Archivio | giugno 2014

Archeologia subacquea, missione in Israele dei robot italiani classe Tifone alla ricerca di tesori sommersi

L'antennina del robot subacqueo classe Tifone in azione in mare alla ricerca di tesori sommersi

L’antennina del robot subacqueo classe Tifone in azione in mare alla ricerca di tesori sommersi

Se entro il 1. luglio vi capita di navigare o balneare lungo le coste israeliane tra Cesarea e Akko, e per caso notate un’antennina che affiora tra le spume del mare e si muove in modo sospetto, tranquilli: non si tratta di qualche operazione segreta nelle acque territoriali di Israele né vi trovate nel bel mezzo del set di un nuovo film di James Bond mentre sta provando una delle sue nuove diavolerie tecnologiche. No, niente di tutto questo. Ma state assistendo in diretta a una missione archeologica alla ricerca di tesori sommersi e, più prosaicamente, per documentare i siti di interesse per l’Israel Antiquities Authority. Protagonisti della missione sono due robot subacquei autonomi, progettati dal dipartimento di Ingegneria industriale con la collaborazione del Centro “Enrico Piaggio” dell’Università di Pisa e un robot filoguidato, realizzato in collaborazione con il dipartimento di Scienza della Terra. Responsabile del progetto è Benedetto Allotta, ordinario di Meccanica applicata alle macchine, che dal 17 giugno al 1° luglio coordina le indagini in Israele. Nei fondali antistanti le coste israeliane si trovano infatti relitti di tutte le epoche e i resti un villaggio neolitico (Atlit Yam) sommerso in seguito alla fine delle glaciazioni. La missione archeologica israeliano-americana che si occupa delle indagini ha chiesto la collaborazione del team di ricercatori fiorentini, coordinato da Benedetto Allotta, con la sua flotta di veicoli sottomarini. I Tifoni e Nemo aiuteranno gli archeologi nel lavoro di scoperta di nuovi relitti e reperti sommersi, di documentazione dei siti scoperti e pianificazione dei nuovi lavori da effettuare.

I due robot subacquei: il TifOne e il TifTu, le cui operazioni sono coordinati dal prof. Allotta

I due robot subacquei: il TifOne e il TifTu, le cui operazioni sono coordinati dal prof. Allotta

I due Tifoni – realizzati nell’ambito del progetto regionale “Thesaurus”, attivo da marzo 2011 ad agosto 2013 – hanno una lunghezza di 3,7 metri, un peso di 170 chilogrammi, e possono superare i 5 nodi di velocità con un’autonomia di 8 ore. TifTu naviga in superficie con l’antenna emersa, è localizzabile grazie al segnale Gps e può localizzare a sua volta TifOne, che naviga in immersione. Il progetto “Thesaurus”, acronimo per Tecniche per l’Esplorazione Sottomarina Archeologica mediante l’Utilizzo di Robot autonomi in Sciami”, ha per obiettivo rilevare, censire e monitorare a costi contenuti siti archeologici sottomarini, relitti e reperti isolati sommersi, fino a trecento metri di profondità. “Volevamo sviluppare veicoli che dessero la possibilità di effettuare ricognizioni a basso costo (e con minor rischio rispetto all’uso di subacquei professionali)”, spiga Allotta, “su ampi tratti di fondale marino e di ritornare periodicamente su siti precedentemente individuati per verificarne lo stato o riprendere i lavori di ricognizione e classificazione. A livello ingegneristico, l’obiettivo era quello di realizzare veicoli intelligenti che, mutuando tecnologie già sviluppate in campo militare e nel settore della ricerca petrolifera, riuscissero a fornire agli archeologi e agli scienziati interessati all’ambiente marino, come geologi, biologi, etc., strumenti dal costo relativamente contenuto e di facile utilizzo”.

Il team di ricercatori fiorentini coordinato dal prof. Benedetto Allotta, al lavoro in Israele

Il team di ricercatori fiorentini coordinato dal prof. Benedetto Allotta, al lavoro in Israele

TifOne – il primo dei veicoli che abbiamo realizzato, continua Allotta – e TifTu sono due Autonomous Underwater Vehicle della classe “Tifone”, nome scherzosamente preso a prestito dal libro di Tom Clancy “La grande fuga dell’Ottobre Rosso”. “Li abbiamo realizzati nell’ambito del progetto regionale “Thesaurus”, in collaborazione – oltre che con il Centro Piaggio dell’Università di Pisa – anche con l’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione – CNR di Pisa e la Scuola Normale Superiore. I veicoli della classe Tifone, hanno una lunghezza di 3,7 metri, un peso di 170 chilogrammi, e possono superare i 5 nodi di velocità con un’autonomia di 8 ore. TifTu è identico a TifOne dal punto di vista naval-meccanico, ma è equipaggiato con sensori e apparati diversi in quanto nella diade ognuno dei due robot ha un ruolo specifico”. Della flotta fa parte anche un piccolo robot filoguidato (ROV = Remotely Operated Vehicle) denominato Nemo, realizzato da Dipartimenti di Scienze della Terra e di Ingegneria industriale nell’ambito di una collaborazione di UNIFI con la Protezione Civile per l’emergenza Costa Concordia. Essendo collegato alla superficie con un cavo di comunicazione ad alta velocità, Nemo – che ha dato luogo a due richieste di brevetto internazionale attualmente in fase di valutazione – consente all’archeologo di essere “presente” sulla scena, guidando il robot con un joystick”.

Molti i relitti e i tesori sommersi presenti nelle acque davanti ad Akko, la vecchia San Giovanni d'Acri

Molti i relitti e i tesori sommersi presenti nelle acque davanti ad Akko, la vecchia San Giovanni d’Acri

I ricercatori e i tecnici con TifOne all'opera nelle acque antistanti Israele

I ricercatori e i tecnici con TifOne all’opera nelle acque antistanti Israele

Dalla metà degli anni Ottanta del secolo scorso le coste Israeliane tra Caesarea e Akko (la vecchia San Giovanni d’Acri o semplicemente Acri) sono oggetto di indagine archeologica perché vi si trovano relitti di tutte le epoche e i resti un villaggio neolitico (Atlit Yam) sommerso in seguito alla fine delle glaciazioni. Un team israeliano-americano, che comprende archeologi delle Università del Rhode Island e di Luisville, sta lavorando nella zona e ha chiesto la partecipazione dell’Università di Firenze che ha contribuito con 7 ricercatori, con i suoi due Tifoni e con Nemo. “TifTu – ricorda il coordinatore del team fiorentino – naviga in superficie con l’antenna emersa e sarà localizzabile grazie al segnale GPS. TifTu ha a bordo uno strumento acustico denominato USBL che gli permette di localizzare TifOne, che naviga in immersione. I due veicoli possono scambiare informazioni tramite strumenti di comunicazione chiamati modem acustici. TifOne ha a bordo i sensori (payload) che acquisiscono i dati di interesse archeologico, ovvero due telecamere e un sonar a scansione laterale (SSS = Side-Scan Sonar). Ha inoltre un sistema di navigazione accurato che consente di “sbagliare poco” nella propria localizzazione anche se non riemerge da molto tempo e non riceve i dati di localizzazione forniti da TifTu. Le immagini georeferenziate – conclude – serviranno a effettuare una ricostruzione tridimensionale dei siti in cui si potrà navigare virtualmente come in un videogioco”.

 

Cura riparum, Archeologia e memoria del fiume Bacchiglione: giornate di studi, attività e avventure al museo archeologico del fiume Bacchiglione a Cervarese S.Croce nel Padovano

"Cura riparum": tre giornate di studio sull'archeologia e non solo del fiume Bacchiglione a Cervarese S. Croce

“Cura riparum”: tre giornate di studio sull’archeologia e non solo del fiume Bacchiglione a Cervarese S. Croce

Gli antichi la chiamavano “cura riparum”: era la cura in senso lato del fiume, inteso come bene e risorsa da mantenere nelle migliori condizioni perché non si risolvesse in forza distruttiva dell’ambiente e causa di dolori per la popolazione. Ancora oggi, dopo ogni alluvione, queste scene negative e queste considerazioni si ripetono e si rincorrono. Di qui il progetto “Cura riparum. Archeologia e memoria del fiume Bacchiglione”, destinato a costituire la prima fase di un più ampio percorso pluriennale di ricerca, scandito da indagini archeologiche di superficie e subacquee, tutela del paesaggio, sicurezza ambientale e valorizzazione culturale, all’interno del dibattito sulla rivitalizzazione del rapporto Uomo-Acqua. “I recenti episodi alluvionali, che hanno profondamente colpito l’opinione pubblica locale e nazionale”, ricordano in soprintendenza, “costituiscono il naturale effetto di una malattia di lunga durata, contro la quale al momento non si intravvedono soluzioni definitive. L’abbandono dei fiumi e delle acque interne, legato ai profondi cambiamenti avvenuti nella società e nell’economia sporadicamente già a partire dal primo trentennio del Novecento ma esplosi in forma endemica dopo gli anni ’50, assomiglia in modo impressionante a uno dei tanti processi di scarto indotti dal consumismo. Nel caso dei fiumi, però, insieme all’oggetto liquido viene scartata un’intera civiltà, vanificando secoli di saperi costruiti proprio sul rapporto vitale tra Uomo e Acqua”.

Il castello a Cervarese S. Croce che ospita il museo archeologico del fiume Bacchiglione

Il castello a Cervarese S. Croce che ospita il museo archeologico del fiume Bacchiglione

La soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto, in collaborazione con l’università degli Studi di Padova, Studio D, Ecofficina e Terra di Mezzo, e con il patrocinio della Provincia di Padova e del Comune di Cervarese S. Croce, dirige e coordina un gruppo di lavoro finalizzato alla realizzazione di una serie di giornate di studio e didattica focalizzate sul recupero della memoria del paesaggio fluviale del Bacchiglione. E c’è già un primo risultato. Dal 27 al 29 giugno, al museo Archeologico del fiume Bacchiglione (Castello di S. Martino, Cervarese S. Croce), si terrà “Cura riparum, Archeologia e memoria del fiume Bacchiglione – Giornate di studi, attività e avventure in ricordo di Nicola Galiazzo”, dedicato alla vita dell’uomo lungo il fiume, dai dati archeologici agli aspetti ambientali e storico-antropologici (info e prenotazioni: curariparum@gmail.com – evento facebook “Cura riparum”).

Una sala del museo archeologico del Fiume Bacchiglione  a Cervarese S. Croce

Una sala del museo archeologico del Fiume Bacchiglione a Cervarese S. Croce

Le Giornate di studio e didattica sono progettate in modo da costituire l’occasione di presentare lo status quo nell’ambito dei “cantieri” di studio e ricerca legati al fiume Bacchiglione. “Il luogo altamente simbolico scelto per lo svolgimento dei lavori, l museo archeologico de fiume Bacchiglione, una sorta di roccaforte della memoria quasi in alveo, sarà la sede di sessioni multidisciplinari, fortemente incentrate sul ruolo dell’archeologia nel processo di recupero della memoria. Tuttavia, l’archeologia -intesa come ricostruzione del passato (non solo remoto) e custode della stessa memoria- è un metodo di lavoro che, con spirito e sensibilità moderni, ha necessità di essere sostenuta da una forte componente sensoriale, senza la quale trova scarso appeal all’interno della società. Si è posto dunque come valore aggiunto l’inserimento di iniziative legate alla vista (mostre), al tatto (laboratori didattici), al gusto (degustazione prodotti locali), all’olfatto e all’udito (percorsi naturalistici)”.

La sede del museo archeologico del fiume Bacchiglione dove si tengono le tre giornate del progetto  "Cura riparum"

La sede del museo archeologico del fiume Bacchiglione dove si tengono le tre giornate del progetto “Cura riparum”

Lo “scheletro” delle giornate è infatti costituito da 4 sessioni di studio, articolate per argomenti e scansioni cronologiche. La prima sessione è dedicata alla trattazione di problematiche di interesse generale, incentrate sul ruolo propulsore dell’archeologia (subacquea e terrestre), sulla tutela del paesaggio e sicurezza ambientale, sulle prospettive politico-amministrative per una efficace gestione territoriale. Gli interventi, coordinati dalla soprintendenza, vedranno la partecipazione dei principali enti di riferimento (Regione del Veneto – Genio Civile di Padova, Consorzio di Bonifica Bacchiglione, Provincia di Padova, Comune di Cervarese S. Croce). La seconda, terza e quarta sezione sono dedicate rispettivamente all’archeologia pre-protostorica, all’archeologia romana, all’archeologia medievale e post-medievale (con appendice dedicata al tema dell’Uomo moderno e del suo rapporto con il fiume, ivi compreso il tema della promozione dei musei locali tematici). Nel programma generale sarà incastonata una mostra fotografica dedicata alle imbarcazioni tradizionali delle acque interne padovane. La domenica è dedicata alle attività sul fiume e attorno ad esso; le visite guidate al Museo saranno accompagnate da laboratori di archeologia per ragazzi, escursioni in bicicletta e/o a piedi, immersioni a scopo dimostrativo/ricreativo, percorsi in canoa. Le giornate sono scandite da pause-pranzo con rinfreschi forniti da aziende e operatori gastronomici locali e costituiscono occasione di promozione anche per il panorama degli agriturismi locali.

 

In una grotta dell’Australia Occidentale scoperto un insediamento umano di 45mila anni fa, forse il più antico del continente. Ma è minacciato dalle vicine miniere di ferro

Nella grotta di Ganga Maya, nell'Australia Occidentale, il più antico insediamento umano del continente

Nella grotta di Ganga Maya, nell’Australia Occidentale, il più antico insediamento umano del continente

Finora a contendersi la “palma” di più antico insediamento umano in Australia erano quattro siti: Devil’s Lair, una grotta calcarea nel sud-ovest dello Stato dell’Australia Occidentale, con tracce di 41mila-46mila anni fa; il lago Mungo, un lago asciutto nel Willandra Billabong Creek, 43mila anni fa; Nauwalabila, riparo sotto roccia ad Arnhem Land, 200 chilometri a est di Darwin, 40mila anni fa; Malakunanja, riparo sotto roccia 45 chilometri a nord del precedente, 45mila anni dal presente. Siti importanti che potrebbero essere “superati” dalla recente scoperta ancora al vaglio degli esperti. Nuovi scavi archeologici nella grotta di Ganga Maya (che significa “casa sulla collina”), nella regione di Pilbara, nel nord-ovest dell’Australia, hanno infatti portato alla luce segni di un’occupazione umana che secondo la datazione al carbonio risalirebbe a oltre 45mila anni fa, la più antica finora conosciuta nel continente. La scoperta di manufatti, ossa di animali e carbone è ora oggetto di una relazione scientifica in via di pubblicazione. Il ritrovamento di questo insediamento, che si trova vicino a una miniera attiva di ferro, è particolarmente significativo perché si crede che la caverna sia stata occupata in continuazione anche durante l’era glaciale, fra 22mila e 18mila anni fa, e poi fino a circa 1700 anni fa, spiega la direttrice di archeologia di Big Island Research, Kate Morse.

Nauwalabila, insediamento di 40mila anni fa, in un riparo sotto roccia ad Arnhem Land, 200 chilometri a est di Darwin

Nauwalabila, insediamento di 40mila anni fa, in un riparo sotto roccia ad Arnhem Land, 200 chilometri a est di Darwin

L’archeologa però rimane cauta nel fare affermazioni sul significato del sito, dato che finora sono stati scavati solo 139 cm di profondità per un metro quadrato del sito. “Abbiamo ottenuto solo la data di un manufatto e preferirei ottenere altre datazioni prima di fare questo tipo di affermazioni. È certamente un luogo molto antico.  Penso che sia una zona che l’uomo ha utilizzato prima di spingersi nell’esplorazione dell’Australia”, continua la Morse. “Era partito dal sudest asiatico e, attraverso l’oceano, era arrivato nel nord dell’Australia e da qui si era avventurato nel grande continente procedendo lungo i sistemi fluviali dell’entroterra”. All’interno del sito sono stati trovati manufatti di pietra, ossa animali e carbonella. “Abbiamo analizzato l’osso per capire se si tratti di resti di cibo o di animali morti nella grotta. Il fatto che una parte del materiale risulti bruciato ci fa pensare che si tratti probabilmente di cibo”.

L'insegna del lago Mungo in Australia con un insediamento di 43mila anni fa

L’insegna del lago Mungo in Australia con un insediamento di 43mila anni fa

Ma la vicinanza con le miniere di ferro potrebbe compromettere le ricerche future. Il timore dei ricercatori infatti è che le società minerarie Atlas e Yamatji Marlpa Aboriginal Corporation (YMAC), proprietarie della grotta, abbiano intenzione di distruggere il sito al fine di sfruttarne le risorse naturali. Atlas e Ymac dovranno comunque tener conto del fatto che la grotta di Ganga Maya e le zone circostanti non hanno solo un’importanza scientifica, ma rappresentano pure un legame culturale significativo per la gente del posto, tanto da essere ritenuti luoghi sacri. Gli archeologi hanno già programmato un ulteriore scavo a breve. Ma prima si dovrà pianificare con le compagnie minerarie la protezione del sito e la sua gestione futura. Ken Brinsden, amministratore delegato di Atlas, avrebbe dichiarato che la Ganga Maya Cave non sarà in alcun modo compromessa dalle operazioni minerarie. La speranza è che le compagnie mantengano la parola.

 

A Rimini week end con il Festival del Mondo Antico nel segno di Augusto: passato e presente a confronto, tra cultura e potere. Incontri, visite guidate, laboratori

L'Arco di Augusto a Rimini durante una visita organizzata dal Festival del Mondo antico

L’Arco di Augusto a Rimini durante una visita organizzata dal Festival del Mondo antico

Da queste parti Augusto, il divo Augusto, l’imperatore Cesare Ottaviano Augusto, è di casa: a Rimini è un cittadino illustre. Figlio adottivo di un altro illustre romano, Gaio Giulio Cesare, la cui statua – a ricordo del passaggio del Rubicone – campeggia nella piazza centrale di Rimini, quella piazza Tre Martiri che altro non è che il prestigioso foro della romana Ariminum, colonia latina fondata già nel 268 a.C. in una posizione strategica all’inizio della pianura, che poi sarebbe diventata testa-terminale di altrettante strategiche vie consolari (la Flaminia, nel 220 a.C., da Roma ad Ariminum; la Emilia, nel 187 a.C., da Ariminum a Piacenza; la Popilia-Annia, 132 a.C., da Ariminum a Trieste via Ravenna-Adria-Padova-Altino-Aquileia). Ma Augusto qui è di casa per aver impreziosito la città con monumenti che ancora oggi possiamo ammirare, come il grande Arco (di Augusto, appunto) e il ponte di Tiberio (che completò il progetto iniziato dal primo imperatore romano).

Una famosa statua dell'imperatore Cesare Ottaviano Augusto

Una famosa statua dell’imperatore Cesare Ottaviano Augusto

Non stupisce quindi che proprio nel bimillenario della morte di Augusto (14 d.C. – 2014) Rimini abbia impostato la 16. Edizione del Festival del Mondo Antico (dal 20 al 22 giugno) nel segno di Augusto: passato e presente a confronto tra cultura e potere. Al centro della manifestazione, dal titolo “Un ponte oltre gli imperi: 14-2014, duemila anni di storia”, che affronta trasversalmente i grandi temi del sapere umano con un occhio al turismo culturale del territorio ricco di testimonianze antiche (non dimentichiamo il complesso archeologico della Domus del Chirurgo, del III secolo d.C..), c’è il ponte sul fiume Marecchia, costruito – come si diceva -, per volontà di Augusto nel 14 d.C., anno della sua morte, e terminato dal suo successore Tiberio: il titolo del festival è eloquente, con un impegnativo sottotitolo “un ponte sul porto collega mari e terre, crea più varchi sul confine, traccia i passaggi e dispone gli approdi, riduce le distanze sopra lo scorrere del tempo”.

Il manifesto della XVI edizione del Festival del Mondo antico

Il manifesto della XVI edizione del Festival del Mondo antico

“Tre giorni densi di appuntamenti”, assicura Luigi Malnati, direttore generale per le Antichità del Mibact, “per vivere pienamente l’archeologia, come scienza storica seria non come spettacolo, divulgandola con un approccio corretto: né in modo esotico né solo per addetti ai lavori”. Tomaso Montanari, Sandro De Maria, Claudio Strinati, Maurizio Bettini ma anche Michele Mirabella, Lia Celi, Giovanni Brizzi e Ivano Marescotti sono solo alcuni dei nomi presenti, in una kermesse che coniuga il dibattito ai concerti, il reading alle tavole rotonde, senza contare le visite al Museo della città di Rimini, con l’allestimento della nuova sezione archeologica. Accanto a studiosi di varie discipline ed esperti del mondo greco e romano, presenza tra le più attese è quella del soprintendente ai Beni culturali di Roma Umberto Broccoli, che sarà al Festival domenica 22 per “parlare di Augusto cercando da un lato di non santificarlo, dall’altro di non renderlo troppo umano, ma dando il senso del presente”. Un’occasione dunque per tessere legami tra ieri e oggi, nel tentativo di trovare nella storia significati e suggestioni ancora attuali. Ne è convinto Massimo Pulini, assessore alla Cultura di Rimini, che con l’Istituto per i Beni artistici dell’Emilia Romagna organizza il Festival: “Il mondo antico è sorgente di simboli e pensieri, così come lo è il ponte di Augusto con i suoi 2000 anni che rimanda all’idea di cucitura, ed è molto più di un collegamento tra due rive, ma un passaggio, un modo per comunicare”.

Previste visite guidate all'area archeologica della Domus del Chirurgo risalente al III secolo d.C.

Previste visite guidate all’area archeologica della Domus del Chirurgo risalente al III secolo d.C.

Arricchisce il Festival del Mondo antico la sezione “Vacanze romane”, che propone visite guidate ai tesori antichi del territorio. Sabato 21 e domenica 22 giugno alle ore 11, 17, 21 si possono visitare La Domus del Chirurgo e le domus di Ariminum, visita guidata al sito archeologico di piazza Ferrari e alle testimonianze delle abitazioni di età imperiale raccolte al Museo della Città. Sempre sabato 21 e domenica 22 giugno ma alle ore 10.30 e 16.30 c’è “Le pietre raccontano”, visita guidata al lapidario romano a cura degli studenti del Liceo Classico “G. Cesare”. Sabato 21 e domenica 22 giugno alle ore 16, 17, 18, 19 e alle 21, 22, 23 con “Rimini in barchetta …” si può “visitare” il ponte di Tiberio a bordo di un catamarano a motore passando tra le arcate del bimillenario Ponte di Tiberio per ammirare pietre, simboli, possenza e fascino senza tempo del monumento riminese più amato dai viaggiatori. Posti disponibili 10. In caso di un numero di partecipanti inferiore a 6 l’uscita verrà effettuata con barche a remi. A cura dell’Associazione Marinando. È richiesta prenotazione telefonica (tel. 0541.704415 e 329.2103329). Offerta libera. Sabato 21 alle 21 si va alla scoperta del Museo della Città con “Augusto e la sua Rimini”: nelle sale del Museo si incontra Ottaviano Augusto rappresentato nel ritratto marmoreo che lo identifica con i suoi caratteri fisiognomici. Da lì inizia il percorso che attraversa anche le testimonianze della Città profondamente modificata da Augusto e monumentalizzata. A cura di Monia Magalotti.

L'arco di Augusto a Rimini è il simbolo del glorioso passato della città

L’arco di Augusto a Rimini è il simbolo del glorioso passato della città

Anche quest’anno il Festival può contare sulla collaborazione della casa editrice Il Mulino: l’idea è quella di passare dal libro al dialogo diretto con gli autori, in un continuo scambio di informazioni non solo a fini divulgativi ma anche dispensando qualche curiosità. E quindi accanto a temi relativi al rapporto tra il potere e la cultura, o il potere e le donne, o ancora sul mutamento degli imperi, ci sono incursioni su questioni più leggere, come la cucina ai tempi di Augusto. Ultimo ma non meno importante tassello della manifestazione, il Piccolo Mondo Antico Festival, la sezione dedicata ai più piccoli: qui bambini e ragazzi incontreranno il fascino della storia attraverso archeologia sperimentale, giochi e racconti animati.

Divino Aperitivo: visita guidata con archeologo al criptoportico e alla curia romana di Verona sotto il 12 Apostoli con aperitivo di Antonio Gioco

Antonio Gioco vicino ai resti della Curia romana visibili nella cantina del suo ristorante, il 12 Apostoli di Verona

Antonio Gioco vicino ai resti della Curia romana visibili nella cantina del suo ristorante, il 12 Apostoli, nel cuore antico di Verona

Dove prendiamo sabato l’aperitivo? Nella Curia degli antichi romani. Succede sabato 21 a Verona per iniziativa dell’associazione Archeonaute onlus di Verona (web: www.archeonauteonlus.com fb: http://www.facebook.com/profile.php?id=100000727360303&sk=wall) che dalle 10 alle 11.30 propone “Il Divino Aperitivo”: visita guidata delle aree archeologiche di corte Sgarzerie e dei resti monumentali sotto il ristorante 12 Apostoli, dove, a conclusione della visita, verrà servito un aperitivo in esclusiva per gli ospiti.

Il Divino Aperitivo, progetto pilota dell'ass. Archeonaute di Verona

Il Divino Aperitivo, progetto pilota dell’ass. Archeonaute di Verona

“È un progetto pilota – spiega Marzia Bersani Thompson di Archeonaute -, che abbiamo intrapreso con Antonio Gioco, proprietario del ristorante “12 apostoli”, il quale, come si sa, ha l’accesso attraverso le sue cantine, ad uno dei più bei frammenti della città di età imperiale. Questa iniziativa è partita dalle numerose richieste dei visitatori di corte Sgarzerie, che domandavano notizie dei resti sotto il ristorante e non osavano chiedere il permesso di visita”. Conoscendo la sensibilità e l’attenzione alla cultura di Antonio Gioco è una persona sensibile e attento alla cultura, l’associazione Archeonaute onlus gli ha proposto una visita guidata che dal sito di corte Sgarzerie prosegua ai resti dei 12 Apostoli, con conclusione di aperitivo nel prestigioso ristorante. “Il tutto a un prezzo contenuto – continua Bersani -, che contempla non solo un buffet di qualità, ma anche l’occasione di essere accompagnati da archeologi di professione, fra cui quelli che hanno scoperto i resti che si visiteranno. Questa è una delle soluzioni per avere cultura e buon cibo”.

Le antiche costruzioni romane nella cantina del 12 Apostoli di Verona

Le antiche costruzioni romane nella cantina del 12 Apostoli di Verona

Dell’area archeologica del criptoportico capitolino in corte Sgarzerie a Verona, inaugurata nel cuore di Verona romana l’8 febbraio scorso, ne abbiamo parlato nel post di archeologiavocidalpassato del 1. Febbraio scorso.  L’area archeologica nella cantina del ristorante 12 Apostoli comprende, lo ricordiamo, alcuni resti del complesso forense di Verona romana, in particolare parte della curia, di un edificio forse collegato al culto imperiale, e un tratto stradale, tutti complessivamente riferibili al I sec. d.C.

L’incontro è previsto alle 10 alla Loggia del Mangano, in corte Sgarzerie, e terminerà alle 11.30, avrà il costo di 13 euro a persona: sono compresi la guida dell’archeologo che condurrà un gruppo limitato di visitatori nel suggestivo sito del criptoportico capitolino in corte Sgarzerie fino agli straordinari resti della Curia e del Tempio agli dei Imperatori sotto il ristorante 12 Apostol”, e l’aperitivo conclusivo che qui sarà servito. I posti sono limitati e disponibili solo previa prenotazione per un gruppo max. 30 persone. Per informazioni:  +39 324 0885861 / archeonaute@gmail.com

Eccezionale scoperta a Vulci: nella necropoli etrusca dell’Osteria trovata la tomba intatta del “piccolo principe”, un bambino di 2500 anni fa con ricco corredo

La famosa tomba etrusca "della sfinge" alla necropoli dell'Osteria di Vulci

La famosa tomba etrusca “della sfinge” alla necropoli dell’Osteria di Vulci

La valorizzazione del parco archeologico e naturalistico di Vulci sembra essere nata sotto una buon stella. A Vulci, nella necropoli etrusca dell’Osteria, scoperta la tomba intatta di un bambino di 2500 anni fa già ribattezzata “del piccolo principe” per le probabili connessioni familiari con la vicina e molto famosa tomba principesca “della sfinge”. Grazie ai lavori del Por (Progetto operativo regionale) Comune, Regione Lazio e Soprintendenza per i beni archeologici dell’Etruria Meridionale stanno infatti portando avanti lo studio e la valorizzazione della necropoli dell’Osteria con l’obiettivo preciso di rilanciare il parco archeologico e naturalistico di Vulci. Così se un anno fa gli archeologi esultarono per l’eccezionale scoperta della “tomba delle mani d’argento” (ricordate? Ne abbiamo parlato nel post di archeologiavocidalpassato del 14 maggio 2014. Per intenderci è quella in mostra in questi giorni al museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma, e da luglio “tornerà a casa” impreziosendo le sale espositive del museo al Castello della Badia di Vulci), ora si applaude per un’altra tomba etrusca scoperta nella necropoli dell’Osteria, quella di un bambino, che fin da subito ha dato l’idea dell’eccezionalità.

Gli archeologi esaminano la toma del bambino alla necropoli dell'Osteria a Vulci

Gli archeologi esaminano la toma del bambino alla necropoli dell’Osteria a Vulci

Quindi ancora una volta a Vulci torna protagonista la necropoli etrusca dell’Osteria, a un tiro di schioppo dal Castello della Badia di Vulci dove sono raccolte importanti testimonianze della città etrusca di Vulci: dal IX secolo a.C. all’età romana la necropoli è stata utilizzata per sepolture di famiglie aristocratiche, e dal ‘700 è stata oggetto di interventi di scavo non sempre condotti con quelli che oggi sono considerati criteri scientifici irrinunciabili, ma la stessa necropoli – proprio per la sua ricchezza – ha subito nei secoli anche violazioni e saccheggi. Qui, nella primavera del 2013, è stata scoperta la “tomba delle mani d’argento” che fa parte di un gruppo di sepolture aristocratiche come la “tomba della sfinge”, nota per aver restituito esempi di scultura funeraria e la “tomba dei soffitti intagliati”.

Lo scavo della tomba etrusca di un bambino detta "del piccolo principe" a Vulci

Lo scavo della tomba etrusca di un bambino detta “del piccolo principe” a Vulci

Gli archeologi stavano proprio intervenendo a salvaguardia della famosa tomba principesca “della sfinge”, con la sistemazione di una tettoia di copertura, quando una nuova scoperta li ha colti di sorpresa: una sepoltura a camera, trovata così come è stata sigillata dagli antichi etruschi, e contenente un ricco corredo in buono stato di conservazione datato al 520 a.C., che comprende anche un servizio da mensa e da vino, riferibile al rito del banchetto funerario. Adiacente alla tomba “della sfinge” è stato trovato un piccolo dromos con un vestibolo, su cui si prospettano due camere, una delle quali contenente oggetti che fanno parte di un corredo appartenente a un giovane morto probabilmente all’età di 10 anni. All’interno della camera gli studiosi hanno rinvenuto il corredo del defunto: oggetti di bucchero e di impasto, una piccola ascia, una lancia e un coltello in ferro, più una serie di oggetti in bronzo tra cui due coppe in ceramica di pregiata fattura con decorazioni dipinte. Tra le immagini raffigurate, con molta probabilità, anche una piccola sfinge. Gli studiosi ritengono che quest’ultimo ritrovamento abbia vincoli di parentela con la tomba principesca vista la stretta vicinanza al singolare dromos lungo 27 metri.

Nella tomba "del piccolo principe" a Vulci trovato anche un ricco corredo

Nella tomba “del piccolo principe” a Vulci trovato anche un ricco corredo

A far pensare che si tratti della sepoltura di un bambino è stato il rinvenimento di ossa di piccole dimensioni. “Potrebbe trattarsi di una persona di dieci anni”, dice la soprintendenteAlfonsina Russo Tagliente, “ma aspettiamo l’esito delle analisi antropologiche per confermare il sesso e l’età”. “Poi, sul pavimento, abbiamo rinvenuto dei fori che seguono una forma rettangolare al centro della cella”, continua la soprintendente. “È suggestivo pensare che lì fosse collocato un letto funebre, ma mancano gli altri resti organici”. In ogni caso, per adesso la sepoltura è stata soprannominata “del piccolo principe”, anche perché, data la vicinanza con la tomba della Sfinge, si ipotizza che possa appartenere a un membro della famiglia principesca. Inoltre “sul vestibolo rettangolare nella cui parete di fondo si aprono due celle”, continua Russo Tagliente, “dove erano posti numerosi oggetti tra cui un’ascia, una lancia, un coltello, alcuni oggetti in bronzo e in ceramica, e anche una piccola sfinge”.

Lo scavo della tomba "del piccolo principe" rientra nel progetto del parco archeologico di Vulci

Lo scavo della tomba “del piccolo principe” rientra nel progetto del parco archeologico di Vulci

“L’antica necropoli dell’Osteria”, insiste Sergio Caci, sindaco di Montalto di Castro, “è un luogo straordinario ed è sicuramente un grande attrattore culturale turistico che insieme al resto del parco di Vulci rende il nostro territorio ancor più prestigioso. Grazie ai lavori finanziati dalla Regione Lazio, con la collaborazione del ministero dei Beni culturali, e grazie alla stretta partecipazione della soprintendenza per i Beni archeologici dell’Etruria meridionale – conclude-, stiamo completando l’area della necropoli realizzando un percorso turistico accessibile, anche ai disabili”.

 

Scoperto a Tor Vergata di Roma impianto termale all’interno di una lussuosa villa del I sec. d.C. Obiettivo: un parco archeologico con una start up degli studenti dell’università

Studenti dell'università di Tor Vergata hanno scoperto un impianto termale del I sec. d.C.

Studenti dell’università di Tor Vergata hanno scoperto un impianto termale del I sec. d.C.

Lo scavo è didattico, ma i risultati sono assolutamente scientifici, e gli obiettivi ancora più ambiziosi: non solo creare i futuri operatori nella ricerca, valorizzazione e conservazione dei beni archeologici, compresa una fruizione in funzione turistica, ma anche sperimentare quella che potrebbe diventare una start up nella gestione di un parco archeologico pubblico di periferia. Succede a Tor Vergata, nell’agro alla periferia sud di Roma. Qui è stata scoperta una lussuosa villa del I secolo d.C. con un impianto termale di almeno 500 metri quadrati, grazie a un progetto di scavo degli studenti dell’università di Tor Vergata, condotto in convenzione con la soprintendenza di Roma nell’ambito di un’indagine preventiva iniziata nel giugno 2013. Nell’area, originariamente destinata all’edilizia residenziale ma che diventerà zona a verde, sono stati recuperati pregevoli stucchi dipinti ed elementi decorativi.

L'area del cantiere-didattico dove è stato scoperto l'impianto termale annesso a una villa del I sec. d.C.

L’area del cantiere-didattico a Tor Vergata dove è stato scoperto l’impianto termale annesso a una villa del I sec. d.C.

Il cantiere didattico, frutto dunque di una convenzione per attività di scavo archeologico, conservazione, studio, ricerca e valorizzazione, tra la soprintendenza Speciale per i Beni archeologici di Roma e il dipartimento di Scienze Storiche, Filosofico-Sociali, dei Beni culturali e del Territorio dell’università di Roma Tor Vergata, ha coinvolto le cattedre di Archeologia e storia dell’Arte greca e romana, del corso di laurea magistrale in Archeologia, Filologia, Letterature e Storia dell’Antichità e dei tre corsi di laurea triennale in Beni culturali, Scienze dei Beni culturali, Scienza del Turismo e Beni culturali per Operatori del Turismo, per un periodo di 3 anni rinnovabili. Nello scavo si sono avvicendati 37 allievi, tra laureati e iscritti ai corsi di laurea triennale e specialistica in beni culturali e archeologia.

La moneta di età giulio-claudia trovata a Tor Vergata e ancora allo studio

La moneta di età giulio-claudia trovata a Tor Vergata e ancora allo studio

Dal 12 maggio, in sole sei settimane, hanno portato alla luce integralmente due ambienti, uno tetralobato e uno con una abside, riferibile appunto a un complesso termale che presenta già alle prime indagini caratteristiche fuori dal comune. La decorazione era in stucchi rossi e azzurri e parte della pavimentazione, di cui alcuni tratti sono stati portati alla luce, in mosaico. È stata inoltre ritrovata una moneta di età giulio-claudia su cui sono in corso approfondimenti; si cercano ulteriori reperti che possano indicare con esattezza chi era il proprietario del complesso residenziale, certamente un facoltoso romano che aveva scelto per la sua villa la zona lungo la via Tuscolo-Fidene che è ancora visibile, con il suo rivestimento in basolato, a poche decine di metri dallo scavo.

Il grande ambiente con le caratteristiche "suspensurae", tipiche delle zone riscaldate delle terme

Il grande ambiente con le caratteristiche “suspensurae”, tipiche delle zone riscaldate delle terme

I frammenti di intonaci e stucchi colorati recuperati dal cantiere delle terme di Tor Vergata

I frammenti di intonaci e stucchi colorati recuperati dal cantiere delle terme di Tor Vergata

“I nove ambienti che sono stati delimitati”, spiega Roberto Cereghino, direttore scientifico dello scavo, “restituiscono un ricco apparato decorativo, con centinaia di frammenti provenienti da pavimentazioni musive e da stucchi dipinti e affreschi figurati. Tracce della decorazione pittorica si conservano anche sull’alzato a testimonianza di vani adornati dal celeste, dal blu, dal verde acqua, dal giallo, dal rosso e dal nero”. I primi due ambienti indagati sono caratterizzati da piccoli pilastri a base quadrata, le suspensurae, e da un sistema di coibentazione delle pareti mediante tegulae mammatae. “Elementi caratteristici degli ambienti destinati a essere riscaldati – continua –  e dunque costruiti con materiali adatti a diffondere il calore e a limitare la dispersione termica. Più che certa, dunque, la funzione termale del complesso, verosimilmente alimentato da una o più diramazioni di un’ampia cisterna sotterranea a bracci, effettivamente rinvenuta a breve distanza, sotto via Galvano della Volpe”.

Una veduta generale dell'ambiente termale scoperto quest'anno dagli studenti dell'università di Tor Vergata

Una veduta generale dell’ambiente termale scoperto quest’anno dagli studenti dell’università di Tor Vergata

La convenzione è parte di un progetto che, insieme alle attività di scavo, prevede l’avvio di laboratori didattici e di seminari incentrati sullo studio, sul rilievo e sul restauro dei manufatti archeologici (strutture e materiali) portati alla luce. Oggetto di approfondimento anche gli aspetti volti alla ricostruzione del contesto socio-culturale e del paesaggio suburbano antico del quale il complesso faceva parte. Ma il progetto condiviso da Soprintendenza e Università non si ferma ai risultati scientifici e formativi: si sperimenterà, infatti, l’avvio di attività di promozione e valorizzazione a cura degli stessi studenti universitari. “E chissà- osserva il soprintendente Mariarosaria Barbera- che non siano proprio i ragazzi e le ragazze di Tor Vergata a mostrarci un modo nuovo per aprire e tenere aperto un parco archeologico in periferia”. “La scarsità di risorse disponibili – continua- ci costringe sovente a ricoprire gli scavi, una volta completate le indagini. Ma il progetto triennale ci vede puntare, con l’Università di Tor Vergata, su un esperimento che mette studenti e neo laureati in condizione di studiare e di valorizzare un’area archeologica complessa e suggestiva. Se riusciranno bene in tutte le ‘materie’, il quadrante sud-orientale di Roma guadagnerà un parco archeologico e una start-up che non faticherà ad affermarsi anche altrove”. Quanto alle terme venute alla luce nell’area di Tor Vergata, “nel futuro immaginiamo di rendere fruibile al territorio questa scoperta”, conclude il soprintendente: l’idea è appunto quella di un parco archeologico, magari affidato agli studenti della vicina Università di Tor Vergata.

 

All’Arena di Verona “Archeologia in diretta”: apertura straordinaria del cantiere di scavo archeologico nell’anfiteatro. In anteprima i risultati sulla “vita” dell’Arena, dalla sua fondazione in età giulio-claudia al suo riutilizzo dal Medioevo in poi

L'Arena di Verona: l'anfiteatro fu realizzato in età giulio-claudia

L’Arena di Verona: l’anfiteatro fu realizzato in età giulio-claudia

Casali, Tinè e Bruno in sopralluogo

Casali, Tinè e Bruno in sopralluogo

Qualche mese fa, in uno dei sopralluoghi al cantiere aperto nelle viscere dell’Arena per la realizzazione di un nuova cabina elettrica, si era gridato alla scoperta eccezionale: l’Arena è più antica del Colosseo. “Lo scavo ha messo in luce depositi stratificati ancora ben conservati e leggibili, in grado di illustrare una pluralità di vicende di grande interesse”, era intervenuto il vicesindaco di Verona, Stefano Casali, “con reperti di straordinaria importanza per conoscere le fasi edilizie del monumento e datarne con precisione il periodo di costruzione. Di fatto – aveva esultato – siamo di fronte a ritrovamenti straordinari, che nessuno si aspettava. Ringrazio la soprintendenza per la preziosa collaborazione che permette, attraverso un confronto costruttivo e continuo con il Comune, di utilizzare e valorizzare al meglio il nostro anfiteatro”. Una notizia di per sé per nulla inedita – se si considerano le conclusioni – visto che già negli anni Sessanta del secolo scorso tutti i più autorevoli archeologi e storici dell’arte antica, dal Beschi in giù per intenderci, erano già arrivati a questa conclusione sulla base di una comparazione stilistica e strutturale del grande edificio di spettacolo veronese. In realtà la vera scoperta è che per la prima volta la datazione dell’anfiteatro ci sono riscontri archeologici precisi, trovati appunto durante lo scavo. “L’analisi dei reperti ritrovati”, aveva spiegato il soprintendente ai Beni archeologici del Veneto, Vincenzo Tiné, “rappresenta un’opportunità unica per conoscere le fasi edilizie del monumento e le sue vicende con approccio scientifico; il rinvenimento di un sesterzio di bronzo dell’epoca dell’imperatore Claudio, consente di datare la costruzione dell’Arena intorno agli anni 41-42 d.C., confermandone l’antecedenza rispetto al Colosseo, costruito dalla dinastia dei Flavi”.

"Arena di Verona. Archeologia in diretta" è l'apertura straordinaria degli scavi dal 9 al 19 giugno

“Arena di Verona. Archeologia in diretta” è l’apertura straordinaria degli scavi dal 9 al 19 giugno

La campagna di scavi archeologici attualmente in corso ha aperto un doppio fronte di studi che riguardano da una parte, attraverso la stratigrafia, la fruizione dell’Arena in età medioevale e risorgimentale, dall’altra il momento costruttivo dell’anfiteatro stesso. Tra i reperti rinvenuti, oltre alla moneta datante, anche oggetti di uso quotidiano come il manico di un ventaglio, i resti di un pettine in osso, una piccola anfora usata per i rituali augurali in occasione dell’avvio di un cantiere, riconducibile alla prima metà del I secolo d.C. E ora, eccezionalmente, dal 9 al 19 giugno, grazie alla collaborazione della soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto e del Comune di Verona – direzione Musei e coordinamento Edilizia Monumentale – i visitatori dell’anfiteatro avranno la possibilità di osservare il lavoro in corso all’arcovolo 58 e di essere accompagnati alla visita di alcuni reperti dagli stessi archeologi impegnati nello scavo. La proiezione di un video sarà d’ausilio ai visitatori nel ricostruire sia i momenti di attività nel cantiere, sia i contesti archeologici rinvenuti nel corso delle indagini.

L'archeologa Brunella Bruno mostra il sesterzio dell'imperatore Claudio trovato in Arena

L’archeologa Brunella Bruno mostra il sesterzio dell’imperatore Claudio trovato in Arena

“Le indagini di archeologia preventiva nell’Arena di Verona, iniziate alcuni mesi fa per la realizzazione della nuova cabina elettrica dell’anfiteatro e ancora in corso”, spiega Brunella Bruno, direttore del nucleo operativo di Verona della soprintendenza archeologica veneta, “hanno fornito importanti informazioni sulle vicende strutturali e sull’uso del monumento, a partire dalla fase di fondazione – da collegare all’età dell’imperatore Claudio – fino ai secoli del Medioevo e della prima età moderna”. Le indagini archeologiche si sono concentrate negli arcovoli 58, 59 e 60. “I contesti emersi nello scavo”, continua Bruno, “hanno rivelato che tali spazi furono frequentati e utilizzati, nelle diverse fasi storiche, per finalità diverse: essi divennero zone insediative, ospitarono impianti produttivo-artigianali e spazi funerari, alternando, in alcuni momenti, un uso come immondezzai e discariche di materiali edili”. A dare concretezza alla sequenza stratigrafica il ritrovamento di una significativa quantità di reperti che ne illustrano i principali momenti: particolarmente interessante risulta la fase dell’occupazione tardo antica del monumento grazie anche alla recente scoperta di diverse centinaia di monete di IV e V secolo nell’arcovolo 58, attualmente in corso di scavo.

Scheletro di donna risalente al Medioevo rinvenuto negli arcovoli dell'Arena

Scheletro di donna risalente al Medioevo rinvenuto negli arcovoli dell’Arena

“È importante precisare per quanti appassionati approfitteranno dii questa apertura straordinaria”, sottolinea Bruno, “che si tratta di work in progress: i reperti, infatti, non sono stati assemblati né restaurati e i dati che si presentano, in anteprima, necessitano di essere ancora attentamente elaborati e studiati.  Numerosi sono quindi i problemi e gli interrogativi sulle evidenze archeologiche venute alla luce e come tali verranno presentati ai visitatori dagli archeologi protagonisti delle indagini sul campo”. E questa è proprio la novità dell’archeologia in diretta: capire anche come gli archeologi elaborino le varie ipotesi, seguendo lo sviluppo dello scavo e lo studio dei reperti. “Un’occasione unica”, conclude Bruno, “per vivere un’esperienza ravvicinata al cantiere archeologico nel monumento più noto della città e per sottolineare come i lavori e le trasformazioni edilizie possano diventare, grazie alle buone pratiche dell’archeologia preventiva, un’opportunità per accrescere la conoscenza storica”.

L'imponente prospetto esterno dell'Arena di Verona: l'accesso agli scavi è dall'arcovolo 60

L’imponente prospetto esterno dell’Arena di Verona: l’accesso agli scavi è dall’arcovolo 60

La visita al cantiere di scavo e all’esposizione di materiali avverrà tutti i giorni dal 9 al 19 giugno dalle 14 alle 17. L’apertura ufficiale di “Archeologia in diretta” è fissata per il 9 giugno all’arcovolo 60 dell’Arena, alla presenza delle autorità.Tasti di scelta rapida del sito:

 

Al Vittoriano di Roma la mostra “Sulle tracce di Caligola”, storia dei grandi recuperi della Guardia di Finanza al lago di Nemi

La statua di Caligola in trono come Zeus, recuperata nel 2011 dalla Gdf, dopo il delicato restauro

La statua di Caligola in trono come Zeus, recuperata nel 2011 dalla Gdf, dopo il delicato restauro

Tutto è cominciato nel gennaio 2011 quando la Guardia di Finanza intercettò una statua dell’imperatore Caligola ridotta “a pezzi” dai tombaroli per agevolarne l’occultamento all’interno di un container diretto in Svizzera, e una serie di manufatti marmorei e bronzei, recuperati e correlati alla figura dell’imperatore, provenienti dalle sue navi, dalla villa sul lago di Nemi e dal santuario di Diana Aricina. Il sequestro della statua di Caligola in trono come Zeus suscitò nel 2011 uno straordinario clamore mediatico, per la singolarità dell’operazione, lo stato di rinvenimento della scultura e la coincidenza dei duemila anni trascorsi dalla nascita dell’Imperatore Caligola, che sarebbero ricorsi di lí a poco (agosto 2012). Dopo il sequestro, la scultura è stata affidata a un team di restauratori, che l’hanno ricomposta nella foggia originaria, riparando i danni provocati dall’attività di saccheggio dal sito originario, anche se gran parte del lato destro resta incompleta.

Al complesso del Vittoriano di Roma la mostra "Sulle tracce di Caligola"

Al complesso del Vittoriano di Roma la mostra “Sulle tracce di Caligola”

 

Il personale della Guardia di Finanza accanto alla statua di Caligola

Il personale della Guardia di Finanza accanto alla statua di Caligola recuperata nel 2011

A distanza di tre anni, è stata aperta al complesso del Vittoriano di Roma, dove rimarrà fino al 22 giugno, la mostra “Sulle tracce di Caligola, storie di grandi recuperi della Guardia di Finanza sul lago di Nemi”, che ha ottenuto l’alto Patronato del Presidente della Repubblica ed è promossa dal Nucleo Polizia Tributaria Roma – Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico della Gdf in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, per dare visibilità all’operato che la Gdf pone per la salvaguardia dei beni archeologici: nel solo biennio 2012-2013 – ricordiamolo-, l’impegno dei finanzieri ha consentito il recupero di 11.258 manufatti di interesse archeologico; il sequestro di 136.873 opere contraffatte e la denuncia di 294 responsabili per violazione di natura penale. L’esposizione, a cura della soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, si avvale tra gli altri dei contributi del consigliere per la conservazione del patrimonio artistico del presidente della Repubblica, Louis Godart, del direttore generale del ministero dei Beni culturali Luigi Malnati e del comandante del Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico della Gdf Massimo Rossi.

Cratere marmoreo decorato con corsa di bighe della seconda metà del II secolo d.C. in mostra al Vittoriano

Cratere marmoreo decorato con corsa di bighe della seconda metà del II secolo d.C. in mostra al Vittoriano

Oltre alla monumentale scultura, fulcro dell’evento, è esposto per la prima volta al pubblico un corpus di manufatti marmorei e bronzei recuperati dall’indotto clandestino e correlati alla figura di Caligola, perché provenienti, come detto, dal territorio nemorense e in particolare dalle navi dell’imperatore, dalla sua villa sul lago di Nemi e dal santuario di Diana Aricina. Tra queste un Cratere marmoreo decorato con corsa di bighe della seconda metà del II secolo d.C., una statua marmorea di Apollo e una copia bronzea di cassetta con mano apotropaica (entrambe del II secolo d.C.) proveniente da una delle navi dell’Imperatore. La mostra è corredata da un apparato didattico e multimediale, con immagini storiche provenienti dagli archivi di Teche Rai, attrezzature sequestrate ai “tombaroli” e corner tematici sulla pluridecennale attività della Guardia di Finanza a tutela dell’arte.

 

I monumenti dell’antica Alessandria in Egitto rivivono in 3D grazie al progetto CBCMed

Tanto pubblico alla proiezione in 3D dei monumenti antichi di Alessandria d'Egitto su una parete della Biblioteca

Tanto pubblico alla proiezione in 3D dei monumenti antichi di Alessandria d’Egitto su una parete della Grande Biblioteca

Una ricostruzione del Faro di Alessandria, una delle sette meraviglie del mondo antico

Una ricostruzione del Faro di Alessandria, una delle sette meraviglie del mondo antico

Il serapeo e il teatro romano, come il faro o la colonna di Pompeo si materializzano come d’incanto su una parete della nuova Biblioteca di Alessandria in un gioco di luci, colori e musica. Il visitatore-spettatore-turista che in quel momento si trova a passeggiare sul moderno lungomare della prima delle città omonime fondata da Alessandro Magno si trova coinvolto e rapito dallo spettacolo in una full immersion virtuale che lo porta a visitare o, meglio, a essere letteralmente entro il monumento proiettato in 3D. È l’effetto straordinario del progetto  International Augmented Med (IAM), finanziato dal programma europeo di cooperazione transfrontaliera nel Mediterraneo (CBCMed), per promuovere lo sviluppo del turismo e dei siti archeologici. Grazie a uno spettacolo in 3D proiettato su una delle facciate della struttura che ospita la Biblioteca alessandrina, centinaia di curiosi, turisti e non solo hanno potuto ripercorrere nei giorni scorsi la storia della città, dalla sua fondazione fino alla fine del periodo classico, ammirandola in una luce nuova, più moderna e tecnologica, senza però dimenticarne la dimensione storica.

Una veduta aerea della moderna monumentale Biblioteca di Alessandria d'Egitto

Una veduta aerea della moderna monumentale Biblioteca di Alessandria d’Egitto

Il tema della proiezione della durata di quindici minuti, che combina effetti sonori e di luci tramite elementi virtuali, è quello della storia di Alessandria, dalla sua fondazione fino alla fine del periodo classico, con un focus speciale sui principali siti turistici della città e sulle principali tappe storiche. Ogni spettatore sarà in grado di vedere l’anfiteatro romano come se fosse al suo interno, migliaia di anni fa, o scoprire i segreti del grande faro, una delle sette meraviglie del mondo antico.

Una sfinge a "guardia" della cosiddetta colonna di Pompeo ad Alessandria d'Egitto

Una sfinge a “guardia” della cosiddetta colonna di Pompeo ad Alessandria d’Egitto

“Si tratta di un progetto molto importante per Alessandria, una città ricca di storia, punto di incontro tra le due sponde del Mediterraneo”, ha affermato Yasser G. Aref, ricercatore. “La comunicazione è molto importante in questo progetto, ma non va dimenticato anche l’aspetto tecnico. Obiettivo di questa iniziativa è di incentivare il turismo. Si tratta di un progetto pilota e credo sia stato molto interessante, sia per i locali sia per i turisti”, ha aggiunto Mohamed Hafez, che si è occupato della parte amministrativa.

Una suggestiva immagine del quartiere monumentale della biblioteca di Alessandria in notturna

Una suggestiva immagine del quartiere monumentale della biblioteca di Alessandria in notturna

L’evento è stato inserito nel calendario dell’Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite. Il progetto IAM, riferisce il sito web di Enpi (www.enpi-info.eu), si concentra sull’applicazione di tecnologie multimediali innovative nella gestione del patrimonio culturale e naturale. I visitatori dei siti pilota del progetto avranno la possibilità di riscoprire varie aree e monumenti, come la chiesa greco-ortodossa di El Khadr a Taybeh (Territori palestinesi) e il museo archeologico di Dar-es-Saraya in Giordania, attraverso le potenzialità di ricostruzione offerte dal 3D, con installazioni o illuminazioni interattive. IAM è coordinato dal comune di Alghero in Italia e riunisce 13 partner da sette Paesi dell’area euro-mediterranea. Sul sito http://www.iam-project.eu è possibile documentarsi anche in vista dei prossimi progetti: i due festival mirati a fare vedere le applicazioni di tecnologie multimediali per la valorizzazione del patrimonio: a Taybeh in Cisgiordania (21-22 settembre) e a Girona in Spagna (1-3 ottobre).