A Verona apre al pubblico il criptoportico capitolino in corte Sgarzerie

L'area archeologica del criptoportico capitolino in corte Sgarzerie a Verona

L’area archeologica del criptoportico capitolino in corte Sgarzerie a Verona

Verona romana rivela un altro dei suoi tesori: il criptoportico capitolino. Sabato 8 febbraio, alle 12, alla presenza del direttore regionale per i Beni culturali Ugo Soragni, del soprintendente ai Beni archeologici del Veneto Vincenzo Tiné, del sindaco di Verona Flavio Tosi e del presidente di Cariverona Paolo Biasi,  sarà inaugurata l’area archeologica del criptoportico capitolino in corte Sgarzerie a Verona. “L’area archeologica di Corte Sgarzerie è uno straordinario palinsesto di strutture archeologiche che consente di percorrere la storia del settore centrale di Verona dall’età romana al Medioevo”, spiega Tinè. “Gli scavi, condotti dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto tra 1988 e 2004 sotto la Loggia delle Sgarzerie, con fondi ministeriali e con il sostegno economico di Fondazione Cariverona, hanno messo in luce un tratto del portico sotterraneo (criptoportico) che su tre lati circondava il Capitolium, il principale tempio cittadino dedicato alle tre divinità Giove, Minerva, Giunone”.

I resti del Capitolium romano visibili al ristorante Maffei

I resti del Capitolium romano visibili al ristorante Maffei a Verona

Edificato nella seconda metà del I sec. a.C. sul lato settentrionale del Foro, spiega la nota della soprintendenza, il Capitolium era caratterizzato da un fronte largo 35 m (con tre file di sei colonne), tre celle e portici ai lati, ed era lungo circa 42 m. Su tre lati correva tutt’intorno al tempio un porticato che aveva anche la funzione di archivio. Lungo le sue pareti erano esposte numerose epigrafi e tavole in bronzo, delle quali si sono ritrovati solo frammenti: si trattava di leggi, decreti, liste di magistrati e imperatori, documenti catastali. “Il criptoportico visitabile nell’area”, continua il soprintendente, “si sviluppava per oltre 200 metri sotto il portico. Diviso in due navate larghe 4,5 m da una spina di archi retti da 78 pilastri in pietra e coperta da volte a botte, era debolmente illuminato da finestre “a strombo” affacciate sulla terrazza superiore”. Il complesso rimase in vita fino al IV secolo, quando, per effetto dell’affermazione del cristianesimo e probabilmente per un incendio cadde in abbandono. Dopo circa un secolo Teodorico iniziò la sistematica spoliazione dell’edificio per recuperare materiali costruttivi. “Il criptoportico continuò a essere usato, ma tra la fine del VII e l’VIII sec. il suo braccio ovest crollò: infiltrazioni d’acqua e probabili eventi sismici ne provocarono il collassamento, facendo crollare di conseguenza anche buona parte del soprastante triportico”. Nell’area archeologica di Corte Sgarzerie che si inaugura sabato è possibile vedere un suggestivo particolare del crollo delle volte.

La pianta dell'area sacra del Capitolium romano di Verona con il criptoportico su tre lati

La pianta dell’area sacra del Capitolium romano di Verona con il criptoportico su tre lati

Per tutto l’Altomedioevo, fino al IX-X secolo, l’edificio sotterraneo fu usato come discarica per immondizie e macerie. “Per vedere una ripresa dell’attività edilizia bisogna attendere il XII secolo, quando, nel contesto della fortissima crescita demografica, politica e commerciale che caratterizzò l’età comunale, si insediarono nell’area le casate aristocratiche con le loro torri e le loro attività commerciali”. Nell’area archeologica di corte Sgarzerie sono visibili i resti di un edificio interrato (cantina?), di una ghiacciaia e di una casa-torre. Nel Trecento poi c’è l’edificazione della Loggia delle Sgarzarie e nel Quattrocento del Monte di Pietà.

Vincenzo Tinè, soprintendente ai Beni archeologici del Veneto

Vincenzo Tinè, soprintendente ai Beni archeologici del Veneto

“Al termine delle indagini archeologiche che hanno consentito di ricostruire la storia dell’isolato”, spiega Tinè, “l’area è stata sistemata per l’apertura al pubblico, sempre grazie al finanziamento di Fondazione Cariverona, con un intervento mirato che ha saputo coniugare le esigenze della conservazione a quelle della comunicazione, in un’ottica di recupero e valorizzazione finalizzata ad avvicinare i cittadini alla conoscenza della storia antica del contesto urbano a loro familiare”. L’intervento è stato portato avanti in collaborazione con l’amministrazione comunale (Coordinamento Edilizia Monumentale), proprietaria dell’immobile.

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