Le origini di Jesolo, l’Equilo tardoantica-altomedievale: nuove scoperte dagli scavi dell’università di Venezia in località le Mure. Il punto in un servizio su Archeologia Viva di luglio/agosto 2020

L’antico molo con i buchi dei pali delle bricole dell’antica Equilo scoperti a Jesolo nella campagna di scavo 2020 dell’università Ca’ Foscari diretta da Sauro Gelichi (foto unive)

Il litorale di Jesolo ai limiti della laguna nord di Venezia

Un molo, bricole e una piroga: sono i nuovi ritrovamenti dello scavo di Equilo-Jesolo a ridosso del Canale di San Mauro, che confermano la vocazione tipica di questo territorio lagunare. Una campagna di scavo ricca di soddisfazioni quella che Ca’ Foscari, sotto la direzione del prof. Sauro Gelichi, sta proseguendo nella località “Le Mure” di Jesolo, grazie anche all’amministrazione comunale che ha investito permettendo ai ricercatori di gettare nuova luce sulla storia della città. I risultati della campagna 2020 aggiungono un nuovo tassello alla ricca e complessa storia di questo territorio nel corso del Medioevo, che l’équipe di archeologia medievale del dipartimento di Studi umanistici di Ca’ Foscari aveva cominciato a svelare nel 2011 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2014/01/17/le-origini-di-jesolo-lequilo-altomedievale-riemergono-dagli-scavi-delluniversita-di-venezia-in-localita-le-mure/). Proprio sulle ricerche archeologiche di Jesolo / Equilo tra tarda antichità e Medioevo un ampio servizio curato da Sauro Gelichi, Alessandra Cianciosi e Silvia Cadamuro, sulla rivista “Archeologia Viva” di luglio-agosto 2020 (n° 202) fa il punto sui risultati raggiunti.

Così appariva la cattedrale di Santa Maria Assunta nella campagna alla periferia di Jesolo agli inizi del Novecento (la foto è anteriore al 1903). Come si può vedere si tratta di una costruzione grandiosa, paragonabile alla basilica di San Marco in Venezia (foto unive)

Il prof. Sauro Gelichi dell’università Ca’ Foscari di Venezia

“Il progetto archeologico su Jesolo”, spiega il prof. Sauro Gelichi, direttore dello scavo e del Centro Interuniversitario per la Storia e l’Archeologia dell’Alto Medioevo, “che il nostro ateneo sta portando avanti in accordo e cooperazione con l’amministrazione comunale e con la soprintendenza, si sta configurando come uno dei più organici e promettenti avviati in regione negli ultimi anni. I risultati scientifici conseguiti hanno rivelato un sito del più alto interesse storico ed archeologico: il passato di Equilo sta facendo emergere una storia ricca di implicazioni politiche, sociali, culturali, funzionale a comprendere meglio le vicende di tutta l’area lagunare veneziana e delle zone contermini. Una storia che si intreccia con quella dell’antica Altino e, poi, della vicina Cittanova e della più lontana, ma sempre presente, storia di Venezia. La ricerca archeologica ha messo in luce straordinarie ed inedite narrazioni ma anche realtà materiali di notevole consistenza e valore, come ad esempio i dimenticati resti del cosiddetto monastero di San Mauro. Così si rende sempre più necessario avviare un processo di restauro e valorizzazione (a cui l’Università sta lavorando in accordo con l’amministrazione e la soprintendenza), che recuperi al meglio tutte queste testimonianze (le nuove ma anche le vecchie messe in luce negli scavi della cattedrale), per recuperarle e riproporle, opportunamente tradotte, in un percorso di conoscenza e di riappropriazione collettiva. Un percorso che dovrebbe avere diversi punti ‘forti’ (accanto ai ruderi della cattedrale, i resti del monastero di San Mauro e la Torre di Caligo) e che, assieme ad uno spazio idoneo dove esporre i reperti mobili e opportune ricostruzioni e ambientazioni digitali, sia in grado di affascinare ed istruire i cittadini ma anche le migliaia di turisti che affollano, d’estate, le spiagge di questa bellissima cittadina”.

I ruderi del campanile di S, Maria Assunta di Equilo

L’abitato dell’antica Jesolo sorgeva su un’isola, l’insula Equilus, oggi terraferma per effetto delle piene del Piave e delle bonifiche. Basta percorrere i pochi chilometri che separano i famosi lidi dal centro storico – affacciato questo sulla Piave Vecchia e sulla Paluda (l’estremità nord-orientale della laguna di Venezia) – e osare oltre dove finisce la città verso la campagna, per imbattersi nei ruderi ancora notevoli di un monumento un tempo grandioso: la chiesa cattedrale di Equilo, costruita molto probabilmente nel XII secolo. Quei ruderi martoriati sono lì a ricordarci un passato che la stessa comunità di Jesolo stenta a riconoscere, reciso com’è dal Medioevo in avanti. La Jesolo attuale è appunto l’erede dell’antica Equilo, insediamento ricordato in uno sparuto gruppo di documenti scritti medievali e abbandonato a partire dal XIII secolo. In casi come questo solo l’archeologia può tentare di riannodare i fili con la storia, dandole un senso e una profondità.

Scavi in corso nel grande edificio usato come “albergo” nella mansio attiva sull’isola di Equilo fra IV e V secolo. Ognuno degli ambienti che vediamo affiancati in serie serviva per dormire e farsi da mangiare (foto unive)

Per prima cosa è stata progettata una campagna di ricognizioni e analisi geo-archeologiche, con il fine di ricostruire, nei limiti del possibile, l’antica situazione ambientale di quest’area oggi perilagunare in rapporto con le possibili zone abitate. Da ciò è emerso il quadro di un insediamento che doveva svilupparsi su un arcipelago di barene o isolotti separati da canali alla foce dell’estuario della Piave Vecchia. Si trattava, dunque, di una posizione particolarmente favorevole, che spiega anche il motivo della colonizzazione di queste aree all’interno di una laguna separata dal mare da relitti di antichi cordoni costieri. Aree che gli scavi hanno dimostrato essere frequentate almeno dall’epoca medio imperiale (II-III sec. d.C.), quando vi si raccoglieva la conchiglia murex per produrre la porpora, attività probabilmente collegata con l’industria laniera della vicina città romana di Altinum (Altino). Così si spiega anche la fondazione, intorno al IV secolo, di una grande mansio nell’ambito di una rete di collegamenti interna alla laguna. Sono stati gli scavi più recenti a mettere in evidenza questa importantissima lontana fase insediativa e a far emergere strutture collegate con la ricezione e lo stazionamento di persone, animali e merci. Peraltro si tratta di una tra le stazioni di posta meglio conservate e documentate archeologicamente nel nostro Paese. Tuttavia la vita di questa mansio dovette essere piuttosto breve. Gli anni turbolenti del V secolo, coincidenti con lo stesso dissolvimento dell’Impero romano d’Occidente, sono lo spazio storico all’interno del quale possiamo datare l’incendio e l’abbandono delle strutture di questa mansio, che non furono più rioccupate, se non in maniera episodica.

Foto aerea delle due zone di scavo a Jesolo/Equilo: le Mure e San Mauro (foto unive)

Dopo il rinvenimento della mansio tardo antica, nel 2018 gli archeologi si erano concentrati nell’area di San Mauro, a nord della località “Le Mure”, scavata per la prima volta nel 1954 da G. Longo, assistente della soprintendenza Archeologica di Padova che vi aveva identificato i resti del monastero di San Mauro, citato nelle fonti medievali. I primi lavori di scavo avevano portato al ritrovamento di una piccola chiesa triabsidata, dotata di arredi architettonici tipicamente altomedievali, affiancata da altre strutture murarie più recenti, forse collegate al monastero. Ma in seguito le rovine erano state lasciate in stato di abbandono.

Foto zenitale da drone del complesso religioso di San Mauro sull’isola di Equilo attivo a partire dal IX secolo e per tutto il Medioevo nell’ambito di un’intensa attività di bonifica del territorio a fini agricoli (foto unive)

La campagna di scavo 2018, ha ridato nuova vita a questo sito proseguendo l’indagine dell’intera area di San Mauro per comprendere lo sviluppo dell’abitato di Equilo a nord dell’isola tardoantica (già indagata tra 2013-2016), riportando alla luce le eventuali strutture del complesso religioso, almeno quelle che potevano essersi conservate sotto il peso delle macerie e valutandone lo stato di conservazione. L’indagine del 2018, svolta sempre in collaborazione con il Comune di Jesolo e con la soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, ha riportato alla luce l’abside laterale della chiesa confermando, da una parte, i risultati dello scavo svoltosi nel 1954 e raccogliendo, dall’altra, numerosi dati del tutto inediti. È stato possibile infatti individuare e indagare depositi mai scavati in precedenza, sia all’interno che all’esterno dell’edificio e datare la formazione di questa porzione dell’insula Equilo al VII secolo d.C. Inaspettato il rinvenimento di 15 sepolture di adulti e bambini, appartenenti al cimitero annesso alla chiesa, per ora indagato solo parzialmente. Eccezionale è stata la messa in luce delle fondazioni del campanile di cui si era persa memoria, costituite da un esteso basamento in legno e da perimetrali spessi ben 160 cm, costruiti con grandi pietre squadrate.

Particolare di una sepoltura del cimitero di Equilo (VI-VII sec. d.C.). Come unico oggetto di corredo funebre vediamo un pettine in osso a doppia fila di denti, un tipo di manufatto che ricorre spesso nelle tombe altomedievali (foto unive)

La lunga stagione dell’Alto Medioevo. Durante il VI secolo tutta quanta l’area dovette passare nelle disponibilità della Chiesa. A questo periodo viene datato l’edificio religioso con mosaici, a cui abbiamo fatto riferimento prima , che rappresenterebbe il primo segno tangibile della presenza di un vescovo a Equilo, altrimenti documentata dalle fonti scritte solo a partire dal IX secolo. Altro segno di un controllo ecclesiastico dell’area sempre nel VI secolo è poi costituito da un cimitero, composto da inumazioni di nuclei familiari. Siamo giunti così all’Alto Medioevo. Finora gli scavi hanno restituito poche testimonianze di questo periodo, se non le fasi più antiche di una chiesa (IX secolo) che stanno venendo alla luce nell’area del già citato “monastero di San Mauro”. Tuttavia di una comunità equilense abbiamo notizie dirette da fonti scritte che si riferiscono a questo luogo, come quelle che compaiono nel testamento (829) redatto dal duca veneziano Giustiniano Particiaco, oltre che da elementi scultorei, come l’eccezionale frammento di sarcofago di un certo Antoninus tribunus (rappresentante della classe dirigente) e di sua moglie, databile sempre nel IX secolo.

Dallo scavo archeologico di Jesolo / Equilo a un percorso di visita permanente: amministrazione comunale e università Ca’ Foscari studiano il piano di fattibilità (foto unive)

La memoria del passato per gli abitanti e gli ospiti. Una storia così rilevante ha necessità di essere ricostruita, ma anche raccontata. E per farlo devono esistere luoghi e modi adatti. L’amministrazione comunale di Jesolo, di concerto con l’università Ca’ Foscari, sta dunque studiando un piano di fattibilità, non solo per recuperare e restaurare sul posto i resti della cattedrale e del “monastero di San Mauro”, ma anche per creare un percorso di visita che possa degnamente illustrare queste vicende. L’obbiettivo è restituire una fetta di quel passato non solo alla comunità, ma anche a coloro che durante il periodo estivo scelgono Jesolo come luogo di vacanza: un modo per valorizzare con contenuti diversi quella vocazione all’ospitalità che, già dall’età Tardoantica, il luogo dimostrava di possedere.

Ercolano a 360°: in questo quarto episodio il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, ci porta alla scoperta del teatro antico, il primo monumento scoperto a Ercolano nel 1738, oggi visitabile a 20 metri di profondità lungo i cunicoli borbonici

Quarto video a 360° elaborato da TimeLooper per la App 3D del parco archeologico di Ercolano, realizzata da D’Uva (info https://bit.ly/30OOU84): con il direttore Francesco Sirano scopriamo il Teatro di Herculaneum, il primo monumento ritrovato nel 1738: nell’attesa della sua riapertura al pubblico, grazie al video a 360° è possibile ammirare la bellezza e la maestosità di questa meravigliosa struttura attualmente conservata a oltre 20 metri di profondità. Oggi il teatro antico si visita attraverso i cunicoli borbonici: è un’esperienza unica che permette di rivivere la strada del Grand Tour. “Nel 79 d.C. Ercolano aveva circa 4mila abitanti, e poco più della metà poteva comodamente godere degli spettacoli nei giorni previsti per i ludi nel loro bellissimo teatro dove si potevano accomodare 2500 persone. Questo magnifico edificio, che gli scavi del 1700 trovarono ancora con tutti i suoi arredi, sia pure abbattuti all’eruzione, era stato costruito all’epoca dell’imperatore Augusto. Conosciamo anche il nome del magistrato, il duoviro, una specie di sindaco, che se ne occupò: Lucio Annio Mammiano Rufo, appartenente a una delle famiglie più importanti di Ercolano. E conosciamo anche il nome dell’architetto, Publio Numisio. Avviciniamoci a conoscere meglio questo edificio. Innanzitutto il fronte scena che si presenta come una facciata architettonica su due ordini con colonne in marmi colorati e nicchie, all’interno delle quali si trovavano molte statue. Presenta inoltre le tre caratteristiche porte: quella centrale, la cosiddetta porta regia, e le due laterali dette anche valve hospitales, dove entravano gli attori a seconda dei loro ruoli. Qui nel mondo romano nel 79 d.C. non avremmo assistito a tragedie del grande teatro greco e romano, ma probabilmente avremmo udito grandi risate, perché qui si recitavano in prevalenza mimi e farse. Ai lati del fronte scena abbiamo dei passaggi verso l’uscita del teatro, le cosiddette parodoi, al di sopra delle quali si trovavano i tribunalia. Due loggiati, sui quali prendevano posto magistrati o personaggi particolarmente onorati dalla comunità locale. Nel caso di Ercolano abbiamo da un lato la statua di Marco Nonio Balbo, il grande benefattore della città, e dall’altra di Appio Claudio Pulcro, membro di una delle famiglie senatoriali più importanti di Roma. Se ci giriamo alle nostre spalle vediamo la cavea. La cavea ha la caratteristica forma semicircolare suddivisa in tre ordini, a seconda della classe sociale degli spettatori. La ima cavea, consacrata ai personaggi più importanti, le persone eminenti della comunità locale; la media cavea, con i sedili di tufo, era dedicata al grosso del pubblico locale; e la summa cavea, che solo si intravede dal basso, era probabilmente occupata dal pubblico femminile. Sul punto più alto della cavea si trovavano anche tre piccoli tempietti, due laterali e uno al centro. È in questo templi che probabilmente erano esposte statue di imperatori. I giochi scenici potevano durare anche molte ore e avvenivano molto spesso durante il giorno. Ecco il motivo per cui era necessario stendere un velarium, avere delle forme di copertura che consentivano di creare ombra per gli spettatori che passavano qui molte ore di queste bellissime giornate di festa”.

“Vacanze egiziane”: dal 31 luglio al 31 agosto 2020 il museo Egizio di Torino aperto tutti i giorni a tariffe scontate

“Vacanze egiziane”: dal 31 luglio al 31 agosto 2020 il museo Egizio di Torino aperto tutti i giorni

Con lo slogan “Vacanze Egiziane” il museo Egizio di Torino lancia il ritorno all’orario ordinario per il mese di agosto 2020: dal 31 luglio al 31 agosto, infatti, il museo sarà aperto tutti i giorni, il lunedì dalle 9 alle 14 e dal martedì alla domenica dalle 9 alle 18.30. Dopo la riapertura del 2 giugno 2020 il museo ha visto infatti crescere l’interesse dei visitatori e ha quindi deciso di aumentare i giorni di apertura nel prossimo mese: “È una scommessa in cui crediamo moltissimo, ma anche un dovere nei confronti della città, per garantire l’accessibilità di un patrimonio che appartiene a tutti e che crediamo possa attrarre cittadini e turisti”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Pur continuando a convivere con molte incertezze, come tutti, abbiamo sentito la responsabilità di ricambiare la fiducia che il pubblico ci sta accordando dal giorno della riapertura”. Confermate per il mese di agosto le tariffe scontate (intero a 9 euro, ridotto studenti a 2 euro, ridotto giovani a 1 euro, Family Ticket per nuclei composti da due adulti e due minorenni al costo di 18 euro), oltre all’obbligo di acquistare il biglietto online. I visitatori avranno quindi l’opportunità di scoprire, avendo a disposizione orari di apertura molto più ampi, la collezione permanente del Museo, la mostra temporanea “Archeologia Invisibile” e “Lo sguardo dell’antropologo”, progetto espositivo realizzato in collaborazione con il museo di Antropologia ed Etnografia dell’università di Torino.

Al via l’11.ma edizione di Aquileia Film Festival 2020: ma attenzione, è obbligatoria la prenotazione gratuita on line del posto. Ecco tutto il programma delle cinque serate

Per l’edizione 2020 di Aquileia Film Festival sarà artciolato sulel due piazze antistanti la basilica: piazza Patriarcato e piazza Capitolo

L’undicesima edizione di Aquileia Film Festival 2020 è ai nastri di partenza: la rassegna di cinema arte e archeologia, organizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm e il patrocinio del Comune di Aquileia è in programma per cinque serate da martedì 28 a venerdì 31 luglio e lunedì 3 agosto 2020, arricchita di alcune novità per garantire la fruizione in piena sicurezza e nel rigoroso rispetto della normativa anti COVID-19 all’ampia platea di appassionati. Per la prima volta l’evento si svolgerà in contemporanea sulle due piazze – piazza Capitolo e piazza Patriarcato – che circondano la Basilica di Aquileia che potranno ospitare 500 spettatori ciascuna: le conversazioni con l’ospite della serata curate da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva si svolgeranno sul palco di piazza Capitolo e verranno trasmesse in diretta sullo schermo – largo dieci metri e alto otto –  di piazza Patriarcato. Ma per partecipare all’Aquileia Film Festival è obbligatoria la prenotazione gratuita del posto al link
https://www.fondazioneaquileia.it/it/aquileia-film-festival-2020-prenotazioni, compilando il form con nome, cognome, mail e telefono, selezionare la serata e inviare. In risposta si riceverà una mail con il biglietto d’ingresso e il posto assegnato da esibire anche su smartphone ai varchi d’ingresso. I posti verranno assegnati in ordine cronologico di arrivo delle prenotazioni. Ecco il programma.

Il film “Le tre vite di Aquileia” di Giovanni Piscaglia

Martedì 28 luglio 2020, alle 21. “Le tre vite di Aquileia”, film fuori concorso, di Giovanni Piscaglia (Italia, 60′, 2019, 3D Produzioni per Fondazione Aquileia). Un film che restituisce la complessità dell’eredità storica di Aquileia e la vitalità della grande città cosmopolita che fu nei secoli passati. Non solo storia anti­ca, la città viene raccontata fino ai giorni nostri indagando il modo in cui la storia è diventata oggetto di studio, scavo, musealizzazione e tutela. A guidarci nel viaggio gli interventi degli esperti e di chi quotidianamente lavora per valorizzare il suo patrimonio. Segue la conversazione con Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia, e Orietta Rossini, direttrice del Museo dell’Ara Pacis, a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva.

Frame del film “Pompei, dopo il disastro” di Sabine Bier

Mercoledì 29 luglio 2020, alle 21. “Pompei, dopo il disastro” di Sabine Bier (Italia, Germania, 52’, 2019, produzione: Massimo My, consulenza scientifica: Ersilia D’Ambrosio. Per la prima volta un documentario racconta gli avvenimenti immediatamente successivi all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., un intervento di protezione civile voluto e sostenuto dall’imperatore Tito per soccorrere le popolazioni colpite dal disastro naturale e rilanciare le attività, la produzione e il commercio, la vita. Segue la conversazione con Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Chiude la serata “Antico Presente” di Lucio Fiorentino (Italia, 19’, 2018, responsabile scientifico: Ludovico Solima, produzione: museo Archeologico nazionale di Napoli, produzione esecutiva: Transitans Film SRL. Una storia, uno o due personaggi a noi contemporanei, un sentimento universale, un capolavoro del museo. Un’opera della collezione del Mann “rivela” ad un personaggio il sentimento profondo che lo muove. L’arte del passato ritorna alla vita creando un ponte tra l’uomo dell’antichità e l’uomo del presente.

Frame del film “La Scuola Archeologica Italiana di Atene” prodotto da Rai Cultura con la regia di Eugenio Farioli Vecchioli

Giovedì 30 luglio 2020, alle 21. “La Scuola Archeologica Italiana di Atene” (Italia viaggio nella bellezza) di Eugenio Farioli Vecchioli, Agostino Pozzi, Stefano Stefanelli (Italia, 52’, 2019, consulenza scientifica: Luca Peyronel, produzione: Rai Cultura. Un viaggio nell’archeologia italiana in Grecia, con il racconto degli scavi antichi e presenti, e delle sensazionali scoperte effettuate nell’isola di Creta e di Lemno. Una produzione che ripercorre oltre un secolo di vita della Scuola Archeologica Italiana di Atene in occasione dei 110 anni dalla sua nascita. Segue la conversazione con Giuliano Volpe, archeologo, ordinario di Metodologia della ricerca archeologica all’università di Bari, a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Chiude la serata “La storia dimenticata degli Swahili / L’histoire oubliée des Swahilis” di Raphael Licandro, Agnès Molia (Francia, 26’, 2018, consulenza scientifica: Peter Eeckhout, produzione: Tournez S’il Vous Plait Productions, lingua: italiano. Lungo la costa orientale dell’Africa, il popolo degli Swahili a lungo ha intrigato gli scienziati. Divennero musulmani molto prima dell’islamizzazione dell’Africa, e la loro lingua, lo swahili, è infusa con l’arabo. Si ritiene che in questa zona, tra il X e il XV secolo, gli Swahili avessero costruito dozzine di opulente città in pietra.

Frame del film “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lamaitre

Venerdì 31 luglio 2020, alle 21. “Egitto: i templi salvati / Egypt: saving temples” di Olivier Lemaitre (Francia, 53’, 2018, produzione: Sequana Media, lingua: italiano. Nel 1954 l’annuncio della costruzione di una nuova diga minacciava l’intera Nubia e oltre venti antichi santuari. Alcuni templi furono smantellati in fretta e trasferiti su isole artificiali, altri furono spediti all’estero in città come Madrid, Torino o addirittura New York. Segue la conversazione con Mario Tozzi, primo ricercatore del CNR, divulgatore scientifico, conduttore di “Sapiens, un solo pianeta” su RAI3 a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva.

Film Aquileia Mater – 2200 anni dalla fondazione di Aquileia” curato da Maurizio Buora e Francesco Snidero

Lunedì 3 agosto 2020, alle 21. “AQUILEIA MATER – 2200 anni dalla fondazione di Aquileia”,
fuori concorso, a cura di: Maurizio Buora e Francesca Snidero  (Italia, coordinamento: Paola Treppo, 60’, 2019, produzione: Telefriuli per conto della Società Friulana di Archeologia. Un documentario arricchito da interviste a esperti e studiosi italiani, ma anche provenienti da Slovenia, Austria e Germania per comprendere la storia della antica città di Aquileia e la varietà delle relazioni con il mondo mediterraneo e continentale. Segue “Il Porto scomparso” di Luigi Zannini (Italia, 13’, 2020, autori: Pietro Spirito e Luigi Zannini, produzione: Rai FVG. Sulle tracce dell’antico porto tra Grado e Aquileia e della strada che collegava le due città.

Nel sito archeologico di Velia l’estate 2020 porta “Velia Musica & Parole”, cinque appuntamenti tra concerti, spettacoli di danza e altre performance artistiche. Il direttore Zuchtriegel: “Sosteniamo il settore dello spettacolo dal vivo”

Il sito archeologico di Velia ospita la rassegna “Velia Musica & Parole” (foto pa-paeve)

Un programma di “musica e parole” per contribuire al rilancio dello spettacolo e della musica dal vivo in questa “fase 3” post-emergenza Covid, e anche per incrementare l’offerta culturale del territorio di Velia, nel cuore del Cilento. È questa la proposta “Velia Musica & Parole”, che il Parco Archeologico di Paestum e Velia ha lanciato per questa estate 2020. “Dopo l’accorpamento dei due siti di Velia e Paestum e all’indomani di un repentino avvio di molti interventi di messa in sicurezza e manutenzione nel sito archeologico di Velia, è la volta di contribuire alla ripresa degli eventi culturali”, dichiara il direttore, Gabriel Zuchtriegel. “In particolare, vogliamo accogliere l’indirizzo del ministro, Dario Franceschini, che ha chiesto a parchi e musei di dare una mano al settore dello spettacolo dal vivo, fortemente colpito dalla crisi sanitaria Nella stessa ottica, stiamo collaborando con Velia Teatro nella speranza di poter riportare le rappresentazioni teatrali all’interno del sito archeologico, al momento in calendario presso la sede della Fondazione Alario. Quest’anno le condizioni per un programma di questo tipo non c’erano, ma stiamo lavorando su varie ipotesi, tra cui quella di attrezzare il teatro antico di Velia per rappresentazioni teatrali, ovviamente nel massimo rispetto del luogo e della tutela del monumento”.

La locandina della prima rassegna culturale “Velia Musica & Parole”

Per la prima rassegna culturale “Velia Musica & Parole”, sono stati fissati cinque appuntamenti tra concerti, spettacoli di danza e altre performance artistiche che animeranno le serate estive veline dal 31 luglio al 5 settembre 2020. Si partirà venerdì 31 luglio 2020, con il concerto “La musica è pericolosa” della Compagnia della Luna, diretto da Nicola Piovani; per sabato 8 agosto 2020, l’Orchestra da camera della Campania presenterà Sebastiano Somma in “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway. Si prosegue venerdì 14 agosto 2020 con un suggestivo spettacolo di musica, canto e danza Lis con il progetto VIVIDARTE LIS che presenterà “Voci pe’ ll’aria – l’arte per tutti”. È la volta della compagnia Aquadia che, venerdì 21 agosto 2020, presenterà il concerto “Tiempo. Voci, suoni e colori di una Napoli del cuore e della fantasia”, con Peppe Barra. Venerdì 4 settembre 2020, Teatronovanta andrà in scena con Emilia Zamuner TRIO in “Napoli in jazz” con la regia di Gaetano Stella. Gli spettacoli sono inclusi nel biglietto di ingresso al Parco e nell’abbonamento Paestum&Velia, così che lo stesso titolo di ingresso potrà essere sfruttato sia in orario diurno per le visite archeologiche sia in serata per prender parte agli spettacoli e alle manifestazioni a Paestum e a Velia. In questo modo, la direzione del Parco punta anche al potenziamento dell’inclusione territoriale e dell’accessibilità economica.

Roma. Partite le visite notturne “La Luna sul Colosseo”: un video sul nuovo itinerario “Di maghi, negromanti, pastori e altri mestieri”. E prossimamente il PArCo svelerà i “segni” ritrovati dai recenti restauri

Il passaggio porticato nell’anello esterno al piano terra del Colosseo (foto PArCo)

“Vado al Colosseo per rivivere le imprese dei gladiatori”. E questa è l’esperienza che ancora oggi suscita sensazioni e forti emozioni in chi si affaccia sul piano dell’arena. Ma quanti sanno riconoscere i segni della vita del Colosseo anche oltre il sangue versato dai gladiatori? Quanti saprebbero ritrovare quei nomi di persone, date e simboli che incisi sui pilastri del Colosseo raccontano di vite passate, date celebri e continui antagonismi tra sacro e profano? Mappati, disegnati e fotografati agli inizi degli anni 2000 da Rossella Rea (Rota Colisei, Milano 2002, pp. 231-239), questi “segni” sono ritornati alla luce dopo i recenti lavori sponsorizzati da Tod’s e oggi fanno parte del nuovo percorso di visita “La Luna sul Colosseo” edizione 2020, a cura del funzionario archeologo Federica Rinaldi.

Gli archeologi del PArCo annunciano di svelare il significato di questi segni nelle prossime settimane. Intanto sono partite le visite notturne dell’edizione 2020 de “La Luna sul Colosseo” (prenota qui la tua visita lnk.bio/s/colosseo/Q0C8) e il Parco archeologico ci regala un video che mostra un po’ il nuovo itinerario che s’intitola “Di maghi, negromanti, pastori e altri mestieri”. Arricchisce la suggestione della sera con innumerevoli racconti. A partire proprio dalle leggende medievali che ne fecero un tempio pagano, addirittura “consacrato a tutti i demoni” come scrisse Tertulliano nel III secolo, e teatro di misteriosi riti e miracoli. Per passare poi a tutti quei cavapietre che, faticando, incisero nel travertino i propri nomi (e forse tra questi c’è persino un papa).

Museo Archeologico nazionale di Napoli: dal 1° agosto al via la convenzione con la Casa Rossa di Anacapri. Già attive quelle con Villa San Michele, e siti Extramann di Napoli. Sconti per bagnanti della Gaiola, viaggiatori SNAV e clienti strutture Federalberghi Napoli e Unione Industriali Napoli. Paolo Giulierini: “Il MANN si candida ad essere faro dei Musei del Mediterraneo”

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, davanti alle sculture recuperate nella Grotta Azzurra di Capri (foto Graziano Tavan)

“L’attenzione per il mare ed il litorale campano si sostanzia non soltanto nella trasformazione dei contenuti della mostra -Thalassa- in una sezione permanente sul mar Mediterraneo nella sala della stazione Neapolis del Mann, ma anche nella definizione di rapporti sempre più consolidati con Reggio Calabria, Taranto e la Sicilia, per candidare il museo di Napoli a faro dei Musei del Mediterraneo”, dichiara il direttore dell’Archeologico, Paolo Giulierini. La promozione del patrimonio storico-artistico della Campania parte dal gioco di squadra in questa Estate 2020: così, il museo Archeologico nazionale di Napoli continua la propria campagna di valorizzazione in rete con gli istituti culturali del territorio.

La Casa Rossa ad Anacapri in convenzione con il Mann (foto Pino Cadispoti)

La locandina della mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” prorogata al 31 agosto 2020

Dal 1° agosto 2020 prevista anche una nuova partnership con un interessante sito dell’Isola Azzurra: si tratta dalle Casa Rossa di Anacapri, costruita tra il 1876 e il 1899 accanto a un’antica torre quattrocentesca ed eretta dall’eccentrico colonnello John Clay MacKowen, ricco cittadino di New Orleans; contraddistinta da una singolare struttura architettonica, che ne fa un unicum nell’isola, la Casa ben presto fu arricchita dallo stesso colonnello con reperti archeologici trovati nelle varie località di Capri. Tra gli antichi manufatti ospitati nell’inconfondibile edificio di colore vermiglio, anche le sculture rinvenute nei fondali della Grotta Azzurra ed esposte nella mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, in programma al Museo sino al 31 agosto 2020.

La Casa Rossa di Anacapri: con il Mann prevista una scontistica congiunta (foto Pino Cadispoti)

La convenzione tra il museo Archeologico di Napoli e la Casa Rossa di Anacapri prevederà, in primis, una scontistica congiunta: 2 euro di riduzione, sulla tariffa piena di ingresso al Mann, spetteranno ai visitatori del monumento dell’isola; viceversa, i possessori di ticket del Museo o di abbonamento OpenMANN pagheranno 2 euro (e non 3.5 euro) per accedere alla casa voluta dall’eclettico MacKowen ed oggi sede dell’esposizione “L’Isola dipinta: viaggio pittorico a Capri ed Anacapri tra Ottocento e Novecento”, promossa dal Comune di Anacapri.

L’esposizione a Villa San Michele ad Amacapri sull’isola di Capri

Sempre nel nome dell’arte e del mare, attiva la convenzione con Villa San Michele: la dimora storica di Axel Munthe, ad Anacapri, accoglierà visitatori ed abbonati del Mann con un simbolico sconto di 2 euro, “ricambiato” al botteghino del Museo con la tariffa ridotta per ammirare le collezioni permanenti e gli allestimenti temporanei. Per chi resta a Napoli, possibile conoscere i siti della rete Extramann (l’elenco dei partner sul portale web dell’Archeologico) ed ottenere, con lo stesso ticket, lo sconto di 2 euro per il Museo: l’opzione è riservata anche ai bagnanti della Gaiola, in possesso del tagliando della prenotazione. E chi sceglierà di imbarcarsi su unità SNAV dirette verso le isole del Golfo (tutte le tratte, eccetto Capri), le isole Pontine e la Sicilia, con il codice SNAVMANN potrà avere il 10% di sconto sull’acquisto di ticket tramite canali online e call center; entro un mese dalla traversata, ciascun viaggiatore visitare il Museo con 2 euro di sconto; stessa riduzione, per accedere all’Archeologico, sarà riservata a clienti delle strutture aderenti a Federalberghi Napoli e Unione Industriali di Napoli.

La locandina che promuove OpenMann, l’abbonamento annuale al museo Archeologico nazionale di Napoli

Dal 1° agosto 2020, infine, saranno attive le nuove tariffe per biglietti e abbonamenti del Museo: il biglietto intero costerà 10 euro, ridotto 8 euro, due adulti over 25 pagheranno 16 euro; resterà di 2 euro l’ingresso per giovani tra 18 e 25 anni non compiuti. Per quanto riguarda la tessera OpenMANN, di seguito i prezzi: 12 euro per una card singola (adulto) e 20 euro per coppia di titolari over 25 anni; sempre 5 euro sarà il costo per studenti universitari ed allievi di scuole di specializzazione, senza limiti di età. La tessera Openmann permette di accedere illimitatamente al Museo ed alle mostre in programma, per 365 giorni dalla data di prima attivazione.

Il Parco archeologico dei Campi Flegrei ha aperto al pubblico (dopo oltre un decennio) un nuovo percorso di visita al Parco Sommerso di Baia: possibilità di vedere le nuove scoperte

Il mosaico policromo a ottagoni scoperto nel parco sommerso di Baia (foto pa-fleg)

La planimetria della zona “a” del parco sommerso di Baia (foto pa-fleg)

Planimetria del nuovo percorso del Lacus Baianus nel Parco sommerso di Baia (foto pa-fleg)

Dopo innumerevoli scoperte, ultima quella dei due trapezofori in marmo, dal 10 luglio 2020 è aperta al pubblico una nuova area tutta da scoprire. Dopo quasi vent’anni dall’istituzione del Parco Sommerso, avvenuta nel 2002, il Parco archeologico dei Campi Flegrei ha infatti aperto al pubblico il nuovo percorso di visita al Parco Sommerso di Baia. Al centro tra il noto Ninfeo di Claudio e la Villa dei Pisoni, un intero nuovo isolato è stato indagato in questi ultimi mesi: ci troviamo di fronte a un complesso di oltre 2500 mq, affacciato sul Lacus Baianus, il bacino su cui in età romana si distendeva l’intero centro di Baia. Le indagini, tuttora in corso, hanno individuato un complesso termale, inserito probabilmente in una residenza privata, ancora in gran parte da indagare. “È un momento davvero importante per il Parco Sommerso di Baia”, ha dichiarato il direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei, Fabio Pagano. “Dopo oltre un decennio, apriamo un nuovo settore di visita. L’obiettivo è quello di rendere fruibile questa sito, unico nel suo genere, in tutta la sua estensione e soprattutto al più ampio numero di persone. È per questo che il nuovo percorso sarà visitabile anche tramite canoe e snorkeling. Il lavoro di ricerca che abbiamo avviato naturalmente non si esaurisce qui. Contiamo di aprire nuovi settori  nei prossimi anni per sfruttare a pieno le potenzialità del Parco Sommerso che sono davvero straordinarie”.

 

L’avvio della ricerca avviene nel 2018 con l’apertura delle indagini sul primo mosaico a tessere policrome individuato a Baia sommersa. Si tratta di un pavimento a disegno geometrico composto da ottagoni accostati, decorati al centro da fiori stilizzati, tutti diversi fra loro. Furono da subito avviate, insieme all’Istituto Centrale del Restauro di Roma, le prime attività di restauro per proteggere i resti in parte compromessi negli anni dalle correnti marine. L’equipe di restauratori dell’Istituto del MIBACT, guidata da Barbara Davidde, ha monitorato poi i resti e ha avviato, a partire dal 6 luglio 2020, il cantiere di restauro per la messa in sicurezza definitiva del pavimento. Per i visitatori si tratterà di una occasione unica: la visita al nuovo complesso e, contemporaneamente, la visione del cantiere attivo sui resti per tutto il mese di luglio. Tre finestre giornaliere durante la settimana permetteranno un incontro ravvicinato sia con il nuovo quartiere sommerso sia con gli operatori intenti a salvare il pavimento, datato al III sec. d.C. Durante il week end, e poi nei mesi successivi, il percorso rimarrà aperto con gli orari consueti del Parco Sommerso, e quindi con possibilità di visita, accompagnati dai diving autorizzati, durante tutta la giornata.

Sarà così possibile osservare i tre ambienti absidati che, con ampie finestre, offrivano un panorama sul Lacus Baianus ai frequentatori degli spazi termali: qui rimangono i resti dei pavimenti in lastre di marmo, ma anche basi e colonne, nello stesso prezioso materiale, nonché i gradini che permettevano la discesa a una delle vasche termali. Un’ampia banchina proteggeva le murature dal moto ondoso interno alla baia: possiamo leggere nei suoi resti, ben conservati, il rinforzo che questa struttura subì per limitare i primi effetti del bradisismo, che già alla fine dell’impero romano creava le prime evidenti problematiche. Sia il molo che i pavimenti furono infatti rialzati rispetto alle prime fasi di costruzioni dell’edificio, per evitare l’allagamento degli ambienti.

L’abbandono che nei secoli successivi subì tutta l’area per il continuo abbassamento del terreno ha fatto sì che alcuni degli elementi decorativi rimanessero qui abbandonati e sepolti dalla sabbia: tra questi i due trapezofori in marmo, ossia sostegni per un tavolo, recentissimamente rinvenuti in una delle stanze del complesso, decorati con eleganti protomi animali, probabilmente di pantera. Trasportati nei laboratori del museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia, questi reperti saranno presto esposti alla visita, ma il progetto complessivo prevede l’esecuzione di calchi, come per le statue del ninfeo di Punta Epitaffio, da riposizionare nello stesso punto del rinvenimento e dunque fruibili durante la visita subacquea.

Il percorso si completa con la visione degli ambienti dello spazio residenziale, con un grande peristilio, di cui si riconosce il lungo ambulacro coperto e le colonne che lo sorreggevano, e i grandi vani, anch’essi decorati a mosaico che su di esso si aprivano. All’esterno di questi, sul lato affacciato verso il Lacus, possiamo ancora scorgere le bitte, forse dei proprietari del complesso, a cui potevano ormeggiare le imbarcazioni: un’ulteriore traccia del fervente mondo attivo a Baia tra il II sec. a.C. e il IV sec. d.C. che il mare ci ha conservato fino ai nostri giorni.

Padova. Ultimo week end per visitare “L’Egitto di Belzoni”, la grande mostra sull’esploratore patavino che ha contribuito in modo significativo a “importare” in Europa le meraviglie della terra dei Faraoni

La locandina della mostra “L’Egitto di Belzoni. Un gigante nella terra delle piramidi” a Padova fino al 28 giugno 2020: prorogata al 26 luglio 2020

Ultimo weekend per visitare “L’Egitto di Belzoni”, la grande mostra sulle incredibili avventure dell’esploratore padovano al Centro Culturale Altinate San Gaetano di Padova: la mostra dedicata a Giovanni Battista Belzoni, l’esploratore patavino che ha contribuito in modo significativo a “importare” in Europa le meraviglie della terra dei Faraoni, termina il 26 luglio 2020. Sono le ultime occasioni per rivivere le magnifiche gesta del “Gigante del Nilo”, un personaggio unico che con il suo inconfondibile carisma ha affascinato e ispirato il regista George Lucas nella creazione di “Indiana Jones e i Predatori dell’arca perduta” (1981). Promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Padova, con il sostegno della Camera di Commercio di Padova, il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e organizzata dal Consorzio Città d’Arte del Veneto e dall’agenzia di comunicazione Gruppo Icat, “L’Egitto di Belzoni” è la prima mostra italiana che restituisce la vera dimensione e il giusto valore al grande esploratore padovano.  E lo fa attraverso un percorso che affianca l’esposizione di reperti originali ad un percorso immersivo che si avvale delle più recenti tecnologie multimediali al fine di regalare ai visitatori un’esperienza ad alto impatto emozionale.

Ritratto di Giovanni Battista Belzoni,, nato a Padova nel 1778 e morto nel 1823 a Gwato, oggi in Nigeria

“Ultimi giorni per scoprire la straordinaria vita di Belzoni”, afferma Andrea Colasio, assessore alla Cultura del Comune di Padova. “Una bellissima occasione per ammirare per l’ultima volta importanti reperti storici provenienti da musei di caratura nazionale e internazionale quali il Louvre, il Museo Egizio di Torino, il British Museum o la Cambridge University Library. Una mostra da non perdere che, per la prima volta in Italia, racconta le avventure di un grande precursore dell’egittologia moderna”. E Claudio Capovilla, presidente di Gruppo Icat: “Sta per concludersi un importante capitolo della storia culturale di Padova – dichiara–. Per questo, invito tutti coloro che ancora non hanno avuto l’opportunità, di visitare la mostra in queste ultime settimane. Sarà un momento unico per scoprire un personaggio affascinante e fuori dagli schemi, che ha avuto il merito di far conoscere l’Egitto in Italia e in tutta Europa”.

British museum di Londra (foto Graziano Tavan)

Orari e biglietti. La mostra “L’Egitto di Belzoni” è aperta al pubblico fino al 26 luglio 2020 nei seguenti orari: venerdì dalle 10 alle 18; sabato e domenica dalle 10 alle 20. Infine, per quando riguarda i biglietti d’ingresso, continuano gli sconti applicati sulle entrate con un’offerta pensata per tutti (famiglie, bambini, gruppi): la tariffa intera è 12 euro invece che 16, e quella ridotta – quindi i ragazzi dai 6-17 anni, gli studenti universitari dai 18 ai 25 con presentazione documento appropriato, over 65, persone disabili dai 18 anni e convenzionati – è 10 euro invece che 14. L’ingresso in mostra è possibile fino a un’ora e mezza prima della chiusura. Le viste guidate per singoli o gruppi inferiori a 10 persone sono attivate ogni venerdì alle 16, sabato e domenica alle 11 e alle 17. Informazioni e prenotazioni gruppi@legittodìbelzoni.it

“La Luna sul Colosseo”. Torna il percorso di visita notturno all’interno dell’Anfiteatro Flavio con un’edizione inedita e speciale: “Di maghi, negromanti pastori e altri mestieri: un percorso insolito in un insolito Colosseo”. Ogni sabato sera dal 25 luglio al 29 agosto

“La Luna sul Colosseo”: tornano le visite guidate in notturna nell’anfiteatro Flavio (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo riattiva le visite guidate “La Luna sul Colosseo” dal 25 luglio al 29 agosto 2020, ogni sabato a partire dalle 20, con un’edizione inedita e speciale. L’edizione 2020 dell’itinerario si arricchisce con il nuovo percorso alla scoperta dei graffiti di età medievale lungo l’ambulacro esterno del primo ordine, appena dopo l’ingresso: “Di maghi, negromanti pastori e altri mestieri: un percorso insolito in un insolito Colosseo”. Prosegue sul piano dell’arena, dopo avere ripercorso le fasi di costruzione e l’articolazione del monumento. Il percorso prosegue salendo al secondo ordine, da dove si abbraccia con lo sguardo tutta l’ellisse degli spalti, per attraversare l’allestimento “Il Colosseo si racconta” e terminare alla Terrazza Valadier che, con la narrazione dei monumenti successivi, quali il Tempio di Venere e Roma e l’Arco di Costantino, conclude idealmente e temporalmente la storia dell’anfiteatro più visitato del mondo. L’iniziativa serale è rivolta a tutti coloro che vorranno approfittare dell’occasione per visitare il Colosseo dopo il tramonto e al di fuori dei consueti percorsi turistici, godendo della bellezza del monumento avvolto in un’atmosfera inusuale e in una luce speciale. Durata: 60′. Numero partecipanti: 20. Biglietto: intero, 24 euro; ridotto, 22 euro; Pacchetto Famiglia, 44 euro per due adulti e un massimo di tre ragazzi entro i 18 anni. Visita acquistabile esclusivamente online. Info: +39 06 399 67 700 – info@coopculture.it; http://www.coopculture.it