliore) nascerà il parco archeologico della Villa dei Mosaici con un finanziamento straordinario del Mic di 3 milioni di euro in un connubio perfetto di archeologia e vino. E a realizzarlo è l’architetto Ottavio Di Blasi che, prima del suo trasferimento a Milano dove ha aperto il suo studio con Paolo Simonetti e Daniela Tortello, è stato uno dei più stretti collaboratori di Renzo Piano.

Il soprintendente Vincenzo Tinè presenta la Villa dei Mosaici di Negrar al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 (foto graziano tavan)

Proprio “il caso Negrar” un anno fa aveva convinto il prof. Giuliano Volpe a mettere in rete siti archeologici e aziende vitivinicole collegate. Di qui il progetto archeoVINUM, presentato a tourismA 2026, il salone di archeologia e turismo culturale promosso da Archeologia Viva, nel convegno organizzato dall’università di Bari in una mattinata densa di interventi di cui archeologiavocidalpassato.com ne ha seguito alcuni. Ecco quindi che dopo la Vigna delle Thermae Felices Constantinianae ad Aquileia, e la Vigna Barberini sul Colle Palatino nel parco archeologico del Colosseo (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2026/03/07/firenze-al-convegno-archeovinum-di-tourisma-2026-il-vigneto-di-vigna-barberini-sul-colle-palatino-nel-cuore-antico-di-roma-ne-ha-parlato-simone-quilici-direttore-del-parco-archeologico-del-colosseo/) il viaggio eno-archeologico attraverso l’Italia ci porta proprio nel cuore della Valpolicella (Vr) alla Villa dei Mosaici di Negrar. E sabato 28 febbraio 2026 ne hanno parlato prima Vincenzo Tinè, già soprintendente ABAP di Verona e ancora direttore dello scavo di Negrar, per conto della Soprintendenza (Andrea Rosignoli) e dell’Università (Patrizia Basso), poi Simone Benedetti e Giulio Franchini in rappresentanza delle due cantine coinvolte nel progetto. archeologiavocidalpassato.com ha incontrato il soprintendente Vincenzo Tinè e i produttori Simone Benedetti e Giulio Franchini.

“Su invito del prof. Volpe che ha creato questa occasione di confronto a Firenze”, spiega Vincenzo Tinè, direttore dello scavo di Negrar, ad archeologiavocidalpassato.com, “non poteva mancare anche la corrispondenza da parte della soprintendenza di Verona, il soprintendente Andrea Rosignoli, e dell’università di Verona, la prof. Patrizia Basso, per comunicare questo importate progetto che riteniamo sia esemplare a livello nazionale per le connessioni veramente sinergiche tra ricerca, ministeriale e universitaria, e cantine. A Negrar, credo per la prima volta in Italia, le cantine proprietarie dei fondi – e stiamo parlando di fondi di uve di altissimo pregio con costi esorbitanti sul mercato – hanno spontaneamente, volontariamente, ceduto la disponibilità dei terreni per lo scavo archeologico, uno scavo archeologico esteso all’intera villa per oltre 4mila metri quadrati, che sta dando luogo a una valorizzazione nel senso di un parco archeologico e di un contributo importante del ministero della Cultura di 3 milioni di euro che dovrebbe condurre, nell’arco di un paio d’anni, a poter fruire di questo nuovo straordinario sito che ben illustra l’importanza alla fine dell’epoca romana della produzione enologica della Valpolicella con una produzione propriamente industriale, grandi strutture di torchiatura, di stoccaggio del vino, che prendeva le strade dell’impero: il vino Acinaticum che è il precursore del Recioto e dell’Amarone”.

“Grazie a tourismA”, spiega Giulio Franchini con Simone Benedetti ad archeologiavocidalpassato.com, “questo evento che oggi ci ha portato a Firenze, dalla Valpolicella siamo arrivati in Toscana con una realtà che connubia sia il privato che il pubblico in Valpolicella; terra ricca di vini, la terra dell’Amarone e del Recioto, due cantine che si sono messe a collaborare con lo scopo di aiutare la comunità in questo progetto archeologico non facile che ha coinvolto uno scavo estensivo, da cui sono nati alla fine anche vini – per la cantina Franchini e la cantina Benedetti – con delle immagini che riportano proprio i mosaici ritrovati all’interno del campo. Una realtà, come in varie altre parti d’Italia, che ha portato una notevole storicità alla Valpolicella che già ne vanta, ma con questo progetto viene rilanciata”.

Firenze. A tourismA 2026 consegnato il premio Francovich a Canosa di Puglia per il miglior museo e parco archeologico italiano a tematica medievale, conferito dalla Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI), che ha anche assegnato il premio al programma britannico “Time team”

Tutti sul palco: le varie “anime” della comunità canosina a tourismA 2026 con il premio Francovich a Canosa di Puglia (foto graziano tavan)

La vittoria non di un’istituzione ma di un’intera comunità, quella di Canosa di Puglia (BAT) alla quale è andato la XIII edizione del premio “Riccardo Francovich” per il miglior museo e parco archeologico italiano a tematica medievale, conferito dalla Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI), fondata nel 1994, e oggi presieduta da Marco Valenti, e professore di Archeologia medievale, università di Siena. Lo si è visto quando, venerdì 27 febbraio 2026, sul palco dell’auditorium del Palazzo dei Congressi di Firenze, nel corso di tourismA 2026, a ricevere il premio non è salito solo il presidente della Fondazione archeologica canosina Sergio Fontana, ma proprio l’intera comunità, dal parroco alla soprintendenza, dall’amministrazione comunale ai volontari.

A leggere la motivazione il prof. Giuliano Volpe, già presidente della SAMI, che ha consegnato la targa al presidente Sergio Fontana: “premio conferito a Canosa di Puglia per gli importanti siti e monumenti paleocristiani, opera in particolare del vescovo Sabino (VI sec.), parte di un ricco patrimonio storico e archeologico di età antica, tardoantica, medievale e moderna, indagato, tutelato e valorizzato grazie all’esemplare collaborazione fra la Fondazione Archeologica Canosina, il Comune di Canosa, il Ministero della Cultura, la Regione Puglia, le Università di Bari e di Foggia e alla partecipazione attiva dei cittadini”.

tourismA 2026: Sergio Fontana, presidente della Fondazione archeologica canosina, con il premio Francovich, tra il presidente SAMi Marco Valenti, e l’ex presidente Paul Arthur (foto graziano tavan)

Visibilmente emozionato e commosso il presidente Fontana che ha voluto ringraziare innanzitutto la comunità canosina: “Ritiro il premio – ha esordito – a nome della Fondazione archeologica canosina, e a nome dei 260 soci che hanno caratteristiche diverse, perché c’è un elettricista, un farmacista, un falegname, un medico: 260 persone volontarie che da 30 anni si sono dedicate alla Fondazione archeologica canosina: è una fondazione nata 30 anni fa. Noi abbiamo avuto l’unico caso di museo Archeologico nazionale che è una struttura privata pagata dai privati. È come se noi due ci mettessimo d’accordo pur di avere la caserma dei carabinieri: gli paghiamo tutto noi, gli paghiamo il fitto noi, pur di averli. Questo è quello che è stato fatto dalla Fondazione archeologica canosina da trent’anni, e che continua a fare ancora oggi per il nostro territorio.

tourismA 2026: premio Francovich a Canosa. Sul palco Fondazione archeologica canosina e SAMI (foto graziano tavan)

“Ed è un premio – ha continuato – che io voglio dividere con tutti i canosini, perché è stato un voto plebiscitario (vedi Canosa di Puglia (BAT) vince il Premio Riccardo Francovich conferito dalla SAMI – Società degli Archeologi Medievisti Italiani al polo della Canosa Paleocristiana “come miglior sintesi tra rigore scientifico e capacità di raccontare la storia a tutti”. Il premio sarà assegnato a Firenze a tourismA | archeologiavocidalpassato). Abbiamo avuto quasi 10mila voti di persone che si sono interessate all’archeologia e che non solo hanno girato pagina, ma si sono fermati, hanno votato. Quindi c’è stato veramente il voto di tutta una comunità. Che va dalla comunità ecclesiastica, perché noi abbiamo una storia del Paleocristiano importantissima, abbiamo delle catacombe a Canosa di Puglia, una delle poche nel Sud Italia, abbiamo il vescovo Sabino che è il primo santo della Puglia, abbiamo una storia paleocristiana importantissima, abbiamo una storia danuna antecedente ancora più importante, abbiamo una storia romana, abbiamo una storia: Canosa è stata vissuta e abitata da sempre. La Fondazione archeologica canosina è il chiaro esempio che le cose si possono fare nonostante le possibilità che abbiamo, perché vorremmo avere più fondi, più disponibilità, ma se ci sono persone di buona volontà e dedico il premio a tutte le persone di buona volontà che hanno contribuito anche con ruoli e competenze diverse. Mi riferisco al ministero della Cultura, alla nostra Regione Puglia, al nostro Comune, alla nostra Provincia, a tutti quanti hanno collaborato; e soprattutto alla nostra soprintendenza, la nostra università. Oggi abbiamo due concessioni di scavo. Si sta scavando a Canosa di Puglia: la concessione è stata richiesta dalla Fondazione archeologica canosina tramite l’università, ma concessa dal nostro ministero che salvaguarda e sovrintende a tutte le attività. Lascio la parola agli altri non senza ringraziare Piero Pruneti, e tutto il premio Francovich: siamo onorati di ricevere questo premio perché conosciamo l’importanza di questo medievista e quanto si sia dedicato alla divulgazione, alla salvaguardia del nostro immenso patrimonio. Quindi sono veramente emozionato, sono molto contento di questo premio.

tourismA 2026, premio Francovich: il presidente Sergio Fontana con l’onorevole Francesco Ventola (foto graziano tavan)

“Lasciatemi ringraziare – ha concluso – una persona che non è qui sul palco, Francesco Ventola e don Felice Bacco, che sono qui con noi, che ci hanno seguito. Francesco Ventola è un europarlamentare, ma è stato sindaco di Canosa con cui abbiamo fatto tante battaglie, che continuiamo a fare. Per esempio, abbiamo a Canosa una scuola di specializzazione di due università che si sono messe d’accordo, caso raro per le università, ma in questo caso invece siamo riusciti ad avere una scuola di specializzazione unica a Canosa. Questo si deve grazie anche all’onorevole Francesco Ventola. E poi l’ultimo pensiero per don Felice Bacco che ha fatto, sta facendo e farà tantissimo per la nostra terra. Grazie”.

tourismA 2026: il produttore Tim Taylor riceve il premio Francovich conferito al programma “Time team”, tra Marco Valenti e Paul Arthur (foto graziano tavan)

Nel corso della stessa cerimonia a tourismA 2026 è stato conferito dalla SAMI anche il premio a “Time Team”, programma televisivo britannico, nel quale ogni episodio presenta un team di specialisti che conduce uno scavo archeologico nell’arco di tre giorni, prodotto da Tim Taylor, presente a tourismA, cui è stato consegnato il premio con questa motivazione letta dal prof. Paul Arthur, già presidente SIMI, professore di Archeologia medievale, università del Salento: “per il suo eccezionale contributo nel portare l’archeologia e il significato culturale del passato nella vita di milioni di persone, arricchendo profondamente il coinvolgimento del pubblico nei confronti del nostro patrimonio comune”.

 

Firenze. A tourismA il convegno ArcheoVinum, viaggio eno-archeologico dal Friuli Venezia Giulia alla Puglia, passando per Veneto, Toscana, Lazio e Campania, tra ville romane, mosaici e antichi vigneti. Il prof. Giuliano Volpe (UniBa), promotore e curatore, lo presenta in anteprima ad “archeologiavocidalpassato.com”

Un viaggio eno-archeologico dal Friuli Venezia Giulia alla Puglia, passando per Veneto, Toscana, Lazio e Campania… A proporlo è ArcheoVinum, l’atteso convegno promosso dall’università di Bari nell’ambito di tourismA – Salone Archeologia e Turismo Culturale – sabato 28 febbraio 2026, dalle 9 alle 13, all’auditorium del Palazzo dei Congressi a Firenze, con ingresso libero e gratuito. A presentarlo in anteprima ad archeologiavocidalpassato.com è proprio il suo promotore e curatore, il prof. Giuliano Volpe (università di Bari).

“Il tema del vino è sempre stato presente in archeologia”, spiega il prof. Volpe ad archeologiavocidalpassato.com, “perché il vino ha fatto parte dei commerci nell’antichità nel Mediterraneo, dei culti, ma qui a tourismA si parlerà di vino e archeologia in maniera diversa, perché vogliamo parlare della produzione oggi del vino, ma del vino ispirato da siti archeologici. E quindi di una produzione che, in qualche modo, punta anche alla valorizzazione del sito archeologico e, al contrario, attraverso l’archeologia cerca di dare più spessore storico e culturale al prodotto enologico. Quindi un’alleanza tra archeologia e vino, tra archeologi e imprese agricole, imprese enologiche, per poter sviluppare nuove forme di turismo culturale eno-archeologico. E proporremo qui a tourismA questa rete. È un itinerario eno-archeologico che va dal Friuli fino alla Puglia, ma già con possibilità di estenderlo poi in Sardegna e in Sicilia. Insomma una novità importante. Ci sarà anche la possibilità di degustare alcuni vini legati a siti archeologici o prodotti secondo tecniche antiche con archeologia sperimentale”.

Foro Boario a Pompei: vigneti con vista Vesuvio (foto parco archeologico pompei)

Tra ville romane, mosaici e antichi vigneti. Le tappe di questo viaggio sono rappresentate da alcuni dei parchi archeologici più importanti, come Aquileia, il Colosseo-Palatino a Roma e Pompei, o siti di straordinario interesse come l’antica città di Satricum nel Lazio o i siti etruschi e romani della Maremma o le ville romane di Negrar in Valpolicella, di Aiano in Toscana, di San Marco all’Elba, di Faragola ad Ascoli Satriano in Puglia. Ad Aquileia, sul colle Palatino a Roma e a Pompei sono stati impiantati vigneti nelle stesse aree archeologiche e si è costruita una stretta collaborazione tra i parchi e le aziende agricole, che nel caso di Pompei si è tradotta nell’interessante adozione della formula del Partenariato Pubblico Privato. In altri casi si stanno sperimentando tecniche enologiche ispirate al mondo antico, come all’Elba o in Maremma. Altrove alcune aziende hanno trovato l’ispirazione per la denominazione di propri vini e l’etichetta delle bottiglie in siti archeologici. Il caso della villa romana di Negrar in Valpolicella è esemplare: due aziende sono direttamente coinvolte, in terreni di loro proprietà, nelle attività di ricerca, tutela e valorizzazione di una villa romana che era dotata non solo di spazi residenziali con pregevoli mosaici, ma anche di grandi impianti per la produzione del vino.

 

Canosa di Puglia (BAT) vince il Premio Riccardo Francovich conferito dalla SAMI – Società degli Archeologi Medievisti Italiani al polo della Canosa Paleocristiana “come miglior sintesi tra rigore scientifico e capacità di raccontare la storia a tutti”. Il premio sarà assegnato a Firenze a tourismA

Canosa di Puglia (BAT) ha vinto il Premio Riccardo Francovich (XIII edizione, anno 2025) per il museo o parco archeologico italiano che, a giudizio dei propri Soci e dei cittadini partecipanti alla votazione, rappresenta la migliore sintesi fra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione degli stessi verso il pubblico dei non specialisti. “È un vero e proprio plebiscito quello che consacra la nostra città ai vertici dell’archeologia nazionale”, commentano entusiasti alla Fondazione Archeologica Canosina. “Con un incredibile 75,48% delle preferenze (ben 9.826 voti su 12.495 totali), Canosa di Puglia ha vinto il prestigioso Premio “Riccardo Francovich” 2025, conferito dalla SAMI – Società degli Archeologi Medievisti Italiani. Abbiamo superato realtà straordinarie come il museo multimediale della Torre di Satriano in Tito (Pz) e sito archeologico di Satrianum (2686 voti, 20,63%) e il museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza (506 voti, 3,89%), dimostrando che il nostro patrimonio non è solo storia, ma un’identità viva e amata”. Il premio verrà consegnato ufficialmente il 27 febbraio 2026 a Firenze nell’ambito di “tourismA”. “Sarà l’occasione per raccontare al mondo la bellezza della nostra terra e il lavoro incessante della Fondazione”.

Il polo paleocristiano di Canosa di Puglia (foto pro loco)

Il polo della Canosa Paleocristiana è stato premiato come miglior sintesi tra rigore scientifico e capacità di raccontare la storia a tutti. Dai mosaici della Basilica di San Leucio al fascino della Catacomba di Ponte della Lama, fino all’eredità del Vescovo Sabino: il sistema monumentale di Canosa è oggi un modello d’eccellenza in Italia. “La candidatura di Canosa Paleocristiana è stata promossa dalla Fondazione Archeologica Canosina, in particolare dal Comitato scientifico presieduto dal prof. Giuliano Volpe”, ricordano alla Fondazione, “ma questo risultato appartiene a ogni singolo cittadino, socio e appassionato che ha espresso il proprio voto. Insieme abbiamo dimostrato che Canosa è, a tutti gli effetti, una capitale della cultura mediterranea. Un grazie particolare al Comune di Canosa e all’assessore alla Cultura del Comune di Canosa di Puglia, Cristina Saccinto, alle associazioni del territorio, in primis la Pro Loco Canosa, Italia Nostra Canosa e Associazione Via Francigena Canosa”.

Prima campagna di indagini archeologiche sull’isola di San Nicola (arcipelago delle Tremiti, Fg) condotta da UniFg con Asso, UniBa e Sabap-Fg: video di Massimo D’Alessandro sintetizza i risultati raggiunti

Progetto M.A.R.E.A.: équipe di progetto per la campagna sull’isola di San Nicola alle Tremiti (foto unifg)

Tra il 18 e il 31 maggio 2025 si è svolta la prima campagna di indagini archeologiche sull’isola di San Nicola (arcipelago delle Tremiti, Fg), condotta dall’università di Foggia (Danilo Leone e Maria Turchiano) in collaborazione con ASSO Ets, l’università di Bari (Giuliano Volpe) e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Foggia e BAT (Anita Guarnieri, Donatella Pian). Alla missione hanno partecipato allievi della Scuola di specializzazione in Beni archeologici UniBa-UniFg, studenti, dottorandi e assegnisti delle due Università. A chiusura dell’anno 2025, il regista Massimo D’Alessandro ha prodotto un breve video che sintetizza la prima campagna di indagine e scavo sull’isola di San Nicola, nell’arcipelago delle Tremiti, svolta nel maggio 2025.

La campagna di scavo fa parte del progetto M.A.R.E.A. (Mediterraneo Archeologia Etnografia Ambiente), finanziato dall’Unione Europea attraverso i fondi NextGenerationEU, nell’ambito del progetto CHANGES (Spoke 1 – università di Bari). Il progetto intende promuovere lo studio interdisciplinare e la valorizzazione del patrimonio archeologico costiero e subacqueo della Puglia, attraverso la collaborazione tra università di Foggia, università del Salento e la Società di Topografia s.r.l. I siti oggetto di indagine includono contesti di rilevanza storica e ambientale lungo l’intero sviluppo costiero pugliese: dalle Isole Tremiti a Vieste, dal Gargano a Siponto, da Salapia a Taranto, fino a Porto Cesareo, le Cesine (Vernole) e Santa Maria di Leuca–Canale d’Otranto.

Progetto M.A.R.E.A.: prima campagna di indagini archeologiche sull’isola di San Nicola alle Tremiti (foto unifg)

Le attività si sono concentrate sull’indagine di edifici riconducibili alla frequentazione dell’isola di San Nicola in età romana e medievale. Équipe di progetto: Vittoriano Ameruoso, Massimo D’Alessandro, Martina Delle Noci, Giacomo Disantarosa, Gianna Ferrara, Giovanni Lillo, Mario Mazzoli, Luisa Pedico, Maria Teresa Pilloni, Maria Potenza, Bernardino Rocchi, Vincenzo Valenzano, Marco Vitelli.

Progetto M.A.R.E.A.: indagine di una cisterna durante la campagna di scavo sull’isola di San Nicola alle Tremiti (foto unifg)

Grazie al supporto dei tecnici speleosubacquei dell’associazione ASSO, particolare attenzione è stata riservata all’analisi di un articolato sistema di pozzi e cisterne che costituisce una testimonianza significativa delle strategie di captazione, conservazione e gestione delle risorse idriche in ambiente insulare. La distribuzione topografica, le tecniche costruttive e le fasi di riutilizzo di queste strutture evidenziano una continuità d’uso pluristratificata, attestata tra l’età romana e moderna, e documentano processi di adattamento tecnologico e funzionale dell’insediamento alle condizioni ambientali e climatiche. Tali evidenze confermano l’importanza dell’acqua come elemento infrastrutturale e simbolico all’interno di un paesaggio marittimo complesso e dinamico.