Il culto di Dioniso e il mito di Teseo nella stele a bassorilievo della tomba del “signore” del sepolcreto etrusco di via Saffi a Bologna

Paola Desantis, a destra, studia con la restauratrice Antonella Pomicetti la stele etrusca scoperta nel sepolcreto di via Saffi a Bologna

L’archeologa della soprintendenza Paola Desantis, a destra, studia con la restauratrice Antonella Pomicetti la stele etrusca scoperta nel sepolcreto di via Saffi a Bologna

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d'Italia

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Della eccezionale scoperta nel 2007 del sepolcreto di via Saffi nel cuore della Bologna etrusca l’archeologa della soprintendenza per i Beni archeologici dell’Emilia Romagna, Paola Desantis, aveva parlato per la prima volta alla comunità scientifica solo nel dicembre scorso al convegno di Etruscologia che si è tenuto ad Orvieto dal 13 al 15 dicembre 2013. Ma è stato proprio in occasione del ciclo di conferenze “…comunicare l’archeologia…” promosso dal Gruppo archeologico bolognese al centro sociale G.Costa di Bologna che Paola Desantis, responsabile dello scavo, ha illustrato per la prima volta a Bologna questa straordinaria sepoltura con stele insieme alle ultime novità sulla lettura delle raffigurazioni della stele emerse nei restauri tuttora in corso.

Stamnos attico a figure rosse trovato nel sepolcreto di via Saffi a Bologna

Stamnos attico a figure rosse trovato nel sepolcreto di via Saffi a Bologna

Nell’autunno 2007, gli scavi effettuati dalla soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna nell’ex cinema Marconi, in via Saffi a Bologna, hanno portato alla luce una necropoli etrusca databile tra il VI e il V secolo a.C. Il sepolcreto, costituito da 11 tombe con ricchi corredi in ceramica attica, ha restituito in particolare una straordinaria stele in arenaria scolpita a bassorilievo, con rappresentazione del viaggio del defunto nell’aldilà su un carro trainato da una pariglia di cavalli. A scoprire il sepolcreto fu l’ispettore onorario per l’archeologia Paolo Calligola che ne segnalò la presenza durante i lavori per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo in via Saffi, nell’ex cinema Marconi, immediatamente all’esterno del torrente Ravone. Lo scavo archeologico è stato eseguito dalla ditta Wunderkammer, sotto la direzione scientifica di Paola Desantis della soprintendenza per i beni Archeologici dell’Emilia-Romagna; lo studio epigrafico di Daniele Maras, le analisi osteologiche sono di Maria Giovanna Belcastro (UniBO). Il restauro dei materiali è stato eseguito da Antonella Pomicetti, Virna Scarnecchia, Monica Zanardi e Micol Siboni (Soprintendenza per i beni Archeologici dell’Emilia-Romagna) e dalla ditta Kriterion. Le foto sono di Roberto Macrì (Soprintendenza per i beni Archeologici dell’Emilia-Romagna).

“Le aree lungo questa strada, che ricalca il percorso dell’antica via Emilia in uscita occidentale dalla città”, spiega Desantis, “finora non avevano restituito alcuna testimonianza archeologica, né coeva alla strada romana né tantomeno precedente. Le 11 tombe rinvenute nel 2007 erano disposte lungo la sponda settentrionale di un ampio canale di epoca etrusca che pare segnare un reale confine, visto che sull’altra sponda non sono emersi dati archeologici rilevanti”.

La stele etrusca con bassorilievi dal sepolcreto di via Saffi a Bologna

La stele etrusca con bassorilievi dal sepolcreto di via Saffi a Bologna

Gli studi di Paola Desantis hanno indagato le caratteristiche delle diverse sepolture, mettendo in luce una “coerenza ideologica” che sembra collegarle l’una all’altra, e tutte insieme a quella che si configura come la tomba di riferimento principale, risalente alla metà del V secolo a.C., caratterizzata da una stele figurata di eccezionale qualità e dai significati e rinvii ideologici estremamente complessi. “Oggi è possibile ricostruire l’identità di chi è stato sepolto con quella particolare stele”, continua Desantis, “grazie all’eccezionale quantità di elementi a disposizione dell’archeologia e delle discipline scientifiche di cui ci si è potuti avvalere, a cominciare dallo studio delle ossa (mentre sono ancora in corso analisi genetiche, paleobotaniche e diagnostiche per immagini). La presenza poi di ceramica attica di straordinario pregio caratterizzata da una particolare iconografia, oltre a consentire una più precisa datazione della sepoltura con preziosi riferimenti cronologici, conduce in particolare al culto di Dioniso e al mito di Teseo, le cui immagini sono molto ricorrenti”. Il significato ideologico riassunto dalla stele è icastico: il viaggio del defunto verso l’aldilà su un carro dall’alta sponda, accompagnato da demoni che in varie guise lo facilitano e confortano, da quello che gli apre la via, a quello che balza dietro di lui sul carro, al capro che sembra proteggerne il viaggio dall’alto. La presenza di un satiro (al momento la più antica attestazione su una stele felsinea) ripropone anche sulla stele una particolare adesione al culto di Dioniso. Contribuisce in modo sostanziale a dare un’identità più precisa al defunto nella tomba  anche l’eccezionale presenza dell’iscrizione (a Felsina solo altre 14 stele la recano) che, evidenziata da colore rosso, dichiara i nomi corredati di gentilizio dei due sepolti. “La stele di via Saffi, rinvenuta con il contesto tombale cui era pertinente”, conclude Desantis, “arricchisce in maniera sostanziale il vasto quadro di riferimento delle stele felsinee, il cui complesso è di circa 210 monumenti nella massima parte dei casi però rinvenuti decontestualizzati e quindi privi del contesto tombale di riferimento che avrebbe consentito di datarli con sicurezza e leggerne le caratteristiche anche alla luce dei diversi aspetti del corredo”.

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