Torre Annunziata. Il direttore del parco archeologico di Pompei riapre l’area archeologica di Oplontis e annuncia al sindaco nuovi scavi, nuovi percorsi e la connessione tra gli Scavi e lo Spolettificio dell’Esercito

Veduta della villa di Poppea nell’area archeologica di Oplontis a Torre Annunziata (foto parco archeologico di Pompei)
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Il sindaco di Torre Annunziata Vincenzo Ascione e il direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel negli scavi di Oplontis (foto parco archeologico di Pompei)

Riaperti il 3 maggio 2021, come annunciato, gli Scavi di Oplontis a Torre Annunziata (Na) alla presenza del direttore generale del parco archeologico di Pompei,​ Gabriel Zuchtriegel, e del sindaco di Torre Annunziata, Vincenzo Ascione- “Stiamo riponendo molta attenzione per i siti del territorio. Ci sarà molto da fare”, è stato il commento del direttore Zuchtriegel. “Sono grato al sindaco. Abbiamo già avuto un primo incontro per lavorare insieme sui nuovi scavi, i nuovi percorsi e la connessione tra gli Scavi e lo Spolettificio dell’Esercito di Torre Annunziata”.

“Siamo in contatto sia con il Demanio sia con l’Esercito per ampliare l’area degli scavi, ma anche per creare spazi per depositi, spazi museali, laboratori per scuole, bambini ragazzi che vogliano creare qua”, ha spiegato Zuchtriegel. “Dunque c’è molta attenzione per questo territorio, per il patrimonio assolutamente importante. Quindi nei prossimi anni ci sarà molto da fare. Sono grato al sindaco, col quale ho già avuto un primo incontro, perché lavoriamo insieme: è essenziale la collaborazione con gli enti locali, visto che sono previsti anche nuovi scavi, nuovi percorsi, una connessione tra questa l’area archeologica e lo Spolettificio dell’Esercito”. E il sindaco Ascione: “Siamo chiaramente contenti della riapertura degli Scavi. Abbiamo puntato buona parte del nostro sviluppo proprio sulla valorizzazione della risorsa archeologica. Ritengo pure che il ragionamento sia da fare come comprensorio, perché non è solo la città di Torre Annunziata ma siamo tante città che hanno puntato su questo tipo di sviluppo. Noi abbiamo parlato di turismi perché abbiamo il Vesuvio, abbiamo il mare, abbiamo l’archeologia, abbiamo veramente una serie di potenzialità che vanno tutte sviluppate. Quindi grazie al direttore Zuchtriegel per essere qui a riaprire questo nostro sito e ringrazio soprattutto tutta l’organizzazione che spero in maniera incisiva ed efficace possa realizzare i progetti che sono già previsti per questo sito. Non solo del collegamento con lo Spolettificio dell’Esercito ma anche con la villa B che purtroppo è ancora chiusa al pubblico”. Zuchtriegel ha tranquillizzato il sindaco: “Anche per questo collegamento c’è già una progettualità, perché la Villa B è molto interessante perché dà un’altra visione dell’aspetto dell’insediamento antico di Torre Annunziata-Oplontis e quindi va assolutamente valorizzata insieme alla villa A, ma vorremmo raccontare appunto ai visitatori il territorio come era organizzato, che non c’era solo il sito di Pompei, ma intorno tutto un paesaggio rurale di ville di ozio, di ville rustiche e di piccoli insediamenti, piccoli e meno piccoli, che facevano parte di un paesaggio mediterraneo connesso con molte altre parti dell’impero. E quindi credo che in questa prospettiva Oplontis può dire molto anche in termini di valorizzazione, di racconto della storia di questo periodo”.

Reggio Calabria. “Il museo del Mediterraneo si farà”: l’annuncio del sindaco dopo l’inserimento del progetto di Zaha Hadid Architects nel Pnrr con un finanziamento di 53 milioni di euro. Il direttore del MArRC: “Sarà la nuova porta dello Stretto”

Il rendering del progetto Regium Waterfront di Zaha Hadid Architects con il museo del Mediterraneo e il Centro polifunzionale a Reggio Calabria (foto da http://www.buildingcue.it)

Il museo del Mediterraneo di Reggio Calabria si farà. L’annuncio ufficiale arriva direttamente dal sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà: “Grazie al maxifinanziamento da 53 milioni di euro, inserito nel nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) presentato dal Governo Draghi e inviato a Bruxelles, Reggio Calabria potrà avere il suo museo del Mare progettato dallo studio di architettura più rinomato al mondo, Zaha Hadis Architects. Il museo potrebbe diventare, ancor prima della sua effettiva nascita, il centro turistico più importante della Calabria, soprattutto grazie al punto strategico in cui verrà collocato”. Il museo del Mediterraneo farebbe concorrenza al MuMe, il museo vista mare ubicato sulla sponda opposta a Reggio Calabria, Messina. Il museo del Mediterraneo però lavorerebbe in simbiosi con il museo Archeologico di Reggio Calabria, soprattutto per non vanificare gli sforzi fatti in passato per promuovere il sito, casa dei Bronzi di Riace. E infatti alle parole del primo cittadino reggino fanno eco quelle del direttore del MArRC, Carmelo Malacrino: “Accogliamo con entusiasmo la notizia dell’inserimento nel PNRR del magnifico museo del Mediterraneo già progettato da Zaha Hadid. La città, così, dà inizio a un nuovo futuro, puntando su cultura, turismo e identità mediterranea. Una novità positiva – aggiunge Malacrino – per tanti motivi. Non solo per la realizzazione di un’incantevole architettura contemporanea che, con le sue caratteristiche linee fluide, segnerà la nuova “porta dello Stretto”. Ma anche perché la sua costruzione amplierà in maniera significativa l’offerta museale della città, in un’area, quella settentrionale, che potrebbe sempre più assumere la connotazione di “quartiere dei musei”. Auspico che anche su questo progetto possano proseguire le proficue sinergie costruite fra tutti gli attori istituzionali nell’ottica di promuovere lo straordinario patrimonio culturale dell’area dello Stretto. Il MArRC si appresta a celebrare il cinquantesimo anniversario della scoperta dei Bronzi di Riace, con un programma di iniziative – conclude il direttore – sul quale già si lavora con l’assessore alla Cultura, Rosanna Scopelliti. Stiamo coinvolgendo tante istituzioni per farne un’eccezionale occasione per scoprire la Calabria nel segno dei suoi capolavori, noti in tutto il mondo”.

Il rendering del progetto Regium Waterfront di Zaha Hadid Architects con il museo del Mediterraneo di Reggio Calabria (foto da http://www.buildingcue.it)

Il progetto del museo del Mediterraneo a Reggio Calabria ha radici lontane. Il progetto ambizioso e avveniristico voluto da Zaha Hadid, la famosa architetta di origini irachene naturalizzata britannica scomparsa a 66 anni nel 2016, risale infatti al 2007, quando vinse il concorso di progettazione, portato avanti dallo studio Zaha Hadid Architects. È stato chiamato Regium Waterfront. Tale complesso è pensato in modo da avere un insieme a forma di mezzaluna in cui si contrappongono il museo del Mare e il Centro Polifunzionale. “Lo scopo del nostro progetto”, spiegano gli architetti progettisti, “è di realizzare due edifici simbolo che caratterizzino inequivocabilmente la città di Reggio Calabria come capitale culturale e futuro punto di confluenza tecnico-economico del bacino del mediterraneo. Il progetto sfrutta le potenzialità uniche della localizzazione, lungo lo stretto braccio di mare che separa l’Italia continentale dalla Sicilia. Perfettamente visibili dalla costa opposta, i due edifici si elevano alla scala ambientale. Landmark unici nel paesaggio, i due edifici saranno segnali inconfondibili per l’orientamento dal mare e da terra”.

Il rendering del progetto Regium Waterfront di Zaha Hadid Architects con il museo del Mediterraneo di Reggio Calabria (foto da http://www.buildingcue.it)

“Il museo del Mediterraneo – spiegano ancora allo studio Zaha Hadid Architects – è situato sul punto più esposto dell’area d’intervento; più in alto rispetto al distretto turistico ricettivo, nel punto più in vista del bacino del porto attuale. Monumento alla grandiosità della cultura mediterranea e simbolo di Reggio Calabria, il museo del Mediterraneo si rivolge alla città offrendo i suoi fronti più belli al mare: verso la Sicilia ad Ovest, e verso l’ingresso al porto turistico, sul lato Nord- Est. A Ovest, il segnale unico dell’ingresso alla città dal mare, a Est e Nord-Est uno sfondo straordinario per tutto il bacino del porto. Questa posizione è ideale anche per tutte le vedute verso il porto dalla parte alta della città e perfettamente visibile anche all’ingresso in città da Nord, sia dall’autostrada e che dalla ferrovia. La localizzazione del Museo, al confine con il porto turistico, garantisce la conclusione ideale della passeggiata urbana. Questa, attraverso il distretto turistico ricettivo Nord in continuità con il lungomare attuale, si raccoglie sulle piazze pubbliche al di sotto del grande atrio d’ingresso e protette dai volumi del Museo. Questo sistema di piazze è un luogo ideale per lo svolgimento di attività all’aperto più o meno legate all’attività del museo, per eventi di vario genere e rappresentazioni. Questa scelta architettonica vuole garantire la migliore connessione tra il nuovo distretto ricettivo Nord, la spiaggia in continuità urbana con la città, il lido comunale e gli alberghi attualmente in costruzione sul lungomare. Allo stesso tempo, però, consente di conservare il carattere e la scala urbana dell’attuale quartiere dei pescatori con una serie di locali, ristoranti ed attrezzature per il tempo libero di supporto alla spiaggia. Un altro aspetto importante di questa localizzazione – concludono – risiede nella possibilità di salvaguardare il più possibile il carattere naturale della spiaggia intervenendo con strutture adeguate (attrezzature leggere per la balneazione, piccoli locali per il ristoro e un villaggio turistico alla confluenza delle fiumare)”.

Napoli. Altri tre video per la rubrica “I Gladiatori ti aspettano al Mann” sui social del museo Archeologico nazionale: Silvia Neri su Gladiatorimania, Francesca Pavese su graffiti e colori della grafica, Andrea Mandara sull’allestimento

La locandina della mostra “Gladiatori” fino al 6 gennaio 2022 al museo Archeologico nazionale di Napoli

Altri tre video della rubrica “I Gladiatori ti aspettano al Mann” proposta sui canali social del museo Archeologico nazionale di Napoli per illustrare la mostra aperta nel Salone della Meridiana e nel Braccio nuovo fino al 6 gennaio 2022.

Nel terzo appuntamento l’architetto Silvia Neri, progettista della sezione “Gladiatorimania”, ci porta alla scoperta degli ambienti dedicati ai bambini, ai ragazzi e ai loro genitori. “Ci troviamo nella sezione Gladiatorimania nel braccio nuovo del museo”, spiega Silvia Neri. “È una sezione un po’ particolare perché parla di quella che è stata ed è tutt’oggi la fortuna dei gladiatori. Quindi è una naturale evoluzione della mostra archeologica che si sviluppa attraverso alcuni elementi guida che sono individuati in particolare nella grafica. Infatti gli elementi guida della mostra archeologica sono i graffiti che pendono dal soffitto della Meridiana, mentre qui l’evoluzione naturale sono i fumetti della Comics che ci accompagnano per tutta la visita della sezione. Nella mostra vengono esposti pezzi molto particolari: si passa dalla riproduzione di armature, di elmi, la maggior parte dei quali è conservata al Mann, a riproduzione di armi attraverso le Lego, attraverso le Playmobil; a scene di vita quotidiana dei gladiatori attraverso la realizzazione di diorami, nonché di focus su alcuni aspetti particolari come ad esempio l’alimentazione non dei gladiatori per se stessa ma dei moderni gladiatori ovvero degli atleti. Fino ad arrivare a quella che è l’alimentazione del pubblico, cioè tutto quel sistema di bancarelle, venditori ambulanti, che è presente adesso lungo la strada che conduce agli stadi, ma era presente anche un tempo tutto attorno e lungo la strada che portava poi all’arena in cui si scontravano i gladiatori. Ma non solo. Si parla anche di riproduzioni tridimensionali di elmi, e quindi possibili da visionare in tutti i loro particolari, fino ad arrivare alla cura vera e propria dei gladiatori, quindi alla cura della ferite dei gladiatori con la riproduzione di strumenti medici, e un focus particolare su Galeno, su quello che era considerato il medico dell’antichità, uno dei primi, e in particolare il medico dei gladiatori. Terminiamo questo percorso della mostra con dei focus sui moderni gladiatori e le riproduzioni di opere sempre con la Lego legate al mondo stesso dei gladiatori, fino ad arrivare al contemporaneo con tutto quello che è stato ispirato dalla figura dei gladiatori, quindi cartoni animati, carte gioco che vanno tanto di moda adesso per i ragazzi, e creando così un insieme di elementi che catturano non soltanto i bambini ma affascinano anche gli adulti. Forse perché li mettono nella condizione per capire in maniera molto più semplice molto più concreta, proprio perché legata alla realtà, quella che era la figura del gladiatore”.

Nel quarto appuntamento Francesca Pavese, grafica di mostra ed immagine di comunicazione, racconta colori e disegni nell’allestimento della grande esposizione. “I teli rappresentano un elemento molto importante dell’allestimento. Sono 14 teli, larghi un metro e mezzo e alti 13 metri, e sono tutti di colori diversi campionati dai colori degli affreschi, e vengono accostati in maniera molto creativa e anche molto contrastante con delle sfumature. Rappresentano i graffiti della città di Pompei, fatti dagli abitanti della città che rappresentavano i combattimenti gladiatori, i personaggi, chi organizzava, gli allenatori, e raccontavano chi vinceva e chi perdeva. Sono graffiti che potrebbero ricordare i fumetti contemporanei. Sono di una vivacità straordinaria, una sintesi grafica fortissima, e si può vedere che molti rappresentano i gladiatori ma anche molti che rappresentano le fiere che venivano coinvolte in queste competizioni. Questi “fumetti del passato”, chiamiamoli così, si collegano alla seconda parte della mostra, la Gladiatorimania, dove si confronteranno con le illustrazioni del presente in maniera straordinaria”.

Nel quinto appuntamento Andrea Mandara, che ha curato il progetto di allestimento della grande mostra, ci fa apprezzare le soluzioni adottate. “Siamo nel cuore del museo, il gran salone della Meridiana. La mostra quindi all’interno di questo salone respira l’aria della bellezza del salone. L’allestimento ha interpretato il tema dei giochi gladiatori all’interno della sala delle feste, della bellezza del museo. La sala in cui vediamo la meridiana, e quindi tutto l’allestimento gira intorno a questa volontà, con queste forme curve, di poter dare idea della logica degli anfiteatri, della geometria degli anfiteatri, che sono curve che si rincorrono tra di loro, e comunque rispettano lo spazio, il volume dell’ambiente della Meridiana, che si qualifica ancora di più con la presenza di questi grandi stendardi che danno respiro, danno anche forza allo sguardo sulla profondità, sull’ampiezza del luogo nel quale ci troviamo. Tutte le curve unite accolgono le opere, accolgono anche questa magnificenza delle armi gladiatorie, dove in particolare in un punto centrale dell’esposizione abbiamo la presenza di questo grande patrimonio del museo che è allestito come se fosse la vera e propria palestra dei gladiatori, e quindi tutte le armi gladiatorie trovano posto all’interno di questo rincorrersi di curve e della storia di questi giochi gladiatori che raccontiamo in mostra”.

Verona. Dal 4 maggio riapre l’anfiteatro Arena. Nuova ripartenza per i musei civici. Il sindaco: “Arena a un euro per permettere a tutti di godersi i gradoni restaurati e tornati bianchi”

Le gradinate dell’Arena di Verona: si vede a occhio nudo il settore già ripulito e restaurato (foto comune-vr)

A più di cinquanta giorni dall’ultima chiusura, per rispettare le norme sanitarie, riapre martedì 4 maggio 2021 l’anfiteatro Arena di Verona, dalle 9 alle 19, al prezzo speciale di 1 euro. Sempre dal 4 maggio tutti i siti museali saranno accessibili, agli stessi orari, dal martedì alla domenica. “Tante mostre e tante donazioni che i veronesi non hanno ancora visto, ma le vera novità di questa riapertura sta nel restauro dell’Arena”, afferma il sindaco Gabriele Sboarina. “Il regalo che facciamo ai cittadini è di mantenere il biglietto a un euro per dare la possibilità a tutti di andare a vedere la metà dei gradoni tornati bianchi. Il restauro straordinario sta già mostrando i suoi effetti e invito tutti i veronesi a godersi questo bel colpo d’occhio. Riaprire finalmente, dopo un mese e mezzo di blocco, tutti gli spazi museali cittadini è comunque un segnale importante di ripartenza. Come sempre siamo attenti alla sicurezza con protocolli stringenti. Spiace però constatare che si tratta di una rigidità imposta solo ad alcuni, con vincoli che rendono in molti casi impraticabile la ripresa degli spettacoli. Ricordo che è ancora in vigore il coprifuoco alle 22, che impedisce lo svolgimento di qualsiasi evento serale, e la limitazioni a mille accessi a spettacolo in Arena. Le soluzioni servivano subito, oggi è tardi per qualsiasi ulteriore ragionamento. La stagione delle riaperture e ripartenze è ora, la programmazione realizzata negli scorsi mesi da parte del Comune deve poter essere concretizzata nella sua totalità, altrimenti ci ritroveremo con tante idee e risorse investite e pochi risultati concreti”.

Il teatro romano di Verona sovrastato dall’ex convento di San Girolamo, sede del museo Archeologico

Tante, infatti, le novità per i visitatori, grazie all’intenso lavoro portato avanti, anche nelle settimane di chiusura forzata, a livello di manutenzioni, riorganizzazione degli allestimenti e nuove esposizioni. Coinvolti tutti i musei tranne il Maffeiano dove ci sono ancora lavori, tutti gli altri sono accessibili dal martedì alla domenica. Apertura dalle 12 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30), per i musei di Castelvecchio, Archeologico al Teatro Romano, Storia Naturale, Galleria d’Arte Moderna – GAM, Affreschi alla Tomba di Giulietta. Per la Casa di Giulietta, invece, orario di visita dalle 9 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30). Le prenotazioni sono possibili esclusivamente online. Come previsto dal Dpcm per le giornate di sabato, domenica e festivi, la prenotazione online deve essere effettuata almeno il giorno prima rispetto a quello della visita. Negli altri giorni si potrà accedere ai musei con una prenotazione effettuata anche al momento stesso della visita. I biglietti d’ingresso sono acquistabili esclusivamente on line al link museiverona.com. In ogni struttura è assicurato il rispetto delle misure anticontagio, grazie all’adozione dei rigidi protocolli sanitari già rodati nei mesi scorsi.

Cividate Camuno (Bs). L’11 giugno apre il nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica che racconta la romanizzazione della valle punto di arrivo e di partenza di itinerari archeologici tra i più belli e articolati dell’Italia settentrionale: dal teatro-anfiteatro al santuario di Minerva, dalla casa romana di Ono S. Pietro casa alpina a Pescarzo di Capo di Ponte

Le immagini scorrono veloci a coprire quarant’anni di storia delle ricerche in Valcamonica: ritagli di giornale ingialliti dal tempo che raccontano di importanti ritrovamenti e auspicano, ancora negli anni Cinquanta del secolo scorso, l’istituzione di un museo Archeologico della Valle Camonica; foto in bianco e nero testimoniano le ricche scoperte archeologiche tra i Camuni e i Romani; rimbalzano tra il borgo che poggia sulla storia e i siti archeologici musealizzati e aperti al pubblico: il santuario di Minerva, l’anfiteatro; e si arriva finalmente al museo Archeologico nazionale della Valle Camonica, e a uno scorcio della sua nuova sede nel cuore di Cividate Camuno che sarà aperto l’11 giugno 2021.

A Cividate Camuno (Bs) apre il nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica (foto drm-lombardia)

capo-di-ponte_sito-unesco-arte-rupestre_logoA luglio 2021 saranno giusto quarant’anni dell’istituzione del museo sulla Valle Camonica romana: era infatti il 1981 quando lo Stato apriva degli spazi alla periferia del paese per esporre i preziosi reperti recuperati nel decenni precedenti. E non era un risultato da poco il riconoscimento della presenza massiccia dei romani in valle, perché arrivava a solo due anni dall’iscrizione dell’arte rupestre della Valcamonica al patrimonio mondiale dell’Umanità, prima sito Unesco italiano nel 1979 (pensiamo che il Colosseo e i fori romani sono stati iscritti solo l’anno dopo, nel 1980): alla vigilia della romanizzazione infatti il territorio è abitato dai Camunni, una delle tante popolazioni alpine citate dalle fonti antiche, distinti per l’uso di caratteristici materiali, per una forma di scrittura originale e soprattutto per l’abitudine millenaria di incidere sulle rocce.

La Minerva in marmo pentelico dal santuario di Breno tra i capolavori esposti nel museo Archeologico nazionale della Valle Camonica (foto drm-lombardia)
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Il poster creato per il nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica a Cividate Camuno (Bs) (foto drm-lombardia)

Annunciata dunque per l’11 giugno 2021 l’apertura del nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica per raccontare la romanizzazione della valle. Tra i capolavori esposti, la grande Minerva e il nudo eroico. Così la Valle Camonica romana – una delle realtà archeologiche più sorprendenti dell’intero arco alpino – avrà un nuovo museo di riferimento, in una più grande e adeguata sede. I lavori per il nuovo museo sono ormai completati a Cividate Camuno, l’antica Civitas Camunnorum, per iniziativa del Comune e della direzione regionale Musei Lombardia, con la collaborazione della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia e il contributo di Regione Lombardia e della Comunità Montana di Valle Camonica. “Il nuovo museo, fortemente voluto da Stefano L’Occaso che mi ha preceduto, si estende su spazi quadruplicati rispetto alla vecchia sede”, anticipa Emanuela Daffra, direttore regionale Musei Lombardia del ministero della Cultura, “e potrà accogliere in modo finalmente adeguato i reperti già esposti a partire dal 1981 in un primo museo Archeologico, oggi troppo angusto, oltre che dare spazio ad un patrimonio in continua crescita, confermando la ricchezza vitale della ricerca archeologica e il dinamismo dei musei che la raccontano”. La nuova sede del museo sorge nel centro storico di Cividate Camuno, nell’immobile già sede dell’Incubatore d’Imprese, di fronte alla chiesa parrocchiale, nel cuore della Civitas romana e dell’abitato medioevale.

Pavimento a mosaico dalle terme dell’antica Civitas Camunnorum, con motivi geometrici a tessere colorate (I-II d.C.) (foto drm-lombardia)
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L’anfiteatro riportato alla luce a Cividate Camuno (Bs) (foto drm-lombardia)

Numerosi ritrovamenti, oggi in parte visibili in aree e parchi archeologici che coniugano archeologia e arte rupestre, raccontano una storia straordinaria. Alla fine del I sec. a.C., nell’ambito delle campagne augustee di conquista dell’arco alpino, la Valle entra a fare parte dell’Impero romano. Nel luogo dove oggi si trova l’abitato di Cividate Camuno, viene fondata una città, la Civitas Camunnorum che segna e trasforma radicalmente il territorio e diventa il centro politico di riferimento della Valle. Dopo un’iniziale dipendenza da Brescia il territorio alla fine del I sec. d.C. diventa Res Publica Camunnorum, con piena autonomia politica, giuridica e amministrativa. Della città sono stati riportati alla luce le terme, resti consistenti del foro, diverse domus, le necropoli e il quartiere degli edifici da spettacolo, con un teatro e un anfiteatro.

Il parco archeologico del teatro e dell’anfiteatro di Cividate Camuno (Bs) (foto drm-lombardia)

Oltre la città, numerosi contesti archeologici sparsi in tutta la Valle e riferibili a luoghi di culto, necropoli e insediamenti, consentono di delineare in maniera chiara il quadro del territorio fra età del Ferro ed età romana, evidenziando elementi di contatto, continuità e trasformazione a seguito dell’incontro fra la cultura camuna e quella romana. La straordinaria consistenza, ricchezza e monumentalità del patrimonio archeologico della Valle Camonica romana, emerso con forza dalla metà degli Ottanta del secolo scorso, ha portato ad azioni sinergiche di valorizzazione che sono rientrate nell’Accordo di Programma quadro per la Valorizzazione dei siti di età romana esistenti nella media Valle Camonica stipulato il 22 ottobre 2002 tra soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia, Regione Lombardia, Provincia di Brescia, Comunità Montana e Comuni di Cividate Camuno, Breno, Berzo Inferiore e Bienno. All’interno degli obiettivi dell’Accordo sono rientrati innanzitutto il completamento dell’intervento di scavo e restauro delle strutture degli edifici da spettacolo dell’antica Civitas Camunnorum, avviato fin dal 1984 e culminato nel marzo 2003 con l’inaugurazione del parco archeologico del Teatro e dell’Anfiteatro di Cividate Camuno. Il Parco, esteso per circa 12mila mq, offre un eccezionale spaccato della città antica: in esso sono visibili l’anfiteatro, riportato interamente alla luce nelle strutture perimetrali (l’unico interamente visibile in tutta la regione), e una porzione del teatro, pari a circa un terzo del totale.

L’aula centrale del santuario di Minerva a Spinera di Breno (Bs) (foto drm-lombardia)
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Il parco archeologico del santuario di Minerva a Spinera-Breno (foto drm-lombardia)

Nel 2007 il percorso di visita alla Valle Camonica romana si è esteso fino a Breno, con l’inaugurazione del parco archeologico del Santuario di Minerva in località Spinera, scoperto fortuitamente nel 1986. In questo caso il Parco, con una superficie di circa 6mila mq in un contesto paesaggistico di grande fascino, un verde pianoro vicino all’Oglio ai piedi di una rupe rocciosa percorsa da grotte e cunicoli scavati dall’acqua, conserva in situ le strutture monumentali di un tempio di età flavia dedicato a Minerva ad ali porticate con pavimenti a mosaico e affreschi, realizzato su un precedente edificio augusteo, a sua volta impostato su un luogo di culto indigeno all’aperto. Entrambi i parchi sono in capo alla Comune di Cividate Camuno con la collaborazione di soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia e gestiti in collaborazione con gli enti locali. Nel 2009, per collegare i siti i due siti è stata realizzata una galleria “archeologica” lungo il fiume, con una pista ciclopedonale che permette agevolmente di combinare la visita a Cividate Camuno con quella al parco archeologico di Breno in località Spinera.

I brevi percorsi che uniscono il museo Archeologico nazionale della Valle Camonica al parco archeologico del teatro e dell’anfiteatro e al parco archeologico del santuario di Minerva (foto drm-lombardia)

Nel 2011, grazie a un progetto finanziato con fondi di Regione Lombardia, è stata inaugurata l’area archeologica di via Palazzo, sempre a Cividate Camuno, che conserva i resti di una ricca domus di età giulio-claudia e di un edificio pubblico di epoca flavia affacciato sul foro dell’antica Civitas Camunnorum. Nel 2015, nell’ambito di un progetto cofinanziato da Regione Lombardia e promosso dal Comune di Capo di Ponte, è stata inaugurata anche l’area archeologica con resti di casa alpina a Pescarzo di Capo di Ponte. La casa, datata tra II e I secolo a.C., rappresenta un anello di collegamento importante fra la Valle Camonica romana e quella della preistoria. Sempre grazie a fondi di Regione Lombardia nel 2020 sono stati valorizzati a Ono San Pietro i resti di una casa di età romana e nel giugno 2021, in concomitanza con l’inaugurazione del nuovo Museo, sarà aperta al pubblico l’area con strutture di un edificio di età romana conservato nel cortile dell’immobile sede del nuovo Museo. La ricchezza dei ritrovamenti nel percorso della Valle Camonica romana, che ha il punto di arrivo e di partenza nel museo Archeologico affidato alla Direzione regionale Musei della Lombardia, offre la possibilità di scoprire la romanizzazione alpina attraverso uno degli itinerari archeologici più belli e articolati dell’Italia settentrionale.

Statua in marmo locale di Vezza d’Oglio (alta Valle Camonica) raffigurante un personaggio maschile ritratto in posa eroica, forse un giovane principe della famiglia imperiale conservata al museo Archeologico nazionale della Valle Camonica (foto drm-lombardia)
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Dettaglio della lorica della Minerva di Breno conservata al museo Archeologico nazionale della Valle Camonica (foto drm-lombardia)

“La missione del Museo”, evidenzia Serena Solano, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia, direttore dei Parchi della Valle Camonica romana e curatore scientifico del progetto del nuovo museo, “è quella di raccontare l’incontro fra Camuni e Romani, illustrando i cambiamenti e le novità insieme agli aspetti di sovrapposizione e continuità. La Valle Camonica infatti esemplifica in maniera straordinaria la romanizzazione di un territorio alpino, attraverso siti ed evidenze archeologiche, anche di carattere monumentale, che consentono di declinare il processo nei suoi molteplici aspetti, dalla trasformazione del territorio, allo sfruttamento delle risorse, ai culti, agli insediamenti, agli aspetti della vita quotidiana, agli spazi pubblici, alla sfera funeraria. Il nuovo museo, con rimandi anche ai luoghi vicini, contestualizza i ritrovamenti della Valle Camonica nel quadro più ampio dell’arco alpino, ponendosi così come un museo della romanizzazione delle Alpi”.

Placchetta in bronzo raffigurante una figura schematica su barca solare trainata da uccelli acquatici proveniente dal santuario protostorico di Breno-Spinera (V sec. a.C.): raffigura forse la divinità preromana venerata nel luogo (foto drm-lombardia)

Nelle otto sezioni del nuovo Museo, realizzato su progetto architettonico e di allestimento dello Studio di Architettura Volta di Brescia, sono proposti i materiali di età romana trovati a Cividate Camuno e nel territorio: una ricca collezione epigrafica, importanti elementi architettonici e scultorei e ricchi corredi funerari dalle necropoli, con pendenti e amuleti anche in oro e argento, non solo preziosi ma anche carichi di valenze simboliche. Dalla modestia quotidiana all’enfasi monumentale il museo raccoglie oggetti d’eccezione: la porta carbonizzata in legno risalente al II-I secolo a.C., ritrovata a Pescarzo di Capo di Ponte, una delle meglio conservate per il periodo di tutto l’arco alpino, la statua della dea Minerva dal santuario di Breno, in marmo greco, e un pregevole ritratto maschile in nudità eroica dall’area del foro di Cividate Camuno in marmo locale di Vezza d’Oglio.

Affresco con erma di satiro dalla domus di via Palazzo, conservato nel museo Archeologico nazionale della Valle Camonica (foto drm-lombardia)
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Veduta col drone del nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica (foto drm-lombardia)

A rimarcare il legame tra museo e storia del luogo una piccola area archeologica, di recente valorizzata cortile interno dell’edificio, offre uno sguardo sulla città antica. Il Museo è perciò cuore, punto di partenza e di arrivo del percorso della Valle Camonica romana che a Cividate Camuno, antica Civitas Camunnorum, ha come altre tappe l’area del foro e il Parco Archeologico del teatro e dell’anfiteatro e non lontano, attraverso un piacevole percorso ciclo-pedonale lungo fiume, il parco archeologico del Santuario di Minerva in località Spinera di Breno. La visita al Museo e alle aree e ai Parchi della Valle Camonica romana, nel cuore della Valle dei Segni, caratterizzata dalla millenaria tradizione dell’incidere sulle rocce, è un viaggio alla scoperta di uno degli itinerari archeologici più affascinanti di tutto l’arco alpino.

“Dalla sicurezza alla valorizzazione. Le attuali tecnologie per arte, teatro e musica nella nuova normalità. Le esperienze dal territorio: l’Emilia Romagna”: tavola rotonda digitale promossa dalla Fondazione Enzo Hruby

Cosa può fare il settore della sicurezza per aiutare i responsabili della conservazione delle opere d’arte e dei luoghi dello spettacolo dal vivo a dare le risposte che il loro pubblico si aspetta e si aspetterà per lungo tempo? Quali sono le tecnologie di sicurezza più adatte per passare dal problema all’opportunità? E cosa ha determinato l’emergenza sanitaria sull’economia del territorio e dal punto di vista della sicurezza del patrimonio e dei luoghi della cultura? Nell’ambito delle tavole rotonde digitali “Dalla sicurezza alla valorizzazione. Le attuali tecnologie per arte, teatro e musica nella nuova normalità” (l’ultima il 19 aprile 2021 sul caso Umbria: “Dalla sicurezza alla valorizzazione. Le attuali tecnologie per arte, teatro e musica nella nuova normalità. Le esperienze dal territorio: l’Umbria”: tavola rotonda digitale promossa dalla Fondazione Enzo Hruby | archeologiavocidalpassato) che la Fondazione Enzo Hruby ed essecome/securindex stanno organizzando in questi mesi per sottolineare il valore e le opportunità concrete che le attuali tecnologie possono offrire al settore della cultura in un’ottica di ripartenza, lunedì 3 maggio 2021, alle 17, tavola rotonda digitale “Dalla sicurezza alla valorizzazione. Le attuali tecnologie per arte, teatro e musica nella nuova normalità. Le esperienze dal territorio: l’Emilia Romagna”. L’appuntamento è dunque dedicato all’Emilia Romagna, regione che può vantare un patrimonio culturale ricchissimo presente ovunque sul territorio, dalle città d’arte ai borghi, alle località costiere, dispiegandosi in innumerevoli luoghi e iniziative di straordinario valore culturale, economico e sociale. Intervengono Simone Verde, direttore del Complesso Monumentale della Pilotta di Parma; il ten. col. Giuseppe De Gori, comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna; Alessandra Sbriscia Fioretti, responsabile marketing della Fondazione “I Teatri di Reggio Emilia”; Carlo Hruby, vice presidente della Fondazione Enzo Hruby; Andrea Guandalini, direttore commerciale della società Centrum di Carpi (Mo), azienda amica della Fondazione Enzo Hruby. Modera l’incontro Raffaello Juvara, editore e direttore di essecome-securindex. La partecipazione è libera previa registrazione al seguente LINK. Per informazioni: info@fondazionehruby.org – tel. 02.38036625 – segreteria@securindex.com – tel. 02.36757931

Roma, nuova arena del Colosseo: il progetto di Milan Ingegneria si è aggiudicato il bando di gara. Lo ha annunciato il ministro Franceschini: “Struttura reversibile, leggera, di conservazione e valorizzazione dei sotterranei e dell’arena. Si recupera l’immagine storica dell’anfiteatro flavio, ne parlerà tutto il mondo”. Lavori pronti entro il 2022

Milan Ingegneria si è aggiudicato il bando di gara lanciato da Invitalia per la ricostruzione dell’arena del Colosseo. Lo hanno annunciato oggi, domenica 2 maggio 2021, il ministro della Cultura Dario Franceschini e la direttrice del parco archeologico del Colosseo Alfonsina Russo. La nuova arena dell’Anfiteatro Flavio, così come previsto dal Documento di Indirizzo alla Progettazione (DIP) elaborato dagli architetti, archeologi, restauratori e strutturisti del parco archeologico del Colosseo, sarà leggera, reversibile e sostenibile. Il progetto vincitore, infatti, è stato realizzato sulla base del DIP, redatto ai sensi del Codice dei Contratti per consentire al progettista di avere piena contezza di ciò che viene richiesto dall’amministrazione per il perseguimento degli obiettivi posti a base dell’intervento e delle modalità con cui tali obiettivi devono essere conseguiti. Con la vittoria del bando da parte del gruppo di lavoro composto da Milan Ingegneria e altri partner, si entra così nella fase operativa dell’ambizioso programma di realizzazione.

“Ancora un passo avanti verso la ricostruzione dell’arena, un progetto ambizioso che aiuterà la conservazione e la tutela delle strutture archeologiche recuperando l’immagine originale del Colosseo e restituendogli anche la sua natura di complessa macchina scenica”, così il ministro della Cultura, Dario Franceschini, commenta l’esito della procedura di gara gestita dal parco archeologico del Colosseo insieme a Invitalia per l’affidamento della progettazione e della realizzazione del nuovo piano dell’arena dell’Anfiteatro Flavio. “È un progetto straordinario, di cui ha parlato tutto il mondo. Io credo sia un insieme di tutela e conservazione intelligente tecnologica. L’arena sarà reversibile, si potranno vedere i sotterranei. La si potrà calpestare stando al centro del Colosseo, vedendo il Colosseo come l’hanno visto tutti i viaggiatori fino alla fine dell’Ottocento. Perché alcune foto di Alinari dimostrano che alla fine dell’Ottocento l’arena c’era ed è naturale che ci sia. Vedere il Colosseo dal centro, consentire di usare l’arena per alcuni eventi culturali di altissima qualità internazionale farà parlare ancora di più del Colosseo, farà ammirare il Colosseo in tutto il mondo”.

Presentazione del progetto vincitore del bando di gara per la nuova Arena del Colosseo. Il progetto, con tecniche costruttive innovative, uso di materiali appropriati e metodologie di analisi raffinate, permetterà di garantire sicurezza, funzionalità ed economia realizzativa. Oltre a restituire l’immagine originaria del monumento e del suo funzionamento come complessa macchina scenica, permetterà anche di rafforzare tutela e conservazione, in particolare di proteggere le strutture ipogee. Il piano sarà in legno di Accoya, ottenuto con un particolare processo che ne aumenta resistenza e durabilità: scelta sostenibile che evita l’abbattimento di specie pregiate. Alcune porzioni del piano saranno costruite con pannelli mobili che, grazie a rotazione e traslazione, garantiranno flessibilità e renderanno possibile l’apertura delle strutture ipogee per illuminazione naturale. A livello conservativo poi, 24 unità di ventilazione meccanica distribuite lungo il perimetro controlleranno la temperatura e l’umidità degli ambienti ipogei: in soli 30 minuti sarà garantito il ricambio completo dell’intero volume d’aria. Il piano proteggerà le strutture sottostanti dagli agenti atmosferici, riducendo il carico idrico con un sistema di raccolta e recupero dell’acqua piovana che alimenterà i bagni pubblici del monumento. L’intervento consentirà di ripristinare la lettura integrale del monumento e permetterà al pubblico di comprendere appieno l’uso e la funzione di questa icona del mondo antico, anche attraverso eventi culturali di altissimo livello.

La timeline del bando di gara per l’affidamento della progettazione e della realizzazione del nuovo piano dell’arena dell’Anfiteatro Flavio. Il bando di gara, pubblicato il 22 dicembre 2020 con scadenza 1° febbraio 2021, si è concluso con la selezione, da parte della commissione aggiudicatrice sorteggiata da Invitalia e composta da Salvatore Acampora, Giovanni Carbonara, Stefano Pampanin, Michel Gras e Giuseppe Scarpelli, del progetto di Milan Ingegneria. Il progetto ha preso idealmente il via il 2 novembre 2014, quando il ministro Dario Franceschini rilancia l’idea dell’archeologo Daniele Manacorda di restituire al Colosseo la sua arena. Il 1° settembre 2015 l’arena del Colosseo viene inserita tra i Grandi Progetti Beni Culturali con un finanziamento di 18,5 milioni di euro. Dal 2015 al 2020 si sono svolti numerosi studi e indagini per definire le modalità di realizzazione dell’intervento, che hanno portato al bando di gara appena conclusosi. Ora il progetto esecutivo e la gara per individuare l’impresa costruttrice. La nuova arena potrebbe vedere la luce entro il 2022.

Le interviste ai progettisti della nuova Arena del Colosseo: gruppo di lavoro composto da Milan Ingegneria e altri partner. Intervengono: Massimiliano Milan di Milan ingegneria SPA; l’architetto Fabio Fumagalli; Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori di Labics. “Il progetto del nuovo piano dell’arena del Colosseo”, esordisce Massimiliano Milan, Milan Ingegneria Spa, “si basa su scelte strutturali costruttive e tecnologiche, che hanno l’obiettivo di tutelare e di conservare il monumento e gli spazi ipogei”. E l’architetto Fabio Fumagalli: “La struttura, estremamente leggera impostata alla quota del piano flavio, è completamente reversibile. Riprende dal piano originario sia la forma sia le funzioni. L’impalcato è posto alla stessa quota delle travi che lo sostengono. Le travi sono appoggiate direttamente sulle strutture murarie senza ancoraggi meccanici, proiettando così i corridoi ipogei direttamente in superficie cosicché lo spettatore sulla cavea possa riconoscere anche al piano d’uso le sottostanti”. Spiega Maria Claudia Clemente, Labics: “Il nuovo piano di calpestio sarà costituito da pannelli mobili dall’alto contenuto tecnologico. Questi infatti saranno realizzati in fibre di carbonio e rivestiti in legno di Accoya”. “Materiale – precisa Francesco Isidori, Labics – che si ottiene attraverso un processo di attivazione delle fibre del legno per aumentarne resistenza e durabilità. Useremo legni provenienti da colture sostenibili in modo tale da non abbatter essenze precarie”.  “La rotazione e la traslazione delle lamelle – riprende Massimiliano Milan – permette l’apertura delle strutture ipogee, garantisce la ventilazione e l’illuminazione naturale. Inoltre permette di vedere il sistema scenico originario”. E Maria Claudia Clemente: “Ventiquattro unità di ventilazione meccanica distribuite lungo il perimetro del monumento controlleranno l’umidità e la temperatura degli ambienti ipogei. In soli 30 minuti sarà possibile dunque garantire il ricambio completo dell’intero volume d’aria”. Francesco Isidori assicura che “il nuovo piano dell’arena proteggerà gli ambienti sottostanti dagli agenti atmosferici. Lo scarico idrico verrà notevolmente ridotto grazie a un sistema di recupero dell’acqua piovana che verrà riutilizzato per i servizi igienici del monumento”. Chiude Fabio Fumagalli: “Il progetto aiuterà la conservazione e la tutela delle strutture archeologiche sottostanti permettendo di recuperare l’immagine originaria del monumento e quella del suo funzionamento come complessa macchina scenica”.  

Parco archeologico di Pompei. Lunedì 3 maggio riaprono tutti i siti del territorio: la villa di Poppea, villa Regina, villa Arianna, villa S. Marco, il museo Archeologico “Libero D’Orsi”. Riapre anche il castello di Lettere. A Pompei tariffa ridotta nel pomeriggio

Affresco conservato al museo Archeologico “Libero D’Orsi” nella Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia (foto Francesco Squeglia)

Dopo Pompei Scavi, riaprono al pubblico dal 3 maggio 2021 gli altri siti archeologici del parco archeologico di Pompei: Villa Regina a Boscoreale, la Villa di Poppea a Oplontis, Villa Arianna e Villa San Marco a Stabiae,  il museo Archeologico “Libero D’Orsi” alla Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia e il Castello di Lettere. Le splendide ville archeologiche vesuviane consentono una conoscenza ampia della vita quotidiana, dell’organizzazione sociale e delle attività produttive in epoca romana.

La ricca decorazione parietale della villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico di Pompei)

Dalla maestosa villa di Poppea  a Torre Annunziata, attribuita alla seconda moglie di Nerone, alla poco distante villa Regina di Boscoreale che costituisce un esempio ben conservato di fattoria rustica adibita alla produzione del vino, con i numerosi dolia interrati, usati per la conservazione del vino.

Un affresco parietale della villa Arianna a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico di Pompei)

Mentre sulla collina di Varano a Castellammare predominano le grandi Ville di Stabia,  esempi di dimore aristocratiche con affaccio panoramico sul golfo e i cui pregiati affreschi e suppellettili assieme a tanti altri provenienti da tutto il territorio dell’antica Stabiae sono esposti e conservati al Museo archeologico Libero D’Orsi, presso la Reggia di Quisisana.

Il castello e le aree archeologiche del castello di Lettere (foto parco archeologico di Lettere)

Riapre al pubblico anche il Castello di Lettere nel Comune omonimo, con il suo percorso museale che racconta attraverso l’esposizione di vasellame e armi, la vita nel castello in età medievale.

Il foro romano della città antica di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Pompei introduce, dal 3 maggio 2021, la novità di una tariffa ridotta a 10 euro per l’accesso pomeridiano a partire dalle 15.30. L’ ingresso pomeridiano consentirà un’ampia visita del sito, con riduzione d’accesso in alcune domus a partire dalle 16.  L’elenco degli edifici visitabili è consultabile sul sito www.pompeiisites.org. Si conferma il giorno di chiusura del lunedì fino al 6 giugno 2021, e l’apertura tutti i giorni a partire dal 7 giugno 2021 per tutto il periodo estivo, fino a nuova comunicazione.

Il Palazzo Reale di Quisisana a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico Pompei)

I siti periferici osserveranno il giorno di chiusura del martedì con accesso nei consueti orari estivi (9 – 19 con ultimo ingresso 17.30/ ultimo ingresso Reggia di Quisisana 18.30). I biglietti di ingresso ai siti saranno acquistabili sul sito www.ticketone.it, unico rivenditore online autorizzato o presso le biglietterie di piazza Anfiteatro e di piazza Esedra per Pompei o di Oplontis per la Villa di Poppea. Per tutti i siti, il sabato e la domenica la prenotazione per l’ingresso sarà possibile esclusivamente con acquisto on line sul sito www.ticketone.it, da effettuarsi almeno il giorno precedente alla visita, come da DPCM del 2 marzo 2021 art.14. Nei giorni infrasettimanali l’acquisto on-line è, invece, possibile anche nella stessa giornata fino a esaurimento disponibilità.

Villa Regina a Boscoreale (foto parco archeologico di Pompei)
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L’allestimento museale all’interno del Castello di Lettere (foto parco archeologico di Pompei)

Costo dei biglietti. Pompei + Villa Regina (Boscoreale): dalle 9 alle 15.30: intero 16 euro, ridotto 2 euro, gratuità e riduzioni come da normativa; dalle 15.30: intero 10 euro, ridotto 2 euro, gratuità e riduzioni come da normativa. Acquisto possibile on-line o presso le biglietterie di piazza Esedra e piazza Anfiteatro. Il costo della prevendita on-line, al momento, è in aggiunta solo sul biglietto ridotto di 2 euro. Oplontis + Villa Regina (Boscoreale): 5 euro + prevendita on-line 1.50 euro, gratuità e riduzioni come da normativa. Acquisto possibile on-line o presso le biglietterie di Oplontis. Villa Regina (Boscoreale): 2 euro + prevendita on-line  1.50  euro, gratuità e riduzioni come da normativa. Acquisto possibile esclusivamente on-line sul sito www.ticketone.it. Ville di Stabiae: ingresso gratuito. Per la prenotazione del fine settimana: 081.8575347. Reggia di Quisisana: 6 euro + prevendita on-line 1.50 euro, gratuità e riduzioni come da normativa. Acquisto possibile esclusivamente on-line sul sito www.ticketone.it. Castello di Lettere: 2 euro biglietto unico. Accesso gratuito esibendo il biglietto di Pompei. Aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, con chiusura dalle 13.30 alle 14.30, ultimo ingresso alle 12 per la mattina/ alle 18 per il pomeriggio. Per prenotare per il fine settimana:  tel. 081.8575347, veritas.onlus@alice.it.

Si torna a visitare gli scavi di Pompei in sicurezza (foto parco archeologico di Pompei)

Per il sito di Pompei permangono le fasce orarie per il contingentamento dei visitatori secondo le seguenti modalità: al momento dell’acquisto on-line il visitatore potrà scegliere la fascia oraria di ingresso, prevista ogni 15 minuti per un massimo di 500 persone, fino alle 13. Dopo le 13 l’ingresso consentito è per un massimo 300 persone per turno. Il biglietto dovrà essere mostrato all’ingresso, direttamente su smartphone/tablet (QRcode) o già stampato a casa su carta e poi conservato per registrarlo sul tornello in uscita. È tollerato un ritardo di 10 minuti massimo rispetto all’orario della fascia oraria indicata, tanto per i visitatori quanto per le guide. Per i possessori della card Pompei365, la validità dell’abbonamento sarà prorogata per il numero di giorni corrispondenti a quelli di chiusura imposti dall’emergenza sanitaria. Per il sito di Oplontis e le Ville di Stabia il contingentamento dei visitatori è di 40 persone massimo ogni 15 minuti. Per Villa Regina 15 persone ogni 30 minuti. Per la Reggia di Quisisana di 15 persone ogni 15 minuti. In ciascun sito i visitatori saranno sottoposti, all’arrivo, a misurazione della temperatura mediante termoscanner. Resta obbligatorio l’utilizzo della mascherina nei luoghi chiusi e aperti a prescindere dalla distanza interpersonale. Tutte le informazioni relative alle misure di sicurezza del contenimento del contagio da SARS-COV 2 e alle modalità di visita saranno fornite ai visitatori attraverso i monitor presenti agli ingressi e la cartellonistica. La visita avverrà nel pieno rispetto delle misure di distanziamento previste dal Comitato Tecnico Scientifico, anche con il supporto di segnaletica direzionale appositamente installata nei singoli siti. Saranno garantiti dispenser di gel igienizzante all’ingresso e presso i servizi igienici a disposizione dei visitatori. 

Roma. Domenica 2 maggio, prima del mese, ingresso gratuito (con prenotazione) ai musei civici, dai Capitolini al Mercati traianei all’Ara Pacis, dai Fori imperiali al mausoleo di Augusto

I mercati traianei visti dall’area archeologica del foro di Traiano (foto Graziano Tavan)

Come annunciato, i Musei Civici di Roma sabato 1° maggio 2021 sono chiusi. Ma domenica 2 maggio 2021 torna invece la prima domenica del mese ad ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria nei Tourist Infopoint entro sabato 1° maggio. L’iniziativa è promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Tutte le informazioni e gli aggiornamenti si potranno seguire su museiincomuneroma.it e culture.roma.it e sui canali social di Roma Culture, del Sistema musei civici e della Sovrintendenza Capitolina. Servizi museali a cura di Zètema Progetto Cultura. 

Il colosso di Costantino nel cortile dei musei Capitolini a Roma (foto Graziano Tavan)

Previa prenotazione si possono visitare i musei Capitolini, i Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali, il museo dell’Ara Pacis,  la Centrale Montemartini, il museo di Roma, il museo di Roma in Trastevere, la Galleria d’Arte Moderna, i musei di Villa Torlonia, il museo civico di Zoologia, il museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, il museo Napoleonico, il museo Pietro Canonica a Villa Borghese, il museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, il museo di Casal de’ Pazzi, il museo delle Mura e la Villa di Massenzio.

Il mausoleo di Augusto restituito ai visitatori solo nel marzo 2021 dopo un lungo restauro (foto musei in comune)

E inoltre i Fori Imperiali – ingresso dalla Colonna Traiana e uscita dal Foro di Cesare su via dei Fori Imperiali, dalle 8.30 alle 19.15, ultimo ingresso 18.10 – l’area archeologica del Circo Massimo, dalle 9.30 alle 19 (ultimo ingresso alle 17.50) e il mausoleo di Augusto (per chi è già munito di prenotazione). Si potrà inoltre attraversare il percorso pedonale dell’area archeologica del Teatro di Marcello, dalle 9 alle 19.

Comacchio. Il 1° maggio riapre il museo del Delta Antico che illustra l’evoluzione del territorio e degli insediamenti umani dell’antico delta del Po

Il museo del Delta Antico a Comacchio riapre il 1° maggio

“È con immensa gioia che vi annunciamo ufficialmente la riapertura del museo del Delta Antico a Comacchio. Vi aspettiamo sabato 1° e domenica 2 maggio 2021 dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 18.30. La prenotazione è obbligatoria. Chiamateci allo 0533-311316 oppure scriveteci a info@museodeltaantico.com”. Orari. Da marzo a giugno e da settembre a ottobre: aperto dal martedì alla domenica, dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 18.30; luglio e agosto: aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 18.30. Da novembre a febbraio: da martedì a sabato, 9.30-13 e 14.30-18; domenica e festivi, orario continuato 10-17. L’ingresso nei giorni di sabato e domenica richiede la prenotazione con almeno 24h di anticipo. Tariffe. Ingresso: 6 euro adulti, 3 euro ridotto (11-18 anni, over 65, gruppi min 20 pax); supplemento visita guidata serale: 4 euro intero, 2 euro ridotto (da 11 a 18 anni).

Il museo del Delta Antico illustra l’evoluzione del territorio e degli insediamenti umani che hanno caratterizzato la storia dell’antico delta del Po. Il museo (vai al sito ufficiale) trova spazio nell’imponente architettura neoclassica del Settecentesco Ospedale degli Infermi (1771/1784), realizzata da Antonio Foschini e Gaetano Genta. Esso costituisce uno degli edifici più significativi e monumentali del suggestivo centro storico di Comacchio. Vi è esposto un ricco patrimonio di beni archeologici provenienti dal territorio, dalle prime testimonianze di epoca protostorica sino al medioevo. Attraverso l’esposizione di quasi duemila reperti e grazie a suggestive ricostruzioni, agili apparati di guida e con momenti di interazione e coinvolgimento del pubblico, il museo narra la storia dell’antica foce del Po che, con i numerosi canali navigabili e le vie di terra, è stata nei secoli un importante snodo di commerci e di civiltà che collegava il mondo Mediterraneo e l’Europa continentale. Di particolare rilievo le sezioni dedicate alla città etrusca di Spina, con gli oggetti provenienti dall’abitato e i ricchi corredi delle tombe, al mondo romano, alla nascita di Comacchio nell’alto medioevo come emporio commerciale e sede vescovile. Nel museo è stato trasferito, con un nuovo suggestivo allestimento, il prezioso carico della nave romana di Comacchio, un’autentica Pompei del mare che è uno spaccato del mondo globalizzato dell’impero romano.