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Riforma Franceschini: nominati i dieci nuovi direttori di musei e parchi archeologici. Sono italiani, archeologi e storici dell’arte, con esperienza internazionale

Dario Franceschini, ministro per i Beni culturali, plaude alle scelte della commissione

Dario Franceschini, ministro per i Beni culturali, plaude alle scelte della commissione

Archeologi e storici dell’arte chiamati per la Riforma Franceschini dalla commissione presieduta da Paolo Baratta, con Lorenzo Casini (ordinario di diritto amministrativo della Scuola IMT Alti studi di Lucca), Keith Christiansen (storico dell’arte e curatore capo del Department of Eurepean Paintings del Metropolitan Museum of Art di New York), Claudia Ferrazzi (consigliere di Amministrazione del Louvre-Lens) e Michel Gras (archeologo e direttore di ricerca del Centre national de la recherche scientifique di Parigi): con la selezione internazionale per i direttori dei 10 grandi musei e parchi archeologici italiani si è infatti conclusa la seconda fase della riforma, che ha interessato il museo Nazionale romano, il complesso monumentale della Pilotta a Parma, il museo della Civiltà di Roma, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, il museo storico e il parco del Castello di Miramare a Trieste, il parco archeologico dei Campi Flegrei a Napoli, il parco archeologico dell’Appia antica a Roma, il parco archeologico di Ercolano a Napoli, il parco archeologico di Ostia antica a Roma, Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli. Due dei 10 nuovi direttori rientrano in Italia dopo un’esperienza professionale all’estero: si tratta di Andreina Contessa, scelta per il Castello di Miramare di Trieste, che arriva dal Nahon Museum of Italian Jewish Art di Gerusalemme, e Simone Verde scelto per dirigere la Pilotta a Parma, che viene dal Louvre di Abu Dhabi. Sei dei nuovi direttori sono archeologi e quattro storici dell’arte, mentre sei, tre funzionari e tre dirigenti, provengono dal Mibact. “Con queste 10 nomine di grande levatura scientifica”, interviene il ministro Franceschini, “sono state riconosciute le eccellenze italiane, con particolare riferimento all’archeologia e alla storia dell’arte. La commissione ha fatto un grande lavoro e ha offerto al direttore generale dei Musei del Mibact, Ugo Soragni, e a me la possibilità di scegliere in terne di assoluto valore. I nuovi direttori sono italiani con elevata professionalità nella direzione del patrimonio culturale, con alcuni che tornano nel nostro Paese dopo importanti esperienze all’estero”. Il ministro ha scelto il direttore del museo nazionale Romano, mentre il dg Soragni ha scelto i direttori degli altri 9 musei e parchi archeologici. Vediamo le dieci schede.

Daniela Porro, neo direttore del museo nazionale Romano

Daniela Porro, neo direttore del museo nazionale Romano

MUSEO NAZIONALE ROMANO (ROMA): Daniela Porro, storica dell’arte. Entrata nel 1985 al Mibact dove dal 2009 è dirigente storico dell’arte. Dal 2012 al 2015 ha diretto la soprintendenza speciale per il Patrimonio storico-artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Roma. Dal 2015 è segretario regionale del Lazio. È considerata tra i dirigenti più esperti nel settore museale.

Simone Verde, neo direttore del Complesso della Pilotta

Simone Verde, neo direttore del Complesso della Pilotta

COMPLESSO MONUMENTALE DELLA PILOTTA (PARMA): Simone Verde, storico dell’arte. Dal 2014 è responsabile della ricerca scientifica e della produzione editoriale del Louvre-Abu Dhabi negli Emirati Arabi, dove ha anche coordinato l’equipe scientifica dell’Agence France-Muséums. Curatore di mostre e docente, è autore di noti saggi nel settore del patrimonio culturale.

Filippo Maria Gambari, neo direttore del museo delle Civiltà

Filippo Maria Gambari, neo direttore del museo delle Civiltà

MUSEO DELLE CIVILTÀ (ROMA): Filippo Maria Gambari, archeologo. Dirigente dal 2009 del Mibact dove è entrato nel 1979. Soprintendente per i beni archeologici dell’Emilia Romagna dal 2010 al 2014, della Lombardia dal 2014 al 2016, e poi della Sardegna. Archeologo con una vasta esperienza sul campo e dall’alto profilo scientifico.

Valentino Nizzo, neo direttore del museo etrusco di Villa Giulia

Valentino Nizzo, neo direttore del museo etrusco di Villa Giulia

MUSEO NAZIONALE ETRUSCO DI VILLA GIULIA (ROMA): Valentino Nizzo, archeologo. Dottore di ricerca in Archeologia, dal 2010 funzionario archeologo della soprintendenza Archeologica dell’Emilia Romagna. Ha all’attivo numerose attività di scavo e ricognizione archeologica antecedenti all’ingresso nel Mibact. Autore di diverse pubblicazioni.

Andreina Contessa, neo direttore del Castello di Miramare

Andreina Contessa, neo direttore del Castello di Miramare

MUSEO STORICO E PARCO DEL CASTELLO DI MIRAMARE (TRIESTE): Andreina Contessa, storica dell’arte e curatrice museale. Dal 2009 è direttore del Nahon Museum of Italian Jewish Art a Gerusalemme. Dal 1994 ha insegnato storia dell’arte in Europa e negli Stati Uniti. Autrice di numerose pubblicazioni, ha curato diverse mostre, realizzando direttamente anche documentari e altri prodotti multimediali.

Adele Campanelli, il neo direttore del parco dei Campi Flegrei

Adele Campanelli, il neo direttore del parco dei Campi Flegrei

PARCO ARCHEOLOGICO DEI CAMPI FLEGREI: Adele Campanelli, archeologo. Dirigente archeologo Mibact dove è entrata nel 1980. Soprintendente per i Beni archeologici delle Province di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta dal 2010 al 2014. Dal 2015 al 2016 è stata soprintendente Archeologia della Campania e, poi, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio dal 2016. Vanta una lunga esperienza sia nella tutela del territorio, sia nella gestione e nella direzione di istituti e luoghi della cultura.

Rita Paris, neo direttore del parco dell'Appia antica

Rita Paris, neo direttore del parco dell’Appia antica

PARCO ARCHEOLOGICO DELL’APPIA ANTICA: Rita Paris, archeologo. Funzionaria del Mibact dal 1983. Responsabile dei monumenti e delle aree archeologiche dell’Appia antica dal 1996, cura, dal 2006, anche l’Archivio Cederna. È studiosa molto apprezzata in Italia e all’estero.

Francesco Sirano, neo direttore del parco di Ercolano

Francesco Sirano, neo direttore del parco di Ercolano

PARCO ARCHEOLOGICO DI ERCOLANO: Francesco Sirano, archeologo. Funzionario Mibact dal 1999, ha maturato importanti esperienze nella gestione e nella tutela delle aree archeologiche della Campania. Autore di numerose pubblicazioni, è abilitato all’insegnamento come professore universitario in Italia e in Francia.

Fabrizio Delussu, neo direttore del parco di Ostia antico

Fabrizio Delussu, neo direttore del parco di Ostia antico

PARCO ARCHEOLOGICO DI OSTIA ANTICA: Fabrizio Delussu, archeologo. Direttore e curatore del museo Archeologico di Dorgali, in Sardegna, dal 2012 al 2016. Docente e ricercatore all’università di Sassari dal 1998, vanta una decennale esperienza nei rapporti con le pubbliche amministrazioni, con specifico riguardo alla archeologia.

Andrea Bruciati, neo direttore di Villa Adriana

Andrea Bruciati, neo direttore di Villa Adriana

VILLA ADRIANA E VILLA D’ESTE (TIVOLI): Andrea Bruciati, curatore e storico dell’arte. È stato direttore artistico di ArtVerona e di BJCEM 2015, la biennale di giovani creativi dell’Europa (Milano 2015). Ha all’attivo numerosi progetti curatoriali e numerose pubblicazioni su riviste di settore.

Da Annibale a Catullo: la romanizzazione delle genti padane nella grande mostra archeologica a Brescia “Brixia. Roma e le genti del Po” che si completa con il Parco archeologico, tra il teatro, il Capitolium e le domus

Il teatro romano della romana Brixia è uno dei monumenti che fanno del Parco archeologico di Brescia un unicum

Il teatro romano della romana Brixia è uno dei monumenti che fanno del Parco archeologico di Brescia un unicum

Perché i Romani vollero espandersi verso l’Italia settentrionale? Cosa li attrasse nelle terre del Po occupate da genti di cultura e tradizioni così lontane dalle loro? Una mostra archeologica risponde per la prima volta a questi interrogativi in un viaggio nel tempo e nello spazio attraverso reperti inediti. Sono proprio la storia delle popolazioni della Pianura Padana e il loro progressivo assorbimento da parte di Roma i protagonisti della mostra “Brixia. Roma e le genti del Po”, in programma del 9 maggio al 17 gennaio nel Museo di Santa Giulia di Brescia, l’antica Brixia, che delle città del Nord Italia è quella che possiede la maggior quantità di beni archeologici dell’epoca. Nel 295 a.C., nel cuore delle Marche, a Sentino, l’esercito di Roma e dei suoi alleati sconfiggeva la coalizione guidata da Sanniti e Galli Senoni. Con quella vittoria Roma affermava il suo dominio incontrastato sulla penisola e si apriva la strada per la valle Padana. In pochi anni avrebbe sottomesso il territorio senone e fondato la colonia latina di Rimini, e nei due secoli successivi avrebbe prima conquistato e poi gradualmente inserito nel sistema politico romano tutta l’Italia settentrionale, in un processo concluso nel 49 a.C. con la concessione della cittadinanza.

Il monumentale foro della romana Brixia collegato al museo di Santa Giulia

Il monumentale foro della romana Brixia collegato al museo di Santa Giulia

Curata da Luigi Malnati, soprintendente ai Beni archeologici dell’Emila Romagna, e Filli Rossi, della soprintendenza ai Beni archeologici della Lombardia, la mostra “Brixia” narra queste vicende superando lo schema tradizionale dello scontro tra Roma e popolazioni locali considerate semibarbare e da integrare nella civiltà classica, per mostrare la realtà di un confronto che ha avuto molteplici sfaccettature. “Una grande mostra e un evento atteso da decenni”, sottolineano gli organizzatori, entrambi a Brescia ed entrambi collegati alla storia più antica della città e di un vasto territorio. Una mostra non a caso realizzata a Brescia, la Brixia dei romani, che comunque non si limita a illustrare l’origine della città ma racconta per la prima volta la grande vicenda che ha portato, tra il III e il I secolo a.C., alla romanizzazione delle genti del Po. “Una vicenda che ha la potenza di un’epopea, una storia di scontri ma anche incontri di civiltà, di sopraffazione e di profonda integrazione. Un’epopea che annovera nomi a noi familiari dai libri di scuola, Annibale, Scipione, Emilio Lepido, Mario Silla, la Gallia Cisalpina, la Roma Repubblicana, ma anche di personalità che nulla hanno a che fare con campagne militari e battaglie, come quelli del filosofo Catone o del poeta Catullo. Una storia che, tra pace e guerra, permette la creazione di un nuovo modello sociale, un percorso di trasformazione, o meglio modernizzazione, di un grande territorio, una metamorfosi sociale e culturale, innanzitutto, ma anche fisica, con disboscamenti, bonifiche, messe a coltura di terre fertilissime e con la fondazione di città unite da grandi strade consolari. Un percorso lungo tre secoli, dopo i quali nulla è più stato come prima”.

La locandina della mostra "“Brixia. Roma e le genti del Po” al museo di Santa Giulia a Brescia

La locandina della mostra ““Brixia. Roma e le genti del Po” al museo di Santa Giulia a Brescia

La mostra che BRIXIA dedica a “Roma e le genti del Po. Un incontro di culture. III-I secolo a.C.” è una grande esposizione archeologica, un percorso di ben 1500 metri quadri con quasi 500 reperti, tutti attentamente selezionati, in parte concessi da 47 musei e istituzioni italiane ma molti mai esposti prima, perché provenienti da scavi recenti. Ma è anche un percorso emotivo, con installazioni interattive e multimediali che fanno rivivere situazioni e atmosfere di quei tempi lontani, adatte anche ai ragazzi. Uscire dalla mostra poi e incamminarsi nel Parco Archeologico sarà come uscire dal mito e dal racconto per entrare nella storia. Accompagnano la mostra il catalogo generale, a cura di Luigi Malnati e Valentina Manzelli, e la guida alla mostra e alla Brescia Repubblicana, pubblicati entrambi dall’editore GAmm Giunti. Il biglietto d’ingresso denominato BRIXIA (intero 13 euro) comprende la visita alla mostra (allestita nel museo di Santa Giulia) e al Parco Archeologico (IV cella, Capitolium e teatro); si consiglia la prenotazione per la visita della IV cella data la capienza limitata a un massimo di 150 persone all’ora. Sono previste altre due tipologie di biglietto che integrano BRIXIA con il Museo di Santa Giulia (intero integrato 17,50 euro) o con i Musei del Castello (intero integrato 14 euro).

Le pareti affrescate della cella di età repubblicana all'interno del Capitolium di Brescia

Le pareti affrescate della cella di età repubblicana all’interno del Capitolium di Brescia

Il Parco Archeologico. Brixia, la Brescia romana, è testimoniata splendidamente dal Parco Archeologico, il più importante, esteso e conservato dell’intera Gallia Cisalpina, ovvero del nord Italia, che è compreso e integrante la visita della mostra. Anzi, proprio in occasione della inaugurazione della grande mostra, la Brixia che si erge intorno al celebre Capitolium, nel cuore della moderna città, svela due ulteriori gemme: la Quarta Cella del tempio Repubblicano, eretto tre secoli prima dell’attuale con i raffinati affreschi parietali appena restaurati, e il grande Teatro Romano di Età Imperiale. In un percorso che va dal Capitolium, ora integralmente visitabile, al Teatro, a Santa Giulia, dove sono conservate le spettacolari Domus dell’Ortaglia insieme a sontuosi mosaici e ai grandi bronzi, prima fra tutte la celebre Vittoria Alata, nascosti e rinvenuti proprio nell’area archeologica e sacra della città. Sfuggiti dalle invasioni barbariche per arrivare sino a noi. Un tesoro di statuaria bronzea unico al mondo per qualità e bellezza.

“…comunicare l’archeologia…”: il Gruppo archeologico bolognese nel ciclo del secondo trimestre dedica un focus alla distruzione del patrimonio archeologico nel Vicino Oriente

Il museo archeologico di Mosul, in Iraq, prima della distruzione da parte dell'Is

Il museo archeologico di Mosul, in Iraq, prima della distruzione da parte dell’Is

A colpi di martello contro un lamassu (toro alato androcefalo) da Nimrud al museo di Mosul

A colpi di martello contro un lamassu (toro alato androcefalo) da Nimrud al museo di Mosul

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d'Italia

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

La distruzione del patrimonio archeologico del Vicino Oriente sotto i colpi dei miliziani dello Stato Islamico sarà tra i temi forti affrontati nel ciclo di conferenze del secondo trimestre 2015, “…comunicare l’archeologia…”, fiore all’occhiello del Gruppo archeologico bolognese. L’appuntamento è alle 16.30 di giovedì 16 aprile nell’aula cesare Gnudi della Pinacoteca Nazionale di Bologna, in viale delle Belle Arti, per l’incontro con il prof. Paolo Brusasco, docente di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico alla Scuola di Scienze Umanistiche dell’Università di Genova, su “Futuro senza passato: l’estinzione del patrimonio culturale in Siria e Iraq”. L’ingresso all’Aula Gnudi per partecipare esclusivamente alla conferenza è gratuito. Si emetterà comunque biglietto gratuito per le persone che intendono accedere alla conferenza, solo a partire dalle 16. Continua così l’impegno dei soci del Gabo, tra cui insegnanti di scuole medie superiori, studenti universitari, archeologi ed appassionati di vario tipo, accomunati dal medesimo interesse per la storia della cultura e dell’arte antica, di organizzare cicli di lezioni, incontri e visite guidate “col fine di supportare la conoscenza e la tutela del patrimonio archeologico, storico ed artistico, locale e non solo”.

La stele funeraria di Vel Kaikna raffigura una grande nave etrusca da guerra che naviga in mare

La stele funeraria di Vel Kaikna raffigura una grande nave etrusca da guerra che naviga in mare

Ma vediamo meglio nel dettaglio il programma del ciclo di incontri del secondo trimestre. Si inizia martedì 14 aprile, alle 21, al centro sociale G.Costa, via Azzo Gardino 48, con Gianni Garzaroli, archeologo dell’università di Bologna, impegnato nella missione “Samaipata” in Bolivia, il quale parlerà proprio de “La roca esculpida di Samaipata (Bolivia)”. Due giorni dopo, giovedì 16, come anticipato, alle 16.30, ma alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, il prof. Paolo Brusasco, docente di Archeologia e Arte del Vicino Oriente Antico all’Università di Genova, affronta un tema di drammatica attualità: “Futuro senza passato: l’estinzione del patrimonio culturale in Siria e Iraq”. Domenica 26 aprile ci si sposta al museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto dove, alle 17, dove si ripropone l’intervista impossibile a Vel Kaikna di Giuseppe Mantovani con Marco Mengoli nei panni di Vel Kaikna e Davide Giovannini in quelli dell’intervistatore. L’etrusco Vel Kaikna, membro di un’importante famiglia di Felsina, era probabilmente un ammiraglio o un navarca: lo fa capire la sua stele funeraria, esposta nel museo civico Archeologico di Bologna, su cui si staglia una nave da guerra etrusca. Si potrà conoscere Vel Kaikna proprio grazie all’intervista “Impossibile” scritta da Giuseppe Mantovani e realizzata in collaborazione con il Gruppo Archeologico Bolognese.

"Didone, per esempio. Nuove storie dal passato" di Mariangela Galatea Vaglio

“Didone, per esempio. Nuove storie dal passato” di Mariangela Galatea Vaglio

Da martedì 5 maggio gli appuntamenti tornano al centro sociale G.Costa dove alle 21ci sarà una serata a disposizione dei soci (relazioni di viaggio, esperienze archeologiche, tutto quanto fa storia), in attesa dell’incontro di martedì 12, sempre al Costa, sempre alle 21, con la prof.ssa Mariangela Vaglio, dottore in Storia Antica alla Sapienza di Roma, giornalista e scrittrice, che – dopo il successo del libro-saggio “Didone, per esempio. Nuove storie dal passato“, biografie non convenzionali dei grandi personaggi – mitici o storici – del mondo greco-romano, a Bologna anticiperà il nuovissimo secondo volume “Socrate, per esempio”, che dovrebbe essere in libreria per la fine di maggio, soffermandosi su “I filosofi presocratici tra divulgazione e fonti antiche”. Martedì 19 maggio, ancora al Costa alle 21, con Valentina Manzelli, archeologa della soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, si avrà la presentazione della mostra “Brixia, Roma e le genti del Po”, prevista a Brescia, al museo di Santa Giulia e area archeologica, dal 9 maggio 2015 al 17 gennaio 2016. Il progetto scientifico della mostra è di Luigi Malnati, già soprintendente per l’Archeologia dell’Emilia Romagna, e Filli Rossi.

Tumuli etruschi nella necropoli della Banditaccia a Cerveteri

Tumuli etruschi nella necropoli della Banditaccia a Cerveteri

Alla fine di maggio l’appuntamento è il 28, un giovedì, alle 21, alla Mediateca di San Lazzaro, in via Caselle 22, a S. Lazzaro, vicino Bologna, per un’altra “Intervista impossibile”, questa volta ad Attilio Regolo, a cura di Umberto Eco. Introduce la serata Erika Vecchietti, assegnista di ricerca al dipartimento di Storia culture e civiltà dell’università di Bologna, con Marco Mengoli nella parte di Attilio Regolo e Davide Giovannini in quella dell’intervistatore. Questo secondo ciclo di “…comunicare l’archeologia…” chiude martedì 9 giugno, alle 21, al Costa, con “Principi etruschi a Cerveteri. Le tombe orientalizzanti in località S. Paolo” illustrati dalla prof.ssa Maria Antonietta Rizzo, docente di Etruscologia e Antichità Italiche all’università di Macerata.

A Pilastri di Bondeno, nella campagna ferrarese, si scava una terramara di 3500 anni fa. Ricerche in diretta su Internet e in contemporanea mostra al museo Archeologico di Ferrara. L’ambra e il mito di Fetonte, Eridano e le Eliadi

Il fondo Verri di Pilastri di Bondeno dove si sta scavando una terramara del Bronzo medio e recente

Il fondo Verri di Pilastri di Bondeno dove si sta scavando una terramara del Bronzo medio e recente

Tre anni per dare un volto e una forma alla vita dei nostri antenati che più di tremila anni fa popolavano il Basso Polesine a un passo dal grande fiume in quello che oggi è la campagna ferrarese. È l’impegno assunto dalla soprintendenza ai Beni archeologici dell’Emilia Romagna che ha firmato quest’estate una convenzione con Comune di Bondeno, associazioni locali e una équipe interdisciplinare di archeologi delle Università di Padova e di Ferrara, per l’indagine archeologica del fondo Verri di Pilastri di Bondeno, uno dei più antichi siti noti della provincia di Ferrara, e che nella prima campagna di scavo in corso ha già restituito – tra l’altro – frammenti di ambra che portano immediatamente ai miti di Fetonte, di Eridano e delle sorelle Eliadi, leggende legate indissolubilmente con la pianura Padana e il fiume Po.

Il logo del progetto di ricerca archeologica "Terramara di Pilastri" a Bondeno, nel Ferrarese

Il logo del progetto di ricerca archeologica “Terramara di Pilastri” a Bondeno, nel Ferrarese

A Pilastri ci sono infatti i resti di un insediamento dell’Età del Bronzo medio e recente (3600-3200 anni fa), con caratteristiche affini ai villaggi della “civiltà delle Terramare” documentati nella pianura Padana centro-occidentale. Non è un caso che il progetto scientifico lanciato da questa importante quanto poco percorsa collaborazione tra enti pubblici, università, soprintendenza, associazioni, sponsor privati, e il coinvolgimento diretto della cittadinanza-pubblico perché si “appropri” di un bene identitario della comunità, sia lo studio, la conservazione-salvaguardia e la valorizzazione della “Terramara di Pilastri”, già interessata lo scorso anno e nel 1989 da una serie di indagini che ne hanno messo in luce la natura e l’interesse archeologico.

La ricostruzione di una terramara dell'età del Bronzo in pianura Padana

La ricostruzione di una terramara dell’età del Bronzo in pianura Padana

Le Terramare (il termine deriva da terra marna che in dialetto emiliano significa “terra grassa” con riferimento alla terra, generalmente di colore scuro, tipica dei depositi archeologici pluristratificati) erano antichi villaggi dell’età del bronzo media e recente (1650-1150 a.C.) dell’Emilia e delle zone di bassa pianura Padana. Espressione dell’attività commerciale dell’età del Bronzo, sono insediamenti lungo una via che attraversava le Alpi nella Val Camonica e giungeva alle sponde del Po, dove venivano costruite le terramare che fungevano da depositi e punti di partenza delle merci costituite da ambra del mar Baltico e stagno dai monti Metalliferi, con direzione lungo il Po fino alla foce e all’Adriatico, verso il mar Mediterraneo orientale, l’Egeo, Creta, l’Asia Minore, la Siria, l’Egitto.

Bambini della scuola primaria di Pilastri in visita al cantiere di scavo

Bambini della scuola primaria di Pilastri in visita allo scavo

“L’indagine”, spiegano i promotori, “inserita nel più ampio progetto denominato “Memoria & Terremoto” perché nato direttamente dall’esperienza post-sisma, ha tuttavia un importante obiettivo sociale oltre che scientifico, già messo in pratica nelle indagini preliminari del 2013, quello di condividere il più possibile l’esperienza di scavo col pubblico, in modo da far sì che il passato rimesso in luce dall’archeologia sia percepito come una realtà attuale e condivisa; come parte integrante di una identità sempre di più collettiva e, al tempo stesso, come nuova potenziale risorsa e prospettiva di sviluppo attraverso la riscoperta delle radici e delle peculiarità del territorio”.

Allo scavo archeologico partecipano ricercatori e studenti delle università di Padova e di Ferrara, e membri dei Gruppi Archeologici di Bondeno e di Ferrara

Allo scavo archeologico partecipano ricercatori e studenti delle università di Padova e di Ferrara, e membri dei Gruppi Archeologici di Bondeno e di Ferrara

Dal 15 settembre e fino al 31 ottobre la Terramara di Pilastri è oggetto della prima campagna di scavo, diretta dalla soprintendenza in collaborazione con la ditta Petra di Padova, cui partecipa un nutrito gruppo di ricercatori e studenti provenienti dalle università di Padova e di Ferrara, con il supporto di alcuni membri dei Gruppi Archeologici di Bondeno e di Ferrara. “L’indagine”, sottolineano in soprintendenza, “si avvale di tecniche d’avanguardia volte non soltanto a raccogliere ulteriori informazioni sulla struttura e l’organizzazione dell’insediamento ma, soprattutto, a indagare e ricostruire le modalità di vita della popolazione e l’ambiente che caratterizzava l’epoca della terramara, riservando particolare attenzione agli aspetti bio-archeologici, al fine di ricomporre nel dettaglio l’alimentazione e le forme di sussistenza dei nostri antenati”. Il progetto, ricorda il sindaco di Bondeno, Alan Fabbri, presente all’avvio delle ricerche, è stato possibile “grazie alla disponibilità dei proprietari e conduttori del terreno – in primis Giuseppe Papi – e al cospicuo contributo messo a disposizione dal comune di Bondeno e da ulteriori sponsor individuati sul territorio cui, si spera, altri se ne vorranno aggiungere nel prosieguo dell’iniziativa”.

Lo scavo archeologico è attento a ogni dettaglio che il terreno restituisce per capire meglio i nostri antenati

Lo scavo archeologico è attento a ogni dettaglio che il terreno restituisce per capire meglio i nostri antenati

Una ricostruzione della vita quotidiana in una terramara di 3500 anni fa

Una ricostruzione della vita quotidiana in una terramara di 3500 anni fa

“Tra gli obiettivi principali dell’indagine”, interviene il direttore dello scavo, Valentino Nizzo della soprintendenza ai Beni archeologici dell’’Emilia Romagna (SBAER), “non vi è solo quello di raccogliere ulteriori informazioni sulla struttura e l’organizzazione dell’insediamento ma, soprattutto, di indagare e ricostruire le modalità di vita della popolazione e l’ambiente che caratterizzava l’epoca della terramara, vale a dire fra i 3600 e i 3200 anni fa”. Non è un caso che l’équipe scientifica mette in campo le più aggiornate tecniche d’indagine bioarcheologica al fine di ricomporre nel dettaglio l’alimentazione e le forme di sussistenza dei nostri antenati. E poi, come già accennato, c’è l’idea, già sperimentata nelle prospezioni del 2013, di condividere il più possibile l’esperienza di scavo col pubblico, in modo da far sì che il passato rimesso in luce dall’archeologia sia percepito come una realtà condivisa, come parte integrante di una identità sempre di più collettiva e, al tempo stesso, come nuova potenziale risorsa e prospettiva di sviluppo attraverso la riscoperta delle radici e delle peculiarità del territorio. “Abbiamo creato un apposito network”, spiegano gli archeologi, “una finestra sul progetto accessibile da tutti gli interessati attraverso il portale terramarapilastri.com, un modo per coinvolgere virtualmente il pubblico non solo locale e invogliare chi vorrà a visitare gratuitamente lo scavo e a partecipare a tutte le iniziative che, fino al 31 ottobre, impegneranno sul sito archeologi e volontari”.

Giù in questa prima campagna di scavo ufficiale sono molti i reperti restituiti dalla terramara di Pilastri

Giù in questa prima campagna di scavo ufficiale sono molti i reperti restituiti dalla terramara di Pilastri

Il manifesto della mostra "Archeologia a Pilastri: ieri e oggi" aperta a Ferrara

Il manifesto della mostra “Archeologia a Pilastri: ieri e oggi” aperta a Ferrara

Ma col 31 ottobre sulla terramara di Pilastri non cala il silenzio, anzi. Un paio di settimane dopo l’avvio della campagna di cavo 2014, e precisamente il 4 ottobre, nella Sala delle Carte Geografiche del museo Archeologico nazionale di Ferrara, alla presenza del sindaco Alan Fabbri e dell’archeologo Valentino Nizzo, responsabile degli scavi, è stata inaugurata la mostra fotografica e archeologica “Archeologia a Pilastri Ieri e Oggi. Con le mani nella terra”, un racconto attraverso foto e reperti archeologici inediti che illustra i vari momenti dello scavo della terramara di Pilastri, dagli esordi nel 1989 fino alla recente ripresa delle indagini del 2013, culminata con la sottoscrizione della convenzione triennale tra Comune e soprintendenza. La mostra, promossa dal Comune di Bondeno e dalla soprintendenza per i Beni archeologici dell’Emilia Romagna, con la collaborazione dei Gruppi Archeologici di Bondeno e di Ferrara e dell’associazione Bondeno Cultura, è stata organizzata e allestita sotto la direzione scientifica di Valentino Nizzo (SBAER), con il contributo e la collaborazione di Giulio Pola, Stefano Tassi (foto e allestimento), Giulia Osti, Margherita Pirani e Lara Dal Fiume (curatela, comunicazione e allestimento). Restauri: Valentina Guerzoni.

La terramara di Pilastri ha restituito frammenti di ambra che rimanda al mito padano di Fetonte, Eridano e le Eliadi

La terramara di Pilastri ha restituito ambra che rimanda al mito padano di Fetonte, Eridano e le Eliadi

Fino al 30 novembre reperti e fotografie racconteranno, in un percorso organico, in cosa consiste il lavoro dell’archeologo e non solo, descrivendo visivamente tutte le attività che a esso sono e devono essere correlate: dalla ricognizione allo scavo passando per la comunicazione e la didattica. Le fotografie sono state realizzate nel corso della campagna del 2013 da Stefano Tassi e Giulio Pola, tra i protagonisti dell’iniziativa sin dal suo avvio, insieme ai volontari dei Gruppi Archeologici di Bondeno e di Ferrara che hanno contribuito alla realizzazione delle ricerche e, soprattutto, alle iniziative didattiche ad esse correlate, nelle quali sono stati finora coinvolti giovani alunni delle scuole elementari e medie del territorio di Bondeno e di quelli limitrofi. Il tutto – come si diceva – mentre a Pilastri, dal 15 settembre, sono riprese le attività didattiche e quelle di scavo. Con tempismo privo quasi di confronti, una parte dei rinvenimenti più significativi effettuati nel villaggio terramaricolo è stata esposta in mostra, pochi giorni dopo essere riemerso da quasi 3500 anni di oblio. Tra di essi spiccano alcuni frammenti di ambra, di probabile provenienza baltica, che riportano d’attualità le antiche leggende relative a Fetonte, all’Eridano (antico nome del Po) e alle lacrime delle Eliadi, sue sorelle. Gli antichi localizzavano proprio lungo il Po le leggende sull’origine dell’ambra, che non sarebbe altro che le lacrime pietrificate delle sorelle di Fetonte, le Eliadi (che a loro volta erano state trasformate in pioppi), che piangevano lo sfortunato figlio del Sole, folgorato da Zeus per impedirne la corsa omicida col carro solare del padre. “L’obiettivo – conclude il sindaco di Bondeno – è di estendere a un pubblico il più ampio possibile la conoscenza di uno dei siti storici e archeologici più importanti della provincia, incoraggiando quanti non lo hanno già fatto a visitarlo mentre gli scavi e le attività che lo accompagnano sono ancora in corso”.

 

“Una notte con l’ammiraglio etrusco Vel Kaikna al museo di Marzabotto”: visita guidata all’area archeologica e spettacolo sulla stele felsinea col Gruppo Archeologico Bolognese e i rievocatori di Methlum Kainual

Al museo nazionale etrusco di Marzabotto appuntamento con l'ammiraglio Vel Kaikna

Al museo nazionale etrusco di Marzabotto appuntamento con l’ammiraglio Vel Kaikna

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d'Italia

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Vi siete mai chiesti – indagano gli amici del Gruppo archeologico bolognese (Gabo) attirando la nostra curiosità – vi siete mai chiesti come mai in una stele funeraria etrusca conservata al museo civico Archeologico di Bologna, un tale Vel Kaikna, etrusco padano, fece scolpire a Felsina, molti secoli fa, una nave da guerra completamente equipaggiata che solcava il mare? La risposta la darà personalmente l’interessato, Vel Kaikna, intervistato da Giuseppe Mantovani per la serie “Le interviste impossibili. Incontri con i personaggi della storia”. L’appuntamento è al museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto, sabato 19 luglio 2014 alle 18 per “Una notte con l’ammiraglio etrusco Vel Kaikna al museo di Marzabotto: le interviste impossibili”. Testi di Giuseppe Mantovani. Interpreti: Piergiorgio Iacobelli (ammiraglio Vel Kaikna) intervistato da Davide Giovannini (presidente Gruppo Archeologico Bolognese). Saranno presenti i rievocatori di Methlum Kainual. L’ “intervista impossibile” all’ammiraglio etrusco sarà preceduta alle 17 da una visita guidata al museo e alla fonte sacra a cura del direttore Paola Desantis sul tema “Le merci e le idee venute d’oltremare”.Visita guidata e spettacolo sono gratuiti.Ingresso al museo e area archeologica 3 euro, ridotto 1,50 euro; ingresso gratuito per under 18, studenti e docenti di facoltà umanistiche, di architettura e delle Accademie di Belle Arti, previa esibizione del tesserino; giornalisti; soci GABO.

La stele funeraria di Vel Kaikna raffigura una grande nave etrusca da guerra che naviga in mare

La stele funeraria di Vel Kaikna raffigura una grande nave etrusca da guerra che naviga in mare

Una grafica della stele di Vel Kaikna con la nave etrusca

Una grafica della stele di Vel Kaikna con la nave etrusca

“La stele funeraria di Vel Kaikna”, spiega Paola Desantis, “è eccezionale sia per le dimensioni (è alta m. 2,42) che per la raffigurazione che presenta sul lato principale. Vi è infatti scolpita l’immagine di una grande nave etrusca da guerra che naviga in mare. A poppa il timoniere regge il timone, seguono due guerrieri con corazza ed una figura con mantello; dalla chiglia della nave sbucano sette remi, anche se sono solo tre i rematori di cui si vedono le teste. Probabilmente la scena si riferisce all’attività esercitata dal defunto, di cui si conosce il nome grazie all’iscrizione incisa sull’altro lato della stele: (io sono) la tomba di Vel Kaikna”. È stato ipotizzato che questo personaggio bolognese rivestisse la carica di comandante di una flotta etrusca sull’Adriatico, preposta alla difesa delle rotte commerciali da e per la Grecia che facevano capo al porto di Spina. “L’altro lato della stele è diviso in quattro fasce da listelli, che comprendono, in alto, il viaggio su carro del defunto nell’aldilà, e più sotto scene di solenni giochi sportivi celebrati in onore del defunto stesso, alla presenza di personaggi pubblici eminenti”. La stele, in arenaria, risale alla seconda metà del V secolo a.C. ed è stata rinvenuta nella necropoli dei giardini Margherita a Bologna.

I rievocatori di Methlum Kainual che saranno presenti all'intervista impossibile con l'ammiraglio etrusco Vel Kaikna

I rievocatori di Methlum Kainual che saranno presenti all’intervista impossibile con l’ammiraglio etrusco Vel Kaikna

Il programma.Ore 17, visita guidata al Museo e al santuario fontile dell’antica città di Marzabotto a cura di Paola Desantis sul tema “Le merci e le idee venute d’Oltremare nella città etrusca”; ore 18, inizio dello spettacolo con una breve introduzione di Giuseppe Mantovani sulle interviste impossibili, un inquadramento storico-archeologico del personaggio Vel Kaikna e del suo tempo a cura di Paola Desantis. “Membro di un’importante famiglia di Felsina”, interviene Giuseppe Mantovani, “Vel Kaikna era probabilmente un ammiraglio o un navarca: lo indizia la sua stele funeraria, esposta nel Museo Civico Archeologico di Bologna, su cui si staglia una nave da guerra etrusca”. Grazie alla collaborazione con il Gruppo Archeologico Bolognese, di cui fanno parte sia l’autore che l’intervistatore, viene “messa in scena” l’intervista impossibile a Vel Kaikna che la raffigurazione funebre collega a Spina e al suo porto. Evocati dall’ammiraglio felsineo, lo assisteranno nell’intervista anche alcuni abitanti dell’antica Kainua (interpretati da Gianni Passini e Luca Pontoni), espressamente arrivati per ricongiungersi allo spirito etrusco che in questa serata rivivrà fra le vestigia della vetusta Marzabotto. La serata è realizzata dalla soprintendenza ai Beni archeologici dell’Emilia Romagna in collaborazione con il Gruppo Archeologico Bolognese e i rievocatori di Methlum Kainual che saranno presenti all’intervista impossibile con l’ammiraglio etrusco Vel Kaikna e accompagneranno il pubblico per l’intera serata. Termine previsto per le 19.30.

“Storie dalla città sepolta. Marzabotto 1889”: quattro attori in costume d’epoca rievocano i protagonisti dei primi scavi ottocenteschi e la storia del più integro sito d’epoca etrusca

Dal museo nazionale Etrusco di Marzabotto parte lo spettacolo itinerante "Marzabotto 1889"

Dal museo nazionale Etrusco di Marzabotto parte lo spettacolo itinerante “Marzabotto 1889”

La locandina dello spettacolo "Storie dalla città sepolta. Marzabotto 1889"

La locandina dello spettacolo “Storie dalla città sepolta. Marzabotto 1889”

“Benvenuti a voi illustrissimi giunti in visita a questo sito che è il più importante dell’antica Etruria a Nord degli Appennini. Oggi, 29 Settembre 1889, avrete il privilegio di visitare gli scavi condotti in quest’ultimo anno dal professor Edoardo Brizio. Intanto mi presento: il mio nome è Cesare Ruga e sono il reggitore del museo che ha sede qui, presso la villa del Conte Pompeo Aria”. Comincia così, nel tardo pomeriggio di 125 anni dopo, il viaggio nel tempo che il museo nazionale Etrusco di Marzabotto (via Porrettana Sud 13, Marzabotto; info 051.932353) propone al pubblico sabato 5 luglio a partire dalle 17.30. Quattro attori in costume d’epoca rievocano i protagonisti dei primi scavi ottocenteschi e la storia del più integro sito d’epoca etrusca, guidando il pubblico in uno spettacolo itinerante tra acropoli e necropoli orientale, preceduto da una visita guidata al museo. “Storie dalla città sepolta. Marzabotto 1889” è appunto lo spettacolo itinerante messo in scena dagli attori delle Cantine Teatrali Babele, Giulio Tamburini, Massimo Don, Deborah Scarpetta e Piergiorgio Iacobelli, per illustrare i luoghi più suggestivi di questo straordinario sito archeologico. Sotto la regia di Davide Giovanninie con la consulenza scientifica del direttore del museo Paola Desantis, gli attori trasformano i documenti d’epoca in racconto, rievocando la storia del più integro sito etrusco che la ricerca archeologica ci abbia mai restituito. L’iniziativa è promossa dal Gruppo Archeologico Bolognese e dalla compagnia Cantine Teatrali Babele, in collaborazione con la soprintendenza per i Beni archeologici dell’Emilia-Romagna, museo Nnzionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto, direttore Paola Desantis.

La cronologia degli scavi nel sito etrusco di Marzabotto ora ripercorsa dallo spettacolo itinerante

La cronologia degli scavi nel sito etrusco di Marzabotto ora ripercorsa dallo spettacolo itinerante

Siamo nell’autunno del 1889. Da pochi giorni è finita la campagna di scavo sul Pian di Misano, la prima condotta dal direttore delle Antichità, professor Edoardo Brizio. Cesare Ruga, reggitore del museo, apre il sito al pubblico per condurlo a una visita speciale, in cui il racconto dei lavori appena conclusi si intreccia con la storia eccezionale del risveglio della città etrusca, ripercorrendo le emozioni delle prime scoperte e il ricordo dei pionieri dell’archeologia bolognese di fine ‘800. Con lui dialogano l’architetto-topografo Vittorio Levi, la contessa Aria e lo scavatore Ermete Zanetti che ricordano al pubblico non solo gli scavi ma anche il congresso internazionale di Archeologia del 5 ottobre 1871, di come i suoi membri giunsero in treno da Bologna e furono ospitati dai conti Aria, e di Sua Altezza Reale, il principe Umberto, confuso tra la folla.

L'area degli scavi del sito etrusco di Marzabotto interessata dallo spettacolo "Marzabotto 1889"

L’area degli scavi del sito etrusco di Marzabotto interessata dallo spettacolo “Marzabotto 1889”

Gli attori della compagnia Cantine Teatrali Babele: Giulio Tamburini, Massimo Don, Deborah Scarpetta e Piergiorgio Iacobelli

Gli attori della compagnia Cantine Teatrali Babele: Giulio Tamburini, Massimo Don, Deborah Scarpetta e Piergiorgio Iacobelli

Lo spettacolo si apre alle 17.30 con una visita guidata al museo condotta da Paola Desantis, incentrata in particolare sui materiali rinvenuti negli scavi ottocenteschi. Verso le 18.30, un accompagnatore porterà i visitatori all’incontro con Cesare Ruga, primo reggitore del museo Etrusco di Marzabotto, che guiderà i presenti in una visita all’area archeologica. Nel corso della visita il pubblico incontrerà altri tre protagonisti di quei primi scavi che narreranno le proprie esperienze di quegli anni lontani. Tornati al museo (verso le ore 20) la lettura di alcuni documenti originali e la proiezione di immagini del tempo renderà ancora più toccante la ricostruzione messa in scena con lo spettacolo. Si consiglia un abbigliamento comodo e di dotarsi di una torcia elettrica; è gradita la prenotazione per lo spettacolo 051932353. Il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto è aperto dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18.30, l’area archeologica dalle 8 alle 19. Ingresso 3 euro.

 

Il culto di Dioniso e il mito di Teseo nella stele a bassorilievo della tomba del “signore” del sepolcreto etrusco di via Saffi a Bologna

Paola Desantis, a destra, studia con la restauratrice Antonella Pomicetti la stele etrusca scoperta nel sepolcreto di via Saffi a Bologna

L’archeologa della soprintendenza Paola Desantis, a destra, studia con la restauratrice Antonella Pomicetti la stele etrusca scoperta nel sepolcreto di via Saffi a Bologna

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d'Italia

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Della eccezionale scoperta nel 2007 del sepolcreto di via Saffi nel cuore della Bologna etrusca l’archeologa della soprintendenza per i Beni archeologici dell’Emilia Romagna, Paola Desantis, aveva parlato per la prima volta alla comunità scientifica solo nel dicembre scorso al convegno di Etruscologia che si è tenuto ad Orvieto dal 13 al 15 dicembre 2013. Ma è stato proprio in occasione del ciclo di conferenze “…comunicare l’archeologia…” promosso dal Gruppo archeologico bolognese al centro sociale G.Costa di Bologna che Paola Desantis, responsabile dello scavo, ha illustrato per la prima volta a Bologna questa straordinaria sepoltura con stele insieme alle ultime novità sulla lettura delle raffigurazioni della stele emerse nei restauri tuttora in corso.

Stamnos attico a figure rosse trovato nel sepolcreto di via Saffi a Bologna

Stamnos attico a figure rosse trovato nel sepolcreto di via Saffi a Bologna

Nell’autunno 2007, gli scavi effettuati dalla soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna nell’ex cinema Marconi, in via Saffi a Bologna, hanno portato alla luce una necropoli etrusca databile tra il VI e il V secolo a.C. Il sepolcreto, costituito da 11 tombe con ricchi corredi in ceramica attica, ha restituito in particolare una straordinaria stele in arenaria scolpita a bassorilievo, con rappresentazione del viaggio del defunto nell’aldilà su un carro trainato da una pariglia di cavalli. A scoprire il sepolcreto fu l’ispettore onorario per l’archeologia Paolo Calligola che ne segnalò la presenza durante i lavori per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo in via Saffi, nell’ex cinema Marconi, immediatamente all’esterno del torrente Ravone. Lo scavo archeologico è stato eseguito dalla ditta Wunderkammer, sotto la direzione scientifica di Paola Desantis della soprintendenza per i beni Archeologici dell’Emilia-Romagna; lo studio epigrafico di Daniele Maras, le analisi osteologiche sono di Maria Giovanna Belcastro (UniBO). Il restauro dei materiali è stato eseguito da Antonella Pomicetti, Virna Scarnecchia, Monica Zanardi e Micol Siboni (Soprintendenza per i beni Archeologici dell’Emilia-Romagna) e dalla ditta Kriterion. Le foto sono di Roberto Macrì (Soprintendenza per i beni Archeologici dell’Emilia-Romagna).

“Le aree lungo questa strada, che ricalca il percorso dell’antica via Emilia in uscita occidentale dalla città”, spiega Desantis, “finora non avevano restituito alcuna testimonianza archeologica, né coeva alla strada romana né tantomeno precedente. Le 11 tombe rinvenute nel 2007 erano disposte lungo la sponda settentrionale di un ampio canale di epoca etrusca che pare segnare un reale confine, visto che sull’altra sponda non sono emersi dati archeologici rilevanti”.

La stele etrusca con bassorilievi dal sepolcreto di via Saffi a Bologna

La stele etrusca con bassorilievi dal sepolcreto di via Saffi a Bologna

Gli studi di Paola Desantis hanno indagato le caratteristiche delle diverse sepolture, mettendo in luce una “coerenza ideologica” che sembra collegarle l’una all’altra, e tutte insieme a quella che si configura come la tomba di riferimento principale, risalente alla metà del V secolo a.C., caratterizzata da una stele figurata di eccezionale qualità e dai significati e rinvii ideologici estremamente complessi. “Oggi è possibile ricostruire l’identità di chi è stato sepolto con quella particolare stele”, continua Desantis, “grazie all’eccezionale quantità di elementi a disposizione dell’archeologia e delle discipline scientifiche di cui ci si è potuti avvalere, a cominciare dallo studio delle ossa (mentre sono ancora in corso analisi genetiche, paleobotaniche e diagnostiche per immagini). La presenza poi di ceramica attica di straordinario pregio caratterizzata da una particolare iconografia, oltre a consentire una più precisa datazione della sepoltura con preziosi riferimenti cronologici, conduce in particolare al culto di Dioniso e al mito di Teseo, le cui immagini sono molto ricorrenti”. Il significato ideologico riassunto dalla stele è icastico: il viaggio del defunto verso l’aldilà su un carro dall’alta sponda, accompagnato da demoni che in varie guise lo facilitano e confortano, da quello che gli apre la via, a quello che balza dietro di lui sul carro, al capro che sembra proteggerne il viaggio dall’alto. La presenza di un satiro (al momento la più antica attestazione su una stele felsinea) ripropone anche sulla stele una particolare adesione al culto di Dioniso. Contribuisce in modo sostanziale a dare un’identità più precisa al defunto nella tomba  anche l’eccezionale presenza dell’iscrizione (a Felsina solo altre 14 stele la recano) che, evidenziata da colore rosso, dichiara i nomi corredati di gentilizio dei due sepolti. “La stele di via Saffi, rinvenuta con il contesto tombale cui era pertinente”, conclude Desantis, “arricchisce in maniera sostanziale il vasto quadro di riferimento delle stele felsinee, il cui complesso è di circa 210 monumenti nella massima parte dei casi però rinvenuti decontestualizzati e quindi privi del contesto tombale di riferimento che avrebbe consentito di datarli con sicurezza e leggerne le caratteristiche anche alla luce dei diversi aspetti del corredo”.