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Torino. Al museo Egizio presentazione del libro “Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno” (Milano University Press) di Lorenzo Guardiano (UniMi)

I soffitti astronomici delle tombe e dei templi funerari dell’Egitto del Nuovo Regno (1550-1069 a.C.) sono alcune tra le più antiche rappresentazioni sistematiche del firmamento. Inventati da Senenmut, astronomo della regina Hatshepsut, essi si svilupparono in epoca ramesside assumendo forme e contenuti diversi: da semplici mappe stellari a complessi programmi figurativi accompagnati da testi di carattere cosmologico-religioso. Martedì 17 febbraio 2026, alle 18, nuovo appuntamento in sala conferenze del museo Egizio di Torino, con ingresso da via Maria Vittoria 3M, con la presentazione editoriale del libro “Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno” (Milano University Press) di Lorenzo Guardiano, che raccoglie per la prima volta tutti i soffitti astronomici di questo periodo, offrendone un originale studio tipologico e l’edizione critica completa dei testi. L’autore ne discuterà con Christian Greco (direttore del museo Egizio) e Patrizia Piacentini (ordinario di Egittologia, università di Milano). L’evento è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/il-cielo-dei-faraoni-i…. L’incontro sarà trasmesso anche in streaming sul canale YouTube del museo Egizio.

Copertina del libro “Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno” di Lorenzo Guardiano

Il cielo dei faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno. Nel Nuovo Regno (1550-1069 a.C.) un alto funzionario di nome Senenmut fece dipingere sul soffitto della camera funeraria della sua tomba a Deir el-Bahari l’immagine della volta notturna: si tratta del primo soffitto astronomico egiziano giunto a noi, nonché di una delle prime rappresentazioni del firmamento compiute nella storia. In seguito, per tutto il Nuovo Regno, i faraoni fecero realizzare nelle loro tombe e nei loro templi funerari splendidi soffitti astronomici di diverso tipo: in alcuni casi si tratta di semplici mappe celesti, in altri di complesse opere che narrano il periplo del sole e delle stelle. Questi veri e propri atlanti celesti, arricchiti da didascalie e da complessi testi di natura scientifico-religiosa con connotazioni funerarie, ci permettono di ritrovare ancora oggi la cifra dell’astronomia e della cosmologia faraonica. Il libro di Lorenzo Guardiano offre uno studio sistematico di tutti i soffitti egiziani che contengono raffigurazioni o testi di natura astronomica databili al Nuovo Regno, fornendo anche la loro edizione critica completa. Due tomi indivisibili.

L’egittologo Lorenzo Guardiano (UniMI)

Lorenzo Guardiano è egittologo all’università di Milano dove insegna Introduction to Pharaonic Egypt e dirige il gruppo di ricerca A Book of the Dead in Milan. È epigrafista della missione archeologica EIMAWA ad Assuan (Egitto), diretta da Patrizia Piacentini, ha vinto borse di studio di Egittologia dell’Institut français d’archéologie orientale (Cairo), dell’American Society of Overseas Research (Boston) e un finanziamento internazionale della Fondazione Cariplo (Milano). Ha pubblicato su riviste scientifiche nazionali e internazionali. Tra i suoi libri, Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno (Milano University Press, 2024) e Alessandria d’Egitto. Storia di una capitale del mondo antico (Il Mulino, 2026).

 

Roma. A corollario della mostra “I Tesori dei Faraoni” già sold out i tre incontri su “Una sapienza egizia” con Angelo Colonna, Paola Buzi, Patrizia Piacentini, e le tre lectio magistralis con Christian Greco, Tarek el Awady e Gianluca Miniaci. Ma su YouTube ci saranno le registrazioni

Incontri sold out alle Scuderie del Quirinale a Roma per la mostra “I Tesori dei Faraoni”. Si tratta del ciclo di tre incontri “Una sapienza egizia” realizzato in collaborazione con il dipartimento di Storia Antropologia, Religioni Arte e Spettacolo dell’università La Sapienza di Roma e con il contributo di professori universitari di Egittologia e Civiltà Copta. E del ciclo di tre “Lectio Magistralis” tenute da grandissimi esperti in ambiti specifici: Tarek el Awady, curatore della mostra, Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino e Gianluca Miniaci, professore in Archeologia Lingua e Storia dell’Antico Egitto all’università di Pisa. Non è più possibile riservare dei posti per partecipare, ma è possibile rivedere le registrazioni complete di tutti i nostri incontri di approfondimento sul nostro canale YouTube (Scuderie del Quirinale) e sul sito web della pagina delle Scuderie del quirinale, qualche giorno dopo l’incontro stesso.

Giovedì 20 novembre 2025, alle 18: “Il mondo divino: segni, figure, miti” a cura di Angelo Colonna, professore di Egittologia e Civiltà Copta, in collaborazione con l’università La Sapienza di Roma.

Giovedì 27 novembre 2025, alle 18: “Le parole degli dei: lingua e scritture nell’Antico Egitto” a cura di Paola Buzi, professoressa di Egittologia e Civiltà Copta, in collaborazione con l’università La Sapienza di Roma

Giovedì 4 dicembre 2025, alle 18: “L’arte orafa tra tecnologia e simbologia” a cura di Patrizia Piacentini, professoressa di Egittologia e Civiltà Copta all’università di Milano Statale, in collaborazione con l’università La Sapienza di Roma.

Giovedì 15 gennaio 2026, alle 18: lectio magistralis “Il viaggio nell’Aldilà nelle tombe regali del Nuovo Regno” a cura Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino.

Giovedì 22 gennaio (e non mercoledì 21 novembre) 2026, alle 18: lectio magistralis “I Tesori dei Faraoni” con Tarek el Awady, curatore della mostra Tesori dei Faraoni, che conduce i partecipanti, in conversazione con la professoressa Paola Buzi e il professor Angelo Colonna dell’università La Sapienza di Roma, in un viaggio attraverso i grandi tesori esposti nella mostra “Tesori dei Faraoni”.

Martedì 27 gennaio 2026, alle 18: lectio magistralis “Il tesoro perduto della regina Ahhotep” a cura di Gianluca Miniaci, professore di Archeologia Lingua e Storia dell’Antico Egitto all’università di Pisa, col quale di andrà sulle tracce di una regina di nome Ahhotep, vissuta verso il 1550 a.C., un periodo particolarmente buio della storia dell’Egitto antico.

Selinunte (Tp). Al Baglio Florio presentazione, in presenza e on line, della campagna di scavo 2025 al Tempio R dell’università di Milano con l’Institute of Fine Arts della New York University. E mostra dei più recenti rinvenimenti dal Tempio R dove è stato svelato l’accesso all’adyton, lo spazio più sacro dell’edificio, rivelando aspetti essenziali delle pratiche rituali dentro la cella

Nuovi importanti risultati dalla campagna di scavo nel parco archeologico di Selinunte condotta dal team di ricerca dell’università di Milano con l’Institute of Fine Arts della New York University in convenzione con il parco archeologico di Selinunte Cave di Cusa e Pantelleria. Gli ultimi scavi nel Tempio R hanno svelato l’accesso all’adyton, lo spazio più sacro dell’edificio, rivelando aspetti essenziali delle pratiche rituali dentro la cella. Se ne parla giovedì 31 luglio 2025, alle 18, all’Antiquarium Baglio Florio del parco archeologico di Selinunte (Tp), nella conferenza di presentazione della campagna di scavi 2025 condotta dalla New York University e dall’università di Milano, guidata dal prof. Clemente Marconi, in collaborazione con la direzione del Parco. Durante l’incontro sarà presentata anche la mostra dei più recenti rinvenimenti effettuati nel corso degli scavi presso il Tempio R, una delle aree più rilevanti per la ricerca archeologica internazionale. Interverranno Felice Crescente, direttore del Parco; Clemente Marconi, professore ordinario di Archeologia alla NYU e università di Milano; Rosalia Pumo, dottore specialista in Beni archeologici. Una straordinaria occasione di approfondimento per conoscere da vicino il lavoro sul campo che, anno dopo anno, restituisce nuova luce alla storia millenaria di Selinunte. L’evento sarà trasmesso in streaming per consentire la partecipazione anche a distanza da parte di studiosi, appassionati e cittadini. Quest’anno il team della Statale che ha condotto gli scavi è stato composto dai docenti Clemente Marconi e Alessandro Pace, le studentesse e studenti Chiara Favalli, Nicolò Malvestuto, Beatrice Risposi, Emma Rossi e Maria Sottocornola. Il team Statale-New York University ha incluso gli ex studentesse e studenti della Statale Andrea Bertaiola, Carlotta Borella, Davide Giubileo, e Agnese Lojacono.

Il team di scavo di Selinunte dell’università Statale di Milano con la Ne York University diretto da Clemente Marconi (foto unimi)

Perfettamente conservato – si legge su La Statale News dell’11 luglio 2025 – l’accesso all’adyton, l’ambiente in fondo alla cella del Tempio R, che ospitava la statua di culto della divinità ed era molto caratteristico dei templi selinuntini.  “L’ingresso nell’adyton includeva una transenna, che serviva a evitare l’accesso all’ambiente da parte delle fedeli (il Tempio R era dedicato a un culto femminile, molto probabilmente Demetra e Kore). Di qui le fedeli potevano osservare, anche se a distanza, l’immagine di culto e rivolgerle preghiere. Vari rifacimenti del pavimento sembrano attestare una frequentazione intensa dell’area antistante l’adyton da parte delle fedeli”, spiega Clemente Marconi, docente del dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’università di Milano, che da anni conduce le ricerche archeologiche sul sito dell’antica città greca della Sicilia Occidentale.

Scavo archeologico 2025 a Selinunte di UniMi e NYU: oggetto circolare (anello?) in argento (foto unimi)

Lo scavo sotto il pavimento originario del tempio ha messo in luce numerose offerte votive pertinenti al deposito di fondazione realizzato per celebrare il completamento dell’edificio: situato lungo i muri interni del naos, il deposito (che conteneva all’origine circa 300 oggetti) includeva in corrispondenza dell’accesso all’adyton punte di lancia in ferro (circa 15), pesi da telaio, ceramica fine, e gioielli, a partire da un oggetto circolare al momento senza confronti (non è né un anello digitale né un pendente) realizzato in argento, decorato a treccia e originariamente rivestito in oro. Il gioiello è stato trovato esattamente in asse con l’accesso all’adyton. Si tratta – secondo i ricercatori – di un’offerta quanto mai significativa, verosimilmente da parte di una donna di elevato livello sociale con un particolare legame con il culto della dea del Tempio R.

Scavo archeologico 2025 a Selinunte di UniMi e NYU: grande cuspide di lancia in ferro conficcata nel terreno (foto unimi)

Inoltre, lo scavo nell’angolo nord-ovest del santuario, in corrispondenza di un accesso monumentale all’area nel VI e V secolo a.C., ha permesso l’identificazione di un livello corrispondente ai primi anni di vita della fondazione greca, compresa una grande cuspide di lancia in ferro conficcata nel terreno, grazie alla scoperta di una sequenza stratigrafica intatta che dalla fase pre-greca arriva fino al Medioevo.

Scavo archeologico 2025 a Selinunte di UniMi e NYU: aryballos (foto unimi)

“L’importanza di questa scoperta risiede nel fatto di dimostrare come l’estensione del santuario da sud a nord sia stata definita fin dalla prima generazione di vita di Selinunte. Tale precoce occupazione dell’area a fini cultuali era già stata ipotizzata e trova ora una conferma archeologica”, conclude Clemente Marconi, docente del dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’università di Milano.

Archeologia subacquea: indagini di Ca’ Foscari (Ve) su tre relitti di età romana nelle acque profonde del Tirreno. Tra i reperti recuperati anfore dal IV al I secolo a.C. e poi coppi e tegole

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Un dolium e anfore Dressel 1 parte del carico del relitto Dae 27 a oltre 600 metri di profondità nelle acque tra l’Elba e Pianosa (foto unive)

Anfore dal IV al I secolo a.C. e poi coppi e tegole sono alcuni dei reperti recuperati nella nuova breve campagna di indagini su tre relitti di età romana affondati negli alti fondali del mar Tirreno dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Ne dà notizia Federica Ferrarin sul numero della rivista on line CfNews del 20 agosto 2024. A fine luglio 2024, infatti, il dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari Venezia, a seguito di decreto di concessione di ricerche del ministero della Cultura, ha portato a termine una nuova breve campagna di indagini su relitti di età romana affondati negli alti fondali del Mar Tirreno. Il progetto è condotto dal prof. Carlo Beltrame e dalla dott.ssa Elisa Costa, in collaborazione con Fondazione Azionemare, ing. Guido Gay, e sotto la sorveglianza della soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo e della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno, dott.ssa Lorella Alderighi. Quest’anno, la sinergia tra le tecnologie avanzate della Fondazione e le competenze scientifiche del DSU ha permesso di documentare e studiare ben tre relitti profondi di età antica, individuati in precedenza da Azionemare.

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Uno dei veicoli filoguidati usati per l’esplorazione e il recupero dei materiali nelle acque profinde del mar Tirreno nella missione archoelogica dell’università Ca’ Foscari (foto unive)

I ROV abissali Multi Pluto e Pluto Palla (sorta di veicoli filoguidati dotati di telecamera e braccio per recuperi), movimentati dal catamarano Daedalus, hanno consentito di esplorare il relitto Dae 27, un carico di tegole e coppi e anfore posto a oltre 600 metri di profondità nelle acque tra l’Elba e Pianosa, recuperando dei campioni di materiale trasportato; in particolare sono stati portati alla luce dalle profondità una tegola, un coppo, un’anfora Dressel 1 e una brocca monoansata. Questo materiale, che verrà presto studiato dalla prof.ssa Gloria Olcese, dell’università Statale di Milano, e dalla dottoranda Caterina Tomizza, permette una prima datazione del naufragio tra II e I secolo a.C.

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Anfore greco-arcaiche parte del carico del relitto Dae 7 che come il Dae 39 sono nelle acque profonde tra l’isola della Gorgona e Capo Corso (foto unive)

Sono quindi iniziate due nuove indagini sui relitti Dae 7 e Dae 39, entrambi posti nelle acque profonde tra l’isola della Gorgona e Capo Corso. Il primo è un interessante carico di centinaia di anfore greco-italiche datate al IV e III secolo a.C. che giace a oltre 400 metri di profondità e dal quale è stata recuperata un’anfora.

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La dott.ssa Elisa Costa e l’ing. Guido Gay con alcuni reperti recuperati dai relitti romani nelle acque profinde del mar Tirreno (foto unive)

Purtroppo rispetto ai primi video realizzati da Azionemare nel 2010, al momento della scoperta, il sito giace ora in condizioni peggiori, con un alto numero di anfore frammentate; il dato non sorprende considerando che le batimetrie fino a circa 400 metri sono molto più soggette alla pesca a strascico. Il secondo contesto invece, trovandosi molto al largo e a quasi 600 metri di profondità, è stato intaccato solo marginalmente dalle reti e risulta ben conservato. Il carico è composto da centinaia di anfore Dressel 1B, databili al I secolo a.C., una delle quali è stata recuperata in questa campagna assieme a una brocca monoansata. Tutti i reperti sono oggetto di deposito temporaneo per studio. Sui relitti è stato realizzato un rilievo digitale attraverso la tecnica fotogrammetrica che permette di ottenere un modello tridimensionale scalato e misurabile del carico, peraltro molto realistico, utile allo studio, in laboratorio, del volume e della portata di queste imbarcazioni. La collaborazione tra istituzioni impegnate nel campo di beni culturali sommersi e una Fondazione specializzata nel settore della ricerca in acque profonde sta dimostrando come, unendo le forze, sia possibile, da un lato, fare ricerca per conoscere meglio vari aspetti della circolazione dei beni e della navigazione attraverso il Tirreno in età romana, dall’altro, fare tutela monitorando un patrimonio archeologico raggiungibile solo attraverso tecnologie avanzate.

Giardini Naxos (Me). Al via la seconda edizione di Naxos Archeofilm: tre serate al Teatro della Nike su gli archeologi italiani in Iraq, i dinosauri e il digitale applicato ai fossili, i bronzi di San Casciano. E poi, tra un film e l’altro, ospiti archeologi, scienziati e registi per confrontarsi col pubblico su temi a cavallo tra passato più antico e attualità

naxos_archeofilm-2024_programma_locandinaArcheologia e film sotto le stelle al Teatro della Nike del parco archeologico di Naxos (Giardini Naxos, Me) con la seconda edizione di Naxos Archeofilm: dal 12 al 14 luglio 2024, tre serate organizzate dal parco archeologico Naxos Taormina e dalla Fondazione Sebastiano Tusa in collaborazione con Firenze Archeofilm/Archeologia Viva a tu per tu con le tante storie del passato che hanno fatto la Storia. Tra i temi affrontati, i risultati degli ultimi scavi della missione italiana in Iraq, gli studi dei paleontologi su dinosauri e mammiferi vissuti milioni di anni fa e le risorse della tecnologia digitale applicata allo studio dei fossili. Infine il focus sulla più sensazionale scoperta archeologica italiana del terzo millennio: i bronzi di San Casciano, in Toscana, con la prima proiezione in Sicilia del docufilm, realizzato da Rai Cultura, e il racconto di archeologi, studiosi e gente del posto che hanno vissuto da vicino l’emozione del ritrovamento. E ogni sera, tra un film e l’altro, ospiti archeologi, scienziati e registi per confrontarsi col pubblico su temi a cavallo tra passato più antico e attualità. Due i premi che saranno consegnati: il “Naxos Archeofilm 2024” attribuito dal pubblico al film più gradito (ogni sera potrà esprimere il proprio voto su apposite schede) e il “Premio Sebastiano Tusa” assegnato dalla Fondazione Sebastiano Tusa alla personalità che si è distinta nella comunicazione dei beni culturali. Tutte le serate sono a ingresso gratuito, e iniziano alle 21.15.

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Il grande cinema archeologico e i suoi protagonisti tornano dunque di scena in Sicilia con la seconda edizione del “Naxos Archeofilm 2024”, il festival di archeologia, arte e ambiente in programma a Giardini Naxos: un progetto nel solco della cultura e della divulgazione scientifica a misura di famiglie, giovani e appassionati del mondo antico italiani e stranieri che durante la stagione estiva popolano la città di Giardini Naxos e le località della riviera jonica messinese, principale polo turistico della Sicilia. “Un progetto nel solco della cultura e della divulgazione scientifica a misura di famiglie, giovani e appassionati del mondo antico, italiani e stranieri, che durante la stagione estiva popolano la riviera jonica messinese”, ha detto l’assessore ai beni Culturali e identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato. “Una grande opportunità per conoscere la storia e rivivere le antiche epoche attraverso un’esperienza immersiva”.

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L’archeologo Nicola Laneri, direttore di una missione archeologica in Iraq (foto naxos archeofilm / AV)

In gara a Naxos saranno produzioni e co-produzioni da Francia, Giappone, Regno Unito e Italia: l’ultima giornata, in particolare, si presta particolarmente al pubblico internazionale con la proiezione di due documentari sottotitolati in inglese. Tra un film e l’altro, nelle tre serate, il pubblico di Naxos vivrà da vicino l’incontro con studiosi e ricercatori intervistati da Piero Pruneti, direttore del bimestrale Archeologia Viva (Giunti Editore). Ospiti sul palco di Naxos saranno Nicola Laneri (Università di Catania), archeologo orientalista che di recente, a capo di una campagna di scavi in Iraq, ha portato alla luce un complesso sistema di fortificazioni e di gestione delle acque che segnava il versante nord-orientale della città di Tell Muhammad, fondata all’inizio dell’epoca Paleobabilonese (età di Hammurabi) nei pressi dell’odierna Baghdad (venerdì 12 luglio); Dawid Adam Iurino, paleontologo (Università Statale di Milano) specializzato in mammiferi e vertebrati ed esperto di tecniche digitali per la ricostruzione dei fossili (sabato 13 luglio); infine il regista Eugenio Farioli Vecchioli, autore con Brigida Gullo del film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni”, una produzione Rai Cultura che ripercorre le tappe della straordinaria scoperta del santuario etrusco-romano: non un rinvenimento casuale, ma il frutto di un studio scientifico e di un approccio multidisciplinare da parte di un team di ricercatori. Tutto il programma è consultabile su https://www.parconaxostaormina.com/ufficiostampa/cinema-dal-12-al-14-luglio-2024-torna-naxos-archeofilm/ù

naxos_archeofilm-2024_programma-12-luglio_locandinaIL PROGRAMMA DI VENERDÌ 12 LUGLIO 2024. Tra Mesopotamia ed Egitto. Si inizia alle 21.15 con il film “Mesopotamia, la riscoperta dei tesori dell’Iraq”, regia di Olivier Julien (Francia, 2023), pellicola che racconta – dopo un’assenza di 50 anni, e in un contesto di ricostruzione postbellica – il ritorno degli archeologi nei principali siti dell’Iraq. Le risorse tecniche e i nuovi approcci di questa generazione di ricercatori consentono infatti di gettare nuova luce sulla nascita e sullo sviluppo delle prime città, lavorando allo stesso tempo per preservare il patrimonio della regione. A seguire, dopo l’intervista a Nicola Laneri, il secondo film ci porta in Egitto, lungo le sponde del Nilo, con la scoperta di una straordinaria tomba con una eccezionale concentrazione di sarcofagi. Si intitola “Cacciatori di tombe. Il mistero della mummia dipinta”, regia di Stephen Mizelas e James Franklin (Regno Unito, 2023): gli egittologi ragioneranno sulle ipotesi e i motivi per cui tutte queste mummie siano state sepolte insieme.

Proprio dello stato attuale dell’archeologia mesopotamica parlerà l’ospite della prima serata: Nicola Laneri ordinario di Archeologia e Storia dell’arte del Vicino Oriente antico all’università di Catania, reduce da un’eccellente campagna di scavo a Tava Tepe, in Azerbaijan – dove, con il suo team di ricercatori, ha riportato alla luce una mensa di 3500 anni fa (come vediamo nella video-intervista di Aurora Borghesi). L’archeologo era salito agli onori della cronaca nell’ottobre dello scorso anno quando, alla guida di una campagna di scavi in Iraq, ha portato alla luce la porta monumentale nella cinta muraria di Hammurabi, magnifici vasi e due edifici risalenti al II millennio a.C. La missione diretta da Laneri era realizzata in collaborazione con lo State Board of Antiquities and Heritage (Sbah) dell’Iraq e supportata dal Ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Ad intervistare il prof. Laneri – che racconterà in anteprima tutti i dettagli della ricerca e della campagna di scavo – sarà Piero Pruneti, direttore della testata Archeologia Viva (Giunti editore).

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Frame del film “Au temps des dinosaures / Al tempo dei dinosauri” di Pascal Cuissot

IL PROGRAMMA DI SABATO 13 LUGLIO 2024. Dai dinosauri a oggi. Dopo la Mesopotamia e l’Egitto, ecco una serata sui dinosauri, passione di bambini e non solo, come dimostrano i casi di ricchi mecenati e collezionisti. Di scena una grande produzione internazionale sulla scoperta di nuove specie di dinosauri e mostri marini attraverso realistiche immagini 3D per una visione elettrizzante e ben lontana dal mondo di Jurassic Park. Alle 21.15, apre Il film “Al tempo dei dinosauri”, con la regia di Pascal Cuissot, in collaborazione con Yusuke Matsufune e Kazuki Ueda (Francia, Giappone, 2020).

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Il paleontologo David Adam Iurino (foto naxos archeofestival / AV)

A raccontare le ultime ricerche in campo paleontologico sarà Dawid Adam Iurino docente di Paleontologia dei vertebrati, Università degli Studi di Milano, specializzato in mammiferi e vertebrati ed esperto di tecniche digitali per la ricostruzione dei fossili che, tra gli argomenti, affronterà anche quello legato alla leggenda dei Ciclopi, giganti con un occhio solo, legata anche agli elefantini nani presenti in Sicilia fino a 400.000 anni fa.  A seguire il film “Odissea: la storia della nostra evoluzione”regia di Sébastien Duhem (Francia, 2023) che propone al pubblico un viaggio immersivo nella storia dell’evoluzione tecnologica e culturale dell’uomo, dal Neolitico fino alla caduta dell’Impero romano d’Occidente.

IL PROGRAMMA DI DOMENICA 14 LUGLIO 2024. Gran finale tutto italiano e siciliano, domenica 14 luglio con il racconto degli scavi del santuario etrusco-romano di San Casciano dei Bagni (Si), premiati come scoperta archeologica dell’anno. Sarà proiettato sul grande schermo, prima volta in Sicilia, il film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni”, di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo, una produzione Rai per “Italia. Viaggio nella bellezza”

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Il regista Eugenio Farioli Vecchioli sul set nel 2019 (foto naxos archeofilm / AV)

realizzato in collaborazione con il ministero della Cultura: un racconto coinvolgente nel solco della divulgazione al quale partecipano anche i cittadini di San Casciano e Agnese Carletti, sindaco del Comune toscano che nel 2018, d’accordo con la soprintendenza di Siena, decide di puntare sull’archeologia per lo sviluppo del territorio acquistando un terreno vicino all’antica area termale e avviando i fortunati scavi. Ospite della serata il regista e autore Eugenio Farioli Vecchioli. A seguire il film omaggio alla Sicilia “La nave romana di Ustica” sulla scoperta di un relitto romano a 80 metri di profondità rintracciato grazie a una spedizione intrapresa nel mare dell’isola davanti a Palermo. Entrami i documentari di domenica 14 sono sottotitolati in inglese. Fra le due proiezioni saranno consegnati il “Premio “Sebastiano Tusa” attribuito da parco archeologico Naxos Taormina, Fondazione Sebastiano Tusa e “Archeologia Viva” alla personalità che si è distinta nella comunicazione dei beni culturali; e il Premio “Naxos Archeofilm 2024” al film più votato dal pubblico della manifestazione.

In libreria “Egittologia. Un’introduzione” (Le Monnier università) di Patrizia Piacentini e Massimiliana Pozzi Battaglia, manuale agile ma esaustivo sull’antica civiltà della Valle del Nilo

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Copertina del libro “Egittologia. Un’introduzione” (Le Monnier università) di Patrizia Piacentini e Massimiliana Pozzi Battaglia

A presentarlo in Curia Iulia a Roma nei giorni scorsi è stato l’archeologo Paolo Matthiae, professore emerito di Sapienza Università di Roma e Accademico dei Lincei (vedi Facebook). Parliamo del libro di Patrizia Piacentini e Massimiliana Pozzi Battaglia “Egittologia. Un’introduzione” (Le Monnier università). Il manuale, pubblicato nel 2023, intende offrire al lettore, che sia uno studente universitario o un appassionato della storia egizia, una panoramica agile ma esaustiva sull’antica civiltà della Valle del Nilo, delineandone non soltanto la storia evenemenziale (come successione di singoli avvenimenti) ma anche gli aspetti connessi alla vita quotidiana, alle credenze e ai culti religiosi, alla vita sociale e politica, all’artigianato e alla cultura materiale, ai commerci e ai rapporti con gli Stati confinanti. Dopo un’introduzione sulla storia dell’Egittologia, si susseguono i capitoli relativi ai differenti periodi della storia egizia e alle imprese dei singoli faraoni, dalle premesse pre e proto-storiche sino al dominio romano. Il dato archeologico è esposto in maniera chiara, integrato dalle fonti testuali e iconografiche, e corredato da un ricco apparato bibliografico. Numerosi box tematici, infine, forniscono approfondimenti sugli aspetti più peculiari della cultura egizia: scrittura, letteratura, manifestazioni artistiche e architettura, usi e pratiche funerarie.

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Patrizia Piacentini, egittologa dell’università di Milano (foto mudec)

Patrizia Piacentini, socia dell’Accademia dei Lincei e dell’Accademia Ambrosiana, è professore ordinario di Egittologia e Archeologia egiziana all’università di Milano, dove è anche responsabile scientifico della Biblioteca e degli Archivi egittologici. È direttore dell’Egyptian-Italian Mission at West Aswan che scava una grande necropoli nell’Egitto meridionale. Nel 2022 è stata insignita del premio Gaston Maspero alla carriera dall’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres. Fa parte di comitati scientifici e di presidenza di varie Associazioni e Fondazioni egittologiche, ed è rappresentante per l’Italia dell’International Association of Egyptologists. Autore di numerose monografie e articoli scientifici, ha organizzato mostre in vari Paesi del mondo e numerosi congressi. È fondatore e direttore della rivista EDAL, Egyptian and Egyptological Documents Archives Libraries (Milano).

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L’egittologa Massimiliana Pozzi (foto unimi)

Massimiliana Pozzi, egittologa con specializzazione in didattica museale, è fondatore della SCA – Società Cooperativa Archeologica che dal 1994 si occupa di scavi, schedature museali, attività didattiche, esposizioni temporanee. È vicedirettore dell’Egyptian-Italian Mission at West Aswan. Ha al suo attivo numerose mostre a tema egittologico, tra cui “Etruschi Egizi. Da Eugene Berman allo scarabeo dorato”, curata con Alfonsina Russo ai Musei Capitolini di Roma (2018) e “La straordinaria scoperta del faraone Amenofi II”, curata con Patrizia Piacentini al Museo delle Culture di Milano (2017). Si è occupata di varie collezioni egizie, come quella del museo civico di Scienze Naturali di Brescia e la Collezione Berman al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. È autore di molti saggi e curatore di cataloghi, quali “Egitto. Fascino e misteri della terra del Nilo” (2010) e “Il fascino dell’Egitto. Il ruolo dell’Italia pre e post unitaria nella riscoperta dell’antico Egitto” (2011).

Roma. A Palazzo Massimo “Con sobria chiarezza”, due giornate di studio in onore di Giovanni Becatti a cinquant’anni dalla scomparsa: in presenza e on line. Il programma

roma_palazzo-massimo_giornata-di-studio-con-sobria-chiarezza_locandina“Con sobria chiarezza” giornate di studio in onore di Giovanni Becatti. A cinquant’anni dalla scomparsa, il parco archeologico di Ostia antica celebra la figura di Giovanni Becatti con due giornate di convegno a Roma, a Palazzo Massimo alle Terme, il 4 e 5 dicembre 2023: in presenza e on line sul canale YouTube del Parco: https://www.youtube.com/@parcoarcheologicodiostiaan4711. Grazie al contributo di allievi, colleghi e continuatori della sua opera nell’ufficio degli Scavi di Ostia, verrà ripercorsa la carriera di uno studioso che ha lasciato un’impronta profonda nella storia dell’arte antica e nell’archeologia del XX secolo. Di multiformi interessi, Becatti seppe spaziare dall’arte minoica alla paletnologia e dall’arte greca arcaica alla tarda antichità, affrontando con uguale competenza e passione l’arte, la storia e la filologia classica. I vari contributi consentiranno di delineare il profilo di un vero umanista, capace di coniugare l’attività di ricerca sul campo con una conoscenza enciclopedica delle fonti antiche e dell’iconografia, unite a una grande versatilità scrittoria e divulgativa.

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Il leone: dettaglio della sala di rappresentanza in opus sectile di una villa (domus) monumentale fuori Porta Marina a Ostia, conservato al museo dell’Alto Medioevo (foto Muciv)

Del periodo ostiense verranno esaminati i molteplici filoni di ricerca che Becatti seppe dipanare nella sua lunga attività al servizio della Soprintendenza archeologica. Giunto ventiseienne a Ostia, ma già con l’esperienza formativa degli scavi a Lemno con la Scuola Archeologica Italiana di Atene, divenne il principale collaboratore del direttore degli Scavi Guido Calza, che gli affidò la pubblicazione delle sculture trovate negli sterri per l’Esposizione Universale del 1942 e lo studio tipologico di tappeti musivi e mitrei. Nel frattempo coltivava la sua vocazione per l’insegnamento, iniziando a Pisa quella feconda attività didattica che l’avrebbe portato a Milano, Firenze e Roma, coltivando in ogni cattedra una prolifica scuola di allievi ed epigoni. La carriera accademica non gli impedì di continuare la collaborazione con la Soprintendenza archeologica di Ostia, portando a termine il volume della Topografia Generale – primo della serie di Scavi di Ostia – e pubblicando nella stessa collana l’Edificio con Opus Sectile fuori Porta Marina, esempio eccezionale dell’arte dell’intarsio marmoreo fiorita nella tarda antichità. Le testimonianze dei colleghi e di chi lo conobbe sono concordi nel delineare una figura modesta, laboriosa, collaborativa e disponibile, che fino all’ultimo portò il suo contributo sia in ambito editoriale, con la grandiosa impresa dell’Enciclopedia dell’Arte Antica, sia continuando a stimolare la ricerca sul campo, con l’avvio dello scavo universitario delle Terme del Nuotatore. In occasione del convegno verrà affissa una targa in ricordo dello studioso sulla facciata del Museo Ostiense, dove sono ugualmente onorati i colleghi e i collaboratori dei suoi esordi, quasi a voler ricostituire quell’affiatato gruppo di lavoro e di ricerca che “con sobria chiarezza” seppe avviare gli studi moderni su Ostia.

Programma 4 dicembre 2023: “Giovanni Becatti e Ostia”, modera Alessandro D’Alessio. Alle 9, saluti istituzionali: Stéphane Verger (direttore del museo nazionale Romano), Massimo Osanna (direttore generale Musei); 9.15, introduzione al convegno con Alessandro D’Alessio (direttore del parco archeologico di Ostia antica); 9.30, Fausto Zevi (già Sapienza Università di Roma) “Giovanni Becatti, un ricordo ostiense”; 10, Dario Daffara (parco archeologico di Ostia antica) “Il silenzioso ardore per la ricerca: Giovanni Becatti a Ostia (1938-1954) e a Milano (1954-1957)”; 10.30, Claudia Valeri (Musei Vaticani) “Giovanni Becatti e la scultura ostiense”; pausa caffè; 11.30, Cristina Genovese (parco archeologico di Ostia antica) “Mosaici e pavimenti marmorei di Ostia: attualità dello studio di Giovanni Becatti”; 12, Carlo Pavolini (già università della Tuscia – Viterbo) “Considerazioni sulle Case ostiensi del tardo impero 75 anni dopo”; 12.30, discussione. Pausa pranzo. Alle 14.30, Claudia Tempesta (parco archeologico di Ostia antica), Stella Falzone (università Roma Tre) “Rileggere Becatti alla luce di Gismondi: il contributo della documentazione d’archivio alla ricostruzione del contesto della Domus sotto il Vicolo del Dioniso”; 15, Filippo Marini Recchia (archeologo indipendente), Paola Olivanti (archeologa indipendente) “La basilica forense di Ostia: una revisione dei dati d’archivio a ottant’anni dalla pubblicazione di Giovanni Becatti”; 15.30, Clementina Panella (già Sapienza Università di Roma), Maura Medri (università Roma Tre) “Le Terme del Nuotatore in Ostia Antica. Lo scavo, i contesti, l’architettura”; 16, discussione.

Programma 5 dicembre 2023: “Giovanni Becatti, gli studi e l’insegnamento”, modera Patrizio Pensabene. Alle 9.30, Graziella Becatti (storica dell’arte indipendente) “Chi era Giovanni Becatti”; 10, Carlo De Domenico (università Statale di Milano) “Giovanni Becatti in Grecia (1936-1937)”; 10.30, Gabriella Capecchi (già università di Firenze) “Giovanni Becatti professore di Archeologia Classica nella “tradizione giovane” dell’Ateneo fiorentino”; pausa; 11.30, Maria Grazia Picozzi (già Sapienza Università di Roma) “Giovanni Becatti storico dell’arte antica”; 12, Stefano Tortorella (già Sapienza Università di Roma) “Gli studi di iconografia di Giovanni Becatti”; 12.30, discussione. Pausa pranzo. Alle 14.30, Marco Ruffini (Sapienza Università di Roma) “Giovanni Becatti e la critica d’arte”; 15, Patrizio Pensabene (già Sapienza Università di Roma) “Lo stile è una fiction? Sono da considerare superati i cataloghi tipologici?”; 15.30, Andrea Carandini (già Sapienza Università di Roma) “Giovanni Becatti, un uomo bravo e buono”; 16, discussione e tavola rotonda.

Padova. Al Palazzo del Bo le giornate internazionali di studio “Fisicità e voce, gesto e ornamento nella comunicazione politica greca fra VI e IV sec. a.C.”, in presenza e on line, sul ruolo del corpo e dei suoi attributi, della comunicazione non verbale e della dimensione fonica della voce nella scena politica nel mondo greco  

padova_palazzo-del-bo_convegno-Fisicità-e-voce-gesto-e-ornamento-nella-comunicazione-politica-greca_locandinaA Padova due giorni di convegno su “Fisicità e voce, gesto e ornamento nella comunicazione politica greca fra VI e IV sec. a.C.” organizzato dai professori Alessandra Coppola e Stefano Caneva. Appuntamento il 25 e il 26 ottobre 2023 in presenza nell’aula Nievo di Palazzo Bo in via VIII febbraio 2 a Padova. E in streaming su unipd.zoom.us/j/89803821035. L’obiettivo delle giornate di studio è fare incontrare specialisti di diversi campi per discutere insieme domande, tipologie di fonti e metodologie di ricerca diverse e complementari sul ruolo del corpo e dei suoi attributi, della comunicazione non verbale e della dimensione fonica della voce nella scena politica nel mondo greco, durante i cruciali tre secoli in cui si inquadrano il periodo arcaico maturo, l’età classica e l’epoca dei Diadochi. Sono invitati a partecipare studenti, specializzandi, dottorandi e tutti gli interessati.

PROGRAMMA. Mercoledì 25 ottobre 2023. Alle 15, saluti istituzionali: Giovanna Valenzano, direttrice del dipartimento dei Beni culturali; Monica Salvadori, prorettrice con delega al Patrimonio artistico, storico e culturale; 15.10, Alessandra Coppola, Stefano Caneva: introduzione. SESSIONE 1, presiede R. Brock. Alle 15.30, Antonio Panaino (università di Bologna): “Ieraticità e postura fisica nel linguaggio del potere nell’Iran achemenide”; 15.50, Alain Duplouy (Université Paris I Panthéon-Sorbonne): “Cittadinanza e lusso tra VI e IV secolo”; 16.10, Marina Polito (università di Salerno): “Ostentazione del corpo e sfoggio del lusso: modalità di comunicazione nella polis arcaica”; pausa caffè. Alle 17, Stefania De Vido (università Ca’ Foscari Venezia): “Corpi di re e di regine nelle Storie di Erodoto”; 17.20, Anna Beltrametti (università di Pavia): “Interpretare il potere. Personalità ateniesi a confronto nelle biografie di Plutarco”; 17.40, Martina Treu (università IULM, Milano): “A me la scena! Lo spazio del potere e i suoi codici: vocali e gestuali, tragici e comici”; 18, discussione.

PROGRAMMA. Giovedì 26 ottobre 2023. SESSIONE II, presiede A. Beltrametti. Alle 9, Monica Baggio (università di Padova): “Il corpo nell’immaginario della polis: segni, gesti, posture sulla ceramica attica di V secolo a.C.”; 9.20, Elena Santagati (università di Catania): “Guerra e intelligence: gestualità del corpo e parola d’ordine”; 9.40, Maria Chiara Monaco (università della Basilicata): “Fregi a rilievo e corpi atletici come strumento di comunicazione politica sull’Acropoli di Atene”; 10, Roger Brock (University of Leeds): “Walking too fast, talking too loud: democratic freedom and the citizen’s body in classical Athens”; pausa caffè; 10.50, Alessandra Coppola (università di Padova): “L’abito fa il politico: simbolismi e metafore dell’abbigliamento nel V e IV secolo”; 11.10, Pietro Zaccaria (Katholieke Universiteit Leuven): “L’abbigliamento cinico come scelta apolitica”; 11.30, Cesare Zizza (università di Pavia): “Il corpo e la Politica. Metafore antropomorfe e percettivo-sensoriali in Aristotele”; 11.50, discussione; pausa pranzo. SESSIONE III, presiede A. Duplouy. Alle 15, Jean-Noël Allard (ANHIMA, Paris / PLH-Erasme, Toulouse): “La laideur dans les arènes politiques de la cité athénienne de l’époque classique”; 15.20, Giuseppe Squillace (università della Calabria): “Le vie dell’inganno. Voci, gesti e artifici della comunicazione durante il regno di Filippo il Macedone”; 15.40, Stefano Caneva (università di Padova): “La voce di Demostene: strategie della performance nella lotta politica di IV secolo”; pausa caffè. Alle 16.30, Alessandro Cavagna (università di Milano Statale): “Questioni di scalpo!”; 16.50, Luca Lorenzon (Université de Liège): “Barba, capelli e baffi: l’acconciatura come messaggio politico, fra tradizione e nuove tendenze”; 17.10, Claude Pouzadoux (Université de Paris X Nanterre): “Gestualità e politica sui vasi a figure rosse del tardo apulo”; 17.30, discussione; 18.30, Alessandra Coppola, Stefano Caneva: conclusioni.

Archeologia in lutto. È mancato il prof. Raffaele C. de Marinis, uno dei più illustri studiosi di preistoria e protostoria in Italia. Aveva 82 anni. Il ricordo di enti culturali, colleghi e allievi

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Il prof. Raffaele de Marinis, , uno dei più illustri studiosi di preistoria e protostoria in Italia., si è spento a 82 anni

Archeologia in lutto. È venuto a mancare il prof. Raffaele C. de Marinis, uno dei più illustri studiosi di preistoria e protostoria in Italia, già titolare della cattedra di Preistoria e Protostoria all’università Statale di Milano, presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria dal 2009 al 2012 e direttore della Rivista di Scienze Preistoriche dal 2012 al 2017. Aveva 82 anni. Lo hanno annunciato, l’8 giugno 2023, la moglie Donatella Premoli Silva e i figli Alessandro e Marco De Marinis. I funerali si terranno nella Basilica di San Babila a Milano lunedì 12 giugno 2023, alle 11. La notizia è presto rimbalzata da un istituto culturale all’altro, dove il prof. De Marinis ha avuto modo di lavorare o collaborare. E sui social il ricordo di molti allievi e colleghi.

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Il prof. Raffaele de Marinis (foto mantovauno.it)

È l’istituto italiano di Preistoria e Protostoria (IIPP) che ne traccia una sintetica biografia dopo aver espresso tutto il proprio cordoglio ai suoi cari, ai suoi collaboratori e ai suoi amici. Nato nel 1941, laureato in Lettere Classiche all’università di Milano nel 1967 con una tesi di Paletnologia (“La necropoli ligure di Chiavari”), Raffaele C. de Marinis entra nel 1979 nei ruoli della soprintendenza Archeologica della Lombardia come funzionario archeologo preistorico, nel 1987 diventa professore associato di Paletnologia alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’università di Milano e nel 2000 professore ordinario di Preistoria e Protostoria nello stesso ateneo milanese. Delle sue molteplici ricerche di preistoria e protostoria dell’Italia settentrionale rimangono centinaia di contributi editi su riviste scientifiche nazionali e internazionali, monografie, cataloghi di mostre, atti di convegno, con focus particolari sull’arte rupestre, sull’età del Rame in area padana e alpina, sulla cronologia dell’età del Bronzo e sullo sviluppo del popolamento etrusco nei territori lombardi.

bagnolo-san-vito_parco-archeologico-forcello_logoSi ricordano, tra i principali scavi di cui è stato direttore scientifico, quelli inerenti alla cultura di Golasecca a Sesto Calende e Malpensa, le indagini nei siti etruschi del Forcello di Bagnolo S. Vito e del Castellazzo della Garolda, gli studi condotti sull’area dei massi di Cemmo in Val Camonica e le pluriennali campagne di scavo nel sito palafitticolo del Lavagnone. La sua vasta cultura e l’approfondita conoscenza delle realtà transalpine hanno fatto di lui un punto di riferimento fondamentale per gli studi sulla preistoria recente e la protostoria.

rivista-di-scienze-preistoriche_copertinaMembro del consiglio direttivo dell’istituto italiano di Preistoria e Protostoria a partire dal 1995, ne ha rivestito la carica di vice presidente dal 2005 al 2008, per essere poi eletto presidente nel 2009. Nel 2012, ultimato il mandato, è diventato direttore della Rivista di Scienze Preistoriche, incarico che ha mantenuto fino a marzo 2018. “Nel corso degli anni in cui è stato investito delle più importanti cariche dell’Istituto”, ricordano all’IIPP, “ma anche dopo, in qualità di socio emerito, Raffaele de Marinis ha sempre sostenuto attivamente e con impegno e determinazione, la nostra Associazione, non facendo mai mancare il suo appoggio, talvolta critico, sempre determinato, per sostenere l’Istituto e promuovere gli studi di preistoria e protostoria in Italia. Tra le molte iniziative scientifiche di cui negli anni è stato parte attiva – mostre, allestimenti museali, convegni – ricordiamo qui solo la più recente, il coordinamento del comitato scientifico della LII Riunione Scientifica dell’IIPP dedicata alla Preistoria e Protostoria in Lombardia e Canton Ticino: alla sua curatela e a quella della prof. Marta Rapi si deve l’uscita del volume che ne pubblica i contributi. A uno dei suoi temi di ricerca più sentiti è, infine, dedicato il suo ultimo contributo Ripostigli dell’età del Bronzo con oggetti d’ornamento dall’area padana, RSP 2022”.

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Copertina del libro “L’età del Rame. La pianura padana e le Alpi al tempi di Oetzi” di Raffaele de Marinis

Intenso anche il ricordo del LaBAAF (Laboratorio Bagolini, Archeometria, Archeologia e Fotografia) del dipartimento di Lettere e Filosofia dell’università di Trento, che esprime un profondo cordoglio e tristezza per la scomparsa di Raffaele Carlo de Marinis che con i suoi approfonditi studi ha contribuito a rendere la Preistoria italiana oggetto di dibattito internazionale. “Per l’impatto avuto anche sugli studi del nostro laboratorio desideriamo menzionare i suoi lavori su: la necropoli di Remedello, l’uomo del Similaun, le statue stele, l’arte rupestre, le palafitte e la metallurgia dell’età del Rame e Bronzo. Con Raffaele de Marinis se ne va un grande archeologo e un grande docente. Negli anni abbiamo potuto apprezzare la sua profonda cultura, curiosità, entusiasmo e spirito critico, doti fondamentali per stimolare il dibattito scientifico e formare allievi preparati. Lo vogliamo ricordare con le sue stesse parole pubblicate nella Rivista di Scienze Preistoriche LXIII, che descrivono, come solo lui sapeva fare, lo stato dell’arte della nostra disciplina. “(…) 𝐸𝑚𝑒𝑟𝑔𝑒 𝑎𝑏𝑏𝑎𝑠𝑡𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑟𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑙’𝑎𝑟𝑐ℎ𝑒𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑖𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑎 𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑡𝑜𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑎 𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑒𝑛𝑜 𝑠𝑢𝑙 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑠𝑖 𝑟𝑖𝑡𝑒𝑛𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑟𝑖𝑧𝑧𝑎𝑡𝑖 𝑎 𝑝𝑜𝑛𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑟𝑒, 𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑙’𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑠𝑡𝑢𝑑𝑖𝑜𝑠𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖𝑠𝑡𝑖. 𝐹𝑜𝑟𝑠𝑒 𝑖𝑛 𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎 𝑟𝑖𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑒𝑟𝑒𝑑𝑖𝑡𝑎̀ 𝑐𝑟𝑜𝑐𝑖𝑎𝑛𝑎 𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑔𝑖𝑢𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜 𝑛𝑒𝑔𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑒𝑠𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑑𝑎 𝐵𝑒𝑛𝑒𝑑𝑒𝑡𝑡𝑜 𝐶𝑟𝑜𝑐𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑖𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎. 𝑁𝑜𝑛-𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑔𝑙𝑖 𝑢𝑚𝑎𝑛𝑖𝑠𝑡𝑖, 𝑛𝑜𝑛-𝑠𝑐𝑖𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑔𝑙𝑖 𝑠𝑐𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑖, 𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑐𝑖𝑝𝑙𝑖𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑟𝑖𝑠𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑙𝑒𝑡𝑎 𝑚𝑎𝑟𝑔𝑖𝑛𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 (…). 𝑅𝑖𝑡𝑒𝑛𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑑𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑏𝑎𝑔𝑙𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑓𝑓𝑒𝑟𝑚𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝑟𝑢𝑜𝑙𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑒 𝑑𝑖𝑠𝑐𝑖𝑝𝑙𝑖𝑛𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑎𝑒𝑠𝑒 𝑒̀ 𝑣𝑖𝑐𝑖𝑛𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑜 𝑧𝑒𝑟𝑜. 𝐸𝑝𝑝𝑢𝑟𝑒, 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑛𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑖 ’30 𝑒 ’40 𝑑𝑒𝑙 𝑠𝑒𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑠𝑐𝑜𝑟𝑠𝑜 𝑉. 𝐺𝑜𝑟𝑑𝑜𝑛 𝐶ℎ𝑖𝑙𝑑𝑒 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑑𝑖𝑚𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑙’𝑖𝑛𝑠𝑜𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑟𝑢𝑜𝑙𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑖𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑖𝑣𝑖𝑙𝑡𝑎̀ 𝑢𝑚𝑎𝑛𝑎”. (Raffaele C. de Marinis – De Profundis per la divulgazione scientifica in campo preistorico- e protostorico, RSP LXIII – 2013 pp. 255-263)”.

raffaele-de-marinis_1Anche la Confederazione Italiana Archeologi si unisce al cordoglio per la scomparsa del professore Raffaele C. de Marinis, pilastro dell’archeologia pre e protostorica in Italia settentrionale. “Già professore ordinario di Preistoria e Protostoria all’università di Milano, ha diretto per più di trent’anni gli scavi nei siti di Lavagnone e del Forcello e formato decine e decine di studenti che oggi lo ricordano con affetto per tutti i suoi insegnamenti. Ci lascia un uomo dal carattere non sempre facile ma che è stato, e sempre sarà, un grande e irreprensibile maestro”.

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Ritagli di giornale sulle ricerche archeologiche a Forcello di Bagnolo San Vito (Mn) (foto parco archeologico forcello)

L’amministrazione comunale di Bagnolo San Vito (Mn) e tutto lo staff del Parco si uniscono al dolore della famiglia e porgono le più sentite condoglianze. “Il parco archeologico del Forcello, il sito etrusco, il Comune di Bagnolo San Vito perdono un personaggio illustre, un grandissimo studioso che ha portato un piccolo centro sulle sponde del Mincio ad essere conosciuto nel mondo scientifico a livello internazionale. A lui si devono il riconoscimento del Forcello come importante centro etrusco a nord del Po, l’avvio delle ricerche sistematiche e numerose pubblicazioni che restano a testimonianza di un lavoro continuo ed entusiasta. Con immensa riconoscenza, il nostro lavoro continuerà nel solco da lui tracciato”. Il museo Archeologico “G. Rambotti” di Desenzano (Bs) e l’amministrazione comunale si associano al cordoglio per la scomparsa di Raffaele Carlo de Marinis professore emerito di Preistoria e Protostoria all’università di Milano, a cui si deve la nascita del museo nel 1990 e che ha diretto per molti anni le ricerche presso la palafitta del Lavagnone.

ADDIO RAFFAELE”, scrive Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. “È venuto a mancare Raffaele Carlo De Marinis, archeologo fra i massimi esperti dell’età del Rame, storico collaboratore di Archeologia Viva e membro del Comitato scientifico della nostra rivista. A lui si deve il riconoscimento del sito del Forcello a Bagnolo San Vito (Mn) come il più importante insediamento etrusco a nord del Po. Se n’è andato un grande maestro”. L’archeologo navale Francesco Tiboni: “Un vero archeologo, un mentore, una sfida costante. Mi mancherà, professore”. Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: “Triste notizia. Un pezzo importante di (proto)storia della nostra disciplina. I miei ricordi personali vanno indietro allo splendido convegno sulla cronologia dell’età del Ferro del 2003, mia prima avventura. Un confronto epocale tra scuole diverse. Citava a memoria ogni tipologia calata in terra con lucidità e signorilità rare. Era schivo ma non si sottraeva mai al confronto vincendo la sua naturale timidezza per il piacere della discussione. O almeno così a me ragazzino parve”. Gianluigi Daccò, museologo: “È morto Raffaele De Marinis, sicuramente il più importante archeologo della Protostoria e Preistoria italiano. Fondamentali i suoi studi sulla Preistoria e Protostoria in Lombardia, sull’ età del rame, sulla Cultura di Golasecca, sui Leponzi e tanti altri. Io l’ho conosciuto 45 anni fa, quando era ancora ispettore della soprintendenza Archeologica per la Lombardia. Per me, medievista e museologo, è sempre stato un sicuro riferimento, oltre che un amico. Sempre mi ha consigliato e aiutato, generoso e leale come era, per realizzare il museo Archeologico di Lecco, che fa parte del Sistema Museale che ho costituito e diretto. Le sue allieve, Stefania Casini prima e Michela Ruffa poi, come consulenti scientifiche del Sistema Museale Lecchese hanno, in pratica, fondato l’Archeologia della Provincia di Lecco, con gli scavi che hanno diretto, con gli studi (Carte Archeologiche della Provincia) e con i loro importanti lavori museologici. Noi, nella nostra vita, abbiamo dei “Piccoli Maestri”. DeMa (come lo chiamavano tutti) è stato uno di questi anche per me. Ci rivedremo, un giorno, DeMa”.

Chiudiamo questa breve e inevitabilmente incompleta carrellata di ricordi con le parole dell’archeologa Assia Kysnu Ingoglia: “Il professor de Marinis è stato mio professore alla scuola di specializzazione di Milano, con lui ho sostenuto l’esame orale di ammissione alla scuola di specializzazione; per dire la verità è stato un esame surreale: quando sono entrata aveva la mia tesi tra le mani, cosa che mi sembrò del tutto normale visto che per accedere all’indirizzo preistorico bisognava presentare la tesi con argomento pre o protostorico. Non appena mi sedetti lui subito esordì dicendo come prima domanda mi spieghi cosa ci fa una peroniana qui! Devo premettere che la sera prima un caro amico ‘peroniano’ mi aveva detto di stare in guardia perché era risaputo che tra de Marinis e Peroni non correva buon sangue. Capì ben presto, già dalla prima domanda, che nulla di quell’esame sarebbe stato normale o almeno nella norma, mi fece un esame sulla tipologia utilizzata da Peroni, poi mi chiese velocemente qualcosa sul Paleolitico, Mesolitico e Neolitico e ritornò all’età del Bronzo chiedendomi di tutto, mi alzai convinta che quell’esame non lo avevo superato, chiamai il caro amico, poi Sebastiano Tusa e infine mandai una mail a Peroni, non gli scrissi del tenore dell’esame gli dissi semplicemente che non era andata. Diverse ore dopo Annalisa, la mia amica di avventure e disavventure universitarie con la quale avevo affrontato l’esame della scuola di specializzazione, mi comunicò che eravamo state ammesse e anche con un’ottima votazione. Naturalmente dovetti telefonare nuovamente a tutti e mandare una nuova mail a Peroni. Iniziò così la mia avventura milanese e imparai a conoscere Raffaele de Marinis, lo convinsi anche a invitare Peroni a tenere una conferenza a Milano, cosa che avvenne e fu molto piacevole, l’ultimo mio anno di scuola mi trovai con lui in viaggio per Roma per portare l’ultimo saluto a Renato Peroni, lo trovai molto commosso e piacevole, gli raccontai alcuni aneddoti e lui me ne raccontò altri. Lo rividi anni dopo ad una riunione dell’IIPP, mi salutò dicendomi qualcosa del tipo buongiorno dottoressa peroniana con un mezzo sorriso, non lo incontrai mai più. Sapere che ci ha lasciati mi rattrista molto, a lui devo una visione diversa della tipologia, lo studio approfondito di Golasecca, a lui devo soprattutto la scelta della mia relatrice per la tesi: Annaluisa Pedrotti il vero regalo che mi ha fatto de Marinis e per cui gli sarò per sempre grata”.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale per “Lo scaffale del Mann” presentazione del libro “Ritorno ad Anxia. Ricerche archeologiche in un territorio della Lucania interna” (erreciedizioni), a cura di Maria Chiara Monaco e Fabio Donnici

napoli_scaffale-del-mann_libro-ritorno-ad-anxia_di-monaco-donnici_presentazione_locandinaNuovo appuntamento al museo Archeologico nazionale di Napoli della rassegna “Lo scaffale del Mann”: mercoledì 26 aprile 2023, alle 16.30, in sala conferenze, presentazione del libro “Ritorno ad Anxia. Ricerche archeologiche in un territorio della Lucania interna” (erreciedizioni), a cura di Maria Chiara Monaco e Fabio Donnici. Dopo i saluti del direttore del Mann, Paolo Giulierini, con gli autori intervengono Francesco Canestrini, soprintendente per l’Archeologia Belle arti e Paesaggio della Basilicata, e Fabrizio Slavazzi, ordinario di Archeologia classica all’università di Milano Statale.

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Copertina del libro “Ritorno ad Anxia. Ricerche archeologiche in un territorio della Lucania interna” (erreciedizioni), a cura di Maria Chiara Monaco e Fabio Donnici

Ritorno ad Anxia. Il territorio di Anzi (PZ), piccolo centro della Lucania interna, conobbe nell’Antichità (VIII sec. a.C. – VI sec. d.C.) importanti vicende insediative che videro il succedersi di popoli diversi (Enotri, Lucani, Romani), costantemente attratti dalle sue risorse naturali e dalla sua rilevante posizione strategica. Tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo, numerose testimonianze di questo passato millenario e il peculiare interesse, che si era andato sviluppando in paese, determinarono una intensa stagione di attività archeologiche che fece di Anzi uno dei siti più celebri del Regno di Napoli. Dopo oltre un secolo e mezzo di immeritato oblio, interrotto solo da alcune indagini condotte dalla soprintendenza Archeologica della Basilicata (anni ’80 del ‘900 e 2001), la straordinaria ricchezza archeologica del comprensorio anzese è stata di nuovo messa in evidenza, a partire dal 2014, dalle ricerche condotte dalla cattedra di Archeologia classica dell’università della Basilicata – dipartimento di Scienze umane.