Innamorati al museo del Delta Antico di Comacchio: per le coppie ingresso 2×1, visita guidata a tema, e aperitivo con prodotti tipici in locanda

La locandina dello speciale di San Valentino al museo del Delta Antico di Comacchio

Innamorati al museo. Speciale San Valentino al museo del Delta Antico di Comacchio: per tutta la giornata del 14 febbraio 2020 ingresso 2×1 a tutte le coppie con un appuntamento da non perdere alle 17 con una visita guidata a tema compresa nel costo del biglietto (7 euro: info 0533.311316; info@museodeltaantico.com). E per chiudere la giornata aperitivo con prodotti tipici locali alla locanda del Delta. Visitare il museo del Delta Antico vuol dire intraprendere un viaggio nel tempo per un’esperienza nel delta del Po, crocevia del mondo antico. Il museo è incentrato infatti sulle testimonianze dell’antico delta del Po, nella zona in cui sfociava fino al XII secolo il ramo principale dell’Eridano/Po, che per secoli ha costituito uno snodo di commerci e di civiltà, un importante punto di giunzione tra il mondo adriatico e mediterraneo e l’Europa continentale. Attraverso l’esposizione di quasi duemila reperti e grazie a suggestivi apparati di guida e descrizione è stata narrata la storia di questi luoghi dalla nascita della Pianura Padana, milioni di anni, fa sino al Medioevo, con particolare attenzione alle fasi di epoca classica, con la città etrusca di Spina, al mondo romano (con la nave romana ritrovata a Comacchio nel 1981 con l’intero suo carico), all’alto medioevo con la nascita di Comacchio che fino al IX secolo contese a Venezia il primato nell’alto Adriatico.

Una sala del museo del Delta Antico a Comacchio

Le numerose sale accompagnano i visitatori lungo una storia plurimillenaria che ancora oggi non si conclude, costellata dai numerosi episodi che hanno visto l’uomo insediatosi nell’area del delta del Po adattarsi alle condizioni dell’ambiente e adattare l’ambiente alle proprie esigenze. Il museo a Comacchio, attraverso l’utilizzo di moderne tecnologie, scenografiche ricostruzioni di contesti, percorsi olfattivi dedicati, è il primo a raccontare la storia del territorio nella sua totalità, in efficace relazione con le altre importanti realtà museali della zona: il museo Archeologico nazionale di Ferrara, Il museo del Territorio di Ostellato, il museo del Belriguardo e quello della Delizia del Verginese. Lo scopo è quello di fornire un’offerta al visitatore ampia e diversificata, dove ogni realtà museale sia complementare alle altre in modo da accrescere l’offerta culturale per una incisiva promozione del territorio.

San Valentino al museo Archeologico nazionale di Napoli: le coppie pagheranno un biglietto con l’opzione 2X1. Nella sala del Toro Farnese, dinanzi alla Slidedoor, condivisione di messaggi tra arte e letteratura. I visitatori del Mann in collegamento con il pubblico di Palazzo Merulana a Roma

Il promo per San Valentino del museo Archeologico nazionale di Napoli

Uno dei cartelloni distribuiti nella sala del Toro Farnese al Mann

Il museo Archeologico nazionale di Napoli celebra l’amore. Venerdì 14 febbraio 2020 le coppie che accederanno al Mann usufruendo dell’opzione 2X1: per tutta la giornata, soltanto uno dei due visitatori pagherà il biglietto d’ingresso. Gli innamorati che sceglieranno di festeggiare San Valentino al museo potranno anche vivere l’esperienza SlideDoor, dedicata al tema della passione: passione per l’arte e per le parole, perché, nella sala del Toro Farnese, dinanzi al portale virtuale che collega il museo al Palazzo Merulana di Roma, saranno distribuiti dei cartelloni, che abbineranno i capolavori dell’Archeologico ai pensieri di famosi scrittori di tutti i tempi. Dall’altra parte della door interattiva, nella Capitale, i visitatori di Palazzo Merulana comunicheranno con i loro “omologhi” partenopei, condividendo le immagini di famose collezioni di arte contemporanea: un legame fatto di sguardi e reso possibile dalla tecnologia innovativa di SlideDoor. Attiva a San Valentino, come durante tutto il mese di febbraio, la promozione OpenMANN family: sarà possibile sottoscrivere e regalare un abbonamento annuale al Museo al prezzo scontato di 25 euro (al posto di 40). La card, valida per due adulti, darà anche diritto ad accedere gratuitamente ad uno dei laboratori sulla mostra “Lascaux 3.0”, organizzati da CoopCulture.

Speciale San Valentino al museo Egizio di Torino: venerdì 14 febbraio una giornata dedicata a tutte le coppie

La Galleria dei Re nel museo Egizio di Torino quasi alla fine del percorso espositivo

Fidanzati, compagni, sposi, nonni e nipoti, amici del cuore: a San Valentino la dea dell’amore Hathor accoglie tutte le coppie al museo Egizio di Torino con tariffe speciale e un percorso a porte chiuse, che favorisca una scoperta più intima delle collezioni, raccontate seguendo il “filo rosso” dell’amore. Per tutta la giornata di venerdì 14 febbraio 2020, infatti, basta essere in due per visitare il museo Egizio al costo di un solo biglietto intero. Dalle 18.30 alle 21, inoltre, è prevista una speciale visita guidata gratuita dedicata alle coppie, della durata di 60 minuti e a posti limitati. Un’occasione unica per scoprire il Museo dopo il consueto orario di apertura, attraverso una selezione accurata di spazi e reperti legati al tema dell’amore. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti: 011 4406903 – mail: info@museitorino.it. L’Ufficio Informazioni e Prenotazioni è aperto dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 19; il sabato, dalle 9 alle 13.

Parco archeologico di Paestum (ora con Velia): 2019 anno record, con più visitatori (443mila, +4%), nuove aree di scavo e più interventi di manutenzione. Gennaio conferma il trend positivo. Novità: archeologia partecipata, il parco dei piccoli, gli aperitivi. Prorogata la mostra “Poseidonia città d’acqua”. Gli auguri della nuova direttrice del Polo museale della Campania

L’area archeologica di Paestum ha segnato nel 2019 oltre 413mila visitatori (+4% rispetto al 2018) (foto parco archeologico Paestum)

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum

Il Parco Archeologico di Paestum cresce ancora, in estensione e in profondità. Oltre alle aree di scavo e agli interventi di manutenzione ordinaria, aumentano i visitatori che nel 2019 sono stati 443mila, il 4% in più rispetto al 2018, numero che posiziona Paestum al sedicesimo posto tra i siti statali più visitati in Italia. E l’inizio del 2020 lascia intravedere un altro anno di successi. Il parco archeologico di Paestum nel mese di gennaio ha registrato un aumento del +68% di visitatori rispetto al 2019, anno già da record. Un altro dato da rilevare è il +330% di biglietti annuali Paestum Mia venduti nel 2020, a sottolineare la volontà del pubblico di legarsi a Paestum per un intero anno e quindi tornare più volte nel sito archeologico senza ulteriori costi da sostenere. Il trend positivo sembra interessare anche il mese di febbraio che nei suoi primi 10 giorni annota un +125% rispetto allo stesso periodo 2019, con un incremento dei paganti del +70%. Come sottolinea il direttore Gabriel Zuchtriegel, un elemento centrale della politica culturale del Parco di Paestum è la diversificazione dell’offerta che si rivolge a pubblici diversi, con la stessa attenzione a ciascuno. “La crescita di flussi e incassi non è un obiettivo in sé”, continua il direttore, “ma il risultato di un lavoro di qualità che a Paestum stiamo portando avanti grazie a una squadra eccezionale: dagli assistenti alla vigilanza impegnati in progetti di accessibilità fino all’ufficio promozione che è riuscito a coinvolgere sponsor e donatori privati nelle nostre attività”.

Una campagna di scavo nell’area archeologica di Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Il Parco dei Piccoli nell’area archeologica di Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Una delle ultime novità riguarda un progetto pilota di “museologia partecipata”, a cura di Paola Contursi della Scuola del Patrimonio: i cittadini saranno coinvolti nella creazione di un nuovo racconto museale che sarà inserito nell’App del Parco, già scaricabile gratuitamente e con percorsi individualizzati. E poi a Paestum c’è da poco – tra le nuove iniziative – anche il “Parco dei Piccoli”, realizzato in collaborazione con Legambiente Paestum, con l’intento di intrattenere i bambini con il gioco e di trasmettere al tempo stesso conoscenze e valori. Sarà possibile vedere anche alcune macchine da cantiere utilizzate per la costruzione dei tre templi dorici, rispondendo così alle curiosità di tanti visitatori. Con questo progetto il Parco si prefigge nuovi obiettivi in termini di accessibilità, per esempio attraverso laboratori didattici gratuiti fondati sul gioco, nell’ottica di un approccio metacognitivo. Sono state coinvolte le scuole del territorio, il museo del giocattolo antico di Massicelle e l’associazione Cilento4all, che già collabora da tempo con il Museo di Paestum per la fruizione museale di persone con difficoltà nello spettro autistico. Cresce così anche l’impegno per l’accessibilità universale, dopo la riapertura del percorso senza barriere del tempio più antico della città. Anche in questo inizio dell’anno diverse sono state le novità introdotte nell’offerta culturale del Parco, a favore delle esigenze dei pubblici più variegati. Sono tornati gli aperitivi al Museo di Paestum, tutti i giovedì dalle 18 alle 19.30, in concomitanza con l’ingresso gratuito al Parco archeologico, a cura dell’associazione Amici di Paestum, con il sostegno delle cantine vitivinicole del territorio. I proventi dell’aperitivo sono destinati ai percorsi di visita “Un tuffo nel blu” nei depositi del museo per ragazzi affetti da disturbi dello spettro autistico, a cura dell’associazione Cilento4All. Ed sono stati prorogati fino al 3 maggio 2020, la mostra “Poseidonia città d’acqua. Archeologia e cambiamenti climatici” nel museo e il videomapping “Metamorfosi” di Alessandra Franco proiettato tutte le sere sulla facciata principale del tempio di Nettuno dal tramonto fino alle 21.30.

Il sito di Velia è stato inserito nell’autonomia di Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Marta Ragozzino, neo direttrice ad interim del Polo museale della Campania

“Siamo felici che Paestum si pone sempre di più come un punto di riferimento socio-culturale in un territorio che ha tutte le caratteristiche per uno sviluppo virtuoso”, continua Zuchtriegel. “Con l’integrazione del sito archeologico di Velia nell’autonomia di Paestum, le nostre azioni di promozione e valorizzazione si estenderanno a tutto il Cilento, area di estremo interesse sotto più punti di vista”. Proprio nell’incontro con il territorio tenutosi ad Ascea è arrivato il saluto della nuova direttrice ad interim del Polo museale della Campania, Marta Ragozzino, già protagonista di Matera Capitale europea della Cultura: “Nel fare i migliori auguri di buon lavoro all’amico direttore di Paestum Gabriel Zuchtriegel – al cui Parco archeologico viene annesso anche il Parco di Velia- auspico la continuità di collaborazione tra le due strutture consorelle, non solo nell’ottica della miglior continuità amministrativa tra uffici del Mibact ma anche nel segno della collaborazione scientifica e culturale, e mi impegno personalmente a gestire il passaggio di consegne nella maniera più naturale e automatica possibile”. E Zuchtriegel, che durante l’incontro ha anticipato l’intenzione di lavorare insieme sul rinforzamento della rete museale cilentana con Velia e Paestum promotrici di un territorio più ampio: “Conosco Marta Ragozzino sin da quando insegnavo all’università della Basilicata, e sono estremamente felice che ora ci sarà la possibilità di collaborare in Campania, perché ho potuto apprezzare la sua grande competenza e passione in molte occasioni, ultima la splendida mostra a Policoro sulle tavole di Eraclea che è assolutamente da vedere. Faremo di tutto per trasformare questa esperienza comune in un’opportunità per il territorio, lavorando braccio a braccio e facendo tesoro delle competenze e esperienze della precedente gestione”.

“Un museo da favola. Cosa fa un restauratore? Lettura animata di Mirta e i Fiorincanto”: al museo Archeologico Lametino di Lamezia Terme la favola animata “Acanto”

La locandina dell’evento “Un museo da favola. Cosa fa un restauratore? Lettura animata di Mirta e i Fiorincanto” al museo Archeologico Lametino di Lamezia Terme

Una sala espositiva del museo Archeologico Lametino di Lamezia Terme (foto pm-cal)

Anche in un museo si può vivere una favola. L’idea è venuta a Rosanna Calabrese, funzionario archeologo del Polo museale della Calabria diretto da Antonella Cucciniello. Nasce così l’evento “Un museo da favola. Cosa fa un restauratore? Lettura animata di Mirta e i Fiorincanto”, destinato ai bambini dai 5 anni in su, allestito nell’area bimbi del museo Archeologico Lametino di Lamezia Terme (Cz). Appuntamento martedì 11 febbraio 2020, alle 17.30. Per l’occasione è previsto un prolungamento dell’orario di apertura pomeridiano del Museo fino alle 19.30. Si tratta di un’iniziativa ludico-didattica, che procede nel solco già segnato dai precedenti eventi organizzati dal museo, che si propone di diventare un luogo vivo e inclusivo, coinvolto nella formazione culturale anche dei più piccini. In un’epoca in cui il digitale ha preso il sopravvento, si vuole far riscoprire ai bambini il piacere di leggere un libro scritto e di conoscere le straordinarie professioni che ruotano intorno al magico mondo dei beni culturali. Il personale del museo Archeologico Lametino, vestendo i panni dei personaggi della storia, coinvolgerà i piccoli ospiti nella lettura animata della favola “Acanto”, primo volume di “Mirta e i Fiorincanto”, scritta da Laura Montuoro e illustrata da Felicia Villella, che prenderanno parte all’evento. Tra giovani fate ammaliate dalla bellezza del fiore di acanto, soggetto privilegiato nell’architettura classica, e le avventure di un iracondo re accompagnato da uno sbadato mago, Sandro, il protagonista del racconto, ci permetterà di scoprire l’affascinante lavoro della propria madre. Si tratta di una restauratrice che ha trasmesso al figlio la passione per le arti e per il disegno, che sarà indispensabile per la risoluzione della trama.

Parco archeologico dei Campi Flegrei: al castello di Baia prorogata la mostra fotografica “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea e in Sicilia” che racconta, partendo dagli anni ’50, le prime fasi pionieristiche dell’archeologia subacquea in Italia. Nuovo accordo col museo Archeologico nazionale di Napoli

Il castello di Baia, sede del museo Archeologico dei Campi Flegrei (foto Pafleg)

Doveva fare da battistrada, dal 24 maggio 2019, come una preview che anticipava, essendone complemento necessario, la grande mostra “Thalassa. Meraviglie dei Mari della Magna Grecia e del Mediterraneo”, inaugurata al museo Archeologico nazionale di Napoli il 12 dicembre 2020. Ma il successo riscontrato, ha convinto la direzione dei parco archeologico dei Campi Flegrei di prorogare al 9 marzo 2020 la mostra fotografica “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia”, allestita all’interno del Castello Aragonese di Baia. La mostra, che il Parco Archeologico dei Campi Flegrei ha affidato a Teichos Archeologia, che ne ha curato la progettazione e la realizzazione, racconta, partendo dagli anni ’50, le prime fasi pionieristiche dell’archeologia subacquea in Italia, particolarmente nell’area Flegrea ed in Sicilia, con le grandi scoperte che ne sono derivate e che hanno dato impulso alla ricerca scientifica in questo campo e alla relativa applicazione delle tecnologie più avanzate, nonché alla nascita di strumenti di tutela specifici, fino a giungere alla costituzione della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana da parte di Sebastiano Tusa (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/12/30/al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-la-mostra-thalassa-meraviglie-sommerse-dal-mediterraneo-vetrina-delle-scoperte-dellarcheologia-subacquea-dal-1950-ad-oggi-viaggi/) .

Al castello di Baia la mostra fotografica “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea e in Sicilia” (foto Pafleg)

Proprio in occasione di questa proroga si rafforza la collaborazione tra Campi Flegrei e museo Archeologico nazionale di Napoli con una promozione congiunta che prevede l’applicazione di una scontistica sul biglietto di ingresso ai due istituti culturali. Nel dettaglio le tariffe speciali, offerte fino al 16 marzo prossimo, saranno le seguenti: il MANN applicherà lo sconto di due euro sul biglietto intero a tutti coloro che in biglietteria presenteranno il ticket di ingresso a uno dei siti del circuito flegreo o la “myfleg card” (l’abbonamento annuale del Parco Archeologico). Il parco archeologico dei Campi Flegrei invece, concederà la tariffa agevolata sia sul biglietto singolo (2 euro anziché 4 euro) sia su quello integrato (4 euro anziché 8 euro) a tutti coloro che alle biglietterie dei siti presenteranno il ticket del Mann o l’abbonamento annuale OpenMann. Contestualmente alla proroga, nell’ambito del programma “Il Parco della Scuola”, verranno proposti dei laboratori didattici gratuiti sul tema del mare a cura dei funzionari del Parco Archeologico. L’iniziativa è rivolta a studenti della scuola primaria e secondaria. I laboratori saranno costruiti attraverso l’attività pratica e il gioco, per condividere l’esperienza educativa con curiosità e creatività. Per maggiori informazioni è possibile inviare una mail al seguente indirizzo: pa-fleg.comunicazione@beniculturali.it

Il percorso multimediale della mostra “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea e in Sicilia” al castello di Baia (foto Pafleg)

Il percorso della mostra, che utilizza materiali video e fotografici d’epoca, con allestimenti multimediali e sensoriali, accompagna il visitatore in una realtà virtuale immersiva per un’esperienza unica ed evocativa. Il luogo in cui è ospitata la mostra, il museo Archeologico dei Campi Flegrei, collocato nel Castello di Baia, non è solo una suggestiva cornice ma esso stesso un elemento integrante e fondamentale di quanto accaduto in quegli anni. La mostra è un racconto fatto di documenti d’archivio, foto d’epoca e lettere dei protagonisti della ricerca subacquea, provenienti dagli archivi delle soprintendenze del ministero per i Beni e le Attività Culturali, da Istituti specializzati, da archivi privati, dalle Soprintendenze della Regione Siciliana. Spiega, attraverso i relitti ritrovati, come la ricerca sia riuscita a comprendere i flussi migratori e i rapporti commerciali lungo le coste, le relazioni tra i popoli, come siano stati individuati quei punti di partenza e di arrivo di genti, merci ed idee che hanno caratterizzato la storia del Mediterraneo, le sue città portuali, le mete del commercio, che sin dall’antichità sono stati luoghi nevralgici dei processi di trasformazione culturale. Il compianto Sebastiano Tusa, assessore ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana, ha lavorato con passione al progetto, agli eventi collegati e a questa stessa mostra, realizzata anche grazie alle sue fondamentali indicazioni. Questo appuntamento costituisce perciò anche un primo grande omaggio e un riconoscimento sentito rivolto alla memoria di un grande archeologo e soprattutto di un grande uomo.

Pompei, convenzione con gli speleologi: studiati i canali e i cunicoli dell’area del Foro. Ora è possibile datarli. Obiettivo: restituire a queste strutture la loro funzionalità

Gli speleologi dell’associazione Cocceius indagano i cunicoli del sottosuolo di Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Attraversavano l’area del Foro, da Porta marina alla Villa Imperiale: sono i cunicoli e i canali di drenaggio delle acque dell’antica Pompei. Ora indagine di uno studio. Le attività di ricerca e indagine conoscitiva di Pompei non si arrestano infatti alle aree visibili della città, ma interessano anche aspetti inediti. E grazie a una convenzione stipulata nel 2018 tra il parco archeologico di Pompei e il gruppo di speleologi dell’associazione Cocceius per la ricognizione e lo studio del sistema di drenaggio delle acque piovane della città, a partire dal Foro Civile, è stato possibile indagare ben 457 metri di cunicoli. L’analisi di questo complesso sistema era risultata nel tempo molto complessa e poco aggiornata, a causa di diversi fattori che ne limitavano l’approfondimento. Anzitutto la difficoltà logistica delle strutture, materialmente irraggiungibili senza la dovuta attrezzatura e preparazione da parte degli operatori. Ma anche il fatto che le sole informazioni raccolte nel corso degli ultimi decenni, si limitavano a segnalare solo la presenza di questi elementi dell’antico sistema di gestione delle acque, individuati in occasione di indagini svolte per altre motivazioni (la realizzazione degli impianti elettrici, o di servizi per il sito, non ultimo il percorso per i disabili). Inoltre, la documentazione di scavo realizzata all’epoca delle limitate indagini effettuate in queste cavità, ha restituito ben poche informazioni sul contesto di scavo e sul materiale recuperato.

Il tracciato dei cunicoli del sottosuolo di Pompei indagati nell’area del Foro (foto parco archeologico Pompei)

La recente esplorazione e analisi dettagliata del sistema di drenaggio ha avuto, pertanto, il doppio obiettivo di fornire informazioni inedite sull’evoluzione dell’area fra il Foro Civile e Porta Marina, e di identificare le potenziali criticità del sistema e le modalità più opportune per porvi rimedio e per mantenere intatta la funzione di scarico dei condotti, nel rispetto delle valenze archeologiche dell’opera antica. La prima fase del progetto – alla quale farà seguito una seconda fase mirata alla ri -funzionalizzazione di canali e cisterne per il drenaggio delle acque, di particolare importanza ai fini della tutela – si è conclusa agli inizi di gennaio. È stata identificata una rete di cunicoli e canali che si dirama da una coppia di cisterne al di sotto del Foro, corre sotto via Marina e termina nei pressi della Villa Imperiale. Il sistema permetteva di scaricare l’acqua piovana in eccesso nel condotto di via Marina per essere drenata fuori dalla città antica, verso il mare. In età moderna, il sistema è stato in gran parte ripulito dai depositi antichi per ripristinarne la funzionalità. È stato, inoltre, possibile indicare, sebbene in via preliminare, una cronologia delle strutture e del sistema nel suo insieme e si sono ipotizzate tre fasi principali di vita di questo esteso complesso sotterraneo; una prima fase di età Ellenistica (fine III – II sec. a.C.); la seconda di età tardo repubblicana (inizi/fine I sec. a.C.) e la terza fase, corrispondente all’età Augustea ed imperiale (fine I sec. a.C. – 79 d.C.).

Sotto la città antica di Pompei corrono canali e cunicoli realizzati tra l’età ellenistica e l’età augustea (foto parco archeologico Pompei)

“Il progetto di esplorazione dei cunicoli fa parte delle attività del parco archeologico di Pompei, finalizzate ad ampliare la conoscenza del sito, base imprescindibile di ogni intervento di monitoraggio e tutela dello stesso”, dichiara il direttore generale Massimo Osanna. “Questa prima, ma completa esplorazione del complesso sistema di canali sotterranei conferma il potenziale conoscitivo che il sottosuolo di Pompei conserva, e dimostra quanto ancora ci sia da indagare e studiare. Inoltre, molte lacune del passato sulla conoscenza di alcuni aspetti o aree della città antica si stanno colmando, grazie alla collaborazione di esperti nei vari settori, che rendono l’acquisizione dei dati sempre più accurata, grazie a competenze specialistiche che in altre epoche di scavo o di studio mai erano state coinvolte”.