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Comacchio. Da giugno a ottobre, “I giovedì di Spina”: rassegna di incontri a corollario della mostra “Spina100”, la mostra dedicata al centenario dal ritrovamento della città etrusca

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Inaugurata con successo lo scorso 1° giugno 2022 a Comacchio “Spina100”, la mostra dedicata al centenario dal ritrovamento della città etrusca (vedi Comacchio. A Palazzo Bellini apre la mostra “Spina 100. Dal mito alla scoperta” per le celebrazioni nazionali del centenario della scoperta della città etrusca di Spina (1922-2022) | archeologiavocidalpassato), non si fermano gli appuntamenti per celebrare i cent’anni dalla scoperta che ha rivoluzionato il mondo dell’archeologia e non solo. Dal 16 giugno al 13 ottobre 2022, ecco la rassegna di incontri “I giovedì di Spina”: alle 18.30, al Pronao Museo Delta Antico. Il primo appuntamento, quello del 16 giugno, ha visto la partecipazione di Maurizio Cattani dell’università di Bologna su “Il delta nell’età del Bronzo”. Ecco il programma completo: 23 giugno, Tiziano Trocchi, direttore museo Archeologico nazionale di Ferrara, su “Il delta nell’età del primo Ferro”; 30 giugno, Elisabetta Govi, docente Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, su “Gli Etruschi”; 7 luglio, Caterina Cornelio , direttrice del museo Delta antico di Comacchio, su “Introduzione a Spina”; 14 luglio, Guido Barbujani, docente università di Ferrara, su “Il DNA degli etruschi (e di qualcun altro)”; 21 luglio, Sara Campagnari, funzionario archeologo Sabap per Bologna città metropolitana e per le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, su “L’Etruria padana”; 4 agosto, Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, su “Spina e l’Etruria”; 11 agosto, Marco Marchesini, Ursula Thun, Silvia Marvelli, docenti università di Ferrara, Giogio Nicoli, referente Centro Agricoltura e Ambiente di San Giovanni in Persiceto, su “Elementi di vita quotidiana a Spina”; 18 agosto, Simonetta Bonomi, Sabap Friuli Venezia Giulia, su “Spina e Adria”; 25 agosto, Andrea Gaucci, docente Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, e Carmela Vaccaro, docente università di Ferrara, su “Studi e riflessioni sulla necropoli di Spina”; 1° settembre, Christoph Reusser, docente università di Zurigo, su “L’abitato di Spina e i rapporti con Atene”; 8 settembre, Sauro Gelichi, docente università Ca’ Foscari di Venezia, su “Il delta nell’alto medioevo”; 15 settembre, Jacopo Ortalli, docente università di Ferrara, su “Il delta in età romana”; 22 settembre, Tiziano Trocchi, direttore museo Archeologico nazionale di Ferrara, e tenente colonnello Giuseppe De Gori, Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale – Sede di Bologna, su “La tutela del patrimonio archeologico”; 29 settembre, Marco Bruni, archeologo Comune di Comacchio, Gruppo archeologico Ferrarese, su “Recenti scoperte archeologiche per una nuova visione sull’antico assetto territoriale del Ferrarese”; 4 ottobre, Anna Maria Visser, docente università di Ferrara, presentazione volume “Musei: proposte per il futuro”, con la partecipazione di Cristina Ambrosini, direttrice Servizio Patrimonio culturale della Regione Emilia-Romagna; 13 ottobre, Gianpiero Orsingher, giornalista RAI, su “Comunicare gli Etruschi”. Quindi Caterina Cornelio, direttrice museo Delta Antico di Comacchio, conclusioni a margine del ciclo di conferenze per Spina100.

Roma. Alla Libreria delle Scuderie del Quirinale presentazione del libro “Raffaello tra gli sterpi. Le rovine di Roma e le origini della tutela” di Salvatore Settis e Giulia Ammannati: nuova analisi della celebre “Lettera a Leone X” in cui si individua l’origine della moderna tutela del patrimonio culturale

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La copertina del libro “Raffaello tra gli sterpi. Le rovine di Roma e le origini della tutela” di Salvatore Settis e Giulia Ammannati (SKIRA)

Della famosa Lettera a papa Leone X non esiste “il” testo in forma compiuta, ma varie stesure successive: “Raffaello tra gli sterpi. Le rovine di Roma e le origini della tutela” di Salvatore Settis e Giulia Ammannati (SKIRA), un libro fresco di stampa (giugno 2022), ne propone una nuova edizione fondata su un attentissimo esame paleografico e filologico. Il libro è presentato martedì 21 giugno 2022, alle 18.30, alla Libreria delle Scuderie del Quirinale, via XXIV Maggio 16, a Roma. Con gli autori intervengono Marzia Faietti, storica dell’arte e docente all’università di Bologna e Claudio Parisi Presicce, direttore dei Musei Capitolini. Modera Fabio Isman, giornalista e autore. Ingresso libero. Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte, ha diretto a Los Angeles il Getty Research Institute (1994-99) e a Pisa la Scuola Normale Superiore (1999-2010). Giulia Ammannati insegna Paleografia latina alla Scuola Normale Superiore di Pisa; si è occupata di Giotto, del Duomo e della Torre di Pisa, del testo di Apuleio.

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Papa Leone X ritratto da Raffaello con i cardinali cardinali-Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi: il quadro è conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze (foto da Skira)

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Lettera a Leone X: il principale manoscritto è conservato all’Archivio di Stato di Mantova (foto da Skira)

Rinnovando il testo e l’analisi della celebre Lettera a Leone X, questo libro individua in essa l’origine della moderna tutela del patrimonio culturale. La Lettera a Leone X (1519-1520) non fu mai completata né mai raggiunse il destinatario, eppure continua a sollevare interrogativi e dubbi. Chi ne fu l’autore? Il principale manoscritto (a Mantova) è interamente di mano di Baldassarre Castiglione, ma chi si rivolge al Papa dicendo “io” è sempre e solo Raffaello, che studiava le rovine “per molti lochi pieni de sterpi inculti e quasi inaxessibili”. La morte precoce del grandissimo artista (6 aprile 1520), del cui lavoro sul testo resta traccia in un manoscritto di Monaco, spiega perché uno scritto così impegnativo rimase incompiuto.

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Baldassarre Castiglione ritratto da Raffaello: l’opera è conservata al Louvre di Parigi (foto da Skira)

Ma quale fu la parte di Raffaello e quale il ruolo del Castiglione? Perché tante correzioni e varianti nei manoscritti? Si può identificare il gioco delle parti fra i due co-autori? A chi spetta l’idea di ricostruire in disegno Roma antica e di tutelarne i monumenti? Al Papa, a Raffaello o a Castiglione? Della Lettera non esiste “il” testo in forma compiuta, ma varie stesure successive: Raffaello tra gli sterpi ne propone una nuova edizione fondata su un attentissimo esame paleografico e filologico. Il lettore troverà in questo libro non solo il testo critico dei due principali manoscritti ma anche un confronto sinottico e genetico, che evidenzia la stratificazione di bozze, correzioni, versioni alternative, individuando in parallelo sia la stesura del Castiglione sia la forma testuale su cui Raffaello lavorò negli ultimi mesi di vita. Il saggio di apertura affronta questi temi alla luce di un’accurata ponderazione delle circostanze documentarie e della storia culturale e istituzionale: le rovine, le raccolte di antichità, i provvedimenti di salvaguardia (prima e dopo il 1519-20) dei Papi e del Comune. Ne riusciranno illuminati lo scenario culturale della Roma di Leone X, lo sguardo di Raffaello su Roma antica, il suo rapporto con Castiglione, l’audace progetto che prese forma negli ultimi mesi di vita dell’artista, e infine l’eredità intellettuale che questa lettera non spedita lasciò alle generazioni successive, e fino a noi.

Adria. Al museo Archeologico nazionale per “Padusa incontri” pomeriggio su “Etruschi e Greci in Polesine. Novità archeologiche tra San Cassiano, Adria e San Basilio” con le ricerche portate avanti dalle università di Bologna, Padova e Venezia

Per “PADUSA incontri” appuntamento venerdì 20 maggio 2022, alle 14.30, al museo Archeologico nazionale di Adria con la conferenza “Etruschi e Greci in Polesine. Novità archeologiche tra San Cassiano Adria e San Basilio”. Programma: 14.30, accoglienza; 14.45, saluti delle Autorità (Comune di Adria, Fondazione Cariparo, Comune di Ariano nel Polesine, Comune di Crespino); 15, introduzione: Alberta Facchi (MAN Adria), Giovanna Falezza (Soprintendenza ABAP VR RO VI), Paolo Bellintani (CPSSAE); 15.15: modera e introduce: Giuseppe Sassatelli (UniBO); 15.30, Maurizio Harari (UniPV), Raffaele Peretto (CPSSAE), Federica Wiel-Marin su “San Cassiano, il Cavaliere e altre storie del Polesine etrusco”; 15.55, Giovanna Gambacurta (UniVE), Silvia Paltineri (UniPD) su “San Basilio. Le nuove indagini nell’insediamento preromano (2018-2021)”; 16.20 – 16.50, pausa caffè; 16.50, modera e introduce: Simonetta Bonomi (Soprintendenza ABAP FVG); 17.05, Maurizio Harari (UniPV) presenta il volume “Iscrizioni della città etrusca di Adria. Testi e contesti tra Arcaismo ed Ellenismo” di Andrea Gaucci; 17.30, Maria Cristina Vallicelli (Soprintendenza ABAP VE MET), Claudio Balista su “Adria – nuovi dati sulla storia dell’abitato – i carotaggi del progetto VALUE”; 18, chiusura lavori (Simonetta Bonomi). La partecipazione alla giornata è libera. Consigliata la prenotazione allo 0426 21612.

L’area archeologica di San Basilio, vicino ad Ariano Polesine: i reperti sono al museo di Adria (foto drm-veneto)

Incentrata sulle evidenze archeologiche etrusche e greche e frutto di collaborazione tra CPSSAE (Centro polesano studi storici archeologici ed etnografici), Direzione regionale Musei Veneto, Soprintendenze ABAP di Verona e di Padova, la giornata intende illustrare al territorio gli esiti dei più recenti studi di archeologia e delle ricerche sul campo condotti tra Adria, San Basilio di Ariano nel Polesine e San Cassiano di Crespino dalle università di Bologna, Padova e Venezia in collaborazione con i tre Enti organizzatori della giornata. Numerose Istituzioni e Amministrazioni comunali hanno sostenuto negli anni le ricerche oggetto di questa giornata, tra cui la Fondazione Cariparo con il progetto “Ritorno a San Basilio” e l’Ente Parco regionale veneto Delta del Po attraverso il progetto europeo VALUE. La pluralità di soggetti pubblici e privati coinvolti nello studio dell’antico Polesine, tra cui ricordiamo l’impegno per la ripresa delle indagini a Frattesina di Fratta Polesina, è il segno più evidente della possibilità per il territorio di collaborare nell’ottica della formazione di un “sistema” di archeologia partecipata, nella consapevolezza che proprio l’archeologia rappresenti un forte elemento identitario del Polesine e in particolare dell’area deltizia.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale annullata la conferenza on line della prof.ssa Maria Giovanna Belcastro (università di Bologna) su “I resti umani nella ricerca antropologica: potenzialità e limiti”, nell’ambito dei “Mercoledì del MArTA”

Attenzione! La diretta “I resti umani nella ricerca antropologica: potenzialità e limiti” con la prof.ssa Maria Giovanna Belcastro (università di Bologna) prevista per il 20 aprile 2022, alle 18, in diretta sulle pagine Facebook, YouTube e Linkedin del museo Archeologico nazionale di Taranto, è annullata. Sarebbe stato il terzo appuntamento di aprile dei “Mercoledì del MArTA”, dedicati ai “Racconti dall’oltretomba. Tra archeologia e antropologia dei resti umani”.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale saranno i “Racconti dall’oltretomba. Tra archeologia e antropologia dei resti umani” ad animare i “Mercoledì del MArTA” di aprile in diretta sui canali social

Saranno i “Racconti dall’oltretomba. Tra archeologia e antropologia dei resti umani” ad animare i “Mercoledì del MArTA” del mese di aprile 2022. Coordinamento scientifico: Eva Degl’Innocenti (direttrice del MArTA) e Antonio Fornaciari (università di Pisa). Tutti gli appuntamenti saranno alle 18 di ogni singola data, in diretta sulle pagine istituzionali del museo Archeologico nazionale di Taranto di Facebook, YouTube e LinkedIn. Quattro appuntamenti in cui il mistero più profondo del ciclo della vita dell’uomo sarà trattato parlando dell’approccio alla morte durante le varie epoche: dai martiri di Otranto, alla sepoltura moderna, passando per ricerca antropologica e cimiteri cristiani in età tardoantica. Antonio Fornaciari (università di Pisa) il 6 aprile 2022 inaugurerà i “Mercoledì del MArTA” di aprile con la sua relazione su “La morte addomesticata”: la doppia sepoltura nell’Italia Moderna”. Il 13 aprile 2022, invece, Valentina Giuffra (università di Pisa) ci condurrà sino al 14 agosto 1480 quando oltre 800 cittadini idruntini furono massacrati dalle milizie turche che tentavano di conquistare la città di Otranto, in Puglia. Valentina Giuffra ci parlerà de “La trapanazione cranica in paleontologia: un particolare caso tra i martiri di Otranto”. Il 20 aprile 2022 Maria Giovanna Belcastro (università di Bologna) relazionerà, invece, su “I resti umani nella ricerca antropologica: potenzialità e limiti”. Per l’ultimo appuntamento di aprile, il 27, Alexandra Chavarria Arna (università di Padova) ci parlerà di “Aspettando l’aldilà: cimiteri cristiani in età tardoantica”.

Cattolica (Rn). Al museo della Regina presentazione del libro di Luigi Malnati “La passione e la polvere. Storia dell’archeologia italiana da Pompei ai giorni nostri” (La nave di Teseo) con Maurizio Cattani e Annalisa Pozzi. Super Green pass obbligatorio e mascherine FFP2

L’archeologia è fango, polvere, cemento, baracche prefabbricate in lamiera, bagni mobili, panini consumati in fretta. E l’emozione della scoperta. Lo descrive molto bene l’archeologo, già soprintendente, Luigi Malnati nel suo libro “La passione e la polvere. Storia dell’archeologia italiana da Pompei ai giorni nostri” (La nave di Teseo) che viene presentato domenica 27 febbraio 2022 al museo della Regina di Cattolica (Rn). Discutono con l’autore Maurizio Cattani, università di Bologna, e Annalisa Pozzi, funzionario archeologa SABAP- Ravenna. Accesso libero con super Green Pass e mascherina FFP2 fino ad esaurimento posti. Numero limitato, gradita la prenotazione scrivendo a museo@cattolica.net o telefondo a numero 0541.966577-775.

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La copertina del libro “La passione e la polvere” di Luigi Malnati (edizioni La Nave di Teseo)

Avventurosa e carica di mistero: da sempre, è così che immaginiamo l’archeologia. Spesso legata a paesi lontani, esotici e favolosi, o a scoperte di tesori e reperti straordinari come le tombe etrusche, gli affreschi di Pompei, le sculture classiche. Non è più così da molto tempo, da quando nell’Ottocento l’archeologia ha iniziato a distinguersi dalla storia dell’arte antica ed è diventata una scienza intimamente connessa alla storia umana, contribuendo, insieme alle fonti scritte, a scoprire e raccontare la vita nelle diverse civiltà. Da allora si sono moltiplicati gli scavi, condotti con metodi rigorosi, specie nelle città che conservano sotto l’aspetto attuale le tracce delle epoche e delle culture precedenti. In Italia la professione di archeologo nasce formalmente negli anni ottanta del Novecento e richiama giovani spinti da una grande passione, che lavorano duramente, a fianco delle soprintendenze, il più delle volte lontani dalla ribalta. Questo perché non esistono solo Pompei e il Colosseo: il patrimonio archeologico è diffuso e la battaglia per salvaguardarlo non è ancora perduta. Ripercorrendo momenti e figure decisive e illustrando le tecniche dell’archeologia, La passione e la polvere racconta un mondo tanto affascinante quanto ancora poco conosciuto nelle parole di un testimone diretto.

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Luigi Malnati, già soprintendente archeologo (foto Mibact)

Luigi Malnati si è specializzato in archeologia all’università di Milano. A 27 anni vince il concorso da ispettore archeologo al ministero dei Beni Culturali, dove ha lavorato per quasi quarant’anni. A 39 anni diventa soprintendente archeologo, incaricato prima della soprintendenza delle Marche, poi di quella del Veneto, dell’Emilia-Romagna e della Lombardia. Dal 2010 al 2014 ricopre l’alto grado di Direttore Generale alle Antichità, emanando la prima circolare che regolamenta le procedure di archeologia preventiva in Italia. Ha al suo attivo più di 150 pubblicazioni scientifiche, tra le quali, con Valerio Massimo Manfredi, il manuale Gli Etruschi in val Padana (1991 e 2002), prevalentemente dedicate all’archeologia italica e a quella urbana, ma anche alle problematiche relative alle normative per la tutela. Ha organizzato decine di esposizioni archeologiche in Emilia-Romagna e in Veneto, nonché la grande esposizione di Brescia del 2015 sulla romanizzazione dell’Italia settentrionale.

Venezia. Incontro della Fondazione Giancarlo Ligabue con Davide Domenici su “Dall’isola di Pasqua a Rapa Nui. 300 anni di storia tra mito, ricerca e rinascita politico-culturale” a margine della mostra “Power & Prestige. Simboli del comando in Oceania”: occasione di riflessione sui falsi miti creati dalla ricerca archeologica dopo la “scoperta” europea dell’isola nel 1722

Due monumentali moai sull’Isola di Pasqua (foto fondazione ligabue)

Logo Fondazione Giancarlo LigabueSono trascorsi 300 anni dalla “scoperta” europea ad opera del navigatore olandese Jacob Roggeveen. E l’Isola di Pasqua, dove vivono attualmente circa 3mila mila persone e che solo da poco si chiama ufficialmente con il suo nome originario Rapa Nui, rimane uno dei luoghi più ricchi di fascino e mistero del nostro pianeta. Proprio Rapa Nui sarà al centro dell’incontro, promosso dalla Fondazione Giancarlo Ligabue, e coordinato da Adriano Favaro, dal titolo “Dall’isola di Pasqua a Rapa Nui. 300 anni di storia tra mito, ricerca e rinascita politico-culturale”. Davide Domenici, antropologo, professore all’università di Bologna, che negli anni ’90 ha partecipato alla missione archeologica nell’Isola di Pasqua della Fondazione Ligabue, ripercorre i principali eventi politici e culturali degli ultimi tre secoli in questa remota isola del Pacifico meridionale. Interverranno anche Inti Ligbaue, presidente di Fondazione G. Ligabue di Venezia, e Andrea Rinaldo presidente dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti. Appuntamento il 18 febbraio 2022, alle 18, all’M9 – MUSEO DEL ’900 di Mestre, nell’auditorium “Cesare De Michelis”. Prenotazione obbligatoria al link: www.emma4culture.com. L’evento avrà luogo in ottemperanza alle norme vigenti in materia di sicurezza sanitaria anti Covid-19. Obbligatorio l’utilizzo della mascherina Ffp2.

Giancarlo Ligabue durante la missione archeologica sull’Isola di Pasqua – Rapa Nui (foto fondazione ligabue)
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L’archeologo americanista Davide Domenici dell’università di Bologna

Il dialogo con Davide Domenici sarà anche una riflessione su come la ricerca archeologica ha contribuito – creando “miti” divenuti metri di giudizio per giudicare la popolazione indigena contemporanea – alla controversa e contraddittoria storia moderna dell’isola cilena. Negli ultimi anni, anche grazie a nuove percezioni di ciò che Rapa Nui è stata nel contesto del passato polinesiano, l’isola sta vivendo un momento di forte rinascita politico-culturale e di riaffermazione identitaria. “Quando pensiamo all’Isola di Pasqua, immediatamente ci sovviene l’immagine di un passato intriso di fascino e mistero: ma quell’immagine è in gran parte il frutto della storia moderna dell’isola – cioè successiva alla “scoperta” europea del 1722 -, una storia spesso tragica ma anch’essa straordinariamente avvincente”, afferma Davide Domenici.

Inti Ligabue tra alcuni bastoni di comando della Collezione Ligabue esposti nella mostra “Power and Prestige. Simboli del comando in Oceania” (foto di James Mollison)

La conferenza del 18 febbraio 2022 in M9 è collegata alla mostra “Power & Prestige. Simboli del comando in Oceania” in corso a Venezia a Palazzo Franchetti, sede dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, organizzata dalla Fondazione Giancarlo Ligabue, visitabile fino al 13 marzo 2022. Nell’esposizione sono raccolti 126 simboli del comando – che in passato erano stati ritenuti anche strumenti di battaglia – delle popolazioni oceaniche. Oltre che prestiti di collezionisti privati e pubblici, alcuni di questi materiali arrivano dai più prestigiosi musei del mondo; alcuni appartengono alla collezione Ligabue. In esposizione a Venezia ci sono anche oggetti provenienti da Rapa Nui (“grande isola” nel linguaggio locale). Dopo Venezia la mostra – la prima del suo genere mai realizzata in Europa – si trasferirà nella sede del Quai Branly Museo Jaques Chiriac a Parigi, il più importante centro di arte primitiva francese.


Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line con Giuseppe Sarcinelli (università del Salento) e Domenico Luciano Moretti (Alma Mater Studiorum università di Bologna), che dialogano con Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale, su ‘’Andar per compere nella Puglia Medievale: circolazione di moneta e prezzi tra Normanni, Svevi e Angioini’’

La locandina dell’incontro on line ‘’Andar per compere nella Puglia Medievale: circolazione di moneta e prezzi tra Normanni, Svevi e Angioini’’

Nuovo appuntamento dei “Mercoledì del MArTa” dedicati al focus di febbraio su “Dare voce alla moneta: come un pezzo di metallo può diventare testimone della storia”. Sono infatti Giuseppe Sarcinelli (università del Salento) e Domenico Luciano Moretti (Alma Mater Studiorum università di Bologna), ad animare la conferenza ‘’Andar per compere nella Puglia Medievale: circolazione di moneta e prezzi tra Normanni, Svevi e Angioini’’ di mercoledì 16 febbraio 2022, alle 18, in diretta sui canali Facebook e YouTube del museo Archeologico nazionale di Taranto, introdotta e moderata dalla direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti.

Monete circolanti in Puglia nei secoli XI-XIII conservate al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)
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Giuseppe Sarcinelli (università del Salento)

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Domenico Luciano Moretti (università di Bologna)

“Analizzeremo le monete circolanti in Puglia nei secoli XI-XIII (dalla conquista normanna sino alla dominazione angioina), attraverso la lettura dei rinvenimenti materiali e della documentazione scritta”, spiegano i due esperti, “gli atti notarili, i quaterni, i cartulari, i registri della cancelleria, per cercare di ricostruire non soltanto il quadro delle grandi operazioni economiche internazionali, con la coesistenza di moneta locale e di moneta “straniera”, ma anche, e soprattutto, quello delle piccole transazioni e della circolazione minuta di ogni giorno. Scopo finale, quello di portare le monete nelle botteghe, nei mercati e delle locande, per ricostruire il loro potere d’acquisto in rapporto con i prodotti e i generi di uso quotidiano”.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line col prof. Aldo Siciliano dell’università del Salento, che dialoga con Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale, su “Le monete per gli Dei. Il Thesauròs del Santuario della Sorgente”. Gli appuntamenti di febbraio sulla monetazione antica, e laboratori e workshop “Dar voce alla moneta”

Locandina dell’incontro on line “Le monete per gli Dei. Il Thesauròs del Santuario della Sorgente”

Il primo appuntamento di febbraio 2022 dei “Mercoledì del MArTA” punta i riflettori su uno dei siti più iconici per la fondazione di Taranto: la zona di Leporano (lungo la costa ionico-salentina) dove sorgeva anche un antico santuario. Sarà infatti il prof. Aldo Siciliano, presidente dell’istituto per la Storia e l’archeologia della Magna Grecia e professore dell’università del Salento, introdotto dalla direttrice Eva Degl’Innocenti, a fare il punto su “Le monete per gli Dei. Il Thesauròs del Santuario della Sorgente”. Appuntamento on line mercoledì 2 febbraio 2022, alle 18, in diretta sui profili Facebook e YouTube del MArTa.

La mappa della costa ionico-salentina con la posizione del Santuario della Sorgente a Leporano di Taranto (foto MArTa)
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Monete preromane dal Santuario alla Sorgente di Leporano (foto MArTa)

“Il santuario cosiddetto “della Sorgente” a Leporano occupa parte del fondo valle e si estende su tutto il costone ovest della depressione, adattandosi alle formazioni rocciose emergenti”, scrive il prof. Siciliano. “Gli scavi condotti nel 1977 hanno restituito, in un luogo nascosto contro il costone roccioso, un’arca litica, accuratamente sigillata, che custodiva probabilmente il thesauròs del santuario, trovato intatto e contenente oltre un migliaio di monete e alcuni oggetti preziosi in oro (anelli, orecchini, aghi, cammeo). Il materiale numismatico, tra l’altro, era costituito da stateri e dioboli di Taranto, Thuri ed Eraclea in argento. All’epoca del rinvenimento, gli studiosi parlavano genericamente di aurei dell’età del Molosso, proponendo una datazione al IV secolo. In realtà, per quanto riguarda le monete in oro emesse da Taranto, si tratta di 1 emistatere aureo probabilmente risalente a prima dell’età di Pirro. Monete ancora oggi poco indagate e che necessitano di un intervento di restauro, anche a causa della lunga esposizione in un contesto prossimo al mare, ma che fotografano un periodo in cui l’antica colonia spartana intratteneva rapporti proficui con tutto il resto del Mediterraneo”.

Monete romane conservate al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)

“Dare voce alla moneta: come un pezzo di metallo può diventare testimone della storia” sarà infatti il leitmotiv che contraddistinguerà tutte le conferenze tematiche dei mercoledì di febbraio 2022, e i laboratori destinati agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e ai visitatori. “L’impennata dello spread di questi giorni mostra come la moneta sia da sempre il termometro degli eventi culturali e socio-politici di un Paese”, commenta la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti. “Le conferenze sulla moneta mostreranno quanto passato e presente siano fortemente connessi tra loro, a cominciare dalle dinamiche monetarie”. Dopo il prof. Siciliano, il programma prevede, sempre alle 18: mercoledì 9 febbraio, “I Dioboli nel sistema monetario tarantino” a cura dell’arch. Alberto D’Andrea, numismatico; mercoledì 16 febbraio, “Andar per compere nella Puglia medievale. Circolazione di moneta e prezzi tra Normanni, Svevi e Angioini” a cura del dott. Giuseppe Sarcinelli, responsabile tecnico del Laboratorio di Studio e della documentazione informatizzata delle evidenze numismatiche dell’università del Salento, e del dott. Domenico Luciano Moretti, dottorando in Scienze storiche e archeologiche. Memoria, Civiltà e Patrimonio all’università di Bologna; mercoledì 23 febbraio, “La moneta nel Regno di Napoli durante l’età moderna tra carenze, svalutazioni e stagnazione dell’economia” a cura della prof.ssa Elena García Guerra, vice-direttrice dell’Escuela Espanola de Historia y Arquelogia – Scuola Spagnola di Storia e Archeologia di Roma.

La numismatica della Puglia pre-romana, attraverso lo studio delle monete prodotte in area dauna, peuceta e messapica, sarà al centro dei laboratori per studenti che si svolgeranno venerdì 4 febbraio 2022. Per queste attività, le scuole debbono inviare al Museo la loro richiesta di adesione al programma tramite e-mail a info@shopmuseomarta.it. Sabato 5 febbraio 2022 i laboratori di numismatica, tenuti dagli esperti Alberto D’Andrea, Giuseppe Sarcinelli e Gianluca Vero, saranno destinati ai visitatori del MArTA, che con il biglietto di ingresso al Museo potranno partecipare anche ad una attività che aprirà nuove e interessanti letture sulla storia e gli scambi commerciali da e per la Puglia. Per info e prenotazioni www.shopmuseomarta.it. E-mail info@shopmuseomarta.it.

Egitto. Webinar promosso dall’istituto italiano di Cultura al Cairo su “Wadi Rasras: un eccezionale sito di arte rupestre nel deserto a est di Assuan” a cura della prof.ssa Maria Carmela Gatto dell’Accademia polacca delle Scienze, e del prof. Antonio Curci dell’università di Bologna. Ecco come seguirlo

L’appuntamento è martedì 1° febbraio 2022, alle 17 ora italiana (18 ora egiziana) per il webinar “Wadi Rasras: un eccezionale sito di arte rupestre nel deserto a est di Assuan” a cura della prof.ssa Maria Carmela Gatto dell’Accademia polacca delle Scienze, e del prof. Antonio Curci dell’università di Bologna, promosso dal Centro archeologico italiano dell’Istituto italiano di Cultura al Cairo in collaborazione con l’ambasciata italiana al Cairo. La conferenza potrà essere seguita attraverso Microsoft Teams al link https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_ZjA2NDQ1NmYtODc3Zi00MzI1LTkxYzEtOTI1NzY3NTdjZTU4%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%2234c64e9f-d27f-4edd-a1f0-1397f0c84f94%22%2c%22Oid%22%3a%22babdcf46-9524-4ae8-ae30-59e751a8a656%22%7d (istruzioni: 1- clicca sul link; 2- scegli “continua su questo browser”, non sarà necessario scaricare alcuna applicazione; 3 – fai clic su partecipa e sarai nella sala riunioni; 4- Se ti iscrivi da cellulare, dovrai installare l’app).

Il pannello dipinto trovato negli scavi a Wadi Ras Ras, a est di Aswan, con figure incise e, eccezionalmente, figure animali e umane dipinte in rosso e bianco (foto AKAP)

“In seguito alle ricognizioni effettuate nel tra il 2018 e il 2020 insieme al dott. Sayed el-Rawy (Ispettorato di Aswan), nell’ambito del Progetto Archeologico Assuan-Kom Ombo (AKAP) in aree selezionate nella regione tra Assuan e Kom Ombo”, scrivono Antonio Curci, Maria Carmela Gatto, Serena Nicolini in “Ricerche italiane e scavi in Egitto. RISE VIII. 2020” a cura di Giuseppina Capriotti Vittozzi, “Wadi Ras Ras è diventato uno dei siti di maggiore interesse tra le aree di concessione nel deserto orientale per l’enorme quantità di arte rupestre e per la presenza di numerosi ripari sotto roccia che meriteranno un’analisi più dettagliata. Sebbene al momento siano state fatte solo poche giornate di ricognizione per valutare l’estensione dell’arte rupestre ed essa necessiti di un’analisi molto più dettagliata, alcuni pannelli meritano una breve descrizione per la loro unicità. In particolare, è stato possibile documentare una scena posizionata al di sotto di un piccolo riparo che mostra figure incise e, eccezionalmente, figure animali e umane dipinte in rosso e bianco, che cronologicamente risultano antecedenti quelle incise. Tra le numerose incisioni rupestri presenti lungo lo wadi è molto probabile che siano presenti motivi decorativi risalenti all’Epipaleolitico, oltre naturalmente ad una grande quantità di scene riferibili all’iconografia predinastica, con barche e animali ampiamente attestati. Assai particolare risulta una scena di caccia con elefanti, cani, cacciatori e alcune figure femminili, riconoscibili per la presenza del seno. Sono molto numerosi, infine, i pannelli con segni e simboli geometrici che sono solitamente interpretati come testimonianze del passaggio di carovane di cammellieri. L’abbondanza delle raffigurazioni rupestri presenti a Wadi Ras Ras e il loro ampio arco cronologico richiederanno in futuro maggiori studi di approfondimento”.