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Verona. Al museo Archeologico nazionale convegno “VENETI ed ETRUSCHI. Un confine invisibile” dedicato alla Necropoli dell’Età del Ferro della Colombara a Gazzo Veronese con presentazione del libro di Luciano Salzani e Marisa Morelato

verona_archeologico_convegno-veneti-ed-etruschi_locandina“VENETI ed ETRUSCHI. Un confine invisibile” è il titolo del convegno dedicato alla Necropoli dell’Età del Ferro della Colombara a Gazzo Veronese. Appuntamento sabato 4 febbraio 2023, alle 10, al museo Archeologico nazionale di Verona. La partecipazione all’evento è gratuita. Per informazioni: tel. 346.5033652 o museovr@archeologica.it. Dopo i saluti del soprintendente Vincenzo Tinè, introduce e modera Mara Migliavacca (università di Verona). Interventi: 10.30, Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari, Venezia) su “Gazzo Veronese: un nodo strategico nei percorsi del Veneto”; 11, Angela Ruta Serafini (già direttrice del museo nazionale Atestino) presenta il libro “I Veneti Antichi a Gazzo Veronese. La necropoli della Colombara”. Dopo il coffee break, alle 11.45, Sabrina Masotti (università di Ferrara) su “Il rito incineratorio a Colombara: analisi antropologica e confronti con altre necropoli del territorio veneto”; 12.15, Alessandro Canci (università di Udine) su “Le inumazioni della necropoli della Colombara di Gazzo Veronese. Evidenze utili per una ricostruzione del rituale funerario”.

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Sepoltura rinvenuta nella necropoli della Colombara a Gazzo Veronese (foto sabap-vr)

“Il convegno di Verona”, spiega Giovanna Gambacurta, “nasce dalla volontà di presentare al pubblico (scientifico e non scientifico) un ultimo lavoro di Luciano Salzani che tanta parte ha giocato per la conoscenza della preistoria e protostoria del Veronese e del Veneto in generale. In questo caso si presenta l’edizione sistematica della necropoli di Gazzo Veronese in località Colombara, studiata da Luciano Salzani con la collaborazione di Marisa Morelato. L’idea degli organizzatori è stata quella di non limitarsi alla presentazione del volume, ma di farne un’occasione di conoscenza a più ampio respiro. In questa direzione a Mariangela Ruta è stata chiesta la presentazione del volume, impresa non facile per i numerosi contatti con altre realtà dell’età preromana che si possono mettere in luce. In sostanza si tratta di un difficile lavoro di sintesi per evidenziare i tratti salienti di questa necropoli del centro cardine di Gazzo Veronese. A me è stato chiesto di inquadrare il centro di Gazzo nel suo contesto territoriale, mettendo in luce le motivazioni che portarono Gazzo a rivestire un ruolo chiave nei traffici e nei commerci che legavano il Veneto al mondo villanoviano prima ed etrusco poi. Il quadro si completa con lo studio antropologico dei resti, sia incinerati che inumati, per dare una fisionomia più completa a questi antichi abitanti della pianura veronese”.

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Copertina del libro “I Veneti antichi a Gazzo Veronese. La necropoli della Colombara” (Edizioni Sap) di Luciano Salzani e Marisa Morelato

Il libro “I Veneti Antichi a Gazzo Veronese. La necropoli della Colombara”. Risalgono agli inizi degli anni sessanta del secolo scorso le prime segnalazioni sull’esistenza di una necropoli in località Colombara, una corte agricola posta poco a sud dell’attuale abitato di Gazzo Veronese. Nei decenni successivi tutta la zona fu interessata da importanti e radicali lavori di sistemazione agraria, che portarono alla distruzione di numerose sepolture; altre tombe vennero depredate da ricercatori non autorizzati. Il parroco del paese riuscì a recuperare alcuni oggetti dalle tombe distrutte e diede inizio ad una piccola raccolta archeologica locale; la sua opera fu poi proseguita dal Gruppo Archeologico di Gazzo Veronese. Solo dal 1980 la Soprintendenza Archeologica del Veneto poté intervenire con un’efficace azione di tutela e con alcuni sondaggi di scavo di limitata estensione e nel 1999 venne fatto uno scavo in estensione che portò al recupero di 190 tombe. Il sepolcreto della Colombara fa parte di un’ampia necropoli orientale formata da diversi gruppi di tombe e separata dell’abitato protostorico di Coazze tramite il corso del fiume Tartaro. A sud il corso del fiume Tione separa l’abitato dalla necropoli meridionale, anch’essa costituita da vari gruppi sepolcrali. Questo studio è iniziato dall’esame delle tombe scavate nel 1999 e si è poi ampliato fino a comprendere i ritrovamenti delle ricerche degli anni precedenti e i recuperi di materiali sporadici; la pubblicazione rientra in un ampio progetto di studio,  valorizzazione e promozione culturale e scientifica del territorio di Gazzo Veronese, promosso nel 2013 dalla soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto, dall’università di Verona e dall’università di Roma “La Sapienza”. L’arco cronologico dell’utilizzo della necropoli della Colombara, che va dal X al V secolo a.C., è stato suddiviso in alcune ampie fasi. La fase più antica (X-IX secolo a.C.) è documentata da un numeroso gruppo di tombe a cremazione con le ossa combuste poste all’interno di un’urna oppure sparse nella fossa. L’aspetto culturale di materiali di questa fase ha forti legami di continuità con la facies protoveneta della fine dell’età del Bronzo. Nella seconda fase (VIII secolo a.C.) la necropoli assume caratteri pienamente veneti che dimostrano strette affinità con i materiali di Este. Il polo di Gazzo Veronese va assumendo il ruolo di centro periferico dei Veneti a controllo dell’importante direttrice fluviale del Tartaro e Mincio. Questo ruolo avrà poi maggiore importanza nelle fasi successive quando nella vicina pianura mantovana si insedieranno gli Etruschi. In questo quadro è molto significativo il rinvenimento di una lunga spada con fodero, un vero e proprio status symbol del capo guerriero della comunità. Nelle due fasi successive (VII-V secolo a.C.) le tombe della necropoli presentano un buon livello di ricchezza nei corredi, sempre con sostanziali affinità con Este, ma manifestando anche alcuni caratteri locali di differenziazione, che sono stati definiti “stile Garolda-Coazze”. I rapporti ad ampio raggio, soprattutto con gli Etruschi, sono esplicitati in particolare dal rinvenimento di una tomba con il corredo di un’ascia bipenne e da quello di un gruppo di statue di pietra. Durante le varie fasi tra le tombe a cremazione si trovano poche tombe ad inumazione, prive di corredo e spesso con defunti deposti in posizioni anomale; forse stano a dimostrare la presenza di individui di un livello sociale inferiore. Il ciclo di utilizzo della necropoli della Colombara si chiude nel V secolo a.C., però i vicini sepolcreti di Dosso del Pol e di Cassinate stanno a dimostrare una continuità di esistenza del centro protostorico di Gazzo Veronese anche nei secoli successivi fino agli inizi delle invasioni celtiche.

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L’archeologo Luciano Salzani

Luciano Salzani ha lavorato alla soprintendenza Archeologica del Veneto in qualità di direttore archeologo coordinatore, con competenze per i siti preistorici e e protostorici delle province di Verona e Rovigo. È stato direttore del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine. È socio dell’Istituto italiano di Preistoria e Protostoria e dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona. Ha diretto numerose campagne di scavo soprattutto in abitati e necropoli dell’età del Bronzo e del Ferro, di cui ha curato l’edizione.

Roma. Ultimi giorni a Palazzo Braschi per la mostra “Roma Medievale. Il volto perduto della città”: mosaici, affreschi e opere mobili fanno luce sull’aspetto di una città ancora in parte superstite, anche se spesso nascosta

Ancora pochi giorni per riscoprire il volto perduto della Roma fra VI e XIV secolo e il suo ruolo cardine nell’Europa cristiana e medievale sia per i semplici pellegrini sia per regnanti e imperatori. Chiude il 5 febbraio 2023 al Museo di Roma a Palazzo Braschi a Roma la mostra “Roma Medievale. Il volto perduto della città”, promossa da Roma Culture, sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con Sapienza università di Roma – Dipartimento di Storia Antropologia Religioni Arte Spettacolo. Progetto scientifico di Marina Righetti. La mostra, a cura di Anna Maria D’Achille e Marina Righetti, organizzazione Zètema Progetto Cultura, copre un arco temporale che va dal VI al XIV secolo, dal tempo di papa Gregorio Magno all’indizione del primo Giubileo del 1300, e si sviluppa in 9 principali nuclei tematici che hanno l’obiettivo – grazie alle oltre 160 opere tra mosaici, affreschi e opere mobili generosamente messe a disposizione da 60 prestatori tra musei, enti religiosi e istituzioni pubbliche e private – di far luce sull’aspetto di una città ancora in parte superstite, anche se spesso nascosta. In esposizione documenti provenienti in massima parte da luoghi e raccolte romane, proprio allo scopo di esortare i cittadini romani a riscoprire le ricchezze della loro città. Il pubblico è guidato da ricchi apparati didattici e dal catalogo (De Luca Editori D’Arte) curato da Marina Righetti e Anna Maria D’Achille, studiosi formatisi prevalentemente nella scuola dell’università Sapienza di Roma che, in oltre quaranta anni di studi e ricerche, hanno portato a svelare il volto medievale della città. La mostra è stata inoltre pensata con lo scopo di portare a conoscenza di un vasto pubblico i risultati di queste ricerche universitarie, in linea con i principi della Terza Missione promossa da Sapienza.

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Madonna che allatta il bambino e angeli, detta Madonna della Catena, icona da San Silvestro al Quirinale (foto ministero degli interni)

Il visitatore viene accompagnato tra le pieghe storiche, architettoniche e artistiche della Roma medievale, attraverso i suoi luoghi più iconici, quali basiliche e palazzi, ma anche grazie alla ricostruzione del contesto ambientale, oggi profondamente modificato, caratterizzato, per esempio, dal serpeggiante corso del Tevere che, con i suoi porti e i suoi ponti, era sfondo e teatro della vita e delle attività urbane. L’immersione nella realtà del Medioevo romano è poi approfondita prendendo in esame le ricche committenze di papi e cardinali, l’attività di artisti e botteghe artigiane, che contribuivano al fascino esercitato dall’Urbe, meta imprescindibile di pellegrinaggio anche per re e imperatori. Il percorso, un viaggio ideale verso Roma, fa calzare al visitatore i panni del pellegrino medievale che, immerso nel fascino dell’antica Roma, era animato dal desiderio di entrare a contatto con le prime testimonianze del cristianesimo e le reliquie dei martiri. La presenza della sede papale, inoltre, fece dell’Urbe un polo politico di primaria importanza, al centro di complessi intrecci politici e diplomatici.

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San Luca Evangelista, mosaico del XIII sec., conservato ai Musei Vaticani (foto governatorato scv-direzione dei musei9

Il visitatore scopre poi l’importanza rivestita da alcuni luoghi sia dal punto di vista religioso, sia politico: il vasto complesso del Laterano, prima basilica cristiana, cattedrale di Roma e sede dei pontefici durante il Medioevo; San Pietro in Vaticano, luogo della tomba di Pietro e meta di pellegrinaggio da tutta l’Europa cristiana; San Paolo fuori le mura, memoria dell’Apostolo delle Genti, e Santa Maria Maggiore, custode delle reliquie del Presepe e prima basilica dedicata alla Vergine.  Sono monumenti oggi molto mutati, ma di cui ancora si conservano vestigia medievali di fondamentale importanza. Attraverso una selezione mirata di oggetti, viene offerta un’idea della vastità dei quattro complessi basilicali e della ricchezza di opere d’arte che connotava questi luoghi.

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Ritratto di papa Innocenzo III, mosaico (1205-1209/1212) conservato al museo di Roma (foto roma musei)

Uno spazio di rilievo è dedicato al rapporto privilegiato tessuto nel corso dei secoli tra la città e il papato. Una relazione complessa che ha unito, e quasi identificato, l’Urbe e i suoi pontefici durante tutto il Medioevo. Il visitatore potrà così conoscere i papi più rappresentativi dell’epoca, come Gregorio Magno, Leone III, Innocenzo III e Bonifacio VIII, protagonisti di momenti chiave del Medioevo. Il grande salone del Museo è scenograficamente dedicato a un’ideale passeggiata nello spazio sacro di una chiesa medievale, nella quale sono proposti numerosi oggetti mobili, come affreschi e arredi liturgici, ma anche preziosi reliquiari e suppellettili, con lo scopo far compiere un viaggio indietro nel tempo, sulle tracce della liturgia medievale.

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Dettaglio del suggestivo allestimento della mostra “Roma medievale” a Palazzo Braschi (foto Monkeys video Lab)

La riproposizione dello spazio sacro è occasione poi per approfondire alcuni aspetti particolari, come quello della devozione popolare romana, con un focus particolare tutto dedicato alle icone mariane ancora oggi custodite nelle chiese della città; o il caso emblematico della decorazione in affresco proveniente da Santa Croce in Gerusalemme. Un cittadino, un pellegrino o un visitatore che percorreva le strade della Roma medievale aveva davanti agli occhi una città completamente diversa rispetto a quella attuale. A scandire il percorso di mostra ci sono, quindi, due ‘intermezzi’ urbani che, grazie all’ausilio di incisioni e disegni, restituiscono, in parte, il volto medievale perduto della città. Non solo luoghi di culto e di potere quindi. Il percorso espositivo vuole anche far riflettere su come si vivesse a Roma nel Medioevo. Una serie di piccoli ma preziosi oggetti, provenienti dalla Crypta Balbi, narra al visitatore storie di vita quotidiana fatta di botteghe, artisti e artigiani.

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Uno dei manoscritti esposti alla mostra “Roma medievale” a Palazzo Braschi (foto Monkeys video Lab)

La mostra si conclude con la sala dedicata a un ultimo ma importante aspetto. A Roma si installò, già a partire dal II secolo a.C., la comunità ebraica, la più antica al mondo, che con alterne vicende visse continuativamente in città, costituendo, soprattutto nel Duecento, un polo culturale di alto livello, anche per i suoi scambi internazionali. Roma poi, per la sua stessa natura di centro di potere, politico, economico e religioso è sempre stata al centro di un fitto intreccio di culture. Alcuni manoscritti testimonieranno, sia pure parzialmente, il livello di questa straordinaria koinè.

 

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la tavola rotonda, in presenza e on line, su “Resti umani. Ricerca, tutela e valorizzazione di un archivio bio-naturalistico” partendo dal libro Quel che resta. Scheletri e altri resti umani come beni culturali” curato da Maria Giovanna Belcastro, Giorgio Manzi e Jacopo Moggi Cecchi

roma_villa-giulia_tavola-rotonda_resti-umani_locandina“Resti umani. Ricerca, tutela e valorizzazione di un archivio bio-naturalistico” è il titolo della tavola rotonda che prende spunto dal libro “Quel che resta. Scheletri e altri resti umani come beni culturali” curato da Maria Giovanna Belcastro, Giorgio Manzi e Jacopo Moggi Cecchi. Appuntamento giovedì 19 gennaio 2023, alle 17.30, in sala della Fortuna con ingresso libero fino ad esaurimento posti. Si consiglia la prenotazione all’indirizzo relazioniesterne@mulino.it. Sarà possibile seguire l’evento in diretta sul canale YouTube Etruschannel al seguente link https://youtu.be/FU0UCjRZVNo. Introduce: Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; ne discutono: Cristina Cattaneo, antropologo forense, Labanof – università statale di Milano; Francesco Remotti, antropologo, linceo e accademico delle Scienze di Torino; Marco Cattaneo, direttore di Le Scienze e National Geographic Italia, Roma. Saranno presenti autori e curatori del volume.

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Copertina del libro “Quel che resta. Scheletri e altro resti umani come beni culturali” (Il Mulino)

Quel che resta. Scheletri e altri resti umani come beni culturali” (Il Mulino). Che provengano dalla preistoria o da epoche storiche, i resti umani racchiudono uno straordinario potenziale informativo per la nostra evoluzione bio-culturale e per la ricostruzione delle storie di vita del passato. Costituiscono la base della ricerca scientifica in antropologia, ma sono anche di grande interesse per la museologia, per la didattica scolastica e universitaria, per la diffusione delle conoscenze scientifiche sulla natura umana. Rappresentano un vero e proprio archivio biologico delle popolazioni del passato, affiancandosi ai documenti a carattere storico e archeologico; assumono così, a pieno titolo, la valenza di «bene culturale». Nondimeno, quando si tratta di resti umani è necessario confrontarsi su diversi temi: che tipo di patrimonio culturale rappresentano? Quali figure professionali e quali strutture sono adeguati a studiarli e a tutelarli? Quali sono i limiti dell’indagine scientifica e della conservazione? come orientarsi nella formazione e nella disseminazione? L’assenza di chiarezza su questi temi può comportare – e, di fatto, ha comportato e comporta – una serie di problemi, con soluzioni solo di carattere generale, spesso non condivise, che si intrecciano con problemi di ordine religioso, etico e sociale, nonché politico.

associazione-amtopologica-italiana_logoI curatori: Maria Giovanna Belcastro è professoressa ordinaria di Antropologia all’università di Bologna dove è responsabile delle collezioni museali di Antropologia; fa inoltre parte del Consiglio Direttivo dell’Associazione Antropologica Italiana. Giorgio Manzi è professore ordinario di Antropologia alla Sapienza università di Roma, vicepresidente dell’Associazione Antropologica Italiana e Accademico dei Lincei. Jacopo Moggi Cecchi è professore associato di Antropologia all’università di Firenze e segretario dell’Associazione Antropologica Italiana.

Roma. In Curia Iulia l’incontro “Oltre il confine, un rifugio: patrimonio culturale e nuove cittadinanze” nell’ambito del progetto “Paesaggi di confine”: momento di condivisione e confronto tra il mondo della cultura e il mondo dell’accoglienza

roma_curia-iulia_paesaggi-di-confine_incontro-oltre-il-confine-il-rifugio_locadinaAppuntamento in Curia Iulia mercoledì 18 gennaio 2023, dalle 14.30 alle 16.30, per l’incontro “Oltre il confine, un rifugio: patrimonio culturale e nuove cittadinanze” pensato come momento di condivisione e confronto tra le istituzioni del mondo della cultura in senso lato e chi sul  territorio concretamente e quotidianamente si adopera nell’accoglienza, nella cura, nel sostegno e nell’accompagnamento nel percorso di integrazione di migranti e rifugiati o comunque di persone provenienti da realtà ben diverse dalla nostra. L’incontro “Oltre il confine, un rifugio: patrimonio culturale e nuove cittadinanze” rientra nelle attività del progetto “Paesaggi di confine” ed  è curato dal dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte e Spettacolo della Sapienza-Università di Roma e a cui il parco archeologico del Colosseo partecipa come partner insieme ad altri 11 enti e istituti (associazione Italia Nostra, associazione italiana di Storia Orale, museo MAXXI di Roma, parco archeologico del Colosseo, Comunità di Sant’Egidio, Fondazione Benetton Studi e Ricerche, Biblioteche di Roma, associazione di Storia della Scienza, Ecomuseo Casilino, associazione Presidi del Lazio, ANP Lazio, associazione Esquilino chiama Roma, Circuito Necropoli Portuense, Drugstore Museum). Ingresso gratuito con prenotazione al seguente link: https://docs.google.com/…/1FAIpQLSdVrJsP21TGE…/viewform. L’evento potrà essere seguito anche in streaming su https://www.facebook.com/parcocolosseo. paesaggi-di-confine_logoPROGRAMMA. Dopo i saluti istituzionali di Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo, e di Arianna Punzi, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia di Sapienza Università di Roma, introducono Irene Baldriga (Sapienza Università di Roma) e Andrea Schiappelli (parco archeologico del Colosseo). Modera Carmelo Russo, Sapienza Università di Roma. Intervengono: Francesca Cuomo, Centro Astalli; Daniela Moretti, Comunità di Sant’Egidio; Alessandro Baldo, ASCS – Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo; Claudio Gnessi, Ecomuseo Casilino; Francesca Boldrighini, parco archeologico del Colosseo; Michela Nocita, liceo Classico Pilo Albertelli; Pino Pecorelli, Orchestra di Piazza Vittorio; Augusto Venanzetti, Casa dei Diritti Sociali; Clara Lopez, Associazione Nonna Roma; Marco Stefanelli e Marwa Al Husseini, Guide invisibili.

Terni. Per “Incontri di Archeologia” su Preistoria e Protostoria dell’Umbria meridionale, conferenza di Valentina Leonelli e Carlo Virili su “La necropoli delle Acciaierie di Terni nel quadro delle manifestazioni funerarie dell’età del Ferro nell’Umbria meridionale”

terni_incontri-archeologia_necropoli-dell-acciaieria_locandinaNuovo appuntamento con gli Incontri di Archeologia a Terni, giunti alla 21.ma edizione, promossi dal gruppo archeologico sulla Preistoria e Protostoria dell’Umbria meridionale. Venerdì 13 gennaio 2023, alle 17, alla Biblioteca Comunale di Terni, conferenza di due archeologi ternani Valentina Leonelli e Carlo Virili su “La necropoli delle Acciaierie di Terni nel quadro delle manifestazioni funerarie dell’età del Ferro nell’Umbria meridionale”. La conferenza approfondirà lo sviluppo delle articolazioni socio-economico e politiche delle comunità stanziatesi nella conca ternana a partire dal X sec. a.C. prendendo come indicatore privilegiato la grande necropoli delle Acciaierie, di cui la dott.ssa Leonelli è considerata uno dei massimi esperti. Il focus sulle Acciaierie sarà arricchito da alcuni confronti con altre evidenze funerarie dalla valle del Nera e da una premessa sul sistema insediativo velino il cui crepuscolo in parte coincide cronologicamente con l’alba del centro di Terni e con lo sviluppo della necropoli delle Acciaierie, di questo si occuperà Carlo Virili che da anni conduce scavi, ricerche e studi per conto della Sapienza Università di Roma nel bacino di Piediluco. Con questa conferenza si conclude la prima parte del percorso quadriennale sull’archeologia dell’Umbria meridionale che vedrà impegnato il Gruppo Archeologico fino al 2025/2026.

Roma. In Curia Iulia, e in streaming su FB, presentazione della IV edizione del Master in Diritto e Nuove Tecnologie per la Tutela e la Valorizzazione dei Beni Culturali dell’università la Sapienza di Roma, e del Codice etico del Fundraising del parco archeologico del Colosseo

roma_curia-iulia_Codice etico del Fundraising_locandinaLunedì 12 dicembre 2022, alle 15, la Curia Iulia ospita la presentazione della IV edizione del Master in Diritto e Nuove Tecnologie per la Tutela e la Valorizzazione dei Beni Culturali dell’università la Sapienza di Roma, diretto da Elena Tassi. Sarà anche l’occasione per presentare il Codice etico del Fundraising del parco archeologico del Colosseo realizzato da Federica Crispino, Francesco Guidi, Eleonora Mazzarella, Francesca Sartori (tirocinanti del Master a.a. 2021-2022) con il coordinamento di Martina Almonte e Ines Arletti per il parco archeologico del Colosseo e di Alessandra Micali (responsabile del tirocinio per il Master). Ingresso libero, da largo della Salara Vecchia 5, con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (max 100) su www.eventbrite.it. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook del PArCo. Il Master in Diritto e Nuove Tecnologie per la Tutela e la Valorizzazione dei Beni Culturali, nato dalla sinergia di partners pubblici e privati nell’ambito del DTC – Centro d’Eccellenza della Regione Lazio, vede il coinvolgimento del dipartimento di Scienze giuridiche di Sapienza università di Roma, del parco archeologico del Colosseo, dell’ISPC del CNR, nonché di docenti di elevata professionalità, provenienti dal Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, dal Servizio Polizia Scientifica della Polizia di Stato e da numerosi altri Enti ed Aziende di riconosciuta competenza nel settore. Il Corso, giunto ormai alla sua quarta edizione, ha come obiettivo la formazione di nuovi profili professionali capaci di interagire in modo efficace all’interno del settore multidisciplinare dei beni culturali, pubblici e privati, consentendo l’acquisizione di competenze che spaziano dal diritto al management culturale, dall’impiego delle nuove tecnologie alla realizzazione e gestione di modelli integrati di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. Introduce i lavori: Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Intervengono: Alessandro Zuccari, prorettore al patrimonio artistico storico culturale di Sapienza Università di Roma e componente del consiglio tecnico scientifico del Centro di Eccellenza DTC – Lazio; Luisa Avitabile, direttore del dipartimento di Scienze giuridiche – Sapienza Università di Roma; Giulia Silvia Ghia, assessore alla Cultura, scuola, sport e politiche giovanili del Municipio I di Roma Capitale; gen. B. Vincenzo Molinese, comandante Carabinieri per la Tutela del Patrimonio culturale; Luigi Rinella, direttore del Servizio Polizia scientifica della Polizia di Stato; Luigi Capogrossi Colognesi, Accademia dei Lincei. Segue, come detto, la presentazione del Codice etico del Fundraising del parco archeologico del Colosseo e della IV edizione del Master in Diritto e Nuove Tecnologie per la Tutela e la Valorizzazione dei Beni Culturali Sapienza. Conclude Elena Tassi, direttore del Master.

Roma. Per “Dialoghi in Curia” incontro in presenza e in streaming su “1922-2022. Spina etrusca: a cent’anni dalla scoperta di un grande porto mediterraneo” con Sassatelli, Braccesi e Michetti

roma_dialoghi-in-curia_spina-etrusca_sassatelli-braccesi-michetti_locandinaNuovo appuntamento con i “Dialoghi in Curia” promossi dal parco archeologico del Colosseo. Giovedì 17 novembre 2022, alle 16.30, la Curia Iulia ospita “1922-2022. Spina etrusca: a cent’anni dalla scoperta di un grande porto mediterraneo”: una conferenza dedicata al centenario della scoperta di Spina, grande porto etrusco del Mediterraneo rinvenuto casualmente nel 1922. Le successive indagini scientifiche furono dirette dalla soprintendenza alle Antichità dell’Emilia e della Romagna, istituita il 19 settembre 1924. Le campagne di scavo, condotte fino al 1935dal neo soprintendente Salvatore Aurigemma nell’area di Valle Trebba, portarono alla luce la zona settentrionale della necropoli di Spina con più di 1200 sepolture. La successiva bonifica di Valle Pega portò alla scoperta, tra il 1953 e il 1956, dell’area meridionale della necropoli che, nell’arco di altri dieci anni di scavi alla guida del soprintendente Paolo Enrico Arias e del direttore del Museo Nereo Alfieri, restituì ben 3mila tombe. Tra il 1957 e il 1964 fu individuato anche l’abitato, nella Valle del Mezzano, oggetto, negli ultimi anni, di nuove indagini estensive volte a definire meglio gli aspetti strutturali e cronologici urbani. Dopo i saluti di Alfonsina Russo, direttore del PArCo, introduce Massimo Osanna, direttore generale Musei. Intervengono Giuseppe Sassatelli, presidente dell’istituto nazionale di Studi Etruschi e Italici; Lorenzo Braccesi, già professore universitario, storico e saggista; e Laura Michetti, professoressa alla Sapienza Università di Roma. Prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti (max 100) su www.eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia n.5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di indossare la mascherina. L’evento sarà trasmesso in diretta streaming online sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo.

Roma. Per “Dialoghi in Curia” presentazione, in presenza e on line, di un volume della serie dei Quaderni Vulcenti, editi da Antiqua Res Edizioni: “Regisvilla. Scavi e Ricerche (1968 – 1983)” di Carlo Regoli

roma_dialoghi-in-cuiria_regisvilla-scavi-e-ricerche_carlo-regoli_locandinaNuovo appuntamento con i “Dialoghi in Curia” promossi dal parco archeologico del Colosseo. Giovedì 10 novembre 2022, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la presentazione, in presenza e on line, di un volume della serie dei Quaderni Vulcenti, editi da Antiqua Res Edizioni: “Regisvilla. Scavi e Ricerche (1968 – 1983)” di Carlo Regoli, dedicato alla ricostruzione delle indagini archeologiche e allo studio delle strutture e dei materiali rinvenuti nel sito costiero di Regisvilla (Montalto di Castro, VT), oggetto di scavi tra il 1977 e il 1980 da parte dell’Istituto di Topografia Antica dell’università La Sapienza di Roma. Oltre a queste ricerche, edite solo in parte, sono state riesaminate tutte quelle attività che hanno interessato l’area, come ricognizioni di superficie e recuperi di emergenza, testimoniate da documenti d’archivio databili tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta. Presenta Stephane Verger, direttore del museo nazionale Romano; intervengono Margherita Eichberg, soprintendente ABAP per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale e Gianni Bonazzi, presidente Fondazione Vulci. Introduce Alfonsina Russo, direttore del PArCo. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (max 100) su www.eventbrite.it.

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La copertina del libro Nuovo appuntamento “Regisvilla. Scavi e Ricerche (1968 – 1983)” di Carlo Regoli

Il volume si articola in due Parti, divise in sei capitoli. La Parte Prima si apre con un’introduzione al territorio costiero vulcente (Cap. 1), a cui segue un riesame di tutte le fonti e i documenti d’archivio riguardanti il sito di Regisvilla (Cap. 2). Sono poi descritte e interpretate le attività di scavo svolte tra il 1977 e il 1980 (Cap. 3) e analizzati nel dettaglio i vari gruppi di reperti rinvenuti (Cap. 4). Concludono questa prima sezione alcune considerazioni interpretative sul sito e i suoi frequentatori (Cap. 5). La Parte Seconda, invece, è composta essenzialmente dal Catalogo analitico dei materiali diagnostici (Cap. 6), presentati per schede seguendo l’ordine di scavo, cioè per saggio, “strato” o “livello”, e per classe di produzione, all’interno della quale sono, a loro volta, divisi per forme e tipi. Seguono le abbreviazioni bibliografiche e le tavole con l’apparato grafico. Da sempre Regisvilla ha suscitato grande interesse ed attenzione. Nel suo periodo di massima espansione Vulci vantava ben due porti. Il primo, il più antico, era quello situato alla foce del fiume Fiora, canale navigabile dove le merci potevano essere veicolate da chiatte trainate da funi e trasportate sino alla città. Poi c’era appunto l’altro porto di Regisvilla. Il nome Regisvilla significa “Città del Re” e viene citata da Strabone, che narra come qui regnò Maleos, re dei Pelasgi, per poi procedere alla volta di Atene. Detto anche Regae, da “Regai” cioè “scogliera”, perché vicino a Punta delle Murelle a Montalto Marina. I reperti rinvenuti, databili al VI e al V sec. a. C. permettono di datare il porto all’età tardo arcaica. Un ulteriore tassello è stato aggiunto dalla ricognizione ad opera dell’Associazione Subacquea Assopaguro di Montalto, che ha scoperto strutture sommerse, formate da ciottoli fluviali: forse proprio la struttura originaria del Porto. Ciò, dunque, permetterebbe persino di associare Regisvilla, per tipologia, ad altri porti del Mediterraneo in siti che hanno caratteristiche geomorfologiche simili a quelle delle coste di Montalto. Di recente, la Soprintendenza ha provveduto ad acquisire, attraverso la procedura della prelazione, una parte delle aree un tempo collegate al porto di Regisvilla, vincolate con DM del 05.08.1985.

Milano. Al via l’VIII edizione delle Giornate di Archeologia Arte e Storia del Vicino e Medio Oriente promosse da Fondazione Terra Santa e Commissariato di Terra Santa del Nord Italia. Tre giorni di lavori in presenza e on line

milano_fondazione-terrasanta_giornate-dell-archeologia_locandinaDal 20 al 22 ottobre 2022, a Milano, all’auditorium del museo dei Cappuccini in via Antonio Kramer 5 e in streaming, appuntamento con le Giornate di Archeologia Arte e Storia del Vicino e Medio Oriente, giunte all’VIII edizione, promosse da Fondazione Terra Santa e Commissariato di Terra Santa del Nord Italia. L’iscrizione per la partecipazione in presenza è gratuita previa iscrizione che dovrà essere effettuata registrandosi sulla piattaforma Eventbrite o via email all’indirizzo iscrizioni@fondazioneterrasanta.it indicando il proprio nominativo, quello di eventuali accompagnatori e le sessioni alle quali si desidera partecipare. Iscrizioni diretta streaming: l’iscrizione per la partecipazione alla diretta streaming prevede un piccolo contributo che andrà a sostenere i costi del servizio, da devolvere esclusivamente tramite carta di credito all’atto della registrazione su piattaforma Eventbrite. Offerta consigliata per singola sessione: 5 euro. Offerta consigliata per la partecipazione a tutte le sessioni: 15 euro. Per iscriversi a tutte le sessioni streaming del programma cliccare qui.

milano_fondazione-terrasanta_giornate-dell-archeologia_cinema-e-terrasanta_locandinaGiovedì 20 ottobre 2022, dalle 15 alle 17.30: “Cinema. Sguardi di Celluloide sulla Terra Santa”. Relazione introduttiva di Elena Mosconi, professoressa di Storia del Cinema all’università di Pavia. Selezione di filmati tratti da una quarantina di documentari storici realizzati tra gli anni Quaranta e Ottanta dalla Custodia di Terra Santa, restaurati e digitalizzati a cura del museo del Cinema di Milano. Iscriviti qui

milano_fondazione-terrasanta_giornate-dell-archeologia_guerra-dell-acqua-in-medio-oriente_locandinaVenerdì 21 ottobre 2022, dalle 9 alle 13: “Crisi ambientali e guerre dell’acqua in Medio Oriente”. Intervengono: Cristina Cattaneo, responsabile di ricerca sulle migrazioni all’European Institute on Economics and the Environment (Eiee), su “Cambiamenti climatici e migrazioni nel Mediterraneo, un quadro”; Mauro Primavera, ricercatore dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano / Fondazione Oasis, su “La dimensione ambientale della guerra in Siria”; Anna Pozzi, giornalista e scrittrice, Fondazione Pime, su “Crisi climatica, conflitti e migrazioni nel Sahel”; Manuela Borraccino, giornalista, esperta di Medio Oriente, su “Prospettive di genere sul contrasto alla crisi climatica in Medio Oriente”; Giuseppe Caffulli, giornalista, direttore della rivista Terrasanta, su “Il caso Mar Morto”. Sessione accreditata per la formazione permanente dell’Ordine dei Giornalisti. Per chi svolge la professione iscriversi dal portale formazionegiornalisti.it. Iscriviti qui.

milano_fondazione-terrasanta_giornate-dell-archeologia_verso-800-anni-di-san-francesco_locandinaVenerdì 21 ottobre 2022, dalle 14.30 alle 17: “Anniversari 2023-2025 – Verso gli 800 anni di Francesco d’Assisi”. Intervengono: fra Giuseppe Buffon, professore di Storia della Chiesa alla Pontificia Università Antonianum di Roma, su “1223-2023 | Carisma e Istituzione, otto secoli della Regola bollata”; Antonio Musarra, professore di Storia Medievale alla Sapienza Università di Roma, su “1223-2023 l Presepe di Greccio: una translatio francescana dei Luoghi Santi?”; Rosa Giorgi, storica dell’arte, direttrice del museo dei Cappuccini di Milano, su “1224-2024 | Le Stimmate di Francesco, un percorso iconografico”; fra Stefano Luca, professore di Islamistica allo Studio Teologico Laurentianum di Venezia, esperto del dialogo cattolico-islamico, su “1225-2025 | l Cantico delle creature, una lettura missiologica”. Iscriviti qui.

milano_fondazione-terrasanta_giornate-dell-archeologia_dal-nilo-alla-via-della-seta_locandinaSabato 22 ottobre 2022, dalle 10 alle 13: “Archeologia: dal Nilo alla Via della Seta”. Intervengono: Alberto Elli, orientalista, docente di Lingue dell’Antico Egitto, su “I geroglifici, Champollion e la Stele di Rosetta a 200 anni dalla decifrazione”; Maria Giovanna Biga, già docente di Storia del Vicino Oriente antico alla Sapienza Università di Roma, su “Il velo nelle religioni e culture dell’antico Medio Oriente”; Massimo Vidale, archeologo, dipartimento dei Beni culturali, università di Padova, su “Hatra, rinascita di una città in Iraq”; Sergio Ferdinandi, vice-presidente ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente di Roma, su “Armenia medievale: sistemi di difesa e di incastellamento della Via della Seta”; fra Amedeo Ricco, archeologo, Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, su “I resti architettonici della Rotonda del Santo Sepolcro a Gerusalemme: riscoperta e valorizzazione”. Iscriviti qui.

Firenze. A Tourisma per “I LUOGHI DELL’ARCHEOLOGIA. Ricerca Racconto Valorizzazione” presentazione del libro “La Valle dei Templi” di Valentina Caminneci, Maria Concetta Parello, Maria Serena Rizzo

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La platea del centro congressi di Firenze gremita per gli incontri di TourismA (foto AV)

La Valle dei Templi di Agrigento protagonista nella seconda giornata di TourismA il Salone dell’Archeologia e del Turismo culturale in corso al Centro congressi di Firenze. Il libro di Valentina Caminneci, Maria Concetta Parello, Maria Serena Rizzo sarà presentato sabato 1° ottobre 2022, in auditorium, tra le 9 e le 13, nell’ambito de “I LUOGHI DELL’ARCHEOLOGIA. Ricerca Racconto Valorizzazione”: dialoghi a proposito della nuova serie “I luoghi dell’archeologia” (Carocci) a cura di Andrea Augenti (università di Bologna), Daniele Manacorda (università Roma Tre), Giuliano Volpe (università di Bari “Aldo Moro”) con il contributo di università di Bari “Aldo Moro”. Introducono Andrea Augenti, Daniele Manacorda, Giuliano Volpe direttori della serie e Gianluca Mori direttore editoriale di Carocci. Intervengono: libro_paestum_copertinaGabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, su “Paestum: si può raccontare un classico senza annoiarsi?”. Il suo volume, “Paestum”, racconta la stupefacente diversità che contraddistingue le culture del passato (e del presente). Un luogo come Paestum, che ha restituito parti di templi, case, botteghe, tombe, ma anche tracce di attività rituali e quotidiane d’epoca antica, diventa, pertanto, un campione per esplorare un mondo tramontato e molto distante dal nostro. È il mondo del Mediterraneo antico, un palinsesto straordinariamente ricco se lo osserviamo con uno sguardo che non cerchi sempre solo quello che pensiamo già di sapere degli antichi Greci e Romani. Seguono Jacopo Tabolli (università per stranieri di Siena), Emanuele Mariotti (Comune di San Casciano dei Bagni, Si) e Ada Salvi (MiC – SABAP Siena) su “La scoperta dell’acqua calda. Archeologia per la tutela e il multiculturalismo al Bagno Grande di San Casciano dei Bagni”. Arianna Campiani (Sapienza università di Roma) e Davide Domenici (università di Bologna) su “Palenque, una capitale maya”. Angelo Cimarosti giornalista, videoreporter su “Professione Archaeoreporter”.

libro_la-valle-dei-templi_copertinaQuindi Valentina Caminneci, Maria Concetta Parello (assente giustificata), Maria Serena Rizzo (parco archeologico Valle dei Templi – Agrigento) presentano il loro libro “La Valle dei Templi” che fa parte della serie “I luoghi dell’archeologia” diretta da Andrea Augenti, Daniele Manacorda e Giuliano Volpe. Fondata nel 580 a.C. da abitanti della colonia rodio-cretese di Gela, Akragas divenne presto la città siceliota più importante dopo Siracusa, insieme alla quale inflisse una dura sconfitta ai Cartaginesi nel 480 a.C. Nei decenni successivi alla storica battaglia di Himera, lungo le mura meridionali della città venne costruita la maggior parte di quei grandiosi templi che hanno talmente colpito l’immaginazione di visitatori e studiosi da dare il loro nome all’intera area archeologica. Ma storia e archeologia della Valle dei Templi non si esauriscono certo in essi, né nel periodo della loro costruzione. Il volume racconta la lunga storia del sito archeologico e ne illustra i principali monumenti, anche alla luce delle scoperte più recenti.

Dopo la pausa, completano gli interventi: Enrico Zanini (università di Siena) su “Costantinopoli. Archeologia di una capitale mediterranea”. Quindi “Al cimitero o del buon uso degli scheletri”: dialogo recitato da Valeria Di Cola e Carolina Megale, tratto da Posgarù. Dialoghi diagonali sul patrimonio culturale e dintorni (Edipuglia 2022), di Daniele Manacorda, che dialoga con Davide Domenici. Carlo Pavolini (università della Tuscia) su “Ostia antica”. Chiude Giuliano De Felice (università di Bari) su “Archeologie del contemporaneo”.