Cabras (Or). Alla vigilia della grande mostra “Tyrrhenòs e Sardò. Principi Etruschi e Guerrieri Nuragici: storia di due popoli e del mare che li unisce” a cura di Paolo Giulierini, Daniele Maras, Giorgio Murru e Raimondo Zucca, al museo “Marongiu”, il direttore Maras fa qualche anticipazione e invita tutti a visitarla

I Greci la chiamavano “l’Isola dalle vene d’argento”: la Sardegna era una terra ricca di risorse minerarie, al centro delle rotte che attraversavano il Mediterraneo antico. Proprio il commercio dei metalli rappresentò una delle principali connessioni tra Sardegna ed Etruria. Navi, uomini e merci solcavano il Tirreno dando vita a una fitta rete di relazioni. È da questo dialogo che prende forma la mostra “Tyrrhenòs e Sardò. Principi Etruschi e Guerrieri Nuragici: storia di due popoli e del mare che li unisce” a cura di Paolo Giulierini, Daniele Maras, Giorgio Murru e Raimondo Zucca, nella nuova sala del museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras (Or), che verrà inaugurata per l’occasione, da sabato 18 luglio a lunedì 9 novembre 2026. La mostra, promossa dalla Fondazione Mont’e Prama, in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Firenze e il Comune di Cabras, propone un percorso che racconta il legame tra due grandi civiltà del Mediterraneo attraverso reperti, manufatti e testimonianze archeologiche.
A poche ore dall’inaugurazione, il direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze e co-curatore della mostra Daniele Maras ci regala qualche anticipazione sulla mostra “Tyrrhenòs e Sardò” invitando il pubblico a visitarla.
“Le statue a grandezza naturale di Casale Marittimo e della Pietrera, cioè le più antiche sculture a grandezza naturale dell’Italia peninsulare”, spiega Daniele Maras, “andranno a incontrare, tra poco, i Giganti di Mont’e Prama. Quindi le più antiche sculture a grandezza sopra il vero dell’Occidente mediterraneo. È un incontro spettacolare all’interno di una grande iniziativa. Una mostra organizzata dalla Fondazione Mont’e Prama insieme con il museo Archeologico nazionale di Firenze dal titolo Tyrrhenòs e Sardò. Principi Etruschi e Guerrieri Nuragici: storia di due popoli e del mare che li unisce. Speriamo che tutti possano partecipare e invitiamo tutti a essere presenti a questa grande iniziativa che porta la Sardegna e la Toscana di nuovo a essere unite dopo migliaia di anni di tempo”.
Cabras (Or). Entra nel vivo la quinta edizione del Festival internazionale dell’Archeologia, dedicato al racconto dell’archeologia mediterranea, alla ricerca scientifica e al dialogo tra culture, territori e comunità, promosso dalla Fondazione Mont’e Prama: ecco il ricco programma della tappa al museo “Marongiu”

Dal 24 al 29 giugno 2026 la Fondazione Mont’e Prama accoglie studiosi e appassionati nel segno della ricerca e della partecipazione con la quinta edizione del Festival Internazionale dell’Archeologia, una manifestazione che negli anni si è affermata come uno degli appuntamenti culturali più rilevanti dedicati al racconto dell’archeologia mediterranea, alla ricerca scientifica e al dialogo tra culture, territori e comunità. Il Festival si è aperto mercoledì 24 giugno 2026 a Santu Lussurgiu (Or), nella cornice della Chiesa di San Leonardo de Siete Fuentes, con una serata inaugurale dedicata al rapporto tra storia locale e grande storia mediterranea. Protagonisti studiosi di rilievo internazionale come Giampaolo Mele e Franco Cardini, seguiti dal concerto Amaius, produzione originale che unirà le sonorità di Elena Ledda, Mauro Palmas e altri importanti musicisti sardi. Con il Festival Internazionale dell’Archeologia, la Fondazione Mont’e Prama conferma ancora una volta il proprio impegno nel costruire un modello culturale capace di mettere in relazione ricerca, territorio, comunità locali e grandi reti internazionali, facendo della Sardegna un punto di riferimento nel dibattito contemporaneo sulla valorizzazione del patrimonio culturale mediterraneo.
Dal 25 al 28 giugno 2026 il Festival si sposta a Cabras (Or), nel nuovo parco del museo civico “Giovanni Marongiu”, trasformando ancora una volta il Sinis in uno spazio di confronto culturale internazionale. Al centro del programma ci saranno i grandi temi del mare come luogo di connessione tra civiltà, le nuove ricerche archeologiche in corso nel territorio di Mont’e Prama e Cabras, il dialogo tra archeologia, tutela del patrimonio e cooperazione scientifica internazionale. Tra gli ospiti attesi figurano, tra gli altri, e numerosi archeologi, storici, ricercatori e rappresentanti delle istituzioni culturali sarde, italiane ed europee. Una particolare attenzione sarà dedicata anche ai grandi progetti espositivi e scientifici promossi dalla Fondazione Mont’e Prama, al percorso di valorizzazione internazionale della civiltà nuragica e al racconto delle nuove campagne di ricerca che stanno contribuendo a ridefinire la conoscenza del patrimonio archeologico del Sinis.
Gran finale lunedì 29 giugno 2026 nel Teatro di Tharros (Or), con un evento speciale che unirà archeologia, musica e spettacolo: il tributo a Ennio Morricone e Carl Orff, con l’esecuzione dei Carmina Burana da parte dell’Orchestra Roma Sinfonietta e del Coro Polifonico Pierluigi da Palestrina di Cabras, in uno dei luoghi più iconici del patrimonio culturale sardo.

PROGRAMMA DI GIOVEDÌ 25 GIUGNO 2026. Alle 20.30, a Cabras, nuovo parco del museo civico G. Marongiu, presenta e conduce: Ambra Pintore.“Tra il Sinis e Ustica”: l’accordo di collaborazione tra la Fondazione Mont’e Prama e la Fondazione Sebastiano Tusa. Linee di studio e di ricerca con Anthony Muroni (presidente della Fondazione Mont’e Prama), Valeria Li Vigni (presidente della Fondazione Sebastiano Tusa), Ennio Turco (soprintendente del Mare), Roberto La Rocca (archeologo subacqueo della soprintendenza del Mare); “Storie dal Mare” con Attilio Mastino (storico, epigrafista, saggista, già rettore dell’università di Sassari), Ferdinando Maurici (storico, saggista), Pascal Arnaud (professore dell’università di Lione, massimo esperto di navigazione nel Mediterraneo); “Andar per mare. Terre, navi, rotte, uomini e Dei” con Massimo Cultraro (archeologo, egeista, direttore di ricerca CNR), Louis Godart (storico, filologo, accademico dei Lincei), Silvia Romani (storica, professoressa università statale di Milano). Introduzione e Intervallo musicale a cura della cantautrice Chiara Effe

PROGRAMMA DI SABATO 27 GIUGNO 2026. Alle 20.30, a Cabras, nuovo parco del museo civico “G. Marongiu”, presenta e conduce: Ambra Pintore.“Dioniso. Il Dio dei Misteri” di Cristoforo Gorno con Cristoforo Gorno (scrittore, autore e conduttore televisivo), Giorgio Ieranò (professore dell’università di Trento, saggista, traduttore teatrale), Laura Larcan (giornalista de Il Messaggero); “Ricerche archeologiche nel Sinis di Cabras. La prospezione archeologica e geofisica nella Laguna di Cabras. Nuove acquisizioni” con Pier Giorgio Spanu (professore dipartimento Storia Scienze dell’uomo e della Formazione, università di Sassari), Rita Auriemma (professoressa dipartimento di Beni culturali, università del Salento), Maria Mureddu (archeologa, Fondazione Mont’e Prama, direttrice scientifica progetto di ricerca), Paolo Emanuele Orrù (professore dipartimento di Scienze della Terra, università di Cagliari), Filiberto Chiabrando (professore dipartimento di Architettura e Design, Politecnico di Torino); “Lo scavo archeologico al Nuraghe Cannevadosu” con Raimondo Zucca (archeologo, epigrafista, già professore università di Sassari), Maura Vargiu (archeologa, funzionaria SABAP per l’area metropolitana di Cagliari e le provincie di Oristano e Sud Sardegna), Nicoletta Camedda (archeologa, Fondazione Mont’e Prama, direttrice di scavo); “L’ipogeo di San Salvatore si racconta” con Paola Derudas (archeologa, università di Lund), Nicoletta Camedda (archeologa, Fondazione Mont’e Prama, curatrice dell’Ipogeo di San Salvatore). Introduzione e intervallo musicale a cura di Federica Urracci Trio: “Un viaggio tra canzone d’autore, atmosfere soul e arrangiamenti eleganti” con Federica Urraci (voce), Alessio Sanna (tastiere) e Guglielmo Moro (percussioni)

PROGRAMMA DI DOMENICA 28 GIUGNO 2026. Alle 20.30, a Cabras, nuovo parco del museo civico G. Marongiu, presenta e conduce: Ambra Pintore. “Archeomafie: l’aggressione criminale e la salvaguardia dell’eredità culturale” con Tsao Cevoli (archeologo e giornalista), Lidia Vignola (archeologa, scrittrice, comunicatrice scientifica), Elena Anna Boldetti (soprintendente SABAP per l’area metropolitana di Cagliari e le provincie di Oristano e Sud Sardegna), Monica Stochino (soprintendente SABAP per le provincie di Sassari e Nuoro); LE MOSTRE DELLA FONDAZIONE: “La riunione del corpus statuario di Mont’e Prama” con Anthony Muroni (presidente della Fondazione Mont’e Prama), Andrea Abis (sindaco di Cabras), Luca Cheri (archeologo, direttore scientifico della Fondazione Mont’e Prama); “Tyrrhenòs e Sardò. Principi Etruschi e Guerrieri Nuragici: storia di due popoli e del mare che li unisce” con Paolo Giulierini (archeologo, etruscologo, direttore del museo di Cortona, direttore scientifico della mostra), Daniele Maras (archeologo, etruscologo, direttore del MAN di Firenze), Raimondo Zucca (archeologo, epigrafista, già professore università di Sassari), Giorgio Murru (archeologo, storico, Fondazione Mont’e Prama, direttore del Menhir museum di Laconi); “Tharros. Time Upon Time al Museo Diocesano Arborense” con S.E. Mons. Roberto Carboni (arcivescovo della Diocesi di Oristano), Silvia Oppo (architetto, direttrice del museo diocesano Arborense), Luca Cheri (archeologo, direttore scientifico della Fondazione Mont’e Prama, curatore della mostra), Ilaria Orri (archeologa, Fondazione Mont’e Prama, curatrice della mostra); “Sardegna Isola Megalitica – Barcellona. Una straordinaria esperienza” con Viviana Pinna (archeologa, Fondazione Mont’e Prama, curatrice dell’area archeologica di Mont’e Prama), Stefano Giuliani (archeologo, DRM, direttore dell’Antiquarium Turritano), Manuela Puddu (archeologa, responsabile dell’Ufficio Didattica Educazione e Ricerca del MAN di Cagliari), Nicoletta Buffon (amministratore delegato di Villaggio Globale International). Introduzione e Intervallo musicale a cura di Angelica Perra Trio: “Estratti musicali dallo spettacolo Parole di Pietra – omaggio a Maria Lai” con Angelica Perra (flauto e voce), Gianluca Pischedda (violoncello e voce), Massimo Satta (chitarra).
Firenze. In anteprima per tre giorni a tourismA l’Urna del Bottarone, danneggiata dall’alluvione del 1966, e recuperata nei suoi splendidi colori originali dopo un prezioso restauro. Poi sarà finalmente esposta al museo Archeologico nazionale. Ne parla ad “archeologiavocidalpassato.com” il direttore del MAF, Daniele Maras

L’Urna del Bottarone, in alabastro (400 a.C.), esposa a tourismA dopo i restauri (foto graziano tavan)
Tre giorni per ammirare in anteprima assoluta l’Urna del Bottarone, danneggiata dall’alluvione del 1966, e recuperata nei suoi splendidi colori originali dopo un prezioso restauro curato dal laboratorio di restauro del museo Archeologico nazionale di Firenze, dove l’urna etrusca di 2400 anni fa è conservata. Questa opportunità unica è offerta dalla mostra “I colori dell’alabastro. Il restauro dell’Urna del Bottarone sessant’anni dopo l’alluvione di Firenze”, allestita al Palazzo dei Congressi di Firenze in occasione di tourismA 2026. archeologiavocidalpassto.com ha incontrato il r del MAF, Daniele Maras, che ci illustra questo eccezionale reperto etrusco.
“L’Urna del Bottarone qui a tourismA per una primizia”, spiega Maras ad archeologiavocidalpassto.com, “una prima occasione di poter ammirare questo meraviglioso oggetto etrusco restaurato recentissimamente grazie a un finanziamento dell’istituto federale svizzero della Cultura che ci ha permesso di riportare i colori originali, dei pigmenti di questa meravigliosa urna etrusca di nuovo alla luce, e restituirli al pubblico. L’urna sarà qui per tre giorni fino a domenica esposta tourismA e poi tornerà al museo Archeologico nazionale di Firenze dove sarà finalmente esposta al pubblico dopo 60 anni dall’alluvione di Firenze che l’aveva completamente coperta di fango. Ora, grazie alla possibilità di restaurare con nuove tecnologie diagnostiche e di pulizia, è stato possibile riportare l’urna in condizioni persino migliori di com’era prima dell’alluvione. È un oggetto – continua Maras – che risale al 1864 come ritrovamento, ma ha 2400 anni, perché è praticamente contemporanea alla Chimera di Arezzo, intorno al 400 a.C. ed è un pezzo unico nel suo genere.

Dettaglio del gesto di affetto tra la coppia raffigurata sull’Urna del Bottarone (foto graziano tavan)
È un’urna di alabastro dipinto con questi colori meravigliosi che sembrano veramente riportare in vita i tessuti antichi, che raffigura una coppia di defunti, marito e moglie, cosa rarissima per la statuaria chiusina funeraria che normalmente in epoca tardo-arcaica raffigurava sempre il defunto insieme con un leone funerario. In questo caso vediamo che è un gesto di affetto inequivocabile in cui il marito abbraccia le spalle della moglie e la moglie si svela, svela il suo volto come una sposa. Quindi è un gesto di affetto, è un bene nuovo augurio, un’occasione bene augurale per Firenze, per il museo Archeologico e per l’Italia tutta che – a distanza di 60 anni da una catastrofe naturale come l’alluvione che demolì, distrusse il museo Topografico dell’Etruria e danneggiò completamente la città -, dà invece la possibilità di guardare a un futuro migliore grazie proprio all’impegno che viene profuso dalle istituzioni nazionali e internazionali, e alla possibilità di guardare a nuove tecnologie per la conservazione e la fruizione dei Beni culturali”.
Roma. Presentate e illustrate per la prima volta al pubblico le quattro lastre dipinte etrusche di terracotta, del VI sec. a.C., recuperate a Cerveteri nel 2019 dalla Guardia di Finanza. Saranno esposte nel Castello di Santa Severa

Lastra dipinta etrusca arcaica da Cerveteri: il combattimento tra Achille e Pentesilea, in cui la regina delle Amazzoni si lancia, contro l’eroe greco che la sconfiggerà (foto sabap vt-em)
A tre anni dal loro recupero a Cerveteri, nel 2019, da parte della Guardia di Finanza nel corso di un’operazione contro il mercato illecito delle opere d’arte, le quattro lastre dipinte etrusche di epoca arcaica sono state restaurate, in un complesso intervento di conservazione a cura di Antonio Giglio. Attualmente sono ancora conservate presso i laboratori della Soprintendenza, ma la loro destinazione definitiva sarà nell’esposizione permanente dell’Antiquarium del Castello di Santa Severa, in una apposita sezione dedicata alle lastre dipinte dell’antica Caere. Ciò permetterà di valorizzarle meglio con un percorso espositivo più ‘mirato’. Di sicuro questo straordinario evento ricorda che, se è possibile ammirare le quattro lastre, è solo grazie al grande lavoro in sinergia e in collaborazione fra la Soprintendenza e le forze dell’ordine.
E ora le quattro lastre dipinte etrusche di terracotta del VI sec. a.C. cominciano a svelare le loro “storie”. È successo nell’incontro promosso dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Viterbo e dell’Etruria meridionale in occasione delle Giornate europee dell’archeologia con la loro presentazione in anteprima al pubblico nella sede della Sabap a Palazzo Patrizi Clementi di Roma. A introdurre sono stati il soprintendente, arch. Margherita Eichberg (nel video) e il ten. Col. della Guardia di Finanza, Alberto Franceschin.

Lastra dipinta etrusca del VI sec. a.C. da Cerveteri: un’eroina armata di arco (foto sabap vt-em)
A raccontare quelle storie che hanno danno il titolo all’incontro (“Nuove storie per immagini dall’Etruria meridionale”) sono state le scene dipinte su quattro lastre etrusche di terracotta risalenti al VI secolo a.C., esposte per la prima volta in quest’occasione e presentate in anteprima al pubblico. A spiegare il tutto sono stati gli archeologi della Sabap VT-EM Rossella Zaccagnini (nel video) e Daniele Maras, assieme al collega Leonardo Bochicchio, della Sabap per le provincie di Pisa e Livorno, e ad Antonio Giglio, del Consorzio Cavaklik Restauro.
Scene inedite di natura rituale e mitologica, che ne mostrano l’eccezionale valore storico e archeologico, in quanto opera di eccellenti maestri della pittura antica, come è possibile riscontrare nei particolari del volto di alcuni personaggi. E poi si sono potute apprezzare le tonalità dei colori particolarmente vivaci, esaltati proprio dal grande intervento di restauro eseguito a cura della Soprintendenza (nel video Antonio Giglio, del Consorzio Cavaklik Restauro).

Lastra dipinta etrusca del VI sec. a.C. da Cerveteri: il messaggero degli dei Hermes, l’etrusco Turms, dalle ricche ali (foto sabap vt-em)
I soggetti sono stati spiegati dal funzionario archeologo Daniele Maras (nel video). Fra le scene figurate mitologiche e rituali del tutto inedite, notiamo: il combattimento tra Achille e Pentesilea, in cui la regina delle Amazzoni si lancia, bella e terribile, contro l’eroe greco che la sconfiggerà, racchiuso nella sua armatura; un’eroina armata di arco, impegnata in una gara di corsa contro un avversario biondo, che brandisce un ramo (forse la sfida tra la cacciatrice Atalanta e il suo futuro marito Melanione); il messaggero degli dei Hermes, l’etrusco Turms, dalle ricche ali, che scorta una donna in atto di svelarsi (forse parte di un quadro del giudizio di Paride); una coppia di aruspici al lavoro.

Lastra dipinta etrusca del VI secolo a.C. da Cerveteri: coppia di aruspici al lavoro (foto sabap vt-em)
“L’analisi della tecnica usata rivela informazioni utili”, precisa l’archeologo Leonardo Bochicchio. “Le lastre sarebbero opera di almeno due artisti, forse un maestro e il suo allievo. Il primo, infatti, mostra una mano più raffinata e specializzata proprio in scene mitologiche, in grado di dare particolare rilievo alla luminosità e all’espressività dei volti. Il suo ‘discepolo’, invece, potrebbe proprio aver lavorato anche nell’officina delle lastre ‘Campana’, oggi al Louvre. Ricordiamo che queste ultime, insieme a quelle ‘Boccanera’ attualmente al British Museum di Londra, sono gli unici esemplari (rinvenuti nel XIX secolo sempre a Cerveteri) simili alle lastre esposte per la prima volta a Palazzo Patrizi Clementi (via Cavalletti 2), risalenti al VI sec. a.C.”.
Il culto di Dioniso e il mito di Teseo nella stele a bassorilievo della tomba del “signore” del sepolcreto etrusco di via Saffi a Bologna

L’archeologa della soprintendenza Paola Desantis, a destra, studia con la restauratrice Antonella Pomicetti la stele etrusca scoperta nel sepolcreto di via Saffi a Bologna
Della eccezionale scoperta nel 2007 del sepolcreto di via Saffi nel cuore della Bologna etrusca l’archeologa della soprintendenza per i Beni archeologici dell’Emilia Romagna, Paola Desantis, aveva parlato per la prima volta alla comunità scientifica solo nel dicembre scorso al convegno di Etruscologia che si è tenuto ad Orvieto dal 13 al 15 dicembre 2013. Ma è stato proprio in occasione del ciclo di conferenze “…comunicare l’archeologia…” promosso dal Gruppo archeologico bolognese al centro sociale G.Costa di Bologna che Paola Desantis, responsabile dello scavo, ha illustrato per la prima volta a Bologna questa straordinaria sepoltura con stele insieme alle ultime novità sulla lettura delle raffigurazioni della stele emerse nei restauri tuttora in corso.
Nell’autunno 2007, gli scavi effettuati dalla soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna nell’ex cinema Marconi, in via Saffi a Bologna, hanno portato alla luce una necropoli etrusca databile tra il VI e il V secolo a.C. Il sepolcreto, costituito da 11 tombe con ricchi corredi in ceramica attica, ha restituito in particolare una straordinaria stele in arenaria scolpita a bassorilievo, con rappresentazione del viaggio del defunto nell’aldilà su un carro trainato da una pariglia di cavalli. A scoprire il sepolcreto fu l’ispettore onorario per l’archeologia Paolo Calligola che ne segnalò la presenza durante i lavori per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo in via Saffi, nell’ex cinema Marconi, immediatamente all’esterno del torrente Ravone. Lo scavo archeologico è stato eseguito dalla ditta Wunderkammer, sotto la direzione scientifica di Paola Desantis della soprintendenza per i beni Archeologici dell’Emilia-Romagna; lo studio epigrafico di Daniele Maras, le analisi osteologiche sono di Maria Giovanna Belcastro (UniBO). Il restauro dei materiali è stato eseguito da Antonella Pomicetti, Virna Scarnecchia, Monica Zanardi e Micol Siboni (Soprintendenza per i beni Archeologici dell’Emilia-Romagna) e dalla ditta Kriterion. Le foto sono di Roberto Macrì (Soprintendenza per i beni Archeologici dell’Emilia-Romagna).
“Le aree lungo questa strada, che ricalca il percorso dell’antica via Emilia in uscita occidentale dalla città”, spiega Desantis, “finora non avevano restituito alcuna testimonianza archeologica, né coeva alla strada romana né tantomeno precedente. Le 11 tombe rinvenute nel 2007 erano disposte lungo la sponda settentrionale di un ampio canale di epoca etrusca che pare segnare un reale confine, visto che sull’altra sponda non sono emersi dati archeologici rilevanti”.
Gli studi di Paola Desantis hanno indagato le caratteristiche delle diverse sepolture, mettendo in luce una “coerenza ideologica” che sembra collegarle l’una all’altra, e tutte insieme a quella che si configura come la tomba di riferimento principale, risalente alla metà del V secolo a.C., caratterizzata da una stele figurata di eccezionale qualità e dai significati e rinvii ideologici estremamente complessi. “Oggi è possibile ricostruire l’identità di chi è stato sepolto con quella particolare stele”, continua Desantis, “grazie all’eccezionale quantità di elementi a disposizione dell’archeologia e delle discipline scientifiche di cui ci si è potuti avvalere, a cominciare dallo studio delle ossa (mentre sono ancora in corso analisi genetiche, paleobotaniche e diagnostiche per immagini). La presenza poi di ceramica attica di straordinario pregio caratterizzata da una particolare iconografia, oltre a consentire una più precisa datazione della sepoltura con preziosi riferimenti cronologici, conduce in particolare al culto di Dioniso e al mito di Teseo, le cui immagini sono molto ricorrenti”. Il significato ideologico riassunto dalla stele è icastico: il viaggio del defunto verso l’aldilà su un carro dall’alta sponda, accompagnato da demoni che in varie guise lo facilitano e confortano, da quello che gli apre la via, a quello che balza dietro di lui sul carro, al capro che sembra proteggerne il viaggio dall’alto. La presenza di un satiro (al momento la più antica attestazione su una stele felsinea) ripropone anche sulla stele una particolare adesione al culto di Dioniso. Contribuisce in modo sostanziale a dare un’identità più precisa al defunto nella tomba anche l’eccezionale presenza dell’iscrizione (a Felsina solo altre 14 stele la recano) che, evidenziata da colore rosso, dichiara i nomi corredati di gentilizio dei due sepolti. “La stele di via Saffi, rinvenuta con il contesto tombale cui era pertinente”, conclude Desantis, “arricchisce in maniera sostanziale il vasto quadro di riferimento delle stele felsinee, il cui complesso è di circa 210 monumenti nella massima parte dei casi però rinvenuti decontestualizzati e quindi privi del contesto tombale di riferimento che avrebbe consentito di datarli con sicurezza e leggerne le caratteristiche anche alla luce dei diversi aspetti del corredo”.






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