A Mori (Tn) l’archeologa Barbara Maurina del museo civico di Rovereto presenta i risultati degli scavi e delle ricerche condotte nell’isola di Sant’Andrea di Loppio, postazione strategica con testimonianze dalla preistoria al Tardoantico, dall’Alto Medioevo alla Prima Guerra Mondiale

Veduta aerea dell’isola di Sant’Andrea di Loppio, in comune di Mori, nella provincia di Trento

Il libro “Ricerche archeologiche a Sant’Andrea di Loppio” di Barbara Maurina

A sud di Rovereto, nel territorio del Comune di Mori, nella valle trasversale che collegava la valle dell’Adige a Est con la valle del Sarca, e quindi con il lago di Garda, a Ovest, si stendeva il lago di Loppio, fin dall’antichità crocevia e postazione strategica per il controllo dell’accesso alle valli. Non è un caso che proprio qui, sull’isola di Sant’Andrea, oggi situata nell’alveo del lago prosciugato nel 1956, le indagini archeologiche abbiano portato alla scoperta di un contesto archeologico pluristratificato, con testimonianze che vanno dalla preistoria all’epoca tardoantica a quella medievale, per giungere fino alla Grande Guerra. Dal 1998, la sezione Archeologica del museo Civico di Rovereto, diretta  dall’archeologa Barbara Maurina, conduce campagne estive di ricerca, tuttora in corso, su concessione della Provincia Autonoma di Trento, all’interno della riserva naturale provinciale del lago di Loppio. E sarà proprio Barbara Maurina che venerdì 13 ottobre 2017, alle 20.30, nell’ex municipio di Mori (Tn), nell’ambito degli appuntamenti legati al programma estate 2017 di “Scopriamo insieme il parco Naturale del Baldo”, presenterà i risultati delle ricerche nel castrum di V-VII secolo, iniziate con il sondaggio del 1998 e concluse con lo scavo del 2014 raccolti nel libro “Ricerche archeologiche a Sant’Andrea di Loppio”, volume edito nel 2016. A un inquadramento generale del sito fa seguito una parte dedicata alla periodizzazione e all’analisi stratigrafica dello scavato; vi è poi un’ampia sezione che comprende i contributi sui reperti mobili, mentre la quarta parte raccoglie alcune riflessioni conclusive.

Il sito di Sant’Andrea di Loppio aveva una funzione strategica / militare

“Il sito archeologico nell’isola di Sant’Andrea a Loppio”, spiegano gli esperti della Provincia autonoma di Trento, “svolse un ruolo importante dal punto di vista strategico, infatti, la sua posizione sopraelevata, rendeva il sito protetto e un ottimo punto di controllo della viabilità sia del bacino lacustre che della principale via di collegamento, che nell’antichità, come oggi, connette la valle dell’Adige meridionale al lago di Garda settentrionale. Difatti la cortina muraria, in parte messa in luce durante gli scavi, era presente lungo il versante sud-occidentale per il controllo della viabilità, mentre sull’altro lato l’area era difesa naturalmente. La funzione di presidio del sito è documentabile a partire dal 1171, in cui si accenna alla porta Lacus S. Andree, come luogo di passaggio obbligato all’altezza dell’isola. Durante il lavori per la realizzazione della galleria sotterranea, nel 1958, che permetteva il collegamento dell’Adige al lago di Garda, il bacino lacustre si prosciugò; divenendo oggi uno tra più estesi biotopi provinciali (esteso per circa 112 ettari di superficie), con flora tipica delle aree umide e fauna selvatica”. Nel corso del 2011 si sono svolti i lavori di restauro delle strutture murarie rinvenute sull’isola. L’anno successivo, nel 2012, si è avviato il progetto di recupero e valorizzazione dell’area, che ha previsto anche la messa in sicurezza del sito per la visita,  queste operazioni sono state svolte dal Servizio di Conservazione della Natura e Valorizzazione ambientale della Provincia. La custodia dell’isola di Sant’Andrea nel lago di Loppio nel 2013 è stata assegnata dalla Provincia autonoma di Trento al museo Civico di Rovereto come ricorda il video, qui di seguito presentato, prodotto dalla stessa Provincia.

La tomba a enchytrismos (con un feto o un prematuro) trovata all’esterno dell’edificio meridionale del settore A

Pianta del sito archeologico dell’isola di Sant’Andrea di Loppio (Museo civico di Rovereto)

L’isola di Sant’Andrea  in epoca tardo antica/altomedievale fu dunque occupata da un insediamento fortificato (castrum), databile in base alla cultura materiale e alle strutture in situ, fra i primi decenni del VI e la fine del VII secolo d.C. La posizione del sito e i numerosi reperti riferiti alla sfera dell’armamento, spiegano gli archeologi, confermano la funzione strategica/militare del sito. Inoltre, si è ipotizzato la presenza di un’organizzazione familiare, confermata dal rinvenimento di oggetti relativi all’ornamento personale e delle attività lavorative femminili (cucito, filatura), e in particolare, dalla scoperta di una tomba a enchytrismos (cioè all’interno di un vaso, generalmente con un feto o un nato prematuro). Il sito fortificato è costituito da due costruzioni in muratura lungo il versante NE (settore A), dai resti della chiesa romanica sulla sommità (settore C) e presso il margine sud dell’isola da altri resti di edifici (settore B). Il sito venne frequentato sporadicamente in epoca carolingia (VIII-X secolo), in base al rinvenimento di reperti legati all’aristocrazia miliare. Il castrum di Sant’Andrea può trovare dei confronti dal punto di vista topografico e ambientali con altri siti castrensi del VI-VII secolo, come anche con quello di San Martino di Lundo.

Veduta del settore A del sito archeologico di Sant’Andrea di Loppio

Nel settore A sono stati portati alla luce due edifici con funzione abitativa: quello più meridionale (edificio I) a pianta trapezoidale, si lega alla cortina muraria, al cui interno sono stati messi in luce i resti di focolare e di manufatti d’uso quotidiano, databili tra la prima metà del VI e gli inizi del VII secolo. All’esterno, è stata messa in luce la tomba a enchytrismos, di cui si accennava prima: un’anfora ricoperta da lastre di calcarenite con dentro i resti di un feto fra i 7 e i 9 mesi dal concepimento. Questo rito di inumazione a enchytrismos databile alla metà del VI secolo è la prima attestazione nel territorio alpino orientale. L’altro edificio (edificio II), addossato al precedente a NO, poco conservato, ha restituito oggetti relativi all’armamento (tre borchie in bronzo a testa troncoconica).

I resti della chiesa di Sant’Andrea sull’omonima isola (da Vita Trentina)

Nel settore C, sulla sommità dell’isola, sono stati messi in luce i resti di una chiesetta romanica dedicata a Sant’Andrea. “L’area sottoposta a spogliazione già in epoca antica e con scavi clandestini in epoca moderna”, sottolineano gli archeologi, “non permette un’agevole interpretazione stratigrafica del deposito. Allo stato attuale della ricerca sono ancora numerose le informazioni sconosciute, dall’epoca della costruzione alla sua funzione e alla committenza”. Lacunose le fonti scritte e iconografiche: la chiesa è menzionata la prima volta nel 1171, mentre l’ultima citazione risale al 1651. L’abbandono definitivo della chiesa si può datare al XVIII secolo, periodo in cui fu eretta al centro un’edicola quadrifronte, sopra gli strati distrutti dell’edificio di culto. Le indagini archeologiche hanno portato alla luce delle tombe anteriori alla costruzione della chiesa romanica, forse la necropoli dell’abitato fortificato (VI-VII secolo d.C.).

Nell’area archeologica di Sant’Andrea di Loppio creato un percorso con pannellistica

Nel settore B, posto sul versante sud dell’isola, in corrispondenza di una forte depressione del pendio, dovuto a un taglio artificiale del terreno durante la Prima Guerra Mondiale (1915-18), allo scopo di costruire una posizione bellica nella roccia, sono stati messi in luce tracce di due edifici. Scendendo la scalinata in legno si arriva ad alcune testimonianze tuttora visibili relative alla Prima Guerra Mondiale: infatti nel 1916 un manipolo del Reggimento degli Alpini prese possesso dell’isola, prendendo il nome di “isola Clotilde“. Oggi nell’isola di Sant’Andrea a Loppio è stata inserita un’apposita pannellistica, con illustrazioni e ricostruzioni ipotetiche delle strutture e l’aggiunta di un QR – Code, che rimanda a una serie di informazioni consultabili sul sito web della Fondazione Museo Civico di Rovereto.

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