Torino. Pubblicato il primo bilancio integrato del museo Egizio: visione a 360° delle proprie numerose attività, dalla ricerca all’inclusione sociale

È online il primo bilancio integrato del museo Egizio di Torino: il documento nasce dalla volontà di unire la rendicontazione qualitativa e quantitativa delle proprie attività, ma in particolare di analizzare e misurare gli elementi che ne determinano il valore oltre gli indicatori che tradizionalmente costituiscono il bilancio. Dal 2018 il museo Egizio ha sviluppato infatti un progetto di rendicontazione non finanziaria: dopo tre edizioni di bilancio sociale (2017, 2018 e 2019) e il documento “La Creazione del Valore” (2018), primo passo verso una presentazione integrata, per il racconto del 2020 è stata realizzata un’analisi attenta che ribadisce con forza gli obbiettivi culturali, di ricerca e di formazione centrali in tutte le attività svolte. Il documento restituisce quindi la sperimentazione di un metodo innovativo di misurazione delle attività svolte e dei risultati raggiunti, che va ben oltre le rilevazioni economiche tradizionali, basate su dati come i ricavi di biglietteria. Il valore di un museo risiede nella sua missione di custode della memoria collettiva e tutte le sue attività sono svolte a radicare questa consapevolezza nella società. Attraverso il Report integrato 2020 il Museo ha inteso dunque restituire una visione a 360° delle proprie numerose attività, dalla ricerca all’inclusione sociale, che l’istituzione svolge quotidianamente e che ha continuato ad implementare anche durante un anno complesso come quello preso in esame. I contenuti presentati nel report sono stati elaborati a partire da una serie di indicatori chiave di prestazione e analizzano i processi che caratterizzano il lavoro del Museo, e come questi si integrino con aspetti come il rapporto con gli stakeholder e i temi materiali, ossia le attività rilevanti dell’ente. Il racconto qualitativo è inoltre arricchito con grafici e tabelle di grande impatto, che offrono una maggiore intelligibilità dei progetti svolti e dei risultati ottenuti.

Palermo. Aperto ai visitatori l’Itinerario Archeologico di Palazzo Reale “Radici Ritrovate” alla scoperta delle storie sotterranee del Palazzo e di Palermo. Esposti i reperti trovati sotto Palazzo Reale e i corredi di tombe della necropoli punica

Aperto al pubblico l’Itinerario Archeologico di Palazzo Reale a Palermo (foto fondazione Federico II)

Palermo arricchisce l’offerta culturale. Quella di Palazzo Reale. Dopo aver aperto il Portone Monumentale, il corridoio medievale con accesso al cortile Maqueda, la Sala di Re Ruggero, la Torre Pisana e i Giardini Reali ed aver reso le Sala Duca di Montalto in grado di accogliere mostre di livello internazionale, ora un’altra area di Palazzo Reale è diventata fruibile ai visitatori, che stavolta andranno alla scoperta delle storie sotterranee del Palazzo e di Palermo. È stato inaugurato, infatti, l’Itinerario Archeologico di Palazzo Reale, che la Fondazione Federico II ha voluto denominare “Radici Ritrovate”. L’apertura dell’Itinerario è frutto di un’ampia collaborazione interistituzionale, che ha impegnato la Fondazione per oltre un anno.

L’allestimento dell’Itinerario Archeologico di Palazzo Reale a Palermo (foto fondazione Federico II)
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Gianfranco Miccichè, presidente delal fondazione Federico II (foto fondazione Federico II)

Un altro tassello verso quell’obiettivo fissato da Gianfranco Miccichè nel 2018 per la Fondazione Federico II: “Quando abbiamo iniziato”, afferma il presidente dell’Ars e della Fondazione Federico II Gianfranco Miccichè, “ci siamo subito resi conto che c’era molto da fare. Ma occorreva prima di tutto garantire la piena fruizione culturale di Palazzo Reale perché questo Palazzo è della città e del mondo. Oggi siamo su un altro pianeta rispetto ad allora, ma i pianeti vanno esplorati tutti, fino ad arrivare al sole. L’Itinerario Archeologico di Palazzo Reale non è solo un altro spazio visitabile del percorso culturale-turistico che ci permette di scoprire le meraviglie sotterranee di Palermo: ritroviamo anche, concretamente e concettualmente, le radici più antiche del Palazzo e della città”.

Vetrina con reperti dalla necropoli punica di Palermo allestita nell’Itinerario Archeologico di Palazzo Reale (foto fondazione Federico II)
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Strutture antiche evidenziate nell’Itinerario Archeologico di Palazzo Reale (foto fondazione Federico II)

Il percorso offre un’esposizione permanente di quei reperti finalmente fruibili, che erano stati rinvenuti a Palazzo Reale durante gli scavi del 1984, dando lustro al lavoro dell’archeologa Roa Camerata Scovazzo, nonché di reperti integri ed emblematici del periodo punico. In particolare è presente l’intero corredo funerario di una delle tombe della necropoli punica, rinvenuto a Palermo durante gli scavi del 1953. “La Fondazione Federico II, grazie alla collaborazione con un team di archeologi e di musei, ha voluto ancora una volta offrire lo sguardo di insieme del Palazzo”, dichiara Patrizia Monterosso, direttore generale della Fondazione Federico II, “che è un complesso di stratificazioni storico-culturali, proponendo un allestimento comprensivo di reperti che sono testimonianza del periodo punico, islamico e normanno-svevo. L’Itinerario Archeologico pertanto abbraccia un esteso periodo e racconta oltre duemilacinquecento anni di storia, dalla fondazione della città coi punici fino alla fase normanno-sveva”.

Supporti multimediali nell’Itinerario Archeologico del Palazzo Reale (foto fondazione Federico II)
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La mappa islamica della Sicilia (XI secolo) nell’Itinerario Archeologico di Palazzo Reale (foto fondazione Federico II)

Un nutrito apparato didattico accompagna una fruizione immersiva. L’idea espositiva della Fondazione Federico II si è avvalsa del supporto scientifico del museo Archeologico “Antonino Salinas” e della soprintendenza di Palermo per la musealizzazione dei meravigliosi reperti che costituiscono e restituiscono perfettamente il racconto dei secoli di storia. È così evidenziata la tradizione sepolcrale legata al mondo punico e vengono poste in rassegna ceramiche medievali in grado di narrare i momenti storici che fecero di Palermo una delle città più evolute e note del Mediterraneo, ruolo sottolineato dalla mappa islamica della Sicilia, richiesta dalla Fondazione alla biblioteca di Oxford. L’esposizione permanente dei reperti fornirà ai visitatori una chiave di lettura completa sulla storia della città attraverso pannelli didattici e mappe tematiche. L’evoluzione urbica e militare rappresentata offre un’utile lettura anche dell’organizzazione socio-culturale che contraddistinse Palermo sin dalle origini puniche.

Paestum. La XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico sarà dal 25 al 28 novembre 2021 al Tabacchificio Cafasso. Questo terzo rinvio per consentire di ultimare i lavori della nuova definitiva sede, prestigioso sito di archeologia industriale, a mille metri dall’area archeologica

Terzo rinvio per la XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico: si va a novembre 2021. Ma stavolta la pandemia non c’entra. Serve il tempo per avere a disposizione finalmente una sede per la Bmta. Avendo infatti il Comune di Capaccio Paestum individuato, dopo 22 anni, la location definitiva della Bmta nel prestigioso sito di archeologia industriale del Tabacchificio Cafasso, i lavori di riqualificazione richiedono un tempo più lungo, tanto da renderne necessario il posticipo rispetto all’annunciata data di settembre (30 settembre – 3 ottobre 2021). La XXIII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico avrà luogo da giovedì 25 a domenica 28 novembre 2021, giusto a un anno dalla sua naturale scadenza (vedi Paestum. Nuove misure anti-Covid, la XXIII Borsa mediterranea del Turismo archeologico posticipata all’autunno 2021. Istituiti un Comitato di Indirizzo e un Comitato scientifico per fare della Bmta la vetrina internazionale dell’offerta archeologica della Campania | archeologiavocidalpassato). Il complesso immobiliare dell’ex Tabacchificio, a soli mille metri dall’area archeologica e ubicato nel Borgo Cafasso, centro rurale sorto agli inizi del secolo scorso e sviluppatosi intorno agli impianti produttivi, è a disposizione finalmente della Città di Capaccio Paestum. “Capaccio Paestum ha a disposizione una struttura in più”, ha dichiarato il sindaco Franco Alfieri. “Abbiamo manifestato interesse all’acquisizione del complesso dell’ex Tabacchificio mediante locazione, con l’obiettivo preciso di acquistare l’immobile, appena sarà possibile. Lo abbiamo fatto non solo per l’importante valore storico-culturale dell’edificio, ma anche per poter mettere a disposizione della collettività un altro spazio, un contenitore prestigioso e imponente da utilizzare per realizzare attività di pubblico interesse all’altezza della storia e dello splendore della Città di Capaccio Paestum, sin dalla prossima edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico”.

La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico nacque nel 1998, grazie alla Provincia di Salerno, presieduta allora da Alfonso Andria, che volle sostenere fortemente l’intuizione del fondatore e direttore Ugo Picarelli, intravedendo nell’iniziativa una strategica opportunità di valorizzazione dell’area archeologica di Paestum, che era stata riconosciuta, proprio in quell’anno, Patrimonio dell’Umanità, grazie allo straordinario impegno dello stesso Andria, che nel 1997 aveva anche conseguito il riconoscimento della Costa d’Amalfi. Le prime edizioni fino al 2012 e le ultime, nel 2018 e 2019, si erano svolte in strutture ricettive alberghiere a circa 6 km dall’area archeologica, mentre dal 2013 al 2017 in tendostrutture e cupole geodetiche nei pressi del sito Unesco. La nuova location, che in occasione dello sbarco durante il secondo conflitto fu utilizzata dalle Forze Alleate quale Quartier Generale del Comandante Clark e poi Ospedale militare, rappresenta la storia economica e sociale del territorio e dunque perfettamente appropriata a svolgere la nuova funzione di infrastruttura culturale al suo servizio e per il suo sviluppo.

Immagine d’epoca del Tabacchificio Capasso a Paestum (foto bmta)

Oltre venti anni fa una indagine storico-urbanistica e progettuale, nata su proposta dell’arch. Fausto Martino nell’ambito di una ricerca di tesi della Facoltà di Architettura di Napoli e sviluppata secondo gli indirizzi forniti dalla stessa soprintendenza BAPPSAE, formulava per il manufatto industriale una proposta di intervento di restauro e riconversione a polo fieristico-espositivo per la promozione delle filiere produttive locali. L’ex Tabacchificio, che era stato magnificato tra le maggiori espressioni dell’archeologia industriale della Piana del Sele da Gillo Dorfles, una delle personalità artistiche più attente, colte e sofisticate del Novecento, rappresenta un esempio mirabile di come agli inizi degli anni Venti l’iniziativa imprenditoriale, dapprima nel settore ortofrutticolo, poi con l’introduzione dell’industria del tabacco, abbia rappresentato un significativo stimolo per lo sviluppo di insediamenti nella Piana del Sele. La prestigiosa testimonianza di archeologia industriale è resto materiale del passato, che attesta la progressiva evoluzione della tecnologia e il conseguente mutamento del paesaggio agricolo circostante. L’archeologia industriale, infatti, fa riscoprire le origini della società moderna, ripercorrendo l’iter dell’attuale progresso: le vecchie fabbriche possono così far rivivere il ricordo degli uomini che vi lavoravano e soprattutto il lavoro femminile delle “tabacchine”.

Roma, museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: a oltre quarant’anni di distanza dall’ultimo intervento, un ambizioso restauro darà nuova vita al Tempio di Alatri, realizzato nel giardino nel 1891 con gli elementi del tempio etrusco-italico scoperto a Alatri. Il cantiere è presupposto per la futura trasformazione del tempio in una “Macchina del tempio”

Il tempietto di Alatri realizzato nel 1891 nel giardino del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma (foto etru)

A oltre quarant’anni di distanza dall’ultimo intervento, la ricostruzione del Tempio di Alatri realizzata alla fine dell’800 è protagonista di un ambizioso restauro che darà nuova vita a questa avveniristica struttura e consentirà di trasformarla in una ‘macchina del tempio’. In uno dei giardini del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, tra il Ninfeo e l’ala destra del percorso espositivo, è infatti posta la riproduzione a grandezza naturale di un tempio etrusco-italico rinvenuto ad Alatri (Fr) nel 1882. La ricostruzione, curata dall’architetto e archeologo Adolfo Cozza per volere di Felice Barnabei, padre fondatore del Museo, fu realizzata in base ai risultati di uno scavo condotto dallo stesso Cozza e da H. Winnefeld dell’Istituto archeologico Germanico in località La Stazza (1 km a Nord di Alatri). Le indagini avevano portato alla luce le fondamenta di un tempietto risalente al III-II secolo a.C., oltre ai resti della sua decorazione architettonica, che servì da modello per la ricostruzione fedele degli elementi decorativi moderni, riprodotti con le stesse tecniche e materiali adoperati oltre duemila anni prima. 

Il giardino laterale destro del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con il tempietto di Alatri e il busto di Felice Bernabei (foto etru)

Il tempio, realizzato tra il 1889 (anno in cui venne inaugurato il Museo) e il 1891, costituisce uno dei primi esempi al mondo di ricostruzione per fini didattici e divulgativi. Un’opera certamente avveniristica e uno dei primi casi di “open air museum” a livello internazionale, finora ingiustamente sottovalutato dalla critica museologica che ha concentrato la sua attenzione su alcune famose esperienze contemporanee del nord Europa e del nord America, quasi ignorando l’impresa di Cozza e Barnabei, anche a causa della sua precoce trasformazione in un semplice deposito, inaccessibile al pubblico.

Il degrado della copertura del tempietto di Alatri al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Dopo decenni di trascuratezza e di travisamento delle funzioni originarie che hanno portato a un progressivo logoramento delle decorazioni architettoniche, grazie agli interventi avviati nelle scorse settimane il tempio di Alatri potrà essere finalmente restituito alla pubblica fruizione. Ma questo importante restauro è solo il primo passo di un percorso più ampio, già finanziato dalla Regione Lazio con un bando per l’innovazione tecnologica. A 45 anni dall’ultimo intervento di restauro coordinato da Lucos Cozza (archeologo nipote di Adolfo), il nuovo cantiere costituisce infatti il presupposto per la futura trasformazione del tempio in una “Macchina del tempio”, che ospiterà al suo interno uno spazio immersivo digitale, in cui vivere l’esperienza del racconto della storia come in un viaggio attraverso il tempo giocando non soltanto sulla componente tecnologica, ma anche su quella della narrazione storica.

Il Tempietto etrusco-italico di Alatri, con carattere di assoluta eccezionalità, è stato realizzato con lungimiranza museografica alla fine dell’800 sulla base dei dati di scavo e pertanto ricopre un ruolo educativo fondamentale all’interno del complesso museale. L’intervento origina dall’esigenza di ripristinare le condizioni di sicurezza della copertura e degli elementi decorativi (acroteri, antefisse, sime, embrici, etc.) del Tempietto, dopo quarantacinque anni di distanza dall’ultimo intervento eseguito dall’archeologo Lucos Cozza (nipote dell’archeologo Adolfo Cozza). L’intervento in essere vuole principalmente ristabilire le condizioni di sicurezza del bene, revisionando gli ancoraggi di tutti gli acroteri e la relativa pulitura, nonché degli elementi decorativi costituiti da cornici architettoniche in terracotta policroma su cui insistono elementi scultorei alati, di cui alcuni nel tempo si sono distaccati e altri versavano in evidente pericolo di distacco.

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Lo stato di degrado della copertura del tempietto di Alatri (foto etru)

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La copertura del tempietto di Alatri dopo la pulitura (foto etru)

Si è proceduto pertanto ad un accurato rilievo, catalogazione e mappatura dello stato di degrado degli elementi del manto di copertura, di cui circa il 25% ha riportato evidenti lesioni causate sia da eventi metereologici sia dalla corrosione dei precedenti perni a vite di ancoraggio che fissano le antefisse agli embrici sulla gronda delle due falde. Tale fase è stata di fondamentale importanza per eseguire lo smontaggio degli elementi del manto di copertura e delle lastre di terracotta della trabeazione, utile per eseguire una mappatura dello stato di degrado dell’orditura lignea del tetto; sono state, infatti, individuate parti ammalorate in limitate aree, per lo più corrispondenti alle travi d’angolo dove i legni sono apparsi marciti a causa del ristagno dell’acqua piovana in alcune aree e/o per infiltrazioni d’acqua dagli elementi lesionati del manto di copertura. Si è proceduto pertanto a eseguire su tutte le parti lignee il trattamento impregnante per la protezione da attacchi parassitari e, a sostituire alcune tavole verticali delle pareti laterali su cui erano ancorate le formelle di trabeazione, sostituendo inoltre i perni di ancoraggio in ferro, ormai ossidati, con perni in acciaio inox. Sono state ripulite dal marciume alcune parti degli elementi lignei e sgorbiate fino a trovare il legno ancora in buono stato e sostituiti con parti nuove e rinforzate mediante una fasciatura metallica.

Gli spazi retrostanti del tempietto di Alatri dopo il restauro (foto etru)

Tali interventi saranno riproposti all’interno della cella del Tempio sia per gli elementi decorativi che per l’orditura lignea. Le successive fasi di intervento vedranno un approfondimento della capacità statica della struttura tramite saggi e indagini anche agli apparati radicali delle alberature monumentali presenti nel perimetro del sito; seguiranno interventi relativi alla revisione delle parti di intonaco esterno ammalorato e al risarcimento delle lesioni in corrispondenza dell’apertura sul fronte principale e quella sul fronte posteriore – chiusa in epoca precedente con tamponatura di diversa consistenza materica non ammorsata con quella preesistente. Le ultime fasi di intervento proporranno la realizzazione di percorsi perimetrali ed apposita illuminazione volti a migliorare l’accessibilità fisica del tempietto, in previsione del prossimo allestimento multimediale del Tempio che lo riporterà alla sua funzione didattica nel percorso museale.

Reggio Calabria. Per le “Notti d’Estate” al museo Archeologico nazionale terzo appuntamento con Dante e il Planetario Pythagoras di Reggio Calabria. Ospite Fabrizio Mazzucconi su “Dante e la misura del tempo”. Accesso alla terrazza con il Green Pass

Per le Notti d’estate al MArRC, locandina dell’incontro con Fabrizio Mazzucconi su Dante

Terzo appuntamento dedicato a Dante per le “Notti d’Estate al MArRC”. Si torna infatti a parlare di cielo stellato al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria grazie alle sinergie con il Planetario Pythagoras di Reggio Calabria. Sabato 24 luglio 2021, alle 21, la grande terrazza affacciata sullo Stretto ospiterà Fabrizio Mazzucconi, già direttore dell’Osservatorio Astronomico di Arcetri, vicino Firenze. Con Angela Misiano, responsabile scientifico del Planetario reggino, si ragionerà di “Dante e la misura del tempo”, in un dibattito che si inserisce a pieno titolo nelle celebrazioni nazionali per i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta. Il professor Mazzucconi, esperto di fama internazionale, torna così a ragionare di scienza a Reggio Calabria, direttamente sotto il cielo stellato del Museo. “Sarà certamente un’opportunità per quanti vorranno ascoltarlo e apprendere lo studio della fisica e della matematica ai tempi di Dante”, commenta la prof.ssa Angela Misiano. La conferenza sulla terrazza del MArRC sarà un’anticipazione della Settimana dell’Astronomia, che si svolgerà a partire da lunedì 26 luglio 2021 nel borgo di Riace, dove furono ritrovate le statue orgoglio di tutta la Calabria. Siamo lieti di poter ancora una volta contribuire come Planetario a eventi di prestigio, grazie alla collaborazione con il Museo e il suo direttore Malacrino”. E il direttore del MArRC, Carmelo Malacrino, commenta: “Ogni serata sulla terrazza del Museo si sta trasformando in una festa della cultura, affacciata sul paesaggio mitico di Scilla e Cariddi. Arte, musica, scienza e letteratura vengono declinate ogni volta in eventi sempre diversi, ricchi di mille suggestioni. In questo senso ci è sembrato importante includere nella programmazione anche tutti gli eventi dedicati a Dante che non abbiamo potuto ospitare in primavera, a causa dell’emergenza Coronavirus. Un omaggio al Sommo Poeta, di cui quest’anno ricorre un grande anniversario. Finalmente il Museo – conclude Malacrino –, dopo mesi di chiusura, in queste settimane continua a registrare grande interesse da parte del pubblico e degli appassionati di arte e archeologia. Pur mantenendo alta l’attenzione verso i rigidi protocolli di sicurezza, siamo fiduciosi di poter tornare presto alla normalità. Reggio e la Calabria hanno sete di socializzazione, confronto e cultura. E noi per le celebrazioni del prossimo anno siamo già pronti a promuovere i Bronzi di Riace come simboli del Mediterraneo”. I protocolli di sicurezza impongono ai visitatori il distanziamento e l’uso del gel disinfettante e della mascherina negli spazi chiusi, nonché il possesso del Green Pass per la partecipazione agli eventi serali all’aperto sulla terrazza.

XVII Festival del cinema archeologico di Agrigento: al film “La meravigliosa avventura” il premio del pubblico, al film “Reopening Colosseum” il premio della giuria

Il Festival del cinema archeologico di Agrigento nella suggestiva del Tempio di Giunone nella Valle dei Templi (foto parco valle dei templi)

La “meravigliosa avventura” dell’archeologo trentino Paolo Orsi ha vinto il premio del pubblico ad Agrigento, nella XVII edizione del Festival del cinema archeologico,  svoltasi dal 15 al 17 luglio 2021 nella suggestiva cornice del Tempio di Giunone. Il film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” è stato prodotto nel 2019/2020 in occasione dei 30 anni della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico dedicata a Orsi dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con Filmwork di Trento, in collaborazione con SAT e Museo Storico del Trentino, e con il sostegno di Fondazione Caritro, Itas Mutua e Gruppo Cassa Centrale.

Il premio della giuria del Festival agrigentino, organizzato in collaborazione con la Fondazione Museo Civico di Rovereto, è andato al film “Reopening Colosseum”, di Luca Lancise e Davide Morabito, prodotto dal parco archeologico del Colosseo (vedi “Reopening Colosseum. Il Colosseo in quarantena”: evento clou della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto. I protagonisti hanno spiegato quei tre mesi vissuti nel silenzio a curare il gigante fragile, e come è nato il progetto di narrare questa avventura unica. Poi le immagini hanno rapito il pubblico | archeologiavocidalpassato).

La 30.ma rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto è stata dedicata all’archeologo roveretano nel 160.mo dalla nascita. Premiere del film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” (foto fmcr)

La figura del celebre archeologo originario della Città della Quercia, il cui lavoro si concentrò in Calabria e Sicilia, con le straordinarie scoperte conquistate in anni di lavoro puntuale, rigoroso, instancabile, è ripercorsa nel film dal regista Andrea Andreotti attraverso molte voci, mostrando anche il lato umano di Orsi, magistralmente interpretato dall’archeologo lagarino Carlo Andrea Postinger (vedi Rovereto celebra il suo archeologo più illustre, Paolo Orsi nel 160.mo della nascita. Alla XXX rassegna internazionale del cinema archeologico premiere del docufilm “Paolo Orsi. La Meravigliosa Avventura” di Andrea Andreotti con l’archeologo Carlo Andrea Postinger nei panni del grande studioso roveretano | archeologiavocidalpassato).

La sceneggiatura del film su Orsi è stata in parte realizzata attingendo ai documenti dell’Epistolario Paolo Orsi – Archivio Fondazione Museo Civico di Rovereto, e il documentario diventa occasione per valorizzare il ricco patrimonio di lettere e scritti personali recentemente acquisito dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto dagli eredi Orsi, archivio che gli archeologi del Museo stanno studiando e che è tuttora in parte inedito, e che sarà pubblicato nella sua interezza grazie a un progetto sostenuto dalla Fondazione Caritro.

Il parco archeologico dei Campi Flegrei ripropone allo stadio di Antonino Pio di Pozzuoli gli “Eusebeia. Giochi in memoria di Adriano”, gli antichi agoni “alla greca” istituiti dall’imperatore Antonino Pio: week end di teatro, letteratura, musica, sport e rievocazione storica

Lo stadio dell’imperatore Antonino Pio a Pozzuoli (foto pafleg)

Li aveva istituiti l’imperatore Antonino Pio nello stadio omonimo, in onore del suo predecessore Adriano. Sono gli Eusébeia, gli antichi agoni “alla greca”, che si svolgevano con cadenza quinquennale. Al pari dei Capitolia e dei Sebastà, gli Eusébeia facevano parte dei grandi agoni di età imperiale che, in Italia, si svolgevano unicamente a Roma, a Napoli e a Pozzuoli, sole tappe occidentali di quei giochi atletici alla greca che si svolgevano in Grecia e in Asia Minore. Il concorso comprendeva gare atletiche (corsa, lotta, pugilato, pancrazio) e gare artistiche (poesia e musica): a sfidarsi atleti ed artisti provenienti da vari luoghi del Mediterraneo, di cui nomi e vittorie sono ricordati dalle fonti epigrafiche e letterarie. I giochi puteolani furono istituiti appunto da Antonino Pio per celebrare la memoria del padre adottivo, l’imperatore Adriano, che, morto a Baia nel 138 d.C., venne provvisoriamente seppellito, come ci raccontano le fonti, nella villa di Cicerone, sui cui giardini Antonino fece costruire lo Stadio, un grande monumento alla greca, per onorare quell’amore per la grecità di cui Adriano era pervaso.  

Locandina di “Eusebeia. Giochi in memoria di Adriano” allo stadio di Antonino Pio di Pozzuoli

Dopo diciotto secoli al parco archeologico dei Campi Flegrei tornano gli “Eusebeia. Giochi in memoria di Adriano”.  Dal 23 al 25 luglio 2021 lo stadio di Antonino Pio di Pozzuoli sarà protagonista di un week end di teatro, letteratura, musica, sport e rievocazione storica grazie all’associazione Amartea che ha organizzato l’evento insieme al Parco. Per la prima Edizione della rassegna, che avrà cadenza annuale, la tre giorni prevede un programma che volutamente gioca sul filo della memoria e della risonanza evocativa. Il week end inizia con una trasposizione teatrale di “Memorie di Adriano” di Maurizio Scaparro, già interpretata da Giorgio Albertazzi alla inaugurazione dello scavo. La pièce, che dà corpo alla famosa opera di Marguerite Yourcenar, torna il 23 e 24 luglio 2021, alle 21.30, nel nuovo allestimento voluto dal regista, coadiuvato da Ferdinando Ceriani, che rilegge anche da angolazioni nuove e diverse la storia dell’Imperatore a cui darà voce e corpo, in una sua personalissima interpretazione, uno dei più grandi attori italiani, Pino Micol. Sabato 24 luglio 2021, alle 18.30, avrà luogo una suggestiva rievocazione storica in costume. Gli spettatori potranno rivivere gli Eusebeia immedesimandosi nel pubblico dell’epoca che assisteva ai giochi atletici e artistici. La rievocazione, sul filo della narrazione, sarà messa in scena dalle associazioni Romanitas, Legio Secunda Parthica Severiana, Simmachìa Ellenon e Lvdi Scaenici. Domenica 25 luglio 2021, alle 19, la rassegna prosegue con un incontro letterario con Giorgio Manacorda, che converserà con Luciano Scateni, Mario Rovinello, Bruna D’Ettorre, delle sue più recenti opere di poesia e prosa e dei suoi rapporti con Pier Paolo Pasolini. La serata si concluderà alle 21.30 nel nome dello sport e della musica, essenza stessa degli Eusebeia, con il concerto Marathon Movie Concert, eseguito dal Brother’s Quartet del Collegium Philarmonicum. Una vera e propria “maratona” di colonne sonore della filmografia sportiva e non, con arrangiamenti musicali del maestro Carlo Mormile al pianoforte, Francesco Salime al sax, Mario dell’Angelo al violino ed Enrico Mormile voce. Precederà il concerto un omaggio alle Olimpiadi di Tokyo e al valore dello sport, con ospiti testimonial campani dello sport nazionale, quali Franco Porzio (pallanuoto), Gianni Maddaloni (judo), Pasquale Marigliano (canottaggio), Massimo Antonelli (basket), Sergio Roncelli (presidente CONI Campania).

Lo stadio di Antonino Pio a Pozzuoli (foto pafleg)

“Lo stadio di Antonino Pio di Pozzuoli è uno dei luoghi simbolo del nostro territorio”, dichiara Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei, “un’eccezionale testimonianza archeologica, uno dei pochissimi stadi antichi conservati al mondo. È anche luogo della memoria dove cercare e trovare il ricordo di vicende antiche legate a nomi importanti della storia romana come l’imperatore Antonino Pio e il suo predecessore Adriano. Il Parco ha voluto recuperare quella memoria proponendo la prima edizione degli Eusebeia, un’occasione per vivere e comprendere quel luogo con la mente protesa verso l’antico e lo sguardo rivolto all’espressione artistica contemporanea. È l’inizio di una nuova avventura che ci accompagnerà per i prossimi anni e che porterà il nostro territorio a essere sempre più inserito in circuiti di valorizzazione internazionali”. E Fiammetta Miele, responsabile di Amartea: “Con gli Eusebeia la nostra associazione porta a termine il proprio impegno per la valorizzazione della Cultural Heritage campana, che è partito dal recupero degli Isolympia – Giochi Isolimpici Partenopei istituiti da Augusto, è proseguito con la Lampadedromia, la corsa con le fiaccole in onore di Partenope e si completa con i Giochi in onore di Adriano, in vista di un più ambizioso programma che coinvolgerà altre città greche e magnogreche, in un Circuito degli Antichi Agoni della Magna Grecia”.

Reggio Calabria. Per le “Notti d’Estate” al museo Archeologico nazionale protagonista la musica d’autore con il concerto “Musica sullo Stretto” dell’ensemble di sassofoni del Conservatorio “Francesco Cilea”. Accesso alla terrazza con il Green Pass

Per le “Notti d’Estate al MArRC”, locandina del concerto dei sassofoni del Conservatorio “Cilea” di Reggio Calabria

Per le “Notti d’Estate al MArRC” torna la musica d’autore sulla terrazza panoramica del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria col concerto “Musica sullo Stretto”. Giovedì 22 luglio, alle 21, appuntamento con l’ensemble di sassofoni del Conservatorio di Reggio Calabria che eseguiranno musiche di Handel, Dvorak, Fischer, Piazzolla, Corea, Niehaus, Puente, Tweed e Street. Sotto la direzione di Sandro Tani, si esibiranno Alessandro Fida, Angelo Papazzo Vincenzo Capogreco e Angela In Galilea, Martina Marafioti, Marianna Polito e Matteo Camerieri, Orlando Russo, Francesco Ripepi, Maria Pia Gentiluomo, Antonio Gentile, Francesco De Luca, Enrico Lucà, Davide Simone e Domenico Cariddi. “È un programma fitto di eventi, che coinvolge gli enti e le associazioni del territorio con cui sono da tempo attive proficue sinergie per la promozione culturale”, commenta con entusiasmo il direttore Carmelo Malacrino. “Le note dei musicisti reggini risuoneranno sulla magnifica terrazza del Museo, permettendo ai visitatori e agli appassionati di trascorrere una piacevole serata all’insegna della buona musica e del paesaggio mozzafiato che ci regala lo Stretto. L’apertura serale del Museo – continua Malacrino – sarà una suggestiva occasione per ammirare gli straordinari reperti esposti che, insieme agli splendidi Bronzi di Riace e di Porticello, raccontano la storia di una terra gloriosa, la Calabria, posta al centro del Mediterraneo. In questi giorni, complice il periodo di vacanza, il Museo sta registrando un forte aumento di presenze. Questo fatto ci conforta sia in termini di apprezzamento da parte del pubblico, sia in relazione al desiderio della comunità di riprendere la sua normalità, anche culturale, e di riconquistare gli spazi sottratti dalla pandemia”. E Maria Grande, direttore del Conservatorio “Francesco Cilea”: “Ancora una volta i capolavori dell’arte si incontrano con la musica, offrendo al pubblico un’occasione privilegiata per integrare visione e ascolto. Ascoltare musica in un luogo ricco di storia e arte rappresenta certamente un momento di partecipazione estetica particolarmente confortante in tempi complicati come quelli che stiamo vivendo. Per questo – aggiunge – esprimo il mio più sincero grazie al direttore Malacrino che, riproponendo come consuetudine l’apertura straordinaria serale di tutti gli spazi del Museo, permette ai visitatori di usufruire di un ricco programma di concerti e di altre pregevoli iniziative culturali. Le musiche dei compositori in programma – conclude – saranno di volta in volta presentati al pubblico dal maestro Sandro Tani”. Per la partecipazione agli eventi in terrazza, inclusa nel biglietto d’ingresso, è necessario il possesso del Green Pass.

Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ospita la V edizione della Scuola di Archeoastronomia. Lezioni in presenza e streaming con sette professionisti della scienza, della storia e dell’archeologia, ricercatori e professori universitari. Visite guidate al museo Etrusco e osservazioni astronomiche

La locandina della V edizione della Scuola di Archeoastronomia

Sarà il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma a ospitare la V edizione della Scuola di Archeoastronomia, in programma dal 23 al 24 luglio 2021. La scuola, organizzata dalla sezione di ricerca “Archeoastronomia e Storia dell’Astronomia” dell’Unione Astrofili Italiani (UAI) e patrocinata dalla Società Italiana di Archeoastronomia, fornirà agli iscritti – cultori della materia, professionisti, semplici curiosi, studenti e docenti – gli strumenti fondamentali per orientarsi nell’affascinante mondo dell’archeoastronomia. Da quest’anno la scuola sarà fruibile anche in modalità online. La Scuola, che ha il patrocinio della Società Italiana di Archeoastronomia, è frutto dell’impegno di professionisti e docenti di ambiti di ricerca sia umanistici sia scientifici, per fornire agli iscritti gli strumenti fondamentali per orientarsi nel mondo dell’archeoastronomia. “L’archeoastronomia è la scienza che individua e studia il contenuto astronomico dei reperti antichi, siano essi edifici e templi, o racconti e testi sacri, dando un enorme contributo alla conoscenza del passato”, spiega Paolo Colona, astrofisico e direttore della Scuola. “Questa disciplina, che si può definire neonata, raccoglie moltissimi contributi di provenienza disparata, tra i quali si nascondono sovente teorie fallaci in grado di fuorviare sia i lettori sia la ricerca nel campo. Il più grande pericolo per chi fa ricerca o si accosta all’Archeoastronomia come cultore è di prendere per buone tesi false. La Scuola metterà i partecipanti nella condizione di riconoscere una tesi plausibile da una meno attraverso l’indagine di cosa è una scoperta”.

Paolo Colona, astrofisico e direttore della Scuola di Archeoastronomia

Sette professionisti della scienza, della storia e dell’archeologia, ricercatori e professori universitari spiegheranno agli iscritti, nell’arco delle due giornate di formazione, come si svolgono le ricerche archeoastronomiche e come distinguere i lavori utili alla conoscenza dalle affermazioni sensazionalistiche prive di fondamento scientifico, passando in rassegna le più importanti scoperte realizzate in questo ambito. “Il percorso formativo affronterà una vasta gamma di argomenti: dall’analisi dei reperti neandertaliani all’incredibile vicenda della scoperta di Nettuno, dalla soluzione dell’enigma mitraico alle meticolose imprese dell’astrometria, dall’astronomia caldea ai passaggi astronomici più oscuri in Omero”, prosegue Colona.

roma_villa-giulia_museo-etrusco_logoOltre alle lezioni in aula e in modalità online, il programma della scuola contempla visite guidate al museo Etrusco di Villa Giulia e alla Sala dello Zodiaco – riprese in streaming – e osservazioni astronomiche a occhio nudo e al telescopio nella serata del 24 luglio, da confermare in base alle previsioni meteo. I corsisti potranno decidere, all’atto dell’iscrizione, se seguire l’intero corso o solo alcune sessioni. Per i docenti il corso di formazione, inserito nella piattaforma SOFIA del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), è valido per l’aggiornamento professionale ed è fruibile con il bonus docenti. Tutti i corsisti riceveranno l’attestato di partecipazione e i materiali didattici, risulteranno iscritti all’Unione Astrofili Italiani e abbonati per un anno alla rivista dell’UAI “Astronomia” in formato digitale, potranno consultare l’Almanacco UAI 2021 in modalità online e avranno accesso alle video registrazioni delle sessioni formative. L’elenco dei docenti, il programma della scuola e le modalità di iscrizione sono disponibili al seguente link: http://www.uai.it/archeoastronomia/scuola-di-archeoastronomia-2021-v-ed/

XII Aquileia Film Festival: sette serate da martedì 27 luglio a martedì 3 agosto. Cinema, archeologia e grandi divulgatori scientifici: dalla serata-evento sul centenario del Milite Ignoto alle serate dell’archeologia nelle piazze Capitolo e Patriarcato e in diretta streaming, al concerto sulla mostra “Da Aquileia a Betlemme”, alle serate fuori concorso sul Patriarcato

L’Aquileia Film Festival dall’alto con le due piazze, Capitolo e Patriarcato, riservate al pubblico (foto fondazione aquileia)

aquileia_film-festival-2021_locandinaCinema, archeologia e grandi divulgatori scientifici si alterneranno sul palco per sette serate da martedì 27 luglio a martedì  3 agosto 2021 nella XII edizione dell’Aquileia Film Festival, organizzata dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm, in collaborazione con Comune di Aquileia, Regione Friuli Venezia Giulia, soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio del FVG, fondazione So.Co.Ba. e PromoTurismoFvg con il sostegno di Solaris Yachts. Per garantire la fruizione in piena sicurezza e consentire la presenza di 1000 persone l’evento si svolgerà in contemporanea sulle due piazze – piazza Capitolo e piazza Patriarcato – che circondano la Basilica di Aquileia: le conversazioni con l’ospite della serata curate da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva si svolgeranno sul palco di piazza Capitolo e verranno trasmesse in diretta sullo schermo – largo dieci metri e alto otto – di piazza Patriarcato. È obbligatoria la prenotazione on-line per partecipare alle serate: la procedura è molto semplice, è sufficiente cliccare sul sito www.fondazioneaquileia.it, compilare il form con nome, cognome, mail e telefono, selezionare la serata e inviare. In risposta si riceverà una mail con il biglietto d’ingresso e il posto assegnato da esibire anche su smartphone ai varchi d’ingresso. I posti verranno assegnati in ordine cronologico di arrivo delle prenotazioni. Tutte le serate, tranne sabato 31 luglio, saranno trasmesse anche in streaming sul sito www.fondazioneaquileia.it. La giuria dei film in concorso alle serate dell’archeologia è composta da Dario Di Blasi (direttore di Firenze ArcheoFilm), Luca Villa (archeologo), Simonetta Di Zabutto (travel blogger e giornalista), Lorenza Cesaratto (Fvg Social Ambassador).

Frame del film “Gloria. Apoteosi del soldato ignoto” (foto fondazione aquileia)

Serata-evento. “Il Festival si apre martedì 27 luglio 2021 con una serata-evento di cinema muto e musica dal vivo dedicata al centenario del Milite Ignoto”, annuncia Emanuele Zorino, sindaco e presidente della Fondazione Aquileia, “che abbiamo fortemente voluto per sottolineare l’importanza della ricorrenza della traslazione della salma del Milite Ignoto nel 1921 da Aquileia a Roma e per aprire le celebrazioni che vedranno Aquileia protagonista tutto l’anno”. Sarà una prima assoluta la proiezione del film “Gloria. Apoteosi del soldato ignoto” in una versione restaurata digitalmente dalla Cineteca del Friuli a partire dai materiali in 35mm conservati nella Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Dal vivo suoneranno Valter Poles (compositore e live electronics), Martina Pietrafesa al corno e pianoforte e Diego Cal alla tromba e strumenti virtuali che eseguiranno la nuova colonna sonora del film sostenuta dalla Fondazione Aquileia, ed effettuata nel 2021 da Aquileia Digital Arts (progetto a cura di Pasqualino Suppa) a partire dai file conservati presso l’Archivio Cinema della Cineteca del Friuli. La serata proseguirà con la conversazione sui temi del film con il giornalista e storico Paolo Mieli che presenterà anche il suo ultimo libro “La terapia dell’oblio. Contro gli eccessi della memoria” edito da Rizzoli.

Frame del film “Il patrimonio sommerso. Un museo sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli e Marta Saviane (foto fondazione aquileia)
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L’archeologo navale Francesco Tiboni

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Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia

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Star di Aquileia Film Festival sarà anche quest’anno Alberto Angela che chiuderà la kermesse intervistato da Piero Pruneti (foto Massimo Goina)

Le serate dell’archeologia. Ospiti delle serate dell’archeologia nei giorni successivi e protagonisti delle conversazioni curate da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, saranno Francesco Tiboni, archeologo navale (28 luglio), Cristiano Tiussi, archeologo e direttore della Fondazione Aquileia (29 luglio), Alberto Angela in diretta streaming (30 luglio). Si inizia mercoledì 28 luglio 2021, alle 21, con la proiezione del film “Il mistero del Cavallo di Troia. Sulle tracce di un mito” di Roland May e Christian Twente, dove per la prima volta nuove rivoluzionarie scoperte dimostrano che una delle storie più famose di tutti i tempi dovrà forse essere riscritta. A seguire la conversazione-intervista con Francesco Tiboni, archeologo navale e in chiusura il cortometraggio “Choquequirao, la geografia sacra degli Incas” di Agnès Molia, Nathalie Laville sugli Incas, che nel XV secolo costruirono il più grande impero che l’America avesse mai visto. Sebbene non conoscessero né la scrittura né la ruota, gli Incas si rivelarono geniali architetti, costruendo enormi edifici in pietra e terrazze a più livelli per l’agricoltura. Giovedì 29 luglio 2021, alle 21, il film “Il patrimonio sommerso. Un museo sul fondo del mare” prodotto da Rai Cultura con la regia di Eugenio Farioli Vecchioli e Marta Saviane ci porterà alla scoperta del patrimonio sommerso nei nostri mari. Dalle meraviglie della città sommersa di Baia alla storia della nave romana di Albenga. Dal satiro danzante di Mazara del Vallo ai rostri navali della battaglia delle Egadi, nell’isola di Levanzo. Ospite della serata Cristiano Tiussi, archeologo, che approfondirà l’importanza strategica del porto fluviale di Aquileia per la storia della città. In chiusura grazie al cortometraggio “Elarmekora” di Clément Champiat seguiremo una spedizione archeologica nel cuore del Gabon, sulle tracce dei primi uomini lungo il fiume Congo. Venerdì 30 luglio 2021, alle 21, la serata si apre con il cortometraggio “Indagini in profondità. Il robot degli abissi” di Guilain Depardieu e Frédéric Lossignol che segue una squadra di archeologi al largo delle coste di Tolone, in Francia, che sta per inviare su di un relitto un robot umanoide chiamato “Ocean One”. Protagonista della serata Alberto Angela in diretta streaming con la presentazione dei suoi due ultimi libri della trilogia di Nerone “L’ultimo giorno di Roma” e “L’inferno su Roma” editi da Harper Collins.

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Il gruppo Maram Oriental Ensemble

Il concerto. Sabato 31 luglio 2021, alle 21, la musica di MARAM Oriental Ensemble ci porterà lungo la sponda orientale del Mediterraneo, partendo dal Marocco percorrendo tutto il Nord Africa, passando per l’Egitto, fermandosi in Palestina, Libano, Siria, Iraq e arrivando fino alla Turchia. L’evento è abbinato alla mostra “Da Aquileia a Betlemme: un mosaico di fede e bellezza” e alterna musica, lettura scenica e proiezioni.

Frame del film “Patriae. Viaggio nel patriarcato di Aquileia” (foto fondazione aquileia)

Fuori concorso – Il Patriarcato di Aquileia e Le città ideali. Lunedì 2 e martedì 3 agosto 2021 sono in programma due serate fuori-concorso moderate dalla scrittrice e giornalista Elena Commessatti: lunedì 2 agosto ci sarà la proiezione in prima assoluta del documentario “Patriae. Viaggio nel patriarcato di Aquileia” di Marco D’Agostini, prodotto da All e Arlef. “Patriae” è il viaggio di Carolina, una ragazza di 14 anni che svolge una ricerca sul Patriarcato di Aquileia e raccoglie sul territorio i passaggi più significativi di oltre tre secoli di storia (1077-1420). Il film è in lingua friulana sottotitolato in italiano. A seguire la conversazione con il regista D’Agostini e con Angelo Floramo. Martedì 3 agosto, sempre alle 21, proiezione del docu-film prodotto da RTV Slovenija che racconta “Le città ideali” con la regia di Amir Muratović: nella pianura friulana e lungo il confine sloveno, infatti, in un raggio di quaranta chilometri troviamo Aquileia, Gradisca d’Isonzo, Palmanova, Torviscosa e Nova Gorica, città create a partire da un progetto unitario.